Archivi del mese: Agosto 2009

Le responsabilità anche dei partiti della sinistra nella lotta contro massoneria, mafie e corruzione

E’ GIUNTA L’ORA DELLA VERITA’ SULLE RESPONSABILITA’ DI UNA SITUAZIONE DRAMMATICA CHE INVESTE FONDI E L’INTERA PROVINCIA DI LATINA. LA MAFIA C’E’ DA ALMENO 30 ANNI E NON SI E’ VOLUTA COMBATTERE! NESSUNO l’HA VOLUTA COMBATTARE SERIAMENTE, AL DI LA’ DEI PROCLAMI E DELLE ENUNCIAZIONI…

Abbiamo fatto il giro delle sette chiese nella Capitale.

Siamo andati dal Sen. Giovanni Russo Spena del PRC, dalla Sen. Franca Rame dell’IDV, dal sen. Stefano Pedica dell’IDV, dall’on. Fabio Evangelisti dell’IDV.

Non siamo andati da quelli del PD perché eravamo sicuri di ottenere lo stesso risultato.

Nulla. Nulla di nulla.

A tutti abbiamo denunciato l’inefficienza della Procura della Repubblica di Latina (e di Frosinone) sul piano dell’azione contro le mafie ed a tutti abbiamo chiesto, dopo averli forniti di un’ampia documentazione al riguardo, di presentare un’interrogazione, una mozione al Parlamento con la richiesta delle sostituzione dei due Procuratori Capo.

In frontiera non si possono tenere Procuratori che fanno dell’ordinaria giustizia, fautori della tesi “tutto è sotto controllo”, smentendo in sostanza quanto dichiarano da decenni al riguardo magistrati antimafia e organismi investigativi centrali e qualificati e le stesse Commissioni Parlamentari antimafia a proposito del radicamento mafioso nel Basso Lazio.

Gravissime responsabilità quelle di costoro e dei loro partiti. Responsabilità cui si deve l’attuale stato di cose.

Oggi che la situazione è diventata drammatica, con le mafie che sono annidate dappertutto, nelle istituzioni, nei partiti, negli studi professionali, nella società, si fa finta di gridare, si organizza qualche manifestazione sparuta, si cloroformizza l’opinione pubblica con dichiarazioni d’effetto,; ma MAI nessuno che abbia pensato finora ad OCCUPARE IL PARLAMENTO CON CENTINAIA DI PARLAMENTARI che protestino vistosamente contro il comportamento del Governo per la “questione Fondi”.

Se Don Ciotti, e, poi, Veltroni. Di Pietro e quant’altri che dicono di occuparsi del “caso” l’hanno, come effettivamente è, definito “un caso nazionale”, siano coerenti e lo trattino come “caso nazionale” veramente e non solo a parole.

C’è un Governo che non vuole sciogliere un Comune che un Prefetto della Repubblica e lo stesso Ministro dell’Interno definiscono condizionato dalle mafie.

Un fatto gravissimo, unico nella storia della Repubblica italiana.

E ci si limita a qualche esibizione pirotecnica di un senatore, a qualche dichiarazione sdegnata e tutto finisce qua…

Poveri noi!

In un’Italia fatta di gossip, di veline, di escort, di massoni, di mafiosi ed, oggi – sembra – anche di storie di… cuore… -, serve ben altro: una rivolta culturale e morale, prima che politica!

Caso Fondi. Anche storie d’amore???

TRA STORIE DI VELINE, ESCORT, SENTIMENTALI E MAFIE LA NOSTRA CLASSE DIRIGENTE NON STA FACENDO DI CERTO NEL MONDO UNA BELLA FIGURA

Mancava questa storia di ministri… innamorati che subordinerebbero le loro decisioni relativamente al “caso Fondi” a motivi – mettiamola così -… di cuore…

Noi ci rifiutiamo di crederlo, tant’è incredibile la versione.

Se così fosse, infatti, la notizia occuperebbe a quest’ora le prime pagine della stampa internazionale, già affatto tenera con il nostro Paese.

Certo è che, innamorati o meno, il governo con questa storiaccia di Fondi non ci sta facendo fare una bella figura nel mondo civile. A tutto il Paese, compresi noi purtroppo.

Se avesse deciso di “no”, forse avremmo fatto una figura un pochino più dignitosa.

Ma, tant’é.

Ogni popolo ha la classe dirigente che merita.

D’altra parte, con un popolo costituito, come faceva notare Churchill, prima da 45 milioni di fascisti, poi da 45 milioni di antifascisti e partigiani, che ha perso perfino la capacità di indignarsi (come non dare ragione a Giorgio Bocca in quello che scrive in “Napoli siamo noi “?), in un Paese che è stata la patria del “ trasformismo” e del malaffare, c’è da aspettarsi di tutto. O no?

In un altro Paese, a quest’ora ci sarebbe stata la rivolta. Pacifica, ovviamente!

