Archivi del mese: Gennaio 2009

Rapporto Eurispes 2009: 130 miliardi di euro il fatturato delle mafie nel 2008 in Italia

130 MILIARDI EURO FATTURATO MAFIE NEL 2008
E’ di circa 130 miliardi di euro il fatturato di mafia, camorra, ‘ndrangheta e sacra corona unita nel 2008, con un utile che sfiora i 70 miliardi. La principale fonte di guadagni resta il traffico di droga (59 miliardi di euro), mentre armi ed altri traffici portano nelle tasche dei mafiosi 5,8 miliardi dell’attivo, il racket 9 miliardi, l’usura 12,6 miliardi. Un mercato emergente che inizia a registrare un importante giro di affari è quello delle ecomafie, che pesa per 16 miliardi di euro. La ricchezza dei patrimoni della criminalità organizzata, segnala l’Eurispes, emerge anche dai sequestri operati dalle forze dell’ordine: 5,2 miliardi di euro, di cui 2,9 miliardi alla camorra, 1,4 alla mafia e 231 milioni alla ‘ndrangheta.
CROLLO FURTI NEL 2008, 500.000 IN MENO DEL 2007
Crollo dei furti in Italia nel 2008: dagli 1,6 milioni del 2007 si è passati agli 1,1 milioni dello scorso anno (-39,7%). Il furto di auto rappresenta il 26% del totale dei furti consumati, mentre quelli in appartamento il 10%. Tra le province più colpite dal fenomeno nei primi dieci mesi del 2008 c’é Milano (145.695), Roma (127.502), Torino (65.701), Napoli (59.152). In calo anche le rapine: 39.750 casi nei primi dieci mesi del 2008 (-28,8% rispetto al 2007). Napoli (9.255), Milano (5.118) e Roma (3.738) le province più interessate.
ITALIA PRIMA IN EUROPA PER NUMERO FORZE ORDINE
L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di uomini impiegati nelle forze dell’ordine: 328.368 effettivi tra carabinieri, polizia, guardia di finanza, corpo forestale e polizia penitenziaria.  Con 571 addetti all’ordine pubblico ogni 100.000 abitanti l’Italia supera di gran lunga la Germania (321), la Gran Bretagna (268) e la Francia (227). Ogni italiano destina inoltre per le spese a sostegno dell’ordine pubblico il 2,1% della ricchezza nazionale, pari a circa 500 euro pro capite. Fra i paesi Ue, l’Italia è seconda solo alla Gran Bretagna (2,5%), mentre precede la Spagna (1,85%), la Germania (1,7%) e la Francia (1,2%)
GIUSTIZIA, 86% ITALIANI CONTRO LODO ALFANO
L’86,3% degli italiani è contrario all’immunità per le alte cariche dello Stato, prevista dal cosiddetto Lodo Alfano. E’ il risultato del sondaggio svolto dall’Eurispes sull’opinione dei cittadini sui temi della Giustizia. I favorevoli sono il 9,4%. La fetta più consistente fra i contrari è costituita dai giovani dai 18 ai 24 anni: il 93,8% ritiene inadeguata la legge sull’immunità parlamentare; i 35-44enni scendono al 88,9%; i 25-34 all’86,8%. “La disapprovazione nei confronti di tale provvedimento è, tuttavia, un sentimento che accomuna indistintamente tutte le aree politiche rappresentate, seppur a livelli differenti – fa notare l’Eurispes – sono, infatti, contrari gli elettori di centro sinistra (90,7%), di centro (84,4%), di destra (79,7%) e di centro destra (76,9%)”. Il sondaggio dà una risposta anche sulle cause dei mali della giustizia: per il 62,3% degli interpellati il problema principale è la durata irragionevole dei processi; per il 20,4% é l’inadeguatezza dell’ordinamento giuridico; per il 10% è la mancanza di imparzialità dei magistrati. Solo l’1,6% giudica positivo l’ operato di questa Istituzione.
ALMENO 6 ITALIANI SU 10 BOCCIANO MAESTRO UNICO
Almeno sei italiani su 10 (64%) bocciano il ritorno del cosiddetto maestro unico nella scuola elementare. E’ quanto emerge da un’indagine condotta dall’ Eurispes. Se il 62,2% dei connazionali ha accolto sfavorevolmente anche l’introduzione delle “classi-ponte” pensate per colmare le lacune linguistiche dei bambini stranieri, hanno, invece, ricevuto migliore accoglienza altre novità. Il 58,1% dei cittadini condivide, infatti, il provvedimento secondo il quale il giudizio sull’andamento scolastico debba essere espresso in decimi. Numerosi sono stati i riscontri positivi ottenuti anche dalla reintroduzione del voto in condotta (62,5%). Che i giovani abbiano bisogno di essere educati alla disciplina e al rispetto delle regole è confermato ulteriormente dall’alta percentuale di italiani che considera utile lo studio dell’educazione civica (78,5%). Un altro aspetto, che ha avuto un riscontro positivo, riguarda l’obbligo di adottare libri di testo il cui contenuto rimane invariato per l’intero arco del ciclo scolastico (67%). Sondato anche il gradimento sulle novità prospettate per l’università. Sono soprattutto i più giovani, tra i 18 e i 24 anni, a sostenere che la trasformazione degli atenei in fondazioni non sia la strada più giusta per sostenere lo sviluppo dell’insegnamento accademico e, quindi, della ricerca: il 69,8%, infatti, è per nulla (43,8%) o poco (26%) d’accordo con tale possibilità.
PIU’ ‘PAPERONI’ IN ITALIA, RADDOPPIERANNO NEL 2010
Nel 2006 le famiglie italiane che potevano contare su un capitale superiore ad un milione erano 359 mila. E’ quanto rileva l’Eurispes. Nel giro di pochi anni, e precisamente l’anno prossimo, questa quota è
destinata ad aumentare di molto: circa 712mila (+98%).

Eurispes, gli italiani vogliono le riforme. No al maestro unico e al lodo Alfano – Il Messaggero

ROMA (30 gennaio) – Vogliono che il paese cambi e che il governo li segua. L’86% è conrro il Lodo Alfano, e il 64% boccia il maestro unico.

Il fatturato della mafia è di130 miliardi di euro, il nostro Paese ha il primato in Europa per numero di forze dell’ordine, mentre è la Lombardia la regione che spende di più. E’ il quadro che emerge Rapporto Italia 2009 dell’Eurispes – giunto alla 21/ma edizione – presentato oggi a Roma.

Paese più avanti del suo governo. Gli italiani sono desiderosi di forti e decisivi cambiamenti e pretende che il governo lo segua e ne assecondi gli obiettivi.
«Il sistema Italia non può più attendere oltre – spiega il presidente dell’istituto, Gian Maria Fara – e questa consapevolezza è diffusa nell’opinione pubblica a prescindere dall’orientamento politico degli italiani. Invece si continua ad assistere a una ridda di proposte, slogan, programmi che vengono puntualmente smentiti il giorno dopo». Per Fara il governo perderà popolarità se non seguirà le indicazioni della gente a riforma della giustizia, quella della pubblica amministrazione e la ridefinizione del modello di welfare in senso europeo. Sulla crisi economica l’Eurispes ritiene ci siano le premesse per un 2009 in cui l’economia italiana sarà in ripresa.

Il fatturato delle mafie. È di circa 130 miliardi di euro il fatturato di mafia, camorra, ‘ndrangheta e sacra corona unita nel 2008, con un utile che sfiora i 70 miliardi. Ed è la droga la principale fonte di guadagni (59 miliardi di euro), mentre armi ed altri traffici portano nelle tasche dei mafiosi 5, 8 miliardi del’attivo, il racket 9 miliardi, l’usura 12, 6 miliardi. L’ecomafia pesa per 16 miliardi di euro. La ricchezza dei patrimoni della criminalità organizzata, segnala l’Eurispes, emerge anche dai sequestri operati dalle forze dell’ordine: 5, 2 miliardi di euro, di cui 2, 9 miliardi alla camorra, 1, 4 alla mafia e 231 milioni alla ‘ndrangheta.

Regioni: a spendere di più la Lombardia. La spesa delle Regioni, nel 2007, è stata di oltre 233, 4 miliardi di euro, con una spesa media per regione di 10, 6 mld di euro. Il primato spetta alla Lombardia, che, con 42, 4 miliardi di euro, ha concentrato quasi un quinto (18, 2%) della spesa complessiva. Seguono Veneto ed Emilia Romagna con una spesa complessiva, rispettivamente, di 17, 7 mld di euro (7, 6% del totale) e di 17 mld di euro (7, 3% del totale), oltre la metà rispetto alla Lombardia. Valori superiori alla media nazionale (10, 6 mld di euro) sono stati registrati in altre otto regioni, tre delle quali nel centro Italia (Toscana con 14, 5 mld di euro, Lazio con 14 mld di euro, Marche con 10, 8 mld di euro), tre nel sud e Isole (Campania con 16, 6 mld di euro, Puglia con 16, 1 mld di euro, Sicilia con 12, 4 mld di euro) e due del Nord-Ovest (Piemonte con 11, 1 mld di euro, Liguria con 10, 9 mld di euro).

Italiani contro il lodo Alfano. L’86, 3% degli italiani è contrario all’immunità per le alte cariche dello Stato, prevista dal cosiddetto Lodo Alfano. A dire no soprattutto giovani dai 18 ai 24 anni: il 93, 8% ritiene inadeguata la legge sull’immunità parlamentare; i 35-44enni scendono al 88, 9%; i 25-34 all’86, 8%. Contrari gli elettori di centro sinistra (90, 7%), di centro (84, 4%), di destra (79, 7%) e di centro destra (76, 9%). inoltre per il 62, 3% degli interpellati il problema principale è la durata irragionevole dei processi; per il 20, 4% è l’inadeguatezza dell’ordinamento giuridico; per il 10% è la mancanza di imparzialità dei magistrati. Solo l’1, 6% giudica positivo l’ operato di questa Istituzione.

Italia prima in Europa numero di uomini impiegati nelle forze dell’ordine: 328.368 effettivi tra carabinieri, polizia, guardia di finanza, corpo forestale e polizia penitenziaria. Con 571 addetti all’ordine pubblico ogni 100.000 abitanti l’Italia supera di gran lunga la Germania (321), la Gran Bretagna (268) e la Francia (227). Ogni italiano destina inoltre per le spese a sostegno dell’ordine pubblico il 2, 1% della ricchezza nazionale, pari a circa 500 euro pro capite. Fra i paesi Ue, l’Italia è seconda solo alla Gran Bretagna (2, 5%), mentre precede la Spagna (1, 85%), la Germania (1, 7%) e la Francia (1, 2%).

La scuola. Bocciato il amestro unico da almeno sei italiani su 10 (64%). Il 62, 2% è contro l’introduzione delle «classi-ponte». Il 58, 1% condivide, invece, il provvedimento secondo il quale il giudizio sull’andamento scolastico debba essere espresso in decimi. A favore del voto in condotta il 62, 5%. E’ utile lo studio dell’educazione civica (78, 5%) e l’obbligo di adottare libri di testo il cui contenuto rimane invariato per l’intero arco del ciclo scolastico vede d’accordo il 67% degli italiani. Sondato anche il gradimento sulle novità prospettate per l’università. Sono soprattutto i più giovani, tra i 18 e i 24 anni, a sostenere che la trasformazione degli atenei in fondazioni non sia la strada più giusta per sostenere lo sviluppo dell’insegnamento accademico e, quindi, della ricerca: il 69, 8%, infatti, è per nulla (43, 8%) o poco (26%) d’accordo con tale possibilità.

