Serve o no il Tribunale a Gaeta per quanto riguarda la lotta alle mafie? Il problema è delicato e complesso. Intanto un Tribunale senza una Procura della Repubblica non serve granché e, poi, se le Procure ordinarie del Lazio, così come avviene in Campania, non vengono delegate anche ad operare in materia di reati associativi di natura mafiosa, su questo versante non servono. E, per ultimo, perché in Campania ci sono ben 3 DDA e nel Lazio solo una? E’ così che si vuole fare la lotta alle mafie su un territorio invaso da queste?
Il problema della sopravvivenza o meno del Tribunale di Gaeta ed altre vicende collegate al funzionamento della Giustizia nel Lazio e,in particolare,nel Basso Lazio in relazione all’azione di contrasto delle mafie. E’ oggetto di un dibattito che però meriterebbe degli approfondimenti che,allo stato,non ci sono stati,nè pare che si vogliano fare.
Parliamoci fuori dai denti.
Noi della Caponnetto stiamo insistendo da tempo sulla necessità che le Procure ordinarie del Lazio,come avviene in Campania da sempre,vengano interessate,in regime di codelega da parte della Procura Generale in virtù dell’art.51 comma 3 bis del CPP,in materia di reati associativi di stampo mafioso.
Se non si fa questo,non otterremo mai quei risultati che tutte le persone oneste auspicano in quanto,pur con tutta la buona volontà di questo mondo i magistrati della DDA di Roma ( che da quando é arrivato il Dr.Pignatone ce la stanno mettendo tutta. Ma,a proposito,perché in Campania ci sono 3 DDA e nel Lazio solo una?) non riusciranno mai a far fronte a tutte le esigenze che un territorio,qual’é il Lazio,letteralmente invaso dalle mafie di ogni natura e di ogni etnia,presenta.
Venendo alla proposta di soppressione o meno del Tribunale di Gaeta,dobbiamo dire con la franchezza che ci ha sempre contraddistinto che esso,così com’é oggi,peraltro privo di una Procura della Repubblica,non serve proprio a niente per quanto riguarda l’azione di contrasto delle mafie. Delle due una:
o i Tribunali vengono attivati soprattutto con il supporto di una Procura che,a sua volta,si interessi anche di reati di natura mafiosa,o,altrimenti,non servono a niente per quanto riguarda la lotta alle mafie.
“Vengo anch’io; no tu no”. Si risentono le note della vecchia canzone alla vigilia dell’incontro previsto a breve fra i Gruppi Parlamentari e le delegazioni delle Associazioni “ A. Caponnetto” e “ I Cittadini contro le mafie e la corruzione. Sia chiaro a tutti ed in maniera definitiva che in incontri del genere si trattano vari temi, fra i quali alcuni anche di estrema delicatezza e, pertanto, non è assolutamente ammessa la presenza nella delegazione delle Associazioni, si elementi estranei ad esse”.
Si preparano le delegazioni delle Associazioni ” A. Caponnetto ” e ” I Cittadini contro le mafie e la corruzione” che dovranno incontrare fra pochi giorni quella del Gruppo Parlamentare del Movimento 5 Stelle della Camera dei Deputati e già cominciano a risentirsi le note della vecchia canzone ” Vengo anch’io; no tu no”.
Elementi estranei alle due Associazioni hanno espresso per via indiretta il desiderio di entrare a far parte delle delegazioni.
Al riguardo ci teniamo a precisare una buona volta per tutte che in incontri di tale importanza, durante i quali si trattano molti argomenti alcuni dei quali anche di estrema delicatezza, partecipano SOLAMENTE persone di estrema fiducia e che ricoprono, peraltro, incarichi di responsabilità nelle Associazioni promotrici.
I temi che verranno affrontati non riguardano solamente i Testimoni di Giustizia, ma saranno vari ed anche delicati in quanto contengono, fra l’altro, analisi e richieste che si riferiscono a deficienze, omissioni, carenze da parte di soggetti individuali ed apparati pubblici sul versante della lotta alle mafie ed alle illegalità.
Temi, come si vede, di estrema delicatezza e di vario genere.
PERTANTO, NON ESSENDO INCONTRI DI MERCATO O DI BAR, NON SONO ASSOLUTAMENTE AMMESSE PRESENZE DI ESTRANEI ALLE ASSOCIAZIONI ANTIMAFIA CHE LI HANNO RICHIESTI.
Il ruolo di un’antimafia sociale seria: mai schierarsi politicamente!!!
Il ruolo di un’antimafia sociale seria.
Si fa veramente fatica, nella babele politica, sociale ed economica italiana, a definire qual’è il ruolo di un’antimafia sociale vera.
Un’antimafia svincolata da lacci e laccioli e che voglia assolvere al suo ruolo originale.
La corruzione ha raggiunto livelli impressionanti, mentre la contaminazione mafiosa non risparmia più nessuno, da destra, al centro ed anche a sinistra.
Non ammetterlo significa negare la realtà.
Noi non possiamo essere tacciati di filoberlusconismo.
Anzi, è tutto il contrario.
Lo attestano le migliaia di nostre prese di posizione e, più ancora, lo attesta il lavoro quotidiano che noi svolgiamo di indagine e di segnalazioni che non appare perché non può apparire.
Ma obiettivamente non può essere negato che ormai la contaminazione mafiosa non risparmia quasi nessuno più.
Le cronache riportano ogni giorno che le amministrazioni di centrosinistra che vengono sciolte per mafia non si contano più.
Di fronte ad una situazione del genere non può più dirsi che tizio è mafioso mentre caio non lo è.
Ecco perché chi vuole fare un’azione seria contro le illegalità e le mafie non può e non deve sentirsi vincolato a tizio o sempronio.
E’ appunto quello che esattamente facciamo noi resistendo ai mille tentativi di coloro che eventualmente volessero condizionarci per vederci schierati politicamente.
