Archivi del mese: Marzo 2012

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Da Il Fatto Quotidiano. Il Lazio nella morsa delle mafie. Ma per la Regione le cosche non esistono.

Articolo tratto da www.ilfattoquotidiano.it – Leggi l’articolo

Grande operazione della DDA di Catanzaro. Decine di arresti e 250 indagati. Interessato anche il Lazio.

Articolo tratto da www.corriere.it – Leggi l’articolo

Decine di arresti nel Lazio ed in Calabria, Lombardia e Veneto e 250 indagati della ‘ndrangheta.

Articolo tratto da www.repubblica.it – Leggi l’articolo

Relazione del Ministro Maroni con la quale questo chiedeva lo scioglimentodel Consiglio Comunale di Fondi. Va bene, ma ora cominciamo a volare più in alto!!!

Relazione del Ministro Maroni con la quale questo chiedeva lo scioglimento del Consiglio Comunale di Fondi

RELAZIONE DEL MINISTRO DELL’INTERNO del 18/09/2009

con il quale il Ministro formulava conseguente proposta per

l’adozione del provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di Fondi (Latina)

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Il comune di Fondi (Latina), i cui organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 28 maggio 2006, presenta forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata tali da determinare una alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi e da compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione, nonché il funzionamento dei servizi, con grave e perdurante pregiudizio per lo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica.

L’infiltrazione della criminalità di tipo mafioso nell’area pontina, e più specificamente nella zona di Fondi, è segnalata da oltre un decennio sulla base di specifiche risultanze investigative. In particolare, nel comprensorio fondano pare delinearsi la stabile compresenza di sodalizi calabresi e campani, sia pure probabilmente favorita da insediamenti forzosi (sorveglianza speciale), con una sottesa rete di alleanze e accordi tesi a contemperare i variegati e distinti interessi delle singole consorterie, talora anche convergenti, nella gestione di attività illecite. Tale assunto, che è stato ampiamente oggetto di importanti documenti prodotti dalla Commissione parlamentare antimafia (in particolare, nella relazione, approvata nel corso della Legislatura 2006-2008, dedicata specificatamente alla ‘ndrangheta calabrese e alle sue attività anche in ambiti territoriali nazionali e internazionali, diversi da quelli di storico insediamento) trova conferma, da ultimo, nel materiale probatorio acquisito nel corso di recenti inchieste giudiziarie, in particolare della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma – Direzione Distrettuale Antimafia. Nell’ambito di tale inchiesta si delinea la presenza nel basso Lazio e, in particolare, nel comprensorio fondano di un pericoloso sodalizio individuato nella <famiglia Tripodo-Trani>, con legami con cosche calabresi. In questo contesto, si collocano le dichiarazioni rese, in seguito a un attentato incendiario alla propria autovettura, da un amministratore del comune di Fondi l’allora assessore ai lavori pubblici ai competenti organi, in cui, tra l’altro ammetteva di aver chiesto e ottenuto, nell’ultima campagna elettorale, il sostegno del sodalizio Tripodo-Trani, attivo in Fondi, nonché di altri soggetti di sicura caratura criminale operativi in quel territorio, gran parte dei quali, peraltro, ora sottoposti a indagini penali, con la contestazione del reato di cui all’art. 416 bis c.p. da parte della citata Procura di Roma.

A seguito di tali dichiarazioni, il Prefetto di Latina ha disposto, con provvedimento dell’11 febbraio 2008, su specifica delega, la costituzione di una commissione ispettiva per gli accertamenti di rito presso il comune di Fondi, ai sensi dell’art.1, comma 4, del decreto legge 6 settembre 1982, n.629, convertito dalla legge 12 ottobre 1982, n.726, così come integrato dalla legge 15 novembre 1988, n.486. Gli accertamenti svolti dalla commissione d’accesso, confluiti nella relazione commissariale conclusiva della procedura, cui si rinvia integralmente, documentano numerosi elementi e circostanze sintomatici di una condizione di permeabilità degli organi elettivi del comune di Fondi, la cui libera determinazione è orientata al marcato asservimento agli interessi criminali dei principali sodali della richiamata <famiglia Tripodo-Trani>.

Il condizionamento degli affari dell’ente e la strumentalizzazione delle scelte amministrative risultano favoriti da rapporti di parentela, frequentazione, contiguità e cointeressenze di taluni pubblici amministratori e dipendenti comunali con soggetti vicini o addirittura organici alla criminalità organizzata. Rapporti particolarmente significativi con esponenti, anche di spicco, della malavita sono stati accertati nei confronti del citato assessore ai lavori pubblici, cui è stato revocato l’incarico assessorile solo dopo il disposto accesso; emergono, altresì, significative circostanze di contiguità e vicinanza al sodalizio tripudiano in relazione al sindaco, a diversi esponenti della giunta e del consiglio comunale.

