Archivi del mese: Giugno 2009

Mafie, politica ed istituzioni nel Basso Lazio

MAFIE, POLITICA, ISTITUZIONI: MOLTE OMBRE IN PROVINCIA DI LATINA (E NON SOLO… )

Mafie, politica ed istituzioni.: un rapporto inscindibile in molte città della nostra regione. Che troppi si ostinano a negare!

Il Lazio pullula di questa gente. Non parliamo, poi, della provincia di Latina. E di quella di Frosinone! In una recente trasmissione televisiva -durante la quale abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con il Sindaco di Cassino – noi ci siamo sentiti rispondere da questi che… a Cassino non c’è mafia. La stessa tesi sostenuta da altissimi esponenti delle Istituzioni sia della provincia di Frosinone che di quella di Latina. In quest’ultima, il Presidente dell’Amministrazione provinciale, quasi a smentire quanto già acclarato dagli Organismi centrali competenti, ha addirittura commissionato ad una società privata l’incarico di svolgere un’indagine tesa ad accertare la presenza o meno delle mafie sul territorio pontino. Incredibile!

C’è il sospetto, a questo punto, di collusioni gravissime fra pezzi della politica e delle istituzioni con la criminalità organizzata. Almeno sul piano oggettivo. Un sospetto che ha già trovato conferme in alcune realtà, come Nettuno, Fondi ecc. , e che altre ne troverebbe se si desse impulso ad un’attività investigativa più puntuale ed incisiva.

Purtroppo, quando si tratta di toccare i “piani alti” – quella che il Procuratore Scarpinato chiama la “borghesia mafiosa” e che noi chiamiamo la VERA mafia – c’è l’impressione che qualcosa o qualcuno tentino di… frenare.

A Formia abbiamo letto le dichiarazioni a “Il Sole 24 ore” di un consigliere comunale che addirittura si è vantato dell’amicizia di una famiglia casertana appartenente alla camorra.

A Sabaudia è stata eletta consigliere comunale una donna indagata dalla DDA.

Potremmo continuare a lungo.

Nessuno è intervenuto. Tutti zitti. Anche i partiti di opposizione, i quali evidentemente fanno finta di ignorare le pesanti ricadute sul piano sociale ed economico della presenza della criminalità organizzata. Saltano, infatti, tutti i modelli di una vita sociale ordinata e rispettosa della legalità, mentre nessun imprenditore serio verrà mai ad investire i suoi capitali su un territorio considerato come infestato dalla mafie.

Un vero disastro, insomma, di cui moltissimi fanno finta di non accorgersi.

Se fosse vero quello che pubblica Latina Oggi, sarebbe chiaro il motivo del ritardo del Governo nella decisione di scioglimento dell’Amministrazione comunale di Fondi

Leggi l’articolo

La SO.GE.CO ha lavorato a Formia

SALERNO- Che la camorra fosse pervasiva, insidiosa e che non si limitasse a sparare soltanto (purtroppo non si ammazzano tra di loro abbastanza) ma fosse penetrata nel Dna di politica, istituzioni e cosiddetta società civile ormai lo sanno anche i bambini. Non pochi, militanti permanenti effettivi dell’antimafia ci hanno costruito su speculari fortune: il caso di Saviano, personaggio che difficilmente distingue tra uno spacciatore ed un sacrestano, ce ne ha dato recente conferma.Ma che ora tendesse addirittura al Paradiso, questa no, ci era sfuggita: almeno qui, nell’area che ci interessa. Altrove sarà più o meno lo stesso. Fuor di metafora, il problema è serio, o così appare, giudichino i lettori. C’è una impresa edile, di nome fa “So.Ge.Co.srl”, viene da San Cipriano d’Aversa, in una provincia casertana che non ha più bisogno di presentazioni. Specificare che non è un problema “etnico” è superfluo, speriamo.

L’impresa è stata colpita qualche settimana fa da una interdittiva antimafia in quanto, da approfondite analisi ed indagini degli specialisti delle forze dell’ordine, della magistratura e del ministero degli interni, è riconducibile addirittura all’ala stragista dei casalesi. Per capirci, l’impresa edile farebbe capo all’arcinoto Giuseppe Setola. La società, come ha documentato una delle sempre più rare inchieste fatte per bene dal Mattino (un guaio che accomuna tutti noi, in verità) era affidataria di due lavori pubblici appaltati presso la Provincia di Salerno. Gli importi ora contano poco: quel che importa, invece, è che appena la faccenda si è fatta pubblica i vertici della Provincia abbiano proceduto immediatamente alla revoca, del resto non potevano fare diversamente, ed hanno fatto bene. Nulla di eccezionale, non siamo mica in Trentino, qui è la Campania, il resto sono chiacchiere. E’ accaduto alla Provincia di Caserta prima (e che ci risulti nessuno ne sconta il fio ancora), a quella di Salerno poi. Nulla di strano se lo rileveremo altrove. Il problema, se di problema si può parlare, allora dov’è? Proviamo a spiegarlo, giustificando anche l’ironico titolo di prima pagina che parlava di Paradiso.

Nell’area dei Picentini, la So.Ge.Co srl è presente con numerosi lavori, diversi appalti pubblici (per non dire di quelli privati) e già da qualche anno. Obiezione: fino a quando il certificato antimafia è -più o meno- pulito (anche se riesce difficile credere che chi deve controllare se ne accorga solo dopo lungo tempo, ma questa è un’altra storia pur connessa al nostro tema) chi si aggiudica un appalto pubblico regolarmente ha tutto il diritto di eseguire le opere. Vero, inconfutabile fino a prova contraria. Com’è vero, però, che sarebbe opportuno che qualcuno cominci a farsi qualche domanda prima, a cercare di capire come mai su una trentina di milioni di euro di lavori da appaltare, questo danaro venga ingoiato tutte da aziende provenienti da Quarto, Casal di Principe, San Cipriano d’Aversa, Napoli, Casoria etc. Sono tutti più bravi? Improbabile: possono invece tutti sostenere ribassi che in condizioni normali tramortirebbero anche il più solido dei costruttori. E dunque che c’entra il Paradiso? Drammaticamente, c’entra perché la So.ge.co ha, tra gli altri, l’appalto per la realizzazione della dimora futura di un principe della Chiesa cattolica, il cardinale Renato Raffaele Martino. L’edificio sorge nel borgo medievale di Terravecchia, a Giffoni Valle Piana, rivitalizzato negli ultimi anni a suon di euro provenienti da Strasburgo. Sorvolando sulla circostanza che la casa canonica in questione è anche al centro di una querelle tra gli eredi e altri soggetti teoricamente non titolati ad agire sulla struttura (cosa che, immaginiamo, dovrebbe di per sé creare qualche imbarazzo al porporato, ma tant’è) ora si pone un problema di opportunità: nel senso che qualcuno dovrebbe interessarsi -leggasi la magistratura- se quell’azienda ancora opera e lavora dopo l’interdittiva, cioè dopo l’onta massima che colpisce una società. Il cardinale, segnalatosi di recente per un’infelicissima battuta sul conflitto a Gaza (come un Oliviero Diliberto qualsiasi, insomma) è bene inizi a porselo questo problema. Prima che la cosa diventi più grandi di lui: perché c’è qualcosa più grande di lui, o no? Ci faccia sapere, magari ne parli con il dottor Roberti, tra “big” si riesce a comunicare meglio. E Roberti, dal suo canto, visto che di casalesi è un vero specialista, chieda ai suoi sostituti come mai dinanzi ad un flusso continuo di danaro e di quella portata, non abbiano mai avuto almeno la sensazione che ci fosse qualcosa di anomalo: visto che -eccezion fatta per alcuni casi seri e concreti- hanno concentrato l’attenzione su ogni metro quadro abusato, per non dire altro.

La politica? Ha fatto quel che poteva, immaginiamo: certo, Terravecchia succhia danaro in continuazione e per le cose più stravaganti, così come un po’ ovunque accade. Eppure è dal 2003 che il via vai da quelle parti non s’arresta. Possibile? Possibile. Un milione di euro la So.Ge.Co. l’ha già ingoiato per la ristrutturazione di parte del borgo, per le case private (chissà perché vi si sono rivolti in tanti) non si hanno cifre ancora, ma ci risulta che la via dei casalesi al Paradiso possa contare su altro: la chiesa di S. Maria delle Grazie in S. Caterina, finanziata per 740.000,00 euro dei fondi dell’8per mille di derivazione statale, come da riparto della presidenza del Consiglio del dicembre 2007. Ricordiamo, ad esempio, che il merito del finanziamento venne attribuito al cardinale con manifesti della parrocchia a firma del parroco-appaltante don Generoso Bacco, supportato anche dal Pd locale (Pd, Pdl, che differenza fa?). I lavori, allo stato attuale, sembrano sospesi. Altri appalti di restauro avrebbero riguardato le chiese di S.Pietro a Curti e di S.Giovanni, tutte amministrate da don Bacco, il quale compare anche sotto la veste di “fiduciario” per l’appalto So.ge.co della casa canonica di Terravecchia. Si dirà: il capo della Banda della Magliana è seppellito in una chiesa a Roma. Vero anche questo: ma è vero o no che tra le due circostanze c’è un’enorme differenza?
Peppe Rinaldi

(Tratto da EoloPress)

Qualcuno a Bracciano pensa a ritorsioni ai nostri danni. Non abbiamo paura!

“QUALCUNO” A BRACCIANO, DOPO LA PUBBLICAZIONE DEL NOSTRO DOSSIER A CIVITAVECCHIA, PENSA A RITORSIONI NEI NOSTRI CONFRONTI. QUEL “QUALCUNO” STIA CALMO PERCHE’ LE MINACCE NON CI SPAVENTANO. SE DOVESSE ESSERE FATTO SOLAMENTE UN GRAFFIO ALLA MACCHINA DI UNO DI NOI, SAPPIAMO “CHI” E’ STATO!

Se c’è ancora “qualcuno” nel Lazio che pensa di spaventarci, se lo levi dalla testa…

Le minacce non ci fanno paura!

Se ne convincano tutti. Una volta per sempre.

I delinquenti non ci fanno paura.

Il dossier da noi redatto sulla situazione esistente a Civitavecchia e dintorni ha sollevato molte paure. E cominciano le reazioni.

Abbiamo dato la prima risposta a chi ha pensato di intimidirci, calunniandoci.