(tratto da www.ilmessaggero.it)

Il fatturato delle mafie è di 130 miliardi di euro, di cui 14 nel Lazio. Indagine Eurispe: gli italiani chiedono riforme serie

INDAGINE EURISPES: ITALIANI CHIEDONO AL GOVERNO URGENTI RIFORME STRUTTURALI

Venerdì 30 Gennaio 2009 12:06
ROMA – Gli italiani sono cresciuti, sono più consapevoli e sempre più desiderosi di forti e decisivi cambiamenti. Il Paese è andato avanti e attende, anzi pretende, che il governo lo segua e ne assecondi gli obiettivi. E’ questa la fotografia della società italiana che emerge dal Rapporto Italia 2009 dell’Eurispes – giunto alla 21/ma edizione – presentato oggi a Roma… “Il sistema Italia non può più attendere oltre – spiega il presidente dell’istituto, Gian Maria Fara – e questa consapevolezza è diffusa nell’opinione pubblica a prescindere dall’orientamento politico degli italiani. Invece si continua ad assistere a una ridda di proposte, slogan, programmi che vengono puntualmente smentiti il giorno dopo”. Se il governo non vuole dilapidare il patrimonio di consenso conquistato, ammonisce Fara, “dovrà rapidamente produrre le risposte attese affrontando le grandi questioni sul tappeto”, le più urgenti delle quali sono la riforma della giustizia, quella della pubblica amministrazione e la ridefinizione del modello di welfare in senso europeo. Eurispes vede rosa anche riguardo alla crisi economica in atto e, in controtendenza rispetto ad altri analisti, ritiene ci siano le premesse per un 2009 in cui l’economia italiana sarà in ripresa.
130 MILIARDI EURO FATTURATO MAFIE NEL 2008 E’ di circa 130 miliardi di euro il fatturato di mafia, camorra, ‘ndrangheta e sacra corona unita nel 2008, con un utile che sfiora i 70 miliardi. Lo evidenzia un’indagine dell’Eurispes. La principale fonte di guadagni resta il traffico di droga (59 miliardi di euro), mentre armi ed altri traffici portano nelle tasche dei mafiosi 5, 8 miliardi del’attivo, il racket 9 miliardi, l’usura 12, 6 miliardi. Un mercato emergente che inizia a registrare un importante giro di affari è quello delle ecomafie, che pesa per 16 miliardi di euro. La ricchezza dei patrimoni della criminalità organizzata, segnala l’Eurispes, emerge anche dai sequestri operati dalle forze dell’ordine: 5, 2 miliardi di euro, di cui 2, 9 miliardi alla camorra, 1, 4 alla mafia e 231 milioni alla ‘ndrangheta.
CROLLO FURTI NEL 2008, 500.000 IN MENO DEL 2007 Crollo dei furti in Italia nel 2008: dagli 1, 6 milioni del 2007 si è passati agli 1, 1 milioni dello scorso anno (-39, 7%). Lo evidenzia un’indagine dell’Eurispes. Il furto di auto rappresenta il 26% del totale dei furti consumati, mentre quelli in appartamento il 10%. Tra le province più colpite dal fenomeno nei primi dieci mesi del 2008 c’è Milano (145.695), Roma (127.502), Torino (65.701), Napoli (59.152). In calo anche le rapine: 39.750 casi nei primi dieci mesi del 2008 (-28, 8% rispetto al 2007). Napoli (9.255), Milano (5.118) e Roma (3.738) le province più interessate.
ITALIA PRIMA IN EUROPA PER NUMERO FORZE ORDINE L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di uomini impiegati nelle forze dell’ordine: 328.368 effettivi tra carabinieri, polizia, guardia di finanza, corpo forestale e polizia penitenziaria. Lo evidenzia l’Eurispes. Con 571 addetti all’ordine pubblico ogni 100.000 abitanti l’Italia supera di gran lunga la Germania (321), la Gran Bretagna (268) e la Francia (227). Ogni italiano destina inoltre per le spese a sostegno dell’ordine pubblico il 2, 1% della ricchezza nazionale, pari a circa 500 euro pro capite. Fra i paesi Ue, l’Italia è seconda solo alla Gran Bretagna (2, 5%), mentre precede la Spagna (1, 85%), la Germania (1, 7%) e la Francia (1, 2%).
GIUSTIZIA, 86% ITALIANI CONTRO LODO ALFANO L’86, 3% degli italiani è contrario all’immunità per le alte cariche dello Stato, prevista dal cosiddetto Lodo Alfano. E’ il risultato del sondaggio svolto dall’Eurispes sull’opinione dei cittadini sui temi della Giustizia. I favorevoli sono il 9, 4%. La fetta più consistente fra i contrari è costituita dai giovani dai 18 ai 24 anni: il 93, 8% ritiene inadeguata la legge sull’immunità parlamentare; i 35-44enni scendono al 88, 9%; i 25-34 all’86, 8%. “La disapprovazione nei confronti di tale provvedimento è, tuttavia, un sentimento che accomuna indistintamente tutte le aree politiche rappresentate, seppur a livelli differenti – fa notare l’Eurispes – sono, infatti, contrari gli elettori di centro sinistra (90, 7%), di centro (84, 4%), di destra (79, 7%) e di centro destra (76, 9%) “. Il sondaggio dà una risposta anche sulle cause dei mali della giustizia: per il 62, 3% degli interpellati il problema principale è la durata irragionevole dei processi; per il 20, 4% è l’inadeguatezza dell’ordinamento giuridico; per il 10% è la mancanza di imparzialità dei magistrati. Solo l’1, 6% giudica positivo l’ operato di questa Istituzione.
ALMENO 6 ITALIANI SU 10 BOCCIANO MAESTRO UNICO Almeno sei italiani su 10 (64%) bocciano il ritorno del cosiddetto maestro unico nella scuola elementare. E’ quanto emerge da un’indagine condotta dall’ Eurispes. Se il 62, 2% dei connazionali ha accolto sfavorevolmente anche l’introduzione delle “classi-ponte” pensate per colmare le lacune linguistiche dei bambini stranieri, hanno, invece, ricevuto migliore accoglienza altre novità. Il 58, 1% dei cittadini condivide, infatti, il provvedimento secondo il quale il giudizio sull’andamento scolastico debba essere espresso in decimi. Numerosi sono stati i riscontri positivi ottenuti anche dalla reintroduzione del voto in condotta (62, 5%). Che i giovani abbiano bisogno di essere educati alla disciplina e al rispetto delle regole è confermato ulteriormente dall’alta percentuale di italiani che considera utile lo studio dell’educazione civica (78, 5%). Un altro aspetto, che ha avuto un riscontro positivo, riguarda l’obbligo di adottare libri di testo il cui contenuto rimane invariato per l’intero arco del ciclo scolastico (67%). Sondato anche il gradimento sulle novità prospettate per l’università. Sono soprattutto i più giovani, tra i 18 e i 24 anni, a sostenere che la trasformazione degli atenei in fondazioni non sia la strada più giusta per sostenere lo sviluppo dell’insegnamento accademico e, quindi, della ricerca: il 69, 8%, infatti, è per nulla (43, 8%) o poco (26%) d’accordo con tale possibilità.
PIU’ IMMIGRATI NON CATTOLICI, INTEGRAZIONE A SCUOLA Aumentano sempre di più gli studenti stranieri non cattolici e la scuola rimane lo strumento più efficace per favorirne l’inserimento. E’ l’analisi dell’Eurispes che, nel rapporto annuale, segnala un aumento degli studenti stranieri del 609% in dieci anni. Nel capitolo dedicato alle minoranze religiose, l’istituto di ricerca ricorda che tra gli stranieri le comunità religiose più numerose sono quella islamica (1.253.704 fedeli) dalla quale proviene anche il maggior numero di studenti; e quella ortodossa (1.129.630); mentre fra i cittadini italiani, le minoranze più numerose sono composte da protestanti (409.000) e testimoni di Genova (400mila). “La presenza di cittadini stranieri -si legge nel rapporto- che nel 2007 ha raggiunto il 5, 8 circa del totale dei residenti, incrementa in modo considerevole il numero dei fedeli di religioni minoritarie sul territorio nazionale”. In particolare, sempre nel 2007, “i residenti sprovvisti di cittadinanza italiana sono aumentati del 16, 8% rispetto all’anno precedente confermando la crescita progressiva di cittadini dei paesi dell’Europa orientale (Albania, Ucraina, Polonia e Macedonia) e sancendo la crescita esponenziale della comunità romena che, favorita dall’ingresso nell’Unione europea, ha registrato una crescita di 283.078 unità rispetto al 2006, divenendo così il primo paese di emigrazione e contribuendo alla crescita considerevole della minoranza ortodossa”. Aumentano gli immigrati, aumentano gli scolari stranieri (il 23, 3% della popolazione straniera è formato da minori) e aumentano di conseguenza anche gli studenti che non frequentano l’ora di religione. Soprattutto nel nord d’Italia dove, nell’anno scolastico 2006/2007 sono stati il 14, 1% degli studenti, contro il 9, 7% del centro e l’1, 6 del sud. REGIONI: 2007 SPESI 233 MLD, PRIMA LA LOMBARDIA La spesa delle Regioni, nel 2007, è stata di oltre 233, 4 miliardi di euro, con una spesa media per regione di 10, 6 mld di euro. E’ quanto emerge dall’indagine Eurispes. Il primato della spesa pubblica, comprensiva delle risorse destinate alla gestione corrente, alla gestione in conto capitale, al rimborso di prestiti e alla contabilità speciale, spetta alla Lombardia, che, con 42, 4 miliardi di euro, ha concentrato quasi un quinto (18, 2%) della spesa complessiva. Veneto e dell’Emilia Romagna, al secondo e al terzo posto, hanno sostenuto nello stesso anno una spesa complessiva, rispettivamente, di 17, 7 mld di euro (7, 6% del totale) e di 17 mld di euro (7, 3% del totale), oltre la metà rispetto alla Lombardia. Valori superiori alla media nazionale (10, 6 mld di euro) sono stati registrati in altre otto regioni, tre delle quali nel centro Italia (Toscana con 14, 5 mld di euro, Lazio con 14 mld di euro, Marche con 10, 8 mld di euro), tre nel sud e Isole (Campania con 16, 6 mld di euro, Puglia con 16, 1 mld di euro, Sicilia con 12, 4 mld di euro) e due del Nord-Ovest (Piemonte con 11, 1 mld di euro, Liguria con 10, 9 mld di euro).

(tratto da Quotidiano Catanese Online)

A proposito del megaprogetto sul sito ex AVIR a Gaeta

Il Sindaco di Gaeta, attraverso i giornali, ci ha assicurato che i capitali che saranno investiti da alcune società campane sul sito dell’ex AVIR sono puliti.

Noi siamo un’associazione antimafia seria. Non possiamo mettere in dubbio, fino a prova contraria, quanto dichiara il dr. Raimondi, anche se questi non ha risposto alla nostra legittima domanda di sapere a quale fonte egli abbia attinto questa notizia.

Il nostro compito finisce qua in quanto noi non abbiamo strumenti e veste per indagare sulla fondatezza della notizia diffusa dal Sindaco di Gaeta.

Ora la palla passa alle forze dell’ordine ed alla magistratura.

Per quanto riguarda altri aspetti – quelli, cioè, che attengono alla compatibilità ambientale e ai rilievi di natura urbanistica -, la competenza è delle associazioni ambientalistiche, Legambiente e WWF, oltreché dei cittadini e forze politiche e sociali.