Noi ci sentiamo LIBERI da tutto e da TUTTI e, se talvolta, può sembrare che prendiamo posizione a favore di qualcuno, questo capita allorquando quel qualcuno ha assunto una posizione a favore delle nostre denunce e delle nostre istanze.
Sia ben chiaro una buona volta per tutte.
Niente di più e niente di meno.
Ad Ostia e sul litorale romano la situazione peggiora sempre di più. Noi abbiamo tentato di intervenire ma abbiamo compreso che la nostra presenza non era gradita da certi ambienti politici ed abbiamo subito trovato le barriere. Se i cittadini non si svegliano…
Ostia, una città ed un territorio nella morsa della criminalità.
Comune ed organizzata.
Con tanta mafia e tanto racket.
E’ tutto il litorale romano, oltre ovviamente alla Capitale, sotto attacco della criminalità.
Nessuno parla, però, delle responsabilità, politiche ed istituzionali.
Quando si parla di Roma come della “città più sicura d’Europa”, si minimizza, si tranquillizza, si nega la realtà, si raccolgono questi frutti:
4 incendi in tre settimane.
E siamo solo all’inizio della stagione estiva.
Senza considerare le “famiglie” presenti, le attività economiche in odor di mafia e quant’altro.
In passato abbiamo tentato di mettere le mani su quella situazione, di creare un nucleo di resistenza, un presidio stabile di persone capaci di segnalare, denunciare fatti e comportamenti, ma ci è sembrato subito che qualcuno a livello politico non gradiva la nostra presenza.
Abbiamo trovato subito una barriera.
Una?
Tante.
Come capita quasi sempre e dappertutto nel Lazio, ma non solo, si preferisce non un’antimafia aggressiva come la nostra, non di
DENUNCIA, ma soft, asservita alle burocrazie politiche e disponibile a fare gli interessi politici di questo o di quello.
Si ha paura che vengano fuori i discorsi sulle… responsabilità oggettive e soggettive e questo non fa comodo a nessuno.
Ecco i risultati.
La gente trema, ha paura, subisce violenze, ricatti, attentati.
Ed a Roma stanno a guardare.
A Roma si preferisce pubblicare le antologie antimafia anzicché mettersi tutti a tavolino per discutere, confrontarsi e trovare le soluzioni ad una situazione che si va sempre più incancrenendo.
Sono anni che si parla di Ostia e del litorale romano; sono anni che nei rapporti delle varie Commissioni Parlamentari antimafia e, più ancora, nelle Relazioni della Direzione Nazionale Antimafia e della Direzione Investigativa Antimafia viene evidenziata la gravità della situazione e nessuno corre ai ripari, nessuno a livello politico si sforza di comprendere il “perché” si è arrivati a questo punto.
I cittadini di Ostia, come quelli di tanti altri comuni del Lazio, possono continuare a tremare ed avere paura.
Fino a quando non decidano di aprire gli occhi e di organizzarsi dandoci una mano…
Ostia nella morsa di mafie e criminalità comune. Nuovo incendio. Una catena interminabile di attentati.
Mentre scriviamo,ci giunge,improvvisa,la notizia, diramata dai cronisti di H24 per primi,degli arresti di esponenti della Soc.DE VIZIA,grossa società che gestisce in molti comuni della provincia di Latina e d’Italia il servizio di raccolta di rifiuti.Riconosciamo tutto intero il merito di questa importante operazione ai magistrati di Latina e,in particolare, ai militari del Gruppo Provinciale della Guardia di Finanza di Formia e non intendiamo assolutamente azzardare sulla vicenda giudizi di sorta.
Siamo convinti che la bravura del Maggiore Brioschi e dei suoi collaboratori più diretti farà in modo che si vada fino in fondo e che le indagini portino a chiarire tutti i lati del caso ,in quanto presumiamo che le indagini proseguiranno.
Ma,al di là dell’esito di queste,il discorso che ci interessa é più generale ed afferisce alla funzionalità dell’impianto investigativo della provincia di Latina e,soprattutto,del sud pontino.
La Guardia di Finanza,dopo la venuta di Ufficiali e Comandanti del livello del Colonnello Kalenda e del Maggiore Brioschi,ha fatto un grosso salto di qualità in questa provincia e questo ci fa un immenso piacere perché vuol dire che su questi territori lo Stato sta dimostrando da qualche tempo di voler fare sul serio sul piano dell’azione del contrasto del malaffare e della criminalità.
Vorremmo dire altrettanto di altri e questo soprattutto per quanto riguarda la lotta alle mafie,ma,al momento,non ci é dato di farlo,dato anche il fatto che corrono voci circa l’esistenza di un piano di ristrutturazione la cui esecuzione noi fermamente auspichiamo.
Giudicheremo alla fine.
Certo é che,a fronte di una situazione drammatica determinata finora anche dall’inadeguatezza dell’azione messa in campo da uno Stato a dir poco distratto,c’é sempre più l’esigenza di un impegno più concreto e vivace da parte degli apparati dello Stato.
Qualcuno ci ha domandato:”ma come mai che in provincia di Latina ed in particolare nella sua parte meridionale-Gaeta,Formia-Itri-
Il discorso é tutto qua e nessuno é riuscito finora a dare una risposta a questa domanda.
La stessa vicenda “Fondi”,a bocce ferme,presenta molti lati oscuri ai quali prima o poi,bisogna far seguire delle risposte.
“Fa caldo la notte sul lungomare”,ci comunicano mentre scriviamo da Ostia alludendo ad un nuovo incendio che c’é stato stanotte.
“Fa caldo sul lungomare romano,ma fa caldo su tutta la parte del sud di Roma ,fino ai confini della Campania.”
Il problema dei problemi é lo Stato rappresentato su questi territori da personale inadeguato e dalla presenza massiccia di forze,come la massoneria,alle quali finora é stata dedicata scarsa attenzione.
Sì,la massoneria probabilmente….deviata!
Spocchia o coglioneria? Affar loro!!
Della coglioneria di taluni non possiamo essere ritenuti responsabili noi.
