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AL POSTO DELLA ………….GIORNATA DELLA MEMORIA BISOGNEREBBE ISTITUIRE LA ………………GIORNATA DEL SILENZIO …………..PER LA VERGOGNA CHE DOVREMMO PROVARE TUTTI PER ESSERE I RESPONSABILI MORALI E NON SOLO DELLA TRAGEDIA DI QUESTO PAESE E DELLE MORTI DI TANTE VITTIME INNOCENTI E PER IMPEDIRE,SOPRATTUTTO, AD UN ESERCITO DI IPOCRITI DI RECITARE UNA DISGUSTOSA PANTOMINA SPECULANDO SUL SANGUE DELLE VITTIME DI QUELLA MAFIA CHE NOI STESSI OGGETTIVAMENTE CONTRIBUIAMO AD ALIMENTARE CON LE NOSTRE AZIONI .

Salvo Vitale è lo storico compagno di Peppino Impastato. Quello vero, mica quello del film. E ha scritto un pensiero prima delle straboccanti commemorazioni di domani. Vale la pena leggerlo: «Stanno preparando il vestito buono per la festa. Passeranno la notte a lustrarsi le piume. E domani, l’uno dopo l’altro, con una faccia che definire di bronzo è un eufemismo, correranno da una parte all’altra della penisola cercando i riflettori della tivvù, il microfono dei giornalisti, per inondarci della loro vomitevole retorica su twitter, facebook, e in ogni angolo della rete; loro, tutti loro, gli assassini di Giovanni Falcone, della moglie, e dei tre agenti della sua scorta, saranno proprio quelli che ne celebreranno la memoria. Firmandola. Sottoscrivendola. Faranno a gara per raccontarci come combattere ciò che loro proteggono. Spiegheranno come custodire l’immensa eredità di un magistrato coraggioso; loro, proprio loro che ne hanno trafugato il testamento, alterato la firma, prodotto un perdurante falso ideologico che ha consentito ai loro partiti di rinverdire i fasti di un eterno potere. Li vedremo tutti in fila, schierati come i santi. Ci sarà anche chi oserà versare qualche calda lacrima, a suggello e firma dell’ipocrisia di stato, di quel trasformismo vigliacco e indomabile che ha costruito nei decenni la mala pianta del cinismo e dell’indifferenza, l’humus naturale dal quale tutte le mafie attive traggono i profitti delle loro azioni criminali. Domani, non leggerò i giornali, non ascolterò le notizie, non seguirò i telegiornali, e men che meno salterò come una pispola allegra da un mi piace all’altro su facebook a commento di striscette melense e ipocrite che inonderanno la rete con una disgustosa ondata di piatta e ipocrita demagogia. Domani, uccideranno ancora Giovanni Falcone, sua moglie e la sua scorta. E io non voglio farne parte. Per questo ne parlo oggi, con un giorno di anticipo. Seguitano a ucciderlo, ogni giorno, nella società civile e in parlamento. Per questo vogliono museizzarlo, trasformandolo in una specie di santino da usare ad ogni buona occasione. Perché sono proprio loro gli eterni assassini, questa è la verità, altrimenti non ci ritroveremmo, venti anni dopo, nella stessa identica situazione di allora. Domani, vestiti a festa, faranno a gara a chi lo commemora e piange di più. Tutti i funzionari pubblici della repubblica, anche quelli del più piccolo e povero comune, tutti quelli che hanno preso tangenti privilegiando l’interesse personale a quello del bene pubblico, sono quelli che seguitano ogni giorno ad assassinare Giovanni Falcone, sua moglie e gli agenti della scorta. Quelli che hanno reso vana e vacua la loro morte. Gli imprenditori che partecipano alle gare sostenendo che bisogna pagare le tangenti se si vuole sopravvivere sul mercato. I direttori editoriali responsabili delle case editrici, delle società di produzione cinematografica, televisiva e radiofonica, che riconoscono e accolgono come autori solo persone presentate, suggerite, spinte , imposte dalle segreterie dei singoli partiti politici che poi provvederanno a fornire i loro buoni uffici facendo piovere su di loro sovvenzioni statali pagate con le nostre tasse. Loro, nessuno escluso, sono gli assassini di Falcone, di sua moglie e dei tre agenti della scorta. Io non li voglio vedere. Non voglio vedere le loro facce ipocrite. Sono assassini tutti quelli, nessuno escluso, che dicono “lo fanno tutti, che cosa ci vuoi fare?”. Così come lo sono tutti coloro che si trincerano dietro il “ma io ho una famiglia” e fingono di non sapere che in italiano esiste la frase “no, io queste cose non le faccio”. Gli assassini sono tutti i cittadini italiani che nel silenzio garantito dalla privacy, cautelati dal fatto di non avere testimoni, nel segreto della cabina elettorale, mettono una crocetta su un certo simbolo, su un certo nome, perché sanno che quella lista e quella persona, domani, a elezioni avvenute (e vincenti) mi risolveranno il mio problemino, o daranno il posto a mio figlio, o sistemeranno mia sorella. Sono decine di milioni Perché la mafia non è una persona, non è una cosa astratta. La mafia è un’idea dell’esistenza. La mafia è una interpretazione della vita, e chi vi aderisce è un mafioso. Anche se non lo sa. Anche se non se lo vuole dire. Sempre mafioso è. L’intera classe politica di questo paese, intellettuale, mediatica, imprenditoriale, ha partecipato al processo di delegittimazione di Giovanni Falcone, isolandolo, diffamandolo, voltandosi dall’altra parte quando sapevano che stavano arrivando i killer. Così come fecero poi con Paolo Borsellino e con tutti coloro che ebbero l’ardire di armarsi di coraggio e combattere contro la mafia attiva. Le stesse persone che allora scelsero di non guardare, oggi sono in prima fila a commemorarne la scomparsa. Sono tutti loro i veri assassini. Io non li voglio né vedere né ascoltare. Perché i dirigenti mafiosi sono affaristi, e non corrono il rischio di mettersi nei guai uccidendo gli affari, se non sanno di avere un territorio amico che li sorregge. La mafia, di per sé, non esiste, esistono i mafiosi. La mafia è la somma dei singoli comportamenti che ne determinano l’esistenza. E noi siamo un paese con troppi mafiosi. Purtroppo, non è uno stereotipo, è la tragica realtà con la quale noi tutti dobbiamo a fare i conti. Perché questi sono i veri conti, non lo spread, che è una invenzione astratta. Potete aderire a qualunque ideologia, essere, anarchici o democratici, conservatori o progressisti, amanti di Keynes, di Marx o della teoria della Moneta Moderna. Non cambia nulla, finchè non cambieremo il nostro comportamento individuale, quotidiano, esistenziale, e non prenderemo atto di ciò che siamo, per poterci evolvere e liberarci da questo cancro Ogniqualvolta un cittadino italiano rinuncia ad esercitare il libero arbitrio, e rinuncia all’ambizione e al tentativo, anche se estremo e disperato , di farsi valere per i propri meriti, per le proprie competenze tecniche, privilegiando la facile e sicura strada della mediazione politica e della malleveria, per prendere la scorciatoia del sistema del malaffare, il registratore di cassa della mafia segna un incasso. Perché sa che, domani, quel cittadino sarà un mafioso sicuro. Anche se non lo sa. E’ una porta alla quale andranno a bussare, sicuri che verrà subito aperta. Loro, lo sanno benissimo, che è così. Lo sappiamo tutti. Io non li voglio vedere i loro telefilm celebrativi interpretati da attori raccomandati, prodotti da aziende mafiose, e distribuiti alla nostra visione da funzionari mafiosi in doppiopetto. Proprio no. Perché sono tutti assassini di Giovanni Falcone, di sua moglie e dei tre agenti della scorta. Domani, dedicherò la giornata al tentativo di ripulirmi spiritualmente, cercando di fare ordine interiore, per eliminare ogni residuo di retro-pensiero mafioso, che alligna dentro di me, come dentro la mente di ogni singolo italiano, anche quando non lo sa. Perché il paese è così. Altrimenti, non staremmo, dopo venti lunghi anni, e una caterva di governi inutili, nella stessa identica situazione di allora.»

LA NECESSITA’ DI UN IMPIANTO INVESTIGATIVO PIU’ ADEGUATO NEL SUD PONTINO E NEL BASSO LAZIO. I SUGGERIMENTI DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO

 

 

“A Formia e Gaeta serve una apposita unità investigativa, con sede a Formia, perchè sono troppo lontane da Latina per pensare che dal capoluogo si possa dare il meglio di sè per coprire quelle realtà. Va creata una sezione distaccata della Mobile, servono rinforzii”.

A parlare é il Questore De Matteis di Latina , in occasione della sua audizione da parte della Commissione Parlamentare Antimafia ,il quale  ha mostrato così di aver sposato,almeno in parte,quanto  va chiedendo da anni l’Associazione Caponnetto.

Ma il dato saliente di queste sue dichiarazioni va colto nell’implicita  sua ammissione   di un’inadeguatezza  dell’attuale  azione investigativa che sta a monte della  situazione drammatica in cui sta lo stato della sicurezza di quel territorio.

Un territorio,quello del sud pontino e del Basso Lazio ,compreso il cassinate,che sta ormai sotto il dominio assoluto delle organizzazioni criminali che  sono riuscite,grazie all’assenza dello Stato ed alla complicità di parti della politica,

come hanno dimostrato  alcune  inchieste giudiziarie come la “Formia Connection”,le “Damasco” di Fondi,la “Golfo” e così via,ad impossessarsi dell’economia del territorio e,a quanto pare,anche a penetrare in  talune istituzioni.

Ma il problema  non é solo quello di istituire  “una sezione distaccata della Squadra Mobile” perché va riqualificato tutto l’impianto ,anche quello che riguarda le altre forze di Polizia e ,cioè,la Guardia di Finanza  ed i Carabinieri.

Occorre un lavoro di intelligence  soprattutto,di gente capace e con provata esperienza nelle indagini patrimoniali e finanziarie.

Intanto il gruppo CO  di Formia della Guardia di Finanza,oggi formato da due-tre sottufficiali solamente,ha bisogno di essere potenziato.

E ciò anche perché,trovandosi esso allocato  quasi sul confine  di due regioni,Lazio e Campania,riceve deleghe  di indagini sia dalla DDA di Roma che da quelle  campane che sono ben tre.Quattro DDA almeno che gravano sulle spalle di sole 2-3 persone  chiamate,peraltro,anche a svolgere lavori ordinari d’istituto. Non é possibile!

Lo stesso discorso riguarda i Carabinieri  nei cui presidi sia di Formia che di Gaeta vanno mandate  persone appartenenti al ROS,

Abbiamo avuto modo di constatare l’altissimo livello di dedizione  e di preparazione di  quasi tutti i Comandanti di Compagnia e degli altri vertici dell’Arma sia della Campania  che di Roma  e non vediamo perchè  la stessa cosa  non si possa  realizzare  in una provincia,qual’é quella di Latina,nella quale c’é lo stesso  spessore criminale  di quelle aree,tenuto anche conto del fatto che  é proprio sull’Arma che grava  ,per  il livello di affidabilità  di cui gode, per  esserla guadagnata  sul campo giorno dopo giorno, e per la sua articolazione sui territori,il lavoro più gravoso  nel contrasto della criminalità mafiosa e comune.

Ecco::

la creazione di un Supercommissariato a Formia della Polizia di Stato ,alle dipendenze di un primo dirigente e con la dotazione di una Sezione  della Squadra Mobile  composta da  una  quindicina di persone,un potenziamento  della squadra CO  della Guardia di Finanza con  un’altra decina di sottufficiali  e della Compagnia di Formia dell’Arma con un’altra  decina  di sottufficiali  del ROS  costituiscono un obiettivo da realizzare  con la massima urgenza..

Noi dell’Associazione Caponnetto,pur nel pieno rispetto dei ruoli ,siamo,come al solito  e dovunque,a disposizione per tutta la collaborazione possibile.

“Il “caso Latina”

PIANO  PIANO  ED UN PO’  ALLA VOLTA  I FATTI CI  STANNO DANDO RAGIONE !

QUANDO SI FA UN LAVORO SERIO E CON SPIRITO DI SERVIZIO SOPRATTUTTO NEI RIGUARDI DELLA GIUSTIZIA E DELLA LEGALITA’ ED INCURANTI  DELLE MINACCE  E DELLE CALUNNIE !!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

 

Sono anni che  stiamo denunciando l’inadeguatezza dell’intero sistema di  prevenzione  e di repressione del crimine organizzato in provincia di Latina e sono anni  che  quasi tutti fanno orecchie da mercante di fronte a tali denunce.

Ci stiamo sforzando di “capire” al riguardo il “perché” di tale comportamento e,in particolare,se tutto ciò dipenda da insipienza o,peggio,se esso debba essere visto in un quadro generale e programmato  di resa delle istituzioni locali alla malapolitica ed al crimine organizzato.

In altre sedi ,in altre vesti ed in altri tempi chi scrive aveva già  intravisto un piano generale di “meridionalizzazione”del territorio pontino ed un processo lento ma costante di cedimento alla criminalità organizzata.

Siamo ancora alle intuizioni ma possiamo andare orgogliosi  di aver fatto molti passi in avanti sul piano dell’acquisizione di riscontri.

Sfogliando le carte e facendo i raffronti dovuti fra le cose dette e non dette,quelle chiare o a mezza voce,ci siamo accorti,ad esempio,di una presunta  “trattativa” che sarebbe avvenuta qualche anno  fa fra pezzi dello Stato ed esponenti della camorra “in una villa di Gaeta”.

Ne hanno scritto alcuni giornali  campani e la notizia é passata in sordina.

Stiamo cercando di verificare la fondatezza di tale notizia, data,ripetiamo, da alcuni giornali campani e “capire”,ancora una volta,il “perché” essa non é stata ripresa localmente e nessuno sembra che ne voglia parlare anche se più recentemente essa ha costituito materia trattata persino in un’audizione parlamentare.

In questi giorni  la Commissione  Parlamentare Antimafia  ha affrontato il “caso Latina”.

Noi stiamo insistendo molto su questo “caso” per due motivi:

il primo per il forte ed inquietante  insediamento delle organizzazioni criminali sul territorio pontino  e,inoltre,per verificare la fondatezza del nostro assunto in materia di quel  “processo di meridionalizzazione” cui abbiamo fatto cenno con annesse tutte le considerazioni e ricadute  di carattere antropologico ,sociologico,culturale,politico ed economico;

il secondo perché,essendo Latina la porta di accesso  alla Capitale,per “capire” le dinamiche e le motivazioni che hanno portato all’occupazione di quest’ultima da parte delle organizzazioni criminali e della salita della “linea della palma”.

A noi hanno insegnato una cosa importante:

la mafia la si combatte a Roma,nella Capitale d’Italia,più che a Palermo,Reggio Calabria,Bari  e Napoli.

Latina si trova alle porte di Roma !

La Capitale del Paese e del Potere.

