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Alla mia porta c’é la fila di cittadini che vengono a denunciare………………………….”

“ALLA MIA PORTA C’E’ LA FILA DI CITTADINI CHE VENGONO A DENUNCIARE”,HA DETTO  IL PROCURATORE CAPO  DI CATANZARO NICOLA GRATTERI DI RECENTE

Gratteri,uno dei migliori Procuratori esistenti nel Paese,che riscuote  la simpatia e la fiducia degli italiani onesti.

Si fa un grosso errore quando si generalizza  e si confonde il grano con il loglio giudicando  le istituzioni tutte marce.

Le istituzioni le fanno gli uomini e le donne che le occupano e se essi non sono trasparenti e puliti anche le istituzioni finiscono per essere marce.

Ci fa molto piacere  che quelli del M5S hanno detto  nei giorni scorsi che quando andranno al Governo,chiameranno Gratteri a fare il Ministro dell’Interno.

Tutto il contrario di Renzi,il quale,inizialmente disposto a fare la stessa cosa,pressato evidentemente da qualcuno,ci ha ripensato e ha lasciato Gratteri fuori.

Un segnale,questo,inquietante e che fa pensare molto.

Nostri amici calabresi ,abituati a frequentare ,per il ruolo che svolgono,le Procure ,ci hanno confermato che la porta dell’ufficio di Gratteri é sempre aperta e che bisogna fare  la fila per parlargli.

Un segnale altamente positivo in quanto rivelatore del livello di fiducia e di credibilità che egli riscuote fra i cittadini perbene.

Quando volete giudicare se un magistrato,un ufficiale,un questore,o un investigatore qualsiasi fa bene o male il suo mestiere,domandate loro quante sono le persone che giornalmente riceve o contatta.

Se non riceve nessuno o ne riceve appena qualcuna  vuol dire che quell’investigatore o quel magistrato non valgono.

Alcuni anni fa un alto ufficiale di un Corpo Speciale  venne a trovarci e la prima domanda che ci fece fu :”Quanti mafiosi avete fatto arrestare?”

Quando gli rispondemmo “Riteniamo parecchi,colonnello”,allora aggiunse:”Bene,perciò sono venuto da voi”.E parlammo a lungo,per ore e quel colloquio portò ad un importante operazione.

Per noi associazioni antimafia  vale il numero di mafiosi che riusciamo a far arrestare ,per i magistrati e gli investigatori vale il livello di fiducia che riescono a conquistarsi fra la gente onesta.

L’altro giorno nel vibonese c’é stato un pentito.

Uno che conta,non un quaquaracquà,ci hanno detto amici di quella zona che hanno aggiunto:”massoni e ndranghetisti stanno tremando e vedrai fra poco quante persone  che hanno fatto per 50 anni il loro comodo verranno arrestate”.

Di pentiti ndranghetisti se ne contano pochi in quanto l’organizzazione che essi hanno,basata tutta su legami familiari,non consente la rottura con il sistema.

Ma a Reggio Calabria c’è Cafiero de Raho e a Catanzaro c’é Gratteri ,due giganti amati dalla gente perbene  ed i risultati si vedono.

E siamo solo all’inizio.

Un Paese che sembra voler marciare verso il baratro

Un Paese che sembra voler marciare verso il baratro

SI PENSA A TAMMURRIATE E ROTONDE,A MURI CADENTI E RUBINETTI ROTTI, A VIOTTOLI DISSESTATI  E  BALLERINE ,A TRADIZIONI E  TALK SHOW ,A FICTION ED ISOLE  PEDONALI………………..

 

 

 

………..e non ci si vuole rendere conto che stiamo lasciando ai nostri figli un Paese depresso ed affamato.

Violento e disperato.

La manipolazione delle menti e delle coscienze,l’occultamento della realtà,il più grande bufalificio di tutti i tempi.

Sembra di essere ritornati ai tempi in cui la regola per governare il popolo era “forca,farina e feste”.

Un Paese ed una società in disfacimento,in piena ,irrefrenabile anomia.

L’orchestra che continua a suonare mentre la nave affonda.

Una follia di massa.

Milioni di persone che muoiono per i veleni disseminati nei territori dai camorristi con la compiacenza di istituzioni “distratte” se non  corrotte e mafiose,altri milioni che sopravvivono nell’indigenza e nella miseria.

E nella violenza,morale,culturale e fisica.

Tutti i giorni,nell’ignavia e nell’indifferenza dei più,il Paese sta affogando in un oceano di ignominia.

Con pochi,pochissimi  che hanno il senso della realtà ed  una coscienza , che si battono e muoiono per tentare di ricreare l’essenza di una comunità,civile e democratica.

Un popolo gregge che marcia spedito verso il baratro.

La morte di uomini e valori.

Civili e morali.

L’apatia e l’ignavia della gente,i primi nemici da combattere perché la lotta alle mafie non diventi una guerra contro i mulini al vento. Non si può più perdere tempo con quanti mostrano ostinatamente insensibilità e continuino ad indulgere alla retorica.Occorrono FATTI e non chiacchiere………….

L’APATIA,L’IGNAVIA DELLA GENTE,ANCHE DI QUELLA PARTE CHE SI RITIENE  PIU’ SENSIBILE E PIU’ PULITA…………………..

 

…………….se non si riesce a battere queste  e ad indurla – la gente -  ad essere partecipe,viva,collaborativa con le associazioni antimafia serie e fattive e con la Magistratura e le forze dell’ordine competenti,non riusciremo mai a sconfiggere le mafie.

Oggi dire mafie significa dire  politica ed istituzioni e se non riesce a sensibilizzare nemmeno coloro che,in queste,rappresentano la parte sana e non collusa,rischiamo di fare  la guerra ai mulini al vento.

Non é più tollerabile che ci siano militanti politici che conosciamo come persone oneste e che sono schierati con movimenti  e partiti puliti ma che,pur tuttavia,si tengano estranei alla lotta sul campo contro la camorra e le altre organizzazioni criminali annidate proprio nella politica e nelle istituzioni ,limitandosi,al massimo,a fare enunciazioni e proclami.

La situazione del Paese é grave,altrettanto quella dei territori ed é necessario ed urgente unire tutte le forze disponibili,sociali e politiche,perchè tutti insieme,ognuno nei propri ambiti e nelle proprie competenze,si affronti il nemico.

Noi siamo disponibili ,senza pregiudizi di sorta ed immediatamente ,ad ogni forma di collaborazione con chiunque intenda seriamente ,e non solamente a chiacchiere,impegnarsi sul campo contro le mafie e la corruzione.

Bisogna,tutti insieme,partire all’attacco su tutti i fronti e su tutti i versanti,prima che le mafie si impossessino definitivamente e completamente del potere nei comuni e nel Paese.

Uniamoci e diamoci una mano gli uni con gli altri se non vogliamo a breve regalare l’Italia alla mafia. 

Trasporto pubblico locale Caserta Clp dei commissari del Prefetto.I dipendenti lavorano ma non vengono retribuiti.Vergogna!

