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Situazione Giustizia e criminalità provincia di Latina

Latina, 7 luglio 2004

On Presidente della Repubblica
Roma
On Ministro degli Interni
Roma
On. Ministro della Giustizia
Roma
On. Vice Presidente C. S. M.
Roma
On. Presidente Commissione Parlamentare
Antimafia – Roma
Alla Direzione Investigativa Antimafia
Roma
Alla Direzione Distrettuale Antimafia
Roma
Al Capo della Polizia di Stato
Roma
Al Comandante Generale dell’Arma dei
Carabinieri – Roma
Al Comandante Generale della Guardia
di Finanza – Roma
Al Procuratore Capo della Repubblica
Roma
Al Procuratore Capo della Repubblica
Perugia
Al Procuratore Capo della Repubblica
Latina

OGGETTO: situazione Giustizia e criminalità provincia di Latina.

Si trasmette, per opportuna conoscenza e per gli eventuali adempimenti di competenza, l’allegato documento approvato dal Consiglio Direttivo di questa Associazione regionale nella seduta del 5 luglio u. s.

Distinti saluti

IL SEGRETARIO
Dr. Elvio Di Cesare


DOCUMENTO APPROVATO DAL CONSIGLIO DIRETTIVO DELL’ASSOCIAZIONE “ANTONINO CAPONNETTO” NELLA RIUNIONE SVOLTASI A ROMA IL 5 LUGLIO 2004

“Esterrefatti”. Non troviamo altra parola per definire il nostro stato d’animo nel leggere le recenti dichiarazioni pubbliche del neo Procuratore Capo della Repubblica di Latina, dr. Mancini, il quale ha, in sostanza, manifestato l’impotenza del suo Ufficio a far dare esecuzione a circa 1200 sentenze emesse per reati di abusivismo edilizio,

Dichiarazioni queste estremamente gravi, considerato anche il momento in cui sono state rese, in quanto, mentre da un lato minano la residua fiducia dei cittadini nella Giustizia, dall’altrro potrebbero essere intese come uno stimolo a non rispettare le leggi. E’ da tempo che stiamo insistendo nel chiedere a tutti – Consiglio Superiore della Magistratura, Ministero della Giustizia, Istituzioni, partiti politici ecc – di affrontare il “problema Giustizia” a Latina. Senza certezza del diritto non c’è legalità. Senza legalità non ci sono democrazia e sviluppo.

Quello che riguarda Latina non è soltanto un problema di carenza di magistrati, personale amministrativo ed esecutivo, oltreché di spazi e risorse. A nostro avviso esiste anche un problema più complesso che riguarda la qualità delle istruttorie, l’organizzazione, ecc.

Siamo rispettosi dell’autonomia dei giudici e non vogliamo interferire nella loro attività, che riteniamo preziosa, ma ci siano consentite alcune considerazioni che esprimiamo con il fine esclusivo di salvaguardare l’immagine di un’Istituzione che ha saputo, con il sacrificio di tantissimi magistrati, guadagnarsi negli anni andati la stima dei cittadini.

Quando, a seguito di un’indagine svolta a Latina, su nostro impulso, dalla Guardia di Finanza sugli appalti della ASL, si individua un conto bancario cointestato ad un imprenditore vincitore di talune gare e ad un alto funzionario della stessa ASL addetto all’ufficio che si interessa delle stesse gare, qualche perplessità è legittima. Tale perplessità aumenta nel momento in cui si apprende dai giornali che il PM ha richiesto l’archiviazione.

La Magistratura, in una situazione di degrado generale, è stata e rimane l’unico baluardo della difesa dello stato di diritto e della democrazia. La sola sensazione, però, che essa, per qualsivoglia motivo, rinunci a svolgere fino in fondo il suo ruolo, è esiziale per le stesse sorti della democrazia.

