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MAFIA: Vita di un uomo di mondo

L’autobiografia senza precedenti del più famoso pentito di mafia.

Di Alfredo Galasso

Un compito arduo,ma dobbiamo riuscirci:una nuova e più combattiva Associazione Caponnetto

Il compito più difficile di chi viene chiamato a reggere le sorti di un’Associazione antimafia seria 

 

 

 

Un compito arduo che ti conduce a zigzagare in continuazione fra gli umori ed anche gli interessi di taluni di coloro che vi aderiscono. Non sono molti che aderiscono con convinzione e senza chiedere niente,anzi dando,come altrettanto pochi sono quanti hanno recepito il senso ed il valore di un’Associazione Antimafia qual’é e vuole essere l’Associazione Caponnetto.

Qualcuno la intende addirittura come un’”OSSERVATORIO ” contro le mafie nel quale potersi  mettere in vetrina per utilizzarlo per finalità anche  personali.

Qualche anno fa un paio di gaglioffi che non sapevano scrivere nemmeno la lingua italiana e dei quali stentammo  a leggerne i post ci coprirono di insulti e di minacce perché evidentemente,per quanto erano stati in grado di capirne il significato e gli obiettivi,non avevano condiviso quello che avevamo scritto  sul nostro sito a proposito di una situazione particolare.

Gente che non ha capito niente e che quasi sicuramente continuerà a non capire  fini e ruolo dell’Associazione  Caponnetto.

Da noi si viene,ci si tessera e,insieme a tutti gli altri, si comincia ad operare,tenendo conto del fatto che il nostro impegno si basa  su tre elementi fondamentali:

INDAGINE,

DENUNCIA 

PROPOSTA.

Chi non accetta questa linea,può rimanersene a casa perché non serve minimamente per gli obiettivi  che noi ci proponiamo.

Noi siamo un’Associazione di prima linea,un sodalizio di attacco,non finanziata da chicchessia fuorche’ dai suoi iscritti,con la quota sociale annuale ed il 5 x mille ,e non una VETRINA o un OSSERVATORIO.

La situazione in Italia é sempre più grave;mafiosi e corrotti sono ormai infiltrati dovunque,anche nel Potere,centrale o periferico, e,quindi,non servono a niente chiacchieroni,opportunisti,affaristi e quaquaraqua’,per non parlare degli ignavi e di chi ha paura di esporsi.

Tutto il nostro sistema di informazione – web,fb,comunicati,convegni e quant’altro – é impegnato e  finalizzato a far crescere nella maggior parte della gente che ci segue e ci legge una coscienza del “fare” e non del chiacchierare,del “dire”.

Con qualcuno,fra i più sensibili ed onesti intellettualmente,ci siamo riusciti ed infatti stanno arrivando nuove domande di adesione,con la massa no.

La nostra informazione,secondo chi la cura,ha e deve avere una funzione pedagogica,di formazione soprattutto.

Ogni notizia che diamo o valutazione che facciamo vogliono essere mirate a sensibilizzare e preparare le persone alla lotta contro i mafiosi,i delinquenti ed i ladri.

Gli scoop,le notizie del “giorno dopo”,quando i fatti sono già avvenuti ed i buoi sono scappati dalle stalle,non ci interessano.

Noi puntiamo ad anticipare i fatti e a guidarli possibilmente secondo i nostri fini.

INDAGINE,DENUNCIA e PROPOSTA,non dimenticatelo mai.

Con la campagna tesseramento che é in corso,abbiamo in animo di promuovere una  radicale opera di ristrutturazione dell’Associazione.Il nuovo Consiglio Direttivo  dovrà essere composto da persone serie,convinte,competenti,”toste” come suol dirsi:

appartenenti alle forze dell’ordine,qualche Testimone di Giustizia,qualche parlamentare indipendente,avvocati,cittadini combattivi.

Un vero e proprio tagliando,insomma,come per gli autoveicoli.

Ma anche sul versante dell’informazione cambieremo tutto bannando tutti coloro che hanno mostrato e mostrano insensibilità e disinteresse al problema della lotta alle mafie ed hanno rifiutato,malgrado i tanti nostri appelli,di venirci a dare una mano nell’Associazione.

Le mafie non si combattono stando dietro una tastiera,ma scovandole dovunque e denunciandole ,aiutando  magistratura inquirente e forze dell’ordine,come anche Paolo Borsellino indicava.

Ma come funziona il nostro apparato di sicurezza ?

MA COME  FUNZIONA IL NOSTRO APPARATO DI SICUREZZA ?

UN TERRORISTA  CON UN CURRICULUM CRIMINALE DA BRIVIDO LIBERO DI CIRCOLARE  IN ITALIA E SENZA CHE NESSUNO LO CONTROLLASSE,COME E’ CAPITATO MENTRE SOGGIORNAVA IN PROVINCIA DI LATINA,INTERCETTATO PER CASO DA UNA PATTUGLIA COMPOSTA DA DUE POLIZIOTTI,DEI QUALI UNO IN PROVA,DURANTE UNA “NORMALE “  ATTIVITA’ DI CONTROLLO DEL TERRITORIO!

SE QUEI DUE AGENTI NON LO AVESSERO VISTO ED ATTENZIONATO,METTENDO PERALTRO A REPENTAGLIO LA LORO VITA, COME UNA COMUNE PERSONA,NESSUNO SI SAREBBE ACCORTO DELLA SUA PRESENZA IN ITALIA ED EGLI SI SAREBBE SENTITO,PROBABILMENTE,LIBERO DI COMPIERE  QUALUNQUE ALTRO ATTENTATO AI NOSTRI DANNI .

 

 

 

 

Il killer di Berlino ucciso dalla polizia

Durante uno scontro a fuoco in piazza, intorno alle 3

Il maggior pericolo che corre ogni momento un’associazione antimafia seria: le infiltrazioni.Infiltrazioni non solo dei mafiosi ma anche di quanti vogliono usarne la sigla per scopi politici o addirittura economici.Questi sono i peggiori nemici di un’”antimafia” seria perché la discreditano.La vera lotta alle mafie va fatta intanto gratuitamente e rimettendoci,eventualmente,anche di tasca propria e,poi,con l’INDAGINE,la DENUNCIA e la PROPOSTA.Senza queste NON è antimafia,ma semplicemente bla bla.

IL PERICOLO MAGGIORE DAL QUALE  DEBBONO DIFENDERSI LE ASSOCIAZIONI SERIE CHE VOGLIONO CONCRETAMENTE, E NON SOLO A CHIACCHIERE, COMBATTERE LE MAFIE:

LE INFILTRAZIONI!!!!!!!!

Infiltrazioni di mafiosi e di coloro che vogliono  USARE

il nome dell’Associazione per scopi o politici o addirittura economici.

Ci sono capitate amministrazioni comunali,già sciolte per mafia,che hanno tentato di ripulirsi la faccia e darsi una verginità aderendo in massa all’Associazione Caponnetto con tanto di delibera della giunta.

C’é capitato un soggetto dal nome altisonante nel gotha della camorra che ci ha chiesto l’adesione alla Caponnetto con tanto di domanda e nome e cognome originali.

Ci sono state nel corso degli anni andati orde di persone che sono arrivate con l’intento di usare il nome dell’Associazione per scopi politici  non solo collettivi ma anche personali.

C’é stato un elenco interminabile  di altre persone che volevano che noi organizzassimo “corsi di cultura della legalità nelle scuole” o redigessimo “progetti” per ottenere finanziamenti pubblici e ……fare soldi.

C’é stato anche chi voleva che noi chiedessimo,come fanno altri, in gestione beni confiscati alle mafie per avviare attività economiche e fare business.

Un elenco infinito di opportunisti,di affaristi,di parolai ai quali della lotta alle mafie non interessa un fico secco e che avrebbero voluto usare un nome prestigioso,qual’é quello che noi abbiamo ,ad uso e consumo personale o di gruppo ,certi di vedersi aprire, con questo, le porte ovunque.

Abbiamo dovuto sudare – e dobbiamo continuamente sudare – le sette camicie,come suole dirsi,per far comprendere a tutta questa gentaglia che……..nell’Associazione Caponnetto non c’é ….trippa per gatti e che in essa si entra per dare e non per chiedere  e ricevere.

Dare,nel senso di combattere in prima linea contro le mafie ed i corrotti che sono ovunque,nei partiti e nelle istituzioni soprattutto e nella società.

Dare,nel senso di INDAGARE su tutto quanto avviene nei territori – insediamenti di persone,investimenti di capitali sospetti,collusioni fra uomini della politica e delle istituzioni con mafiosi ecc. – nei quali si vive segnalarli a noi per darci la possibilità di inserire tutti i dati acquisiti nei nostri archivi ed approfondire le ricerche su ognuno di essi con visure camerali,incroci di notizie e le conoscenze e le tecniche da noi  acquisite nel corso degli anni.

Per,poi,segnalare il tutto a chi di dovere.

La lotta alle mafie si fa con l’INDAGINE,la DENUNCIA e la PROPOSTA,non con le chiacchiere o,peggio,facendo business. 

Per quanto riguarda la politica,noi ci teniamo a sottolineare che ognuno degli aderenti all’Associazione é libero di praticarla come e dove vuole,ma con l’accorgimento di tenere ben distinti i due impegni,quello politico e l’altro associativo.

La politica DIVIDE e noi di tutto abbiamo bisogno fuorché delle divisioni.

Noi  combattiamo contro un nemico potente e non comune ,un nemico,la mafia, che è unito nel perseguire i suoi obiettivi.

La mafia non ha colore politico  e,quindi,anche un’associazione che voglia combatterla seriamente non può nè deve avere  colore politico.

Tenendo,soprattutto,conto del fatto che é proprio nella politica e nelle istituzioni  che si annidano i mafiosi più pericolosi.

Si può sapere chi …………….sta facendo la prevenzione antimafia? Se non la fanno i Prefetti ai quali la affida la legge,chi la fa????????………………………..

QUANDO NOI DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO  SOSTENIAMO CHE  L’INFORMAZIONE ANTIMAFIA  DEVE ESSERE SELETTIVA,COMPLETA E MIRATA E NON AFFIDATA,COME AVVIENE,AL PRIMO ARRIVATO CHE NON SA COME VANNO LE COSE E SI IMPROVVISA  COME UN ……….”PALADINO DELL’ANTIMAFIA “………….

 

 

C’é un problema  sul quale noi stiamo insistendo da anni e che riguarda  il ruolo affidato ai Prefetti  in materia di prevenzione antimafia.

E ce n’é un secondo,taciuto da quasi tutti,che riguarda l’avvenuta esclusione dei rappresentanti delle forze dell’ordine dalle Commissioni di accesso.

E’ inutile ripetere che i Prefetti,fatta qualche rarissima eccezione,non assolvono affatto ai loro obblighi  in materia e le numerose inchieste giudiziarie che da anni si vanno conducendo nello Stivale  lo stanno a provare abbondantemente.

Anche la decisione assunta di  escludere dalle Commissioni di accesso agli atti i rappresentanti delle forze dell’ordine per limitarle  a  funzionari o comunque soggetti che non dispongono  di alcun supporto infoinvestigativo é la prova provata che i governi e la politica,al di là delle chiacchiere e delle enunciazioni di principi,non intendono assolutamente fare la lotta alle mafie.

Mafie che si annidano per lo più proprio nella politica e nelle istituzioni e che si vedono  così garantita un’impunità sfacciata.

Quello che sconcerta é il silenzio completo  su queste tematiche di tutta la politica,non solo di quella notoriamente corrotta e collusa ma anche di quella che dice di essere sana e di voler combattere contro le mafie che si stanno mangiando il Paese.

Noi abbiamo proposto delle soluzioni e le abbiamo anche esposte non solo attraverso i nostri canali di informazione ma anche de visu a qualche gruppo parlamentare.

Finora,però,silenzio,il più assoluto silenzio.

Riteniamo utile,pertanto,ripubblicare una nota vecchia  apparsa sul nostro sito.

Un altro cavallo di battaglia per il nuovo anno:

 

 

 

Sottrarre subito ai Prefetti le competenze in materia di prevenzione antimafia

Pubblicato 20 Luglio 2015 Da admin3

LA RECENTE RICHIESTA DELLA PROCURA DI REGGIO CALABRIA DI RINVIARE A PROCESSO IL PREFETTO DI QUELLA CITTA’ PER NON AVER OTTEMPERATO AI SUOI DOVERI IN MATERIA DI VIGILANZA SULLA GESTIONE DEI RIFIUTI RIPROPONE CON FORZA IL PROBLEMA DA TEMPO SOLLEVATO DALL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO DEI POTERI AFFIDATI AI PREFETTI RIGUARDO ALLA PREVENZIONE ANTIMAFIA.
E’ NECESSARIO SOTTRARRE AI PREFETTI QUEI POTERI PER TRASFERIRLI ALLE DIREZIONI DISTRETTUALI ANTIMAFIA.