24 luglio 2016 si lavora ma non s’incassa…..
I dipendenti della Clp Caserta servizi ex Acms Caserta il servizio tpl più maltrattato della Campania. I lavoratori  dovevamo ricevere lo stipendio di giugno per la fine del mese, invece come da tempo si verifica si arriva al 20 del mese successivo, oggi arriviamo al 26 del mese successivo (lavori 2 mesi e sei pagato per 1 mese) la 14esima come da cnl per il 20 Luglio (salvo sorprese arriverà anch’essa per il 26)
Com’è possibile andare in ferie senza soldi?
In vacanza con quali soldi andranno i lavoratori e le loro famiglie?
Con quali soldi si potranno rispettare i pagamenti dovuti per le scadenze (utenze domestiche, assicurazioni, spese di viaggi per raggiungere il lavoro, scadenze e tutto ciò che serve per sopravvivere…)
I lavoratori attendono ancora dei rimborsi cnl non ancora rispettati, adeguamenti di rinnovo cnl.
Ancora in attesa di accordi economici per lavoro svolto dagli Autisti durante l’orario di guida  (bigliettazione a bordo) come da rispetto cnl.
Sicuramente non sarà legale bloccare il servizio per non arrecare danno all’utenza, ma il lavoratore che si reca quotidianamente a lavoro come può lavorare in tranquillità e con lucidità, essendo responsabile dei cittadini trasportati quando non si portano i soldi a casa?
Chiediamo lumi, certezza, tutele, e rispetto come lavoratori e come padri di famiglie ai Sigg.ii del Governo Campano.

Nota per il Questore di Latina.Potrebbe riguardare il fatto gravissimo verificatosi a Formia,Cominciamo a lanciare qualche segnale forte a tutela dell’incolumità e della sicurezza dei cittadini

LA SORVEGLIANZA SPECIALE
IL provvedimento in questione è rivolto alle persone indicate dall’art.1 L.1423/56, precedentemente avvisate, e a quelle che, anche in assenza di avviso, siano indiziate di appartenere ad associazioni di tipo mafioso, alla camorra o ad altre associazioni con finalità o metodi equivalenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso (artt.1 e 2 L. 575/65) e a coloro che siano assimilati a questi in virtù dei già citati artt.18 e 19 L. 152/75. Essa ha lo scopo di consentire all’Autorità di pubblica sicurezza di vigilare sulla persona per verificare l’osservanza di tutte le prescrizioni che il Tribunale ha ritenuto opportuno imporle al fine di fronteggiarne la pericolosità: ciò per impedire o rendere comunque arduo il compimento di iniziative criminose. Dal momento che tale misura può comportare una incisiva limitazione della libertà personale dell’individuo, è necessario che essa venga irrogata dall’Autorità giudiziaria in esito ad un procedimento teso ad accertare che, nonostante il previo avviso orale, non si sia verificato alcun mutamento nella condotta del soggetto.

Quest’ultima valutazione può essere supportata da elementi risultanti dai rapporti dell’Autorità di P.S., purché si tratti di elementi obiettivi e specifici e non di generiche affermazioni di condotte in ordine alle quali non si indichino riscontri probatori. È inoltre fondamentale che i dati rilevati non risultino suscettibili di prova contraria e che non vengano smentiti con riferimento alla specifica fattispecie di pericolosità(61). Suole distinguersi la sorveglianza speciale c.d. semplice dalla sorveglianza speciale qualificata: il provvedimento, in quest’ultimo caso, è accompagnato dal divieto o dall’obbligo di soggiorno. In realtà, mentre si tende ad affermare che il divieto costituisce mero accessorio della sorveglianza, sull’obbligo di soggiorno sussistono prevalenti orientamenti a favore di un riconoscimento dell’autonomia dell’istituto. Ciò è coerente, in effetti, con la modifica dell’art.3 L. 1423/1956, che in origine prevedeva il caso in cui alla persona sottoposta alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di P.S. dovesse essere imposto l’obbligo di soggiorno in un determinato comune e che attualmente sancisce l’applicabilità in via residuale dell’obbligo di soggiorno, quando le altre misure non siano considerate idonee.

Quanto all’esame delle singole misure qualificate, il divieto di soggiorno, che non è applicabile alle persone indiziate di appartenere ad associazioni di tipo mafioso ed assimilate, è adottato quando lo postulino le circostanze del caso e non riguarda soltanto la residenza e la dimora, ma anche, appunto, il semplice soggiorno. La finalità, come suggeriscono gli orientamenti giurisprudenziali, è quella di impedire ogni forma di ritorno nel territorio, comprese le brevi soste(62). Gli unici casi in cui l’interessato può fare ritorno temporaneo nei luoghi che gli sono impediti sono legati ad esigenze di necessità ed umanità purché, stante l’interpretazione analogica dell’art.7 bis L. 1423(63), il giudice abbia rilasciato apposita autorizzazione. La norma è evidentemente riconducibile ai valori etico-sociali tutelati dall’art. 32 Cost., che qualifica la salute non soltanto come fondamentale diritto dell’individuo ma quale interesse della società. In precedenza, la sorveglianza speciale con divieto di soggiorno perseguiva l’intento di allontanare il soggetto dal suo ambiente criminogeno, con lo scopo di comprimere la sua propensione a commettere reati(64).

Questa necessità di recisione avrebbe costituito, tra l’altro, l’unico effettivo elemento di differenziazione tra questa misura e la sorveglianza semplice. Tuttavia, il timore che i fenomeni di criminalità si trapiantassero in realtà diverse da quella dell’interessato e il puntuale realizzarsi di tale prospettiva hanno indotto il legislatore (L. 256/1993) ad abrogare la previsione del divieto di soggiorno nel comune di residenza o di dimora abituale. L’opportunità di incidere sul collegamento del soggetto con il proprio ambiente, per impedirgli di frequentare i luoghi che hanno causato o comunque favorito la sua pericolosità, aveva nella pratica originato nuove dinamiche delinquenziali, caratterizzate dalla riorganizzazione e dalla penetrazione su nuovi territori di fenomeni criminali ancora più subdoli.

Per quanto concerne l’altra misura qualificata, l’obbligo di soggiorno, la legge 327/88 ha limitato la sua applicabilità escludendo la possibilità che essa venga disposta per un comune diverso da quello di residenza o di dimora abituale. Essa continuava tuttavia ad essere prevista in alcuni casi. Infatti con l’art. 20 d.l. 13 maggio 1991, n. 152, convertito con modificazioni dalla L. 12 luglio 1991, n. 203 veniva modificato il testo dell’art. 2 L. 575/65, stabilendosi che “nei confronti delle persone pericolose cui possono essere applicate le misure patrimoniali ed interdittive previste dalla presente legge, quando la misura della sorveglianza speciale e dell’obbligo di soggiorno nel comune di residenza o dimora abituale non sono ritenute idonee, può essere imposto l’obbligo di soggiorno in un altro comune o frazione di esso, ricompreso nella stessa provincia o regione e che sia sede di un ufficio di polizia”. Con l’art. 22 d.L. 8 giugno 1992, n. 306, nel testo introdotto con le modifiche apportate dalla legge di conversione 7 agosto 1992, n. 356, l’art. 2 L. 575 è stato sostituito con nuove disposizioni in base alle quali, pur essendo generalmente circoscritto l’obbligo di soggiorno al comune di residenza o di dimora abituale, ricorrendo eccezionali esigenze di tutela sociale o di tutela dell’incolumità della persona interessata, il soggiorno obbligato poteva essere disposto anche in una località, indicata dal Questore, che garantisse la sicurezza. Successivamente, con l’ulteriore modifica apportata dall’art. 1, comma 2, L. 256/1993, la disposizione appena citata veniva abrogata, sicché resta esclusa, in ogni caso, la possibilità di irrogare l’obbligo di soggiorno in un comune diverso da quello di residenza o di dimora abituale della persona pericolosa.

