L’attacco ad Internet nel pacchetto sicurezza

La Rete è sotto attacco
L’emendamento D’Alia si colloca nel solco di una più generale volontà europea di imbrigliare internet, che trova la sua concretizzazione nel “Telecom Package”, una normativa che sta affrontando con celerità il suo iter legislativo a Strasburgo e che impronterà le politiche in materia degli stati membri

La volontà politica dell’Unione Europea è tutto fuorché omogenea. Al contrario, a Bruxelles come a Strasburgo, agiscono gruppi di pressione e orientamenti che spesso si caratterizzano in modo molto diverso e persino contrastante.
Di certo questa neodestra italiana, che suscita l’apprensione dell’Europa democratica e inclusiva per le sue politiche razziste sull’immigrazione, è invece sempre in prima linea quando dall’Europa si tratta di recepire il peggio.

È il caso dell’emendamento su internet infilato in extremis nel “pacchetto sicurezza”, già approvato al Senato ed entro un mese al voto della Camera. L’emendamento D’Alia, dal nome del senatore dell’Udc che l’ha proposto, permette di perseguire chi “invita a disobbedire alla legge”, autorizzando di fatto la polizia postale a chiudere blog e siti in modo del tutto arbitrario.

L’estrema genericità delle formulazione deve indurre a considerare questa norma pericolosa e fortemente lesiva della libertà d’espressione. Tanto più che l’emendamento si colloca nel solco di una più generale volontà europea di imbrigliare la rete, che trova la sua concretizzazione nel “Telecom Package”, una normativa su internet che sta affrontando con grande celerità il suo iter legislativo a Strasburgo e che impronterà le politiche in materia degli stati membri.

Il “Telecom Package”, che è un insieme complesso di cinque direttive, è fortemente restrittivo delle libertà su internet. Per fare soltanto un esempio, obbliga i provider a fornire a società private i dati dell’utente sospettato di aver condiviso contenuti protetti da copyrigth; al provider è fatto eventualmente obbligo di procede alla sospensione del servizio e tutto ciò senza bisogno dell’autorizzazione della magistratura e senza diritto a un processo equo. È facile vedere che il Telecom Package serve sostanzialmente agli interessi delle major, anche a costo di gravi violazioni della privacy degli utenti.

L’Italia si sta dimostrando straordinariamente precoce nel recepire l’orientamento del Consiglio dei ministri dell Unione Europea, e anzi il governo monocratico che la guida ha pensato bene di cavalcare l’onda, “completando” l’opera del pacchetto sicurezza con un emendamento che stringe le maglie della sorveglianza anche sulla Rete.

(tratto da www.aprileonline.info)

Archivi