Giustizia: per salvarla bisogna respingere il disegno del Governo

Giustizia, il dialogo impossibile

Inaugurazione dell’anno giudiziario, Alfano invoca il dialogo, ma registra la netta contrarietà dell’Associazione nazionale dei magistrati sul disegno di legge che stronca l’utilizzo delle intercettazioni. Pd e Italia dei valori sempre più vicini nell’opposizione dura, l’Udc si prepara all’appoggio. Il procuratore generale della Cassazione cita dati sconfortanti: il nostro processo civile è il 156esimo del mondo

L’inaugurazione dell’anno giudiziario nella sede della Corte di Cassazione, a Roma, è l’occasione per “tastare” il polso ai primi attori del sistema perché sulla giustizia italiana è sempre imminente un intervento legislativo. Quest’anno la regola valeva più del solito. Infatti siamo alla vigilia di una serie di modifiche legislative che dovrebbero segnare, nel complesso, una vera e propria palingenesi strutturale. Prossima è la discussione del disegno di legge sulle intercettazioni (ieri il governo ha presentato otto contestatissimi emendamenti, in tempo per verificare la reazione del mondo giuridico), a seguire arriveranno la ridisegnazione del processo penale e, più in là, un intervento di natura costituzionale che dovrebbe riguardare in primo luogo il Consiglio superiore della magistratura.

Il Guardasigilli Angelino Alfano ha svolto la relazione introduttiva, nel segno del dialogo. Ha indicato i mali annosi della giustizia italiana, utilizzando un termine forte: “Inadeguatezza”. Ha rivendicato il progetto di riforma del processo civile e quello, ancora da presentare, del penale. Entrambi, ha detto Alfano, con l’obiettivo di ottimizzarne le prestazioni e l’efficienza. Ha rivolto a tutti un invito alla collaborazione, invocando “un grande lavoro di squadra, di cui fanno parte i magistrati, gli avvocati, il personale amministrativo, le forze dell’ordine, il Parlamento, il governo”.

Altri due interventi “istituzionali”, del vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, e del primo presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone, hanno posto come condizione essenziale per riformare il sistema la collaborazione di tutti gli attori. Carbone ha citato anche una serie di dati piuttosto eloquenti sulle condizioni del pianeta giustizia in Italia. Tra questi, la posizione, in un’apposita classifica di efficienza stilata dalla Banca mondiale, del nostro processo civile: 156esimo su 181 paesi in lista. Poi gli effetti della legge Pinto del 2002, che ha introdotto la disciplina del risarcimento in caso di eccessiva lunghezza dei processi. Ha prodotto, tra il 2001 e il 2008, 38mila procedimenti in più e 118 milioni di euro di esborsi.

Inevitabile, tuttavia, che tenesse banco soprattutto la questione del disegno di legge sulle intercettazioni. Ieri il governo ha presentato in Commissione giustizia, alla Camera, otto emendamenti che, se accolti nel dispositivo finale, produrrebbero – tramite il doppio binario dei tempi limitati e dell’autorizzazione solo in caso di “gravi indizi di colpevolezza” – una pesante stretta sulla possibilità di utilizzare lo strumento. Nettamente contraria l’Associazione nazionale dei magistrati. Il presidente Luca Palamara, in una dichiarazione a margine, è stato netto: “Se il testo della riforma delle intercettazioni sarà approvato così com’è, sarà vanificato uno strumento importante, servito a scoprire molti reati”.

Per il procuratore generale della Cassazione Vitaliano Esposito le intercettazioni sono “uno strumento utile per il contrasto a diversi fenomeni criminali e ancora di più necessari per le indagini sulla criminalità organizzata o finalizzate alla cattura di latitanti”. Esposito ha auspicato che “siano reperite risorse adeguate a un servizio più efficiente”. Carbone ha messo in luce le inadeguatezze della regolamentazione attuale, facendo intendere, nello stesso tempo, di volere più flessibilità nel testo governativo. Secondo Carbone il problema principale delle intercettazioni telefoniche “risiede nella loro abnorme e poco giustificata reiterazione nel tempo. Dovrebbero essere vietate le proroghe se nel periodo inizialmente stabilito non si sono raggiunti risultati apprezzabili, tranne casi eccezionali, rigorosamente motivati”. Il procuratore ha proposto “‘istituzione di un archivio riservato che sia accessibile sia dal pm che dal difensore. Andrebbe inoltre contrastata la prassi di trascrivere nei provvedimenti giudiziari pagine e pagine di intercettazioni inutili, invece di richiamare per ‘relationem’, lasciandole riservate, le sole parti ritenute necessarie, motivandone la rilevanza in relazione al processo in corso”.

Gli avvocati penalisti hanno contestato, in un comunicato dell’Unione camere penali, l’uso che si fa dello strumento in Italia: “Il nulla indiziario genera il controllo a tappeto delle comunicazioni fra cittadini e la violazione dei loro diritti fondamentali”. La Federazione nazionale della stampa (il sindacato dei giornalisti), è sul piede di guerra per l’inasprimento delle sanzioni. Il presidente Roberto Natale non esclude uno sciopero.

Quanto alla politica, in vista del voto sul ddl che dovrebbe iniziare alla Camera, in Commissione giustizia, la prossima settimana, si saldano sempre di più le posizioni di partenza di Partito democratico e Italia dei valori. Il Guardasigilli ombra Lanfranco Tenaglia ha stroncato, visti gli emendamenti sulle intercettazioni, la politica globale del governo sulla giustizia: “Affrontare i problemi della giustizia è cosa profondamente diversa da ciò che fa il governo. Con la legge sulle intercettazioni limita uno strumento di indagine fondamentale, facendosi beffa anche degli appelli del presidente della Camera, mentre con la riforma costituzionale intende solo regolare i conti con la magistratura”. Il leader Idv Antonio Di Pietro come al solito non ha usato giri di parole, e ha definito la legge progettata dal centrodestra “una vergogna”.

Con l’Udc, invece, si prospetta un’intesa. Il responsabile Giustizia del partito dello scudo crociato, Michele Vietti, ha addirittura invitato Alfano ad accelerare il percorso, indicando i punti: “Il presidente Mancino ha richiamato l’urgenza prioritaria di riformare le circoscrizioni giudiziarie e su questo il Governo e’ chiamato a dare una risposta. Il presidente Carbone ha denunciato il rischio di proroghe immotivate delle intercettazioni per il quale aspettiamo da troppo tempo che la proposta del governo arrivi in Aula. Le misure acceleratorie del processo penale, un nuovo rapporto tra pm e polizia giudiziaria e un Csm riequilibrato nella composizione, con una sezione disciplinare davvero terza, non possono continuare ad essere annunci giornalistici, ma devono diventare proposte concrete”. Con l’Udc e la maggioranza dovrebbero esserci pure i radicali.
Andrea Scarchilli
(tratto da www.aprileonline.info)

“Caso Fondi”: anche nella seduta di oggi il Governo non ha deciso. Sono ormai 6 mesi!

ANCORA UNA VOLTA IL GOVERNO NON DECIDE SU FONDI

Ancora una volta, l’ennesima, il Governo non ha deciso su Fondi.

E siamo nella… patria del diritto!!!

Sono ormai 6 mesi che la Commissione prefettizia ha ritenuto che ci sono le condizioni per lo scioglimento dell’Amministrazione Comunale di Fondi e che il Prefetto di Latina ha formalizzato la richiesta al Ministro dell’Interno, ma anche nella seduta di oggi il Consiglio dei Ministri non ha posto l’argomento all’ordine del giorno.

Non troviamo parole per definire tale comportamento.

Due brillanti operazioni della DDA di Roma prima contro il clan Senese ed ora contro i Casamonica, due imperi. Nella Capitale e nel Lazio siamo ormai invasi

MAFIE A ROMA E NEL LAZIO

Sono una sessantina le “famiglie” della malavita organizzata censite finora nella Capitale e nel Lazio, ma il numero è destinato a crescere sicuramente.

Eppure c’è ancora qualcuno che tenta di… minimizzare, qualche “negazionista” come suol dirsi oggi. Come, d’altra parte… nel caso, che ha fatto clamore in questi giorni, dei forni crematori nazisti! Irresponsabili e collusi con i mafiosi!

“ Damasco”, ”Orchidea”, ”Formia Connection”, un caleidoscopio di operazioni, fatti, ognuno diverso dagli altri, ognuno con la sua specificità, ma tutti riconducibili ad un nome: ”mafia”.

Ma come è stato possibile tutto ciò se consideriamo che proprio nella Capitale abbiamo il fior fiore di tutti i nostri servizi d’intelligence?

Qualcosa evidentemente non ha funzionato. Qualcuno a livello politico ed istituzionale non ha dedicato la massima attenzione al fenomeno di insediamento delle mafie sul nostro territorio.

Per dirla tutta: il problema “mafie” non è stato e non è ai primi posti dell’agenda politica.

Se lo fosse stato, non saremmo arrivati a questo punto.

Se lo fosse stato, peraltro, non avremmo assistito a quello spettacolo indecente che vede personaggi della politica e delle istituzioni negare l’evidenza.

Nell’ultima seduta del Consiglio Regionale del Lazio, svoltasi il 22 gennaio u. s. proprio per discutere il problema “mafie”, ci siamo visti costretti ad ascoltare qualcuno che ha parlato di… montature mediatiche sul “caso Fondi”, uno dei comuni laziali più infiltrati da clan e ‘ndrine. Un “caso”, quello, appunto, di Fondi, veramente scandaloso per il quale il Ministro dell’Interno ed il Governo, a 6 mesi dalla richiesta di scioglimento dell’Amministrazione avanzata dal Prefetto di Latina, ancora non si pronunciano. E tutti zitti!… In altri tempi ed in altri luoghi già si sarebbe scesi in piazza…

Oggi si tenta di correre ai ripari, dopo che i buoi sono scappati dalle stalle.

La magistratura antimafia fa il suo dovere, pur nelle ristrettezze e con tutte le difficoltà imposte da questo governo che ha tagliato pesantemente risorse alla sicurezza ed alla giustizia. E strumenti vitali d’indagine, come le intercettazioni.

La settimana scorsa c’è stata a Roma una brillante operazione dei ROS, con 41 arresti che hanno falcidiato il clan Senese e sequestrato un impero fatto di conti correnti, gioielli, ville, macchine di lusso e via dicendo. Con gli occhi puntati sul Monte dei Pegni e delle aste!

Ieri nuova operazione, sempre a Roma, contro i Casamonica; altro impero con ville, Ferrari, Suv, discoteca al Testaccio e tanto, tanto traffico di droga; traffico nel quale sono risultati coinvolti anche due insospettabili dipendenti della Regione Lazio.

Li troviamo dappertutto i Casamonica, a Roma, ad Ardea, nel viterbese, nel frusinate. Famiglia di origine nomade, come i Di Silvio ed i Ciarelli, i primi dei quali hanno anche essi il dono della… ubiquità, essendo nell’area pontina ma anche in quella ciociara.

Avvertiamo l’obbligo di complimentarci con i magistrati della DDA e con le forze dell’ordine.

Ma quanto amaro in bocca sentiamo nel vedere e sentire esponenti politici e di governo che parlano e straparlano di mafia e di volontà di debellarla, ma, poi, nulla fanno per creare le condizioni per rendere efficace l’azione di contrasto condotta da magistrati e forze dell’ordine, ai quali, invece, vengono sottratti mezzi ed energie, per renderli impotenti.