Stiamo dedicando da qualche tempo la massima cura al sito web ed alla pagina Facebook dell’Associazione Caponnetto perché riteniamo che la comunicazione sia uno strumento insostituibile di formazione prima e di informazione poi in un periodo in cui questa viene continuamente manipolata e sconvolta.
Ma – vogliamo essere ambiziosi – entrambi-sito e pagina Facebook- debbono rappresentare, dal nostro punto di vista, anche uno strumento che, letto con attenzione da chi di dovere, serva anche a fornire agli investigatori istituzionali piste significative.
Uno strumento, quindi, di vero e proprio SERVIZIO.
Interno ed esterno, per noi e per gli altri.
Sappiamo che il sito e la pagina fb della Caponnetto vengono letti con molta attenzione dai mafiosi.
E questo è normale.
Non è normale, invece, che essi non vengano letti dagli operatori dell’informazione e dagli esponenti politici.
Eh, già, perché questi potrebbero da essi prendere molti spunti per le loro prestazioni e per le loro azioni in materia di legalità, di giustizia… ed anche di etica politica.
Se non lo fanno è affar loro.
Essi, però, non debbono, poi, lamentarsi se perdono certi treni e vedono che, mentre altri attingono a piene mani alle nostre indicazioni, ai nostri suggerimenti, alle nostre proposte, loro si autoescludono e restano all’oscuro di molti problemi.
E’ capitato recentemente a Formia dove gli esponenti del M5S, leggendo sul nostro sito e sulla nostra pagina Facebook, hanno estrapolato e fatta propria una nostra proposta di istituire un Distretto di Polizia al posto dell’attuale Commissariato di Polizia resosi ormai inadeguato a soddisfare le esigenze di un territorio, qual’è quello del sud pontino, letteralmente soffocato dalle mafie.
Spocchia?
Coglioneria?
Affar loro.
Vogliamo dirlo, a mò di sfida, con largo anticipo:
abbiamo chiesto ai gruppi parlamentari di TUTTI i partiti un incontro per esporre ad essi i problemi della criminalità nei nostri territori e le nostre proposte per risolverli.
I Parlamentari grillini già ci hanno risposto per le vie brevi che intendono incontrarci e stanno preparando la delegazione.
Dagli altri, solo silenzio!
Nessuno, poi, venga a dirci che… abbiamo incontrato solo il M5S e a rimproverarci che SOLO questo si è reso portavoce delle istanze del fronte antimafia.
A dire certe cose si fa peccato e non è gradito a molti… Perciò quando si parla di mafie si preferisce parlare del… passato e mai di cose attuali, di problemi da risolvere. Bisognerebbe istituire la sagra dell’IPOCRISIA e della CHIACCHIERA. Avrebbero diritto ad essere premiati in migliaia.
Chiacchiere, chiacchiere, tante chiacchiere.
Bisognerebbe istituire la sagra della chiacchiera, con lauti premi.
Quello che ci fa imbestialire – e dovrebbe far imbestialire tutte le persone serie di questo Paese, oltre che le organizzazioni, le associazioni degne di essere definite tali – è che anche quando si parla di mafie si chiacchiera.
Ed anche tanto, quando, al contrario, bisognerebbe tacere e, soprattutto, agire.
Si raccolgono firme, si fanno cortei, si organizzano commemorazioni, presentazioni di libri e, poi, chi vediamo che sono gli sponsor di tali iniziative?
Esponenti politici appartenenti a quel ceto politico che ci ha ridotto in queste condizioni.
Si parla quasi sempre di temi generici, di temi, peraltro, che appartengono al passato, quando ci sono situazioni che OGGI mettono i brividi.
Una legislazione carente che non consente di perseguire seriamente i mafiosi ed i loro compari, un’impreparazione inquietante che non consente di “leggere” il fenomeno mafie nel modo corretto, ritardi inammissibili determinati da un mix di incapacità e mancanza di volontà.
Temi da far rabbrividire che fanno sì che la lotta alle mafie continui ad essere fatta con un profilo basso, quasi sempre al livello della sua ala militare, quando, al contrario, bisognerebbe
andare a colpire i santuari delle mafie che sono rappresentati dalle sue ali politiche, istituzionali, economiche.
Ma qua cade l’asino perché, a parte i reparti speciali delle forze dell’ordine -la DIA in primis e, poi, ROS, SCO, GICO, SCICO i cui organici e le cui risorse sono quelli che sono – i presidi territoriali non dispongono di quelle competenze necessarie per impostare strategie e tattiche di lotta veramente efficaci contro le nuove mafie che – non dimentichiamolo mai – oggi sono prima di tutto IMPRESA, la più grande IMPRESA del Paese.
Tutto ciò, mentre le mafie dispongono – oltre che di un apparato di sodali annidati dappertutto, nei partiti, nelle istituzioni, negli uffici pubblici, nelle banche, nelle direzioni generali dei Ministeri, nel Parlamento e così via – di un esercito di professionisti, commercialisti, notai, ingegneri, avvocati, che, lautamente pagati e dopo che si sono venduti l’anima al diavolo, studiano da mane a sera come aggirare le leggi e sottrarre alla giustizia i loro clienti.
D’altra parte non si può nemmeno prendersela con i magistrati, anch’essi, purtroppo, in parte, in materia impreparati, in quanto essi agiscono sulla base delle informative che arrivano sulle loro scrivanie.
E, quindi, se dalla Questura o dai Comandi Provinciali della Guardia di Finanza o dei Carabinieri arrivano poche informative in materia di reati di natura associativa mafiosa, anche i magistrati più bravi e volenterosi possono far poco.
Abbiamo affrontato solo un tema, ma ne potremmo affrontare altri cento, tutti disattesi, tutti evitati.
Fa più comodo ai più, quindi, parlare di cose del passato evitando quelle attuali!
Eh, sì, perché, altrimenti, emergerebbero… le responsabilità di ognuno di noi…
Perché, cominciamocelo a dire con franchezza, se oggi le mafie sono entrate dapperttutto e controllano tutto ormai in questo Paese, la colpa non è di certo… dello scemo del villaggio.