Sarà una risposta dura, come impongono comportamenti del genere.

Già è stato tentato di colpire uno dei nostri più cari amici, a Ventotene. Questo amico non aveva fatto altro che mettere in evidenza alcune situazioni “sospette”.

Abbiamo reagito ed ora aspettiamo che la Procura della Repubblica di Latina faccia quello che deve fare (a proposito, una domanda: non sta passando troppo tempo? Queste cose vanno definite con celerità! Almeno queste).

Nel dossier noi non abbiamo fatto il nome di quel “qualcuno”, abbiamo parlato di “presenze casalesi” sul territorio.

Non è vero?

E’ necessario ed urgente che i Comandi Generali delle forze dell’ordine facciano qualcosa per rendere a Fondi più efficace l’azione contro le mafie dilaganti

IN ASSENZA DI UN PROVVEDIMENTO DEL GOVERNO SU FONDI, I COMANDI GENERALI DELLE FORZE DELL’ORDINE RIPOSIZIONINO I PRESIDI LOCALI PER RENDERLI PIU’ EFFICIENTI E PIU’ EFFICACE L’AZIONE DI CONTRASTO ALLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA

C’è un problema che noi stiamo evidenziando da tempo: quello dell’efficienza delle forze dell’ordine nell’area Fondi-Monte San Biagio – Sperlonga-Terracina.

Un problema che noi sottoponemmo all’attenzione anche dell ‘ex Comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri, il Col. Rotondi e che questi ci promise di affrontare.

Poi le cose sono andate come tutti sanno e tutto è rimasto come era.

Il Governo centrale non si decide ad intervenire sulla questione Fondi, mentre le stesse forze di opposizione, dopo le solite sparate elettorali, tacciono anch’esse.

Noi abbiamo la sensazione fondata che la situazione stia sempre più degenerando con l’occupazione completa del territorio da parte della criminalità organizzata. Ci pervengono segnalazioni continue in tal senso, segnalazioni che, per ovvie ragioni, non possiamo rendere pubbliche, ma che attestano la fondatezza delle nostre sensazioni.

I Governi, grazie a Dio, passano ed anche quello attuale, prima o poi, dovrà cedere il passo ad un altro. Speriamo migliore.

I Comandi Generali delle Forze di polizia, però, restano ed hanno il dovere di intervenire laddove si registrano punti di maggiore criticità.

A Fondi, come nell’area indicata, le cose non possono continuare come sono andate finora.

In trincea si mandano uomini preparati e combattivi.

Navigazione a motore nel lago di Paola – Tavolo tecnico in Prefettura – Mercoledi 01 luglio 2009

v\:* { BEHAVIOR: url(#default#VML) } o\:* { BEHAVIOR: url(#default#VML) } w\:* { BEHAVIOR: url(#default#VML) } .shape { BEHAVIOR: url(#default#VML) } st1\:*{behavior:url(#default#ieooui) } <!– /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal {margin:0cm; margin-bottom:.0001pt; font-size:12.0pt; font-family:”Times New Roman”;} span.MsoEndnoteReference {vertical-align:super;} p.MsoEndnoteText, li.MsoEndnoteText, div.MsoEndnoteText {margin:0cm; margin-bottom:.0001pt; font-size:10.0pt; font-family:”Times New Roman”;} a:link, span.MsoHyperlink {color:blue; text-decoration:underline;} a:visited, span.MsoHyperlinkFollowed {color:purple; text-decoration:underline;} span.StileMessaggioDiPostaElettronica19 {mso-style-type:personal; font-family:Arial; color:windowtext;} span.StileMessaggioDiPostaElettronica20 {mso-style-type:personal; font-family:Arial; color:navy;} span.StileMessaggioDiPostaElettronica21 {mso-style-type:personal; font-family:Arial; color:navy;} span.StileMessaggioDiPostaElettronica22 {mso-style-type:personal; font-family:Arial; color:navy;} span.StileMessaggioDiPostaElettronica23 {mso-style-type:personal; font-family:Arial; color:navy;} span.StileMessaggioDiPostaElettronica24 {mso-style-type:personal-reply; font-family:Arial; color:navy;} /* Page Definitions */ @page {mso-endnote-separator:url(“cid:header.htm\@01C9F84F.66B3BD10″) es; mso-endnote-continuation-separator:url(“cid:header.htm\@01C9F84F.66B3BD10″) ecs;} @page Section1 {size:595.3pt 841.9pt; margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm;} div.Section1 {page:Section1;} –>

ALLA PREFETTURA DI LATINA

C’E’ IL TAVOLO TECNICO

SULLA NAVIGAZIONE A MOTORE NEL LAGO DI PAOLA (Accade anche nel lago Lungo a Sperlonga)

MERCOLEDI 01 LUGLIO 2009

LE NORME DA OSSERVARE PER MANTENERE UN LAGO A CINQUE STELLE

Il Lago di Paola è incluso in un’area di grande pregio ambientalistico e paesistico che gli ha fatto meritare di essere incluso nel Parco Nazionale del Circeo, che è uno dei soli cinque storici Parchi Nazionali d’Italia.

Per chi ancora non lo sapesse, il lago di Paola è inserito nei Siti d’Importanza Comunitaria (S.I.C.), è stato dichiarato Zona di Protezione Speciale (Z.P.S.), è inserito in una delle poche zone umide d’Italia in esecuzione alla Convenzione di Ramsar, ed è stata dichiarata area da tutelare per legge, perché di notevole interesse pubblico, dal Codice dei beni culturali e del paesaggio.

Per questi motivi, la navigazione a motore sul lago di Paola è stata vietata dall’art. 28 del Piano Territoriale Paesistico (P.T.P.)n. 13 [i]

Al Tavolo Tecnico che si terrà il giorno 30 giugno presso la Prefettura di Latina, oltre alle istituzioni pubbliche, saranno presenti pure alcune attività commerciali di Sabaudia che vorrebbero sfruttare il lago per la navigazione a motore, anche se su una sola parte del lago.

La Provincia di Latina ha preparato un decantato progetto di “riqualificazione” del lago di Paola.

Così come viene presentata, la riqualificazione sembra tendere a una verace tutela ambientale del lago di Paola. Non è vero. Il progetto di riqualificazione provinciale prevede opere che premettono la navigazione a motore come l’abbattimento del ponte Rosso.

Non solo. La Provincia, mentre da una parte prevede la cosiddetta “riqualificazione” da un’altra parte ed esattamente nel suo stesso Piano Territoriale Generale Provinciale (P.T.G.P.), nel capitolo “11 Relazionale”, prevede 200 posti barca che, nello stesso P.T.G.P., sono già indirizzati, precisati e specificati per la società Inland Sea di Alfredo Scalfati, non verso tutti.

Il lago e le sponde, la fauna e la vegetazione sono un’entità completa se rimane tutta d’un pezzo, infatti costituiscono un unicum non spezzettabile, connessi alla conservazione degli habitat e delle specie per cui essi sono stati individuati, pena la declassificazione di quegli importanti riconoscimenti ottenuti e mantenuti.

Per questi motivi le Amministrazioni pubbliche e le parti private che parteciperanno al Tavolo Tecnico in Prefettura, non possono modificare il divieto di navigazione a motore neppure su una parte minore del lago altrimenti s’incorrerà nella procedura d’infrazione comunitaria prevista dal Trattato CE [ii].

Legambiente di Sabaudia ha presentato alla CE la richiesta della procedura d’infrazione comunitaria.

Nessun funzionario degli Enti pubblici partecipanti al Tavolo, autorizzando la navigazione a motore, vorrà e potrà essere responsabile dell’infrazione comunitaria e della pena pecunaria che potrebbe essere inflitta all’Italia, come Paese membro.

FINE

—————————-

Norme. Vincoli e tutele esistenti:

Il lago di Paola, oltre che nel P.T.P. n. 13 (Piano Territoriale Paesistico), risulta essere:

- all’interno del Parco Nazionale del Circeo ai sensi del R.D.L. 25.01.1934, n. 285;

- Sito di importanza comunitaria (SIC IT6040013) ai sensi della Direttiva 92/43/CEE;

- Zona di Protezione Speciale (ZPS IT6040015) ai sensi della Direttiva 79/409/CEE;

- zona umida di cui al D.P.R. 13.3.1976 n. 448 in esecuzione alla Convenzione di Ramsar;

- nonché area di notevole interesse pubblico art. 136[iv] e area tutelata art. 142[v] lettere a – b – c- f – i del D.Lgs 42/2004.

Pertanto, in quest’area, tutte le attività o interventi devono:

- essere sottoposte a valutazione d’incidenza ai sensi del D.P.R. 357 /97, art. 5, comma 4;

- rispettare le misure di conservazione previste nella D.G.R. 533 del 4 agosto 2006 per le ZPS;

- verifica assoggettabilità alla V.I.A. ai sensi della Direttiva 85/337/CEE;

- ottenere il preventivo nulla osta del Parco Nazionale del Circeo.

La valutazione d’incidenza è stata introdotta dall’art. 6, comma 3, della direttiva “Habitat” ed ha lo scopo di salvaguardare l’integrità dei siti attraverso l’esame delle interferenze di piani e progetti, anche non direttamente connessi alla conservazione degli habitat e delle specie per cui essi sono stati individuati ma in grado di condizionarne l’equilibrio ambientale.

Le attività esercitate nei S.I.C. senza la necessaria procedura di Valutazione d’incidenza, a norma della Direttiva 92/42/CEE e del D.P.R. 357/1997 e s.m.i., sottopongono l’Italia alla procedura d’infrazione comunitaria a norma degli articoli 226 e 228 del Trattato CE.

Note:

















Piano Territoriale Paesistico (P.T.P.) n. 13.

Art.28 – Nella zona I/c (Lago di Sabaudia e sponde orientali, comprendendo le aree adiacenti il Braccio dell’Annunziata, il Centro Storico di Sabaudia, il Braccio della Caprara, il Braccio degli Arciglioni, il Braccio della Carnarola, la Riserva Naturale della Biosfera, la Lestra degli Arciglioni e aree circostanti, il Braccio della Molella, la Riserva Naturale Rovine di Circe e Villa di Domiziano e il Braccio della Bagnara)

Sono consentite, dal punto di vista edilizio, solo le opere di manutenzione ordinaria e straordinaria

della viabilità e dei fabbricati esistenti.

