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.Ma in quale Paese ci troviamo?

A pensare alle tristi,drammatiche storie  dei vari Salvatore Barbagallo,Roberto Battaglia,Luigi Gallo,Francesca  Franzè,La Voce delle Voci  e via dicendo- tutti amici che ci vediamo  cadere uno dopo l’altro  davanti sotto i colpi  del sistema – e ad ascoltare  le tante telefonate che ci arrivano quotidianamente  di persone che  si lamentano di ingiustizie ed abusi di cui sono vittime,ti vengono  lo sconforto e la tentazione di buttare la spugna  e fare come tanti altri che,obbedienti al sistema,vivono felici e contenti ,beneficiati, come sono, da privilegi,concessioni e da  tutto quanto  ne consegue,fregandotene,peraltro, delle sofferenze di un popolo schiavo,supino davanti al Potere e che non ha più nemmeno la capacità di indignarsi.
Poi pensi al tuo passato,alla tua storia fatta  di lotte,di pericoli  affrontati  e di sacrifici fatti e guardi negli occhi i tuoi figli e nipoti e ti vengono l’orgoglio e la forza di continuare a combattere contro i ladri,i corrotti ed i mafiosi che infestano questo Paese.
Il desiderio che ti deriva , in questo ultimo scorcio di vita terrena ,dal non voler abbassare ,per la vergogna di averli traditi , lo sguardo davanti  ai tuoi figli e nipoti ed ai ragazzi tutti ,ti dà la forza di continuare a combattere con rabbia  e con l’aiuto di Dio contro questo sistema infame .
Ci sarà pure,prima o poi,una fine a tutto ciò,anche se in quel momento chi scrive non dovesse esserci più e dovesse assistervi,finalmente felice,dall’al di là.

C’é un vecchio detto che recita testualmente :” Quando l’asino non vuole bere hai voglia a fischiare”!.Orbene,con tutto il rispetto nei confronti delle Forze dell’Ordine,abbiamo riesumato,scartabellando fra le nostre vecchie carte,una nota che quando l’Associazione Caponnetto non era ancora Nazionale ma Regionale inviammo alla DIA di Roma,alla Questura e al Comando Gruppo Carabinieri di Latina relativa alla situazione criminale di Itri,in provincia di Latina,una cittadina collocata al centro del “quadrilatero di fuoco” Formia-Gaeta-Sperlonga-Fondi del sud pontino.Ad Itri abbiamo la presenza di membri di famiglie pericolosissime della camorra campana e pontina come i Bidognetti ed altri ancora alcuni dei quali si sono mostrati attivi anche in occasione delle campagne elettorali amministrative sostenendo dei candidati locali per caldeggiarne l’elezione.In più va detto che decine di appezzamenti di terreni,negozi,attività varie sono stati acquisiti e vengono gestiti da tutta gente che viene dalla Campania e fra la quale potrebbero esserci elementi e capitali in odor di mafia,Nel recente passato sono state compiute operazioni urbanistiche denunciate pubblicamente anche da un defunto consigliere comunale e ci fu anche un incendio che interessò l’Ufficio Urbanistico del Comune evidentemente per distruggere le prove di azioni probabilmente illegali.Recentemente ci stiamo interessando ad alcune situazioni,sempre nel campo urbanistico,per le quali ci siamo visti costretti per talune presunte anomalie a rivolgerci alla Magistratura inquirente.Insomma,tutto un quadro inquietante che avrebbe dovuto determinare quell’attenzione da parte degli organi inquirenti della provincia di Latina che mai c’é stata e che sembra che nemmeno attualmente,malgrado appelli,denunce ,interrogazioni parlamentari,ci sia.Stiamo monitorando con attenzione alcune realtà locali della provincia di Latina ,fra le quali in particolare quelle del sud pontino e di Aprilia,per aggiornare i nostri archivi ed essere in grado quanto prima di avviare altre azioni ai livelli centrali:Ma quello che al momento ci teniamo a dire – e questo,francamente,ci provoca sofferenza in quanto noi abbiamo un profondo senso dello Stato e non siamo degli “sfasciacarrozze”- é che le forze dell’ordine in provincia di Latina non hanno funzionato di fronte al problema “mafie” e continuano a non funzionare come si dovrebbe. C’é solo da capirne la ragione!!!!!!!!

Alla Direzione investigativa Antimafia

                                                                                                                                           ROMA         

 

                                                                                     Al Sig. Questore  della Provincia di

                                                                                                                                        LATINA            

                                                                              

                                                                                     Al Comando Gruppo CC. di           

                                                                                                                                        LATINA

 

                                                     Associazione Antimafia  Caponnetto

                                                                                                                                             Lazio          

                                                                                                      

 

Oggetto:  Comune di Itri: Richiesta di  acquisizione elenchi  concessioni edilizie – nuove residenze ed attività commerciali – turistiche periodo 1990 – 2011 – Contrasto infiltrazioni malavitose nel Basso Lazio ed in particolare nel territorio itrano.-

 

I sottoscritti, Elvio Di Cesare e De Luca Romano ,rispettivamente Segretario   e membro del Consiglio  Direttivo dell’Associazione  Antimafia  A.Caponnetto,

rilevato che anche il territorio del Comune di Itri non risulta immune da sequestri preventivi operati ultimamente in continue ed articolate operazioni anticamorra,

che negli ultimi venti anni quel territorio è stato interessato da un’anomala speculazione edilizia soprattutto nelle zone agricole, anche con presunte  penetrazioni di soggetti  estranei al tessuto socio imprenditoriale locale con indiscutibile disponibilità finanziarie;

Che già nel lontano 2000, consapevoli dei segnali preoccupanti della situazione del Basso Lazio esposta alle infiltrazioni di organizzazioni affaristico– malavitose provenienti dalla vicina Campania interessate a partecipazioni economiche e speculazioni nel settore edile e turistico – commerciale, interessammo il Senatore del P.R.C Giovanni Russo Spena, membro della Commissione Antimafia che presentò in data 18.07.2000 una articolata interrogazione al Ministro dell’Interno e dell’Ambiente.

Che certamente infelice fu la risposta del Ministro dell’Interno  ( Testuale: “Si sottolinea infine che nello svolgimento delle attività di istituto le Forze dell’Ordine non hanno finora riscontrato infiltrazioni di soggetti riferibili ad Organizzazioni affaristico – malavitose provenienti dalla vicina Campania ne alla Criminalità Organizzata” per il Ministro – Lavagnini.)

Ritenuto che al fine di salvaguardare quel territorio ed il mondo imprenditoriale locale chiedono  che vengano acquisiti gli elenchi:

A)    Delle Concessioni Edilizie complete di titolo di proprietà e generalità della ditta costruttrice riferite al periodo 1990 – 2011;

B)    Delle nuove Residenze richieste al Comune complete della Relazione redatta dai Vigili Urbani sempre relative al medesimo periodo;

C)    Elenco delle attività turistico – commerciali di proprietà di persone estranee al tessuto socio imprenditoriale locale:

Per opportuna conoscenza  si rende noto  che all’epoca la minoranza di Centro Sinistra richiese con istanza del 06/09/2000 al Sindaco di Itri la convocazione del C.C. con all’o.d.g. un solo punto: discussione sull’interrogazione del Sen. Russo Spena. Poi  nulla accadde se non che, il primo cittadino, si risentì molto della risonanza  nazionale negativa assunta dall’Amministrazione Comunale di Itri. a seguito di quella interrogazione parlamentare

Il Testimone di Giustizia Gennaro Ciliberto,al centro,fra il Prof.Alfredo Galasso ,a sinistra, ed il Dr.Elvio Di Cesare ,a destra,rispettivamente Presidente Onorario e Segretario Nazionale dell’Associazione Caponnetto : “un onore per me”

A proposito di un infortunio avvenuto durante i lavori nell’Istituto Comprensivo di Itri,in provincia di Latina