La commissione ha acclarato, insieme alla stretta continuità tra l’attuale consiliatura e la precedente, come nell’amministrazione comunale si siano radicate anomalie organizzative e procedurali nonché illegittimità gravissime quanto diffuse, i cui esiti hanno spesso oggettivamente favorito soggetti direttamente o indirettamente collegati alla criminalità organizzata. Strategica a tal proposito è l’accertata sistematica disapplicazione della normativa antimafia in materia di affidamento di lavori, servizi e forniture che denota, come è evidente, la volontà dell’ente di operare in un contesto svincolato dal rispetto delle regole, anche quando queste sono finalizzate alla più rigorosa tutela dall’infiltrazione della criminalità organizzata nel circuito degli investimenti pubblici. Le diffuse e rilevanti anomalie riscontrate nelle procedure amministrative assurgono a prassi nel settore dell’approvvigionamento di servizi e forniture in modo da eludere gli obblighi di legge; possono, ad esempio, essere citati casi di ingiustificato frazionamento di contratti formulati in termini equivoci ovvero l’avvio di rapporti per somministrazioni di importo e durata limitati, seguiti da reiterate proroghe che presentano svariati profili di illegittimità, tese ad ampliare a dismisura entrambi i parametri: il tutto con il frequente risultato, oggettivamente riscontrabile, di beneficiare ditte controindicate, in special modo quelle riconducibili al sodalizio Tripodo-Trani. Ciò premesso, in generale, si evidenziano analiticamente di seguito, anche se a titolo non esaustivo, le anomalie riscontrate dalla commissione di accesso che appaiono più significative.

Particolare rilievo assumono innanzitutto i rapporti contrattuali del comune di Fondi con imprese riconducibili ai componenti della <famiglia Tripodo-Trani>, operanti in tre settori: pulizie, trasporti e imprese funebri. Imprese costantemente agevolate dall’amministrazione comunale, con il sistematico ricorso per gli affidamenti a procedure d’urgenza in mancanza dei relativi presupposti e con l’arbitraria precedenza nella liquidazione dei mandati di pagamento. Tale condotta ha determinato la violazione delle seguenti normative: · Della normativa antimafia e antiriciclaggio, avendo consentito a soggetti all’epoca sottoposti alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, di poter acquisire, in forza di tali contratti, vantaggi e benefici economici; in particolare appare violato l’art. 10 della legge antimafia n.575/1965; · Della normativa antimafia in materia di contratti pubblici per lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo n.490/1994 e al D.P.R. n.252/1998; · Del regolamento di contabilità comunale, che prescrive che i pagamenti seguano l’ordine cronologico di presentazione delle domande di liquidazione; regolamento che appare violato avendo il comune di Fondi privilegiato illegittimamente le ditte facenti capo al sodalizio Tripodo-Trani.

Illegittimo si qualifica inoltre il comportamento del comune di Fondi nei riguardi di una impresa di onoranze funebri facenti capo a uno dei principali esponenti del sodalizio criminale in questione. Nel caso in specie, la condotta antigiuridica si è prolungata per un periodo assai significativo (1998-2007), concretandosi in una serie di vantaggi e favori che hanno concorso al consolidamento della posizione egemone di tale impresa nel settore delle onoranze funebri. Estremamente grave, in tale contesto, si palesa la circostanza che ha visto la sottoposizione per una preventiva consultazione all’esponente del sodalizio criminale, con diretti interessi nel settore delle pompe funebri, della bozza di regolamento comunale in materia di polizia mortuaria da parte dell’assessore ai servizi demografici, a ciò indotto dal già citato assessore ai lavori pubblici dello stesso comune. Tutto ciò in presenza di metodi intimidatori attraverso i quali il sodalizio criminale ha esercitato il proprio predominio nel settore delle onoranze funebri. La realizzazione della nuova casa comunale, invero, che rappresenta la più significativa tra le opere pubbliche anche per la rilevanza dell’onere sostenuto dall’amministrazione locale, è stata avviata senza il rispetto degli adempimenti pubblicitari previsti dalla normativa di settore a garanzia della trasparenza dell’azione della pubblica amministrazione, in violazione delle disposizione di principio del codice dei contratti pubblici (art.2 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n.163). Inoltre, è stata ancora una volta integralmente disattesa la normativa antimafia sui contratti pubblici. L’A.T.I., aggiudicataria dei lavori in questione, è risultata partecipata da impresa coinvolta in un procedimento penale, con più indagati, per gravi reati, tra cui quello di associazione di tipo mafioso.

Anche in altre circostanze attinenti ai lavori pubblici (aggiudicazione dei lavori di adeguamento dei collettori fognari e di depurazione; lavori per la realizzazione di un impianto sportivo nell’istituto scolastico <Aspri-Gobetti>) è stata rilevata la presenza di imprese con significative controindicazioni. Dagli accertamenti esperiti risulta, altresì, un frequente avvilimento da parte dell’amministrazione comunale, per l’acquisizione di servizi e forniture (in particolare per lavoratori interinali), di imprese campane, senza che risulti idonea motivazione sulla scelta a livello amministrativo e anche con l’inosservanza delle norme antimafia. Sul conto di tali imprese sono stati accertati elementi di controindicazione, in particolare attinenti alla contiguità con la criminalità camorristica.

