Esposti

Esposto-denuncia Associazione Caponnetto eventuale traffico illecito rifiuti speciali e pericolosi

 

 

 

 

 

 

Associazione Nazionale  per la lotta contro le illegalità e le mafie 

“Antonino Caponnetto”

“Altro” ed “Alto”

www.comitato-antimafia-lt.org                                 info@comitato-antimafia-lt.org

                                                                                   ass.caponnetto@pec.it

 

                                                                                    Tel. 3470515527

 

                                                              Roma,20.01.2017

 

 

 

                                              Alla Procura della Repubblica

c/o Tribunale di 

Cassino

                                     

         

Oggetto: esposto – denunzia per accertare la sussistenza di un eventuale presunto traffico illecito di rifiuti Speciali e Pericolosi legati a residui di incenerimento tramite combustione – Richiesta di accertamenti in merito alla tracciabilità e all’inertizzazione di:

ceneri pesanti rifiuti non pericolosi  e successivo uso o smaltimento in discarica;

ceneri leggere o volanti, che derivano dai trattamenti di depurazione dei reflui gassosi e ceneri di caldaia, costituite dai sali di metalli condensati sulle pareti della caldaia di recupero energia; sono prodotte in quantità variabili tra 30 e 60 kg per tonnellata di rifiuto, sono rifiuti pericolosi se vengono  smaltite in discarica o eventuali altri usi.-

Accertamenti sulle ditte che trasportano questi tipi di rifiuti se sono in possesso dei requisiti di legge e se a loro carico risultino pendenze processuali per eventuali violazioni ambientati compreso interdittve antimafia;

 

Da un’ articolo del quotidiano Primo Piano Molise del 29 Dicembre 2016 si apprendeva che   I Carabinieri unitamente alla Forestale hanno fermato presso il cementificio Colacem si Sesto Campano (IS), due grossi mezzi provenienti dal termovalorizzatore Herambiente di Pozzilli (IS). I mezzi sono stati esaminati minuziosamente e il loro contenuto è stato inviato all’Arpa per essere esaminato. L’articolo segue “Le indiscrezioni riguardo l’esistenza di un’inchiesta sui trasporti di ceneri dall’ex Energonut di Pozzilli al cementificio di Sesto Campano hanno trovato conferma l’altra mattina: presso l’ex Conservificio di Venafro, infatti, i mezzi fermati nei giorni scorsi (e custoditi in un deposito giudiziario) sono stati analizzati accuratamente da tecnici ed esperti dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale del Molise, che hanno eseguito pure una serie di prelievi. Sull’intera operazione vige il più stretto riserbo.

Quindi , da quanto si legge nell’articolo, risulterebbe un presunto traffico di ceneri da incenerimento.  Questo avviene nella zona del Venafrano, molto vicino in linea d’area al Comune S Vittore del Lazio, in merito, questa Associazione ha provveduto a presentare un esposto alla competente DDA di Campobasso. 

Per la funzionalità   dell’inceneritore di S. Vittore del Lazio sono state sollevate delle pesanti perplessità evidenziate nella interrogazione n.4-05304 a firma dell’On. Zolletti Alberto ed altri presentata nel Giugno 2014, fatti, che ci lasciano alquanto preoccupati, considerato che, tali osservazioni ), come si legge nell’interrogazione, sono evidenziate da un’ organo tecnico quale è l’Arpa(relazione redatta dall’ARPA LAZIO, Sezione Provinciale di Frosinone Direzione Sezione (Prot. n. 0065094 dell’8 agosto 2013 (All. 1).-

Certamente è preoccupante per la salute dei cittadini, osservare che in un territorio abbastanza piccolo situato al confine tra Molise Campania e Lazio esistano ben tre grossi impianti che bruciano Rifiuti , quali:

Inceneritore di S. Vittore del Lazio (FR)

Inceneritore di Pozzilli (IS)

Cementificio Colacem di Sesto Campano (IS)

Dopo i fatti anzi evidenziati, altro motivi di forte preoccupazione emergono dalla lettura dell’articolo qui sotto riportato del Fatto Quotidiano (All.n.2) a firma del dottor Antonio Marfella Oncologo, a proposto delle ceneri prodotte dalla combustione dell’inceneritore di Acerra (NA), che recita: 

L’incenerimento dei rifiuti, oltre alle emissioni tossiche gassose, produce residui solidi. Questi ultimi si differenziano in:

, costituite dal residuo non combustibile dei rifiuti,a) Scorie o ceneri pesantiresidui metallici e non metallici e da materiale organico incombusto, rappresentano la frazione più rilevante degli scarti prodotti dal processo di incenerimento (da 200 a 300 kg per ogni tonnellata di rifiuto, in funzione della composizione dello stesso). Sono rifiuti speciali non pericolosi;

b) Ceneri leggere o volanti, che derivano dai trattamenti di depurazione dei reflui gassosi e ceneri di caldaia, costituite dai sali di metalli condensati sulle pareti della caldaia di recupero energia; sono prodotte in quantità variabili tra 30 e 60 kg per tonnellata di rifiuto, sono rifiuti pericolosi e vengono generalmente smaltite in discarica (fonte Arpa Piemonte)”.

Quindi, si ritiene che bisogna fare i necessari accertamenti onde verificare la medesima proporzione anche per le ceneri prodotte dall’inceneritore di S. Vittore del Lazio – cioè, calcolare la quantità tra rifiuti bruciati e ceneri prodotte- ( Rifiuti Speciali e Rifiuti Pericolosi da smaltire in discarica);

E’ proprio su queste tipologie di ceneri – Pericolose e non Pericolose – quale risultato finale dell’incenerimento che come Associazione riteniamo che devono essere svolte approfondite indagini tecnico scientifiche, per verificare se la quantità finale delle ceneri dichiarate ufficialmente  dalla
Direzione dell’inceneritore di S. Vittore del Lazio  sia in linea con le quantità evidenziate in altri inceneritori da specifici studi tecnici di settore (fonte  Arpa Piemonte), oltre a verificare se risultano smaltite correttamente, dove, compreso eventuali usi finali delle ceneri.-

Certamente si chiede a questa A.G., dopo quanto di potenzialmente illecito registrato nella piana di Venafro, con due mezzi sequestrati, di accertare se anche nella zona di competenza di codesta Procura possano sussistere situazioni di illegalità simili.-

si apprende che il giorno 11 gennaio 2017 nel question – time trasmessa in diretta dalla Camera dei Deputati l’On. Salvatore Micillo ha interrogato il Ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti in merito alle ceneri prodotte dall’Inceneritore di Acerra circa  i dati non collimanti dichiarati dall’ISPRA sulle quantità  di ceneri prodotte e i luoghi di smaltimento.- Il ministro nella sua risposta ha poi rivelato che una parte di quelle ceneri viene trasferito in Ciociaria dove dovrebbero subire il trattamento per essere rese inerti. Una risposta abbastanza evasiva, se si pensa che – proprio avendo rilevato quella svista nei dati ufficiali – gli interroganti avevano chiesto espressamente al Ministro di comunicare quali fossero “gli impianti ove siano conferiti per trattamento e smaltimento finale le ceneri prodotte”. Quello che si è capito dalla risposta del ministro è che circa 17.000 tonnellate l’anno di ceneri leggere, catalogate secondo le direttive europee come rifiuti pericolosi, sono state spedite da qualche parte in Ciociaria. Si tratterebbe, essenzialmente, delle ceneri generate dall’abbattimento dei fumi che – secondo quanto spiega l’Arpa-Piemonte (richiamata sia nell’interrogazione che nell’articolo del Fatto) – “vengono generalmente smaltite in discarica.-  Quale e/o quali  i siti in Provincia di Frosinone che hanno ricevuto queste ceneri per lo smaltimento?   Risultano smaltite correttamente? Vi è stata riutilizzazione delle ceneri successiva all’inertizzazione? Dove?. Quale ditta è intervenuta per il trasporto? Risulta dai documenti la tracciabilità ?  (All.3 – 4).-

Per concludere si allega articolo di giornale relativo al termoconbustore di San Vittore dal titolo ” i conti non tornano sul combustibile smaltito per Maraone omesse 11 tonnellate”(all.n.5)

Tutto ciò premesso, si richiede a codesta Procura che siano svolte tutte le opportuni indagini su quanto anzi evidenziato 

                               N O M I N A

proprio difensore di fiducia, l’ Avv. Roberto d ‘ Aloisio del Foro di Larino (CB) con studio in Termoli (CB) alla Via Giappone n. 71  (tel e fax 0875/701830 – telefono portatile 330/746221 – indirizzo di posta elettronica : robertodaloisio@yahoo.it; indirizzo di posta elettronica certificata: avvrobertodaloisio@puntopec.it )

ELEGGE DOMICILIO

per eventuali notificazioni – afferenti al presente procedimento penale – presso e nello studio del nominato avvocato, in Termoli alla Via Giappone n. 71 (tel e fax 0875/701830 – telefono portatile 330/746221  indirizzo di posta elettronica : robertodaloisio@yahoo.it; indirizzo di posta elettronica certificata: avvrobertodaloisio@puntopec.it

 

                             chiede

 

 

di essere notiziato nell’ eletto domicilio ai sensi degli artt. 408 e 406 c.p.p. nella ipotesi di richiesta di archiviazione ovvero di proroga del termine per le indagini preliminari.

 

 

                                          IL SEGRETARIO NAZIONALE

                                                 Dr.Elvio Di Cesare

 

 All.n.1                            

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/05304

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17

Seduta di annuncio: 253 del 26/06/2014

Firmatari

Primo firmatario: ZOLEZZI ALBERTO 
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE
Data firma: 26/06/2014

Elenco dei co-firmatari dell’atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma

FRUSONE LUCA MOVIMENTO 5 STELLE

26/06/2014

DAGA FEDERICA MOVIMENTO 5 STELLE

26/06/2014

SEGONI SAMUELE MOVIMENTO 5 STELLE

26/06/2014

DE ROSA MASSIMO FELICE MOVIMENTO 5 STELLE

26/06/2014

MICILLO SALVATORE MOVIMENTO 5 STELLE

26/06/2014

TERZONI PATRIZIA MOVIMENTO 5 STELLE

26/06/2014

 

Destinatari

Ministero destinatario:

<!–[if !supportLists]–>·         <!–[endif]–>MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE delegato in data 26/06/2014

Stato iter:

IN CORSO

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-05304

presentato da

ZOLEZZI Alberto

testo di

Giovedì 26 giugno 2014, seduta n. 253

  ZOLEZZIFRUSONEDAGASEGONIDE ROSA,MICILLO e TERZONI. — Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare . — Per sapere – premesso che:
l’impianto della Società A.R.I.A. S.r.l. (Acea Risorse e Impianti per l’Ambiente) sito in San Vittore del Lazio (FR) è un impianto di coincenerimento, ai sensi del decreto legislativo n. 133 del 2005, e non cogenerativo, costituito da 3 Linee di incenerimento per smaltimento rifiuti ciascuna delle quali ha una potenza termica installata superiore a 50 MWt (una di essa, la Linea 1, è ferma per lavori di ristrutturazione);
la Relazione tecnica relativa alle Attività di vigilanza, controllo e monitoraggio (Previsto ai sensi dall’articolo 29-deciescomma 3 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e smi) redatta dall’ARPA LAZIO, Sezione Provinciale di Frosinone, Direzione Sezione (Prot. n. 0065094 dell’8 agosto 2013), all’esito dell’attività di controllo relativa alla gestione dell’impianto per l’anno 2012, ha evidenziato rilevanti criticità. In particolare, nelle conclusioni della relazione (pagina 22), che di seguito si riportano per inciso, emergono numerose violazioni delle prescrizioni di cui al Decreto Commissariale n. 72/2007 «Autorizzazione Integrata Ambientale ex legge 59/05» e s.m.i. nonché della normativa vigente in base alla quale l’impianto è in esercizio:
Si evidenzia che le attività di controllo e vigilanza effettuate dalla scrivente sezione Provinciale di Arpa Lazio, Premesso e ritenuto pregiudiziale quanto già evidenziato nella nota Arpa Lazio prot. n. 25142 del 28 marzo 2013, hanno rilevato numerose violazioni delle prescrizioni di cui al Decreto Commissariale n.72/2007 e smi nonché della normativa vigente, evidenziate puntualmente in questa Relazione e riportate nell’elenco sottostante: Società EALL srl (dal 1osettembre 2011 fusa per incorporazione in ARIA srl) nell’anno 2011 ha classificato il rifiuto CER 190111* con CER 190112 in assenza di analisi esaustive atte ad escludere la presenza del rifiuto di sostanze pericolose in concentrazioni superiori a quelle di cui all’articolo 2 della Decisione Europea 2001/118/CE e smi e di conseguenza ha gestito lo stesso senza rispettare le condizioni e le disposizioni a cui sarebbe stato soggetto se il suddetto rifiuto invece fosse stato classificato correttamente come pericoloso con CER 190111;
società ARIA srl:
a) Non ha effettuato la caratterizzazione del CDR in ingresso all’impianto con le frequenze prescritte dal Decreto Commissariale n. 72 del 2007 e 2 del 2008;
b) ha classificato il rifiuto denominato «acque di buffer tank» con CER 160304 in assenza di analisi esaustive atte ad escludere la presenza nel rifiuto di sostanze pericolose in concentrazioni superiori a quelle all’articolo 2 della Decisione Europea 2001/118/CE e smi e di conseguenza ha gestito lo stesso senza rispettare le condizioni e le disposizioni a cui sarebbe stato soggetto se il suddetto rifiuto invece fosse stato classificato correttamente come pericoloso con CER 160303*. Si ritiene inoltre errata l’attribuzione del codice CER 160303* «rifiuti inorganici, contenenti sostanze pericolose» /160304 «rifiuti inorganici, diversi da quelli di cui alla voce 160303]» al rifiuto di cui sopra, costituito dalle acque provenienti da «acque piovane dell’area tecnologica (l’area tecnologica ha una rete di raccolte acque piovane a parte rispetto alle acque di prima pioggia) (…). Si ritiene più appropriata l’attribuzione del codice CER 190106] «rifiuti liquidi acquosi prodotti dal trattamento dei fumi e di altri liquidi acquosi»;
c) ha classificato il rifiuto denominato «acque di prima pioggia linea 2+3» con CER 160304 in assenza di analisi esaustive atte ad escludere la presenza nel rifiuto di sostanze pericolose in concentrazioni superiori a quelle all’articolo della Decisione Europea 2001/118/CE e smi e di conseguenza ha gestito lo stesso senza rispettare le condizioni e le disposizioni a cui sarebbe stato soggetto se il suddetto rifiuto invece fosse stato classificato correttamente come pericoloso con CER 160303*;
d) ha classificato il rifiuto CER 190813* con CER 190814 in assenza di analisi esaustive atte ad escludere la presenza nel rifiuto di sostanze pericolose in concentrazioni superiori a quelle di cui all’articolo 2 della Decisione Europea 2001/118/CE e smi e di conseguenza ha gestito lo stesso senza rispettare le condizioni e le disposizioni a cui sarebbe stato soggetto se il suddetto rifiuto invece fosse stato classificato correttamente come pericoloso con CER 190813*;
e) ha violato le prescrizioni iii e ooo nel Decreto Commissariale n. 72/2007, in quanto è stata riscontrata l’assenza dell’identificazione delle aree destinate allo stoccaggio dei rifiuti e dei punti di prelievo (quali scarichi e piezometri) prevista;
f) non ha rispettato tutto quanto previsto nel Decreto Commissariale n. 72/2007 e smi relativamente al comparto emissioni in atmosfera in quanto dall’esame dei rapporti di prova (…) relativi alla linea 2 e (…) relativi alla linea 3 non risulta essere stato determinato il parametro Zinco come invece previsto nell’atto Autorizzativo e inoltre la Società effettua la determinazione dei parametri Diossine e Furani mensilmente ma su campioni prelevati in continuo nell’arco di quindici giorni e non su un campione prelevato in continuo nel lungo periodo stabilito in un mese («campionamento continuo mensile»), come prescritto;
g) è stata riscontrata sul punto di emissione della linea II una concentrazione del Parametro mercurio pari a 6 mg/Nm3, pari a 120 volte superiore al limite di legge di 0.05 mg/Nm3;
a tale Relazione tecnica fa seguito una lettera del Dipartimento di Caserta dell’ARPA Campania (del 14 gennaio 2014 Prot. n. 0001971/2014) indirizzato al direttore generale per l’ambiente e l’ecosistema della legione Campania, in cui l’Arpa stessa ritiene necessaria – nell’ottica della prevenzione ambientale e della tutela della salute pubblica, vista l’ubicazione al confine con la regione Campania dell’impianto di San Vittore (con particolare riguardo ai comuni di San Pietro Infine, Rocca d’Evandro e Mignano Montelungo) – la convocazione degli enti istituzionali deputati al rilascio delle prescritte autorizzazioni ambientali, nonché l’indizione di un tavolo tecnicoad hoc per conoscere i provvedimenti adottati dalla stessa regione Lazio a seguito del report della relazione tecnica dell’ARPA Lazio;
in virtù delle predette criticità segnalate dall’Arpa Lazio, il dipartimento di Caserta dell’Arpa Campania, Direzione generale, ha, inoltre, ritenuto opportuno provvedere ad effettuare un monitoraggio sul territorio di Rocca d’Evandro, con prelievo di top soil e di acque sotterranee, in aree agricole di possibile ricaduta degli inquinanti emessi dall’impianto di San Vittore del Lazio, il cui esito non è conosciuto;
della questione è stata investita anche la Commissione europea a seguito di una interrogazione parlamentare della deputata Europea Sonia Alfano, depositata in data 24 Aprile 2014, nella quale viene chiesto se la Commissione europea sia a conoscenza della situazione degli inceneritori di San Vittore del Lazio. In risposta a tale quesito il Commissario Europeo Janez Potočnik, il 13 giugno 2014, dichiara di non essere al corrente della situazione dell’inceneritore e che chiederà alle autorità italiane le informazioni necessarie a valutare se l’impianto di cui trattasi sia conforme ai requisiti stabiliti dalla legislazione UE e, in particolare, dalla direttiva 2010/75/UE;
si aggiunga che, da quanto riportato nell’interrogazione a risposta scritta 4-11106 del 2 marzo 2011 (in corso), depositata dall’onorevole Ermete Realacci, risulta che presso l’inceneritore di San Vittore del Lazio sia stato rinvenuto materiale radioattivo proveniente dall’impianto di Colfelice, così come affermato dall’ARPA LAZIO – sezione Frosinone 
�� nella nota n. 0025546 del 9 aprile 2010 indirizzata all’assessore all’ambiente della provincia di Frosinone. Al fine di verificare la presenza di materiale radioattivo conferito all’impianto di Colfelice, la regione Lazio, con determinazione dirigenziale n. C1628 del 15 luglio 2010 ha autorizzato la SAF spa a dotarsi di un contatore geiger. Il materiale radioattivo all’interno dell’impianto rappresenta un ulteriore pericolo per la salute dei cittadini, ai quali non potrà mai essere assicurata la completa neutralizzazione delle sostanze contaminanti –:
se il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, alla luce delle numerose criticità riportate in premessa, dopo attenta valutazione del potenziale rischio di danno ambientale e di gravi ripercussioni sulla salute dei cittadini, non ritenga che sia opportuno, disporre verifiche e controlli da parte del personale appartenente al Comando carabinieri tutela ambiente (C.C.T.A.), ai sensi dell’articolo 197, comma 4, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sullo stato di inquinamento di tutte le matrici ambientali presenti in loco. (4-05304)

