Archivi del mese: Maggio 2005

Presentata un’interrogazione sugli abusi edilizi a Sabaudia

Latina, 31 maggio 2005

Alla Procura Regionale della Corte dei Conti ROMA
Alla Procura della Repubblica LATINA
Al Presidente della Giunta Regionale Lazio ROMA
Al Sindaco di SABAUDIA (LT)
Al Comando provinciale Guardia di Finanza LATINA

Cinque consiglieri comunali di Sabaudia, appartenenti all’opposizione, hanno presentato un’interrogazione (a noi pervenuta in copia) sugli abusi edilizi perpetrati in quel Comune ad opera del dott. Alfredo Scalfati, che realizzava, senza autorizzazione, e nonostante il terreno fosse sottoposto a vincoli, un capannone in località Casali di Paola. Malgrado un’ordinanza di demolizione, notificata il 12.6.1997 e un’accertamento di inadempienza del 1.3.2000, non si è mai proceduto all’abbattimento del manufatto. Gli interroganti rilevano in questo un comportamento omissivo da parte del Comune.

Quanto sopra descritto è l’ennesima prova del clima di diffusa illegalità esistente nel Comune di Sabaudia. Un territorio, questo, da tempo sotto i riflettori degli organi investigativi nazionali e distrettuali per antichi e recenti tentativi di pesanti infiltrazioni della criminalità organizzata.

Nell’interrogazione in questione vengono, fra l’altro, ipotizzate pesanti responsabilità di quanti avrebbero dovuto vigilare al fine di una puntuale applicazione delle leggi e non l’hanno fatto. Vi sono, quindi, reati di omissione a vari livelli, che vanno tutti individuati e perseguiti. E’ stata emessa di recente anche un’ordinanza verbale di demolizione del manufatto (v, verbale n. 28-U. T. /A del 4.2.2005-Sez. Antiabusivismo), alla quale non è stato dato alcun seguito. Né l’Amministrazione comunale e gli altri organi competenti, nazionali e regionali, hanno dato vita agli atti conseguenti.

Ciò premesso, questa Associazione chiede che si proceda di conseguenza.

LA SEGRETERIA

erogati 500 mila euro alla XVI Comunità Montana “Gronde dei Monti Ausoni” da due anni in liquidazione

Latina, 28 maggio 2005

Alla Procura Regionale della Corte dei Conti ROMA
Alla Procura della Repubblica LATINA
Al Presidente della Giunta Regionale Lazio ROMA

Si possono erogare contributi per 500 mila euro ad un Ente, come la XVI Comunità Montana “Gronde dei Monti Ausoni”, con sede in Fondi (provincia di Latina), da due anni in liquidazione?

Già questa Segreteria si è vista costretta a segnalare alcune strane assunzioni decise dall’Ente suddetto, ma ora siamo venuti a conoscenza di quest’altra decisione, assunta dalla vecchia Giunta della Regione Lazio poco prima delle recenti elezioni.

Una decisione assurda – questa – sulla quale è opportuno promuovere delle indagini, non solo sotto il profilo amministrativo e contabile, ma anche penale, perché sorge il sospetto – considerati i tempi in cui è stata assunta – che essa sia stata determinata da motivi elettoralistici.

LA SEGRETERIA

meccanismo di assunzioni nei cantieri scuola della XVI Comunità Montana

Latina, 28 maggio 2005

Alla Procura Regionale della Corte dei Conti ROMA

Alla Procura della Repubblica LATINA

Al Presidente della Giunta Regionale Lazio ROMA

E’ sempre la XVI Comunità Montana “Gronde dei Monti Ausoni”, con sede in Fondi (provincia di Latina) e da due anni in liquidazione che sale agli onori della cronaca.

In questi giorni i quotidiani stanno segnalando un meccanismo di assunzioni non facile da comprendere per quanto riguarda i cantieri scuola della Comunità Montana, che ha portato al reclutamento di una decina di operatori in qualifiche diverse. Il bando richiedeva, infatti, come requisito, la residenza in uno specifico Comune del comprensorio montano, ma alla prova dei fatti sono stati esclusi dei concorrenti con tutte le carte in regola, a favore di altri.