Fondi come Paternò. Che fa il governo ora, non scioglie le amministrazioni?

Leggi l’articolo de La Provincia

L’invito del Dr. Capaldo, capo della DDA di Roma, alla “politica” ad assumersi le proprie responsabilità nella lotta alle mafie, è purtroppo destinato a cadere nel vuoto

HA RAGIONE IL DR. CAPALDO, CAPO DELLA DDA DI ROMA: LA LOTTA ALLE MAFIE NON PUO’ GRAVARE SOLAMENTE SULLE SPALLE DELLE FORZE DELL’ORDINE E DELLA MAGISTRATURA. SE NE DEVE FAR CARICO SOPRATTUTTO LA POLITICA. FINO QUA TUTTO BENE. MA COME FA “ QUESTA “ POLITICA SE PROPRIO ESSA HA DATO VITA AL “SISTEMA“ MAFIOSO?

Non a caso abbiamo voluto ricordare le due vicende di Borgo Vodice a Sabaudia e Bosco Faito a Ceccano.

Se non ci fossimo attivati noi, se non avessimo protestato, gridato, minacciato, a quest’ora due grandi opere sarebbero state realizzate con soldi quanto meno di provenienza incerta.

Ma noi non abbiamo gli occhi dappertutto, anche perché non siamo così numerosi da poter coprire tutto il territorio del Lazio.

Quante altre cose sospette passano, con l’aiuto o quanto meno con il tacito consenso di molti, da destra a sinistra, senza che noi ce ne accorgiamo!

D’altro canto, basti citare l’esempio di Fondi, un “caso” ormai di cui parlano addirittura le cronache internazionali, oltre a quelle nazionali!… Se la “politica” fosse intervenuta, come avrebbe dovuto, dieci anni fa, quanto ancora si era in tempo per estirpare il cancro, a quest’ora non ci troveremmo nella situazione in cui ci troviamo, una situazione, peraltro, ”coperta” oggi, com’è noto, proprio da pezzi della politica!… Ci sbagliamo?

Aspettare un atto di resipiscenza e, quindi, di assunzione di responsabilità, da parte del sistema politico è quanto mai illusorio.

Può starci –anzi sicuramente c’è, vedi il comportamento di Angela Napoli del PDL, di Beppe Lumia del PD e di qualche altro – il singolo che mostra ancora senso di attaccamento alle istituzioni, dell’onore, della legalità, della giustizia vera. Ma poi? E gli altri? Tutti gli altri?

E che fine fanno queste persone???

Lumia non fu estromesso dalle liste in Sicilia, come Diana in Campania? Di cosa allora stiamo parlando?

Mafia e corruzione sono connaturali al “ sistema” e ne fanno spesso parte integrante. Questa è la verità. Tragica.

Non ci facciamo confondere, quindi, da prese di posizione ed azioni estemporanee, singole, determinate da situazioni locali, da logiche di potere. Il discorso è generale e come tale va inquadrato. Sempre. Se non si riforma la politica, se non si mandano a casa intere classi dirigenti, se non nasce una politica del servizio alla collettività e non ai propri interessi personali, le mafie saranno sempre in mezzo a noi, nelle istituzioni, nei partiti, nelle professioni, nella nostra vita privata. E’ l’ecologia della politica che bisogna fare. Ma chi, se le maggioranze dei cittadini sono quelle che sono?

Il Dr. Capaldo non si faccia illusioni, purtroppo.

La lotta alle mafie (alle mafie, non alla mafia) l’hanno sempre fatta e sempre la faranno quelle poche persone che credono ancora nei valori della vera democrazia e della Giustizia con la A maiuscola. Soffrendo, rimettendoci su tutti i versanti ed in assoluta solitudine.

Tutto il resto sono chiacchiere ed aria fritta! Purtroppo, anche sul versante di taluni che dicono di volerla fare e di farla…

Una storia inquietante: quella dei Laghi pontini: soprattutto di quello Lungo di Sperlonga dove si praticano attività senza autorizzazione e concessione da parte di una società che cambia spesso nomi degli amministratori e sede sociale

Leggi l’articolo di Latina Oggi

E’ allarme generale. La mafia è dappertutto: nell’economia, nella politica, nelle istituzioni

Leggi l’articolo del Corriere della Sera

Il suicidio del Comandante della Compagnia della Guardia di Finanza di Fondi, capitano Fedele Conti. Una storia tutta ancora da scrivere. Non era assolutamente depressione, come taluno vuol, farci credere…

Leggi l’articolo di Latina Oggi

Quanta fatica costa fare seriamente azione antimafia! Due casi sconcertanti!

QUANTA FATICA COSTA FARE SERIAMENTE AZIONE ANTIMAFIA!

Da chi meno te l’aspetti, ti arriva il colpo alla schiena!

