Archivi del mese: Agosto 2006

Lettera aperta al Ministro dell’Interno ed al Presidene della Giunta della Regione Lazio Piero

29/08/06

VIA DA LATINA PREFETTO E CAPO DI GABINETTO: OCCORRONO PERSONE CHE METTANO LA LOTTA ALLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA AL PRIMO POSTO DELL’AGENDA POLITICA ED AMMINISTRATIVA DELLA PROVINCIA DI LATINA

Abbiamo apprezzato l’intervento, anche se tardivo, di Claudio Moscardelli sul problema della sicurezza e dell’ordine pubblico in provincia di Latina e ci è piaciuto, in particolare, il giudizio che egli ha espresso sulla… veridicità… delle… statistiche che di tanto in tanto ci vengono snocciolate (dalla Prefettura).

Lo stiamo ripetendo da anni che quelle statistiche non sono complete e vengono fatte… (come sostiene Moscardelli)… ad uso di personaggi che, di passaggio da Latina, debbono far carriera ed andare via…

Abbiamo letto anche alcune dichiarazioni fatte, a proposito dell’intervento di Moscardelli, da Vasaturo (/non dall’Osservatorio regionale sulla legalità, il cui Presidente è Enzo Ciconte) e dal consigliere comunale di Forza Italia Calvi.

Si tratta di dichiarazioni di persone che non conoscono la situazione.

Noi della “Caponnetto” stiamo da anni denunciando, inascoltati, la drammatica situazione in cui si trova una provincia come la nostra in c ui le istituzioni hanno alzato da tempo la bandiera di resa davanti all’avanzata costante della criminalità comune e mafiosa.

Anche qualche sindacato di polizia ha denunciato una settimana fa che ormai le forze dell’ordine non controllano più il territorio.

A Moscardelli, però, pur apprezzandone l’intervento. diciamo che la soluzione non è di natura numerica. Il discorso è più complesso e riguarda il funzionamento delle istituzioni locali. Non funziona, soprattutto, la Prefettura. Abbiamo scritto al Ministro Amato che è profondamente ingiusto il trasferimento della Dottoressa Ingenito. Stiamo andando a fondo e porteremo la questione in Parlamento perché non si debbono colpire (non è solo la Dottoressa Ingenito sotto tiro, ma tanti altri dirigenti e funzionari bravi e coraggiosi). A Latina vanno rimosse parecchie persone e tutti debbono sapere che noi della “Caponnetto” la finiremo di gridare quando ritornerà nella Prefettura di Latina un clima di efficienza, di rispetto di tutte le persone, soprattutto di quelle valide e pulite. Moscardelli ci può dare una mano e noi gliene saremo grati. Cominciamo a rimuovere Prefetto e Capo di Gabinetto e facciamo venire gente che sappia elaborare un piano vero di contrasto della criminalità. Facciamolo subito perché già siamo in forte ritardo!!!

Al Presidente della Giunta Regionale Piero Marrazzo diremo che noi della “Caponnetto” ritiriamo la nostra candidatura per entrare nell’Osservatorio regionale sulla legalità perché non riteniamo di far parte di un organismo in cui sta il Prefetto attuale di Latina che a Roma parla di legalità mentre nella Prefettura di Latina consente che si creino le situazioni di cui la stampa si sta occupando da quando egli è venuto.

ASSOCIAZIONE REGIONALE LAZIO PER LA LOTTA CONTRO LE ILLEGALITA’ E LE MAFIE
“ANTONINO CAPONNETTO”

Risposta al quotidiano “La Provincia” del 24/8/06 sulla situazione esistente nella Prefettura di Latina

24/08/06

NON C’E’ ALCUN “LIVORE” DELLA “CAPONNETTO” NEI CONFRONTI DELLA PREFETTURA DI LATINA, COME SOSTIENE L’ARTICOLISTA DE “LA PROVINCIA”. CI SONO SOLAMENTE ANNI DI INADEMPIENZE E DI NEFFICIENZE IN PARTE DOVUTE ANCHE A COMPORTAMENTI DI TALUNI DIRIGENTI

E’ semplicistico attribuire alla “Caponnetto” la responsabilità di comportamenti di “livore” nei confronti della Prefettura di Latina per”; anni di non rapporto tra Prefettura ed Associazione sul tema del contrasto alla criminalità organizzata”, come annota R. R. su “La Provincia” del 24 agosto 2006.

Si leggano bene le note della “Caponnetto”cui fa riferimento il redattore, note dirette al Ministro Amato e nelle quali si fa riferimento ad una serie di inadempienze ed ad una situazione interna a quel presidio veramente preoccupante per l’immagine che questa Istituzione importantissima propone all’esterno.