L’excursus normativo, articolato e denso anche in riferimento al breve periodo in cui si è dispiegato, se da un lato evidenzia il tentativo del legislatore di realizzare la maggiore aderenza possibile all’irrequieto divenire del crimine, in particolare di quello organizzato, per contro denuncia le difficoltà che talvolta gli stessi operatori devono affrontare per districarsi in un impianto normativo caratterizzato da intrinseca complessità. Quanto all’accertamento della pericolosità, fermi restando i principi enunciati in altra parte del presente lavoro, esso comporta una valutazione rigorosamente soggettiva, che prescinda dalla gravità dei reati addebitati, la cui natura oggettiva ed astratta non consente di affermare se l’individuo ha i connotati cui la legge ricollega l’applicazione delle misure stesse(65). In particolare, si riteneva che tale pericolosità dovesse essere di grado più elevato non solo della sorveglianza c.d. semplice, ma anche di quella con divieto di soggiorno. Essa era applicabile quando le altre fossero state valutate come insufficienti ad assicurare la tutela della sicurezza pubblica. La legge richiedeva una grave pericolosità, intesa non tanto in riferimento al grado di temibilità dell’individuo, quanto ai connotati di tale pericolosità, rapportata alle condizioni ambientali in cui essa aveva modo di manifestarsi(66).

L’altro presupposto, costituito dall’inidoneità delle altre misure, era comunque da valutare caso per caso, in relazione alla personalità e alla situazione ambientale, anche in riferimento all’esistenza in loco di fenomeni di criminalità organizzata. Ciò indicava il carattere residuale, dovendo il giudice applicare la misura meno gravosa(67). Tale qualificato presupposto sembra essere venuto meno, rendendo incerto l’ambito di operatività dell’obbligo di soggiorno, che pur tuttavia rimane, per indicazione normativa, l’extrema ratio (art. 3, comma 3 L. 1423). Ciò non implica, pertanto, la maggior gravità della misura in esame. Si tratta, in altri termini, di correlare l’esigenza di applicare la misura meno gravosa con le capacità preventive dei singoli istituti, prescindendo per ciò stesso da valutazioni aprioristiche(68). In definitiva, il divieto può considerarsi irrogabile quando, in base ad un giudizio di graduazione, la pericolosità può essere controllata allontanando il proposto dalle zone di territorio diverse da quelle di residenza o di dimora abituale, che per le relazioni ambientali favoriscono l’esplicarsi della pericolosità.

Se invece quest’ultima postula necessariamente che il controllo si attui circoscrivendo la presenza in un determinato territorio, sarà legittima l’applicazione dell’obbligo di soggiorno. In definitiva, la scelta non caratterizza la gravità della misura, ma soltanto il dispiegarsi dei suoi effetti in relazione all’obiettivo di prevenzione che essa si pone. Se in base a questa impostazione l’obbligo di soggiorno non costituisce misura più grave ma solo diversa da quella del divieto, la precedente disciplina normativa di quest’ultima poteva far addirittura ritenere che fosse proprio il divieto ad avere connotati di maggior severità. Quando infatti il divieto era applicabile nei comuni differenti da quelli di residenza e dimora, si riscontrava una illogicità nella scelta del legislatore del 1988 che, se da una parte configurava una misura teoricamente più afflittiva, l’obbligo di soggiorno, di fatto rendeva il divieto più severo, potendo comportare l’allontanamento dai luoghi di residenza o dimora abituale.

In realtà appariva difficilmente collegabile il requisito della maggior pericolosità di un soggetto e l’applicazione dell’obbligo del soggiorno nel comune di residenza o di dimora abituale. Da qui si evince come la motivazione fosse determinante per dare ragione dell’applicazione dell’una o dell’altra, potendosi ricavare che la scelta non dipendesse, in realtà, da un diverso grado di pericolosità, ma dall’opportunità di sottoporre il soggetto all’obbligo di soggiorno, con possibilità di controllo – ma con il rischio che i legami con l’ambiente non venissero recisi – o al divieto, che, viceversa, comportava un minor controllo. La scelta dipendeva da una valutazione caso per caso che quindi, se rendeva la legge 88/327 criticabile per aver alterato il rapporto di continenza tra il divieto e l’obbligo, consentiva comunque ricadute positive sul piano pratico.

Approfondimenti

(61) – Cass. pen. Sez. I, 22.2.1988, in GIUST. PEN., 1988, III, 462 e segg.
(62) – Cass. pen., Sez. VI, 30.6.1990, in CASS. PEN., 1991, I, 2041.
(63) – Comma così sostituito dall’art 1 legge 24 luglio 1993, n. 256.
(64) – Cass. pen., Sez. I, 14.1.1991, in CASS. PEN., 1992, 1596.
(65) – Cass. pen., Sez. I, 23.11.1987, in GIUST. PEN., 1988, III, 447.
(66) – Cass. pen., Sez. I, 21.4.1986, in CASS. PEN., 1987, 1456.
(67) – GUERRINI – MAZZA, op. cit., pag. 106.
(68) – Cass. pen., Sez. I, 27.10.1989, in CASS. PEN., 1990, 675.

Ci capita di tutto…………………………..

Ci capita di tutto…………………………..

 CI CAPITA DI TUTTO………………………..

 

……………..il fratello del boss della camorra che chiede di iscriversi all’Associazione Caponnetto per tentare di darsi una verginità,l’amministrazione comunale sciolta per mafia  e ricostituitasi con le stesse persone che delibera,senza fare richiesta di iscrizione,l’adesione  ufficiale all’Associazione Caponnetto,il gruppo di persone che si costituiscono  in sezione   autonoma  per utilizzare la sigla della Caponnetto   in vicende politico-amministrativa locali senza mai parlare di mafia pur essendo in terra di camorra,le persone che  ritengono utile l’appartenenza all’Associazione Caponnetto per finalità politiche personali senza mai dare un contributo sul piano dell’impegno della lotta alle mafie,altre ancora che con un “condivido” o un “mi piace” pensano di combattere le mafie…..per finire,in ultimo a coloro che pensano che attraverso e con il nome dell’Associazione si può fare business,come fanno molte altre  associazioni……………

CI CAPITA DI TUTTO E DI PIU’.

Non vogliono capire che l’adesione all’Associazione Caponnetto richiede impegno totale  e sul campo,rigore morale,serietà ,assenza di interessi personali ,economici o politici,senso delle istituzioni,amore nei confronti del Paese  e dello Stato di diritto.E spirito di sacrificio e disponibilità a dare una mano concreta- ripetiamo ,CONCRETA e non chiacchiere -  alla Magistratura ed alle forze dell’ordine.

L’antimafia vera,quella seria,non quella fasulla per fare business e costruirsi carriere politiche.

Per realizzare appieno  tutto ciò abbiamo in programma un serio piano di ristrutturazione radicale  capace di farci realizzare un grosso salto di qualità che ci metta nelle condizioni di combattere sempre più efficacemente le mafie e il malaffare.