Ci sono responsabilità, oggettive o soggettive, nella situazione che riguarda la provincia di Latina, che non vanno sottaciute e vanno perseguite, Anni di ritardi e di omissioni hanno caratterizzato il comportamento di molte Istituzioni, i cui responsabili hanno sempre fornito, fatta qualche eccezione, letture minimaliste e tranquillizzanti del fenomeno criminale. Si è sempre parlato di “pericolo di infiltrazioni mafiose”, pur avendo noi, in sintonia peraltro con la DDA, dimostrato, citando fatti e circostanze, che la… penetrazione è avvenuta da almeno 20 anni, grazie all’inerzia di chi avrebbe dovuto contrastarla e non l’ha fatto (chi ha rilasciato residenze anagrafiche, concessioni edilizie, autorizzazioni commerciali, sanitarie e quant’altro?). Lo stesso sottosegretario agli Interni, on. Mantovano ha dichiarato di recente che ci sono in provincia di Latina collusioni fra “imprenditori locali” ed organizzazioni mafiose. Perché questi “imprenditori locali” non vengono smascherati e perseguiti?
Si è provveduto ad escluderli dagli elenchi delle ditte che vengono invitate a partecipare alle gare pubbliche? E’ tutto il sistema degli appalti che va rivisitato a fondo e, laddove si rilevino

aree di illegalità, vanno puniti i responsabili e soprattutto i complici che, agendo spesso all’interno delle istituzioni e dei partiti politici, agevolano le illegalità (si è indagato, ad esempio, oltreché sugli appalti della ASL su quelli del Consorzio Industriale del sud pontino, dove pare che tutti i lavori siano commissionati ad una sola ditta, o degli altri Enti? Chi sono, inoltre, i proprietari di un ristorante a Monte Lombone a Gaeta o di qualche chiosaco recentemente assegnato al Lido di Latina?)
Una economia malata scaccia sempre quella sana e c’è, pertanto, il rischio che larga parte dell’economia pontina diventi, prima o poi, marcia: se non lo è già!
Che cosa hanno fatto finora, per contrastare tale tendenza, Prefetti (eccetto Procaccini), Questori, Comandanti della Guardia di Finanza e dei Carabinieri (eccetto Messina e Tommasone?). Ed i Procuratori della Repubblica?.

Di fronte alle “mutazioni” della mafia – che è impresa – sono state elaborate tecniche investigative moderne e più efficaci? Quante indagini patrimoniali o per individuare la provenienza degli immensi capitali che hanno invaso e continuano ad invadere ogni giorni la nostra provincia sono state fatte finora? Quante ne sono in corso? Quanti mafiosi sono stati confiscati dalla Procura della Repubblica di Latina?

Lo Stato deve fornire ora un segnale forte di cambiamento se vuole fugare ogni ombra di complicità oggettiva. Vengano subito trasferiti ad altra sede gli attuali Prefetto e Questore di Latina, risultati inadeguati nell’azione di contrasto della criminalità organizzata.
Si applichi, inoltre, la legge n. 221/91 e si sciolga subito il Consiglio comunale di Gaeta (come peraltro quello di Nettuno, così come evidenziato sull’Unità del 29 giugno u. s. )

Ci sono fatti, se visti in un unico contesto e non uno per uno, che provano la fondatezza di tale richiesta: i fatti denunciati dall’Espresso prima e da Limes nel numero 3 in edicola; le nostre denunce alla Guardia di Finanza di Civitavecchia in ordine ai concorsi ed agli appalti nel porto di Gaeta, oltreché alla formazione del Consiglio Direttivo dell’Autorità Portuale; i proiettili inviati a due consiglieri comunali di Gaeta; i motivi che hanno dato origine alla lite giudiziaria fra la tipografia Centrostampa ed un terzo consigliere comunale; le denunce fatte in Consiglio Comunale dal consigliere Matarazzo a proposito degli appalti del Consorzio Industriale del Sud pontino; la decisione di calcolare negli standards urbanistici i siti confiscati alla mafia, sono tutti elementi che raffigurano un quadro inquietante. Ed esiste un altro elemento inquietante che va chiarito. Perché sono stati confiscati al clan Magliulo tutti i beni esistenti a Gaeta, eccetto quello ubicato in via Bauson n. 48? Alcune porzioni di questo sarebbero state vendute addirittura a familiari di un ex magistrato napoletano e di un ex funzionario di polizia. Si dice, inoltre, che una “minivariante”, approvata di recente dall’Amministrazione comunale di Gaeta, avrebbe favorito “una persona campana molto discussa”.

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