Il ruolo dei Prefetti. Urge cambiare la legge

HANNO PERFINO DEPOTENZIATO LE COMMISSIONI DI ACCESSO CON L’ESTROMISSIONE DA ESSE DEI RAPPRESENTANTI DELLE FORZE DELL’ORDINE

Pubblicato 3 Ottobre 2014 sul sito web dell’Associazione Caponnetto www.comitato-antimafia-lt.org

INVITIAMO ISCRITTI E SIMPATIZZANTI DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO E NON SOLO A DEDICARE DA ORA IN AVANTI UN’ATTENZIONE PARTICOLARE ALL’AZIONE CHE I PREFETTI HANNO IL DOVERE DI SVOLGERE IN MATERIA DI LOTTA ALLA CRIMINALITA’ MAFIOSA
RIPRODUCIAMO, PERTANTO, UN ARTICOLO PUBBLICATO TEMPO FA SUL SITO WEB E SULLE PAGINE FACEBOOK DELL’ ASSOCIAZIONE CAPONNETTO PER RIPROPORRE ALCUNE NOSTRE CONSIDERAZIONI, SUGGERIMENTI ED ANCHE CRITICHE SUL RUOLO DEI PREFETTI NEL PAESE E SULL’URGENTE NECESSITA’ DI CAMBIARE LA LEGGE APPORTANDOVI QUELLE MODIFICHE E QUELLE INEGRAZIONI NECESSARIE PER RENDERE PIU’ EFFICACE ED INCISIVA L’AZIONE CONTRO LA CORRUZIONE E LE MAFIE.
L’ENORME POTERE CONFERITO FINORA AI PREFETTI NON E’ BASTATO A COLMARE TUTTE QUELLE DEFICIENZE E QUELLE
STORTURE CHE SPESSO NON HANNO DATO PER NIENTE LUSTRO ALL’ISTITUZIONE.
FATTA QUALCHE ECCEZIONE, INFATTI, LA MAGGIOR PARTE DEI PREFETTI HA MOSTRATO DI NON ESSERE – O, PEGGIO, DI NON VOLER ESSERE – IN GRADO DI ADEMPIERE APPIENO AI DOVERI CHE LA LEGGE IMPONE AD ESSI.
CI RIFERIAMO, IN PARTICOLARE, AL MANCATO SVOLGIMENTO DELLE FUNZIONI DI VIGILANZA PREVENTIVA IN MATERIA DI CONTRASTO DELLA CRIMINALITA’.
IL PREFETTO, COM’E’ NOTO, HA LA POSSIBILITA’ DI EMETTERE PROVVEDIMENTI INTERDITTIVI SULLA BASE DI SEMPLICI INFORMATIVE DELLE FORZE DELL’ORDINE E SENZA ATTENDERE LE SENTENZE DELLA MAGISTRATURA E DI IMPEDIRE, COSI’, PRIMA CHE ESSO AVVENGA, L’INSERIMENTO DELLA CRIMINALITA’ MAFIOSA NELL’ECONOMIA, NELLE ISTITUZIONI E NELLA POLITICA.
DITECI VOI QUANTE “INTERDITTIVE ANTIMAFIA” HANNO EMESSO ED EMETTONO I PREFETTI DELLE VOSTRE PROVINCE A CARICO DI IMPRESE SOSPETTE E QUALE AZIONE DI PREVENZIONE LA MAGGIOR PARTE DI ESSI ABBIANO SVOLTO SUL VERSANTE DELLA LOTTA ALLE MAFIE, COORDINANDO LE FORZE DELL’ORDINE, DANDO AD ESSE DEGLI INPUT IN MATERIA DI METODOLOGIE DI AZIONE, STIMOLANDOLE AD AGIRE PIU’ CHE
CON UN’OTTICA DA ” ORDINE PUBBLICO”, COME NORMALMENTE AVVIENE, CON UNA, INVECE, PIU’ MODERNA ED ADEGUATA ALLA REALTA’ ATTUALE CHE VEDE LA MAFIA COME UN SOGGETTO IMPRENDITORE.
LA RIPUBBLICAZIONE DI QUESTO NOSTRO DOCUMENTO DEVE SERVIRE AD INDURRE TUTTI I NOSTRI ISCRITTI ED I SIMPATIZZANTI – ED ANCHE ALTRI DI ALTRE ASSOCIAZIONI ANTIMAFIA- AD INCENTRARE LA LORO ATTENZIONE SUI TEMI REALI DELLA LOTTA ALLE MAFIE, REALIZZANDO UN SALTO DI QUALITA’ CON L’ABBANDONO DI QUELLA PRASSI CHE VEDE MOLTI PIU’ PROPENSI A PARLARE DI TEMI GENERICI, NARRATIVI, COMMEMORATIVI, CHE NON, COME E’ NECESSARIO, PRATICI, ATTUALI ED OPERATIVI.

Il fenomeno del condizionamento delle istituzioni e degli Enti locali. Si deve cambiare subito la legge sul ruolo dei Prefetti Pubblicato 5 Agosto 2014 | Da admin2. L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO PUBBLICA QUESTA NOTA AL FINE DI AVVIARE NEL PAESE UN’ APPROFONDITA RIFLESSIONE SUL RUOLO DEI PREFETTI SUL VERSANTE DELLA LOTTA ALLE MAFIE E SULL’URGENTE NECESSITA’ DI UNA MODIFICA DELLA LEGISLAZIONE IN MATERIA. NON E’ POSSIBILE PARLARE SERIAMENTE DI LOTTA ALLE MAFIE PERPETUANDO L’ATTUALE STATO DELLE COSE. Il fenomeno del condizionamento delle istituzioni e degli Enti locali –Il degrado delle Istituzioni I recenti eventi giudiziari che hanno coinvolto due ex ministri dell’Interno (Scajola e Cancellieri) per fatti di rilevante gravità nonché i recenti arresti di prefetti (Blasco, La Motta, Ferrigno) e l’incriminazione di ex Prefetti (Maria Elena Stasi e Maddaloni entrambi condannati in primo grado) sempre per fatti riferibili ad ambienti della criminalità organizzata o meglio ad ambienti politici contigui alla criminalità organizzata, devono necessariamente indurci a fare una riflessione sul ruolo e sui poteri che la legge assegna all’Amministrazione dell’interno nella lotta alla criminalità organizzata. Ovviamente occorre doverosamente sottolineare che l’amministrazione dell’Interno registra la presenza di una stragrande maggioranza di persone che dedicano la loro vita lavorativa e in molti casi anche personale, al servizio esclusivo dello Stato. Proprio per tutelare anche questa categoria di servitori dello Stato e per consentire a questi di poter svolgere con serenità e senza interferenze della politica, le azioni istituzionali di contrasto al crimine organizzato, occorre capire quali siano state le cause che hanno determinato la devianza dell’azione di settori dell’amministrazione dell’interno ad appannaggio degli interessi di contesti socio politico criminale.
Analizzando bene i fatti di cronaca giudiziaria che vedono coinvolti ministri dell’interno e prefetti si capisce subito che nelle vicende stesse hanno un ruolo centrale interessi personali riferibili a politici spesso di rilevo nazionale. Basta citare a solo titolo esemplificativo il caso dell’ex parlamentare Nicola Cosentino ed il recente coinvolgimento dell’ex prefetto Stasi. Infatti i fatti giudiziari in questione rilevano come spesso le contestazioni formulate dalla Magistratura riguardino condotte volte a favorire uomini politici. Basta vedere la vicenda del prefetto Stasi nell’ambito dell’indagine sui distributori di carburanti di proprietà della famiglia Cosentino ovvero la vicende di appalti al comune di Caserta per la quale sono state condannati i prefetto Stati e Maddaloni per interessi riferibili a ditte di Nicola Ferrara, esponente politico regionale dell’UDEUR, oppure la vicenda esaminata nel corso del processo cosentino del mancato scioglimento del consiglio comunale di Mondragone la cui compagine politica era riconducibile all’ex ministro Landolfi ovvero al mancato rilascio del certificato antimafia interdittivo alle ditte ECO Quattro e Aversana Petroli, entrambe riferibili ad interessi della famiglia Cosentino. Appare quindi evidente la correlazione tra condizionamento dell’azione dei Prefetti ed in genere dell’amministrazione dell’Interno con la politica nella quale ampi settori spesso sono contigui ad ambienti della criminalità organizzata (soprattutto nelle regioni meridionali). Ma perché i prefetti si piegano alla Politica ovvero perché sono condizionati dalla stessa? Prima di rispondere a questa domanda vediamo chi sono e cosa fanno i prefetti. Il prefetto è il massimo organo amministrativo periferico, terminale politico-operativo dell’apparato della sicurezza, agente elettorale del governo, motore della vita economica e sociale della provincia, tutore dell’ente locale. Il prefetto ha una posizione di eminenza del Prefetto rispetto alle altre cariche amministrative periferiche in virtù del riconoscimento della rappresentanza dell’esecutivo nella provincia e, conseguentemente, il carattere tendenzialmente “generale” del campo delle attribuzioni. L’art.2 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (t. u. l. p. s. ), concede un’amplissima facoltà al Prefetto di adottare atti contingibili e urgenti per esigenze di sicurezza pubblica. Il Prefetto presiede i Comitati Provinciali della Pubblica Amministrazione e dei comitati metropolitani; ha funzioni in materia di droga, scioperi nei servizi pubblici essenziali, antimafia, statistica; della ricostruzione del ruolo del Prefetto rispetto alle autonomie territoriali. Insomma la legge ha conferito ai prefetti poteri enormi. Tra questi è appena il caso di ricordare quelli che esercita attraverso il Comitato provinciale Ordine e sicurezza pubblica, che vede la partecipazione, in posizione di subordinazione funzionale, del Questore e dei Comandanti Provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. E’ proprio nel comitato che si decidono le proposte al consiglio dei ministri degli scioglimenti dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose, le misure di tutela da assegnare ai magistrati, ai cittadini minacciati, ecc. ecc. Gli stessi vertici delle Forze dell’ordine a livello provinciale sono soggetti, ai fine dell’avanzano di carriera, delle valutazioni da parte dei prefetti. Quindi i prefetti sono potenzialmente in grado di incidere sulle figure apicale delle tre forze di polizia e indirettamente sui magistrati esposti a pericoli di attentati o di sicurezza personale, dovendo il prefetto decidere se e a chi assegnare le misure di tutela (vigilanza, scorta, nei sui diversi livelli di gravità, ecc) Ci si renderà conto che il Prefetto, stante la delicatezza dei compiti assentatigli dalla legge e il ruolo centrale nelle vicende più delicate di ordine e sicurezza pubblica, deve svolgere le proprie finzioni nel pieno ed inderogabile rispetto del principio di imparzialità dettato dall’art.97 della nostra carta costituzionale. Il prefetto è posto nelle condizioni di poter esercitare liberamente e fuori da ogni forma di condizionamento le proprie delicatissime funzioni? Per poter rispondere è necessario capire come si articola la carriera prefettizia e come vengono nominati i prefetti e assegnati alle sedi provinciali. La nostra carta costituzionale non prevede, come per l’ordine giudiziario, un organo di autogoverno che possa assicurare l’indipendenza e l’autonomia dei Prefetti. Invero non prevede neppure la figura del prefetto la cui presenza deriva dalla normativa del ventennio fascista.
Invero i prefetti vengono nominati dal Consiglio dei ministri. Sono cioè nominati dalla politica che in un dato momento storico è posta alla presidenza del consiglio dei ministri e ne ha maggioranza politica in seno allo stesso Organo. Quindi, come è agevole, comprendere, i perfetti vengono nominati a secondo della loro contiguità o meglio del gradimento di quella o quell’altra forza politica. Quindi, per esempio, ci troveremo che nel periodo del Governo Berlusconi sono stati nominati prefetti, coloro ritenuti di gradimento di quella forza politica. In genere queste scelte risentono anche delle indicazioni provenienti dai coordinatori regionali. In Campania nel periodo dei governo Berlusconi, per un lungo lasso tempo il ruolo di coordinatore regionale è stato assunto dall’ex parlamentare Nicola Cosentino, oggi sottoposto a processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Insomma l’imparzialità che deve inderogabilmente risiedere alla base delle scelte dei prefetti può inconfutabilmente essere minata da questi meccanismi di nomina che ineludibilmente possono creare momenti di devianza nelle scelte prefettizie. Non è la prima volta che prefetti non allineati alla politica ovvero ad una certa parte di politica deviata, siano stati gravati da provvedimenti dal carattere sanzionatorio. Tutti ricorderanno il prefetto di Reggio Calabria Vittorio Piscitelli che sciolse il consiglio comunale di Reggio e con l’insediameno del Ministro calabrese Alfano è stato repentinamente trasferito altrove. Ovvero il prefetto di Agrigento Fulvio Sodano trasferito dal sottosegretario all’Interno Antonio D’Alì, quest’ultimo poi incriminato per concorso in associazione mafiosa. Insomma appare improcrastinabile l’esigenza di blindare talune delicate funzioni di ordine e sicurezza pubblica assegnate ai prefetti. Due sono le strade: o si modificano le leggi prevedendo un meccanismo di nomina dei Prefetti attraverso un sistema simile a quello previsto per i magistrati oppure si trasferiscono queste funzioni strategiche per la sicurezza dei cittadini e dei servitori dello stato alla magistratura. Appare inaccettabile che debba essere un funzionario dello stato nominato, prefetto, dalla politica a decidere se un magistrato (che spesso si trova ad indagare politici di rilievo nazionale presenti direttamente o indirettamente nel consiglio dei Ministri) debba o meno avere misure di tutela a fronte di minacce anche potenziali o di esposizioni elevante a rischio attentato. Appare paradossale che debba essere il prefetto, espressione della politica a formulare giudizi e valutazione sul questore e sui Comandati provinciali dell’arma e della g di f. Innegabilmente gli stessi possono per questi giudizi subire una sorta di condizionamento o di timore reverenziale nei confronti del prefetto ogni qual volta si trovano a dover indagare su fatti e vicende che riguardano gli stessi prefetti o politici che hanno espresso gradimento per quello stesso prefetto. O peggio ancora, appare assurdo che debba essere il prefetto a decidere se e quando sottoporre ad indagini antimafia, un consiglio comunale per infiltrazione della criminalità organizzata, quando lo stesso consiglio comunale è dello stesso partito politico che risiede nel Consiglio dei ministri e che quindi potenzialmente può incidere sul prefetto stesso. Non è la prima volta che pur in presenza di evidenti episodi di infiltrazioni della criminalità organizzata non si sia proceduto allo scioglimento delle amministrazione risultate permeabili alla c. o.. (basti citare i casi del Comune di Fondi, del comune di Mondragone, Castellammare di stabia, di torre annunziata, di torre del greco, e di tanti altri comuni). Analoga considerazione vale per il rilascio dei certificati antimafia. Appare assurdo che un imprenditore per poter stipulare contratti con la pubblica amministrazione debba essere sottoposto alla valutazione del prefetto ai fini del rilascio della c. d. liberatoria antimafia. E’ evidente che in siffatto contesto e meccanismo di nomina e rimozione dei prefetti, l’imprenditore che sarà di gradimento della politica di maggioranza e quindi dei prefetti, risulterà immune da problemi di antimafia (vedi il caso della società Aversana petroli dei Fratelli Cosentino, la Eco Quattro di Castel Volturno riferibili agli stessi politici della corrente di Cosentino, alla società dei fratelli Buglione, e tante altre società notoriamente infiltrate dalla criminalità ma che operano indisturbate e di contro ditte che non si sono piegate ai voleri della politica che invece vengono colpite da interdittive antimafia per vicende banali ed insignificanti La democrazia in siffatti condizione è messa a dura prova. La politica sana e la società civile devono farsi carico di indicare le soluzioni. Occorre che in
attesa di una legislazione che garantisca l’imparzialità e l’indipendenza dei funzionari dello stato preposti all’esercizio di delicati compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica e soprattutto nella lotta alla criminalità organizzata, dette funzioni vengano trasferita alla Magistratura che, per effetto dell’autonomia ed indipendenza garantitagli dalla Costituzione possa adottare le decisioni più giuste ed imparziali e scevre da condizionamenti della politica che, come si diceva risente della presenza di ampi settori contigui alla criminalità organizzata. Le implicazioni con la vita politica napoletana costituiscano il punto di partenza storico di un intreccio perverso che ha determinato il consolidarsi del fenomeno dell’infiltrazione e del condizionamento degli Enti locali Nel corso degli anni ottanta, infatti, In Campania tanto per citare un esempio, si è assistito all’espandersi ed al consolidarsi di un fenomeno sociale molto grave che ha messo in luce i diffusi rapporti nell’ambito della gestione della “ cosa pubblica” tra politica, affari e malavita organizzata di tipo mafioso. Il degrado delle Istituzioni a Napoli era tale da indurre il Procuratore Cordova a una denuncia amara ma non disperata: «Lo Stato a Napoli, dice Cordova, è un’entità eventuale, aleatoria, virtuale. Parlo dello Stato ufficiale non di quello reale, l’unico che a Napoli la gente conosce e teme per davvero: la camorra. Le leggi dello Stato sono lente, i processi non finiscono mai e la pena è un evento remoto, prescrivibile, amnistiabile, depenalizzabile. Le leggi della camorra sono ferree e immutabili, semplici e inderogabili, i giudizi si celebrano fulmineamente, e le sentenze sono rapidissime, inappellabili e immediatamente esecutive. È ovvio che i cittadini temono lo stato effettivo, quello camorristico, e non quello ufficiale». La camorra si è trasformata in stato, che ci si trova di fronte ad un vero e proprio fenomeno di banditismo sociale, di neo brigantaggio populista. La fiducia dei cittadini nelle Istituzioni cala di giorno in giorno. Non vi e’ indagine su organizzazioni camorristiche che non riveli preoccupanti fenomeni di penetrazione collusiva nelle istituzioni. Per molti versi, lo Stato sembra corrispondere a modelli ideali di sviluppo degli interessi criminali, anziché« di salvaguardia degli interessi della collettività e delle istituzioni statuali. In estrema sintesi si può quindi affermare che si è di fronte ad un nuovo soggetto che oramai può essere definito Alta Camorra che ha dato prova di non essere più ai margini della società, ma sta conquistando progressivamente – o forse ha già conquistato – i centri dei poteri politico, economico e sociale. Insomma la camorra sta tentando di non porsi in posizione esterna o antitetica, ma di stare ben dentro lo Stato, la politica, la società, l’economia. Insomma la repressione dei delitti e delle illegalità, che è un sacrosanto dovere dovrebbe essere accompagnato da un controllo capillare, da un meticoloso accertamento sulla debolezza istituzionale di fronte alla pressione corruttiva e alle collusioni di gran parte di essa con l’Alta Camorra. In definitiva è condivisibile quanto sostenuto da un noto giornalista che “ I grandi camorristi stanno nell’ombra “. L’intreccio tra criminalità, politica e affari negli enti locali è sicuramente quello maggiormente avvertito dal cittadino comune in quanto gli stessi Enti più di ogni altra istituzione risultano, in considerazione delle funzioni istituzionali cui sono deputati per legge, a stretto contatto con la collettività amministrata. Le indagini condotte dalla magistratura Il primo ed incisivo intervento, che il legislatore ha posto in essere per tutelare gli enti locali dalle ingerenze della criminalità organizzata si è avuto con l’approvazione della Legge 22.7.1991, n.221 che ha introdotto l’art.15 bis della L.55/1990 concernente lo scioglimento dei consigli comunali e provinciali coinvolti in fenomeni di infiltrazione e di condizionamento mafioso. La stessa norma oggi è confluita nell’art.143 del D. lgt.267/2000 E’ una norma sicuramente di carattere eccezionale, in quanto a prescindere dal giudizio penale, l’amministrazione locale risulta evidentemente inquinata, al punto che nessun’altra misura, al di fuori dello scioglimento, potrebbe risultare idonea al recupero della legalità. Era presente nell’ordinamento un vuoto normativo, che consentiva di fronteggiare queste situazioni, e per riempirlo si era fatto ricorso ad un uso indiretto della potestà di scioglimento dei consigli comunali per motivi di ordine pubblico (si ricorda il caso del comune di Quindici, retto da un esponente apicale di una nota famiglia camorristica, sciolto nel 1983 per motivi di
ordine pubblico dall’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini. La legislazione speciale antimafia in questione intende, prioritariamente, salvaguardare gli interessi pubblici dalle mire della criminalità organizzata, ancora prima che si vengano a determinare le condizioni oggettive e concrete dell’aggressione a beni giuridicamente protetti. In particolare il procedimento di accertamento scaturente dai poteri previsti e demandati dalla suddetta legislazione ai Prefetti, ovvero alle Commissioni delegate, all’uopo istituite, risponde alla funzione di prevenzione cautelare globale che prescinde, nella sua applicazione, da istituti e concetti dell’ordinamento penale, da cui se ne discosta dichiaratamente. Particolarmente innovativa risulta la disposizione contenuta nell’art.143 del D. lgt.267/2000 che prevede la possibilità che il prefetto, nella fase istruttoria del procedimento di scioglimento, acquisisca dal procuratore della repubblica notizie utili a motivare la decisione, in deroga all’art.329 del codice di procedura penale, superando cioè l’obbligo di segretezza disposto da tale norma con riguardo alle esigenze del procedimento penale. Ma la facoltà più significativa conferita dal legislatore al prefetto per la ricerca di ogni elemento di valutazione utile allo svolgimento dell’azione amministrativa assegnatagli dalla stessa norma scaturisce dal disposto normativo di cui al Decreto legge 354/1991, convertito nella Legge 30.12.1991, n.410 che consente, attraverso poteri investigativi, di verificare se ricorrono pericoli di infiltrazione tipo mafioso nell’ambito dello svolgimento dei “ servizi” cui sono deputati per legge gli enti locali. Nel 2009 con la legge 94, l’art.143 del d. lgs.267/2000 ha subito una modifica che appare aver ridimensionato e affievolito l’azione di contrasto alla criminalità organizzata. Infatti è stato stabilito che le indagini antimafia debbano essere svolta da una commissione composta “ da tre funzionari della pubblica amministrazione. Invero prima dell’entrata in vigore della legge 94/2009 le indagini venivano svolte da organi di polizia che stante le loro specifiche conoscenze e professionalità info-investigative, potevano fornire un contributo determinate al buon esito delle indagini. Invece il legislatore del 2009 ha affidato a tre funzionari della P. A. dette attività di indagini. Ogni commento appare del tutto superfluo. Infatti precedentemente per le operazioni di accesso antimafia nei comuni, i prefetti si avvalevano di apposite commissione composte da rappresentanti di tutte le forze, dell’ordine nonché da un rappresentante della D. I. A. , nonché da funzionari statali appartenenti ad amministrazioni che, nell’ambito delle proprie attività istituzionali, avevano competenza e conoscenza delle attività amministrative cui i comuni sono deputati per legge.”.

