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In terra di camorra si naviga sotto costa………………….

In terra di camorra  si naviga sotto costa………………….

IN  TERRA DI CAMORRA   SI NAVIGA SOTTO COSTA

 

 

C’é stata un’evoluzione nei rapporti fra mafia e politica negli ultimi anni e, cioè che, mentre  prima  si trattava di due poteri che a volte si combattevano e in  altre si alleavano,oggi  in molte realtà sono diventati la stessa cosa.

Mafia e politica un unicum,fino a permeare e condizionare  tutto e tutti,o quasi,istituzioni in primis.

“‘O sistema”.

L’omertà,il fenomeno sul quale stiamo accentuando la nostra attenzione in questo ultimo periodo,va letta e giudicata con questa logica: una società ridotta,con poche eccezioni,a zerbino dei  gruppi di  interessi.

Quei “nun sacciu niente” o ,peggio,quel “sacciu chi é ma me paga buono” sono la rappresentazione di una società in maggioranza   vittima di una subcultura del malaffare e della sudditanza .

Grazie anche ad una sottile,quotidiana,robusta campagna di distrazione di massa.

Nelle settimane scorse  abbiamo appreso di una manifestazione  nella quale é apparsa evidente  la   frattura esistente nell’attuale società: gli adulti  in piazza ad ascoltare canzoni del passato  ed i ragazzi  confluiti altrove a migliaia in un rave party .

Con  taluni rappresentanti delle istituzioni locali schierati sul palco con i primi e non con i secondi lasciati a loro stessi.

Due mondi contrapposti che una classe  dirigente accorta ed intelligente avrebbe tentato di unire ,anziché spaccare ,con un’iniziativa capace di  saldare il vecchio al nuovo.

Una riedizione,quasi,mutatis mutandis,di quelle esibizioni  neomelodiche  tanto amate in certe parti del sud Italia.

Il segno di una società stantia  che rifiuta di trattare i grandi temi sociali attuali e dell’avvenire.

A cominciare da quelli della giustizia sociale e della lotta al malaffare ed alle mafie che dominano la scena.

Non si vuole affrontare il mare aperto e si continua  a vivere ripiegati sul passato,navigando sotto costa.

Il lavoro prezioso ed indispensabile dell’Ufficio “Ricerche” dell’Associazione Caponnetto.Senza di esso scadremmo anche noi nella pura e semplice retorica

QUELLO  DELL’UFFICIO “RICERCHE” DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO  E’ UN LAVORO  PREZIOSO   ED INDISPENSABILE 

Un lavoro certosino  di scavo,quasi quotidiano,fatto di visure camerali e catastali ,incroci di notizie,reperimento di queste attraverso mille canali,osservazione attenta e continua,di ascolto,di lettura di giornali ed agenzie.

Per poi riordinare il tutto,incasellarlo ed  utilizzarlo  al meglio.

Per noi della Caponnetto questo é il lavoro centrale,quello più importante ed impegnativo perché ci mette nelle condizioni di conoscere  “da dentro” le realtà e di parlare negli ambienti appropriati  con cognizione di causa e non a vanvera.

L’”operatività” di un sodalizio  antimafia é essenziale  e il prestigio e la credibilità ai quali  esso deve  puntare dipendono dalla sua capacità di non scadere in un puro e semplice  esercizio retorico,in un bla bla,in un “copia ed incolla”.

Quando noi diciamo agli amici di accendere i “sensori” sul territorio da essi abitato  lo facciamo perché siamo convinti del fatto che se non si fa un lavoro del genere non si capiranno mai gli elementi sui quali incidere per portare un effettivo contributo a chi istituzionalmente  é chiamato  a fare,poi,un lavoro di  analisi ,di approfondimento e a tirare le conclusioni.

Le liste civiche,lo strumento ideale per le mafie per prendere il controllo delle pubbliche amministrazioni.L’assalto finale.

LA “LINEA DELLA PALMA” CHE SALE  SEMPRE PIU’…………………

 

Già nelle precedenti elezioni amministrative si  sono visti davanti a qualche seggio soggetti  appartenenti  a note famiglie  della camorra.

