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A proposito della legge che vogliono approvare.Sono irresponsabili o collusi con le mafie ?????????…………….

«Gratteri, partiamo dal divieto di registrare un colloquio di nascosto: si rischiano fino a quattro anni di carcere.
“Noi sproniamo continuamente i cittadini a collaborare con lo Stato nella lotta alle mafie, chiediamo che denuncino, che non siano omertosi. È davvero molto grave lanciare il messaggio che lo Stato adesso vuole l’opposto, ovvero punire l’imprenditore che ha la prontezza di registrare col cellulare chi lo minaccia o gli chiede il pizzo. Anche perché gli avvertimenti avvengono una volta sola, poi arrivano le bombe. Non possiamo permettere contraddizioni così evidenti, e abbiamo davvero bisogno dell’aiuto della gente nella raccolta della prova”».

Una giornata stupenda -10 agosto 2014- trascorsa con un uomo simbolo della legalità,Gennaro Ciliberto,Testimone di Giustizia,una persona che ha rinunciato all’agiatezza per schierarsi dalla parte della Giustizia e contro le mafie senza se e senza ma,pagando prezzi altissimi per l’ingratitudine di uno Stato che non si sa oggi da quale parte sta

L’avvenire dell’Associazione Caponnetto.

Tenaci,seri,preparati,combattivi , temprati alla lotta,combattenti di prima linea ,svincolati dai partiti politici e da gruppi di interesse ,ricchi di passione civile,gli amici  napoletani e campani iscritti all’Associazione Caponnetto si sono rivelati e si stanno rivelando sempre di più il fior fiore della dirigenza della Caponnetto.
Persone di alto profilo morale ed intellettuale,conoscitrici profonde delle realtà non solo territoriali,con l’occhio che si spinge oltre lo steccato , con una profonda conoscenza del fenomeno mafioso e delle  connivenze e delle interrelazioni strettissime che le mafie hanno con la politica e con il Potere,esse rappresentano la migliore garanzia che la Caponnetto prosegua,con maggior vigore  e senza timore di deviazioni,sul percorso che l’ha caratterizzata finora: quello dell’intransigenza e dall’assoluta ,rigorosa indipendenza  dalla politica e dalle istituzione e dalle loro schifezze.
Rita,Salvatore,Andrea,Fioravante e qualche altro sono sicuramente le persone più brave,più affidabili,più idonee per le gravissime incombenze che abbiamo di fronte in  questo Paese che sprofonda sempre di più nel degrado,nella corruzione  e nel malaffare.
Sostenitori di un’antimafia operativa e del fare,essi rappresentano l’ avvenire dell’Associazione Caponnetto,la classe dirigente che la guiderà.

le due antimafie: quella del Potere e quella del popolo

REPENTE LIBERALIS STULTIS GRATUS EST;VERUM PERITIS IRRITOS TENDIT DOLOS

 

Chi é improvvisamente generoso,si rende gradito agli stolti,ma invano tende inganni agli accorti (Fedro) .

Chi scrive viene da……..lontano,da molto lontano ed ha avuto modo,pertanto,di conoscere da vicino gli ambienti romani  di un certo livello.

Conosce,quindi,soggetti , scuole di pensiero,mentalità  e comportamenti.

In passato ci sono stati  il brutto ma anche il bello.

Ci sono stati  la corruzione ma anche i riferimenti ideali e le passioni civili,i disonesti ma anche gli onesti.

Oggi c’é il nulla.

E con il nulla, ci sono  la degenerazione ed il degrado morale e materiale.

Anche taluni  figli di padri ideali possono corrompersi ed indossare  le vesti ,quindi,di  figli spuri.

E l’esperienza ci insegna che in genere tanto   più si viene da origini nobili tanto più  taluni scadono nell’obbrobrio,nell’infamia.

E nell’abiura del proprio passato.

Un dirigente sindacale accorto,durante la contrattazione,deve aver paura soprattutto di quei capi del personale che provengono,come lui,dal sindacato.

Sono i più faziosi e rabbiosi  messi al loro posto, furbescamente dal padrone, a svolgere il ruolo di cani da guardia.

Quelli da temere più degli altri.

Anche  allorquando appaiono come accondiscendenti,malleabili.

Sono gli interlocutori peggiori,i più pericolosi,i più accaniti nemici dei lavoratori.

Timeo Danaos et dona ferentes.

L’altro giorno,con l’iniziativa dei cosiddetti “Stati generali contro la criminalità” a Formia,il Pd ha gettato la maschera e,ripudiando tutto un suo passato di apparente  sostenitore di un’antimafia reale,si é reso autore di un orrendo crimine : la spaccatura plateale ed irreversibile fra il Paese legale ed il Paese reale ,con parte delle istituzioni e politica da una parte e l’ antimafia sociale dall’altra.

Le prime , chiuse nel Palazzo e presidiate militarmente e la seconda in piazza a manifestare  contro la discriminazione subita.

Una giornata orribile che ha rappresentato un grosso regalo ai clan che assediano da decenni il territorio ed il Lazio.

Tutto quello che é avvenuto é cronaca di cui hanno parlato ,parlano e parleranno i media.

A  noi interessano  l’atto , il suo significato e le finalità.

Dobbiamo dire,con estrema franchezza,che chi scrive una cosa del genere se l’aspettava,prima o poi,proprio per le ragioni esposte  come premessa  a questa nota e conoscendo molto bene la doppiezza  e la pochezza intellettuale  e politica della maggior parte di questa classe dirigente che ci governa.

E,tutto sommato,é bene che sia andata così perché,buttata la maschera,ognuno ha potuto giocare a carte scoperte dando ai cittadini,anche ai meno informati e sprovveduti,la possibilità di giudicare gli uni e gli altri:chi é dalla parte di un’antimafia vera,di popolo e chi con quella del Potere e chiusa nel Palazzo.

Da oggi in poi,finiti gli equivoci,si comincia a giocare a carte scoperte.

Lo Stato ? E dov’é?………………L’evento di ieri a Formia lo rappresenta drammaticamente nel suo volto peggiore

Abbiamo finito di postare or ora una  amara  dichiarazione del Procuratore di Reggio Calabria Cafiero de Raho il quale lamenta l’assenza dello Stato nel controllo delle sale giochi aggiungendo un nostro brevissimo commento:
lo Stato,Procuratore ?…………… e dov’é????????…………….
Dov’é lo Stato?
Una domanda drammatica che ci facciamo e facciamo ogni secondo,senza,purtroppo,trovare una risposta.
Se non fosse per quella schiera ,nemmeno troppo nutrita,di procuratori e di magistrati giudicanti e per qualche centinaio di parlamentari che credono ancora nei valori  della Costituzione e per qualche altro isolato ,non ne troveremmo più traccia.
Lo scenario che é andato in onda ieri a Formia,in provincia di Latina,a quattro passi dalla Capitale,ad opera del partito che governa il Paese e del governatore del Lazio ha rappresentato la prova incontestabile della sua liquidazione,del suo sfacelo,dell’anomia più assoluta,tanto per usare la terminologia di un grande sociologo.
La sua dissoluzione più completa ,con una serie di personaggi sulla scena,alcuni dei quali sicuramente in buonafede ,ai quali si é fatta recitare la parte di un’operetta da un teatrino di periferia.
Un titolo roboante – “Gli Stati generali dell’antimafia”-,con titoli a tutta pagina,con il risultato di una riunione semiclandestina ,al chiuso e vietata al pubblico, che ha visto  la  partecipazione dei rappresentanti di appena 13 comuni su 33  che compongono la provincia di Latina,compresi quelli di due  di essi  commissariati.
Una riunione blindata,presidiata  militarmente,conclusasi con un nulla di fatto,con la sola ricostruzione storica di fatti avvenuti,peraltro noti e stranoti,ma senza,si dice, alcuna indicazione  per quelli che avverranno.
Il confine,il discrimine diremmo,é proprio su questa linea:il passato,il presente e l’avvenire.
Sul passato potremmo scriverci un saggio,intriso come esso  è  di trascuratezza,di disattenzione,di complicità oggettive e soggettive,di impreparazione,tutti ingredienti,questi,di un melodramma al quale non vorremmo più assistere in quanto segnerebbe la morte definitiva della democrazia.
Il promotore dell’evento,il governatore del Lazio,ha dato  all’ultimo momento forfait. Timore di essere attaccato per le vicende di “mafia Capitale”,per impegni di ufficio ?,non lo sappiamo nè ci interessa.
Noi siamo abituati a stare ai fatti.
E  i fatti ci dicono che,se ci fosse stata  consentita la partecipazione, la prima domanda che avremmo posto al Prefetto di Latina sarebbe stata : perché la Prefettura di Latina non ha fatto e fa le interdittive antimafia?
La domanda,apparentemente banale ,costituisce il cardine,il fulcro  di  tutto il resto in quanto  avrebbe obbligato tutti  ad  un dibattito sull’inadeguatezza dell’impianto investigativo pontino.
Il problema di fondo,il problema dei problemi,é appunto l’inadeguatezza del sistema investigativo locale,oltre,ovviamente,alla diffusa illegalità imperante principalmente nella pubblica amministrazione e nella politica.
Un ex Presidente del TAR di Latina disse amaramente e pubblicamente ,concludendo il suo mandato in terra pontina :  a Latina la legalità é un optional.
In un territorio dove la legalità é,appunto un optional e sul quale ,pertanto,le mafie la fanno da padrone,l’esclusione  dagli……………….”Stati generali dell’antimafia” delle associazioni antimafia é stato un gravissimo delitto,un orrendo crimine da parte di rappresentanti di uno Stato che non c’é più.

Oggi,giovedì 23 luglio 2015

Oggi,giovedì 23 luglio 2015,con l’iniziativa del Governatore del Lazio di convocare a Formia,al chiuso della Sala consiliare Ribaud,i sindaci e le autorità,con l’esclusione delle associazioni antimafia e della parte viva della società, della provincia di Latina per dar vita ad una sorta di “Patto della legalità”,si consuma  la più grave frattura nel corpo del Paese fra antimafia politica ed antimafia di popolo. Una giornata triste che rappresenta senz’altro un grosso regalo alle mafie.Antimafia politica e di parte delle istituzioni al chiuso ed antimafia dei cittadini in piazza.Tutto il contrario di quanto sarebbe,invece,necessario per sconfiggere le mafie perché occorrerebbe una forte saldatura fra popolo ed istituzioni.Questo si verifica nel Lazio,la regione che ospita la Capitale d’Italia,ad opera del suo  governatore.

Sottrarre subito ai Prefetti le competenze in materia di prevenzione antimafia

LA RECENTE RICHIESTA DELLA PROCURA DI REGGIO CALABRIA DI RINVIARE A PROCESSO IL PREFETTO DI QUELLA CITTA’ PER NON AVER OTTEMPERATO AI SUOI DOVERI IN MATERIA DI VIGILANZA SULLA GESTIONE DEI RIFIUTI RIPROPONE CON FORZA IL PROBLEMA DA TEMPO SOLLEVATO DALL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO DEI POTERI AFFIDATI AI PREFETTI RIGUARDO ALLA PREVENZIONE ANTIMAFIA.
E’ NECESSARIO SOTTRARRE AI PREFETTI QUEI POTERI PER TRASFERIRLI ALLE DIREZIONI DISTRETTUALI ANTIMAFIA.