I giornali segnalano, inoltre, una denuncia, da parte del movimento politico dei Monti Ausoni e Aurunci, di una “sconcertante” procedura di liquidazione dell’ex XVI Comunità montana che il commissario regionale con funzioni di ripartitore e liquidatore sta ponendo in atto attraverso la procedura di “transazione bonaria” con una decina di imprese di costruzioni che vantano crediti dalla vecchia Comunità, per un valore di oltre 14 miliardi di vecchie lire. Crediti che per anni sono rimasti congelati.

Tali notizie sono estremamente inquietanti e meritevoli di ulteriori approfondimenti e verifiche.

Ciò premesso, questa Associazione chiede che vengano disposte approfondite indagini, a tutti i livelli, per far luce sulla condotta di un Ente che da troppo tempo sta facendo parlare di se’.

LA SEGRETERIA

Saluto del segretario dell’associazione “A.CAPONNETTO” al congresso provinciale del SLIP-CGIL

INDIRIZZO DI SALUTO DEL SEGRETARIO DELL’ASSOCIAZIONE “A. CAPONNETTO” AL CONGRESSO PROVINCIALE DEL SILP-CGIL DI FROSINONE DEL 27. 5. 2005

Durante il rituale incontro annuale della Fondazione “Antonino Caponnetto ” svoltosi a Firenze il 27 novembre u. s. , il Sindaco della “Primavera di Palermo”, Leoluca Orlando ha dichiarato, alla presenza del Procuratore capo di Palermo Piero Grasso, del Procuratore Generale Giancarlo Caselli, dei giudici Gherardo Colombo, Antonio Ingoia ed altri, che recentemente si è visto costretto a vivere una vicenda veramente inquietante. Nessun consigliere del centrosinistra dell’Assemblea Regionale siciliana ha voluto firmare una mozione di sfiducia nei confronti del Governatore Totò Cuffaro, da lui proposta: Governatore che – come è noto – è stato rinviato a giudizio per collusione con la mafia.

L’episodio la dice lunga sul rapporto, ormai consolidato, fra le organizzazioni criminali e pezzi della politica.

Il Procuratore nazionale Pier Luigi Vigna, ad una recente Assemblea dei Consigli generali di CGIL-CISL ed UIL, ha affermato che il prossimo bersaglio della criminalità organizzata, sarà il sovvertimento delle regole del mercato. In provincia di Caserta – ha detto Vigna – il commercio di polli, latte e pane è nelle mani della camorra. C’è, poi, tutto il mercato delle persone che colpisce migliaia di ragazze buttate sulle strade e decine di migliaia di uomini e donne utilizzati come schiavi, con paghe da fame e senza alcuna copertura assicurativa e sanitaria, utilizzati nei campi, nei cantieri edili, nelle fabbriche.

Quando l’economia finisce nelle mani della criminalità organizzata, l’incidenza sul piano sociale, politico e istituzionale è inevitabile. E’ l’aspetto che ci preoccupa maggiormente perché è tutto l’impianto del Paese che ne risente.

Scrive Pietro Messina sul numero 2 del 2005 della prestigiosa rivista di geopolitica “Limes”: “Cosa nostra preparare l’ennesima mutazione. Oggi la chiamano ‘mafia invisibile’, dissimulando per novazione ciò che Sciascia aveva pronosticato mezzo secolo prima. Tutti sanno che c’è, ma chi non vuole vedere o finge di non capire può tranquillamente sostenere di non intuirne la presenza. La mafia è sommersa ed è – per usare la metafora del Procuratore di Palermo Pietro Grasso – come una goccia d’olio che cade su una tela e si diffonde, impregnando del tutto la trama del tessuto. Cosa Nostra ha rinunciato allo scontro armato per dedicarsi agli affari, leciti e non”.

Alle mutazioni strategiche della criminalità organizzata non segue, purtroppo, un adeguamento delle strategie di contrasto da parte delle istituzioni.

Vi cito un esempio che riguarda, in questi giorni, il nostro territorio, quello del sud della nostra regione e, in particolare, il sud pontino.

Il Comando Generale della Guardia di Finanza ha deciso di sopprimere – nel quadro generale di riorganizzazione dei presidii – le brigate di Scauri e di Gaeta, accentrando tutto il personale a Formia, e di ridimensionare quella di Terracina, spostando parte del personale a Fondi, il cui presidio è elevato al rango di Compagnia. Noi abbiamo protestato scrivendo al Comando Generale e denunciando la visione militaresca del provvedimento, che vede nella concentrazione delle forze lo strumento9 per contrastare una criminalità organizzata che, diffusa in ogni angolo del territorio. È ormai “impresa” e come tale va combattuta con un lavoro di intelligence che impone, al contrario, una presenza costante, diffusa, decentrata.

