Archivi del mese: Aprile 2008

Operazione della Polizia di Stato a Terracina. Ma i settori interessati sono solamente quelli delle pompe funebri e degli stupefacenti?

Latina, 30 aprile 2008

 

 

 

COMUNICATO STAMPA

 

 

 

La svolta c’è stata e si vede. La solerzia e le capacità investigative di Rita Cascella, la nuova dirigente del Commissariato della Polizia di Stato di Terracina, hanno portato ai primi risultati positivi. Alla Dottoressa Cascella giungano le congratulazioni ed i sensi della più profonda gratitudine da parte dell’Associazione Caponnetto.

 

Ma ora bisogna capire il “quadro” complessivo nel quale si collocano le imprese criminali degli arrestati, gli interessi che hanno animato tali imprese e, soprattutto, quelli, ancora tutti da investigare, che potrebbero interrelazionarsi con quelli scoperti.

 

Pompe funebri e spaccio di stupefacenti, i soli settori nei quali si muovevano i soggetti arrestati?

 

E, se è così, chi ha fornito gli stupefacenti? Chi monopolizza sul territorio il mercato degli stupefacenti? Non sono i clan a gestirlo?

 

Ci sono interrelazioni con altri mercati, come, ad esempio, quelli dell’edilizia, delle compravendite immobiliari e commerciali e delle opere pubbliche, zona grigia per eccellenza non ancora scoperta e sulla quale potrebbero pesare le ipoteche della criminalità organizzata, soprattutto campana?

 

 

 

LA SEGRETERIA

Venduto il palazzo Key a Latina. Come stanno le cose?

VENDUTO IL GRATTACIELO KEY A LATINA

 

  

 

Titola “Latina Oggi” del 27 aprile 2008:

  

“UNA SOCIETA´ COSTITUITA IL 26 LUGLIO 2007 COMPRA CINQUE GIORNI DOPO, FIRMANDO CAMBIALI

 

KEY, SVENDITA IMPROVVISA

DUE PENSIONATI ACQUISTANO IL GRATTACIELO DI LARGO DON BOSCO

CESSIONE PER 2, 5 MILIONI DI EURO. IL SINDACO LO VOLEVA PER 3 MILIONI

 

 

E scrive, fra l´altro:

“… il Key è stato venduto. L´atto formalizzato nello studio di un notaio di Latina porta la data del 31 luglio 2007, e offre lo spunto per una serie di interrogativi. Il primo è legato al prezzo di cessione: il grattacielo di Largo Don Bosco (al centro della città, ndr. ) è stato venduto per la somma di 2 milioni e mezzo di euro, e tra gli aspiranti acquirenti non figura il Comune di Latina, malgrado il sensibile ridimensionamento del valore dell´immobile, che cinque anni fa Zaccheo era disposto a pagare 3 milioni di euro. Non interessa più?Evidentemente no. Il secondo interrogativo: come mai la Key srl si è risolta a questa improvvisa ed inattesa cessione, ad un prezzo tanto ribassato rispetto alle richieste di alcuni anni or sono? Forse aveva ragione il sindaco a contestare la richiesta di 6 milioni di euro giudicandola troppo esosa? Il terzo quesito riguarda l´acquirente. A comperare il grattacielo è stata la Soc. Falco Immobiliare srl, costituita a Latina il 26 luglio 2007 nello studio dello stesso notaio che appena cinque giorni dopo avrebbe stipulato l´atto di compravendita.

 

La Falco Immobiliare ha un capitale sociale di 10. 000 euro, suddiviso tra due soci: l´amministratore unico, signora Ornella Donini, casalinga 73enne residente in Roma nella stessa sede della società (o forse la società ha sede a casa sua), e il socio di minoranza Lucio Novello, pensionato 69enne di Casal Di Principe.

 

Come fanno un pensionato ed una casalinga, con un capitale sociale di 10. 000 euro, a comprare un grattacielo? A cambiali, naturalmente: ne hanno sottoscritte per un ammontare di un milione e mezzo di euro, 30 effetti da cinquantamila euro l´uno. Sta scritto nell´atto di acquisto.

 

Proviamo anche ad ipotizzare che la Key srl abbia avuto dei seri problemi e una gran fretta di vendere, a noi pare che questa storia puzzi di bruciato lontano un miglio. Sarà stata per caso una vendita fittizia? E a quale scopo? E al Comune, come d´abitudine, non sanno niente? I signori Donini e novello non si sono affacciati all´Urbanistica per chiedere quand´è che potranno mettere mano alla facciata del palazzo? Hanno comprato per investire, o no? “

 

 

 

E, in un articolo di spalla, lo stesso quotidiano commenta, sulla stessa pagina:

 

 

 

“Casal di Principe?Non pensiamo subito a Gomorra, essere nati in un paese anziché in un altro non può diventare un peccato originale. Il pensionato Lucio Noviello è un´ottima persona, con un curriculum di cittadino esemplare. IL suo socio nella Falco Immobiliare, la signora Ornella Donini, non è la prima casalinga che troviamo direttamente coinvolta nell´edilizia. Ce n´è sta una, recentemente, condannata per aver realizzato una gigantesca villa abusiva. Con quali soldi? Affari suoi. A pensarci su con un tantino di attenzione, visti anche i tempi di costituzione della Falco srl e la fretta di correre dal notaio, è più probabile che i due (uno residente ad Aversa e l´altra a Roma), siano semplicemente “soci per caso” “.

 

Come stanno le cose?

Voto di scambio a Formia? Che fine hanno fatto le intercettazioni telefoniche fatte dalla polizia?

MAFIA A FORMIA: LA STORIA INQUIETANTE DELLA “FORMIA CONNECTION”

E´ una storia agghiacciante che prova quanto siano giuste le nostre considerazioni circa  le collusioni mafia-politica  in provincia di Latina e non solo.

Delle intercettazioni telefoniche  fatte durante l´operazione “Formia Connection” e che dimostrano  l´interesse di soggetti legati alla camorra a far eleggere alcuni consiglieri comunali non si sa più niente.

Oggi  un organo di stampa pubblica la notizia di un altro consigliere comunale eletto al  Comune di Formia con  voti provenienti da ambienti sospettati di essere collegati con la camorra.

Non è quello che noi stiamo chiedendo da anni di accertare?

Fortunatamente il neosenatore del PD Ranucci ha annunciato che presenterà un´interrogazione parlamentare… Sperando, però, che il nuovo  Governo Berlusconi la prenda in considerazione (dopo le dichiarazioni di Dell´Utri che definisce Mangano, condannato a più ergastoli per associazione mafiosa, un “eroe”)!

 

Caso Fondi: vanno rese più efficienti le forze dell’ordine locali

COMUNICATO STAMPA

 

 

Abbiamo il fondato sospetto che ci sia gente che, quando si parla di Fondi e del suo territorio,non  voglia rendersi conto del fatto che  stiamo parlando di un’area su cui, oltre ai Casalesi, c’è una delle più potenti  ‘ndrine del Paese.

Una ‘ndrina che è riuscita ad inserirsi nel tessuto economico e sociale al punto da gestire servizi, in regime di monopolio, perfino in importanti edifici pubblici.

Su quel territorio,evidentemente ritenuto poco “vigilato” da coloro che l’hanno prescelto come ideale per ottimizzare spericolate  ed importanti attività economiche, operano soggetti dotati di tale autorevolezza nella storia criminale del Paese da oscurare perfino la ‘ndrina dei  Gallace-Novella che opera su Nettuno-Anzio-Ardea-Pomezia.

Stiamo parlando, non dimentichiamocelo mai, di “compari di anello” di Totò Riina.

A questo punto, il discorso si fa complesso e delicato perché, mentre da una parte evidenzia il fatto che quella ‘ndrina, quel clan, quella “famiglia” hanno individuato  il territorio di Fondi-Sperlonga-Monte San Biagio ecc. come quello che offre le migliori condizioni per loro  per operare, dall’altra rivela un’inadeguatezza agghiacciante dell’azione di contrasto svolta dai presidii di polizia locali.

I responsabili provinciali e nazionali delle forze dell’ordine ed i Ministeri dell’Interno e della Giustizia debbono prendere atto dell’assoluta necessità di rivedere tutto l’impianto investigativo e giudiziario pontino, non continuando a tenere sul nostro territorio soggetti inesperti  e che non provengano da “palestre” importanti come sono quelle di  distretti come Palermo, Napoli, Reggio Calabria e così via.

Nella “lettura” dei “fatti” (citiamo, come esempio, i “casi “ di Monte San Biagio, ed anche di Lenola, comune dove si arriva addirittura ad uno scontro armato fra bande, oltre ai fenomeni di abigeato e di una devastante edilizia, ”fatti” che non vanno “letti” separatamente, ma che, al contrario, dovrebbero essere tutti ricondotti ad un unicum), rileviamo, purtroppo, una filosofia della “frammentazione” veramente allarmante.

Sono anni che stiamo insistendo,inascoltati come al solito, da partiti politici, istituzioni, sindacati dei lavoratori ecc., sulla necessità di tener conto nell’azione contro la criminalità organizzata di TRE elementi:

1) La mafia cerca sempre una sponda politica ed istituzionale. E’, pertanto, sul versante delle collusioni fra mafia e politica che bisogna indagare: cosa che, purtroppo, non si fa e, se si fa, lo fanno investigatori e magistrati che intervengono da fuori provincia;

2) C’è una palese inadeguatezza investigativa locale.

Questo problema va affrontato e risolto non, come propone qualcuno, chiedendo l’istituzione della DIA nel basso Lazio, ma rendendo efficienti le forze  dell’ordine locali che, per numero di operatori, sono più che sufficienti.

Non dimentichiamo che l’istituzione di un presidio della DIA a Latina o Frosinone comporterebbe l’obbligo per questi investigatori di avere come referenti diretti  le locali Procure della Repubblica e, con tutto il rispetto che abbiamo verso i  nostri magistrati, purtuttavia non riteniamo che questi abbiano competenze specifiche in materia di lotta alla mafia.

Quindi, non facciamo discorsi impropri, superficiali e devianti.

La DIA sta bene a Roma, da dove opera più che bene sotto la direzione della DDA.

Rendiamo, invece, efficienti le forze dell’ordine locali dotandole di strumenti tecnologici adeguati (non c’è un solo apparato di intercettazione GPS), direzioni competenti e così via.

Un bravo investigatore romano tempo fa, parlandoci di Latina – ed anche di Frosinone – ci ha detto che basterebbero sul nostro territorio una decina di BRAVI INVESTIGATORI  per  risolvere tutto;

3) Quando  si parla di mafia, bisogna parlare sempre di mafia “IMPRENDITRICE”. La segretaria nazionale dei Radicali Rita Bernardini ha dichiarato tempo fa, scandalizzando tutti, che “attorno” ai palazzi romani “si parla troppo napoletano”. Un Ministro del governo Prodi – Di Pietro – le ha risposto che non è “attorno” ai palazzi romani che “si parla napoletano”, ma “dentro”.

Non c’è a Latina, a Formia, a Gaeta, Terracina, Fondi, Sperlonga, Itri e così via, una qualsiasi operazione economica che non sia fatta da napoletani, casertani, siciliani, calabresi ecc.

Tutta gente per bene, per carità. Ma si dà, purtroppo, il caso che, fra quelli, ci possano essere soggetti, o prestanome, appartenenti a camorra, ’ndrangheta, “cosa nostra”.

La Guardia di Finanza fa -e se le fa, quante ne fa?- le indagini sui  capitali investiti?

Stando ai fatti che vedono la nostra provincia terribilmente “invasa”, non sembra.

LA SEGRETERIA

 

Legambiente denuncia le colate di cemento a San Felice Circeo

COMUNICATO STAMPA SUL PIANO DELLE OPERE PUBBLICHE DEL COMUNE DI SAN FELICE CIRCEO

Il Circolo Larus Legambiente esprime tutta la propria preoccupazione per il piano triennale delle opere redatto dall’amministrazione comunale di San Felice Circeo, per l’avallo politico trasversale che esso ha ricevuto e per la gravità degli interventi strutturali in esso contenuti, nonché per l’evidente mancanza di una visione complessiva della portata del piano da parte dei funzionari di Regione e Parco nazionale del Circeo che hanno autorizzato alcune delle opere in esso previste.

In particolare, esprimiamo viva preoccupazione per la confermata volontà di perseguire uno sviluppo a base di cemento e di piccole varianti che snaturano l’attuale strumento urbanistico soprattutto nell’area tutelata dal Parco nazionale del Circeo e quella immediatamente confinante.

Su 54 opere previste dal comune di San Felice Circeo, oltre un terzo sono in variante del PRG: si tratta per lo più di parcheggi e nuovi tronchi stradali, ma anche di eliporti (opera n. 31), campi da golf (opera n. 21) e trasporti a cremagliera nel Parco di Villa Aguet (opera n. 54) che, complessivamente, danno l’idea dell’entità degli appetiti che si sono scatenati intorno a questo territorio, ultimo lembo di costa verde di straordinario valore naturalistico tra Latina e Gaeta. Ricordiamo, inoltre, che per le opere in oggetto, l’amministrazione comunale ha già ricevuto il noto “riconoscimento” della “Bandiera nera 2007” della Legambiente. In quel caso l’ex Sindaco Schiboni intervenne a mezzo stampa (Latina Oggi 18. 07. 2007) definendo non solo i progetti in oggetto di “alta qualità” ma anche le informazioni in possesso del circolo “false e faziose” perché il Parco di Villa Aguet non sarebbe stato “neanche sfiorato”. È di tutta evidenza ora invece la correttezza delle nostre tesi e la fondata preoccupazione dell’ennesimo assalto al territorio del Parco.