Si fa per dire.
Ci sbagliamo?
Ma a dire queste cose si fa peccato e non è di certo gradito a molti…
Facciamo rete e costituiamo un fronte dell’antimafia reale e non di regime. Un appello ai Salvatore Borsellino, ad Adriana Musella, a Christian Abbondanza, a Don Aniello Manganiello, Antonio Turri ed a tutti coloro che non sono asserviti a burocrazie politiche, sindacati e così via.
Una rete.
Una rete non per schierarsi “contro” tizio o caio, per discriminare questo o quello, per dire “noi siamo i più bravi”, ma per CRESCERE e FAR CRESCERE un’antimafia VERA, diversa, reale, effettiva, basata più sulla DENUNCIA che non sulle COMMEMORAZIONI, sul RICORDO, sulla MEMORIA, sul PASSATO.
Un’antimafia che guardi al presente ed al futuro, pur non dimenticando il passato ma non sdraiata semplicemente su questo.
Un’antimafia “del giorno prima” e non più del “giorno dopo”.
La situazione è grave, gravissima.
Il tessuto economico, politico, sociale del nostro Paese è inquinato, corrotto in gran parte.
Le istituzioni non funzionano e, quando qualcuna di essa funziona, lo si deve per lo più alla sensibilità ed all’onestà del singolo.
Quando ti si presenta il Testimone di Giustizia- che in altre nazioni, come giustamente ci ha ricordato il Procuratore della DDA di Campobasso D’Alterio, viene definito un SERVITORE DELLO STATO, mentre in Italia viene trattato come un appestato, un lebbroso da scansare – e ti dice che qualcuno gli ha detto: ” ma chi c… te lo ha fatto fare a parlare”; quando ti accorgi in alcuni ambienti politici ed istituzionali che ti guardano con un’aria infastidita ed ostile solo perché HAI DENUNCIATO mafiosi e loro compari, anzicché stenderti i tappeti rossi come si
dovrebbe in uno Stato di diritto; quando vedi lungaggini, tortuosità, ostacoli di ogni genere che impediscono oggettivamente un’efficace azione di contrasto verso le mafie; quando ti accorgi che, presentando una denuncia, talvolta, anzicché indagare sul soggetto che denunci, corri il rischio che si indaghi su di te; , beh, la domanda se tutto funzioni in questo Paese come dovrebbe è d’obbligo.
Ecco perché noi sosteniamo con rabbia che un’antimafia retorica, soft, delle chiacchiere, delle commemorazioni, delle marce, delle biciclettate e delle pizzate, dei mari e dei cieli, non serve a niente.
Qua stiamo portando le mafie al governo e siamo tutti responsabili.
A questo punto ci rivolgiamo a coloro che come noi fanno antimafia della DENUNCIA e non della retorica -ai Salvatore Borsellino di Agende Rosse, a Christian Abbondanza della Casa della Legalità, ad Adriana Musella di Riferimenti, ai Don Aniello Manganiello, agli Antonio Turri ed a tutti gli altri che, come noi della Caponnetto, non prendono un euro dallo Stato, dalle banche, dai partiti, dai sindacati -per porre, insieme, dei punti fermi.
Primo: non si può fare antimafia vera se si è legati a burocrazie politiche che sono le responsabili dello sfascio che sta portando il Paese al baratro.
Secondo: non si può fare antimafia vera se non si passa alla fase della DENUNCIA, nomi e cognomi, dei veri mafiosi annidati soprattutto nella politica e nelle istituzioni.
Terzo: non si può fare antimafia vera se questa diventa uno strumento di successo personale o politico.
Quarto: non si può fare antimafia vera se ci si comporta da… “professionisti dell’antimafia”, da mestieranti o da prezzolati.
Se siamo d’accordo su questi punti, vediamoci e facciamo rete.
Prima che sia tutto compromesso.
Il Movimento 5 Stelle di Formia fa propria la proposta dell’Associazione Caponnetto di istituire in quella città un Distretto di Polizia.
Ci ha fatto un immenso piacere apprendere che il Movimento 5 Stelle di Formia ha ripreso e fatta propria, nel suo programma elettorale per le imminenti elezioni amministrative, la proposta dell’Associazione Caponnetto di trasformare il Commissariato della Polizia di Stato di quella città in Distretto di Polizia.
Un salto di qualità, se tale proposta venisse accolta dagli organismi istituzionali centrali competenti, oltre che il potenziamento di un presidio di polizia su un territorio, qual’è il sud pontino dove è appunto collocata Formia, fortemente infiltrato dalla camorra, dagli eredi dell’ex banda della Magliana, dalla ‘ndrangheta e da cosa nostra.
Salto di qualità perché il Distretto è comandato da un 1° Dirigente e non da un v. questore, com’è un Commissariato, e, poi, un potenziamento degli organici con l’utilizzazione al meglio delle risorse sparse ora sullo stesso territorio e mal utilizzate e con l’istituzione di una sezione staccata della Squadra Mobile di Latina, come ha già fatto la Guardia di Finanza che ha istituito a Formia un Gruppo provinciale.
Polizia di Stato e Carabinieri in provincia di Latina e particolarmente nel sud della provincia, dove si accentrano per lo più la maggior parte dei capitali mafiosi, soffrono di una carenza endemica di personale specializzato in indagini di carattere economico e finanziario.
E ciò è estremamente grave perché le mafie oggi sono IMPRESA e, quindi, ECONOMIA e non solo un fenomeno da affrontare con un’ottica obsoleta da ordine pubblico.
Se veramente, quindi, vogliamo cominciare a combattere una lotta efficace alle mafie, bisogna qualificare tutto l’impianto investigativo pontino.
Altrimenti sono tutte chiacchiere al vento.
Sarebbe bello se gli amici del M5S formiani impegnassero i loro parlamentari a fare gli opportuni passi presso il Ministero dell’Interno perché tale proposta venga accolta al più presto.
