Archvi dell'anno: 2010

Ventotene repubblica del bunga bunga. Ed, intanto, l’isola continua ad essere sfondata e nessuno interviene

Nell’isola di Ventotene – come in molte piccole comunità – il disagio giovanile é profondo, e si avverte soprattutto d’inverno, quando i turisti sono partiti, i locali sono chiusi e la solitudine, talvolta unita all’alcol piuttosto che alla droga, la fanno da padrone.
E così al sindaco Giuseppe Assenso, rinviato a giudizio una settimana fa per la morte di due tredicenni lo scorso aprile a causa di una frana dovuta all’incuria e alla pessima gestione del territorio, indagato dalla Corte dei conti per la disastrosa amministrazione finanziaria comunale, accusato dal WWF e da Legambiente di aver cementificato l’isola, viene un’idea.
E ieri sera invita tutti i ragazzi e le ragazze dell’isola ad una grande cena a spese del Comune, nel locale di proprietà del vicesindaco gestito dall’assessore al turismo Giuseppe Pepe.
Al momento del brindisi finale il nostro, tutto contento, annuncia una sorpresa. Nel locale si abbassano le luci e, tra lo stupore generale, compaiono due spogliarelliste brasiliane, assoldate dalla cooperativa che svolge per il Comune i servizi di assistenza agli anziani, che si esibiscono a suon di musica denudandosi tra gli invitati. Cala il gelo, l’imbarazzo è tangibile, e tutti i ragazzi, nessuno escluso, abbandonano il locale. Ad una ragazza che manifestava apertamente il suo dissenso il sindaco ha persino detto che la prossima volta penserà anche alle fanciulle, assoldando spogliarellisti maschi.
Il modello bunga bunga è dunque sbarcato a Ventotene con tutto il suo tragico squallore. Solo un dubbio rimane: con quali soldi sono state pagate le spogliarelliste?

(Tratto da Telefree)

I nostri convegni a Gaeta e Formia disertati dalla politica. Perché???

NON RIUSCIAMO A COMPRENDERE I MOTIVI DEI TANTI SILENZI SULL’ARCHIVIAZIONE DELLA PARTE RELATIVA AL VOTO DI SCAMBIO DELLA “FORMIA CONNECTION”.

“Latina Oggi “, nella sua edizione del 27 aprile 2008, riportò la notizia della presentazione al riguardo di un’interrogazione da parte del Sen. Raffaele Ranucci, del PD.

Il parlamentare così commentò:

“Preoccupante. E’ una storia che preoccupa e molto questa dei contatti fra politica e personaggi della malavita”.

Dalle intercettazioni fatte dalla Polizia di Stato emerse che un consigliere comunale sarebbe stato eletto con i voti determinanti di quei personaggi.

Oltre a ciò emersero, fra l’altro, i rapporti, sempre di questi personaggi, con un attuale assessore provinciale.

Roba da indurre a chiedere la nomina di due Commissioni di accesso: al Comune ed alla Provincia.

Di quella parte d’inchiesta, che qualcuno ha voluto archiviare, nessuno, però, parla più.

Nemmeno il Sen. Ranucci che definì la situazione “ preoccupante “.

Ma l’aspetto più inquietante, secondo noi, è l’interpretazione da dare alla… “fuga “generale di quasi tutto il centrosinistra dal convegno da noi organizzato in maniera provocatoria proprio a Formia a dicembre scorso (di tutto il centrosinistra formiano hanno partecipato solamente alcuni esponenti della Federazione della Sinistra).

Un sasso in piccionaia che doveva aiutarci a “capire “ le ragioni di tanti silenzi e tante latitanze.

Non un solo esponente, consigliere o quant’altro del PD hanno avuto la sensibilità di partecipare ad un convegno durante il quale si parlava, fra l’altro, anche della “Formia Connection”.

Come “leggere” questa “fuga” generale???

La stessa situazione si verificò a giugno scorso nella vicina Gaeta, dove la diserzione fu generale, a cominciare dal Sindaco vicino al PD.

Come interpretare tutto ciò soprattutto se si considera che stiamo parlando di un territorio – il sud pontino – letteralmente invaso dalle mafie???

Le collusioni della politica con le mafie. In talune realtà sono la stessa cosa

E’ la sorte che spetta a tutti coloro che denunciano l’occupazione mafiosa dei nostri territori: derisi e minacciati.

I mafiosi hanno nella nostra regione eserciti di fiancheggiatori e di collusi.

Appena si accendono i riflettori su una situazione critica, arrivano le bordate di quell’esponente politico, di quell’amministratore o di talaltro che ti accusano di… infangare l’immagine della città, del territorio, di… far fuggire turisti ed imprenditori.

Come se fossimo stati noi a calamitare le mafie nel Lazio, le avessimo alimentate noi, come hanno fatto loro, ci facessimo affari, come fanno loro.

Qualcuno di noi, come il povero Gigi Daga a Tarquinia, è stato denunciato perfino per… ”allarmismo” per aver scritto sul suo giornale… “ Sono arrivati i casalesi “.

E’ stata insultata e derisa qualche anno fa anche la Dirigente del Commissariato della Polizia di Stato di Terracina Dr. ssa Cascella per aver denunciato pubblicamente la presenza in quella città di gente ed investimenti sospetti.