Ci sono cointeressenze mafiose, ormai, in ogni angolo della vita economia, sociale ed anche politica del nostro territorio.

La classe politica – quella dell’attuale maggioranza di governo in particolare, ma anche, in parte, quella di opposizione, che troppo spesso sottovaluta la gravità della situazione e, quindi, tace, non opponendosi adeguatamente all’espansione delle mafie sul nostro territorio – ha la grossa responsabilità di aver oggettivamente causato lo scivolamento continuo della nostra regione – in modo particolare del sud del Lazio, delle province di Frosinone e Latina – verso la marginalizzazione civile ed economica. Una marginalizzazione che ha portato alla “meridionalizzazione”, con tutti i fenomeni connessi, dei nostri territori. Nella recente campagna elettorale per la Regione Lazio, non ho letto nei programmi dei candidati del centro sinistra della provincia di Latina un solo rigo di impegno contro le infiltrazioni criminali. Presumo che lo stesso fenomeno si sia verifiacato anche in provincia di Frosinone. Ciò è moralmente e politicamente grave per quei partiti che storicamente hanno mostrato di voler combattere contro le mafie, fino a vedere propri uomini cadere sotto il fuoco di queste.

Ci sono collusioni oggettive e soggettive che non possono più essere tollerate.

Ci sono ritardi, omissioni, deficienze che quotidianamente noi rileviamo. Non si fanno indagini patrimoniali, non si individua l’”origine”, la “provenienza” dei capitali – degli immensi capitali – che le organizzazioni criminali investono ininterrottamente.

Non c’è coordinamento tra le nostre Procure della Repubblica e la Procura Distrettuale Antimafia. Le Commissioni provinciali per la sicurezza e l’orine pubblico non comprendono nel proprio seno un rappresentante della Procura Nazionale Antimafia, come ordinò ai Prefetti il ministro degli Interni Napolitano.

Come è noto, i reati associativi sono di competenza della DDA e, di conseguenza, è solamente la Procura Nazionale Antimafia che ha il quadro completo della situazione relativa al livello di penetrazione criminale sul nostro territorio. Le relazioni annuali, con le relative statistiche elaborate dai Prefetti, sono, di conseguenza, incomplete per quanto riguarda il discorso della presenza mafiosa.

Una presenza che, dalle nostre analisi e dalle notizie che riceviamo quasi quotidianamente, è molto, molto più grave di quella che ci viene presentata. La recente polemica insorta tra il SILP ed il Questore di Frosinone sul ruolo del Commissariato di Cassino, nell’azione di contrasto della criminalità organizzata su un territorio di frontiera notoriamente infestato dalle attività camorristiche la dice lunga sulla qualità dell livello investigativo. E’ un discorso complesso, delicato, che noi stiamo facendo da tempo e che sfidiamo partiti politici e parlamentari a fare proprio. Noi riteniamo che l’azione di contrasto sia debole ed inadeguata.

Magistratura e forze dell’ordine debbono mettere in campo più energie, più intelligenze. Notiamo, invece, una pericolosa tendenza alla minimizzazione che ci sconcerta. In provincia di Latina noi ci siamo visti costretti a chiede ufficialmente, come Associazione “Caponnetto”, la rimozione del Prefetto e del Questore. Accenderemo i riflettori anche sulla provincia di Frosinone per vedere se esistono analogie con la provincia di Latina. So che la nostra richiesta, stante l’attuale quadro politico, fa ridere, ma l’abbiamo fatta lo stesso a futura memoria dei prossimi governi. Se non si fanno indagini sull’origine dei flussi finanziari; se non si confiscano i beni alle organizzazioni criminali e non li si acquisiscono al patrimonio pubblico; se i partiti, i sindacati, i parlamentari, la scuola, la Chiesa, le Associazioni, i cittadini tutti, la stampa, non acquisiscono la consapevolezza della gravità del fenomeno mafioso e non comprendono che non ci sarà mai sviluppo in un territorio infestato dalle mafie, in quanto nessun imprenditore serio verrà ad investire i suoi soldi da noi, la nostra economia diventerà sempre più un’economia criminale.