Evidentemente  per orientare qualche votante in una certa  direzione……………

Fra poco,con qualche lista civica ,si preannuncia probabilmente  l’assalto finale  al governo del territorio.

A Gaeta,”provincia di Casale”, dove si sarebbero verificate trattative  e stipulato “patti” fra pezzi dello Stato e camorra e dal cui e nel cui porto,stando alle dichiarazioni di Collaboratori di Giustizia ritenuti attendibili,sarebbero arrivati e partiti rifiuti tossici,pale eoliche e quant’altro,non si  parla di mafia.

Vietato.

Si parla,invece,di feste e festarelle,di cantanti d’epoca ,di rotonde e piste pedonali ,di re e regine,ma non della camorra che si é appropriata del territorio fino al punto da espellere l’imprenditoria locale e farla sparire.

Ora,non c’é che da aspettarsi  l’assalto finale al governo locale,laddove,cioè,si decidono gli indirizzi programmatici,il futuro della città e del suo hinterland.

“Nun sacciu niente” e “sacciu chi é ma m’ paga buon”,i due motti in auge.

Un popolo che ha perso la sua coscienza e la sua autonomia.

Culturale,sociale,economica .

Un popolo senza un futuro per le giovani generazioni.

Non si vuole  capire che le cosiddette liste civiche sono quanto di più pericoloso perché ,oltre ad avere una visione ristretta  e campanilistica di un’area e,peggio ancora,a non sottostare ad alcuna regola ed alcun controllo,rappresentano lo strumento ideale attraverso il quale elementi della criminalità organizzata potrebbero  aver accesso nelle pubbliche amministrazioni.

E’ già capitato un milione di volte.

.E’ QUELLA DI CUI SEMBRANO SOFFRIRE I CITTADINI PONTINI E,IN PARTICOLARE,DI GAETA E DEL SUD PONTINO ,CHE NON RIESCONO ANCORA A BANDIRE LE SUBCULTURE DEL “FAVORE”,DEL “DON” E DEI PAPARIELLI.,RIPIEGATI ,COME MOSTRANO DI ESSERE,SUL PASSATO E SULLA MEMORIA DI QUESTO.NON RIESCONO ANCORA A COMPRENDERE CHE IN UNA REALTA’ DISASTRATA E CHE VEDE I PROPRI TERRITORI SVENDUTI A MAFIOSI E MALFATTORI DI OGNI RISMA OCCORRE APRIRSI A NUOVE REALTA’,ALL’USO DELL’ARIETE CHE SPAZZI TUTTO QUANTO C’E’ DI VECCHIO E DI ARRETRATO E CHE SIA IN GRADO,PERALTRO, DI APRIRE SCENARI INEDITI E DI RESPIRO NAZIONALE SE NON MONDIALE. SVEGLIATEVI !!!!!

Sindrome di Stoccolma: cos’è e come si manifesta

La sindrome di Stoccolma è una condizione psicologica che comporta l’attaccamento e i sentimenti positivi di una vittima nei confronti del sequestratore

sindrome di stoccolma

 

La sindrome di Stoccolma indica una particolare condizione psicologica, che si verifica quando un soggetto vittima di un sequestro manifesta sentimenti positivi di affetto nei confronti dei sequestratori. Talvolta le persone rapite possono arrivare anche ad innamorarsi del sequestratore. Molto spesso questa sindrome può essere rintracciata anche nelle situazioni di violenza sulle donne, negli abusi sui minori e nei sopravvissuti ai campi di concentramento. La sindrome di Stoccolma non viene considerata una patologia. Alla base ci sarebbero dei meccanismi mentali inconsci, collegati con l’istinto di sopravvivenza.

Sindrome di Stoccolma: che cos’è

Il significato della sindrome di Stoccolma va compreso bene proprio nell’analisi del rapporto che si instaura tra carnefice e vittima. La comparsa della sindrome dipende anche dalla personalità del sequestrato. Infatti più egli ha un carattere dominante, meno sarà predisposto nell’incorrere nella sindrome stessa.

Di solito la sindrome di Stoccolma si manifesta in personalità poco forti e non ancora totalmente strutturate, come quelle dei bambini o degli adolescenti. La sindrome può avere una durata variabile e comporta alcuni effetti psicologici, come, per esempio, disturbi del sonno, incubi, flashback, fobie e depressione.