Il ruolo dei Prefetti. Urge cambiare la legge

HANNO PERFINO DEPOTENZIATO LE COMMISSIONI DI ACCESSO CON L’ESTROMISSIONE DA ESSE DEI RAPPRESENTANTI DELLE FORZE DELL’ORDINE

Pubblicato 3 Ottobre 2014 sul sito web dell’Associazione Caponnetto www.comitato-antimafia-lt.org

INVITIAMO ISCRITTI E SIMPATIZZANTI DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO E NON SOLO A DEDICARE DA ORA IN AVANTI UN’ATTENZIONE PARTICOLARE ALL’AZIONE CHE I PREFETTI HANNO IL DOVERE DI SVOLGERE IN MATERIA DI LOTTA ALLA CRIMINALITA’ MAFIOSA
RIPRODUCIAMO, PERTANTO, UN ARTICOLO PUBBLICATO TEMPO FA SUL SITO WEB E SULLE PAGINE FACEBOOK DELL’ ASSOCIAZIONE CAPONNETTO PER RIPROPORRE ALCUNE NOSTRE CONSIDERAZIONI, SUGGERIMENTI ED ANCHE CRITICHE SUL RUOLO DEI PREFETTI NEL PAESE E SULL’URGENTE NECESSITA’ DI CAMBIARE LA LEGGE APPORTANDOVI QUELLE MODIFICHE E QUELLE INEGRAZIONI NECESSARIE PER RENDERE PIU’ EFFICACE ED INCISIVA L’AZIONE CONTRO LA CORRUZIONE E LE MAFIE.
L’ENORME POTERE CONFERITO FINORA AI PREFETTI NON E’ BASTATO A COLMARE TUTTE QUELLE DEFICIENZE E QUELLE
STORTURE CHE SPESSO NON HANNO DATO PER NIENTE LUSTRO ALL’ISTITUZIONE.
FATTA QUALCHE ECCEZIONE, INFATTI, LA MAGGIOR PARTE DEI PREFETTI HA MOSTRATO DI NON ESSERE – O, PEGGIO, DI NON VOLER ESSERE – IN GRADO DI ADEMPIERE APPIENO AI DOVERI CHE LA LEGGE IMPONE AD ESSI.
CI RIFERIAMO, IN PARTICOLARE, AL MANCATO SVOLGIMENTO DELLE FUNZIONI DI VIGILANZA PREVENTIVA IN MATERIA DI CONTRASTO DELLA CRIMINALITA’.
IL PREFETTO, COM’E’ NOTO, HA LA POSSIBILITA’ DI EMETTERE PROVVEDIMENTI INTERDITTIVI SULLA BASE DI SEMPLICI INFORMATIVE DELLE FORZE DELL’ORDINE E SENZA ATTENDERE LE SENTENZE DELLA MAGISTRATURA E DI IMPEDIRE, COSI’, PRIMA CHE ESSO AVVENGA, L’INSERIMENTO DELLA CRIMINALITA’ MAFIOSA NELL’ECONOMIA, NELLE ISTITUZIONI E NELLA POLITICA.
DITECI VOI QUANTE “INTERDITTIVE ANTIMAFIA” HANNO EMESSO ED EMETTONO I PREFETTI DELLE VOSTRE PROVINCE A CARICO DI IMPRESE SOSPETTE E QUALE AZIONE DI PREVENZIONE LA MAGGIOR PARTE DI ESSI ABBIANO SVOLTO SUL VERSANTE DELLA LOTTA ALLE MAFIE, COORDINANDO LE FORZE DELL’ORDINE, DANDO AD ESSE DEGLI INPUT IN MATERIA DI METODOLOGIE DI AZIONE, STIMOLANDOLE AD AGIRE PIU’ CHE
CON UN’OTTICA DA ” ORDINE PUBBLICO”, COME NORMALMENTE AVVIENE, CON UNA, INVECE, PIU’ MODERNA ED ADEGUATA ALLA REALTA’ ATTUALE CHE VEDE LA MAFIA COME UN SOGGETTO IMPRENDITORE.
LA RIPUBBLICAZIONE DI QUESTO NOSTRO DOCUMENTO DEVE SERVIRE AD INDURRE TUTTI I NOSTRI ISCRITTI ED I SIMPATIZZANTI – ED ANCHE ALTRI DI ALTRE ASSOCIAZIONI ANTIMAFIA- AD INCENTRARE LA LORO ATTENZIONE SUI TEMI REALI DELLA LOTTA ALLE MAFIE, REALIZZANDO UN SALTO DI QUALITA’ CON L’ABBANDONO DI QUELLA PRASSI CHE VEDE MOLTI PIU’ PROPENSI A PARLARE DI TEMI GENERICI, NARRATIVI, COMMEMORATIVI, CHE NON, COME E’ NECESSARIO, PRATICI, ATTUALI ED OPERATIVI.

Il fenomeno del condizionamento delle istituzioni e degli Enti locali. Si deve cambiare subito la legge sul ruolo dei Prefetti Pubblicato 5 Agosto 2014 | Da admin2. L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO PUBBLICA QUESTA NOTA AL FINE DI AVVIARE NEL PAESE UN’ APPROFONDITA RIFLESSIONE SUL RUOLO DEI PREFETTI SUL VERSANTE DELLA LOTTA ALLE MAFIE E SULL’URGENTE NECESSITA’ DI UNA MODIFICA DELLA LEGISLAZIONE IN MATERIA. NON E’ POSSIBILE PARLARE SERIAMENTE DI LOTTA ALLE MAFIE PERPETUANDO L’ATTUALE STATO DELLE COSE. Il fenomeno del condizionamento delle istituzioni e degli Enti locali –Il degrado delle Istituzioni I recenti eventi giudiziari che hanno coinvolto due ex ministri dell’Interno (Scajola e Cancellieri) per fatti di rilevante gravità nonché i recenti arresti di prefetti (Blasco, La Motta, Ferrigno) e l’incriminazione di ex Prefetti (Maria Elena Stasi e Maddaloni entrambi condannati in primo grado) sempre per fatti riferibili ad ambienti della criminalità organizzata o meglio ad ambienti politici contigui alla criminalità organizzata, devono necessariamente indurci a fare una riflessione sul ruolo e sui poteri che la legge assegna all’Amministrazione dell’interno nella lotta alla criminalità organizzata. Ovviamente occorre doverosamente sottolineare che l’amministrazione dell’Interno registra la presenza di una stragrande maggioranza di persone che dedicano la loro vita lavorativa e in molti casi anche personale, al servizio esclusivo dello Stato. Proprio per tutelare anche questa categoria di servitori dello Stato e per consentire a questi di poter svolgere con serenità e senza interferenze della politica, le azioni istituzionali di contrasto al crimine organizzato, occorre capire quali siano state le cause che hanno determinato la devianza dell’azione di settori dell’amministrazione dell’interno ad appannaggio degli interessi di contesti socio politico criminale.
Analizzando bene i fatti di cronaca giudiziaria che vedono coinvolti ministri dell’interno e prefetti si capisce subito che nelle vicende stesse hanno un ruolo centrale interessi personali riferibili a politici spesso di rilevo nazionale. Basta citare a solo titolo esemplificativo il caso dell’ex parlamentare Nicola Cosentino ed il recente coinvolgimento dell’ex prefetto Stasi. Infatti i fatti giudiziari in questione rilevano come spesso le contestazioni formulate dalla Magistratura riguardino condotte volte a favorire uomini politici. Basta vedere la vicenda del prefetto Stasi nell’ambito dell’indagine sui distributori di carburanti di proprietà della famiglia Cosentino ovvero la vicende di appalti al comune di Caserta per la quale sono state condannati i prefetto Stati e Maddaloni per interessi riferibili a ditte di Nicola Ferrara, esponente politico regionale dell’UDEUR, oppure la vicenda esaminata nel corso del processo cosentino del mancato scioglimento del consiglio comunale di Mondragone la cui compagine politica era riconducibile all’ex ministro Landolfi ovvero al mancato rilascio del certificato antimafia interdittivo alle ditte ECO Quattro e Aversana Petroli, entrambe riferibili ad interessi della famiglia Cosentino. Appare quindi evidente la correlazione tra condizionamento dell’azione dei Prefetti ed in genere dell’amministrazione dell’Interno con la politica nella quale ampi settori spesso sono contigui ad ambienti della criminalità organizzata (soprattutto nelle regioni meridionali). Ma perché i prefetti si piegano alla Politica ovvero perché sono condizionati dalla stessa? Prima di rispondere a questa domanda vediamo chi sono e cosa fanno i prefetti. Il prefetto è il massimo organo amministrativo periferico, terminale politico-operativo dell’apparato della sicurezza, agente elettorale del governo, motore della vita economica e sociale della provincia, tutore dell’ente locale. Il prefetto ha una posizione di eminenza del Prefetto rispetto alle altre cariche amministrative periferiche in virtù del riconoscimento della rappresentanza dell’esecutivo nella provincia e, conseguentemente, il carattere tendenzialmente “generale” del campo delle attribuzioni. L’art.2 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (t. u. l. p. s. ), concede un’amplissima facoltà al Prefetto di adottare atti contingibili e urgenti per esigenze di sicurezza pubblica. Il Prefetto presiede i Comitati Provinciali della Pubblica Amministrazione e dei comitati metropolitani; ha funzioni in materia di droga, scioperi nei servizi pubblici essenziali, antimafia, statistica; della ricostruzione del ruolo del Prefetto rispetto alle autonomie territoriali. Insomma la legge ha conferito ai prefetti poteri enormi. Tra questi è appena il caso di ricordare quelli che esercita attraverso il Comitato provinciale Ordine e sicurezza pubblica, che vede la partecipazione, in posizione di subordinazione funzionale, del Questore e dei Comandanti Provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. E’ proprio nel comitato che si decidono le proposte al consiglio dei ministri degli scioglimenti dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose, le misure di tutela da assegnare ai magistrati, ai cittadini minacciati, ecc. ecc. Gli stessi vertici delle Forze dell’ordine a livello provinciale sono soggetti, ai fine dell’avanzano di carriera, delle valutazioni da parte dei prefetti. Quindi i prefetti sono potenzialmente in grado di incidere sulle figure apicale delle tre forze di polizia e indirettamente sui magistrati esposti a pericoli di attentati o di sicurezza personale, dovendo il prefetto decidere se e a chi assegnare le misure di tutela (vigilanza, scorta, nei sui diversi livelli di gravità, ecc) Ci si renderà conto che il Prefetto, stante la delicatezza dei compiti assentatigli dalla legge e il ruolo centrale nelle vicende più delicate di ordine e sicurezza pubblica, deve svolgere le proprie finzioni nel pieno ed inderogabile rispetto del principio di imparzialità dettato dall’art.97 della nostra carta costituzionale. Il prefetto è posto nelle condizioni di poter esercitare liberamente e fuori da ogni forma di condizionamento le proprie delicatissime funzioni? Per poter rispondere è necessario capire come si articola la carriera prefettizia e come vengono nominati i prefetti e assegnati alle sedi provinciali. La nostra carta costituzionale non prevede, come per l’ordine giudiziario, un organo di autogoverno che possa assicurare l’indipendenza e l’autonomia dei Prefetti. Invero non prevede neppure la figura del prefetto la cui presenza deriva dalla normativa del ventennio fascista.
Invero i prefetti vengono nominati dal Consiglio dei ministri. Sono cioè nominati dalla politica che in un dato momento storico è posta alla presidenza del consiglio dei ministri e ne ha maggioranza politica in seno allo stesso Organo. Quindi, come è agevole, comprendere, i perfetti vengono nominati a secondo della loro contiguità o meglio del gradimento di quella o quell’altra forza politica. Quindi, per esempio, ci troveremo che nel periodo del Governo Berlusconi sono stati nominati prefetti, coloro ritenuti di gradimento di quella forza politica. In genere queste scelte risentono anche delle indicazioni provenienti dai coordinatori regionali. In Campania nel periodo dei governo Berlusconi, per un lungo lasso tempo il ruolo di coordinatore regionale è stato assunto dall’ex parlamentare Nicola Cosentino, oggi sottoposto a processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Insomma l’imparzialità che deve inderogabilmente risiedere alla base delle scelte dei prefetti può inconfutabilmente essere minata da questi meccanismi di nomina che ineludibilmente possono creare momenti di devianza nelle scelte prefettizie. Non è la prima volta che prefetti non allineati alla politica ovvero ad una certa parte di politica deviata, siano stati gravati da provvedimenti dal carattere sanzionatorio. Tutti ricorderanno il prefetto di Reggio Calabria Vittorio Piscitelli che sciolse il consiglio comunale di Reggio e con l’insediameno del Ministro calabrese Alfano è stato repentinamente trasferito altrove. Ovvero il prefetto di Agrigento Fulvio Sodano trasferito dal sottosegretario all’Interno Antonio D’Alì, quest’ultimo poi incriminato per concorso in associazione mafiosa. Insomma appare improcrastinabile l’esigenza di blindare talune delicate funzioni di ordine e sicurezza pubblica assegnate ai prefetti. Due sono le strade: o si modificano le leggi prevedendo un meccanismo di nomina dei Prefetti attraverso un sistema simile a quello previsto per i magistrati oppure si trasferiscono queste funzioni strategiche per la sicurezza dei cittadini e dei servitori dello stato alla magistratura. Appare inaccettabile che debba essere un funzionario dello stato nominato, prefetto, dalla politica a decidere se un magistrato (che spesso si trova ad indagare politici di rilievo nazionale presenti direttamente o indirettamente nel consiglio dei Ministri) debba o meno avere misure di tutela a fronte di minacce anche potenziali o di esposizioni elevante a rischio attentato. Appare paradossale che debba essere il prefetto, espressione della politica a formulare giudizi e valutazione sul questore e sui Comandati provinciali dell’arma e della g di f. Innegabilmente gli stessi possono per questi giudizi subire una sorta di condizionamento o di timore reverenziale nei confronti del prefetto ogni qual volta si trovano a dover indagare su fatti e vicende che riguardano gli stessi prefetti o politici che hanno espresso gradimento per quello stesso prefetto. O peggio ancora, appare assurdo che debba essere il prefetto a decidere se e quando sottoporre ad indagini antimafia, un consiglio comunale per infiltrazione della criminalità organizzata, quando lo stesso consiglio comunale è dello stesso partito politico che risiede nel Consiglio dei ministri e che quindi potenzialmente può incidere sul prefetto stesso. Non è la prima volta che pur in presenza di evidenti episodi di infiltrazioni della criminalità organizzata non si sia proceduto allo scioglimento delle amministrazione risultate permeabili alla c. o.. (basti citare i casi del Comune di Fondi, del comune di Mondragone, Castellammare di stabia, di torre annunziata, di torre del greco, e di tanti altri comuni). Analoga considerazione vale per il rilascio dei certificati antimafia. Appare assurdo che un imprenditore per poter stipulare contratti con la pubblica amministrazione debba essere sottoposto alla valutazione del prefetto ai fini del rilascio della c. d. liberatoria antimafia. E’ evidente che in siffatto contesto e meccanismo di nomina e rimozione dei prefetti, l’imprenditore che sarà di gradimento della politica di maggioranza e quindi dei prefetti, risulterà immune da problemi di antimafia (vedi il caso della società Aversana petroli dei Fratelli Cosentino, la Eco Quattro di Castel Volturno riferibili agli stessi politici della corrente di Cosentino, alla società dei fratelli Buglione, e tante altre società notoriamente infiltrate dalla criminalità ma che operano indisturbate e di contro ditte che non si sono piegate ai voleri della politica che invece vengono colpite da interdittive antimafia per vicende banali ed insignificanti La democrazia in siffatti condizione è messa a dura prova. La politica sana e la società civile devono farsi carico di indicare le soluzioni. Occorre che in
attesa di una legislazione che garantisca l’imparzialità e l’indipendenza dei funzionari dello stato preposti all’esercizio di delicati compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica e soprattutto nella lotta alla criminalità organizzata, dette funzioni vengano trasferita alla Magistratura che, per effetto dell’autonomia ed indipendenza garantitagli dalla Costituzione possa adottare le decisioni più giuste ed imparziali e scevre da condizionamenti della politica che, come si diceva risente della presenza di ampi settori contigui alla criminalità organizzata. Le implicazioni con la vita politica napoletana costituiscano il punto di partenza storico di un intreccio perverso che ha determinato il consolidarsi del fenomeno dell’infiltrazione e del condizionamento degli Enti locali Nel corso degli anni ottanta, infatti, In Campania tanto per citare un esempio, si è assistito all’espandersi ed al consolidarsi di un fenomeno sociale molto grave che ha messo in luce i diffusi rapporti nell’ambito della gestione della “ cosa pubblica” tra politica, affari e malavita organizzata di tipo mafioso. Il degrado delle Istituzioni a Napoli era tale da indurre il Procuratore Cordova a una denuncia amara ma non disperata: «Lo Stato a Napoli, dice Cordova, è un’entità eventuale, aleatoria, virtuale. Parlo dello Stato ufficiale non di quello reale, l’unico che a Napoli la gente conosce e teme per davvero: la camorra. Le leggi dello Stato sono lente, i processi non finiscono mai e la pena è un evento remoto, prescrivibile, amnistiabile, depenalizzabile. Le leggi della camorra sono ferree e immutabili, semplici e inderogabili, i giudizi si celebrano fulmineamente, e le sentenze sono rapidissime, inappellabili e immediatamente esecutive. È ovvio che i cittadini temono lo stato effettivo, quello camorristico, e non quello ufficiale». La camorra si è trasformata in stato, che ci si trova di fronte ad un vero e proprio fenomeno di banditismo sociale, di neo brigantaggio populista. La fiducia dei cittadini nelle Istituzioni cala di giorno in giorno. Non vi e’ indagine su organizzazioni camorristiche che non riveli preoccupanti fenomeni di penetrazione collusiva nelle istituzioni. Per molti versi, lo Stato sembra corrispondere a modelli ideali di sviluppo degli interessi criminali, anziché« di salvaguardia degli interessi della collettività e delle istituzioni statuali. In estrema sintesi si può quindi affermare che si è di fronte ad un nuovo soggetto che oramai può essere definito Alta Camorra che ha dato prova di non essere più ai margini della società, ma sta conquistando progressivamente – o forse ha già conquistato – i centri dei poteri politico, economico e sociale. Insomma la camorra sta tentando di non porsi in posizione esterna o antitetica, ma di stare ben dentro lo Stato, la politica, la società, l’economia. Insomma la repressione dei delitti e delle illegalità, che è un sacrosanto dovere dovrebbe essere accompagnato da un controllo capillare, da un meticoloso accertamento sulla debolezza istituzionale di fronte alla pressione corruttiva e alle collusioni di gran parte di essa con l’Alta Camorra. In definitiva è condivisibile quanto sostenuto da un noto giornalista che “ I grandi camorristi stanno nell’ombra “. L’intreccio tra criminalità, politica e affari negli enti locali è sicuramente quello maggiormente avvertito dal cittadino comune in quanto gli stessi Enti più di ogni altra istituzione risultano, in considerazione delle funzioni istituzionali cui sono deputati per legge, a stretto contatto con la collettività amministrata. Le indagini condotte dalla magistratura Il primo ed incisivo intervento, che il legislatore ha posto in essere per tutelare gli enti locali dalle ingerenze della criminalità organizzata si è avuto con l’approvazione della Legge 22.7.1991, n.221 che ha introdotto l’art.15 bis della L.55/1990 concernente lo scioglimento dei consigli comunali e provinciali coinvolti in fenomeni di infiltrazione e di condizionamento mafioso. La stessa norma oggi è confluita nell’art.143 del D. lgt.267/2000 E’ una norma sicuramente di carattere eccezionale, in quanto a prescindere dal giudizio penale, l’amministrazione locale risulta evidentemente inquinata, al punto che nessun’altra misura, al di fuori dello scioglimento, potrebbe risultare idonea al recupero della legalità. Era presente nell’ordinamento un vuoto normativo, che consentiva di fronteggiare queste situazioni, e per riempirlo si era fatto ricorso ad un uso indiretto della potestà di scioglimento dei consigli comunali per motivi di ordine pubblico (si ricorda il caso del comune di Quindici, retto da un esponente apicale di una nota famiglia camorristica, sciolto nel 1983 per motivi di
ordine pubblico dall’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini. La legislazione speciale antimafia in questione intende, prioritariamente, salvaguardare gli interessi pubblici dalle mire della criminalità organizzata, ancora prima che si vengano a determinare le condizioni oggettive e concrete dell’aggressione a beni giuridicamente protetti. In particolare il procedimento di accertamento scaturente dai poteri previsti e demandati dalla suddetta legislazione ai Prefetti, ovvero alle Commissioni delegate, all’uopo istituite, risponde alla funzione di prevenzione cautelare globale che prescinde, nella sua applicazione, da istituti e concetti dell’ordinamento penale, da cui se ne discosta dichiaratamente. Particolarmente innovativa risulta la disposizione contenuta nell’art.143 del D. lgt.267/2000 che prevede la possibilità che il prefetto, nella fase istruttoria del procedimento di scioglimento, acquisisca dal procuratore della repubblica notizie utili a motivare la decisione, in deroga all’art.329 del codice di procedura penale, superando cioè l’obbligo di segretezza disposto da tale norma con riguardo alle esigenze del procedimento penale. Ma la facoltà più significativa conferita dal legislatore al prefetto per la ricerca di ogni elemento di valutazione utile allo svolgimento dell’azione amministrativa assegnatagli dalla stessa norma scaturisce dal disposto normativo di cui al Decreto legge 354/1991, convertito nella Legge 30.12.1991, n.410 che consente, attraverso poteri investigativi, di verificare se ricorrono pericoli di infiltrazione tipo mafioso nell’ambito dello svolgimento dei “ servizi” cui sono deputati per legge gli enti locali. Nel 2009 con la legge 94, l’art.143 del d. lgs.267/2000 ha subito una modifica che appare aver ridimensionato e affievolito l’azione di contrasto alla criminalità organizzata. Infatti è stato stabilito che le indagini antimafia debbano essere svolta da una commissione composta “ da tre funzionari della pubblica amministrazione. Invero prima dell’entrata in vigore della legge 94/2009 le indagini venivano svolte da organi di polizia che stante le loro specifiche conoscenze e professionalità info-investigative, potevano fornire un contributo determinate al buon esito delle indagini. Invece il legislatore del 2009 ha affidato a tre funzionari della P. A. dette attività di indagini. Ogni commento appare del tutto superfluo. Infatti precedentemente per le operazioni di accesso antimafia nei comuni, i prefetti si avvalevano di apposite commissione composte da rappresentanti di tutte le forze, dell’ordine nonché da un rappresentante della D. I. A. , nonché da funzionari statali appartenenti ad amministrazioni che, nell’ambito delle proprie attività istituzionali, avevano competenza e conoscenza delle attività amministrative cui i comuni sono deputati per legge.