(ALL.n.2)

    IlFattoQuotidiano.it / BLOG / di Antonio Marfella

AMBIENTE & VELENI

Terra dei Fuochi, ma dove sono finite le ceneri di Acerra?

di Antonio Marfella | 29 dicembre 2016

48

·         366

·          

·          

Più informazioni su: AcerraCampaniaRifiutiTerra dei Fuochi

Antonio Marfella

Medico per l’ambiente, Napoli

Post | Articoli

L’incenerimento dei rifiuti, oltre alle emissioni tossiche gassose, produce residui solidi. Questi ultimi si differenziano in:

, costituite dal residuo non combustibile dei rifiuti,a) Scorie o ceneri pesantiresidui metallici e non metallici e da materiale organico incombusto, rappresentano la frazione più rilevante degli scarti prodotti dal processo di incenerimento (da 200 a 300 kg per ogni tonnellata di rifiuto, in funzione della composizione dello stesso). Sono rifiuti speciali non pericolosi;

b) Ceneri leggere o volanti, che derivano dai trattamenti di depurazione dei reflui gassosi e ceneri di caldaia, costituite dai sali di metalli condensati sulle pareti della caldaia di recupero energia; sono prodotte in quantità variabili tra 30 e 60 kg per tonnellata di rifiuto, sono rifiuti pericolosi e vengono generalmente smaltite in discarica (fonte Arpa Piemonte).

Tutti gli inceneritori al mondo producono a loro volta rifiuti (ceneri pericolose e non pericolose), da smaltire dopo l’incenerimento. Il report sui rifiuti urbaniIspra 2016 è il documento ufficiale con il quale il governo italiano certifica attraverso tale organo tecnico del Ministero dell’Ambiente, l’andamento della gestione dei rifiuti urbani. Tale report certifica quest’anno che i nove inceneritori riuniti in Acerra sono diventati per quantità di incenerimento il più grande impianto di Italia con 714mila tonnellate di rsu inceneriti nel 2015.

In base a quanto noto dalla scienza quindi, sono attese in uscita dai nove inceneritori riuniti in Acerra non meno di 150mila tonnellate l’anno di ceneri pesanti e non meno di 22mila tonnellate l’anno di ceneri leggere per un totale complessivo non inferiore alle 172mila tonnellate l’anno di sole ceneri da smaltire. Tale quantità attesa di ceneri, per dare una idea, è superiore alla quantità di rifiuto urbano incenerita dall’80% di tutti gli inceneritori di rifiuti urbani di Italia e necessita comunque a valle di impianti specifici di trattamento per rifiuti speciali che la Campania non ha.

Per smaltirle (in modo non tracciato e quindi non certo) si dice genericamente che vanno in impianti fuori regione per una cifra che, nei bilanci precedenti dei nove inceneritori riuniti in Acerra, e per non più di 130mila tonnellate di ceneri da smaltire, era ufficialmente una cifra superiore ai diciotto milioni di euro l’anno. Per smaltire via mare, compreso anche il trattamento ceneri, 200mila tonnellate di rifiuto Napoli ne ha spesi al massimo 20.

Ero curioso di conoscere la quantità di ceneri raggiunta dall’ormai più grande impianto insalubre di I classe di Italia e non nego il mio totale sbigottimento quando ho dovuto strabuzzare gli occhi nel rilevare che la quantità di ceneri prodotte ad Acerra non era superiore a 36mila tonnellate/anno di sole ceneri leggere pari al 5% del totale incenerito.

Una dichiarazione da premio Nobel: Acerra è il primo inceneritore al mondo che non produce ceneri. O da denunzia immediata alla Procura della Repubblica, per nove impianti insalubri riuniti in un unico comune in una Regione che non ha, e a quanto pare non vuole avere, impianti per smaltire correttamente i rifiuti speciali come le ceneri. Tertium non datur, a mio parere.

Tali impianti per smaltire le ceneri la regione Campania li vorrebbe pure fare, ma sempre e solo ad Acerra, magari affidandole a ditte trasparenti e affidabili come la Ditta Pellini (che ne ha fatto ufficiale richiesta) giàcondannata anche in secondo grado per smaltimento illecito di rifiuti tossici e specificamente ceneri provenienti dalle fonderie del Bergamasco (processo Carosello).

Ricordiamo che grazie al report Ispra oggi sappiamo che la Campania, con i nove inceneritori riuniti in Acerra, smaltisce oltre il 28% di tutti i propri rifiuti urbani tramite incenerimento rispetto a non più del 18.9% nazionale, con un incenerito pro/capite anno di circa 122 kg/cittadino/anno rispetto ai non più dei 90 di tutti gli altri cittadini di Italia.

Si dà però il caso che, di fatto, i nove inceneritori riuniti in Acerra incombano solo sui circa 60mila abitanti del Comune di Acerra, con un incenerito procapite anno reale che sale quindi a 11.9 tonnellate/anno, con una produzione di ceneri locali che dovrebbe essere stimata non inferiore a 3 tonnellate l’anno. L’organo ufficiale dello Stato Italiano certifica oggi che Acerra produce non più di 36mila tonnellate l’anno di ceneri!

E Acerra riceve quale compensazione per tanto grave danno ambientale non più di 5 euro a tonnellata rispetto ai dieci in media pagati da tutti gli altri inceneritori di Italia ai comuni danneggiati. Anche oggi si morirà di cancro in eccesso ad Acerra, e l’unica voce dissonante, il Vescovo Antonio Di Donna, urla nel deserto quando invoca, per i propri concittadini martiri, un minore massacro ambientale, almeno con maggiore trasparenza gestionale ed una minore quantità di incenerimento.

“Dio ricicla, il Diavolo brucia” (Monsignor Giovanni Rinaldi, Acerra). Sant’Ignazio nei suoi Esercizi Spirituali scrive che il Diavolo come prima cosa vuole il silenzio: ed ecco quindi, per accontentarlo, che nella tabella ufficiale sugli inceneritori di Italia, le ceneri di Acerra spariscono proprio. Da molto tempo ormai, io ho smesso di credere agli errori in Terra dei Fuochi.

Rifiuti prodotti dagli impianti di incenerimento che hanno trattato rifiuti urbani, anno 2015. Fonte Ispra

(All.3)

 

Dalla Terra dei Fuochi alla Ciociaria. Da Acerra al Frusinate. Ecco dove erano finiti i rifiuti pericolosi ‘scomparsi’ dalla provincia di Napoli: ce li avevamo noi. Ma non lo sapevamo. Ieri, nell’emiciclo di palazzo Montecitorio, si è fatta chiarezza su un mistero che da alcune settimane aleggiava sulla Campania: che fine hanno fatto le ceneri pesanti e leggere, pericolose e non, prodotte dal termovalorizzatore di Acerra nel 2015? Il caso era scoppiato dopo che, lo scorso 29 dicembre, sul Fatto Quotidiano, Antonio Marfella, vicepresidente dell’associazione Medici per l’ambiente di Napoli, aveva posto un problema piuttosto serio: secondo i dati appena pubblicati dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) il termovalorizzatore di Acerra ha bruciato nel 2015 quasi 715.000 tonnellate di rifiuti. Da una simile attività si sarebbero prodotte – dati tecnici alla mano – almeno 170.000 tonnellate di ceneri pesanti e leggere. Ma dai dati ufficiali diffusi dall’Ispra risulta che il mega impianto di Acerra (il più grande d’Italia) abbia originato solo 36.000 tonnellate di rifiuti derivanti dall’abbattimento dei fumi. Che fine hanno fatto le centomila tonnellate più di ceneri mancanti? La questione, abbastanza seria, è finita direttamente in un’interrogazione parlamentare promossa dal Movimento 5 Stelle (primo firmatario l’onorevole Salvatore Micillo) a cui, ieri pomeriggio, durante il question time del mercoledì, ha dato risposta direttamente il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, che, per prima cosa, ha dovuto ammettere che l’Ispra – guarda caso – ha commesso un errore ed ha omesso di riportare in tabella circa 118.000 tonnellate di ceneri pericolose prodotte dall’impianto napoletano. Ma ha poi rivelato che una parte di quelle ceneri viene trasferito in Ciociaria dove dovrebbero subire il trattamento per essere rese inerti. Una risposta abbastanza evasiva, se si pensa che – proprio avendo rilevato quella svista nei dati ufficiali – gli interroganti avevano chiesto espressamente al Ministro di comunicare quali fossero “gli impianti ove siano conferiti per trattamento e smaltimento finale le ceneri prodotte”. Quello che si è capito dalla risposta del ministro è che circa 17.000 tonnellate l’anno di ceneri leggere, catalogate secondo le direttive europee come rifiuti pericolosi, sono state spedite da qualche parte in Ciociaria. Si tratterebbe, essenzialmente, delle ceneri generate dall’abbattimento dei fumi che – secondo quanto spiega l’Arpa-Piemonte (richiamata sia nell’interrogazione che nell’articolo del Fatto) – “vengono generalmente smaltite in discarica”. Questo accade perché in Campania non ci sono impianti idonei a trattare questo tipo di ceneri che vengono quindi portate fuori regione e gestite – come ha chiarito nella sua risposta lo stesso ministro Galletti – secondo le regole offerte dal «libero mercato nel rispetto dei principi di economicità e sostenibilità ambientale». Insomma, questi rifiuti pericolosi (rifiuti prodotti dallo smaltimento di rifiuti!) diventano oggetto di un nuovo business che fa gola a chi li riceve. A spiegarlo è lo stesso dottor Marfella che nel suo pezzo di denuncia aveva sottolineato: «Per smaltirle (in modo non tracciato e quindi non certo) si dice genericamente che vanno in impianti fuori regione per una cifra che, nei bilanci precedenti dei nove inceneritori riuniti in Acerra, e per non più di 130mila tonnellate di ceneri da smaltire, era ufficialmente superiore ai diciotto milioni di euro l’anno». Certo, in Ciociaria arriva circa un decimo (dati del 2015) di tali rifiuti pericolosi, ma fanno pur sempre un bel business.

Cesidio Vano
cvano@laprovinciaquotidiano.c.

(All.4)

16 ore fa · YouTube ·  

 

 

 

Micillo (M5S) sulle ceneri dell’inceneritore di Acerra

Segui le attività del M5S in Parlamento: http://www.parlamentari5stelle.it Seguici sui social M5S Camera Facebook: http://www.facebook.com/Montecit…

YOUTUBE.COM

(All.n.5)

Esposti dell’Associazione Caponnetto alle Procure di Campobasso e di Bari

PONTINIA ECOLOGIA E TERRITORIO
PONTINIA (LT) DALL’AMBIENTE, ALLA DIFESA DEI DIRITTI CIVILI E SOCIALI, DALLA POLITICA ALLA TECNICA
MARTEDÌ 17 GENNAIO 2017
esposto – denunzia per accertare la sussistenza di un presunto traffico illecito di rifiuti Speciali e Pericolosi legati a residui di incenerimento tramite combustione – Ipotesi di reato rientranti nella tipologia prevista dalla Legge13 Agosto 2010 n.136 di competenza delle DDA.
Monica Di Filippo ha condiviso il post di Associazione “Mamme per la Salute e l’Ambiente onlus” Venafro.
2 min
Postiamo l’esposto-denuncia e successiva integrazione prodotti dall’associazione Caponnetto ed inviati alla DDA di Campobasso, nonché l’esposto inviato alla Procura di Bari, con l’invito a leggere e condividere. Grazie.
Associazione “Mamme per la Salute e l’Ambiente onlus” Venafro
3 min
Postiamo l’esposto-denuncia e successiva integrazione prodotti dall’associazione Caponnetto ed inviati alla DDA di Campobasso, nonché l’esposto inviato alla Procura di Bari, con l’invito a leggere e condividere. Grazie.
Esposti dell’Associazione antimafia “Antonino Caponnetto”
Associazione Onlus che si occupa di tematiche ambientali, di inquinamento e di salute
Esposti dell’Associazione antimafia “Antonino Caponnetto” PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 17 Gennaio 2017 16:45
Postiamo l’esposto-denuncia  e successiva integrazione prodotti dall’associazione Caponnetto ed inviati alla DDA  di Campobasso,  nonché l’esposto inviato alla Procura di Bari, con l’invito a leggere e condividere. Grazie.
Leggi esposto-denuncia alla DDA di Campobasso
Leggi allegato 1 dell’esposto-denuncia alla DDA di Campobasso
Leggi allegato 2 dell’esposto-denuncia alla DDA di Campobasso
Leggi integrazione all’esposto-denuncia alla DDA di Campobasso
Leggi Esposto alla Procura di Bari
PUBBLICATO DA GIORGIO LIBRALATO

Esposto-denuncia Ass.Caponnetto alla DDA di Campobasso

Associazione Nazionale  per la lotta contro le illegalità e le mafie 

“Antonino Caponnetto”

“Altro” ed “Alto”

www.comitato-antimafia-lt.org                                 info@comitato-antimafia-lt.org

                                                                                   ass.caponnetto@pec.it

 

                                                                                    Tel. 3470515527

 

 

 

                                                                                    Roma,4,1,2017

 

 

 

                                                        ALLA  PROCURA DELLE REPUBBLICA

 

                                                         DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

 

                                                                               CAMPOBASSO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oggetto: esposto – denunzia per accertare la sussistenza di un presunto traffico illecito di rifiuti Speciali e Pericolosi legati a residui di incenerimento tramite combustione – Ipotesi di reato rientranti nella tipologia prevista dalla Legge13 Agosto 2010 n.136 di competenza delle DDA.