C’è un altro versante sul qual bisogna indagare a fondo: quello delle collusione tra politica e mafia.

La recente inchiesta svolta dal vicequestore Nicolino Pepe sulla “Formia connection”, ha messo in luce inquietanti interferenze di esponenti della criminalità organizzata nella politica pontina. Ci sono personaggi politici che occupano importanti incarichi istituzionali, che risultano indagati al riguardo. Speriamo che quella inchiesta non finisca come sono finite tante inchieste nel nostro Paese!

In un Paese civile e veramente democratico, anche un semplice sospetto avrebbe determinato le dimissioni dagli incarichi istituzionali e politici. In provincia di Latina nessun partito, nessun esponente politico, nessun parlamentare, nessun consigliere regionale o provinciale ha chiesto le dimissioni – quanto meno a scopo precauzionale – del o dei sospettati.

Termino ringraziando gli amici e compagni del SILP e, in particolare, Marco Galli per l’invito fattoci. Abbiamo voluto Marco nel Consiglio Direttivo dell’Associazione “A. Caponnetto” perché ne apprezziamo le capacità e l’entusiasmo. Vi sosterremo con forza nelle battaglie che insieme faremo in difesa della legalità e per la promozione di una vera democrazia. Auguri di buon lavoro.

Ampliamento darsena di Sperlonga: un altro nodo che viene al pettine

21/5/2005

COMUNICATO STAMPA

AMPLIAMENTO DARSENA DI SPERLONGA:
UN ALTRO NODO CHE VIENE AL PETTINE

Era il 31 maggio del 2002 quando il Gruppo di minoranza del Consiglio Comunale di Sperlonga inviò un proprio documento a tutti gli enti che di lì a pochi giorni avrebbero partecipato alla Conferenza di Servizi convocata per la concessione cinquantennale di un’area marittima demaniale per la realizzazione e gestione di un approdo turistico nel porto di Sperlonga. Il Gruppo di minoranza si chiedeva come mai l’Amministrazione Comunale non avesse proceduto ad un appalto-concorso e come mai il Sindaco aveva in ogni modo tentato di nascondere al Consiglio Comunale la richiesta avanzata dalla società privata di realizzare l’ampliamento del porto. Ma il Gruppo di minoranza denunciava anche che l’ampliamento della darsena era “un affare miliardario fatto con i soldi dello Stato” e confezionato a puntino per favorire gli interessi privati di ben determinate persone. Peraltro non tralasciammo di far notare come il progettista utilizzato dalla società privata risultava essere l’architetto Luca Conte, lo stesso al quale da anni l’Amministrazione affida, praticamente in esclusiva, tutte le progettazioni del Comune. Non solo, ma facemmo anche notare che lo stesso architetto Conte risultava essere parente stretto del maggior azionista della società che avrebbe dovuto realizzare e gestire la nuova darsena.

All’epoca fummo derisi e sbeffeggiati; oggi una determinazione della Corte dei Conti dice che avevamo visto giusto: per la concessione di aree demaniali è obbligatoria la gara pubblica. La Corte dei Conti, infatti, con deliberazione n. 5/2005/P depositata il 13 maggio 2005, esprime parere negativo al decreto ministeriale che approvava la concessione data dalla Capitaneria di Porto di Gaeta alla Società Porto Sperlonga per l’occupazione e l’uso di 19.550 mq di demanio marittimo situati nel Comune di Sperlonga. La deliberazione della Corte dei Conti precisa e stabilisce che la concessione di un’area demaniale per strutture da dedicare a nautica da diporto è da sottoporre ai principi di evidenza pubblica che impongono l’espletamento di una gara formale anche in presenza di una sola domanda. E ciò proprio nel presupposto che con tale concessione si permette ai soggetti operanti sul mercato una possibilità di lucro tale da imporre una procedura competitiva ispirata ai principi della trasparenza e non della discriminazione.

Nicola Reale

Capillarizzazione del fenomeno mafioso in provincia di Latina

Latina, 20 maggio 2005

COMUNICATO STAMPA

Una visione militaresca niente affatto ispirata a criteri di razionalità. Una concezione arretrata che vede nella concentrazione delle forze la panacea di tutti i mali. Oppure una ritirata? Il dubbio viene spontaneo.