Occorre sempre di più un’antimafia diversa da quella che si è fatta finora. Quella della DENUNCIA e non delle chiacchiere. Quella del “giorno prima” e non del “giorno dopo”.
Siamo in pochi, purtroppo, in Italia a denunciare i mafiosi, facendone nomi e cognomi.
E questo è un errore imperdonabile che pagheremo tutti amaramente.
Tutti pronti per le commemorazioni, le presentazioni di libri, i convegni che trattano di situazioni e fatti generici o di 30 anni fa, ma mai che si trovi qualcuno disponibile a darti una notizia attuale, nomi e cognomi di coloro che costruiscono, che comprano, che corrompono politici, amministratori pubblici ed altri esponenti delle istituzioni.
” Tengo famiglia”, “non spetta a noi fare i poliziotti”, “queste cose le debbono fare magistratura e forze dell’ordine”: queste sono le risposte che ti senti dare.
E, così, le mafie avanzano, conquistano nuovi territori, comprano quel poco che resta da comprare, corrompono quel poco che resta sano in questo disgraziato Paese.
Ed intanto forze di polizia e magistratura fanno quello che possono fare, con una legislazione carente e non adeguata alle mutazioni che le nuove mafie si sono imposte, afflitte da carenze di organici e di risorse.
L’” antimafia del giorno dopo”, comoda per i più, l’antimafia che si predica quando i buoi sono già scappati dalle stalle!!!
L’”antimafia” delle chiacchiere che fa solo il solletico ai mafiosi!!!
Stiamo ormai perdendo la guerra contro le mafie e continuiamo con le chiacchiere. Se l’antimafia sociale non fa un salto di qualità passando dalla fase della retorica, delle commemorazioni, della memoria, delle parole, a quella della DENUNCIA con nomi e cognomi dei singoli mafiosi, la guerra è persa.
Si impone all’antimafia sociale uno sforzo in più.
Un salto di qualità.
Le mafie, quelle nazionali come quelle estere, quelle militari come quelle politiche ed economiche, hanno raggiunto un livello di penetrazione e di radicamento nei territori davvero inquietante.
Esse spadroneggiano nell’economia, nei partiti, nelle istituzioni, nella società, infettando tutta l’ossatura del Paese.
Nessuna porzione del Paese si salva più e può ritenersi indenne.
Ci arrivano quasi quotidianamente da territori del nord richieste di intervento e di aiuto che noi, per le nostre misere forze, non siamo in grado di soddisfare.
A tutti coloro che ci chiedono di intervenire noi consigliamo sempre di costituire in loco dei nuclei di persone volenterose e coraggiose che, associandosi alla Caponnetto, possano cominciare ad operare.
L’Associazione Caponnetto è sempre disponibile ad offrire alle persone perbene che vogliono impegnarsi a combattere contro le mafie e la corruzione la massima copertura.
Ma ognuno deve assumersi la responsabilità in prima persona perché, considerata la gravità della situazione, la retorica, le parole, i “condivido”, le commemorazioni, la memoria, la gran parte degli stessi convegni ecc. non servono a niente più.
I mafiosi ridono nel sentire e vedere tutto ciò.
Ridono perché mentre la cosiddetta antimafia parla, loro operano e si impadroniscono sempre di più di questo disgraziato Paese.
Mentre a Roma si discute Sagunto viene espugnata.
Ecco perché da 10 e passa anni stiamo supplicando tutte le nostre consorelle e tutti coloro che vogliano impegnarsi sul piano della lotta alle mafie ad abbandonare la retorica, le parole, le chiacchiere, per passare ai fatti.
FATTI, FATTI, FATTI, che significano DENUNCE, DENUNCE, DENUNCE.
DENUNCE CON NOMI E COGNOMI.
Un’antimafia seria è quella che individua e denuncia i mafiosi, collaborando strettamente con le parti sane delle forze dell’ordine e della magistratura.
Tutto il resto non basta più.
Se non si comincia SUBITO a fare ciò, la guerra contro le mafia possiamo già ora considerarla persa!
E tutti noi dobbiamo ritenerci responsabili della sconfitta.
Ad Itri occorre un maggiore controllo da parte di magistratura e forze dell’ordine.
Itri.
Ancora Itri, in provincia di Latina.
Nel Lazio, a poco più di un centinaio di chilometri dalla Capitale.
Una regione in preda alla criminalità.
Comune ed organizzata.
Delinquenti comuni e mafiosi.
Mentre le istituzioni stanno a guardare senza far niente di efficace per stroncare il fenomeno.
Una lunga scia di furti nelle abitazione sta creando una situazione di panico fra i cittadini.
Si parla di bande di rumeni altamente specializzate che devastano le abitazioni portando via tutto quello che trovano.
Qualcuno è stato arrestato, ma la situazione resta immutata.
Il fenomeno delle presenze criminali si innesta in quello più generale degli investimenti mafiosi più volte da noi sollevato.
Non c’è settore economico, dall’edilizia al commercio, in cui non ci sia il sospetto di investimenti di capitali di gente campana sospetta.
Tanti, tantissimi soldi.
Ville, appartamenti, negozi, con facce alquanto sospette di gente che viene da fuori regione e che dispone di capitali inesauribili.
Più volte abbiamo segnalato la necessità di una mappatura di immobili ed esercizi da parte delle forze dell’ordine e della magistratura.
Più volte abbiamo evidenziato la necessità di vagliare tutte le domande di condono edilizio.
Più volte abbiamo chiesto di prendere in esame tutte le residenze concesse e che vengono concesse.
Parli al vento.
Qua sempre più la battaglia non è tanto contro camorra, ‘ndrangheta e mafie conclamate ma, soprattutto, contro spezzoni delle istituzioni sorde, cieche e mute.
Vergogna ed ancora vergogna!
Ogni tanto sui tratti Itri – Sperlonga ed a ridosso della Stazione ferroviaria di Itri, sulla montagna in prossimità di
una cava, si segnalano presenze alquanto sospette, ma nessuno va a verificare.