Qualche anno fa sudammo le classiche sette camicie per sventare ben due tentativi di insediamenti… sospetti… Uno a Borgo Vodice in quel di Sabaudia ed il secondo a Bosco Faito nel territorio di Ceccano.

Le amministrazioni comunali, la prima di destra e la seconda di centrosinistra, approvarono le varianti urbanistiche per consentire i due insediamenti e le pratiche passarono alla Regione Lazio per la definitiva approvazione.

Qua cominciò per noi il martirio.

Ne parlammo con tutti, o quasi, gli assessori, a cominciare dal Presidente, mettendoli in guardia…

Avemmo assicurazioni…

Qualcuno, però, volle metterci lo zampino e, in piena estate, la giunta regionale approvò entrambi i progetti. All’unanimità, sembra.

Gridammo, minacciammo, facemmo di tutto…

Solo dopo parecchio tempo, la Giunta revocò le relative delibere in autotutela…

Non si possono chiudere gli occhi nemmeno per un istante anche in ambienti in cui teoricamente dovresti stare tranquillo!

Frosinone e Latina, apparati dello Stato inadeguati nell’azione contro le mafie

E’ IL CANE CHE SI MORDE LA CODA. SE LE PROCURE ORDINARIE NON SONO ATTIVE SUL PIANO DELLA LOTTA ALLE MAFIE, ANCHE L’AZIONE DELLE FORZE DELL’ORDINE E’ INADEGUATA.

Ci sono Procure e Procure. Dipende tutto dalla sensibilità dei relativi capi. E dalle loro esperienze.

Stiamo parlando di azione di contrasto e di lotta alle mafie.

Stanno facendo un lavoro eccellente, pur con tutti i limiti derivanti dalla carenza di uomini, mezzi e quant’altro, quelle di Tivoli-Guidonia-dove c’è il Procuratore De Ficchy-, di Civitavecchia –dove c’è il Dr. Amendola – e di Velletri-dove da poco c’è il Procuratore Piro.

Anche quella di Cassino si sta attivando, dopo i cambiamenti ai vertici.

Di quelle di Latina e di Frosinone non possiamo dire la stessa cosa, malgrado la situazione gravissima in cui si trovano le due province ormai invase dalle mafie.

Allora Capo dello Stato, CSM e Ministero della Giustizia si diano una mossa per cambiare i vertici.

Ma qual’è la situazione in queste due province, soprattutto in quella di Latina?

A Frosinone fortunatamente è arrivato il Colonnello Salato che sta operando bene. Si cominciano ad vedere i primi frutti. C’è solamente ora da definire i casi del Prefetto, del Questore, del Comandante Provinciale dei Carabinieri e del Procuratore Capo che vanno sostituiti al più presto, se si vuole impostare un’azione incisiva contro le mafie.

A Latina è un dramma con i vertici della Guardia di Finanza e con la Procura della Repubblica.

Si fa scarsa, scarsissima azione antimafia e così non può durare a lungo.

Bisogna cambiare: Ed anche presto.

Caso Fondi: sarebbero loro i 3 Ministri che frenerebbero per lo scioglimento del Comune. Spuntano anche affari di cuore

Leggi l’articolo di Latina Oggi

I locali della costa ed i patrimoni? Finalmente! Mafia a Fondi non è solo nel MOF!

Leggi l’articolo di Latina Oggi

Di Pietro: Berlusconi nel mirino della mafia? La battuta di Bossi è la miglior dell’anno

INASPRIMENTO DELLA LOTTA ALLE COSCHE È SOLO VIRTUALE

Roma, 29 agosto 2009. Berlusconi è nel mirino della mafia? Antonio Di Pietro non ha dubbi: ciò che recentemente ha sostenuto il segretario della Lega Nord Umberto Bossi «la  battuta di Bossi è la miglior dell’anno». Il presidente dell’Idv ne parla in un intervento sul suo blog, nel quale spiega perchè l’affermazione non è credibile. «Quella del Tex Willer leghista -scrive Di Pietro riferendosi al Senatur- è una visione del mondo alla rovescia, una battuta da far rivoltare nella tomba le centinaia di eroi che nel mirino della criminalità ci sono finiti veramente, lasciandoci la pelle». «Il sottoscritto -prosegue Di Pietro- ha una versione dei fatti leggermente differente, che vede il presidente del consiglio oggetto di attenzioni pericolose per l’inasprimento della legge sulla confisca dei beni ai mafiosi.
Un inasprimento che rimarrà sulla carta dopo qualche strascico dovuto a procedimenti già in atto. Se da una parte infatti ci può essere stato un giro di vite, dall’altro si è di fatto tolta la possibilità che questo stesso sia efficace, grazie all’eliminazione per i magistrati del preziosissimo strumento delle intercettazioni attraverso una legge che ridurrà drasticamente la possibilità di assicurare alla giustizia i malavitosi». «Credo invece che possa anche essere realistica la versione del ricatto tramite scandali sessuali in cui Berlusconi si è comunque tuffato in qualità di ‘utilizzatore finalè – almeno stando alle parole del suo fido avvocato – con mani e piedi, ripetutamente. Credo inoltre che questa situazione conflittuale sia un invito amichevole a rispettare i patti stipulati con la mafia ed avviati con la nascita di Forza Italia, di cui parla anche la sentenza di condanna a 9 anni di reclusione per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa del senatore Dell’Utri».«Credo anche che questo strappo -prosegue il presidente dell’Idv- sia stato ricucito con l’assegnazione, che io ho definito ‘elargizione a prescinderè, di qualche miliardo al Sud, per investimenti tutti da definire, che però ha scongiurato la scissione del Partito del Sud dal Pdl. Insomma, signor Bossi, qualche scaramuccia è salutare tra simpatizzanti per ripartire con patti ben chiari per una amicizia lunga». «Certo, la criminalità organizzata ha molte facce e falangi che si muovono, a volte, in modo imprevedibile, per cui non escludo che il premier possa trovarsi in qualche situazione pericolosa, ma sono i rischi del mestiere di chi gioca col fuoco. Ritengo comunque che, metaforicamente, il suo alleato possa dormire su due guanciali, visto che ha sempre avuto giubbotti antiproiettile delle migliori marche, dalla Mangano alla Cuffaro, fino all’ultimissimo modello: il Dell’Utri -conclude Di Pietro- affidabilissimo e con una garanzia di ben 9 anni».