Tutte dichiarazioni corroborate da riscontri se si tiene conto degli arresti, sequestri, confische effettuati, poi, dalla magistratura.

Ormai è una prassi in questa regione e, in particolare, in provincia di Latina.

Quando si attacca la mafia, anzi le mafie, reagisce una parte della “politica”.

Quando noi sosteniamo che i mafiosi veri, quelli più pericolosi, vanno individuati e perseguiti nelle fila politiche e nelle istituzioni, non lo facciamo a vanvera!

Ma c’è un aspetto ancor più inquietante, oltre a quello che riguarda la parte della politica collusa con le mafie: l’indifferenza e l’inerzia dell’altra parte che ancora risulta non inquinata.

Insomma, una parte della politica è collusa con le mafie, mentre un’altra, ancora apparentemente sana, è indifferente ed inerte, pur di fronte alla gravità della situazione.

Come meravigliarsi, poi, se ci sono ancora in giro nel Lazio Prefetti che dicono che… “ Roma è la città più tranquilla d’Europa” o che… non rispondono a domande specifiche di alcuni giornalisti che chiedono di conoscere se a Viterbo ci sono o no le mafie?

“Caso Sabaudia”. C’è ancora gente in giro che si illude che il Ministero dell’Interno e la Prefettura intervengano in maniera risolutiva in casi del genere? Non vi ha insegnato niente il “caso Fondi”? Ingenui! Non resta che sperare solamente nella Magistratura

Leggi l’articolo di Latina Oggi

Di male in peggio e sempre più giù. Stangata sulle famiglie, nel 2011 rincari per mille euro

Pesano trasporti e beni alimentari. Per le associazioni dei consumatori uno motivi degli aumenti è la pura speculazione

Roma, 28 dic. (Apcom) – Nel 2011 le famiglie italiane andranno incontro ad una vera stangata di oltre mille euro in media, tra aumenti per l’alimentazione, treni (anche pendolari) e trasporto pubblico locale, benzina, assicurazione per l’auto, servizi bancari e tariffe in genere a partire da quelle del gas. A sostenerlo Federconsumatori e Adusbef che affermano: “Anche il 2011 si prospetta un anno infelice”.

Per l’Adoc, il Codacons, il Movimento difesa del cittadino e l’Unione nazionale consumatori, riunite nella sigla Casper (Comitato contro le speculazioni e per il risparmio), invece, i rincari saranno più contenuti e si aggireranno intorno a 902 euro all’anno a famiglia.

Il motore che alimenta la maxi-stangata è la speculazione, affermano i consumatori del Casper. Di questi 902 euro che usciranno dalle tasche di ciascuna famiglia, ben 700 euro (77% del totale) sono attribuibili a manovre speculative e rincari arbitrari che non trovano alcuna giustificazione economica.

Ecco le voci principali che nel corso del nuovo anno incideranno maggiormente sui bilanci familiari: i beni alimentari, i costi per la casa e i trasporti a causa anche dell’aumento della benzina e dei pedaggi.

(Tratto da Virgilio Notizie)

SE SONO VERE TUTTE LE NOTIZIE RIPORTATE IN QUESTA NOTA, CI DOMANDIAMO IL PERCHE’ CONTINUIAMO A MANTENERE SU QUELL’ISOLA 15 PERSONE, FRA FINANZIERI E CARABINIERI, VISTO CHE SI STA SCAVANDO DAPPERTUTTO METTENDO A SERIO RISCHIO LA SOPRAVVIVENZA DELL’ISOLA E SENZA CHE NESSUNO INTERVIENE PER BLOCCARE IL FENOMENO DELL’ABUSIVISMO EDILIZIO CHE HA DISTRUTTO IL TERRITORIO. MANDIAMO QUESTI UOMINI DOVE SERVONO

La repubblica di Ventotene
famo un pò come ca…o ce pare

Ventotene: Siamo in Italia e non possiamo meravigliarci, ma in una nazione
normale sarebbe tutto diverso.
Come può un sindaco indagato per omicidio restare al suo posto?
Come può un assessore al bilancio e un intero consiglio, passare indenne
alle
indagini dovute della corte dei conti?
Come si può stabilizzare un dipendente comunale senza avere la necessaria
copertutra economica?
Come si può pagare un milione di euro a triennio ad una azienda che dovrebbe
fare la raccolta differenziata su uno scoglio di tremila persone e invece la
raccolta non supera il 20%?
Come può una Riserva Marina e Terrestre,spendere quasi 5 milioni di euro in
dieci anni e non avere una zoonizazione a terra e un piano regolatore?
Come può un comune mantenere 40 dipendenti a vario titolo ma senza nessun
raggiungimento degli obiettivi?
Come può un consigliere comunale imprenditore,prendere appalti dal comune?
Come si possono costruire intere abitazioni o strutture alberghiere in zone
vincolate?
Come si fà a dire che l’isola era sicura, anche dopo la sciagura del 20
aprile?
Come si può non pagare l’ICI e affittare in nero più di una casa?
Cosa fanno 10 finanzieri sull’isola?
Cosa fanno 5 carabinieri sull’isola?
Cosa faceva la Guardia Costiera su un’isola così salvaguardata?
Come può, una società di navigazione in fallimento, assumere nuovi guardiani
notturni per navi e aliscafi?
Se a tutto questo non riuscite a dare risposta, non vi preoccupate siete su
un’isola a parte, una repubblica democratica basata sul compromesso….
Tu me daje na cosa a me e io te dong!!!

fonte: TG Com   postato da: ermoralizzatore

Beni mafiosi all’asta? Lo Stato vuole fare “Cassa” rischiando, però, che essi ritornino nelle mani dei mafiosi

Continuano le confische dei beni appartenenti alle cosche. Un nuovo, controverso, provvedimento vorrebbe permetterne la vendita all’asta. Che fine farà il capitale immobiliare strappato alla criminalità organizzata?