Nelle zone umide e lungo le sponde del lago debbono essere preservate le caratteristiche sabbiose e torbose dei terreni senza alterazioni della vegetazione autoctona. In particolare, debbono essere salvaguardate le pregiate sughere, la palma nana e la vegetazione lacustre.

Sono vietate la navigazione a motore e l’installazione di attrezzature fisse di attracco; è consentita l’installazione di piccoli pontili in legno.

E’ consentita la pesca con l’esclusione dell’uso di reti a strascico e sorbone. Le colture ittiche possono essere consentite.

E’ vietata l’installazione di campeggi.

Sono consentite tutte le opere inerenti la valorizzazione dei beni archeologici di iniziativa della competente Soprintendenza. Eventuali nuovi tracciati viari possono avere solo carattere pedonale o di servizio.

Trattato che istituisce la Comunità Europea.

Articolo 226 (ex articolo 169)

La Commissione, quando reputi che uno Stato membro abbia mancato a uno degli obblighi a lui incombenti in virtû del presente trattato, emette un parere motivato al riguardo, dopo aver posto lo Stato in condizioni di presentare le sue osservazioni.

Qualora lo Stato in causa non si conformi a tale parere nel termine fissato dalla Commissione, questa può adire la Corte di giustizia.

Articolo 228 (ex articolo 171)

1.         Quando la Corte di giustizia riconosca che uno Stato membro ha mancato ad uno degli obblighi ad esso incombenti in virtû del presente trattato, tale Stato è tenuto a prendere i provvedimenti che l’esecuzione della sentenza della Corte di giustizia comporta.

2.         Se ritiene che lo Stato membro in questione non abbia preso detti provvedimenti, la Commissione, dopo aver dato a tale Stato la possibilità di presentare le sue osservazioni, formula un parere motivato che precisa i punti sui quali lo Stato membro in questione non si è conformato alla sentenza della Corte di giustizia.

Qualora lo Stato membro in questione non abbia preso entro il termine fissato dalla Commissione i provvedimenti che l’esecuzione della sentenza della Corte comporta, la Commissione può adire la Corte di giustizia. In questa azione essa precisa l’importo della somma forfettaria o della penalità, da versare da parte dello Stato membro in questione, che consideri adeguato alle circostanze.

La Corte di giustizia, qualora riconosca che lo Stato membro in questione non si è conformato alla sentenza da essa pronunciata, può comminargli il pagamento di una somma forfettaria o di una penalità.

- D.M. 07/03/1956 “Fascia Costiera di Sabaudia e San Felice Circeo, Lago di Sabaudia, Montagna Circeo”;

- D.M. 20/07/1967 “Sabaudia: Fascia costiera lungomare circostante”;

- D.M. 22/05/1985 “Sabaudia: zona circostante, integrazione vincolo”.

- Art. 142 lettera a) “territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i territori elevati sul mare”;

- Art. 142 lettera b) “territori contermini ai laghi compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i territori elevati sui laghi”;

- Art. 142 lettera c) fiumi torrenti, corsi di acqua iscritti negli elenchi di cui al RD 11/12/1933 n. 1775, per una profondità di 150 metri;

- Art. 142 lettera f) “Parchi e Riserve “Parco nazionale Circeo” R.D.L. 285 del 25/01/34;

- Art. 142 lettera i) “Zone Umide” incluse nell’elenco di cui al D.P.R. 13/03/1976 n. 448 Zone Umide, in esecuzione alla Convenzione Ramsar 02/02/1971 “Lago di Sabaudia

Il caso dei beni confiscati alla mafia. Mafie a Civitavecchia

Prova inconfutabile di un simile ragionamento si ritrova nelle più recenti operazioni condotte, sul territorio gelese e regionale, dalle forze dell’ordine, dirette a scardinare irrimediabilmente il potere di fatto esercitato da entità criminali, inserite, però, tra le maglie del tessuto economico locale. Se, a conclusione di lunghe indagini, i destinatari delle attenzioni degli investigatori sono costretti ad acquisire, per lunghi periodi, lo status di ospiti del sistema carcerario nazionale, la loro operatività continua ad essere testimoniata da numerosi, e spesso di notevole valore, beni, immobili e non, frutto di strategie economico-criminali sostenute per decenni, dislocati all’interno di vaste aree.
La sottrazione di questi, infatti, si pone quale prioritaria strategia di opposizione alle mire espansionistiche di cosa nostra: al pari di una tradizionale impresa commerciale che, privata dei capitali e delle strutture operative, si apre ineluttabilmente alla soluzione del fallimento, così gli odierni clan mafiosi necessitano, per poter sopravvivere, di ingenti e costanti innesti finanziari. Ma cosa succede ai beni sequestrati ai componenti di organizzazioni criminali, una volta che questi ne abbiamo perso definitivamente la disponibilità?
La legge n.109 del 1996 disciplina le procedure di sequestro e confisca, atte ad assicurare il ritorno dei suddetti nell’alveo del patrimonio dello Stato.
La Relazione prodotta dal Commissario straordinario del Governo per la gestione e la destinazione dei beni confiscati ad organizzazioni criminali, Antonio Maruccia, per l’anno 2008, descrive uno status quo, perlomeno nella zona nissena, non così positiva.
Su un totale di 84 beni immobili confiscati: 68 sono attualmente in gestione al Demanio mentre solo 16 sono stati destinati e consegnati alle entità prescelte.
Gela non si discosta dalla media provinciale, registrando un esito scarsamente significativo; al cospetto di un ammontare pari a 5 beni immobili soggetti a confisca: 2 vengono mantenuti sotto la gestione del Demanio e 3 sono stati destinati e consegnati, ma non ancora utilizzati.
Simili risultanze, paragonate alle percentuali elaborate sul piano nazionale, convergenti verso un progressivo aumento delle assegnazioni finalizzate ad immediati utilizzi, non sembrano conformarsi alle peculiarità di un’area, quella gelese, fulcro degli appetiti espressi in questi decenni sia da cosa nostra che dalla stidda.
Nella maggior parte dei casi i ritardi della procedura si devono a lungaggini burocratiche, spesso endemiche, anche se non bisogna trascurare ulteriori fattori: l’eccessiva durata dei procedimenti penali che li interessano; la sottoposizione ad ipoteche; il totale abbandono e l’assenza di finanziamenti.
La medesima disamina va fatta per ciò che concerne le aziende confiscate nel gelese; 2 sono già state destinate, ma tardano ad entrare a regime.
Certamente la bassa percentuale di confische trasformatesi in concrete assegnazioni non consente di svolgere previsioni di alto rilievo.
Nonostante ciò, però, bisogna continuare a sperare in un sistema, in origine pensato e proposto dall’onorevole Pio La Torre, fondato sulla convinzione che tutte le ricchezze conseguite, attuando metodi violenti e prevaricatori, dalle organizzazioni criminali, debbano inevitabilmente mutare la propria condizione: scavalcando la forma privata, e pervenendo, così, allo scopo di soddisfare esigenze della collettività.
Gela, in questo senso, assume tutti i tipici caratteri dell’incoerenza: base per la formazione e lo sviluppo di gruppi criminali capaci di conquistare vaste zone di influenza, non solo locali, bensì anche nazionali, ed allo stesso tempo quasi incapace di riprendersi il maltolto.
Molte proprietà riconducibili a due storiche compagini della criminalità gelese, i Rinzivillo e gli Emmanuello, ad esempio, hanno percorso per intero il cammino verso la riassegnazione, ma in presenza di un fondamentale “inconveniente”: quello della loro ubicazione in altre regioni italiane. Parliamo di clan oramai radicati sia in Lombardia, come desumibile dall’inchiesta “Tagli pregiati”, dalla quale emerse il totale controllo esercitato da siffatte entità in diversi centri della provincia milanese, che nel Lazio, ove, specie nel comprensorio di Civitavecchia, la famiglia Rinzivillo lucra da anni grazie agli appalti nel settore d
ell’attività portuale ed in quello dell’edilizia (interessandosi addirittura di costruzioni carcerarie). L’effetto paradossale si insinua in questi particolari: al di fuori della città di Gela le proprietà riconducibili a gruppi locali non solo vengono confiscate, ma anche assegnate ed utilizzate, a differenza delle difficoltà registratesi in loco.
Rosario Cauchi

(Tratto da Il Corriere di Gela)

Carceri al collasso

Le patrie galere sono al collasso
Lo spot “piano carceri” propinato dal governo non risolverà il dramma del sovraffollamento in quanto prevede 18000 posti in più entro il 2012 mentre ne servirebbero (almeno) 57000. Il carcere è un’istituzione totale chiusa dove l’assenza di mediazione è sinonimo di assenza di diritto. Ed è la cartina di tornasole dello stato di salute di una democrazia. Promuovere e garantire i diritti di chi è detenuto significa, in ultima istanza, contribuire ad arginare la deriva democratica (e culturale) che dilaga nella nostra società

Oltre il tollerabile. È questo il titolo significativo dell’iniziativa dell’Associazione Antigone del prossimo 30 giugno (ore 10.00, Istituto di studi italo-francesi dell’Università di Roma tre, Piazza Campitelli, Roma).
Le patrie galere sono infatti al collasso, avendo largamente superato il limite della capienza tollerabile. Sono quasi 64.00 i detenuti, più di quelli presenti prima del tanto contestato indulto, contro una capienza regolamentare di circa 43.000 posti. Intanto i detenuti aumentano di 1000 unità al mese, grazie alle leggi riempi carcere (la Bossi-Fini sull’immigrazione, la Fini-Giovanardi sulle droghe e la ex Cirielli sulla recidiva). Visto che in Italia un processo penale dura in media tre-quattro anni, si spiega perché solo ora si subiscono gli effetti inflattivi di quelle tre leggi. E la situazione è destinata a peggiorare non appena entrerà in vigore il reato di clandestinità.