 

 

 

 

Da un  articolo del quotidiano Primo Piano Molise del 29 Dicembre 2016 si apprendeva che   I Carabinieri, unitamente alla Forestale, hanno fermato presso il cementificio Colacem due grossi mezzi provenienti dal termovalorizzatore Herambiente. I mezzi sono stati esaminati minuziosamente e il loro contenuto è stato inviato all’Arpa per essere esaminato. L’articolo segue “Le indiscrezioni riguardo l’esistenza di un’inchiesta sui trasporti di ceneri dall’ex Energonut di Pozzilli al cementificio di Sesto Campano hanno trovato conferma l’altra mattina: presso l’ex Conservificio di Venafro, infatti, i mezzi fermati nei giorni scorsi (e custoditi in un deposito giudiziario) sono stati analizzati accuratamente da tecnici ed esperti dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale del Molise, che hanno eseguito pure una serie di prelievi. Sull’intera operazione vige il più stretto riserbo.”

Oltre a ciò,nel Leggere l’articolo  sotto riportato del Fatto Quotidiano (all.n.1) del dottor Antonio Marfella Oncologo a proposto delle ceneri prodotto dalla combustione dell’inceneritore di Acerra (NA), si ritiene che bisogna fare  la medesima proporzione per le ceneri  dell’inceneritore di Pozzilli  cioè, calcolare  la quantità tra rifiuti bruciati e ceneri prodotte- ( Rifiuti Speciali e Rifiuti Pericolosi da smaltire in discarica);

E’ proprio su queste tipologie di ceneri – Pericolose e non Pericolose – quale risultato finale dell’incenerimento  questa  Associazione ritiene che debbono essere svolte approfondite  indagini tecnico scientifiche, per verificare se la quantità finale delle ceneri dichiarate  da Herambiente  sia in linea con le quantità evidenziate in altri inceneritori da specifici studi tecnici di settore, oltre a verificare se risultano smaltiti correttamente .

Si ritiene  utile per le indagini che si andranno e/o che si stanno svolgendo allegare anche l’interrogazione dell’On. Cristian Iannuzzi ed altri che tratta proprio la vicenda dell’inceneritore di Pozzilli.(all.n.2)

Tutto ciò premesso,si chiede  a codesta DDA che siano svolte le opportuni indagini su quanto evidenziato richiedendo di essere avvisati in caso di archiviazione ai sensi dell’art.408 comma 2 c.p.p.

                                                                   IL SEGRETARIO NAZIONALE

 

                                                                             Dr.Elvio Di Cesare

 

 

 

 

 

———————————————

  (All.n.1)         IlFattoQuotidiano.it / BLOG / di Antonio Marfella

AMBIENTE & VELENI

Terra dei Fuochi, ma dove sono finite le ceneri di Acerra?

di Antonio Marfella | 29 dicembre 2016

48

<!–[if !supportLists]–>·         <!–[endif]–> 366

<!–[if !supportLists]–>·         <!–[endif]–> 

<!–[if !supportLists]–>·         <!–[endif]–> 

Più informazioni su: AcerraCampaniaRifiutiTerra dei Fuochi

Antonio Marfella

Medico per l’ambiente, Napoli

Post | Articoli

L’incenerimento dei rifiuti, oltre alle emissioni tossiche gassose, produce residui solidi. Questi ultimi si differenziano in:

a) Scorie o ceneri pesanti, costituite dal residuo non combustibile dei rifiuti, residui metallici e non metallici e da materiale organico incombusto, rappresentano la frazione più rilevante degli scarti prodotti dal processo di incenerimento (da 200 a 300 kg per ogni tonnellata di rifiuto, in funzione della composizione dello stesso). Sono rifiuti speciali non pericolosi;

b) Ceneri leggere o volanti, che derivano dai trattamenti di depurazione dei reflui gassosi e ceneri di caldaia, costituite dai sali di metalli condensati sulle pareti della caldaia di recupero energia; sono prodotte in quantità variabili tra 30 e 60 kg per tonnellata di rifiuto, sono rifiuti pericolosi e vengono generalmente smaltite in discarica (fonte Arpa Piemonte).

Tutti gli inceneritori al mondo producono a loro volta rifiuti (ceneri pericolose e non pericolose), da smaltire dopo l’incenerimento. Il report sui rifiuti urbani Ispra 2016 è il documento ufficiale con il quale il governo italiano certifica attraverso tale organo tecnico del Ministero dell’Ambiente, l’andamento della gestione dei rifiuti urbani. Tale report certifica quest’anno che i nove inceneritori riuniti in Acerra sono diventati per quantità di incenerimento il più grande impianto di Italia con 714mila tonnellate di rsu inceneriti nel 2015.

In base a quanto noto dalla scienza quindi, sono attese in uscita dai nove inceneritori riuniti in Acerra non meno di 150mila tonnellate l’anno di ceneri pesanti e non meno di 22mila tonnellate l’anno di ceneri leggere per un totale complessivo non inferiore alle 172mila tonnellate l’anno di sole ceneri da smaltire. Tale quantità attesa di ceneri, per dare una idea, è superiore alla quantità di rifiuto urbano incenerita dall’80% di tutti gli inceneritori di rifiuti urbani di Italia e necessita comunque a valle di impianti specifici di trattamento per rifiuti speciali che la Campania non ha.

Per smaltirle (in modo non tracciato e quindi non certo) si dice genericamente che vanno in impianti fuori regione per una cifra che, nei bilanci precedenti dei nove inceneritori riuniti in Acerra, e per non più di 130mila tonnellate di ceneri da smaltire, era ufficialmente una cifra superiore ai diciotto milioni di euro l’anno. Per smaltire via mare, compreso anche il trattamento ceneri, 200mila tonnellate di rifiuto Napoli ne ha spesi al massimo 20.

Ero curioso di conoscere la quantità di ceneri raggiunta dall’ormai più grande impianto insalubre di I classe di Italia e non nego il mio totale sbigottimento quando ho dovuto strabuzzare gli occhi nel rilevare che la quantità di ceneri prodotte ad Acerra non era superiore a 36mila tonnellate/anno di sole ceneri leggere pari al 5% del totale incenerito.

Una dichiarazione da premio Nobel: Acerra è il primo inceneritore al mondo che non produce ceneri. O da denunzia immediata alla Procura della Repubblica, per nove impianti insalubri riuniti in un unico comune in una Regione che non ha, e a quanto pare non vuole avere, impianti per smaltire correttamente i rifiuti speciali come le ceneri. Tertium non datur, a mio parere.

Tali impianti per smaltire le ceneri la regione Campania li vorrebbe pure fare, ma sempre e solo ad Acerra, magari affidandole a ditte trasparenti e affidabili come la Ditta Pellini (che ne ha fatto ufficiale richiesta) già condannata anche in secondo grado per smaltimento illecito di rifiuti tossici e specificamente ceneri provenienti dalle fonderie del Bergamasco (processo Carosello).

Ricordiamo che grazie al report Ispra oggi sappiamo che la Campania, con i nove inceneritori riuniti in Acerra, smaltisce oltre il 28% di tutti i propri rifiuti urbani tramite incenerimento rispetto a non più del 18.9% nazionale, con un incenerito pro/capite anno di circa 122 kg/cittadino/anno rispetto ai non più dei 90 di tutti gli altri cittadini di Italia.

Si dà però il caso che, di fatto, i nove inceneritori riuniti in Acerra incombano solo sui circa 60mila abitanti del Comune di Acerra, con un incenerito procapite anno reale che sale quindi a 11.9 tonnellate/anno, con una produzione di ceneri locali che dovrebbe essere stimata non inferiore a 3 tonnellate l’anno. L’organo ufficiale dello Stato Italiano certifica oggi che Acerra produce non più di 36mila tonnellate l’anno di ceneri!

E Acerra riceve quale compensazione per tanto grave danno ambientale non più di 5 euro a tonnellata rispetto ai dieci in media pagati da tutti gli altri inceneritori di Italia ai comuni danneggiati. Anche oggi si morirà di cancro in eccesso ad Acerra, e l’unica voce dissonante, il Vescovo Antonio Di Donna, urla nel deserto quando invoca, per i propri concittadini martiri, un minore massacro ambientale, almeno con maggiore trasparenza gestionale ed una minore quantità di incenerimento.

“Dio ricicla, il Diavolo brucia” (Monsignor Giovanni Rinaldi, Acerra). Sant’Ignazio nei suoi Esercizi Spirituali scrive che il Diavolo come prima cosa vuole il silenzio: ed ecco quindi, per accontentarlo, che nella tabella ufficiale sugli inceneritori di Italia, le ceneri di Acerra spariscono proprio. Da molto tempo ormai, io ho smesso di credere agli errori in Terra dei Fuochi.

Rifiuti prodotti dagli impianti di incenerimento che hanno trattato rifiuti urbani, anno 2015. Fonte Ispra

———————————–

(All.n.2)    Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4-12369
presentato da
IANNUZZI Cristian
testo di
Venerdì 4 marzo 2016, seduta n. 583
CRISTIAN IANNUZZI, BUSTO e SEGONI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
in provincia di Isernia, precisamente a Pozzilli, dal 1999, opera un inceneritore, gestito dalla società Hera Ambiente, nato come impianto a biomasse, autorizzato nel 2008 a bruciare da 20 mila a 100 mila tonnellate all’anno di CDR (combustibile derivato da rifiuto), senza AIA (autorizzazione integrata ambientale). Solo dopo una denuncia alla Comunità europea, l’impianto è stato obbligato ad effettuare l’AIA, autorizzazione che la società Hera Ambiente invece ottiene solo nel luglio 2015;
in Italia, il 33 per cento della popolazione è esposta a valori eccessivi di particolato grossolano, fine e ultrafine, contro una media dei paesi dell’Unione europea dell’11 per cento. L’Unione europea ha aperto una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per il superamento dei limiti in dieci regioni e il Molise è tra di esse, solo per il limite del Pm10, visto che solo dal 2014 le centraline gestite dall’Arpa Molise effettuano il monitoraggio del Pm2,5, il cui valore limite annuo fissato in 25μg/m3 è vincolante dal 1o gennaio 2015, nonostante sia stato dichiarato valore obiettivo dal 2010 dal decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155;
all’inceneritore ufficiale di Pozzilli si aggiunge, a pochi chilometri di distanza, il cementificio di Sesto Campano che emette dai suoi camini circa 400 tonnellate di polveri, rilevanti quantità di metalli pesanti in merito quali l’associazione «Mamme per la salute e l’ambiente onlus Venafro» e l’Isde Italia, durante un convegno in occasione delle «Giornate molisane ambiente e salute», tenutesi nell’aprile 2015, si esprimevano così: «Noi troviamo una matrice ambientale dove le emissioni di diossine ci sono e sono accertate perché abbiamo valori nell’ordine non lontano dal grammo, come emissione di Colacem, e di milligrammi, come emissioni annue di Hera. Tenendo presente che la diossina può durare nell’ambiente più di dieci anni, ogni anno si accumula l’anno precedente. Quindi abbiamo una situazione di vari grammi nell’ambiente e quando la pericolosità è a miliardesimi di milligrammo abbiamo miliardi di volte, sparsi nell’ambiente, quantità pericolose che possono accumularsi, attraverso la catena alimentare, nelle piante che diventano foraggio, negli animali e poi nell’uomo»;
in Italia, e di conseguenza anche in Molise, la politica nazionale ha scelto l’incentivazione dell’incenerimento, contrariamente a quanto avviene in altri Stati europei e in contrasto con le direttive europee: infatti, tra l’altro, è stata ammessa la riclassificazione degli impianti di incenerimento per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani D10 a impianti per il recupero di energia R1;
in particolare, l’articolo 35 del decreto-legge n. 133 del 12 settembre 2014, altrimenti detto «Sblocca Italia», prevede che tutti gli inceneritori vengano considerati «insediamenti strategici di preminente interesse nazionale»: di conseguenza, tali impianti possono incenerire i rifiuti urbani, i rifiuti speciali non pericolosi e i rifiuti speciali pericolosi a solo rischio sanitario, prodotti non soltanto localmente, ma nell’intero territorio nazionale fino a saturazione del carico termico, facendo così decadere i vincoli di bacino; il decreto stabilisce inoltre il dimezzamento dei tempi per le procedure di valutazione di impatto ambientale e di autorizzazione integrata ambientale, nonché la costruzione di nuovi impianti;
l’Italia, nel dicembre 2015, in occasione della XXI conferenza internazionale dell’Onu sui cambiamenti climatici, a Parigi, ha sottoscritto un protocollo d’intesa che impegna, in maniera vincolante, le nazioni partecipanti a riduzioni significative delle emissioni di anidride carbonica, il primo gas responsabile dell’innalzamento della temperatura terrestre;
gli inceneritori o termovalorizzatori producono anche energia, ma le sue caratteristiche peculiari restano la combustione, con conseguente rilascio in atmosfera di inquinanti sottilissimi e dannosi alla salute, e la produzione di ceneri di scarto che, rappresentano, in peso il 30 per cento del rifiuto in ingresso bruciato. Ciò significa che, comunque, al termine del processo di incenerimento, i rifiuti in entrata vengono eliminati solo per il 70 per cento del loro volume, creando quindi un ulteriore problema, quello dello smaltimento delle ceneri stesse;
si apprende dall’articolo «Pozzilli e Venafro nuova grande pattumiera dell’Abruzzo e dell’Italia», sul giornale Mediamolise del 6 febbraio 2016, che sia stata raggiunta una prima intesa per far incenerire i rifiuti abruzzesi nell’impianto Hera di Pozzilli, la cui capacità sarebbe interamente saturata solo con i rifiuti molisani e abruzzesi;
secondo l’articolo «Accordo sull’inceneritore, a Pozzilli rifiuti tracciabili», pubblicato sul quotidiano primo piano Molise, il 10 febbraio 2016 la società Hera Ambiente è autorizzata a bruciare 93.800 tonnellate di Css (combustibile solido secondario), ma avrebbe chiesto di aumentare la capacità a circa 150 mila tonnellate e di poter trattare anche un tipo di Cdr di qualità inferiore, con una procedura che ha ottenuto un primo diniego dalla regione e verso la quale l’industria ha fatto ricorso al Tar Molise. Attualmente, meno del 10 per cento del prodotto termovalorizzato a Pozzilli è il residuo dei rifiuti del Molise, il restante 91 per cento proviene dall’Abruzzo (27,88 per cento equivalente a circa 27 mila tonnellate), dal Lazio (49,11 per cento), dalla Puglia (12,22 per cento), dalla Calabria (0,81 per cento) e dalla Campania (0,06);
durante un convegno in occasione delle «Giornate molisane ambiente e salute», tenutesi nell’aprile 2015, il professor Tamino, citando dati dell’Arpa Molise, ha evidenziato come «incenerire 1 kg di rifiuti comporta l’uso di 7 kg di aria e 1 kg di suolo». Quindi, il biologo ha messo in guardia sull’ossido di azoto (soprattutto smog delle auto ma non solo), che «incide pesantemente sull’insorgere di malattie». «Il livello di diossina nel Venafrano non è elevatissimo ma segnala un pericolo» … «il problema è che la diossina si accumula». Citando dati Arpa e Asrem, l’esperto ha scandito che «Hera Ambiente emette sostanze cancerogene nei limiti di legge ma è poi l’accumulo di queste sostanze (con emissioni provenienti anche da altri fattori ovviamente,) che fa male alla salute»;
la piana di Venafro è una zona nota per le criticità ambientali sia riguardo i continui sforamenti dell’inquinante Pm 10, che sanitarie, per l’alto indice di malattie tumorali e l’accertata presenza nel circondario di diossina nel latte materno di caprini e ovini;
già nel 2012, come riportano i giornali locali, l’ex consigliere regionale molisano, Massimo Romano, diffidò Michele Iorio e la regione Molise «ad adempiere al dettato legislativo del decreto-legge 155 del 2010». Decreto che doveva prevedere la bonifica dei territori inquinati e il rispetto delle direttive europee in materia di gestione dei rifiuti, oltre al rispetto della legge regionale n. 16 del 2011 per la tutela del territorio, che, in particolare, all’articolo 12, prevede la bonifica dell’area di Venafro, indicata dal collaboratore di giustizia Schiavone come cuore degli sversamenti illegali del basso Molise;
ancora prima, tra il 2010 e il 2011, esplosero gli scandali Open Gates e Dark Report: la procura di Larino scoprì che, nei terreni agricoli del Cosib, venivano sversati illecitamente rifiuti tossici;
da anni, alcune mamme del comune di Venafro, riunitesi in una onlus, si battono per difendere la salute della popolazione molisana interessata da un pericoloso aumento delle malattie tumorali e penalizzata anche da un progressivo indebolimento della sanità pubblica smantellata a favore di quella privata;
dal giornale Primo piano Molise del 15 aprile 2015 si apprende che i dati forniti dalla stessa Hera Ambiente e raccolti nel piano di sorveglianza e monitoraggio esterno mostrano una significativa alterazione dell’ambiente per il constatato accumulo sul terreno di metalli particolarmente nocivi come cadmio, piombo, mercurio;
oltre alla raccolta differenziata «spinta», pratica non ancora perseguita in Italia, esistono metodi alternativi quali il trattamento bio-meccanico dei rifiuti, attraverso cui il problema della parte bio-degradabile dei rifiuti viene risolta in modo naturale. I rifiuti vengono stoccati per una settimana in un grande container nel quale viene insufflata aria calda a 50-60o C. In questo modo vengono attivati i batteri aerobici che degradano la frazione biologica ancora presente nei materiali conferiti. Una volta risolto il problema della frazione bio-degradabile, la parte solida rimanente può essere agevolmente risposta in discarica o incenerita, minimizzando la produzione di liquami, odori e inquinanti. I costi del trattamento bio-meccanico sono pari ad un quinto del costo degli inceneritori e per la realizzazione di un impianto T.B.M si impiegano 2 anni rispetto ai 5 degli inceneritori;
a Mestre è già in funzione un impianto di trattamento bio-meccanico. La parte biodegradata è utilizzata come fertilizzante e le balle di materiale secco vanno ad alimentare la centrale elettrica di Fusina;
in Germania sono stati costruiti, negli ultimi 10 anni, parallelamente agli inceneritori esistenti, ben 64 impianti di trattamento bio-meccanico per circa 6.122.000 t/anno di MPC, contro i 17.500.000 di t/anno trattate dagli inceneritori;
lo smaltimento dei rifiuti spesso è legato al traffico illecito: il maxi-processo Spartacus e le rivelazioni di Carmine Schiavone hanno dimostrato che le regioni industriali italiane quando hanno esaurito le proprie discariche, inviano i prodotti di scarto del Mezzogiorno;
nel 2001, l’Ami (Azienda municipale imolese oggi ConAmi) acquistò per 9,3 milioni di euro dalla società Scr i terreni dell’area industriale ex Pozzi di Sparanise, in provincia di Caserta, zona che l’allora consigliere provinciale Nicola Cosentino definì «altamente inquinata». Poco dopo, l’Ami diventerà parte del Gruppo Hera. Nel giugno 2008, risulta che la Scr sia stata rappresentata nel consiglio di amministrazione di Hera Comm Med da Giovanni Cosentino, fratello del sottosegretario pro tempore Nicola Cosentino, allora indagato, nonché genero del boss Diana, oltre a Enrico Reccia, un allevatore di bufale, che fino al 2002 è stato presidente del collegio sindacale della Cooperativa Europa 2002, nella quale era sindaco anche l’imprenditore Salvatore Della Corte, arrestato nel 2006 dal Ros e condannato a due anni e 4 mesi perché accusato di aiutare il clan Zagaria nei suoi affari al Nord;
attualmente, il presidente di ConAmi Stefano Manara è in totale conflitto di interesse, in quanto è, da una parte proprietario-controllore della discarica (come presidente di ConAmi) e, dall’altra, siede nel consiglio di amministrazione di Hera, società controllata che ricava profitti dalla discarica;
il 27 febbraio 2016, l’assessore all’ambiente della regione Molise, Vittorino Facciolla, uno dei principali fautori dell’accordo per i rifiuti con l’Abruzzo, è stato nominato vicepresidente della giunta regionale: sembra che egli si trovi in conflitto di interessi per aver votato favorevolmente l’adozione del V.I.A. (delibera n. 62 del 21 febbraio 2014 della giunta regionale del Molise) riguardo ad un parco eolico nel comune di Montecilfone (Cb) ed aver in precedenza fornito una consulenza sullo stesso parco quale legale del comune di Montecilfone, incassando una fattura di oltre 4.000 euro dalla ditta interessata –:
quali iniziative il Governo, intenda adottare, urgentemente, contro l’inquinamento ambientale ed a protezione della salute, in particolare alla luce dei casi che riguardano i comuni di Pozzilli, Venafro, Roccaravindola già sottoposti a notevoli e molteplici criticità al fine di evitare il rischio di diffusione/contaminazione dovuto alla capacità dei venti di trasportare a grandi distanze le sostanze le polveri sottili emesse;
se il Ministro della salute intenda promuovere nella piana di Venafro-Pozzilli una indagine epidemiologica anche per il tramite dell’Istituto superiore di sanità, al fine di verificare, soprattutto nell’area circostante l’impianto di cui in premessa, gli accumuli di sostanze e metalli nocivi come diossina, cromo, cadmio piombo e altro;
se il Governo, per quanto di propria competenza, intenda avviare azioni di monitoraggio in termini di quantità, qualità e tracciabilità dei rifiuti al fine di non disincentivare la raccolta differenziata, in modo tale che non siano vanificati i comportamenti virtuosi dei cittadini nella pratica di questa attività;
se il Governo, alla luce dell’impegno vincolante preso con l’adesione del protocollo d’intesa in occasione della Conferenza di Parigi, non ritenga opportuno assumere iniziative normative, nell’ambito dell’attuazione della strategia nazionale ambientale ed energetica, per rivedere quanto disposto dall’articolo 35 del decreto-legge n. 133 del 12 settembre 2014 e per favorire una corretta gestione dei rifiuti che preveda la riduzione, il riuso, il riciclaggio e il recupero energetico dei rifiuti in altra forma che non sia la produzione di energia elettrica attraverso l’incenerimento, gestione che comporterebbe minori spese, vantaggi per l’ambiente e minori scarti da smaltire;
se siano state avviate indagini a carico di amministratori e funzionari che, nel corso degli anni, avrebbero omesso di riscontrare la diffida del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi della legge 13 agosto 2010, n. 155 e successive modifiche, creando danni ingenti alla salute dei cittadini e all’ambiente;
quali iniziative si intendano adottare per il contrasto ai conflitti di interesse ed alle ecomafie, con particolare riguardo al ciclo illegale dei rifiuti e alla consolidata presenza di infiltrazioni mafiose nelle imprese implicate nel traffico illegale dei rifiuti. (4-12369)