Per la risoluzione di questi disturbi si deve ricorrere alla psicoterapia in associazione alle cure farmacologiche. In questo modo si può curare la sindrome di Stoccolma, una vera e propria sindrome vittima-carnefice.

Sindrome di Stoccolma: come si manifesta

La sindrome di Stoccolma si manifesta soprattutto quando la vittima percepisce che la sua sopravvivenza è legata al sequestratore. Inizialmente il soggetto prova uno stato di confusione e di paura per la situazione in cui si ritrova.

Dopo aver superato il trauma iniziale, comincia a cercare la soluzione per resistere alle difficoltà. Man mano che va passando il tempo, la vittima si rende conto che la sua vita dipende dal carnefice e sviluppa un  meccanismo psicologico di attaccamento nei suoi confronti, per poter evitare di morire.

Inoltre la vittima comincia ad identificarsi con il carnefice, inizia a comprendere le sue motivazioni e finisce col tollerare le violenze subite. Così facendo, elimina anche il rancore che dovrebbe provare verso l’aguzzino. Allo stesso tempo da parte del rapitore si mette in atto un feedback positivo, che porta alla garanzia di maggiore sopravvivenza per la vittima.

A parte i disturbi psicologici connessi, non si può parlare di veri e proprisintomi della sindrome di Stoccolma. Più che altro essa si riconosce dai sentimenti positivi della vittima verso il rapitore e dai sentimenti negativi manifestati verso chi cerca di andare contro l’aguzzino, concependolo come tale.

Il rapporto che si instaura tra la vittima e il carnefice, anche se apparentemente è di affetto, non porta a nessun vantaggio, a differenza delle vere relazioni amorose e durature, alleate della salute mentale.

In riferimento alla sindrome di Stoccolma, possiamo dire che si verifica una condizione psicologica che, in termini di salute mentale, si traduce in “sarò pazzo di te”, ma che è soltanto un modo inconscio per sopravvivere in situazioni di pericolo.

“Io lu sacciu chi é,ma che me ne fotte.M’ paga e m’ paga buon”.Balordo! Vigliacco! Non pensi all’avvenire dei tuoi figli ed al tipo di società che lasci loro.Stiamo parlando di un fatto che non ci siamo inventati

Un pò,mutatis mutandis,come quei contadini che vendevano  i propri terreni ai camorristi pur sapendo che questi vi  avrebbero interrato i rifiuti tossici .
Io so di chi si tratta ma non mi interessa perché mi paga bene!  Altro che omertà,questa è vera e propria  collusione.
Questo significa entrare a far parte organicamente dei clan.E guardate che questo fenomeno riguarda non uno-due-tre persone,ma una moltitudine infinita.
Quando noi diciamo che più che i camorristi ed i mafiosi  acclarati ci  spaventa quella massa di cittadini che é più mafiosa  dei mafiosi e che per il  denaro vende l’anima al diavolo.
Sono i peggiori,i più  pericolosi !!!!

Il prius più che il posterius,L’”oltre” la notizia più che “la” notizia……………………………….

VA BENE IL POSTERIUS MA IL PRIUS DOV’E'?????????

E DOV’E’ L’”OLTRE ” LA NOTIZIA PIU’ CHE “LA ” NOTIZIA ???????……………………….

 

Noi raccontiamo i fatti,quelli avvenuti già,ma non é questo il compito principale  di un’associazione antimafia seria che voglia dare  un effettivo contributo alla lotta alla criminalità.

Aristotele,per spiegarsi il concetto del tempo,parlava di un prius e di un posterius,di un “prima” e di un “dopo”.

Il movimento.

Se c’é un “dopo”,quello che noi siamo soliti raccontare,c’è stato un “prima”,quello che noi raramente siamo stati  in grado  di comprendere e di individuare.

Ad oggi.

Sono tutte qua  la ragione ,la causa della nostra sofferenza: noi siamo bravissimi nel saper raccontare i fatti,quelli avvenuti,ma non siamo stati capaci ,ad oggi,di risalire alla fonte,all’origine dei fatti.