Sarà perché all’interno di questa Prefettura c’è troppa gente che, ai livelli dei massimi vertici, sta a Latina da decenni in virtù di quel “meccanismo della “raccomandazione” politica o di altra natura, poiché è fortemente condizionante per il corretto svolgimento delle normali funzioni, per chi ovviamente non vi ricorre, oltre che sleale e scorretto (A tal proposito sono stato partecipe di un colloquio, per motivi di lavoro, unitamente alla D. ssa Maglione, alla presenza del Sen. Riccardo Pedrizzi, il quale esprimeva viva soddisfazione per l’incarico attribuito alla D. ssa Buzzanca, in occasione del commissariamento del Comune di Roccasecca dei Volsci. Ho ascoltato dalla viva voce di Reppucci, di talune telefonate fatte al prefetto La Rosa di raccomandazione per la Buzzanca in questa ed in altra occasione. In proposito sono pronto a rispondere personalmente di tali affermazioni in ogni sede, perché sono veritiere e supportate da testimonianze) ”, come ha scritto in una nota del 26. 4. 06 il Dr. Vincenzo Nugnes.

Il Ministro Amato, dopo gli opportuni, rigorosi accertamenti, dovrebbe provvedere a disporre gli abituali avvicendamenti che sono sempre avvenuti, in altre sedi d’Italia, ad evitare possibili collusioni fra vertici istituzionali ed esponenti politici della parte politica che governa il territorio.

Da tempo la “Caponnetto” sta chiedendo invano alla Prefettura di Latina di nominare Commissioni d’accesso presso alcuni comuni della provincia di Latina-SS. Cosma e Damiano (della cui situazione si occupano in un rapporto di circa 50 pagine alla Procura di Latina i Carabinieri di Minturno) -Sabaudia (per la cui situazione proprio in questi giorni la magistratura ha disposto severi provvedimenti a carico di amministratori e tecnici comunali) -Gaeta-Fondi ecc.

Da tempo la “Caponnetto” sta chiedendo, ancora invano, alla Prefettura l’applicazione delle direttive impartite dall’ex Ministro Napolitano, ora Capo dello Stato, circa la nomina di un magistrato della Direzione Nazionale Antimafia nella Commissione provinciale per la sicurezza e l’ordine pubblico (i reati associativi di stampo mafioso sono di esclusiva competenza della DDA e non sono, quindi, censiti dalle Procure territoriali. Di conseguenza, le statistiche compilate dalla Prefettura e relative ai reati commessi nella Provincia non possono essere complete).

Oggi si aggiungono le situazioni ed i fatti da noi-e non solo- denunciati, dopo seri accertamenti da noi svolti; l’inefficacia della strategia di contrasto nei confronti della criminalità, comune ed organizzata e così via.

ASSOCIAZIONE REGIONALE LAZIO PER LA LOTTA CONTRO LE ILLEGALITA’ E LE MAFIE
“ANTONINO CAPONNETTO”

Lettera al Ministro degli Interni sulla situazione esistente nella Prefettura di Latina

23/08/06

“TU A LATINA NON FARAI CARRIERA”. E’ L’AVVERTIMENTO CHE UN DIRIGENTE DELLA PREFETTURA DI LATINA AVREBBE PRONUNCIATO AL COSPETTO DEL VICE PREFETTO VICARIO TRASFERITO A ROMA PER… ”INCOMPATIBILITA’ AMBIENTALE”

Dagli atti da noi acquisiti in relazione all’indagine svolta sul “caso Prefettura di Latina” risulta che qualche giorno dopo l’insediamento nel capoluogo pontino della Dottoressa Maria Rosaria Ingenito come vice prefetto vicario un alto funzionario avrebbe detto a questa “tu a Latina non farai carriera”.

Se la notizia fosse fondata, ci troveremmo in presenza di un vero e proprio affaire di una gravità eccezionale. Si tratterebbe, cioè, di un vero e proprio disegno, elaborato a tavolino, tendente a preservare e consolidare, escludendo ogni “corpo estraneo”, posizioni di potere personale consolidate negli anni.

Se, poi, a ciò si sommano tutti gli atti, comportamenti e quant’altro compiuti ai danni di altri dirigenti e funzionari sospettati di essere… amici della Dr. Ingenito (si parla di persone vittime di “umiliazioni continue e di mobbing”), il disegno appare più chiaramente.

Fra i documenti da noi acquisiti durante l’indagine svolta in merito a questa penosa situazione, c’è una nota a firma di Giuseppe Ancona-componente RSU-rappresentante CGIL della Prefettura di Varese-che trascriviamo senza nulla aggiungere o modificare:

“Nessuna meraviglia ha suscitato a Varese la nota che lei, gentile dottoressa, ha inviato al Prefetto Pironti dalla Prefettura di Latina.

I comportamenti denunciati nella suddetta nota, rispecchiano in maniera estremamente puntuale ed impressionante lo stile che il Prefetto Pironti ha esercitato ordinariamente durante la sua permanenza presso questa Prefettura, caratterizzato da urla nei corridoi all’indirizzo di impiegati allibiti ed indifesi; urla durante le riunioni sindacali ogniqualvolta il sindacalista esponeva idee non in linea con quelle del Signor Prefetto; totale mancanza di rispetto_quando non si è trattato di disprezzo_espresso nei modi e verbalmente, nei confronti del personale dell’Ufficio e dei rappresentanti sindacali.