Sono anni che denunciamo la capillarizzazione del fenomeno mafioso in provincia di Latina, un fenomeno che ormai ha raggiunto dimensioni inquietanti e rischia di permeare tutto il tessuto economico – se non politico ed istituzionale – pontino.

Passi per le decisioni assunte per Fondi – zona di grandi investimenti e di consolidate presenze mafiose e dove, pertanto, era necessario consolidare la presenza della Guardia di Finanza che, in verità, finora, sul piano delle indagini patrimoniali, è stata scarsamente incisiva nell’azione di contrasto della criminalità organizzata – ma, per il resto, la decisione assunta dal Comando Generale di quel Corpo di sopprimere le Brigate di Gaeta e di Scauri e di ridimensionare quella di Terracina è davvero sconcertante.

Le mafie, da tempo, hanno adottato un’intelligente strategia di “inabissamento” che le sta portando, pezzetto dopo pezzetto, ad occupare tutto il nostro territorio. Le operazioni in corso sul litorale che si estende da Sperlonga a Terracina ne sono la prova più evidente.

E’ il lavoro di intelligence, minuzioso, capillare, di individuazione dell’”origine” dei capitali che va fatto – se si vuole seriamente combattere le mafie – non quello di sguarnire i territori più infiltrati e chiudersi nei …”fortini”.

Possibile che i partiti non abbiano alcunché da dire al riguardo?

La Segreteria

una lettura più moderna ed adeguata alla realtà del fenomeno “mafia”

Latina, 20 maggio 2005

Ai componenti del Consiglio Direttivo LORO SEDI

Carissimi,

di fronte a una visione riduttiva, da parte delle istituzioni, del fenomeno “mafia”, visto ancora in una dimensione di “ordine pubblico”, il nostro compito è di far affermare, nel sentire comune, una lettura più moderna ed adeguata alla realtà.

Non ci stancheremo mai di sostenere che la mafia, oggi, è “impresa”: essa investe i suoi immensi capitali illeciti, comprando terreni, ed immobili, costruendo supermercati, porti, palazzi, etc. La mafia corrompe amministratori pubblici e uomini politici, mentre le istituzioni fanno fatica a seguirne le evoluzioni.

La “politica”, fatta qualche rara eccezione, tace, lascia fare, è disattenta e – non raramente – è collusa. Spetta a noi, quindi, essere “sentinelle sul territorio” scoprendo fatti, denunciandoli, stimolando le istituzioni, informando i cittadini. Se non facciamo questo, è meglio che ce ne stiamo a casa!

Ognuno di noi, quindi, deve informarsi – ed informare continuamente l’Associazione – di quello che succede intorno a noi. I mutamenti apportati di recente al nostro Direttivo, mirano a questo.

E’ necessario, d’ora in avanti, che ognuno, durante le riunioni del Direttivo, informi questo (meglio se con una breve relazione scritta), della situazione sul proprio territorio.

L’Associazione è cresciuta in autorevolezza e sono molti ad aspettarsi da noi un lavoro più puntuale e costante.

Elvio Di Cesare

Interrogazione presentata dal Sen. Antonello Falomi

12/05/2005

COMUNICATO STAMPA

Il sen. Antonello Falomi, del gruppo “Il Cantiere”, su richiesta di questa Associazione, ha presentato in data 12 maggio 2005 la seguente interrogazione:

Al Ministro degli interni

Al Ministro della Giustizia

Premesso che:

- i comuni laziali di Civitavecchia e San Felice Circeo destano particolari preoccupazioni circa la possibilità di infiltrazioni mafiose nella realizzazione dei lavori di potenziamento delle infrastrutture portuali, come sottolineato dalla relazione del Sostituto Direzione Nazionale Antimafia Luigi De Ficchy nella sua “Relazione sulla criminalità organizzata nella regione Lazio “attualmente agli atti della Commissione Bicamerale d’inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata;

-medesime preoccupazioni sono state espresse in più sedi pubbliche dal Procuratore nazionale Antimafia Pierluigi Vigna;

-notizie analoghe ci riferiscono di possibili infiltrazioni di stampo mafioso nei massicci investimenti relativi alla realizzazione dei patti territoriali al Comune di Sabaudia;