Mafia Spa, la prima azienda italiana per fatturato e crescita
Nell’ultima operazione della Direzione Investigativa Antimafia di Napoli a carico di 19 persone, ritenute riciclatori dei soldi del clan dei Casalesi, sono stati sequestrati beni valutati in oltre 120 milioni di euro, appartenenti alle cosche. I presunti prestanome delle famiglie camorristiche acquistavano beni immobili alle aste giudiziarie, ottenendo così la proprietà di lussuosi appartamenti a prezzi molto inferiori a quelli di mercato.

Che fine farà, adesso, il capitale immobiliare strappato alla criminalità organizzata?
Sarà destinato ad “uso sociale”, secondo la legge istituita tredici anni fa grazie alla campagna di Libera e frutto, prima ancora, dell’impegno di Pio La Torre?
Oppure i beni saranno venduti in nuove aste, i cui proventi serviranno a finanziare sicurezza e giustizia, come vorrebbe l’emendamento alla Finanziaria 2010?

Il controverso articolo presentato da Maurizio Saia (An) già approvato al Senato e all’esame della Camera, prevede infatti che i beni confiscati alla criminalità organizzata “di cui non sia possibile effettuare la destinazione o il trasferimento per le finalità di pubblico interesse” entro i termini di 90 giorni, vengano destinati alla vendita. Il ricavato dell’alienazione di circa 3mila immobili confiscati alla mafia andrà, si legge nella proposta, al 50% al ministero dell’Interno per la tutela della “sicurezza pubblica e del soccorso pubblico” e il restante 50% al ministero della Giustizia “per assicurare il funzionamento della giustizia”.

Il ministro dell’interno, Roberto Maroni, rassicura i cittadini sul rischio che i beni confiscati alla mafia vengano rivenduti alla criminalità e definisce «assolutamente infondate» le preoccupazioni emerse in questi giorni a proposito dell’emendamento. «Il meccanismo è molto semplice», precisa Maroni, «Innanzitutto, il bene sequestrato deve essere preventivamente destinato a un utilizzo per fini sociali.  Se non c’è possibilità di utilizzare questi beni, il Prefetto decide se si possano mettere all’asta».

Di diversa opinione il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, che paventa il rischio di un paradosso aberrante: «in un momento di crisi economica e di interventi nelle aste ai fini di farle andare deserte, si potrebbe correre il rischio di vendere a prezzi stracciati questi beni. Beni che poi servirebbero a finanziare il ministero dell’Interno e della Giustizia e quindi la legge sul processo breve. Alla fine, se li acquistano i mafiosi saranno loro a finanziare la nostra attività».

Libera, una rete di organizzazioni impegnate nella lotta alla mafia, fondata e presieduta da Don Ciotti lancia una campagna contro l’emendamento.
Decine di cooperative che aderiscono a Libera vedono tantissimi giovani quotidianamente impegnati su quelle terre, che una volta erano patrimonio delle mafie. Rappresentano la quotidiana materializzazione di una sorta di “antimafia sociale”. «Non vendiamo quei beni confiscati che rappresentano il segno del riscatto di un’Italia civile, onesta e coraggiosa. Perché quei beni sono davvero tutti “cosa nostra”» conclude così l’appello dell’associazione.

(Tratto da Virgilio Notizie)

Quel filo (quasi) invisibile tra Baffino e Caimano

D’Alema (che nega) parlava della magistratura come “la più grande minaccia allo Stato italiano”. Chi vi ricorda?

“Sebbene la magistratura italiana sia tradizionalmente considerata orientata a sinistra, l’ex primo ministro ed ex ministro degli Esteri Massimo D’Alema ha detto lo scorso anno all’ambasciatore che la magistratura è la più grande minaccia allo Stato italiano“. E’ un cable del 3 luglio 2008 di Ronald Spogli, ambasciatore Usa a Roma, riportato da Wikileaks e pubblicato sul sito di El País. Baffino si difende e parla di “fraintendimento tra l’ambasciatore Spogli e me”. La rete però ora non fraintende: questo D’Alema e molti altri non lo hanno ancora ben compreso.

“Non ho mai proposto una di quelle che si chiamano leggi ad personam: le ha sempre volute qualcuno del mio staff o dei miei avvocati, tipo l’onorevole Ghedini. Comunque i miei processi sono incredibili e ridicoli: posso provare per documenti che i Pm sono esilaranti. Le toghe rosse sono eversive, e lo proverò: in quel caso sarà il caso di istituire una commissione d’inchiesta sulla magistratura, che indaghi se non esistano fra le toghe delle associazioni a delinquere”. Lo ha detto ieri Silvio Berlusconi nella conferenza stampa di fine anno.