Personalmente voglio continuare a credere che il ruolo ricoperto dal Prefetto della Repubblica sia di grande dignità. Credo, altresì che, proprio in quanto rappresentante dello Stato, il Prefetto debba essere anche “moderatore” tra le parti al fine di ottenere sempre il meglio per i singoli, l’Ufficio, la città, la provincia dove esercita il suo mandato… purtroppo, invece, anche presso questa Prefettura di Varese, quello che ci è stato dato di vivere troppo spesso durante la permanenza del predetto Prefetto è l’assoluta mancanza di volontà a trovare l’intesa.

Questi atteggiamenti hanno causato solo tensione tra il personale, disservizio e disistima nei confronti dell’Amministrazione da parte dei dipendenti e dell’utenza.

Confidando che questo nuovo Governo vari leggi opportune alla salvaguardia delle istituzioni non permettendo abusi od arroccamenti nelle posizioni di privilegio, passo distintamente a salutarla.

Varese 15 maggio 2006 f. to Giuseppe Ancona

A questo punto, non ci sarebbe da fare alcun altro commento perché il Ministro Amato attivi le procedure per l’assegnazione di un nuovo Prefetto a Latina.

Ma non vorremmo, al di là di ogni valutazione-che per noi della “Caponnetto” resta assolutamente negativa perché in un Ufficio che rappresenta sul territorio il Governo centrale queste cose non debbono succedere e, quando succedono, bisogna punire severamente gli autori-che il… capro espiatorio di tutta una situazione degradata diventi solamente il Prefetto. Non a caso abbiamo fatto riferimento all’avvertimento dato alla Dottoressa Ingenito. Il Ministro Amato ha impartito disposizioni per accertare la fondatezza di tale notizia?E, se questa è fondata, è stato individuato e perseguito l’autore dell’avvertimento?

Come si vede, il quadro è ampio e complesso; ne vanno, quindi, individuati tutti i contorni.

Qua non si tratta di (come qualcuno ha interpretato) di “veleni” o di “due correnti che si contrappongono”. Qua si tratta di ricostruire un tessuto che è stato lacerato, in un’Istituzione troppo importante qual’è appunto una Prefettura di un provincia devastata dal malcostume, dall’illegalità e dalla criminalità comune ed organizzata. Se non funziona la Prefettura, non funziona più niente.

Ministro Amato, faccia indagare BENE ed adotti provvedimenti radicali, senza indugi e senza guardare in faccia a chicchessia.

Da quello che abbiamo rilevato noi della “Caponnetto”, la Dr. Ingenito in tutta questa situazione entrava come i cavoli a merenda; se non per altro, perché ella è stata mandata a Latina poco tempo fa, mentre qua stiamo parlando di una

Situazione non di certo nata ora, situazione che ora va assolutamente rimossa trasferendo in altre parti d’Italia chi risulti autore di abusi.

Associazione Regionale per la lotta contro le illegalità e le mafie “Antonino Caponnetto”

Comune di Ardea (Roma)

19 agosto 2006

Alla Direzionale Nazionale Antimafia
ROMA

Alla Procura della Repubblica
Direzione Distrettuale Antimafia
ROMA

Al Presidente Giunta Regione Lazio
ROMA

Al Prefetto di ROMA

Oggetto: Comune di Ardea (Roma)

Alcuni organi di stampa (vedi “Latina Oggi del 19 agosto c.a., a pag.13), nel trattare le vicende relative alle indagini svolte ed in corso a carico dell’Amministrazione comunale di Ardea e, in particolare, a quelle fatte dalla Commissione di Accesso nominata dal Prefetto di Roma, hanno fatto riferimento ad alcune delle illegalità rilevate.

Ad una lettura attenta di tali illegalità, sembrerebbero emergere comportamenti di rilevanza penale.

Alla luce di quanto sopra, la scrivente Associazione chiede al Prefetto di Roma di trasmettere, con urgenza, l’intero rapporto della predetta Commissione di accesso sia alla Procura della Repubblica di Velletri che, nell’eventualità che fossero emersi fatti collegabili ad attività di natura mafiosa, anche alla Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura della Repubblica di Roma (sembra, al riguardo, strano che alcune ditte si sarebbero aggiudicati appalti pubblici senza esibire il prescritto certificato antimafia).

Le Procure della Repubblica in indirizzo sono pregate, per loro conto, di attivare le procedure ai fini dell’acquisizione del rapporto in parola, oltreché di quello redatto dal Dipartimento Urbanistica della Regione Lazio, Dipartimento che, pur essendo intervenuto ben 21 volte per diffidare, senza esito alcuno, la predetta Amministrazione a regolarizzare le tante situazioni di illegittimità rilevate, si è limitato, solo nel marzo scorso, a segnalare il caso alla Procura della Repubblica di Velletri, senza ricorrere alla normativa che prevede l’assunzione dei poteri sostitutivi.

Il Segretario Regionale

Dr. Elvio Di Cesare

Lettera aperta al Ministro degli Interni On. Amato sul funzionamento delle istituzioni a Latina

19/08/06

VELENI E QUERELE IN PREFETTURA A LATINA. IL COMANDANTE PROVINCIALE DEI CARABINIERI VIENE TRASFERITO.

CHE SUCCEDE A LATINA NELLE ISTITUZIONI?

