Misericordia, così i clan hanno guadagnato 100 milioni col business dell’accoglienza

 Misericordia, così i clan hanno guadagnato 100 milioni col business dell’accoglienza

L’Espresso, Lunedì 15 Maggio 2017

Misericordia, così i clan hanno guadagnato 100 milioni col business dell’accoglienza
L’inchiesta della procura antimafia di Catanzaro e del Ros dei Carabinieri svela come la ‘ndrangheta ha avuto in mano la gestione del centro per migranti più grande d’Europa. Dalle intercettazioni i retroscena di un impero fondato sull’emergenza. Con Leonardo Sacco ras nazionale del settore

di Giovanni Tizian

Per la ‘ndrangheta sono semplicemente «negri». Termine razzista, che ricorre spesso negli atti dell’inchiesta antimafia sui signori dell’accoglienza. Un lessico dispregiativo dietro il quale, però, si nasconde uno dei più grossi affari della mafia calabrese. Un business da oltre 100 milioni di euro, puliti e col timbro dello Stato. A Isola Capo Rizzuto, provincia di Crotone, i migranti sono roba loro. Un affare da gestire in famiglia, che qui si chiama Arena.

Così Leonardo Sacco è diventato il ras nazionale del settore gestendo per oltre 10 anni il più grande hub dell’accoglienza d’Europa. Sacco è il governatore della Misericordia di Isola, già vicepresidente nazionale della confraternita che ha visto la luce nel lontano 1244 e oggi conta su 800 cellule sparse per l’Italia. Sacco è inoltre presidente regionale della medesima associazione.

Uomo di potere, relazioni e, ipotizzano gli inquirenti, di mafia. Il suo book fotografico comprende varie personalità della politica: da Matteo Renzi ad Angelino Alfano, passando per Matteo Salvini. Nulla di penalmente rilevante, ci mancherebbe, sono solo scatti durante eventi pubblici. Tuttavia sono utili per comprendere il personaggio Sacco.

Mr Misericordia è tra i 68 fermati dell’inchiesta “Jonny” coordinata dalla procura antimafia di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri e condotta dal Ros dei Carabinieri- il reparto comandato dal generale Giuseppe Governale- e dalla Guardia di Finanza di Catanzaro per quanto riguarda tutto il filone tributario. Insieme a Leonardo Sacco, indagato per associazione mafiosa, è finito nella rete degli inquirenti anche il parroco don Edoardo Scordio, il fondatore della locale Misericorida, anche a lui il procuratore aggiunto dell’antimafia Vincenzo Luberto contesta il reato associativo.

Nell’elenco degli arrestati c’è, poi, l’imprenditore Antonio Poerio, che, secondo i detective del Ros, è una delle pedine centrali del sistema messo in piedi dalla Misericordia di Isola. «Il Centro di accoglienza e la Misericordia sono il bancomat della ‘ndrangheta», ha spiegato ai giornalisti durante la conferenza stampa il generale del Ros Governale. Un quadro agghiacciante, quello emerso dall’inchiesta dei suoi uomini. La cosca Arena avrebbe scelto Sacco, il cavallo su cui puntare per spartirsi l’affare del secolo.

«Su 100 milioni di euro, 32 sono andati alla cosca Arena. Pensate che il prete, solo in un anno, ha percepito 150mila euro per l’assistenza spirituale dei migranti» ha detto invece il procuratore aggiunto Vincenzo Luberto.

L’imprenditore
«Questi neri girano per Isola Capo Rizzuto… di conseguenza tutto ciò che li riguarda è competenza nostra», aveva le idee chiare Antonio Poerio, altro grande protagonista dell’accoglienza calabrese che compare nello scatto insieme all’allora ministro degli Interni Angelino Alfano e all’amico governatore delle Misericordia. Poerio è un imprenditore noto nel settore del catering. Nell’informativa ormai ingiallita del 2007 firmata dai carabinieri del Ros veniva già indicato come in contatto con una famiglia della ’ndrangheta locale, gli Arena. Dopo molti anni, nel 2016, Poerio continuava a esprimersi alla stessa maniera: «ai negri gli toccano due euro e cinquanta al giorno». Utilizzava parole di disprezzo per i migranti, salvo poi lucrare sulla loro pelle.

