Archivi del mese: Novembre 2007

A Terracina ormai la situazione è inaccettabile

A TERRACINA ORMAI LA SITUAZIONE E’ INACCETTABILE!

Racket, usura, spaccio di sostanze stupefacenti, operazioni immobiliari e… messaggi trasversali.

Questi sono i versanti, secondo questa Associazione, sui quali bisogna indagare per comprendere le ragioni di questo turbinio di attentati che stanno affliggendo la città e il suo hinterland da tempo ed individuare autori e, soprattutto, mandanti.

Non si tratta di fatti di puro e semplice ordine pubblico, come qualcuno vuol fare apparire, ma episodi ed azioni tipici della criminalità organizzata, la quale da tempo ha messo gli occhi sull’economia terracinese e del territorio circostante.

E che a Terracina le mafie siano presenti ed attive da anni potrebbero dimostrarlo talune operazioni immobiliari, passate ed in corso, ed alcuni passaggi di proprietà di varie attività economiche da cittadini terracinesi a soggetti di altre regioni, non solo vicine, ma, attraverso persone locali, anche lontane, come la Sicilia.

LA SEGRETERIA

Lettera a “Il Tempo”: “le mafie a gaeta non stanno solamente nel Porto”

Caro Pistilli,

il problema delle infiltrazioni mafiose a Gaeta e, più in generale, nel sud pontino, non riguarda solamente, come sostiene il CODICI, il Porto di Gaeta, dove presenze sospette già ci sono e da tempo (tutti lo sanno, ma ognuno, continuando a parlare semplicemente di “pericolo di infiltrazioni “, fa finta di non sapere), ma, soprattutto, il mercato immobiliare.

Se va a leggere le dichiarazioni di un pentito negli atti del processo Spartacus, troverà alcuni nomi inquietanti di persone insediatesi a Formia e nel circondario, persone che svolgono da anni, indisturbate, significative attività economiche.

Più volte abbiamo suggerito, invano, al dirigente del Commissariato della Polizia di Stato di Gaeta di indagare sull’identità vera – e sulla “provenienza” dei capitali impiegati-di tutte le unità immobiliari acquistate o costruite da 20 anni in qua sul territorio di Gaeta.

Se si fosse fatto ciò, oggi avremmo un quadro esaustivo delle dimensioni del fenomeno della massiccia presenza mafiosa sul territorio. Diciamo mafiosa perché a Gaeta ci sono “cosa nostra “, la camorra e-nessuno ne ha mai parlato-anche qualche presenza di altri gruppi. Non a caso alcuni anni fa la Guardia di Finanza ha individuato in un appartamento in via Pisa a Gaeta qualche presenza riconducibile all’ex banda della Magliana.

D’altro canto non dobbiamo dimenticare che proprio a Gaeta ci sono state confische di ben 8 beni appartenenti ad un clan della camorra e che mai nessuno, inoltre, si è domandato il nome del proprietario dell’imbarcazione sulla quale fu arrestato Moccia durante una grossa operazione di polizia che mobilitò centinaia di uomini.

Oggi è in programma la realizzazione di numerose, imponenti opere. Il focalizzare l’attenzione solamente sul Porto è, pertanto, deviante.

Il Porto, dopo l’individuazione, da parte della Procura della Repubblica e della Squadra Mobile di Palermo, di una ditta che faceva capo ai Riina, è abbastanza attenzionato da parte degli organismi investigativi e giudiziari centrali. Quello che, invece, sembra trascurato è l’intero settore immobiliare, il settore, cioè, dove quotidianamente avvengono gli investimenti di origine “sospetta”.

Proprio in questi giorni sono stati acquistati da… gente… “buona”.. campana alcuni appartamenti. Non è, questa, che l’ultima operazione dopo le centinaia già avvenute.

Perché si continua a non indagare? Perché???

LA SEGRETERIA

La legalità ad ardea. Intervenga la regione

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Esposto

Contro gli speculatori i comuni aggiornino il catasto dei luoghi colpiti dagli incedi

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Comunicato del 25/11/2007

Illegalità a San Felice Circeo

Latina 21 novembre 2007

Al Ministro degli Interni – ROMA
Al Procuratore Naz. Antimafia – ROMA
Alla Procura della Repubblica – PERUGIA

OGGETTO: Comune di San Felice Circeo (Latina)

Incendi, sparatorie, investimenti immobiliari “sospetti”, illegalità (vedi denuncia redatta dall’on. avv. Silvio Crapolicchio e presentata a firma dell’ex assessore Luciano Magnanti alla Procura della Repubblica di Latina il 17.9.2004, rimasta finora senza risposta).