Vogliamo ancora denunciare con forza lo strano “strabismo” evidenziato dalle spese previste dal piano: da un lato si spendono quasi sei milioni di euro del Ministero dell’Ambiente per la riduzione del rischio idrogeologico, dall’altro si disegna un futuro dell’area all’insegna dell’urbanizzazine più sfrenata. Ad esempio, solo circa sette mesi fa il Consiglio Regionale ha approvato, con il solo voto contrario degli esponenti di Forza Italia, una mozione che poneva l’altolà all’assalto al promontorio collegato al raddoppio del porto (mozione Fontana). Oggi invece assistiamo alla riconferma delle opere connesse a quel progetto che, come è noto, punta non solo al raddoppio dell’area per gli ormeggi a mare, ma anche alla realizzazione di strade e parcheggi in area a tutela integrale. Il piano prevede inoltre tre parcheggi in zona a tutela integrale per un totale di circa 600 posti auto, mentre le aree destinate a parcheggio dal vigente PRG verrebbero convertite a finalità commerciale con due varianti approvate tra il 2004 e il 2007.

Ancora più incomprensibile è l’approvazione, da parte di Parco e Regione, della già denunciata strada di collegamento confinante con il parco di Villa Aguet che consentirà di rendere commercialmente appetibili gli edifici scolastici di via Gino Rossi (opera n. 12), in pieno centro storico, la cui dismissione e riconversione turistico-portuale è nota da alcuni anni (opera n. 17) recentemente denunciata dalla stampa locale (Latina Oggi del 18. 10. 2007), con le immaginabili conseguenze in termini di necessità di servizi per i nuovi abitanti. Tutto questo però avverrà solo dopo aver speso oltre 2 milioni di Euro per aumentare la cubatura delle scuole esistenti con una nuova palestra (opera n. 16) e per migliorare l’agibilità degli edifici di via Colombo e via Gino Rossi (opera n. 15). Vogliamo inoltre ricordare che l’area di Villa Aguet e quella circostante, possiede un altissimo valore naturalistico, essendo zona di transito per l’avifauna migratoria (circa quindici specie di rapaci transitano nell’area). La compromissione dell’area quindi determinerebbe un dissesto urbanistico, idrogeologico e naturalistico gravissimo, che intendiamo denunciare con forza percorrendo tutte le strade possibili perché esso venga evitato.

Speriamo che le recenti approvazioni siano le ultime “distrazioni” in cui sono incappati gli Enti che dovrebbero presiedere allo sviluppo armonico e condiviso del territorio. Da parte nostra continueremo a fornire a Regione e Parco tutte le informazioni necessarie per una valutazione complessiva degli interventi, al fine di scongiurare, anche dopo la nomina definitiva del direttivo dell’Ente Parco, l’approvazione di opere che non potranno che compromettere le finalità di salvaguardia e sviluppo sostenibile cui riteniamo ci si debba riferire nell’analisi dei Piani Regolatori e delle loro varianti in area protetta.

Distinti saluti.

MARCO OMIZZOLO
(Presidente del circolo Larus Legambiente)

Relazione della Direzione Nazionale Antimafia sulla presenza mafiosa nel Lazio.

RELAZIONE DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA

DISTRETTO DEL LAZIO

(versione pubblica)

Criminalità organizzata nella regione – Tendenze del fenomeno

         Nel periodo in considerazione (1° luglio 2006 – 30 giugno 2007) la penetrazione criminale nella regione si sta consolidando progressivamente secondo le direttrici evidenziate negli anni precedenti, ma con caratteristiche nuove sul piano territoriale. La criminalità di tipo mafioso sta rivelando una presenza più attiva anche nei circondari che in precedenza erano ritenuti meno permeati da tale fenomeno. Non può essere pertanto considerata più valida una rigida suddivisione della regione in due fasce di interesse strategico – operativo per le organizzazioni criminali, riguardanti la prima i circondari a sud di Roma e il territorio romano, maggiormente soggetti a infiltrazioni criminali, e la seconda le rimanenti parti della regione. Elementi e gruppi collegati alle consorterie mafiose evidenziano in maniera sempre più invasiva la loro attività,  anche nei territori dei circondari a nord di Roma. Le preoccupazioni maggiori riguardano ancora la presenza di strutture logistiche – economiche criminali con caratteristiche di stampo mafioso nelle zone periferiche della provincia romana e nei territori a sud di Roma, dove nel corso degli anni sono emersi anche inquinamenti gravi del tessuto politico – amministrativo e sociale.

Per quanto riguarda il territorio romano risulta confermata la sua appetibilità a varie associazioni criminali non solo autoctone o di altre regioni, ma anche provenienti da Paesi ad alta incidenza di “esportazione criminale”.

Roma costituisce sempre una piazza commerciale e finanziaria di eccezionale rilevanza nonché un mercato molto redditizio per il transito e la commercializzazione delle sostanze  stupefacenti e da alcuni decenni costituisce un luogo di incontro privilegiato tra organizzazioni italiane e straniere di vario livello, che agiscono dimostrando caratteristiche di alta imprenditorialità.

In tutto il territorio laziale le organizzazioni criminali locali anche di stampo mafioso e i gruppi esponenziali delle organizzazioni di origine meridionale hanno raggiunto forme di elevatissima capacità criminale con modalità di azione dirette al controllo del territorio e di attività economico – commerciali.

L´attenzione maggiore va data all´incremento del numero di associazioni criminali dedite al traffico delle sostanze stupefacenti, in particolare della cocaina, al controllo dell´immigrazione clandestina e alla tratta di esseri umani. Tali presenze criminali operano complessi traffici su scala internazionale e agiscono in un intreccio criminale sempre più frequente, tanto che molte organizzazioni hanno consolidate caratteristiche di transnazionalità.

I dati che documentano l´espandersi nel Lazio del fenomeno relativo al traffico e al consumo di sostanze stupefacenti sono sempre più allarmanti:

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<!–[if !supportLists]–>o       <!–[endif]–>nell´anno 2006 risulta la terza regione d´Italia per numero di persone segnalate per reati connessi al traffico di stupefacenti (n. 3.224), la terza per numero di minorenni coinvolti (n. 111), la terza per numero di stranieri coinvolti (n. 897) che rappresenta il 9,4% del totale nazionale;

<!–[if !supportLists]–>o       <!–[endif]–>nell´anno 2006 risulta la terza regione d´Italia per i sequestri di cocaina (con Kg. 754,55), è la seconda regione per i sequestri di hashish (Kg. 4.178,36) ed è di gran lunga la prima per il sequestro di droghe sintetiche con n. 58.597 pastiglie, che rappresenta il 43,92% rispetto al dato nazionale con un aumento del 5.050,77% rispetto all´anno 2005;

<!–[if !supportLists]–>o       <!–[endif]–>nell´anno 2006 risulta, come nei due anni precedenti, la prima regione d´Italia in relazione ai decessi (n. 106) avvenuti per assunzione di stupefacenti (di cui n. 80 avvenuti nella provincia di Roma, che risulta la prima provincia italiana per tale fenomeno davanti a Napoli con n. 46 decessi). Tale dato evidenzia l´estrema spregiudicatezza dei gruppi criminali che immettono sul mercato misture di sostanze stupefacenti nonché droghe sintetiche di altissima pericolosità, come dimostrato dai sequestri di Ice (droga da sballo prodotta con sintesi chimica), Kovret (mistura di eroina e di hashish fumata soprattutto da extracomunitari), Khat (pianta contenente la sostanza denominata Katina, che induce nei consumatori effetti paragonabili all´anfetamina) e Sensimina (trattasi di un nuovo tipo di Cannabis priva di effetti sedativi, trattata con sostanze anfetaminiche). A tale proposito possono essere citati i sequestri di n. 600 piantine di Khat per complessivi Kg. 120 presso l´aeroporto di Fiumicino l´8 agosto 2006 e di Kg. 433,7 di Khat con il contestuale arresto di n. 10 corrieri di nazionalità somala. Si evidenzia inoltre che il consumo di stupefacenti sta attingendo in misura sempre più preoccupante fasce sociali più ampie e sta interessando sempre più i minori.

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L´allarme sociale da parte dell´opinione pubblica è attualmente indirizzato soprattutto nei confronti del fenomeno della prostituzione, visto prevalentemente in connessione con aspetti relativi alla microcriminalità. È necessario riportare l´attenzione sul fatto che il fenomeno è connesso ai flussi di immigrazione illegale e alla tratta di esseri umani gestiti dalla criminalità transnazionale e ha come caratteristica lo sfruttamento dei soggetti coinvolti, che vivono in clandestinità e che non hanno alcuna conoscenza dei diritti tutelati dal nostro ordinamento. In tale contesto si sta espandendo anche il preoccupante fenomeno degli abusi commessi sui minori collegati ad atti di violenza sessuale, allo sfruttamento della prostituzione e alla costrizione alla mendicità. In tale contesto si inserisce anche lo sviluppo del mercato nero nell´attività edilizia e agricola con situazioni molto simili alla riduzione in schiavitù dei soggetti sottoposti.

Nel periodo in esame risultano iscritti presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma n. 143 procedimenti, numero che è inferiore solamente ai procedimenti iscritti presso le Direzioni Distrettuali Antimafia della Sicilia, Calabria, Campania e la Direzione Distrettuale Antimafia Milano.

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Circondario di Roma

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         Il tessuto criminale ha evidenziato nel territorio della Capitale lo sviluppo di linee di tendenza, che sono diventate maggiormente evidenti anche all´opinione pubblica, basandosi su manifestazioni criminali sempre più visibili.

Nel periodo in esame continua a consolidarsi l´attività di sodalizi criminali costituitisi intorno ad alcuni elementi e gruppi già conosciuti a causa di pregressi coinvolgimenti giudiziari. Si tratta di gruppi che integratisi fra di loro e con altri elementi anche esponenziali di gruppi meridionali, prevalentemente camorristi, continuano a praticare le tradizionali attività delittuose della criminalità romana dirette in maniera prevalente  alle infiltrazioni in campo economico – finanziario: riciclaggio, bancarotta, truffa, estorsione, usura, ricettazione. Queste attività per le organizzazioni criminali romane rappresentano non solo delle fonti di reddito particolarmente redditizie ma costituiscono anche la base per il controllo di attività commerciali e imprenditoriali. Si conferma in particolare l´attività di tali organizzazioni nel campo dell´usura, nonostante che le denunce per usura nell´intero Lazio negli ultimi anni non abbiano mai superato le 150.

Può ritenersi che meno dell´1% degli autori di tale reato vengono denunciati e pertanto la parte non palese e sconosciuta del fenomeno si aggirerebbe sul 99%. La scarsa visibilità del fenomeno a Roma provoca peraltro una pericolosa idea riduttiva, consistente nel valutare il fenomeno collegato all´azione di piccoli delinquenti di quartiere o al più da piccoli gruppi di bassa capacità delinquenziale. Al contrario l´usura è stata sempre una degli strumenti privilegiati della criminalità romana e ne è rimasta l´attività di maggior rilievo anche quando la criminalità romana, alla fine degli anni ´70, ha acquisito un´alta professionalità. Il tipico pregiudicato romano in precedenza, secondo la vecchia tradizione trasteverina, faceva o il borseggiatore o l´usuraio o il cassettaro. Non si trattava ancora di criminalità organizzata, era una criminalità di quartiere e l´usura era una sorta di fenomeno di costume. La criminalità romana è cresciuta molto proprio con l´usura, specialmente quando sono giunti dalle  regioni meridionali i grandi capitali da riciclare e quando la criminalità, trafficando negli stupefacenti, ha iniziato ad avere redditi importanti. Oggi la domanda di capitali liquidi è aumentata enormemente a causa delle difficoltà economiche di piccoli imprenditori e commercianti. L´usura partita da fenomeno che riguardava piccoli criminali è divenuta una realtà criminale che riguarda prevalentemente  la criminalità organizzata, che sola ha i capitali per esaudire tutte le richieste. In tale situazione si sono fatti sempre più stretti i legami che risalgono agli anni ´70 tra la criminalità romana e le organizzazioni camorristiche, espandendosi progressivamente dall´usura ad altre modalità di infiltrazione economica.

Significative anche in altri settori illeciti risultano le connessioni e le dirette complicità della criminalità organizzata romana con elementi o gruppi della criminalità meridionale. Si tratta di legami collegati a presenze esistenti nella capitale fin dagli anni ´70 e che la disgregazione della Banda della Magliana ha consentito ad esponenti e gruppi di stampo mafioso e di origine meridionale di sviluppare in reti e basi logistiche.

