Basta con l’antimafia parolaia!

BASTA! NON SE NE PUO’ PIU’ CON L’ANTIMAFIA PAROLAIA, QUELLA DEL GIORNO DOPO

Nicola Gratteri, uno dei magistrati più bravi ed esposti nella lotta contro le mafie, conclude il suo ultimo libro “La malapianta” (ed. Mondadori) così:

“Non bisogna mai perdere la forza di combattere e di resistere.

Ce la possiamo ancora fare, soprattutto se cominciamo a mettere seriamente in discussione l’antimafia parolaia, quella del giorno dopo.

E’ il momento di fare, come ci ricorda spesso Don Luigi Ciotti”.

Un giudizio duro, come una pietra, su uno dei più grandi scandali del nostro Paese:

quello del fiume di parole inutili che si spendono su un fenomeno, quello mafioso, che rappresenta la prima emergenza dell’Italia in quanto ne sta mettendo a rischio le stesse sue radici di Paese civile e democratico.

Quello del fiume di parole che, accompagnato dall’altro scandalo che riguarda la grande campagna di disinformazione e di mistificazione della realtà che conducono alcuni mezzi d’informazione sempre in materia di mafia, stanno consentendo a questa di occupare sempre di più quasi tutti gli spazi di vivibilità nel nostro Paese.

Parole, parole, parole, quasi stessimo raccontando una favola o recitando una poesia.

Senza tenere conto del fatto che ci troviamo in presenza del più pericoloso nemico della nostra civiltà, della nostra democrazia, dell’avvenire dei nostri figli, dei nostri nipoti.

Senza tenere conto, peraltro, del sacrificio quotidiano di tantissime persone che per combattere seriamente –e non a chiacchiere – le mafie, hanno rimesso la vita o rischiano di rimettercela tutti i giorni.

Parliamoci chiaramente.

Oggi, se si vuole parlare seriamente di mafie, alle parole bisogna far seguire i fatti.

Bisogna uscire da quel tunnel della retorica che ha contraddistinto l’azione di coloro che ne parlano in maniera spesso distorta ed impropria.

Le mafie oggi stanno dappertutto.

Chi sono, oggi, i mafiosi?

Ci aiuta ancora una volta Nicola Gratteri ad identificarli quando nel suo libro sostiene:

“ I figli dei mafiosi hanno più dimestichezza con le partite IVA.

Occupano posti importanti nella pubblica amministrazione.

Come spiegano efficacemente Veltri e Laudati, “la mafia pulita è entrata prepotentemente nel mercato e nella società imponendo nuovi modelli di organizzazione sociale. Non sarà facile stroncarla, la globalizzazione del crimine più che una rivoluzione è un golpe strisciante”.

E ancora…

…“Quello che colpisce non è tanto l’inefficienza di certi governanti, ma l’inerzia e l’assoluta mancanza di indignazione della società civile, che sembra aver paura di svegliarsi da questo rassicurante torpore”.

Un’inerzia che rasenta la complicità con i mafiosi e che tale diventa, ad esempio, quando dirigenti e funzionari di banca o di agenzie postali, intermediari finanziari, dirigenti di pubbliche amministrazioni, notai, avvocati ecc. disattendono l’obbligo di segnalazione di operazioni finanziarie sospette previsto dalla legge 197 del 1991.

Con il capitolo delle complicità potremmo continuare all’infinito, parlando della continua opera di disattivazione – portata avanti senza un’adeguata reazione – di quegli strumenti di contrasto – costati la vita di uomini come Falcone, Borsellino, Pio La Torre, Dalla Chiesa, Libero Grassi e tanti altri – che hanno consentito finora alcuni successi nella lotta contro le mafie.

Il problema non è solamente e tanto quello che riguarda l’azione in quanto tale delle mafie, quanto, soprattutto, quello che riguarda il comportamento di quanti dovrebbero combattere le mafie e non le combattono come dovrebbero.

Allora qual’è il compito di coloro che seriamente vogliono combatterle?

La DENUNCIA.

La DENUNCIA dei mafiosi e di coloro che, direttamente od indirettamente, li favoriscono.

E’ questa la linea da seguire. Altra non ce n’é.

Per chi veramente ci crede!!!

Gli altri, i parolai, quelli dell’antimafia del giorno dopo, non servono…

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