Ed oggi,quando parliamo di mafia ,dobbiamo parlare anche  del Potere.

Perché la mafia sembra essere  una delle  componenti costitutive del Potere.

Insieme alla corruzione.

Parlavamo delle audizioni da parte della Commissione Parlamentare antimafia e delle cose dette in quella sede.

La prima,  riguarda  l’inesistenza in provincia di Latina delle “interdittive antimafia”,

La seconda , si riferisce alla necessità  di istituire al sud della provincia di Latina una “sezione della Squadra Mobile”.

Due affermazioni,queste due,che ci danno il quadro agghiacciante  di una situazione che vede l’inerzia assoluta circa  l’azione di contrasto alle mafie da parte delle istituzioni locali.

Quel quadro che noi dell’Associazione Caponnetto stiamo denunciando da anni.

Inascoltati!  E questo é un altro segnale inquietante che ci fa sospettare essere il frutto malefico della “trattativa” della quale si é parlato e sulla  cui esistenza o meno stiamo lavorando con accanimento.

Non stiamo parlando di papariello e di tarantelle ma di fatti concreti.

E sconvolgenti.

Comunque non ci manca la perseveranza……………..

Processo a Monza per la Passerella SS 36

> Processo Monza Passarella s s 36
> Udienza del 18 .05.2016
> Presente il Testimone di giustizia Ciliberto da cui, grazie alle sue denuncie è scaturito il procedimento penale dove sono imputati Vuolo Mario,Vuolo Pasquale ,Cirami Alfio,Troisi Edmondo, Valiante Ernesto.
> Due anni e mezzo di processo e il 15 giugno si arriverà a sentenza di primo grado.
> Il P.M Dott.ssa Macchia nella discussione ha esaltato il valore del testimone e della sua attendibilità, circostanza emersa anche nel contro esame dei test.
> Altro dato confermato la vicinanza della famiglia vuolo  al clan D’Alessandro,il procedimento che vede il Vuolo Mario e Vuolo Pasquale  e Cirami imputati per attentato ai trasporti e minacce in concorso,minacce fatte ai danni di Ciliberto per farlo ritrattare, il p.m ha poi evidenziato come il Testimone di Giustizia abbia dovuto abbandonare la propria terra poiché braccato dal pluripregiudicato Vuolo Pasquale esponente di spicco della camorra Stabiese attualmente detenuto.
> Le condanne proposte dal P.M vanno dai 4 anni 6 mesi per i Vuolo ai 2anni e 7mesi  per Cirami Alfio e 1 anno e sei mesi per Valiante,chiesta l ‘assoluzione per Troisi Edmondo che ricopriva il ruolo di prestanome.
> Ciliberto costituitosi anche parte civile difeso dall’avvocato Inzillo di Vibo Valentia si è associato alle condanne del p.m e chiesto il risarcimento del danno subito poiché dopo la denuncia ha perso sia il posto di lavoro che tutti i suoi averi serviti per nascondersi.
> Sia impregilo che Anas  sono anche essi  parti civili in questo processo che non si sarebbe mai potuto svolgere se non  dopo le denunce dettagliate del Ciliberto e questa vicenda mai sarebbe emersa e molte vite sarebbero state in pericolo”
> La sentenza è prevista per il 15.06.2016 a Monza .

Ancora sulla deludente audizione del Prefetto di Latina da parte della Commissione Parlamentare Antimafia sul radicamento mafioso nel territorio pontino

La Commissione Antimafia indaga e approfondisce sulle possibili infiltrazioni nei comuni di Fondi e soprattutto Sperlonga alla luce delle ultime intimidazioni mafiosi nei confronti di candiidati comunali, si, perchè se la Commissione sta approfondendo su questo indirizzo dei fatti vuol dire che ha più di qualche elemento in mano per spingere accertamenti in tal senso non escluso, come si legge nel resoconto di Avviso Pubblico su collegamenti malavita  – politica 
La situazione nella provincia di Latina.  L’audizione del prefetto di Latina del 4 maggio 2016 si è incentrata sulla forte presenza della criminalità organizzata di stampo mafioso nella provincia di Latina, quale risulta dalle numerose inchieste giudiziarie, con riferimento sia alle attività tipiche dei tali organizzazioni (traffico di sostanze stupefacenti, usura, estorsione, ricettazione, riciclaggio etc) sia alla penetrazione nel tessuto economico per lo svolgimento di attività apparentemente legali (soprattutto nei settori agroalimentare, commerciale, immobiliare, turistico,  balneare e dell’edilizia); si riscontra anche un consolidamento delle alleanze tra i diversi gruppi criminali volto anche a favorire la “mimetizzazione” nel contesto socio economico, limitando il ricorso a manifestazioni di violenza o di controllo militare del territorio. Un’analisi specifica ha riguardato il fenomeno del lavoro irregolare e del caporalato in agricoltura, anche in relazione alla presenza di un numero elevatissimo di immigrati, in particolare rumeni ed indiani.
Nel corso del dibattito le richieste di approfondimento dei membri della Commissione si sono incentrate soprattutto sui rapporti tra gruppi criminali e mondo della politica e sulle possibili infiltrazioni nelle istituzioni locali, a partire dai casi del comune di Fondi e di quello di Sperlonga (in quest’ultimo si sono registrati numerosi casi di intimidazione ai consiglieri comunali).
(In collaborazione con Claudio Forleo, giornalista professionista)
                                                                                          (ultimo aggiornamento

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  • DOCUMENTI . L’audizione  del Prefetto di Latina da parte della Commissione Parlamentare Antimafia. Senza parole!!!!!!!!!!! Siamo allibiti!!!!!!!! Basta una sola sottolineatura: alla domanda  fattagli circa il numero delle interdittive fatte  dalla Prefettura di Latina,la risposta é stata  : “NESSUNA INTERDITTIVA “.Basta  ed avanza………………………………………………………La domanda che  viene sempre in mente in provincia di Latina é sempre la stessa: DOV’E’ LO STATO ??????

 

 

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Resoconti stenografici delle audizioni

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XVII LEGISLATURA

 

Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere

 

Resoconto stenografico

 

 

Seduta n. 153 di Mercoledì 4 maggio 2016

Bozza non corretta

 

INDICE

Comunicazioni della presidente:

Bindi Rosy , Presidente2

Sulla pubblicità dei lavori:

Bindi Rosy , Presidente2

Audizione del prefetto di Latina, Pier Luigi Faloni:

Bindi Rosy , Presidente2 ,

Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina3 ,

Bindi Rosy , Presidente8 ,

Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina8 ,

Bindi Rosy , Presidente12 ,

Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina12 ,

Bindi Rosy , Presidente12 ,

Moscardelli Claudio  … 12 ,

Capacchione Rosaria  … 14 ,

Fava Claudio (SI-SEL)  … 15 ,

D’Uva Francesco (M5S)  … 15 ,

Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina16 ,

D’Uva Francesco (M5S)  … 16 ,

Gaetti Luigi  … 17 ,

Mattiello Davide (PD)  … 17 ,

Bindi Rosy , Presidente18 ,

Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina18 ,

Bindi Rosy , Presidente18 ,

Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina18 ,

Fava Claudio (SI-SEL)  … 20 ,

Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina20 ,

D’Uva Francesco (M5S)  … 20 ,

Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina21 ,

Mattiello Davide (PD)  … 21 ,

Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina21 ,

Bindi Rosy , Presidente21

 

Testo del resoconto stenografico

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PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE ROSY BINDI

La seduta comincia alle 14.45.

Comunicazioni della presidente.

PRESIDENTE. Propongo di passare in seduta segreta.

(Così rimane stabilito. La Commissione procede in seduta segreta, indi riprende in seduta pubblica).

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso impianti audiovisivi a circuito chiuso.

(Così rimane stabilito).

Audizione del prefetto di Latina, Pier Luigi Faloni.

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’audizione del prefetto di Latina, Pier Luigi Faloni, il accompagnato dal capo di gabinetto, il viceprefetto Monica Perna, dal viceprefetto vicario Luigi Scipioni e dal viceprefetto Domenico Talani. L’audizione è dedicata a un aggiornamento sulla situazione dell’ordine pubblico in provincia di Latina a un anno e mezzo dalla missione ivi svolta dalla Commissione l’11 dicembre 2014. Ricordo che la seduta odierna si svolge nelle forme libere dell’audizione libera e che, ove necessario, i lavori potranno proseguire in forma segreta. Ringrazio il prefetto Faloni, che si è reso immediatamente disponibile, in pochissimi giorni, a riferire in Commissione. Anche se avevamo da tempo previsto quest’audizione, il prefetto è stato informato solo di recente, quindi voglio ringraziarlo per questa sua disponibilità. Si è resa

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necessaria con una certa urgenza, perché stiamo completando la nostra relazione su Roma, anche in vista delle prossime elezioni, quindi per noi acquisire le notizie sulla situazione di Latina e del basso Lazio è particolarmente importante. Cedo la parola al prefetto Faloni e lo ringrazio ancora una volta.

PIER LUIGI FALONI, Prefetto di Latina. Signora presidente, signore e signori componenti della Commissione, la presente relazione sulla criminalità organizzata di stampo mafioso nella provincia di Latina è stata redatta a sintesi degli elementi di conoscenza e delle informazioni acquisite dalle forze di polizia territoriale e dalla direzione investigativa antimafia (DIA) nonché dalle risultanze processuali dei numerosi procedimenti penali, alcuni dei quali giunti a sentenza definitiva, altri ancora pendenti nei confronti di diversi sodalizi criminali operanti sul territorio. Nell’ultimo censimento generale del 2011, la provincia di Latina ha fatto registrare una popolazione di 550 mila abitanti, con un incremento rispetto al 2010 del 10 per cento. La popolazione è composta nel 2015 da 46 mila stranieri regolari, circa l’8 per cento del totale degli abitanti. Così Latina rappresenta, dunque, la seconda provincia del Lazio dopo Roma anche per numero di cittadini immigrati. È da evidenziare, però, che nel periodo che va da maggio a ottobre si registra un consistente aumento della popolazione, che raggiunge picchi di circa 2,5 milioni di persone, dato confermato da alcune stime degli operatori turistici nonché sulla base di dati oggettivi, come i consumi di energia elettrica e di conferimento dei rifiuti. I settori trainanti per l’economia locale sono rappresentati dal distretto chimico-farmaceutico, che nel 2015 ha ottenuto valori di assoluta eccellenza, con il primo posto in Italia per fatturato, 4 miliardi di euro. Il secondo, l’agroalimentare, con 135 milioni rappresenta il 2,48 per cento delle esportazioni pontine. C’è poi il settore turistico ricettivo. In tale

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contesto, la situazione economica del 2015 fa registrate segnali di ripresa sia pur lieve in diversi settori produttivi, anche se alcuni settori denunciano uno stato di difficoltà, come quello del commercio. Nel 2015, i movimenti demografici del registro delle imprese camerale in provincia di Latina mostrano uno stock di imprese pari a 57.657 unità, con un saldo positivo di 96 unità rispetto all’anno precedente. Per il comparto turistico, il dato 2015 riporta un saldo positivo di 98 imprese. Sotto il profilo della criminalità cosiddetta comune o diffusa, nel 2015 la provincia pontina ha visto una flessione di reati pari al 9,79 per cento rispetto al 2014, con 21 mila delitti denunciati contro i 23 mila del 2014. In particolare, si è registrata una diminuzione significativa delle rapine, –8 per cento, meno rilevante quella dei furti, –6 per cento. La continuità con il territorio romano e con quello campano favorisce, inoltre, l’incursione di pregiudicati, cosiddetti trasferisti, dediti prevalentemente alla commissione di reati contro il patrimonio e lo spaccio di stupefacenti. Nel 2015, sono stati commessi quattro omicidi, di cui nessuno riconducibile alla criminalità organizzata. Gli autori sono stati identificati e arrestati. Tra questi, si evidenzia quello dell’avvocato Mario Piccolino, autore di un blog di denuncia contro la criminalità organizzata nel sud pontino. Quest’uccisione si è verificata nel maggio 2015 a Formia e ha suscitato tra la popolazione veramente una grande reazione, a significare quanto sia sentita la portanza del fenomeno criminale sul nostro territorio. Quanto agli altri reati di particolare evidenza sotto il profilo oggetto della presente analisi, i cosiddetti reati spia, si evidenzia che gli indicatori statistici relativi alle denunce per usura presentate nell’intera provincia, 8 nel 2014 e 5 nel 2015, farebbero pensare a una realtà in cui il fenomeno usurario dovrebbe considerarsi marginale. Si tratta, tuttavia, di dati che non rispecchiano l’entità del fenomeno, che

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conosce ampie zone di sommerso a causa anche della resistenza delle vittime a presentare denuncia. In realtà, il problema ha ben altre proporzioni e coinvolge prevalentemente le piccole e medie imprese, commercianti e artigiani locali. Nell’attuale periodo di difficile congiuntura economica anche le famiglie rischiano di entrare nella spirale dell’usura in relazione a esigenze di consumo, a improvvise necessità familiari o per inadeguata capacità di gestione delle proprie risorse e di debiti che si assumono. Quanto evidenziato è altresì confermato da dati relativi alle istanze di accesso al fondo di solidarietà per le vittime all’usura e all’estorsione, di cui la prefettura cura l’istruttoria per il commissariato per il coordinamento delle iniziative antiracket. Nel biennio 2014-2015, infatti, risultano essere state presentate alla prefettura di Latina complessivamente 57 domande di accesso al fondo, di cui solo 6 hanno riguardato ipotesi di reato di usura, mentre per le restanti 51 istanze si è trattato di domande legate a denunce per usura bancaria. Di queste ultime, ben 14 sono state inoltrate da un unico soggetto. Negli ultimi anni poi, per quanto riguarda le denunce di estorsione, sono state 79 nel 2014 e 69 nel 2015. Per quanto concerne gli altri fenomeni criminosi, quali gli incendi e i danneggiamenti, questi sono stati nel corso del 2015, rispettivamente, 282 e 1.817, contro i 221 e i 1.952 dell’anno precedente. Al riguardo, si evidenzia che, con riferimento agli episodi nei confronti di attività commerciali, quelli verificatisi in particolare nel sud pontino negli ultimi anni – 2014, 2015 e 2016 – sono consistiti in episodi incendiari ai danni di esercizi commerciali o macchinari, danneggiamenti dei veicoli, in esplosioni di colpi di arma da fuoco contro le serrande di negozi e locali: in particolare, 8 a Santi Cosma e Damiano, 4 a Castelforte e uno Minturno. In relazione, invece, alla presenza della criminalità organizzata di stampo mafioso, si evidenzia che,

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secondo le risultanze investigative e processuali svolte al riguardo nel tempo, la provincia di Latina si è caratterizzata per la compresenza di esponenti di vari tipi di organizzazione criminale quali quelle mafiose, come camorra, ‘ndrangheta e cosa nostra, e quelle di tipo autoctono. Il territorio pontino, infatti, ha rappresentato da tempo un bacino geo-economico appetibile per le organizzazioni criminali grazie alla sua peculiare dislocazione geografica. La vicinanza a realtà significative per dimensioni e consistenza criminale come quella casertana e napoletana nonché la presenza sin dagli anni Sessanta e Settanta di pregiudicati campani e calabresi inviati nella provincia in soggiorno obbligato perché colpiti da altre misure di prevenzione personali ha favorito l’incursione di propri affiliati per il riciclaggio di proventi illeciti in attività imprenditoriali apparentemente lecite, sfruttando tra l’altro l’elevata vocazione agricola, la presenza del mercato ortofrutticolo di Fondi (MOF) e i settori dell’edilizia, della logistica, del turismo, del commercio all’ingrosso e di quello al dettaglio. In particolare, tali sodalizi sono stati attratti soprattutto per la possibilità di reinvestire in modo più sicuro i loro ingenti proventi illeciti considerata la posizione geografica centrale e la sua vicinanza con Roma e la Campania; la presenza in zona di numerose e diversificate attività commerciali, che consentivano una più facile mimetizzazione delle risorse impiegate; l’assenza di un’organizzazione criminale dominante locale a fronte di una realtà relativamente tranquilla, che favoriva la possibilità di affermazione delle varie organizzazioni nel territorio; una più facile mimetizzazione rispetto ai territori d’origine; la possibilità di investire sull’acquisto di grandi appezzamenti terrieri al fine di intraprendere redditizie attività economiche sia commerciali sia immobiliari. A partire dagli anni Ottanta si è, quindi, assistito a un graduale ingresso di diversi sodalizi

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mafiosi nei settori agroalimentare, commerciale, immobiliare, turistico e balneare, soprattutto attraverso la costituzione o l’acquisto di quote sociali per mezzo di prestanome di fiducia. A differenza di quanto accaduto nelle regioni d’origine, dove tendono ad assumere un controllo del territorio di tipo militare, in questa provincia le organizzazioni criminali non sembrano aver posto in essere comportamenti manifestamente e continuativamente violenti, ma hanno cercato di realizzare una forma di inserimento attraverso l’instaurazione di relazioni con imprenditori, commercianti, professionisti e operatori del mondo finanziario.