Esposto Associazione Caponnetto alla Procura della Repubblica di Bari

 

 

 

 

 

 

Associazione Nazionale  per la lotta contro le illegalità e le mafie 

“Antonino Caponnetto”

“Altro” ed “Alto”

www.comitato-antimafia-lt.org                                 info@comitato-antimafia-lt.org

                                                                                   ass.caponnetto@pec.it

 

                                                                                    Tel. 3470515527

 

                                    

 

Roma,2.01.2017

                                                                

 

 

 

                                             ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA

 

                           c/o Tribunale di 

 

                                                       BARI

 

 

 

 

 

Oggetto: Trasmissione interrogazione on. Iannuzzi ed altri n.4-12369 e relativa risposta del Ministro Galletti

                Risposta scritta pubblicata Giovedì 4 agosto 2016 nell’allegato B della seduta n. 667

 

 

                 Per quanto di propria competenza si rimettono  gli atti in oggetto indicati, e si chiede  a codesta A.G. di indagare su questo unico punto indicato nella    interrogazione n.4-12369:

 

a) “  se siano state avviate indagini a carico di amministratori e funzionari che, nel corso degli anni, avrebbero omesso di riscontrare la diffida del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi della legge 13 agosto 2010, n. 155 e successive modifiche, creando danni ingenti alla salute dei cittadini e all’ambiente” (con riferimento particolare alla zona del Venafrano IS  )

 

Si chiede di essere avvisati nel caso di eventuale archiviazione ai sensi dell’art.408 comma 2 c.p.p.

 

 

 

                                                                             IL SEGRETARIO NAZIONALE

                                                                                    Dr.Elvio Di Cesare

 

 

 

 

 

Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4-12369
presentato da
IANNUZZI Cristian
testo di
Venerdì 4 marzo 2016, seduta n. 583
CRISTIAN IANNUZZI, BUSTO e SEGONI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
in provincia di Isernia, precisamente a Pozzilli, dal 1999, opera un inceneritore, gestito dalla società Hera Ambiente, nato come impianto a biomasse, autorizzato nel 2008 a bruciare da 20 mila a 100 mila tonnellate all’anno di CDR (combustibile derivato da rifiuto), senza AIA (autorizzazione integrata ambientale). Solo dopo una denuncia alla Comunità europea, l’impianto è stato obbligato ad effettuare l’AIA, autorizzazione che la società Hera Ambiente invece ottiene solo nel luglio 2015;
in Italia, il 33 per cento della popolazione è esposta a valori eccessivi di particolato grossolano, fine e ultrafine, contro una media dei paesi dell’Unione europea dell’11 per cento. L’Unione europea ha aperto una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per il superamento dei limiti in dieci regioni e il Molise è tra di esse, solo per il limite del Pm10, visto che solo dal 2014 le centraline gestite dall’Arpa Molise effettuano il monitoraggio del Pm2,5, il cui valore limite annuo fissato in 25μg/m3 è vincolante dal 1o gennaio 2015, nonostante sia stato dichiarato valore obiettivo dal 2010 dal decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155;
all’inceneritore ufficiale di Pozzilli si aggiunge, a pochi chilometri di distanza, il cementificio di Sesto Campano che emette dai suoi camini circa 400 tonnellate di polveri, rilevanti quantità di metalli pesanti in merito quali l’associazione «Mamme per la salute e l’ambiente onlus Venafro» e l’Isde Italia, durante un convegno in occasione delle «Giornate molisane ambiente e salute», tenutesi nell’aprile 2015, si esprimevano così: «Noi troviamo una matrice ambientale dove le emissioni di diossine ci sono e sono accertate perché abbiamo valori nell’ordine non lontano dal grammo, come emissione di Colacem, e di milligrammi, come emissioni annue di Hera. Tenendo presente che la diossina può durare nell’ambiente più di dieci anni, ogni anno si accumula l’anno precedente. Quindi abbiamo una situazione di vari grammi nell’ambiente e quando la pericolosità è a miliardesimi di milligrammo abbiamo miliardi di volte, sparsi nell’ambiente, quantità pericolose che possono accumularsi, attraverso la catena alimentare, nelle piante che diventano foraggio, negli animali e poi nell’uomo»;
in Italia, e di conseguenza anche in Molise, la politica nazionale ha scelto l’incentivazione dell’incenerimento, contrariamente a quanto avviene in altri Stati europei e in contrasto con le direttive europee: infatti, tra l’altro, è stata ammessa la riclassificazione degli impianti di incenerimento per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani D10 a impianti per il recupero di energia R1;
in particolare, l’articolo 35 del decreto-legge n. 133 del 12 settembre 2014, altrimenti detto «Sblocca Italia», prevede che tutti gli inceneritori vengano considerati «insediamenti strategici di preminente interesse nazionale»: di conseguenza, tali impianti possono incenerire i rifiuti urbani, i rifiuti speciali non pericolosi e i rifiuti speciali pericolosi a solo rischio sanitario, prodotti non soltanto localmente, ma nell’intero territorio nazionale fino a saturazione del carico termico, facendo così decadere i vincoli di bacino; il decreto stabilisce inoltre il dimezzamento dei tempi per le procedure di valutazione di impatto ambientale e di autorizzazione integrata ambientale, nonché la costruzione di nuovi impianti;
l’Italia, nel dicembre 2015, in occasione della XXI conferenza internazionale dell’Onu sui cambiamenti climatici, a Parigi, ha sottoscritto un protocollo d’intesa che impegna, in maniera vincolante, le nazioni partecipanti a riduzioni significative delle emissioni di anidride carbonica, il primo gas responsabile dell’innalzamento della temperatura terrestre;
gli inceneritori o termovalorizzatori producono anche energia, ma le sue caratteristiche peculiari restano la combustione, con conseguente rilascio in atmosfera di inquinanti sottilissimi e dannosi alla salute, e la produzione di ceneri di scarto che, rappresentano, in peso il 30 per cento del rifiuto in ingresso bruciato. Ciò significa che, comunque, al termine del processo di incenerimento, i rifiuti in entrata vengono eliminati solo per il 70 per cento del loro volume, creando quindi un ulteriore problema, quello dello smaltimento delle ceneri stesse;
si apprende dall’articolo «Pozzilli e Venafro nuova grande pattumiera dell’Abruzzo e dell’Italia», sul giornale Mediamolise del 6 febbraio 2016, che sia stata raggiunta una prima intesa per far incenerire i rifiuti abruzzesi nell’impianto Hera di Pozzilli, la cui capacità sarebbe interamente saturata solo con i rifiuti molisani e abruzzesi;
secondo l’articolo «Accordo sull’inceneritore, a Pozzilli rifiuti tracciabili», pubblicato sul quotidiano primo piano Molise, il 10 febbraio 2016 la società Hera Ambiente è autorizzata a bruciare 93.800 tonnellate di Css (combustibile solido secondario), ma avrebbe chiesto di aumentare la capacità a circa 150 mila tonnellate e di poter trattare anche un tipo di Cdr di qualità inferiore, con una procedura che ha ottenuto un primo diniego dalla regione e verso la quale l’industria ha fatto ricorso al Tar Molise. Attualmente, meno del 10 per cento del prodotto termovalorizzato a Pozzilli è il residuo dei rifiuti del Molise, il restante 91 per cento proviene dall’Abruzzo (27,88 per cento equivalente a circa 27 mila tonnellate), dal Lazio (49,11 per cento), dalla Puglia (12,22 per cento), dalla Calabria (0,81 per cento) e dalla Campania (0,06);
durante un convegno in occasione delle «Giornate molisane ambiente e salute», tenutesi nell’aprile 2015, il professor Tamino, citando dati dell’Arpa Molise, ha evidenziato come «incenerire 1 kg di rifiuti comporta l’uso di 7 kg di aria e 1 kg di suolo». Quindi, il biologo ha messo in guardia sull’ossido di azoto (soprattutto smog delle auto ma non solo), che «incide pesantemente sull’insorgere di malattie». «Il livello di diossina nel Venafrano non è elevatissimo ma segnala un pericolo» … «il problema è che la diossina si accumula». Citando dati Arpa e Asrem, l’esperto ha scandito che «Hera Ambiente emette sostanze cancerogene nei limiti di legge ma è poi l’accumulo di queste sostanze (con emissioni provenienti anche da altri fattori ovviamente,) che fa male alla salute»;
la piana di Venafro è una zona nota per le criticità ambientali sia riguardo i continui sforamenti dell’inquinante Pm 10, che sanitarie, per l’alto indice di malattie tumorali e l’accertata presenza nel circondario di diossina nel latte materno di caprini e ovini;
già nel 2012, come riportano i giornali locali, l’ex consigliere regionale molisano, Massimo Romano, diffidò Michele Iorio e la regione Molise «ad adempiere al dettato legislativo del decreto-legge 155 del 2010». Decreto che doveva prevedere la bonifica dei territori inquinati e il rispetto delle direttive europee in materia di gestione dei rifiuti, oltre al rispetto della legge regionale n. 16 del 2011 per la tutela del territorio, che, in particolare, all’articolo 12, prevede la bonifica dell’area di Venafro, indicata dal collaboratore di giustizia Schiavone come cuore degli sversamenti illegali del basso Molise;
ancora prima, tra il 2010 e il 2011, esplosero gli scandali Open Gates e Dark Report: la procura di Larino scoprì che, nei terreni agricoli del Cosib, venivano sversati illecitamente rifiuti tossici;
da anni, alcune mamme del comune di Venafro, riunitesi in una onlus, si battono per difendere la salute della popolazione molisana interessata da un pericoloso aumento delle malattie tumorali e penalizzata anche da un progressivo indebolimento della sanità pubblica smantellata a favore di quella privata;
dal giornale Primo piano Molise del 15 aprile 2015 si apprende che i dati forniti dalla stessa Hera Ambiente e raccolti nel piano di sorveglianza e monitoraggio esterno mostrano una significativa alterazione dell’ambiente per il constatato accumulo sul terreno di metalli particolarmente nocivi come cadmio, piombo, mercurio;
oltre alla raccolta differenziata «spinta», pratica non ancora perseguita in Italia, esistono metodi alternativi quali il trattamento bio-meccanico dei rifiuti, attraverso cui il problema della parte bio-degradabile dei rifiuti viene risolta in modo naturale. I rifiuti vengono stoccati per una settimana in un grande container nel quale viene insufflata aria calda a 50-60o C. In questo modo vengono attivati i batteri aerobici che degradano la frazione biologica ancora presente nei materiali conferiti. Una volta risolto il problema della frazione bio-degradabile, la parte solida rimanente può essere agevolmente risposta in discarica o incenerita, minimizzando la produzione di liquami, odori e inquinanti. I costi del trattamento bio-meccanico sono pari ad un quinto del costo degli inceneritori e per la realizzazione di un impianto T.B.M si impiegano 2 anni rispetto ai 5 degli inceneritori;
a Mestre è già in funzione un impianto di trattamento bio-meccanico. La parte biodegradata è utilizzata come fertilizzante e le balle di materiale secco vanno ad alimentare la centrale elettrica di Fusina;
in Germania sono stati costruiti, negli ultimi 10 anni, parallelamente agli inceneritori esistenti, ben 64 impianti di trattamento bio-meccanico per circa 6.122.000 t/anno di MPC, contro i 17.500.000 di t/anno trattate dagli inceneritori;
lo smaltimento dei rifiuti spesso è legato al traffico illecito: il maxi-processo Spartacus e le rivelazioni di Carmine Schiavone hanno dimostrato che le regioni industriali italiane quando hanno esaurito le proprie discariche, inviano i prodotti di scarto del Mezzogiorno;
nel 2001, l’Ami (Azienda municipale imolese oggi ConAmi) acquistò per 9,3 milioni di euro dalla società Scr i terreni dell’area industriale ex Pozzi di Sparanise, in provincia di Caserta, zona che l’allora consigliere provinciale Nicola Cosentino definì «altamente inquinata». Poco dopo, l’Ami diventerà parte del Gruppo Hera. Nel giugno 2008, risulta che la Scr sia stata rappresentata nel consiglio di amministrazione di Hera Comm Med da Giovanni Cosentino, fratello del sottosegretario pro tempore Nicola Cosentino, allora indagato, nonché genero del boss Diana, oltre a Enrico Reccia, un allevatore di bufale, che fino al 2002 è stato presidente del collegio sindacale della Cooperativa Europa 2002, nella quale era sindaco anche l’imprenditore Salvatore Della Corte, arrestato nel 2006 dal Ros e condannato a due anni e 4 mesi perché accusato di aiutare il clan Zagaria nei suoi affari al Nord;
attualmente, il presidente di ConAmi Stefano Manara è in totale conflitto di interesse, in quanto è, da una parte proprietario-controllore della discarica (come presidente di ConAmi) e, dall’altra, siede nel consiglio di amministrazione di Hera, società controllata che ricava profitti dalla discarica;
il 27 febbraio 2016, l’assessore all’ambiente della regione Molise, Vittorino Facciolla, uno dei principali fautori dell’accordo per i rifiuti con l’Abruzzo, è stato nominato vicepresidente della giunta regionale: sembra che egli si trovi in conflitto di interessi per aver votato favorevolmente l’adozione del V.I.A. (delibera n. 62 del 21 febbraio 2014 della giunta regionale del Molise) riguardo ad un parco eolico nel comune di Montecilfone (Cb) ed aver in precedenza fornito una consulenza sullo stesso parco quale legale del comune di Montecilfone, incassando una fattura di oltre 4.000 euro dalla ditta interessata –:
quali iniziative il Governo, intenda adottare, urgentemente, contro l’inquinamento ambientale ed a protezione della salute, in particolare alla luce dei casi che riguardano i comuni di Pozzilli, Venafro, Roccaravindola già sottoposti a notevoli e molteplici criticità al fine di evitare il rischio di diffusione/contaminazione dovuto alla capacità dei venti di trasportare a grandi distanze le sostanze le polveri sottili emesse;
se il Ministro della salute intenda promuovere nella piana di Venafro-Pozzilli una indagine epidemiologica anche per il tramite dell’Istituto superiore di sanità, al fine di verificare, soprattutto nell’area circostante l’impianto di cui in premessa, gli accumuli di sostanze e metalli nocivi come diossina, cromo, cadmio piombo e altro;
se il Governo, per quanto di propria competenza, intenda avviare azioni di monitoraggio in termini di quantità, qualità e tracciabilità dei rifiuti al fine di non disincentivare la raccolta differenziata, in modo tale che non siano vanificati i comportamenti virtuosi dei cittadini nella pratica di questa attività;
se il Governo, alla luce dell’impegno vincolante preso con l’adesione del protocollo d’intesa in occasione della Conferenza di Parigi, non ritenga opportuno assumere iniziative normative, nell’ambito dell’attuazione della strategia nazionale ambientale ed energetica, per rivedere quanto disposto dall’articolo 35 del decreto-legge n. 133 del 12 settembre 2014 e per favorire una corretta gestione dei rifiuti che preveda la riduzione, il riuso, il riciclaggio e il recupero energetico dei rifiuti in altra forma che non sia la produzione di energia elettrica attraverso l’incenerimento, gestione che comporterebbe minori spese, vantaggi per l’ambiente e minori scarti da smaltire;
se siano state avviate indagini a carico di amministratori e funzionari che, nel corso degli anni, avrebbero omesso di riscontrare la diffida del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi della legge 13 agosto 2010, n. 155 e successive modifiche, creando danni ingenti alla salute dei cittadini e all’ambiente;
quali iniziative si intendano adottare per il contrasto ai conflitti di interesse ed alle ecomafie, con particolare riguardo al ciclo illegale dei rifiuti e alla consolidata presenza di infiltrazioni mafiose nelle imprese implicate nel traffico illegale dei rifiuti. (4-12369)
Atto Camera
Risposta scritta pubblicata Giovedì 4 agosto 2016
nell’allegato B della seduta n. 667
4-12369
presentata da
IANNUZZI Cristian
Risposta. – Con riferimento all’interrogazione in esame, sulla base degli elementi acquisiti dalla competente direzione generale del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, si rappresenta quanto segue.
La normativa nazionale in materia di qualità dell’aria (decreto legislativo n. 155 del 2010 e successive modificazioni ed integrazioni) affida alle regioni e alla province autonome le attività di valutazione finalizzate a conoscere il contesto territoriale e quelle di pianificazione volte ad identificare gli interventi più efficaci per assicurare il rispetto degli standard di qualità dell’aria e ad assicurarne l’attuazione.
Ai predetti enti territoriali compete quindi il monitoraggio degli inquinanti atmosferici, la predisposizione dei piani o programmi per il risanamento e la tutela della qualità dell’aria, compresa l’individuazione dei soggetti deputati all’attuazione di tali Piani, nonché la trasmissione al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare delle relative informazioni per l’invio alla Commissione Europea.
A seguito dell’emanazione del decreto legislativo n. 155 del 2010, la regione Molise, per una corretta valutazione della qualità dell’aria, ha suddiviso il territorio regionale in 3 zone: «Area collinare», «Pianura (Piana di Bojano – Piana di Venafro)» e «Fascia costiera».
In base alla nuova zonizzazione del territorio regionale (DGR n. 375 del 1o agosto 2014) i comuni di Pozzilli e Venafro, in provincia di Isernia, sono stati inseriti nella zona denominata «Pianura (Piana di Bojano – Piana di Venafro)», comprendente anche il comune di Campobasso.
Nella provincia di Isernia la valutazione della qualità dell’aria ambiente è effettuata tramite quattro stazioni fisse di monitoraggio, di cui due posizionate nel comune di Venafro.
I dati di qualità dell’aria misurati dalle stazioni di Venafro nel 2014 evidenziano alcune criticità in merito al materiale particolato PM10 ed al biossido di azoto NO2. Nello specifico, per il PM10 si registrano 44 giorni di superamento del valore limite giornaliero (50 μg/m3, da non superare più di 35 volte per anno civile), mentre per l’NO2 è stato superato il valore limite annuale previsto per la protezione della salute umana (40 μg/m3), con un valore di 44 μg/m3.
Per fronteggiare il problema dell’inquinamento atmosferico la Regione Molise ha avviato il processo di definizione del piano di qualità dell’aria. Il «Piano regionale integrato per la qualità dell’aria Molise (P.R.I.A.Mo.)» costituisce lo strumento di pianificazione regionale per il raggiungimento, entro il più breve tempo possibile, dei valori limite nelle aree in cui il livello di uno o più inquinanti sia superiore e per il mantenimento del relativo rispetto nelle aree in cui i livelli degli inquinanti siano di sotto di tali valori limite.
Considerato che ai sensi del decreto legislativo n. 152 del 2006 il P.R.I.A.Mo. deve essere sottoposto a Valutazione ambientale strategica (VAS), al fine di valutare preventivamente la significatività dei potenziali impatti che il piano può determinare sull’ambiente, con decreto della giunta regionale n. 829 del 24 dicembre 2015 per tale piano è stato formalmente avviato il procedimento per la valutazione ambientale strategica.
Nel documento preliminare di piano sono stati individuati i principali settori responsabili dell’inquinamento atmosferico su cui intervenire e le relative linee di azione, tra cui quelle direttamente indirizzate a contrastare l’emissione di inquinanti atmosferici nonché interventi strutturali più generali che agiscono sulla qualità di processi, prodotti e comportamenti.
In particolare, per il settore delle attività produttive, che ricomprende i macrosettori «combustione industriale», «attività produttive» e «uso dei solventi», il P.R.I.A.Mo. individuerà le misure necessarie ad una riduzione delle emissioni nei settori industriali caratterizzati da un’alta potenzialità emissiva, oltre a prevedere l’adozione di misure più restrittive di quelle comunitarie. Inoltre, all’interno del P.R.I.A.Mo. sarà prevista un’adeguata disciplina contenente le procedure tecniche atte a consentire ai gestori di poter adeguare gli impianti esistenti ai nuovi limiti di emissione e alle eventuali prescrizioni consequenziali. Per tale settore sono state individuate specifiche linee di azione per aziende soggette ad Autorizzazione integrata ambientale (AIA), per quelle non soggette ad AIA, e per cave e cantieri edili.
A livello nazionale si segnala che, stante la competenza primaria delle regioni in materia di valutazione e gestione della qualità dell’aria, l’azione del Ministero dell’ambiente è stata mirata a garantire un costante e fondamentale supporto alle amministrazioni regionali e locali.
In primo luogo, al fine di favorire un confronto istituzionale sul tema della valutazione e gestione della qualità dell’aria, è stato istituito, presso questo dicastero un coordinamento tra i rappresentanti del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, del Ministero della salute, di ogni regione e provincia autonoma, dell’Unione delle province italiane (UPI) e dell’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci), nonché delle agenzie e degli istituti tecnici con competenze in materia ambientale (Ispra, Iss, Enea, Cnr). Nel contesto di tale coordinamento sono individuati gli indirizzi comuni per la valutazione della qualità dell’aria, anche in relazione agli strumenti di pianificazione.
Inoltre, il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare ha avviato da tempo un’azione di indirizzo e coordinamento di tutte le amministrazioni centrali aventi competenza in settori che producono emissioni in atmosfera al fine di definire una strategia volta all’individuazione di misure condivise da attuare congiuntamente su tutto il territorio nazionale.
In particolare è stata avviata un’interlocuzione con le regioni del centro sud finalizzata a porre in essere soluzioni mirate e condivise per l’individuazione delle misure per il miglioramento della qualità dell’aria specifiche per tali territori, anche sul modello dell’accordo di programma per il bacino padano del 2013 che, come noto, ha permesso di individuare una serie di importanti interventi di risanamento della qualità dell’aria presso le regioni firmatarie.
Infine, si segnala che il 30 dicembre 2015 è stato sottoscritto un importante protocollo d’Intesa tra il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, la conferenza delle regioni e province autonome e l’Associazione nazionale dei comuni italiani per definire ed attuare misure omogenee su scala di bacino per il miglioramento e la tutela della qualità dell’aria e la riduzione di emissioni di gas climalteranti, con interventi prioritari nelle città metropolitane.
In particolare, tra le misure di urgenza, che saranno attivate dopo reiterati superamenti delle soglie giornaliere massime consentite delle concentrazioni di PM10 (di regola, 7 giorni), protocollo prevede l’abbassamento dei limiti di velocità di 20 chilometri orari nelle aree urbane estese al territorio comunale e alle eventuali arterie autostradali limitrofe, previo accordo con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; l’attivazione di sistemi di incentivo all’utilizzo del trasporto pubblico locale e della mobilità condivisa; la riduzione di 2 gradi delle temperature massime di riscaldamento negli edifici pubblici e privati; la limitazione dell’utilizzo della biomassa per uso civile dove siano presenti sistemi alternativi di riscaldamento.
Con riferimento alle possibili azioni volte ad incentivare la raccolta differenziata e promuovere comportamenti virtuosi in tal senso da parte dei cittadini, si segnala che il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ha tra le sue priorità l’emanazione del regolamento attuativo previsto dall’articolo 1, comma 667, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, nel quale «sono stabiliti criteri per la realizzazione da parte dei comuni di sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico o di sistemi di gestione caratterizzati dall’utilizzo di correttivi ai criteri di ripartizione del costo del servigio, finalizzati ad attuare un effettivo modello di tariffa commisurata al servizio reso a copertura integrale dei costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati, svolto nelle forme ammesse dal diritto dell’Unione europea».
La promulgazione di questo regolamento, potrà garantire l’attuazione del principio «chi inquina paga» e di una metodologia più equa di determinazione della tariffa anche attraverso eventuali modalità di partecipazione dei diversi soggetti interessati.
Inoltre, si fa presente che l’articolo 35, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2014, n.133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, prevede che «entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, con proprio decreto, individua a livello nazionale la capacità complessiva di trattamento di rifiuti urbani e assimilati degli impianti di incenerimento in esercizio o autorizzati a livello nazionale, con l’indicazione espressa della capacità di ciascun impianto, e gli impianti di incenerimento con recupero energetico di rifiuti urbani e assimilati da realizzare per coprire il fabbisogno residuo, determinato con finalità di progressivo riequilibrio socio-economico fra le aree del territorio nazionale e nel rispetto degli obiettivi di raccolta differenziata e di riciclaggio, tenendo conto della pianificazione regionale. Gli impianti così individuati costituiscono infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale, attuano un sistema integrato e moderno di gestione di rifiuti urbani e assimilati, garantiscono la sicurezza nazionale nell’autosufficienza, consentono di superare e prevenire ulteriori procedure di infrazione per mancata attuazione delle norme europee di settore e limitano il conferimento di rifiuti in discarica».
In primo luogo, si segnala che la finalità del decreto in questione è quella di ridurre il conferimento dei rifiuti in discarica (calcolato ad una percentuale massima del 10 per cento) e di sfruttare al meglio la rete impiantistica nazionale già esistente, delineando una potenziale linea strategica nazionale di medio lungo termine sulla gestione dei rifiuti per gli anni avvenire, in ottemperanza all’obiettivo di ottimizzazione della rete infrastrutturale dedicata al recupero energetico su scala nazionale previsto nell’ambito del «pacchetto economia circolare», presentato il 2 dicembre 2015 e in fase di consultazione.
Con particolare riferimento alla strategia nazionale delineata dalle disposizioni dei decreti attuativi dello «sblocca Italia», si rappresenta, inoltre, che il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ha accolto la richiesta della conferenza Stato-regioni di istituire un comitato, presso la conferenza stessa, per la gestione integrata ed efficiente del ciclo dei rifiuti.
Tale comitato avrà funzioni istruttorie, di raccordo e di coordinamento e concorrerà ad ottimizzare l’efficacia del sistema integrato di gestione dei rifiuti e assicurerà il monitoraggio e il coordinamento a livello nazionale per l’attuazione delle politiche di gestione dei rifiuti.
Ad ogni modo si evidenzia che questo Ministero monitora costantemente l’impatto regolatorio delle normative di settore, anche al fine di superare le criticità operative che dovessero emergere e valutare possibili revisioni della disciplina.
Da ultimo, si segnala che la legge del 22 maggio 2015, n. 68 recante «Disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente», ha introdotto nel libro II del codice penale titolo VI-bis, dedicato interamente ai delitti contro l’ambiente.
Il nuovo titolo del codice penale prevede 6 nuove fattispecie di reati contro l’ambiente: il delitto di inquinamento ambientale (articolo 452-bis); il delitto di morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale (articolo 452-ter), il delitto di disastro ambientale (articolo 452-quater), il delitto di traffico ed abbandono di materiale di alta radioattività (articolo 452-sexies), il delitto di impedimento del controllo (articolo 452-septies); il delitto di omessa bonifica (articolo 452-terdecies).
Della questione in esame sono stati, inoltre, interessati anche gli altri Ministeri competenti e, qualora dovessero pervenire ulteriori elementi informativi, si provvederà a rendere noti i nuovi aggiornamenti.
Per quanto di competenza, questo Ministero continuerà a tenersi informato e a svolgere un’attività di monitoraggio.
Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare: Gian Luca Galletti.”

L’Associazione Caponnetto ha richiesto alla DDA di Roma la riapertura delle indagini sui traffici nel Porto di Gaeta anche in riferimento alla vicenda di Ilaria Alpi ed a quanto emerso durante il servizio televisivo di LazioTV

Pubblicato 17 Aprile 2014 | Da admin2

Associazione per la lotta contro le illegalità e le mafie Associazione per la lotta contro le illegalità e le mafie 

“Antonino Caponnetto” “Antonino Caponnetto”

info@comitato-antimafia-lt.org

tel 3470515527

Latina, 3 gennaio 2014

Direzione Distrettuale Antimafia ROMA

 

OGGETTO:
1) richiesta verifica ubicazione interramenti rifiuti tossici – ed eventualmente anche radioattivi- lungo il tratto tra Presenzano – Colleferro-Pastena nelle discariche e nella cave aperte abusivamente da soggetti collegati alla camorra operanti in subappalto nei lavori di costruzione della terza corsia dell’Austrada del Sole e della TAV;
2) richiesta di accertamento dell’ identità e della posizione di tutti gli autotrasportatori indicati nei documenti

desecretati che contengono le dichiarazioni di Carmine Schiavone;
3) richiesta di acquisizione di tutte le interviste rilasciate dal citato Carmine Schiavone a giornali e televisioni nazionali e locali.