Rilevano, inoltre, le irregolarità riscontrate nell’attività posta in essere in alcuni settori amministrativi, tra cui, segnatamente, quello dell’urbanistica, che hanno agevolato, in diverse circostanze, interessi economici di soggetti collegati a esponenti della criminalità di tipo mafioso. La commissione d’accesso ha accertato documentalmente come risulta in atti che nel caso di particelle di ampi terreni edificatori il nome del concessionario finale è stato avvicendato all’originario richiedente poco prima della conclusione dell’istruttoria amministrativa, con l’aggravante che l’originario istante all’atto della domanda non è risultato intestatario di alcun titolo riguardo ai terreni interessati alla lottizzazione, in violazione della normativa in materia edilizia (decreto legislativo n.380/2001). Un’ulteriore vicenda che si connota di illegittimità è quella relativa all’approvazione di una variante urbanistica che ha direttamente favorito i personali interessi del sindaco e di un consigliere comunale, che hanno partecipato, peraltro, alla votazione in spregio all’obbligo di astenersi previsto dall’art. 77 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n.267. Per quanto riguarda il sindaco, l’approvazione della variante ha sicuramente portatoun concreto vantaggio alla società che il medesimo ha in essere unitamente al fratello di un esponente del sodalizio Tripodo-Trani, attualmente assoggettato a procedimento penale per il reato di cui all’art.416 bis c.p. e sottoposto, con altri, a misura custodiale cautelare. Riguardo all’individuazione delle figure di livello politico da considerare interessate da fenomeni di compromissione o interferenza si evidenzia la posizione dell’assessore ai lavori pubblici, la cui delega è stata revocata, come si è detto, solo a procedura d’accesso avviata, soprattutto per le connotazioni di carattere penale della sua condotta, che hanno portato la Procura Distrettuale Antimafia di Roma alla contestazione del delitto di partecipazione ad associazione mafiosa.

Per quanto concerne il sindaco va ricordata la circostanza che il medesimo ha adottato già nel 1998, in qualità di assessore al commercio, atti palesamente illegittimi in quanto di competenza dirigenziale, rivolti a vantaggio dell’impresa di onoranze funebri, sotto il controllo di uno dei principali esponenti del sodalizio Tripodo-Trani. In tale circostanza, l’amministrazione locale ha disatteso le precise indicazioni della Prefettura e della Questura di Latina circa i pericoli di riciclaggio conseguenti al rilascio di licenze di commercio a soggetti da considerare prestanome di tale esponente criminale. Tale situazione di colpevole inerzia si è prolungata per un esteso periodo di tempo, fino al 2007. Di rilievo, altresì, sempre con riferimento alla figura del sindaco, è la disposizione dal medesimo impartita secondo cui, in spregio al principio di separatezza tra l’area della direzione politica e quella gestionale, ogni mandato o ordine di pagamento andava sottoposto al visto dell’assessore al ramo. Tale circostanza comprova come il vertice politico dell’ente, in maniera irregolare, si fosse procurato il controllo sulle attività ricadenti nelle competenze della struttura amministrativa. Ancora in relazione al sindaco assume valenza simbolica l’episodio di un suo passato intervento, unitamente a un esponente della citata famiglia malavitosa, presso un plesso scolastico comunale al fine di presentare ai dipendenti dell’ente la società di pulizie facente capo a uno dei principali esponenti del sodalizio Tripodo-Trani, già sorvegliato speciale di p.s. nel 2002, che avrebbe dovuto eseguire taluni lavori. Ciò malgrado l’amministrazione comunale avesse ancora in essere altro rapporto contrattuale con una diversa impresa. Da ultimo, si evidenzia la nomina da parte del sindaco della figlia di un pluripregiudicato calabrese, attualmente sottoposto a misura restrittiva per usura aggravata con modalità mafiose, come revisore dei conti di un progetto gestito dal comune con erogazioni europee e regionali, che ha visto tra i suoi beneficiari anche una impresa riferibile al sodalizio criminale egemone in Fondi. Va detto, peraltro, che tale incarico è cessato nel marzo del 2008, a un mese dall’insediamento della commissione d’accesso. Tra i responsabili delle molteplici condotte che inducono a proporre provvedimento di scioglimento, si individua la già evidenziata figura dell’assessore ai servizi demografici, dimessosi in seguito all’esecuzione di un recente provvedimento dell’Autorità Giudiziaria, il quale in occasione di un incontro con uno dei vertici della criminalità locale fondana ha assicurato di essersi adoperato a valutare le esigenze rappresentate dall’esponente del sodalizio tripodiano in merito alle modifiche del regolamento comunale di polizia mortuaria in linea con i suoi interessi (circostanza questa che risulta dalle dichiarazioni rese dallo stesso assessore agli organi inquirenti). Si richiama, inoltre, il documentato episodio che risulta da operazioni tecniche disposte nell’ambito dell’operazione <Damasco> in cui l’assessore al commercio ha instaurato, nell’esercizio del suo incarico, un rapporto di natura contrattuale con una società, la cui riferibilità a un rappresentante di vertice della criminalità locale fondana gli era ben nota. Sintomatica del collegamento con la criminalità organizzata di tipo mafioso appare anche la posizione di un consigliere comunale, presidente della commissione consiliare permanente politiche per lo sviluppo economico-industria-commercio-artigianato-cultura, vicepresidente della commissione consiliare permanente urbanistica-assetto del territorio edilizia privata nonché componente della commissione consiliare permanente lavori pubblici e espropri. La vicinanza di tale consigliere al sodalizio mafioso facente capo alla <famiglia TripodoTrani> risulta oggetto di riscontro in sede investigativa ed è anche suffragata dal fatto che il nome di tale amministratore ricorre nell’ambito di un procedimento penale per estorsione, attualmente pendente presso il Tribunale di Latina, in cui risultano imputati anche esponenti del sodalizio tripudiano. Detto amministratore, già sottoposto ad avviso orale da parte del Questore di Latina, viene indicato quale autista e guardaspalle di uno dei personaggi di maggior rilievo nel panorama della criminalità organizzata di matrice calabrese radicatasi nel territorio di Fondi. Rilevante, altresì, è la circostanza che tale amministratore, pur essendo da tempo, in qualità di socio di una polisportiva, moroso nei confronti dell’ente locale, abbia tuttavia ottenuto a vantaggio della sua stessa società contributi comunali in maniera continuativa e di importo notevole, mentre sono sempre mancate idonee iniziative per l’effettivo recupero delle somme non pagate.