Secondo voi,abbiamo torto ad essere preoccupati per quanto riguarda la situazione nel Basso Lazio ?

DOBBIAMO CREDERE,SECONDO VOI,ALLE ASSICURAZIONI CHE  IN PROVINCIA DI LATINA E  NEL BASSO LAZIO LE COSE STAREBBERO CAMBIANDO E CHE SI STAREBBE FINALMENTE FACENDO QUALCOSA  CONTRO LE MAFIE ??????

 ABBIAMO TORTO NELL’ESSERE PREOCCUPATI ?

1)  Da Il Fatto  Quotidiano.it.

Mafia capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può

Minacce ai pm, fughe di notizie e decreti di intercettazione appena attivate in mano a chi non doveva averle. Il procuratore aggiunto di Roma: “Senza registrazioni telefoniche e ambientali non riusciamo a fare inchieste sulle organizzazioni mafiose”

di Andrea Palladino | 13 dicembre 2014

         

        

Lo sguardo dei due poliziotti all’ingresso della prefettura diLatina improvvisamente si irrigidisce. Claudio Fazzone – il senatore divenuto famoso per aver difeso la sua città natale Fondi dallo scioglimento per mafia – entra senza guardarsi attorno. Questo è il palazzo da dove partì la commissione d’accesso che andò a verificare l’operato della giunta retta dal suo amico e socio Luigi Parisella, tra il 2008 e il 2009. E questo era l’ufficio dove sedeva Bruno Frattasi, il prefetto che chiese a Maroni di mandare a casa il consiglio comunale fondano, con il sospetto di essere stato troppo tenero con i clan di ‘ndrangheta e camorra. Oggi il senatore Fazzone varca la soglia con un ruolo inaspettato: componente della commissione parlamentare antimafia, arrivata a Latina per capire quanto forte sia il peso della criminalità organizzata a sud di Roma. Presenza, la sua, sorprendente, visto che fino a ieri a palazzo San Macuto non si era fatto mai vedere.

Latina è da decenni un pezzo dello scacchiere delle mafie, dove ‘ndrangheta, Cosa Nostra e camorra si spartiscono affari, pezzi di territorio, conquista del litorale, logistica: “Una presenza ormai radicata e strutturata” avevano spiegato il procuratore della Dda di Roma Giuseppe Pignatone e il suo aggiuntoMichele Prestipino, dopo aver a lungo raccontato l’inchiesta diMafia Capitale, basando le parole sui tanti fascicoli accumulati dall’antimafia da più di un decennio. Processi che hanno visto imputati – poi condannati – gente del calibro di Zagaria, o i fratelli Tripodo, figli del mammasantissima di Reggio Calabria don Mico, nome storico delle cosche del sud, ucciso nel carcere diPoggio Reale negli anni ’70.

Su una cosa Fazzone non ha dubbi: “Il consiglio comunale di Roma va sciolto per infiltrazione mafiosa”, racconta ai giornalisti a margine della audizioni che la commissione parlamentare ha tenuto oggi. In tanti si guardano negli occhi: “A Fondi era differente – aggiunge, intuendo il paradosso delle sue parole – lì non c’era un solo consigliere comunale condannato, solo un assessore finito nell’inchiesta per problemi personali. Qui le mafie non sono strutturate – spiega – la presenza è la conseguenza di qualche personaggio arrivato da fuori. Non generalizziamo, ne va di mezzo l’economia del territorio”. Una realtà ben lontana da quella disegnata dagli ufficiali che nel 2008 analizzarono le carte del comune del sud pontino, sottolineando in rosso gare d’appalto, procedure extra ordinem, amicizie sospette. Se Roma brucia, Latina per il momento sonnecchia.

Dietro l’aria di festa natalizia che già si respira nelle strade c’è ungiudice minacciato pesantemente, con due manifesti funebri appesi davanti alla scuola delle figlie. Si chiama Lucia Aielli, e fu lei a presiedere la sezione penale che giudicò i mafiosi di Fondi. La commissione parlamentare antimafia l’ha convocata per ascoltare il suo racconto, che viene definito “toccante e intenso”. Uscendo dalla sala della prefettura di Latina spiega di aver ricordato il clima pesante che viveva quando doveva giudicare i fratelli Tripodo di Fondi, poi condannati fino in Cassazione per mafia. Sensazioni che difficilmente può dimenticare, che si mescolano con l’immagine di quei due manifesti funebri che una mano ignota le ha dedicato poco meno di un mese fa. Poi tocca al procuratore Andrea De Gasperis, al presidente del Tribunale e ai comandanti delle forze dell’ordine. Cosa hanno raccontato? “Non chiediamo dettagli sulle indagini in corso, neanche in seduta segreta – spiega il capogruppo del M5s in commissione antimafia Francesco D’Uva – perché c’è sempre il rischio che tra i 50 parlamentari commissari vi possa essere qualcuno che poi riferisca le notizie riservate”. Insomma, non si sa mai, di questi tempi meglio non fidarsi. E a Latina certe prudenze assumono un certo peso.

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Il giorno prima della missione e delle audizioni nella capitale pontina è stato il procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino a spiegare alla commissione come sia difficile fareindagini antimafia da queste parti. “Vi racconto un episodio significativo”, aveva esordito, chiedendo apertamente di non  secretare il suo racconto. Una storia apparentemente strampalata di spioni e ricatti, ma che bene descrive la palude pontina in fondo mai bonificata del tutto. “Tempo fa un signore querela una persona per molestie. Un fatto banale – ha esordito il magistrato romano – che alla fine termina con una remissione di querela”. I due, però, continuano ad avere screzi e decidono di incontrarsi a Roma per risolvere la questione. La vittima della molestia si presenta con un giubbotto antiproiettile. L’altro si allarma, chiama i carabinieri che lo perquisiscono. E qui c’è una sorpresa degna di una spy story: “I carabinieri trovano addosso all’uomo alcuni decreti d’intercettazione appena attivate, proprio su Latina”, ha raccontato Prestipino davanti a commissari decisamente sorpresi.

Atti d’indagine della Dda di Roma coperti da segreto. La giustificazione è ancora più sorprendente: “Sono un collaboratore dei servizi di sicurezza – ha raccontato l’uomo, un romano, titolare di una società di security a Londra, ma ben noto nella capitale – e ho avuto un incarico da chi si occupa di intercettazioni a Latina”. Peccato che la Ddanon ne sapesse nulla. Alla fine alcuni titolari della ditta incaricata di eseguire quelle delicate attività tecniche d’indagine sono stati indagati. “Capite come è difficile fare indagini a Latina? – ha commentato il magistrato romano – Senza intercettazioni non riusciamo a fare indagini per mafia”. Non è chiaro al momento se questa storia – divenuta pubblica in questi giorni – sia ascrivibile ad una semplice leggerezza. E, soprattutto, non è chiaro il profilo di Molayem, che sosteneva di lavorare perfino per il Mossad. Se Mafia Capitale vuol dire politica, affari e metodo mafioso, la palude pontina aggiunge un altro elemento al quadro. E’ il silenzio. Tra i coloni veneti che qui arrivarono negli anni ’30 si dice spesso “magna e tasi”, mangia e stai zitto. Qui in fondo le mafie investono e a guadagnarci sono in tanti. Forse troppi.