Si è trattata di una infiltrazione silenziosa ma invasiva che non è riuscita a porre solide basi per il controllo del territorio ma che esercita in collegamento con le consorterie di origine le attività delittuose tipiche delle stesse.

Lo sviluppo della presenza camorrista sul territorio romano merita di essere sottolineata nella presente relazione per l´evidenza pervasiva delle sue attività. Dalle attività di monitoraggio della presenza camorristica sul territorio sono emersi interessi camorristici in varie attività commerciali, attualmente sotto controllo per verificare se siano frutto di riconversione di proventi delittuosi.

Particolarmente preoccupante per le modalità minacciose e violente con le quali si esprimono è la presenza di personaggi appartenenti ad organizzazioni camorristiche che operano in prevalenza sul litorale romano. Si tratta di associazioni operanti normalmente nel traffico internazionale di sostanze stupefacenti ma che hanno dimostrato una elevata flessibilità nel diversificare le loro attività di elezione, occupando settori tradizionali della criminalità romana, quali l´usura, il riciclaggio ed il settore del gioco d´azzardo. Va evidenziato che tale ultimo settore è da tempo sotto il controllo di sodalizi criminali sotto diverse forme costituite dalla diretta gestione di case da gioco clandestine, dalle installazioni di videopoker in esercizi pubblici e privati e dalla gestione di scommesse clandestine sulle partite di calcio, negli ippodromi e nelle sale corse.

Il litorale romano conferma la sua attrazione anche per altri gruppi criminali di origine siciliana interessati all´affidamento e alla gestione dei lotti di spiaggia libera del litorale di Ostia. Agli incendi verificatisi negli anni scorsi a danno di stabilimenti balneari sono seguite indagini su intimidazioni e pressioni subite da rappresentanti di cooperative sociali e da amministratori pubblici locali nell´ambito dei bandi indetti per l´assegnazione delle spiagge.

         Strettamente connessa alla espansione delle realtà criminali nel Lazio è la ricerca di nuove alleanze che i gruppi criminali operano in ambienti bancari, amministrativi, politici e giudiziari e che ha provocato il costituirsi di una zona grigia in cui operano personaggi contigui alle organizzazioni mafiose.

Metodologia particolarmente usata è l´acquisizione di elevati crediti bancari ottenuti tramite la collusione di funzionari di banca, nella prospettiva di operare successive bancarotte fraudolente ovvero di riciclare le disponibilità ottenute: vengono utilizzati molteplici rapporti bancari al cui interno si perdono, con continui passaggi successivi, le tracce delle origini del denaro.

Significativa in tal senso è l´indagine che ha riguardato un´associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei delitti di truffa, appropriazione indebita, falso e riciclaggio. Dall´indagine è emersa una stretta collusione tra l´indagato e funzionari della Banca di Roma, che concedevano ingenti finanziamenti non assistiti da idonee garanzie. L´indagato dirottava le somme a favore di società intestate a suoi prestanome. Le indagini hanno portato al sequestro preventivo di un cospicuo complesso immobiliare.

Tra le organizzazioni criminali di più antica tradizione romana figura ancora l´attività di famiglie di origine nomade, i cui proventi risultano oramai reinvestiti in attività usurarie gestite tramite numerose società finanziarie e di recupero crediti, appositamente costituite. E´ un gruppo dedito all´usura, all´estorsione, alla truffa, al riciclaggio, alla ricettazione di autoveicoli ed al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Ha posto solide basi in alcune aree della Capitale dove esplica il suo potere economico e finanziario tramite molteplici forme di intimidazione, determinando situazioni di soggezione, asservimento e conseguente omertà all´esterno ed all´interno dell´organizzazione. Nel suo territorio attua un rigido controllo, anche tramite alcuni sistemi di videosorveglianza ed impiego di sentinelle, di tutte le attività illecite che vi si sviluppano e di alcuni settori commerciali come quello degli autoveicoli utilizzati a scopo di copertura e di riciclaggio.

Particolarmente radicata è anche la presenza in Roma di elementi collegati alla `Ndrangheta calabrese. Si tratta di gruppi attivi in varie attività delittuose, che hanno alla loro base stretti vincoli familiari e che si muovono sul territorio con estrema cautela, mantenendo forti collegamenti con i territori di origine. Sono particolarmente attivi nel riciclaggio di disponibilità economiche, in particolare negli investimenti immobiliari, nel settore alberghiero e nella ristorazione nonché nel settore degli stupefacenti e nell´usura. Rappresentano inoltre un punto di collegamento tra gruppi di origine calabrese collocati in altre aree territoriali, nei cui confronti svolgono anche opera di “attenzione” sui procedimenti giudiziari che li vedono interessati.

Recenti analisi hanno segnalato la presenza di interessi di varie famiglie  collegate a pericolosi gruppi criminali calabresi con importanti attività economiche nella Capitale.

Nel panorama complessivo è emerso un forte inquinamento di interi settori economici e lo sviluppo di forme di controllo del territorio, costituite da un generalizzato controllo delle attività illegali e delle attività economiche che si sviluppano su di una determinata area (in particolare i settori del commercio di autoveicoli e di preziosi ed il settore della ristorazione). Sono stati inoltre riscontrati meccanismi di reimpiego dei capitali attraverso attività immobiliari.

Da una indagine che ha portato alla emissione in data 24.11.2006 di una ordinanza di custodia cautelare in carcere da parte del Giudice per le Indagini Preliminari di Caltanissetta nei confronti di n. 71 persone collegate alla famiglia mafiosa gelese, facente capo alla famiglia mafiosa dei Rinzivillo, è rimasta confermata la presenza e l´operatività nel Lazio di soggetti collegati alle famiglie Rinzivillo e Cannizzaro, quest´ultima collegata al clan catanese retto dal boss Nitto Santapaola.

Alcune indagini hanno evidenziato sul territorio romano la presenza di elementi, che costituiscono il terminale delle attività economico – finanziarie di organizzazioni siciliane e sono dediti alle infiltrazioni nella progettazione e nell´affidamento di appalti che vengono decisi nel Lazio.

Gli interessi di alcuni gruppi criminali, collegati alla mafia siciliana, sono particolarmente indirizzati a intrecciare i rapporti più utili per l´aggiudicazione dei lavori relativi ad importanti opere pubbliche nazionali da effettuarsi su alcune aree della costa laziale. In particolare l´analisi ha messo in luce complessi meccanismi di operatività tra società a rilevanza nazionale e imprese “mafiose”, collegate da una collaborazione particolarmente attiva sul fronte dei subappalti, della fornitura di materiali, del noleggio di automezzi e della cessione di porzioni di lavori pubblici.

A riprova delle infiltrazioni in campo economico – finanziario risultano i dati relativi alle segnalazioni di operazioni finanziarie sospette che vedono nel periodo in considerazione il Lazio quale seconda regione d´Italia per le segnalazioni trasmesse dall´Ufficio Italiano Cambi alla Direzione Investigativa Antimafia (n. 1.604). Nello stesso periodo il Lazio risulta la prima regione per le segnalazioni che la Direzione Investigativa Antimafia ha trattenuto in considerazione del riscontrato collegamento delle operazioni finanziarie con dati attinenti la criminalità organizzata.

Uno dei compiti più importanti dei gruppi mafiosi presenti sul territorio è quello di offrire rifugio ai latitanti appartenenti all´organizzazione madre o ad organizzazioni collegate. In tal modo si sono create delle strutture logistiche permanenti, che sfruttano le dimensioni della Capitale per nascondere sul territorio i latitanti o le persone di cui si teme l´arresto.

Gli aggregati delinquenziali che si muovono sul territorio romano hanno tra le attività prevalenti i  delitti connessi al traffico delle sostanze stupefacenti nel cui contesto hanno trovato solide forme di connessione non legate al territorio e sono prevalentemente caratterizzate da una soggettività transnazionale. In tale attività i gruppi criminali presenti sul territorio hanno raggiunto le forme più elevate di capacità e sono dotate di una stabile organizzazione dedita sia allo spaccio sul territorio sia alla interazione con le organizzazioni che producono lo stupefacente e di quelle che si interessano del raffinamento.

Varie indagini evidenziano nel traffico delle sostanze stupefacenti un intreccio operativo con soggetti insediati in Spagna, principalmente nella “Costa del Sol” e nelle zone costiere del nord. Si tratta di elementi in parte locali, in parte facenti capo agli organizzatori del traffico, che possiedono nel territorio spagnolo navi per il trasporto dello stupefacente, depositi e società di copertura.

Per i significativi collegamenti internazionali si può citare l´indagine che ha portato alla esecuzione in data 20.06.2007 di una ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di n. 8 indagati per il reato di associazione finalizzata all´importazione in Italia di ingenti quantitativi di hashish e cocaina. Anche in tale indagine è risultato il passaggio dello stupefacente tramite la Spagna.

Va inoltre rilevato che alcune indagini riguardano piccole organizzazioni che operano a livello di quartiere e sono poste in essere da soggetti che non versano in stato di bisogno, ma che cercano di aumentare i propri redditi normalmente derivanti da attività lecite.

Indagini effettuate rilevano inoltre una maggiore intraprendenza e capacità nell´escogitare nuove modalità di importazione delle sostanze stupefacenti. Si può citare a tale proposito il sequestro di Kg. 10 di cocaina in data 30.08.2006, che è risultata impregnata in un borsone di pelle in possesso di un cittadino boliviano.

Nel periodo in esame sono stati commessi a Roma n. 26 omicidi, di cui in 15 casi si è registrato un coinvolgimento di uno straniero in qualità di vittima o autore con prevalenza di soggetti provenienti dai paesi dell´Est. Nel 37% dei casi risultano coinvolti cittadini rumeni. Il dato complessivo, se rapportato a quello delle altre capitali europee, testimonia a Roma la presenza di una criminalità non particolarmente violenta. Bisogna però registrare che sono stati segnalati da tutte le forze di polizia molti episodi rimasti con autori ignoti, relativi alla esplosione di ordigni, colpi di arma da fuoco e altri attentati incendiari nei confronti di esercizi commerciali, automobili ed immobili. Tali atti visti singolarmente possono in alcuni casi trovare una spiegazione che esula dal coinvolgimento di gruppi criminali organizzati, ma visti nell´insieme invece possono essere considerati come segnali intimidatori provocati dalla infiltrazione nella società civile della criminalità organizzata.

Criminalità Straniere a Roma

Criminalità proveniente dai Paesi dell´ex U.R.S.S.

La presenza della criminalità russa si manifesta prevalentemente in forme non violente, in modo da non suscitare particolari reazioni da parte degli apparati di contrasto. Ne consegue che nelle valutazioni che si fanno delle criminalità straniere la criminalità russa riveste a volte un posto secondario rispetto agli altri gruppi che con caratteristiche più visibili si offrono più facilmente all´analisi.

Emerge chiaramente dall´analisi dei sistemi criminali che non esiste una sola mafia russa ma che si deve parlare della esistenza di singole numerose mafie etniche, della mafia ucraina, uzbeca, georgiana, della mafia degli oligarchi finanziari, della mafia degli ex agenti del Kgb.

L´interesse della criminalità russa a Roma è focalizzato su un´attività delittuosa particolarmente remunerativa costituita dalla tratta degli esseri umani. L´analisi dei flussi migratori dimostra il costante aumento della immigrazione in Italia di giovani donne provenienti dai Paesi dell´ex Unione Sovietica.

Molteplici sono le indagini aperte che riguardano associazioni criminali dedite all´immigrazione clandestina e allo sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione di donne provenienti dai Paesi dell´ex Unione Sovietica, in particolare russe, ucraine e moldave destinate ad essere sfruttate in condizioni vicine alla schiavitù.

         Può essere citata l´ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari di Roma in data 7 luglio 2007 nei confronti di una associazione criminale per i reati di associazione mafiosa ed estorsione. L´associazione era finalizzata alla commissione di più delitti di estorsione, alla importazione e cessione di documenti falsi, al furto e al riciclaggio di autovetture di grossa cilindrata e all´immigrazione clandestina. In tale contesto  il gruppo criminale era dedito ad alimentare un clima di violenza e minacce all´interno della comunità moldava, estorcendo somme di denaro ai propri connazionali, alcuni dei quali abitanti di uno stabile all´interno occupato, sia a gestori di autofurgoni destinati al trasporto di masserizie tra l´Italia e la Repubblica di Moldova.

         A Roma è stata rilevata la presenza di elementi provenienti dai paesi della ex Unione Sovietica, che manifestano notevoli capacità finanziarie e hanno un lussuoso tenore di vita. Tali soggetti hanno il compito di riciclare, attraverso complessi meccanismi finanziari operati tramite una rete di società internazionali e di conti correnti aperti in vari paesi, capitali provenienti da delitti commessi nella Federazione Russa acquistando immobili di grande pregio nonché aeromobili da turismo.

Criminalità organizzata albanese e macedone

 

La criminalità albanese rappresenta a Roma l´espressione criminale straniera più visibile e violenta ed è ampiamente diffusa in molti quartieri della Capitale dove si sono insediate molteplici colonie a struttura familiare. È costituita da gruppi con organizzazione orizzontale che hanno regole interne, metodi di assoggettamento e di punizione  degli affiliati simili alle associazioni di stampo mafioso. Suscita particolare allarme sociale a causa della crudeltà ed efferatezza con cui commette i reati.