Qualcuno evidentemente temeva che i coniugi Grasso-Franzé facessero oggi,venerdì 17 luglio al processo a Vibo Valentia facessero dichiarazioni “scomode” e ha fatto in modo che non vi fossero accompagnati. Un brutto segnale.

Hanno tentato prima con Salvatore Barbagallo,altro Testimone di Giustizia chiamato a deporre nello stesso processo.Ma poi hanno desistito in quanto,conoscendolo bene,sapevano che egli,abitando nelle vicinanza di Vibo,avrebbe raggiunto il Tribunale anche a piedi e da solo.
Con i coniugi Grasso,Testimoni di Giustizia chiamati anch’essi a deporre,é stato diverso in quanto questi stanno lontano,in una località “protetta”,e senza accompagnamento, non sono stati in grado di raggiungere Vibo.
Avrebbero potuto,come hanno pensato in un primo momento,di raggiungere lo stesso Vibo con mezzi propri ed a spese proprie,ma questo loro atto avrebbe quasi sicuramente rappresentato il pretesto per estrometterli dal sistema di protezione e,quindi,non si sono presentati.
Evidentemente qualcuno temeva che facessero dichiarazioni pesanti sul rapporto fra uomini delle istituzioni e i Mancuso.
Alla Signora Franzè,che ci ha tenuti  costantemente informati,noi abbiamo suggerito di far portare la questione in Parlamento perché comportamenti del genere non possono restare impuniti e ,se non ci riuscirà lei,ci attiveremo noi.
Basta,non si può continuare così!
Associazione Caponnetto

Un’interessante considerazione di Luigi Di Maio che dovrebbe interpellare le coscienze e le menti di chi opera- o dice di operare – contro le mafie: “chi veramente si oppone ai fenomeni criminosi non starebbe mai con il partito di mafia capitale”. Un sasso nello stagno che investe un argomento scottante e del quale pochi vogliono parlare:l’antimafia di facciata e del bla bla ,l’antimafia vera della denuncia ,l’”antimafia “ del potere che é mafia,l’”antimafia” degli affari e del business

 

“Le dichiarazioni che coinvolgono il Governatore della Sicilia Rosario Crocetta, dimostrano come il Pd stia spacciando per icone antimafia i peggiori caimani del…la nostra società.
Dopotutto chi veramente si oppone ai fenomeni criminosi, non starebbe mai con il partito di mafia capitale. 

Dobbiamo imparare a riconoscere le vere icone antimafia dei nostri giorni: l’anonimo padre di famiglia che, senza clamore, prova a sostenere i suoi figli con un lavoro onesto, facendo sacrifici per mandarli a scuola, insegnandoli ai valori della correttezza e del merito, non cedendo alle scorciatoie offertegli dalla politica e dalle organizzazioni criminali (che spesso sono la stessa cosa).
Servono persone normali per far tornare questo paese normale.
Smettiamola di credere ai supereroi!”

L’”antimafia” delle chiacchiere………………………………..

L’”antimafia” delle chiacchiere………………

 

Ci risiamo.

Ha inizio la sagra dell’ipocrisia.

Tutti    ( o quasi )  pronti a…….commemorare il 19 luglio,anniversario  dell’assassinio di Paolo Borsellino.

Il giubilo dei festaioli,un’altra categoria che dobbiamo iscrivere fra i  professionisti della cosiddetta “antimafia”.

Una categoria che trova le sue ragioni di vita per un solo giorno,il 19 luglio appunto,per poi darsi alla latitanza appena il giorno dopo.

Arrivederci all’anno prossimo,allo stesso giorno.

A parlare di legalità,di giustizia,di lotta alle mafie,troviamo,come al solito,molti di quelli che ne fanno carta straccia o,peggio ancora ,ne fanno  strumenti per camparci,per fare carriere,voti,soldi,fregandosene di chi ci ha rimesso la vita per difenderle e praticarle e di chi corre tutti i giorni,tutti i momenti,il rischio di rimettercela.

Hanno fatto bene i figli di Paolo Borsellino a prendere le distanze da tutta questa genia ed a gridare forte :” Non ci staremo”.