(Tratto da Melito Online)

Mafia, commemorazione Libero Grassi. La vedova «Lo Stato non c’è» (vedi il comportamento del Governo per Fondi!!!)

Palermo, 18° anniversario della morte dell’imprenditore che si oppose al racket

ROMA (29 agosto) – Una cerimonia oggi a Palermo ha ricordato, in occasione del diciottesimo anniversario dalla morte, l’imprenditore, Liberto Grassi, che si era ribellato al racket delle estorsionie e aveva invitato pubblicamente i suoi colleghi a reagire, ucciso il 29 agosto del ’91 da cosa nostra. Lo stato è assente nella lotta contro la mafia è il duro attacco della vedova Grassi, Piana Maisano: «Se lo Stato sono la magistratura, la guardia di finanza, la polizia e i carabinieri che lottano la mafia allora è presente, ma non è così. Lo Stato, – ha detto durante la cerimonia – quello che partecipa alle celebrazioni, purtroppo non c’è, è lontano dalla gente». Presenti anche molti commerciati e imprenditori, quel mondo che nel ’91 aveva voltato le spalle all’imprenditore siciliano. Alla cerimonia anche il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e Tano Grasso.

Il tabellone che ricorda «l’omertà di Confindustria». Nel tabellone affisso in via Alfieri, luogo della commemorazione di Grassi, campeggia ancora la storica scritta che ricorda come l’imprenditore fu ucciso, 18 anni fa, «grazie anche all’omertà di Confindustria». Il numero uno di allora degli industriali siciliani Salvatore Cozzo definì le denunce dell’imprenditore una «tammuriata» (esagerazione). «Questa frase oggi fa storcere il naso a qualche industriale – dice Alessandro Albanese, presidente del Consorzio Asi di Palermo e in prima linea nella lotta al racket del pizzo – Da confindustriale dico invece che è giusto che questa scritta rimanga, bisogna mantenere sempre viva la memoria e ricordare come si comportò l’associazione quando fu assassinato Libero Grassi».

«Oggi finalmente la coscienza civile degli imprenditori palermitani si è risvegliata, ci si è resi conto che la legalità è conveniente, dal punto di vista morale ed economico», dice Albanese. «La presenza alla cerimonia di numerosi imprenditori – conclude – dimostra che la svolta c’è stata ed è stata ben accompagnata dalle organizzazioni di categoria». Proprio nei giorni scorsi Confindustria Palermo ha espulso la prima azienda associata, l’Aedilia Venusta srl, perché «non in linea con il codice etico».

Procuratore nazionale antimafia: «Grassi è la bandiera alla lotto contro cosa nostra». «Non può che essere una bandiera per portare avanti la lotta alla mafia. Dobbiamo sempre più valorizzarne la memoria perché si tratta di una personalità che con la sua coraggiosa azione di opposizione netta, pubblica, tanto ha dato al contrasto della criminalità organizzata», ha detto il procuratore nazionale Antimafia, Pietro Grasso. «Siamo in un momento – ha aggiunto il procuratore – in cui non ci si deve assolutamente fermare. Anche se sono riprese azioni intimidatorie, la situazione merita un’attenzione particolare. L’azione antimafia deve partire da queste manifestazioni ed estendersi a tutta la società civile».