L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO HA APPRESO ,TRAMITE UN VIDEO RESO PUBBLICO DAL CONSIGLIERE DEL M5S OSVALDO AGRESTI DI ITRI,DELLO STATO PRECARIO IN CUI SI TROVEREBBE L’EDIFICIO DELL’ISTITUTO COMPRENSIVO DI QUELLA CITTA’ DEL SUD PONTINO,UN EDIFICIO CHE NON DISPORREBBE, A QUANTO SI DICE,DELLA PRESCRITTA ” AGIBILITA”.
IL 12. AGOSTO DI QUESTO ANNO UN OPERAIO IMPEGNATO,NON SAPPIAMO ALLE DIPENDENZE DI QUALE DITTA E COME SI CHIAMI, IN ALCUNI LAVORI ALL’INTERNO DI QUELL’EDIFICIO HA SUBITO UN INFORTUNIO SEMBRA PER FOLGORAZIONE TANT’E’ CHE ALCUNI FUNZIONARI DELLA ASL ,INTERVENUTI SUL POSTO,AVREBBERO APPOSTO I SIGILI AL CANTIERE MENTRE L’ENEL IL 7 SETTEMBRE U.S.AVREBBE MESSO IN SICUREZZA IL CAVO ELETTRICO CHE AVREBBE CAUSATO L’INFORTUNIO..
ABBIAMO APPRESO DA UNA NOSTRA RAPIDA INDAGINE CHE UN APPOSITO ORGANISMO DI ISPEZIONE IL 3 AGOSTO U.S.,CIOE’ OLTRE UN MESE PRIMA DELL’INFORTUNIO DEL 12 SETTEMBRE,AVREBBE COMUNICATO AL COMUNE DI ITRI DI AVER EFFETTUATO UNA VERIFICA,FRA L’ALTRO, DELL’IMPIANTO DI TERRA AI SENSI DEL DPR 22.10.2001 N.462. ESATTAMENTE A::
1) SCUOLA ELEMENTARE VIA SAN APOLLONIA 
2) PADIGLIONE A VIA DELLA REPUBBLICA
3) PADIGLIONE B VIA DELLA REPUBBLICA
4) SCUOLA MEDIA VIA G.MATTEOTTI
5) REFETTORIO,CUCINA ,PALESTRA VIA DELLA REPUBBLICA .
ORBENE,SE LA VERIFICA E’ STATA FATTA E SE ,QUINDI,TUTTO STAREBBE A POSTO,GRADIREMMO SAPERE DA QUALCUNO IL PERCHE’, POI, AD APPENA UN MESE DI DISTANZA , SI E’ VERIFICATO QUELL’INFORTUNIO DI CUI NON SI CONOSCONO NE’ DINAMICA NE’ IL NOME DELLA VITTIMA…

A proposito di corruzione e di corrotti…………..Non mischiamo grano e loglio per fare di tutt’erba un fascio e confondere l’istituzione con il singolo.La Magistratura,come istituzione,non si tocca ed é nostro dovere difenderla

NO,NON CI STIAMO…………..  

 

 

 

Stamane,leggendo i commenti  ad un nostro intervento sulle pagine Facebook dell’Associazione Caponnetto,ci siamo imbattuti in quello di un amico che ci ha scritto:

 

“Non dimenticare che la maggior parte dei magistrati sono dei grandi massoni e organici al sistema corrotto es. ricordi ? Il processo del sangue infetto poggiolini e di lorenzo ? Non è mai partito… E poi la maggior parte dei sindacalisti sono tutti dei ladri… Abbiamo le prove lampanti .. Di ciò che succede oggi”.

 

 

 

L’amico che ci ha scritto é persona di viva intelligenza e sensibilità e,quindi,non é uno di quei tanti stupidi che imperversano nel web.

Detto questo per onestà intellettuale,dobbiamo confessare che non siamo riusciti a frenare il nostro istinto che ci porta sempre a controbattere giudizi ed accuse che ci sembrano alquanto  ingiusti e devianti rispetto alle situazioni reali ed abbiamo risposto così:

 

“  Io difendo l’istituzione ,non i singoli. Per questi ultimi,c’é da registrare che ci sono magistrati e magistrati. Noi,per il nostro lavoro,abbiamo più rapporti con gli inquirenti che non con i giudicanti e non dobbiamo disconoscere che ,fra i primi ,oltre al nostro Caponnetto,ci sono tanti che ci rimettono la vita per non venir meno al giuramento fatto,ultimo dei quali Bisceglia .Per non citare,poi,i vari Gratteri,Di Matteo,Teresi,Pignatone,Persichino,Cafiero de Raho e tantissimi altri nelle Procure e nelle DDA.Convengo con te che ci sono anche le mele marce,come in tutti gli altri ambienti.Ma quello che mi indispettisce e mi provoca rabbia é l’ignavia della gente che si lamenta ma non fa niente contro i comportamenti scorretti dei singoli. Ci sono tantissimi strumenti per denunciare le scorrettezze di taluni,dall’interrogazione parlamentare,,al ricorso al CSM,alle Procure vigilanti,alla Corte europea dei diritti,ai giornali .Capisco che non tutti ne hanno la possibilità ma per questo ci sono le associazioni,quelle serie e che non sono omologate al sistema (pochissime in verità,purtroppo).Le battaglie non si fanno mai da soli ma INSIEME ad altri che si battono per gli stessi fini.Per i sindacati vale lo stesso.E’ vero che oggi i sindacati non sono,purtroppo, più quelli degli anni 60-70 ,degli scioperi,delle grandi lotte,dei picchetti davanti alle aziende.Io vengo da quelle esperienze e da quella scuola..Ma bisogna ammettere che é anche cambiata la società:E le classi sociali..E,poi,ci sono i congressi che eleggono le classi dirigenti.E ritorniamo sempre alle responsabilità della base,dei cittadini,degli iscritti.Come per i politici ,chi elegge i dirigenti sindacali se non la base? Fino a quando avremo in Italia un popolo bue,di ignavi,di opportunisti,le cose non cambieranno mai. Spesso anche amici sulla cui onestà metterei la mano sul fuoco mi domandano:” Chi te lo fa fare?”.Ecco,il seme del disastro in Italia si nasconde proprio in questi atteggiamenti ed in questi pensieri!!! La deresponsabilizzazione,la resa!!!!! Questi sono i nemici da combattere veramente e non solo gli eventuali corrotti e mafiosi che sono solo l’espressione di una società già di per se stessa corrotta e mafiosa”.

 

 

 

 

Abbiamo voluto  riproporre questo cordiale battibecco mattiniero per mettere a fuoco un male  mastodontico che grava  sul nostro paese: la generalizzazione e la genericità.

Al di là degli aspetti semantici,andiamo al sodo,

Noi facciamo antimafia e la facciamo “sul campo” e non da dietro una tastiera,scontrandoci ogni giorno con mafiosi e corrotti che non aspettano altro  che una virgola o una nostra sola parola sbagliate o mal pronunciate  per  darci una pistolettata  o,se siamo fortunati,per trascinarci  davanti ad un giudice e chiederci un risarcimento milionario. Proprio ieri sera abbiamo trascorso ore con alcuni amici per ricostruire,con  articoli giornalistici e visure camerali alla mano , una  mappa di intrecci ed interrelazioni di natura camorristica che riguardano un comune del centro Italia.

Ed é proprio per il tipo di lavoro che facciamo che ci veniamo a trovare  spesso in contatto con molti magistrati dei quali ,ovviamente,conosciamo vita,virtù e difetti.

Ne conosciamo tantissimi,delle Procure e dei Tribunali  minori e di quelli più grandi ed importanti.

Molti,più di quanto non si creda,soprattutto fra quelli inquirenti,sono ridotti a vivere,per i rischi che corrono in virtù del lavoro che fanno ,blindati,lontani dai propri affetti ed in piena solitudine,nelle caserme,con la paura addosso di essere ammazzati da un momento all’altro come é già capitato a tanti loro colleghi.