Non si specula sui morti e su chi é vivo ma che sta più di là che di qua.

E’ infamia,é immoralità,é bassezza.

Il 19 luglio é un giorno di lutto,non di festa.

Un giorno che dovrebbe essere trascorso nel silenzio,nella riflessione,nella sofferenza,pensando alle colpe che ognuno di noi ha per aver sostenuto in certo qual modo o,comunque,per non averlo combattuto a sufficienza,il “sistema” che ha portato al sacrificio di questi martiri.

E pensando,al contempo,alle  cose da fare,al come farle,alle azioni da mettere in campo,alle attività da programmare.

E quando parliamo di cose da fare ci riferiamo alle COSE  ,non alle chiacchiere,perché la lotta alle mafie si fa con i FATTI  e  non con le parole pronunciate in piazza o in un cinema davanti ad un uditorio composto da persone che in maggioranza difficilmente ti  daranno   mai una  mano ad individuare l’insospettabile  che sia organico al clan, per smascherarlo,denunciarlo e neutralizzarlo.

Paolo Borsellino  - e con lui tutte le altre vittime di mafia ,conosciute e non- si commemorano cercando di mettere in pratica i loro insegnamenti,sporcandosi le mani e non con quattro chiacchiere da

 baldacchino.

Gli Osservatori Comunali contro la criminalità-La proposta dell’Associazione Caponnetto

RIPUBBLICHIAMO IL REGOLAMENTO   PER L’ISTITUZIONE    DEGLI    OSSERVATORI COMUNALI

CONTRO LA CRIMINALITA’.

PERCHE’ ESSI SIANO  VALIDI  ED EFFICACI   E’ ESSENZIALE  CHE NE  FACCIANO  PARTE  I MAGISTRATI,COSI’ COME INDICATO,ED  I RAPPRESENTANTI    PROVINCIALI    DELLE  FORZE DELL’ORDINE    E    DELLA PREFETTURA.

 SENZA    QUESTI    NON   CHIEDERNE ASSOLUTAMENTE  L’ISTITUZIONE  IN QUANTO RISCHIANO   DI TRASFORMARSI IN SCATOLE VUOTE AL  SERVIZIO,PERALTRO,DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE CHE LI ISTITUISCE

 

 

 

 

 

 

ASSOCIAZIONE NAZIONALE PER LA LOTTA ALLE  ILLEGALITA’ E LE MAFIE  “ANTONINO CAPONNETTO”

www.comitato-antimafia-lt.org

info@comitato-antimafia-lt.org

tel 3470515527

REGOLAMENTO PER L’OSSERVATORIO COMUNALE  CONTRO LA CRIMINALITA’

 

Art.1 E’ istituito l’Osservatorio Comunale  contro la criminalità inteso come centro di studi,ricerca,documentazione e di iniziativa sociale a sostegno  della legalità e della lotta alla corruzione ed alla criminalità comune e mafiosa.

Art.2 L’Osservatorio svolge i compiti:

a)studiare e “fotografare” le forme criminali tradizionali ed emergenti presenti sul territorio;

b)individuare i settori a maggior rischio di infiltrazione  mafiosa;

c)analizzare l’efficienza  delle strutture preposte al contrasto della criminalità e proporre tutte quelle mutazioni,aggiustamenti,integrazioni che dovessero rendersi necessari per aumentarne l’efficacia;

d)vagliare il senso di sicurezza soggettiva dei cittadini comparandola a quella oggettiva;

e)effettuare una “mappatura” delle istituzioni del privato sociale connesse con problemi della sicurezza e del contrasto alla criminalità;

f)verificare la  compatibilità con le  leggi ed i  regolamenti di tutti gli atti assunti dalla pubblica amministrazione locale.

Art.3  L’Osservatorio é presieduto dal Sindaco – o suo delegato in caso di assenza – ed é composto da:

a) 2 rappresentanti designati dalle associazioni di volontariato  di  provata serietà ed affidabilità ai livelli nazionali,oltre che presenti sul territorio comunale e che svolgano con continuità da almeno due anni attività  in favore dell’azione di sostegno alla legalità ed alla lotta alla criminalità comune e mafiosa;

b)il Prefetto o suo rappresentante;

c)il Questore o suo rappresentante;

d)il Comandante provinciale dei Carabinieri o suo rappresentante;

e)il  Comandante provinciale della Guardia di Finanza o suo rappresentante;

f)il Comandante  provinciale del Corpo Forestale dello Stato o suo rappresentante;

g) il Comandante della Polizia Municipale;

h) 2 magistrati,il primo  in rappresentanza della Procura della Repubblica territoriale ordinaria ed il secondo della Direzione Distrettuale Antimafia competente per il territorio;

i)il responsabile della SUA (Stazione Unica Appaltante);

l)il Dirigente del Servizio comunale competente (da cambiare a seconda dell’oggetto in discussione);

m)3 rappresentanti dei sindacati dei lavoratori e dei datori di lavoro più rappresentativi a livello nazionale.

Art.4 La nomina dei componenti l’Osservatorio avviene con atto di Giunta Municipale su designazione dei rispettivi sodalizi o enti di appartenenza.

Essi restano in carica fino alla scadenza della consiliatura.

Art 5 Il Sindaco provvede alla prima convocazione ed all’insediamento dell’Osservatorio;

a)In caso di dimissioni,decesso o impedimento di un membro dell’Osservatorio si provvede alla sua sostituzione secondo le modalità di cui all’art.4;

b)l’assenza a tre sedute consecutive comporta la decadenza dalla nomina e la conseguente sostituzione del  soggetto decaduto con altro indicato dallo stesso ente o sodalizio di appartenenza;

c)l’Osservatorio é validamente costituito con la nomina di almeno la metà dei suoi membri.

Art 6  Il Presidente provvede alla convocazione della riunione dell’Osservatorio almeno 3 volte l’anno;

il Presidente é tenuto a convocare,inoltre, la riunione dell’Osservatorio ogni volta che a farne richiesta sia almeno un terzo dei componenti dello stesso;

le riunioni dell’Osservatorio sono valide con la partecipazione della maggioranza dei suoi membri;

l’Osservatorio delibera a maggioranza dei presenti.

Art 7  L’Osservatorio provvede a nominare durante la sua prima riunione il Segretario scegliendolo fra i suoi componenti.

Art 8  L’Amministrazione comunale provvederà a dotare l’Osservatorio di tutti  i supporti strumentali,tecnici,documentali e regolamentari per consentirgli lo svolgimento dei suoi compiti;

l’Amministrazione comunale si attiverà per recuperare in sede provinciale,regionale,nazionale e comunitaria finanziamenti  a sostegno delle attività e delle iniziative promosse dall’Osservatorio.

Art.9 La partecipazione alle riunioni ed alle attività dell’Osservatorio é  GRATUITA  e non dà diritto ad alcun compenso,retribuzione o rimborso.

Art.10. - Accesso agli atti .

I  singoli membri dell’Osservatorio potranno accedere direttamente a tutti gli atti comunali (dall’anagrafe,

alle delibere, ai fascicoli delle gare e ad ogni altro documento ritenuto utile per lo svolgimento delle

attività proprie).

Noi ringraziamo i responsabili del sud pontino del M5S per aver fatto riferimento alla proposta dell’Associazione Caponnetto in ordine all’istituzione degli Osservatori comunali contro la criminalità.Ci corre l’obbligo,però,di avvertirli che da parte della maggior parte delle amministrazioni comunali e dei loro referenti politici c’é in atto una campagna che tende,pur dichiarandosi…………”favorevoli”,a depotenziarli svilendoli e privandoli dei poteri che noi abbiamo ipotizzato.Infatti,come già é capitato a Formia,noi abbiamo posto come conditio sine qua non per la loro istituzione l’inserimento in essi sia dei magistrati della Procura ordinaria che di quella distrettuale antimafia ,oltre ai rappresentanti provinciali delle forze dell’ordine (Questore e Comandanti provinciali della Guardia di Finanza,dei Carabinieri e del Corpo Forestale dello Stato). Senza la presenza di questi l’Osservatorio perde la sua validità in quanto vengono a mancare in esso coloro che rappresentano,insieme al Prefetto,i responsabili deila sicurezza e della lotta da parte dello Stato alle mafie,coloro,cioè con i quali é necessario avviare un duro e franco confronto sulle deficienze e sulle omissioni istituzionali. Costoro,sottraendosi al confronto,fanno oggettivamente venir meno le finalità dell’Osservatorio che si riduce così ad uno strumento al servizio dell’amministrazione comunale e di chi la controlla. In tal caso é meglio non istituirlo.

 

Osservatorio antimafia a Castelforte e Santi Cosma e Damiano

di

 

Uno degli spari che hanno colpito l'albergo di Suio

Uno degli spari che hanno colpito l’albergo di Suio

Alla luce degli ultimi eventi che hanno turbato con frequenza la quiete ed il vivere civile nei nostri territori il Meetup 5 stelle di Castelforte e Santi Cosma e Damiano si chiede se fosse stato il caso di dare ascolto a quanto dei “semplici Cittadini”, spinti dal desiderio di legalità e trasparenza in data 29 agosto 2013, in sinergia con tutti i Meetup del Golfo avevano protocollato presso tutte le rispettive amministrazioni comunali, ivi comprese quella castelfortese e sancosimese”. Lo ricorda il Meetup 5 Stelle – Castelforte e Santi Cosma e Damiano.

“Si chiedeva allora l’istituzione di un osservatorio antimafia. Tutto ciò grazie all’ausilio della celebre Associazione Caponnetto, la quale opera su tutto il fronte nazionale in forma gratuita e con assoluto riconoscimento.Purtroppo ci avevamo visto bene e da lontano… inutile ribadire che la nostra richiesta non è stata presa in considerazione dato che non ci è mai pervenuta alcuna risposta. Tutto ciò lascia pensare e presagire che i problemi (forse) si affrontano solo dopo che hanno arrecato danni spesso irreparabili come ad esempio dopo la morte.

Nel sud del Lazio, si continua ancora a pensare di contrastare le mafie con le metodologie e letture di trent’anni fa. Non si riescono ancora a capire i mutamenti delle mafie, che si sono ormai trasformate in “impresa”, mutamenti che richiedono, quindi, intelligenze e tecniche investigative moderne. Va impostato tutto un lavoro di intelligence e di seria investigazione sulla “provenienza” dei capitali che vengono investiti sul nostro territorio. Vanno fatte, insomma, quelle indagini patrimoniali che noi invochiamo da anni e che si continua a fare poco o, addirittura niente.

Vorremmo inoltre ricordare che non serve poi sbandierare su di un palco o in pubblica piazza le memorie di una persona, andare ai funerali con la fascia sul petto con il dolore nel cuore (?). C’è da chiedersi se tutto ciò si poteva evitare? Certamente non si contrasta il crimine o più semplicemente atti intimidatori con l’immobilismo.

Saremmo stati tutti più tranquilli, se non risvegliati nel cuore della notte da colpi di fucile puntati verso qualche struttura e/o persona. A questo punto ci chiediamo con forza, sono i cittadini che ve lo chiedono: chi sarà il prossimo e cos’altro dobbiamo aspettare affinché richieste legittime per lo più senza l’aggravio di costi vengano prese in considerazione? Si dovrebbe apprezzare chi nonostante non ha ancora voce nei Consigli comunali e senza alcuno interesse personale cerca di dare il proprio contributo spinto dal solo spirito di coscienza se non quello di migliorare la vivibilità e l’onestà nei nostri amati paesi”.

Due inchieste giudiziarie nel Basso Lazio entrambe ad opera di apparati investigativi esterni.