Michele Prestipino, procuratore aggiunto a Roma e titolare dell’inchiesta “Mafia capitale”, ha raccontato in Commissione antimafia un episodio al limite dell’incredibile che riguarda Latina.

In seguito a una banale denuncia un uomo è stato perquisito a Roma. Il soggetto indossava un giubbotto antiproiettile, sotto al quale nascondeva una chiavetta usb contenente un decreto del Gip di autorizzazione per effettuare alcune intercettazioni nell’ambito di un’inchiesta sulla mafia.

L’uomo aveva addirittura i primi brogliacci di un’attività investigativa ancora in corso, iniziata da poco e affidata alla DDA di Roma. Aveva anche un finto tesserino del Mossad e di un’azienda inglese che si occupa di intercettazioni telefoniche. Dagli approfondimenti è emerso anche di peggio: questa persona lavorava per una ditta che si occupava di moltissime intercettazioni telefoniche nella zona di Latina. Una sorta di subappalto che coinvolge evidentemente persone non integre, né affidabili.

Un caso gravissimo che, secondo Prestipino, non è assolutamente isolato, tanto che è possibile ipotizzare che molte intercettazioni vengano – dopo alcuni giorni – in qualche modo sottoposte ai diretti interessati, vanificandone l’utilità.

2 )  DA LATINA OGGI  del 2 settembre 2009 ,nell’articolo dal titolo  “Le sviste  sulle cosche locali”:

………..” Nella stragrande maggioranza dei casi – hanno scritto  i sostituti  procuratori della DDA di Roma Diana De Martino  e Francesco Curcio a proposito delle inchieste “Damasco” su Fondi -si é proceduto da parte  delle diverse autorità giudiziarie di  questo distretto,rubricando la massa  dei fatti di oggetto di indagine,in realtà di stampo mafioso ,in fatti di criminalità comune “.

3) Se dovessero risultare  fondate le accuse contenute in questo video,diteci  se non dobbiamo  essere preoccupati per quanto riguarda  l’efficacia dell’azione  che  verrebbe svolta in provincia di Latina contro le mafie .

Latina, l’ex super-poliziotto: “Bloccato quando ho toccato livelli politico-istituzionali”

https://youtu.be/lRcPak0J8Ag

https://youtu.be/lRcPak0J8Ag

UNA SORTA DI “CAMINETTO” COMPOSTO DA UN GRUPPO RISTRETTO DI CERVELLI PENSANTI ,DI …………..

UNA SORTA DI “CAMINETTO” COMPOSTO DA UN GRUPPO RISTRETTO DI CERVELLI PENSANTI ,DI …………..

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PERSONE SERIE,CAPACI,RESPONSABILI  E BEN INFORMATE E CHE SIANO  IN GRADO DI …….”DARE LE DRITTE ” SULLE DIREZIONI DA INTRAPRENDERE E SULLE ARMI DA USARE  ????? 

UNA SORTA DI “PENSATOIO” FORMATO DA PERSONE, ANCHE NON ORGANICHE ALL’ASSOCIAZIONE ,MA CHE SIANO  IN GRADO DI SUPPORTARLA IN OGNI MODO E AD OGNI LIVELLO  IN UN’AZIONE SEMPRE PIU’ INCISIVA E A 36O GRADI ?

 

E’ uno sforzo che dobbiamo assolutamente fare sempre di più di fronte al montare del  fango che  sta sommergendo il Paese e che rischia di vedere vanificati tutti i nostri sforzi,i nostri sacrifici,fatti finora.

Un amico affidabile e dal cervello vivo e pensante,un  professionista di spessore ,ci diceva poco fa:” Vedi,fino a qualche tempo fa si poteva ancora parlare di antistato;oggi invece lo Stato sta per collassare e la mafia sta diventando essa  Stato.

Noi dobbiamo aggiornarci ed adottare strategie e tattiche adeguate”.

E’ quello cui facevo riferimento nella breve introduzione al Convegno di Sperlonga del luglio scorso quando usai il termine di “blindatura”,forse improprio, in parte,ma che voleva esprimere un forte  senso della necessità di un cambiamento radicale resosi sempre più necessario,direi vitale,a fronte  di  una situazione che é radicalmente mutata e che continuerà a cambiare con un ritmo sempre più accelerato.

Un pensiero che assilla senza tregua.

Stare fermi,appiattiti su vecchie metodologie,significa diventare conniventi con le bande che stanno sfasciando il Paese per divorarne gli ultimi pezzi rimasti finora sani.

Urge cambiare !

L’anno che sta per iniziare deve essere  per noi un anno di cambiamenti.

Intanto,auguri a tutti gli amici ed amiche ed alle loro famiglie.

Napoli ed il Sud del Paese.Situazione da brivido.Ed il governo se ne disinteressa.

Napoli ed il Sud del Paese.Situazione da brivido.Ed il governo se ne disinteressa.

NAPOLI  PRECIPITA  NEL DEGRADO  E NEL SANGUE  E LA CLASSE POLITICA  CONTINUA  A DISINTERESSARSENE

 

Mozioni,appelli,preghiere non sono serviti ad oggi  a destare l’attenzione  di una classe politica cieca  ed egoista  su una situazione che si va aggravando giorno dopo giorno.

Napoli,la capitale del sud,con l’intera Campania ,sono abbandonate al loro triste destino,quello di vivere sotto il tallone della camorra sempre più aggressiva ed invasiva.

Si spara nella strade,si uccide,si minaccia,si strozza  la gente onesta che vuole avviare una qualsiasi pur piccola attività per sbarcare il lunario.

Si esce la mattina di casa e non si sa se vi si potrà ritornare più e quando.

Una situazione da brivido che avrebbe dovuto mobilitare l’intero Paese per la sua soluzione e che,invece,é stata affrontata  solamente ed in parte con misure militari e con un’ottica da ordine pubblico,quando,invece,il problema é tutto di natura economica ,sociale e culturale.

Lavoro e scuole,scuole e lavoro.

Solo con il lavoro e le scuole si può e si deve combattere la camorra e sottrarre ad essa la possibilità di arruolare eserciti di affamati e disperati.

L’Associazione Caponnetto lo sta gridando da anni,in convegni,documenti,note,incontri privati,ma ,purtroppo,ha sempre trovato,ad oggi,muri di gomma da parte di tutti,neri,rossi,bianchi,turchini.

A voce tutti le danno ragione,ma,poi,concretamente,nulla cambia ed,anzi,peggiora.

Fra…….corruzione,voto di scambio e ….fritture di pesce,il buongoverno se n’é andato a farsi benedire per sempre.

Colpa,ovviamente,anche  della gente che vota questa classe dirigente!!!!………

Ed intanto il popolo,la parte onesta di esso,soffre e continua a sopravvivere  in un clima di terrore e di illegalità diventate sistema.
Oltre un anno fa dedicammo un’intera Assemblea alla discussione  dei problemi di Napoli e del Sud del Paese con la speranza  di smuovere le coscienze dei vari Renzi,Alfano,De Luca  e compagni ,ma ,purtroppo,dobbiamo constatare che le nostre sono state e restano parole al vento.

La situazione,infatti,resta  quella di prima ed ,anzi,peggiore.

Sempre di più.

Se ne parla poco e male.Infiltrazioni mafiose e trasporto pubblico.Il caso CLP Caserta” di Enrico Nocera

Da alcuni giorni è possibile scaricare gratuitamente il secondo volume della collana Contrappunti, promossa da Avviso Pubblico e dal Master APC, ed edita da Altreconomia. Si tratta del libro Se ne parla poco e male – Infiltrazioni mafiose e trasporto pubblico: il caso Clp Caserta” di Enrico Nocera.

L’autore si concentra sul caso di Clp Sviluppo Industriale S.p.a. di Caserta, uno dei pochi che è stato possibile ricostruire: Carlo e Domenico Esposito, i patron di Clp sono stati infine indicati dalla procura antimafia di Firenze come prestanome di Giacomo Terracciano, capoclan dell’omonima famiglia partenopea egemone nella zona dei Quartieri Spagnoli a Napoli. Un lavoro minuzioso diviso in due parti: la prima fornisce un quadro (necessariamente sintetico) dello stato del trasporto pubblico in Italia e, più approfonditamente, in Campania. La seconda parte del lavoro è tutta incentrata sull’azienda degli Esposito, sul loro passato affaristico in Toscana ed Emilia.

In politica come nell’associazionismo sociale occorrono energie nuove,E pulite!

UNA REGOLA FONDAMENTALE  DA RISPETTARE  E FAR RISPETTARE  .  SEMPRE!!!!!!

 

 

GLI AVVENIMENTI DI QUESTI GIORNI NELLA CAPITALE  DEBBONO INSEGNARE  A CHI, IN POLITICA COME NELL’ASSOCIAZIONISMO  SOCIALE  SI ISPIRA AI PRINCIPI DI GIUSTIZIA,DI RESPONSABILITA’  E DI TRASPARENZA,UNA SOLA COSA:

 

NON BISOGNA MAI FIDARSI CIECAMENTE DI CHI HA FATTO PARTE,SOTTO QUALSIASI FORMA ,DIRETTAMENTE OD INDIRETTAMENTE ,PERSONALMENTE O PER INTERPOSTA PERSONA,, DEL “SISTEMA ” SENZA AVER DATO PROVA CONCRETA  ,IN TEMPO DEBITO ,PRIMA E NON A POSTERIORI  COME QUASI SEMPRE  AVVIENE, DI ROTTURA  RADICALE CON ESSO.

SI CORRE SEMPRE IL RISCHIO DI TROVARSI  IN PRESENZA DI SOGGETTI……..”MARCI DENTRO” CHE INQUINANO,PUR TALVOLTA IN BUONAFEDE ,GLI AMBIENTI CON LA LORO SUBCULTURA DEL ……CHIEDERE ,DEL PRIVILEGIO INDIVIDUALE,DEL COMPROMESSO,DELLA SUDDITANZA,DELL’IMBROGLIO,DELL’ “IMPICCIO” INSOMMA , ACQUISITA E FATTA PROPRIA  NEL TEMPO.

NEL PAESE ,QUAL’E’ L’ITALIA ,DEL  TRASFORMISMO E DEL  DOPPIOGIOCHISMO,QUESTA DEVE ESSERE LA REGOLA FONDAMENTALE.

E’ SEMPRE PREFERIBILE PUNTARE SU NUOVE CLASSI DIRIGENTI  E RESPONSABILI  DA FORMARE CON ESTREMA OCULATEZZA.

L’ITALIA NE HA UN ESTREMO ED URGENTE BISOGNO !

LA “DISCONTINUITA’” ,DELLA QUALE SI PARLA TANTO E CON LA QUALE CI RIEMPIAMO LA BOCCA TUTTI,NON PUO’ E NON DEVE ESSERE AFFIDATA -E GESTITA – A INDIVIDUI COMPROMESSI,DIRETTAMENTE O INDIRETTAMENTE , CON  LE BRUTTURE DEL PASSATO.

ENERGIE NUOVE, ENERGIE NUOVE,ENERGIE NUOVE.

E PULITE  !!!!!!!

Avanti con strategie e tattiche più aggiornate e con una classe dirigente più adeguata alla realtà e più motivata e combattiva;Il salto di qualità dell’Associazione Caponnetto

UNA CLASSE DIRIGENTE SEMPRE PIU’ EFFICIENTE,COMBATTIVA  ED ADEGUATA  ALLA REALTA’ NELLA QUALE OPERIAMO.

UN TAGLIANDO NECESSARIO DOPO I PRIMI 15 ANNI DI VITA E DI AZIONE 

 

 

POCHI MINUTI FA CI HA TELEFONATO UN NOSTRO CARISSIMO AMICO,UN PROFESSIONISTA DI ALTISSIMI  SPESSORE E LIVELLO OLTRECHE’ DI LUNGHISSIMA ESPERIENZA PROFESSIONALE, ISCRITTO ALL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO,UNA DELLE “MENTI PENSANTI” CHE HANNO VOLUTO ONORARCI CON LA LORO ADESIONE,PER PROPORCI UNA  RIFLESSIONE  PROFONDA SUL MODO  COME  ” PENSARE “  ED  “AGIRE” IN  MATERIA DI LOTTA ALLE MAFIE.

“VEDI,OGGI PER PARLARE SERIAMENTE  DI  LOTTA ALLE MAFIE,RICHIEDE UN AGGIORNAMENTO DI STRATEGIE E TATTICHE -EGLI CI HA DETTO IN SOSTANZA- PERCHE’ LE MAFIE SONO  COSTITUITE,SI’ ,DA QUELLI CHE  NOI ABBIAMO COMBATTUTO  FINORA E COMBATTIAMO TUTT’OGGI ,MA BISOGNA ALZARE IL TIRO  E COMINCIARE A TENERE CONTO DEL FATTO CHE QUESTI RAPPRESENTANO IL LIVELLO BASSO DELLA CRIMINALITA’  ORGANIZZATA.

CONCENTRIAMO IL PIU’ DELLE VOLTE LA NOSTRA ATTENZIONE SUI SOLDATI E NON SUI GENERALI CHE LI COMANDANO,SU FATTI E COMPORTAMENTI LOCALISTICI , FRAMMENTATI E FRAMMENTARI ,SENZA TENER CONTO DEL QUADRO GENERALE E DELLA LORO ANAMNESI.

QUELLI CHE CI PROPONGONO E CI FANNO APPARIRE SONO DELINQUENTI COMUNI CHE VANNO COMBATTUTI,CATTURATI E NEUTRALIZZATI FACENDOLI MARCIRE IN GALERA,MA TENENDO PRESENTE CHE LA MAFIA,QUELLA VERA E PERICOLOSA,NON STA NE’ A CASERTA,NE’ A NAPOLI,NE’ A REGGIO CALABRIA O CATANZARO,NE’ A PALERMO, MA 

A ROMA.