Non vogliamo nemmeno parlare di quelli che già ci hanno rimesso la vita,ma di quelli viventi,se così vogliamo definirli .

Potremmo farne un elenco lunghissimo ma non vogliamo sovraesporli.

Orbene non ce la sentiamo di dire che ……….”la maggior parte dei magistrati sono dei grandi massoni  ed organici al sistema corrotto” perché é ingiusto e non é così.

Premesso che la Magistratura,come istituzione,é una cosa ed i singoli magistrati un’altra e che  la colpa eventuale del singolo non deve  e può essere imputata all’istituzione,non é possibile fare confusione  e fare di tutta l’erba un solo fascio,mettendo insieme  quella pulita e quella che pulita non é.

Che sicuramente – quest’ultima -esiste  ma che non rappresenta ….la “maggior parte”.

Il problema dei problemi,come abbiamo sottolineato nella nota diretta al nostro amico interlocutore,é la gente – in questo caso ,sì,la “maggior parte “  -  che,confondendo il grano con  il loglio ,l’istituzione con il singolo,per ignavia,ignoranza ,collusione o altro motivo,non sa o non vuole  condurre attacchi mirati  ed efficaci usando gli strumenti adeguati che la legge e la Costituzione mettono a disposizione di tutti i cittadini.

E’ questo il problema del quale pochi vogliono o sanno  prendere atto.

Laddove ci sono mafia,camorra e corruzione c’é la morte:morte economica,civile,culturale,morale………………………

COME  LA CAMORRA  ED  UNA  CLASSE  POLITICA  COLLUSA    TI  DISTRUGGONO  UN TERRITORIO  E  LE SPERANZE   DI  UN  POPOLO

 

Stiamo parlando del sud pontino,quel vasto territorio della provincia di Latina,nel Lazio, che si estende da Terracina fino al fiume  Garigliano e che comprende i comuni di Fondi,Monte San Biagio,Lenola,Campodimele,Itri,Gaeta,Formia,Minturno-Scauri,Spigno Saturnia,Castelforte e SS.Cosma e Damiano.

Poi comincia La Campania.

Un territorio  una volta ricco e la  cui economia era basata quasi tutta sull’agricoltura,sulla pesca,sul turismo,sul commercio e,dagli anni 50 in poi  , anche  sull’industria .

Non c’era ancora la camorra,relegata,com’era ancora,tutta nel sud.

Ma  si  stava già prossimi allo spostamento in sù della linea della palma.

L’invasione,infatti,ci fu negli anni 60 e cominciò il disastro.

Chi scrive,in altra sede ed in altra veste,già allora denunciò il fenomeno parlando di un disegno criminale di “meridionalizzazione” elaborato e portato avanti da menti sottili ma perverse che si opponevano allo sviluppo della provincia di Latina  in direzione dei grandi mercati  del nord Europa e dell’America.

Il Lazio ha due grandi porti,quelli di Civitavecchia e Gaeta ed aveva,quindi, tutte le potenzialità  per aprirsi alle aree ricche e civili di tutto il mondo.

I suoi cittadini,se avessero un pò di dignità e di orgoglio, dovrebbero inseguire con i forconi i componenti di tutte le classi dirigenti politiche- di destra,di sinistra ,di centro – ed economiche,vecchie e nuove,che lo hanno ridotto ad una landa.

La provincia di Latina,a parte qualche eccezione,ha avuto sempre una classe politica che subiva più il fascino e le interferenze di quella del sud che non di quella del nord.

Erano i tempi dei Gava,dei Mastella,dei Pomicino,dei Patriarca,dei Bosco ,dei Di Donato,dei Napolitano  ed anche i Collegi dei Probiviri,quelli che giudicavano  della vita o della morte politiche di una persona della provincia di Latina  a seconda se questa era ritenuta …….”affidabile” o meno,avevano sede in Campania.

Il Collegio dei Probiviri della DC ,ad esempio,che aveva competenza  sulla provincia di Latina ,era interprovinciale -Caserta-Latina- e la sua sede era  presso la Segreteria Provinciale  della DC a Caserta.

Chi scrive ha avuto modo di…….. conoscerne bene un Presidente,un “doroteo” a prova di bomba, e membri!!!!!………..

Mi telefonarono da Milano  due industriali ,padre e figlio,i quali mi chiesero un incontro.

Ci vedemmo a Roma in un albergo non lontano dalla Stazione Termini e mi fecero partecipe di un loro disegno di impiantare uno stabilimento  nel sud pontino.

Li ascoltai;mi sembravano persone serie,ma volli prendere tempo per informarmi sulla loro serietà.

Ci ritrovammo a Roma,dopo averne parlato con il Ministro Donat Cattin,al Ministero dell’Industria a via Veneto.

A quell’incontro  partecipammo  io,Donat Cattin,il suo capo di gabinetto Lauriti ed i due industriali lombardi.

Parlarono questi  ed illustrarono il progetto che prevedeva la realizzazione di uno stabilimento di prodotti alimentari e quindi non inquinanti  che dava occupazione ad un paio di centinaia di persone.

Il Ministro espresse un parere non negativo e diede incarico al Capo di Gabinetto di interessare gli organi tecnici ministeriali per l’esame del progetto.

Credevo che fosse tutto a posto e non seguii più la questione.

A distanza di due-tre mesi mi telefonò Donat Cattin per dirmi che il Ministero era in linea di massima d’accordo ma che i due industriali,benché chiamati,non si erano più presentati.

Dissi al Ministro di insistere negli inviti e ,se i due avessero continuato la loro latitanza,suggerii di archiviare la pratica.

Passò oltre un anno e per caso rividi i due alla  stazione Termini.

Fu davvero un incontro sgradevole che non dimenticherò mai perchè mi sconvolse e  segnò la mia vita.

Con tono durissimo ed aggressivo mi dissero :

“Lei ci ha teso una trappola  perché  voleva che noi venissimo  ad investire i nostri soldi guadagnati in decenni di sacrifici  in un territorio di delinquenti e camorristi. Siamo andati  ad investirli  all’estero “.

Mi lasciarono senza nemmeno salutarmi e non li visti più.

Ho voluto raccontare questa mia esperienza per far capire a chi non lo avesse ancora compreso che un industriale serio non andrà mai ad investire i suoi capitali in un territorio laddove ci sono corruzione,camorra e mafia e che dove ci sono queste c’è la morte.

Morte civile ,morale ed economica.

Morte assoluta .

Definitiva.

Intelligenti pauca……………..

L’orgoglio dell’Associazione Caponnetto………………….

L’ORGOGLIO DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO

 

Ad un’Associazione antimafia seria e che vuole essere effettivamente  operativa non piacciono la retorica,le apparenze,le collusioni con la politica e con le istituzioni nelle quali spesso,purtroppo,si annidano i corrotti ed i mafiosi.

La selezione,pertanto,dei suoi militanti e della sua classe dirigente é estremamente seria e rigorosa in quanto essa è impegnata soprattutto a non lasciarsi infiltrare,cosa che abbiamo rischiato più volte,né da mafiosi o da affaristi ed opportunisti,né da gente che vorrebbe trasformarla in strumento per perseguire finalità di carattere elettoralistico o politico.

Noi abbiamo bisogno di persone di estrema serietà ed affidabilità,da “combattenti” veri,non di gaglioffi,parolai ed affaristi.

Persone,cioè,che fanno proprio il suo motto:

INDAGINE,DENUNCIA,PROPOSTA.