Testo della mozione approvata contro le mafie dal Consiglio Regionale del Lazio nella seduta del 22 gennaio 2009

LA REGIONE LAZIO SI SCHIERA CON DECISIONE CONTRO LE MAFIE:

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TESTO DELLA MOZIONE APPROVATA DAL CONSIGLIO REGIONALE NELLA SEDUTA N.119 DEL 22 GENNAIO 2009

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Premesso che:

in data 12 maggio 2008 veniva presentata dall’Osservatorio Tecnico Scientifico sulla Sicurezza e la Legalità una sintesi del rapporto sulla criminalità organizzata nel Lazio;

da tale rapporto emerge l’attività economica della criminalità organizzata con particolare riguardo al riciclaggio di denaro sporco,all’usura ed al traffico di sostanze stupefacenti;

il documento riportava tra l’altro i dati delle relazioni annuali della DNA 2006-2007 relative al procedimenti penali avviati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma nel 2005 ( sono stati 204 per droga,tratta e associazione mafiosa, più dei 189 di Reggio Calabria ).Un andamento confermato anche nel periodo compreso tra il luglio 2006 ed il giugno 2007 quando la Direzione capitolina antimafia ha avviato 143 procedimenti,numero inferiore solo a quelli della Direzione milanese e a quelli avviati dalle principali Direzioni Distrettuali Antimafia in particolare della Calabria,della Campania e della Sicilia;

il documento individuava nel Lazio l’operativa di 61 cosche denunciando i tentativi di infiltrazione malavitosa nella pubblica amministrazione;

successivamente alla presentazione del rapporto.indagini della polizia di stato portavano ad arresti e al sequestro di ingenti patrimoni illeciti a soggetti ascrivibili alla malavita organizzata in molte zone del Lazio;

nell’agosto 2008,durante l’inchiesta Circeo Connection ,veniva rilevata l’infiltrazione di alcuni boss nella gestione di supermercati e locali turistici come alberghi,discoteche e bar;

significativi,tra gli altri,sono i sequestri operati nei confronti di soggetti già coinvolti in indagini relative alle infiltrazioni mafiose nel Comune di Roma: il 13 novembre del 2008 sono stati sequestrati a Massimo Di Fazio beni per otto milioni di euro,il 19 novembre venivano sequestrati beni per venti milioni di euro a Vincenzo Garruzzo;

giova ricordare che già il Consiglio comunale di Nettuno nel novembre del 2005 è stato sciolto per grave condizionamento da parte della malavita organizzata,decisione questa confermata in tutte le sedi giudiziarie;

nella regione e in particolare nel sud pontino,negli ultimi mesi,si è registrata una recrudescenza degli attentati ad imprenditori ed imprese e in alcune zone sono stati smantellati pericolosi sodalizi che avevano cominciato ad imporre il racket;

il Prefetto di Latina ha deciso di insediare una commissione d’accesso agli atti del comune di Fondi,per condizionamento da parte della criminalità organizzata,che ha concluso i suoi lavori a settembre 2008;

le indagini delle Procure Antimafia di Roma,Catanzaro e Reggio Calabria hanno colpito a più riprese la ‘ndrina dei Gallace di Anzio e Nettuno,attiva nel traffico di droga,arrivando ad una sentenza di condanna in primo grado per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso;

recenti indagini delle Procure Antimafia di Roma e Reggio Calabria hanno individuato consistenti investimenti della ‘ndrangheta nel centro di Roma,emblematico è il caso della richiesta di sequestro del locale di Piazza di Spagna,La Rampa;

recenti indagini della Procura Antimafia di Reggio Calabria hanno svelato rapporti tra la ‘ndrangheta e la famiglia Casamonica di Roma;

nella regione si registrano ingenti sequestri di droga ultimo dei quali il 14 gennaio a Civitavecchia,dove sono stati sequestrati ben 650 kg di hashish;

l’emergenza rifiuti in Campania ed il fatto che in molti casi la camorra controlla questo settore debbono mettere in allerta anche gli amministratori del Lazio;

nel corso della Commissione consiliare Sicurezza sono stati denunciati gravi casi di abusivismo edilizio nel territorio del Parco del Circeo,nell’area di pertinenza del Tribunale di Tivoli ed in altre zone del Lazio;

la criminalità ha particolari interessi per il controllo del settore immobiliare anche nel Lazio;

la regione Lazio è al sesto posto in Italia,dopo le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa e la Lombardia,come beni immobiliari confiscati alle organizzazioni mafiose e nel corso degli ultimi mesi sono stati effettuati ingenti sequestri di ulteriori beni oggetto di attività di riciclaggio;

nella legge Finanziaria regionale del 2009 è stato approvato,con voto unanime del Consiglio regionale,l’art.45 che prevede un forte impegno per la promozione dell’uso sociale dei beni confiscati alle mafie nel Lazio,con investimenti per circa 7 milioni di euro nel triennio 2009-2011;

i dati raccolti,le indagini condotte da forze dell’ordine e magistratura,le informazioni raccolte attraverso le audizioni svolte dalla Commissione consiliare Sicurezza fanno prevedere uno sviluppo dei fenomeni di criminalità organizzata nella nostra regione,come dichiarato il 15 gennaio scorso dal Presidente dell’Osservatorio Tecnico Scientifico prof.Enzo Ciconte che ha sollecitato la destinazione di adeguate strutture e mezzi all’Osservatorio;

la Giunta Regionale del Lazio ha approvato in data 20 gennaio 2009 la proposta di legge regionale sugli appalti contenente norme utili al contrasto delle illegalità e sulla sicurezza del lavoro;

IL CONSIGLIO REGIONALE

APPROVA LA RELAZIONE DEL Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo

E IMPEGNA

Il Presidente della Giunta Regionale e gli Assessori competenti

A proseguire nella piena applicazione delle leggi regionali sulla sicurezza (15/01),diritti dei detenuti (7/0/),diritti degli immigrati (10/08),vigilanza urbana(1/05),violenza alle donne (64/93);

a proporre al Ministero dell’Interno la creazione di un Ufficio della Direzionale Investigativa Antimafia per il Lazio meridionale ;

a proporre al Governo di voler provvedere con urgenza al rafforzamento degli organici della Magistratura e degli uffici giudiziari nei territori più esposti ai fenomeni di infiltrazione nel Lazio ;

a proporre al Ministero dell’Interno e agli Enti locali interessati un Patto per la Sicurezza del sud pontino, in particolare per le province di Latina e Frosinone,per contrastare l’illegalità e la malavita organizzata;

a proporre al Ministero dell’Interno il rafforzamento dei presidi delle forze dell’ordine nella aree di Ostia,Guidonia,Ardea,Pomezia ,Aprilia,Minturno,Cassino,aree di forte sviluppo demografico ed a rischio criminalità e più in generale,a rafforzare le capacità tecniche e la strumentazione adatta per assicurare moderne investigazioni e tecnologie adeguate ad un territorio dove le mafie stanno cercando di insediarsi stabilmente;

a sollecitare il Governo affinché si pronunci quanto prima,nell’interesse della comunità di Fondi,in merito alle vicende segnalate dalla Commissione di accesso prefettizia;

a prevedere la semplificazione delle stazioni appaltanti,rafforzando,di concerto con le Prefetture,le attività di controllo;

ad incrementare il controllo della Regione sui suoi atti e a rafforzare le azioni tendenti alla semplificazione ed alla trasparenza delle procedure amministrative;

a rafforzare le strutture di servizio e i mezzi dell’Osservatorio Tecnico Scientifico sulla Sicurezza e la Legalità per metterlo in condizione di fornire indicazioni sulle presenze (cosche,famiglie,personaggi criminali )sul territorio della regione,sulle loro attività e sulle conseguenti azioni da attivare;

a trasmettere all’Osservatorio Tecnico Scientifico sulla Sicurezza e alla Commissione Sicurezza una relazione sull’andamento dei processi di criminalità organizzata nei quali si è costituita parte civile la Regione Lazio;

a creare, di concerto con l’Osservatorio Tecnico Scientifico e con la Commissione Sicurezza ,una biblioteca per la legalità contenenti i documenti conservati dagli organi suddetti;

a predisporre un piano regionale per l’educazione alla legalità e contro il lavoro nero, di concerto con gli Assessorati alla Sicurezza,alla Scuola,alla Cultura,al Lavoro,d’intesa con l’Osservatorio Tecnico Scientifico sulla Sicurezza e la Commissione Sicurezza,

a rafforzare l’azione della Regione Lazio per il pieno ed effettivo riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie nella nostra regione,sia attraverso il sostegno ai comuni e ai soggetti destinatari dei beni,sia attraverso l’acquisizione diretta dei beni stessi,sviluppando in particolare una precisa strategia di collaborazione con la struttura del Commissario straordinario per i beni confiscati alle mafie,le Prefetture,l’Agenzia del Demanio;

ad operare per il raggiungimento degli obiettivi del Patto per Roma Sicura;

ad approvare piani di inclusione promossi di concerto tra gli Assessorati alla Sicurezza,ai Servizi Sociali e alle Politiche del Lavoro,per le vittime di reati,di contrasto della povertà estrema per i soggetti a forte rischio di esclusione sociale ed i rom e a realizzare d’intesa con gli Enti Locali servizi di accoglienza con particolare riguardo alle donne e ai minori vittime di violenza e alle vittime della tratta;

ad indire di concerto con gli Assessorati alla Sicurezza,all’Urbanistica e all’Ambiente due conferenze pubbliche,una nel sud della regione ed una nel nord,al fine di elaborare con tutti i soggetti interessati una strategia anti abusivismo edilizio;

a rafforzare con l’azione diretta dell’Assessorato all’Ambiente il coordinamento con gli Enti Parchi locali e nazionali l fine di contrastare i reati ambientali e ogni forma di illegalità,a preparare il il piano delle cave e a verificare progetti di sviluppo riguardanti i porti,i laghi e i fiumi e a rafforzare il coordinamento tra l’Osservatorio Ambiente e Legalità e l’Osservatorio Tecnico Scientifico sulla Sicurezza e la Legalità;

IMPEGNA ALTRESI’ IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE
A trasmettere il testo di questa mozione alla Commissione Parlamentare Antimafia

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Fin qui la mozione approvata dal Consiglio Regionale del Lazio con i voti di tutto il centrosinistra e del gruppo Lista Storace.

Ai lavori del Consiglio regionale del Lazio che ha approvato questa mozione hanno assistito,invitate,le Associazioni ambientaliste ed antimafia,fra le quali la nostra.

Intercettazioni. L’attacco alla Giustizia

Intercettazioni, il blitz del governo

Presentati alla Camera gli emendamenti governativi. Torna la lista dei reati intercettabili già in vigore, ma tra limiti temporali e criteri per l’autorizzazione, la stretta si annuncia ancora peggiore. Pd e Idv in trincea. Contraria anche l’Anm

Alla fine le modifiche governative al disegno di legge sulle intercettazioni, che pende alla Camera dal giugno scorso per divisioni interne alla maggioranza, sono arrivate. Si tratta di quanto era stato anticipato, contenuto in otto emendamenti. La maggioranza, su pressione di Alleanza nazionale e della Lega nord, ha abbandonato la linea forzista di sfrondare la lista dei reati intercettabili, tornando al codice e al limite, già in vigore, di cinque anni di detenzione. Se indaga su un reato per il quale è previsto almeno questo intervallo di pena, il magistrato può disporre l’intercettazione. Si evita così quello che sarebbe stato un passo falso comunicativo, ovvero il messaggio che un governo che pone la sicurezza tra le sue priorità sfili ai giudici le armi su molti reati, alcuni fortemente invisi all’opinione pubblica. Tra questi, lo stupro e la rapina.

In realtà, le modifiche inserite dal governo sono in apparenza più sottili, ma incidono, forse di più delle prime ipotesi, sulla carne viva della disciplina. Prevedendo severissimi limiti temporali da un lato, e vincolando il permesso “a intercettare” al riscontro di “gravi indizi di colpevolezza” (eccezione per mafia e terrorismo: qui bastano “sufficienti indizi di colpa”) in luogo degli attuali “gravi indizi di reato”. E la differenza non è da poco: si passa dal riscontro di un’infrazione a quella, quasi certa, di un colpevole. Che deve avvenire prima di avvalersi dello strumento. Serve anche che l’intercettazione sia assolutamente indispensabile per proseguire le indagini e sussistono specifiche e inderogabili esigenze che il pm deve indicare espressamente nel provvedimento, non limitandosi ai soli contenuti di conversazioni telefoniche intercettate nello stesso procedimento. L’autorizzazione la dà il giudice in composizione collegiale, e questo l’aveva suggerito il seminario D’Alema – Udc. Limitate anche le intercettazioni ambientali: saranno consentite “solo se vi è fondato motivo di ritenere che nei luoghi dove sono disposte si stia svolgendo l’attività criminosa”. Si capisce, insomma, che è una stretta bella e buona, aggravata dal sistema dei limiti temporali.