-nella succitata “Relazione sulla criminalità organizzata nella Regione Lazio” viene riferito di un’espansione strategica delle organizzazioni mafiose verso il litorale laziale attraverso investimenti di capitali illeciti in società appaltatrici di grandi opere pubbliche;

Si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga di dover intensificare il coordinamento, in ordine ai casi descritti, tra le forze dell’ordine, la Procura della Repubblica e la Procura Nazionale Antimafia;

se il Governo non ritenga opportuno che le Commissioni provinciali per la sicurezza e l’ordine pubblico siano integrate con rappresentanti della Procura Nazionale Antimafia.

f.to Sen. Antonello Falomi

Abusivismo edilizio

Roma, 10 maggio 2005

Al Sindaco di Roma
On Walter Veltroni

All’Assessore alle Politiche del Territorio
Comune di Roma
On. Roberto Morassut

L’ Associazione “Antonino Caponnetto contro le Illegalità e le mafie Lazio”, facente parte di “LIBERA” e della Fondazione Caponnetto, che da alcuni anni opera sul territorio laziale, in particolare sulla Provincia di Latina, sta preparando un dossier sull’abusivismo edilizio nella nostra Regione e sulle misure in atto presso i vari Comuni per contrastare tale fenomeno.

Saremmo molto lieti se l’Assessore Morassut potesse concedere un colloquio al Presidente dell’Associazione, dr. Elvio Di Cesare, per conoscere più a fondo la situazione a Roma.

Certi di una cortese risposta, salutiamo molto cordialmente

IL CONSIGLIO DIRETTIVO

Replica dell’Associazione “A.Caponnetto”

Latina, 10 maggio 2005

Sembra che qualche redattore si sarebbe lamentato delle “genericità” di alcuni documenti di questa Associazione, documenti che non conterrebbero “nomi e cognomi delle persone accusate”.

Ci dispiace che il lavoro quasi quotidiano svolto da questa Associazione non sia compreso ed apprezzato da tutti e in tutta la sua pienezza. SI tratta di un lavoro certosino, delicatissimo, di ricerca e di indagini continue e – ci sia consentito – oltretutto “rischioso”, un lavoro, peraltro, “sostitutivo” perché non raramente ci vediamo costretti ad assumerci oneri che competerebbero alle istituzioni.

Non possiamo, quindi, “bruciare le indagini”, come si dice in gergo, pubblicizzando “nomi e cognomi”. Questi li facciamo agli organi investigativi specializzati.

Anche sul nostro sito Internet – che, comunque, è ricco di notizie, spunti, analisi e quant’altro – omettiamo di riportare documenti “riservati” che si riferiscono a persone di cui facciamo “nome e cognome”.

E’ per noi importante chiarire ciò, perché contiamo sulla comprensione di tutti. Noi vorremmo che la battaglia contro l’illegalità fosse una battaglia non di pochi – come purtroppo avviene – ma di tutti. Di tutte le persone, di tutte le forze sane.

La situazione, in provincia di Latina, data la sua gravità, richiederebbe un impegno corale, giornaliero. Così non è, purtroppo, e noi, talvolta – nella nostra solitudine – oltre a qualche “consiglio”, dobbiamo subire anche l’incomprensione, per non dire il dileggio, di qualcuno.

Cordialmente

Elvio Di Cesare

Il gioco delle mafie?

Latina, 9 maggio 2005

Al Comando Generale della Guardia di Finanza ROMA

e p. c. Alla Direzione Nazionale Antimafia ROMA

Sguarnire dei presidi locali territori “caldi” come quelli di Gaeta, Scauri e molti altri, invece che rafforzarli come sarebbe necessario, non significa, oggettivamente, fare il gioco delle mafie?

Ci rifiutiamo di credere che Codesto Comando Generale voglia fare questo. Ma, se la notizia riportata da alcuni organi di stampa fosse fondata, sarebbe risibile ogni motivazione.

C’è, al contrario, l’esigenza di dotare i comandi locali di maggiori mezzi e più uomini esperti nel lavoro di intelligence.

La presenza di una Guardia di Finanza potenziata sul territorio pontino e, in particolare, nella parte meridionale di questo – da Terracina in giù – è vitale ai fini di una più incisiva azione di contrasto di una criminalità organizzata che nel tempo è diventata sempre più mafia economica, cioè impresa.

LA SEGRETERIA

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