La lotta contro il progetto geotermico nel viterbese e nella bassa Toscana

l’area del progetto geotermico include ospedale bel colle, asl di belcolle strada sammaritinese, villa buon respiro, abbazia cistercense di san martino al cimino, casa di cura villa immacolata, se per caso facessero delle trivellazioni il problema diventerebbe più grosso perché metterebbe anche le falde acquifere in comunicazione
diretta da santa fiora progetto geot. https://www.youtube.com/watch?v=qgNreCOMSoQ
geotermia bassa entalpia legge approvata da zingaretti https://www.youtube.com/watch?v=t7URxuKGQ58
conferenza stampa a Viterbo per apportare le modifiche alla risoluzione sulla geotermia https://www.youtube.com/watch?v=No_4Z2gdwi8

Andate su Google e scrivete

pag. 241-256 – Legislature precedenti – Camera dei Deputati

legislature.camera.it/_dati/leg14/lavori/documentiparlamentari/…/pdf018.pdf

Il filone di indagine riguardante Mugne è stato esplorato anche dai … emerge che egli acquisì informazioni dal giornalista Torrealta e dal Capitano Sottili. … la compagnia di Gaeta , aveva avuto modo di occuparsi di un traffico di armi verso la.
troverete i riferimenti  relativi alle indagini svolte dall’allora capitano –oggi generale- Sottili ,comandante della Compagnia ( declassata  poi a Tenenza ) Carabinieri di Gaeta.
E’ utile per capire cosa é avvenuto in quel porto  del Lazio

Una volta un Magistrato ci disse………………………………

UNA VOLTA UN MAGISTRATO,UNO DI QUELLI CHE STANNO IN FRONTIERA CI  DISSE……………………………

“Per giudicare un investigatore,un funzionario,un ufficiale ,un sottufficiale,un ispettore,se é buono o meno,guardategli le scarpe. Se le ha sporche e consumate vuol dire che si tratta di un buon investigatore,se,invece,le ha lucide e nuove vuol dire che non vale niente”.

Sono passati molti anni e le cose sono in parte cambiate perché oggi molte indagini si fanno non alla vecchia maniera ma usando la tecnologia,i computer,i datebase,ma il suggerimento del magistrato é sempre valido perché comunque un buon investigatore deve camminare.

Per rintracciare ed ascoltare un informatore,per mettere in opera una telecamera,una microspia,per ascoltare nell’anonimato le voci della gente-

Insomma egli deve fare chilometri e chilometri  e non può quindi avere le scarpe pulite e nuove.

Quando noi parliamo di “qualità” delle indagini.

La “qualità” dell’informativa é fondamentale per il magistrato che deve “capire” per ,poi, agire.

Qualche anno fa ,parlando del sud pontino e della provincia di Latina con un amico molto qualificato ed aggiornato napoletano ,questo ci disse :

“Attenzione perché,a parte la manovalanza e gli episodi eclatanti di cui questa si rende autrice,noi portiamo la nominata mentre là si fanno i fatti”.

Le menti stanno a Roma e nelle vicinanze della Capitale,nel Lazio cioé.

E il sud pontino é nel Lazio,a pochi chilometri da Roma,dal centro del potere,degli affari e degli intrecci.

E delle “trattative” e dei “patti”,come quelli che,stando alle dichiarazioni di pentiti e non solo ,si sarebbero stretti in una villa dei Servizi a Gaeta.

Trattative e patti fra uomini dello Stato e della camorra.

E ritorniamo al discorso delle…………scarpe pulite e sporche,nuove e vecchie.

A dirla tutta noi di scarpe vecchie ,sporche e consumate ne vediamo poche in giro in tutta la provincia di Latina.

Delle due una:

-o ,al di là delle affermazioni e delle chiacchiere,non c’é piena consapevolezza della gravità della situazione,c’é sottovalutazione e ciò é comunque grave perché vorrebbe dire che ai vertici abbiamo in questo Paese gente incompetente ed irresponsabile; 

 

-o quella di mandare gente che é abituata ad avere sempre scarpe nuove e pulite é una scelta precisa perché non si vuole privilegiare la “qualità” delle indagini nella probabile osservanza di quanto sarebbe stato  concordato nelle “trattative”.

Fate voi.

Noi stiamo disperatamente scervellandoci per capirci qualcosa.

Una cosa siamo riusciti comunque a capire:

che Gaeta , e con lei tutto il sud pontino ,fino a Fondi, rappresentano un grosso ed importante “buco nero” dove si intrecciano probabilmente  camorra,ndrangheta, pezzi dei Servizi , dello Stato e della politica.

In terra di camorra si naviga sotto costa………………….

In terra di camorra  si naviga sotto costa………………….

IN  TERRA DI CAMORRA   SI NAVIGA SOTTO COSTA

 

 

C’é stata un’evoluzione nei rapporti fra mafia e politica negli ultimi anni e, cioè che, mentre  prima  si trattava di due poteri che a volte si combattevano e in  altre si alleavano,oggi  in molte realtà sono diventati la stessa cosa.

Mafia e politica un unicum,fino a permeare e condizionare  tutto e tutti,o quasi,istituzioni in primis.

“‘O sistema”.

L’omertà,il fenomeno sul quale stiamo accentuando la nostra attenzione in questo ultimo periodo,va letta e giudicata con questa logica: una società ridotta,con poche eccezioni,a zerbino dei  gruppi di  interessi.

Quei “nun sacciu niente” o ,peggio,quel “sacciu chi é ma me paga buono” sono la rappresentazione di una società in maggioranza   vittima di una subcultura del malaffare e della sudditanza .

Grazie anche ad una sottile,quotidiana,robusta campagna di distrazione di massa.

Nelle settimane scorse  abbiamo appreso di una manifestazione  nella quale é apparsa evidente  la   frattura esistente nell’attuale società: gli adulti  in piazza ad ascoltare canzoni del passato  ed i ragazzi  confluiti altrove a migliaia in un rave party .

Con  taluni rappresentanti delle istituzioni locali schierati sul palco con i primi e non con i secondi lasciati a loro stessi.

Due mondi contrapposti che una classe  dirigente accorta ed intelligente avrebbe tentato di unire ,anziché spaccare ,con un’iniziativa capace di  saldare il vecchio al nuovo.

Una riedizione,quasi,mutatis mutandis,di quelle esibizioni  neomelodiche  tanto amate in certe parti del sud Italia.

Il segno di una società stantia  che rifiuta di trattare i grandi temi sociali attuali e dell’avvenire.

A cominciare da quelli della giustizia sociale e della lotta al malaffare ed alle mafie che dominano la scena.

Non si vuole affrontare il mare aperto e si continua  a vivere ripiegati sul passato,navigando sotto costa.

Il lavoro prezioso ed indispensabile dell’Ufficio “Ricerche” dell’Associazione Caponnetto.Senza di esso scadremmo anche noi nella pura e semplice retorica

QUELLO  DELL’UFFICIO “RICERCHE” DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO  E’ UN LAVORO  PREZIOSO   ED INDISPENSABILE 

Un lavoro certosino  di scavo,quasi quotidiano,fatto di visure camerali e catastali ,incroci di notizie,reperimento di queste attraverso mille canali,osservazione attenta e continua,di ascolto,di lettura di giornali ed agenzie.

Per poi riordinare il tutto,incasellarlo ed  utilizzarlo  al meglio.

Per noi della Caponnetto questo é il lavoro centrale,quello più importante ed impegnativo perché ci mette nelle condizioni di conoscere  “da dentro” le realtà e di parlare negli ambienti appropriati  con cognizione di causa e non a vanvera.

L’”operatività” di un sodalizio  antimafia é essenziale  e il prestigio e la credibilità ai quali  esso deve  puntare dipendono dalla sua capacità di non scadere in un puro e semplice  esercizio retorico,in un bla bla,in un “copia ed incolla”.

Quando noi diciamo agli amici di accendere i “sensori” sul territorio da essi abitato  lo facciamo perché siamo convinti del fatto che se non si fa un lavoro del genere non si capiranno mai gli elementi sui quali incidere per portare un effettivo contributo a chi istituzionalmente  é chiamato  a fare,poi,un lavoro di  analisi ,di approfondimento e a tirare le conclusioni.