Il sottoscritto Elvio Di Cesare,nella sua qualità di Segretario nazionale dell’Associazione per la lotta contro le illegalità e le mafie “A.Caponnetto”,espone quanto appresso:
in data 19 dicembre del 2013 l’ex Collaboratore di Giustizia Carmine Schiavone rilasciava l’ennesima intervista ad una delle tante emittenti locali -la TVI Molise di Venafro – sulle quali egli é apparso.
In tale intervista egli ha dichiarato che durante i lavori effettuati per la realizzazione del tratto Autostradale Roma- Napoli ( probabilmente con riferimento alla 3° corsia ) sarebbero stati operati interramenti di rifiuti tossici ad opera di ditte a suo dire appartenenti o/e controllate dal clan dei Casalesi.
Le dichiarazioni di Schiavone confermano i tanti sospetti che già gravavano su tali opere in relazione anche allo smaltimento di rifiuti nocivi sulla direttrice nord-sud del Paese ad opera di camionisti prezzolati con ipotesi di interramenti non solo lungo il tratto autostradale ma anche nelle immediate adiacenze di questo,in fosse ,cave,fornaci,discariche e quant’altro.

Il riferimento é – tanto per citare qualche esempio – a taluni cave o scavi ubicati nei territori dei comuni di San Vittore del Lazio,Cervaro ,San Pietro Infine,Cassino,Pastena,Roccasecca,Presenzano,compresa la piana di Venafro ecc,,per risalire l’autostrada fino a Colleferro.
Analizzando i numeri delle targhe dei camion che,a detta di Schiavone,avrebbero trasportato i rifiuti tossici e nocivi,si rileva che i proprietari sono residenti in 6 province : Roma,Latina,Frosinone,Caserta,Napoli e Foggia .
Per quanto di competenza di codesta DDA,giova sottolineare che,a quel che risulta,i proprietari dei camion appartenenti alla regione del Lazio non sono mai stati chiamati a chiarire la loro posizione per accertare:
1) CHI,o tramite CHI,li ha arruolati;
2) chi li retribuiva e se veniva rilasciata fattura;
3) se c’erano degli intermediari che operavano come collegamento ;
4) dove essi caricavano il materiale;
5) se essi erano a conoscenza del tipo di materiale che trasportavano;
6) cosa trasportavano e dove scaricavano nei viaggi di andata al nord e per conto di quali aziende;
7) dove dovevano scaricare in base ai documenti di viaggio al ritorno e se,invece,essi deviavano dal percorso e quindi dalla destinazione prefissata;
8) la fondatezza o meno delle dichiarazioni dello stesso Schiavone secondo il quale tali rifiuti sarebbero stati caricati anche nel porto commerciale di Gaeta su navi in partenza per la Somalia di proprietà della Società Shifco e/o di altri armatori;

9) se il porto di Gaeta é stato utilizzato solo dagli autotrasportatori pontini o indifferentemente da tutti gli altri;
10) se risulta fondata la notizia secondo la quale fra tutti gli autotrasportatori arruolati per tali traffici ve ne sarebbero una decina di Itri (Latina) che trasportavano materiale per l’edilizia durante il viaggio di andata;
11) il motivo per il quale nessuna Autorità del Porto in questione non sarebbe mai intervenuta o ,comunque,non si sarebbe accorta di quanto sarebbe avvenuto;
12) il motivo per il quale una delle navi della predetta società Shifco rimase sequestrata per anni nelle acque del golfo di Gaeta su ordine -sembra – della Procura di Latina; 13) la destinazione di essa dopo il dissequestro.
14) se esistono collegamenti fra tali traffici di rifiuti in partenza dal Porto di Gaeta e la vicenda ancora misteriosa dell’assassinio della giornalista Ilaria Alpi e del suo cameramen.
E’ opportuno,al riguardo,che codesta Procura acquisisca agli atti dell’inchiesta anche la Relazione completa della Commissione Parlamentare Antimafia del 1995 a proposito delle infiltrazioni della camorra nei lavori dell’alta velocità sul tratto Roma-Napoli,Relazione della quale fu relatore l’ex Magistrato e Senatore Ferdinando Imposimato il quale ha tracciato,a seguito delle indagini dello SCO della Polizia di Stato,un quadro agghiacciante di corruzione e collusione con i Casalesi nonché uno sfruttamento illegale della cave esistenti nelle adiacenze della TAV,confermando, così,quanto raccontato da Carmine Schiavone.
Tutto ciò premesso,l’esponente chiede,oltre all’individuazione di tutti coloro che dovessero risultare responsabili diretti od indiretti dei fatti citati,la

convocazione come testi dell’ex collaboratore di Giustizia Carmine Schiavone ( il quale,peraltro,durante un interrogatorio cui fu sottoposto nel 1996 presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Latina parlò dell’esistenza nel Basso Lazio di una trentina di “soldati” al servizio dei Casalesi che venivano retribuiti a 3 milioni di lire al mese,”soldati” che,a quanto pare,nessuno ha mai identificato ed indagato) e dell’ex Sen.Ferdinando Imposimato,oltre che di tutti coloro che dovessero risultare in possesso di notizie utili a fornire una risposta ai tanti interrogativi posti.

Ove lo ritenga,codesta Direzione Distrettuale Antimafia potrà avvalersi ,per l’individuazione dei siti contaminati ,della collaborazione del Generale Sergio Costa,Comandante Provinciale di Napoli del Corpo Forestale dello Stato ed inventore di una tecnica tramite il geomagnetometro per la scoperta di rifiuti interrati fino ad alte profondità.

Il sottoscritto chiede di essere avvisato ai sensi dell’art.408 comma 2 c.p.p. dell’esito delle indagini.
Con osservanza

IL SEGRETARIO Dr.Elvio Di Cesare

Pubblicato in Esposti

Intervento dell’Associazione Caponnetto per la situazione esistente a Castel San Vincenzo (Isernia)

 

 

 

Associazione Nazionale  per la lotta contro le illegalità e le mafie 

“Antonino Caponnetto”

“Altro” ed “Alto”

www.comitato-antimafia-lt.org                                 info@comitato-antimafia-lt.org

                                                                                   tel 3470515527

 

 

                                                                    Roma,25.5.2016

 

 

 

 

 

 

Alla Direzione Distrettuale Antimafia di    Campobasso
procura.campobasso@giustizia.it

Al sig. Prefetto di Isernia
prefettura.isernia@interno.it

 

e p.c.Al Ministro dell’Interno

Roma

 

 

Sig Procuratore Sig Prefetto
Questa Associazione  intende richiamare l’ attenzione  delle SS:LL. su quanto   ultimamente sta accadendo  a Castel S. Vincenzo, dove  si evidenzia  un  degrado  allarmante  con il susseguirsi anche di fatti gravi che turbano la campagna elettorale in corso e ,quindi, l’ordine pubblico.
Al riguardo  la scrivente  è recentemente  intervenuta per segnalare alla Prefettura di Isernia le anomalie istituzionali  che coinvolgono il  sindaco, il quale,nonostante sia stato interessato da una sentenza  di  interdizione dai pubblici uffici a seguito di condanna penale passata in  giudicato, continua a rivestire le funzioni.
Ma quelli che ingenerano  preoccupazione sono  gli ultimi accadimenti che si susseguono nel mezzo della campagna elettorale come quello dell’ auto incendiata ad un cittadino che sostiene la lista civica della candidata Sindaco Amelia Iannotta contrapposta ad altra lista. Questo episodio si aggiunge ad altri episodi di teppismo contro altre due auto di candidati ,sempre della lista anzi indicata,con taglio di pneumatici e danneggiamento della carrozzeria.

Oltre a ciò  emergerebbe ,da notizie apprese ,che sarebbe in essere una denuncia per un ipotetico voto di scambio ..

Tutti episodi che  andrebbero ,ad avviso  della scrivente, letti nell’insieme al fine di stabilire se trattasi di semplici atti, anche se gravi, di teppismo politico locale o  ,invece, rientranti in altro disegno  tutto da decifrare .

Non  va dimenticato,infatti,  che il territorio di Castel. S. Vincenzo  registra  una discreta presenza di soggetti  di origine campana,sicuramente  con una maggioranza costituita da  persone oneste che hanno scelto questo paese per trascorrere periodi di tranquillità, ma che potrebbe  comprendere anche persone di altra  natura .

Un fenomeno,questo, che andrebbe monitorato per verificare anche la veridicità delle residenze,al fine,peraltro, di scongiurare eventuali presenze  di soggetti che,come oramai avviene in tutte le località di qualche richiamo turistico, sono attratti dai  luoghi per investire notevoli risorse economiche di dubbia provenienza.

Al riguardo va tenuto conto del  fatto  che dalle continue operazioni di sequestro di beni alla criminalità attuate dalla Magistratura, si evidenzia che il business per chi ha risorse da riciclare si riversa oggi, maggiormente nel campo edilizio – turistico con costruzioni multiple riunite in  veri e propri  villaggi,(lottizzazioni) dove spesso,inoltre, si adombrano favoreggiamenti o collusioni con  elementi della Pubblica Amministrazione.

Per tutto

Residenze fittizie e voto di scambio, l’indagine si allarga anche ad altri paesi


in Valle del Volturno  di   11 dicembre 2016

Residenze fittizie e voto di scambio, l’indagine si allarga anche ad altri paesi

La notizia l’ha data in esclusiva Primo Piano Molise: sembra che in un centro della Valle del Volturno vengano rilasciate residenze fittizie da utilizzare poi al momento delle votazioni. Una pratica che, secondo la procura della Repubblica di Isernia che ha aperto un’indagine sulla vicenda, configurerebbe il reato di voto di scambio. Proprio quell’inchiesta – è lo sviluppo di queste ultime ore – potrebbe allargarsi. Pare che il paese al centro dell’indagine non sia l’unico e che anche altri comuni siano coinvolti nella vicenda.

Al momento sono sette gli indagati a vario titolo per voto di scambio, falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico, abuso d’ufficio e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atto pubblico. Presto, però, l’attività investigativa condotta dai Carabinieri potrebbe allargarsi ad altri paesi della provincia.

Tutti i particolari nell’edizione in edicola oggi di Primo Piano Molise.

quanto sopra esposto   questa Associazione  chiede un deciso e pronto intervento al fine di ristabilire un clima di serenità in questo incantevole paese delle Mainarde non tralasciando approfondimenti investigativi sui fatti indicati, così da scongiurare eventuali  radicamenti sul territorio di personaggi inquietanti..

Distinti saluti

IL SEGRETARIO NAZIONALE

Dr.Elvio Di Cesare

 

 

 

 

Intervento dell’Associazione Caponnetto per la situazione esistente a Castel San Vincenzo

 

 

 

Associazione Nazionale  per la lotta contro le illegalità e le mafie 

“Antonino Caponnetto”

“Altro” ed “Alto”

www.comitato-antimafia-lt.org                                 info@comitato-antimafia-lt.org

                                                                                   tel 3470515527

 

 

                                                                    Roma,25.5.2016

 

 

 

 

 

 

Alla Direzione Distrettuale Antimafia di    Campobasso
procura.campobasso@giustizia.it

Al sig. Prefetto di Isernia
prefettura.isernia@interno.it

 

e p.c.Al Ministro dell’Interno

Roma

 

 

Sig Procuratore Sig Prefetto

 
Questa Associazione  intende richiamare l’ attenzione  delle SS:LL. su quanto   ultimamente sta accadendo  a Castel S. Vincenzo, dove  si evidenzia  un  degrado  allarmante  con il susseguirsi anche di fatti gravi che turbano la campagna elettorale in corso e ,quindi, l’ordine pubblico.
Al riguardo  la scrivente  è recentemente  intervenuta per segnalare alla Prefettura di Isernia le anomalie istituzionali  che coinvolgono il  sindaco, il quale,nonostante sia stato interessato da una sentenza  di  interdizione dai pubblici uffici a seguito di condanna penale passata in  giudicato, continua a rivestire le funzioni.
Ma quelli che ingenerano  preoccupazione sono  gli ultimi accadimenti che si susseguono nel mezzo della campagna elettorale come quello dell’ auto incendiata ad un cittadino che sostiene la lista civica della candidata Sindaco Amelia Iannotta contrapposta ad altra lista. Questo episodio si aggiunge ad altri episodi di teppismo contro altre due auto di candidati ,sempre della lista anzi indicata,con taglio di pneumatici e danneggiamento della carrozzeria.

Oltre a ciò  emergerebbe ,da notizie apprese ,che sarebbe in essere una denuncia per un ipotetico voto di scambio ..

Tutti episodi che  andrebbero ,ad avviso  della scrivente, letti nell’insieme al fine di stabilire se trattasi di semplici atti, anche se gravi, di teppismo politico locale o  ,invece, rientranti in altro disegno  tutto da decifrare .

Non  va dimenticato,infatti,  che il territorio di Castel. S. Vincenzo  registra  una discreta presenza di soggetti  di origine campana,sicuramente  con una maggioranza costituita da  persone oneste che hanno scelto questo paese per trascorrere periodi di tranquillità, ma che potrebbe  comprendere anche persone di altra  natura .

Un fenomeno,questo, che andrebbe monitorato per verificare anche la veridicità delle residenze,al fine,peraltro, di scongiurare eventuali presenze  di soggetti che,come oramai avviene in tutte le località di qualche richiamo turistico, sono attratti dai  luoghi per investire notevoli risorse economiche di dubbia provenienza.

Al riguardo va tenuto conto del  fatto  che dalle continue operazioni di sequestro di beni alla criminalità attuate dalla Magistratura, si evidenzia che il business per chi ha risorse da riciclare si riversa oggi, maggiormente nel campo edilizio – turistico con costruzioni multiple riunite in  veri e propri  villaggi,(lottizzazioni) dove spesso,inoltre, si adombrano favoreggiamenti o collusioni con  elementi della Pubblica Amministrazione.

Per tutto quanto sopra esposto   questa Associazione  chiede un deciso e pronto intervento al fine di ristabilire un clima di serenità in questo incantevole paese delle Mainarde non tralasciando approfondimenti investigativi sui fatti indicati, così da scongiurare eventuali  radicamenti sul territorio di personaggi inquietanti..

Distinti saluti

IL SEGRETARIO NAZIONALE

Dr.Elvio Di Cesare

E vai ! Altro successo dell’Associazione Caponnetto!!!!!!!!!

Esposto Associazione Caponnetto Abruzzo-Molise alla Procura della Repubblica di Larino ed alla DDA di Roma in relazione alla gara appalto per istituzione Centro identificazione immigrati San Giuliano di Puglia

Pubblicato 9 Novembre 2015 | Da admin3
Pubblicato in Esposti

Video – Business immigrati: pure Odevaine a San Giuliano (oltre la Kyenge)

giovedì, 11, dicembre, 2014

 

I centri di accoglienza su cui la ”cricca” di Buzzi e Carminati aveva messo le mani erano tre: San Giuliano di Puglia, Mineo e quello in costruzione a Castelnuovo di Porto… Su San Giuliano [il business] dobbiamo ancora quantificarlo, perché intanto per scaramanzia si farà i conti si quanto sarà l’utile». La ”stecca” avviene grazie al consorzio Eriches 29 di Salvatore Buzzi e in accordo economico con La Cascina, cooperativa vicina alle Acli. messaggero

Aveva le mani in pasta, Odevaine. Ma si rendeva conto dell’impossibilità di rivestire doppi incarichi. Sicché, trovandosi già a ricoprire un ruolo istituzionale per il Cara di Mineo, deve trovare una persona fidata per la Commissione di gara a San Giuliano. «C’è una dirigente della presidenza del Consiglio e insomma è anche una esperta…ha lavorato con il ministro Kyenge (ministro dell’Integrazione del governo Letta ndr) fino a pochi giorni fa… per cui vediamo di farglielo fare a lei la Presidente della Commissione». Si tratta di Patrizia Cologgi che – stando agli atti dell’inchiesta – risulta indagata in concorso con Sandro Coltellacci, della cooperativa Impegno per la promozione. Il sistema è collaudato

San Giuliano: 500 profughi nell’ex villaggio del terremoto, 8 mln di euro

Il villaggio post-terremoto di San Giuliano di Puglia, costruito con soldi pubblici dalla protezione civile come insediamento temporaneo per tutte quelle famiglie che avevano avuto le proprie case danneggiate dal sisma, dopo il tragico terremoto del 2002, diventa un centro di accoglienza in cui trasferire le persone dai luoghi di sbarco.