ED E’  APPUNTO  A ROMA  CHE SI VINCE O SI PERDE LA BATTAGLIA CONTRO LA MAFIA VERA,QUELLA “ALTA “,QUELLA CHE COMANDA E MUOVE TUTTE LE FILA.

CON L’ARMA DELLA CORRUZIONE,CERCANDO DI COMPRARE TUTTO E TUTTI  E IL PIU’ DELLE VOLTE  RIUSCENDOCI.

QUINDI,PIU’ CHE LA MAFIA ,INTESA COME CI VIENE PRESENTATA,NOI DOBBIAMO  COMBATTERE LA CORRUZIONE CHE E’ LA MADRE DELLE MAFIE “.

FIN QUI,IL NOSTRO AMICO PROFESSIONISTA.

L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO  HA 15 ANNI DI VITA E BISOGNA,QUINDI,COMINCIARE A PENSARE ED AGIRE IN TERMINI DIVERSI DAL PASSATO,QUANDO NE AVEVAMO 2-5-10-13.

COMINCIAMO AD ESSERE ADULTI E DOBBIAMO COMINCIARE A PENSARE ED AGIRE DA ADULTI,TENUTO ANCHE CONTO DEL FATTO CHE NON SIAMO UN’ASSOCIAZIONE QUALSIASI MA FRA  GLI EREDI MORALI E SPIRITUALI DI UN GRANDE MAGISTRATO DEL QUALE PORTIAMO IL NOME E VOGLIAMO RAPPRESENTARNE STORIA E SOPRATTUTTO VALORI.

NON A CASO I VECCHI AMICI DI NINO CAPONNETTO ,A COMINCIARE DA ALFREDO GALASSO PER CONTINUARE ORA CON FRANCESCO DE NOTARIS E CI AUGURIAMO  PRESTO  ANCHE ALTRI,HANNO DECISO,COME CI HA DETTO IERI ALFREDO,DI FARE  UNA  “RIMPATRIATA “.

LA STORIA DELLE STRAGI DI MAFIA E DELLE TRAGEDIE DI TANTISSIMI ,DELLA ” PRIMAVERA DI PALERMO”,DELLO SCONTRO DURO CON LA MAFIA E CON LE SUE ARTICOLAZIONI NEI MONDI DELLA POLITICA E DELLE ISTITUZIONI,CON IL POTERE CIOE’,CON LO STATO-MAFIA,DEBBONO RAPPRESENTARE LA FONTE IDEALE ,MORALE E CULTURALE ALLA QUALE ATTINGERE TUTTE LE NOSTRE ENERGIE E LE NOSTRE ISPIRAZIONI.

BISOGNA SAPERSI ORGANIZZARE BENE ,CON PERSONE SERIE,ONESTE,CAPACI DI GUARDARE OLTRE  I CONFINI DEL PROPRIO ORTICELLO,I PICCOLI INTERESSI PERSONALI ,PER BADARE,INVECE, A QUELLI DEL PAESE,DELLO STATO DI DIRITTO,DELLA GIUSTIZIA.

PER COMBATTERE LE MAFIE BISOGNA SAPERSI ATTREZZARE,SE NON VOGLIAMO SCADERE COME I PIU’ NELLA RETORICA E NEL BLABLABLA, COME ESSE SI SONO ATTREZZATE,CON UN LIVELLO “MILITARE” ED UNO PIU’ ALTO COLLEGATI FRA DI ESSI FINO A DIVENTARE UN UNICUM.

QUELLO “MILITARE” PER NOI DEBBONO SIGNIFICARE AMICI DELLE FORZE DELL’ORDINE,PERSONE ESPERTE SUL PIANO INVESTIGATIVO E CHE SAPPIANO,QUINDI,DI COSA STIAMO PARLANDO,AVVOCATI ECC..

ESSI DEBBONO RAPPRESENTARE  “IL CUORE” DI UN’ASSOCIAZIONE COME LA NOSTRA CHE BASA TUTTO  IL SUO ESSERE ED AGIRE SU TRE PRINCIPI FONDAMENTALI:

INDAGINE,

DENUNCIA,

PROPOSTA.

NON BISOGNA MAI DIMENTICARLO.

SENZA QUESTI TRE ELEMENTI NON AVREMMO ALCUNA RAGIONE PER ESISTERE !!!!!!!!!

LA CAMPAGNA TESSERAMENTO  CHE ABBIAMO APERTO PER L’ANNO NUOVO E CHE SI CHIUDERA’ A MARZO PROSSIMO DEVE RAPPRESENTARE PER NOI L’OCCASIONE PER  DARCI UNA STRUTTURA PIU’ EFFICACE,EFFICIENTE  ED ADEGUATA ALLA REALTA’ NELLA QUALE  OPERIAMO.

AD UN’ASSOCIAZIONE COME LA CAPONNETTO SERVONO PERSONE SERIE,ONESTE,MOTIVATE E DETERMINATE:

OLTRE AD ALCUNE CHE GIA’ CI SONO,SERVONO 2-3 TESTIMONI DI GIUSTIZIA,RAPPRESENTANTI DELLE FORZE DELL’ORDINE,PARLAMENTARI ED EX PARLAMENTARI PULITI E COMBATTIVI,MILITANTI DI PRIMA LINEA,PROFESSIONISTI ONESTI E CORAGGIOSI.

TUTTI QUESTI DOVRANNO RAPPRESENTARE LA NUOVA CLASSE DIRIGENTE DELLA CAPONNETTO,UN’ASSOCIAZIONE IN ITALIA DALLA QUALE  TANTA GENTE ONESTA,CHE NON POSSIAMO E DOBBIAMO DELUDERE, ATTENDE MOLTISSIMO.

Le mutazioni della mafia obbligano ad un aggiornamento di strategie e tattiche di contrasto

LE MUTAZIONI DELLA MAFIA  E L’ESIGENZA DI AGGIORNARE  STRATEGIE E TATTICHE DI CONTRASTO

 

E’ un grosso errore quello di continuare a guardare   la mafia  così come ci viene prospettata dalla maggioranza dei media,un sodalizio,cioè, di persone che   sparano,uccidono,violentano,rapinano,commerciano droga e così via.

Questo é il livello basso della mafia,quello militare,quello del quale si servono,all’occorrenza,i livelli superiori.

Sono questi ultimi ,i livelli alti,che  contano ed ai quali pochi,purtroppo,guardano perché  non raramente essi si confondono con il Potere e non tutti hanno il coraggio di  mettersi contro questo.

Mafia e Potere connaturali l’una con l’altro e che si autolegittimano a vicenda.

Aveva ragione Paolo Borsellino quando sosteneva che la migliore rivoluzione,  rispetto a questo scenario ,può farla il popolo  con la matita nell’urna,con il trasferimento,cioé,di porzioni  del Potere dalla mafia alla società civile,al popolo.

Puntando,in parole povere,ad una diversa articolazione  di questo ed all’assunzione , da parte del popolo,dei cittadini,di un ruolo attivo , positivo,determinante.

E’ questa la DEMOCRAZIA!

Un ruolo determinante,appunto,che , stante la sfiducia dei cittadini onesti nella maggior parte dei partiti politici  rivelatisi,purtroppo,permeabili alle suggestioni di quel  Potere diventandone  essi stessi ,non raramente,   uno strumento,possono  e debbono assumere le cosiddette  associazioni antimafia.

Ma ad una condizione,quella di non lasciarsi anche esse intrappolare ,con blandizie,privilegi,concessioni ,mantenendo  l’autonomia più assoluta  e rifiutandosi  in ogni modo di trasformarsi anche esse  in instrumentun regni.

E’ la condizione senza la quale  tutto si trasforma in una farsa,nella più colossale presa in giro.

Prendere soldi o altro da un Potere gestito in parte  considerevole dalla mafia significa  rinunciare  alla possibilità di  combattere la mafia  e,quel che é peggio,trasformarsi oggettivamente in  strumento di questa.

Non si può stare con lo stesso piede in due staffe.

O di qua o di là,tertium non datur.

Ma lo  stare  contro la mafia obbliga ad atti concreti,non solo  con le  parole,con le chiacchiere,con la retorica,rispondendo anche qua all’appello di Borsellino  quando diceva che é un errore imperdonabile il pensare che tutto il peso della lotta alle mafie  debba continuare a gravare sulle sole spalle della magistratura e delle forze dell’ordine.

Sono queste,Magistratura e forze dell’ordine,gli unici pilastri di legalità e di Giustizia,che lo Stato di diritto mette a disposizione dei cittadini,oggi,in un momento storico nel quale  la corruzione sta corrodendo  il Paese e sta portandolo nel baratro.

Sentiamo spesso dirci:”ma queste sono anch’esse corrotte “.

Non é vero perché può anche trovarsi il singolo magistrato,il singolo poliziotto,il singolo carabiniere o finanziere corrotti,ma le istituzioni  sono sane e bisogna avere fiducia in esse,aiutandole concretamente- e,ripetiamo,concretamente  e non a chiacchiere -  nella  lotta contro mafie e malaffare.

Fornendo ad esse notizie,piste investigative e mettendole in condizione di operare al meglio.

Questo significa fare antimafia vera.

Ciò  comporta,ovviamente,la conoscenza  delle strutture competenti,delle strade da seguire,dei canali  da percorrere.

Questi sono  il compito,il ruolo dell’Associazione,senza della quale si rischia  di non seguire le vie giuste e di andare a sbattere contro il muro ,non ottenendo,peraltro, il risultato che si auspica.

L’organizzazione,insomma,lo strumento del  quale si è attrezzata la mafia  ma del quale  la maggioranza dei cittadini perbene tarda a capirne l’importanza,la necessità.

Un’organizzazione  che sia in grado  di “capire” ,di “leggere” i fatti,le cose e che  si doti di quegli strumenti minimi di conoscenza,come una sorta di datebase,che mettano nelle condizioni,con le visure camerali,gli archivi,gli intrecci di notizie e quant’altro,di fornire e di evidenziare  la notizia criminis agli inquirenti istituzionali.

Combattere la mafia ,oggi,non é come giocare a carte o vendere noccioline.

La mafia é  la più grande impresa del mondo  e per combatterla non servono gaglioffi,saltimbanchi,parolai,affaristi,opportunisti,persone che hanno paura e se la danno a gambe al primo botto,ma uomini e donne convinti,determinati,seri,ricchi di senso civico e dello Stato.

Persone  serie e che sanno il fatto proprio,non quaquaraquà,insomma.

Sono anni  che siamo impegnati  sul versante della selezione  della classe dirigente della nostra Associazione e sono anni che  proviamo e riproviamo ogni singolo che chiede di aderire alla Caponnetto.

Molte delusioni,ma anche molte soddisfazioni perché a fatica ma con successo stiamo portando avanti la più grande operazione selettiva che ci porterà ai livelli massimi di efficienza e di significatività.

l’Associazione Caponnetto,dopo 15 anni di sacrifici e di lotte ,già gode  di un livello di stima e di rispetto eccezionali ai livelli centrali e periferici.

L’iniziativa  da essa assunta nell’ottobre scorso insieme all’Associazione Nazionale Magistrati ed al Consiglio Nazionale Forense presso la Cassazione a Roma,non é che una delle prove.

Ora é in corso la campagna tesseramento per il 2017 ed é con questo e attraverso questo che  siamo alla ricerca di energie nuove e migliori.

Il sogno di chi scrive è quello ,prima di cedere il passo ,di vedere eletto  ,a chiusura del tesseramento nel marzo prossimo,un Consiglio Direttivo composto da Testimoni di Giustizia,uomini e donne delle forze dell’ordine,avvocati,militanti di prima linea abituati alla lotta,cittadini motivati e ben informati,parlamentari ed ex parlamentari puliti.

Persone  esperte ed oneste,che  sanno di cosa stiamo parlando  e ,soprattutto, cosa fare ,combattenti e non rami secchi,capaci  di assestare  a mafiosi e ladri colpi mortali.

Il motto dell’Associazione Caponnetto -nessuno lo dimentichi – é  e sempre più deve essere : “ALTRO” ed “ALTO”.

Ma cos’é l’antimafia? Cosa significa? Come e chi la fa?

Ma cos’é l’antimafia? Cosa significa? Come e chi la fa?

,L’antimafia dell ‘immagine o degli affari e quella dei FATTI e non al servizio di chicchessia.La “scelta “ difficile ed impegnativa dell’Associazione Caponnetto

LA MAFIA NON E’ QUELLA CHE CI VIENE RAPPRESENTATA ATTRAVERSO LE TELEVISIONI E LA MAGGIOR PARTE DEI MEDIA.

LA MAFIA NON E’ QUELLA DEI RIINA,DEI PROVENZANO,DEGLI SCHIAVONE,DEI MANCUSO.

QUESTI RAPPRESENTANO LA MANOVALANZA ,IL SUO BRACCIO ARMATO,LA PARTE ROZZA,INCOLTA E VIOLENTA DI CUI LA MAFIA,QUELLA VERA,”ALTRA” ED “ALTA”, SI SERVE ALLA BISOGNA.

LA MAFIA VERA ,QUELLA CHE NON SI VEDE E COMANDA,E’ MOLTO PIU’ IN ALTO ED E’ COSTITUITA DA IMPRENDITORI,PROFESSIONISTI,TALUNI GIUDICI,GENERALI ,ALTI UFFICIALI E FUNZIONARI,PARLAMENTARI ,MINISTRI,BANCHIERI ED UOMINI DELLA GRANDE FINANZA E DELLA CHIESA,DA COLORO,CIOE’ ,CHE GESTISCONO E RAPPRESENTANO IL POTERE ED IL “SISTEMA “

LA MAFIA E’,INSOMMA,UNO STATO NELLO STATO,LO STATO-MAFIA CHE SI CONTRAPPONE ALLO STATO-STATO,QUELLO STATO IN CUI NOI CREDIAMO E PER IL QUALE CI BATTIAMO MA CHE E’ DESTINATO A PERDERE SE LA GENTE NON CAPISCE E NON VUOL CAPIRE RESTANDO INERTE ALLA FINESTRA ,INCAPACE PERFINO DI COMPRENDERE CHE COSI’ FACENDO STA PORTANDO AL MASSACRO I PROPRI STESSI FIGLI,IL LORO AVVENIRE.