Le liste civiche,lo strumento ideale per le mafie per prendere il controllo delle pubbliche amministrazioni.L’assalto finale.

LA “LINEA DELLA PALMA” CHE SALE  SEMPRE PIU’…………………

 

Già nelle precedenti elezioni amministrative si  sono visti davanti a qualche seggio soggetti  appartenenti  a note famiglie  della camorra.

Evidentemente  per orientare qualche votante in una certa  direzione……………

Fra poco,con qualche lista civica ,si preannuncia probabilmente  l’assalto finale  al governo del territorio.

A Gaeta,”provincia di Casale”, dove si sarebbero verificate trattative  e stipulato “patti” fra pezzi dello Stato e camorra e dal cui e nel cui porto,stando alle dichiarazioni di Collaboratori di Giustizia ritenuti attendibili,sarebbero arrivati e partiti rifiuti tossici,pale eoliche e quant’altro,non si  parla di mafia.

Vietato.

Si parla,invece,di feste e festarelle,di cantanti d’epoca ,di rotonde e piste pedonali ,di re e regine,ma non della camorra che si é appropriata del territorio fino al punto da espellere l’imprenditoria locale e farla sparire.

Ora,non c’é che da aspettarsi  l’assalto finale al governo locale,laddove,cioè,si decidono gli indirizzi programmatici,il futuro della città e del suo hinterland.

“Nun sacciu niente” e “sacciu chi é ma m’ paga buon”,i due motti in auge.

Un popolo che ha perso la sua coscienza e la sua autonomia.

Culturale,sociale,economica .

Un popolo senza un futuro per le giovani generazioni.

Non si vuole  capire che le cosiddette liste civiche sono quanto di più pericoloso perché ,oltre ad avere una visione ristretta  e campanilistica di un’area e,peggio ancora,a non sottostare ad alcuna regola ed alcun controllo,rappresentano lo strumento ideale attraverso il quale elementi della criminalità organizzata potrebbero  aver accesso nelle pubbliche amministrazioni.

E’ già capitato un milione di volte.

.E’ QUELLA DI CUI SEMBRANO SOFFRIRE I CITTADINI PONTINI E,IN PARTICOLARE,DI GAETA E DEL SUD PONTINO ,CHE NON RIESCONO ANCORA A BANDIRE LE SUBCULTURE DEL “FAVORE”,DEL “DON” E DEI PAPARIELLI.,RIPIEGATI ,COME MOSTRANO DI ESSERE,SUL PASSATO E SULLA MEMORIA DI QUESTO.NON RIESCONO ANCORA A COMPRENDERE CHE IN UNA REALTA’ DISASTRATA E CHE VEDE I PROPRI TERRITORI SVENDUTI A MAFIOSI E MALFATTORI DI OGNI RISMA OCCORRE APRIRSI A NUOVE REALTA’,ALL’USO DELL’ARIETE CHE SPAZZI TUTTO QUANTO C’E’ DI VECCHIO E DI ARRETRATO E CHE SIA IN GRADO,PERALTRO, DI APRIRE SCENARI INEDITI E DI RESPIRO NAZIONALE SE NON MONDIALE. SVEGLIATEVI !!!!!

Sindrome di Stoccolma: cos’è e come si manifesta

La sindrome di Stoccolma è una condizione psicologica che comporta l’attaccamento e i sentimenti positivi di una vittima nei confronti del sequestratore

sindrome di stoccolma

 

La sindrome di Stoccolma indica una particolare condizione psicologica, che si verifica quando un soggetto vittima di un sequestro manifesta sentimenti positivi di affetto nei confronti dei sequestratori. Talvolta le persone rapite possono arrivare anche ad innamorarsi del sequestratore. Molto spesso questa sindrome può essere rintracciata anche nelle situazioni di violenza sulle donne, negli abusi sui minori e nei sopravvissuti ai campi di concentramento. La sindrome di Stoccolma non viene considerata una patologia. Alla base ci sarebbero dei meccanismi mentali inconsci, collegati con l’istinto di sopravvivenza.

Sindrome di Stoccolma: che cos’è

Il significato della sindrome di Stoccolma va compreso bene proprio nell’analisi del rapporto che si instaura tra carnefice e vittima. La comparsa della sindrome dipende anche dalla personalità del sequestrato. Infatti più egli ha un carattere dominante, meno sarà predisposto nell’incorrere nella sindrome stessa.

Di solito la sindrome di Stoccolma si manifesta in personalità poco forti e non ancora totalmente strutturate, come quelle dei bambini o degli adolescenti. La sindrome può avere una durata variabile e comporta alcuni effetti psicologici, come, per esempio, disturbi del sonno, incubi, flashback, fobie e depressione.

Per la risoluzione di questi disturbi si deve ricorrere alla psicoterapia in associazione alle cure farmacologiche. In questo modo si può curare la sindrome di Stoccolma, una vera e propria sindrome vittima-carnefice.

Sindrome di Stoccolma: come si manifesta

La sindrome di Stoccolma si manifesta soprattutto quando la vittima percepisce che la sua sopravvivenza è legata al sequestratore. Inizialmente il soggetto prova uno stato di confusione e di paura per la situazione in cui si ritrova.

Dopo aver superato il trauma iniziale, comincia a cercare la soluzione per resistere alle difficoltà. Man mano che va passando il tempo, la vittima si rende conto che la sua vita dipende dal carnefice e sviluppa un  meccanismo psicologico di attaccamento nei suoi confronti, per poter evitare di morire.

Inoltre la vittima comincia ad identificarsi con il carnefice, inizia a comprendere le sue motivazioni e finisce col tollerare le violenze subite. Così facendo, elimina anche il rancore che dovrebbe provare verso l’aguzzino. Allo stesso tempo da parte del rapitore si mette in atto un feedback positivo, che porta alla garanzia di maggiore sopravvivenza per la vittima.

A parte i disturbi psicologici connessi, non si può parlare di veri e proprisintomi della sindrome di Stoccolma. Più che altro essa si riconosce dai sentimenti positivi della vittima verso il rapitore e dai sentimenti negativi manifestati verso chi cerca di andare contro l’aguzzino, concependolo come tale.

Il rapporto che si instaura tra la vittima e il carnefice, anche se apparentemente è di affetto, non porta a nessun vantaggio, a differenza delle vere relazioni amorose e durature, alleate della salute mentale.

In riferimento alla sindrome di Stoccolma, possiamo dire che si verifica una condizione psicologica che, in termini di salute mentale, si traduce in “sarò pazzo di te”, ma che è soltanto un modo inconscio per sopravvivere in situazioni di pericolo.

“Io lu sacciu chi é,ma che me ne fotte.M’ paga e m’ paga buon”.Balordo! Vigliacco! Non pensi all’avvenire dei tuoi figli ed al tipo di società che lasci loro.Stiamo parlando di un fatto che non ci siamo inventati

Un pò,mutatis mutandis,come quei contadini che vendevano  i propri terreni ai camorristi pur sapendo che questi vi  avrebbero interrato i rifiuti tossici .
Io so di chi si tratta ma non mi interessa perché mi paga bene!  Altro che omertà,questa è vera e propria  collusione.
Questo significa entrare a far parte organicamente dei clan.E guardate che questo fenomeno riguarda non uno-due-tre persone,ma una moltitudine infinita.
Quando noi diciamo che più che i camorristi ed i mafiosi  acclarati ci  spaventa quella massa di cittadini che é più mafiosa  dei mafiosi e che per il  denaro vende l’anima al diavolo.
Sono i peggiori,i più  pericolosi !!!!

Il prius più che il posterius,L’”oltre” la notizia più che “la” notizia……………………………….

VA BENE IL POSTERIUS MA IL PRIUS DOV’E'?????????

E DOV’E’ L’”OLTRE ” LA NOTIZIA PIU’ CHE “LA ” NOTIZIA ???????……………………….