Schifani: «Esempio di civiltà e integrità». «Desidero ricordarne il sacrificio e rinnovarne la memoria». È quanto si legge in un messaggio che il presidente del Senato, Renato Schifani, ha inviato alla famiglia dell’imprenditore vittima di Cosa Nostra. «Libero Grassi – scrive il presidente Schifani – è stato un esempio per tutti di civiltà, rettitudine e integrità morale. Il suo grande coraggio, la sua sfida alla mafia hanno cambiato le coscienze di tanti, nella nostra città e nella Sicilia tutta».

(Tratto da Il Messaggero)

Le gesta del Colonnello della Guardia di Fiunanza Giancostabile Salato, attuale comandante provinciale della Guardia di Finanza di Frosinone. Quando un Ufficiale è degno di ricoprire un’alta carica! Ci vorrebbe in provincia di Latina un Comandante della Guardia di Finanza del genere!

Leggi l’articolo de La Provincia

COMUNE DI CECCANO – Esito gara realizzazione fognatura

Oggetto: PUBBLICAZIONE ESITO GARA DI APPALTO PER PUBBLICO INCANTO DEI LAVORI DI REALIZZAZIONE FOGNATURE ZONA “B” SUL TERRITORIO COMUNALE.
ASTA N. 1/2005.
Descrizione: Ai sensi dell’art. 20 della Legge 19.3.1990 n.55, si rende noto che nell’asta pubblica espletata in data 10.06.2005 per l’appalto dei lavori di realizzazione fognature zona “B” per l’importo di Euro 346.016,86 a base d’asta e di Euro 17.300,87 per costo per la sicurezza non soggetto a ribasso, hanno presentato offerta n. 76 imprese; sono state escluse n. 3 imprese.
Sono state ammesse n. 73 imprese di cui si elencano i relativi ribassi:

1 A.T.I. ALPI COSTR/ADM APPALTI 27,113%
2 A.T.I. AVERSANO/ARTEMIDE 28,117
3 A.T.I. CILIA GIANLUCA/EUROSCAVI CILIA 27,865%
4 A.T.I. COESTRA/EDIL SAMA 28,285%
5 A.T.I. NUOVA MILANI/NR GENIO CIVILE 28,280%
6 ANFRADO SRL 24,662%
7 ANTHEA HYDRAGA 26,460
8 ARIETE COSTRUZIONI SAS 27,997%
9 AU.PA COSTRUZIONI 28,539%
10 BETA OP SRL 26,813%
11 C.E.S.A.P. SRL 28,418%
12 C.R.A. SRL 27,310%
13 CANGIANO ANTONIO 27,143%
14 CESIT SRL 27,867%
15 CO.GE. SRL 27,120%
16 CO.GE.GAR. 29,428%
17 COMAC SRL 27,530%
18 COREM COSTRUZIONI 28,637%
19 COSIF 27,917%
20 COSTRUZIONI CENTRO ITALIA 26,710%
21 COSTRUZIONI MASTRUZZO 26,131%
22 CREDENTINO DOMENICO SRL 28,936%
23 D’AMBROSCA MARIO 28,628%
24 DI BELLO GENNARO 28,388%
25 E.SY.U. SAS 27,888%
26 ECOVIE 27,998%
27 EDIL FAOS SRL 18,880%
28 EDIL ROMA 20,315%
29 EDIL SISTEM 2000 28,936%
30 EDILGAS 28,288%
31 EDILNOVA SRL 26,031%
32 EDUMOL 27,804%
33 ELLEQ COSTRUZIONI 24,734%
34 FO.DI. COSTRUZIONI SRL 28,150%
35 G.L.A. ITALCOSTRUZIONI 28,000%
36 G.T.A. SRL 27,935%
37 G.Z. COSTRUZIONI SRL 28,313%
38 GRUPPO VERONESI COSTRUZIONI SRL 27,388%
39 GUGLIETTA ANTONIO 26,930%
40 I.B.C. SRL 16,717%
41 IABONI SCAVI 27,891%
42 ICLA SRL 27,998%
43 IMPREDIL COSTRUZIONI SRL 27,298%
44 IMPRESA RONCONE SRL 25,484%
45 ITALIANA COSTRUZIONI SNC 28,228%
46 L.V.C. COSTRUZIONI SAS 28,139%
47 LA R.G. COGEFAR 27,721%
48 LA RIVA BIANCA SOC. COOP. 28,994%
49 LEONE ANTONIO SRL 28,136%
50 LETTIERI COSTRUZIONI 28,750%
51 MEDIA EDIL IMPIANTI 27,988%
52 MILANI ALANTI 27,270%
53 MOLINARO GIANFRANCO 27,948%
54 MOLINARO ROCCO 27,653%
55 MOTTOLA COSTRUZIONI 28,434%
56 MUCCITELLI 28,212%
57 NICCHIO LUIGI 28,131%
58 NUOVA EDILMONTE 27,551%
59 ONDINO 28,007%
60 POPOLLA ANTONIO E ROBERTO 28,138%
61 RU.FON COSTRUZIONI SRL 28,488%
62 RUSSO LUIGI 28,669%
63 SAGEMA 27,154%
64 SALZILLO ANTONIO 28,946%
65 SCA.TER.SUD SNC 27,111%
66 SIADeF GENERAL ELECTIRC 28,327%
67 SIMAR APPALTI 28,017%
68 SOCIETA’ EUROCOSTRUZIONI 2003 29,115%
69 STIRPE BENITO 18,700%
70 TESORI LUCA 28,006%
71 TOTO MICHELE 29,889%
72 TULLIO LUCA 27,644%
73 ZEURA COSTRUZIONI SAS 28,131%