Dunque, lo spot “piano carceri” propinato dal governo non risolverà il dramma del sovraffollamento in quanto prevede 18000 posti in più entro il 2012 mentre ne servirebbero (almeno) 57000.
Intanto i detenuti (il 60% è in attesa di giudizio, presunti innocenti) si preparano a vivere in celle sovraffollate i mesi più afosi dell’anno. L’Italia continua a detenere il 156 posto al mondo per il funzionamento della giustizia, con i suoi tre milioni e mezzo di processi penali pendenti (cinque milioni quelli civili). Ma l’importante per il governo è gettare fumo negli occhi negli italiani, illudere che vi sarà maggiore certezza della pena, maggiore sicurezza.
Così si preferisce continuare ad intervenire con provvedimenti inutili e populisti al posto di dare priorità alla diminuzione delle fattispecie penali. Eppure soltanto tale riduzione può snellire il carico di lavoro dei tribunali e, di conseguenza, migliorare l’efficienza degli stessi.
Così si preferisce continuare a prevedere il carcere come unica modalità (o quasi) di scontare la pena piuttosto che ricorrere maggiormente alle misure alternative alla detenzione carceraria. Eppure le misure restrittive della libertà diverse dal carcere abbattono la recidiva molto più che la pena carceraria. Basti pensare che in Italia, secondo le statistiche del Ministero, reitera il reato il 68% degli ex detenuti, mentre cade nella recidiva il 19% di coloro che hanno usufruito di una misura alternativa.

In questo contesto, l’iniziativa dell’Associazione Antigone del prossimo 30 giugno ha innanzitutto il merito, con la presentazione del VI Rapporto sulle condizioni di detenzione, di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’inefficacia delle politiche securitarie e sulle nefaste conseguenze di tali provvedimenti (anche) nella quotidianità della vita carceraria.
Ma il merito dell’iniziativa è anche quello di proporre in concreto uno strumento di tutela per la garanzia dei diritti dei detenuti: il Difensore civico. Un’autorità garante prevista in quasi tutti i paesi UE ma che in Italia non riesce ad essere istituita. Dopo 10 anni di faticosi tentativi legislativi, l’Associazione Antigone ha deciso di dotarsi di un proprio Difensore civico, Stefano Anastasia, che presenterà la relazione sul primo anno di attività dell’ufficio in compagnia di Mauro Palma (Presidente del Comitato europeo per la prevenzione della tortura), Patrizio Gonnella (Presidente Antigone) e Daniela Ronco (curatrice del VI rapporto di Antigone sulle carceri).

Dalla relazione emergono con chiarezza gli effetti negativi del sovraffollamento: celle insalubri, violenze, trasferimenti coatti in luoghi lontani da casa, assenza di progetti educativi. Ma, in chiave costruttiva, emerge anche che laddove il Difensore è intervenuto, nella maggior parte dei casi, il problema è stato risolto o segnalato all’autorità competente. Una goccia nell’oceano che però dimostra l’utilità dell’istituzione di un’Autorità nazionale per la tutela dei diritti dei detenuti. Perché il carcere è un’istituzione totale chiusa dove l’assenza di mediazione è sinonimo di assenza di diritto. E il carcere è la cartina di tornasole dello stato di salute di una democrazia. Promuovere e garantire i diritti di chi è in carcere significa, in ultima istanza, contribuire ad arginare la deriva democratica (e culturale) che dilaga nella nostra società.

Gennaro Santoro (Coordinatore Associazione Antigone)

(Tratto da www.aprileonline.info)

Divieto di navigazione a motore nel lago di Paola a Sabaudia e nel lago Lungo a Sperlonga

st1\:* { BEHAVIOR: url(#default#ieooui) } <!– /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal {margin:0cm; margin-bottom:.0001pt; font-size:12.0pt; font-family:”Times New Roman”;} a:link, span.MsoHyperlink {color:blue; text-decoration:underline;} a:visited, span.MsoHyperlinkFollowed {color:purple; text-decoration:underline;} span.StileMessaggioDiPostaElettronica17 {mso-style-type:personal; font-family:Arial; color:windowtext;} span.StileMessaggioDiPostaElettronica18 {mso-style-type:personal-reply; font-family:Arial; color:navy;} @page Section1 {size:595.3pt 841.9pt; margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm;} div.Section1 {page:Section1;} –>

Divieto di navigazione a motore nel lago di Paola e nel lago Lungo.

Il sindaco, neo-eletto, di Sabaudia, con ordinanza sindacale contingibile e urgente – emanata ai sensi dell’art. 54 del Testo Unico degli Enti Locali – ha ripristinato la navigabilità a motore in prossimità della foce del lago di Paola.

Il Prefetto di Latina chiede la revoca dell’ordinanza in quanto gli doveva essere comunicata prima di essere emanata.

La Regione, cui compete la gestione dei laghi, potrebbe intervenire sulla questione chiarendo quali sono le norme valide da rispettare.

La confusione nasce dalla nota n. 78525 del 02 febbraio 2004 della Direzione Urbanistica regionale, a firma dell’arch. Iacovone, che consente la navigabilità a motore.

Cerchiamo anzitutto di fare un po’ d’ordine.

La nota di Iacovone si riferisce ai laghi del Salto e del Turano in provincia di Rieti ricadenti nel PTP n. 6, mentre il lago di Paola (a Sabaudia) e il lago Lungo (a Sperlonga) dove pure si esercita illegalmente lo sci nautico, ricadono nel PTP n. 13 dove è specificatamente riportato che è vietata la navigazione a motore, rispettivamente all’art. 28 (il lago di Paola) e all’art. 69 (il lago Lungo).

Il lago di Paola e il lago Lungo sono compresi nei S.I.C. (Siti d’Importanza Comunitaria) rispettivamente IT4060013 e IT6040011, che ospitano tipi di habitat naturali prioritari o specie prioritarie, e sono sottoposti a tutela integrale e pertanto vi è vietata la navigazione a motore.

Si ritiene opportuno ricordare che la procedura di Valutazione d’incidenza non è eludibile a norma della Direttiva 92/42/CEE e del D.P.R. 357/1997 e s.m.i., pena l’attivazione della procedura d’infrazione comunitaria a norma degli articoli 226 e 228 del Trattato CE.

Per comodità allego le norme sul lago di Paola e sul lago Lungo.

NORMATIVA SU LAGO DI PAOLA

P.T.P. – AMBITO TERRITORIALE N° 13 “TERRACINA CEPRANO FONDI”

NORME PARTICOLARI DI PIANO TERRITORIALE PAESISTICO

SUB-AMBITO 13/1 Fascia Costiera di Sabaudia, Laghi e Promontorio del Circeo

Art. 21 Il Sub-Ambito territoriale paesistico n. 13/1 riguarda Il Sub-Ambito di piano territoriale paesistico n. 13/1 riguardante la fascia costiera del Comune di Sabaudia, i laghi retrostanti, il Promontorio del Circeo, aree adiacenti.

Art. 22 – Ai fini della tutela ambientale le aree sono classificate in 3 categorie:

- aree di tutela integrale (I)

- aree di tutela orientata (0)

- aree di tutela limitata (L)

Tali aree sono individuate alle tavole serie E/3 in scala 1:25.000.

Art. 23 – Sono aree di tutela integrale le seguenti aree:

a) Riserva Naturale Selva del Circeo

b) Lago dei Monaci, Lago di Caprolace, Riserva Naturale Pantani dell’Inferno e aree adiacenti costiere e interne comprese tra il Rio Martino e lo sbocco al mare del Canale Diversivo Nocchia

c) Lago di Sabaudia e sponde orientali comprendendo le aree adiacenti il Braccio dell’Annunziata, il Centro Storico di Sabaudia, il Braccio della Caprara, il Braccio degli Arciglioni, il Braccio della Carnarola, la Riserva Naturale della Biosfera, la Lestra degli Arciglioni e aree circostanti, il Braccio della Molella, la Riserva Naturale Rovine di Circe e Villa di Domiziano e il Braccio della Bagnara

d) Comprensorio naturalistico Promontorio del Circeo. Il tutto come delimitato negli elaborati grafici alle tavole serie E/3

Art. 24 – Sono aree di tutela orientata le seguenti zone:

a) spazi compresi tra il Rio Martino, il Canale Nocchia, la strada Litoranea e la strada di S.Andrea

b) fascia dunale compresa tra il mare e il Lago di Sabaudia, fino al Canale Romano

c) fascia adiacente area di riserva integrale in località Molella

d) località Selva Piana tra il Canale Romano, il Lago di Sabaudia, la strada Litoranea e il Promontorio del Circeo. Il tutto come delimitato negli elaborati grafici alle tavole serie E/3.

Art. 25 – Sono aree di tutela limitata le seguenti zone:

a) spazi circostanti il centro abitato di Sabaudia, fino alla strada Litoranea

b) spazi circostanti l’insediamento urbano di S.Felice Circeo e fascia litoranea fino al confine con il Comune di Terracina. Il tutto come delimitato negli elaborati grafici alle tavole serie E/3.

Art. 26 – Nella zona I/a (riserva naturale Selva del Circeo)

Sono consentite solo le opere di manutenzione ordinaria e straordinaria dei fabbricati di servizio esistenti. Tale zona deve disporre, in sede di piano regolatore, di una fascia di protezione esterna inedificabile di almeno 150 m. in corrispondenza della strada Migliara 49, della strada Mediana, della strada Migliara 549 della strada Litoranea.

Art. 27 – Nella zona I/b (Lago di Monaci, Lago di Caprolace, riserva naturale Pantani dell’Inferno e aree adiacenti costiere e interne comprese tra il Rio Martino e lo sbocco al mare del Canale Nocchia)

Sono consentite, dal punto di vista edilizio, solo le opere di manutenzione ordinaria della viabilità e dei fabbricati esistenti. La viabilità deve assumere carattere locale. Nelle zone umide e lungo le sponde marittime e dei laghi debbono essere preservate le caratteristiche sabbiose e torbose dei terreni senza alterazioni della duna e della vegetazione autoctona. Gli attraversamenti della duna debbono essere realizzati con passerelle in legno o simili. E’ vietata l’installazione di chioschi e la realizzazione di aree di parcheggio. Nel Rio Martino sono vietate la navigazione a motore e l’installazione di attrezzature fisse di attracco; è consentita l’installazione di piccoli pontili in legno; è ammesso l’adeguamento della bocca di accesso. Nel Rio Martino e nei laghi adiacenti dei Monaci e di Caprolace è consentita la pesca con esclusione dell’uso di reti e bilance. Le colture ittiche possono essere consentite.

La tutela integrale si intende estesa ad una fascia marittima di protezione esterna di 500 m. dalla costa; in tale spazio è vietato il transito di natanti a motore e la pesca, compresa quella subacquea.