Uno dei settori maggiormente interessati al fenomeno è stato quello dell’edilizia, che ha coinvolto anche le attività collaterali del trasporto delle cave, dell’estrazione di materiali inerti, dello smaltimento dei rifiuti. Parallelamente, si sono registrate nel tempo anche quelle manifestazioni criminali tipiche di tali sodalizi, come dimostrano varie indagini susseguitesi negli anni, che hanno riguardato il traffico di sostanze stupefacenti, l’usura, l’estorsione, la ricettazione, il riciclaggio e il trasferimento fraudolento di valori. Allo stato attuale, comunque, pur evidenziandosi il tentativo di radicamento di attività illecite connesse agli interessi delle organizzazioni criminali di tipo mafioso, si può ritenere che le stesse non abbiano interesse a una forma di controllo militarizzato del territorio, ma siano più interessate a sviluppare una coesistenza e convivenza con le altre realtà presenti, realizzando una commistione tra lecito e illecito e confondendosi sempre più nella società civile e legale. La complessità ad attestare questa strisciante infiltrazione a livello sia investigativo sia giudiziario deriva dalla già accennata minore frequenza del ricorso a manifestazioni criminali violente, antitetiche rispetto ad attività di riciclaggio, a cui è funzionale la minimizzazione nel contesto socio economico. Le

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proiezioni delle organizzazioni criminali nell’area in esame risultano, infatti, sino a oggi essere prevalentemente di natura economico-finanziaria, legate all’attività di riciclaggio di proventi illeciti, poste in essere da soggetti congiunti ai consessi criminali. L’analisi delle evidenze investigative sul territorio pontino, alcune delle quali trasfuse in provvedimenti patrimoniali giudiziari, hanno evidenziato che gli investimenti si concentrano nelle costruzioni e nel commercio all’ingrosso nonché in quello al dettaglio, in particolare di autovetture, nell’attività di bar e ristorazione, nell’attività di onoranze funebri. I rapporti tra le diverse organizzazioni criminali si svolgono prevalentemente su un piano paritario di accettazione e di convivenza, che non fa escludere la possibilità di una fattiva collaborazione. Tale dato costituisce un tratto del tutto peculiare, che contraddistingue la realtà del sud pontino rispetto ai territori di origine, caratterizzati invece dalla prevalenza di un’organizzazione sulle altre e da frequenti scontri per la conquista di una posizione di egemonia sul piano locale.

PRESIDENTE. Propongo di passare in seduta segreta.

(Così rimane stabilito. La Commissione procede in seduta segreta, indi riprende in seduta pubblica).

PIER LUIGI FALONI, Prefetto di Latina. Vengo ora al fenomeno migratorio. La vocazione agricola del territorio pontino fa registrare una massiccia presenza di cittadini stranieri dediti al lavoro stagionale in agricoltura. Al 1° gennaio 2015, ultimo dato ufficiale disponibile, risultano presenti 45.749 stranieri regolari, che costituiscono circa l’8 per cento del totale degli abitanti. Latina rappresenta così la seconda provincia del Lazio dopo Roma per numero di cittadini immigrati. La prima collettività straniera è rappresentata dai cittadini romeni, con

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19 mila presenze, quasi il 41 per cento del totale degli stranieri residenti sul territorio. La principale nazionalità non comunitaria è quella indiana di religione sikh, proveniente dal Punjab, che sono 9.138, con una presenza pari al 20 per cento del totale degli immigrati pontini. Comunità storicamente presenti in provincia sono anche quelle albanese, 2.118, ucraina, magrebina, impegnate prevalentemente in manodopera nel settore edile e nella collaborazione domestica, dove è specificatamente prevista la presenza di lavoratori moldavi, ucraini e filippini. Un’attenzione particolare occorre porre alla comunità indiana. I cittadini indiani regolarmente presenti in Italia al 1° gennaio 2015 sono 147.815, rappresentanti il 2,9 per cento degli stranieri residenti. Ben il 60 per cento di questi indiani residenti in Italia sono uomini, un dato questo che differisce molto dalla situazione nazionale, ben oltre 12 punti percentuali sopra la media. Si tratta prevalentemente di giovani in età lavorativa dai 19 ai 30 anni. Anche la comunità indiana stanziata nella provincia di Latina ricalca queste caratteristiche, 9.138 sono i cittadini indiani registrati al 1° gennaio 2015, il 6 per cento del totale della nazione, prevalentemente uomini dai 19 ai 26 anni, stanziati per la maggior parte nei comuni del sud pontino poiché impegnati nel settore agricolo. La comunità pontina è tra le più numerose in Italia. La città di Terracina è al terzo posto in Italia per valore assoluto di cittadini indiani residenti con 1.774 unità. Per valore assoluto, prima di Terracina troviamo solamente Roma, 9 mila unità, e Brescia con 2.200 unità. Per le tematiche attinenti ai lavoratori indiani, presso la prefettura è stato istituito una task force a cui partecipano 22 componenti rappresentanti: la regione Lazio, la provincia, il comune di Sabaudia, le forze di polizia, gli uffici statali interessati (INAIL, INPS, DTL, ASL), la camera di commercio, le associazioni sindacali (CGIL, CISL, UIL e UGL), datoriali (CIA,

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Confagricoltura, Coldiretti) e del volontariato (AIIL e InMigrazione).

Questa task force è stata istituita l’8 settembre 2014 e al suo interno ha costituito due sottogruppi. Il primo è costituito da rappresentanti della regione Lazio, dalle associazioni sindacali, da quelle datoriali e del volontariato, per la prevenzione del lavoro irregolare. Il secondo è composto dalle forze di polizia, dalla DTL, dall’INPS e dall’ASL per il contrasto al caporalato e ai controlli nelle aziende. Il primo si è già riunito sei volte, cinque nel 2015 e una nel 2016. Nel corso delle riunioni si è svolto un lavoro di analisi sulla consistenza delle imprese del comparto agricolo, sulla normativa vigente per le assunzioni in agricoltura, sul funzionamento dei centri per l’impiego, e sono state avviate due iniziative particolarmente condivise dalle organizzazioni sindacali: l’elaborazione di una proposta di legge regionale e l’attivazione di un servizio di collocamento sulla scorta delle liste di disoccupazione fornite dai cinque centri per l’impiego, per facilitare attraverso una maggiore capillarità degli sportelli sul territorio l’assunzione da parte dei datori di lavoro. È da evidenziare che nel corso delle riunioni uno dei punti fondamentali oggetto di confronto è stata la necessità di denunciare la situazione di sfruttamento di chiunque fosse a conoscenza. Al riguardo, in data 6 maggio 2015 è stato sottoscritto uno specifico protocollo d’intesa tra la questura di Latina e i sindacati CGIL CISL e UIL, che prevede canali privilegiati per la denuncia e l’accertamento dei casi di sfruttamento. Dalla data di sottoscrizione del predetto protocollo il signor questore ha rappresentato che non è stata sporta ancora alcuna denuncia. Il secondo gruppo ha di fatto da subito avviato l’azione di controllo e contrasto del lavoro irregolare. Nel corso del 2015 sono stati effettuati i seguenti controlli: l’Arma dei carabinieri, nell’ambito delle specifiche attività svolte dal nucleo

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carabinieri ispettorato del lavoro, ha eseguito 92 ispezioni, rilevando in 34 aziende 67 lavoratori irregolari e 74 in nero, comminando sanzioni per 280 mila euro, ammende per 78 mila euro. Sono state, inoltre, deferite all’autorità giudiziaria 14 persone e adottati 22 provvedimenti di sospensione dell’attività. La direzione territoriale del lavoro ha eseguito 84 ispezioni nel settore agricolo, rilevando in 48 aziende 128 posizioni lavorative irregolari, 102 in nero. Sono state sospese 27 attività e comminate sanzioni pecuniarie per 41 mila euro. Nel primo trimestre 2016, il citato ufficio ha espletato 20 controlli rilevando in 15 aziende 41 posizioni lavorative irregolari. Sono state comminate sanzioni per altri 34 mila euro. La Guardia di finanza, nell’ambito di attività di contrasto all’evasione fiscale e del lavoro sommerso svolta, ha riscontrato in riferimento al settore agricolo la presenza di 19 lavoratori irregolari nel 2015 e di altri 43 lavoratori in nero nel corso di quest’anno. Per quanto concerne il contrasto al radicalismo islamico, si segnala l’espulsione con decreto del Ministero dell’interno del cittadino tunisino Triki Mohamed. Vengo all’attività della prefettura. Intensa è l’attività di coordinamento espletata dalla prefettura di Latina in sede di comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica e riunioni tecniche di coordinamento al fine di una concreta azione di contrasto posta in essere dalle Forze di polizia. In particolare, nel corso del 2015 si sono tenute trenta riunioni, di cui cinque del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica e venticinque riunioni tecniche di coordinamento, nel corso delle quali è stata messa in atto una nuova strategia di prevenzione e contrasto della criminalità organizzata attraverso la sperimentazione di forme di controllo del territorio interforze anche con l’ausilio delle polizie locali nonché con l’impiego dei reparti territoriali crimine della Polizia di Stato, delle compagnie di intervento operativo dell’Arma

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dei carabinieri e del pronto impiego della Guardia di finanza. Ciò ha consentito l’aumento di tutti i servizi, sia di quelli a carattere generale sia di quelli mirati alla prevenzione e al contrasto di determinati fenomeni criminali, come i reati di carattere predatorio, elevando altresì il livello di percezione della sicurezza mediante la massima visibilità delle Forze di polizia nei servizi stessi.

In particolare, nel corso del 2015 sono stati effettuati 76 mila servizi, contro i 70 mila del 2014, con incremento pari al 7 per cento, per un totale di 120 mila uomini impiegati rispetto ai 113 mila del 2014. I servizi mirati sono stati 5.500, contro i 4.800 del periodo precedente, con un incremento del 14 per cento, per un numero complessivo sul piano delle attività poste in essere di 62 mila posti di controllo effettuato, contro i 58 mila del 2014, 287 mila persone identificate, contro le 274 mila sempre relative al precedente anno, 228 mila mezzi controllati, a fronte dei precedenti 224 mila. Per quanto riguarda l’attività dell’ufficio antimafia, si evidenzia che nel corso del 2014 sono state rilasciate 1.893 certificazioni antimafia e, nel 2015, 2.056. Per quanto concerne i beni confiscati alla criminalità organizzata, risultano confiscati nell’ambito provinciale 45 immobili.

PRESIDENTE. Quante interdittive?

PIER LUIGI FALONI, Prefetto di Latina. Non ne abbiamo fatte, signor presidente.

PRESIDENTE. Ringrazio il prefetto. Do ora la parola agli onorevoli colleghi che intendano intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

CLAUDIO MOSCARDELLI. Ringrazio il prefetto per la relazione, che ha affrontato tutte le criticità della provincia di Latina. Emerge un quadro per cui, se volessimo fare una sintesi

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della condizione di difficoltà della provincia, potremmo dire che è una provincia che ha un volume di arresti all’anno pari a quello della provincia di Caserta. Questo dà l’idea del livello di radicamento, oltre l’infiltrazione, di una serie di organizzazioni criminali. A distanza di un anno e mezzo dalla missione della Commissione antimafia a Latina, sono accaduti alcuni eventi importanti nell’azione di contrasto alla criminalità. In particolare, vorrei centrare l’attenzione sulla città di Latina, che da un punto di vista del fenomeno criminale rappresenta una realtà meno conosciuta, sebbene negli ultimi anni sia stato acceso un faro, un’attenzione che ha portato risultati sul piano anche di provvedimenti definitivi a livello giurisdizionale. In questa città opera il clan Ciarelli Di Silvio, collegato anche per legami di parentela ai Casamonica a Roma. Rispetto anche alla mancata infiltrazione dei casalesi a Latina, va detto che questo clan ha poi raggiunto un accordo con i casalesi, e quindi opera anche per conto loro nella realtà di Latina. Si tratta di un clan che ha una forza particolare, stimata in mille adepti, quindi sostanzialmente una capacità anche di controllo e presenza sul territorio molto forte. Questo clan nel corso degli ultimi vent’anni ha avuto una crescita esponenziale. Accanto alle attività classiche che ha sempre svolto, di usura, racket, spaccio di stupefacenti e così via, ha visto aumentare in maniera esponenziale la propria presenza e infiltrazione sul territorio anche attraverso l’acquisizione di molti esercizi commerciali e aziende. C’è stata una sua crescita anche da un punto di vista «politico». Nel senso che, proprio per questa massa enorme di cui dispone, il clan è risultato avere grande facilità di accesso presso alcune istituzioni, come il comune di Latina, ad esempio per tutta la vicenda relativa alla gestione degli alloggi di case popolari o di sussidi ed emolumenti erogati a decine e decine, se non centinaia, di esponenti di questo clan sotto forma di aiuti

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economici perché giudicati in condizioni disagiate. C’è stata anche l’occupazione indisturbata di vaste aree e terreni comunali, che hanno utilizzato come fossero proprio terreni per loro attività, fino addirittura all’emersione di rapporti con la società di calcio e di vicende legate allo stadio per questioni urbanistiche. Vorrei chiederle, prefetto, la sua valutazione su come questo fenomeno possa essere riuscito a crescere in maniera sempre più forte. C’è stata, secondo lei, una sottovalutazione o addirittura possiamo parlare anche di copertura di questa capacità di crescita? Vorrei anche chiederle, relativamente alla facilità di movimento che ha su tutto il territorio comunale sul piano economico, ma anche alla facilità di rapporti nelle istituzioni per le vicende che stanno emergendo e che ho prima citato, come giudica i rapporti di questo clan con il livello politico. Vorrei citare ancora una vicenda, come quella di un’interrogazione apparsa e poi ritirata dal deputato Maietta contro il questore di Latina sulla vicenda stadio: può essersi configurato, secondo lei, un atto intimidatorio proprio nella fase più calda di azione di contrasto delle forze di polizia, del prefetto, degli organi dello Stato, che hanno indubbiamente operato in questi due anni un salto di qualità nell’azione di contrasto? Un’ultima domanda è relativa alla questione dei lavoratori immigrati nel settore agricolo: lei definirebbe questa situazione di fenomeno diffuso di lavoro nero o possiamo, invece, configurarla ancora di più come una vicenda di sfruttamento/schiavitù di lavoratori che nella nostra provincia vengono impiegati in questo settore?