Il villaggio, pur offrendo ospitalità per circa 1000 persone, dovrebbe limitarsi all’accoglienza di un massimo di 500 profughi.

kyenge

Scriveva il 30 novembre  PrimoNumero : nei prossimi giorni la firma dell’accordo con la Prefettura di Campobasso farà scattare la mega gara d’appalto: due milioni di euro solo per i lavori di adeguamento delle casette e circa sei milioni di euro all’anno per i servizi da attivare, dal vitto all’assistenza socio psicologica.

Tutto lascia intendere che si scatenerà una vera e propria corsa tra cooperative e altri soggetti per aggiudicarsi il progetto. Il Comune, che riceverà un canone di 400mila euro annui, ha chiesto garanzie in termini di sicurezza e conta di beneficiare anche di un risvolto economico ed occupazionale sul territorio. Non tutti sono d’accordo: da Santa Croce di Magliano il Comitato ‘No Hub’ continua a far sentire la propria voce: «Questo modello non è adatto a piccole realtà già provate dal post-sisma».

kyenge-sangiuliano

L’Associazione Caponnetto al Prefetto di Isernia ed al Ministro dell’Interno””: “Il Sindaco di Castel San Vincenzo va sospeso così come ha sentenziato la Corte di Cassazione.Se non provvedete ci rivolgeremo all’Autorità Giudiziaria”

Lettera all’Associazione Caponnetto al Prefetto di Isernia ed al Ministro dell’Interno:”Sospendete subito il Sindaco di Castel San Vincenzo così come sentenziato dalla Corte di Cassazione,altrimenti andremo in Procura e vi denunceremo”

 

Alla Prefettura di

                                                                                       Isernia
                                                                                        Al Ministero dell’Interno
                                                                                        Roma

Oggetto:  Richiesta di provvedimento urgente di sospensione dalle funzioni di Sindaco del Comune di Castel S. Vincenzo (IS)

“Questa Associazione, nel fare propri i contenuti del reclamo inoltratoVi  dalla consigliera Amelia Iannotta, si associa nel reiterare la richiesta di rimozione immediata  del sig. Di Cicco  Domenico dalle funzioni di Sindaco atteso che è interdetto dai pubblici uffici e che in merito è del tutto irrilevante ogni eventuale decisione del Consiglio Comunale il quale come è noto  non ha alcun potere di mettere in discussione una sentenza irrevocabile della magistratura e tanto meno di disapplicarla, come inauditamente accaduto  nella seduta del 10 marzo ultimo scorso, peraltro convocata dallo stesso sindaco interdetto” . Im merito attendiamo ancora risposta alla missiva inoltrata in data 2 Marzo u.s. che si allega. Si resta in attesa quindi di sapere gli esiti delle vostre decisioni, avvisando, che questa Associazione è in procinto di  affidare mandato al proprio legale per inoltrare esposti alle Procure di Isernia e Roma.
Romano De Luca Responsabile Associazione A. Caponnetto Abruzzo e Molise
in nome e per conto anche del Segretario Nazionale Elvio Di Cesare

.Lettera al Prefetto di Isernia ed al Ministro dell’Interno:Il Sindaco di Castel San Vincenzo,dopo la sentenza,va rimosso e tutti gli atti da lui compiuti vanno annullati

www.comitato-antimafia-lt.org info@comitato-antimafia-lt.org 

tel 3470515527 

Roma,2 marzo 2016 

Al Sig Prefetto della Provincia di 

Isernia 

prefettura.isernia@interno.it 

Al Ministro dell’Interno 

Roma 

caposegreteria.ministro@interno.it 

segreteriatecnica.ministro@nterno.it 

Oggetto: Richiesta di applicazione della pena accessoria della interdizione dai pubblici Uffici di anni 1 del Sindaco di Castel S.Vincenzo a seguito di sentenza di condanna divenuta irrevocabile definitiva n.25/2012 della C.di A. di Campobasso. Emissione di Decreto per la sospensione immediata dalla carica di Sindaco del Comune di Castel S. Vincenzo ( IS) – Richiesta rimasta tutt’ora inevasa.- 

A seguito della nota n.6795 del 1.03.2016 emessa dalla Prefettura di Isernia in risposta alla istanza del 23.02.2016 di questa Associazione Antimafia, si rende noto che la scrivente , con il suo esposto , intendeva contestare, a scanso di equivoci, la mancata applicazione della pena accessoria e cioè, la interdizione dai pubblici Uffici, e precisamente, la pena accessoria comminata a seguito della citata sentenza di condanna della interdizione dai pubblici uffici per la durata di anni 1 del sindaco del Comune di C.S.Vincenzo. 

Ciò, a seguito di sentenza divenuta irrevocabile dopo il pronunciamento della Corte di Cassazione per il reato di cui all’art.328 c.p. Non interessa a questa Associazione, se la predetta sentenza di condanna può o no, determinare anche la sospensione dalla carica di sindaco per effetto della Legge Severino. 

Pertanto si chiede, al sig. Prefetto della Provincia di Isernia, e in caso di perdurante inattività dello stesso, al Ministero dell’Interno nella persona del Ministro pro-tempore Angelino Alfano , l’emissione di Decreto di sospensione immediatamente eseguibile, in applicazione degli effetti della pena accessoria della interdizione ad anni 1 dai Pubblici Uffici del Sindaco del Comune di Castel S. Vincenzo per effetto della sentenza n.25/2012 già notificata dalla Corte di appello di Campobasso il 16.09.2015, 

. A scanso di equivoci, si allega di nuovo la lettera inviata dalla Segretaria Nazionale e si rimane in attesa degli adempimenti di competenza. 

Si informa, che questa Associazione ha inviato copia della citata missiva ad alcuni parlamentari per l’adozione di eventuali interventi nelle sedi competenti e si rivolgerà,in caso di ulteriori inadempienze.anche all’Autorità Giudiziaria. 

il Responsabile A. Caponnetto Abruzzo e Molise            Il Segretario Nazionale

Il caso del Sindaco in provincia di Isernia interdetto e che,malgrado ciò,continua a svolgere le sue funzioni.Intervento dell’Associazione Caponnetto sul Sindaco di Isernia e sul Ministro dell’Interno.

Fra Sperlonga e Fondi in provincia di Latina minacce ed attentati ai danni di rappresentanti dell’Associazione Caponnetto.Un clima torbido di violenze ed illegalità.Ora basta !!!!!!!

 

 

 

Associazione Nazionale  per la lotta contro le illegalità e le mafie 

“Antonino Caponnetto”

“Altro” ed “Alto”

www.comitato-antimafia-lt.org                                 info@comitato-antimafia-lt.org

                                                                                   tel 3470515527

 

 

 

                                                   Roma,25.2.2016

 

                                      Al Signor Prefetto  di 

                                               LATINA

 

                                      Al Signor Procuratore Capo  

                                        Procura della Repubblica 

                                       e Coordinatore della DDA di 

                                              ROMA

 

                                       Al Signor Procuratore  Capo

                                         Procura della Repubblica di

                                              LATINA

 

 

 Ill.mi Signori Prefetto e Procuratori,

 

 

 il quadro che appare sempre più evidente e che riguarda  il territorio che comprende  in generale tutto il sud pontino,da Terracina fino  alle sponde del fiume Garigliano ,ma ,in particolare,il territorio  che comprende i comuni di Fondi e di Sperlonga,é dei più inquietanti.

Ciò,per la presenza  di una serie di soggetti  ,fra i quali alcuni  probabilmente  collegati  con la criminalità  soprattutto campana , oltre che  per il clima di    illegalità  messo in evidenza  da recenti e vecchie inchieste giudiziarie .

I recenti messaggi  di chiaro stampo mafioso  di cui é stato fatto bersaglio il consigliere  Ing.Benito Di Fazio,uno dei dirigenti di questa Associazione,fanno seguito ad altri  atti  di violenza dei quali sono rimasti vittime altri dirigenti dello stesso sodalizio.

Ci si riferisce ,in particolare,all’attentato incendiario  ai danni, alcuni anni fa,di   un altro consigliere ,di Fondi,Bruno Fiore,segretario organizzativo dell’Associazione Caponnetto ed al tentativo di assalto tentato nei confronti del sottoscritto,sempre a Fondi,mentre  interveniva sul palco in una  pubblica manifestazione antimafia  alla presenza di  parlamentari  ed altri esponenti  politici nazionali  e non.

Una prassi,ormai,che ha messo da parte  il confronto civile  e la dialettica  per privilegiare l’uso dell’aggressione  e della violenza.

Ed é appunto questo che  ci preoccupa in maniera particolare perché  potrebbe rappresentare il preludio ad atti di vera e propria violenza  ai danni  dei rappresentanti  dell’Associazione Caponnetto e non solo.

Nel rappresentare alle  SS:LL. questa  pericolosissima  situazione,preme a questa Segreteria  mettere in evidenza quanto  riportato in un servizio – inchiesta  pubblicato dal  quotidiano  ” Latina Editoriale Oggi”  dal titolo  “Marcianise e dintorni”  sul quale   si ritiene utile  richiamare   l’attenzione delle SS.LL.

Dopo il grave fatto avvenuto a Sperlonga ai danni del Consigliere Di Fazio , ci si  domanda se non sia  quanto meno opportuna una riunione del Comitato  Provinciale per la Sicurezza e l’ordine pubblico della provincia di Latina che prenda in esame l’intera situazione esistente  su quel territorio   ed adotti i provvedimenti  necessari.

In attesa di un cortese cenno di assicurazione,si porgono distinti saluti

 

                                                           IL SEGRETARIO

                                                           Dr.Elvio Di Cesare

Gravissimo atto intimidatorio ai danni del dirigente dell’Associazione Caponnetto e consigliere comunale di Sperlonga Ing.Benito Di Fazio.Richiesta di intervento dell’Associazione alla DDA di Roma ed al Ministro dell’Interno

 

 

 

Associazione Nazionale  per la lotta contro le illegalità e le mafie 

“Antonino Caponnetto”

“Altro” ed “Alto”

www.comitato-antimafia-lt.org                                 info@comitato-antimafia-lt.org

                                                                                   tel 3470515527

 

 

 

                                                     Roma,23.2.2016

 

 

                                                     Dr.Giuseppe Pignatone

                                                      Procuratore Capo della Procura

                                                      della Repubblica

                                                      Coordinatore della Direzione 

                                                      Distrettuale Antimafia

                                                                     ROMA

 

 

                                                      Dr.Andrea  De Gasperis

                                                       Procuratore Capo

                                                       Procura  della Repubblica

                                                                     LATINA

 

                                                        On.Angelino Alfano

                                                         Ministro dell’Interno

                                                                     ROMA

 

                                                        Dr.Pierluigi Faloni

                                                        Prefetto di

 

                                                                     LATINA

 

 

 

 

Un gravissimo  episodio di chiaro stampo mafioso si é verificato  nelle ore notturne scorse  ai danni dell’Ing.Benito Di Fazio,componente del Consiglio Direttivo di questa Associazione  e consigliere comunale  di Sperlonga in provincia di Latina.

Più volte la scrivente Segreteria  ha fatto presente la gravità delle situazione esistente nel sud pontino per la presenza massiccia ed asfissiante  di una criminalità aggressiva e questo  episodio,benché non se ne conoscano,allo stato,  gli autori ed il movente,può essere  inquadrato,ad avviso della scrivente,come una ritorsione ai danni dell’Ing.Di Fazio per l’azione da lui svolta in Consiglio Comunale e tramite l’Associazione Caponnetto di cui é uno dei dirigenti  a difesa della legalità  nel suo  Comune.

Le scritte  oltraggiose  e dal chiaro contenuto minaccioso  apparse stanotte  sul portone della sua abitazione a Sperlonga,scritte delle quali si allegano le foto,potrebbero costituire  un preludio  ad eventuali atti  violenti ed é per tale motivo che questa Segreteria nazionale  richiama l’attenzione delle SS.LL. perché vogliano disporre,oltre che un’inchiesta  rigorosa tendente  ad individuare e punire  gli autori -e gli  eventuali mandanti – delle scritte  di cui sopra,adeguate misure di protezione dell’Ing.Di Fazio e della sua famiglia.

 

                                         IL SEGRETARIO

 

                                       Dr.Elvio Di Cesare

Durante il suo intervento al Convegno dell’Associazione Caponnetto il 30 ottobre u.s. il famoso oncologo ed attivista ambientalista Dr.Antonio Marfella ha dichiarato che sarebbero state presentate 35.000 denunce di cittadini della Terra dei Fuochi ad alcune Procure della Repubblica campane relativamente agli interramenti di tonnellate di sostanze nocive da parte della camorra,denunce di cui non si conosce la fine-Tale notizia – che ha destato profondo scalpore – va ad aggiungersi a quella ,ancor più sconvolgente ,della secretazione da parte del Ministro dell’Interno dell’epoca degli atti relativi alle dichiarazioni del pentito Carmine Schiavone e di altri collaboratori di Giustizia sullo stesso argomento .L’Associazione Caponnetto ha chiesto alla Procura della Repubblica di Roma di aprire un’inchiesta sull’intera vicenda al fine di accertare eventuali violazioni di legge.

 

Associazione Nazionale  per la lotta contro le illegalità e le mafie 

“Antonino Caponnetto”

www.comitato-antimafia-lt.org                                 info@comitato-antimafia-lt.org

 

 

                                                                                    Tel.3470515527

 

                                                            14.11.2015

 

                                                        Al Signor Procuratore Capo

                                                         Procura della Repubblica

                                                                         ROMA

 

 

Ill.mo  Signor Procuratore,

durante il suo intervento  al Convegno organizzato da questa Associazione ,in collaborazione con l’Associazione Nazionale Carabinieri e “La Voce delle Voci “,il 30 ottobre  u.s. a Giugliano  (Napoli),il famoso oncologo ed attivista ambientalista Dr.Antonio  Marfella  ha dichiarato che  35.000 persone avrebbero presentato denunce  alle Procure campane  in ordine a quanto stava avvenendo nella cosiddetta “Terra dei Fuochi”,denunce  delle quali non sarebbe nota la  fine .

Da informazioni  assunte  fra alcuni presenti  al Convegno sembra che le Procure interessate  siano state  3.

La notizia ,come era prevedibile,ha destato  notevole scalpore  in quanto,ove essa dovesse risultare fondata,andrebbe ad aggiungersi  all’altra,ancor più sconvolgente,della secretazione ,da parte  del Ministro dell’Interno dell’epoca , di tutti gli atti relativi  alle dichiarazioni fatte dal  pentito Carmine Schiavone e da altri collaboratori di Giustizia  relativamente ai  luoghi  in cui  la camorra ha interrato  tonnellate di sostanze velenose  determinando,così,la morte di  migliaia di persone.

Nell’allegare alla presente  un dvd riportante  le dichiarazioni  del Dr.Marfella,Le saremmo grati se volesse disporre  un’indagine  tendente ad accertare la fondatezza  di esse  e  ,in caso positivo,le  violazioni di leggi eventualmente compiute .

                                                              IL SEGRETARIO NAZIONALE 

                                                                Dr.Elvio Di Cesare

Allegato:DVD

.Lettera dell’Associazione Caponnetto ai Prefetti di Roma,Napoli.Salerno,Caserta e Latina: chiariamo questa benedetta storia delle farmacie “comunali”-Con il 20% ai Comuni e l’80% ai privati possono essere definite tali?

 

Associazione Nazionale per la lotta contro le illegalità e le mafie

“Antonino Caponnetto”


info@comitato-antimafia-lt.org   sito http://www.comitato-antimafia-lt.org/           

   Tel 3470515527

                                                             12.11.2015

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      

                                               Al        Sig. Prefetto di ROMA

Al        Sig. Prefetto di NAPOLI 

                                               Al        Sig. Prefetto di SALERNO

                                               Al        Sig. Prefetto di CASERTA

                                               Al        Sig. Prefetto di LATINA

                                    

Ill.issimi Prefetti, 

siamo stati informati  di una grossa operazione che  un gruppo di persone  residenti  in provincia di Caserta  sta tentando di fare  in alcuni comuni nel Lazio (quelli di Gaeta, Castelmadama e Bracciano , il primo  in provincia di Latina e  gli altri  due in quella di Roma)  dopo averlo già fatto in Campania  dove ha preso già oltre 20 farmacie comunali, con la complicità probabilmente  di alcune amministrazioni comunali: 

Non  conosciamo  l’iter seguito in Campania  ma nel Lazio  il percorso da loro seguito è apparso palesemente illegittimo e per certi aspetti anche illecito.