LO CHIEDIAMO AL MINISTRO DEGLI INTERNI ON. AMATO ED ASPETTIAMO UNA RISPOSTA CHE NON RICALCHI VECCHI CLICHE’: che si tratta di… normali avvicendamenti!!!

Per il lavoro che noi della “Caponnetto” facciamo, siamo i primi interessati ad un buon funzionamento delle istituzioni.

Con grande sofferenza e con rammarico stiamo denunciando da anni che in provincia di Latina le istituzioni.. non funzionano come dovrebbero funzionare. E’ sotto i nostri occhi un ritaglio del “Corriere della Sera” del luglio 1996 che riporta in pagina nazionale le dichiarazioni di un pentito, certo Alessandro Mei congiunto dell’imprenditore Armellini, il quale ha detto ai PM di Milano Davigo e Boccassini “Se fossimo sotto Latina queste cose verrebbero risolte in altro modo”. Parole inquietanti, queste, non sappiamo se diffamatorie o meno, ma certamente tali da creare notevoli preoccupazioni in quella parte più attenta e sensibile della società che si occupa di difendere quel poco di spazi di democrazia, di legalità e di vivibilità civile che ci sono rimasti a causa del l’abbandono dei valori per i quali si sono battuti i nostri padri costituenti e del dilagare di un intollerabile malcostume che sta minando le basi dello stato di diritto.

“Se fossimo sotto Latina queste cose verrebbero risolte in altro modo”. Che significa?Da “Il Tempo” dell’11 luglio del 1996, in cronaca di Latina, in un servizio che riprende la notizia riportata dal “Corriere della Sera”, si fa riferimento ad un possibile intervento della Procura di Perugia, che, com’è noto, è quella preposta a giudicare sulla correttezza degli apparati giudiziari del Lazio. E’ stata interessata la Procura di Perugia al caso delle dichiarazioni di Mei e cosa essa ha deciso?Ma, al di là di ciò, quello che a noi interessa non è il singolo fatto, ma il quadro generale. Noi, purtroppo, vediamo che le cose non vanno in provincia di Latina. Abbiamo scoperto investimenti di persone di Locri a Latina, l’esistenza di persone collegate ad un clan della camorra che risultano fra i fondatori di una banca importante, abbiamo denunciato il caso Pandolfi a Formia, le presenze mafiose nel porto di Gaeta, abbiamo chiesto accertamenti su tutte le compravendite immobiliari a Formia e nel sud pontino, abbiamo seguito il caso di San Cosma e Damiano per il quale i Carabinieri di Minturno, dopo accurate e lunghe indagini, chiedono l’arresto di taluni amministratori e tecnici comunali mentre un PM di Latina risponde con la richiesta di archiviazione, ab- biamo individuato altre situazioni preoccupanti a Fondi e così via (tutte cose da noi segnalate alla DNA) e c’è ancora a Latina chi sostiene che… ”. ma, no, sì c’è stato qualche tentativo di infiltrazione, ma tutto è stato bloccato e non bisogna fare allarmismi. ”

Tutto ciò, mentre la criminalità organizzata è entrata e sta entrando sempre più nel nostro tessuto economico –e, temiamo, anche politico-.

Che succede in provincia di Latina, On. Amato???

Vogliamo cominciare ad andare a scovare che cosa non va nei vertici istituzionali?Perché in Prefettura arrivano a denunciarsi fra vice Prefetti, dirigenti e così via e viene trasferita la viceprefetto vicaria, sembra per. incompatibilità ambientale?E’ possibile che tutto il torto sia da una sola parte?E’stata disposta un’inchiesta rigorosa da parte del Ministero?Che risultati essa ha dato e quali provvedimenti saranno adottati anche a carico di altre eventuali persone? Nella Prefettura di Latina ci sono persone che stanno da decenni, mentre la Dr. Ingenito dopo pochi mesi è stata trasferita.

Ora anche il Col. Libertini, comandante provinciale dei Carabinieri, è stato trasferito. Normale avvicendamento?Se fosse così, saremmo tranquilli.

Onorevole Amato, ci tolga una curiosità: ma il normale avvicendamento, se tale è, riguarda solo il comandante dei Carabinieri o anche il Questore, il comandante della Finanza, il Prefetto e gli altri vertici istituzionali?

Associazione regionale Lazio per la lotta contro le illegalità e le mafie
“Antonino Caponnetto”

Lettera aperta al Procuratore della Repubblica di Latina Dr. Mancini

18/08/2006

Lettera aperta al Procuratore della Repubblica di Latina Dr. Mancini a proposito della presenza mafiosa in provincia di Latina

Amico di Platone, ma soprattutto amico della verità. Ripetiamo l’affermazione di Aristotele a proposito di alcune dichiarazioni fatte dal Procuratore Capo della Repubblica di Latina Dr. Mancini. Non ci si può di certo accusare di essere contro la Magistratura; il nome che portiamo è eloquente in tal senso. Abbiamo difeso e continueremo a difendere la Magistratura, che per noi resta l’unico baluardo a difesa delle istituzioni e dello stato di diritto, dagli attacchi di Berlusconi, Bossi e quant’altri, ma siamo abituati a dire pane al pane e vino al vino, a chicchessia.