MEDIA ANOMALA 28,173%
DITTE OFFERENTI N. 76
ESCLUSI N. 3 DITTE
TOTALE OFFERTE AMMESSE 73

Vincitrice della gara, espletata secondo la procedura di cui all’art. 21 comma 1 della legge 109/94 e giusto verbale del 10.06.2005, è stata la ditta FO.DI SRL di Casapesenna (CE) al prezzo di Euro 265.834,40 (compreso costo fisso sicurezza) al netto del ribasso del 28,150%.

Ceccano, lì 04.08.2005

IL RESP. UFFICIO GARE
Mule’ Giuseppe

Mafia nel Lazio. Berlusconi continua a negare lo scioglimento del comune di Fondi

Il Prc di Latina proprone una manifestazione nazionale contro tutte le mafie

FONDI (LATINA) – La questione del comune di Fondi e di un’amministrazione comunale quasi interamente collusa con la mafia sta prendendo contorni a dir poco imbarazzanti. Tutto ciò nel totale disinteresse dei media nazionali (anche quelli vicini all’opposizione) che proseguono la loro battaglia sul gossip più che sulle notizie.

Il consiglio comunale di Fondi doveva essere sciolto già da tempo, ma il premier Silvio Berlusconi ha esplicitamente negato “la necessità di scioglierlo per l’esiguo numero di esponenti coinvolti.

A quanto pare, secondo quanto ammesso dallo stesso premier, ci sarebbero stati alcuni membri del governo contrari allo scioglimento, ed in particolare il ministro Renato Brunetta. ‘L`espresso’, in particolare, con un’inchiesta ricostruisce “i legami politici locali”, per dirla con 1’ex segretario Pd Walter Veltroni (e neo componente dell’Antimafia), di tre ministri con il milieu politico della provincia di Latina, feudo elettorale del senatore Claudio Fazzone. Per ‘L`espresso’, le tracce più vistose che partono dagli interessi politici del Sud Pontino portano a Renato Brunetta e a Altero Matteoli, rispettivamente ministri della Funzione Pubblica e dei Trasporti. Se Brunetta, per il settimanale, s’è schierato a favore dell’elezione del sindaco-cognato di Cisterna, a 20 chilometri da Latina, Matteoli è sceso in campo a favore di una candidata sindaco di Aprilia, che, però, non ce l’ha fatta.
Diversa la situazione del ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, dichiaratasi pubblicamente contraria al commissariamento in un comizio.
Nelle scorse settimane, il senatore di Italia dei Valori, Stefano Pedica aveva cercato vanamente, dopo le tante interrogazioni senza risposta, di sollecitare sull’argomento il ministro Maria Stella Gelmini, durante una conferenza stampa. Anche qui, nonostante il tentativo plateale di Pedica, i risultati e la rilevanza mediatica sono stati quasi nulli. “Il presidente del Consiglio – sottolinea Pedica – sta facendo orecchie di mercante su una situazione che, tra l’altro, peggiora la sua situazione man mano che passa il tempo. Non so chi stia coprendo né perché non voglia rispondere se non come dichiarazioni lapidarie come quelle dei giorni scorsi. Farebbe ben più bella figura a decretare immediatamente lo scioglimento del consiglio comunale di Fondi. Ma evidentemente non vuole o non può farlo”.
Sulla questione anche la Federazione del Prc di Latina assume una posizione molto dura. “Ormai la misura è colma”, ha dichiarato la Segretaria Provinciale Alessandra Venditti. “E’ arrivato il momento di denunciare ad alta voce tutte le connivenze, le ambiguità e le complicità che fanno sì che l’Amministrazione Comunale di Fondi non solo non venga sciolta per manifesta presenza camorristica nei suoi gangli vitali, ma che, nel coro delle varie dichiarazioni di facciata, la città stessa venga abbandonata al suo triste destino di feudo personale del Senatore Claudio Fazzone e dei suoi più stretti sodali. A fronte di tante parole, anche il PD locale continua inspiegabilmente a mantenere la propria rappresentanza in consiglio comunale: lanciamo quindi un appello a rivedere questa posizione ed a ritirare i consiglieri.”  Intanto il Prc rilancia la proposta di organizzare a Fondi una grande manifestazione nazionale contro tutte le mafie.
Vincenzo Bisbiglia
(Tratto da www.dazebao.org)

Insabbiare. La libertà di stampa dà fastidio, come da noi, quando parla di presenze e collusioni mafiose

Non potendo rispondere, se non con la menzogna, Silvio Berlusconi ha deciso di portare in tribunale le dieci domande di Repubblica, per chiedere ai giudici di fermarle, in modo che non sia più possibile chiedergli conto di vicende che non ha mai saputo chiarire: insabbiando così – almeno in Italia – la pubblica vergogna di comportamenti privati che sono al centro di uno scandalo internazionale e lo perseguitano politicamente.

