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Il “Processo lungo”, un favore al premier

Al Senato passa il ”Processo Lungo” PDF Stampa E-mail

Un favore al premier ma anche alla mafia

di Aaron Pettinari – 29 luglio 2011
Questa mattina il Senato ha approvato, con tanto di fiducia (160 sì, 139 no), la cosìddetta norma sul “processo lungo”. Hanno votato contro Pd, Idv, Udc, Mpa, Api e Fli. A favore, Pdl, Lega e Coesione Nazionale. Il ddl adesso passa all’esame della Camera per l’approvazione definitiva.Una riformetta che, guardacaso, si applicherebbe anche ai procedimenti in corso e di cui il Premier potrebbe usufruire nei processi Mills e Ruby.

Il testo presentato interviene, modificandoli, alcuni articoli del codice di procedura penale (articoli 190, 238 bis, 438, 442 e 495) in materia di giudizio abbreviato e di delitti punibili con la pena dell’ergastolo. La norma al centro della polemica è quella che prevede la possibilità per la difesa di presentare lunghe liste di testimoni e di non considerare più come prova definitiva in un processo la sentenza passata in giudicato di un altro procedimento. Ciò significa che si dovranno sentire di nuovo i testi già ascoltati sui quali esse si fondino. Anche se, quest’ultima norma, non varrebbe ad esempio per i processi di mafia e terrorismo.
Durante il nostro convegno di Palermo “Quinto Potere. Le finalità dello stragismo tra depistaggi e verità storiche”, lo scorso 18 luglio, Antonino Di Matteo aveva spiegato esattamente il rischio che si correrebbe qualora questa legge passi nuovamente anche alla Camera.
Ammettendo che il vero problema della giustizia è quello dell’eccessiva durata dei processim la riforma pensata dal Governo per la Giustizia “Non sposta di un millimetro, non accorcia di un minuto la durata dei processi”. “Anzi – spiegava Di Matteo – mentre si parla del problema della durata dei processi, un disegno di legge governativo sul progetto di riforma del Codice di Procedura Penale prevede, per esempio, che un giudice non possa più eliminare dalla lista dei testimoni della Difesa dell’imputato anche una sola prova. Cosicché, se dovesse passare questa riforma, nel momento in cui un testimone di un imputato eccellente presentasse come lista dei testimoni della Difesa l’intero elenco telefonico della città di Palermo il Giudice dovrebbe sentire nel processo tutti gli abitanti della città di Palermo, mentre il processo inevitabilmente andrebbe incontro alla prescrizione”.
Ma il problema si presenterebbe anche nei processi più comuni. Basti pensare ad un furto avvnuto alla presenza di testimoni specifici che hanno visto l’atto ma anche di fronte ad altri presenti in quel luogo. Ebbene la difesa può chiedere di sentire la testimonianza di tutti, poco importa se il giudice le consideri irrilevanti o superflue. Altra novità è che lo stesso imputato potrà pure interrogare direttamente i testi che abbiano reso dichiarazioni a suo carico. Quindi il mafioso estorsore guarderà significativamente negli occhi, facendogli domande, il poveretto che finalmente ha creduto di poter parlare. Persino il capo dei capi Totò Riina potrà porre domande a qualche testimone di giustizia. E questo va decisamente oltre al diritto alla difesa. Ma per il Governo quel che conta è che a salvarsi sia il Premier.

(Tratto da Antimafia Duemila)