ROSARIA CAPACCHIONE. Vorrei proseguire su quanto anticipato dal collega Moscardelli. Mi è sembrato da tutta la relazione che ci fosse molto sullo sfondo, per dire forse anche un po’ ignorato, il ruolo della politica in combutta con le varie organizzazioni criminali che operano sul territorio, a partire

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dal basso Lazio, cui ha fatto riferimento, quindi con l’infiltrazione della famiglia Bardellino, lì da venticinque anni, con il controllo sull’amministrazione comunale, con il clan Moccia, con il clan Mallardo, con la famiglia Bidognetti, che opera sempre nel basso Lazio, col gruppo Zagaria, che opera nella zona di Castelforte andando verso Cassino, via via fino alla città capoluogo. Poi c’è Fondi, il mercato ortofrutticolo. Fondi è stata al centro di una grossa polemica nella passata legislatura proprio su una relazione di un suo collega che aveva chiesto lo scioglimento di quell’amministrazione comunale. Mi sembra dalla sua relazione che tutto questo sia sparito nel nulla. Non c’è più nulla di attuale, a suo giudizio, o invece questi rapporti con la politica permangono e persistono? E quali sono i rapporti, per esempio, se sono stati documentati, tra la famiglia Ciarelli Di Silvio e uomini dell’amministrazione comunale del capoluogo?

CLAUDIO FAVA. Prefetto, la collega ha già anticipato la mia domanda. La mia domanda è una battuta ed è sulla capacità di condizionamento oggi delle organizzazioni criminali nei confronti della politica, la capacità concreta, non astratta. Fondi non fu sciolta perché si dimise il consiglio comunale all’ultimo momento utile, abbiamo un’inchiesta a Formia per voto di scambio, Latina viene considerata un hub delle mafie. La sensazione è che non si limitino soltanto a un controllo criminale del territorio, ma che questo controllo sociale abbia a che fare anche con la politica e con la capacità di forte, diretto condizionamento dell’attività dell’amministrazione. Vorremmo sapere se lei avverte questo rischio e ha qualcosa, anche eventualmente in segreta, da poterci dire.

FRANCESCO D’UVA. Vorrei ricollegarmi a un’audizione che abbiamo svolto della DDA di Roma. In particolare, l’aggiunto

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Prestipino ci parlò di un problema relativo alle intercettazioni nel territorio di Latina. Non so se la presidente ha memoria di questa vicenda in cui c’erano queste intercettazioni che dovevano essere secretate ed erano in mano a soggetti esterni, persone che evidentemente avevano contatti con la ditta esterna che esegue le intercettazioni. A seguito di quell’audizione, di quella notizia stampa – non era secretata e avevamo fatto anche delle dichiarazioni al riguardo – è stato fatto qualcosa? È possibile fare qualcosa per evitare che intercettazioni delicate possano finire nelle mani di estranei, soggetti esterni alla società di intercettazioni stessa? Si è fatto ordine o è possibile farlo in questo campo? Riguardo al comune di Sperlonga, mi risulta che il sindaco sia stato rimosso, se non sbaglio, in base alla legge Severino e che consiglieri comunali abbiano subìto minacce e intimidazioni: qual è la situazione a Sperlonga? È il caso di indagare ulteriormente su questa realtà? Anche se una commissione d’accesso forse è un po’ forte, la prefettura ha valutato qualcosa al riguardo? Lo stesso vale per il comune di Formia. Mi risulta ci sia appunto il processo «sistema Formia»: al di là del lavoro dell’autorità giudiziaria, la prefettura può fare qualcosa per mettere al riguardo? È stata già posta la domanda sul basso Lazio, in generale è già stato detto. Secondo notizie di stampa ho anche sentito parlare di lobby deviata: è possibile qualche chiarimento riguardo i legami tra criminalità organizzata e politica? Ancora, nel luglio 2015 i carabinieri, su disposizione della procura di Latina, sequestravano una lottizzazione abusiva effettuata da società di Marcianise e Parete. Considerata la pressione della camorra in provincia di Latina, dietro la vicenda della lottizzazione vi sono interessi della criminalità organizzata?

PIER LUIGI FALONI, Prefetto di Latina. Lottizzazioni dove?

FRANCESCO D’UVA. A Sperlonga.

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LUIGI GAETTI. Vorrei tornare un po’ sul rapporto con la città di Latina, nel senso di quest’intreccio tra la politica e alcune associazioni criminali. Vorrei anche chiedere come si comporta la società civile. Sappiamo che lì c’è stato un grosso problema nell’ambito del tribunale con arresti, che ha coinvolto anche numerosi professionisti, sia commercialisti sia architetti per la valutazione. Questo ha comportato il fallimento di molte società, soprattutto quelle capitalizzate, per cui sono state vendute poi probabilmente a gruppi di persone che si sono arricchite in maniera indebita. Su questo ho avuto numerose segnalazioni. È strano, peraltro, che nonostante si sia evidenziata questo criticità, le vendite per incanto stiano andando avanti, e queste sono persone che chiaramente sono state truffate da una sistema che, oltretutto, purtroppo è un’istituzione. Queste persone sono state vittime due volte, per mano sia di professionisti corrotti sia dell’istituzione, che non è stata in grado di tutelarle: è stato fatto qualcosa? Queste persone sono state aiutate? Si sta cercando di porre rimedio? Soprattutto, in relazione ai professionisti, si è svolta un’attività nei confronti degli ordini per sensibilizzarli, per spiegare al meglio queste criticità?

DAVIDE MATTIELLO. Prefetto, ha fatto riferimento al gruppo di lavoro permanente dedicato ai lavoratori immigrati, allo sportello aperto se non ho capito male un anno fa, nel maggio 2015, lo sportello che avrebbe dovuto favorire le denunce. Parlando della task force ha parlato dello sportello aperto presso la questura. Se ho sentito male, però, ha detto che a oggi non è arrivata alcuna denuncia. Vorrei chiederle una valutazione di questo dato negativo. Che cosa significa, che la modalità di funzionamento dello sportello non è adeguata o che un certo allarme rispetto alla situazione è stato in realtà una sopravvalutazione?

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PRESIDENTE. Ho una domanda anch’io, che riguarda in particolare Ciarelli, che dovrebbe essere agli arresti domiciliari a Venafro, in Molise, nonostante sia stato condannato a vent’anni per reati di associazione mafiosa.

PIER LUIGI FALONI, Prefetto di Latina. A noi risulta ancora agli arresti domiciliari a Rieti.

PRESIDENTE. Va bene. Do la parola al prefetto per la replica.

PIER LUIGI FALONI, Prefetto di Latina. L’attenzione viene rivolta, se è possibile riunire un po’ gli argomenti, sui rapporti tra criminalità e politica. Io sono lì da un anno e vedo nella realtà del comune di Latina una provincia nella quale sono vissute insieme sin da piccole persone che oggi condividono professionalità e atteggiamenti diversi. Molte di queste persone sono andate a scuola insieme e hanno convissuto sulla stessa realtà insieme. Alcuni sono andati sulla retta via, altri non sono andati sulla retta via. Questo non vuol dire che chi continua ad avere rapporti con uno che ha avuto nella sua attività un momento di défaillance o ce l’ha ancora. Nel momento in cui è libera, una persona onesta che frequenta o prende un caffè con un delinquente non deve essere delinquente anche lei. Questa premessa è per dire che un prefetto deve essere attento alla realtà che vive e nel contempo considerare quello che vede come il presupposto che poi lo fa agire nella sua azione quotidiana. Io sono da un anno a Latina e quello che mi preme sottolineare è che la percezione di sicurezza è cambiata, perlomeno così mi si dice, e forse l’ha confermato il senatore Moscardelli nella sua domanda. In prefettura abbiamo aperto le porte e abbiamo ricevuto tutti coloro che volessero essere assieme alle istituzioni utilizzando come metro di comportamento

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esclusivamente la legalità e il rispetto delle regole. Non mi sono dimenticato dei politici nella relazione. Prima di leggere la relazione ho premesso quattro righe dicendo che la mia analisi era esclusivamente fatta sulle evidenze info-operative delle forze di polizia e dei risultati di sentenze della magistratura, definite o in corso di definizione. Attualmente, quindi, ci sono procedimenti in atto importanti. Come ha evidenziato il senatore Moscardelli, le indicazioni della possibilità che ci sia un momento di congiunzione relativamente a quanto poc’anzi affermavate sono sotto esame della magistratura. Io posso dire quello che le carte mi dicono o con le sensazioni che percepisco indirizzare la mia azione di prevenzione e controllo. Il prefetto non svolge l’attività di repressione del magistrato. Io devo prevenire e controllare. In un anno di attività la prevenzione e il controllo su questo territorio c’è stata, perché c’è stato un decremento di tutti i reati. Non solo, ma c’è una percezione di sicurezza nella città maggiore di prima. Non solo, si sono aperti più procedimenti di prima. Non solo, si sono rotte situazioni che sembravano impossibili da toccare. Lo abbiamo fatto attraverso una riunione continua con le forze di polizia. Con i magistrati il mio rapporto è quello che, se mi chiamano e mi chiedono quello che so, io riferisco, ma la magistratura è un organo che agisce autonomamente, dando poi a uno la determinazione di imputato o testimone o altro. È palese che nella provincia di Latina, dal nord al sud, sono presenti organizzazioni criminali o nella loro struttura o tramite persone a esse affiliate o collegate, che sono nel territorio pontino magari per un solo affare. Ad esempio, i Crupi hanno commercializzato 370 tonnellate di cioccolato. Si parlava di droga, ma ci sono anche altre situazioni. La corruzione c’è anche a Latina. Adesso bisogna dimostrarla attraverso il procedimento, che conosciamo, democratico di un processo. Questa

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relazione è stata fatta sulle cose che adesso sono certe nelle carte. Se avessi dovuto parlare di tutti i procedimenti, la relazione non sarebbe stata di venti pagine, ma di molte di più. Quello che mi interessa dirvi in questo momento– non so se sono stato compiuto nella mia risposta – è che stiamo lavorando, stiamo lavorando bene, senza mettere da parte nessuna attenzione. Da qui, però, a chiedere a un prefetto notizie che debbono essere chieste a un tribunale, per esempio che cosa si sta facendo sulla successione di Lollo. Questo non attiene a un prefetto, ma a un tribunale. Perché non è stato cambiato il magistrato e non è stato messo un altro magistrato? Se vuole, posso chiederlo e riferire, ma non posso conoscere le determinazioni di un altro organo istituzionale. Io rispondo per la mia attività. Sono d’accordo con lei, quindi, onorevole, condivido, ma…

CLAUDIO FAVA. Io non le chiedo di condividere, ma solo di rispondere. La mia domanda non è se siano in corso indagini. Ci sono, lo sappiamo, e gli atti giudiziari sono nella nostra disponibilità come nella sua. Le chiedevo una cosa diversa, e cioè una valutazione dal suo punto di vista, un punto di vista che utilizza evidenze giudiziarie, ma anche evidenze sociali d’altro tipo. Dal suo punto di vista, il rischio, come è accaduto in passato, che ci sia un condizionamento di alcune amministrazioni del territorio di Latina, è attuale o no? Non è un fatto giudiziario, ma la valutazione del prefetto di Latina.

PIER LUIGI FALONI, Prefetto di Latina. La valutazione è che attualmente le forze di polizia sono ben attente a evidenziare i fatti di questo genere.

FRANCESCO D’UVA. (fuori microfono) Quanto a Sperlonga e alle intercettazioni?

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PIER LUIGI FALONI, Prefetto di Latina. Delle intercettazioni, mi scusi, non sono a conoscenza, quindi non posso risponderle su cose che non conosco. Per quanto riguarda Sperlonga, c’è stato da parte del Corpo forestale dello Stato un sequestro non indifferente. È un procedimento in itinere. C’è un secondo sequestro anche da parte dei Carabinieri, ancora in itinere, che ha visto una grossissima lottizzazione. Vi è, quindi, certezza di questo.

DAVIDE MATTIELLO. (fuori microfono) Sulle denunce che mancano…

PIER LUIGI FALONI, Prefetto di Latina. Questo è importante. Specialmente in questi giorni è evidenziata, come avete visto su tutti i giornali, la situazione dei sikh. Dalle analisi investigative attualmente non si evidenzia per noi uno sfruttamento in schiavitù, ma un’irregolarità nella contrattualistica e per il lavoro nero. Questo è sicuramente importante. Tutte le autorità coinvolte nell’investigazione hanno trovato persone senza permessi o che hanno permessi di soggiorno ma che sono sfruttate. Sotto quest’aspetto, devo rassicurarla che stanno procedendo. Dall’altra parte – purtroppo, questo è un dato di fatto – a noi denunce effettive non sono state mai presentate. Io stesso ho chiamato in prefettura i rappresentanti datoriali, ai quali ho chiesto cortesemente, atteso che le denunce sarebbero nei confronti di chi in questo caso è imprenditore, e quindi responsabile di un’azienda, di essere parte attiva nella denuncia o perlomeno a farci conoscere posizioni di irregolarità, anche nel loro interesse.

PRESIDENTE. Ringraziamo il prefetto.

Dichiaro conclusa l’audizione.

La seduta termina alle 15.50.