Baffino e Caimano: opposte fazioni, ma unite da un filo nemmeno tanto invisibile. Sono loro e continuano ad essere loro i protagonisti della scena politica italiana. Chi sul palco (Berlusconi), chi dietro le quinte (D’Alema). Berlusconi è tanto amato quanto odiato. D’Alema è molto più odiato, ma continua a orchestrare manovre in un centro sinistra senza bussola, checché ne dica Bersani. Saranno ancora loro i protagonisti del 2011, c’è da scommetterci. Il nuovo che avanza. Buone feste.

(Tratto da Politica in diretta)

Il confronto sulle mafie. Formia, il convegno organizzato dall’Associazione Caponnetto. La politica, quasi tutta, diserta il convegno

A breve saranno pubblicati alcuni passaggi delle intercettazioni che riguardano l’inchiesta «Formia connection», nelle quali sarebbero evidenti gli accordi intercorsi tra esponenti della società civile e politica di Formia con importanti esponenti della camorra, in merito ai cosiddetti voti di scambio. Ovvero promesse di agevolazioni, appalti, e tutto quanto possibile per permettere alla malavita organizzata di riciclare investendo il proprio denaro sporco, in cambio di pacchetti di voti utili alle elezioni per promuovere il politico di turno che accetta di acconsentire allo scambio. Queste spaventose dinamiche che emergono dall’operazione «Formia connection», iniziata nel 2004 e che evidenziò gravi pressioni sulle cooperative locali, sarebbero state estrapolate dall’Associazione Antonio Caponnetto con la volontà di pubblicarle a breve sul proprio sito. «Saranno rivelazioni sconvolgenti», ha preannunciato il presidente dell’associazione Elvio Di Cesare nel corso del convegno sulle mafie intitolato «Mafie vicine e lontane» che si è svolto giovedì nella sala Ribaud del palazzo comunale a Formia. Un convegno al quale hanno preso anche parte un imprenditore della provincia di Agrigento che vive sotto scorta dopo aver denunciato i suoi strozzini Ignazio Cutrò, il rappresentante del sindacato CGIL di Polizia di Frosinone Marco Gallo e infine il dottor Putorti della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma. Certamente il momento più emozionante della serata, oltre alla notizia della pubblicazione delle intercettazioni, è stato quello durante il quale ha preso la parola Ignazio Cutrò raccontando della sua vita quotidiana «come se fosse un carcere solo per aver denunciato dei mafiosi. Ma la vera denuncia – ha proseguito Cutrò – va rivolta contro tutte quelle componenti della vita civile, istituzionale e anche religiosa di questo Paese che sanno solo spendere belle parole ma che poi di fatto ti lasciano completamente solo nei casi analoghi al mio. E proprio questo è ciò che non deve accadere, perchè essere lasciati soli quando si vive con la paura di morire e di far morire la propria famiglia, può significare morire psicologicamente e economicamente prima che fisicamente». E proprio questa denuncia ha portato nelle scorse settimane il signor Cutrò a mettere in vendita i propri organi su E-bay per protestare contro la mancanza di un sostegno morale ed economico delle istituzioni in seguito agli attentati incendiari che la sua impresa ha subito. Lo stesso monito è stato lanciato anche dal presidente Di Cesare che ha più volte sottolineato con forza il «pericolosissimo disinteresse degli esponenti della vita politica cittadina nessuno dei quali presente all’incontro».

Adriano Pagano

(Tratto da Terracina Social Forum)

La lotta ai patrimoni mafiosi in provincia di Latina. Avanti così perche siamo solo alla punta dell’iceberg

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Parte significativa dell’economia pontina è ormai nelle mani delle mafie. Se la Guardia di Finanza desse anch’essa impulso alle indagini sull’origine probalmente illecita di molti capitali che sono stati e vengono investiti in provincia di Latina, come ha fatto e sta lodevolmente facendo in provincia di Frosinone, a quest’ora l’elenco dei sequestri e delle confische sarebbe molto, molto più lungo

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Sabaudia. I legami con parte della politica. Cercate nel passato, a cominciare dalla storia dell’ex pollificio a Borgo Vodice

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La mafia senza politica è una montagna di merda e basta. Il nostro ruolo e quello di tutte le persone perbene

LA MAFIA, SENZA LA SPONDA POLITICA, E’ UNA MONTAGNA DI MERDA E BASTA

E’ la politica che dà una legittimazione alle mafie.

Senza la politica queste sono una montagna di merda e basta.

Mafia –politica: il binomio da rompere, a tutti i costi.

Bisogna essiccare lo stagno per ridurre i mafiosi al loro stato naturale, per affidarli al loro destino: o morti ammazzati o in galera.

Come è stato fatto con il terrorismo, che è stato sconfitto perché la politica si è rifiutata, alla fine, di sostenerlo.

La mafia va vista per quello che è: un motore della mancata crescita del Paese, delle regioni e dei territori da essa dominati.

La negazione dello sviluppo.

Economico ed umano.

Della stessa persona umana.

Sostenerla è un grave delitto contro la stessa persona, contro noi stessi, contro i nostri figli.

Chi sostiene i mafiosi, chi li favorisce, chi li aiuta in un modo o in un altro, agisce contro i propri interessi, contro gli interessi della collettività.