E’ la prima volta, nella memoria di un Paese libero, che un uomo politico fa causa alle domande che gli vengono rivolte. Ed è la misura delle difficoltà e delle paure che popolano l’estate dell’uomo più potente d’Italia. La questione è semplice: poiché è incapace di dire la verità sul “ciarpame politico” che ha creato con le sue stesse mani e che da mesi lo circonda, il Capo del governo chiede alla magistratura di bloccare l’accertamento della verità, impedendo la libera attività giornalistica d’inchiesta, che ha prodotto quelle domande senza risposta.

In questa svolta c’è l’insofferenza per ogni controllo, per qualsiasi critica, per qualunque spazio giornalistico d’indagine che sfugga al dominio proprietario o all’intimidazione di un potere che si concepisce come assoluto, e inattaccabile. Berlusconi, nel suo atto giudiziario contro Repubblica vuole infatti colpire e impedire anche la citazione in Italia delle inchieste dei giornali stranieri, in modo che il Paese resti all’oscuro e sotto controllo. Ognuno vede quanto sia debole un potere che ha paura delle domande, e pensa che basti tenere al buio i concittadini per farla franca.


Tutto questo – la richiesta agli imprenditori di non fare pubblicità sul nostro giornale, l’accusa di eversione, l’attacco ai “delinquenti”, la causa alle domande – da parte di un premier che è anche editore, e che usa ogni mezzo contro la libertà di stampa, nel silenzio generale. Altro che calunnie: ormai, dovrebbe essere l’Italia a sentirsi vilipesa dai comportamenti di quest’uomo.

Ezio Mauro
(Tratto da Repubblica.it)

Querela di Berlusconi a Repubblica. Franceschini: Ora ci denunci tutti. Anche a Fondi vogliono denunciare tutti quelli che hanno parlato di presenza mafiosa

Le reazioni alla decisione del premier di fare causa alle dieci domande che gli sono state rivolte. Bersani: “Iniziativa sconsiderata”. La Fnsi: “Fare domande non è una concessione”

ROMA – Pier Luigi Bersani considera la causa intentata dal Premier a Repubblica “sconsiderata”. Dario Franceschini rilancia: “Ci denunci tutti”. Il segretario della Federazione nazionale della stampa italiana, Franco Siddi, interviene per ricordare come in un Paese libero fare domande non sia una concessione, ma un diritto-dovere di chi fa informazione. L’Ordine dei giornalisti si dice allarmato: “Non vi siano più intimidazioni”. E’ una valanga di reazioni quella che segue la decisione di Silvio Berlusconi di chiedere un milione di euro come risarcimento per le dieci domande che gli vengono poste quotidianamente e a cui lui, quotidianamente, si rifiuta di rispondere.

Bersani: “Deve portare in tribunale mezzo mondo”. ”L’iniziativa mi pare inaccettabile e dieci volte sconsiderata”, afferma il candidato alla segreteria del Partito democratico, Pier Luigi Bersani. “Percorrendo questa strada – commenta – il presidente del Consiglio si vedrà costretto a chiamare in tribunale mezzo mondo”. Solidarietà al direttore di Repubblica, è stata espressa anche dall’altro candidato alla segreteria del Partito Democratico, Ignazio Marino.

Franceschini: “Ci denunci tutti”. Il segretario del Pd Dario Franceschini ha espresso la sua solidarietà e quella del partito al direttore Ezio Mauro giudicando “incredibile” l’azione giudiziaria del premier: “E’ chiaro che ci troviamo di fronte a una indegna strategia di intimidazione nei confronti di un singolo giornale, dell’opposizione e di chiunque difenda i principi di un Paese libero che non ha precedenti in nessuna democrazia e che è anche un segno di paura e di declino. Il presidente del Consiglio non denunci solo Repubblica, ci denunci tutti”.


Enrico Letta: “Gravissimo”. Per l’esponente dei democratici, presente a Pesaro alla Festa del Pd insieme a Pier Luigi Bersani, “l’attacco di Berlusconi è un fatto molto grave”.

Donadi (Idv): “Aggressione vergognosa”. “Piena solidarietà al direttore e ai giornalisti di Repubblica per la vergognosa aggressione attuata nei loro confronti da Berlusconi”. Lo dice il capogruppo dell’Idv alla Camera, Massimo Donadi, che aggiunge: “Repubblica è colpevole di fare ancora in questo paese un giornalismo basato sui fatti e sulle verità anche scomode per il potere”.