Parimenti compromessa risulta la posizione di un altro consigliere comunale, che ha svolto nella precedente consiliatura le funzioni di vice sindaco, coinvolto in una vicenda lottizzatoria come progettista e direttore dei lavori della società immobiliare beneficiaria dei permessi a costruire rilasciati dal comune di Fondi in esito alla sopra censurata procedura edilizia e che ha visto come beneficiaria una società il cui socio di maggioranza annovera diversi precedenti di polizia per associazione a delinquere, corruzione e altro. Riguardo a tale circostanza e alle anomalie che hanno contrassegnato l’attività dell’ente, si osserva che sono attualmente in corso indagini da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Direzione Distrettuale Antimafia, … OMISSIS….

L’attività di accertamento espletata dalla commissione di accesso ha evidenziato a carico dell’apparato burocratico dell’ente, in particolare riguardo alle figure del segretario generale e dei dirigenti dei vari settori amministrativi, comportamenti lesivi dei principi di correttezza e trasparenza, come si evidenzia in via prioritaria nella riferita, sistematica inosservanza della normativa antimafia. Palesemente condizionato da elementi criminali, anche intranei all’ente locale, è risultato il delicato settore della polizia municipale, di cui appare gravemente compromessa soprattutto la capacità di contrasto al diffuso abusivismo edilizio. Non è irrilevante il fatto che, in relazione al rilievo penale di alcune contestazioni, ben quattro dirigenti apicali dell’ente locale sono stati sottoposti alla misura dei domiciliari per reati per i quali è attualmente pendente procedimento penale. Se è vero che le riscontrate anomalie consegnano un quadro gravemente compromesso a livello dirigenziale, è vero, altresì, che l’apparato burocratico dell’ente, consolidatosi durante le ultime sindacatore, appare connotato da un diffuso stato di assoggettamento nei confronti degli organi di governo.

Tutto ciò premesso, anche al fine di prevenire effetti più gravi e pregiudizievoli per l’interesse pubblico e a salvaguardia della comunità locale, appare necessario intervenire con un provvedimento mirato a rimuovere i legami tra l’ente locale e la criminalità organizzata, disponendo lo scioglimento degli organi elettivi e la nomina di un organo straordinario di governo. Invero, proprio l’affidamento della gestione dell’ente locale a una commissione straordinaria appare lo strumento più idoneo ad affrontare le anomalie diffusamente riscontrate nell’attività amministrativa, anche in virtù degli speciali poteri di cui dispone ai sensi dell’art.145 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n.267.

A tal fine, il Prefetto di Latina, con relazione dell’8 settembre 2008, ha proposto l’applicazione della misura straordinaria prevista dall’art.143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n.267, onde evitare ogni ulteriore motivo di deterioramento e di inquinamento della vita amministrativa e democratica dell’ente. Nel prosieguo, con missiva del 10 luglio 2009, il Prefetto di Latina ha ribadito la menzionata proposta di scioglimento alla luce delle risultanze dell’indagine denominata <Damasco> da cui emergono confermate le condotte sintomatiche sin qui descritte, in un ambito che, in sovrappiù, ne fa ritenere la rilevanza penale.

Con ulteriore nota del 14 settembre 2009 il Prefetto di Latina, a seguito della delibera del Consiglio dei Ministri adottata nella seduta del 31 luglio 2009, così come richiesto, ha riformulato la propria relazione tenendo conto delle modifiche introdotte all’art.143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n.267, dalla legge 15 luglio 2009, n.94, sentito il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, integrato con la partecipazione del Procuratore della Repubblica competete per territorio, nel cui ambito tutti i vertici delle Forze di Polizia hanno espresso condivisione sugli elementi di compromissione dell’ente locale dettagliatamente illustrati dal Prefetto, e sulla proposta di scioglimento, pur in presenza di considerazioni di segno opposto, ampiamente svolte da parte del presidente della provincia di Latina.