Si è parlato anche di interventi di appartenenti a famiglie camorristiche in momenti elettorali.
Ogni tanto si parla di qualche arresto di latitanti, ma per lo più da parte di forze dell’ordine che vengono da fuori provincia ed anche regione.
Residenze, costruzioni abusive o condonate, licenze commerciali, concessioni edilizie, passaggi di proprietà, compravendite immobiliari e di esercizi, questi i settori in cui scavare a fondo.
E c’è bisogno, tanto bisogno, di più numerose pattuglie a disposizione 24 ore su 24, con una vigilanza più assidua e più efficace.
Ci possiamo contare???
O anche questa volta parliamo al vento?
Non c’é miglior cieco di colui che non vuol vedere”, di Gennaro Ciliberto. I compiti dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici. Si invitano i nostri amici a far ricorso a tale Autorità in caso di illegalità nei contratti pubblici
L’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture è un organo collegiale che vigila sul rispetto delle regole che disciplinano la materia dei contratti pubblici ed è dotata di indipendenza funzionale, di giudizio, di valutazione e di autonomia organizzativa.
I sette membri del Consiglio sono nominati dai Presidenti della Camera e del Senato, scelti tra personalità che operano in settori tecnici, economici e giuridici con riconosciuta professionalità. Il Presidente è eletto tra i componenti.
Competenze, funzioni e attività
Il Codice dei contratti pubblici (Decreto legislativo 12 aprile 2006 n.163) attribuisce all’Autorità le seguenti funzioni e competenze:
- vigila sui contratti pubblici, anche regionali, per garantire correttezza e trasparenza nella scelta del contraente, di economicità ed efficienza nell’ esecuzione dei contratti e per garantire il rispetto della concorrenza nelle procedure di gara;
- vigila sull’osservanza della legislazione per verificare la regolarità degli affidamenti e l’economicità di esecuzione dei contratti, accertando che da questi non derivi pregiudizio per il pubblico erario;
- segnala al Governo e al Parlamento gravi inosservanze della normativa o la sua distorta applicazione;
- formula al Governo proposte di modifiche alla legislazione che disciplina i contratti pubblici e al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti proposte per la revisione del regolamento applicativo del Codice;
- presenta al Governo e al Parlamento una relazione annuale nella quale si evidenziano le disfunzioni riscontrate nel settore dei contratti pubblici;
- vigila sul sistema di qualificazione delle imprese operanti nel settore dei lavori pubblici;
- formula pareri non vincolanti su questioni insorte durante lo svolgimento delle procedure di gara.
Nell’ambito della propria attività l’Autorità ha, inoltre, poteri sanzionatori e ispettivi in relazione ai quali può:
- richiedere documenti, informazioni e chiarimenti alle stazioni appaltanti ed agli operatori economici;
- disporre ispezioni, anche su richiesta motivata con la eventuale collaborazione della Guardia di Finanza e di altri organi dello Stato;
- disporre perizie, analisi economiche e statistiche nonché la consultazione di esperti in ordine a qualsiasi elemento rilevante ai fini dell’istruttoria;
- trasmettere gli atti e i propri rilievi agli organi di controllo e agli organi giurisdizionali competenti, in caso di irregolarità rilevanti;
- irrogare sanzioni pecuniarie per sanzionare: le inottemperanze agli obblighi di collaborazione da parte dei soggetti pubblici e privati, la trasmissione di informazioni e di documentazione false, la mancata trasmissione dei requisiti di partecipazione alle gare da parte delle imprese alle stazioni appaltanti e le società organismo di attestazione (SOA).
Nel Cassinate e nel vicino Molise… non ci sono mafie. La campagna di denigrazione e di delegittimazione dell’Associazione Caponnetto che parla ed opera fuori dal coro.
Sono anni che subiamo degli attacchi furibondi ogni volta che ci azzardiamo a parlare di mafie nella Ciociaria e, particolarmente, nel Cassinate, nella fascia che si estende fino al Molise compreso.
Eppure esistono decine, per non dire centinaia, di rapporti, relazioni, dichiarazioni degli organi investigativi e giudiziari istituzionali centrali che attestano la presenza radicata dei clan.
Come se si volesse nascondere una realtà accertata da centinaia di inchieste fatte non da noi ma dalla DIA, dalle strutture centrali delle forze dell’ordine, inchieste tutte, poi, corroborate da provvedimenti giudiziari e sentenze.
No, “la mafia non esiste nel frosinate”, un territorio dove c’è stata la presenza della P2 con il suo capo in persona che era proprietario di un’azienda, dove tutti i clan della camorra hanno investito ed investono montagne di capitali, dove, quindi, le mafie ci stanno alla grande e si vede.
E’ veramente, quella che registriamo appunto nella provincia di Frosinone, al confine con il Molise e la Campania, una situazione atipica rispetto a quella di altre province e di altri territori laddove la presenza delle mafie non viene negata ormai da nessuno.
Stiamo cercando da tempo di analizzare questo fenomeno e stiamo raccogliendo il massimo di elementi per comprenderne la genesi.
Anche in questo nostro lavoro di analisi non troviamo uno straccio di collaborazione da parte di chicchessia e questo rappresenta un’ulteriore conferma dei nostri sospetti che lì -soprattutto nel Cassinate e fino al confinante Molise compreso- operino potenti gruppi collegati alla massoneria deviata ed a centri occulti che hanno interesse a non essere disturbati da soggetti, come noi, che, al contrario, vogliono sensibilizzare ed informare correttamente un’opinione pubblica finora apparsa per lo più narcotizzata.
Si è arrivati perfino a metterci in bocca, in occasione del nostro ultimo Convegno fatto a Cassino, parole che non abbiamo mai pronunciato.
Atto gravissimo, questo, che punta a falsare la realtà pur di mantenere lo statu quo.
Meno male che avevamo fatto le registrazioni di tutti gli interventi e, malgrado ciò, non siamo riusciti a convincere i nostri detrattori che dichiaravano il falso.