Si è riscontrato un proliferare di aggregati criminali albanesi che hanno assunto una dimensione transnazionale, approfittando anche della situazione di illegalità esistente nel paese di origine.

La criminalità albanese si presenta a Roma particolarmente attiva nel traffico internazionale delle sostanze stupefacenti. In questo settore può utilizzare marijuana di produzione propria, coltivata in grande estensione nel meridione dell´Albania. Per la intraprendenza della sua criminalità l´Albania è divenuta un luogo di stoccaggio del traffico transnazionale della cocaina.

Le capacità criminali dei gruppi albanesi presenti nella Capitale sono dimostrate da un indagine nei confronti di una organizzazione albanese che ha portato al sequestro in data 13.02.2007 di Kg. 6,7 di cocaina.

Va peraltro considerato che la posizione geografica dell´Albania ne ha fatto un ponte per l´arrivo dei flussi immigratori provenienti dall´est dell´Europa, tramite l´attraversamento del canale d´Otranto. Numerose indagini compiute dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma dimostrano che la criminalità albanese è attiva nell´immigrazione clandestina sia degli stessi albanesi, sia in favore degli immigrati reclutati dalle altre organizzazioni criminali e opera in misura sempre maggiore nello sfruttamento della prostituzione sul litorale romano, in alcuni quartieri periferici della Capitale e nella zona dei Castelli romani. In tale attività sono emersi interscambi operativi con gruppi criminali rumeni. Spesso le donne costrette a prostituirsi sono state sequestrate in patria e condotte in Italia contro la loro volontà. Vengono tenute soggiogate con minacce di ritorsione nei confronti dei familiari rimasti in patria. Nell´ambito della gestione del mercato della prostituzione nella Capitale si svolgono spesso tra cittadini albanesi sanguinosi regolamenti di conti come è dimostrato dall´arresto in data 18.03.2007 di due cittadini albanesi poiché responsabili dell´omicidio di un loro connazionale, verificatosi in data 1.01.2007 a Ciampino.

Può essere citata inoltre l´indagine nei confronti di una organizzazione i cui affiliati, macedoni e italiani, sono stati arrestati in data 30.03.2007 per riduzione in schiavitù e sfruttamento della prostituzione.

Criminalità organizzata rumena

 

Si tratta di una fenomenologia criminale in rapida espansione e risulta attualmente più visibile in quanto, anche a causa del recente ingresso della Romania nell´Unione Europea, possono circolare liberamente quanti vivevano prima in condizioni di clandestinità. I gruppi criminali rumeni sono dediti prevalentemente alla tratta e allo sfruttamento della prostituzione di connazionali spesso minorenni, la cui gestione sta progressivamente sottraendo alla criminalità albanese e ucraina.

Va sottolineato che utilizza modalità di comportamento sempre più aggressive come emerge dal racconto fatto da giovani donne rumene sottoposte con violenza all´esercizio della prostituzione. Molte di tali ragazze giungono a Roma pensando di venire a lavorare come bariste, cameriere o baby – sitter. Dopo essere state private del passaporto e del denaro da esse posseduto, le ragazze vengono istruite sul loro vero lavoro e se si rifiutano vengono percosse e minacciate, anche con riferimento ai familiari rimasti in Romania. In ogni caso vengono ripetutamente violentate da coloro che le hanno “comprate”.

Numerose sono le indagini che hanno portato all´arresto di cittadini rumeni associati ad organizzazioni dedite al traffico di esseri umani e allo sfruttamento della prostituzione. Può essere citata una indagine che ha portato all´arresto di due cittadini rumeni e di un cittadino albanese in data 29.05.2007 in quanto responsabili del sequestro di persona di una loro connazionale, che era stata attirata in Italia con l´inganno e quindi violentata e costretta alla prostituzione su strada.

Nel corso di varie indagini si è anche constatato che, per evitare il maggiore contrasto che l´esercizio della prostituzione subisce sulla strada, le prostitute rumene svolgono la loro  attività anche in appartamenti presi in affitto da prestanome italiani o stranieri muniti di permesso di soggiorno. Gli stessi gruppi che gestiscono la prostituzione si occupano anche di traffici di droga e reati contro il patrimonio. Risultano anche molto abili nella clonazione di carte di credito e bancomat, avvalendosi di ingegneri informatici che rimangono in Romania.

I considerevoli proventi delle attività delittuose vengono riciclati in attività lecite sia in Italia (call-center) che in Romania (case, automobili e attività commerciali), anche con l´utilizzo di prestanome.

 

Criminalità organizzata nigeriana

La criminalità nigeriana è formata a Roma da gruppi polverizzati sulla base della frammentazione etnico – tribale, esistente anche fuori dal paese di origine. Tali gruppi a volte operano in collegamento tra di loro.

La sua attività principale sul territorio romano è la gestione del flusso migratorio proveniente dalla stessa Nigeria e dai paesi africani limitrofi e il conseguente sfruttamento della prostituzione di connazionali.

Il fenomeno della prostituzione delle donne nigeriane a Roma risulta in costante aumento e risulta particolarmente evidente nei quartieri periferici e in alcune zone del litorale romano.

Altro interesse di rilievo della criminalità nigeriana a Roma è il traffico delle sostanze stupefacenti, che riguarda tutte le droghe. La Nigeria è un paese di transito degli stupefacenti e lo è diventato in virtù della presenza di centinaia di organizzazioni criminali, aventi collegamenti internazionali.

Per tale attività le organizzazioni nigeriane utilizzano a Roma quali basi logistiche attività commerciali di copertura. Si tratta di gruppi che mantengono un basso profilo di aggressività e pertanto riescono ad entrare più facilmente di altre organizzazioni in collegamento e relazione con altri gruppi italiani, anche camorristi, operanti in altre aree del paese. Può essere citata un´indagine che ha portato all´arresto di n. 34 soggetti, appartenenti ad una organizzazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti,  e al sequestro di Kg. 30 di cocaina e Kg. 10 di eroina. L´associazione era composta da soggetti nigeriani e da alcuni appartenenti al clan Di Lauro.

Numerose indagini hanno evidenziato delle reti di collegamento che si diramano non solo in altre regioni italiane ma anche a livello intercontinentale e che consentono ai gruppi nigeriani di far affluire con metodicità ingenti quantitativi di stupefacenti sul territorio nazionale.

Il contrasto della Polizia particolarmente efficace presso l´aeroporto di Fiumicino ha indotto, a volte, i nigeriani a utilizzare corrieri di altre nazionalità. Spesso tali corrieri vengono accompagnati da altri soggetti che controllano che il viaggio si verifichi senza intralci e che il corriere contatti il soggetto destinatario della droga una volta arrivato a destinazione. Viene spesso utilizzato il sistema della ingestione di ovuli contenenti lo stupefacente, come testimoniato dall´arresto a Roma in data 8.09.2006 di un cittadino nigeriano, trovato in possesso di kg. 1,020 di eroina confezionata in ovuli. Può essere inoltre citata l´indagine che in data 13.06.2007 ha portato all´arresto di n. 27 soggetti, appartenenti ad una organizzazione italiana e nigeriana che importava tramite la Nigeria e il Brasile quantitativi di eroina superiori al chilogrammo con cadenza settimanale tramite l´utilizzo di corrieri ovulatori.

A Roma i nigeriani sono attivi anche nel traffico al minuto delle sostanze stupefacenti, ma a volte si è riscontrato che si servono di spacciatori magrebini in modo da poter minimizzare i rischi dell´attività.

Criminalità organizzata cinese

         La criminalità cinese è un fenomeno con caratteri peculiari ed atipici. Si organizza in moduli operativi difficilmente penetrabili a causa delle difficoltà di comprendere i vari dialetti e di seguire i flussi dei capitali, che seguono metodologie difficilmente individuabili.

         I gruppi criminali cinesi sono mimetizzati all´interno della stessa comunità d´origine e si riuniscono attorno a nuclei investiti di poteri gerarchici. Tali nuclei si dividono il potere all´interno della comunità e hanno comportamenti permeati da un concetto di giustizia primitiva, che provoca vendette interne e scontri tra i vari gruppi. Tali organizzazioni sono caratterizzate da un fortissimo vincolo associativo paragonabile a quello delle organizzazioni mafiose, che vede i componenti del gruppo sottoposti a rigide regole interne.

         Le attività illecite più frequenti sono:

 

  • Il favoreggiamento dell´immigrazione clandestina. Il flusso di immigrati cinesi a Roma ha assunto una dimensione imponente. Le organizzazioni criminali cinesi sono particolarmente interessate dal fenomeno e interagiscono con numerose altre organizzazioni criminali per il trasporto ed il transito degli immigrati in vari paesi asiatici ed europei. Spesso gli immigrati entrano in Italia muniti di visto di soggiorno “cumulativi” procurati tramite compiacenti agenzie di viaggio, per rimanervi poi clandestinamente. Il traffico riguarda prevalentemente clandestini che per pagare i debiti con chi ne ha organizzato il viaggio vengono sfruttati per anni come manovalanza a costi irrilevanti per il datore di lavoro. In alcuni quartieri della città sono stati scoperti laboratori di produzione di abbigliamento dove i clandestini venivano costretti a lavorare per tutto il giorno e a dormire nello stesso luogo di lavoro. Tale sistema di sfruttamento permette ai titolari delle attività di poter compiere vendite sottocosto, operando in tal modo sleali forme di concorrenza nei confronti delle altre imprese che operano legalmente. In tale situazione la gestione dell´immigrazione si trasforma in tratta di esseri umani;
  • estorsioni a danno di propri connazionali, effettuate con il sistema dell´offerta di protezione; alcuni collaboratori hanno raccontato che quasi tutti i titolari di ristoranti o laboratori risultano sottoposti a estorsioni;
  • sequestri di persona a danno di connazionali collegati, a volte, al pagamento del prezzo del trasporto e dell´ingresso clandestino in Italia;
  • organizzazione del gioco d´azzardo, che è favorito dalla consuetudine che hanno i cinesi di giocare d´azzardo ingenti somme con molta frequenza;
  • riciclaggio di denaro provento da delitti, che è testimoniato dall´infiltrazione economica – commerciale diffusa ormai in vari quartieri della Capitale, tramite la nuova apertura o l´acquisto di attività di ristorazione, abbigliamento, prodotti artigianali e alimentari. Le transazioni vengono effettuate in denaro contante e a prezzi molto superiori a quelli di mercato. Va ricordata una indagine (Operazione “Ultimo Imperatore”) che nel luglio 2005 ha condotto alla emissione di una ordinanza di misura cautelare nei confronti di una organizzazione composta da cittadini cinesi e italiani per i reati di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e all´esercizio abusivo dell´attività finanziaria. L´organizzazione importava merce munita di documentazione di origine falsificata allo scopo di eludere i vincoli di legge, inerenti al contingentamento delle merci provenienti dalla Cina. Parte dei proventi venivano utilizzati per acquistare immobili pregiati nel centro di Roma nonché capannoni a uso industriale e commerciale. Tale indagine ha consentito nel marzo del 2007 il sequestro di strutture commerciali e beni per un valore di € 20 milioni;
  • contraffazione di marchi e vendita di prodotti con marchio contraffatto, attività che stanno fortemente turbando il mercato della pelletteria e dell´abbigliamento. In tale ambito sono emersi collegamenti di gruppi criminali cinesi con elementi camorristici. Il contrabbando di merce contraffatta proveniente dalla Cina si accompagna spesso ad altri reati, quali l´evasione fiscale e i falsi documentali;
  • falsificazione di documenti di soggiorno, patenti e passaporti cinesi, attività in cui hanno raggiunto una professionalità così elevata da poter riprodurre i sigilli ufficiali del governo cinese;
  • clonazione e spendita di carte di credito;
  • lo sfruttamento della prostituzione di connazionali che si va diffondendo sotto la copertura offerta da centri di massaggi aperti anche agli occidentali. Il fenomeno si sta sviluppando anche con la prostituzione su strada e in case di appuntamento. Attività di indagine hanno evidenziato rapporti operativi con altre organizzazioni criminali emersi anche nell´alternanza di donne cinesi e colombiane nella stessa casa di appuntamento.

 

Criminalità organizzata colombiana

 

         A Roma sono presenti gruppi criminali di origine colombiana che agiscono in collegamento diretto con le organizzazioni operanti in Colombia nella produzione e nell´esportazione di cocaina. Tali gruppi stanno estendendo la loro influenza criminale in quanto si sono progressivamente organizzati in tutti gli stadi operativi del fenomeno. Esprimono un´alta capacità criminale e sono collegati per il commercio dello stupefacente con gli altri gruppi presenti sul territorio romano nonché con elementi della `Ndrangheta calabrese.