Sono consentite tutte le opere inerenti la valorizzazione dei beni archeologici di iniziativa della competente Soprintendenza.

Art.28 – Nella zona I/c (Lago di Sabaudia e sponde orientali, comprendendo le aree adiacenti il Braccio dell’Annunziata, il Centro Storico di Sabaudia, il Braccio della Caprara, il Braccio degli Arciglioni, il Braccio della Carnarola, la Riserva Naturale della Biosfera, la Lestra degli Arciglioni e aree circostanti, il Braccio della Molella, la Riserva Naturale Rovine di Circe e Villa di Domiziano e il Braccio della Bagnara)

Sono consentite, dal punto di vista edilizio, solo le opere di manutenzione ordinaria e straordinaria

della viabilità e dei fabbricati esistenti.

Nelle zone umide e lungo le sponde del lago debbono essere preservate le caratteristiche sabbiose e torbose dei terreni senza alterazioni della vegetazione autoctona. In particolare, debbono essere salvaguardate le pregiate sughere, la palma nana e la vegetazione lacustre.

Sono vietate la navigazione a motore e l’installazione di attrezzature fisse di attracco; è consentita l’installazione di piccoli pontili in legno.

E’ consentita la pesca con l’esclusione dell’uso di reti a strascico e sorbone. Le colture ittiche possono essere consentite.

E’ Vietata l’installazione di campeggi.

Sono consentite tutte le opere inerenti la valorizzazione dei beni archeologici di iniziativa della competente Soprintendenza. Eventuali nuovi tracciati viari possono avere solo carattere pedonale o di servizio.

NORMATIVA SU LAGO LUNGO

P.T.P. – AMBITO TERRITORIALE N° 13 “TERRACINA CEPRANO FONDI”

NORME PARTICOLARI DI PIANO TERRITORIALE PAESISTICO

SUB-AMBITO 13/4 (Litorale e insediamento di Sperlonga, Laghi Lungo, S.Puoto, aree adiacenti)

Art. 63 Il Sub-Ambito di piano territoriale paesistico n. 13/4 comprende:

Il Sub-Ambito di piano territoriale paesistico n. 13/4 comprende i Laghi Lungo e di S.Puoto, le loro rispettive fasce di tutela e parte delle aree limitrofe a sud-est, nonchè il nucleo urbano di Sperlonga e l’intera fascia del suo litorale. Il tutto come delimitato negli elaborati grafici tavole serie E/3 in scala 1:25.000.

Art.64 – Ai fini della tutela ambientale, le aree sono classificate in quattro categorie:

- aree di tutela integrale (I)

- aree di tutela orientata (O)

- aree di tutela paesaggistica (P)

- aree di tutela limitata (L)

Tali aree sono individuate alle tavole serie E/3 in scala 1:25.000.

Art.65 – Sono aree di tutela integrale le seguenti zone:

a) Lago di S.Puoto, Lago Lungo e canale di unione tra i due laghi;

b) zona della Villa della Grotta di Tiberio

Il tutto come delimitato negli elaborati grafici alle tavole serie E/3.

Art.66 – Sono aree di tutela orientata le seguenti zone:

a) fascia di protezione della costa dal fosso di Valle Corsara fino al confine del Comune di Sperlonga e inoltre un’area più all’interno, comprendente il Puntone Capovento e parte del Monte Bazzano;

b) promontorio di Torre Truglia e porticciolo turistico sottostante.

Il tutto come delimitato negli elaborati grafici alle tavole serie E/3

Art.67 – Sono aree di tutela paesaggistica le seguenti zone:

a) area interna, parte pianeggiante e parte collinare, situata alle spalle del Lago Lungo e della fascia costiera e compresa tra i due laghi a nord-ovest e il promontorio di Puntone Capovento a sud-est.

Il tutto come delimitato negli elaborati grafici alle tavole serie E/3

Art.68 – Sono aree di tutela limitata le seguenti zone:

a) fascia costiera dal Lago Lungo al fossato di Valle Corsaro e inoltre un’area più interna compresa tra la fascia costiera e il tracciato della via Flacca.

Il tutto come delimitato negli elaborati grafici alle tavole serie E/3

Art.69 – La zona di tutela integrale I/a (costituita dai Laghi di S.Puoto e Lungo, dal canale che li unisce, e da una fascia continua di rispetto di m.300 dalla riva per i due laghi e di m.150 per il canale d’unione).

Nella zona di tutela integrale del Lago di S.Puoto e del Lago Lungo è vietata la costruzione di nuovi edifici manufatti ed opere (ivi comprese strade, rilevati, sterri, sbarramenti, muri di sostegno, recinzioni in muratura, chioschi ecc.) che possano modificare le condizioni idrogeologiche, paesaggistiche e topografiche dei luoghi. Sono ammesse solo le opere precarie e temporanee relative alla manutenzione e all’uso delle infrastrutture esistenti, nonchè quelle riconosciute indispensabili per evitare il deterioramento dell’ambiente naturalistico.

E’ vietata la navigazione a motore al fine di proteggere l’equilibrio ecologico locale; le colture ittiche e la pesca debbono essere regolarmente in forme idonee al mantenimento degli equilibri ambientali, a cura dei Comuni di appartenenza. Per gli edifici ed i manufatti esistenti e regolarmente autorizzati sono ammessi gli interventi edilizi previsti al titolo IV, punti a), b), c), dell’art.31 della Legge n.457 del 5/8/1978, limitatamente alla destinazione di servizio per la ricerca scientifico-naturalistica da parte di Enti Pubblici e organismi riconosciuti. E’ vietata altresì l’alterazione delle caratteristiche vegetazionali attraverso l’eliminazione dì specie esistenti o la loro

sostituzione con esemplari non autoctoni. E’ infine vietata nella zona I/a l’installazione di cartelli pubblicitari di ogni genere, fatta eccezione per la segnaletica di pubblica utilità.

Art.70 – La zona di tutela integrale I/b (comprende la zona della Grotta di Tiberio, sottoposta a vincolo ai sensi della legge 1089/39, e una fascia circostante di protezione di m.50).

In tale zona è vietato qualsiasi intervento se non quelli relativi alla salvaguardia e alla valorizzazione del suo valore ambientale. Per i manufatti esistenti è consentita la sola manutenzione ordinaria.

Art.71 – La zona di tutela orientata O/a (comprende la fascia di tutela della costa di m.300 dalla linea di battigia, dal limite del fosso di Valle Corsara, a nord-ovest, fino al confine dell’ambito, a sud-est. Comprende inoltre la porzione di territorio delimitata a nord-ovest dalla linea retta che, partendo dal punto d’incontro del limite della fascia costiera con la curva di livello 122 del Monte Bazzano, è tracciata in direzione nord-nord-est fino a incrociare il confine del D.M. del 2/12.61 sulla tutela della zona montana del Comune di Sperlonga, ed altresì delimitata a est da tale confine di decreto).

Nella zona O/a, nelle aree non interessate da preesistenze archeologiche, dalle fasce di rispetto delle acque pubbliche che non presentino pendenza superiore al 35% o condizioni di instabilità geologica e comunque non nelle aree comprese tra il mare ed il percorso della via Flacca sono ammesse le diverse categorie di interventi edilizi previsti dal titolo IV, art.31, punti a), b), c) e d) della Legge n.457/78 limitatamente agli edifici esistenti regolarmente autorizzati senza aumento dell’attuale cubatura e dell’altezza massima. Le concessioni edificatorie per tutti i tipi di opere da eseguirsi nelle aree vincolate potranno essere rilasciate alla condizione che gli interessati si impegnino con atto d’obbligo, regolarmente trascritto, prima dell’inizio dei lavori oggetto della concessione, ad eseguire a proprie spese, dietro le direttive e sotto la sorveglianza delle competenti Autorità locali e statali tutti i saggi, gli scavi ed i rilievi necessari; nonché ad accettare tutte le modifiche ed eventuali riduzioni del progetto che le predette Autorità riterranno opportuno prescrivere. Con tale atto d’obbligo gli interessati dovranno anche impegnarsi ad eseguire, alle

stesse condizioni del precedente capoverso tutte le opere necessarie a potenziare e ripristinare la vegetazione endemica locale, proteggere l’andamento naturale della costa, demolire gli eventuali manufatti che le competenti Autorità locali e statali ritengano incompatibili con le caratteristiche naturalistiche, storico archeologiche e paesaggistiche locali.

Art.72 – La zona di tutela orientata 0/b (comprende il promontorio di Torre Truglia con il sottostante porticciolo turistico).

Lo Speciale Progetto Attuativo cui il presente articolo subordinava il rilascio delle autorizzazioni e dei pareri, non è codificato dalla legislazione vigente né dalla legge regionale 24/98 e conseguentemente tale disposizione è priva di efficacia ai sensi dell’art 87 comma 2 delle presenti norme, pertanto si applicano le norme di salvaguardia cui al capo IV art. 90 delle presenti norme;

la zona agricola analoga a cui fare riferimento sarà quella come definita all’art.47 del presente sub ambito.

Art.73 – La zona di tutela paesaggistica P/a (delimitata a partire dal punto d’incontro del confine della zona I/a, a nord-est del lago di S.Puoto con il confine tra i Comuni di Sperlonga e di Fondi, da tale confine fino alla cima (a quota 134) del colle a nord-est del Lago di S.Puoto; quindi da una linea retta in direzione sud-est fino alla curva di livello 100, poi da tale curva fino allo sperone orientale del Monte Lauro ad ovest della valle delle Vespe, quindi da una linea che corre a monte parallelamente alla litoranea alla distanza di m. 300 fino ad intersecare la curva di livello 75 ad oriente della valle delle Vespe, poi da un tratto della linea che raggiunge la curva di livello 200 all’intersezione con il fossato di Valle Corsara; quindi da tale curva di livello fino al punto di distanza di m.370 a monte della litoranea sul Monte Bazzano (quota 519), da qui giunge alla cima di quota 190 compresa tra Monte Bazzano e Puntone Capovento alla distanza di m.300 a monte della litoranea; da qui, il confine segue una linea retta in direzione nord-ovest fino a incrociare il limite verso nord-ovest fino a incrociare la via Flacca, poi la via Flacca fino

all’incrocio con la carrozzabile verso il mare, poi tale carrozzabile per un breve tratto verso sud, poi di nuovo il limite della fascia di tutela del litorale fino al limite della fascia di tutela del Lago Lungo, infine tale limite, quello della fascia di tutela dei canale d’unione tra i due laghi e quello della fascia di tutela del Lago di S.Puoto fino a incontrare il confine tra i Comuni di Sperlonga e di Fondi).