L’impegno della nostra Associazione, di tutti gli iscritti, i simpatizzanti, di tutte le persone perbene, deve essere finalizzato a recidere i legami fra mafie e quei politici corrotti che rappresentano la fonte alla quale si abbevera la criminalità organizzata.

Un impegno che va accentuato con l’anno nuovo.

E’, questo, lo sforzo che chiediamo di fare a tutti coloro che apprezzano quanto noi facciamo e che ci vogliono dare una mano.

Per il bene del Paese e del Lazio.

Parlare di mafia in giro e tentare di coscientizzare le persone è opera lodevole, ma non basta.

Non comportiamoci come quei medici che, mentre discutono sulla genesi della malattia, fanno morire l’ammalato.

Il Paese e la nostra Regione sono invasi ormai dalle mafie, da tutte le mafie, militari, economiche e politiche, e noi non abbiamo più tempo per parlare e basta.

Bisogna agire, osservare bene quanto si verifica vicino a noi e denunciare, denunciare, denunciare.

L’Associazione c’è per questo!

Un impegno con Gigi Daga

UN IMPEGNO CON GIGI DAGA CHE INTENDIAMO ASSOLUTAMENTE ONORARE

Ce lo diceva sempre: ”Bisogna assolutamente recidere i legami che ci sono fra politica e mafie”.

Ce lo ha ripetuto fino all’ultimo, fino a quando ha potuto parlare.

E noi lo abbiamo visto impegnato fino alla fine, a nome dell’Associazione, su questo fronte.

Fino a pagare prezzi altissimi, in termini di procedimenti giudiziari intentati a suo carico a seguito di querele e richieste risarcitorie.

E noi contiamo di seguire il suo esempio, costi quel che costi.

Purtroppo, le carenze della legislazione in materia antimafia comportano anche questi rischi perché non ti è concesso chiamare mafioso colui che, pur essendolo, non è stato condannato per il reato di associazione mafiosa in maniera definitiva, in Cassazione.

Ne siamo consapevoli.

Ma, come Gigi Daga, noi non intendiamo tradire l’impegno assunto con la nostra coscienza.

Fare antimafia seria, oggi, costa e costa molto.

Non solo dal punto di vista economico, essendo noi non finanziati da chicchessia, o da quello della incolumità fisica, ma, soprattutto, da quello giudiziario.

Oggi i mafiosi difficilmente ti sparano; preferiscono chiederti i soldi, levandoli ai tuoi figli.

Gigi ha corso questo rischio tutti i giorni perché parlava chiaro e forte.

Senza paura.

Se non si recidono i rapporti mafia-politica, ci diceva sempre, ogni nostro sforzo sarà vanificato.

Perché qua è il punto: mafia-politica.

La mafia bianca, quella dei colletti bianchi, delle persone cosiddette perbene annidate nelle stanze del potere, in tutti gli interstizi delle istituzioni e dei partiti.

Lo constatiamo ogni giorno nell’atteggiamento e nelle azioni di molti, moltissimi che “contano”.

Di coloro che quotidianamente ti dicono “ma chi te lo fa fare, tanto l’Italia è marcia e le cose debbono andare avanti così”; dell’amministratore pubblico che ti guarda, sornione e beffardo, dall’alto del suo scranno, trattandoti come un diffamatore ed un impostore;

del professionista che non si preoccupa dell’odore e del colore dei soldi; e via di questo passo.

All’infinito, senza risparmiare alcuna categoria.

Persone come noi, come il caro Gigi, rischiano di essere definite persone che vanno controcorrente, dei sognatori, dei pazzi. Dei disturbati, come qualcuno ha definito i magistrati.

Ma noi preferiamo apparire tali ed essere come siamo.

La nostra coscienza, il nostro amore per il Paese, per la Giustizia, ci impediscono di essere diversi da quello che siamo.

E lo facciamo anche per i nostri figli, i nostri nipoti, per i giovani tutti, per il loro avvenire.

Gigi, se dal di là ci senti e ci vedi, ti assicuriamo che continueremo su questa strada, senza titubanze, senza paure.

Costi quel che costi.

Noi possiamo vantarci, come tu ti vantavi, di appartenere ad un’Associazione, la nostra, che fa dell’antimafia seria, non parolaia.

Smistata a Civitavecchia la droga per la Lombardia. Un’altra conferma della presenza asfissiante delle mafie

Smistata in città la droga per la Lombardia

CIVITAVECCHIA – Civitavecchia ancora una volta al centro di traffici illeciti legati alla droga. Questa volta le indagini sono partite da Como, dove la Guardia di finanza ha messo le mani su un giro malavitoso connesso al traffico internazionale di cocaina, eroina e marijuana, ricostruendo una mappa che oltre all’Italia tocca il Belgio, la Svizzera, l’Olanda, la Slovenia, la Macedonia, la Spagna e l’Austria. In particolare gli uomini della tributaria hanno scoperto alleanze inquietanti tra gruppi albanesi e la criminalità organizzata calabrese, con presunti esponenti della ‘ndrangheta attivi alle porte di Milano e arrestati nei giorni scorsi in un blitz antimafia del pm Boccassini. Un sodalizio che coinvolge anche Civitavecchia: la droga proveniente dall’estero e in particolare dalla Spagna arrivava in città via mare, a bordo di Tir che si imbarcavano a Barcellona. Una volta a Civitavecchia in qualche autogrill avveniva il passaggio di consegna dei carichi di cocaina e marijuana, quasi interamente destinati alla Lombardia. Il bilancio dell’operazione delle fiamme gialle conta 29 persone arrestate, 11 denunciate e 56chili di droga sequestrati insieme a due autoarticolati, sette auto, 20mila euro in contanti e diversi cellulari.