Attenzione ai falsi “Osservatori comunali contro la criminalità”.Se in essi non ci sono come membri effettivi i magistrati delle DDA e delle Procure territoriali oltre che i comandanti provinciali delle forze dell’ordine.non bisogna caldeggiarne l’istituzione nè entrare a farne parte perché sarebbero solamente una sorta di instrumentum regni al servizio dell’amministrazione di turno e senza alcuna efficacia essendo essi privi,così,degli elementi per monitorare le situazioni del posto e concordare le soluzioni necessarie

ATTENZIONE  AI FALSI   “OSSERVATORI COMUNALI CONTRO LA CRIMINALITA’

E’ in atto  in molte parti del Paese un  maldestro tentativo  di “inabissamento” ,come ha fatto la mafia,da parte di un ceto politico screditato  che tenta di darsi un nuovo look   con la creazione di  strumenti che  disorientino la gente con il fine di  distrarre l’ attenzione  dal    marciume  nel quale  esso è spesso sommerso.

Fra questi strumenti  tale ceto politico ha inventato  gli “Osservatori Comunali contro la criminalità” studiati in modo da  far apparire le Amministrazioni  che li creano come  validi presidi  della legalità, quando,al contrario,essi  vengono chiamati a svolgere funzioni di  instrumentum regni  a copertura non raramente di  condotte  disdicevoli  e spesso illecite.

Per sventare tali tentativi é necessario che gli Osservatori vengano costituiti   nel rispetto rigoroso  dei criteri studiati dall’Associazione Caponnetto  e che,inoltre, in essi vengano nominati , come membri effettivi , soprattutto  i Magistrati  ed i rappresentanti PROVINCIALI  delle forze dell’ordine.

Quando diciamo  Magistrati ci riferiamo non solo al rappresentante della Procura  della Repubblica territoriale  ma anche,anzi soprattutto,a quello della Direzione (Procura)  Distrettuale Antimafia della regione  in cui  si sta,essendo la materia del contrasto alle mafie di esclusiva competenza delle DDA e non delle Procure ordinarie.

Senza questi  gli Osservatori  NON vanno né proposti,né incoraggiati e tanto meno sostenuti    in quanto essi sarebbero solamente delle scatole vuote  e senza alcuna utilità,al servizio esclusivo dell’Amministrazione .

Ripubblichiamo per l’ennesima volta  uno schema di regolamento da noi  elaborato  per fare in modo che  essi abbiano una loro validità.

 

 

 

GLI OSSERVATORI SONO VALIDI     SOLAMENTE   SE VENGONO COSTITUITI SULLA  BASE DEL REGOLAMENTO ELABORATO DALL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO CHE  RIPRODUCIAMO PER l’ENNESIMA VOLTA QUA DI SEGUITO.

SE IN ESSI NON CI SONO MAGISTRATI E RAPPRESENTANTI DELLE FORZE DELL’ORDINE BISOGNA ASSOLUTAMENTE NON SOSTENERLI IN QUANTO,ESSI,SONO SOLAMENTE A SOSTEGNO DELL’AMMINISTRAZIONE CON CONSIGLIERI ED ESPONENTI POLITICI CHE ASSUMONO AL CONTEMPO LA VESTE E LE FUNZIONI DI CONTROLLORI E CONTROLLATI.

QUINDI,PER  RICAPITOLARE,ESSI :

1)  DEBBONO ESSERE GRATUITI;

2) NON DEBBONO COMPRENDERE CONSIGLIERI,ASSESSORI ED ESPONENTI POLITICI;

3) DEBBONO COMPRENDERE MAGISTRATI  DELLE PROCURE E DELLE DDA E RAPPRESENTANTI DELLE FORZE DELL’ORDINE.

SE NON  SONO  COSI’ COMPOSTI SONO SOLO DEI BLUFF,ARIA FRITTA !

 

 

 

 

 

 

 

 

ASSOCIAZIONE NAZIONALE PER LA LOTTA ALLE ILLEGALITA’ E LE MAFIE “ANTONINO CAPONNETTO”

www.comitato-antimafia-lt.org  - info@comitato-antimafia-lt.org

tel 3470515527

 

 

REGOLAMENTO PER L’OSSERVATORIO COMUNALE SULLA LEGALITA’

 

Art.1 – E’ istituito l’Osservatorio Comunale sulla Legalità inteso come centro di studi, ricerca, documentazione e di iniziativa sociale a sostegno della legalità e della lotta alla corruzione ed alla criminalità comune e mafiosa.

 

Art.2 – L’Osservatorio svolge i compiti:

a) studiare e “fotografare” le forme criminali tradizionali ed emergenti presenti sul territorio;

b) individuare i settori a maggior rischio di infiltrazione mafiosa; c)analizzare l’efficienza delle strutture preposte al contrasto della criminalità e proporre tutte quelle mutazioni, aggiustamenti, integrazioni che dovessero rendersi necessari per aumentarne l’efficacia;

d) vagliare il senso di sicurezza soggettiva dei cittadini comparandola a quella oggettiva;

e) effettuare una “mappatura” delle istituzioni del privato sociale connesse con problemi della sicurezza e del contrasto alla criminalità;

f) verificare la compatibilità con le leggi ed i regolamenti di tutti gli atti assunti dalla pubblica amministrazione locale.

 

Art.3 L’Osservatorio è presieduto dal Sindaco – o suo delegato in caso di assenza – ed è composto da:

a) 2 rappresentanti designati dalle associazioni di volontariato antimafia di provata serietà ed affidabilità ai livelli nazionali, oltre che presenti sul territorio comunale e che svolgano concretamente  ,con attività di indagine e denuncia,attività in favore dell’azione di sostegno alla legalità ed alla lotta alla criminalità comune e mafiosa;

b) il Prefetto o suo rappresentante;

c) il Questore o suo rappresentante;

d) il Comandante provinciale dei Carabinieri o suo rappresentante;

e) il Comandante provinciale della Guardia di Finanza o suo rappresentante;

f) il Comandante provinciale del Corpo Forestale dello Stato o suo rappresentante;

g) il Comandante della Polizia Municipale;

h) 2 magistrati, il primo in rappresentanza della Procura della Repubblica territoriale ordinaria ed il secondo della Direzione Distrettuale Antimafia competente per il territorio;

i) il responsabile della SUA (Stazione Unica Appaltante);

l) il Dirigente del Servizio comunale competente (da cambiare a seconda dell’oggetto in discussione);

m) 3 rappresentanti dei sindacati dei lavoratori e dei datori di lavoro più rappresentativi a livello nazionale.

 

Art.4 – La nomina dei componenti l’Osservatorio avviene con atto di Giunta Municipale su designazione dei rispettivi sodalizi o enti di appartenenza. Essi restano in carica fino alla scadenza della consiliatura.

 

Art.5 – Accesso agli atti – I membri dell’Osservatorio potranno accedere direttamente a tutti gli atti comunali (dall’anagrafe, alle delibere, ai fascicoli delle gare e ad ogni altro documento ritenuto utile per lo svolgimento delle attività proprie), limitatamente alle sue funzioni.