 

Chi opera sul campo ed intende l’”antimafia” NON come uno slogan,una sceneggiata ,una rappresentazione teatrale o,peggio,uno strumento per camparci,fare la bella vita,far carriera e voti;

chi,in ragione del servizio che egli intende svolgere per dare un contributo al bene collettivo,all’interesse comune ed allo Stato di diritto,a quello vero e non corrotto e per tale ragione si vede costretto a frequentare i luoghi del Potere,ministeri,tribunali,caserme,questure,prefetture ,commissariati ,uffici,banche e tutti gli altri nei quali ed attraverso i quali questo viene esercitato;

sa molto bene che….aria tira in essi e quante e quali difficoltà e pericoli si trova ad affrontare tenuto anche conto del livello di ignoranza,di disattenzione,dell’ignavia.dell’egoismo della maggioranza della gente che non sa,non vuole sapere,non vuole e non sa guardare oltre il recinto del proprio orticello e,quindi,non capisce la misura del disastro e la profondità del baratro verso il quale essa sta indirizzando e portando i propri stessi figli e nipoti e la nostra gioventù.

I due Stati:

- lo Stato-Stato ,quello di diritto costituito da noi che ci abbiamo creduto e ci crediamo e per il quale lottiamo,disposti anche a rimetterci di tasca e non solo, e da tante altre persone perbene e responsabili che ,fra mille difficoltà,sofferenze,vessazioni,violenze che patiscono,cercano di difenderne l’immagine ed il ruolo mantenendo alta la bandiera della dignità e dell’onestà,costi quel che costi;

- lo stato-mafia costituito da una banda di infedeli,traditori,criminali,la minoranza nel Paese ma ben organizzata e,pertanto,destinata a vincere la guerra,che,dopo aver tradito il giuramento di fedeltà allo Stato vero per il dio denaro,si sono venduti alla criminalità incuranti persino della sorte che essi hanno riservato ai loro stessi figli.

In uno scontro fra il criminale ed una persona perbene questa é ,purtroppo,quasi sempre destinata a perdere se non é avvezza alla lotta ed a conoscenza delle tecniche di questa.

Il problema centrale di tutto l’universo dell’”antimafia sociale” in Italia é tutto qua perché ,se a me nessuno insegna CHI é il nemico e quali tecniche DEBBO usare per combatterlo e vincerlo,se a me coloro che,poi,magari vanno a prendere i soldi ,i privilegi ,i pennacchi dallo stato-mafia , insegnano solamente a scendere in piazza per gridare solo “viva Falcone”,”viva Dalla Chiesa”,”viva Borsellino” per sentirmi a posto con la coscienza e ritenere che ho assolto così ai miei obblighi morali e civili di cittadino perbene ; se a me insegnano solamente a fare la sceneggiata,la sfilata,la manifestazione,il convegno,il racconto di quanto avviene o é avvenuto,la frittata é fatta e lo stato-mafia ha vinto,come in effetti sta vincendo.

Noi dell’Associazione Caponnetto ci siamo dati volutamente ,sapendo del valore e del significato della nostra decisione e,peraltro, volendo dare un segnale per far capire CHI siamo e vogliamo essere,un NOME pesante ed impegnativo,quello di uno dei più grandi e nobili Magistrati italiani :Antonino Caponnetto,il “papà” di Giovanni Falcone,Paolo Borsellino e del pool di Palermo.

Diciamo che abbiamo voluto dare un profondo segnale anche sul piano pedagogico.

Un impegno oneroso ,impegnativo,quello da noi assunto ed al quale non intendiamo,costi quello che costi,venire meno.

Ed é vero che Nino Caponnetto,”nonno Nino” per noi, diceva che la “cultura” viene prima della Giustizia ma é altrettanto vero che Egli ci ha insegnato a stare ,con i fatti e non con le chiacchiere,dalla parte della Giustizia (con la G maiuscola) e dello Stato di diritto,lo Stato-Stato.

Dalla parte,cioè,di chi combatte contro lo stato.mafia , la parte criminale e corrotta del Paese.

Ma non a chiacchiere,bensì con i FATTI,il nostro motto,il nostro modus operandi,attraverso e con l’osservazione profonda della realtà in cui viviamo ed operiamo,l’INDAGINE, la DENUNCIA,nomi e cognomi ,contro i mafiosi ed i loro compari politici e delle istituzioni corrotti e la PROPOSTA.

Attraverso,ciò, e con la collaborazione concreta e non parolaia con quelle parti e soggetti sani della Magistratura e delle forze dell’ordine schierati ,come noi,dalla parte dello Stato di diritto,con lo Stato-Stato.

Sappiamo e diciamo che la “scelta” dell’Associazione Caponnetto DEVE essere una scelta profondamente meditata e totalizzante,non influenzata e condizionata da motivi ideologici e da altri fini che non ci interessano e ci sono estranei perché noi siamo “con” chi sta dalla nostra parte,sia esso bianco,nero,turchino e così via, e ci aiuta a combattere i mafiosi ed i ladri,lo stato-mafia.

La lotta é dura e decisiva:chi sta dalla parte della mafia e chi contro.

Ma essere “contro” significa LOTTARE,IN SILENZIO e non in maniera chiassosa ,teatrale e marginale , residuale e pensando magari ad altri fini .

Bisogna far capire a tutte le persone oneste che la lotta alle mafie ed alla corruzione DEVE essere,oggi,considerata la drammaticità della situazione nella quale si trova il Paese,il PRIMO E L’UNICO PROBLEMA DA AFFRONTARE E RISOLVERE,

Senza una sua soluzione l’Italia é morta e seppellita.

All ‘ Associazione Caponnetto servono ,pertanto, solamente COMBATTENTI e non quaquaraquà,persone,uomini e donne,giovani e non giovani,disposti a venire,con noi,al fronte e non nelle retrovie ,per combattere contro un nemico potente,potentissimo , spietato e determinato ;

disposti anche ,all’occorrenza, al sacrificio.

Dobbiamo farlo non tanto per noi ,ma nell’interesse generale del Paese ,dello Stato vero e,soprattutto,per essere in grado,mentre ognuno di noi sta per morire,di poter guardare ,senza dover abbassare lo sguardo per la vergogna per non aver fatto niente per tentare di salvarli, negli occhi i nostri figli e nipoti.

Vuoti a perdere.Quando manca il senso della realtà

Vuoti a perdere.Quando manca il senso della realtà

VUOTI A PERDERE

 

 

MA COME SI FA A NON AMMETTERE CHE IL FENOMENO  MAFIE E CORRUZIONE RAPPRESENTA  IN ITALIA  IL PRIMO PROBLEMA,IL PROBLEMA DEI PROBLEMI,LA CAUSA DI TUTTI I MALI ,A COMINCIARE DA QUELLO DELL’ARRETRAMENTO CULTURALE PER FINIRE ALL’ALTRO  DEL MANCATO  SVILUPPO ECONOMICO ?

COME  SI PUO’ GIUDICARE UNA PERSONA,SE NON EBETE O ADDIRITTURA  VILE O,PEGGIO ANCORA,COLLUSA, CHE NON HA LA CAPACITA’  O IL CORAGGIO  DI  RICONOSCERLO  E DI IMPEGNARSI A FARE QUALCOSA PER CONTRASTARE  TALE FENOMENO ? 

EPPURE CE NE SONO TANTE,ANCHE FRA COLORO CHE DICONO DI CONDIVIDERCI MA DELLE QUALI NON SAPPIAMO CHE FARCENE PERCHE’ NON DANNO ALCUN  APPORTO  ALLA RIPRESA DI UN PAESE AFFLITTO DA TALI FENOMENI LETALI.

 

 

CORRUZIONEMAFIE

L’intrigante affinità tra mafie e corruzione

IL VIDEO CHE NON AVETE MAI VISTO SULLA CATTURA DI MICHELE ZAGARIA. Fu girato dalla collega Marilena Natale: la demolizione del pavimento, le parole di Inquieto e le prime frasi del boss. I dettagli del bunker e i dialoghi

IL VIDEO CHE NON AVETE MAI VISTO SULLA CATTURA DI MICHELE ZAGARIA. Fu girato dalla collega Marilena Natale: la demolizione del pavimento, le parole di Inquieto e le prime frasi del boss. I dettagli del bunker e i dialoghi

E’ stato pubblicato su Youtube

CASAPESENNA - Qualcosa sull’arresto di Michele Zagaria è uscito in versione video. Ma mai una sequenza cronologicamente collegata partendo dal scavo, effettuato nel pavimento della casa in cui il superboss latitante aveva creato il suo ultimo bunker, si era mai visto. Oggi, a cinque anni di distanza da quell’arresto, operato congiuntamente dalla Questura di Caserta e di quella di Napoli, la collega Marilena Natale, l’unica giornalista testimone diretta degli straordinari eventi della mattina del 7 dicembre del 2011, ha deciso di pubblicare su Youtube queste sequenze e che noi offriamo all’attenzione dei nostri lettori. Si vedono le facce dei poliziotti che entrarono, la faccia del proprietario dell’immobile Vincenzo Inquieto, e poi le immagini del boss che parla con i poliziotti entrati per iniziare la perquisizione.

G.G.

video:https://youtu.be/4TCTzWnRw08

PUBBLICATO IL: 9 dicembre 2016 ALLE ORE 19:56 

fonte:www.casertace.net

Benvenuti a Gaeta,porto franco !

Benvenuti a Gaeta,porto franco !

GAETA COME  TALUNE CITTA’ DELL’ESTREMO SUD?

 

Alcuni giornali campani  e taluni  collaboratori di giustizia come Schiavone ecc.l’hanno indicata come il luogo dove sarebbero stati stipulati “patti” fra  uomini della camorra  e dello stato,dove in passato  é stato confiscato il numero più alto di beni nei comuni del sud pontino  a persone in odor di camorra,dove ormai si sentono tutti  i dialetti fuorché quello locale,dove c’é un porto dal quale sarebbe partito ,stando sempre alle dichiarazioni  di taluni pentiti,di tutto,dove tonnellate di capitali  provenienti dalle regioni del sud -e soprattutto dalla Campania  che dista da essa   pochi chilometri e sembra anche dalla Calabria -sono stati investiti  per costruire e comprare di tutto.

E,malgrado ciò,non ci risulta che sia  stata mai svolta un’indagine seria ed unitaria  per accertare l’”origine”,la “provenienza” dei soldi  investiti.

Ci sarebbe la necessità di fare uno screening di tutte le attività economiche , di tutte le proprietà ,delle residenze e delle presenze,ma é come parlare della luna.

Ma,a parte l’assenza dello stato,quello che  preoccupa  di più é il fatto che  in quella città  si parla di tutto,di storia e di storielle,di  luminarie , rotonde  e roccocò, ma mai si sente una sola parola  su camorra,ndrangheta e sull’espulsione di un’imprenditoria  locale soppiantata quasi per intero da  un’altra  che parla altri dialetti ed altre lingue.

Qualche sporadico  blitz di qualcuno che annuncia  - alle vigilie elettorali,come a dire “ci sono anche io” – “dossier” che,però,non si vedono mai.

Da anni.

Un clima omertoso tipico di certe aree del sud dove vige il silenzio,il “nun sacc niente”.
Gli amici della Caponnetto sono riusciti a disegnare ,grazie alla collaborazione  di alcuni cittadini,il quadro di quasi tutto il sud pontino con attività,presenze,.collusioni e quant’altro,ma,giunti alle porte di Gaeta,essi si sono dovuti fermare in quanto mai nessuno  si é dichiarato disposto a fornire un’informazione,una pista sulla quale poter lavorare.

“Nun sacc niente”!

Benvenuti a Gaeta,porto franco!

Ad ogni vigilia  elettorale si sente parlare di un fiorire di liste  e listarelle  civiche,composte ,forse,anche  da candidati che nessuno controlla,  i cui autori trattano di tutto ma mai del fatto che la città  ed il suo territorio non appartengono  più ai loro  abitanti storici.

Le colonne dell’Associazione Caponnetto,la certezza del suo avvenire…………………….Potranno pure tentare di intimidirci,discriminarci,isolarci,ma non ci arrendiamo perché siamo dalla parte della Giustizia e dello Stato di diritto.

 

LE COLONNE DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO,LA CERTEZZA  DEL SUO AVVENIRE!

 

Alfredo Galasso,Gennaro Varriale,Bruno Fiore,Romano De Luca,Paolo Costa,Simona Ricotti,Gabriella Alfonsi,Stella Dante,Cristian Iannuzzi ed altri.

 E,poi,dopo  Cristian,altri parlamentari ed ex parlamentari in arrivo,insieme ad uomini delle forze dell’ordine  ed altri ancora.

Sono,questi,solamente alcuni dei nostri  amici migliori.  Alcuni!

Non esclusi alcuni Testimoni di Giustizia,amici che hanno vissuto sulla propria pelle le violenze  e gli abusi delle mafie,annidate anche nelle pieghe dello stato e della politica,e che  continuano a combattere contro di esse.

Uomini e donne di prima linea,combattenti,persone che sanno  di cosa  parliamo e che sono in grado di guardare negli occhi e di affrontare  i mafiosi ed i loro sodali in giacca e cravatta,professionisti,uomini della finanza ,politici e soggetti  delle istituzioni.

Uno zoccolo duro abituato alla lotta,al combattimento.

Quello che serve all’Associazione Caponnetto,un’associazione che porta il nome di un Magistrato che ha reso onore  alla Magistratura  ed allo Stato di diritto  e che intende  operare -ed essere-  nel filone dei Suoi valori,a sostegno sempre  e solo di essi.

Potranno  tentare,quindi, taluni,  di intimidirci,di farci dispetti,di isolarci,ma siamo in grado -e lo saremo sempre di più-di resistere e di passare al contrattacco.

Quello che appare,con i convegni,con i manifesti,con i comunicati,rappresenta solo la metà del lavoro che facciamo  perché l’altra metà é “Altro ed Alto”.