La valutazione della situazione in concreto riscontrata, in relazione alla presenza e all’estensione dell’influenza criminale, rende necessario che la durata della gestione commissariale sia determinata in diciotto mesi. Ritenuto, pertanto, che ricorrano le condizioni indicate per l’adozione del provvedimento di cui all’art.143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n.267, come sostituito dall’art. 2, comma 30, della legge 15 luglio 2009, n.94 si formula conseguente proposta per l’adozione del provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di Fondi (Latina).

Roma, 18/9/2009

Il Ministro

Il governo la vuole fare o no seriamente la legge anticorruzione???

Articolo tratto da L’Unità – Leggi l’articolo

Vendita dei beni degli Enti per sanare i debiti. E se tali beni vanno a finire nelle mani dei mafiosi? Sono previste norme ferree per scongiurare tale pericolo?

Articolo tratto da Italia Oggi – Leggi l’articolo

Vietti: corruzione,Italia fuori dall’UE.

Articolo tratto da Avvenire – Leggi l’articolo

Il giudice arrestato fu assolto dal CSM.

Articolo tratto da Il Corriere della Sera – Leggi l’articolo

a sepoltura del boss De Pedis nella Basilica di Sant’Apollinare a Roma. Il Ministro Cancellieri “Il Vaticano disse sì “

Articolo tratto da Il Giorno – Leggi l’articolo

Da L’Unità. Padoan: la corruzione blocca la crescita in Italia.

Articolo tratto da L’Unità – Leggi l’articolo

Il casalese del Vomero

Articolo tratto da Il Mattino – Leggi l’articolo

Da Italia Oggi. Bandito della Banda della Magliana riposa nella Basilica di Sant’Apollinare a Roma La risposta del Ministro Cancellieri all’interrogazione di Veltroni non convince.

Articolo tratto da Italia Oggi – Leggi l’articolo

Le elezioni a Casal di Principe.

Articolo tratto da Il Fatto Quotidiano – Leggi l’articolo

Scoppia la polemica sulla sepoltura del boss della Banda della Magliana nella Basilica a Roma. Aspettiamo dal Ministro Cancellieri che faccia piena luce sul gravissimo fatto che denota complicità di qualcuno della Chiesa con la criminalità organizzata.

Articolo tratto da Il Secolo XIX – Leggi l’articolo

Relazione del consigliere Enzo Trani in Consiglio comunale a Fondi sul MOF. Che fanno la Guardia di Finanza di Fondi, la Corte dei Conti, la Procura della Repubblica di Latina e la Regione Lazio?

Intervento al Consiglio Comunale del 26 marzo 2012

Il Centro Agroalimentare MOF SPA.

Un ringraziamento al Presidente ed a tutto il Consiglio di Amministrazione della MOF SpA per la loro presenza ad un Consiglio Comunale che per la prima volta da quando esiste il Mercato Ortofrutticolo di Fondi vede aperta una discussione tra i rappresentanti del comune di Fondi e quelli della struttura economica più importante del nostro territorio.

Non è mai accaduto da 17 anni di esistenza della MOF SpA e questo fatto già testimonia la scarsa sensibilità della politica nel voler incidere su questioni che invece dovrebbero essere considerate essenziali per tutto il nostro territorio non solo comunale.

Le slides preparate e descritte con tanta professionalità dall’Amministratore Delegato Enzo Addessi hanno descritto in maniera dettagliata la storia del centro Agroalimentare di Fondi dalla sua nascita fino ai nostri giorni, esaltando le cose positive che lo contraddistinguono da sempre ma tenendo ben nascoste le questioni più spinose.

Sembrerebbe che tutto vada bene. Eppure avendo ascoltato nell’audizione delle rappresentanze di categoria che operano nel campo dell’agroalimentare, di zone d’ombra ne sono state evidenziate numerose.

La Coldiretti, per esempio ha lamentato l’assenza di controlli sui prodotti provenienti dall’estero (residui di fitofarmaci nei prodotti); concorrenza sleale sul made in Italy; mancanza di controllo sul rispetto degli orari di apertura e di chiusura; ma soprattutto, la peggiore denuncia evidenziata è la mancanza di comunicazione tra l’attuale presidenza del MOF e le categorie.

La CIA denunciava invece come si possa permettere che i prodotti che arrivano dall’estero vengono confezionati da produttori e commercianti del MOF e poi venduti come prodotti locali; la cronica assenza del Presidente e del Vice Presidente del MOF dalla gestione del mercato.

Le questioni legate alla crisi ormai acclarata del Mercato Ortofrutticolo di Fondi non possono prescindere da un’analisi della gestione a mio parere troppo leggera di alcune voci di bilancio, che per troppi anni hanno avuto compartecipazioni trasversali da parte anche di chi ha rappresentato la parte pubblica nella quota azionaria del MOF.