E’ un ulteriore,ennesima  dimostrazione della fondatezza delle nostre tesi che da sempre  sottolineano  l’inadeguatezza  dell’impianto investigativo  pontino.
Ancora una volta ben due importanti inchieste,la prima sulla  gestione dei rifiuti in alcuni comuni del sud pontino ed una seconda in fase di conclusione in  un altro comune della stessa area geografica  vedono come autori apparati che non appartengono alla provincia di Latina.
Delle due emergenze che caratterizzavano il quadro della criminalità organizzata  in questa provincia,quella giudiziaria e quella investigativa,é stata in parte sanata la prima ma non la seconda.
Restano tutte in piedi le ragioni delle nostre angosce nel vedere soggetti sospettati di appartenere a vari clan continuare ad investire alla grande montagne di soldi senza che ci sia qualcuno che vada a chiedergliene ragione.
Un eldoradio delle mafie dove,indisturbate,queste  si sentono legittimate a fare e disfare se non con l’unica preoccupazione di interventi esterni  di soggetti che,proprio perché lontani dal territorio,non sempre sono a conoscenza delle dinamiche locali.
In provincia di Latina noi sospettiamo la presenza attiva di una vera e propria “cupola” politica,con solidi agganci romani,che é riuscita  e continua a riuscire a condizionare perfino le decisioni  di chi sceglie  taluni  vertici provinciali.
Per dare corpo ai nostri sospetti  stiamo lavorando da tempo convinti come siamo che ,se non si riuscirà a neutralizzare quella “cupola”,nessun cambiamento in positivo sarà mai possibile.
Il problema é che non ci troviamo in presenza di un corpo organico,ben definito e definibile,ma,al contrario, di un’idra  dalle mie teste e dai mille colori,difficile,pertanto,ad essere neutralizzata.
Il dramma di un Paese qual’é l’Italia,e in particolare del Lazio,come sta dimostrando drammaticamente il caso di “Mafia Capitale” dove troviamo rossi,neri,bianchi,turchini e chi  più ne ha più ne metta,tutti avvinti da un patto d’amore per fare business e finire di spolpare l’osso.
Quant’é delicato e complesso il lavoro che incombe su un soggetto come il nostro che vuole fare un pò di chiarezza in un mondo fatto di sconcezze e di criminali !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Un lavoro da fare in un oceano di solitudine affollato solamente da squali e da una moltitudine  ebeti e di pavidi…………………………

La soddisfazione di vederti trattato con stima e gratitudine quando entri in una Procura o in una caserma!Hai la piena consapevolezza della tua UTILITA’ nell’azione a difesa della Giustizia e della Democrazia.Le specificità dell’Associazione Caponnetto

Tutta INDAGINE e DENUNCIA e niente chiacchiere.La specificità dell’Associazione Caponnetto.La sua operatività,il suo “modello” di fare antimafia,se non unico,raro nel Paese.
Sono pochi,pochissimi coloro che bandiscono la retorica ed impostano la loro azione contro le mafie,senza chiedere nulla a chicchessia e spesso rimettendoci di tasca propria,su tre elementi fondamentali:
1) l’INDAGINE,
2) la DENUNCIA
£) la PROPOSTA.
Paolo Borsellino in uno dei suoi ultimi interventi disse che é un errore imperdonabile il pensare che tutto il peso della lotta alle mafie possa e debba essere accollato sulle sole spalle della magistratura e delle forze dell’ordine.
L’Associazione Caponnetto ha fatto propria la sua esortazione ad aiutarle concretamente,senza chiacchiere ,slogan ,narrazioni che non servono a niente.
Gli inquirenti hanno bisogno di notizie,segnalazioni dettagliate,con tanto di nomi e cognomi,piste investigative ed é questo il terreno sul quale l’Associazione Caponnetto é ininterrottamente impegnata spendendo le sue pochissime risorse in visure camerali,catastali ecc.
Essa rifiuta,pertanto,la sua partecipazione a manifestazioni puramente retoriche che non siano inserite in un quadro generale di azioni concrete su un territorio.
E’ il modo migliore per non lasciarsi coinvolgere in quella ipocrita campagna di strumentalizzazioni che ne offende la memoria di chi ci ha rimesso  e continua a rimetterci la vita.
La memoria di costoro  va,al contrario,esaltata con  comportamenti concreti,fatti,appunto,di azioni che supportino l’azione dei soggetti istituzionali.
Questa é la linea dell’Associazione Caponnetto in Italia.
Una linea che comporta sacrifici ed anche rischi ma che ti procura anche tante soddisfazioni.
Quando ,infatti,entri in una Procura o in una caserma e ti vedi trattato con il massimo rispetto e gratitudine per quello che hai fatto e fai ti senti il cuore alle stelle.
Hai,tutto intero,il senso del riconoscimento della tua UTILITA’.
E questo a noi procura tanta gioia ed é quanto ci serve per sentirci spronati ad agire sempre di più e meglio……………

Documento dell’Associazione Antimafia Caponnetto sul voto in Campania

Meno “ condivido” ,”mi piace” ed commenti e più notizie,dettagliate ed attuali.Tenere d’occhio i Prefetti per quanto riguarda l’azione preventiva antimafia che essi dovrebbero fare per legge e non fanno

AL POSTO DI “CONDIVISIONI “” MI PIACE “E  ” COMMENTI”,VOGLIAMO

NOTIZIE,NOTIZIE,NOTIZIE,DETTAGLIATE ED ATTUALI

SE AL POSTO   DELLA VALANGA DI “CONDIVISIONI” , “MI PIACE” E  COMMENTI    ASSOLUTAMENTE INUTILI   MOLTI NOSTRI AMICI CHE CI SEGUONO SU FACEBOOK CI   INVIASSERO    NOTIZIE DETTAGLIATE,CON TANTO DI NOMI E COGNOMI,SU INSEDIAMENTI  ED INVESTIMENTI   MAFIOSI    NEI VARI TERRITORI DEL PAESE,SULLE  COLLUSIONI FRA POLITICA,ISTITUZIONI E  MAFIE,SU FATTI DI  CORRUZIONE   NELLA PUBBLICA  AMMINISTRAZIONE  ED ALTRE  COSE   DEL  GENERE ,QUANTO   SAREBBE   PIU’   UTILE  A   NOI   TUTTI   ED   AL  PAESE !!!!!!!!!!!!!

 

 

 

 

PIU’   VOLTE ABBIAMO   RICHIAMATO L’ATTENZIONE DI   TUTTI   SULLA NECESSITA’ DI ACCENDERE  I   RIFLETTORI    SUL COMPORTAMENTO    DEI   PREFETTI  NELLE VARIE  PROVINCE.

FATTA QUALCHE ECCEZIONE,QUESTI PER LO PIU’ NON FANNO, IN MATERIA DI PREVENZIONE ANTIMAFIA, QUELLO CHE PER LEGGE SAREBBERO OBBLIGATI A  FARE.

I DANNI CHE CONSEGUENTEMENTE PROVOCANO SONO ENORMI  IN QUANTO,SOLO A VOLER CONSIDERARE,AD ESEMPIO,IL SETTORE DELLE  INTERDITTIVE ANTIMAFIA   CHE ESSI DOVREBBERO   FARE IN GRAN NUMERO CONSIDERATO IL DIFFUSISSIMO FENOMENO DI INQUINAMENTO MAFIOSO  FRA LE IMPRESE- E NON   FANNO  SE NON RARAMENTE – ESSI BLOCCANO INDIRETTAMENTE TUTTA L’AZIONE  INVESTIGATIVA  NELL’OPERA  DI   CONTRASTO ALLE MAFIE.

NON CHIEDERE ALLE FORZE DELL’ORDINE  TERRITORIALI DI  INDAGARE   SU QUESTA O QUELL’IMPRESA IN ODOR DI MAFIA, SIGNIFICA FAVORIRE INDIRETTAMENTE LE MAFIE .

QUESTI SONO I PROBLEMI CHE VANNO AFFRONTATI SE SI VUOLE SERIAMENTE COMBATTERE LE MAFIE  E NON  LE CHIACCHIERE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

 

 

RITENIAMO UTILE RIPUBBLICARE PER l’ENNESIMA VOLTA UNA NOSTRA NOTA  CIRCA  GLI   OBBLIGHI DEI PREFETTI IN MATERIA DI LOTTA ALLE MAFIE.

 

 

 

 

 

QUELLA DI FAR SOTTRARRE ALLE PREFETTURE I  COMPITI IN MATERIA DI LOTTA ALLE MAFIE DEVE ESSERE DA OGGI IN AVANTI LA MADRE DI TUTTE LE BATTAGLIE DI TUTTA l’ANTIMAFIA SOCIALE.

LE PREFETTURE NON ASSOLVONO QUASI PER NIENTE A TALI COMPITI E QUALCHE PREFETTO,CHE VUOLE RISPETTARE LA LEGGE,COME NEL CASO DELL’EX PREFETTO DI LATINA BRUNO FRATTASI,VIENE SUBITO TRASFERITO.

 

 

 

Associazione  Nazionale per la lotta contro le illegalità e le mafie

“Antonino Caponnetto”

www.comitato-antimafia-lt.org                                 info@comitato-antimafia-lt.org

 

 

 

 

 

Pubblicato 12 Febbraio 2015 | Da admin3

Il ruolo dei Prefetti nella lotta alle mafie. Qualche sepolcro imbiancato  potrà anche accusarci di essere ossessivi,ma questo non ci interessa perché un’Associazione seria ,operativa e non asservita al “sistema” qual’é la nostra ha il DOVERE  di far capire alla gente  il “perché” ci siamo ridotti nello stato in cui si é ridotto il Paese ormai nelle grinfie delle mafie a causa soprattutto dell’inosservanza di norme,leggi e regolamenti,che  disciplinano la condotta di soggetti ed apparati dello Stato.Qualcuno si é arrabbiato e ci ha rimproverato di attaccare le Istituzioni.Non é vero,noi difendiamo le Istituzioni ed i nostri attacchi riguardano le persone ,non le Istituzioni che,invece,vogliamo difendere salvaguardandone immagine e ruolo.

Chi é infedele e disapplica le norme deve vergognarsi ,non noi che diciamo la verità e denunciamo chi non fa il proprio dovere.

Una quindicina di anni fa,appena nati,qualcuno ci avvicinò consigliandoci di…………………..non fare allarmismi ,”per evitare,ci disse ,che imprenditori e turisti,spaventati,abbandonassero il territorio”!

E’ la frase classica che abbiamo sentito ripetere milioni di volte da parte di chi ha l’ordine e l’interesse di mantenere le cose come stanno,lo statu quo.

Fortunatamente quella volta abbiamo avuto la prontezza di rispondere che…….. i turisti e gli imprenditori seri erano scappati da quel dì incalzati da affaristi,mafiosi e loro sodali,alcuni dei quali con seguito di mignotte e quant’altro del genere.

Noi abbiamo il dovere di far capire alla gente onesta “perché “la lotta alle mafie non funziona o funziona poco,malgrado lo sforzo generoso  di magistrati  ed altre poche persone che spesso ci rimettono la pelle,carriere e così via.

E,in quest’ottica ripubblichiamo per l’ennesima volta – e ripubblicheremo per un altro miiione di volte,fino alla noia-una nostra nota sul ruolo e sui doveri dei Prefetti per quanto riguarda il contrasto delle mafie.

Ruolo e doveri che non vengono assolti,fatta qualche rarissima eccezione,talchè il. risultato é sotto gli occhi di tutti.

Noi siamo determinati a scatenare il putiferio su questo argomento,ma avvertiamo  sin da ora le persone che non ci aspettiamo chissà cosa in quanto ,ad oggi,non abbiamo trovato un’associazione o un parlamentare disposti a darci una mano.

Il “sistema” è sistema e pochi sono disposti a mettersi contro.

Un’amica ci ha scritto stamane dicendoci che molti vice Prefetti resteranno tali senza mai essere promossi perché hanno rifiutato e rifiutano di diventare parte integrante del “sistema”.

Conosciamo persone,storie e condizioni di molti di costoro e da persone esperte,vecchie e con lunghissime esperienze alle spalle di vita pubblica e di militanza politica,non ci meravigliamo!

Nel gergo politichese,nei circoli ristretti di chi comanda,persone del genere vengono definite “INAFFIDABILI”!!!!!

Chi non si piega al sistema e rifiuta lo statu quo per tentare di migliorare le cose,nei vertici viene bollato con la dicitura di “INAFFIDABILE” e subito emarginato ed inchiodato a vita al suo grado,senza più possibilità di far carriera.

Lo schifo che abbiamo visto a Venezia con il Mose,a Milano con l’Expo ,a Roma con Mafia Capitale ,dove a centinaia di imprese mafiose é stato consentito di accaparrarsi appalti e subappalti milionari,avrebbe dovuto far aprire gli occhi anche ai ciechi sulle responsabilità dei Prefetti i quali sono chiamati dalla legge a svolgere un ruolo di vigilanza e di prevenzione,ruolo che rarissimamente viene svolto da qualcuno.

Qui,di seguito,la nota che riguarda i loro DOVERI   DEI PREFETTO in materia,doveri,ovviamente,per lo più inosservati:

 

 

 

 

Il ruolo dei Prefetti. Urge cambiare la legge.