Fino al 2011 Poerio con la sua impresa – la Vecchia Locanda- riforniva ufficialmente la struttura d’accoglienza gestita dalla Misericordia. Questo fino a quando la prefettura di Crotone non è intervenuta sospendendo il certificato antimafia alla società di Poerio. Un incidente di percorso che ha obbligato la Misericordia a rescindere il contratto. Al suo posto è subentrata la Quadrifoglio Srl, che fornisce i pasti anche nel centro di Lampedusa. Il proprietario si chiama Pasquale Poerio, cugino del Poerio della Vecchia Locanda. Pasquale è anche consigliere comunale di Isola Capo Rizzuto, area centrodestra, e appoggia l’attuale sindaco.

IL PADRINO

Alcune foto raccontano la vita pubblica di Sacco. Altre invece ne rivelano il lato più controverso. Come lo scatto che lo immortala al battesimo del figlio di un personaggio del clan Arena. Sacco è lì in veste di padrino. Un indizio, è la tesi dei detective, della vicinanza di Sacco alla criminalità organizzata. La foto è stata sequestrata per caso nel 2010, durante il blitz dei carabinieri di Modena che ha portato all’arresto di Fiore Gentile in un’indagine dell’antimafia di Bologna su un giro di riciclaggio tra Calabria, Emilia e Svizzera.

Sacco versione padrino di battesimo assume ancora più importanza agli occhi degli investigatori se legato a un’altra immagine fino ad allora poco valorizzata. Si tratta di una riunione del 2005 tra importanti personaggi del clan Arena. Tra i presenti c’era Pasquale Tipaldi, che verrà ucciso la vigilia di Natale dello stesso anno. Davanti al bar dove gli uomini degli Arena si erano riuniti, al fianco di Tipaldi, i carabinieri riconoscono Leonardo Sacco. Un legame solido, quello tra Tipaldi e il governatore della Misericordia di Isola. A tal punto che la protezione civile della Misericordia utilizza il capannone che fu di Paquale Tipaldi, oggi intestato a suoi parenti. È lo stesso fabbricato dove viene ucciso il 24 dicembre di dodici anni fa dai killer della cosca avversaria.

UN LAVORO PULITO
Il merito di Sacco, perciò, è aver trasformato la solidarietà in un’industria moderna dell’accoglienza. Il centro per migranti è gestito almeno a partire dal 2007 da mister Misericordia. L’indotto attorno è strepitoso: i cibi da preparare, giovani operatori da assumere, lavanderie industriali per pulire lenzuola e tovaglie. Subappalti, posti di lavoro, forniture. Tuttavia sarebbe stato semplice per i controllori (Prefettura e Viminale) bloccare l’infiltrazione denunciata dal Ros ormai 10 anni fa. Intanto Leonardo Sacco ha coronato un successo dietro l’altro. Da tre anni ha ottenuto anche i finanziamenti per la gestione di due Sprar, in pratica gli appartamenti in cui i rifugiati alloggiano una volta ottenuto il riconoscimento. Ulteriori somme che entrano in cassa: gli enti locali sborsano 35 euro al giorno per i maggiorenni, 54 per i minori.

LA FOTO CON ALFANO
«Ma vedi che non è che teniamo la fotografia con Totò Riina» dice un Antonio Poerio molto preoccupato per la pubblicazione sull’Espresso della foto insieme al ministro Alfano, «Io tengo la fotografia con un Ministro … ma chi cazzo non la vorrebbe una fotografia con un Ministro, compà ma stiamo coglioneggiando? E poi dove ce l’ho sta condotta macchiata?» si chiede Poerio. Le cimici piazzate dagl investigatori del Ros registrano lo sfogo di Poerio dopo la pubblicazione a febbraio scorso dell’articolo sul settimanale.