 

 

Art 6 – Il Sindaco provvede alla prima convocazione ed all’insediamento dell’Osservatorio;

a) In caso di dimissioni, decesso o impedimento di un membro dell’Osservatorio si provvede alla sua sostituzione secondo le modalità di cui all’art.4;

b) l’assenza a tre sedute consecutive comporta la decadenza dalla nomina e la conseguente sostituzione del soggetto decaduto con altro indicato dallo stesso ente o sodalizio di appartenenza; c) l’Osservatorio é validamente costituito con la nomina di almeno la metà dei suoi membri.

 

Art 7 – Il Presidente provvede alla convocazione della riunione dell’Osservatorio almeno 3 volte l’anno; il Presidente è tenuto a convocare, inoltre, la riunione dell’Osservatorio ogni volta che a farne richiesta sia almeno un terzo dei componenti dello stesso;

le riunioni dell’Osservatorio sono valide con la partecipazione della maggioranza dei suoi membri;

l’Osservatorio delibera a maggioranza dei presenti.

 

Art 8 – L’Osservatorio provvede a nominare durante la sua prima riunione il Segretario scegliendolo fra i suoi componenti.

 

Art 9 – L’Amministrazione comunale provvederà a dotare l’Osservatorio di tutti i supporti strumentali, tecnici, documentali e regolamentari per consentirgli lo svolgimento dei suoi compiti;

l’Amministrazione comunale si attiverà per recuperare in sede provinciale, regionale, nazionale e comunitaria finanziamenti a sostegno delle attività e delle iniziative promosse dall’Osservatorio.

 

Art.10 – La partecipazione alle riunioni ed alle attività dell’Osservatorio è gratuita e non dà diritto ad alcun compenso, retribuzione o rimborso.

Proposte dell’Associazione Caponnetto per un diverso e più efficiente apparato investigativo in provincia di Latina

DOPO IL CONVEGNO DI SPERLONGA AVANTI DA ORA CON UN NUOVO E PIU’ RAZIONALE PIANO DI RIORGANIZZAZIONE DELLE FORZE DI POLIZIA  PER COMBATTERE EFFICACEMENTE  LE MAFIE IN PROVINCIA DI LATINA

Ne stiamo  parlando da anni ed abbiamo anche fatto delle proposte che  finalmente sembra che stiano  trovando ascolto  ai livelli centrali  competenti.

Sembra,stando ai si dice.

Aspettiamo i fatti e nel frattempo ci stiamo preparando ad una raffica di azioni parlamentari e pubbliche  ove questi,come é sempre purtroppo  capitato finora,non dovessero  arrivare.

Il problema é solo politico perché é la politica,quella sana ovviamente e non quella mafiosa,che deve dare l’ok definitivo al decollo di un piano generale di ristrutturazione  dell’intero apparato investigativo pontino per renderlo più adeguato alla realtà attuale e non più a quella di 30 anni fa.

E’ necessaria ed  urgente una nuova struttura con personale specializzato soprattutto in materia di indagini finanziarie e patrimoniali perché quando si parla di mafia si parla di soldi,di impresa,di investimenti di capitali.

Occorre una vera rivoluzione culturale che sconfigga la logica dell’ordine pubblico che finora é stata predominante.

Il M5S ha chiesto l’istituzione di una  sezione della DIA a Formia e noi siamo d’accordo.

Ma non basta perché occorrono anche altre cose che noi più volte abbiamo avuto occasione di elencare e che oggi riassumiamo per l’ennesima volta:

1) l’istituzione di un Supercommissariato della Polizia di Stato a Formia,diretto da un 1° Dirigente e con una corposa (non come a Cassino dove si dice che c’é la Squadra Mobile ma in effetti ci sono solamente un paio di  persone)sezione della Squadra Mobile;

2) l’istituzione  di un  Commissariato ad Aprilia anche esso dotato di personale stabile della Squadra Mobile ,oltre che ,quanto meno,di  gruppi che coprano tutta l’area di San Felice Circeo-Sabaudia-Pontinia  ed anche quella,completamente scoperta da parte della Polizia di Stato,dei Monti Lepini;

3)il potenziamento ,da parte della Guardia di Finanza,presso il Gruppo di Formia ,della sezione CO,oggi costituita da appena un paio di sottufficiali assolutamente insufficienti a far fronte alle esigenze che derivano dalle deleghe delle varie DDA d’Italia,della Capitale e di Napoli in primis;

4) il potenziamento della Tenenza dei Carabinieri di Gaeta,   della Compagnia di Formia e della Tenenza di Fondi  con personale del ROS.

Condizioni minime,queste,perché anche in provincia di Latina,come a Roma e in Campania,le cose comincino a funzionare come si deve.

Le responsabilità degli apparati dirigenziali.Inaccettabile la loro inamovibilità.

 Le responsabilità degli apparati dirigenziali.Inaccettabile la loro inamovibilità.

L’ALTRA SERA ,A MARGINE DEL CONVEGNO DI SPERLONGA ,CON ALCUNI AMICI FACEVAMO ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLA PARTECIPAZIONE AD ESSO DEL PREFETTO DI LATINA FALONI CHE RINGRAZIAMO PER LA SENSIBILITA’ MANIFESTATA.
CE LA PRENDIAMO SEMPRE CON I PREFETTI PER LA MANCATA OSSERVANZA DEGLI OBBLIGHI LORO ASSEGNATI DALLA LEGGE IN MATERIA DI PREVENZIONE ANTIMAFIA.
ABBIAMO CRITICATO IL PREFETTO DI LATINA PER AVER EGLI AMMESSO IN COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA DI NON AVER FATTO NESSUNA
 INTERDITTIVA ANTIMAFIA.
CONFERMIAMO LA CRITICA ,MA ,PER AMOR DI VERITA’ ED PER ONESTA’ INTELLETTUALE,DOBBIAMO DIRE CHE NON TUTTE LE RESPONSABILITA’ SONO DEL PREFETTO IN QUANTO QUESTO E’ APPENA DA QUALCHE TEMPO CHE STA A LATINA E FRA NON MOLTO EGLI LASCERA’ IL CAPOLUOGO PONTINO,COM’E’ PRASSI PER I PREFETTI ED I COMANDANTI PROVINCIALI DELLE FORZE DELL’ORDINE.
A PARTE IL FATTO CHE NON CONDIVIDIAMO IL PRINCIPIO IN BASE AL QUALE SOLO I PREFETTI,I QUESTORI,I COMANDANTI PROVINCIALI DELLE ALTRE FORZE DI POLIZIA OGNI DUE-TRE ANNI VENGONO RIMOSSI E TRASFERITI ALTROVE E GLI ALTRI GRADI NO,VA DETTO CHE NON E’ ACCETTABILE L’INAMOVIBILITA’ DI QUANTI FANNO PARTE DELL’APPARATO DIRIGENZIALE DEI VARI PRESIDI DELLO STATO I QUALI SONO I VERI RESPONSABILI DELLE CONDOTTE BUONE ED ANCHE CATTIVE.
E’ UN PO’,MUTATIS MUTANDIS,COME AVVIENE PER I COMUNI SCIOLTI PER MAFIA DOVE I POLITICI VENGONO MANDATI A CASA MENTRE I DIRIGENTI E FUNZIONARI RESTANO AL LORO POSTO ANCHE SE ESSI SONO I VERI AUTORI DI CONDOTTE ILLECITE..
SPESSO PAGA COSI ‘L’INNOCENTE PER IL PECCATORE.
E QUESTO NON E’ PIU’ TOLLERABILE.

