Le mani dei Casalesi sulla provincia di Latina e sul litorale romano

LA PRESENZA AD ANZIO DI PASQUALE NOVIELLO, PARENTE DI SANDOKAN. I RAPPORTI CON LA ‘NDRANGHETA

Le mani dei Casalesi sul Basso Lazio e sul litorale romano. Per gli investigatori è ormai una certezza, da quando l’anno scorso, era il 26 maggio, Mario Iovine, cugino del superlatitante Antonio detto “o’ ninno”, fu arrestato in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare che portava la firma della DDA di Napoli per associazione mafiosa, detenzione di armi e corruzione. Per carabinieri, poliziotti e magistrati inquirenti, il parente della primula rossa introvabile da 12 anni, per conto del gruppo dei casalesi, gestiva a Roma, e in particolare sul litorale, il business dei videopoker e delle scommesse on-line. Certezze oggi cristallizzate nella relazione depositata qualche giorno fa dal sostituto procuratore della Direzione Nazionale Antimafia Luigi De Ficchy: un documento che prende in considerazione la situazione della criminalità organizzata nel Lazio, sulla base dei dati della DDA capitolina, che ha competenza su tutta la regione. Una situazione che si evolve continuamente, ma nel senso di una presenza sempre più massiccia di elementi direttamente o indirettamente legati ai Casalesi. Non solo video-pocker e scommesse on-line, ma anche estorsioni ed usura, attività illecite tipiche nel Casertano ed oggi tipiche anche nella provincia di Latina, dove la camorra ha messo radici, riuscendo a controllare il territorio sulla falsariga di quanto fa nel Casertano. Ne è un esempio l’agguato che lo scorso 29 marzo stava per costare la vita a Francesco Cascone, 35 anni, campano e titolare del ristorante L’Oasi di Cisterna. In quattro su un’auto partita da Anzio si presentarono armati di Ak47 a un appuntamento con Cascone che però non si fece trovare a bordo della sua auto, una Smart, riuscendo così a salvarsi. Doveva essere una resa dei conti. Cascone doveva essere punito per questioni relative alla droga. Ma l’elemento più preoccupante emerso dalle indagini fu il nome del capo del commando (in due, il napoletano Vincenzo Buono e il calabrese Francesco Gara furono arrestati due giorni dopo l’agguato): Pasquale Noviello, sposato con una nipote di Francesco “Sandokan” Schiavone, considerato dagli investigatori il capo della frangia casalese sul litorale laziale.

Noviello è in affari, tra Anzio, Nettuno e Ardea, con l’ndrina dei Gallace-Novella, il clan dell’ndrangheta calabrese da decenni impiantato poco a sud della capitale.

Secondo gli investigatori gestirebbe anche il business molto remunerativo delle auto rubate o importate e rivendute con abili truffe al regime dell’Iva. Ma anche il boom immobiliare sul litorale romano avrebbe come protagonisti i Casalesi, in affari sempre con altri gruppi criminali meridionali.

(tratto da “Il Mattino” di Caserta del 7 marzo 2009)

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