Le intercettazioni, infatti, potranno durare un massimo di 30 giorni, anche non continuativi. Su richiesta motivata del pm, la durata delle operazioni può essere prorogata dal tribunale fino a 15 giorni, anche non continuativi, e di ulteriori 15 giorni. Per i reati di mafia, terrorismo, riduzione in schiavitù, tratta di persone, sequestro di persona per rapina o estorsione, contrabbando, traffico di stupefacenti la durata delle intercettazioni non può superare i 40 giorni, ma può essere prorogata dal tribunale con decreto motivato per periodi successivi di 20 giorni.

Ulteriore stretta sulla stampa. Chiunque pubblica, in tutto o in parte, anche per riassunto, atti o documenti di un procedimento penale, di cui sia vietata per legge la pubblicazione, è punito con l’arresto fino a trenta giorni o con l’ammenda da 1000 a 5mila euro. Se la pubblicazione riguarda intercettazioni telefoniche la pena è dell’arresto fino a trenta giorni o l’ammenda da 2.000 a 10mila euro. Inasprite le sanzioni per gli editori: a loro si applica la sanzione pecuniaria da 250 a 300 quote.

Il blitz della maggioranza è stato condito da un giallo rientrato: appena il testo che il ministero della Giustizia viene consegnato alla Camera, si nota subita l’assenza dalla lista di alcuni reati finanziari particolarmente sensibili come l’aggiotaggio e l’insider trading. Ma è durata poco, da via Arenula hanno parlato subito di errore di battitura.

Non basta la correzione in corsa. La capogruppo del Pd in Commissione Giustizia, Donatella Ferranti, ribadisce il commento che il segretario Walter Veltroni aveva rilasciato sulla base delle anticipazioni giornalistiche: “Siamo sconcertati, dopo tanta attesa il governo ha presentato un testo peggiore del precedente, che subdolamente reintroduce la possibilità astratta di sottoporre ad intercettazioni chi commette reati tra i 5 e i 10 anni, ma che in realtà limita gravemente il potere investigativo della polizia giudiziaria e della magistratura inquirente”.

La Ferranti ha proseguito: “Nel merito, la richiesta di ‘gravi indizi di colpevolezza’ per attivare le intercettazioni comprime fortemente la possibilità di utilizzarle efficacemente. Un’ipotesi gravissima che rivela il vero modo in cui Pdl e Lega considerano le intercettazioni: un accessorio delle indagini e non uno strumento essenziale per la ricerca della prova in presenza di gravi indizi di reato Inoltre, il presupposto dei gravi indizi di colpevolezza è quello che giustifica le misure cautelari. Non si capisce allora perché si dovrebbero avviare le intercettazioni. Diciamoci la verità il vero scopo di questa legge non e’ la tutela della riservatezza dei cittadini ma quella di impedire indagini serie per i gravi reati contro la pubblica amministrazione. Altro che accordo di maggioranza, questo e’ un attacco alla sicurezza di tutti i cittadini e alla trasparenza della gestione della cosa pubblica”. Promessa di battaglia che fa sfumare le vaghe intenzioni di dialogo che si erano manifestate sul federalismo fiscale: “Il Pd presenterà in commissione radicali proposte di modifica al testo del governo, ma nel caso non fossero accolte, voteremo contro. Non ci presteremo – ha concluso la Ferranti – a distruggere il sistema investigativo”.

La posizione del Pd era improntata al mantenimento dello status della disciplina, abbinato all’istituzione di un sistema efficace che prevenisse le pubblicazioni proibite. In sintonia con il Pd è l’Italia dei valori. Eloquente, come sempre, il commento a caldo del leader Antonio Di Pietro: “Dalla padella alla brace”, mentre il responsabile giustizia del partito, Federico Palomba, ha parlato di “una serie di incongruenze che dimostrano come il governo voglia far conoscere il meno possibile ai magistrati i delitti che accadono”. Commentando la vicenda di Guidonia, Palomba ha inoltre affermato: “I rumeni che hanno violentato la ragazza di Guidonia non avrebbero potuto essere scoperti senza le intercettazioni. Il tempo, inoltre, non può essere limitato soprattuto nei confronti di latitanti o di sequestri di persona.”Il presidente del Consiglio Berlusconi – ha concluso il deputato Idv – ha un solo obiettivo: sottrarre sé e gli altri al controllo di legalità da parte della magistratura. Non vuole la riforma della giustizia ma solo affermare il primato della politica. Chi viene eletto può sottrarsi al controllo della giustizia, cambiarla a proprio piacimento”.

Una bocciatura totale arriva dal l’Associazione nazionale dei magistrati. Secondo il sindacato delle toghe il ddl “indebolisce uno strumento investigativo indispensabile per individuare i responsabili di gravi delitti, e rafforzerebbe forme di illegalità sempre più diffuse nel paese”.

In Commissione Giustizia, alla Camera, si preannuncia da subito battaglia. Ma il governo vuole i tempi stretti, e ha già stabilito che il ddl deve approdare in Aula il 23 febbraio.

(trato da www.aprileonline.info)

Da Camera di Giustizia: allarme legale, di Nicola Cioffi

Napoli, 28 Gennaio 2009

Succede qui, in Italia. Legalità. Ma di che parli? Prelevando a caso
negli ultimi due anni.
Rappresentazione De Magistris. Atto 232001.
È fin troppo noto (ai pochi non fuggenti) che il P. M. De Magistris, in
quel di Catanzaro, ha investigato – mesi orsono – nel magma della
diffusissima corruzione, fenomeno che, oltre ad investire,
trasversalmente, tutti gli ambienti: è un collante formidabile, il più
delle volte tacitamente steso con una infinità di pennelli, e quindi a
più e più mani.
Viene anche chiamato industrializzazione del crimine. Magistrati di
rango e non, politici di ogni taglia e fattura, imprenditori con
storie amorali e senza scrupoli; rappresentanti di istituzioni che
fanno da sponda coagendo, sono stati portati al pubblico (spero)
ludibrio.
Il Dr. De Magistris è stato subito calmato e trasferito. Dagli stessi
suoi colleghi, titolari di tale potere.
Rappresentazione. Atto 232002.
Il dottore, ormai non più requirente, non ci sta. Percorre tutte le
tappe endoprocessuali, per così dire, ma, i suoi colleghi, seduti su
scranni più alti e robusti, rigettano, con rigido cipiglio, i suoi
reclami.
E così, come un comune cittadino, denuncia alla Procura della
Repubblica di Salerno, unica competente a ricevere le sue
querele/denuncie, i fatti (ed i responsabili di questi) di cui si
ritiene vittima. A questa Procura si rivolgono anche (per la dedotta
competenza) alcuni illustri suoi indagati: Magistrati, burocrati,
imprenditori, politici. Tutti di rilievo (rilievo perché detentori di
potere).
Rappresentazione. Atto 232003.
I Magistrati di Salerno, inquirenti e giudicanti; e dunque nell’unica
sede, istituzionalmente deputata, riconoscono infondate le denuncie
degli investigati indagati e quindi, specularmente, corretto, il
comportamento e gli atti del P. M. De Magistris.
Rappresentazione. Atto 233004.
Nell’ambito delle indagini, a seguito degli esposti di De Magistris.
Il Procuratore Capo della Repubblica (sempre di Salerno) Dr. Apicella,
con i delegati P. M. Nuzzi e Varesani, assunto che da Catanzaro non
consegnano, a ciò obbligati, documenti vari, nonostante ripetuti
inviti e diffide (ben sette) per circa un anno, dispone il sequestro
(fatto mai accaduto) dei documenti richiesti presso gli inquirenti di
Catanzaro.
Gli altissimi, di grado e funzione, degli uffici giudiziari di
Catanzaro, invece di ricorrere, appunto con i reclami endoprocessuali,
come il comune cittadino, dispongono deliberatamente, privi di ogni
potere, non sorretti cioè da alcuna norma, il contro sequestro dei
documenti.
Rappresentazione. Atto 232005.
Da un lato, scandalo di spaventose dimensioni, da altro, conferma che,
anche se pochi, vi sono, dappertutto, Magistrati corrottissimi e, da
altro lato ancora, fatto di una gravità ancora più estrema e, forse,
ormai definitiva, quanto a soglia, i Magistrati di Catanzaro
coscientemente, deliberatamente, impudentemente, si autosequestrano i
documenti, al fine, si assume da più parti, di paralizzare il
sequestro di Salerno.
Rappresentazione. Atto 232006.
Mosse e contromosse sullo scacchiere politico, su quello della
Magistratura e su quello delle altre istituzioni, il tutto attraversa
il filtro/ottica degli opinionisti di spessore, infatti, non si
smuovono e caracollano dalla carta ai salotti video, forti, robusti e
sicuri per l’appartenenza, comunque, al potere per i conseguenti
benefici economici, molto congrui, che li sottrae agli angosciosi
morsi delle ore 13 e delle ore 21 che, di solito, banalizzano la vita
del singolo componente del gregge che pascola l’Italica terra.
La mossa prima ed inderogabile, tattica e strategica nello stesso
tempo, quindi raffinato concepimento, è: state calmi, si tratta solo
di “guerra tra bande”. Tanto afferma, più volte, un segretario
politico ed anche altri del Palazzo.
Altra mossa, l’intervento deciso ed autorevolissimo proveniente dal
competente, che più competente non si può, e cioè dal Consiglio
Superiore della Magistratura che governa appunto i Magistrati
nell’ambito dell’ordinamento giudiziario. Si tratta di un intervento
immediato e cautelare. Appunto: cautelare, Apicella (salvi i suoi
diritti di impugnativa) viene sospeso dal ruolo e dall’assegno cioè lo
stipendio, i due P. M. Nuzzi e Varesani, allontanati dalla sede e dalle
funzioni (sempre cautelarmente).
Ricordo che si tratta del sequestro di documenti relativi alle
indagini eseguite dal P. M. De Magistris. I requirenti di Catanzaro, ma
solo alcuni, vengono, sempre cautelarmente, allontanati dalla sede e
dalle funzioni ma i P. M. Salvatore Curcio e Domenico De Lorenzo. No.
Essi continueranno ad investigare ciò che investigava De Magistris.
È vero, alcuni documenti saranno cogniti (un giorno) dai futuri P. M.
Salernitani, allorquando incaricati e dopo che avranno, a loro volta,
studiati gli atti. Tantissimi.
Un giorno.
Però, prima di questo provvedimento emesso il 19.01.2009 dal CSM.
Il Tribunale del riesame di Salerno, in data 9.01.09, unico a ius
dicere sulla legittimità degli atti e modalità del sequestro, quale
disposto ed eseguito, Tribunale al quale si erano, appunto, rivolti
gli inquisiti di Catanzaro (deflagrazione non riportata da tutta la
stampa) nel contempo ha emesso ordinanza, rigettando le richieste
degli inquisiti, salvo una richiesta del tutto marginale, sancendo
così la legittimità e legalità dei Magistrati Salernitani.
Il CSM ignora il competente Tribunale del Riesame, ed indifferente a
tutte le norme, anche costituzionali vigenti, infligge, sempre
cautelarmente, le ingiuste sanzioni.
Nel frattempo sono insorti ben 25 magistrati (quasi tutti) del
Tribunale di Salerno i quali hanno steso e sottoscritto un documento
che definire allarmante sarebbe eufemistico.
Nel frattempo sono insorti ben 25 magistrati (quasi tutti) del
Tribunale di Salerno i quali hanno steso e sottoscritto un documento
che definire allarmante sarebbe eufemistico.
Nel frattempo sono insorti ben 25 magistrati (quasi tutti) del
Tribunale di Salerno i quali hanno steso e sottoscritto un documento
che definire allarmante sarebbe eufemistico.
Ma sono insorte anche numerose associazioni della società civile, e,
va detto, anche moltissimi coraggiosi Magistrati. SI SPERA CHE SI LEVI
QUANTO PRIMA, ALTA COME AL SOLITO, LA VOCE DELL’INTERA AVVOCATURA
L’ITALIANA, così come si confida nelle reazioni, in tutte le sedi,
ordinarie ed amministrative dei Magistrati Salernitani.
Rappresentazione. Atto 232007.
L’attuale Capo dello Stato Repubblicano Italiano, Giorgio Napolitano,
è intervenuto tempestivamente il giorno dei sequestri, rectius, il
giorno dell’ONTA, chiedendo visione di atti e notizie in merito,
invocando saggezza ed equilibrio. Egli, come dice la Costituzione, è
il Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura come anche
delle forze armate. Il motivo non può sfuggire. Non si è capito, però,
se il suo altissimo intervento sia stato da Capo dello Stato o da
Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura.
Il cittadino, componente del gregge, sconcertato ed intimorito perché
non capisce, confida in altro ed alto Suo urgentissimo ulteriore
significativo intervento.
Anche, perché, i media, stranamente di accordo, tacciono. Silenzio
pesantissimo.
Rappresentazione. Atto 232008.
Sentenza n.2066/2009 emessa dalla V Sezione Penale della Corte di
Cassazione, significativa – tratto dal sito:
www. studiocataldi. it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_6516. asp -
Data: 21/01/2009 – Autore: Roberto Cataldi:
“La Cassazione mette un freno alle critiche feroci rivolte ai
magistrati. Secondo la Corte una critica anche aspra nei confronti dei
provvedimenti delle toghe può considerarsi lecita ma non deve mai
arrivare all’eccesso con effetti dannosi “per la serenità dei soggetti
implicati e la definizione dei procedimenti trattati”. La Corte in
particolare si è occupato del caso di due avvocati che avevano inviato
al vicepresidente del Csm, al ministero della Giustizia e al
presidente del Tribunale di Torre Annunziata un esposto in cui
definivano ”odiosi e disumani” i provvedimenti adottati da un
magistrato di sorveglianza che aveva negato ad un loro cliente agli
arresti domiciliari di partecipare alla veglia funebre per la morte
del padre. I due avvocati erano stati condannati in primo grado per
diffamazione. In appello, la Corte territoriale, li assolveva dal
reato di diffamazione ma ravvisava comunque nella loro condotta gli
estremi ”dell’eccesso colposo nell’esercizio del diritto di critica
per il superamento del limite della continenza per l’imprudenza dovuta
allo stato emotivo”. Contro il provvedimento i due avvocati si sono
rivolti a Piazza Cavour sostenendo tra le altre cose che le loro
critiche erano rivolte ”all’iniquo provvedimento” e non al
magistrato. La Corte (quinta sezione penale, sentenza n.2066/2009) ha
respinto il ricorso sottolineando che ”non c’è dubbio che i
provvedimenti giudiziari possono essere oggetto di critica, anche
aspra, in ragione della opinabilità degli argomenti che li sorreggono,
ma non e’ lecito trasmodare in critiche virulente, concretanti il
dileggio di colui che li ha redatti”. Anche perché, spiega la Corte,
”il diritto di critica, proprio per il limite che gli e’
coessenziale, non deve farsi strumento di livore, né tradursi in
censura rancorosa, bensì costituire espressione di meditato pensiero,
che ne filtri le istintive e facili asperità”. Nella lettera dei due
legali, annota la Corte, si criticava il provvedimento del magistrato
tacciato come ”odioso, disumano, sconcertante e gratuitamente
contrario al senso di umanità”. Queste parole, secondo Piazza Cavour
sarebbero andate oltre il diritto di critica con il risultato che un
comportamento di questo tipo ”gioverebbe solo ad elevare il tasso di
conflittualità nella dialettica processuale, con esiti perniciosi per
la serenità dei soggetti implicati e la definizione dei procedimenti
trattati”. ”
Rappresentazione. Atto 232009.
Sul “Corrierone” abbiamo letto, fino al dicembre 2008, quasi tutti gli
articoli – a firma Carlo Vulpio – sulle vicende, squallide ma
pericolosissime per la democrazia, accadute nella Patria del Diritto,
l’Italica terra, oggetto di indagini di De Magistris note come: a)
Indagine Poseidon; b) Way Not; c) Toghe lucane.
Ne abbiamo apprezzato lo stile, la non faziosità, la pacatezza
espositiva ma, e principalmente, la possibilità data al lettore di
scindere il fatto dal commento. Analisi rarissima in molti nostrani
giornalisti sistemisti, perché completamente integrati nel nostro
sistema, ormai termini di paragone in più paesi del mondo, e non solo
occidentali. Orbene, quasi tassello di un superiore disegno, potrebbe
essere letto da qualche malevolo, l’invito/ordine del Direttore del
“Corrierone” (che continuo a comprare) all’ottimo Vulpio di non
occuparsi più delle vicende Catanzaresi.
È cosi Carlo Vulpio si è aperto un suo blog (www. Carlovulpio. it) e
non smette di scrivere, e di scrivere bene, sul contenuto dei tre
pentoloni: Wai Not, Poseidon e Toghe lucane e sulle terrificanti
azioni arginatorie da parte di taluni pompieri, più che interessati.