Si vuole cominciare a fare seriamente la lotta alle mafie in provincia di Latina e nel Basso Lazio ?

Allora si riaprano le indagini sugli assassini – e si individuino cause,mandanti ed esecutori – dell’avvocato Mario Maio nel 1990 ad Aprilia,di Don Cesare Boschin nel 1995  a Borgo Montello,dell’avvocato Enzo Mosa nel 1998  a Sabaudia  e sugli attentati e le minacce dei quali é rimasto vittima l’Assessore Chiusolo ad Aprilia fino al punto da farlo dimettere dalla carica e ad indurlo a ritirarsi a vita privata.Si cominci da questi fatti  per individuare  il sottobosco che potrebbe nascondersi  nell’intreccio mafia  e politica.E’ su questo sottobosco che bisogna far luce  e non solo sul numero dei clan presenti o non presenti.
                                                                                                                                                                                                     Associazione Caponnetto

”Predominio” della criminalità organizzata in provincia di Latina ? Il Questore risponde NO,ma i fatti lo smentiscono

”Predominio” della criminalità organizzata in provincia di Latina ? Il Questore risponde NO,ma i fatti lo smentiscono

 

 

 

Associazione Nazionale  per la lotta contro le illegalità e le mafie 

“Antonino Caponnetto”

“Altro” ed “Alto”

www.comitato-antimafia-lt.org                                                                                                                                                                                                                                        info@comitato-antimafia-lt.org

                                                                                                                                                                                                                                                                                       tel 3470515527

 

 

Se qualcuno pensa che l’Associazione Caponnetto con il Convegno di ieri sera a Sperlonga ritiene  esaurita la sua azione per quanto riguarda la situazione  drammatica esistente nel Basso Lazio e,in particolare,in provincia di Latina,si sbaglia ed anche di grosso.

Il Questore di Latina Dr.De Matteis,che comunque noi ringraziamo per la sua partecipazione ed il suo intervento,ha ammesso  la fondatezza di quanto noi andiamo sostenendo da anni circa quella drammaticità.

Egli,però,al contempo,ha tentato di rivoltare la frittata  addebitando  le responsabilità anche  alla   gente che non  collabora e non denuncia.

Al Questore  De Matteis,al riguardo,noi ci teniamo a far rilevare che,pur ammettendo la fondatezza di questa accusa  che noi stessi facciamo non da ora ma da anni,che sono le carte  a  smentirlo in certo senso.

Egli ha voluto fornire una  versione riduttiva  rispetto alla vera realta’  contestando la definizione di “predominio” da noi usata e negando l’esistenza di quei “patti” di cui si é parlato.

Egli,però,non ha detto  quali azioni  sono state fatte,sono in corso  e saranno  svolte  per contrastare il “predominio”,l’”occupazione “,l’invadenza “,la “pervasività” o come diavolo altro vuole chiamarli delle mafie pontine.

Egli  forse non é informato sul giudizio duro scritto dai PM Diana De Martino e Francesco Curcio  sulle inchieste “Damasco”.

Egli  non ha detto una sola parola su quanto  riportato da Il Fatto Quotidiano nel famoso articolo “Mafia Capitale,la palude pontina…………”a proposito delle bobine  delle intercettazioni riservate trovate addosso ad un soggetto che si é qualificato  come legato ad apparati di sicurezza.

Noi  non siamo teneri con la gente  e siamo i primi a  definirla  in gran parte omertosa e vile,ma dobbiamo ammettere che questa ha paura di denunciare perché non si sa mai  la fine che potrebbero fare le eventuali  denunce.

Il Questore di Latina  ieri sera ci ha profondamente deluso  e questo ci dispiace perché da lui ci aspettavamo ben altro.

E con noi se lo aspettavano le centinaia di persone che lui stesso ha potuto vedere in quel cinema superaffollato.

Infatti egli ha ammesso  che la situazione é grave e quindi ci ha dato ragione,ma non ha detto cosa hanno fatto finora  le forze di polizia e gli organi  giudiziari pontini per contrastare efficacemente il fenomeno mafioso.

Un discorso a metà tipico  del personaggio del………………….tutto bene madama la marchesa!!!!………….

 

                              LA SEGRETERIA

Liquidazione corrispettivi all’Ass. Cult. Interno 5 di Napoli per la realizzazione della manifestazione “Il mese della legalità 2016” a Formia

Pensieri della notte con tanti ricordi nostalgici

Pensieri della notte con tanti ricordi nostalgici
Parecchi anni ha  il Colonnello Salato,sicuramente oggi generale,allora comandante  provinciale della Guardia di Finanza  di Frosinone,un alto ufficiale con un curriculum alle spalle  di  eccezionale rilievo,mi raccontò come egli aveva  cominciato ad operare appena nominato a quel comando.
“Ho cominciato,mi disse,facendo la cosa più semplice ed elementare di ogni investigatore .Intanto io vivo la vita di caserma e rifuggo da cerimonie ed incontri di gala e sto quasi sempre in abiti civili.Appena messo piede a Frosinone  ho cominciato a studiare bene la situazione economica e sociale  della città e della provincia  ed ho notato subito  una disparità fra la ricchezza che vedevo girando, da solo , per le strade  e i dati relativi alla diffusa povertà raccontata dai dati ufficiali.Ho notato subito  che per le strade giravano numerosissimi  SUV,Mercedes e altre marche di autovetture di lusso.Ho chiamato i miei subalterni  e li ho invitati a fornirmi l’elenco di tutti i proprietari.Sono partito da lì ed ho scoperto tutto il resto”.
La base dalla quale dovrebbe  partire ogni vero investigatore che voglia seriamente combattere le mafie e fare il proprio dovere.
Oggi,in sostituzione del Colonnello o Generale Salato ,a Frosinone c’é il Colonnello Piccinini che chi scrive ha avuto il piacere e l’onore  di conoscere ed apprezzare sin da quando comandava il  GICO a Roma.
Altro eccellente ed esperto investigatore che merita apprezzamento e stima. Come apprezzamento e stima meritavano   il Colonnello Menga  che comandava i Carabinieri sempre in provincia di Frosinone  ed il Generale Kalenda ,oggi comandante provinciale delle Fiamme Gialle di Milano e prima comandante provinciale a Latina.
Peccato che  di investigatori e comandanti di questo  livello ce ne siano pochi  e che  la loro permanenza  nel Basso Lazio sia durata e duri così poco.
A loro un grato ricordo .

Leggete attentamente quanto odio  alberga  nei  figli dei boss , odio e violenza contro chi lotta contro le mafie e quante sono le “condivisioni” . Non basta la repressione ma ci vuole  la diffusione  radicale di una   cultura della legalità-quella vera però ,non quella che si diffonde per acquisire punteggi per la carriera o a pagamento – per far comprendere a questi ragazzi che la camorra è il male e la morte ,altrimenti l’esercito della camorra sarà sempre più numeroso.
Gennaro Ciliberto testimone di Giustizia

Riapertura indagini omicidio don Cesare

ESPRIMO GRANDE SODDISFAZIONE PER LA RIAPERTURA DELLE INDAGINI, DA PARTE DELLA PROCURA DI LATINA,
PER L’UCCISIONE BARBARA DI DON CESARE BOSCHIN; GRAZIE AL MIO LIBRO INCHIESTA .Felice Cipriani
” Quello Strano Delitto di Don Cesare Boschin” Merito va all’Avv. Stefano Maccioni e alla criminologa Imma Giuliani
che hanno avviato e risolto le procedure presso la Procura. Condivido la soddisfazione con gli amici di Borgo Montello,
con Don Luigi Ciotti. con Luciano Boschin, Lucia Cazzaro, Monica Zornetta, Angela Di Pietro, Elvio Di Cesare e l’editore Gian Luca Campagna.
L’insegnamento che si trae da questa vicenda? Non Fernarsi mai di fronte alle difficoltà.