E la nostra forza  sta nella  più assoluta autonomia perché non prendiamo soldi,finanziamenti cioé,convenzioni,favoritismi  dalla politica e dalle istituzioni.

Se li avessimo presi o li prendessimo- i soldi -non saremmo più liberi  di fare quello che facciamo.

Questo é quello che ci distingue da tanti altri,oltre alla competenza,alla fierezza ,al coraggio di ognuno di noi.

Ed all’ORGOGLIO della LIBERTA ‘!

Quindi non ricattabili da chicchessia.

NON ABBIAMO PAURA !!!!!!!!!!!

Siamo consapevoli,per il lavoro unico che noi facciamo di indagine continua,di ricerca,di catalogazione delle notizie che ci pervengono da amici fidati e collocati in posti anche delicati,di visure camerali e quant’altro,della drammaticità della situazione nella quale versa il Paese e sappiamo,quindi,come e dove muoverci.

Analisi e dati ,talvolta riduttivi se non edulcorati,forniti da molti non ci interessano proprio perché sappiamo che spesso non sono quelli effettivi.

Andiamo avanti così !!!!!!!

Al servizio dello Stato di diritto ,della Giustizia e della parte sana del Paese.

Guardate cosa appare su Facebook.Io –Elvio Di Cesare – risulterei fra i sostenitori del sì,quando,invece,sono per il NO.Vergogna!

Il nuovo Consiglio Direttivo nazionale dell’Associazione Caponnetto che avrà vita nell’Assemblea generale degli iscritti che ci sarà ad aprile prossimo.Ora avanti con la campagna tesseramento ed attenti alle infiltrazioni di mafiosi ed anche di persone equivoche e non serie……………………….

IL  CONSIGLIO DIRETTIVO NAZIONALE CHE VERRA’ FUORI DALL’ASSEMBLEA GENERALE DEGLI ISCRITTI  ALL’ASSOCIAZIONE  CAPONNETTO NELL’APRILE PROSSIMO….

 

Un  Direttivo di acciaio,costituito tutto da persone che operano o hanno operato al fronte e che sanno cosa significa “mafia”.

Almeno due Testimoni di Giustizia, due-tre  parlamentari ed ex parlamentari  che hanno combattuto e combattono sul fronte della legalità e della Giustizia,due -tre funzionari di polizia  ed altri  appartenenti alle forze dell’ordine anche essi combattenti di prima linea e con larghissima esperienza nella lotta alle mafie,avvocati di grido ed esperti di problemi di mafia,e,poi,amici provati e motivati,senza alcun interesse se non quello di combattere il malaffare e le mafie:Gennaro Varriale,Bruno Fiore,Paolo Costa ed ancora combattenti come Stella Dante,Gabriella Alfonsi,neofite,ma anche esse  combattenti  attualmente nella vita pubblica.Ed ancora altre ed altri amici  che individueremo  attraverso il nuovo tesseramento  che,iniziato ora,si chiuderà alla fine di marzo.

Una macchina da guerra,come la situazione drammatica del Paese impone,che terrà lontani  gaglioffi,affaristi,opportunisti ,parolai ed ignavi.

Il motto dell’Associazione Caponnetto é “Altro ed Alto” ed “altro ed alto” essa sarà.

Il sogno che chi scrive ha inseguito  in quindici anni di duro lavoro fatto sempre con l’aiuto di due-tre, massimo quattro  amici ed amiche.

In mezzo anche a persone che si avvicinavano  con intenzioni becere ed opportunistiche e che,poi,se ne scappavano  al primo schioppo di fucile.

Dire mafia non é come dire  bruscolini e per combatterla  seriamente c’é bisogno di persone serie,motivate,riservate,preparate e che abbiano senso dello Stato.

Quello di diritto,però,quello vero e non lo stato-mafia !

C’é bisogno di combattenti.

Tosti e sempre pronti ad uscire dalla trincea per assalire  il nemico.

Quale giudizio si può esprimere,secondo voi, nei confronti di un Governo che non applica la legge nei confronti di una categoria qualsiasi ma di uomini e donne che che hanno messo e mettono a repentaglio la loro vita e quella dei loro familiari per difendere la legalità e la Giustizia ?

 

                      IL MINISTRO DELL'INTERNO 

                           di concerto con 

                 IL MINISTRO PER LA SEMPLIFICAZIONE 
                    E LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE 

  Visto il decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8, convertito in  legge,
con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 82,  recante  «Nuove
norme in materia di sequestri di persona a scopo di estorsione e  per
la protezione dei testimoni di giustizia, nonche' per  la  protezione
ed il trattamento sanzionatorio di  coloro  che  collaborano  con  la
giustizia», e successive integrazioni e modificazioni; 
  Visto l'articolo 7, comma 1, lettere a) e b) del  decreto-legge  31
agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  30
ottobre  2013,  n.  125,  recante  «Disposizioni   urgenti   per   il
perseguimento  di  obiettivi  di  razionalizzazione  nelle  pubbliche
amministrazioni»; 
  Visto, in particolare, l'articolo16-ter del citato decreto-legge 15
gennaio 1991, n. 8, convertito in  legge,  con  modificazioni,  dalla
legge 15 marzo 1991, n. 82; 
  Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante  «Norme
generali   sull'ordinamento   di   lavoro   alle   dipendenze   delle
amministrazioni» e successive integrazioni e modificazioni; 
  Visto il decreto del Ministro dell'interno 13 maggio 2005, n.  138,
adottato di concerto con il Ministro della giustizia, recante «Misure
per il reinserimento sociale dei collaboratori di giustizia  e  delle
altre persone sottoposte a protezione, nonche'  dei  minori  compresi
nelle speciali misure di protezione»; 
  Sentita la Commissione centrale di cui all'articolo 10, comma 2 del
citato decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8, convertito in legge,  con
modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 82; 
  Visto l'articolo 17, commi 3 e 4, della legge 23  agosto  1988,  n.
400; 
  Uditi i pareri del Consiglio di Stato resi dalla Sezione consultiva
per gli atti normativi del Governo nelle adunanze del 28 agosto  2014
e del 23 ottobre 2014; 
  Vista la comunicazione alla Presidenza del Consiglio dei ministri a
norma dell'articolo 17, comma 3, della citata legge 23  agosto  1988,
n. 400 in data 17 ottobre 2014; 

                               Adotta 
                      il seguente regolamento: 