Le tre farmacie “comunali” del Lazio saranno di proprietà dei Comuni per il 20%  mentre il restante 80% è di proprietà dei privati 

L’operazione anomala messa in piedi con probabilmente la complicità di amministratori comunali,  che appare aver assunto la connotazione di un vero e proprio    business , ha  formato oggetto di diversi articoli di stampa che si allegano, nonché  una circostanziata  denuncia      alla competente Autorità Giudiziaria .

Le scelte amministrative operate dagli amministratori comunali interessati a realizzare queste forme di accordo con i privati nella gestione delle farmacie comunali  appaiono , sostanzialmente finalizzate  ad arrecare ingiusti vantaggi agli stessi privati e viceversa,  danni economici ai Comuni i cui amministratori   forniscono  il proprio appoggio a queste operazioni . 

Questa Associazione Antimafia,  che da anni impegnata a dispiegare azioni di denuncia  alle competenti Autorità  con finalità di prevenzione e di contrasto ai fenomeni  di illegalità nella pubblica amministrazione e di ingerenza  mafiosa, ha raccolto il grido di allarme delle associazioni di categoria.

In particolare da una prima  lettura dei fatti  riportati negli articoli si stampa che si allegano nonché dal contenuto  nella denuncia prodotta dalle Associazioni professionali di categoria, questa  Associazione ha individuato diverse ipotesi di violazioni di legge.

In particolare appare emergere come  mediante l’adesione a società  ( si citano a titolo di esempio   la  CISS, e   la  INCO.FARMA S.P.A.)  si consegna nelle mani di una società privata la gestione di un servizio  pubblico  che potrebbe fruttare   alle casse degli enti comunali profitti economici  di gran lunga superiori  rispetto a quelli effettivamente  percepiti.   

Appare evidente, in queste operazioni  la violazione di legge in quanto   le farmacie comunali possono essere gestite esclusivamente secondo le modalità di cui all’art. 9 della L. 457/1968 ( come modificato dall’art. 10 della L. 362/1991) e precisamente in una delle seguenti forme :

1)      In economia

2)      A mezzo aziende speciali 

3)      A mezzo consorzi tra comuni per la gestione di farmacie di cui sono titolari gli stessi  comune e i farmacisti che al momento dalla costituzione della società, prestino servizio  presso le  farmacie di cui l’ente abbia la titolarità.

A tanto va aggiunto che la legge ha sancito il principio inderogabile dell’ inseparabilità tra la titolarità e la gestione delle Farmacie comunali. Principio questo    ribadito  dalla copioso giurisprudenza della Corte dei Conti ( cfr. pareri 26/2013PAR e 657/2011/PAR)   e dall’art.   11 del   Decreto-Legge 24 gennaio 2012, n.  convertito con modificazioni dalla L. 24 marzo 2012, n. 27  .  

Sull’illiceità di forme di  partecipazione   minoritarie da parte dei comuni  a società per azioni  di farmacie comunali  si è pronunciata anche la Corte dei Conti , in quanto detta anomalia determina,  tra l’altro, il venir meno del  controllo analogo  poiché il comune partecipa con una quota marginale  ( cfr.Corte dei Conti sez. di controllo Lombardia 532/2012/par.) .

La stessa Corte di Giustizia   (cfr. sent. 11/01/2005, c-26/03), invero,  ha sancito che la presenza nella compagine sociale, della società affidataria del servizio, di soci privati è assolutamente incompatibile con l’affidamento , poiché la partecipazione al capitale  da parte di soggetti privati , anche in misura minoritaria , esclude, in ogni caso , che tale amministrazione possa esercitare  su detta società un controllo analogo  a quello che essa esercita sui propri servizi .

Inoltre,  l’art. 9 c. 1.9, della legge 475/1968 indica espressamente quali sono le modalità attraverso le quali gestire  le farmacie di cui sono titolari i Comuni. Ebbene, nessuna delle modalità indicate  può ricondursi  al modello della concessione a terzi , anche nei casi in cui è preceduto  da una gara pubblica .

 Nello speciale settore del diritto farmaceutico non esiste , infatti,alcuna  norma che prevede la possibilità di separare  la titolarità  della gestione delle farmacie comunali , risultando unicamente regolato il mantenimento della farmacia in capo all’ente locale 

Inoltre, giova evidenziare  che la corte costituzionale  con sentenza 275 del 24.7.2003 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della legge 362/1991 nella parte in cui prevede    la partecipazione a società di gestione di farmacie comunali , ritenendola  incompatibile con qualsiasi altra attività nel settore della produzione  

In merito a questo esposto, si sottopone alla valutazione  dei  Sig.ri Prefetti in indirizzo la possibilità di portare in essere le iniziative ritenute opportune per prevenire la reiterazione di  condotte analoghe a quelle descritte  da parte di altri amministratori comunai.

Si chiede, altresì, di valutare la possibilità di avviare,    nei confronti degli amministratori che hanno reso possibile l’adozione di atti amministrativi contrastanti con le norme sopra richiamate , i procedimenti amministrativi volti all’applicazione delle misure di  rigore di cui all’art. 141 comma 1, lett. a) , art. 142 commi 1 e 2, art. 138 del d.lgs.  18 agosto 2000, n. 267  .

IL  SEGRETARIO NAZIONALE  

       Dr. Elvio Di Cesare

 

ALLEGATI   :   link     http://www.osservatorelaziale.it/index.asp?art=16666&arg=2&red=1
http://www.osservatorelaziale.it/index.asp?art=16702&utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter
http://www.osservatorelaziale.it/index.asp?art=16733&arg=2&red=1
http://www.osservatorelaziale.it/index.asp?art=16812&arg=2&red=1

Esposto Associazione Caponnetto Abruzzo-Molise alla Procura della Repubblica di Larino ed alla DDA di Roma in relazione alla gara appalto per istituzione Centro identificazione immigrati San Giuliano di Puglia

Qualche persona inqualificabile usa a Sorrento il nome dell’Associazione Caponnetto per inviare all’Autorità Giudiziaria esposti per fatti di cui ignoriamo la fondatezza,Ci dissociamo fermamente e chiediamo di individuarne e punirne l’autore.Anni fa capitò la stessa cosa a Sabaudia,in provincia di Latina.

 

 

 

Associazione Nazionale  per la lotta contro le illegalità e le mafie 

“Antonino Caponnetto”

www.comitato-antimafia-lt.org                                 info@comitato-antimafia-lt.org

 

 

                                                                                    Tel.3470515527

 

 

 

                                                                        Procura della Repubblica  di

                                            TORRE ANNUNZIATA 

 

 

                                            

 

 

 

                                           Commissariato della  Polizia di 

                                            Stato di

 

                                            SORRENTO

 

 

                                            Comando Stazione Carabinieri

 

                                            SORRENTO

 

 

      Questa Segreteria  é stata informata dal Signor Salvatore Caccaviello ,di Sorrento ,iscritto a questa Associazione  ,che  persona sconosciuta  avrebbe arbitrariamente  usato  il nome   dell’Associazione Caponnetto  per denunciare fatti di cui   la scrivente  é assolutamente all’oscuro  e di cui ,pertanto,ignora la fondatezza.

     Nel dissociarsi da tale iniziativa,la scrivente  chiede di individuarne l’autore  e di perseguirlo a norma di legge.

         

    

                                       IL SEGRETARIO NAZIONALE 

                           

                                          Dr.Elvio Di Cesare 

Alla Procura della Repubblica di Cassino ed a quella Regionale della Corte dei Conti del Lazio per l’accertamento delle eventuali responsabilità penali ed anche tecnico-amministrative-contabili

 

1milione di euro per piazza Buonomo, ma è di nuovo allagata

di 

 

BUONOMO2

Quasi 1 milione di euro è la cifra spesa per realizzare la riqualificazione urbanistica di piazza Buonomo a Gaeta, con relativa rotonda e nuova circolazione stradale. In pochi giorni però sono bastate appena due piogge intense per mettere in ginocchio la fruibilità e le attività commerciali della nuovissima piazza. Le feritoie erano appena state ripulite dopo gli allagamenti dei giorni scorsi ma l’acqua ha nuovamente invaso il nuovo marciapiede. Le foto sono eloquenti. A questo punto ci si domanda sulla bontà dei lavori realizzati e se effettivamente non ci siano dei problemi di smaltimento delle acque piovane. Anche se nei giorni scorsi il sindaco ha ricondotto le responsabilità ad Acqualatina e alla rottura di una condotta fognaria.

A commento di quanto accaduto è intervenuto anche l’ex sindaco e consigliere comunale Antonio Raimondi che ha dichiarato: “Quando abbiamo detto che il Sindaco di Gaeta Mitrano mentiva sapendo di mentire circa l’allagamento di Via Buonomo qualche giorno fa avevamo detto ancora una volta il giusto. Sono 39 mesi di bugie da quando è Sindaco! Questa mattina ha piovuto con una certa intensità per appena 15 minuti (non certo una bomba d’acqua) e questo è il risultato. È andata sul posto la Polizia Locale che ha constato come tutte le feritoie stradali erano pulite mentre l’autospurgo pompava via l’acqua. È evidente in maniera definitiva che è tutta colpa di quella inutile, brutta e dispendiosa rotatoria. Il Movimento Progressista, con il sottoscritto in testa, non parla mai a vanvera ma si documenta scrupolosamente. E adesso chiedo: ma una antica e nobile Città come Gaeta può essere rappresentata da un Sindaco Bugiardo? Da una maggioranza di Minus habens (politicamente parlando)? Noi la risposta ce l’abbiamo, adesso tocca a voi dirlo!“.

Disagi e allagamenti si sono registrati poi anche a Serapo dove l’acqua ha completamente invaso anche la strada che costeggia il litorale.

H24

L’Associazione Caponnetto già nel gennaio del 2014 ha chiesto alla DDA approfondite indagini su tutti i traffici,vecchi e nuovi,nel Porto di Gaeta

L’Associazione Caponnetto ha richiesto alla DDA di Roma la riapertura delle indagini sui traffici nel Porto di Gaeta anche in riferimento alla vicenda di Ilaria Alpi ed a quanto emerso durante il servizio televisivo di LazioTV

Pubblicato 17 Aprile 2014 | Da admin2
Associazione per la lotta contro le illegalità e le mafie Associazione per la lotta contro le illegalità e le mafie

“Antonino Caponnetto” “Antonino Caponnetto”

info@comitato-antimafia-lt.org

tel 3470515527

Latina, 3 gennaio 2014

Direzione Distrettuale Antimafia ROMA

page1image4320 page1image4480

OGGETTO:
1) richiesta verifica ubicazione interramenti rifiuti tossici – ed eventualmente anche radioattivi- lungo il tratto tra Presenzano – Colleferro-Pastena nelle discariche e nella cave aperte abusivamente da soggetti collegati alla camorra operanti in subappalto nei lavori di costruzione della terza corsia dell’Austrada del Sole e della TAV;
2) richiesta di accertamento dell’ identità e della posizione di tutti gli autotrasportatori indicati nei documenti

desecretati che contengono le dichiarazioni di Carmine Schiavone;
3) richiesta di acquisizione di tutte le interviste rilasciate dal citato Carmine Schiavone a giornali e televisioni nazionali e locali.

Il sottoscritto Elvio Di Cesare,nella sua qualità di Segretario nazionale dell’Associazione per la lotta contro le illegalità e le mafie “A.Caponnetto”,espone quanto appresso:
in data 19 dicembre del 2013 l’ex Collaboratore di Giustizia Carmine Schiavone rilasciava l’ennesima intervista ad una delle tante emittenti locali -la TVI Molise di Venafro – sulle quali egli é apparso.
In tale intervista egli ha dichiarato che durante i lavori effettuati per la realizzazione del tratto Autostradale Roma- Napoli ( probabilmente con riferimento alla 3° corsia ) sarebbero stati operati interramenti di rifiuti tossici ad opera di ditte a suo dire appartenenti o/e controllate dal clan dei Casalesi.
Le dichiarazioni di Schiavone confermano i tanti sospetti che già gravavano su tali opere in relazione anche allo smaltimento di rifiuti nocivi sulla direttrice nord-sud del Paese ad opera di camionisti prezzolati con ipotesi di interramenti non solo lungo il tratto autostradale ma anche nelle immediate adiacenze di questo,in fosse ,cave,fornaci,discariche e quant’altro.

Il riferimento é – tanto per citare qualche esempio – a taluni cave o scavi ubicati nei territori dei comuni di San Vittore del Lazio,Cervaro ,San Pietro Infine,Cassino,Pastena,Roccasecca,Presenzano,compresa la piana di Venafro ecc,,per risalire l’autostrada fino a Colleferro.
Analizzando i numeri delle targhe dei camion che,a detta di Schiavone,avrebbero trasportato i rifiuti tossici e nocivi,si rileva che i proprietari sono residenti in 6 province : Roma,Latina,Frosinone,Caserta,Napoli e Foggia .
Per quanto di competenza di codesta DDA,giova sottolineare che,a quel che risulta,i proprietari dei camion appartenenti alla regione del Lazio non sono mai stati chiamati a chiarire la loro posizione per accertare:
1) CHI,o tramite CHI,li ha arruolati;
2) chi li retribuiva e se veniva rilasciata fattura;
3) se c’erano degli intermediari che operavano come collegamento ;
4) dove essi caricavano il materiale;
5) se essi erano a conoscenza del tipo di materiale che trasportavano;
6) cosa trasportavano e dove scaricavano nei viaggi di andata al nord e per conto di quali aziende;
7) dove dovevano scaricare in base ai documenti di viaggio al ritorno e se,invece,essi deviavano dal percorso e quindi dalla destinazione prefissata;
8) la fondatezza o meno delle dichiarazioni dello stesso Schiavone secondo il quale tali rifiuti sarebbero stati caricati anche nel porto commerciale di Gaeta su navi in partenza per la Somalia di proprietà della Società Shifco e/o di altri armatori;

9) se il porto di Gaeta é stato utilizzato solo dagli autotrasportatori pontini o indifferentemente da tutti gli altri;
10) se risulta fondata la notizia secondo la quale fra tutti gli autotrasportatori arruolati per tali traffici ve ne sarebbero una decina di Itri (Latina) che trasportavano materiale per l’edilizia durante il viaggio di andata;
11) il motivo per il quale nessuna Autorità del Porto in questione non sarebbe mai intervenuta o ,comunque,non si sarebbe accorta di quanto sarebbe avvenuto;
12) il motivo per il quale una delle navi della predetta società Shifco rimase sequestrata per anni nelle acque del golfo di Gaeta su ordine -sembra – della Procura di Latina; 13) la destinazione di essa dopo il dissequestro.
14) se esistono collegamenti fra tali traffici di rifiuti in partenza dal Porto di Gaeta e la vicenda ancora misteriosa dell’assassinio della giornalista Ilaria Alpi e del suo cameramen.
E’ opportuno,al riguardo,che codesta Procura acquisisca agli atti dell’inchiesta anche la Relazione completa della Commissione Parlamentare Antimafia del 1995 a proposito delle infiltrazioni della camorra nei lavori dell’alta velocità sul tratto Roma-Napoli,Relazione della quale fu relatore l’ex Magistrato e Senatore Ferdinando Imposimato il quale ha tracciato,a seguito delle indagini dello SCO della Polizia di Stato,un quadro agghiacciante di corruzione e collusione con i Casalesi nonché uno sfruttamento illegale della cave esistenti nelle adiacenze della TAV,confermando, così,quanto raccontato da Carmine Schiavone.
Tutto ciò premesso,l’esponente chiede,oltre all’individuazione di tutti coloro che dovessero risultare responsabili diretti od indiretti dei fatti citati,la

convocazione come testi dell’ex collaboratore di Giustizia Carmine Schiavone ( il quale,peraltro,durante un interrogatorio cui fu sottoposto nel 1996 presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Latina parlò dell’esistenza nel Basso Lazio di una trentina di “soldati” al servizio dei Casalesi che venivano retribuiti a 3 milioni di lire al mese,”soldati” che,a quanto pare,nessuno ha mai identificato ed indagato) e dell’ex Sen.Ferdinando Imposimato,oltre che di tutti coloro che dovessero risultare in possesso di notizie utili a fornire una risposta ai tanti interrogativi posti.

Ove lo ritenga,codesta Direzione Distrettuale Antimafia potrà avvalersi ,per l’individuazione dei siti contaminati ,della collaborazione del Generale Sergio Costa,Comandante Provinciale di Napoli del Corpo Forestale dello Stato ed inventore di una tecnica tramite il geomagnetometro per la scoperta di rifiuti interrati fino ad alte profondità.

Il sottoscritto chiede di essere avvisato ai sensi dell’art.408 comma 2 c.p.p. dell’esito delle indagini.
Con osservanza

IL SEGRETARIO Dr.Elvio Di Cesare

Archivi