Sen.Moscardelli vogliamo fatti e non chiacchiere.Abbia l’umiltà di riconoscere le colpe della sua parte politica e non si prenda meriti che non sono suoi.

Sen.Moscardelli vogliamo fatti e non chiacchiere.Abbia l’umiltà di riconoscere  le colpe della sua parte politica e non  si prenda meriti che non sono suoi.

NON CANTIAMO VITTORIA

IL GROSSO E’ TUTTO DA FARE

E non prendiamoci  meriti che a tutti spettano fuorché a coloro che oggi parlano.

Sorprendenti  sono le dichiarazioni del Sen. Moscardelli,del PD,subito dopo la sentenza  del processo Don’t Touch a Latina.

Noi della Caponnetto  sono anni che stiamo sbraitando per denunciare la gravità della situazione  esistente in provincia di Latina  e sono anni che non abbiamo mai trovato ascolto ed interesse dalla parte politica cui appartiene Claudio Moscardelli,parte politica che pur aveva ed ha tutti gli strumenti,a cominciare dal controllo dei Servizi con Minniti,per intervenire.

La lotta ai Di Silvio é stata condotta  dagli uomini della Mobile  prima di Tatarelli e poi di Nibbio e da alcuni giudici coraggiosi ,a cominciare da Lucia Aielli,e da nessun altro.

Abbiamo apprezzato le parole del Questore De Matteis che senza alcuna enfasi ha parlato solamente di un “inizio” della svolta.

Ci auguriamo che sia così ,ma è tutto da verificare perché  nel caso in esame di tutto si parla fuorchè di mafia. Non ci risulta,infatti,che  ci siano state condanne per il 416 bis.

A noi ,più che di criminalità comune,vogliamo parlare della mafia e per la mafia siamo ancora all’anno zero.

Moscardelli,quindi,non ci venga a parlare di mafia e  di riflettori che egli avrebbe  fatto accendere  sulla provincia di Latina con il suo ingresso  nella Commissione Parlamentare Antimafia perché non é così. Egli sa molto bene che,se non ci fossero stati  i parlamentari del M5S che hanno letteralmente bombardato il Parlamento di interrogazioni,mozioni e quant’altro,oggi sulla provincia di Latina e sul Basso Lazio  graverebbero i silenzi che gravano da 30 anni in qua.E di silenzi,come di misteri,ce ne stanno un elenco interminabile.

Quindi abbiamo tutti l’umiltà di tacere e di cominciare a fare quello che va fatto.

Non lo diciamo per partigianeria perché noi non siamo vincolati a chicchessia e non abbiamo padroni.

Ma non ci si vengano a raccontare fandonie perché altrimenti insorgiamo  ed apriamo veramente i processi dicendo pane al pane e vino al vino 

Ma in piazza ,non al chiuso e nemmeno sul web e sulla stampa.

Se egli e il PD vogliono effettivamente cominciare a fare qualcosa  di serio,anche se é tardi ed ormai i buoi sono scappati dalle stalle,costringano Alfano e Bubbico a disporre immediatamente l’apertura di un Supercommissariato  della Polizia di Stato  a Formia con una sezione  nutrita della Squadra Mobile e l’invio presso ogni Commissariato di gente esperta che sa cosa significa e come si fa un’indagine sui patrimoni,sulle movimentazioni finanziarie e che capisca,inoltre, qualcosa anche in materia urbanistica .La qualità,la qualità ,più che la quantità,ad evitare che tutta l’enfasi sul prossimo invio a Formia di personale della Squadra Mobile si riduca all’assegnazione  a Formia di  2-3 unità ,così  com’é  nel Commissariato di Cassino,altra nota dolente,tanto per far vedere che si é fatto qualcosa.

Se  il Sen.Moscardelli  ed il PD non sanno come stanno le cose abbiano l’umiltà di fare come fanno  i parlamentari del M55 : ci chiamino per farsi informare.

Noi siamo a disposizione di tutti,purché però ci si dimostri di voler fare seriamente i fatti ,non le chiacchiere.

Gentili colleghi trasmettiamo in allegato comunicato con aggiornamenti sulla cerimonia di consegna del Premio Amato Lamberti 2016. con preghiera di diffusione e partecipazione. Grazie

 

Ufficio stampa Premio Amato Lamberti

Domina Comunicazione

contatti: 347.3615263

Aprilia,Aprilia,Aprilia !!!!……………………..

APRILIA,APRILIA,APRILIA!

 UNO DEI PUNTI “CALDI” QUANDO  SI PARLA  DI MAFIE  E  DI CRIMINALITA’ IN PROVINCIA DI LATINA.  EPPURE NESSUNO  SEMBRA CHE NE VOGLIA PARLARE. PERCHE’?

Non riveliamo nulla di inedito e di eccezionale se parliamo di Aprilia come  di uno dei punti più “caldi” della provincia di Latina.

A ridosso  di Roma e di tutta l’area dei Castelli romani e del litorale Anzio-Nettuno-Pomezia-Torvaianica ed Ostia,essa  occupa uno dei primi posti nelle Relazioni di tutte le Commissioni Parlamentari Antimafia,della Direzione Nazionale Antimafia e della DIA.

Il crocevia  di affari e di clan di tutte le specie.

Ci sembra di avvertire una certa idiosincrasia  nella gente nel  parlare di questo aspetto e ciò comporta ovviamente conseguenze  gravissime costituite dal disinteresse e dal silenzio più assoluti rispetto a fatti rilevanti sui quali  grava il buio più completo.

Ci riferiamo,in particolare,all’assassinio  dell’avv.Mario Maio avvenuto nel 1990,alle minacce  ed agli attentati ai danni dell’ex Assessore  Antonio Chiusolo – costretto alle dimissioni ed addirittura al ritiro a vita privata nel 2013 – ed alla botte subite dal consigliere comunale Pasquale De Maio nello stesso periodo.

Tre  fatti  di una gravità eccezionale che ci raffigurano il quadro di una città  e di un territorio nei quali  assassini,delinquenti,affaristi di ogni specie  l’hanno fatta  da padroni,tutti impuniti,e pronti probabilmente a rifarla appena se ne dovessero ripresentare l’occasione e le condizioni .

Questo é il quadro,piaccia o non piaccia,perché,se dovesse perdurare quel buio  di cui parlavamo e che costituisce l’humus  che ha alimentato  la crescita – o la decrescita che dir si voglia- di una città fra le più importanti del Lazio,non si andrebbe da nessuna parte e parlare di legalità e di giustizia non solo ad Aprilia ma anche nel resto della provincia di Latina sarebbe un puro e semplice esercizio retorico senza alcun aggancio alla realtà.