Purtroppo chi avrebbe dovuto controllare e verificare negli anni la corretta gestione degli investimenti e dei bilanci, a mio modesto parere ha permesso troppa elasticità di gestione da parte dei privati ed in particolare da parte di alcuni privati ai quali mai nessuno ha voluto contestare nulla.

Il ruolo dei Revisori dei Conti, del Collegio Sindacale, della Camera di Commercio, dell’Ufficio di Presidenza hanno sempre trattato con leggerezza il piattino pronto che il consiglio di amministrazione della MOF SpA ha preparato negli ultimi anni.

Premetto che non mi aspetto grandi stravolgimenti né grandi interventi di verifiche fiscali da parte degli organi competenti, soprattutto se ci riferiamo agli organi di controllo locali, quelli che a livello fiscale dovrebbero controllare più da vicino i bilanci di società così importanti come la MOF SpA.

Comitaly nasce nel 2006 come società per la commercializzazione estera dei prodotti agricoli.

I soci fondatori sono la MOF SPA (quota 700) la Camera di Commercio (quota 900) e i privati (quota 400).

La nascita di Comitaly vede immediatamente assorbire una società privata “la ITACOM” che avrebbe dovuto dichiarare lo stato di insolvenza ed invece viene incorporata dalla Comitaly.

Nel giro di pochissimi anni il capitale di Comitaly viene letteralmente nebulizzato da una gestione che mai nessuno ha voluto verificare.

Nel 2008 il capitale passa dai 2 milioni iniziali a 119.000 €uro, al di sotto del limite minimo previsto dalla legge e quindi dovrebbe dichiarare anch’essa lo stato di insolvenza.

Incece, che si fa? Nel 2009 la si trasforma da SPA in consorzio con un bilancio negativo pari a

-125.000 €uro.

Finalmente si puo decidere la messa in liquidazione e la definitiva chiusura di COMITALY.

In tutto questo è chiaro che non mi aspetto un intervento di controllo e dei resoconto dall’A.D. Enzo Addessi. Così come non mi aspetto levate di scudi da parte dei Revisori dei Conti o dal collegio sindacale. Mi aspetto invece, anzi, vorrei poter dire che pretenderei un resoconto chiaro e preciso da parte di chi rappresenta in quella società la parte pubblica.

Che fine ha fatto la Camera di commercio? Visto che gli operatori privati sono assolutamente silenziosi ed ossequiosi, i rappresentanti del Comune e della Regione che cosa fanno?

E ancora: i rappresentanti della Regione e del Comune, hanno chiesto un resoconto su come siano stati spesi i soldi pubblici finanziati per la cosiddetta filiera corta? Il marchio “SIMOF” ha prodotto finora qualche vantaggio quantomeno proporzionale ai 6 milioni e mezzo di euro investiti?

Addirittura, prima ancora che la Regione desse l’apposito incarico definitivo del progetto, in attesa di affidare l’incarico alla partecipata società Consorzio AGRIMOF, la MOF SpA aveva già dato inizio alla prima fase di attuazione del progetto, utilizzando personale non meglio quantificato della MOF SpA negli anni 2006-2007, in attesa della realizzazione del “Network della Filiera Corta” e creando il marchio brand (ombrello) “Si MOF Filiera Corta”.

Pare che questo lavoro preparatorio, riguardante studi e ricerche preliminari descritti come particolarmente complessi e specialistici, siano costati circa 500.000 €uro, forse impropriamente riportati nel bilancio di Esercizio 2007 alla voce “Immobilizzazioni immateriali”.

Infine, rispetto alla penosa questione della cosiddetta cooperativa di servizi BEST SERVICE, ci sarebbe da scrivere un libro giallo. Già, perché le vicende anche tragiche che si sono consumate dietro quella triste vicenda non hanno mai trovato qualcuno in grado e/o con la volontà di andare fino in fondo ad alcune inquietanti questioni.

Vorremmo capire in che termini la Regione Lazio vuole rispondere, se già non l’avesse fatto, alla richiesta di messa in mora e diffida da parte della MOF SPA per il pagamento di oltre 2 milioni di €uro derivanti dalle sentenze scaturite dai licenziamenti che la BEST SERVICE effettuò nel lontano 1996.

Vedete, perché la gente sappia:

nel lontano 17 aprile 1991, l’allora commissario regionale Antonio Ianniello ha stipulato una convenzione con un consorzio di servizi affinché, tramite la consorziata cooperativa di servizi BEST SERVICE, gli fornisse “servizi ad integrazione e supporto delle attività svolte dal personale dipendente del vecchio ente gestore ed utilizzato dal commissario regionale in forza della legge regionale 07.01.87 n. 3”.

Il 1 giugno 1995 ha inizio la gestione della MOF SPA e termina la gestione del commissario regionale.