 

 

INVITIAMO ISCRITTI E SIMPATIZZANTI DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO E NON SOLO A DEDICARE DA ORA IN AVANTI UN’ATTENZIONE PARTICOLARE ALL’AZIONE CHE I PREFETTI HANNO IL DOVERE DI SVOLGERE IN MATERIA DI LOTTA ALLA CRIMINALITA’ MAFIOSA
RIPRODUCIAMO, PERTANTO, UN ARTICOLO PUBBLICATO TEMPO FA SUL SITO WEB E SULLE PAGINE FACEBOOK DELL’ ASSOCIAZIONE CAPONNETTO PER RIPROPORRE ALCUNE NOSTRE CONSIDERAZIONI, SUGGERIMENTI ED ANCHE CRITICHE SUL RUOLO DEI PREFETTI NEL PAESE E SULL’URGENTE NECESSITA’ DI CAMBIARE LA LEGGE APPORTANDOVI QUELLE MODIFICHE E QUELLE INEGRAZIONI NECESSARIE PER RENDERE PIU’ EFFICACE ED INCISIVA L’AZIONE CONTRO LA CORRUZIONE E LE MAFIE.
L’ENORME POTERE CONFERITO FINORA AI PREFETTI NON E’ BASTATO A COLMARE TUTTE QUELLE DEFICIENZE E QUELLE
STORTURE CHE SPESSO NON HANNO DATO PER NIENTE LUSTRO ALL’ISTITUZIONE.
FATTA QUALCHE ECCEZIONE, INFATTI, LA MAGGIOR PARTE DEI PREFETTI HA MOSTRATO DI NON ESSERE – O, PEGGIO, DI NON VOLER ESSERE – IN GRADO DI ADEMPIERE APPIENO AI DOVERI CHE LA LEGGE IMPONE AD ESSI.
CI RIFERIAMO, IN PARTICOLARE, AL MANCATO SVOLGIMENTO DELLE FUNZIONI DI VIGILANZA PREVENTIVA IN MATERIA DI CONTRASTO DELLA CRIMINALITA’.
IL PREFETTO, COM’E’ NOTO, HA LA POSSIBILITA’ DI EMETTERE PROVVEDIMENTI INTERDITTIVI SULLA BASE DI SEMPLICI INFORMATIVE DELLE FORZE DELL’ORDINE E SENZA ATTENDERE LE SENTENZE DELLA MAGISTRATURA E DI IMPEDIRE, COSI’, PRIMA CHE ESSO AVVENGA, L’INSERIMENTO DELLA CRIMINALITA’ MAFIOSA NELL’ECONOMIA, NELLE ISTITUZIONI E NELLA POLITICA.
DITECI VOI QUANTE “INTERDITTIVE ANTIMAFIA” HANNO EMESSO ED EMETTONO I PREFETTI DELLE VOSTRE PROVINCE A CARICO DI IMPRESE SOSPETTE E QUALE AZIONE DI PREVENZIONE LA MAGGIOR PARTE DI ESSI ABBIANO SVOLTO SUL VERSANTE DELLA LOTTA ALLE MAFIE, COORDINANDO LE FORZE DELL’ORDINE, DANDO AD ESSE DEGLI INPUT IN MATERIA DI METODOLOGIE DI AZIONE, STIMOLANDOLE AD AGIRE PIU’ CHE
CON UN’OTTICA DA ” ORDINE PUBBLICO”, COME NORMALMENTE AVVIENE, CON UNA, INVECE, PIU’ MODERNA ED ADEGUATA ALLA REALTA’ ATTUALE CHE VEDE LA MAFIA COME UN SOGGETTO IMPRENDITORE.
LA RIPUBBLICAZIONE DI QUESTO NOSTRO DOCUMENTO DEVE SERVIRE AD INDURRE TUTTI I NOSTRI ISCRITTI ED I SIMPATIZZANTI – ED ANCHE ALTRI DI ALTRE ASSOCIAZIONI ANTIMAFIA- AD INCENTRARE LA LORO ATTENZIONE SUI TEMI REALI DELLA LOTTA ALLE MAFIE, REALIZZANDO UN SALTO DI QUALITA’ CON L’ABBANDONO DI QUELLA PRASSI CHE VEDE MOLTI PIU’ PROPENSI A PARLARE DI TEMI GENERICI, NARRATIVI, COMMEMORATIVI, CHE NON, COME E’ NECESSARIO, PRATICI, ATTUALI ED OPERATIVI.

Il fenomeno del condizionamento delle istituzioni e degli Enti locali. Si deve cambiare subito la legge sul ruolo dei Prefetti Pubblicato 5 Agosto 2014 | Da admin2.

 

L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO PUBBLICA QUESTA NOTA AL FINE DI AVVIARE NEL PAESE UN’ APPROFONDITA RIFLESSIONE SUL RUOLO DEI PREFETTI SUL VERSANTE DELLA LOTTA ALLE MAFIE E SULL’URGENTE NECESSITA’ DI UNA MODIFICA DELLA LEGISLAZIONE IN MATERIA. NON E’ POSSIBILE PARLARE SERIAMENTE DI LOTTA ALLE MAFIE PERPETUANDO L’ATTUALE STATO DELLE COSE.

 