Una campagna ostinata di denigrazione che va avanti da anni e che punta ovviamente alla delegittimazione di un’Associazione, come la nostra, che non presenta visioni edulcorate, peraltro elaborate dai centri occulti di potere e propinate ad un’opinione pubblica che taluni evidentemente hanno interesse a tenere disinformata e narcotizzata.
Il nostro invito ai tre gruppi parlamentari del PD, del PDL e del M5S a trattare i temi della mafie e dell’antimafia. Vedremo chi viene e chi no.
Ci scrivono dalla Lombardia, dal Trentino-Alto Adige, dal Veneto, dall’Emilia -Romagna e da altre regioni del centronord e tutti per chiederci una presenza dell’Associazione Caponnetto in quei territori.
Ciò per due motivi:
1) il primo, perché tutti riconoscono la necessità impellente dell’azione di un’Associazione come la nostra che non si limita a fare della semplice retorica, ma che, al contrario, scava, indaga e denuncia, fatto per fatto, situazione per situazione, nomi e cognomi,
2) il secondo, perché il livello della penetrazione mafiosa nei tessuti economico, politico ed istituzionale si sta alzando a tal punto che non si può continuare a restare indifferenti ed inerti.
Bisogna intervenire subito e pesantemente prima che sia troppo tardi.
Il problema è che, pur essendo animati da tutta la buona volontà di questo mondo, non disponiamo di personale e risorse per soddisfare tutte le richieste ed essere fisicamente presenti dapperttutto.
Bisogna creare dei gruppi locali di combattimento, gruppi ai quali noi offriremo tutti gli apporti tecnici e di copertura.
Agli amici che si rivolgono a noi riconoscendo la necessità di avere a loro disposizione nei territori dove essi abitano un’associazione antimafia come la nostra che non fa solamente retorica ma una vera e propria azione antimafia collaborando
con le forze sane della magistratura e delle forze dell’ordine rivolgiamo, quindi, sempre una raccomandazione:
iscrivetevi all’Associazione e createvi attorno alle vostre persone un nucleo di amici che vi aiutino.
Un gruppo, però, di combattenti e non di parolai, la cui presenza serve solo a creare confusione e a far perdere tempo ed energie.
Gente seria, molto seria, perché il nostro lavoro è delicato e noi parliamo di mafie e non di noccioline.
In ogni regione si può, volendolo, creare un presidio composto da persone serie, consapevoli, motivate, che non vengano per altri scopi, personali o politici che siano, di persone che, informate della gravità della situazione, vogliano, per senso civico e per amore verso le giovani generazioni e le proprie famiglie, impegnarsi per contrastare le mafie e la corruzione, i due grandi mali del terzo millennio che stanno letteralmente distruggendo questo infelice Paese.
Gente seria, ripetiamo, perché di pagliacci, opportunisti e quaquaraquà ce ne sono a tonnellate.
Per non parlare degli eventuali infiltrati ai quali assolutamente bisogna sbarrare il passo.
Un’Associazione che non faccia quello che facciamo noi – cioè indagine e denuncia- può accettare tutti, anche opportunisti, inetti ed infiltrati.
Tanto essa è innocua.
Noi non ce lo possiamo permettere in quanto il lavoro specifico, delicatissimo, che facciamo noi richiede la massima riservatezza ed il massimo impegno e, quindi, gente estremamente seria e motivata.
Si stanno aprendo in questi giorni importanti prospettive per quanto riguarda il Trentino Alto Adige, dove, attorno ad una persona altamente qualificata e seria che già ha aderito all’Associazione Caponnetto, si può creare un nucleo di persone altrettanto serie che possono sin da ora cominciare ad operare contro l’esercito di camorristi e ‘ndranghetisti per lo più che, nel silenzio e nella disattenzione generale di gran parte della politica e delle istituzioni, si stanno letteralmente appropriando anche di quella regione.
Un primo segnale di fuoco da parte di questi nuovi nostri amici si è avuto con la mozione presentata in Consiglio contro le infiltrazioni mafiose nel Trentino Alto Adige, mozione che, purtroppo, la maggioranza che fa capo al PD ed a SEL ha voluto respingere.
Noi siamo e vogliamo continuare ad essere APARTITICI e non vogliamo vederci costretti a schierarci contro questo o quel partito anche per non dare a cretini o gente in malafede l’alibi per accusarci di essere favorevoli ad una parte contro unì’altra.
Non ci interessa.
NOI SIAMO ABITUATI A PARLARE MALE DI CHI OPERA MALE E BENE DI CHI OPERA BENE.
NON ABBIAMO PREGIUIDIZI, COME NON DOVREBBERO AVERNE TUTTE LE ASSOCIAZIONI SERIE E, QUINDI, NON ASSOLDATE!
I COLORI NON CI INTERESSANO, CI INTERESSANO I FATTI.
PUNTO.
CI INTERESSANO SOLAMENTE I COMPORTAMENTI DI OGNUNO DI FRONTE AL PROBLEMA MAFIE.
STIAMO IN QUESTI GIORNI INVITANDO TUTTI (DAL PD AL PDL E AL M5S) I GRUPPI PARLAMENTARI AD UN CONFRONTO PER ESPORRE LE NOSTRE IDEE E LE NOSTRE PROPOSTE PER UNA PIU’ EFFICACE AZIONE CONTRO LE MAFIE.
PER LE VIE BREVI I PARLAMENTARI DEL M5S CI HANNO FATTO SAPERE CHE SONO PRONTI AD INCONTRARCI E STIAMO ATTENDENDO CHE CI FACCIANO SAPERE LA DATA DA ESSI PRESCELTA.
CI AUGURIAMO CHE ALTRETTANTO FACCIANO I PARLAMENTARI DEL PD E DEL PDL.