E’, questa, la storia interminabile di un Comune, quello di San Felice Circeo, da anni agli onori delle cronache.

Un Comune amministrato da un Sindaco condannato (v. sentenza n.326/04 del 12.5.2004 del Tribunale di Latina), ma mai rimosso, ed una vertenza annosa -quella degli USI CIVICI-che, malgrado gli esposti fatti dal consigliere Mario Capponi alla Procura della Repubblica di Latina, non vede ancora una soluzione.

Nel trasmettere -allegati alla copia diretta alla Procura della Repubblica di Perugia- alcuni documenti, compresa la copia diretta all’A.G. di Latina dal predetto consigliere comunale, si prega di voler valutare se, da parte di quest’ultima, vi sia stata inerzia o comportamento omissivo.

IL SEGRETARIO REGIONALE

Dr. Elvio Di Cesare

Lettera su alcune dichiarazioni del Sindaco di Gaeta

Latina 19 novembre 2007
Al Ministro degli Interni – ROMA
Al Procuratore Nazionale Antimafia – ROMA
Comandante Generale Guardia di Finanza -ROMA
Al Presidente Commissione Parlamentare Antimafia – ROMA

Cose dell’altro mondo.

Il Sindaco di Gaeta alcuni mesi fa ha detto che la città “ è lavatrice di denaro della camorra “; ora, al contrario, sostiene che “la Guardia di Finanza mi ha detto che è tutto ok”.

E’ vero?

E, in tal caso, chi gli ha conferito il titolo di membro dell’ A. G. o di Ufficiale di PG per ricevere notizie riservate dalla Guardia di Finanza?

Sconcertanti appaiono, se riportate fedelmente, le dichiarazioni che il predetto Sindaco avrebbe rilasciato durante una recente conferenza stampa a proposito della vicenda relativa alla lottizzazione dell’area di proprietà dell’ex AVIR.

“Le due società proprietarie dell’area AVIR sono ok. Me l’ha detto la Guardia di Finanza, per cui andiamo avanti. Presto visioneremo il progetto definitivo “, egli avrebbe detto secondo quanto riportato da un organo di stampa, che, a sua volta, così continua:

“Con questo passaggio nel corso della conferenza stampa di ieri (venerdì 16 novembre, ndr), il Sindaco di Gaeta Raimondi ha voluto forse mettere la parola fine alle polemiche ed ai dubbi che da questa estate l’Associazione Antimafia Caponnetto sta sollevando periodicamente sulla composizione societaria della GAIM e la Holiday proprietarie dell’area dell’ex AVIR in vista dell’imponente massa di capitali che vi dovrà essere investita per realizzare i circa 80. 000 – 90. 000 mc di cui si parla con insistenza in città”

Riteniamo opportuno precisare che, dopo le dichiarazioni del Sindaco, che ha definito “ Gaeta lavatrice di denaro della camorra “, dovere di un’Associazione Antimafia è quello di chiedere approfondite indagini sull’”origine “di qualsiasi investimento di capitali, tanto più se si tratti, come in questo caso, di investimenti miliardari.

Aggiungiamo che noi non conoscevamo nemmeno i nomi delle due società, nomi che, perciò, abbiamo ripetutamente chiesto al Sindaco, senza avere, però, mai alcuna risposta.

Quello che meraviglia ora è la sua affermazione, sempre se riportata fedelmente dalla stampa:

“le due società proprietarie dell’area ex AVIR sono ok. Me l’ha detto la Guardia di Finanza, per cui andiamo avanti “.

Perché egli si è rivolto alla Guardia di Finanza per chiedere informazioni sulle due società?

E perché la Guardia di Finanza (e, poi, CHI della Guardia di Finanza?) gli avrebbe fornito notizie riservate, trattandosi di un Sindaco e non di un Ufficiale di Polizia Giudiziaria, né di Autorità Giudiziaria?

Sono domande, queste, che rivolgiamo al Comandante Generale della Guardia di Finanza chiedendo chiarimenti su tutta questa strana vicenda.