ECCO L’ARIA CHE TIRA IN PROVINCIA DI LATINA SUL VERSANTE DELLA LOTTA ALLE MAFIE

 

michele-prestipinoMichele Prestipino, procuratore aggiunto a Roma e titolare dell’inchiesta “Mafia capitale”, ha raccontato in Commissione antimafia un episodio al limite dell’incredibile che riguarda Latina.

In seguito a una banale denuncia un uomo è stato perquisito a Roma. Il soggetto indossava un giubbotto antiproiettile, sotto al quale nascondeva una chiavetta usb contenente un decreto del Gip di autorizzazione per effettuare alcune intercettazioni nell’ambito di un’inchiesta sulla mafia.

L’uomo aveva addirittura i primi brogliacci di un’attività investigativa ancora in corso, iniziata da poco e affidata alla DDA di Roma. Aveva anche un finto tesserino del Mossad e di un’azienda inglese che si occupa di intercettazioni telefoniche. Dagli approfondimenti è emerso anche di peggio: questa persona lavorava per una ditta che si occupava di moltissime intercettazioni telefoniche nella zona di Latina. Una sorta di subappalto che coinvolge evidentemente persone non integre, né affidabili.

Un caso gravissimo che, secondo Prestipino, non è assolutamente isolato, tanto che è possibile ipotizzare che molte intercettazioni vengano – dopo alcuni giorni – in qualche modo sottoposte ai diretti interessati, vanificandone l’utilità.

L’Associazione Caponnetto……………….

GIORNALISTI D’INCHIESTA E DI PRIMA LINEA,EX MAGISTRATI DI GRIDO E CHE HANNO FATTO PARLARE IL PAESE,PARLAMENTARI IN CARICA ,PRINCIPI DEL FORO,APPARTENENTI ALLE FORZE DELL’ORDINE,PERSONE TUTTE DI LARGA ESPERIENZA E DI PROVATE CAPACITA’ E MORALITA’..
IL NERBO,QUESTO,IL CERVELLO E LE BRACCIA DI UN’ASSOCIAZIONE ,COME LA CAPONNETTO, CHE HA SAPUTO GUADAGNARSI IN 15 ANNI DI LOTTE E SACRIFICI IL RISPETTO,LA STIMA,L’APPREZZAMENTO DI MOLTI ED ANCHE IL TIMORE DA PARTE DI ALTRI.I
IL TOP DELLA QUALITA’. “ALTRO” ED “ALTO”.
QUEL QUID DI REQUISITI E DI MERITI CHE L’HA MESSA AL SICURO DA PAROLAI,GAGLIOFFI,AFFARISTI E NULLAFACENTI.
UNA SELEZIONE NATURALE CHE SCHIUDE LE PORTE IN DIREZIONE DI SEMPRE MAGGIORI SUCCESSI NELLA LOTTA AI CORROTTI,AI LADRI ED AI MAFIOSI.
GENTE CHE CONTA E SA CONTARE E,SOPRATTUTTO,COMBATTE,HA SEMPRE COMBATTUTO E SA COMBATTERE .
E CHE TI FA SENTIRE ORGOGLIOSO DI AVERLA CON TE!
L’ORGOGLIO DI UN’APPARTENZA CHE TI FA SENTIRE UNA PERSONA NON INUTILE!!!!!!

.In provincia di Latina e nel Basso Lazio bisogna cambiare passo

INTENDIAMO A TUTTI I COSTI  LIBERARE LA PROVINCIA DI LATINA ED IL BASSO LAZIO DA QUELLA CAPPA CHE  LI HA  RIDOTTI  AD ESSERE  LA…………” PROVINCIA DI CASALE” !!!!!!!!!!!

 

 

Il Questore di Latina ,dopo il Prefetto,  é stato convocato in audizione per martedì prossimo dalla Commissione Parlamentare Antimafia per riferire sulla situazione  esistente nel territorio  pontino da  molti considerato come la “provincia di Casale” per la presenza massiccia e radicata della camorra,della ndrangheta e delle altre organizzazioni criminali.

E’  inutile  ripetere che  il territorio pontino si trova  al confine con  quello della Capitale  ed é,pertanto,considerato una porta di accesso dal sud a questo.

E’ anche inutile ripetere che  ormai il Lazio intero è  considerato dalle mafie  e consorterie criminali varie  ,per il fatto stesso che ha la Capitale del Paese, come l’area più sensibile ,interessante ed appetibile dal punto di vista strategico dell’Italia.

Le mafie,diceva qualche cervello pensante,vanno combattute a Roma,più che a Palermo.Reggio Calabria,Napoli o Bari,dove stanno gli esecutori,le seconde ,terze,quarte file ,ma non le menti,coloro che impartiscono le direttive.

A Roma si fanno le leggi,a Roma ci sono i centri nevralgici del potere.

Noi non ce l’abbiamo con il Questore De Matteis,stia tranquillo,perché egli é andato da poco in provincia di Latina e sarebbe quindi ingiusto  addossargli responsabilità che sono  di altri.

Di tutti coloro ,Procuratori,Prefetti,Questori,Comandanti provinciali,ma soprattutto parlamentari ed esponenti politici di tutti i colori,siano di destra come di sinistra,che sono stati “distratti”,che hanno fatto il gioco delle scimmiette del “non vedo,non sento,non parlo”,che,grazie anche ad un tessuto  sociale  economico  e politico che in  parte é vile,omertoso e forse anche oggettivamente  colluso come dimostrano  le inchieste giudiziarie finora fatte  come la “Formia Connection”,le “Damasco” ecc,sono i veri responsabili della situazione  creatasi.

Noi non siamo,anche  per rispetto del nome che portiamo e del senso dello Stato di diritto  di cui siamo portatori e strenui difensori  ,dei denigratori di professione e non é nostro costume andare in televisione  per parlare male,ripetendo luoghi comuni,delle istituzioni.

Noi rifuggiamo dalle sceneggiate e ci piace,invece,andare in silenzio dritti al cuore dei problemi.

In provincia di Latina,come nell’intero Basso Lazio,anche se si é in ritardo,bisogna fare del tutto per rimuovere quella  rete  di interessi  che  sta all’origine di ogni situazione.

Qualcuno,non ricordiamo chi, ha parlato  di “cupole”; noi non vogliamo arrivare a questo.

A noi non interessano le polemiche perché ,al contrario,ci piacciono i fatti,le azioni,i piani di intervento,i programmi di azione e non le chiacchiere.

E sono questi che chiediamo fortissimamente  al Dr.De Mattei e a tutti i vertici istituzionali pontini.

Da parte nostra stiamo facendo in silenzio,come é d’obbligo in materie delicate e complesse  del genere soprattutto,il nostro dovere ,muovendoci in tutte le direzioni ed a tutti i livelli.

E ancor  più  lo faremo nei prossimi giorni e nelle prossime settimane.

Ma pretendiamo – e ci si passi il termine che non vuole  rappresentare  offesa per chicchessia – che tutti gli altri,a cominciare  dai vertici istituzionali locali,facciano altrettanto.

In provincia di Latina e nel Basso Lazio bisogna cambiare passo perché non c’é più tempo da perdere !!!!!!!!!

A Latina camorra,ndrangheta,mafie nazionali ed internazionali ed anche ……………………tanti “impresentabili”.Alla questione criminale si somma quella morale……………………………..

LA “QUESTIONE MORALE” PESA  SULLA SITUAZIONE  PONTINA  COME E FORSE PIU’ DELLA  “QUESTIONE CRIMINALE “.UNA SELVA DI ………………”IMPRESENTABILI”

 

Un clima  torbido che rende più cupa ed agghiacciante  la situazione esistente in provincia di Latina.

Alla “questione criminale” che vede  gente dai rapidi,sospetti   arricchimenti,con milioni di euro  di  provenienza  dubbia,si somma quella “morale”  che vede  una sfilza di candidati alle elezioni imminenti condannati per vari reati o,comunque,inquisiti ,dei quali bisognerebbe verificare patrimoni,ruoli ed obiettivi.

Cosa che non si è fatta  e nemmeno  si fa.

E’ ,questo,il problema che  inquieta piu’ di tutti gli altri perché non si riesce ad accertarne la causa.

Non si riesce ,per essere più chiari,a capire il “perché” di tutto ciò,il perché  si fa  carta straccia di leggi e carte etiche che impedirebbero a chi é stato condannato o che,comunque,é sotto i riflettori giudiziari o investigativi di candidarsi al governo della cosa pubblica.

Ma in provincia di Latina,la legalità é,come sosteneva anche un ex Presidente del TAR,………..”un optional”.

Fino a quando  ancora ?????????????……………………..

La DENUNCIA,lo strumento fondamentale per combattere le mafie e la corruzione

LA DENUNCIA,AMICI  ED AMICHE,LA DENUNCIA !!!!!!!

 

In uno Stato di diritto  chi non denuncia non ha diritto a lamentarsi.

Deve solo tacere perché non contribuisce affatto a migliorare le cose,a far applicare la legge.

Non ha diritto a definirsi “cittadino”.

Di fronte  alle prepotenze,al malaffare,alla violazione dei diritti  e dei doveri,alle ingiustizie e alle mafie ,é necessario DENUNCIARE e pretendere  GIUSTIZIA.

La DENUNCIA  contro CHIUNQUE   violi le leggi  va vista come  lo strumento formidabile  messo a disposizione del cittadino  dall’ordinamento dello Stato di diritto ,qual’é il nostro,per ottenere  GIUSTIZIA, per sè e per la collettività.

Un giorno lontano chi scrive si sentì domandare,durante un processo contro alcuni amministratori pubblici di un Comune  importante,dal Presidente della Corte:

“Perché ha denunciato?”.

“Perché  sono un cittadino amante della Giustizia,Presidente”,fu la sua risposta.

E ad un collega consigliere che lo rimproverava durante una seduta consiliare molto accesa di ………”fare politica usando  le carte bollate”,gli rispose :

“Quando la politica scade a livello di malaffare,non é più  politica,ma delinquenza e la delinquenza va combattuta con le manette”.

Questo capitava tantissimi anni fa,decine di anni fa ,quando  la politica ,salvo alcuni ,episodici fatti di corruzione,era impregnata dei valori della Resistenza e della Costituzione varata appena  da qualche decennio.

Capitava,cioé,moltissimi anni  prima  di “Mani Pulite” ,dello “scandalo dei  palazzi d’oro degli enti previdenziali”( del quale  sempre chi scrive può vantarsi di esserne uno dei promotori ) e delle tante altre nefandezze  e porcherie che infangano  il nome  dell’Italia nel mondo intero.

Capitava,insomma,quando  di mafia parlavano solamente gli studiosi  , gli storici . i sociologi e gli economisti . non i cittadini che appena ne conoscevano  il nome.

Oggi che,invece,mafie , corruzione ed ingiustizie sono diventate  gli elementi principali del nostro vivere quotidiano ,gli elementi di cui  ognuno di noi , in un modo o nell’altro ,è vittima,ancor più di prima si rende necessaria la DENUNCIA.

Chi non denuncia  non  contribuisce a difendere lo Stato di diritto,non onora  i nostri genitori e i nostri nonni che hanno versato il loro sangue per  crearlo e,soprattutto,non fa nemmeno gli interessi  dei propri figli  e dei propri   nipoti  ai quali stiamo lasciando una società criminale .

Le audizioni della Commissione Parlamentare Antimafia sulla situazione nel Lazio.E’ allarme generale.Particolarmente infiltrate dalle mafie Roma,Ostia ,il litorale laziale e la provincia di Latina.Bisogna accendere i riflettori al massimo individuando e rimuovendo le criticità.Avanti con indagini più efficaci in Provincia di Latina.

Premessa. La Commissione antimafia ha avviato un ciclo di audizioni per approfondire gli aspetti relativi alle indagini sulla presenza di organizzazioni criminali di tipo mafioso a Roma e nel Lazio: a tal fine sono stati innanzitutto ascoltati la procura del tribunale di Roma (sedute dell’11 dicembre 2014 e del 1° luglio 2015), il prefetto di Roma capitale in carica (seduta dell’11 dicembre 2014), nonché il sindaco di Roma capitale (seduta del 17 dicembre 2014). Successivamente si è svolta l’audizione dell’ex sindaco di Roma (seduta del 15 aprile 2015), del presidente della Legacoop nazionale (seduta del 22 aprile 2015), del presidente della commissione di accesso per Roma capitale (seduta segreta del 12 maggio 2015) e del nuovo prefetto di Roma (sedute del 5 agosto 2015 e del 26 gennaio 2016). Il tema della rappresentazione da parte degli organi di informazione – ed in particolare del servizio pubblico – delle vicende legate a Mafia capitale è stato affrontato nella seduta del 23 settembre 2015 in occasione dell’audizione del Direttore generale di Rai 1. Il 19 novembre 2015 è stato audito l’ex assessore alla legalità. Il 3 dicembre 2015 sono stati poi ascoltati, in seduta segreta, i componenti della Commissione di accesso presso Roma Capitale. Nella seduta del 14 dicembre 2015 sono stati auditi rappresentanti del Sindacato Italiano Balneari Lazio e delle associazioni Volare e Libera. Il 9 febbraio 2016 è stato ascoltato il presidente del VI Municipio di Roma Capitale, mentre il 17 febbraio 2016 e l’8 marzo 2016 l’on. Matteo Orfini ed il prof. Fabrizio Barca. Il 1° marzo 2016 è stato ascoltato il Commissario straordinario per la gestione di Roma Capitale. L’8 marzo 2016 è stato audito in seduta segreta il presidente della commissione di accesso per il comune di Sacrofano, mentre il 9 marzo 2016 il Presidente commissione straordinaria per la gestione del Municipio X (seduta in parte segretata); il Presidente della Regione Lazio è stato ascoltato nella seduta del 22 marzo 2016. Il 4 maggio 2016 si è svolta l’audizione del Prefetto di Latina. Qui di seguito sono sintetizzati alcuni dei temi trattati sulla base degli stenografici  pubblicati.

Le caratteristiche dell’organizzazione mafia criminale a Roma. Il procuratore della repubblica analizza la situazione di Roma capitale, nella quale opera una pluralità di organizzazioni di tipo mafioso, sia legate alla mafia “tradizionale” sia “autoctone”, come evidenziato anche da precedenti indagini nel Municipio di Ostia, dove il modello di organizzazione criminale si fonda sul controllo sociale e del territorio e su ripetuti atti di violenza (danneggiamenti, incendi, usura, aggressioni etc). Il prefetto di Roma Posteraro sottolinea in particolare gli ingenti investimenti nel comparto commerciale, immobiliare e finanziario effettuati negli anni passati dalle diverse organizzazioni criminali: una forte presenza nella realtà economica locale, confermata anche dall’elevatissimo numero di sequestri disposto dall’autorità giudiziaria e dalle numerose interdittive antimafia disposte negli anni 2013-2014 nei settori rifiuti, edilizio, vigilanza, giochi, ristorazione, immobiliare, movimento terra, urbanizzazione e bonifica ambientale.