(Tratto da CivOnline)

Un ricordo toccante del nostro V. Presidente Gigi Daga

Luigi Daga, …bioregionalismo ed umanità

….Alcune note un po’ tristi, un uomo politico che ho conosciuto e rispettato in passato il 16 dicembre u.s. se ne é andato… si tratta di Luigi Daga. Un esponente del vecchio PCI, poi confluito nel PDS, che fu consigliere regionale ed anche assessore nel Lazio. Successivamente fu compagno e portavoce di Achille Occhetto, il fondatore del PDS esautorato dal “deputato di Gallipoli” (sapete chi è vero?). Ma Luigi Daga, lasciando Tarquinia, la città di cui fu anche “primo” cittadino, è semplicemente “andato avanti” nella regione dove tutti lo raggiungeremo. In quel luogo di giudizio lui non avrà nulla da rimproverarsi, poiché lui sino all’ultimo è stato coerente con le sue idee e con se stesso. Ad esempio quando era diventato assessore regionale per il rinnovo delle istituzioni, sotto Badaloni, allorché si accorse che non poteva minimamente operare quel cambiamento auspicabile e che tutte le sue proposte venivano bocciate (dalla
segreteria politica del “baffetto” che manovrava il timone sotto coperta), non esitò a dimettersi (come per altro aveva fatto degnissimamente il suo compagno Achille Occhetto). Le sue dimissioni da assessore regionale fecero scalpore perché già si stava affermando in politica l’uso malsano che chi accaparra una poltrona ci si incolla sopra, costi quel che costi.. (vedi i fatti recenti in parlamento). E quali erano le innovazioni che Luigi Daga proponeva alla Regione Lazio? Tanto per cominciare il decentramento amministrativo, sotto forma anche di riaggiustamento delle competenze e delle delimitazioni territoriali. Daga fu il primo uomo politico ad appoggiare apertamente le idee bioregionali del far combaciare le aree omogenee e le matrici culturali con gli ambiti delle province storiche. Apertamente, contro tutti, caldeggiò la riaggregazione della Tuscia storica unificando i suoi territori smembrati durante il fascismo e suddivisi tra la Provincia di Roma e quella di Viterbo (senza dimenticare Orvieto e la Maremma). Il suo sogno era di veder la Tuscia risorgere e riacquistare integrità territoriale e culturale oltre che economica… e la stessa cosa auspicava per la Sabina e per gli altri territori che erano stati penalizzati per favorire la crescita smisurata di Roma. Insomma le sue idee avrebbero condotto il Lazio verso un vero federalismo bioregionale, compensando Roma con lo status amministrativo di Città Regione / Capitale. Ricordo tra l’altro che a suo tempo fu uno dei promotori della variazione della legge che condannava il borgo di Calcata all’abbattimento e contribuì, assieme a Primo Mastrantoni, altro benefattore di Calcata, a formulare una nuova Legge Regionale che prevedeva il recupero dell’abitato storico e concedeva il “diritto” ai suoi riabitanti di esserne cittadini a tutti gli effetti. Anche questa del “riabitare” pienamente i luoghi è uno degli indirizzi bioregionali, che non riconoscono l’etnia come primaria (il contrario del federalismo bossista) bensì considerano la piena adesione al luogo ed alla comunità, indipendentemente dall’origine etnica. La sua battaglia emendatrice della politica, trascorsa l’esperienza in Regione, continuò, nei limiti del possibile, nella sua Tarquinia ove combatté sino all’ultimo contro lo sperpero e la corruzione e contro la mancanza di trasparenza e l’amoralità politica. Mi duole che siano spesso i migliori a lasciare questo mondo… ma allo stesso tempo son lieto che “andando avanti” (e qui intendo in ogni senso) uomini come Luigi Daga abbiano fornito un esempio e stabilito con la loro condotta le pietre miliari di una nuova società. Voglio accomunare al ricordo di Luigi Daga anche l’ignoto barbone che non ha potuto trovare umana accoglienza a Viterbo, morendovi nottetempo nel gelo. Per significare come la classe politica ed amministrativa della Tuscia abbia ancora molto da apprendere in fatto di “coscienza etica”…..

Paolo D’Arpini,

portavoce della Rete Bioregionale Italiana

Notte

Nella campagna alle porte di Viterbo
nel suo rifugio di cartone e compensato
iernotte hanno trovato i carabinieri
morto di freddo un uomo
immigrato dalla Romania, mio coetaneo.

Non e’ una notizia
non e’ niente
e’ solo l’orrore
quotidiano.

L’orrore quotidiano
di un paese razzista che sperpera
miliardi di euro per comprare
cacciabombardieri
ad armamento anche nucleare
e lascia morire di freddo i poveri cristi.