Quando,ad esempio,noi raccontiamo che in una provincia non si fanno indagini o si fanno male e che ci sono delle criticità sul versante della “qualità“investigativa,non ci sforziamo di capirne le cause e,quindi,di proporre le soluzioni.

Resteremo,di conseguenza,a gridare per una vita senza,però,mai ottenere la soluzione dei problemi.

Continueremo,cioé,a lamentarci fino alla fine del periodo del loro comando che quel Questore,quel Colonnello,quel Comandante non sono buoni,ma non riusciremo nel frattempo a cambiare le cose.

Tanti anni fa ne parlavamo con un alto Ufficiale di un Corpo di Polizia ,uno dei pochi fra coloro che non avevano  preoccupazioni di carriera in quanto vantava un curriculum di rarissimo  spessore alle spalle -dal maxiprocesso di Palermo a Mani pulite di Milano,tanto per intenderci – ,il quale ci fece notare che le ragioni che stavano a monte della mancanza di “qualità ” di molte indagini sono tante.

La prima é quella che riguarda l’indirizzo imposto dal Governo e dal Comando Generale  a proposito dei “numeri”.

Se mi si giudica,egli ci faceva notare,in base al “numero” delle indagini e non alla “qualità” di queste,io che da Colonnello aspiro ad essere promosso Generale,non impartirò mai l’ordine ai miei di dedicarsi ad un’indagine che mi richiede uno-due anni di lavoro per arrivarne a capo.

Preferisco,invece, dedicarmi alla verifica fiscale del tabaccaio che mi richiede un’ora di lavoro,anzichè perdere uno o due anni per scoprire i tesori di uno Zagaria,di un Bardellino e così via.E’ più facile,insomma,correre dietro agli immobili di un Di Silvio o agli scontrini  del salumiere che non ai patrimoni del boss nascosti a Madrid,Londra o in qualche paradiso fiscale.

La seconda ragione sta nei criteri dell’”arruolamento”.

Se io non ho le qualità per fare l’investigatore ed ho fatto fino ad ieri il pecoraio o anche il medico non si può pretendere da me quello che io non sono capace di fare.

Tralasciamo altre eventuali ragioni -l’infedeltà,la corruzione,il carrierismo – e fermiamoci ad analizzare quelli che dovrebbero essere gli incombenti di un’associazione antimafia seria di fronte a situazioni di carenze e criticità del  tipo di quelle esposte da quell’alto Ufficiale e le sedi nelle quali bisogna intervenire.

I “numeri”.

Solo con interventi a livello governativo e parlamentare può essere risolto questo problema in quanto é necessario ed urgente ,se veramente vogliamo combattere la criminalità mafiosa, far cambiare l’indirizzo nazionale  che privilegia la ” quantità” rispetto alla “qualità“.

Se non si riesce a risolvere questo problema si potrebbe arrivare all’assurdo che a me potrebbe convenire fermare la macchina con 4 ubriachi a bordo perché mi fa fare 4 punti anziché quella con il boss della ndrangheta  che guida da solo o tutt’al più con il guardaspalle perché di punti me ne procura  solo uno o due.

Per i criteri dell’”arruolamento” vale lo stesso ragionamento perché l’intervento per ottenere che chi sa fare  il calzolaio o il medico continui  a fare quello che sa fare e non quello che non saprebbe mai fare bene va anch’esso fatto a livello parlamentare o governativo.

A questo punto si tratta di individuare il soggetto politico che sia disponibile a portare avanti battaglie del genere.

Battaglie  contro le mafie,cioè.

E questo é un altro problema  che ,però,non vogliamo al momento fare per non appesantire il discorso.

 

Ci piace,per concludere,ricordare quello che in altra occasione ci dissero  due ufficiali della DIA che vollero incontrarci per analizzare alcune situazioni:

“Per combattere le mafie,ai magistrati  non occorrono romanzi o trattati di storia,di politica  o di sociologia,ma nomi e cognomi. Piste investigative,insomma”.

E’ quello che noi diciamo da sempre.

Il prius più che il posterius.L’”oltre ” la notizia più che “la” notizia ! 

Il racconto della nonnina e dei paparielli lasciamolo ad altri.