          La loro individuazione necessita di tecniche particolarmente sofisticate in quanto utilizzano mezzi di comunicazione difficili da individuare, quali le comunicazioni via internet. Possiedono una rete di basi logistiche nella Capitale e movimentano i proventi del traffico di sostanze stupefacenti tramite compartimentati canali di riciclaggio. Può essere citata l´indagine che ha portato all´arresto in data 10.02.2007 di quattro cittadini colombiani per associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e al sequestro di Kg. 6,6 di cocaina.

Si stanno radicando sul territorio romano anche associazioni criminali colombiane dedite alla gestione delle case di appuntamento.

 

 

Circondari di  Rieti, Tivoli, Viterbo e Civitavecchia

         In tali circondari le presenze criminali evidenziano segnali di maggiore capacità in gran parte dovuta alle connessioni con i gruppi criminali stranieri, in particolare rumeni, albanesi e nigeriani. I gruppi stranieri sono prevalentemente dediti allo spaccio di sostanze stupefacenti, al favoreggiamento dell´immigrazione clandestina e allo sfruttamento della prostituzione di giovani connazionali.

         Il territorio di Rieti si presta per la sua tradizionale tranquillità a essere utilizzato per la silenziosa attività di soggetti di elevata capacità criminale. E´ stata rilevata la presenza di soggetti di origine meridionale vicini alla `Ndrangheta e alla Mafia siciliana. Una maggiore attività criminale sul territorio è dimostrata dall´arresto in data 28.10.2006 di n. 3 soggetti in Montopoli in Sabina per tentata estorsione ai danni del titolare di un agriturismo e da due indagini che hanno portato all´arresto in data 23.03.2007 e 2.04.2007 degli indagati per traffico di sostanze stupefacenti.

         Sul territorio di Viterbo vengono anche segnalate numerose presenze di elementi di spicco di organizzazioni meridionali di stampo mafioso. Alcuni di tali soggetti risiedono sul territorio in ragione della sottoposizione all´obbligo di soggiorno. Sul territorio risultano anche residenti alcuni soggetti, che sono stati in passato detenuti presso la locale casa circondariale e sottoposti al regime dell´articolo 41 bis – Ordinamento Penitenziario. Trattandosi di elementi di elevata capacità criminale, è da temere il progressivo inquinamento del tessuto sociale nel territorio. Episodio inquietante è l´incendio doloso a un distributore di carburanti verificatosi in data 30.05.2007, già sottoposto a sequestro preventivo da parte del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

Nella bassa Tuscia sono state inoltre individuate infiltrazioni nel tessuto economico da parte di gruppi legati ad alcune famiglie Rom, che nella provincia romana sono dedite al riciclaggio di denaro provento di delitti, al traffico di sostanze stupefacenti e all´usura.

Concreto sintomo della crescita della criminalità locale deriva dalle numerose indagini che hanno portato alla individuazione di gruppi associati per il traffico delle sostanze stupefacenti e all´arresto di soggetti in quanto trovati in possesso di considerevoli quantità di stupefacenti, in particolare cocaina, hashish e droghe sintetiche. Segnalo:

 

  • l´arresto in data 16.12.2006 di n. 24 soggetti, appartenenti di associazione a delinquere e dedita al traffico di cocaina tra Roma e la provincia di Viterbo;
  • l´arresto in data 4.04.2007 a Bolsena di due soggetti trovati in possesso di Kg. 1 di cocaina;
  • l´arresto in data 18.05.2007 a Viterbo di n. 16 persone per traffico di cocaina.

 

Il maggior consumo riscontrato di sostanze stupefacenti può essere anche ricollegato a delle manifestazioni, tra cui alcuni rave – party, organizzate sul territorio da parte di soggetti e movimenti, appartenenti all´area anarchico – insurrezionalista.

         Il circondario di Civitavecchia, essendo  prevalentemente formato da località che per molti mesi dell´anno sono poco frequentate, risulta particolarmente idoneo alla presenza di reti logistiche impiegate per il supporto dei latitanti di stampo mafioso. Il litorale evidenzia inoltre gravi infiltrazioni da parte di famiglie camorristiche.

Di rilievo è l´indagine che ha portato all´individuazione di una associazione finalizzata alla commissione di rapine e di attentati incendiari ai danni dei cittadini di Montalto di Castro. Il gruppo era composto dalla famiglia di Salone Ignazio, conosciuto per i suoi collegamenti con la Camorra. Va inoltre evidenziato che il territorio circondariale presenta alti rischi di infiltrazione mafiosa in ragione della futura realizzazione di imponenti opere, relative al porto di Civitavecchia e di riconversione della locale centrale termoelettrica dell´Enel. Il porto di Civitavecchia soprattutto grazie ai nuovi collegamenti con i porti spagnoli sta diventando un luogo privilegiato per l´importazione di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, come dimostrato:

 

  • dall´arresto in data 23.07.2006 di un cittadino italiano al rientro dalla Spagna trovato in possesso di Kg. 20 di hashish;
  • dall´arresto in data 31.08.2006 della colombiana Quintero Parra Monica proveniente dalla Spagna, trovata in possesso di Kg. 11 di cocaina;
  • dall´arresto in data 5.11.2006 di altro soggetto proveniente dalla Spagna trovato in possesso di Kg. 70 di hashish;
  • dal sequestro in data 2.01.2007 di Kg. 250 di cocaina occultati in 2 container sbarcati da una motonave, proveniente dall´Equador.

 

Circondari di  Frosinone, Velletri, Latina  e  Cassino

         In tali territori l´infiltrazione della criminalità è sempre più invasiva e sia nel nord che nel sud della provincia si è consolidata la presenza di famiglie criminali campane e calabresi. Il territorio si presta inoltre a incursioni di pregiudicati romani, casertani e napoletani (c.d. fenomeno dei trasferisti), dediti ai reati contro il patrimonio e alla gestione del traffico di sostanze stupefacenti.

Nel sud – pontino, in particolare a Fondi, Formia, Terracina e Gaeta, si è registrata la presenza di nuclei affiliati a organizzazioni criminali campane e calabresi dediti al traffico di sostanze stupefacenti, alle estorsioni e al successivo riciclaggio dei proventi in varie attività di copertura dagli stessi gestite.

         Si tratta in particolare di insediamenti di gruppi legati alla `ndrangheta e di clan casertani, le cui attività illecite hanno provocato un progressivo inquinamento del tessuto economico e sociale sul territorio. Sono in gran parte attività che si svolgono in maniera silenziosa, tramite la collaborazione di soggetti che fungono da prestanome, dirette a sviluppare investimenti nei settori immobiliari e commerciali.

Allarmanti sono i numerosi danneggiamenti ed incendi di natura intimidatoria, che hanno interessato imprenditori e titolari di esercizi commerciali in Terracina nonché esponenti della locale amministrazione comunale. Il panorama investigativo sembra delineare l´esistenza di strutture che attraverso atti intimidatori controllano interi settori commerciali della zona, coartando la libertà negoziale di imprenditori attivi nel campo delle imprese edili, funebri e delle pulizie.

Chiara conferma della penetrazione del fenomeno criminale nel mercato ortofrutticolo di Fondi è giunta dalle indagini relative ad alcuni danneggiamenti, che hanno interessato ditte di autotrasporto che operano nell´ambito del mercato. Tali episodi hanno confermato che le attività del Mercato Ortofrutticolo di Fondi (M.O.F.) rappresentano continue occasioni di arricchimento per la criminalità organizzata per la forte influenza dei potenti clan camorristici e della `ndrangheta su Fondi. È stata riscontrata la costituzione di cartelli che gestiscono e controllano in maniera monopolistica e mafiosa le rotte della commercializzazione dei prodotti verso varie zone dell´Italia.

Nell´ambito di un procedimento che ha individuato gli autori dell´omicidio avvenuto nel settembre del 1990 nelle campagne di Castelforte attribuito alla guerra di Camorra avvenuta tra gli anni ´80 e ´90 nella zona compresa fra il casertano e il basso Lazio,  è stata riscontrata sul territorio l´operatività del gruppo criminale Riccardi – Mendico. L´associazione era diretta al controllo delle attività economiche tramite attività estorsive e all´acquisizione di subappalti nel settore della realizzazione di opere pubbliche e private. Punti di riferimento del sodalizio sono stati i gruppi Beneduce, Zagaria, Cantiello e Schiavone.

Sintomo della penetrazione in campo finanziario da parte delle associazioni di stampo camorristico è l´alta frequenza della costituzione e successiva estinzione di società finanziarie, di distribuzione alimentare e di abbigliamento.

A Latina sono presenti gruppi locali di elevata capacità criminale che vedono in prima fila esponenti delle famiglie nomadi dei Ciarelli e dei Di Silvio dedite all´usura, alle estorsioni e al traffico delle sostanze stupefacenti. Può essere citata una indagine che ha portato all´arresto in data 7.05.2007 in provincia di Latina di n. 37 persone responsabili di traffico internazionale di cocaina. L´organizzazione aveva ai suoi vertici Di Silvio Costantino e D´Alterio Giuseppe.

Sempre più esteso deve essere considerato il fenomeno dell´usura nonostante la scarsa collaborazione da parte delle vittime. Va ricordata una indagine che ha portato all´arresto di Ciarelli Carmine e del figlio Pasquale indagati per i reati di estorsione ed usura. Le indagini hanno accertato che venivano richiesti interessi usurari pari al 320% annuo. Altre indagini che hanno portato all´arresto di Casoria Michele e Taddei Fabrizio per usura ed estorsione hanno accertato che gli stessi, anche attraverso intimidazioni con armi, praticavano tassi di interesse tra il 146% e il 160% annui.

Altri eventi criminosi avvenuti a Latina sono la conferma della pericolosità dei gruppi locali, che vedono aumentata la loro capacità criminale in virtù dei legami con i clan camorristi che insistono sui territori delle province limitrofe.

Significative indagini hanno interessato alcuni episodi incendiari, riguardanti aziende ed esercizi commerciali di Latina nel cui ambito sono emerse pressioni intimidatorie di natura estorsiva, miranti a ottenere il controllo di interi settori commerciali e immobiliari tramite la aggiudicazione di beni immobili posti al pubblico incanto. In tale contesto vanno citate le indagini relative all´incendio di un capannone adibito a deposito della Multiservice S.r.l. di proprietà dell´assessore provinciale Pastore Giuseppe, avvenuto il 27.10.2005 in Borgo Piave.

Di particolare rilievo per la carica intimidatoria che contiene, è l´attentato subito il 18.09.2006 dalla Cooperativa sociale “Il Gabbiano” di Latina, assegnataria di un fondo agricolo confiscato al clan dei Casalesi e ricadente nel Comune di Cisterna di Latina. L´attentato ha determinato la distruzione di 3 ettari di vigneto sui 6 esistenti.

Il panorama criminale nel circondario di Latina è sempre più arricchito dalla presenza di gruppi criminali stranieri alimentati da rilevanti flussi migratori di clandestini, provenienti in particolare dall´Europa orientale. Si stanno sempre più consolidando i gruppi di etnia rumena nonché gruppi criminali nigeriani e albanesi, che gestiscono lungo il litorale lo sfruttamento della prostituzione di loro connazionali. In particolare gli albanesi risultano avere instaurato solidi collegamenti con i gruppi criminali locali e con quelli di matrice camorristica. La criminalità straniera è composta da numerosi piccoli gruppi criminali che si muovono in assoluta clandestinità.

Indagini effettuate in relazione ai numerosi casi di decesso per overdose di eroina avvenuti a Latina hanno rivelato lo sviluppo di un´attività collaborativa tra pregiudicati locali, magrebini e nigeriani, nel traffico delle sostanze stupefacenti. In particolare nel corso di una indagine è stata emessa ordinanza di misura cautelare nel luglio 2007 nei confronti di n. 13 soggetti italiani e stranieri.

         Sempre più evidente risulta la diffusione della criminalità nelle zone di Ardea, Aprilia, Anzio e Nettuno in cui le radicate presenze di soggetti appartenenti a gruppi criminali di origine meridionale hanno rappresentato un fattore importante nella crescita della capacità criminale di aggregazioni locali dedite alle estorsioni e al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Da alcuni anni soggetti locali vengono individuati quali intermediari internazionali tra le grandi organizzazioni operanti nel traffico degli stupefacenti. Sempre più inquinato risultano in particolare il territorio di Aprilia e Ardea dove si nota una sinergia tra esperienze criminali di matrice camorristica, calabrese e siciliana. Significativo è l´omicidio di Di Grazia Michele nativo di Catania, che è stato ucciso con modalità mafiose ad Ardea in data 17.06.2007.

Ad Anzio e Nettuno si può ancora segnalare la sfera d´influenza dell´organizzazione criminale facente capo alla famiglia Gallace originaria di Guardavalle (CZ), insediatasi nel comune di Nettuno (RM) e dedita prevalentemente al traffico internazionale di sostanze stupefacenti e al riciclaggio, riconducibile a cosche mafiose di area geocriminale calabrese. La redditività del traffico di sostanze stupefacenti e di altre attività illecite svolte dal gruppo ne ha fatto crescere le capacità criminali fino a fargli perdere le caratteristiche di gruppo distaccato sul territorio e a farlo diventare un gruppo mafioso, avente una sua autonomia ontologica e operativa. Il contesto investigativo che aveva portato in data 14.09.2004 alla emissione di ordinanza di misura cautelare nei confronti di n. 33 appartenenti alla organizzazione, ha evidenziato nella sfera della pubblica amministrazione della zona interessata l´inquinamento tipico delle organizzazioni mafiose, in tale misura che il Consiglio dei Ministri, su richiesta del Ministero dell´Interno, ha deliberato lo scioglimento del Consiglio comunale di Nettuno e l´affidamento della gestione del Comune a una Commissione straordinaria decretati con provvedimento del Presidente della Repubblica in data 28.11.2005.