Nell’ambito dell’area in oggetto è vietata l’alterazione dello stato del terreno attraverso il disboscamento e l’installazione di impianti tecnologici visibili.

Sono consentite:

a) le opere necessarie alla realizzazione di manufatti di servizio per l’agricoltura in località

Maceria, tra il Lago di S.Puoto e il Monte Lauro, con indice di copertura inferiore ad I/10 del lotto di pertinenza e altezza massima di m.7.00;

b) tutte le opere necessarie ad assicurare e migliorare l’assetto idrogeologico del territorio in esame senza peraltro alterarne l’aspetto paesaggistico;

c) ogni opera di forestazione atta a ripristinare e potenziare il patrimonio tipico ed endemico dei luoghi;

d) la costruzione di nuovi manufatti ad esclusivo uso agricolo (vedi L.R. n.39 del 19/5/1975) purché di altezza massima assoluta non superiore a m.7.50; ove i terreni interessati da nuova edificazione abbiano una pendenza naturale, tale pendenza non è in alcun nodo modificabile e l’altezza massima dei fabbricati è comunque riferita, per ogni loro parte, al punto di minima quota del prospetto a valle dei fabbricati stessi;

e) le diverse categorie di interventi edilizi previsti dal titolo IV della Legge 457/78, limitatamente agli edifici esistenti, senza aumento dell’attuale cubatura ed altezza massima;

f) gli interventi pubblici di carattere infrastrutturale o di interesse scientifico o naturalistico purchè non danneggino le condizioni naturalistiche, paesaggistiche e topografiche dei luoghi.

La seguente disciplina si applica alle zone destinate all’esercizio dell’attività agricola o definite tali dagli strumenti urbanistici vigenti, qualora non in contrasto con i precedenti punti, a), b), c), d), e), f).

Ogni intervento nelle zone agricole deve essere indirizzato alla conservazione dei valori tipici dell’agricoltura e del paesaggio agricolo e alla difesa dell’esercizio dell’impresa agricola considerato come strumento attivo per la conservazione dei beni ambientali.

Nelle zone agricole è vietata ogni attività comportante trasformazioni dell’uso del suolo con finalità diverse da quelle inerenti la sua specifica vocazione.

Nelle zone agricole è vietata ogni lottizzazione a scopo edificatorio ai sensi della legge regionale n.34 del 1974, salva la possibilità di concentrare l’edificazione in borghi agricoli, ove ciò sia consentito dagli strumenti urbanistici.

L’edificazione può essere consentita dagli strumenti urbanistici con le seguenti limitazioni: indice di edificabilità massimo mc.0,015/mq.su lotti minimi di 20.000 mq. per una cubatura massima di 900 mc., salvi diversi limiti stabiliti dalle norme particolari di Sub-Ambito.

L’edificazione per uso abitativo dell’imprenditore agricolo, per l’alloggio di lavoratori agricoli o per annessi agricoli di rilievo può derogare dalle precedenti limitazioni subordinatamente alla presentazione di un piano di utilizzazione aziendale o interaziendale da sottoporre all’approvazione del competente settore decentrato dell’Agricoltura.

In generale sono consentite le costruzioni mono-locali per il ricovero degli attrezzi di altezza massima m.2,50 e di superficie massima mq.9 quando si disponga dì un lotto non inferiore a mq.2.000.

Nelle zone idonee all’esercizio delle attività silvo-pastorali è ammessa la costruzione di abbeveratoi, ricoveri e rimesse per il bestiame brado, fienili, rifugi per il personale di sorveglianza, da ubicarsi in posizione appropriata, nel rispetto della situazione ambientale. Nelle zone agricole, purché in armonia con la prescrizioni degli strumenti urbanistici e delle norme particolari di Sub-Ambito, è ammesso l’insediamento di impianti produttivi inerenti la conservazione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli nonchè destinati alle attività dì servizio per l’agricoltura subordinatamente alla procedura di verifica dell’impatto ambientale

quando i medesimi comportino l’utilizzo di una superficie fondiaria superiore a 10.000 mq. o abbiano caratteristiche inquinanti. Tutte le costruzioni debbono rispettare il profilo naturale del terreno, utilizzare preferibilmente finiture ad intonaco, tinteggiature di colore chiaro e coperture a tetto a falde semplici. In generale le costruzioni per uso residenziale non debbono superare l’altezza di m.7.00 al filo di gronda. Non sono soggette ad autorizzazione dell’autorità preposta alla tutela ambientale le trasformazioni dell’assetto dei terreni che siano strettamente funzionali all’utilizzazione agricola, compresi gli impianti di irrigazione, i terrazzamenti, i riporti, i pergolati,

le tettoie, le schermature delle colture con caratteristiche mobili. Gli impianti di serra stabilmente infissi al suolo sono annessi agricoli da prevedere nei piani di utilizzazione aziendale. E’ vietata l’apertura di strade e sentieri che non sia strettamente necessaria per l’utilizzo dei fondi.

Art.74 – La zona di tutela limitata L/a

(comprende la fascia di protezione di m.300 del litorale marino. nel tratto compreso tra il limite della fascia di tutela del Lago Lungo (zona I/a), a nord-ovest. e il fossato di Valle Corsara, a sud-est. Inoltre, la zona L/a comprende anche la porzione di territorio che, a partire in direzione sud-est dal bivio tra la via Flacca e la carrozzabile verso il mare si estende tra queste due strade, a valle della via Flacca.

Dalla zona L/a è escluso il promontorio di Torre Truglia e il porto di Sperlonga).

Gli interventi sul territorio consentiti nella zona L/a non possono essere in contrasto con le seguenti finalità:

- conservazione assoluta della vegetazione esistente (macchia costiera) e suo eventuale potenziamento con specie tipiche del luogo;

- protezione dal degrado della duna litoranea e della relativa vegetazione ed eventuale ripristino della duna stessa, ove questa risulti manomessa.

Se non in contrasto con le finalità esposte nel paragrafo precedente si consente:

- il reperimento, ad una distanza non inferiore a m.30 dalla base della duna verso l’entroterra, di attrezzature sportive, aree attrezzate per il ristoro, aree di servizio e parcheggi;

- la realizzazione in materiali naturali di sentieri di attraversamento della duna che rispettino l’andamento naturale del terreno e siano compatibili con la vegetazione esistente. E’ consentito altresì il completamento edilizio, purchè previsto da strumento urbanistico esecutivo, con indici fondiari che non superino i 0,5 mc./mq. salvaguardando la visuale del centro storico di Sperlonga dalla via Flacca.

Sono ammessi interventi edilizi sugli edifici esistenti, purché regolarmente autorizzati, alla condizione che non comportino aumento delle cubature. superfici utili, altezze e sagome d’ingombro attuali. Qualunque recinzione relativa agli interventi consentiti deve essere realizzata preferibilmente con siepi o reti e comunque con esclusione di murature di altezza superiore a m. 1.

I GICO della Guardia di Finanza di Roma confiscano beni mafiosi sul Lido di Latina

BENI DELLA CAMORRA ANCHE SUL LIDO DI LATINA

Parecchi anni fa, parlando dell’assegnazione da parte del Comune di Latina dei chioschi al mare, accennammo a presenze sospette su quel tratto delle spiagge laziali.

Un’indiscrezione ce le aveva segnalate.

Avevamo appena affrontato lo stesso tema per quanto riguardava il tratto di Ostia ed avevamo, pertanto, ipotizzato delle analogie con quello di Latina.

La città capoluogo del territorio pontino è invasa dalla camorra. Se ne avverte la presenza dapperttutto. Il fatto che Schiavone ed i Casalesi abbiano ritenuto di investire su Borgo Santa Maria, nel territorio appunto di Latina, sul vasto terreno poi confiscato ed assegnato alla Cooperativa “Il Gabbiano”, è la prova lampante della bontà del nostro assunto.

Latina è città di forte riciclaggio di denaro sporco delle mafie. Le banche e le finanziarie ci sono tutte, italiane e non. Il commercio è visibilmente infiltrato, come lo sono il settore edile e le compravendite immobiliari. Qualche anno fa facemmo un monitoraggio delle costruzioni dalla Stazione delle autolinee fino a Campo Boario e individuammo cose interessanti. Proponemmo alle forze dell’ordine di fare tutte le visure camerali delle ditte che avevano realizzato costruzioni a Latina, pubbliche e private, ma, come al sol, ito, evidentemente non siamo stati ascoltati.

Una presenza antica, quella appunto delle mafie a Latina, che risale a dir poco ai tempi del tentativo di realizzare i grattacieli in via Ufente da parte dei “cavalieri dell’apocalisse “ catanesi.

Dopo 30 anni da quel periodo ormai la criminalità organizzata siciliana, calabrese e campana soprattutto si è ramificata fino ad… entrare dapperttutto.

Perfino nelle Istituzioni e nella politica??? Lo domandiamo alla Procura della Repubblica ed alle forze dell’ordine che finora, fatta qualche eccezione, hanno tenuto un… livello basso e spesso si sono rivelate “negazioniste”.

Come al solito, ancora una volta sono state le forze dell’ordine… “di fuori” a scoprire gli investimenti della camorra sul Lido di Latina.

Sono stati, infatti, i GICO della Guardia di Finanza di Roma, coordinati dalla Procura della Repubblica di Roma.

Quando si decideranno i vertici della Guardia di Finanza e dei Carabinieri a mandare Comandanti provinciali preparati nella lotta alle mafie???

Il parere dell’Associazione Caponnetto sulla “rimozione” da parte del CSM del Procuratore Capo della Repubblica di Frosinone

UN NOSTRO COMMENTO ALLA “ RIMOZIONE” DA PARTE DEL CSM DEL PROCURATORE CAPO DELLA REPUBBLICA DI FROSINONE

Lo abbiamo detto sin dal giorno della nostra costituzione: noi vogliamo essere una vera associazione antimafia, un sodalizio, cioè, che non vuole limitarsi a… raccontare le mafie, ma, al contrario, che vuole combattere le mafie in tutti i modi possibili consentiti dalla legge, scovando i mafiosi, facendoli arrestare, facendo confiscare loro i beni accumulati violentando e sfruttando i cittadini onesti.