Lo stesso imprenditore fornisce alcuni particolari di quell’evento a cui ha partecipato con Leonardo Sacco: «Noi a quella cosa, a quella cena che siamo andati, prima di andare, dieci giorni prima abbiamo mandato i nostri documenti …il loro ufficio accertano chi sono io, chi è quello, quello e quell’ altro». Il suo interlocutore risponde, sereno, «evidentemente non c’era niente», un assist per Poerio che aggiunge:«E hanno visto che io ero buono».
In realtà su Poerio già allora, era il 2014, c’era più di qualche indizio sull’opacità delle seu frequentazioni.

I CONTROLLORI
Monopolio dell’accoglienza gestito per anni in regime di emergenza, con chiamata diretta, quindi. Poi, però, Sacco è rimasto sulla scena anche quando la prefettura si è decisa a scegliere i gestori del centro con i bandi pubblici. Prima e dopo,  c’è sempre il gruppo di Mr Misericordia. Chi doveva controllare? Su questo punto è probabile che le indagini proseguano. Nel decreto di fermo i magistrati si soffermano su alcune intercettazioni che riguardano la commissione aggiudicatrice, l’organo, cioè, che ha dato il via libera alla Misericordia di Sacco & Co.

In alcuni dialoghi emerge il terrore per un eventuale assegnazione ad altre organizzazioni che non fossero la Misericordia. «Gli avvocati della Misericordia come esco fuori mi ammazzano», avrebbe riferito un componente della commissione in una delle riunioni riservate in prefettura. I pm aggiungono: «Il processo decisionale o meglio i commissari “locali” – a differenza di quelli provenienti da fuori regione – hanno paura o peggio, risultano condizionati dalle interferenze dei gestori la Misericordia».

LA PRESUNTA TALPA
C’è un altro episodio inquietante, che ha per protagonista sempre Leonardo Sacco. A detta dei Poerio, Mr Misericordia era stato a Roma e qui aveva appreso dell’esistenza di un’informativa su di loro, ma era certo del fatto di aver neutralizzato le investigazioni. Tuttavia per sicurezza, Antonio Poerio «invitava Fernando a prendere sempre più le distanze dagli Arena, nel senso dio evitare contatti diretti con esponenti della criminalità organizzata isolitana».

CIBO SCADENTE
«Spendevano pochissimo attesa la qualità e la quantità del cibo che propinavano agli extracomunitari, gonfiando i costi per il tramite di fatturazioni per operazioni inesistenti la somministrazione del vitto sia stata realmente inferiore a quella rendicontata e chiesta a pagamento» si legge nel decreto di fermo.

Dalle telecamere posizionate dalla guardia di finanza all’interno dei locali del centro di accoglienza è emerso che «i quantitativi somministrati giornalmente sono inferiori al numero ordinato-previsto dalla Convenzione, in quanto molte volte i contenitori delle pietanze venivano interamente svuotati nel corso della distribuzione che normalmente non avveniva nei confronti di tutti i migranti presenti, tanto che, in alcuni casi, gli utenti ancora in fila rimanevano senza mangiare. In rare occasioni, le pietanze rimaste venivano “diligentemente” ricoperte e riportate con i furgoni presso le cucine, per un probabile reimpiego il giorno successivo».

Non solo, dalle intercettazione tra un dipendente del centro di accoglienza e la vicedirettrice, Caterina Ceraudo, si capisce che la qualità del cibo fornito ai migranti è di pessima qualità. I due parlano di pollo «minuscolo, piccolo, brutto» e che il problema è stato «ammucciato» (nascosto) perché, in sostanza, ai subfornitori «non gliene frega niente». E ancora: «il pollo con cattivo odore, diciamo va bene? A me mi è capitato solo oggi e non ti dico: gli ospiti stavano facendo di nuovo la rivolta… a calci e… vabbè… ho rimediato che sono andato di là e mi sono fatto fare le cotolette». Oppure: «il pollo mezzo crudo».

NON E’ FINITA
L’indagine comunque continua. «Ancora non siamo appagati» ha avvertito il procuratore Nicola Gratteri che ha sottolineato come più avanti «si vedranno i rapporti di Sacco con altri pezzi delle istituzioni».

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