L’indagine “Mafia capitale” ha portato alla luce un’organizzazione composta da romani e da persone del centro Italia, senza un collegamento stretto con le altre mafie classiche e con caratteristiche originali rispetto ad esse. Il procuratore si sofferma in particolare sull’applicabilità dell’art. 416 bis c.p., che non prevede necessariamente  il controllo del territorio, né un numero elevato di affiliati, né una quotidiana e continua manifestazione di atti di violenza: quest’ultima peraltro è in forte diminuzione anche in Sicilia e Calabria, in ragione del fatto che non è indispensabile ricorrere all’uso della forza, perché può essere sufficiente far sapere che l’organizzazione criminale ricorrerà ad essa se necessario; inoltre l’assenza di delitti eclatanti consente di ridurre l’attenzione da parte delle forze dell’ordine, della magistratura, dei mass media e dell’opinione pubblica.

Nel caso in esame risulta utilizzato il metodo mafioso, cioè il ricorso alla violenza e alla corruzione per creare assoggettamento, intimidazione, omertà, per il raggiungimento dei fini (leciti ed illeciti) dell’organizzazione. Tutto questo in assenza di un territorio specifico oggetto di controllo, come avviene in altre città come Palermo, Reggio Calabria o Napoli, dove si registra invece un controllo ferreo e totalizzante su tutto il territorio, che può arrivare in certe zone fino all’autorizzazione dell’apertura di un esercizio commerciale.

Le indagini hanno evidenziato la forte capacità di influenza sull’amministrazione comunale e sulle società che fanno capo ad essa, che si realizza nel corso del tempo sia tramite figure amministrative di vertice (cui è stato contestato anche il reato del 416 bis) in grado di lavorare nell’interesse dell’organizzazione, sia attraverso rapporti consolidati con la macchina amministrativa di Roma Capitale: una complessa rete di relazioni volta ad ottenere vantaggi per le attività economiche svolte dall’organizzazione, capace di imporre alcune nomine oppure di ostacolare la nomina di funzionari poco graditi.

A questo si aggiungono i rapporti con il mondo dell’imprenditoria, cui le organizzazioni criminali offrono la loro “protezione” per poter svolgere la loro attività economica senza “problemi”, secondo gli stessi schemi collaudati della mafia siciliana o calabrese. Ed infine i rapporti con altri gruppi malavitosi, come ad esempio con l’ndrangheta, al fine di ottenere vantaggi reciproci non soltanto in sede locale ma anche in altre aree del territorio nazionale.

Viene sottolineato che l’impostazione della procura è stata confermata anche dalla Corte di Cassazione, con le sentenze del 10 aprile scorso, in particolare per quel che concerne  la contestazione dei reati di cui all’articolo 416-bis del codice penale ed il sodalizio instaurato tra il gruppo di Carminati e quello di Buzzi al fine di utilizzare le capacità di intimidazione già sperimentata nei settori tradizionali dell’estorsione e dell’usura per insediarsi ancor di più nei gangli dell’amministrazione comunale e condizionarne la gestione degli appalti. E se con la giunta guidata da Gianni Alemanno si registra l’esplosione del fatturato delle cooperative di Buzzi e la nomina di alcune persone espressione o comunque gradite all’associazione mafiosa, con la Giunta Marino non ci sono più i contatti con i livelli più alti e si realizza un cambio dei vertici delle società partecipate, ma rimane inalterata la capacità da parte di Buzzi di ottenere un trattamento privilegiato da parte della burocrazia comunale anche attraverso la nomina di persone vicine all’organizzazione o la rimozione di dirigenti ritenuti un ostacolo per l’ulteriore espansione dell’organizzazione medesima.

Per quanto riguarda la Regione Lazio, finora la vicenda più rilevante riguarda l’attività di turbativa d’asta per la gara per l’aggiudicazione dei servizi relativi al centro unico di prenotazione (CUP), per un valore complessivo di circa 60 milioni di euro. Con riferimento ai centri di accoglienza per i migranti, non sono emersi illeciti penalmente rilevanti a carico di funzionari del Ministero dell’interno e delle prefetture.

Sono in corso ulteriori accertamenti su altri filoni di indagine (riguardanti ad esempio l’Atac e la metro C) per accertare eventuali responsabilità penali.

L’audizione del nuovo prefetto Gabrielli è servita a fornire un quadro aggiornato della presenza delle diverse organizzazioni criminali – italiane e straniere – a Roma e nell’hinterland (in un contesto di grave crisi economica e di disagio sociale) sia nelle attività illecite (traffico di droga, tratta delle persone, gestione dei rifiuti, contraffazione, estorsione, scommesse clandestine, riciclaggio) sia nell’economia legale e delle alleanze con i gruppi delinquenziali locali nonchè dei più recenti interventi adottati anche sul piano delle misure di prevenzione patrimoniale.

Il radicamento delle organizzazioni criminali ad Ostia. L’audizione dell’ex assessore alla legalità di Roma, che per un periodo ha ricevuto la delega al X municipio (in seguito alle dimissioni dell’ex presidente Tassone) è servita ad approfondire le dinamiche della presenza delle organizzazioni criminali sul litorale, fenomeno già emerso dalle precedenti indagini giudiziarie, con i collegamenti di una famiglia mafiosa di Ostia, i Triassi, alla famiglia Brancaccio.

In base ad una delibera della Giunta Alemanno, ad Ostia le concessioni sul litorale e sul verde venivano gestite direttamente dal X municipio, in particolare dall’ufficio UOAL (unità organizzativa ambientale e litorale); dalle verifiche effettuate sono emerse gravi illegalità e la quasi totale mancanza di rispetto delle regole, oltre a una serie di fatti inquietanti come incendi e intimidazioni subite da alcuni nuovi dirigenti del municipio. Su 71 concessioni balneari, la maggior parte di queste erano irregolari: e le domande di condono edilizio giacevano da tantissimo tempo assieme a tute le altre pratiche senza essere istruite; se avesse potuto continuare nel suo incarico, si sarebbe giunti sicuramente alla revoca o alla decadenza per gravi violazione nel rilascio delle stesse. L’ex assessore riferisce in particolare delle finte procedure negoziate per l’affidamento delle concessioni balneari a Castel Porziano: tra queste ditte, una era inesistente, altre non avevano i requisiti e una sola di queste era legata alla nota cooperativa 29 giugno. Si sofferma poi sul fenomeno delle “concessioni francobollo” di pezzi di spiaggia: l’amministrazione concede solo un “francobollo” di terra, una piattaforma di venti metri per posizionare un chiosco per la vendita di bevande: tali concessioni sono diventate, in molti casi, dei veri e propri stabilimenti balneari. Tra questa tipologia di concessioni troviamo il chiosco “Hakuna Matata”, di proprietà di Balini, ma sub-concesso a Cleto Di Maria, soggetto che era stato arrestato in Brasile perché trovato a bordo di una nave che trasportava 300 chili di cocaina.

Il livello dei controlli è fallito sotto ogni punto di vista e, soprattutto, è fallito il controllo politico sulla gestione amministrativa: lo spessore degli affari era troppo elevato per essere gestito da un municipio come Ostia. Il Presidente Bindi, assieme ad altri membri della Commissione, si augura che il lavoro avviato dall’ex assessore alla legalità non si disperda ma costituisca una solida base per il lavoro dei prefetti Tronca e Vulpiani.

L’audizione dell’on.le Orfini dell’8 marzo è stata l’occasione anche di approfondire le modalità attraverso le quali si è giunti alla decisione di superare la giunta Tassone e le difficoltà incontrate nel mettere in pratica alcune misure per contrastare situazioni di manifesta illegalità.

L’audizione del 9 marzo 2016 si è incentrata sull’attività di verifica svolta in questi mesi dalla commissione straordinaria per la gestione del X Municipio della situazione del litorale di Ostia, ivi inclusa la spiaggia libera di Capocotta, caratterizzata da un numero elevatissimo di abusi ed irregolarità, sia per quanto riguarda le concessioni che i manufatti realizzati; i commissari hanno riferito sui problemi incontrati per la realizzazione di tutti gli interventi di ripristino della legalità e sui tempi necessari per portare a compimento il piano di demolizione dei manufatti abusivi e di riqualificazione del litorale.

Su alcuni interventi di natura normativa. Il procuratore della Repubblica sottolinea nel corso dell’audizione sul fatto che il nostro ordinamento mette già a disposizione della magistratura strumenti molto incisivi per contrastare le vecchie e nuove organizzazioni mafiose, ad esempio per quanto riguarda il sequestro dei beni. Peraltro appaiono opportuni alcuni interventi di tipo legislativo, a partire dalla introduzione di una qualche forma di sistema premiale anche nei casi di corruzione, proprio sulla base dei positivi risultati ottenuti tramite tale strumento nella lotta alle mafie; e va posta particolare attenzione anche alla disciplina sulle misure cautelari, in corso d’esame da parte delle Camere. Il procuratore sollecita infine una riflessione anche sul regime speciale previsto per la cooperazione, in particolare per quanto riguarda l’inefficacia dei controlli, proprio alla luce delle risultanze di diverse indagini che hanno evidenziato un coinvolgimento di alcune cooperative in episodi di corruzione. (Su questo aspetto vedi il dibattito nel corso dell’audizione del Ministro dell’Interno del 15 marzo 2016con riferimento anche ad alcuni comuni del Lazio, oggetto di un procedimento di verifica di possibili infiltrazioni mafiose)

L’inefficienza del sistema di prevenzione. L’ex sindaco di Roma Capitale, nel rimarcare la propria assoluta estraneità alle ipotesi di reati contestate, ha sottolineato che non ci fosse alcuna percezione di infiltrazioni mafiose all’interno delle istituzioni capitoline, rivendicando alcune misure adottate dalla sua Giunta per contrastare la presenza delle organizzazioni criminali sul territorio. L’attuale sindaco di Roma Capitale ha illustrato le misure assunte dalla sua Giunta per assicurare trasparenza e legalità nell’attività dell’Amministrazione, a partire dai casi in cui si registravano anomalie e disfunzioni: proprio a tale scopo è stata richiesta sin dall’inizio del mandato la collaborazione del Ministero dell’Economia e della magistratura ordinaria e successivamente anche dell’Autorità anticorruzione su una serie di contratti ed appalti in corso di svolgimento. Nel corso delle audizioni del prefetto e dei  sindaci di Roma i membri della commissione antimafia hanno posto particolare attenzione, aldilà delle responsabilità penali che dovranno essere accertate dalla magistratura, sulle lacune dell’attuale sistema di prevenzione, che ha consentito ad alcune organizzazioni criminali di influenzare le scelte compiute dalle amministrazioni locali, creando una forte rete di complicità e connivenze. Sono state sottolineate, in particolare, le responsabilità dei soggetti competenti (ministero, prefettura, amministrazione comunale) per non aver attivato ogni opportuno controllo sui diversi centri di accoglienza (profughi, immigrati, rom, minori etc) e sui meccanismi che hanno consentito alle ditte appaltatrici di ricavare illecitamente ingenti profitti: a tale riguardo, il sindaco di Roma Capitale è stato invitato ad inviare alla commissione antimafia tutta la documentazione inerente agli appalti di servizi con le cooperative oggetto di indagine in sede penale. Un ulteriore momento di riflessione è stato dedicato infine al tema dei finanziamenti privati ai partiti politici, che, pur risultando legittimi, non possono che suscitare perplessità nel momento in cui si accerta l’esistenza di contratti di appalto agli stessi soggetti da parte dell’amministrazione comunale.

Gli accertamenti da parte della prefettura. Nel dicembre del 2014 il prefetto Pecoraro aveva preannunciato la costituzione di una commissione di tre persone (e di un gruppo tecnico di supporto) volta a verificare l’esistenza di infiltrazioni mafiose nell’amministrazione di Roma capitale, a partire dall’esame degli atti relativi al Municipio di Ostia e alla gestione degli appalti. Ulteriori elementi sono stati forniti dal nuovo prefetto Gabrielli ad agosto del 2015 (prima della decisione del Governo di procedere al solo scioglimento del Municipio di Ostia) e a gennaio 2016: in quest’ultima occasione il prefetto ha svolto considerazioni molto critiche sulla situazione complessiva dell’amministrazione comunale nel periodo da lui monitorato e cioè dal 7 settembre al 2 novembre 2015 (quando è iniziata l’attività del nuovo commissario Tronca).

Il Prefetto Gabrielli sottolinea innanzitutto le resistenze incontrate dalla task force da lui coordinata, che ha avuto il compito di valutare il superamento o meno delle criticità evidenziate dalla Direttiva del Ministero sui tre Dipartimenti di Roma Capitale commissariati a seguito dell’inchiesta Mondo di Mezzo. Rispetto alla grande disponibilità del segretario generale Buarnè e dell’assessore Sabella, il Prefetto evidenzia la scarsa collaborazione dimostrata da alcuni dirigenti, oltre ad una burocrazia elefantiaca che causa problemi di collegamento tra uffici centrali e municipali.  Tanto che al 2 novembre nei 3 Dipartimenti oggetto della Direttiva del Ministero solo 6 determinazioni dirigenziali  considerate ‘inquinate’ erano state annullate. Per altre 4 era stato avviato il procedimento. Mentre ben 16 risultavano ancora ‘senza risposta’. Criticità sono evidenziate anche in merito alla rimozione del personale coinvolto nell’inchiesta Mondo di Mezzo: l’iniziativa disciplinare è stata avviata solo il 14 ottobre 2015 e non senza incongruenze poiché, sottolinea il Prefetto, sono stati coinvolti anche dirigenti verso cui non sono emersi addebiti nell’indagine citata, con una scelta di cui la task force “stigmatizza l’inopportunità”. Anche il piano anticorruzione adottato dal Comune viene giudicato incompleto ed eccessivamente generico e la task force ne raccomanda una integrazione, così come si rilevano ombre nel settore dei contratti pubblici, nonostante il tentativo di battere nuove strade per uscire dalle logiche emerse in Mafia Capitale. La gara europea nel settore dei servizi assistenziali alle persone in difficoltà abitativa è andata infatti deserta. Sul rafforzamento della centrale unica degli acquisti di beni e servizi, pur evidenziando i progressi registrati, la task force mette in guardia dal rischio di una centralizzazione troppo spinta se non adeguatamente calibrata con la complessità e le esigenze di celerità d’azione di alcuni uffici capitolini.

La conclusione dell’esperienza dell’amministrazione Marino, che aveva iniziato un iter di aggiornamento del quadro regolamentare, ha notevolmente rallentato questo processo, in particolare sulle gare d’appalto al di sotto della soglia della rilevanza comunitaria, sentiero molto battuto dall’organizzazione criminale del Mondo di Mezzo. Ritardi segnalati anche sul sistema di controllo interno e sul giudizio delle performance dei dipendenti: si attende ancora il varo di un nuovo regolamento che sostituisca il precedente, disapplicato perché rivelatosi inefficace. Una situazione che, unità alle ultime vicende giudiziarie, rischia di creare una paralisi amministrativa tanto pericolosa quanto lo sono i comportamenti illeciti ipotizzati dall’inchiesta Mondo di Mezzo. E’ parere del Prefetto che la strada che separa Roma Capitale dai binari della legalità sia ancora lunga.  