Qualcuno ci accusa di esserci trasformati in un organismo… investigativo, quasi a voler far concorrenza alle forze dell’ordine ed alla magistratura. Non è così. A questi nostri detrattori, rispondiamo che: noi non intendiamo per mafiosi solamente quelli che sparano, l’ala cosiddetta “militare”. Questa è la manovalanza, la parte rozza.

Noi intendiamo, al contrario, combattere soprattutto quella dei “colletti bianchi”, la borghesia mafiosa, quella che si annida nelle istituzioni, nella politica, nelle professioni, fra i cittadini considerati “per bene “, ma che, in modo diretto od indiretto, oggettivamente favoriscono le mafie.

Gli amministratori pubblici che nella redazione degli strumenti urbanistici favoriscono le mafie; i notai che nella registrazione e compilazione degli atti favoriscono le mafie; gli esponenti politici ed istituzionali che, nella formazione delle leggi o nella loro applicazione, favoriscono i mafiosi ed i loro sodali; gli esponenti delle istituzioni che non applicano le leggi antimafia o che, comunque, ne rallentano l’applicazione; i magistrati o i rappresentanti delle forze dell’ordine che non fanno compiutamente il loro dovere sul versante dell’azione contro le mafie. Punto.

Il nostro giudizio su questi non è mai personale, né investe le loro qualità morali o professionali.

Diciamo, a scanso di equivoci, che per noi si tratta di tutte persone perbene e di valenti servitori dello Stato.

Noi li giudichiamo solamente sul piano della loro azione contro le mafie.

Esaltiamo quelli solerti e determinati, come –tanto per citare qualche esempio – il Procuratore di Tivoli De Ficchy- nei confronti del quale nutriamo un sentimento oltreché di stima anche di affetto-, il nuovo Procuratore di Civitavecchia Amendola, quello nuovo di Velletri Piro ecc.

Non con lo stesso entusiasmo possiamo pronunciarci nei confronti di quelli di Latina Mancini e quello di Frosinone Gerunda, due magistrati sulla cui nomina rimandiamo a quanto è scritto sul sito di Magistratura Democratica.

Nei confronti di questi due magistrati inquirenti non abbiamo mai nascosto il nostro giudizio. La loro azione antimafia non è stata mai, quanto meno, efficace.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti!!!

Le mafie hanno invaso le province di Latina e Frosinone, tutto il Basso Lazio, cioè, senza che vi siano stati mai un pronunciamento ed un’azione, soprattutto, incisivi. Tutte o quasi, infatti, le operazioni di polizia e giudiziarie antimafia effettuate nelle due province sono state fatte “da fuori”, da magistrati e forze dell’ordine di altre province del Paese. Mai, o quasi, su impulso delle Procure locali.

Diciamo il falso? Qualcuno ci smentisca.

A Frosinone qualche risultato significativo si è cominciato a vedere solamente dal giorno in cui è arrivato il nuovo Comandante Provinciale della Guardia di Finanza, il colonnello Salato, nei confronti del quale noi non ci stancheremo mai di pronunciare parole di stima, di incoraggiamento e di solidarietà. Tutto il resto –Procuratore capo della Repubblica, Prefetto, Questore, Comandante provinciale dei Carabinieri- secondo noi non va. Saranno, questi, tutti ottimi servitori dello Stato, bravi, onesti. Ma in una provincia invasa dalle mafie ci vogliono altre qualità. A Frosinone, Come a Latina, dove, a parte il Prefetto Frattasi ed il Questore D’Angelo, soprattutto il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza non sta dimostrando di possedere le qualità necessarie per contrastare l’avanzata inarrestabile delle mafie, un’avanzata che le ha portate ad insediarsi addirittura in molti consigli comunali ecc.. Come, o quasi, è avvenuto in Sicilia, in Calabria, in Campania e così via.

Non ci è possibile, pertanto, schierarci dalla parte di coloro che in questi giorni stanno protestando per la “ rimozione” da parte del CSM del Procuratore Capo di Frosinone.

Come, pure, ci auguriamo che il CSM adotti anche per Latina un provvedimento analogo.

Il Basso Lazio ha bisogno, ammesso che non sia troppo tardi, di magistrati e di Comandanti delle forze dell’ordine “da trincea”. Come De Ficchy, Piro, Amendola, Salato ecc.!!!

Ass. Antonino Caponnetto

Così la criminalità allunga le mani sulla ricostruzione

Viene definita «seria» la situazione relativa alle attenzioni di realtà siciliane, calabresi e campane sugli appalti legati all’emergenza e alla ricostruzione. Perplessità sul contratto stipulato dalla Protezione Civile per i bagni chimici. —

Che qualche problema sugli appalti stia emergendo a L’Aquila viene confermato dagli stessi inquirenti. Gli stessi che definiscono «seria» la situazione che riguarda le infiltrazioni della criminalità organizzata. Già sarebbero in movimento aziende facenti capo a famiglie siciliane, calabresi e campane con connessioni (e riferimenti) in ditte con sede nel Nord d’Italia.

«Attenzione però a dare patenti spiega uno degli investigatori -. In alcuni casi si potrebbero avere reati di un certo genere senza che per forza ci sia la presenza delle mafie». Ma i segnali sono tanti, e sono comparsi fin dai primi giorni dopo il sisma del 6 aprile. Uno ha lasciato perplessi, quello legato ai bagni chimici. I servizi impegnati nei vari campi sono 3.500 unità e sarebbero quasi interamente monopolizzati dalla Sebach, un franchising con affiliati in tutta Italia e con sede madre in Toscana.

La Sebach ha un tariffario di circa 140 euro al giorno per bagno con un unica pulizia settimanale in condizioni normali. Il contratto con la Protezione civile prevede invece ben quattro pulizie al giorno. Un affare di dimensioni notevoli, quindi. Sebach fornisce i materiali, altre aziende in appalto gestiscono pulizie, smaltimento, manutenzione, provenienti da Lazio, Toscana, Calabria e Campania.

Altre aziende, locali, come la Brill Marsica, sono invece state escluse dall’appalto a favore di alcune ditte campane, come la Gruppo Torre e la Vesuviana. E anche un altro precedente contratto della Regione Abruzzo sarebbe stato annullato. Vi sono state, fin dai primi giorni dopo il sisma, segnalazioni di attività “particolari”, come il sabotaggio di mezzi e autopompe (in particolare di aziende provenienti dalla Toscana) e di emissioni di fatture e bolle di carico e scarico irregolari e smaltimento illegale.

Da qui, a quanto pare, è stata aperta un’inchiesta giudiziaria. Se dubbi, quindi, si aprono sulla gestione dell’emergenza, si apre il nuovo fronte della ricostruzione. Tornano di attualità le ombre del caso “Alba d’oro” e del reinvestimento a Tagliacozzo di una parte del cosiddetto “Tesoro di Vito Ciancimino”. Una storia emblematica di come il gruppo LapisCiancimino sia entrato in contatto con i primi imprenditori e amministratori abruzzesi, una base di partenza per tessere pazientemente una fitta rete.

Nel 2000 la palermitana Gas spa si aggiudicò un appalto per la rete metanifera di Tagliacozzo e Sante Marie. Nel 2002 viene poi costituita l’Alba d’oro srl che realizzerà succesivamente a Tagliacozzo una struttura ricettiva, con Gianni Lapis amministratore e soci Nino Zangari, Augusto e Achille Ricci e la Sirco spa del tributarista condannato con Massimo Ciancimino e oggi dichiarante a Palermo e Roma. Il 22 settembre 2006 dieci imprenditori danno vita a due nuove società: Ecologica Abruzzi srl e Marsica plastica srl.

Tra di essi troviamo Italiano Giuseppe (il cui nome compare nei pizzini di Provenzano), Roberto Mangano (avvocato di Ciancimino), Ermelinda di Stefano (moglie di Lapis) e poi alcuni imprenditori del luogo: Nino Zangari e Augusto e Achille Ricci, arrestati a Tagliacozzo nel marzo scorso con l’accusa di aver reinvestito il tesoro di don Vito. Compare anche il nome di Dante di Marco, un imprenditore marsicano attivo nel settore inerti e calcestruzzi: una sua società, la “Impresa di Marco srl” ha acquisito un subappalto del Piano case.

Dante di Marco, comunque, non risulta investito da nessuna delle inchieste in corso a Tagliacozzo. Figura anche all’interno di altre società molto attive in territorio marsicano: ad esempio nella Rivalutazione Trara srl (rifiuti e produzione di energia), società che ha acquistato all’asta fallimentare l’area dell’ex zuccherificio di Avezzano.

Nella composizione di quest’ultima società si intuirebbe la commistione tra affari e politica, tra i soci figura, infatti, anche Ermanno Piccone (padre dell’onorevole Filippo) e una società riconducibile a un altro parlamentare del Pdl, Sabatino Aracu, coinvolto in altre delicate inchieste a Pescara. E poi, sempre in questo quadro, si inserisce anche Venceslao Di Persio con la Iniziative commerciali del Mediterraneo srl, che a Celano vuole realizzare un grande centro commerciale, promosso da società palermitane

(Tratto da Terra – Quotidiano di informazione pulita)

Criminalità nel basso lazio – Fondi (LT)

[YOUTube] Filmato dal TG1 del 28/06/09 edizione delle 20.00


Risposta di Legambiente al Sindaco di Sabaudia: anziché chiacchiere, dia benzina ai motori delle ruspe contro gli abusi nel Parco del Circeo

“Dal Sindaco di Sabaudia arrivano affermazioni irricevibili, Legambiente ha
sempre denunciato gli abusi nel Parco del Circeo come in tutto il Paese,
senza guardare in faccia a nessuno assumendosi grandi responsabilità, spesso
anche al posto delle istituzioni disattente o peggio conniventi -è durissima
la risposta che viene da Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-.
Quando il Sindaco darà benzina ai motori delle ruspe per i doverosi
abbattimenti o quando finalmente respingerà le centinaia di domande di
condono per immobili costruiti nel Parco che giacciono in Comune ci trover
sempre al suo fianco. Così come ci troverà nettamente contrari a qualsiasi
ipotesi di svendere il lago di Paola a chi ci vuole sguazzare con le barche
a motore. Questa è l’unica soluzione, di ecocompatibile le altre non hanno
proprio nulla.”