IL SEGRETARIO REGIONALE

Dr. Elvio Di Cesare

Lettera di risposta al Questore di Latina,ad AN ed ai sindacati autonomi di polizia e della CISL

LA NOSTRA RISPOSTA AL QUESTORE DI LATINA,

AD AN E AD ALCUNI SINDACATI DI POLIZIA AUTONOMI E DELLA CISL

Solo ora, di ritorno da un viaggio in altra provincia, abbiamo avuto modo di leggere le dichiarazioni del Questore di Latina, di un esponente di AN e dei responsabili di alcuni sindacati di polizia autonomi e della CISL relativamente ad alcune nostre considerazioni che riguardano un’attività investigativa della DDA di Napoli che vede coinvolti alcuni esponenti politici campani ed anche un operatore di polizia in servizio a Formia.

Premesso che nella nostra nota abbiamo chiaramente manifestato la nostra speranza che tale operatore di polizia “esca dalle indagini della DDA di Napoli nel modo migliore possibile per l’immagine sua e del Corpo che l’ha arruolato “, il nostro intento è stato quello di focalizzare l’attenzione dei vertici nazionali politici, investigativi e giudiziari sull’”inopportunità “di impegnare su un territorio fortemente infestato dalle mafie, qual’è quello pontino, personale proveniente dalle province campane confinanti, personale che “per possibili legami parentali o amicali con soggetti criminali” di quelle aree, potrebbe, pur non volendolo, subire condizionamenti non solo diretti od indiretti, ma anche familiari.

Da parte nostra non ci sono stati alcun giudizio, né generalizzazioni di sorta, né nei confronti dell’operatore di polizia coinvolto nella indagini della DDA, né di altri soggetti politici, anch’essi coinvolti, né, soprattutto, di altri poliziotti, carabinieri, finanzieri e quant’altri.

Ciò anche in considerazione del fatto che bisogna attendere la fine delle indagini e che, in uno stato di diritto, deve prevalere sempre il principio della presunzioni di innocenza fino al giudizio finale della Magistratura.

Quello nostro è stato solamente un discorso sulla “inopportunità –ripetiamo, ”inopportunità” –di impegnare, a ridosso della Campania, personale che vive ed ha famiglia in quell’area geografica.

Punto.

Sulle strumentalizzazioni tentate maldestramente da un esponente locale di AN e dai responsabili di alcuni sindacati di polizia autonomi e della CISL, non riteniamo di spendere molte parole, tenuto conto del fatto che il loro tentativo appare come una sorta di giustificazioni di ufficio sia della loro inerzia che del loro silenzio di fronte all’offensiva mafiosa che ormai ha ridotto tutto il Basso Lazio ad essere considerato, come ha dichiarato il PM della DDA di Napoli Dr. Ardituro, parte integrante della provincia di Caserta.

Se ci fosse stata, da parte delle istituzioni, del mondo della politica e dei sindacati, una maggiore attenzione al fenomeno mafioso, non ci troveremmo in questa drammatica situazione!

Altro che chiacchiere!

Nessuno di noi intende “infangare gli uomini in divisa “, con i quali noi- e solo noi-ci troviamo spesso a collaborare, segnalando situazioni sospette, fornendo spunti investigativi, stimolando ed anche criticando eventuali inerzie, al solo fine di rendere più efficace l’azione di contrasto della criminalità su questo disgraziato territorio.

Ci duole, quindi, che il Questore di Latina abbia male inteso il senso delle nostre considerazioni.

Dalle parte politica che ha ritenuto di manifestare duri giudizi nei nostri confronti, ci saremmo aspettati una maggiore cautela, tenuto conto del fatto che sono proprio suoi esponenti campani ad essere interessati alle indagini della DDA.

Ognuno, comunque, si comporti come vuole.

Sia, però, chiaro a tutti un dato:

la “specificità “ del nostro impegno di Associazione contro le illegalità e le mafie ci obbliga a leggere i “ fatti “ con le lenti di ingrandimento, dando talvolta anche corpo alle ombre ed ai sospetti, NON con l’occhio del comune osservatore.

Dal Questore di Latina che, stando ai titoli di alcuni organi di stampa, avrebbe manifestato la sua “contrarietà “ dopo le nostre dichiarazioni, ci saremmo francamente aspettate delle risposte ai quesiti che noi da anni stiamo ponendo.