Segue Parte Seconda

di Nicola Cioffi, avvocato

Legambiente su Circeo: subito le ruspe contro abusi

REALACCI: “BENE MASSIMA ATTENZIONE SU GIOIELLO PARCO DEL CIRCEO”.

LEGAMBIENTE: “NON CI SONO SCUSE, SUBITO ABBATTIMENTI E STOP A NUOVI PROGETTI
IMPATTANTI.”

“E’ complessivamente positiva la risposta che il Ministero dell’Ambiente ha
fornito oggi in Commissione Ambiente della Camera a proposito
dell’interrogazione sugli abusi sul Lago di Paola, nel Parco Nazionale del
Circeo. Si manifesta, infatti, un pieno appoggio all’azione del Parco e una
massima attenzione per frenare gli appetiti speculativi, per sorvegliare le
possibili infiltrazioni malavitose e per contrastare le numerose illegalit
emerse. A tal proposito è significativo il passaggio in cui il Ministero
dell’Ambiente, ritiene doveroso e auspicabile l’abbattimento di tutte le
opere abusive presenti nell’area. Così come si ritiene ancora in fase
embrionale e soggetto a numerose verifiche, rispetto alle normative vigenti,
il discutibile progetto di riqualificazione dell’area, oggetto
dell’interrogazione”, lo affermano Ermete Realacci, Ministro dell’Ambiente
del Governo Ombra del PD e l’On. Massimo Pompili deputato del PD e
firmatario dell’interrogazione.

Poco più di un mese fa il Presidente onorario di Legambiente Realacci, aveva
presentato un’interrogazione parlamentare su questi temi, raccogliendo le
segnalazioni di Legambiente.

“Non ci sono scuse, nell’area del Lago di Paola e del Parco Nazionale del
Circeo vanno subito avviati i motori delle ruspe per abbattere gli scempi
abusivi che la occupano, stoppando anche inutili e impattanti nuovi progetti
-ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Per
evitare che si consolidino in qualche modo bizzarro diritti inesistenti
degli abusivi, i Comune devono anche immediatamente respingere le oltre
3mila domande di condono edilizio giacenti presso i propri uffici,
riguardanti tutti gli abusi edilizi nel parco, assolutamente non
condonabili.”

“Il futuro di un gioiello come il Lago di Paola”, conclude Realacci”, è
legato ad uno sviluppo duraturo che coincide necessariamente con la
valorizzazione del patrimonio ambientale e archeologico. Di certo non passa
per la via della cementificazione e dell’illegalità“. “A margine della
seduta di Commissione”, aggiunge Realacci, “il Presidente Alessandri ha
anche sottolineato la necessità si sollecitare l’Intervento del Ministero
dell’Interno per indagare, come richiesto nell’interrogazione, sulle
possibili infiltrazioni malavitose nel sistema economico e sociale pontino,
con particolare riferimento ai comuni del Parco nazionale del Circeo”.

Roma, 29 Gennaio 2009

Ufficio Stampa

Legambiente Lazio

Viale Regina Margherita, 157 – 00198 Roma

Tel: 06.85358051 Fax 06.85355495

Sito: www.legambientelazio.it

Email: legambiente.comunica@email.it

Su www.osservatoriocamorra.org un importante dossier sulla camorra

Cari amici,

sul sito www.osservatoriocamorra.org è disponibile l’ultimo Dossier pubblicato a cura dell’Osservatorio sulla camorra e sull’illegalità all’interno del Corriere del Mezzogiorno.

All’interno del Dossier

- Le droghe a Napoli: i primi risultati di due ricerche partite all’Università Federico II e al Dipartimento di Farmacodipendenze della Asl Napoli 1. Dilaga il consumo di cocaina e si diffondono le pasticche di sostanze sintetiche spacciate come “ecstasy” ma contenenti principi attivi differenti. Torna anche l’eroina, usata come calmante dopo l’uso di cocaina.

- Il sociologo Luciano Brancaccio fa il punto sulla mappa dei clan cittadini pubblicata nel Dossier di dicembre

- La storia di un vivaista di Santa Maria La carità vittima del racket e i risultati di una ricerca sulle estorsioni realizzata da Confindustria Catanzaro

- La docente di lingua e letteratura inglese Flavia Cavaliere racconta come i media oltreoceano hanno “letto” Gomorra

- Tano Grasso rilegge il libro “Cose di cosa nostra” di Giovanni Falcone

Come sono attuali le parole di Paolo Borsellino sui politici mafiosi!…

COME SONO ATTUALI LE PAROLE DI PAOLO BORSELLINO SUI POLITICI MAFIOSI!

Nel 1989 Paolo Borsellino, in un incontro con gli studenti in Veneto, affermava:

“Vi è stata una delega totale e inammissibile nei confronti della magistratura e delle forze dell’ordine ad occuparsi esse sole della mafia (… ). E c’è un equivoco di fondo: si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo, quell’uomo è onesto… E no! (… ). Questo discorso non va perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire, bé ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quest’uomo è un mafioso.

Però i consigli comunali, provinciali e regionali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest’uomo non è stato mai condannato, quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto “.

Come sono attuali le parole di Paolo Borsellino!…

Inchiesta Eco4, il pentito Vassallo accusa Landolfi e Conte

CASERTA. L’imprenditore Gaetano Vassallo sarà il principale accusatore per l’ex ministro Mario Landolfi e per l’ex sindaco di Mondragone Ugo Conte nel processo per lo scandalo Eco4.