Il disegno di legge sulla sicurezza

Doppia morale, nessuna etica
In discussione al Senato il provvedimento del Governo sulla sicurezza. La legge attualmente ignora le badanti, le tratta come persone scomparse e senza diritti e a tutti gli effetti nega loro cose essenziali. Chiediamo di regolarizzare le badanti che hanno un lavoro vero e smetterla con l’ipocrisia del Governo Berlusconi

Ne abbiamo bisogno, migliorano la vita dei nostri anziani e la nostra. Vivono da anni in tante nostre case ( oltre un milione) e per ringraziarle questo governo le tratta la clandestine. Da un po’ di mesi mia madre non ce la faceva da sola e abbiamo cercato e trovato una badante… clandestina naturalmente e che non possiamo mettere in alcun modo in regola perchè non ha né nulla osta né permesso di soggiorno.
E così sono entrata più direttamente dentro questo mondo ed ho capito la dimensione del fenomeno e la grande ingiustizia che si consuma nei riguardi di queste donne. Persone che aiutano oltre un milione di famiglie italiane che senza di loro vedrebbero andare in crisi la loro economia domestica, le loro relazioni di affetti, qualche volta il lavoro di uno dei membri della famiglia stessa. Persone che dormono in casa nostra, che si occupano spesso di lavare il corpo dei nostri padri e delle nostre madri e alle quali però non siamo disposti a dare cittadinanza e diritti.

La legge attualmente al Senato e proposta dalle Destre e dalla Lega le ignora, le tratta come persone scomparse e senza diritti e a tutti gli effetti nega loro cose essenziali.
Prendiamo il caso della signora che sta con me: in Italia da 5 anni sempre con lavori continuativi, ha fatto domanda di essere regolarizzata nel 2007 e ancora non ha avuto risposta. Non può andare dal medico perchè potrebbe essere denunciata e infatti non va e faccio venire io a casa il mio medico se lei non sta bene, non può uscire molto di casa perchè teme il controllo dei documenti, non può andare nel suo paese a trovare la madre e i figli perchè poi il governo del suo Paese non la farebbe più tornare in Italia… o meglio pagando quasi 5000 euro forse potrebbe rientrare ma li pagherebbe agli “scafisti” di terra che la riporterebbero qui clandestina come prima.

Come può essere che 600.000 badanti con un lavoro vero e a tempo pieno che lavorano tutte presso famiglie italiane non si possano regolarizzare? Non si era detto che chi dimostrava di avere un lavoro vero e continuativo era regolarizzabile in tempi brevi? Sono certa che anche in tante famiglie del nord che votano Lega ci sono le badanti e tanti operai extracomunitari in nero e supersfruttati in centinaia di imprese piccole e medie del nord est… ma l’importante è non ammetterlo riconoscendo loro diritti. Una doppia morale, nessuna etica. Quel tipico e insopportabile metodo che distingue sempre tra ciò che si dice e quel che si fa. Si sfruttano badanti e operai e si dice pubblicamente che non li vogliamo e che dovrebbero tornare a casa loro.

Quando sappiamo benissimo che se domani le 600.000 badanti clandestine tornassero a casa nessuna struttura pubblica o privata sarebbe in grado di fare ciò che loro fanno e 600.000 famiglie del centro nord soprattutto andrebbero in crisi. Ipocriti si diceva una volta. Ipocriti e falsificatori di realtà si può ben dire anche oggi.
Fulvia Bandoli

(Tratto da www.aprileonline.info)

Sempre più camorra a Terracina. La denuncia della nostra Associazione

Leggi l’articolo di Latina Oggi

La Guardia di Finanza di Roma individua beni consistenti investimenti mafiosi sul litorale di Latina

Leggi l’articolo di Latina Oggi

Ammonta a 100 miliardi di euro l’evasione fiscale da parte delle mafie

CORTE CONTI: CORRUZIONE TASSA OCCULTA; 100 MLD DI EVASIONE FISCALE
La corruzione ‘dilagante’ nella pubblica amministrazione è una tassa “occulta e immorale” che vale oltre 60 miliardi l’anno prelevati direttamente dalle tasche di ignari cittadini. L’allarme lo lancia la Corte dei Conti che ha presentato il giudizio sul rendiconto generale dello Stato per l’esercizio del 2008. Ma la corruzione non è l’unico ‘peso’ che i cittadini italiani devono sopportare: in un momento come quello attuale di crisi economica un’altra cifra ‘monstre’ allarma la Corte: 100 miliardi l’anno sottratti all’erario attraverso l’evasione fiscale.

Insomma un peso enorme (oltre 160 miliardi l’anno) che se abbattuti consentirebbero di far ripartire immediatamente l’economia italiana. La corruzione all’interno della Pa – dice il procuratore generale, Furio Pasqualucci – è un fenomeno “rilevante e gravido di conseguenze in tempi di crisi”. La Corte dei Conti valuta che il fenomeno possa superare 50-60 miliardi di euro l’anno, come stima il Servizio anti-corruzione e trasparenza del ministero della pubblica amministrazione.

Nella ‘classifica’ della corruzione la Corte dei Conti ricorda che tra le prime 5 regioni per numero di denunce spiccano nell’ordine, la Sicilia (13,07% del totale delle denunce); la Campania (11,46%); la Puglia, (9,44%); la Calabria (8,19%) con un’unica regione del Nord che é la Lombardia con il 9,39% del totale delle denunce. Secondo i dati della Guardia di Finanza nel 2008 sono stati denunciati 3.224 pubblici ufficiali per reati contro la Pa mentre i Carabinieri hanno scovato 2.137 funzionari infedeli. Sempre nel 2008 sono tuttavia aumentati i processi e le condanne per corruzione. In particolare le condanne sono state in tutto 68 ed hanno consentito di recuperare oltre 117 milioni di euro con un “notevolissimo incremento” sul 2007 quando erano stati recuperati 18,8 milioni. Anche sul fronte evasione i ‘numeri’ sono impressionanti: oltre 100 miliardi l’anno di mancato incasso.

Il ministero dell’economia – ricorda la Corte – valutava il valore aggiunto dell’economia sommersa nel nostro Paese a quasi il 18% del Pil: “in termini di gettito si tratta di almeno sette punti percentuali corrispondenti ad oltre 100 miliardi di euro l’anno”. La magistratura contabile non nasconde però un certo “scetticismo quantomeno sulla rapidità su cui sarà possibile recuperare l’area dell’evasione”.

(Tratto da ANSA – Portale Legalità)

Camorra: sequestrati beni a ex latitante Mario Santafede anche a Foceverde di Latina

Camorra: sequestrati beni a ex latitante Mario Santafede per un valore di oltre 10 mln, operazione della GdF di Roma

Sequestrati beni per un valore complessivo di oltre 10 milioni di euro riconducibili all’ex superlatitante Mario Santafede. Si tratta di 37 immobili, un appartamento a Malaga (Spagna), terreni, due attivita’ commerciali, 10 autoveicoli, quote di partecipazione in 8 societa’, nonche’ una societa’ cooperativa e 14 rapporti di conto corrente sequestrati dalla Guardia di Finanza di Roma Santafede, napoletano,56 anni,e’ ora detenuto nel carcere di Opera (Milano) in regime di 41 bis.

(Tratto da ANSA)

Il Procuratore di Frosinone rimosso dal CSM

Margherita Gerunda perde il posto di Procuratore capo di Frosinone. Il plenum del Csm, infatti, ha respinto a maggioranza la proposta di confermarle la nomina che le era stata annullata in sede amministrativa, dal Tar, in seguito a un ricorso dell’attuale procuratore dell’Aquila, Alfredo Rossini. L’assemblea di Palazzo dei Marescialli ha così deciso di bandire un nuovo concorso per il prestigioso posto nel capoluogo ciociaro. Ora, dunque, l’intera pratica tornerà in Commissione. Ma la dottoressa Gerunda non ci sta. L’alto magistrato, infatti, ha annunciato che presenterà ricorso al Tribunale amministrativo del Lazio contro quanto stabilito dal Csm. «Sono rimasta davvero sorpresa, è una decisione quantomeno opinabile che contesto e che ritengo profondamente ingiusta – commenta la dottoressa Gerunda, rientrata nel Palazzo di Giustizia solo pochi giorni fa dopo l’incidente della soda caustica di cui è rimasta vittima in un bar del capoluogo -. Il procuratore Rossini circa cinque anni fa presentò ricorso, poi, però, rinunciò alla sede di Frosinone. Ora – sottolinea – attendo le motivazioni di questa decisione, arrivata dopo diverso tempo dal pronunciamento dei giudici amministrativi, che comunque impugnerò facendo immediatamente ricorso al Tar». La Gerunda, settantenne, ligure di nascita, è procuratore capo di Frosinone dal 23 marzo del 2004, quando fu designata dal Csm: «Dopo i primi quattro anni di lavoro, sono stata riconfermata dal Consiglio Giudiziario (Corte d’Appello), che mi ha rinnovato la fiducia. La scadenza naturale del mio mandato, dunque, sarebbe fra tre anni. Ora, però, evidentemente chissà chi ha deciso, forse do fastidio a qualcuno», sottolinea l’alto magistrato.
Il caso, dunque, finirà nelle aule del tribunale amministrativo regionale: i giudici dovranno esaminare e quindi esprimersi sull’istanza che sarà inoltrata dalla Gerunda. Sulla vicenda, intanto, è intervenuto anche il procuratore dell’Aquila, Alfredo Rossini, il quale ha commentato: «Alcuni anni fa presentai ricorso non solo per la sede di Frosinone, ma anche per quella di Latina: davanti al Tar, li vinsi entrambi. Poi dovevo decidere entro sei giorni: scelsi di restare a L’Aquila, dove nel frattempo avevo avuto l’incarico di guidare la Procura, rinunciando così alle altre due possibilità che mi si erano prospettate».
Nella stessa seduta, inoltre, il plenum ha anche deciso di nominare l’attuale garante sul diritto di sciopero, Antonio Martone, avvocato generale in Cassazione, mentre Pietro Mennini, aggiunto alla procura di Pescara, è stato scelto come nuovo procuratore di Chieti.

Stefano De Angelis

(Tratto da Il Messaggero)

Archivi