 

Noi raccontiamo i fatti,quelli avvenuti già,ma non é questo il compito principale  di un’associazione antimafia seria che voglia dare  un effettivo contributo alla lotta alla criminalità.

Aristotele,per spiegarsi il concetto del tempo,parlava di un prius e di un posterius,di un “prima” e di un “dopo”.

Il movimento.

Se c’é un “dopo”,quello che noi siamo soliti raccontare,c’è stato un “prima”,quello che noi raramente siamo stati  in grado  di comprendere e di individuare.

Ad oggi.

Sono tutte qua  la ragione ,la causa della nostra sofferenza: noi siamo bravissimi nel saper raccontare i fatti,quelli avvenuti,ma non siamo stati capaci ,ad oggi,di risalire alla fonte,all’origine dei fatti.

Quando,ad esempio,noi raccontiamo che in una provincia non si fanno indagini o si fanno male e che ci sono delle criticità sul versante della “qualità“investigativa,non ci sforziamo di capirne le cause e,quindi,di proporre le soluzioni.

Resteremo,di conseguenza,a gridare per una vita senza,però,mai ottenere la soluzione dei problemi.

Continueremo,cioé,a lamentarci fino alla fine del periodo del loro comando che quel Questore,quel Colonnello,quel Comandante non sono buoni,ma non riusciremo nel frattempo a cambiare le cose.

Tanti anni fa ne parlavamo con un alto Ufficiale di un Corpo di Polizia ,uno dei pochi fra coloro che non avevano  preoccupazioni di carriera in quanto vantava un curriculum di rarissimo  spessore alle spalle -dal maxiprocesso di Palermo a Mani pulite di Milano,tanto per intenderci – ,il quale ci fece notare che le ragioni che stavano a monte della mancanza di “qualità ” di molte indagini sono tante.

La prima é quella che riguarda l’indirizzo imposto dal Governo e dal Comando Generale  a proposito dei “numeri”.

Se mi si giudica,egli ci faceva notare,in base al “numero” delle indagini e non alla “qualità” di queste,io che da Colonnello aspiro ad essere promosso Generale,non impartirò mai l’ordine ai miei di dedicarsi ad un’indagine che mi richiede uno-due anni di lavoro per arrivarne a capo.

Preferisco,invece, dedicarmi alla verifica fiscale del tabaccaio che mi richiede un’ora di lavoro,anzichè perdere uno o due anni per scoprire i tesori di uno Zagaria,di un Bardellino e così via.E’ più facile,insomma,correre dietro agli immobili di un Di Silvio o agli scontrini  del salumiere che non ai patrimoni del boss nascosti a Madrid,Londra o in qualche paradiso fiscale.

La seconda ragione sta nei criteri dell’”arruolamento”.

Se io non ho le qualità per fare l’investigatore ed ho fatto fino ad ieri il pecoraio o anche il medico non si può pretendere da me quello che io non sono capace di fare.

Tralasciamo altre eventuali ragioni -l’infedeltà,la corruzione,il carrierismo – e fermiamoci ad analizzare quelli che dovrebbero essere gli incombenti di un’associazione antimafia seria di fronte a situazioni di carenze e criticità del  tipo di quelle esposte da quell’alto Ufficiale e le sedi nelle quali bisogna intervenire.

I “numeri”.

Solo con interventi a livello governativo e parlamentare può essere risolto questo problema in quanto é necessario ed urgente ,se veramente vogliamo combattere la criminalità mafiosa, far cambiare l’indirizzo nazionale  che privilegia la ” quantità” rispetto alla “qualità“.

Se non si riesce a risolvere questo problema si potrebbe arrivare all’assurdo che a me potrebbe convenire fermare la macchina con 4 ubriachi a bordo perché mi fa fare 4 punti anziché quella con il boss della ndrangheta  che guida da solo o tutt’al più con il guardaspalle perché di punti me ne procura  solo uno o due.

Per i criteri dell’”arruolamento” vale lo stesso ragionamento perché l’intervento per ottenere che chi sa fare  il calzolaio o il medico continui  a fare quello che sa fare e non quello che non saprebbe mai fare bene va anch’esso fatto a livello parlamentare o governativo.

A questo punto si tratta di individuare il soggetto politico che sia disponibile a portare avanti battaglie del genere.

Battaglie  contro le mafie,cioè.

E questo é un altro problema  che ,però,non vogliamo al momento fare per non appesantire il discorso.

 

Ci piace,per concludere,ricordare quello che in altra occasione ci dissero  due ufficiali della DIA che vollero incontrarci per analizzare alcune situazioni:

“Per combattere le mafie,ai magistrati  non occorrono romanzi o trattati di storia,di politica  o di sociologia,ma nomi e cognomi. Piste investigative,insomma”.

E’ quello che noi diciamo da sempre.

Il prius più che il posterius.L’”oltre ” la notizia più che “la” notizia ! 

Il racconto della nonnina e dei paparielli lasciamolo ad altri.

L’antimafia,se tale  vuole essere,é una cosa seria e non una pagliacciata.

Come la mafia,d’ altra parte !

Gaeta ed il sud pontino,la riviera dei boss.E la gente sta inerte a guardare

GAETA  ED IL SUD PONTINO  SONO MORTI SCHIACCIATI COME SONO DALL’INDIFFERENZA DELLA GENTE E DA CAMORRA E NDRANGHETA.

 

E’ come se volessi rianimare il morto.

Prospetti loro  i problemi del territorio – primo fra tutti quello della sicurezza che é propedeutico a tutti gli altri in quanto laddove non c’é legalità nessun imprenditore serio  verrà mai ad investirvi i capitali- e fanno finta di non capire.

Fai venire a spiegarglielo  i migliori magistrati antimafia,quelli che conducono le indagini  su quest’area e nemmeno questo serve a scuotere il torpore della cittadinanza gaetana.

Anni fa facemmo venire Lello Magi,il giudice  estensore della famosa sentenza Spartacus che ha portato all’ergastolo i capi dei Casalesi e vennero 5-6 cittadini di Gaeta .Di  questi uno parlò di permessi negati alle cooperative,un altro di politica.

Nessuno parlò di camorra e di invasione del proprio territorio.

E di avvenire negato per i propri figli e nipoti.

Uno squallore che ci fece arrossire di  vergogna.

Il 7 luglio scorso a Sperlonga,a 6-7 chilometri da Gaeta,abbiamo fatto venire il fior fiore dei magistrati delle DDA ,della Procura Nazionale Antimafia e della Suprema Corte di Cassazione a parlare di boss nel sud pontino e dei danni provocati all’economia della zona.

Un cinema strapieno,gente in piedi,altra gente venuta perfino dalla Calabria e di cittadini di Gaeta 1  solo (ripetiamo,uno).

Un  popolo che ha perso perfino la volontà e la capacità di indignarsi di fronte ad un’invasione che nessuno ha voluto contrastare ,nè cittadini,nè istituzioni e politica locali.

Invasione di capitali e di soggetti che hanno ridotto la città ed il territorio ad una sorta di periferia casalese.

Non a caso i Casalesi,quelli di Sandokan,Michele Zagaria,Iovine e Bidognetti li definiscono “provincia di Casale”.

Casale che significa Casal di Principe.

Una specie di buen retiro dove ci sono tutti,con i milioni già investiti ed ancora da investire,con un’economia ormai quasi tutta nelle loro mani e con i giovani locali che,pur in possesso di una  laurea,se non vogliono emigrare hanno come unica prospettiva quella di andare a fare i bagnini o i camerieri per un paio di mesi all’anno.

Magari in qualche ristorante in odor di camorra perché di proprietari indigeni ne sono rimasti ben pochi.

Si contano sulle dita di una mano e chissà per quanto tempo ancora essi potranno resistere in un’economia drogata e con un turismo scadente e disastrato.Quello buono é scappato via da tempo.