Non ci sono piaciute talune dichiarazioni fatte dal Procuratore della Repubblica di Latina Dr. Mancini a proposito delle infiltrazioni mafiose in provincia di Latina e, in particolare, nel sud pontino.

Il Dr. Mancini, per capire appieno il livello di tali infiltrazioni, dovrebbe leggersi il contenuto del fascicolo, trattato dalla Procura, relativo al caso Pandolfi a Formia; un caso, questo, che evidenzia nella sua brutalità come certi soggetti, provenienti dalla Campania e non solo, siano riusciti a penetrare nel nostro tessuto economico. Certo, se si vede il fenomeno mafioso dal vecchio punto di vista di ordine pubblico, esso non appare. Oggi la mafia ha adottato la strategia dell’inabissamento, del silenzio. Essa investe i suoi capitali, magari ricorrendo a prestanome “puliti”, li ripulisce ed occupa il territorio. Per avere contezza di ciò, bisogna fare indagini difficili, lunghe, pazienti, che accertino la “provenienza” sporca dei capitali investiti, capitali che, probabilmente, si trovano già al terzo, quarto passaggio e che, quindi, già sono stati ripuliti.

A quanto ne sappiamo, non sembra che tali indagini in provincia di Latina siano state fatte o che, comunque, ne siano state fatte molte.

C’è un’altra considerazione da fare. Il Dr Mancini sa meglio di noi che i reati associativi di stampo mafioso non sono di competenza delle Procure della Repubblica territoriali, ma della DDA.

Su tutto il Lazio-e, quindi, anche in provincia di Latina-è attiva (e per quanto è a nostra conoscenza, opera molto bene) la DIA.

Questa è tenuta a riferire i risultati delle indagini che svolge direttamente alla DDA e non alle Procure locali, che, di conseguenza, non sono in grado di avere una visione esaustiva della presenza mafiosa sul territorio.

Sono cose, queste, che stiamo ripetendo da anni ai Prefetti, invitandoli ad integrare, applicando le direttive di Napolitano, oggi Capo dello Stato ma prima ancora Ministro degli Interni, le Commissioni provinciali di Sicurezza e dell’ordine pubblico con un Magistrato della DDA o della DNA.

Ma fino ad ora i Prefetti hanno fatto al riguardo… orecchie da mercante.

Non se l’abbia, Dr. Mancini, ma queste precisazioni erano doverose per fare, speriamo definitivamente, luce sull’annoso dilemma: ci sta o non ci sta la mafia in provincia di Latina?

Per noi, ma non solo per noi (basta leggere i rapporti della DNA, della DIA, del Ministero degli Interni, delle Commissioni Parlamentari ecc. ecc. ), mafia, camorra, ’ndrangheta, sacra corona unita, mafie straniere e così via ci sono e sono anche ben insediate sul territorio pontino e laziale.

ASSOCIAZIONE REGIONALE LAZIO PER LA LOTTA CONTRO LE ILLEGALITA’ E LE MAFIE
“ANTONINO CAPONNETTO”

Comune di Ardea (Roma)

Roma 16 agosto 2006

Al Presidente della Repubblica-Roma
Al Ministro degli Interni-Roma
Al Presidente Giunta Regione Lazio-Roma
Alla Direzione Nazionale Antimafia-Roma
Alla Direzione Distrettuale Antimafia-Roma
Alla Direzione Investigativa Antimafia-Roma
Alla Procura della Repubblica di Velletri
Alle Direzioni Nazionali dei Partiti-Roma
Alla Stampa

Oggetto: Comune di Ardea (Roma)

Qualcuno sostiene che sarebbe stato l’intervento di qualche autorevole esponente di un importante partito di governo ad impedire che venisse adottata per il Comune di Ardea la stessa decisione assunta per quello della vicina Nettuno.

Noi ci siamo rifiutati di dare credito a tale voce soprattutto perché, se essa fosse fondata, sarebbe veramente devastante Ciò, per una serie di motivi, i più importanti dei quali sarebbero:

1-essa proverebbe l’esistenza di una pericolosa commistione fra politica-affari e criminalità:

2-essa proverebbe, inoltre, l’esistenza di una rete trasversale che avviluppa l’intero Lazio -e, soprattutto, la provincia di Roma-, rete che starebbe all’origine di una sorta di spartizione territoriale fra le attuali coalizioni di governo e di opposizione. In conseguenza di tale spartizione, nessuna delle parti politiche deve recare nocumento serio all’altra.

A supportare questa ultima tesi-alla quale noi continuiamo a non credere, malgrado tutto-c’è lo sconcertante silenzio di taluni importanti partiti del centrosinistra, all’opposizione al Comune di Ardea, che, al di là di qualche timida presa di posizione di alcuni loro singoli esponenti, nulla hanno concretamente fatto nelle sedi opportune (in Parlamento e nel Governo) dopo l’altrettanto sconcertante decisione del Ministro Amato.