L’antimafia,se tale  vuole essere,é una cosa seria e non una pagliacciata.

Come la mafia,d’ altra parte !

Gaeta ed il sud pontino,la riviera dei boss.E la gente sta inerte a guardare

GAETA  ED IL SUD PONTINO  SONO MORTI SCHIACCIATI COME SONO DALL’INDIFFERENZA DELLA GENTE E DA CAMORRA E NDRANGHETA.

 

E’ come se volessi rianimare il morto.

Prospetti loro  i problemi del territorio – primo fra tutti quello della sicurezza che é propedeutico a tutti gli altri in quanto laddove non c’é legalità nessun imprenditore serio  verrà mai ad investirvi i capitali- e fanno finta di non capire.

Fai venire a spiegarglielo  i migliori magistrati antimafia,quelli che conducono le indagini  su quest’area e nemmeno questo serve a scuotere il torpore della cittadinanza gaetana.

Anni fa facemmo venire Lello Magi,il giudice  estensore della famosa sentenza Spartacus che ha portato all’ergastolo i capi dei Casalesi e vennero 5-6 cittadini di Gaeta .Di  questi uno parlò di permessi negati alle cooperative,un altro di politica.

Nessuno parlò di camorra e di invasione del proprio territorio.

E di avvenire negato per i propri figli e nipoti.

Uno squallore che ci fece arrossire di  vergogna.

Il 7 luglio scorso a Sperlonga,a 6-7 chilometri da Gaeta,abbiamo fatto venire il fior fiore dei magistrati delle DDA ,della Procura Nazionale Antimafia e della Suprema Corte di Cassazione a parlare di boss nel sud pontino e dei danni provocati all’economia della zona.

Un cinema strapieno,gente in piedi,altra gente venuta perfino dalla Calabria e di cittadini di Gaeta 1  solo (ripetiamo,uno).

Un  popolo che ha perso perfino la volontà e la capacità di indignarsi di fronte ad un’invasione che nessuno ha voluto contrastare ,nè cittadini,nè istituzioni e politica locali.

Invasione di capitali e di soggetti che hanno ridotto la città ed il territorio ad una sorta di periferia casalese.

Non a caso i Casalesi,quelli di Sandokan,Michele Zagaria,Iovine e Bidognetti li definiscono “provincia di Casale”.

Casale che significa Casal di Principe.

Una specie di buen retiro dove ci sono tutti,con i milioni già investiti ed ancora da investire,con un’economia ormai quasi tutta nelle loro mani e con i giovani locali che,pur in possesso di una  laurea,se non vogliono emigrare hanno come unica prospettiva quella di andare a fare i bagnini o i camerieri per un paio di mesi all’anno.

Magari in qualche ristorante in odor di camorra perché di proprietari indigeni ne sono rimasti ben pochi.

Si contano sulle dita di una mano e chissà per quanto tempo ancora essi potranno resistere in un’economia drogata e con un turismo scadente e disastrato.Quello buono é scappato via da tempo.

Così muoiono una città ed un territorio sotto il tallone della camorra ed a causa dell’indifferenza dei suoi abitanti!

Questo Stato sta dimostrando di non amare troppo,malgrado gli slogan,i Testimoni di Giustizia.I casi di Barbagallo,Leonardi,Mangiardi,Grasso,Franzé e di tanti altri ancora……………..

INCREDIBILE.  ASSURDO.   RIDICOLO.  IRRESPONSABILE.  VERGOGNOSO.

NON SAPPIAMO COME  PIU’ DEFINIRE  IL COMPORTAMENTO DEL SERVIZIO CENTRALE PROTEZIONE DEL MINISTERO DELL’INTERNO NEI RIGUARDI DEI TESTIMONI DI GIUSTIZIA SOTTOPOSTI ( SI FA PER DIRE)  A TUTELA.

 

 

A Salvatore Barbagallo,di Vibo Marina – del  cui caso se n’é occupata ampiamente  la  trasmissione di RAI 3 di domenica scorsa “I dieci comandamenti”- viene negata la scorta anche quando é chiamato a testimoniare nei processi contro i Mancuso.