Beppe Sini

(Tratto da CivOnline)

Circolo Larus Legambiente Sabaudia – Consiglieri e indagati. Un binomio impossibile

TROPPI INDAGATI NELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI SABAUDIA E IL CONSIGLIERE DI MAIO RIMANE AL SUO POSTO!!

UNICA STRADA PER DIFENDERE LA CITTA’ SONO LE IMMEDIATE DIMISSIONI DEL SINDACO LUCCI

SABAUDIA, 23.12.2010

La città di Sabaudia era ricordata, fino a qualche anno fa, come città verde nel Parco nazionale del Circeo. Una città indissolubilmente legata al suo territorio, che ricorda le meravigliose suggestioni metafisiche alla De Chirico o le ambientazioni sceniche di Carrà. Le Corbusier la definiva <<un dolce poema, forse un pò romantico, pieno di gusto, segno evidente d’amore>>.

Di quel dolce poema romantico è rimasto solo un vago ricordo, umiliato da cementificazione selvaggia, una conflittualità istituzionale oltre ogni limite di decenza, crisi ambientali, economiche e occupazionali, diffusa illegalità, interessi malavitosi e radicalizzazioni mafiose.

Oggi Sabaudia è una città, stando a quanto riportato dagli organi di stampa, piegata da numerose inchieste della Magistratura, intervenuta per reprimere reati gravissimi: dall’abusivismo edilizio, all’associazione mafiosa, dal falso ideologico, alla turbativa d’asta, al riciclaggio. Per trovarne conferma è sufficiente passeggiare per il centro della città e osservare i numerosi locali posti sotto sequestro.

Le imputazioni della Magistratura sono gravissime e riguardano direttamente alcuni amministratori comunali impegnati nella maggioranza con incarichi di prestigio e responsabilità. Osservare questi ultimi continuare ad esercitare le proprie funzioni, senza sentire il dovere morale di dimettersi restituendo il proprio mandato rappresenta, agli occhi della cittadinanza, un’immagine indecorosa della propria classe dirigente. Il tentativo di alcuni consiglieri di difendersi, mascherandosi dietro la retorica del mandato elettorale ricevuto democraticamente dai cittadini, significa solo perseverare in comportamenti politicamente insostenibili. Bisognerebbe chiedere oggi ai cittadini se ciò che desideravano al momento del voto era questo immobilismo, questa paralisi dell’attività politica e amministrativa, il clima di oppressione che si respira, la crisi occupazione che affligge i tanti lavoratori e giovani di Sabaudia.

Tra tutti i reati imputati ai consiglieri di maggioranza dell’amministrazione comunale, spicca per gravità, quello di associazione mafiosa, riciclaggio, abusivismo edilizio, turbativa d’asta, in capo al consigliere Rosa Di Maio, figlia di quel Salvatore Di Maio, già indagato, come la figlia, dalla D.D.A. di Napoli, quale presunto affiliato al clan Cava e presunto amministratore dei denari e degli immobili di uno dei clan più pericolosi della camorra campana. Il consigliere Di Maio continua ostinatamente a rappresentare, conservando la sua carica, la città di Sabaudia, così come continua a conservare la titolarità di funzioni in seno all’amministrazione, come quella di membro di ben due commissioni, tra cui, incredibilmente, quella di vigilanza.

La sua presenza nell’assise comunale è stata denunciata fin prima delle consultazioni, tanto che alcuni giornali ne parlarono a livello nazionale, dalle associazioni ambientaliste e che si occupano di legalità, come Legambiente, Libera, l’associazione Caponnetto.

Oggi la situazione è divenuta vieppiù grave in presenza di sequestri eseguiti dalla Polizia a beni immobili per un valore di circa 2 milioni di euro, che insieme ai sequestri precedenti portano la cifra dei sequestri effettuati alla famiglia del consigliere ad oltre 33 milioni di euro. In questa situazione è stata presentata al Ministro dell’Interno un’interrogazione parlamentare per verificare l’eventuale presenza di condizionamenti mafiosi sull’attività politico-amministrativa nel Comune di Sabaudia e nel caso decretare lo scioglimento del Consiglio comunale.

Le mancate dimissioni del consigliere aggravano una situazione già pesante in un Comune dove sono numerosi gli indagati per reati legati all’abusivismo edilizio: una crisi etico-morale ancor prima che politica che svilisce e umilia un intero territorio, che piega e deprime la cittadinanza.

Il circolo Larus apprezza la decisione del Sindaco di Sabaudia, Maurizio Lucci, che si è detto disponibile a rassegnare le dimissioni qualora la Di Maio non si facesse da parte. D’altro canto, il Sindaco non può negare oggi di aver scelto un’alleanza elettorale con una persona che, seppur con un processo in corso, risultava già indagata per presunti collegamenti con realtà di stampo mafioso al tempo della sua candidatura.

Alle parole del Sindaco Lucci devono però ora coerentemente seguire i fatti.

Ben vengano quindi le dimissioni del Sindaco e di tutti quelli che hanno fatto dell’abusivismo edilizio e del conflitto tra enti e istituzioni il pane quotidiano dello scontro politico, abbandonando di fatto la cura della città e del territorio. I dati sull’abusivismo edilizio, la storia recente dei rapporti tra amministrazione comunale e Ente Parco, le note vicende legate alla darsena e al Lago di Paola che hanno visto l’amministrazione schierarsi in favore di chi ha per anni deturpato il territorio, la questione della legalità e della lotta alla criminalità organizzata, dimostrano la necessità e l’urgenza di una scelta di questa natura.

