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Fondi: Il “sistema” non è stato nemmeno scalfito. Bisogna lavorare ancora tantissimo cominciando a rendere adeguato l’impianto investigativo. Chiediamo l’aiuto di tutti i fondani onesti.

Che il “caso Fondi” non sia affatto chiuso, lo abbiamo sostenuto da sempre.

Sono rimasti senza risposta troppi interrogativi ed il silenzio tombale piombato all’improvviso, senza che sia cambiato niente e dopo tanto trambusto, ci insospettisce ancor di più.

Non è nostra intenzione mettere minimamente in dubbio la validità di quanto scritto dai Carabinieri del Comando Provinciale di Latina nell’inchiesta “Damasco 2 “ perché, soprattutto, non conosciamo quanto è stato loro richiesto nella delega alle indagini ad essi conferita.

Diciamo semplicemente che l’inchiesta non ha riguardato tutto il capitolo degli investimenti di capitali fatti sul litorale che va da Terracina fino a Sperlonga, passando ovviamente per quello di Fondi, che ne è la parte più rilevante ed appetibile, come pure non ha lambito l’altro non meno importante degli appalti e subappalti nell’edilizia pubblica e privata aggiudicati in gran parte ad imprese del casertano.

Capitoli, questi, importantissimi che riguardano investimenti milionari di capitali quasi tutti provenienti da un’area fortemente infiltrata dalla camorra qual’è la Campania.

Quando noi diciamo che indagini complesse e delicate come questa vanno affidate a Corpi centrali speciali esperti in indagini patrimoniali e finanziarie!!!

Nell’informativa conclusiva del Comando Provinciale dei Carabinieri di Latina viene citato anche il nome di qualche appartenente alle forze dell’ordine, nei confronti del quale –salvo smentita –non ci risulta che sia stato aperto nemmeno un provvedimento disciplinare.

E possibile ciò?

Come pure troviamo strano –anche qua salvo smentita – che non sia stata promossa alcuna indagine a carico di un alto dirigente del Comune di Fondi, eletto di recente Sindaco di Gaeta, nei confronti del quale la Commissione di accesso – composta com’è noto da funzionari ed ufficiali delle forze dell’ordine oltre che da prefetti e viceprefetti – ha mosso accuse non di poco conto.

Noi non conosciamo l’ex Assessore fondano Riccardo Izzi, unico esponente politico di rango risultato coinvolto e condannato in primo grado, né il padre Mario e non vogliamo essere fraintesi.

Ma vi pare che un assessore abbia potuto fare quello di cui viene accusato l’Izzi senza che gli altri suoi colleghi di giunta ne sapessero alcunché?

Non era quanto meno opportuno che si facessero indagini più approfondite, a fugare soprattutto il sospetto che ci si sia voluti limitare a colpire l’anello più debole della catena?

Il problema non sono l’ Izzi, o Ciccio, Maria e quant’altri.

Il problema è il “sistema” di cui probabilmente (non dimentichiamo mai che siamo appena al primo grado di giudizio) Ciccio, Maria, Francesco e quanti altri hanno fatto o fanno parte, ma che sicuramente non ne sono stati né ne sono né gli inventori né i sostenitori di rango.

Quel “sistema”, tipico delle aree storicamente contaminate e dominate dalla varie mafie, che punta, da una parte ad elargire privilegi a soggetti ritenuti pericolosi, per averli dalla propria parte, e, dall’altra, ad entrare nelle stanze dorate dei vari luoghi di comando per renderli inoffensivi o eccessivamente vigili.

Magari anche adoperandosi per l’occupazione della consorte o del familiare di tizio o di caio.

Il botto ora sparato da Izzi che parla di “ vasta attività eversiva di depistaggio, inquinamento e condizionamento delle indagini” in relazione ad una vicenda che lo ha visto coinvolto in prima persona, rischia di far saltare il coperchio dalla pentola.

Evidentemente Izzi si riferisce ad una sola vicenda, a quella appunto che lo ha riguardato, ma le sue affermazioni potrebbero far sorgere il sospetto che quella “vasta attività eversiva di depistaggio, inquinamento e condizionamento delle indagini”di cui parla potrebbe essere stata svolta anche in altre circostanze.

Ed allora qua bisogna far chiarezza su tutto, riprendendo fra le mani il tutto, dall’inizio, e dando risposta a tutti gli interrogativi rimasti senza risposta.

Si pone, a questo punto, un problema delicatissimo, quello che riguarda l’adeguatezza dell’impianto investigativo locale.

Noi non abbiamo mai fatto mistero dei nostri convincimenti al riguardo, convincimenti che ci hanno portato a sottolineare la sua più totale inadeguatezza.

Stiamo affrontando l’argomento da tempo e qualche passo in avanti lo abbiamo fatto, accennandone, peraltro, anche in qualcuna delle sedi opportune.

Continueremo a farlo, ma vorremmo che anche altri- i tanti sostenitori (a parole) di… lotta alle illegalità ed alle mafie che troviamo in giro, facciano altrettanto.

Perché le mafie si combattono seriamente se si riesce a scardinare ed abbattere quel “sistema” che ne costituisce, al contempo, l’humus e l’impianto stesso.

Sembrerà paradossale se diciamo che dobbiamo ringraziare Izzi per aver dato una mano a colpire quel “sistema”.

E chiunque altro voglia fornirci elementi di valutazione e di indagine!