 Il fenomeno del condizionamento delle istituzioni e degli Enti locali –Il degrado delle Istituzioni I recenti eventi giudiziari che hanno coinvolto due ex ministri dell’Interno (Scajola e Cancellieri) per fatti di rilevante gravità nonché i recenti arresti di prefetti (Blasco, La Motta, Ferrigno) e l’incriminazione di ex Prefetti (Maria Elena Stasi e Maddaloni entrambi condannati in primo grado) sempre per fatti riferibili ad ambienti della criminalità organizzata o meglio ad ambienti politici contigui alla criminalità organizzata, devono necessariamente indurci a fare una riflessione sul ruolo e sui poteri che la legge assegna all’Amministrazione dell’interno nella lotta alla criminalità organizzata. Ovviamente occorre doverosamente sottolineare che l’amministrazione dell’Interno registra la presenza di una stragrande maggioranza di persone che dedicano la loro vita lavorativa e in molti casi anche personale, al servizio esclusivo dello Stato. Proprio per tutelare anche questa categoria di servitori dello Stato e per consentire a questi di poter svolgere con serenità e senza interferenze della politica, le azioni istituzionali di contrasto al crimine organizzato, occorre capire quali siano state le cause che hanno determinato la devianza dell’azione di settori dell’amministrazione dell’interno ad appannaggio degli interessi di contesti socio politico criminale.
Analizzando bene i fatti di cronaca giudiziaria che vedono coinvolti ministri dell’interno e prefetti si capisce subito che nelle vicende stesse hanno un ruolo centrale interessi personali riferibili a politici spesso di rilevo nazionale. Basta citare a solo titolo esemplificativo il caso dell’ex parlamentare Nicola Cosentino ed il recente coinvolgimento dell’ex prefetto Stasi. Infatti i fatti giudiziari in questione rilevano come spesso le contestazioni formulate dalla Magistratura riguardino condotte volte a favorire uomini politici. Basta vedere la vicenda del prefetto Stasi nell’ambito dell’indagine sui distributori di carburanti di proprietà della famiglia Cosentino ovvero la vicende di appalti al comune di Caserta per la quale sono state condannati i prefetto Stati e Maddaloni per interessi riferibili a ditte di Nicola Ferrara, esponente politico regionale dell’UDEUR, oppure la vicenda esaminata nel corso del processo cosentino del mancato scioglimento del consiglio comunale di Mondragone la cui compagine politica era riconducibile all’ex ministro Landolfi ovvero al mancato rilascio del certificato antimafia interdittivo alle ditte ECO Quattro e Aversana Petroli, entrambe riferibili ad interessi della famiglia Cosentino. Appare quindi evidente la correlazione tra condizionamento dell’azione dei Prefetti ed in genere dell’amministrazione dell’Interno con la politica nella quale ampi settori spesso sono contigui ad ambienti della criminalità organizzata (soprattutto nelle regioni meridionali). Ma perché i prefetti si piegano alla Politica ovvero perché sono condizionati dalla stessa? Prima di rispondere a questa domanda vediamo chi sono e cosa fanno i prefetti. Il prefetto è il massimo organo amministrativo periferico, terminale politico-operativo dell’apparato della sicurezza, agente elettorale del governo, motore della vita economica e sociale della provincia, tutore dell’ente locale. Il prefetto ha una posizione di eminenza del Prefetto rispetto alle altre cariche amministrative periferiche in virtù del riconoscimento della rappresentanza dell’esecutivo nella provincia e, conseguentemente, il carattere tendenzialmente “generale” del campo delle attribuzioni. L’art.2 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (t. u. l. p. s. ), concede un’amplissima facoltà al Prefetto di adottare atti contingibili e urgenti per esigenze di sicurezza pubblica. Il Prefetto presiede i Comitati Provinciali della Pubblica Amministrazione e dei comitati metropolitani; ha funzioni in materia di droga, scioperi nei servizi pubblici essenziali, antimafia, statistica; della ricostruzione del ruolo del Prefetto rispetto alle autonomie territoriali. Insomma la legge ha conferito ai prefetti poteri enormi. Tra questi è appena il caso di ricordare quelli che esercita attraverso il Comitato provinciale Ordine e sicurezza pubblica, che vede la partecipazione, in posizione di subordinazione funzionale, del Questore e dei Comandanti Provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. E’ proprio nel comitato che si decidono le proposte al consiglio dei ministri degli scioglimenti dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose, le misure di tutela da assegnare ai magistrati, ai cittadini minacciati, ecc. ecc. Gli stessi vertici delle Forze dell’ordine a livello provinciale sono soggetti, ai fine dell’avanzano di carriera, delle valutazioni da parte dei prefetti. Quindi i prefetti sono potenzialmente in grado di incidere sulle figure apicale delle tre forze di polizia e indirettamente sui magistrati esposti a pericoli di attentati o di sicurezza personale, dovendo il prefetto decidere se e a chi assegnare le misure di tutela (vigilanza, scorta, nei sui diversi livelli di gravità, ecc) Ci si renderà conto che il Prefetto, stante la delicatezza dei compiti assentatigli dalla legge e il ruolo centrale nelle vicende più delicate di ordine e sicurezza pubblica, deve svolgere le proprie finzioni nel pieno ed inderogabile rispetto del principio di imparzialità dettato dall’art.97 della nostra carta costituzionale. Il prefetto è posto nelle condizioni di poter esercitare liberamente e fuori da ogni forma di condizionamento le proprie delicatissime funzioni? Per poter rispondere è necessario capire come si articola la carriera prefettizia e come vengono nominati i prefetti e assegnati alle sedi provinciali. La nostra carta costituzionale non prevede, come per l’ordine giudiziario, un organo di autogoverno che possa assicurare l’indipendenza e l’autonomia dei Prefetti. Invero non prevede neppure la figura del prefetto la cui presenza deriva dalla normativa del ventennio fascista.
Invero i prefetti vengono nominati dal Consiglio dei ministri. Sono cioè nominati dalla politica che in un dato momento storico è posta alla presidenza del consiglio dei ministri e ne ha maggioranza politica in seno allo stesso Organo. Quindi, come è agevole, comprendere, i perfetti vengono nominati a secondo della loro contiguità o meglio del gradimento di quella o quell’altra forza politica. Quindi, per esempio, ci troveremo che nel periodo del Governo Berlusconi sono stati nominati prefetti, coloro ritenuti di gradimento di quella forza politica. In genere queste scelte risentono anche delle indicazioni provenienti dai coordinatori regionali. In Campania nel periodo dei governo Berlusconi, per un lungo lasso tempo il ruolo di coordinatore regionale è stato assunto dall’ex parlamentare Nicola Cosentino, oggi sottoposto a processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Insomma l’imparzialità che deve inderogabilmente risiedere alla base delle scelte dei prefetti può inconfutabilmente essere minata da questi meccanismi di nomina che ineludibilmente possono creare momenti di devianza nelle scelte prefettizie. Non è la prima volta che prefetti non allineati alla politica ovvero ad una certa parte di politica deviata, siano stati gravati da provvedimenti dal carattere sanzionatorio. Tutti ricorderanno il prefetto di Reggio Calabria Vittorio Piscitelli che sciolse il consiglio comunale di Reggio e con l’insediameno del Ministro calabrese Alfano è stato repentinamente trasferito altrove. Ovvero il prefetto di Agrigento Fulvio Sodano trasferito dal sottosegretario all’Interno Antonio D’Alì, quest’ultimo poi incriminato per concorso in associazione mafiosa. Insomma appare improcrastinabile l’esigenza di blindare talune delicate funzioni di ordine e sicurezza pubblica assegnate ai prefetti. Due sono le strade: o si modificano le leggi prevedendo un meccanismo di nomina dei Prefetti attraverso un sistema simile a quello previsto per i magistrati oppure si trasferiscono queste funzioni strategiche per la sicurezza dei cittadini e dei servitori dello stato alla magistratura. Appare inaccettabile che debba essere un funzionario dello stato nominato, prefetto, dalla politica a decidere se un magistrato (che spesso si trova ad indagare politici di rilievo nazionale presenti direttamente o indirettamente nel consiglio dei Ministri) debba o meno avere misure di tutela a fronte di minacce anche potenziali o di esposizioni elevante a rischio attentato. Appare paradossale che debba essere il prefetto, espressione della politica a formulare giudizi e valutazione sul questore e sui Comandati provinciali dell’arma e della g di f. Innegabilmente gli stessi possono per questi giudizi subire una sorta di condizionamento o di timore reverenziale nei confronti del prefetto ogni qual volta si trovano a dover indagare su fatti e vicende che riguardano gli stessi prefetti o politici che hanno espresso gradimento per quello stesso prefetto. O peggio ancora, appare assurdo che debba essere il prefetto a decidere se e quando sottoporre ad indagini antimafia, un consiglio comunale per infiltrazione della criminalità organizzata, quando lo stesso consiglio comunale è dello stesso partito politico che risiede nel Consiglio dei ministri e che quindi potenzialmente può incidere sul prefetto stesso. Non è la prima volta che pur in presenza di evidenti episodi di infiltrazioni della criminalità organizzata non si sia proceduto allo scioglimento delle amministrazione risultate permeabili alla c. o.. (basti citare i casi del Comune di Fondi, del comune di Mondragone, Castellammare di stabia, di torre annunziata, di torre del greco, e di tanti altri comuni). Analoga considerazione vale per il rilascio dei certificati antimafia. Appare assurdo che un imprenditore per poter stipulare contratti con la pubblica amministrazione debba essere sottoposto alla valutazione del prefetto ai fini del rilascio della c. d. liberatoria antimafia. E’ evidente che in siffatto contesto e meccanismo di nomina e rimozione dei prefetti, l’imprenditore che sarà di gradimento della politica di maggioranza e quindi dei prefetti, risulterà immune da problemi di antimafia (vedi il caso della società Aversana petroli dei Fratelli Cosentino, la Eco Quattro di Castel Volturno riferibili agli stessi politici della corrente di Cosentino, alla società dei fratelli Buglione, e tante altre società notoriamente infiltrate dalla criminalità ma che operano indisturbate e di contro ditte che non si sono piegate ai voleri della politica che invece vengono colpite da interdittive antimafia per vicende banali ed insignificanti La democrazia in siffatti condizione è messa a dura prova. La politica sana e la società civile devono farsi carico di indicare le soluzioni. Occorre che in
attesa di una legislazione che garantisca l’imparzialità e l’indipendenza dei funzionari dello stato preposti all’esercizio di delicati compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica e soprattutto nella lotta alla criminalità organizzata, dette funzioni vengano trasferita alla Magistratura che, per effetto dell’autonomia ed indipendenza garantitagli dalla Costituzione possa adottare le decisioni più giuste ed imparziali e scevre da condizionamenti della politica che, come si diceva risente della presenza di ampi settori contigui alla criminalità organizzata. Le implicazioni con la vita politica napoletana costituiscano il punto di partenza storico di un intreccio perverso che ha determinato il consolidarsi del fenomeno dell’infiltrazione e del condizionamento degli Enti locali Nel corso degli anni ottanta, infatti, In Campania tanto per citare un esempio, si è assistito all’espandersi ed al consolidarsi di un fenomeno sociale molto grave che ha messo in luce i diffusi rapporti nell’ambito della gestione della “ cosa pubblica” tra politica, affari e malavita organizzata di tipo mafioso. Il degrado delle Istituzioni a Napoli era tale da indurre il Procuratore Cordova a una denuncia amara ma non disperata: «Lo Stato a Napoli, dice Cordova, è un’entità eventuale, aleatoria, virtuale. Parlo dello Stato ufficiale non di quello reale, l’unico che a Napoli la gente conosce e teme per davvero: la camorra. Le leggi dello Stato sono lente, i processi non finiscono mai e la pena è un evento remoto, prescrivibile, amnistiabile, depenalizzabile. Le leggi della camorra sono ferree e immutabili, semplici e inderogabili, i giudizi si celebrano fulmineamente, e le sentenze sono rapidissime, inappellabili e immediatamente esecutive. È ovvio che i cittadini temono lo stato effettivo, quello camorristico, e non quello ufficiale». La camorra si è trasformata in stato, che ci si trova di fronte ad un vero e proprio fenomeno di banditismo sociale, di neo brigantaggio populista. La fiducia dei cittadini nelle Istituzioni cala di giorno in giorno. Non vi e’ indagine su organizzazioni camorristiche che non riveli preoccupanti fenomeni di penetrazione collusiva nelle istituzioni. Per molti versi, lo Stato sembra corrispondere a modelli ideali di sviluppo degli interessi criminali, anziché« di salvaguardia degli interessi della collettività e delle istituzioni statuali. In estrema sintesi si può quindi affermare che si è di fronte ad un nuovo soggetto che oramai può essere definito Alta Camorra che ha dato prova di non essere più ai margini della società, ma sta conquistando progressivamente – o forse ha già conquistato – i centri dei poteri politico, economico e sociale. Insomma la camorra sta tentando di non porsi in posizione esterna o antitetica, ma di stare ben dentro lo Stato, la politica, la società, l’economia. Insomma la repressione dei delitti e delle illegalità, che è un sacrosanto dovere dovrebbe essere accompagnato da un controllo capillare, da un meticoloso accertamento sulla debolezza istituzionale di fronte alla pressione corruttiva e alle collusioni di gran parte di essa con l’Alta Camorra. In definitiva è condivisibile quanto sostenuto da un noto giornalista che “ I grandi camorristi stanno nell’ombra “. L’intreccio tra criminalità, politica e affari negli enti locali è sicuramente quello maggiormente avvertito dal cittadino comune in quanto gli stessi Enti più di ogni altra istituzione risultano, in considerazione delle funzioni istituzionali cui sono deputati per legge, a stretto contatto con la collettività amministrata. Le indagini condotte dalla magistratura Il primo ed incisivo intervento, che il legislatore ha posto in essere per tutelare gli enti locali dalle ingerenze della criminalità organizzata si è avuto con l’approvazione della Legge 22.7.1991, n.221 che ha introdotto l’art.15 bis della L.55/1990 concernente lo scioglimento dei consigli comunali e provinciali coinvolti in fenomeni di infiltrazione e di condizionamento mafioso. La stessa norma oggi è confluita nell’art.143 del D. lgt.267/2000 E’ una norma sicuramente di carattere eccezionale, in quanto a prescindere dal giudizio penale, l’amministrazione locale risulta evidentemente inquinata, al punto che nessun’altra misura, al di fuori dello scioglimento, potrebbe risultare idonea al recupero della legalità. Era presente nell’ordinamento un vuoto normativo, che consentiva di fronteggiare queste situazioni, e per riempirlo si era fatto ricorso ad un uso indiretto della potestà di scioglimento dei consigli comunali per motivi di ordine pubblico (si ricorda il caso del comune di Quindici, retto da un esponente apicale di una nota famiglia camorristica, sciolto nel 1983 per motivi di
ordine pubblico dall’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini. La legislazione speciale antimafia in questione intende, prioritariamente, salvaguardare gli interessi pubblici dalle mire della criminalità organizzata, ancora prima che si vengano a determinare le condizioni oggettive e concrete dell’aggressione a beni giuridicamente protetti. In particolare il procedimento di accertamento scaturente dai poteri previsti e demandati dalla suddetta legislazione ai Prefetti, ovvero alle Commissioni delegate, all’uopo istituite, risponde alla funzione di prevenzione cautelare globale che prescinde, nella sua applicazione, da istituti e concetti dell’ordinamento penale, da cui se ne discosta dichiaratamente. Particolarmente innovativa risulta la disposizione contenuta nell’art.143 del D. lgt.267/2000 che prevede la possibilità che il prefetto, nella fase istruttoria del procedimento di scioglimento, acquisisca dal procuratore della repubblica notizie utili a motivare la decisione, in deroga all’art.329 del codice di procedura penale, superando cioè l’obbligo di segretezza disposto da tale norma con riguardo alle esigenze del procedimento penale. Ma la facoltà più significativa conferita dal legislatore al prefetto per la ricerca di ogni elemento di valutazione utile allo svolgimento dell’azione amministrativa assegnatagli dalla stessa norma scaturisce dal disposto normativo di cui al Decreto legge 354/1991, convertito nella Legge 30.12.1991, n.410 che consente, attraverso poteri investigativi, di verificare se ricorrono pericoli di infiltrazione tipo mafioso nell’ambito dello svolgimento dei “ servizi” cui sono deputati per legge gli enti locali. Nel 2009 con la legge 94, l’art.143 del d. lgs.267/2000 ha subito una modifica che appare aver ridimensionato e affievolito l’azione di contrasto alla criminalità organizzata. Infatti è stato stabilito che le indagini antimafia debbano essere svolta da una commissione composta “ da tre funzionari della pubblica amministrazione. Invero prima dell’entrata in vigore della legge 94/2009 le indagini venivano svolte da organi di polizia che stante le loro specifiche conoscenze e professionalità info-investigative, potevano fornire un contributo determinate al buon esito delle indagini. Invece il legislatore del 2009 ha affidato a tre funzionari della P. A. dette attività di indagini. Ogni commento appare del tuto superfluo. Infatti precedentemente per le operazioni di accesso antimafia nei comuni, i prefetti si avvalevano di apposite commissione composte da rappresentanti di tutte le forze, dell’ordine nonché da un rappresentante della D. I. A. , nonché da funzionari statali appartenenti ad amministrazioni che, nell’ambito delle proprie attività istituzionali, avevano competenza e conoscenza delle attività amministrative cui i comuni sono deputati per legge.

E’ un “modello” nuovo perché praticato da pochi in Italia,originale,completo,autonomo dalla politica e dal Potere,quello adottato dall’Associazione Caponnetto per contrastare nel Paese le mafie. Affatto retorico e tutto basato su 3 elementi fondamentali:

1)l’indagine,
2 ) la denuncia,
3) la proposta.
In assoluta autonomia dalla politica e dal potere corrotti ed in gran parte mafiosi.
Paolo Borsellino disse che é un errore imperdonabile il pensare che tutto il peso della lotta alle mafie debba essere accollato sulle sole spalle della magistratura e delle forze dell’ordine e noi,in linea con questa tesi,abbiamo voluto,condividendola appieno,sposarla e farla nostra.
Ce lo impongono ,peraltro,anche la nostra ispirazione al nome ed ai principi di Nino Caponnetto,oltre che  la presenza fra di noi  dell’attuale  Presidente Onorario dell’Associazione Caponnetto  che  é anch’egli un grande Magistrato:Antonio Esposito,il presidente della 2° Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione.
Due nomi di alti Magistrati che rappresentano l’etichetta,il distintivo della nostra Associazione.
Un’Associazione che vuole essere “diversa”,”altra” ed “alta”,che rifugge dalla retorica e che si misura quotidianamente con la realtà drammatica di un Paese in preda alle mafie ed alla corruzione.
Abbiamo voluto di recente attrezzarci,sotto la direzione del nostro coordinatore legale – il Prof.Alfredo Galasso,altro grande simbolo della lotta alle mafie in Italia -  anche tecnicamente per poter  meglio  affrontare i mafiosi,oltre che nelle piazze,anche nelle aule dei Tribunali.
Riteniamo risibile  – quando noi incoraggiamo la gente a DENUNCIARE e ci sentiamo rispondere “io ho denunciato ma non é successo niente”- la giustificazione di quanti sostengono l’inutilità della denuncia.
Può anche darsi che le cose siano andate nel verso che ci  viene rappresentato in quanto,purtroppo,di Procuratori accorti e determinati come i Pignatone,i Prestipino,i Cafiero de Raho,i Di Matteo,i Teresi e tanti altri ancora non é che ce ne siano un esercito in  Italia.
Ma é anche vero che le DENUNCE,se riguardano fatti rilevanti e che attengono a reati gravi di natura mafiosa e corruttiva, non vanno mai fatte da soli e senza la copertura di un’associazione antimafia seria.
La DENUNCIA é essenziale nell’azione di contrasto delle mafie.
E’ vitale,é la conditio sine qua non.
Possiamo tranquillamente dire che,SENZA DENUNCIA,non esiste la lotta alle mafie !!!!!!!!!!!!!
                                                                                                                                                             ASSOCIAZIONE CAPONNETTO
                                                                                                                                                              www.comitato-antimafia-lt.org

La lotta alle mafie si fa con l’INDAGINE e la DENUNCIA,nomi e cognomi.

Oggi le mafie hanno raggiunto un livello tale di penetrazione nei gangli vitali   dello Stato,della politica,dell’economia,della società che non basta più il solo parlarne.
Paolo Borsellino diceva che é un errore imperdonabile pensare che la lotta alle mafie debba essere accollata sulle sole spalle della magistratura e delle forze dell’ordine.
Queste da sole non ce la fanno.
Occorre un salto di qualità da parte della società civile organizzata.
Senza  DENUNCIA,nomi e cognomi,quindi,NON è lotta alle mafie.
Associazione A.Caponnetto

Gli Osservatori comunali contro la criminalità.Condizioni e Regolamenti elaborati ed approvati dall’Associazione Caponnetto

PERCHE’ GLI OSSERVATORI  COMUNALI CONTRO LA CRIMINALITA’  NON VENGANO INTESI COME UNA SORTA DI INSTRUMENTUN REGNI DA AMMINISTRATORI ALLA RICERCA DI  “VERGINITA” VANNO RIGOROSAMENTE OSSERVATE LE SEGUENTI CONDIZIONI,PRIME FRA TUTTE :

1)  LA GRATUITA’ ASSOLUTA;

2)  l’ESCLUSIONE DI POLITICI E DI AMMINISTRATORI OLTRE IL SINDACO VISTO COME FIGURA ISTITUZIONALE;

3)L’INSERIMENTO IN ESSI DEI MAGISTRATI DELLA PROCURA TERRITORIALE E DELLA DDA;

4) L’INSERIMENTO IN ESSI DEL QUESTORE E DEI COMANDANTI PROVINCIALI DELLE FORZE DELL’ORDINE;

5 )  IL RECEPIMENTO TOTALE DEL PRESENTE REGOLAMENTO.