 

Le indagini relative al circondario di Frosinone hanno consentito di rilevare che i pregiudicati locali intrattengono rapporti per affari illeciti con gruppi criminali campani.

La presenza mafiosa sul territorio si è evidenziata nel settore degli appalti e con la infiltrazione in attività economiche della zona. I gruppi criminali campani utilizzano imprese e società all´apparenza “pulite” con sede nella provincia per partecipare ad appalti pubblici e acquisire finanziamenti da parte dello Stato. Sono stati inoltre segnalati ingenti investimenti immobiliari con l´acquisto di alberghi nella zona di Fiuggi.

Particolarmente allarmante nel periodo in esame è risultato il fenomeno dell´usura. Gli autori del reato sono per lo più soggetti di origine Rom, residenti da tempo sul territorio. In tale contesto si sono evidenziati anche fenomeni corruttivi nei confronti di esponenti delle forze dell´ordine. Vanno segnalate varie indagini che hanno consentito l´arresto di quattro persone e la denuncia a piede libero di altre otto e hanno portato al sequestro nell´ottobre 2006 di beni mobili per un ammontare di € 3 milioni a carico di tre persone di origine Rom.

Di rilievo sul territorio sono anche episodi di richieste di denaro a titolo estorsivo e di turbativa d´asta, collegati con esecuzioni immobiliari, che servono a riciclare proventi delittuosi da parte di elementi collegati con famiglie di origine Rom della Capitale.

         Nel territorio di Frosinone è sempre più evidente una criminalità straniera composta in particolare da albanesi e nigeriani dedita al traffico di sostanze stupefacenti.

Il circondario di Cassino risente in maniera particolare della vicinanza territoriale con le zone controllate dai gruppi camorristici di Casal di Principe.

Alcuni esponenti dei clan casertani, direttamente o tramite affiliati che fanno la spola tra le due regioni, si dedicano alle estorsioni e all´usura e offrono rifugio ai latitanti che appartengono alle organizzazioni.

Alcune indagini hanno riguardato attività estorsive nei confronti di imprenditori e commercianti più facilmente ricattabili in quanto originari della Campania. In data 5.07.2005 il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Napoli ha emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di n. 3 esponenti del clan dei Casalesi, tra cui Venosa Luigi che in soggiorno obbligato a Cassino aveva iniziato con la sua organizzazione criminale a rivolgere richieste estorsive nei confronti di imprenditori e commercianti originari del casertano, ma operanti nel cassinate.

Da successive indagini, che portavano alla emissione di un ordinanza emessa da parte del Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Napoli in data 12.07.2006 nei confronti di una organizzazione mafiosa finalizzata alle estorsioni, emergeva l´attività del reggente del clan Venosa Raffaele volta a stabilirsi a Cassino al fine di proseguire le attività delittuose di Venosa Luigi.

Significativo è inoltre l´arresto avvenuto in data 10.04.2007 a Cassino del latitante Nicola Del Villano ricercato per associazione mafiosa ed estorsione, ritenuto il principale collaboratore del boss camorrista Michele Zagaria.

 

Ecomafia nel Lazio

        

         La regione Lazio è tra le più esposte sul fronte della criminalità ambientale: è come lo scorso anno  al quinto posto tra le regioni italiane nella classifica dell´illegalità ambientale con n. 1808 notizie di reato e n. 1396 persone denunciate. In particolare il Lazio è al terzo posto tra le regioni italiane per gli illeciti che riguardano il ciclo del cemento con n. 696 infrazioni e n. 863 persone denunciate ed è al nono posto per le infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti con n. 209 infrazioni (con il 4,7% del totale nazionale) e n. 202 persone denunciate.

Il dato più preoccupante riguarda il coinvolgimento del territorio regionale  nei fenomeni di smaltimento illecito dei rifiuti, nel quale alcune indagini hanno evidenziato interessi della criminalità organizzata. Il fenomeno riguarda tutte le province laziali. La provincia di Frosinone in particolare registra la presenza di molteplici attività industriali con notevoli problemi nello smaltimento illegale dei rifiuti. Il territorio è interessato dal grave inquinamento dei fiumi Sacco e Liri con pesanti conseguenze per la zootecnia e l´agricoltura ed evidenzia interessi di organizzazioni criminali casertane che, attraverso prestanome locali, gestiscono in maniera illegale attività industriali per lo smaltimento di rifiuti tossici  e speciali.

La politica mafiosa

“DA FONDI A FORMIA, L´ALTRA POLITICA SFIDA LO STATO E VA A BRACCETTO CON GENTE CHE SCOTTA. VOTO, LE RELAZIONI PERICOLOSE”

“Da Fondi a Formia, l´altra politica sfida lo Stato e va a braccetto con gente che scotta.  Voto, le relazioni pericolose………..”,   titola in prima pagina “Latina Oggi ” del 24 aprile 2008, facendo nomi e cognomi di personaggi politici che ricoprono incarichi di amministratori  pubblici che risiedono a Formia, Fondi, Minturno  e che dialogano con personaggi sospettati di collegamenti con organizzazioni mafiose.

Ci sono state intercettazioni  telefoniche che parlano chiaro.

Un´analisi agghiacciante che disegna un quadro i cui contorni stiamo tracciando da anni, attirandoci le ire or di questo or di quel Sindaco.

Un´analisi che si collega con quanto denunciato proprio in questi giorni -il 16 ed il 23 aprile c.a. – da “IL SOLE  24 ORE ” in due ampi  e dettagliati servizi che mettono in evidenza, fra l´altro, lo strano comportamento di molti amministratori pubblici che…………fanno finta di non vedere e girano lo sguardo dall´altra parte, attaccando e minacciando di querele, peraltro, quanti, come noi, denunciano le cose.

Tutta gente, questa, i cui comportamenti sono al vaglio degli organi investigativi.

Fondi (i cui amministratori hanno impugnato, peraltro-caso unico in Italia-davanti al TAR  il decreto di nomina del Ministero dell´Interno della Commissione di accesso agli atti  che ha il compito di verificare se ci siano stati o meno condizionamenti mafiosi nella vita amministrativa), Formia, alle quali si aggiungono  Minturno, Terracina, Monte San Biagio, Latina, Sabaudia, San Felice Circeo, Aprilia, in provincia di Latina, ma anche Frosinone, Cassino, Sora, Fiuggi ecc, in provincia di Frosinone, e, poi, Nettuno, Anzio, Pomezia, Ardea, Torvaianica, Ostia, Civitavecchia, Tolfa, Santa Marinella, Tarquinia, Tuscania, Roma, Viterbo etc.

Una situazione da brivido che vede la nostra Regione sotto il tallone di tutte le mafie nazionali ed internazionali, mentre  buona parte della classe politica, di quasi  tutti i partiti, i sindacati dei lavoratori, la Chiesa, molte istituzioni e così via, tacciono e sono inerti.

Non si fanno indagini patrimoniali, o, comunque, se ne fanno pochissime.Non ci si dota, o non si utilizzano adeguatamente quando ci sono, di  apparati di intercettazione gps  (ma non vogliamo scantonare sul….tecnico).

Questa è la triste realtà di un Paese e di una Regione, il Lazio, in cui eminenti esponenti politici nazionali  definiscono Mangano, condannato a più ergastoli per associazione mafiosa, un “eroe”, un ex ministro afferma che “bisogna convivere con la mafia ” e così via.

L´”altra politica “, scrive “Latina Oggi”.  Quella mafiosa, aggiungiamo noi!

 

Le dichiarazioni del Consigliere Regionale Enrico Luciani a proposito della presenza mafiosa a Civitavecchia e sul litorale a nord di Roma.

COMUNICATO STAMPA

 

 

In un Paese in cui altissimi esponenti istituzionali affermano che “Mangano (condannato a più ergastoli  per associazione mafiosa, ndr) è un eroe”, che “i Pm hanno bisogno del certificato di sanità mentale “ e che “bisogna convivere con la mafia “, c’è da aspettarsi di tutto.

Non ci meravigliamo, perciò, di quei Sindaci che, contestando oggettivamente quanto affermano i Magistrati della DDA, della DNA, i rapporti delle forze dell’ordine, le relazioni delle commissioni Parlamentari antimafia e lo stesso Ministero dell’Interno a proposito delle attività mafiose  a Fondi, a Civitavecchia e nel resto del Lazio, si rifiutano di prendere atto della realtà e si ostinano a negarla.

Ci hanno meravigliato e profondamente addolorato, invece, le dichiarazioni del Consigliere  Regionale di Rc Enrico Luciani, di Civitavecchia, il quale, replicando a quanto pubblicato dal “Sole 24 ore”, ha  manifestato sulla stampa il suo disappunto per quanto  scritto sulla presenza delle mafie in quella città.

Luciani  ha partecipato a parecchi convegni promossi da questa Associazione e, in particolare,a quelli di Civitavecchia e di Tarquinia ed ha,quindi, avuto modo, oltreché di leggere le relazioni, di ascoltare dai magistrati che  sono intervenuti qual’è la reale situazione.

Non riusciamo, quindi, a comprendere le ragioni che lo hanno indotto ad assumere tale posizione, soprattutto se consideriamo che egli dovrebbe essere la prima persona a preoccuparsi di tale grave situazione, essendo egli, oltreché Consigliere della Regione Lazio, anche Presidente della Compagnia Portuali di Civitavecchia.

Ma tant’è, purtroppo!

Gradiremmo, a questo punto, sapere se il parere da lui espresso al riguardo, se confermato, sia lo stesso o meno del Partito al quale egli è iscritto.

 

LA SEGRETERIA REGIONALE

Il Generale Messina sbaglia nel sostenere che nel frosinate le mafie sono sotto controllo.

LE  ANALISI DEL GENERALE MESSINA SULLA PRESENZA MAFIOSA IN CIOCIARIA SONO BASATE SU CHIAVI DI LETTURA VECCHIE

 

Ci dispiace ripeterlo perché il passato militare del Generale Messina è eccellente.

Ma le sue analisi attuali sulla presenza e sulle attività mafiose in provincia di Frosinone ed in tutto il basso Lazio hanno come base chiavi di lettura molto vecchie.

Egli allude sempre  alla cosiddetta ala” militare” delle mafie, alle famose “coppole”.

Roba, questa, di 20 anni fa.

Oggi le mafie sono un’altra cosa e non prenderne atto significa fare disinformazione, distogliendo, in tal modo, l’attenzione dei cittadini  da una realtà drammatica.

Ci riferiamo a quella parte “imprenditrice” delle mafie, alla cosiddetta ala “economica”, costituita da “colletti bianchi” e dai loro sodali che si annidano nei mondi della politica e delle stesse istituzioni.

“Ala economica “ che investe montagne di capitali, alcuni dei quali (pochissimi, in verità) già  individuati.

Quello che maggiormente ci preoccupa è  l’arretratezza  di una “lettura” che  determina  un’inadeguatezza spaventosa  delle  strategie e delle tecniche di contrasto.

Se non si ha una reale consapevolezza della dimensione del fenomeno mafioso, infatti, la lotta alle mafie sarà sempre inefficace.

E’ quanto succede, purtroppo, sul nostro territorio, dove gli apparati investigativi e giudiziari locali non tengono conto delle  mutazioni delle mafie le quali si sono trasformate in IMPRESA.

Questo è il motivo per il  quale noi da anni, purtroppo sempre inascoltati, stiamo chiedendo alla Guardia di Finanza di impegnarsi di più nell’investigare sulla “provenienza” e sulla “tracciabilità” dei capitali investiti nella nostra regione e nelle nostre province.Capitali  di origine sospetta investiti da gente che viene dalla Campania e da altre regioni del sud ed anche da imprenditori locali.

Si fa, almeno finora, sempre orecchie da mercante, purtroppo!

Oltre ad una lettura attenta delle relazioni della Direzione Nazionale Antimafia, della Direzione Distrettuale Antimafia, della Direzione Investigativa Antimafia, delle varie Commissioni Parlamentari Antimafia e dello stesso Ministero degli Interni, noi suggeriamo al Generale Messina e a tutti coloro che si ostinano a non prendere atto della realtà, quella di un saggio recente scritto da Pino Arlacchi “La mafia imprenditrice” Ed.Laterza.

LA SEGRETERIA

 

Mafie a Civitavecchia e nel circondario: ora anche “il sole 24 ore” ne parla.