Le misure adottate nei confronti delle cooperative coinvolte. I controlli documentali effettuati da parte della Legacoop nazionale sulla Cooperativa 29 giugno e le cooperative ad essa collegate  non avevano evidenziato anomalie. Dopo lo scoppio dell’inchiesta Mafia Capitale le cooperative in questione sono state commissariate. i responsabili espulsi e la Lega si è costituita parte civile; è stata anche commissariata la Legacoop Lazio  (nei confronti della CPL Concordia si è favorito invece il ricambio dei dirigenti anche per non compromettere irrimediabilmente il patrimonio della cooperativa). Nel corso della discussione è stata sottolineata l’esigenza di una più attenta verifica da parte degli organismi di controllo sulla correttezza dell’azione di tutte le cooperative e di più efficaci misure di prevenzione: in questo contesto, una attenta riflessione sarà effettuata sui rapporti con la politica e sul suo finanziamento, ancorchè effettuato in modo trasparente e conforme alla legge.

Per quanto riguarda Ostia ma, in generale, tutta la questione di “Mafia Capitale”, l’ex assessore alla legalità del Comune di Roma sottolinea che ciò che ha facilitato l’infiltrazione delle imprese legate alla mafia nel tessuto economico di Roma sono una serie di provvedimenti del Comune stesso: in particolare, una delibera “con un aspetto criminogeno” è la n. 60 adottata dalla giunta Alemanno, che porta dal 5% al 15% dei fondi destinati ai servizi direttamente alle cooperative sociali di tipo B, nonostante che le cooperative sociali di tipo B possano avere appalti solo se inferiori ai 200 mila euro, ossia sotto la soglia comunitaria. Altre due delibere hanno peggiorato la situazione, sottraendo ai controlli di legittimità gli affidamenti al di sotto dei 200 mila euro. Di fatto, da un lato si attribuivano, senza gara e con artificioso frazionamento, appalti fino a 200 mila euro; dall’altro si eliminavano i controlli su tutti questi affidamenti sotto i 200 mila euro.

Prime riflessioni sulla normativa in materia di scioglimento delle amministrazioni locali. Il 22 luglio 2015la Presidente on. Bindi ha illustrato alcune proposte di adeguamento della normativa sullo scioglimento delle amministrazioni per mafia, finalizzata originariamente ad interventi relativi a realtà amministrative di piccole dimensioni, collocate in alcune nelle regioni a tradizionale insediamento mafioso, per tener conto dell’evoluzione del fenomeno delle infiltrazioni della criminalità e della corruzione conseguente, che interessa oggi città con un elevato numero di abitanti (come nel recente caso di Roma) situate su tutto il territorio nazionale. In quest’ottica sono auspicabili nuovi strumenti di prevenzione e contrasto e forme più efficaci di collaborazione tra Stato centrale e gli enti locali coinvolti, partendo dalle misure contenute nel disegno di legge del Governo (AS1297leggi questa scheda), ed arricchendole al fine di favorire un’ampia verifica di tutte le più importanti attività amministrative, incluse quelle delle società partecipate e dei consorzi pubblici a partecipazione privata. In particolare vanno individuate forme di tutoraggio o assistenza da parte dello Stato nei casi in cui non vi siano gli estremi per lo scioglimento dell’ente, garantendo comunque l’autonomia del comune o dell’ente locale interessato. La Commissione, al termine delle audizioni e delle missioni sul territorio, tornerà a riunirsi per predisporre un documento conclusivo su tali tematiche.

Aggiornamento sulla situazione della criminalità organizzata a Roma. Nell’audizione del 26 gennaio 2016 il Prefetto ha effettuato un aggiornamento sulla situazione della criminalità organizzata a Roma.  Le mafie continuano a vedere la Capitale come terreno ideale per il riciclaggio del denaro sporco, tentando di infiltrare esercizi pubblici e commerciali, il mercato immobiliare, i servizi finanziari e di intermediazione, sfruttando la rete di relazioni con i professionisti del settore che è riuscita a tessere. Delle tre principali organizzazioni criminali operanti in Italia e a Roma la ‘Ndrangheta resta la più pervasiva, diversificando i propri interessi nel settore del riciclaggio, mentre Cosa nostra si concentra sul settore degli appalti di opere pubbliche e la Camorra prova a infiltrare il tessuto imprenditoriale della città, dopo essersi già insediata sul litorale pontino. Tutte continuano a fare affari con il traffico degli stupefacenti, essendo Roma una piazza remunerativa sul fronte della domanda e degli accessi ai collegamenti nazionali e internazionali. Nell’hinterland della Capitale si sono consumate il 17 per cento delle operazioni antidroga condotte in Italia durante il primo semestre del 2015. Il Prefetto fa cenno ad una nuova forma di criminalità ambientale, legata allo smaltimento illecito di rifiuti ferrosi, organizzata nei campi rom dislocati nella cintura esterna della città, finalizzata alla vendita agli esercenti delle attività di rottamazione e collegata al fenomeno dei roghi tossici.

Il Prefetto ha tenuto a sottolineare la significativa azione di contrasto condotta nel 2015, con l’aumento del 10% di arresti, la riduzione del numero di reati (-30%), compresi gli omicidi risolti in tempistiche molto ridotte. Risultati ottenuti grazie al potenziamento delle forze di polizia territoriali e un flusso di dati in grado di meglio orientare le loro azioni.

La situazione del VI Municipio di Roma capitale. La seduta del 9 febbraio 2016 è stata dedicata all’analisi della situazione del VI Municipio, che comprende, tra le altre, le frazioni di Tor Bella Monaca, Corcolle e Rocca Cencia: si tratta di un territorio molto vasto nel quale, come emerso da alcune indagini giudiziarie, risultano radicati gruppi criminali dediti ad attività illecite, con particolare riferimento al traffico dei rifiuti, allo spaccio della droga e all’estorsione nei confronti degli abitanti delle case popolari. Il confronto in Commissione con il Presidente del Municipio si è incentrato sulle misure adottate dall’Amministrazione per contrastare le diverse forme di illegalità e su alcune scelte compiute in sede di affidamento di appalti e servizi.

Le misure adottate dal Partito Democratico a Roma. Nell’audizione del 17 febbraio 2016, l’on. Orfini (commissario straordinario del partito a Roma) sottolinea che il sistema mafioso a Roma ha “infettato” non solo la politica, ma anche il mondo dell’impresa, del lavoro, dell’informazione e dell’associazionismo e che vi è una responsabilità diffusa, non solo della politica ma anche delle istituzioni (inclusi magistratura, prefetto e Copasir) che non si sono accorti di tutto quello che stava accadendo a Roma capitale: e ciò ha impedito la creazione di anticorpi per prevenire il rischio dell’infiltrazione e la presa del potere delle organizzazioni criminali. Le risultanze dell’indagine giudiziaria hanno spinto il PD romano ad una approfondita analisi dello stato dell’organizzazione, all’adozione di importanti misure di contrasto all’illegalità all’interno del partito (ad esempio nomina a commissario del partito a Ostia di un membro della Commissione antimafia), e a sollecitare l’Amministrazione comunale ad assumere concrete iniziative in questa direzione, che purtroppo si sono rivelate insufficienti, anche per l’inadeguatezza degli strumenti della normativa vigente: più in particolare, nell’audizione dell’8 marzo, l’on.le Orfini ha sottolineato l’esigenza di una revisione della disciplina sullo scioglimento dei comuni, soprattutto con riferimento a quelli di maggiori dimensioni per garantire un adeguato supporto agli amministratori in carica, dotandogli di adeguati poteri per incidere a fondo nell’attività di ripristino della legalità. Nella stessa audizione è stato altresì evidenziata la necessità di coniugare il rinnovamento della classe dirigente con un’adeguata formazione della stessa, affinchè sia in grado di governare situazioni complesse, come quella di Roma, e non essere subalterna alle burocrazie locali.

Il prof. Barca illustra il lavoro di mappatura dei 108 circoli del PD romano, volto non ad accertare responsabilità penali o la regolarità delle iscrizioni o il rispetto delle regole dello statuto e del codice etico interno, ma a valutare l’attività concretamente svolta dalle singole strutture in rapporto con le esigenze ed i problemi dei rispettivi territori: su questa base sono emersi giudizi precisi sulla capacità di ciascun circolo di farsi portatore di interessi generali e non di mero strumento di lotta per il potere. Aldilà dei risultati del rapporto, pubblicato su internet, il prof. Barca sottolinea l’importanza di sviluppare metodi e cultura di valutazione e auto-valutazione dei partiti politici al loro interno, al fine di individuare nuovi strumenti che consentano alla politica di intervenire prima che intervenga la magistratura.

Le misure di ripristino della legalità della gestione commissariale. La seduta del 9 marzo 2016 (più volte segretata) è stata incentrata sull’analisi dei provvedimenti – già adottati ovvero programmati dal Commissario Tronca e dal suo staff, in collaborazione con le altre istituzioni (in primis Autorità anticorruzione, procura della repubblica e Corte dei conti) – con riferimento alla revisione complessiva dei regolamenti, al rafforzamento delle posizioni di vertice dell’Amministrazione e del sistema dei controlli, alla rotazione del personale, per eliminare incongruenze e irregolarità emerse nel corso degli anni. Una specifica attenzione è stata dedicata ai temi degli appalti (con l’istituzione della stazione unica appaltante ed una più larga applicazione degli strumenti informatici per contrastare le illegalità), della gestione del patrimonio comunale, degli organici del personale dipendente e del bilancio di Roma Capitale.

Il radicamento delle organizzazioni criminali nel Lazio. L’audizione del 22 marzo del Governatore Zingaretti è stata dedicata all’analisi della forte presenza, sin agli anni ’70, della criminalità organizzata nel Lazio (attiva nei settori del traffico di droga, dei sequestri, dei taglieggiamenti, del riciclaggio di denaro sporco) anche se la presa di coscienza della gravità dei fenomeni e della capacità di infiltrazione nel tessuto economico ed e istituzionale si è realizzata solo recentemente, nonostante i tanti campanelli di allarme (come ad esempio le vicende relative ai comuni di Nettuno e di Fondi). C’è stata infatti una “ritrosia culturale” a riconoscere l’esistenza delle mafie, analoga a quella registrata in passato in alcune regioni meridionali.

Le inchieste giudiziarie, alcune già giunte a sentenza, ed i rapporti realizzati dalle diverse amministrazioni evidenziano come il Lazio sia oggi la quinta regione per indice di presenza mafiosa, dopo Campania, Calabria, Sicilia e Puglia (e Roma occupa la tredicesima posizione, prima tra le provincie non meridionali in questa classifica): i dati delle aziende confiscate nel Lazio nell’ultimo anno evidenziano, accanto alle attività criminali tradizionali (traffico di stupefacenti e di armi) ingenti investimenti criminali nei settori dell’edilizia, delle costruzioni e dei rifiuti; si registra una forte presenza anche nei settori immobiliare, agroalimentare, della logistica e del trasporto, della ristorazione, del turismo, delle concessionarie di auto. Siamo di fronte a gruppi criminali (italiani e stranieri) che operano, spesso in sinergia, su due fronti: da una parte agiscono con metodi minatori e violenti per realizzare estorsioni e recupero crediti (la Regione ha approvato una legge in materia di usura); dall’altra hanno un approccio di tipo imprenditoriale, privilegiando lo strumento della corruzione rispetto a quello dell’intimidazione.

Il Governatore illustra tre livelli di intervento per contrastare le organizzazioni criminali. In primo luogo, una battaglia sul piano culturale, volta a favorire la conoscenza del fenomeno mafioso e una precisa scelta di campo da parte di istituzioni e società civile, il cui impegno è essenziale in questo campo; in secondo luogo, un’ampia opera di autoriforma della pubblica amministrazione, per costruire anticorpi più forti, come quella messa in atto dall’amministrazione regionale, anch’essa lambita dall’inchiesta Mafia capitale (in particolare attraverso una riduzione drastica dei centri decisionali, la semplificazione dell’assetto delle società in house, un’ampia rotazione del personale e la trasparenza delle procedure); da ultimo, il sostegno all’economia legale e il rafforzamento della qualità dei servizi per produrre crescita, lavoro, sviluppo (come le iniziative recentemente promosse ad Ostia ed Acilia): occorre infatti affiancare all’attività repressiva delle forze dii polizia e della magistratura quella di promozione dello sviluppo della legalità, a partire ad esempio dai bandi di gara per gli stabilimenti balneari di Ostia o al riutilizzo sociale dei beni confiscati.

                                                              (In collaborazione con Claudio Forleo, giornalista professionista)

Cos’é la mafia e……………………….

COSA SIGNIFICA “FARE ANTIMAFIA ” ?

Per impegnarsi a combattere le mafie,é necessario,prima di ogni altra cosa,chiarire con sè stesso “cosa” e “quali” sono le mafie.
Se uno continua a credere che le mafie siano quelle che ci presentano la maggioranza dei media – e,cioé,un insieme di uomini rozzi,incolti,violenti,profittatori,criminali spietati di mezza tacca – cambi idea e propositi.
Le mafie sono “altra” cosa.
Noi suggeriamo sempre ,per comprendere bene cosa sono le mafie,la lettura di un saggio bellissimo che,purtroppo,pochi hanno letto e vogliono leggere.
Si tratta della testimonianza di uno dei più famosi e combattivi Magistrati italiani,di quelli che stanno in prima linea,Roberto Scarpinato.
Il titolo é :

IL RITORNO DEL PRINCIPE

Ed.Chiarelettere.