A febbraio dell’anno successivo due lavoratori della BEST SERVICE promuovono ricorso al giudice del lavoro di Latina per vedersi dichiarare la sussistenza del rapporto di lavoro subordinato alle dirette dipendenze dell’ENTE GESTORE DEL MERCATO.

Nel mese di novembre dello stesso anno (1996 altri otto lavoratori dipendenti della Best Service promuovono analogo ricorso).

Non l’avessero mai fatto: la cooperativa li licenzia e alcuni di loro vengono addirittura continuamente e ripetutamente minacciati affinché ritirassero i ricorsi in atto.

Come opera di dissuasione si arriva perfino all’incendio dell’automobile di uno dei promotori dei ricorsi. Ma anche questa è un’altra storia. È un’altra storia soprattutto perché alcuni sporchi personaggi in gioco sanno di avere la coscienza sporca e sanno che molti altri sanno con quanta ignobile prepotenza hanno minacciato ed inveito contro chi perdeva un posto di lavoro ritrovandosi in mezzo ad una strada per colpa della loro leggerezza amministrativa. Sulle loro sporche coscienze deve pesare anche il recente suicidio del povero giovanissimo Mastromattei Bernardo, anche lui cacciato via dal suo lavoro, consapevole di quanta vigliaccheria ci fosse anche tra alcuni suoi colleghi e per il quale non ho mai chiesto un minuto di silenzio in questo Consiglio Comunale perché non ritenevo che fossimo degni.

Sta di fatto che oggi dopo 16 anni di discussioni, minacce, ritorsioni e sentenze la MOF SPA si ritrova a dover pagare oltre 2 milioni di €uro per non aver mai voluto riassumere quei lavoratori così come il giudice del lavoro ordinò.

E a chi si chiede di pagare quei 2 milioni di €uro? Alla Regione Lazio naturalmente.

C’è da far notare una cosuccia, per chi non lo sapesse:

l’affidamento delle attività di servizi di guardiania, esazione pedaggi ecc, erano state affidate dalla MOF SPA (il cui AD era ed è Enzo Addessi) alla Euromof (di cui lo stesso Addessi era Amministratore Unico), per un costo orario di 24.000 lire.

Quel contratto fu poi subappaltato all’Agrofondi Soc. Cooperativa (di cui lo stesso Addessi era legale Rappresentante).

Dall’Agrofondi fu ulteriormente subappaltato alla Coop. Best Service s.r.l. per un costo orario di meno di 10.000 lire circa. Da 24.000 lire a 10.000 lire circa.

Altro che articolo 18. le scatole cinesi della MOF SPA hanno saputo fregarsene molto prima che il governo Monti ed i suoi amici provvedessero alla sua soppressione.

Un’altra cosuccia non di poco contoè che i 2.092.956 €uro sono stati indicati nell’attivo di bilancio del 2009 come credito verso la Regione Lazio e, considerando che alla data del 31/12/2009 il capitale sociale della MOF SpA ammontava a 500.000 €uro, probabilmente, se quella voce fosse ritenuta sbagliata, si doveva dichiarare lo stato di insolvenza della MOF SpA.

Alla luce di tutto questo, continuiamo a chiederci cosa voglia fare di nuovo il presidente Pasca Raimondo ed il suo vice presidente.

Vorremmo sapere se hanno finora ficcato il naso in questioni così scottanti o se avessero intenzione di farlo da questa sera, aprendo i giusti cassetti e ascoltando le giuste persone.

Dall’AD non mi aspetto nulla di nuovo. Lui continua a rappresentare quelli che lo eleggono e lo ossequiano in silenzio.

È la parte pubblica che non può e non deve rimanere sorda, cieca e muta di fronte a situazioni che gridano la necessità di fare chiarezza.

E lo scandalo più grande è che le organizzazioni di categoria non intervengono per chiedere di fare chiarezza.

Anche rispetto ai finanziamenti della Filiera corta: la Coldiretti, la Cia e tutte le Organizzazioni di categorie degli agricoltori, non hanno detto e fatto nulla per pretendere che quei finanziamenti andassero a consorzi di cooperative agricole. Nessuno che avesse alzato la voce per pretendere che quel progetto potesse diventare un incentivo per incoraggiare le piccole cooperative agricole a consorziarsi.

Tutti silenziosi. Ed oggi tutti vittime di un sistema che si sta avvitando su se stesso.

Non ci rendiamo conto che abbiamo il miglior territorio in campo nazionale sotto il punto di vista del microclima adatto alla migliore agricoltura, eppure i nostri agricoltori soffrono maledettamente una crisi che non è attribuibile soltanto alla crisi globale che ci sta riguardando. È una crisi che per il MOF e per i nostri agricoltori viene da lontano.

Viene dallo sviluppo grandioso ed esemplare degli anni settanta ed ottanta di tutto il mondo agricolo che però non ha saputo negli ultimi venti anni riorganizzarsi come il mercato chiedeva.

L’assenza delle infrastrutture ha fatto sicuramente la sua parte, ma il mondo degli agricoltori non può esimersi dalle proprie responsabilità soprattutto dall’aver troppo delegato negli anni ad essere rappresentati da chi guardava esclusivamente al quotidiano senza progettare e programmare nulla e troppo spesso compiacente con una politica che nel MOF ha saputo fare il bello e cattivo tempo.