Così muoiono una città ed un territorio sotto il tallone della camorra ed a causa dell’indifferenza dei suoi abitanti!

Questo Stato sta dimostrando di non amare troppo,malgrado gli slogan,i Testimoni di Giustizia.I casi di Barbagallo,Leonardi,Mangiardi,Grasso,Franzé e di tanti altri ancora……………..

INCREDIBILE.  ASSURDO.   RIDICOLO.  IRRESPONSABILE.  VERGOGNOSO.

NON SAPPIAMO COME  PIU’ DEFINIRE  IL COMPORTAMENTO DEL SERVIZIO CENTRALE PROTEZIONE DEL MINISTERO DELL’INTERNO NEI RIGUARDI DEI TESTIMONI DI GIUSTIZIA SOTTOPOSTI ( SI FA PER DIRE)  A TUTELA.

 

 

A Salvatore Barbagallo,di Vibo Marina – del  cui caso se n’é occupata ampiamente  la  trasmissione di RAI 3 di domenica scorsa “I dieci comandamenti”- viene negata la scorta anche quando é chiamato a testimoniare nei processi contro i Mancuso.

Per non parlare di quanto gli é capitato  e gli sta capitando all’ Ospedale Militare di Messina dove  a distanza di 9 mesi dalla data della visita medica alla quale  é stato sottoposto non trovano ancora il tempo di stendere il relativo verbale che avrebbero dovuto redigere per legge  entro 45 giorni.

E’ una lotta continua e quotidiana con Prefetti,  Questori,Direttore del Servizio Centrale Protezione,Commissione Centrale,Segreteria del V.Ministro,NOP,Segreteria e Gabinetto del Ministro,Commissione Parlamentare Antimafia  e chi più ne ha più ne metta.

Ogni scusa é buona per negare a questa nobile categoria di cittadini – poco più di ottanta uomini e donne,per lo più ex imprenditori massacrati dalla mafia   - i diritti sanciti dalla legge.

Si ricorre ad ogni cavillo burocratico per far quasi capire loro   che si sbaglia   a denunciare le violenze subite dai  mafiosi.

Ed infatti da anni nessuno denuncia più.

Potremmo citare tanti altri casi,da quello di Gennaro Ciliberto a quelli di Luigi Leonardi,Giuseppe Grasso,Francesca Franzè  ecc.,oltre a quello già descritto   di Salvatore Barbagallo,a supporto di questo convincimento.

Lo Stato,questo Stato – almeno chi lo  rappresenta nei territori  - sta dimostrando di non nutrire molta simpatia per chi denuncia i mafiosi.

 

Leggete questo altro caso che riguarda Rocco Mangiardi,un altro ex imprenditore ,come Barbagallo e Leonardi,Grasso,Franzé ecc. e del quale si occupa oggi “Avvenire”:               

Avvenire | -   9 Martedì, 9 Agosto 2016

Il Viminale a Rocco Mangiardi, testimone di Lamezia Terme

«Le confermiamo la scorta ma la macchina la deve mettere lei». No, non è uno scherzo, ma quanto si è sentito comunicare quattro giorni fa Rocco Mangiardi, imprenditore di Lamezia Terme, da sette anni sotto tutela dopo la decisione di denunciare gli inviati del clan Giampà che erano venuti a chiedere il pizzo. Per il ministero dell’Interno ha diritto a un uomo di scorta (finora ne aveva due) ma, come si legge nella comunicazione, «la misura sarà attuata mediante l’utilizzo di un’autovettura di proprietà dell’interessato ». Ovviamente non blindata. E visto che Rocco non guida, toccherà all’unico poliziotto farlo, con evidenti problemi in caso dovesse intervenire. Ma lui non arretra. «Malgrado quello che mi sta succedendo non cambio idea – ci dice con un sorriso –. Anche se mi lasciano senza tutela. Piuttosto è una questione di principio. Lo Stato non può pretendere che per tutelarmi io gli compri la macchina ». Tutto comincia nel 2006, quando Rocco fa nomi e cognomi dei mafiosi inviati dalla cosca. Cosìnel maggio 2007 scatta l’’Operazione progresso’. Il 9 gennaio 2009, nell’aula del tribunale indica i suoi estorsori, guardandoli in faccia. Non era mai successo nella sua città. Testimonianza preziosissima. I quattro esponenti del clan vengono condannati a pene pesanti, confermate fino in Cassazione. La tutela è arrivata pochi giorni dopo la testimonianza. «Mi fecero capire che c’era anche la possibilità di andare via ma io sono rimasto. Non gliela dò vinta. Di mestiere faccio l’imprenditore e voglio continuare a farlo nella mia città. Non sono testimone di professione». Gli assegnano un’auto blindata e due uomini. «Il tempo di un po’ di passerelle di politici che volevano incontrarmi. Dal secondo anno siamo scesi a una Fiat Stilo. Io non mi sono mai lamentato ma nessuno in Italia ha una Stilo, non blindata e che passa più tempo in officina ». Ci sarebbe da ridere, se non fosse che Rocco non si è certo fermato. «Ogni nuova inchiesta mi costituisco parte civile». Ed è particolarmente orgoglioso perché «un ragazzo si è pentito anche sulla base di quello che ho detto nel processo. In aula mi ero sfogato col boss: ‘Non ti avrei mai dato i soldi per far sì che tu pagassi ragazzi come questo per mettere bombe. Io pago chi lavora con me’. Il ragazzo si è addossato due omicidi e da lì si è smantellata la cosca». E i mafiosi non hanno dimenticato. «Due anni fa sui cassonetti davanti a casahanno dipinto due grandi croci rosse. Ho poi avuto varie lettere ma non l’ho mai fatto sapere. I mafiosi vogliono che si sappia per terrorizzare la gente ». Anche perché, avverte, «Lamezia non è certo tranquilla. È un focolaio perché ancora pagano tutti. E poi ci sono i processi in corso». In tutto questo è arrivata l’incredibile richiesta del ministero. Come se non fosse più a rischio. «Per loro evidentemente no. Ma non c’è una motivazione. Credo che in questo modo vogliano che io rinunci alla tutela. Ma non l’ho chiesta io. Si prendano loro la responsabilità! E poi non credo sia finita la guerra alla ’ndrangheta. O no? Quindi se devono colpire un simbolo, sono io o don Giacomo Panizza (prete impegnato sul fronte della legalità, ndr), con cui io faccio tante iniziative», incontrando scuole, associazioni, in Calabria e fuori regione. Eppure «dopo tante passerelle non è venuto nessuno a chiedermi ‘come stai?’. Solo alcune persone qui a Lamezia, in particolare i familiari delle vittime. Sono loro la mia tutela. Sarebbe tanto importante per la mia famiglia una pacca sulla spalla da parte dello Stato, far capire alla gente che loro ci sono». Anche perché, ci tiene a sottolinearlo, «io come testimone di giustizia non ho mai chiesto un centesimo allo Stato. Lo dico con gioia e con dignità. Anche se economicamente per me è un momento difficile, io e la mia famiglia preferiamo stare in silenzio ». Però, aggiunge subito, «io ci sono sempre, adesso ancora di più. Sono tranquillo, un po’ arrabbiato, ma niente di che. Non voglio fare allarmismi. Lo Stato c’è sempre, è fatto di uomini e qualcuno può sbagliare, ma dobbiamo credere nello Stato, anche se in questo momento sento un grandevuoto».

UNA VERGOGNA !!!!!!!!!!!!

Quanta fatica !!!!!!

GAETA,INSIEME A TUTTO IL SUD PONTINO,NEL LAZIO  E SORRENTO ,INSIEME A TUTTA LA PENISOLA SORRENTINA,IN CAMPANIA ,RAPPRESENTANO PER NOI DELL’ASSOCIAZIONE  CAPONNETTO I DUE PUNTI CRITICI ,ALLO STATO,PER I QUALI  NUTRIAMO  FORTI PREOCCUPAZIONI  CIRCA  LA PRESENZA DI UNA CRIMINALITA’ MAFIOSA  SILENTE  MA ANCOR PIU’ INSIDIOSA  PERCHE’ IN GIACCA E CRAVATTA  E SEMPRE DISPONIBILE AD INVESTIRE  QUINTALI DI CAPITALI DI ORIGINE DUBBIA……………..