Le sue dichiarazioni sono “oro colato” per i magistrati della Dda ma non per gli avvocati difensori. Il pubblico ministero della Dda di Napoli, Alessandro Milita, giovedì mattina ha depositato in udienza davanti al giudice delle indagini preliminari del tribunale di Napoli, Enrico Campoli, due informative di reato redatte dalla Guardia di Finanza di Mondragone a riscontro delle dichiarazioni del pentito originario di Cesa. La prima datata 10 ottobre 2008 riguarda la posizione di Conte, mentre l’altra, quella del 22 ottobre 2008, riguarda la posizione di Landolfi. Gli avvocati difensori hanno chiesto termini a difesa e il gip ha rinviato l’udienza al 20 novembre 2008. L’attenzione della Dda è concentrata sui due personaggi del centrodestra, tanto è che il reato di abuso d’ufficio è al centro della disputa giudiziaria. Nastri e quant’altro sono stati depositati dinanzi al giudice, in base a queste prove potrebbero aprirsi nuovi scenari di politica giudiziaria. L’indagine si è chiusa con 46 indagati già il 30 gennaio scorso e si è “sdoppiata” in due procedimenti. Dall’avviso di conclusione delle indagini emesso lo scorso 30 gennario e firmato dal pm Milita, sono riportati tutti i nomi degli indagati, ma ad alcuni di loro non è contestato il reato.

Rimane il fatto che davanti al Gup di Napoli sono comparsi insieme all’ex sindaco di Mondragone anche Salvatore Andreozzi, Alessandra Beatrice con l’ex ministro Mario Landolfi, Vittorio Afragola, Pietro Bonocuore, Raffaele Chianese, Elvira Chiari, Anna D’Agostino, Amodio D’Agostino, Pietro D’Agostino, Antonio D’Angelo, Claudio di Biasio, Massimo De Francesco, Lorenzo Di Iorio, Mattia Di Lorenzo, Daniela Gnasso, Giovanni Ilario, Antonietta Lucci, Vincenzo Mesolella, Maria Rosaria Mercadante, Salvatore Orabona, Maria Rosaria Noioso, Michele Pacifico, Carlo Pantalena, Vittorio Parrella, Luigi Ponticelli, Ernesto Raio, Giovanni Romano, Massimo Romano, Aldo Schiavone, Carmine Tommasino, Giovanni Trapani.

L’ordinanza fu emessa il 26 marzo 2007, dal Tribunale di Napoli, sezione del giudice per le indagini preliminari a firma del Gip dottor Alessandro Buccino Grimaldi, su richiesta del pm Milita, che ha portato all’applicazione di misure cautelari nei confronti di Salvatore Andreozzi, Claudio De Biasio, Vittorio Parrella, Giovanni Romano, Giovanni Trapani, Giuseppe Valente, Augusto La Torre, Salvatore Orabona, Giuseppe Frugnoli, Giacomo Frugnoli, Vincenzo Filoso, Gennaro Sorrentino, Giuseppe Diana, Francesco Bidognetti, Luigi Guida, Nicola Alfiero.

Le ditte a cui sono contestati i fatti, secondo la procura, erano tutte società impegnate nel settore ambiente nelle province di Napoli e Caserta; il Consorzio denominato Ce4, con sede legale a Sessa Aurunca (Caserta), con finalità statutarie nella raccolta e smaltimento dei rifiuti, è costituito da 20 Comuni della provincia di Caserta e la Eco4 è una società mista a prevalente capitale pubblico del bacino Ce4. La vicenda giudiziaria si sviluppa in un ambito territoriale, quello campano, e in un contesto temporale interessato da una particolare emergenza nel settore dello smaltimento e della raccolta dei rifiuti solidi urbani. La gravità della situazione ha portato il Commissario straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania, Guido Bertolaso, a paventare la richiesta di intervento da parte dell’esercito.

Gli interessi delle organizzazioni malavitose operanti sul territorio si sono concentrati in modo particolare su attività riconducibili alla filiera dei rifiuti. Il livello di crisi raggiunto e gli intrecci economico-malavitosi hanno portato all’istituzione della speciale Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Il perdurare di tale emergenza ambientale potrebbe comportare gravi rischi per la salute dei cittadini, come ampiamente e recentemente denunciato dall’Oms.

(tratto dal blog di Prospero Cecere – http://prosperocecere.blogspot.com)

Un invito alle forze dell’ordine ed alla magistratura a monitorare aste pubbliche ed attività di alcuni commercialisti, notai e curatori fallimentari

COMMERCIALISTI, NOTAI, CURATORI FALLIMENTARI: MOLTE OPERAZIONI SOSPETTE POTREBBERO PASSARE DA ALCUNI DEI LORO STUDI

Non è da noi generalizzare e formulare un ‘accusa nei confronti di tutti:

Moltissimi sono persone serie e professionisti perbene, ma ci potrebbe anche essere qualcuno che si può prestare ad operazioni poco trasparenti.

Certo è che la criminalità organizzata fa molte delle sue operazioni in quegli studi.

Tempo fa qualcuno ci ha detto che molti atti di compravendita di unità immobiliari site a Gaeta sarebbero stipulati nello studio di un notaio della provincia di Caserta.

La visita di alcuni giorni fa, resa nota dalla stampa, di personale investigativo nello studio di un notaio di un comune del sud pontino è la prova della fondatezza dei nostri sospetti.

D’altro canto non riveliamo alcunché di segreto nell’affermare che i clan hanno un particolare interesse alle aste di opifici, esercizi commerciali, appartamenti, ville messi all’asta per fallimento.

E’ su questo versante, quindi, che chiediamo un’attenzione particolare alle forze dell’ordine ed alla magistratura locali.

Le intercettazioni. Una montagna di menzogne per zittire magistrati e giornalisti

Un’indigestione di menzogne

La storia delle intercettazioni delle inchieste di De Magistris e del cosiddetto archivio del consulente Gioacchino Genchi, strumentalizzata per poter varare, attraverso il decreto sulle intercettazioni, la mordacchia a magistrati e giornalisti – sottraendo ai primi in controllo della polizia giudiziaria e sventolando dinanzi ai secondi lo spauracchio di galera e multe salatissime

“Ripeti una menzogna cento volte di seguito, convinci altri a ripeterla, e questa diventerà la verità“. La storia delle intercettazioni delle inchieste di De Magistris e del cosiddetto archivio del consulente Gioacchino Genchi, strumentalizzata per poter varare, attraverso il decreto sulle intercettazioni, la mordacchia a magistrati e giornalisti – sottraendo ai primi in controllo della polizia giudiziaria e sventolando dinanzi ai secondi lo spauracchio di galera e multe salatissime – somiglia moltissimo a questo assioma. E anche i migliori, a voler dare credito a giornali, commenti politici, silenzi pelosi e dubbi fumosi, a quanto pare stanno abboccando all’amo di chi ha preparato, e sta continuando a condire, questa minestra avvelenata.

Sembra che vecchie vicende simili non abbiano insegnato niente. Si è completamente dimenticato quanti veleni sono stati sparsi durante l’inchiesta parlamentare Mitrokhin, quante falsificazioni siano state seminate, quante carte false siano state distribuite e quante false accuse, alla fine, siano finite nel nulla. E chi aveva le responsabilità di controllo si è dimenticato di chiedere a chi di dovere che fine abbiano fatto i falsificatori. E citiamo solo i veleni della Mitrokhin come esempio che accomuna molte vicende simili, cresciute prima come vesciche di indignazione e poi finite in bolle di sapone. Anche per i responsabili delle strumentalizzazioni, che non hanno mai pagato.

Quello che sembra manchi, alla classe politica, ma non solo a quella, è la memoria. Eppure è proprio dalla memoria che potrebbero venire le lezioni utili. L’utilizzo della manipolazione della verità e della menzogna ripetuta e utilizzata per gestire i media e, attraverso i media, l’opinione pubblica, in modo che il potere politico possa approfittarne, nasce all’inizio del secolo scorso, nella seconda decade del 1900, negli Stati Uniti, ad opera Edward Bernays. Personaggio interessante ma anche inquietante, nipote di Sigmund Freud (la madre è la sorella dello psichiatra più citato del mondo, e il padre il fratello della moglie di Freud), poi passato alla storia come l’inventore degli “spin doctor”, vale a dire i responsabili dell’immagine dei politici, ma anche i grandi manipolatori della propaganda. E’ dall’incontro di Bernays con un giornalista americano che poi diventerà famosissimo, Walter Lippman, l’uomo che con i suoi “faccia a faccia” decretava chi dovesse essere, tra due contendenti, il presidente degli Stati Uniti, che nasce la manipolazione scientifica della verità e dell’opinione pubblica.

Lippman, allora, viene assunto dal presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson presso il sottosegretariato alla guerra, con un compito specifico: quello di convincere gli americani ad accettare l’ingresso in guerra al fianco degli inglesi. E’ lui a chiamare Bernays e a creare con lui una coppia vincente: il giornalista in grado di utilizzare i media, lo studioso di Freud in grado di utilizzare le peggiori pulsioni umane. Con una differenza tra i due: che mentre Lippman, dopo l’ingresso in guerra degli Stati Uniti sull’onda di una spinta popolare inferocita, lanciò grida di allarme contro quella che definì la manipolazione della democrazia, sottolineandone il grande pericolo, Bernays mise in pratica fino in fondo le proprie teorie nel commercio e nella pubblicità facendo montagne di soldi. Suo fu il progetto, durato mezzo secolo, che coinvolgeva l’Associazione dei medici americani, e che convinse la gente che le sigarette facevano bene alla salute. E non a caso Goebells, ministro della propaganda id Hitler, usò i testi e le teorie di Bernays per convincere il popolo tedesco a sostenere le leggi razziali che hanno portato all’Olocausto.

Anche questo fa parte della memoria dimenticata. Da tutti fuorché, a quanto pare, da coloro che continuano a utilizzare le tesi di Bernays: E che continuano a spargere fumo, veleni e, spesso, menzogne. Come quella degli oltre 300 mila intercettati da Genchi, il consulente di De Magistris (e di molte Procure) già vice questore a Palermo. Perché Genchi è un analista di tabulati, e quindi non si occupa di intercettazioni. Perché il numero dei tabulati a cui ha lavorato in questo caso è inferiore a mille. Perché l’archivio delle vergogne di cui parla Belusconi, ma a cui abbocca anche Francesco Rutelli, presidente del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza, non contiene intercettazioni, ma tabulati analizzati dall’ex vice questore nelle decine di consulenze fornite ad altrettante procure su altrettanti casi, molti di mafia. Ma, forse, basta ripetere centinaia di volta le parole “intercettazione” e “archivio delle vergogne” perché la gente ci creda e il ministro della Difesa Ignazio La Russa possa annunciare che il Pacchetto Giustizia, e quindi anche il provvedimento sulle intercettazioni, saranno portati al primo consiglio dei ministri di febbraio. A giorni, insomma.

Intanto, va avanti, nel silenzio delle opposizioni, quando non addirittura con la compiacente approvazione, il repulisti generale. Cacciato De Magistris. Silenziati i magistrati di Catanzaro. Cacciati i magistrati di Salerno che indagavano su quelli di Catanzaro. Cacciato il consulente Genchi con tutte le sue scomodissime analisi, che arrivano a toccare notabili politici, uomini dei servizi segreti già coinvolti in altri marciumi, oltre che nello spionaggio Telecom, annullata, almeno per ora, la ricerca del parlamentare che aveva distribuito a parenti e amici un centinaio di schede Sim a suo nome, e quindi non controllabili che, però, attraverso altri incroci, sarebbero state in contatto con personaggi loschi e inquietanti. Silenziato anche l’inviato del Corriere della sera Fabio Vulpio che, a quanto racconta nel suo blog, non può più occuparsi dell’inchiesta.

Bilancio: tre Procure (Catanzaro, Salerno, ma anche quella lucana, coinvolta in una delle inchieste) a pezzi. Uscita sui giornali di decine di nomi che con le inchieste non c’entrano assolutamente nulla. Ultimo round affidato alla Procura di Roma. Tutto questo mentre, seguendo le regole, i vari gradi della magistratura continuando il loro iter di giudizio danno ragione a De Magistris, affermando che le sue inchieste sono state corrette, e forniscono copertura anche ai magistrati di Salerno, che invece ministro e Csm hanno condannato.