 

 

Mafia in città: necessaria una riflessione

 

 

 

19-04-2008 20:09
Dopo il Corriere anche Il Sole 24 Ore parla di infiltrazioni camorristiche. Il quotidiano finanziario punta l´indice contro il clan Gallo-Cavalieri parlando di politici e amministratori omertosi per paura o collusione


CIVITAVECCHIA – Un attacco a tutta pagina su Il Sole 24 Ore dello scorso mercoledì, per ribadire un concetto sostenuto da tempo da alcune testate nazionali: Roma città aperta alle mafie. Una considerazione proveniente dal più autorevole quotidiano finanziario, che ha posto l´accento sulle varie realtà del territorio, riservando un sommario a Civitavecchia “Oltre alla capitale, Provincia sotto assedio, il richiamo delle grandi opere´´. In un lungo articolo viene rappresentata la mappa delle infiltrazioni malavitose, concedendo il triste primato della gestione dei traffici illeciti nella zona Civitavecchia-Ladispoli, al clan camorristico Gallo-Cavalieri di Torre Annunziata. In particolare, parlando di Civitavecchia, l´articolista riferisce: «…Sotto il giogo delle mafie, anche centri come Pomezia e Civitavecchia, dove detta legge il clan camorristico Gallo-Cavalieri di Torre Annunziata. Quel che preoccupa di più è proprio il comune di Civitavecchia, centro di imponenti opere pubbliche: dalla riconversione della centrale termoelettrica dell´Enel al porto, da anni nel mirino di cosche e clan per i cospicui traffici illegali che garantisce (a partire dalla coca)…». Al di la delle considerazioni, che farebbero apparire Civitavecchia come una città succube della criminalità organizzata, seppure non siano mancati gli arresti per mafia negli ultimi tempi (proprio i Gallo furono al centro dell´operazione Nerone), la conclusione del pezzo richiama alla mente alcuni servizi del Corriere della Sera, pubblicati negli anni scorsi come chiari messaggi indirizzati all´allora presidente dell´Autorità Portuale, Gianni Moscherini. Oggi si legge: «…Sotto gli occhi di amministratori e politici che spesso si girano dall´altra parte per non guardare: per paura o collusione». Parole che chiamano in causa colui che oggi è il Sindaco della città, che interviene per difendere l´immagine di Civitavecchia, e la sua: «Ritengo che chi scrive cose di questo genere – commenta Moscherini – quanto meno dovrebbe rivelare i nomi ai quali fa riferimento. Per quanto mi riguarda – ha aggiunto – da presidente dell´Authority, ho avuto visite dall´antimafia che ha controllato tutti i fascicoli senza riscontrare alcuna irregolarità. Istituimmo inoltre l´Ufficio Legalità e Antimafia. Certo, mi chiedo come mai quando ero al porto gli attacchi riguardavano i manager ed ora che sono al Pincio, riguardano i politici. GIANNI MOSCHERINI (FOTO ROMANO)La verità – conclude Moscherini – è che alcuni filo-comunisti si servono della stampa per insinuare cose surreali, tuttavia senza dire nulla di concreto».
Sicuramente, per il nome di Civitavecchia si tratta di colpi non da poco, di fronte ai quali è doveroso aprire una riflessione: se le varie associazioni e relazioni che inseriscono la città tra quelle preda dei clan sono supportate da riscontri reali, occorre una mobilitazione generale. Altrimenti, la comunità locale dovrebbe comunque avere uno scatto d´orgolgio nel respingere definizioni tanto pesanti. Nell´uno e nell´altro caso di certo non si può restare in silenzio.

 

Da Civonline.it

Emergenza giustizia a Latina

SI, HANNO RAGIONE GLI AVVOCATI PONTINI:

A LATINA C’E’  UN’EMERGENZA  GIUSTIZIA!

“Emergenza Giustizia” a Latina, come giustamente rilevano gli avvocati pontini, ma non solo per carenza di organici.

Finiamola di attribuire tutte le colpe al numero  insufficiente di giudici ed amministrativi o, peggio ancora, alla mancanza di soldi  per comprare carta e penne.

Tutti i Tribunali  e le Procure d’Italia stanno in queste condizioni, se non peggio.Eppure molti funzionano lo stesso.

Il discorso è più delicato e complesso e, prima o poi, va affrontato, magari non sulle pagine dei giornali e sui siti web, considerata, appunto, la sua delicatezza.

Qualcuno, se c’è voglia di “capire” bene le ragioni di tante anomalie, dovrà porre il  “caso Latina” all’attenzione degli Organi nazionali competenti.

In caso contrario, si continuerà a macinare aria fritta ed a mettere solamente delle toppe.

Il che non significa risolvere  il problema.

Noi, allo stato, non siamo in grado, presi dal vortice  delle situazioni  che ci vedono impegnati in tutto il Lazio, di scriverlo nell’agenda delle cose da fare a breve.Ma non è escluso che, prima o poi, affronteremo il toro per le corna organizzando un convegno che veda la partecipazione di soggetti qualificati ed in grado di dare un serio contributo per la soluzione dei problemi.

Non a caso noi abbiamo posto sul tappeto due temi delicati:

-il fatto che taluni magistrati pontini  avrebbero parenti che esercitano la  professione forense nello stesso distretto;

-la qualità delle indagini.

Per quanto attiene a questo secondo aspetto, non  va  trascurata la considerazione che i giudici…… giudicano sulla base delle informative  che arrivano sulle loro scrivanie.

Non bisogna prendersela con loro, quindi, ove  dovessero verificarsi casi di assoluzioni  determinate probabilmente dalla mancanza o dall’insufficienza di riscontri.

Noi siamo rimasti fortemente  allarmati nel  leggere le relazioni della Direzione Nazionale Antimafia che hanno individuato la provincia di Latina e l’intero basso Lazio come zone  a fortissimo radicamento mafioso e, se pur consapevoli del fatto che su questo versante la competenza spetta per legge alla Direzione Distrettuale Antimafia, purtuttavia non possiamo non rilevare che  le indagini debbono farle non solo la DIA ma, soprattutto, le forze dell’ordine locali.

Se siamo arrivati ad una sorta di punto di non ritorno, vuol affermare che qualcosa finora non ha funzionato.

Di chi sono le responsabilità ?   E’ quanto  tutti vorrebbero sapere.

Il “caso Fondi”, ad esempio.E’ da  anni che anche i  bambini sapevano quello che sta venendo fuori in queste settimane dall’inchiesta disposta dalla DDA di Roma e condotta egregiamente dal Comando Provinciale  dei Carabinieri e dal Col.Leonardo Rotondi.  E, diciamolo, su impulso di un grande servitore dello Stato, qual è l’attuale Prefetto di Latina Dr.Bruno Frattasi, oggetto, oggi, degli strali di qualcuno.

Chi ha letto “Il Sole 24 ore “ del 16 aprile u.s. a proposito della presenza mafiosa nel Lazio, soprattutto per quanto riguarda la provincia di Latina dove addirittura si  parla di “vento del voto di scambio “ e di “cartelli che controllano in regime di monopolio le rotte della commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli”, è rimasto sconcertato.

Sullo stesso quotidiano della Confindustria (è significativo che il mondo dell’impresa abbia preso atto di una realtà sulla cui drammaticità molti, nelle istituzioni,nei sindacati,nei partiti politici continuano a fare orecchie da mercanti) si parla della presenza di una decina di clan, ’ndrine e cosche  saldamente radicati sul territorio pontino,senza considerare una mafia autoctona,di cui ha parlato più volte Libera,che si è andata solidificando  negli anni senza alcuna,almeno apparente,azione efficace di indagine e di contrasto.

Quante indagini ha svolto la Guardia di Finanza sul piano dell’individuazione dell’origine dei capitali investiti ? Poche,pochissime,a quel che si dice !

Come si vede,la cosiddetta “emergenza  Giustizia”,va vista in un quadro molto più ampio di quel che appare attraverso  la lettura di alcuni  giornali.

Lettera aperta ai sindaci di Gaeta e Formia: istituiscano i tavoli sicurezza.

Nell’ultima Relazione della Direzione Nazionale Antimafia, Gaeta viene indicata, insieme a  Formia, Fondi e Terracina, come uno  dei centri  del sud pontino  in cui  le mafie sono ormai fortemente radicate.

Della fondatezza  di   tale assunto lo stesso  attuale  Sindaco  di Gaeta  si è mostrato convinto, quando ha dichiarato pubblicamente che “Gaeta è una lavatrice del denaro della camorra”.

A seguito di tali sue dichiarazioni, noi gli proponemmo di adottare una deliberazione che prevedeva l’istituzione di un Tavolo permanente di sicurezza avente come  scopo, in particolare, l’esame approfondito di tutte le richieste di investimenti di capitali sul territorio.

La richiesta traeva origine dalla necessità di individuarne origine e tracciabilità.

In uno stato di diritto in cui  deve sempre vigere il principio della presunzione d’innocenza fino alla condanna definitiva, la nostra richiesta non era finalizzata a criminalizzare qualcuno, ma, al contrario, essa si proponeva, da una parte, il fine di  tranquillizzare i cittadini circa la trasparenza degli investimenti e, dall’altra, di  salvaguardare l’immagine e l’onorabilità  degli stessi investitori.

A distanza di un anno da tale nostra richiesta, ancora  siamo in attesa di una risposta del Sindaco Raimondi.

Tale comportamento, considerati soprattutto i suoi convincimenti circa la presenza mafiosa sul territorio, ci ha lasciati francamente sconcertati.

Apprendiamo ora  la notizia di probabili massicci investimenti nella città, investimenti  tesi alla realizzazione di importanti opere che incideranno  significativamente sull’intero assetto urbanistico ed economico della città stessa e del territorio circostante.

Riteniamo utile, pertanto, rinnovargli la richiesta di non procedere all’assunzione di qualsiasi atto se non dopo aver istituito l’organismo da noi propostogli ed aver fornito alla cittadinanza le più ampie assicurazioni circa la “provenienza” dei capitali che verrebbero investiti.

Ciò, ripetiamo, a tutela, fra l’altro, dell’immagine degli stessi investitori, di cui non conosciamo l’identità.

Riteniamo doveroso estendere la stessa richiesta al Sindaco di Formia, città nella quale è prevista una dilatazione significativa dell’intera rete commerciale.

LA SEGRETERIA

 

Attentati ed incendi a Monte San Biagio: il Sindaco richieda un’apposita riunione del Comitato Provinciale per la Sicurezza e l’Ordine Pubblico.

COMUNICATO STAMPA

 

 

La notizia diffusa tramite alcuni organi di stampa in ordine ad una presunta richiesta, da parte dell’Amministrazione Comunale di Monte San Biagio, di una convocazione del Comitato Provinciale per la Sicurezza e l’ordine pubblico, risulta infondata.

L’unica iniziativa dopo il  “tormentato “ consiglio comunale del 17 marzo u.s. ,  riguarda l’approvazione di una delibera di Giunta del 4 aprile, con la quale si dispone l’elaborazione di un foglio informativo contenente alcuni suggerimenti ai cittadini di Monte San Biagio.

Riteniamo  pleonastico ripetere che ,di  fronte alla gravità della situazione esistente in quel comune   – dove ben 10 autoveicoli sono stati incendiati e dove,peraltro,è stato arrestato dalla Squadra Mobile di Napoli un latitante appartenente ad un noto clan camorristico che vi aveva fissato stabilmente il suo domicilio,-,non trova alcuna giustificazione,a nostro parere,il comportamento  di inerzia e di silenzio assunto dagli amministratori di quel Comune.

Monte San Biagio è  vicinissimo sia a Fondi che a Terracina,due città  individuate dagli organi investigativi e giudiziari nazionali come  centri in cui le mafie sono saldamente radicate nel tessuto economico e sociale.

Non è da escludere,quindi,che   soggetti legati alla criminalità organizzata possano avere individuato Monte San Biagio come una sorta di testa di ponte,o,comunque,come rifugio,per insediarsi su un territorio  notoriamente infiltrato da cosche e clan.

Una lettura  localistica e riduttiva dei singoli fatti  non contribuisce  alla stesura ed alla definizione di un “quadro”  che ,al contrario di quanto si crede, è abbastanza  allarmante.

Riteniamo,pertanto,necessario che il Sindaco e gli amministratori di Monte San Biagio prendano coscienza della necessità di richiedere,con un atto ufficiale, una particolare attenzione da parte degli Organi provinciali e nazionali competenti.

 

 

LA SEGRETERIA

 

Sostieni l’Associazione Caponnetto con il tuo 5 per mille

AIUTACI DEVOLVENDO 


IL 5  PER MILLE

della tua dichiarazione dei redditi

 

all’ASSOCIAZIONE  REGIONALE PER LA LOTTA

CONTRO LE ILLEGALITA’

E LE MAFIE “ANTONINO CAPONNETTO”

Codice fiscale 

 91079510599

Due pesi e due misure, a seconda che si tratti di Comuni, cittadini e di un Parlamentare.

COMUNICATO STAMPA

 

Due pesi e due misure, a seconda che si tratti di macchine bruciate a comuni cittadini e rappresentanti delle forze dell’ordine, come si è verificato a Monte San Biagio  e di un cartellone pubblicitario di un parlamentare, come è successo nella vicina Fondi.