Si tratta di un’intervista a tutto campo del magistrato ad uno dei più bravi giornalisti d’inchiesta italiani,Saverio Lodato,nella quale Scarpinato spiega che ” non é vero che la mafia é quella che si vede in tv e che i corrotti e i criminali sono una malattia della nostra società. Qui,in Italia,la corruzione e la mafia sembrano essere costitutive del potere,a parte poche eccezioni……”
Ci fermiamo qua.
Ecco,corruzione e mafia sembrano ( sono ,ndr) costitutive del potere.
D’altro canto,lo stesso titolo ” Il ritorno del Pincipe” corrobora questo pensiero che esprime in maniera completa “cosa” é la mafia.
Talché,se la mafia é una componente del “Potere”,diventa incomprensibile e contraddittoria la posizione di quanti presumono di poter combattere le mafie alleandosi al contempo ,o,comunque,compromettendosi fino al punto da trarne benefici,con il Potere.
Se non si é convinti di ciò,é bene lasciar stare e pensare ad altro.
Non si può fare antimafia pensando di servire al contempo Dio e mammona,interessi economici o politici e,comunque,personali e lotta alle mafie.
Le due cose sono incompatibili.
Non si possono fare insieme.
Bisogna scegliere.
Non c’é via di mezzo.
O di qua o di là.
Tertium non datur.
La scelta della lotta alle mafie é e deve essere una scelta radicale,convinta,determinata,disinteressata ,esclusiva.
Noi siamo e dobbiamo essere dei volontari che gratuitamente,anzi,come nel caso nostro,disponibili talvolta a rimetterci di tasca propria.
In questi giorni si sta sviluppando,finalmente,grazie anche a noi che la stiamo divulgando sulla rete,una polemica conseguente alle inchieste giudiziarie che hanno coinvolto e stanno coinvolgendo taluni esponenti del mondo dell’antiracket e dell’antimafia sociale in Calabria ed in Campania.
Alcuni di questi sono stati già arrestati.
Uno schifo che ci disonora tutti perché getta ombre su tutto il nostro mondo.
Noi non vogliamo sostituirci ai giudici ed esprimere giudizi definitivi sulla colpevolezza o meno di questi soggetti.
Ma ci sentiamo offesi noi tutti per quello che avrebbero fatto queste persone accusate di aver usato denaro pubblico,diciamo così, in maniera distorta.
Se risultasse fondato tutto ciò,in galera dovrebbero andare a finire non solo questi signori ma,soprattutto,tutti i responsabili di quegli organismi,associazioni o che altro, che hanno consentito l’accesso di questa gente.
Bisogna,quindi,stare estremamente attenti a chi si accoglie nelle proprie file.
Se si tratta di gente non motivata,con le idee poco chiare,o,peggio,di gente che vuole usare l’Associazione per altri scopi,economici o politici che siano,non va accettata e va subito emarginata.
L’antimafia é una cosa seria e non può essere permesso a nessuno di considerarla un palcoscenico o,peggio ancora,uno strumento per procacciarsi quattrini o voti.
C’é gente che ci muore,che é stata uccisa e sarà uccisa,per combattere le mafie e non é giusto,non é umano,non é cristiano per chi é credente,speculare sul suo sangue.

L’Italia ,un paese in piena “anomia” ?

 

 

L’”ANOMIA”  DI   DURKHEIM………………..

 

 

 

E’ il termine esatto  che si può utilizzare in Italia,il Paese in cui le istituzioni si stanno dissolvendo  a causa di una sfiducia  generale  che sta allontanando sempre di più il paese reale  da quello legale .

Gli unici a riscuotere ancora la fiducia della maggioranza degli italiani  restano Papa Francesco e la magistratura.

I viaggi di recente fatti da Renzi   in Calabria , in Sicilia ed anche in alcune località del nord  del  Paese ci  hanno  reso evidente una situazione  davvero esplosiva che sta preoccupando notevolmente le menti responsabili e non obnubilate.

Dovunque  sia andato  il nostro Presidente  del Consiglio é stato accolto  accolto da accese  contestazioni,al punto da vedersi costretto ad entrare  dalle porte secondarie .

E non da parte  dei  soliti incappucciati e dai gruppi estremistici,ma dalle categorie sociali,operai ,pensionati,insegnanti,disoccupati,precari.

Per non  parlare,poi,di tutti coloro,poliziotti,carabinieri,finanzieri,militari, che,pur non potendo scendere in piazza a manifestare,fanno pervenire un giorno sì e l’altro pure ,attraverso i comunicati dei loro sindacati e delle loro rappresentanze,segnali  preoccupanti del loro profondo malcontento e della loro rabbia per gli stipendi di fame che lo Stato corrisponde a chi ,per tutelare la sicurezza del Paese e di ognuno di noi,mette ogni momento a repentaglio la propria vita e quella dei propri cari per una retribuzione  che si aggira intorno ad una media di 1300-2000 euro al massimo, partendo  dall’appuntato e finendo al maresciallo.

Non vogliamo,poi,nemmeno parlare del “problema giovani” di fronte ai quali  c’é solo la prospettiva di andare all’estero per   fare ,con una laurea in tasca,i camerieri o i lavapiatti in un ristorante di Londra , di Sydney.di Boston o addirittura di Pechino o di Tokyo.

Un Paese,insomma ,ridotto alla disperazione ,con milioni di persone che non sanno come sbarcare il lunario e,peraltro, flagellato da corruzione e mafie.

E con alle porte – e speriamo che siano solo alle porte e non addirittura già dentro  casa – migliaia  di fanatici terroristi  pronti ad entrare in azione per innescare i loro ordigni di morte e mandare in fiamme il Paese.

Questa é la realtà drammatica nella quale hanno ridotto il Paese,una realtà di cui tutti noi cittadini perbene dobbiamo prendere coscienza.  

Piena coscienza !

Non vogliamo con questo  disseminare disperazione ,ma,al contrario,elementi di completa  consapevolezza  perché é solo da questa e con questa  che possiamo ripartire  per suscitare un sussulto di dignità e di orgoglio per non far  cadere il Paese  definitivamente nelle mani dei mafiosi e dei ladri ,trasformando irreversibilmente  lo Stato di diritto che ci hanno lasciato ,con i loro sacrifici ed il loro sangue, i nostri genitori in uno stato criminale ,come  in altre parti del terzo mondo.

Sarebbe la morte non solo nostra,ma soprattutto dei nostri figli e nipoti che avrebbero,pertanto,tutti i diritti per maledirci nelle nostre tombe.

Il salto di qualità e le “trasformazioni” dell’Associazione Caponnetto.Sempre di più “altro” ed “alto”,contro le mafie ed i corrotti.

IL  SALTO DI QUALITA’  E LE ” TRASFORMAZIONI “  DELL’ASSOCIAZIONE  CAPONNETTO  IN ITALIA

 

Da piccola Associazione provinciale,quale eravamo quindici anni fa ,poi regionale ed infine nazionale,l’Associazione Caponnetto  é ormai una delle poche,più efficienti,prestigiose,qualificate,rispettate  ed anche temute Associazioni antimafia d’Italia fino a meritare  ,fra le 5 citate nel servizio di Federica Angeli sull’Espresso da noi pubblicato giorni fa,la qualifica di “affidabile”  da  parte del Procuratore Nazionale Antimafia Dr.Franco Roberti.

Magistrati del livello di Antonio Esposito,grandi principi del foro e professori universitari  a livello nazionale come Alfredo Galasso,giornalisti d’inchiesta  come Rita Pennarola,la grande ed amata Rita,e Andrea Cinquegrani,parlamentari come Cristian Iannuzzi  e tanti,tanti altri ,avvocati,professionisti,militanti di ogni categoria sociale  e quanti altri,tutte persone qualificate,motivate ed attive,combattenti di prima linea,ne rappresentano l’ossatura.

Ne siamo orgogliosi e questo ci ripaga dei tanti sacrifici,dei tanti pericoli,delle tante sofferenze da noi patiti e corsi,senza aver chiesto ed accettato mai un solo euro dallo Stato e dalle istituzioni.

Sempre in piena solitudine,provocati,insultati,minacciati,discriminati,talvolta anche denunciati da gaglioffi e lestofanti,ma sempre usciti indenni ed a testa alta.

Soldi,tanti soldi,provenienti dalle tasche di qualcuno di noi,sottratti alla propria famiglia.

 

Notti insonni,paure sofferte,pericoli di ogni specie superati fino a farci diventare “Altro” ed “Alto”.

Il motto di cui possiamo,oggi,andare fieri e che ci prepara ad un passaggio di consegne cui freneticamente pensiamo sempre di più.

Una trasformazione genetica,un salto all’insù di cui andiamo fieri,che ci ha consentito di selezionare un personale dirigente di primissimo ordine.

Lo abbiamo sempre detto,in maniera   determinata a chi voleva convincerci del contrario: ad un’Associazione seria,combattiva,di prima linea  e che porta un nome prestigioso come il nostro non servono gli eserciti scombinati e raccogliticci.  Servono,invece,plotoni  di persone ben motivate,serie,combattive,combattenti appunto e non quaquaraquà,che studiano il nemico e lo attaccano alla baionetta. Nelle  sue trincee,al cuore,scombinandone le fila.

Ad eserciti numerosi , dilaganti e bene armati e ricchi,quali appunto sono quelli dei mafiosi e dei corrotti in Italia,non si riuscirà mai a contrapporre,considerata l’ossatura di una società civile omertosa e vile, eserciti altrettanto numerosi e potenti.

Ci siamo riusciti e ci stiamo riuscendo sempre di più,con l’aiuto del nostro entusiasmo,della nostra onestà,del nostro senso dello Stato di diritto e della democrazia,dell’amore che nutriamo per i nostri figli,i nostri nipoti e le giovani generazioni tutte e – scusate la franchezza estrema,condivisibile o meno da parte di chi ci legge -,con l’aiuto soprattutto delle nostre preghiere e di Dio.

Oggi non ci resta che qualificare ed amplificare sempre di più  il nostro impegno ed il nostro lavoro al fine di  diventare ancor di più ,sempre ancor di più,uno strumento efficace e forte al servizio e di supporto leale e collaborativo  delle forze sane del Paese , dello Stato di diritto,contro le mafie ed i corrotti.

Un clima torbido di minacce,attentati,violenze ed omicidi,tutti rimasti senza una risposta,turba la provincia di Latina.Ma cos’é che determina il clima di una evidente impunità?

UN CLIMA TORBIDO DI VIOLENZE ,DI MINACCE E  DI OMICIDI  AFFLIGGE LA PROVINCIA DI LATINA,SENZA CHE SIANO STATI MAI  TROVATI RESPONSABILI E MANDANTI.

SI PUO’ ANDARE AVANTI COSI’?

 

 

 

 

- Nel 1990  è stato ucciso ad Aprilia  l’avv.Mario Maio;

- nel 1995  é stato ucciso  a Borgo Montello di Latina ( a quattro passi anche da Aprilia) il Parroco Don Cesare Boschin;

- nel 1998  é stato ucciso  a Sabaudia l’avv.Enzo Mosa;

- nel 2013,dopo  essere rimasto vittima di alcuni  attentati e minacce,si é dimesso dalla carica di assessore alle Finanze del Comune di Aprilia ed ha abbandonato la vita pubblica,Antonio Chiusolo;

- sempre nel 2013 ed ancora una volta ad Aprilia é stato preso a sprangate  il consigliere  comunale Pasquale Di Maio,delegato al turismo,al quale sono stati applicati  una ventina di punti di sutura per le ferite riportate.

Mai che  si siano scoperti cause,autori  e mandanti.

Misteri che  durano da  anni,da decine di anni e che probabilmente dureranno  per sempre.

Come misteri permangono sulla  “provenienza”e sulla pulizia di tonnellate di capitali investiti e che continuano ad essere investiti  in una provincia,quella di Latina,in completa svendita a vantaggio  di clan,ndrine,cosche  di tutte le specie e di tutto il mondo.

Ci vogliamo fermare qua,senza,però,tralasciare di ricordare le sprangate subite appena pochi mesi  fa da un sottufficiale della Guardia di Finanza a Cisterna,al confine con Aprilia,che indagava  su alcune cose  riconducibili  probabilmente  anche all’inchiesta “mafia Capitale”.

Diteci voi se non ci sono ragioni per stare preoccupati e per domandarsi il perché in provincia di Latina le mafie si sentono  libere di fare il bello e cattivo tempo in un clima assurdo di impunità.

                                     Ass.A. Caponnetto

COME DECADONO UNA CITTA’ ED UN TERRITORIO E SI CANCELLANO ANNI DI STORIA FATTA DI PASSIONI,TENSIONI MORALI,LOTTE,NOTTI INSONNI,PERICOLI E SACRIFICI

 

I grandi “scontri-confronti” sui grandi temi – sul “campo-boe”,foriero di morte per un’economia rispettosa delle vocazioni di un territorio; su un modello di industrializzazione e di sviluppo complessivo legati a queste; su una viabilità interna a servizio dell’agricoltura con la creazione di strade rurali ; sulla creazione e sulla difesa di un sistema di collegamenti via ferro e via mare con le grandi linee di comunicazione del Paese ; su una visione non campanilistica dello sviluppo urbanistico; sul “modello” di economia da assegnare all’ intero comprensorio e non solo alla città ; e su tanto altro ancora – sono,purtroppo,ricordi di un passato svanito ,grado a grado, nelle nebbie di un processo di penosa decadenza che si andato vieppiù accentuando con i decenni.
C’era anche qualcuno che ,sì, interpretava ,o cercava di interpretare, interessi di parte,ma ci furono anche i grandi processi ,dei quali chi scrive fu uno degli orgogliosi protagonisti,che tentarono di ripristinare un clima di moralità pubblica .
I cuori e le menti di molti – i Di Fonzo,i Denaro,i Mandolesi,i Pasquale Di Ciaccio,i Camillo Moretti,i Pasquale Di Ciaccio,gli Alfredo Bisagni,gli Erasmo Antetomaso , i Luigi Leboffe,i Tonino Cesarale,i Luigino Dell’Anno e altri ancora – pulsavano e pensavano in direzione di traguardi ben più “alti” ed “altri “di quelli da piccola bottega attuali.
Ognuno pensava a come rapportarsi ,attraverso i canali della propria parte politica,ai centri decisionali per creare sviluppo e benessere per la comunità e per attrarre investimenti di capitali “puliti”.
Ognuno si preoccupava di creare una omogeneità sociale eliminando quelle sacche di disagio e di emarginazione ,quei disequilibri fra le classi che privavano la comunità intera dell’apporto prezioso di intere categorie.
Altro che…………”rivoluzione culturale” !!!!!!!
Una metamorfosi che aveva dato dignità e ricchezza ad una città e ad un territorio afflitti da secoli da una subcultura dei “don” e delle “eccellenza”.
Un processo di crescita che nessuno é riuscito a rallentare o bloccare malgrado qualche tentativo rabbioso sfociato in denunce,espulsioni ed altro ancora a carico di qualcuno dei protagonisti.
Tutto finito,purtroppo.
Un’ eredità morale,culturale,economica creata con immensi sacrifici e buttata nei sacchi della spazzatura da chi ha operato in modo,poi, che Gaeta ed l’intero sud pontino diventassero un boccone ghiotto per orde di camorristi che ne hanno rovinato l’immagine e svilito i ruoli.
Un declino inarrestabile che si accompagna ad una mutazione anche etnica che sta cambiando i connotati di un intero territorio che si sta trasformando in una landa fatta di miserie morali e materiali.
Ed anche ,quindi,politiche.
Di cosa più meravigliarsi?
La rabbia che ti senti dentro ,di fronte a tanto disastro,é l’assenza di una qualsiasi forma di reazione da parte di un comunità che ha perso perfino la capacità di indignarsi.
Altri tempi,altri costumi,altra gente.
Una catastrofe!

Verbale dell’interrogatorio reso da Michele Zagaria il 10 giugno 2014/ Parte 5

Verbale dell’interrogatorio reso da Michele Zagaria il 10 giugno 2014/Parte 4

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