Per non parlare di quanto gli é capitato  e gli sta capitando all’ Ospedale Militare di Messina dove  a distanza di 9 mesi dalla data della visita medica alla quale  é stato sottoposto non trovano ancora il tempo di stendere il relativo verbale che avrebbero dovuto redigere per legge  entro 45 giorni.

E’ una lotta continua e quotidiana con Prefetti,  Questori,Direttore del Servizio Centrale Protezione,Commissione Centrale,Segreteria del V.Ministro,NOP,Segreteria e Gabinetto del Ministro,Commissione Parlamentare Antimafia  e chi più ne ha più ne metta.

Ogni scusa é buona per negare a questa nobile categoria di cittadini – poco più di ottanta uomini e donne,per lo più ex imprenditori massacrati dalla mafia   - i diritti sanciti dalla legge.

Si ricorre ad ogni cavillo burocratico per far quasi capire loro   che si sbaglia   a denunciare le violenze subite dai  mafiosi.

Ed infatti da anni nessuno denuncia più.

Potremmo citare tanti altri casi,da quello di Gennaro Ciliberto a quelli di Luigi Leonardi,Giuseppe Grasso,Francesca Franzè  ecc.,oltre a quello già descritto   di Salvatore Barbagallo,a supporto di questo convincimento.

Lo Stato,questo Stato – almeno chi lo  rappresenta nei territori  - sta dimostrando di non nutrire molta simpatia per chi denuncia i mafiosi.

 

Leggete questo altro caso che riguarda Rocco Mangiardi,un altro ex imprenditore ,come Barbagallo e Leonardi,Grasso,Franzé ecc. e del quale si occupa oggi “Avvenire”:               

Avvenire | -   9 Martedì, 9 Agosto 2016

Il Viminale a Rocco Mangiardi, testimone di Lamezia Terme

«Le confermiamo la scorta ma la macchina la deve mettere lei». No, non è uno scherzo, ma quanto si è sentito comunicare quattro giorni fa Rocco Mangiardi, imprenditore di Lamezia Terme, da sette anni sotto tutela dopo la decisione di denunciare gli inviati del clan Giampà che erano venuti a chiedere il pizzo. Per il ministero dell’Interno ha diritto a un uomo di scorta (finora ne aveva due) ma, come si legge nella comunicazione, «la misura sarà attuata mediante l’utilizzo di un’autovettura di proprietà dell’interessato ». Ovviamente non blindata. E visto che Rocco non guida, toccherà all’unico poliziotto farlo, con evidenti problemi in caso dovesse intervenire. Ma lui non arretra. «Malgrado quello che mi sta succedendo non cambio idea – ci dice con un sorriso –. Anche se mi lasciano senza tutela. Piuttosto è una questione di principio. Lo Stato non può pretendere che per tutelarmi io gli compri la macchina ». Tutto comincia nel 2006, quando Rocco fa nomi e cognomi dei mafiosi inviati dalla cosca. Cosìnel maggio 2007 scatta l’’Operazione progresso’. Il 9 gennaio 2009, nell’aula del tribunale indica i suoi estorsori, guardandoli in faccia. Non era mai successo nella sua città. Testimonianza preziosissima. I quattro esponenti del clan vengono condannati a pene pesanti, confermate fino in Cassazione. La tutela è arrivata pochi giorni dopo la testimonianza. «Mi fecero capire che c’era anche la possibilità di andare via ma io sono rimasto. Non gliela dò vinta. Di mestiere faccio l’imprenditore e voglio continuare a farlo nella mia città. Non sono testimone di professione». Gli assegnano un’auto blindata e due uomini. «Il tempo di un po’ di passerelle di politici che volevano incontrarmi. Dal secondo anno siamo scesi a una Fiat Stilo. Io non mi sono mai lamentato ma nessuno in Italia ha una Stilo, non blindata e che passa più tempo in officina ». Ci sarebbe da ridere, se non fosse che Rocco non si è certo fermato. «Ogni nuova inchiesta mi costituisco parte civile». Ed è particolarmente orgoglioso perché «un ragazzo si è pentito anche sulla base di quello che ho detto nel processo. In aula mi ero sfogato col boss: ‘Non ti avrei mai dato i soldi per far sì che tu pagassi ragazzi come questo per mettere bombe. Io pago chi lavora con me’. Il ragazzo si è addossato due omicidi e da lì si è smantellata la cosca». E i mafiosi non hanno dimenticato. «Due anni fa sui cassonetti davanti a casahanno dipinto due grandi croci rosse. Ho poi avuto varie lettere ma non l’ho mai fatto sapere. I mafiosi vogliono che si sappia per terrorizzare la gente ». Anche perché, avverte, «Lamezia non è certo tranquilla. È un focolaio perché ancora pagano tutti. E poi ci sono i processi in corso». In tutto questo è arrivata l’incredibile richiesta del ministero. Come se non fosse più a rischio. «Per loro evidentemente no. Ma non c’è una motivazione. Credo che in questo modo vogliano che io rinunci alla tutela. Ma non l’ho chiesta io. Si prendano loro la responsabilità! E poi non credo sia finita la guerra alla ’ndrangheta. O no? Quindi se devono colpire un simbolo, sono io o don Giacomo Panizza (prete impegnato sul fronte della legalità, ndr), con cui io faccio tante iniziative», incontrando scuole, associazioni, in Calabria e fuori regione. Eppure «dopo tante passerelle non è venuto nessuno a chiedermi ‘come stai?’. Solo alcune persone qui a Lamezia, in particolare i familiari delle vittime. Sono loro la mia tutela. Sarebbe tanto importante per la mia famiglia una pacca sulla spalla da parte dello Stato, far capire alla gente che loro ci sono». Anche perché, ci tiene a sottolinearlo, «io come testimone di giustizia non ho mai chiesto un centesimo allo Stato. Lo dico con gioia e con dignità. Anche se economicamente per me è un momento difficile, io e la mia famiglia preferiamo stare in silenzio ». Però, aggiunge subito, «io ci sono sempre, adesso ancora di più. Sono tranquillo, un po’ arrabbiato, ma niente di che. Non voglio fare allarmismi. Lo Stato c’è sempre, è fatto di uomini e qualcuno può sbagliare, ma dobbiamo credere nello Stato, anche se in questo momento sento un grandevuoto».