C’è tutta una pubblicistica che ripercorre la storia dell’insediamento malavitoso ad Ardea, dai tempi del soggiorno su quel territorio del famigerato Frank Coppola, all’assassinio di un vigile urbano, all’arresto di un Sindaco per gravi reati, per non continuare con le più recenti vicende giudiziarie e con gli accertamenti compiuti dall’autorità giudiziaria sia territoriale che distrettuale e nazionale.

Come si fa a sostenere che non ci sono stati “condizionamenti” da parte di soggetti mafiosi se appena qualche mese fa, durante il dibattimento di un procedimento in corso presso il Tribunale di Roma, si è appreso che, proprio ad Ardea, i lavori di realizzazione delle fogne sono stati eseguiti da elementi appartenenti ad un clan siciliano?

Apprezziamo il lavoro fatto dalla Commissione di accesso, ma sin dal primo momento del suo insediamento noi abbiamo segnalato la necessità di… non guardare solamente le “carte” amministrative, prescindendo da tutto il lavoro fatto dai magistrati sia della Procura della Repubblica di Velletri, da quelli della DDA, della DNA e di altre Procure della Repubblica, oltreché dalle eventuali investigazioni, vecchie o in corso, della DIA.

Noi abbiamo offerto delle “piste”, abbiamo chiesto indagini su taluni… repentini arricchimenti. Abbiamo chiesto di individuare tutti quegli imprenditori che hanno costruito ad Ardea senza apporre all’esterno dei loro cantieri di lavoro i prescritti cartelli identificativi. Fra quegli imprenditori è certo che non ci sia qualche elemento legato a clan o cosche?

Si dice che qualche anno fa, durante una seduta di consiglio comunale, un signore presente fra gli spettatori (un imprenditore?) avrebbe coram populo parlato di… ”patti non mantenuti”. E’ fondata la notizia?In caso positivo, a chi era rivolta l’accusa?Si è indagato al riguardo?

D’altro canto, un’attenta lettura del contenuto di taluni verbali di sedute del consiglio comunale, verbali di qualche tempo fa e non solo, avrebbe dovuto suggerire la necessità di taluni approfondimenti e rigorosi chiarimenti. E’ stato fatto?

Sono state fatte accurate indagini su tutto ciò?

E’ da tempo che la stampa denuncia situazioni veramente inquietanti.
Qualche tempo fa è stato pubblicato un “Libro nero” estremamente interessante e particolarmente utile per ogni investigatore e per chiunque voglia capire il livello dello stato di illegalità esistente su quel territorio. Lo hanno letto il Ministro Amato ed il Prefetto di Roma?

Noi riteniamo che ci sia urgenza di un supplemento di indagini, coinvolgendo questa volta, pur nel rispetto della loro autonomia e del segreto istruttorio-per quanto riguarda indagini e procedimenti in corso-i magistrati competenti, sia ordinari che degli organismi antimafia.

E’quanto chiediamo al Capo dello Stato, ma non solo.

Ci rivolgiamo anche a tutte le segreterie nazionali dei partiti perché ognuna per suo conto faccia quello che è necessario per fare chiarezza definitiva su una situazione, quella esistente appunto ad Ardea, che non è affatto chiara.

Il Segretario Regionale Dr. Elvio Di Cesare

Lettera aperta alla Regione Lazio

4 agosto 2006

Lettera aperta alla Regione Lazio

In nome di quale logica e buonsenso permettete si brucino i rifiuti?

Egregi rappresentanti dei cittadini, Presidente-commissario Marrazzo

mi scuso in anticipo della lunghezza, ma un problema enorme non è comprimibile oltre una certa misura.

Le politiche locali possono incidere in maniera preponderante nella gestione dei rifiuti. Oggi, c’è una consapevolezza precisa di come i “rifiuti”, o meglio i materiali post consumo, siano inscindibilmente legati all’energia e viceversa. Come se non ci fossero certezze scientifiche su questo, si vorrebbe far passare col gassificatore/inceneritore, uno “spreco di energia” come “recupero energetico”.
Incenerire i rifiuti provoca spreco energetico, dovendo ricreare continuamente prodotti ed imballaggi a perdere, in un circolo vizioso e del tutto antieconomico.
Ogni volta che bruciamo un oggetto, tutta l’energia per estrarne le materie prime, la lavorazione, il trasporto occorsi, si perdono per sempre, è banale intuirlo anche per chi non conosce l’argomento.
Quanto segue non è una valutazione personale, ma di ASM Brescia, che giustificava la sua rinuncia a partecipare all’inceneritore trentino, divenuto troppo piccolo.
Ottenere energia dai rifiuti è 8 volte più costoso che con le centrali tradizionali, lo ha ammesso ai giornali quell’ambientalista radicale il Presidente Capra (il più grande Inceneritore d’Europa) ***

Gli inceneritori hanno un rendimento patetico, e la sola ragione che ne garantisce la sopravvivenza è che per legge l’Enel è costretta ad acquistarne la (poca) energia prodotta a prezzi fuori mercato. Questo sovrapprezzo ricade su tutti i contribuenti italiani. Infatti, il 7% della bolletta Enel che i cittadini pagano, e che dovrebbe servire a sviluppare energie pulite, da più di 15 anni finisce per sovvenzionare “silenziosamente” gestori di inceneritori e petrolieri (per i quali era già prevista l’interruzione delle convenzioni entro il 2007), un affare quantificato in 2 miliardi di euro all’anno (come riportato nella seduta del 6/11/2003 della X Commissione permanente della Camera, Presidente On. Tabacci).
Bruciare rifiuti conviene, e non sempre come sotto si evidenzia!, solo ai gestori degli inceneritori: si ottengono circa 50 euro a tonnellata di rifiuti bruciati via Enel e Contributi Conai
In cambio la collettività senza esserne informata ottiene solo danni, sommati ai costi.