E c’è ancora chi tenta di spacciare tutto quello che è accaduto e che sta accadendo per una porcata di De Magistris? Che dire? Buon appetito. Ma attenti alle indigestioni.
Andrea Santini

(trato da www.aprileonline.info)

Gli affari dei Casalesi nel sud pontino e nel Basso Lazio

GLI AFFARI DEI CASALESI NEL SUD PONTINO… E NON SOLO!

Un migliaio di arresti e più, centinaia di beni confiscati ed altri processi in corso che sicuramente faranno lievitare queste quote.

Una situazione da brivido, della quale, purtroppo, molta gente ancora non vuole prendere atto.

E’ veramente scandaloso continuare a sentire esponenti politici ed istituzionali ostinati nel negare l’evidenza.

Formia, Gaeta, Cassino, Fondi, Terracina, Latina, Fiuggi, tutto il Basso Lazio –per non parlare di Roma, Civitavecchia, il viterbese e così via –le zone di pascolo per la criminalità organizzata.

Migliaia di miliardi investiti e che continuano ad essere investiti giorno dopo giorno.

Ci dicono i negazionisti: ” ma non si spara”!

Come se la camorra fosse solo quella che… spara.

Oggi la criminalità organizzata spara quando è necessario, quando la si disturba troppo nei suoi affari.

Ma c’è un’altra camorra, quella che non spara, fatta di gente insospettabile, magari annidata nella politica e nelle istituzioni, professionisti, commercialisti, notai, avvocati, gente cosiddetta perbene, che le tiene bordone, direttamente od indirettamente; quella che molti chiamano la “zona grigia”, la borghesia mafiosa, i colletti bianchi. E’ la più pericolosa perché non si vede, agisce in silenzio, investe miliardi.

Stiamo rimonitorando in quest’ultimo periodo tutto il sud pontino ed il frusinate, zona che il PM della DDA di Napoli Antonello Ardituro ha definito “la continuazione della provincia di Caserta “.

Sensazioni, per carità, sospetti solamente, perché noi non disponiamo né della veste né degli strumenti per svolgere “ indagini “ (qualcuno ci rimprovera di farle talvolta, ma noi sosteniamo che l’antimafia vera non è quella del “giorno dopo”, quando le mafie si sono già insediate e non c’è più niente da fare. Quella è un’antimafia d’immagine che non serve a niente).

Stiamo rilevando una situazione inquietante. Formia, Gaeta, Terracina, Cassino ecc. C’è in corso un’occupazione terribile. Ristoranti, alberghi, negozi e chi ne ha più ne metta.

Chiediamo alla Guardia di Finanza soprattutto, ma anche alla Polizia di Stato, che in provincia di Latina sta dimostrando di agire bene, ed ai Carabinieri di indagare sugli autori veri – diciamo “veri” perché probabilmente quelli ufficiali sono prestanome “puliti” – delle compravendite immobiliari, sui proprietari veri di negozi, gioiellerie, vendite di latticini, di tessuti, autosaloni, alberghi e quant’altro.

Non condividiamo la sicumera di quanti, con una faciloneria sospetta, continuano a fare dichiarazioni tranquillizzanti circa la trasparenza di investimenti miliardari. Così facendo si indebolisce l’azione della magistratura antimafia e delle forze dell’ordine, le quali, pur fra mille difficoltà, si stanno battendo bene, senza la collaborazione di cittadini ed altre istituzioni, contro la criminalità organizzata. Almeno in provincia di Latina, perché a Frosinone, -escluso il nuovo Comandante Provinciale della Guardia di Finanza venuto da pochi mesi e che sta già dimostrando di essere un bravo investigatore ed un fedele servitore dello Stato -, non ci sono, ad oggi, segnali significativi di un’azione efficace contro il dilagare delle mafie.

Da “VideoComunicazioni”: camorra

Erano destinati al mercato di Torre Annunziata gli oltre 300 chilogrammi di cocaina sequestrati questa mattina nel porto di Napoli. Droga purissima proveniente dalla Colombia era stata nascosta in un container e probabilmente stava per essere immessa sul mercato. Il valore dell’ingente quantitativo è stimato intorno ai 15 milioni di euro ma secondo gli investigatori si sarebbe triplicato, una volta tagliata la droga infatti, sarebbe stata rivenduta per circa 50 milioni di euro. Il fatto che la cocaina sia stata rinvenuta del porto di Napoli conferma che la metodologia per il traffico degli stupefacenti stia cambiando perché c’è un collegamento diretto tra Napoli, alcuni clan della …

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(tratto da www.videocomunicazioni.com)

Dopo 6 mesi dalla richiesta di scioglimento dell’amministrazione comunale di Fondi fatta dal Prefetto di Latina, Maroni ed il governo ancora non ecidono. Ecco come si fa in Italia la lotta alle mafie!

VERGOGNATEVI!

IL “CASO FONDI”. DOPO 6 MESI IL GOVERNO ANCORA NON DECIDE…

Dopo 6 mesi dalla data di richiesta di scioglimento per mafia del Consiglio comunale di Fondi del Prefetto di Latina, il Governo ancora non adotta un provvedimento.

C’è chi dice che l’indecisione è determinata da uno scontro tutto interno alla Casa della Libertà e che, quindi, la questione è tutta politica.

Ma la lotta alla mafia non è politica.

Ecco come Maroni e il governo fanno la lotta alla mafia!

Un altro colpo alla Giustizia: Berlusconi vuole limitare le intercettazioni

Intercettazioni, Berlusconi alla disperata

I berlusconiani, dopo il via libera dato dal premier, montano ad arte il caso Genchi per far passare, nel disegno di legge sulle conversazioni telefoniche, la linea più restrittiva possibile. L’offensiva produce i primi risultati: l’allineamento di Casini e l’accordo su un emendamento chiave. Mercoledì si inizia a votare

Il tempismo è perfetto, da cinico predatore della politica. Silvio Berlusconi tenta di districare la matassa delle intercettazioni, in mezzo alla quale la sua maggioranza langue dal giugno scorso, cogliendo al volo l’occasione offerta dal caso di Gioacchino Genchi, il consulente del pubblico ministero Luigi De Magistris. A Genchi, spalla informatica del magistrato delle inchieste “Why Not” e “Poseidon”, viene addebitato l’allestimento di una sorta di archivio digitale costruito con le utenze degli intercettati. Del caso si sta occupando anche il Copasir, il nuovo comitato parlamentare di controllo dei servizi segreti, presieduto da Francesco Rutelli.

Oggi è stato un bailamme di dichiarazioni, in cui Genchi, tirato in causa a più riprese, non ha mancato di rispondere per le rime. Il via l’aveva dato, in ogni caso, ieri (domenica) il presidente del Consiglio nel corso di un comizio a Cagliari: “Le ultime vicende hanno dimostrato come queste intercettazioni siano una ferita inaccettabile della privacy, della sicurezza, della libertà dei cittadini. Si parla di centinaia di migliaia di persone sotto controllo per tempi lunghissimi”. Berlusconi ha definito la vicenda “il più grande scandalo della Repubblica”. Era qualche giorno, in realtà, che il suo capogruppo alla Camera (e membro del Copasir) Fabrizio Cicchitto batteva sul tasto. La questione era nota da mesi, ma Berlusconi ancora non si era pronunciato.

L’aveva tenuto, evidentemente, come asso nella manica. Solo quando ha visto, la settimana scorsa, che Lega nord e Alleanza nazionale si stavano rivelando degli assi veramente duri, e che il disegno di legge sulle intercettazioni stava rischiando di uscire dai binari che aveva provato a imporre (pulitura vigorosa della lista dei reati per cui il pm può ascoltare le telefonate), allora si è buttato a pesce: mercoledì si iniziano a votare, in commissione, gli emendamenti al ddl e un caso del genere, montato e gonfiato ad arte e in tempo, può aiutare a dissuadere gli alleati più riottosi.

La squadra parlamentare l’ha seguito. Maurizio Gasparri, capogruppo al Senato, è stato vigoroso come al solito: “E’ uno scandalo di enorme portata, che dimostra come all’interno dello Stato ci fossero delle cellule impazzite che avevano costituito un vero e proprio antistato”. Poi, addirittura: “Il signor Gioacchino Genchi invece di dare consigli alle persone perbene si rechi volontariamente in Procura, o meglio ancora in un carcere a sua scelta perché ciò che lui e i suoi mandanti hanno fatto e’ di una gravità inaudita”. Cicchitto sta pensando alla commissione d’inchiesta: “Se dopo gli accertamenti emergesse che ci sono tabulati che, oltre a membri dei servizi, coinvolgono anche parlamentari, magistrati, ministri e agenti della Guardia di Finanza, l’indagine esulerebbe dai compiti del Copasir. In tal caso il Copasir ne parlerà con i presidenti delle Camere Schifani e Fini. La commissione è un’ipotesi che va verificata”.

Massimo Donadi, capogruppo dell’Italia dei valori alla Camera, l’ha detto chiaro e tondo: “Quello denunciato da Berlusconi non è il più grande scandalo della Repubblica ma una bufala con il solo scopo di favorire una legge insensata e criminale”. Il Partito democratico, con capogruppo in commissione Giustizia Donatella Ferranti, ha fatto notare la sospetta discordanza tra le opinioni di Berlusconi e quelle del suo Guardasigilli: “Stupisce che poco più di una settimana fa il ministro Alfano, rispondendo a un nostro question time alla Camera sulla legittimità dell’archivio Genchi, sosteneva che l’acquisizione dei dati nell’ambito di una consulenza tecnica è consentita e l’uso dei dati è legittimo solo in virtù di provvedimenti dell’autorita’ giudiziaria e nel rispetto delle regole del codice di rito. Il ministro ribadiva inoltre che il consulente Genchi, al pari di qualsiasi altro ‘tecnico’, poteva acquisire dati, su incarico dell’autorità giudiziaria, mantenendo ovviamente il segreto d’ufficio sul contenuto. In sintesi: Alfano nella risposta ai deputati del Pd non ha denunciato comportamenti illegittimi riferibili all’acquisizione di dati da parte del dottor Genchi ed era consapevole che si trattava esclusivamente di dati relativi a tabulati telefonici e non ad intercettazioni di comunicazioni”.

Genchi stesso, ex funzionario di polizia che ancora riceve, in virtù di un incarico sindacale, i contributi e si è dato alla consulenza delle procure con la “Centro servizi informatici srl”, ha passato tutta la giornata a difendersi orgogliosamente. Sostiene che di archivi con intercettazioni non esistono, e che lui non ha “mai svolto una sola intercettazione né legale, né illegale” che, oltretutto, ha ricordato, “è già punita per legge con l’aggiunta di una aggravante se a farlo sono dei pubblici ufficiali”. Per Genchi, “la confusione non nasce solo da una carenza di conoscenze professionali e tecniche di chi la fa; ma viene proprio dalla volontà di mistificare e di denigrarmi. L’analisi dei dati di traffico telefonici, che incrociano le risultanze processuali dove vi sono sequestri e dichiarazioni di testimoni, è cosa assolutamente diversa”. Genchi, insomma, sostiene di essersi limitato ad analizzare le chiamate.

Ma l’offensiva del Popolo della libertà, a quanto pare, sta producendo i primi risultati. Il primo è l’allineamento dell’Udc, che con il leader Pier Ferdinando Casini ha fatto sapere di concordare con il premier sul capitolo intercettazioni: “Credo che Berlusconi abbia detto molte cose giuste”. Il secondo è che sul disegno di legge sta passando la linea dei falchi, su più parti. Il capogruppo del Pdl in commissione, Enrico Costa, ha confermato che sull’emendamento che restringerà il campo di applicazione solo alla presenza di “gravi indizi di colpevolezza” c’è l’accordo di tutta la maggioranza.
Andrea Scarchilli

(tratto da www.aprileonline.info)

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