L’occasione ci offre lo spunto per riporli:

1) QUANTE indagini di carattere patrimoniale su soggetti “sospetti” sono state disposte finora?

2) A QUANTO ammontano i capitali “sospetti” finora individuati come capitali di origine illecita?

3) non ritiene egli che sia urgente dare avvio ad un’azione di ristrutturazione e di riposizionamento più razionali e confacenti alle mutate condizioni dettate da una mafia sempre più invasiva e imprenditoriale dei presidi di polizia in provincia di Latina?

4) Ha ancora senso continuare a tenere in vita un Commissariato a Gaeta, quando a 6 chilometri, a Formia, ce n’è un altro, mentre restano completamente scoperti, da parte della Polizia di Stato, comuni e zone infestati da criminali, come Minturno, SS. Cosma e Damiano, Castelforte nel sud e Aprilia, tutti i Monti Lepini, Aprilia, Sabaudia, Pontinia, San Felice Circeo, nel centro e nel nord della provincia?

5) E’ normale che ci siano Ispettori, Comandanti di Stazioni, di Brigate ecc in servizio nelle stesso posto da 20-25 anni?

6) perché non è stato finora dato vita ad un Coordinamento ed una Centrale operativa unica fra le varie forze dell’ordine?

7) è normale che non si applichino ancora, a distanza di decenni, le direttive dell’ ex Ministro degli Interni Napolitano, attuale Capo dello Stato, che prevedevano la ristrutturazione dei Comitati Provinciali per la sicurezza e l’ordine pubblico con l’inserimento di un Magistrato della DNA?

Siamo sempre in attesa di una risposta.

LA SEGRETERIA

Spostato il convegno di Fiuggi ed invito a partecipare a quello di Alatri

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comunicato del 14-11-2007

La presenza mafiosa in provincia di Frosinone

7 novembre 2007

COMUNICATO STAMPA

Abbiamo molto apprezzato le dichiarazioni fatte alla stampa il 29 ottobre u. s. , nei locali della Questura di Frosinone, dal S. Procuratore della DDA di Napoli Dr. Ardituro circa la radicata presenza nelle province di Frosinone e Latina di clan camorristici ed altri sodalizi criminali.

Una presenza che noi denunciamo da anni scontrandoci spesso con uomini delle istituzioni e della politica locali che si ostinano a negare l’evidenza non rendendosi conto del male che, così facendo, essi fanno all’intera comunità.

Proprio in questi giorni abbiamo raccolto alcune notizie inquietanti, notizie di cui, come al solito, renderemo partecipi organismi investigativi e giudiziari centrali.

Il problema dei problemi resta sempre quello che riguarda l’inadeguatezza dell’azione di contrasto da parte della magistratura e delle forze dell’ordine locali, le quali non si sono ancora rese conto del mutamento delle mafie che sono ormai “impresa” e che, come tale, vanno contrastate.

Procure e Guardia di Finanza locali non fanno indagini di natura patrimoniale, così come la Questura, la quale preferisce dedicare la sua attenzione più ai fenomeni di ordine pubblico che non a quelli che riguardano la movimentazione di capitali di origine illecita e gli investimenti delle mafie.

Cassino, San Vittore, Sora, Ceccano, Pontecorvo, Frosinone, Fiuggi ecc. sono sedi di imprese campane e di famiglie di origine nomade, le cui attività miliardarie andrebbero indagate seriamente e costantemente.

Cosa che non si è fatto, o si è fatto in maniera insufficiente e si continua a non fare.

Ci stiamo sempre più convincendo del fatto che sul nostro territorio il problema non è più tanto quello della presenza criminale-cosa ormai vecchia e radicata-quanto, soprattutto, quello che riguarda un’insensibilità imperdonabile da parte della maggioranza dei cittadini, la complicità di parte della politica e l’insufficiente azione dei vertici locali delle forze dell’ordine e della magistratura.

E di ciò se ne debbono rendere conto i Ministri degli Interni e della Giustizia i quali non debbono più tollerare una situazione del genere.

La Commissione Parlamentare Antimafia, che si dovrà fra poco occupare del Basso Lazio, dovrà soprattutto approfondire questi aspetti per, poi, proporre e richiedere le soluzioni più adeguate ai Ministri citati.

Se non si scioglieranno questi nodi, saranno tutte chiacchiere

LA SEGRETERIA.

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