Per il secondo episodio addirittura si scomodano il Sindaco di Latina ed il Presidente dell’Amministrazione Provinciale, i quali, secondo quanto riportato dalla stampa, hanno chiesto la convocazione del Comitato Provinciale per la sicurezza e l’ordine pubblico.

A Monte San Biagio, dove sono state bruciate in 18 mesi una decina di macchine, sono stati sparati colpi di arma da fuoco contro un esercizio commerciale e così via, un comitato di cittadini ha richiesto al Sindaco di farsi portavoce presso il Prefetto per la convocazione del predetto Comitato Provinciale, senza ottenere, dopo un mese circa, risposta alcuna.

Lasciamo il giudizio ai  cittadini della provincia di Latina!

 

LA SEGRETERIA

Casa della legalità di Genova

Cari amici,

 

qui di seguito pubblichiamo un appello, pervenutoci dalla Casa della Legalità di Genova e che è stato sottoscritto da varie associazioni e singoli in tutta Italia. La Casa delle Legalità, come si legge nel testo dell’Appello di Rita Borsellino ed Elisabetta Caponnetto, è stata sottoposta ad aggressioni e minacce e noi, come è nostro dovere, segnaliamo e facciamo pervenire la nostra solidarietà.

 

LA SEGRETERIA

 

 

CASA DELLA LEGALITA’ DI GENOVA

Continuano a giungere da Genova e da tutta Italia adesioni e pensieri di condivisioni alla Lettera-Appello di Elisabetta Caponnetto e Rita Borsellino in solidarietà e per un sostegno concreto alla Casa della Legalità di Via Sergio Piombelli 15 a Genova.

 

 

 LETTERA-APPELLO DI ELISABETTA CAPONNETTO E RITA BORSELLINO
A SOSTEGNO DELLA ‘CASA DELLA LEGALITA’ DI GENOVA’

 

Consideriamo le aggressioni e le minacce portate alla “Casa della Legalità’” di Via Sergio Piombelli 15 a Genova, un fatto grave e preoccupante, anche considerando le attività di contrasto alla cultura e azione criminale e mafiosa che la struttura porta avanti.
Nell’esprimere alla “Casa della
Legalità” la nostra solidarietà, vogliamo sottolineare la necessità di non lasciare soli coloro che operano, nella società civile come nella Magistratura e nelle Forze dell’Ordine, su questo difficile e delicato fenomeno, alla luce di una presenza di organizzazioni criminali sul territorio già dimostrata da una sentenza passata in giudicata sulla presenza della mafia siciliana a Genova, nonché da pubblicazioni recenti di Libera , Mafie d’Italia nel nuovo millennio: analisi e proposte, sulla presenza della Ndrangheta e numerosissime analisi e relazioni sia della Direzione Nazionale Antimafia che della Commissione Antimafia, non ultime anche le relazioni del Procuratore Generale per gli anni 2003 e 2004. Alla nostra solidarietà viene unito quindi l’appello per un sostegno visibile e concreto alla “Casa della Legalità’” di Genova.

 

Elisabetta Caponnetto e Rita Borsellino

 

 

 

Sottoscritta subito da Salvatore Calleri, Alfredo Galasso e da Adriano Sansa, il quale chiede a ciascuno di “proteggere chi si adopera per affermare il valore della legalità, senza nascondersi la sgradevole realtà di una presenza mafiosa”, vede aggiungersi le sottoscrizioni del Senatore genovese Aleandro Longhi, quella del Consigliere Comunale Ds Fulvio Molfino (già presidente di una delle circoscrizioni della Valpolcevera ed ora Presidente della Commissione Urbanistica del Comune), del Consigliere Comunale Salvatore Ottavio Cosma, di Claudio Villa per il Coordinamento della Margherita-DL della Val Bisagno. Tra le adesioni collettive oltre alla Fondazione Antonino Caponnetto e del “Coordinamento Antimafia Riferimenti -  Toscana” sono giunte quelle delle redazioni di “Antimafia Duemila” e “Giustizia e Libertà“, dell’Osservatorio sulla Legalità e sui Diritti e dell’Associazione “Chieti nuova”, 3 febbraio.

La giunta comunale di Fondi ricorre al TAR contro il decreto di nomina della commissione di accesso. Incredibile!

COMUNICATO STAMPA

 

Chi ha la coscienza a posto non ha paura  degli investigatori!  Incredibile! La Giunta comunale di Forza Italia  di  Fondi  ha fatto  ricorso al TAR, chiedendo l’annullamento  del decreto con il quale il Prefetto di Latina Bruno Frattasi  ha istituito  una Commissione di  accesso agli atti di quel Comune per verificare eventuali condizionamenti mafiosi.

Fondi, una città del sud pontino, il cui territorio, com’è noto ormai in tutta Italia, operano potenti consorterie criminali.

Quello che appare assurdo è il fatto che, mentre da una parte  tutto il mondo politico, dopo tanti silenzi e disattenzione, ha cominciato ad  ammettere, finalmente, l’esistenza degli insediamenti mafiosi su quel territorio, dall’altra ci sono coloro che, appellandosi a presunti vizi ipotizzati  nelle procedure  di nomina di tale Commissione, tentano, oggettivamente, di ostacolarne il lavoro, chiedendone, addirittura, la decadenza.

Al di là di ogni giudizio su tale comportamento, giudizio che lasciamo ai nostri lettori, l’aspetto più inquietante è quello che riguarda il tentativo di delegittimazione dell’operato di un Prefetto  -il dr.Bruno Frattasi, al quale va  la più piena solidarietà di un’Associazione come la nostra che rappresenta la parte sana della società laziale e pontina –che, raccogliendo le preoccupazioni espresse da tutti gli organismi nazionali  più qualificati investigativi e giudiziari a proposito degli insediamenti mafiosi  sul territorio di Fondi, ha ritenuto di proporre al Ministero degli Interni la nomina di una Commissione di accesso che  ha il compito di verificare l’esistenza o meno di condizionamenti della criminalità nella  gestione della cosa pubblica.

Non un atto di accusa, quindi, ma solo una verifica resasi necessaria, soprattutto  se si tengono presenti, fra l’altro, le pesanti dichiarazioni rilasciate dall’ex Assessore Izzi e dal padre di questi.

Non va dimenticato che  sono in corso  da tempo, contestualmente a quanto sta facendo la Commissione di accesso,delicate indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma sulla presenza e sulle attività economiche di soggetti collegati con  clan ed ‘ndrine campani e calabresi,indagini  che hanno  già portato ad alcuni ordini di custodia cautelare in carcere di personaggi anche locali.

Ma,tant’è :  a Fondi succedono anche queste cose!

 

LA SEGRETERIA

Aprilia: non basta il plauso alle forze dell’ordine. Occorre collaborazione!

COMUNICATO STAMPA

 

 

Il plauso alle forze dell’ordine  è d’obbligo, dopo l’impegno profuso da queste  nell’azione di contrasto della criminalità in provincia di Latina.

Ma esso  appare riduttivo, se non ipocrita, se non si accompagna ad un’azione più generale che veda impegnate tutte le Istituzioni ed il mondo della politica; mondi, questi, dove non raramente l’illegalità e le complicità, oggettive se non soggettive, sono di casa.

Troppi silenzi e tanta disattenzione da parte di questi di fronte ad una situazione che si è andata solidificando nei decenni caratterizzano il comportamento di tantissimi personaggi che solo ora fanno finta di meravigliarsi di come le cose si siano andate sviluppando.

Nessuno, oltre alle forze dell’ordine, si domanda  del” perché “di tanti insediamenti ed investimenti sul territorio.Nessuno si domanda di “chi” gestisce il mercato  degli stupefacenti e della loro provenienza.Nessuno si fa domande circa le “condizioni” in cui operano le forze dell’ordine, dall’inadeguatezza della legislazione, alle carenze logistiche, alla mancanza di supporti di collaborazione da parte di cittadini, soggetti associativi ed istituzionali.

Troppo facile, dopo ogni operazione di polizia, far scrivere sui giornali “bravi !”, lasciando, poi, le forze dell’ordine in piena solitudine ad  affrontare tutto il peso della lotta alle mafie ed alla criminalità comune.

Anche noi diciamo “bravi” ai Carabinieri del Col.Rotondi, ma  lo facciamo fuori dal coro, perché noi riteniamo doveroso non limitarsi ad esternare i sentimenti di gratitudine a chi opera, da solo, fra tante difficoltà  e, forse, anche… ostilità.  Bisogna, al contrario, mobilitarsi tutti contro le mafie, collaborando, poi, con coloro, magistratura e forze dell’ordine, che  hanno titolo e strumenti per fare il resto.

 

 

LA SEGRETERIA

Civitavecchia: richiesta di ripristino della legalità

COMUNICATO STAMPA

 

 

 

 Alcuni cittadini di Civitavecchia si sono rivolti alla nostra Associazione per segnalare  taluni gravi disservizi.

In particolare, essi ci hanno segnalato quelli  che riguardano l’interruzione  quasi sistematica dell’erogazione  del servizio idrico in alcune zone della città.

Ma quello che appare, al riguardo, più inquietante è, soprattutto, il comportamento degli Uffici comunali competenti e dei loro dirigenti ed Assessori responsabili   rimasti finora  inerti di fronte alle continue lamentele e denunce dei cittadini colpiti.

Un comportamento, peraltro, illecito se si considera il silenzio di fronte alla richiesta di pubblicizzazione degli atti formulata da taluni.

Civitavecchia non fa parte di un altro Stato e, pertanto, le leggi che riguardano la trasparenza di questi vanno rispettati anche in quel Comune.

Quest’Associazione si vede costretta, di conseguenza, a richiedere l’intervento, al fine di un ripristino della legalità, sia del Prefetto di Roma che del locale Procuratore della Repubblica.

 

 

IL SEGRETARIO REGIONALE

Dr. Elvio Di Cesare

Illegalità e mafie a San Felice Circeo

COMUNICATO STAMPA

 

 

Se la maggioranza che attualmente governa San Felice Circeo avesse accolto la  richiesta di istituire un tavolo  per la sicurezza  fatta 4 anni  fa dall’opposizione e, in particolare, dalla consigliera Maria Grazia Colambrosi esponente di questa Associazione, forse non saremmo arrivati al punto in cui si è giunti oggi.

Sparatorie, incendi  di macchine e stabilimenti balneari, investimenti di  montagne di capitali “sospetti”, illegalità  gravi   come quelle denunciate da Castagna e Magnanti: un susseguirsi di fatti e comportamenti che  disegnano un quadro oltremodo inquietante.

Si rispose allora che  si faceva affidamento  pieno sulle forze dell’ordine.

Le cose, a quanto appare, da  allora sono andate sempre più peggiorando fino al punto da far temere che la situazione abbia raggiunto ormai  un livello  allarmante di irreversibilità.

Non è compito nostro esprimere giudizi di natura politica, ma ci sia consentita una considerazione:

una  classe politica accorta  e previdente avrebbe  dovuto accogliere con favore una richiesta che mirava ad accendere i riflettori su una situazione che definire preoccupante è dir poco.

Ma, tant’é.  Anche la nostra Associazione fu oggetto di  dileggio ed insulti, ai quali noi, come è nostro costume, rispondemmo con garbo.

I fatti ci hanno dato ragione.

Ci auguriamo ora che non ci si  continui a rispondere come allora.

In democrazia é ingeneroso, oltrechè dannoso, addossare tutto il peso dell’azione di contrasto delle illegalità e della criminalità comune e  mafiosa sulle sole spalle delle forze dell’ordine e della magistratura.Tutti i cittadini –e, in ispecial modo, tutti coloro che amministrano la cosa pubblica- hanno il dovere di collaborare con esse.

E’ quanto noi torniamo a chiedere agli amministratori comunali- soprattutto a coloro che direttamente e personalmente hanno subito attentati -  ed ai responsabili politici di San Felice Circeo, convinti come siamo della gravità della situazione.

Fenomeni  come la diffusione degli stupefacenti, attentati incendiari, minacce vanno letti  sempre non con una pura e semplice ottica da ordine pubblico, ma, al contrario, come propedeutici ad un’azione di occupazione del territorio da parte di soggetti collegati alla criminalità organizzata.
E’ da anni che a San Felice Circeo  sono state accertate “presenze” inquietanti, dai proprietari delle ville confiscate alle mafie, a persone collegate con clan della camorra e risultate socie di una banca. Sono, questi, dati acclarati.

Più volte la nostra Associazione ha richiesto, senza  avere finora alcuna risposta, l’intervento della Guardia di Finanza per   accertare  la ” PROVENIENZA” dei soldi investiti per compravendite immobiliari e di terreni ed altre attività, non solo  nel campo dell’edilizia, ma anche in quelli del commercio e quant’altro.E’ su questo versante che tutti, nessuno escluso, hanno il dovere di interrogarsi e di impegnarsi.

Rinnoviamo, a questo punto, la richiesta al Sindaco ed all’intera maggioranza di istituzione del Tavolo per la sicurezza, un Tavolo che  sia composto da magistrati della Procura e della DDA oltreché dai Comandanti provinciali dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e dal Questore e dal Prefetto o suo rappresentante.

 

LA SEGRETERIA

 

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