“Nei casi di una produzione giornaliera di rifiuti inferiore a 400 tonnellate (140. 000 -150. 000 ton/anno), i costi di investimento dei forni di incenerimento del tal quale sono così elevati che il maggiore ricavo della produzione di energia elettrica (Cip 6, certificati verdi) non è sufficiente a rendere conveniente questa soluzione” ***
fonte: Unione Nazionale Aziende produttrici energia elettrica. Conferenza nazionale Energia e Ambiente. Roma, Novembre 1998.

Ecco il motivo del raddoppio dei vecchi inceneritori e il gigantismo dei nuovi.
Ecco perché gli inceneritori di Colleferro da 107. 000 e 94. 000 tonn/anno, hanno contribuito ai debiti del Consorzio Gaia, e le perdite nette sono arrivate a 40milioni di euro. Errare è umano, perseverare…
“L’emergenza” dichiarata o sostanziale, non è un fatto casuale, ma una concatenazione di scelte errate e sottovalutazioni e superficialità protratte nel tempo.

L’Italia è, disgraziatamente, l’unico paese nell’Unione Europea che considera gli scarti di raffineria petrolifera e i rifiuti non biodegradabili come “risorse rinnovabili” (prima con la legge L. 9 09/01/1991 con atto amm. vo Cip 6; oggi grazie ad un improprio recepimento della direttiva 2001/77/CE). In questo modo vengono incentivati solo i gestori degli impianti, sottraendo risorse vitali all’adozione di pratiche a minore impatto ambientale e sanitario, quali la raccolta differenziata, il riuso e riciclaggio dei rifiuti.
Un uso improprio di fondi pubblici che non ha eguali in Europa, un vero e proprio scandalo per un Paese come l’Italia che è fanalino di coda nella gestione dei rifiuti oltre che nella produzione di energia rinnovabile (come eolica e fotovoltaica), quella necessaria ad una società lungimirante, che prima ancora di produrre, deve ridurre in maniera sostanziale gli sprechi energetici che la stanno sobbarcando di costi inutili onerosissimi e immorali.

Oggi, questa Regione, ha una grande opportunità, quella di far subito proprie tali istanze, precedendo e orientando le scelte che verranno fatte a livello nazionale, con la doverosa fine dei sussidi agli inceneritori. In questa Regione, la raccolta differenziata è su livelli davvero irrisori, i soli impianti di ineludibile necessità sono quelli per il compostaggio, affiancabili al lavoro chiesto ai cittadini, per separare gli scarti organici di cibo direttamente in casa. Ognuno deve essere responsabile, è un diritto-dovere, come andare a votare:
i rifiuti si possono ridurre solo col porta a porta non con nuovi cassonetti e inceneritori.
Chi dice il contrario non sa di cosa parla: sposta l’inquinamento da una matrice solida ad una gassosa, ottenendo in più il 30% di scorie tossico nocive. NON riduce i rifiuti, li rende solo più pericolosi.

La raccolta differenziata dovrà poi essere incentivata in modo sostanziale, in particolare per quanto riguarda quella domiciliare. Solo con la partecipazione diretta della cittadinanza si potrà, infatti, vincere questa sfida, con tutte le ricadute in termini economiche e sociali, grazie anche alla creazione di nuovi posti di lavoro e di attività imprenditoriali dedicate al riciclaggio.

Non possiamo girare intorno al problema: o si paga una tariffa proporzionata alla produzione di rifiuti, o il sistema NON può funzionare. Banalizziamo, che i media riprendano questi dati o meno (non potrete dire di non sapere), con una domanda semplice: Perché devo pagare la stessa cifra del mio vicino di pianerottolo, se produco solo 200kg di rifiuti all’anno e non 500 come lui? Perché sono un cittadino “virtuoso”? (leggasi: pirla?)
Chi dice il contrario deve spiegare come possiamo avere una tariffa personalizzata se non si avvia il porta a porta; cosa facciamo, mettiamo di guardia ai cassonetti l’Esercito per evitare che chiunque passi di li possa infilarci (o accatastare attorno) tutto quello che gli pare, come avviene TUTTI I GIORNI a Roma?

Disponibile ad essere audito dalle Commissioni attività produttive e ambiente della Regione Lazio.
Cordiali saluti, Roberto Pirani
rinnovabili@libero. it
tel. 328 301 99 52

ALLEGATI LEGALI E FONTI DI DOCUMENTAZIONE

Già nel novembre 2003 Loyola De Palacio, commissario europeo per i Trasporti e l’Energia, in risposta ad una interrogazione dell’On. Monica Frassoni al Parlamento Europeo, aveva ribadito il fermo no dell’Unione Europea all’estensione del regime di sovvenzioni europee per lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili all’incenerimento delle parti non biodegradabili dei rifiuti.
In Italia produciamo circa 35 milioni di tonnellate di rifiuti l’anno, il cui smaltimento costa circa 75 euro per tonnellata, con punte che possono arrivare anche a 135 euro. Ci sono Paesi Europei dove l’incenerimento dei rifiuti è gravato da tasse (per scoraggiarlo!!) di 71 Euro a tonnellata.