Sentiamo, però, il dovere di avvertire tutti sin da oggi – ad evitare appunto che qualche imbecille o matto (quanti ce ne stanno in giro! ) possa dire che… parteggiamo per questo o per quello – che renderemo pubblico il nome del partito o dello schieramento che accoglierà l’invito al confronto con noi ed anche di quello che lo ignorerà o dirà no.
Noi inviteremo TUTTI e tre.
Vedremo chi di questi tre verrà e chi no.
Non siamo e non vogliamo essere l’… antimafia di stato con lacci e lacciuoli di natura partitica. Noi siamo l’ANTIMAFIA e basta.
Noi non siamo nati per essere… l’”antimafia di stato”.
Siamo e vogliamo sempre di più essere l’ANTIMAFIA.
Quella vera, che scava, si informa e DENUNCIA, fatti e situazioni specifici, nomi e cognomi.
Abbiamo rifiutato, per essere liberi da tutto e da TUTTI, qualsiasi aiuto dalle istituzioni, qualsiasi contributo.
Viviamo ed andiamo avanti con i soldi nostri, dei nostri iscritti, dei nostri simpatizzanti che sottoscrivono il 5 per mille.
Tessere e 5 per mille: queste le uniche nostre entrate.
E soldi personali, tirati fuori dalle nostre tasche.
Punto.
Questa è l’Associazione Caponnetto!
Non siamo al servizio di partiti e non vogliamo assolutamente farci considerare il tappetino di chicchessia.
Ciò, per una semplicissima ragione:
I mafiosi più insidiosi li troviamo soprattutto nei partiti e nelle istituzioni e non vogliamo, pertanto, sentirci limitati nel nostro agire da lacci e lacciuoli.
Se dobbiamo denunciare esponenti politici o delle istituzioni per collusione con le mafie, non vogliamo sentirci condizionati.
Ciò, ovviamente, comporta l’osservanza di alcune regole di comportamento da parte nostra:
non gradiamo che sui nostri siti web e sulle nostre pagine Facebook compaiano notizie direttamente od indirettamente riconducibili a fatti che riguardino la vita dei partiti.
Su quelli personali ognuno metta quello che vuole, ma su quelli ufficiali dell’Associazione Caponnetto non vogliamo che compaiano articoli o documenti che contengano giudizi, espressioni e quant’altro di natura partitica.
Essi vengono visitati da giornalisti, forze dell’ordine, magistrati ed altri, non esclusi per primi i mafiosi, i quali spesso attingono da essi elementi che forniscono spunti investigativi importanti.
Per cui invitiamo tutti i nostri amici ad inviarci note che siano conformi alle attività che svolgiamo, attività che sono ESCLUSIVAMENTE indirizzate a combattere le mafia militari, politiche ed economiche.
Di QUALUNQUE colore politico!
Mafie a go go nel Trentino Alto Adige. E’ giunta l’ora di intervenire seriamente!!! Siamo a disposizione.
Ci siamo,finalmente.
Il Consiglio della Regione Trentino Alto Adige ha oggi,23 aprile 2013,discusso un’interrogazione ed una mozione promosse dalla Consigliera della Lega Nord Franca Penasa su un appalto sospetto che riguarda i lavori sull’A22 Brennero.
Non entriamo nel merito perché ci sono indagini da parte dell’Autorità Giudiziaria e non vogliamo,per rispetto a questa,azzardare giudizi.
Ma la vicenda ha fornito l’occasione al Consiglio Regionale per affrontare un argomento spinoso che,da quanto ci ha riferito la stessa Consigliera che abbiamo apprezzato per la sua onestà intellettuale ed il suo coraggio,riguarda una vera e propria invasione della sua Regione,da molti definita un’isola felice,da parte delle mafie.
Parliamo di…un’invasione e non di un vero e proprio impossessamento del territorio per non usare toni drammatici che pur sarebbero appropriati data la gravità del fenomeno.
Le mafie,particolarmente camorra e ‘ndrangheta,si sono insediate stabilmente quasi uccidendo totalmente tutta l’imprenditoria locale.
Il problema più grave,però,quello che ci preoccupa di più,é l’insensibilità delle istituzioni locali ,oltre che degli apparati politici,tutti schierati nell’ ignorare,negandone,peraltro, l’esistenza,il fenomeno mafioso.
L’Associazione Caponnetto é pronta a fornire sin da ora tutto l’apporto necessario per richiedere agli organismi centrali investigativi e giudiziari competenti l’attenzione necessaria e le azioni conseguenti.
Appena saremo entrati in possesso della documentazione,sarà nostra cura girarla a Roma a chi di competenza per attivare gli apparati istituzionali.
La… ”cultura della legalità” nelle scuole pubbliche italiane!
Ma che… “cultura della legalità” è se non si può dire ai ragazzi delle scuole superiori- e peraltro delle ultime due classi – quella che è la realtà nella quale viviamo tutti?
Mi è capitato di essere invitato, insieme ad altre associazioni, a parlare di… “legalità ” ai ragazzi delle ultime due classi di un istituto superiore ed il Dirigente mi ha chiesto una bozza scritta dell’intervento che avrei dovuto fare.
Gli ho risposto che non sono abituato a leggere relazioni e che parlo a braccio e che, comunque, avrei fatto riferimento anche ai problemi del territorio, compreso quello che riguarda le attività mafiose che lo affliggono e ne impediscono lo sviluppo.
Questo per evitare di diffondere un’informazione monca o, peggio, edulcorata.
Sono, infatti, convinto della necessità di fornire, anche se con un linguaggio appropriato, ai ragazzi di 17-18 anni (quindi votanti) un quadro reale delle situazione in cui viviamo.
La risposta che ho ricevuta è stata la disdetta dell’invito.
La stessa cosa mi è capitata qualche anno fa addirittura con gli studenti di una Facoltà di un’Università.
Nelle scuole italiane è vietato parlare di mafie.
Ma di quale ” cultura della legalità” si parla nelle scuole di questo Paese se, poi, i ragazzi, usciti dai propri Istituti, si trovano immersi in una realtà del tutto diversa da quella che è stata prospettata ad essi?