SENZA L’ACCETTAZIONE DI TALI CONDIZIONI E’ BENE NON CHIEDERNE L’ISTITUZIONE PERCHE’  POTREBBERO TRASFORMARSI IN UN ORGANISMO AL SERVIZIO DI AMMINISTRAZIONI CHIACCHIERATE .

PER ULTIMO ,BISOGNA STARE ATTENTI A CHIEDERNE L’ISTITUZIONE SOLAMENTE LADDOVE SI DISPONE DI AMICI ALTAMENTE PREPARATI ED AFFIDABILI

TESTO DEL REGOLAMENTO

         (elaborato ed approvato dall’Associazione A.Caponnetto)

REGOLAMENTO PER L’OSSERVATORIO COMUNALE  CONTRO LA CRIMINALITA’

 

Art.1 E’ istituito l’Osservatorio Comunale  contro la criminalità inteso come centro di studi,ricerca,documentazione e di iniziativa sociale a sostegno  della legalità e della lotta alla corruzione ed alla criminalità comune e mafiosa.

Art.2 L’Osservatorio svolge i compiti:

a)studiare e “fotografare” le forme criminali tradizionali ed emergenti presenti sul territorio;

b)individuare i settori a maggior rischio di infiltrazione  mafiosa;

c)analizzare l’efficienza  delle strutture preposte al contrasto della criminalità e proporre tutte quelle mutazioni,aggiustamenti,integrazioni che dovessero rendersi necessari per aumentarne l’efficacia;

d)vagliare il senso di sicurezza soggettiva dei cittadini comparandola a quella oggettiva;

e)effettuare una “mappatura” delle istituzioni del privato sociale connesse con problemi della sicurezza e del contrasto alla criminalità;

f)verificare la  compatibilità con le  leggi ed i  regolamenti di tutti gli atti assunti dalla pubblica amministrazione locale.

Art.3  L’Osservatorio é presieduto dal Sindaco – o suo delegato in caso di assenza – ed é composto da:

a) 2 rappresentanti designati dalle associazioni di volontariato  di  provata serietà ed affidabilità ai livelli nazionali,oltre che presenti sul territorio comunale e che svolgano con continuità da almeno due anni attività  in favore dell’azione di sostegno alla legalità ed alla lotta alla criminalità comune e mafiosa;

b)il Prefetto o suo rappresentante;

c)il Questore o suo rappresentante;

d)il Comandante provinciale dei Carabinieri o suo rappresentante;

e)il  Comandante provinciale della Guardia di Finanza o suo rappresentante;

f)il Comandante  provinciale del Corpo Forestale dello Stato o suo rappresentante;

g) il Comandante della Polizia Municipale;

h) 2 magistrati,il primo  in rappresentanza della Procura della Repubblica territoriale ordinaria ed il secondo della Direzione Distrettuale Antimafia competente per il territorio;

i)il responsabile della SUA (Stazione Unica Appaltante);

l)il Dirigente del Servizio comunale competente (da cambiare a seconda dell’oggetto in discussione);

m)3 rappresentanti dei sindacati dei lavoratori e dei datori di lavoro più rappresentativi a livello nazionale.

Art.4 La nomina dei componenti l’Osservatorio avviene con atto di Giunta Municipale su designazione dei rispettivi sodalizi o enti di appartenenza.

Essi restano in carica fino alla scadenza della consiliatura.

Art 5 Il Sindaco provvede alla prima convocazione ed all’insediamento dell’Osservatorio;

a)In caso di dimissioni,decesso o impedimento di un membro dell’Osservatorio si provvede alla sua sostituzione secondo le modalità di cui all’art.4;

b)l’assenza a tre sedute consecutive comporta la decadenza dalla nomina e la conseguente sostituzione del  soggetto decaduto con altro indicato dallo stesso ente o sodalizio di appartenenza;

c)l’Osservatorio é validamente costituito con la nomina di almeno la metà dei suoi membri.

Art 6  Il Presidente provvede alla convocazione della riunione dell’Osservatorio almeno 3 volte l’anno;

il Presidente é tenuto a convocare,inoltre, la riunione dell’Osservatorio ogni volta che a farne richiesta sia almeno un terzo dei componenti dello stesso;

le riunioni dell’Osservatorio sono valide con la partecipazione della maggioranza dei suoi membri;

l’Osservatorio delibera a maggioranza dei presenti.

Art 7  L’Osservatorio provvede a nominare durante la sua prima riunione il Segretario scegliendolo fra i suoi componenti.

Art 8  L’Amministrazione comunale provvederà a dotare l’Osservatorio di tutti  i supporti strumentali,tecnici,documentali e regolamentari per consentirgli lo svolgimento dei suoi compiti;

l’Amministrazione comunale si attiverà per recuperare in sede provinciale,regionale,nazionale e comunitaria finanziamenti  a sostegno delle attività e delle iniziative promosse dall’Osservatorio.

Art.9 La partecipazione alle riunioni ed alle attività dell’Osservatorio é  GRATUITA  e non dà diritto ad alcun compenso,retribuzione o rimborso.

Art.10.- Accesso agli atti .

I  singoli membri dell’Osservatorio potranno accedere direttamente a tutti gli atti comunali (dall’anagrafe,

alle delibere, ai fascicoli delle gare e ad ogni altro documento ritenuto utile per lo svolgimento delle

attività proprie).

Scrive Patrizia Menanno,delegata alla Legalità del Comune di Formia,a proposito dell’assassinio di Mario Piccolino.

“#formia / Omicidio Piccolino, Delegata alla Legalità Menanno: “omicidio figlio di una sottocultura che può dirsi mafiosa”

da Antonia De Francesco

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“Una città intera – anzi molte città del sudpontino – sono scese in piazza nella convinzione, dettata dalle modalità dell’esecuzione, dall’attività di Mario e dall’intervento spontaneo della DDA di Roma, che l’omicidio di Mario fosse di stampo mafioso. Plurimi e concordanti indizi, diremmo, deponevano in tal senso. Così pare, invece, non essere. La città tutta ha chiesto all’Amministrazione di “reagire” ed essa si è attivata. Oggi tutti coloro che avevano gridato all’allarme fanno un passo indietro. Del senno di poi son piene le fosse”. Affida queste parole al suo profilo Facebook, la Delegata alla Legalità del Comune di Formia, l’Avv. Patrizia Menanno. Si tratta di un commento che rivelare la sua posizione in merito ai risvolti segnati dalle indagini che hanno portato all’arresto del presunto Killer dell’Avv. e Blogger Mario Piccolino. Un punto di vista, vessillo di altro avviso, rispetto a quell’opposto che in questi giorni dilaga in particolare tra gli oppositori politici.

“L’unica analisi che si può fare dei commenti, peraltro, scontati di chi pur avendo amministrato la nostra città e ricandidandosi ad amministrarla, è che essi sono superficiali e omertosi. Che la camorra viva stabilmente a Formia è un dato noto. Ma si continua con il negazionismo per “il buon nome della città”. Questa Amministrazione e il Sindaco  Sandro Bartolomeo hanno mostrato e continuano a mostrare coraggio per le scelte anche normative fatte negli ultimi due anni. Purtroppo, non altrettanto può dirsi di una certa parte politica che, si spera solo per codardia, focalizza l’attenzione sui mancati introiti per il turismo tutti, peraltro, da dimostrare. Cosa importa se ad uccidere Mario non sia stata la camorra? Il suo omicidio efferato – si legge in conclusione  – è comunque figlio di quella sottocultura che disprezza la vita umana, che si fa giustizia da sola con la vendetta e che come tale può, a buon diritto, definirsi ‘mafiosa’. La nostra Città ha mostrato al resto del mondo in questa tremenda prova, il meglio di sé, in un’aggregazione senza precedenti e un comune sentire. Una Città che rifiuta la prevaricazione e la restrizione della libertà personale e che condanna ogni forma di violenza sia di criminalità ordinaria che organizzata”.”.

Cara Patrizia,

ho sulle mie spalle troppa esperienza e vengo da troppo lontano per credere ancora all’utilità di manifestazioni,spontanee o meno,di quanti non sono animati da una salda consapevolezza della realtà  e da altrettanti saldi principi di giustizia e di resistenza al malaffare ed alle mafie.Non mi meraviglia affatto,quindi, il comportamento di “tutti coloro che –come tu scrivi –avevano gridato all’allarme” ed ora “ fanno un passo indietro”.Come anche non mi meraviglia per niente il fatto che ci sia sempre qualcuno che approfitti di qualsiasi occasione per gridare “la mafia non esiste”.

Conosciamo e sappiamo.

Non mi  interessa nemmeno  se  questo qualcuno lo faccia  per ignoranza,per ignavia,per viltà o per interesse.

E’ un dato  di fatto e bisogna prenderne atto.

Punto.

Le rivoluzioni nella storia  le hanno sempre fatte le minoranze illuminate,mentre le maggioranze restano sempre alla finestra.,inerti,a guardare,aspettando  chi ne esce vincitore,per,poi,schierarsi con questo.

La mafia c’é,a Formia come in tutto il sud pontino ed,oltre ai magistrati inquirenti delle DDA e dei corpi speciali,lo sappiamo bene anche noi che facciamo un lavoro costante,rigoroso,silenzioso,di scavo e di indagine.

Basta ed avanza,tanta ce n’é.

Il problema é un altro ;  l’Associazione Caponnetto lo sta denunciando da sempre ed é tutto politico:

manca una classe dirigente politica all’altezza della situazione (non voglio dire altro) e manca,di conseguenza,un apparato investigativo territoriale adeguato.

La materia mi costringe ad essere in questa sede conciso e a  non dilungarmi a proposito di questa affermazione.

Quando proponemmo l’istituzione a Formia dell’Osservatorio comunale contro la criminalità insistemmo,come ricorderai,sulla necessità di coinvolgere in esso,come membri effettivi,i Comandanti provinciali della 4 forze dell’ordine,dal Questore a quello del Corpo Forestale dello Stato,oltre al Prefetto o ad un suo rappresentante.

Lo facemmo non per  riproporre  un “doppione” del Comitato Provinciale per la sicurezza e l’ordine pubblico – che,dal nostro punto di vista,va riformato in relazione alle profonde mutazioni delle mafie – ,ma per dar vita ad un nuovo,inedito ed affatto burocratico soggetto politico-istituzionale  attraverso  il  quale si potessero mettere a confronto le tesi delle istituzioni e della società organizzata con l’obiettivo di elaborare tattiche e strategie di contrasto condivise più moderne ed efficaci..

Qualcuno non ha voluto ed io sono sempre in attesa di conoscere,prima o poi,CHI é costui perché é su questi aspetti – che potrebbero apparire  agli occhi degli sprovveduti poco importanti-  che bisogna  incentrare l’attenzione per capire bene “chi” non vuole che si faccia una vera,efficace lotta alle mafie.

L’Osservatorio    – così come é ,di conseguenza, nato e rispetto a “come” lo avevamo sognato noi dell’Associazione Caponnetto al momento in cui lo abbiamo proposto – é nato monco e,se finora non ci siamo ritirati,lo abbiamo fatto per senso di responsabilità e per non darla vinta ai camorristi ed ai loro sodali.

Alla ripresa autunnale,però,siamo intenzionati a valutarne l’adeguatezza e ad assumere le decisioni conseguenti.

La lotta  alle mafie é una cosa seria e non si può continuare a delegarla a strutture e persone impreparate.

I problemi reali vanno affrontati  alla radice,ne vanno analizzate le cause e vanno trovate ed attuate le soluzioni.

Condivido la tua analisi a proposito dell’anamnesi e degli sviluppi del caso che ha visto vittima il povero Mario  e del  quadro culturale dal quale esso ha trovato alimento e nel quale si é svolto ma é mio fermo convincimento che non bisogna assolutamente lasciarsi condizionare né dalla codardia della maggior parte della gente nè dagli atteggiamenti dei cosiddetti “negazionisti” e dagli eventuali interessi che potrebbero stare dietro ad  qualcuno  di essi.

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