A Roma il tesoro della ‘ndrangheta. Ecco perché noi siamo contrari all’antimafia del giorno dopo. Bisogna denunciare e collaborare con forze dell’ordine e Magistratura

L’ndrangheta nel salotto di Roma, nella strada della Dolce Vita, negli angoli da cartolina della Città Eterna. Secondo le procure di Roma e Reggio Calabria, è qui che la famiglia calabrese degli Alvaro, ricca e feroce, coi soldi accumulati col traffico di droga e i sequestri di persona, aveva comprato i suoi tesori, soprattutto bar e ristoranti, per diradare l’alone criminale e inventarsi impresa che guadagna e dà lavoro. Ieri i segugi contro la criminalità organizzata di Guardia di finanza (Scico) e carabinieri (Ros) hanno sequestrato proprietà intestate a prestanomi per 200 milioni di euro. Si tratta di dodici società, quattro appartamenti in quartieri residenziali di Roma, auto di lusso e depositi bancari. La lista di bar e ristoranti: «Cafè de Paris» di via Veneto; il «California» in via Bissolati; «Pizzeria, ristorante e bar pasticceria» in via Giulio Cesare; ristorante «George’s» in via Marche; «Time Out Cafè», via Santa Maria del Buonconsiglio; «Gran Caffè Cellini», piazza Capecelatro; «Clementi», via Gallia, «Astrorfood» in via Tenuta del Caseletto; ristorante «Federico I», via Colonna Antonina e nella stessa via un altro bar ristorante (la gestione è cambiata nel 2004). Le società: l’impresa di pulizie uffici «Miss Clean Scarl», «Partecipazione immobiliare e finanziarie», ditta «De Lio Roberto» esercente «generi di monopolio», in via Santa Maria del Buon Consiglio e la «Palamara Grazia» commercio al dettaglio, piazza Capecelatro. Le case: via dell’Aeroporto, via Lago di Lesina e via Budapest, dove allo stesso civico è stato sequestrato anche un magazzino. Mentre un’autorimessa è stata sigillata a viale Amsterdam. Cinque le auto di lusso finite nel deposito giudiziario. Le indagini sono cominciate un anno fa. Il procuratore di Reggio, Giuseppe Pignatone, nota che gli Alvaro stanno diversificando business. Il crimine porta denaro, ma il clan poi deve riciclarlo. Roma è la piazza ideale. I movimenti degli Alvaro sono tenuti d’occhio anche dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo che è anche capo della Dda di Roma. Nel 2001 Vincenzo Alvaro, figlio di Nicola detto “Beccauso”, boss di Cosoleto, si trasferisce nella Capitale, boss e familiari stabiliscono all’Eur la loro residenza. Lui va a lavorare come aiuto cuoco al bar-ristorante «California» di via Bissolati, mentre lui è sottoposto a sorveglianza speciale. Oggi è libero. L’ultimo proprietario del locale risulta Damiano Villari, ex barbiere di Santo Stefano in Aspromonte (Reggio Calabria), ritenuto storico prestanome degli Alvaro, tanto da diventare anche il titolare del «Cafè de Paris». Le intercettazioni e gli accertamenti degli investigatori hanno ricostruito la rete di intrecci societari, i parenti degli Alvaro dietro le società gestite di fatto dai boss in trasferta. Ieri il blitz.

(Tratto da Il Tempo)

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