Opzioni per la gestione dei rifiuti e cambiamenti climatici:

. nel documento commissionato dalla Unione Europea, intitolato ” Waste management options and climate changes” (Opzioni per la gestione dei rifiuti e cambiamenti climatici), presentato nel 2001 e consultabile in rete, sono riportati i bilanci di gas serra derivanti da diverse strategie di trattamento dei MPC. (materiali post consumo)
La tabella che segue riporta in sintesi le stime conclusive, in particolare i chili di anidride carbonica equivalenti risparmiati per ogni tonnellata di MPC trattati:
1) – riciclaggio e compostaggio: – 461 kg
2) – trattamento meccanico biologico e segregazione in discarica: – 366 kg
3) – incenerimento con produzione di elettricità: -10 kg

L’interpretazione corretta di questi dati è che per ogni tonnellata di MPC che è incenerita invece di essere riciclata, si aggiungono 451 kg di gas serra all’atmosfera del nostro pianeta, nonostante la promozione dei rifiuti a fonte energetica rinnovabile, realizzata per Legge nel Decreto che istituisce i Certificati Verdi.
Questa differenza è dovuta al fatto che l’incenerimento dei manufatti, dopo il loro consumo, costringe il sistema produttivo globale a produrre ex novo gli stessi oggetti, utilizzando materie prime vergini ed energia non rinnovabile.
I dati della tabella dicono anche che le comunità che danno la reale preferenza al riciclo e al compostaggio dei loro MPC, dovrebbero poter mettere in vendita, come prevedono gli accordi di Kyoto, una quantità di crediti “gas serra”, nettamente maggiori di quelli delle comunità che privilegiano l’incenerimento.

Il costo della Co2 emessa contravvenendo il Protocollo di Kyoto, ha raggiunto una quotazione di 20euro a tonnellata!.

Pronto a qualunque confronto sul merito dei fatti che semplicemente si riporta, senza avere alcun tornaconto se non la difesa dell’interesse pubblico rispetto al profitto di quei pochi che, tacendo, ammettono indirettamente di sfruttare a loro vantaggio leggi inique e senza futuro.
“L’incenerimento è il profitto di pochi utilizzando finanziamenti pubblici”. Sarebbe un buon titolo di giornale, se i media decidessero di verificare i fatti invece di registrare le opinioni di questa o quell’altra parte politica.
L’avete mai letto sul Corriere della Sera per caso?, o sentito dire nelle trasmissioni che ospitano i vari rappresentanti, che sprechiamo a favore di incenerimento di rifiuti e scorie petrolifere fondi pubblici per 2mld di euro all’anno, ogni anno, dal 1991?
E non finisce qui, volendo approfondire.
I soli costi esterni che un inceneritore grava sulla collettività, sempre da studi condotti dalla comunità europea, equivalgono a 44 euro a tonnellata, paragonabili alle più obsolete centrali a carbone, e sono costi pagati dal servizio sanitario nazionale, non sono costi eludibili.

Ma del Protocollo di Kyoto e di tutti i costi qui evidenziati, a chi gestisce un inceneritore non importa nulla. Non è SUA la responsabilità. è delle amministrazioni che glielo permettono.

In questo “muro di gomma” di chi è la responsabilità di puntare i riflettori su questo sistema sciagurato, delle associazioni di cittadini come la Rete nazionale rifiuti zero di cui faccio parte o di chi è stato eletto per rappresentare tutti i cittadini e il bene comune?

Se l’Ecomafia spa fattura miliardi di euro in questo Paese vorrà dire che il sistema ha qualcosa che non funziona o no?

Io sono a vostra disposizione, per cambiare, come lo è la Rete nazionale rifiuti zero

e per cambiare la prima cosa è la volontà politica: bipartisan
siate consapevoli che le scelte che state per compiere avaranno dirette conseguenze su tutti i viventi, attuali e delle prossime generazioni.

Comunicato urgente per Ardea

04/08/2006

Comunicato urgente per Ardea

Siamo indignati per la decisione del Ministro degli Interni a proposito di Ardea, che non tiene conto di quanto da anni la Magistratura ha accertato in ordine alle infiltrazioni mafiose su quel territorio..

Ci appelliamo, pertanto, al Capo dello Stato, quale supremo garante delle Istituzioni, e della legalità e chiediamo un Suo intervento urgente, affinché il Ministro degli Interni riveda il provvedimento adottato.

Associazione Regionale per la lotta contro le illegalità e le mafie
Antonino Caponnetto”

Risposta delle ASL sui lavori all’ospedale di Sezze

Scarica la risposta in formato PDF

Lavori ospedale di Sezze

Articoli recenti

Archivi