Bonelli: “Intimidazione alla democrazia”. “Se in un paese libero 10 domande, su fatti e circostanze che in altri paesi europei avrebbero già portato alle dimissioni di qualunque premier, non possono essere rivolte è la dimostrazione che ci troviamo di fronte a una involuzione democratica gravissima”. Lo dice l’ex capogruppo alla Camera dei Verdi Angelo Bonelli, che propone “un volantinaggio di massa e di proporzioni storiche per raggiungere tutti i cittadini italiani con le 10 domande”.

Fnsi e Odg: “Fare domande non è una concessione”. Franco Siddi, segretario della Federazione nazionale della stampa italiana, ha dichiarato ai microfoni di Econews e di ItaliaRadioWeb: “Vorremmo un Paese normale dove porre delle domande da parte di un organo di informazione non sia oggetto di una concessione, ma fatto naturale e scontato”. Non può non suscitare apprensione e allarme in quanti ritengono che misure di questo genere finiscono per mettere in discussione gli spazi di autonomia e di libertà di opinione e di stampa in Italia”, ha aggiunto Enrico Paissan, vice presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti.

Federconsumatori: “Valutiamo azioni legali”. “Chiunque metta in campo iniziative tese a ledere la libertà di informazione e comunicazione, da qualsiasi parte provengano, sarà fortemente contrastato dalla Federconsumatori”. Questa la dichiarazione del presidente Rosario Trefiletti, che aggiunge: “Verificheremo l’opportunità di pratiche ad opponendum dell’iniziativa del presidente del Consiglio”.

Articolo 21: “Tutti i media pubblichino le 10 domande”. “Che tutte le radio, che tutti i siti,
che tutti i blog, che tutti i giornali anche quelli più distanti e che odiano lo stile giornalistico di Repubblica decidano assieme di ripubblicare le 10 domande perché quello che accade oggi a Repubblica potrà capitare a chiunque”. E’ l’appello lanciato dal portavoce, Beppe Giulietti, e dal presidente di Articolo 21, Federico Orlando.
Zanda: “Interrogazione parlamentare”. Il vicepresidente dei senatori del Pd Luigi Zanda annuncia che trasformerà in interrogazione parlamentare le domande di Repubblica. “Anche per ricordare agli italiani che da mesi il Senato e la Camera aspettano che Berlusconi risponda alle interrogazioni e alle mozioni che gli sono state presentate”.

(Tratto da Repubblica)

Scontro Il Giornale-Avvenire. Feltri rivela una condanna di Boffo. Che vergogna; fra veline, mafie e scandali sessuali, con questa classe politica stiamo toccando il fondo!

La ‘bomba’ la lancia di buon mattino il ‘Giornale’ che apre a tutta pagina con la denuncia di un “incidente sessuale” che sarebbe occorso al direttore di Avvenire Dino Boffo il quale – scrive Vittorio Feltri nell’editoriale – “intimidiva la moglie dell’uomo con il quale aveva una relazione”.

Un “killeraggio allo stato puro”, ha reagito il direttore dell’Avvenire (che con Famiglia Cristiana ha martellato in questi giorni sulle vicende osè che hanno coinvolto il premier) al quale il direttore del giornale ha ribattuto che si tratta di un “documento pubblico. Il ‘caso’ ha messo in fibrillazione il mondo politico e reso rovente la linea Vaticano-Governo proprio alla vigilia del gran giorno, quello della ‘Perdonanza’ celestiniana all’Aquila dove tutto era pronto per l’evento e per la cena che avrebbe visto allo stesso tavolo il premier Silvio Berlusconi e il segretario di Stato vaticano card. Tarcisio Bertone. Un incontro molto atteso che gli osservatori politici avevano interpretato come una nuova riconciliazione dopo lo strappo della Lega con la chiesa sull’immigrazione, e dopo le tante critiche rivolte al governo dai giornali vicini al Vaticano. Ma alle 13:19 le agenzie hanno battuto una notizia che il mondo politico ha subito collegato alla ‘bomba’ Boffo. La sala stampa vaticana ha comunicato che la cena della Perdonanza annunciata per questa sera all’Aquila, “è stata annullata”. Nella stessa nota anche l’annuncio della decisione del presidente del Consiglio di delegare, quale rappresentante del governo alle celebrazioni, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Questo, “per evitare strumentalizzazioni”. Palazzo Chigi, intanto, tace: ha rinviato alla nota diffusa dalla Santa Sede i cronisti che hanno chiesto ulteriori chiarimenti sulla vicenda. Ma subito dopo la nota del Vaticano Gianni Letta si è recato a palazzo Grazioli dal premier Silvio Berlusconi con cui è rimasto a colloquio per quasi due ore.

(Tratto da L’Unione Sarda)

Carabinieri ancora in azione a San Felice Circeo

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