È arrivato il momento di cambiare marcia, anzi, forse è già troppo tardi.

Ma è dagli agricoltori che deve arrivare la spinta di novità.

È dalla organizzazione di consorzi di cooperative che sappiano promuovere l’esclusività dei nostri prodotti territoriali imponendo regole di mercato che finora ci hanno visti troppo soccombere a chi ha giocato con la frammentazione della forza agricola su questa parte importante dell’agricoltura nazionale.

Gli agricoltori, le loro categorie devono capire che non possono rimanere al traino della politica locale ne tantomeno al traino di chi con il MOF fa interessi privati a discapito dei veri produttori.

La politica locale deve essere costantemente sollecitata per aiutare la promozione di marchi di qualità ed esclusività territoriali che possono appartenere soltanto a noi per le peculiarità esclusive di questa terra.

P.S.LA RELAZIONE INEGRALE,PAROLA PER PAROLA,VERRA’ PUBBLICATA FRA UNA DECINA DI GIORNI SUL SITO UFFICIALE DEL COMUNE DI FONDI

E’ a Roma che si combattono le mafie, se si vuole veramente vincerle?

La tumulazione del boss della Banda della Magliana in un’importante Basilica della Capitale.

Può sembrare una polemica stucchevole, dopo tanti anni, quella provocata da un’iniziativa di Walter Veltroni in Parlamento, ma noi la riteniamo altamente significativa ed importante in quanto essa tende a chiarire molti aspetti oscuri sul piano dei rapporti della criminalità organizzata con ambienti delle istituzioni e della politica.

Non riusciamo a comprendere, infatti, le ragioni che hanno indotto qualche esponente della Chiesa a concedere ad un criminale un così alto onore.

Come non riusciamo, altresì, a comprendere, stante la legislazione citata nella polemica insorta fra Veltroni ed il Ministro della Giustizia a seguito dell’interrogazione del parlamentare del PD, le motivazioni dell’autorizzazione alla tumulazione, se autorizzazione c’è stata, da parte di qualche organo dello Stato.

Misteri su misteri in quest’Italia dove non si riesce a capire bene se si voglia fare o meno seriamente la lotta alle mafie che spesso troviamo intrecciate con pezzi della politica, come nel “caso Fondi” ma non solo, e delle istituzioni.

La stessa voce che circola in questi giorni a proposito del tentativo di introdurre una norma che priverebbe, se approvata, magistratura e forze dell’ordine della possibilità di indagare sui “ prestanome” dei mafiosi, se risultasse fondata, proverebbe ancora una volta – dopo il tentativo di eliminare le intercettazioni, dopo la depenalizzazione del reato di “falso in bilancio”, dopo i tagli a magistratura e forze dell’ordine e, in particolare, alla DIA che qualcuno vorrebbe addirittura sopprimere – che la cosiddetta “area grigia” di cui tanto si parla e che è costituita da tanti intrecci perversi fra pezzi dello Stato e della politica e criminalità mafiosa è più estesa di quanto si pensi.

Hanno ragione coloro che sostengono che le mafie si combattono a Roma!

Dietro Zagaria c’erano pezzi grossi. Le confessioni di un killer.

Video tratto dal sito del Corriere della sera – Guarda il video

Qualcuno vorrebbe far passare una leggina che impedisce agli investigatori di indagare sui prestanome dei mafiosi per evitare il sequestro e la confisca dei beni mafiosi?

La questione è delicata, complessa e pericolosa.

Oggi la legge consente di indagare, ai fini del sequestro e della confisca dei beni mafiosi, non solo sulle proprietà e sull’origine dei capitali investiti intestati ai mafiosi e ai loro familiari ma anche su quelli intestati ai prestanome.

E’ soprattutto a questi, infatti, che i mafiosi, per aggirare la legge, ricorrono il più delle volte.

Ci giunge notizia che qualcuno vorrebbe introdurre in una leggina da far passare in maniera furtiva l’eliminazione di questi ultimi in modo da non consentire più alle forze dell’ordine di indagare sulle proprietà che non siano direttamente intestate ai mafiosi ed ai loro parenti.

Sparirebbe, insomma, la possibilità di indagare sulle proprietà e sui capitali intestati ai “prestanome” dei mafiosi.

Se la notizia fosse fondata, essa sarebbe di una gravità eccezionale in quanto priverebbe gli investigatori ed i magistrati della possibilità di colpire i patrimoni mafiosi, quasi tutti oggi intestati appunto ai prestanome.

Allertiamo, pertanto, le forze democratiche sociali, politiche e tutti i cittadini per bene perché facciano sentire, nel caso in cui risultasse fondata tale notizia, la loro voce di protesta.

Associazione Saveria Antiochia OMICRON – Osservatorio milanese sulla criminalità organizzata al Nord. Arrestato Giudice Giusti‏.

Articolo tratto da www.omicronweb.it – Leggi l’articolo

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