 

Sentiamo parlare di rotonde,strade e muri sbriciolati,fontane e fontanelle,feste e festicciole,fatti locali di probabile corruzione nelle amministrazioni,storie di paparielli ma mai una parola sulla camorra e sulle attività di questa.

Mancano il punto finale ed i sensori e questo ci preoccupa.

Una volta ci siamo sentiti dire: c’é riciclaggio ma non camorra “.

Roba da far inorridire.

Come se il riciclaggio lo facessero le persone perbene e non  la camorra!!!!!!…………..

Incredibile.

Fra i due territori chi  ci preoccupa di più é,però, quello di Gaeta e del sud pontino in quanto é collocato non in Campania ma nel Lazio ed é attraverso di esso che la “linea della palma” si é estesa anche verso il nord fino ad investire in pieno la Capitale d’Italia ed oltre.

Una sorta di  …..breccia di Porta Pia.

Forse se si fosse approntata in tempo una linea adeguata di contenimento non lamenteremmo  oggi i mali di cui soffriamo ,mali che pregiudicano  ormai ogni avvenire di crescita di regioni una volta ricche e prestigiose.

Già 30-40 anni fa in altra veste ed in altri ambiti denunciavamo un disegno perverso di “meridionalizzazione” che intravvedeva lo sviluppo in direzione del sud anzichè verso i grandi mercati dell’Adriatico da una parte e del  nord Europa e le Americhe dall’altra ,un disegno che é stato portato avanti e che oggi fa scontare le conseguenze letali alle giovani generazioni ridotte ormai  alla disperazione e senza alcuna certezza per il domani.

Per i giovani di Gaeta e del sud pontino,anche se laureati, oggi c’è come unica prospettiva lavorativa quella di andare a fare i bagnini o i camerieri per un paio di mesi all’anno.

Con un’economia dalla quale i locali sono stati quasi del tutto estromessi  e costituita ormai quasi per intero da capitali di dubbia fonte  provenienti dalla regioni del sud.

Un territorio,insomma,colonizzato e senza più alcuna prospettiva di bonifica stante,peraltro,la fragilità di un apparato locale politico ed istituzionale del tutto fatiscente ,assolutamente inadeguato .

E qui veniamo al punto dolens perché a mettere più paura non è tanto la camorra ufficiale ,che é ormai ben individuata ,quanto soprattutto quella non ufficiale costituita da un tessuto che si intreccia con gruppi indigeni di insospettabili che fanno sentire il loro peso sull’intera vita sociale,politica e,forse,anche istituzionale.

A fronte di una tale situazione,aggravata dalle voci di fonti ben accreditate di “patti” che sarebbero stati stipulati  proprio in quel di Gaeta fra pezzi dello Stato e della camorra casalese,ci si sarebbe aspettati quella presa di conoscenza,di coscienza  e di interesse che é sempre propedeutica ad una rivolta morale ,civile e politica capace di cambiare  il corso delle cose.

Ed ,invece,cosa registriamo?

Una sorta di rassegnazione condita da un disinteresse generale inquietante ,da un’accidia ingiustificabile e suicida davvero intollerabili e che irritano.

Si rischia quasi  ,fatta qualche eccezione di talune rare  menti e coscienze illuminate che sempre ci sono anche nelle situazioni di maggiore degrado,lo stato di ignavia del moribondo,del malato terminale che ha perso ormai la volontà di curarsi e di continuare a vivere.

Eredità nefaste delle monarchie , delle gerarchie militari e nobiliari   che dominavano quei territori e che li hanno culturalmente piegati ad una subcultura di subalternità?

E di una subcultura dorotea , del “don”  e conservatrice  che ha sempre imperato  in quei territori?

Materia da sociologi i quali hanno  un campo vastissimo davanti  per analizzare le varie dinamiche.

Certo é che c’é l’assenza quasi totale di una volontà di risveglio e di reazione ad uno statu quo che rende l’aria irrespirabile.

Non quella meteorologica ovviamente.

Anche sul piano strettamente politico  avverti una forte tendenza alla sommersione,al rifiuto delle  identità,a nascondersi dietro le liste civiche che sono sempre l’espressione del “particulare”,dello sguardo corto,non oltre il recinto della propria casa ,del no  a guardare ed andare ” fuori”,”lontano”. 

Pentiti di camorra,atti parlamentari,sentenze giudiziarie,Relazioni della DIA e della DNA,inchieste giornalistiche ci descrivono quei territori,Gaeta ed il suo Porto in particolare,come  terminali e luoghi di incontro di grandi e loschi affari e di trame.

Niente ;come se non fosse successo e non succeda niente.

Anni fa organizzammo a Gaeta un convegno nel quale  si parlò della situazione esistente sul territorio.

Facemmo venire rappresentanti della DIA e magistrati della statura di Lello Maggi,l’estensore della famosa sentenza  “Spartacus”,persone che ben conoscono i fatti di quei territori.

Vennero,sì e no,una ventina di persone delle quali una quindicina provenienti da altri comuni.

Il 7 luglio scorso,un mese fa,a Sperlonga abbiamo promosso un Convegno che ha visto come relatori il fior fiore di Magistrati della DDA,della Suprema Corte di Cassazione,della Procura Nazionale Antimafia e parlamentari della Commissione Parlamentare Antimafia .

E’ venuta gente dalla Calabria,un cinema pieno,ma di cittadini di Gaeta uno solo (ripetiamo, 1).

Gaeta dista 6-7 chilometri da Sperlonga.

Dimenticavamo :al convegno di Gaeta  con il Giudice Lello Maggi  ,fra i 4-5 cittadini di Gaeta che parteciparano,uno venne a parlarci di cooperative alle quali il Comune non dava la concessione!!!!!!…………….

Roba da matti;come i cavoli a merenda !

Roba da farci mettere vergogna con quei relatori!!!!! 

Da un tessuto del genere si può immaginare quale tipo di classe politica può venire fuori !

E tutto ciò …………quasi alle porte della Capitale del Paese,non altrove !!!!!!

La …………”gente”! Quanta amarezza !…..

IL PAESE AFFOGA NELLA CORRUZIONE E NELLA MAFIA  E CERTA GENTE PARLA DI……PAPARIELLO, FONTANELLE,ROTONDE  E ROCOCO’.

POVERA  ITALIA !!!!!! QUANTA AMAREZZA !

Paolo Borsellino diceva sempre che la vera rivoluzione si fa nella cabina e,quindi,implicitamente invitava la gente  a stare attenti a non votare ladri,corrotti e mafiosi.

Nino Di Matteo ha detto nei giorni scorsi :”Parlate di mafia,parlatene alla radio,nelle televisioni,nelle strade…..”

Le statistiche mondiali ci rappresentano l’Italia fra i Paesi più corrotti al mondo.

Molta gente sta morendo di fame ed i nostri ragazzi per trovare un lavoro si vedono costretti ad emigrare.

E tante persone cosa fanno?

Non le senti mai parlare di mafie -il male dei mali del Paese – e ci vengono  a parlare ,invece,di……. papariello,fontanelle,rotonde  e rococò.

Siamo alla frutta .

Che fine ignominiosa sta facendo questo Paese !

Poveri figli e nipoti nostri!!!!!

L’altro giorno un nostro amico Testimone di Giustizia,sfogandosi,fra le tante altre cose,anche  delle  amarezze che subisce nel vedere tantissime persone superficiali  e vuote ,ci ha detto “Chi me lo ha fatto fare ?…..”. 

Confessiamo che non abbiamo saputo replicargli ………….

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