                               Art. 1 

                          Norme definitorie 

  1. Ai sensi del presente regolamento, per Commissione  centrale  si
intende  la  Commissione  centrale  di  cui   all'articolo   10   del
decreto-legge 15  gennaio  1991,  n.  8,  convertito  in  legge,  con
modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 82. 
  2. Per  Servizio  centrale  si  intende  il  Servizio  centrale  di
protezione di cui all'articolo 14 del citato decreto-legge 15 gennaio
1991, n. 8, convertito in legge, con modificazioni,  dalla  legge  15
marzo 1991,  n.  82,  per  l'attuazione  e  la  specificazione  delle
modalita' esecutive del programma speciale di  protezione  deliberato
dalla Commissione centrale. 
  3. Per Funzione Pubblica si intende il Dipartimento della  Funzione
pubblica istituito nell'ambito della  Presidenza  del  Consiglio  dei
ministri. 
  4. Per amministrazione pubblica si intendono i soggetti pubblici di
cui all'articolo 1, comma 2 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.
165. Al programma di assunzione di cui all'articolo 16-ter, comma  1,
lettera e-bis) e comma 2-bis, del  citato  decreto-legge  15  gennaio
1991, n. 8, si provvede per chiamata diretta nominativa,  nell'ambito
dei rapporti di lavoro di cui  all'articolo  2,  commi  2  e  3,  del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive  integrazioni
e modificazioni.
			          Avvertenza: 
              Il testo delle note qui  pubblicato  e'  stato  redatto
          dall'amministrazione  competente  per  materia,  ai   sensi
          dell'art. 10, comma 3, del testo unico  delle  disposizioni
          sulla  promulgazione  delle  leggi,   sull'emanazione   dei
          decreti   del   Presidente   della   Repubblica   e   sulle
          pubblicazioni   ufficiali   della   Repubblica    italiana,
          approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985,  n.  1092,  al  solo
          fine di facilitare la lettura delle disposizioni  di  legge
          alle quali e'  operato  il  rinvio.  Restano  invariati  il
          valore e l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti. 
          Nota al titolo: 
              - Si riporta il testo vigente  dell'art.  7,  comma  1,
          lettere a) e b) del decreto-legge 31 agosto 2013,  n.  101,
          convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013,
          n.  125  (Disposizioni  urgenti  per  il  perseguimento  di
          obiettivi    di    razionalizzazione    nelle     pubbliche
          amministrazioni). 
              «Art.  7  (Disposizioni  in  materia  di   collocamento
          obbligatorio, di commissioni  mediche  dell'amministrazione
          della pubblica sicurezza, di lavoro carcerario, nonche'  di
          interpretazione  autentica).  -  1.  All'art.  16-ter   del
          decreto-legge  15  gennaio  1991,  n.  8,  convertito,  con
          modificazioni, dalla legge  15  marzo  1991,  n.  82,  sono
          apportate le seguenti modificazioni: 
              a) al comma 1,  dopo  la  lettera  e)  e'  inserita  la
          seguente: 
              "e-bis) ad accedere, anche se non piu' sottoposti  allo
          speciale  programma  di  protezione,  a  un  programma   di
          assunzione in una pubblica amministrazione, con qualifica e
          funzioni  corrispondenti  al  titolo  di  studio  ed   alle
          professionalita'  possedute,   fatte   salve   quelle   che
          richiedono il possesso di specifici requisiti;"; 
              b) dopo il comma 2 e' inserito il seguente: 
              "2-bis. Alle assunzioni di  cui  al  comma  1,  lettera
          e-bis),  si  provvede  per  chiamata  diretta   nominativa,
          nell'ambito dei rapporti di lavoro di cui all'art. 2, commi
          2 e 3, del decreto legislativo 30 marzo  2001,  n.  165,  e
          successive modificazioni,  nei  limiti  dei  posti  vacanti
          nelle piante organiche delle Amministrazioni interessate  e
          nel rispetto delle disposizioni limitative  in  materia  di
          assunzioni, sulla  base  delle  intese  conseguite  fra  il
          Ministero dell'interno e le Amministrazioni interessate.  A
          tal fine, si applica ai testimoni di giustizia  il  diritto
          al  collocamento  obbligatorio  con   precedenza   previsto
          dall'art. 1, comma 2, della legge 23 novembre 1998, n. 407,
          in materia di vittime del terrorismo e  della  criminalita'
          organizzata. Con decreto del Ministro dell'interno, emanato
          ai sensi dell'art. 17-bis, di concerto con il Ministro  per
          la  pubblica  amministrazione,   sentita   la   commissione
          centrale di cui all'art. 10, comma  2,  sono  stabilite  le
          relative  modalita'  di  attuazione,  anche  al   fine   di
          garantire la sicurezza delle persone  interessate.  Con  il
          medesimo decreto sono espressamente stabiliti i criteri  di
          riconoscimento del diritto ai soggetti non piu'  sottoposti
          allo speciale programma di protezione, anche  in  relazione
          alla  qualita'  ed  entita'  economica  dei  benefici  gia'
          riconosciuti e alle cause  e  modalita'  della  revoca  del
          programma di protezione."». 
          Note alle premesse: 
              - Per il testo dell'art. 7, comma 1, lettere a)  e  b),
          del decreto-legge 31 agosto 2013, n.  101,  si  veda  nella
          nota al titolo. 
              - Si riporta il  testo  vigente  degli  articoli  10  e
          16-ter del decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8,  convertito
          in legge, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991,  n.
          82 (Nuove norme in materia di sequestri di persona a  scopo
          di  estorsione  e  per  la  protezione  dei  testimoni   di
          giustizia, nonche'  per  la  protezione  e  il  trattamento
          sanzionatorio di coloro che collaborano con la giustizia): 
              «Art. 10 (Commissione centrale  per  la  definizione  e
          applicazione delle speciali misure di protezione). - 1. 
              2. Con decreto del Ministro dell'interno,  di  concerto
          con  il  Ministro  della  giustizia,  sentiti  i   Ministri
          interessati, e' istituita una commissione centrale  per  la
          definizione  e  applicazione  delle  speciali   misure   di
          protezione. 
              2-bis.  La  commissione  centrale  e'  composta  da  un
          Sottosegretario di Stato all'interno che  la  presiede,  da
          due magistrati  e  da  cinque  funzionari  e  ufficiali.  I
          componenti della commissione diversi  dal  presidente  sono
          preferibilmente  scelti  tra  coloro  che  hanno   maturato
          specifiche esperienze nel settore e che siano  in  possesso
          di  cognizioni  relative  alle   attuali   tendenze   della
          criminalita' organizzata, ma che non sono addetti ad uffici
          che  svolgono  attivita'  di  investigazione,  di  indagine
          preliminare  sui  fatti  o   procedimenti   relativi   alla
          criminalita'    organizzata    di    tipo     mafioso     o
          terroristico-eversivo. 
              2-ter. Sono coperti dal segreto di ufficio, oltre  alla
          proposta  di  cui  all'art.  11,  tutti  gli   atti   e   i
          provvedimenti comunque pervenuti alla commissione centrale,
          gli atti e i provvedimenti della commissione stessa,  salvi
          gli  estratti  essenziali  e  le   attivita'   svolte   per
          l'attuazione delle misure di protezione.  Agli  atti  e  ai
          provvedimenti  della  commissione,   salvi   gli   estratti
          essenziali che devono essere comunicati a organi diversi da
          quelli preposti all'attuazione  delle  speciali  misure  di
          protezione, si applicano altresi' le norme per la tenuta  e
          la circolazione degli atti classificati, con classifica  di
          segretezza adeguata al contenuto di ciascun atto. 
              2-quater. Per lo svolgimento dei compiti di  segreteria
          e  di  istruttoria,  la  commissione  centrale  si   avvale
          dell'Ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle
          Forze  di  polizia.  Per  lo  svolgimento  dei  compiti  di
          istruttoria,  la  commissione  puo'  avvalersi  anche   del
          Servizio centrale di protezione di cui all'art. 14. 
              2-quinquies. La tutela avverso  i  provvedimenti  della
          commissione centrale con cui vengono applicate,  modificate
          o revocate le speciali misure di  protezione  anche  se  di
          tipo urgente o provvisorio a norma dell'art. 13,  comma  1,
          e' disciplinata dal codice del processo amministrativo. 
              2-sexies. 
              2-septies. 
              2-octies. 
              2-nonies. Con decreto  del  Ministro  dell'interno,  di
          concerto con il Ministro  dell'economia  e  delle  finanze,
          vengono  stabilite  le  modalita'  di  corresponsione   dei
          gettoni  di  presenza  ai  componenti   della   commissione
          centrale ed al personale chiamato a partecipare con compiti
          di segreteria e di istruttoria alle riunioni della medesima
          commissione.  All'onere   derivante   dall'attuazione   del
          presente comma, determinato nella misura massima di  42.000
          euro per l'anno 2002 e di 100.000 euro  annui  a  decorrere
          dall'anno  2003,  si   provvede   mediante   corrispondente
          riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio
          triennale 2002-2004, nell'ambito  dell'unita'  previsionale
          di base di parte corrente "Fondo speciale" dello  stato  di
          previsione del Ministero dell'economia e delle finanze  per
          l'anno   2002,   allo   scopo   parzialmente    utilizzando
          l'accantonamento relativo al medesimo Ministero. 
              3. 
              (Omissis).». 
              «Art.  16-ter  (Contenuto  delle  speciali  misure   di
          protezione). - 1. I testimoni di giustizia cui e' applicato
          lo speciale programma di protezione hanno diritto: 
              a)  a  misure  di  protezione   fino   alla   effettiva
          cessazione del pericolo per se' e per i familiari; 
              b) a misure di assistenza, anche  oltre  la  cessazione
          della protezione, volte  a  garantire  un  tenore  di  vita
          personale e familiare  non  inferiore  a  quello  esistente
          prima  dell'avvio  del  programma,  fino   a   quando   non
          riacquistano  la  possibilita'  di  godere  di  un  reddito
          proprio; 
              c) alla capitalizzazione del costo dell'assistenza,  in
          alternativa alla stessa; 
              d) se dipendenti pubblici, al mantenimento del posto di
          lavoro, in aspettativa retribuita, presso l'amministrazione
          dello Stato al cui  ruolo  appartengono,  in  attesa  della
          definitiva sistemazione anche presso altra  amministrazione
          dello Stato; 
              e) alla corresponsione di una somma a titolo di mancato
          guadagno, concordata con la  commissione,  derivante  dalla
          cessazione  dell'attivita'   lavorativa   propria   e   dei
          familiari nella localita' di provenienza,  sempre  che  non
          abbiano ricevuto un risarcimento  al  medesimo  titolo,  ai
          sensi della legge 23 febbraio 1999, n. 44. Si applicano, in
          quanto compatibili,  le  disposizioni  dell'art.  13  della
          legge 23 febbraio 1999, n.  44,  e  il  Dipartimento  della
          pubblica sicurezza del Ministero dell'interno e' surrogato,
          quanto alle somme corrisposte al testimone di  giustizia  a
          titolo  di  mancato   guadagno,   nei   diritti   verso   i
          responsabili dei danni. Le somme  recuperate  sono  versate
          all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate
          allo stato di  previsione  del  Ministero  dell'interno  in
          deroga all'art. 2, commi 615, 616 e  617,  della  legge  24
          dicembre 2007, n. 244; 
              e-bis) ad accedere, anche se non piu'  sottoposti  allo
          speciale  programma  di  protezione,  a  un  programma   di
          assunzione in una pubblica amministrazione, con qualifica e
          funzioni  corrispondenti  al  titolo  di  studio  ed   alle
          professionalita'  possedute,   fatte   salve   quelle   che
          richiedono il possesso di specifici requisiti; 
              f) a mutui agevolati volti  al  completo  reinserimento
          proprio e dei familiari nella vita economica e sociale. 
              2.  Le  misure  previste  sono  mantenute   fino   alla
          effettiva cessazione del rischio,  indipendentemente  dallo
          stato e dal grado in cui si trova il procedimento penale in
          relazione al quale  i  soggetti  destinatari  delle  misure
          hanno reso dichiarazioni. 
              2-bis. Alle assunzioni  di  cui  al  comma  1,  lettera
          e-bis),  si  provvede  per  chiamata  diretta   nominativa,
          nell'ambito dei rapporti di lavoro di cui all'art. 2, commi
          2 e 3, del decreto legislativo 30 marzo  2001,  n.  165,  e
          successive modificazioni,  nei  limiti  dei  posti  vacanti
          nelle piante organiche delle Amministrazioni interessate  e
          nel rispetto delle disposizioni limitative  in  materia  di
          assunzioni, sulla  base  delle  intese  conseguite  fra  il
          Ministero dell'interno e le Amministrazioni interessate.  A
          tal fine, si applica ai testimoni di giustizia  il  diritto
          al  collocamento  obbligatorio  con   precedenza   previsto
          dall'art. 1, comma 2, della legge 23 novembre 1998, n. 407,
          in materia di vittime del terrorismo e  della  criminalita'
          organizzata. Con decreto del Ministro dell'interno, emanato
          ai sensi dell'art. 17-bis, di concerto con il Ministro  per
          la  pubblica  amministrazione,   sentita   la   commissione
          centrale di cui all'art. 10, comma  2,  sono  stabilite  le
          relative  modalita'  di  attuazione,  anche  al   fine   di
          garantire la sicurezza delle persone  interessate.  Con  il
          medesimo decreto sono espressamente stabiliti i criteri  di
          riconoscimento del diritto ai soggetti non piu'  sottoposti
          allo speciale programma di protezione, anche  in  relazione
          alla  qualita'  ed  entita'  economica  dei  benefici  gia'
          riconosciuti e alle cause  e  modalita'  della  revoca  del
          programma di protezione. 
              3. Se lo speciale programma di  protezione  include  il
          definitivo trasferimento in altra localita',  il  testimone
          di giustizia ha diritto ad ottenere l'acquisizione dei beni
          immobili dei quali  e'  proprietario  al  patrimonio  dello
          Stato, dietro corresponsione dell'equivalente in  denaro  a
          prezzo di  mercato.  Il  trasferimento  degli  immobili  e'
          curato da un amministratore, nominato dal  direttore  della
          sezione per i testimoni di giustizia del Servizio  centrale
          di  protezione  tra  avvocati  o   dottori   commercialisti
          iscritti nei rispettivi albi professionali,  di  comprovata
          esperienza.». 
              - Il decreto legislativo 30 marzo 2001, n.  165  (Norme
          generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze  delle
          amministrazioni pubbliche)  e'  pubblicato  nella  Gazzetta
          Ufficiale 9 maggio 2001, n. 106, supplemento ordinario. 
              - Il  decreto  ministeriale  13  maggio  2005,  n.  138
          (Misure per il reinserimento sociale dei  collaboratori  di
          giustizia e delle altre persone  sottoposte  a  protezione,
          nonche'  dei  minori  compresi  nelle  speciali  misure  di
          protezione)  e'  pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale  19
          luglio 2005, n. 166. 
              - Si riporta il testo vigente dell'art. 17, commi  3  e
          4,  della  legge  23  agosto  1988,  n.   400   (Disciplina
          dell'attivita' di Governo e  ordinamento  della  Presidenza
          del Consiglio dei ministri): 
              «Art. 17 (Regolamenti). - (Omissis). 
              3. Con decreto  ministeriale  possono  essere  adottati
          regolamenti nelle materie di competenza del Ministro  o  di
          autorita'  sottordinate  al  ministro,  quando   la   legge
          espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per
          materie di competenza  di  piu'  Ministri,  possono  essere
          adottati con decreti interministeriali, ferma  restando  la
          necessita' di apposita autorizzazione da parte della legge.
          I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono
          dettare norme contrarie a quelle  dei  regolamenti  emanati
          dal Governo. Essi debbono essere comunicati  al  Presidente
          del Consiglio dei Ministri prima della loro emanazione. 
              4. I regolamenti di cui al comma  1  ed  i  regolamenti
          ministeriali ed interministeriali,  che  devono  recare  la
          denominazione di «regolamento», sono adottati previo parere
          del  Consiglio  di  Stato,  sottoposti  al  visto  ed  alla
          registrazione della Corte  dei  conti  e  pubblicati  nella
          Gazzetta Ufficiale.». 

          Note all'art. 1: 
              -  Per  il  testo  degli  articoli  10  e  16-ter   del
          decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8,  si  veda  nelle  note
          alle premesse. 
              - Si riporta il testo vigente dell'art. 14  del  citato
          decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8: 
              «Art. 14 (Servizio centrale di protezione). -  1.  Alla
          attuazione e alla specificazione delle modalita'  esecutive
          del  programma  speciale  di  protezione  deliberato  dalla
          commissione  centrale  provvede  il  Servizio  centrale  di
          protezione istituito, nell'ambito  del  Dipartimento  della
          pubblica sicurezza, con decreto del Ministro  dell'interno,
          di concerto con il Ministro  del  tesoro,  del  bilancio  e
          della  programmazione  economica  che  ne   stabilisce   la
          dotazione di personale e di mezzi,  anche  in  deroga  alle
          norme vigenti, sentite le amministrazioni  interessate.  Il
          Servizio  centrale  di  protezione  e'  articolato  in  due
          sezioni,  dotate  ciascuna  di  personale  e  di  strutture
          differenti  e  autonome,  aventi   competenza   l'una   sui
          collaboratori di  giustizia  e  l'altra  sui  testimoni  di
          giustizia. Il Capo della polizia - direttore generale della
          pubblica sicurezza coordina i rapporti tra prefetti  e  tra
          autorita' di sicurezza nell'attuazione degli altri tipi  di
          speciali misure di protezione, indicate nei decreti di  cui
          all'art. 17-bis, comma 1, la cui determinazione  spetta  al
          prefetto del luogo di residenza attuale del  collaboratore,
          anche   mediante   impieghi   finanziari    non    ordinari
          autorizzati, a norma dell'art. 17, dallo stesso Capo  della
          polizia - direttore generale della pubblica sicurezza.». 
              - Si riporta il testo vigente degli articoli  1,  comma
          2, e 2, commi 2 e 3,  del  citato  decreto  legislativo  30
          marzo 2001, n. 165: 
              «Art. 1 (Finalita' ed ambito di applicazione)  (Art.  1
          del decreto legislativo n. 29  del  1993,  come  modificato
          dall'art. 1 del decreto legislativo  n.  80  del  1998).  -
          (Omissis). 
              2. Per amministrazioni pubbliche si intendono tutte  le
          amministrazioni dello Stato, ivi compresi  gli  istituti  e
          scuole di ogni ordine e grado e le  istituzioni  educative,
          le aziende ed amministrazioni dello  Stato  ad  ordinamento
          autonomo, le regioni, le province, i comuni,  le  comunita'
          montane, e loro consorzi  e  associazioni,  le  istituzioni
          universitarie, gli  Istituti  autonomi  case  popolari,  le
          camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e
          loro associazioni, tutti gli enti  pubblici  non  economici
          nazionali,  regionali  e  locali,  le  amministrazioni,  le
          aziende  e  gli  enti  del  Servizio  sanitario  nazionale,
          l'Agenzia per la rappresentanza negoziale  delle  pubbliche
          amministrazioni (ARAN) e  le  agenzie  di  cui  al  decreto
          legislativo 30 luglio 1999, n.  300.  Fino  alla  revisione
          organica della disciplina di settore,  le  disposizioni  di
          cui al presente decreto continuano ad applicarsi  anche  al
          CONI.». 
              «Art. 2 (Fonti) (Art. 2, commi da 1  a  3  del  decreto
          legislativon. 29 del 1993, come sostituiti prima  dall'art.
          2 del decreto legislativo n. 546 del 1993 e poi dall'art. 2
          del decreto legislativo n. 80 del 1998). - (Omissis). 
              2.  I  rapporti  di   lavoro   dei   dipendenti   delle
          amministrazioni   pubbliche   sono    disciplinati    dalle
          disposizioni del capo I, titolo II, del libro V del  codice
          civile e dalle leggi sui  rapporti  di  lavoro  subordinato
          nell'impresa, fatte salve le diverse disposizioni contenute
          nel presente  decreto,  che  costituiscono  disposizioni  a
          carattere  imperativo.  Eventuali  disposizioni  di  legge,
          regolamento  o  statuto,  che  introducano  discipline  dei
          rapporti di lavoro la cui applicabilita'  sia  limitata  ai
          dipendenti delle amministrazioni pubbliche, o  a  categorie
          di essi, possono essere derogate da successivi contratti  o
          accordi collettivi e,  per  la  parte  derogata,  non  sono
          ulteriormente   applicabili,   solo   qualora   cio'    sia
          espressamente previsto dalla legge. 
              3. I rapporti individuali di lavoro di cui al  comma  2
          sono regolati contrattualmente. I contratti collettivi sono
          stipulati secondo i criteri e  le  modalita'  previste  nel
          titolo III del presente decreto;  i  contratti  individuali
          devono conformarsi ai principi di cui all'art. 45, comma 2.
          L'attribuzione  di  trattamenti  economici  puo'   avvenire
          esclusivamente mediante contratti collettivi e salvo i casi
          previsti dai commi 3-ter  e  3-quater  dell'art.  40  e  le
          ipotesi  di  tutela  delle  retribuzioni  di  cui  all'art.
          47-bis, o, alle  condizioni  previste,  mediante  contratti
          individuali. Le disposizioni di legge, regolamenti  o  atti
          amministrativi che attribuiscono incrementi retributivi non
          previsti da contratti cessano di avere efficacia a far data
          dall'entrata in vigore dal relativo rinnovo contrattuale. I
          trattamenti economici piu'  favorevoli  in  godimento  sono
          riassorbiti con le modalita' e nelle  misure  previste  dai
          contratti  collettivi  e  i  risparmi  di  spesa   che   ne
          conseguono  incrementano  le  risorse  disponibili  per  la
          contrattazione collettiva.».

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