Da due anni le televisioni e i giornali si occupano costantemente di reati commessi o presunti e appare grave il fatto che anziché depurare questi luoghi dalle illegalità, l’amministrazione abbia addirittura ritenuto utile mettere un “bavaglio” alla stampa. Scelta che l’amministrazione si è dovuta rimangiare ma che appare grave alla luce delle operazioni effettuate ultimamente dalla Questura di Latina.

Per questa ragione, rivolgendoci direttamente al Sindaco Lucci, gli chiediamo di mantenere l’impegno preso in Consiglio comunale, dimostrando coerenza con quanto dichiarato e amore per la città. Che rassegni al più presto le dimissioni, che liberi l’assise dai terribili sospetti, dai processi, dai sequestri, dagli abusi, dalle prepotenze e dai possibili condizionamenti. Si tratta dell’unica strada percorribile per il bene di Sabaudia.

Distinti saluti

Il direttivo del circolo Larus Legambiente di Sabaudia

La DDA di Napoli acquisisca anche gli atti relativi all’ex pollificio di Borgo Vodice e agli attacchi durissimi che subimmo noi sui giornali per esserci opposti alla realizzazione della struttura approvata sia dal Comune che, in prima battuta, dalla Regione Lazio

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Le complicità oggettive o soggettive della classe politica pontina. Il problema mafie è la prima emergenza pontina e nessuno ne parla

Le complicità oggettive o soggettive di una parte consistente della classe dirigente politica della provincia di Latina da un lato, l’ignavia di un’altra parte significativa dall’altro fanno sì che questo territorio sta finendo grado a grado sotto il dominio della criminalità organizzata.

La camorra campana già lo considera come “ cosa nostra” e così, purtroppo, è.

Se non si recidono i legami fra politica e mafie tutto il lavoro fatto e che fanno investigatori e magistrati rischia di essere vanificato.

Ormai le situazioni acclarate cominciano ad essere tante e moltissime altre sono ancora da accertare.

Fondi, Sabaudia, Formia e chi più ne ha più ne metta.

Ci limitiamo alle situazioni ormai note a tutti.

Non si è voluto indagare a fondo fino a qualche tempo fa, come dimostrano, pur con sfaccettature diverse, i “casi” di Sabaudia e Formia.

Nel secondo “caso”, in verità, nessuna colpa può essere attribuita alla Polizia di Stato, la quale con l’inchiesta “ Formia Connection” ha fatto fino in fondo il suo dovere, dimostrando, con le intercettazione telefoniche effettuate, che quei collegamenti ci sono e da tempo.

Altri non hanno fatto quello che avrebbero dovuto fare.

Cosa diversa si è verificata a Sabaudia dove si sapeva e si è aspettato che intervenissero la DDA di Napoli ed il Questore D’Angelo prima di cominciare a gridare.

La verità è una sola e riguarda la… politica.

Una parte della classe politica è oggettivamente o soggettivamente complice delle mafie, collusa.

Un’altra parte, quella non collusa, è afflitta da una forte dose di ignavia.

C’è un’altra piccola parte che mostra sensibilità, ma non riesce a far prevalere le proprie posizioni.

L’altra sera, al convegno di Formia, ha fatto capolino un solo consigliere, del PDL.

Tutti gli altri, di sinistra, di centro, di destra, assenti.

Erano presenti, come esponenti dei partiti politici, un paio di rappresentanti locali della Federazione della Sinistra ed uno della sezione dell’Italia dei Valori di Itri (si badi bene, di Itri, non di Formia).

Del PD hanno partecipato, ma a titolo personale, un paio di consiglieri di altri Comuni.

Del PD di Formia nemmeno l’ombra.

Nel convegno dello scorso giugno a Gaeta si è verificata la stessa situazione.

Presenti, infatti, sono stati solamente un paio di esponenti locali della SEL.

Tutti gli altri, amministratori comunali, segretari sezionali e quant’altri hanno dato forfait.

Latitanza piena. Assoluta.

Il problema mafie non interessa evidentemente a questi signori.

Un segnale, questo, inquietante che lasciamo al giudizio di chi ci legge.

Il problema è tutto qua: mancano gli anticorpi e se qualche iniziativa, di tanto in tanto, viene assunta da qualcuno – vedi Fondi, ora Sabaudia – lo si deve tutto e solo alla sensibilità individuale e non collettiva di un partito o di una coalizione.

Ci sono situazioni da brivido, a Formia, a Gaeta, a Itri, a Sperlonga, a Terracina, a Fondi ecc. ecc. , dove le mafie stanno comprando pure le pietre delle strade e nessuno grida, nessuno denuncia, nessuno attiva i canali investigativi e giudiziari competenti. Nessuno fa interrogazioni parlamentari.

Cos’è tutto ciò se non complicità?

La DDA di Napoli acquisisca anche gli atti relativi all’ex pollificio di Borgo Vodice e agli attacchi durissimi che subimmo noi sui giornali per esserci opposti alla realizzazione della struttura approvata sia dal Comune che, in prima battuta, dalla Regione Lazio

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