Dietro quelle pallottole ,quelle bombe incendiarie e quelle mazzate si nasconde tutto un mondo assassino ,depravato,affaristico che ,impunito e perciò baldanzoso,potrebbe,secondo noi,essere pronto   a reiterare le gesta criminali in qualsiasi momento.

Altro che ………….reati in diminuzione ed altre pinzillacchere del genere.

Si annotano i fatti,non quello che non appare all’evidenza ed alla luce del sole,”dietro” di essi.

Come anche nel caso degli investimenti di capitali sospetti che non si sono  mai voluti indagare per individuarne la provenienza.

Incapacità,ignoranza,mancanza di volontà o peggio ancora ?

Non lo sappiamo ,ad oggi,anche se siamo determinati con il tempo a capirci qualcosa in più.

Certo è che le cose ,almeno fino ad oggi,non hanno funzionato  e l’impianto investigativo pontino ha mostrato e mostra tutte le sue deficienze,le sue carenze,le sue crepe.

E questo non é assolutamente tollerabile.

Noi non abbiamo il dono dell’ubiquità,non siamo volutamente  molti   perché non ci piacciono parolai ed opportunisti   e non abbiamo tutte quelle risorse di cui dispone la cosiddetta antimafia di regime.

In più la nostra dimensione nazionale non ci consente di dedicarci anima e corpo ad un’area limitata quale é  quella  di  una provincia o di una regione solamente.

Ci troviamo ad affrontare problemi anche di altre regioni più o meno lontane dal nostro acquartieramento.

C’é da aggiungere,inoltre,che il modello di fare antimafia  da noi prescelto sin dalla nostra nascita ci fa rifuggire dalla declamazione e dalla retorica che  riteniamo i nemici peggiori di un’antimafia reale,effettiva,efficace.

A noi,al contrario,piace andare al fondo dei problemi,alle cause che li determinano,che li creano.

Ecco perché gridiamo tutto il nostro dissapore quando vediamo che le cose non vanno come dovrebbero andare.

Senza guardare in faccia a chicchessia  perché noi non abbiamo paura  di nessuno  e non prendiamo nè vogliamo soldi da nessuno e non abbiamo padroni. 

Di una cosa,però,tutti debbono essere certi:

se l’Associazione Caponnetto prende nelle sue mani un problema ne viene a capo.

Prima o poi.

Costi quello che costi.

E il “problema  Latina e del Basso Lazio” lo ha preso da qualche tempo nelle sue mani e ne verrà a capo.

Si cominci,quindi,a lavorare come si deve .

Con il Giudice Lello Magi,un’icona della lotta alla camorra,estensore della sentenza al processo Spartacus,l’Associazione Caponnetto aprì anni fa ,a Gaeta ,la stagione dei Convegni nel Basso Lazio,il territorio definito a giusta ragione ,per la presenza massiccia dei Casalesi in particolare,”provincia di Casale”.L’intervento di questo grande e coraggioso Magistrato,ora in Cassazione,volle essere,secondo i nostri intendimenti, un segnale importante che noi volemmo dare alla società ed alle istituzioni di quel territorio.Forse non tutti ne compresero la portata e le finalità.Abbiamo voluto continuare,grado a grado e spostandoci di volta in volta in altri comuni altrettanto “caldi”,come Formia,Fondi,Cassino ed altri ancora,ma sempre ricadenti in quell’area della “provincia di Casale”,proprio per far capire che era cambiata l’aria e per dare un senso a quella direttrice di marcia che costituì il motto di un altro convegno sempre dell’Associazione Caponnetto a Formia “Bonificare la politica,bonificare il territorio”. A tutti i convegni,vecchi e nuovi,abbiamo fatto in modo che partecipassero sempre magistrati di punta,impegnati ,come inquirenti soprattutto ma anche giudicanti,sul fronte della lotta alle mafie ed alla corruzione.Un elenco lungo che diventa interminabile,poi,se parliamo dei Convegni svolti a Napoli,a Caserta e così via, ove abbiamo avuto la partecipazione di magistrati del livello del Procuratore Nazionale Franco Roberti ed altri. Ma oggi ci piace fermarci a Lello Magi perché é a lui –ed anche ad Antonello Ardituro che lo seguì subito dopo in un convegno che organizzammo a Formia- che dobbiamo dire un grazie affettuoso e riconoscente per aver creduto in noi in un periodo in cui l’Associazione Caponnetto,nata da poco,non era ancora forte,autorevole,rispettata e temuta qual’è oggi e quale sarà sempre più. Ed é appunto in onore di Lello Magi che ci piace pubblicare questo articolo di 3 anni fa del Corsera nel quale,alla notizia del suo trasferimento in Cassazione,si aggiunge un tratteggio dei suoi meriti e delle sue qualità . Giudice Magi,un grazie infinito e ad maiora.

  • Il Giudice Raffaello Magi Lascia Caserta,Scrisse La Sentenza Del Processo «Spartacus»

CASALESI

Il giudice Raffaello Magi lascia Caserta,
scrisse la sentenza del processo «Spartacus»

Estensore del testo con 95 condanne e 21 ergastoli ai boss
Ora passa in Cassazione, compirà 50 anni tra un mese

 

CASERTA – Raffaello Magi, il giudice di Gomorra, estensore della sentenza di primo grado contro il clan dei casalesi nel processo “Spartacus” lascia Caserta. Dopo Federico Cafiero de Raho, magistrato della Dda che ha seguito le indagini più importanti nella caccia ai latitanti della cosca, un altro magistrato simbolo della lotta dello Stato alla camorra casalese dopo 19 anni va via da Terra di lavoro. Magi si appresta infatti da oggi a lasciare il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere per approdare, martedì prossimo, alla Prima sezione penale della Corte di Cassazione, presieduta da Severo Chieffi.

LA BIOGRAFIA - Magistrato dal 1993 (compirà 50 anni esattamente tra un mese, ndr), al tribunale sammaritano dal 1994, dopo un inizio nell’ufficio Gip è poi passato alla Corte
d’Assise dove si è occupato del processo per l’omicidio Imposimato e soprattutto del processo ai Casalesi iniziato il primo luglio del 1998 e conclusosi con la sentenza del 15 settembre 2005 che comminò 95 condanne (21 ergastoli) ai boss e agli affiliati del cartello criminale casertano. Un’esperienza di cui ha parlato nei suoi libri «Questa Corte condanna» e «Dentro la giustizia». Passato poi a presiedere il tribunale collegiale, dal 2011 ha proseguito la sua offensiva ai clan come presidente della sezione misure di prevenzione, comminando sequestri e confische ai colletti bianchi dei Casalesi – come i Passarelli (re dello zucchero) e l’imprenditore Pasquale Pirolo – e degli altri clan casertani, è il caso dei fratelli Acconcia (vicini ai Belforte di Marcianise). Da ultimo, in uno dei suoi provvedimenti, è emerso come la camorra casertana, con l’interesse dei servizi segreti deviati, avesse messo le mani sulle remunerative attività di bonifica ambientale. 

Provincia di Latina – Aggiornamento al 31/05/2016 dell’”Elenco delle aziende per la partecipazione a procedure negoziate relative a lavori, servizi e forniture per un importo compreso tra €. 40.000,00 ed €. 1.000.000,00

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