UNA VERGOGNA !!!!!!!!!!!!

Quanta fatica !!!!!!

GAETA,INSIEME A TUTTO IL SUD PONTINO,NEL LAZIO  E SORRENTO ,INSIEME A TUTTA LA PENISOLA SORRENTINA,IN CAMPANIA ,RAPPRESENTANO PER NOI DELL’ASSOCIAZIONE  CAPONNETTO I DUE PUNTI CRITICI ,ALLO STATO,PER I QUALI  NUTRIAMO  FORTI PREOCCUPAZIONI  CIRCA  LA PRESENZA DI UNA CRIMINALITA’ MAFIOSA  SILENTE  MA ANCOR PIU’ INSIDIOSA  PERCHE’ IN GIACCA E CRAVATTA  E SEMPRE DISPONIBILE AD INVESTIRE  QUINTALI DI CAPITALI DI ORIGINE DUBBIA……………..

 

Sentiamo parlare di rotonde,strade e muri sbriciolati,fontane e fontanelle,feste e festicciole,fatti locali di probabile corruzione nelle amministrazioni,storie di paparielli ma mai una parola sulla camorra e sulle attività di questa.

Mancano il punto finale ed i sensori e questo ci preoccupa.

Una volta ci siamo sentiti dire: c’é riciclaggio ma non camorra “.

Roba da far inorridire.

Come se il riciclaggio lo facessero le persone perbene e non  la camorra!!!!!!…………..

Incredibile.

Fra i due territori chi  ci preoccupa di più é,però, quello di Gaeta e del sud pontino in quanto é collocato non in Campania ma nel Lazio ed é attraverso di esso che la “linea della palma” si é estesa anche verso il nord fino ad investire in pieno la Capitale d’Italia ed oltre.

Una sorta di  …..breccia di Porta Pia.

Forse se si fosse approntata in tempo una linea adeguata di contenimento non lamenteremmo  oggi i mali di cui soffriamo ,mali che pregiudicano  ormai ogni avvenire di crescita di regioni una volta ricche e prestigiose.

Già 30-40 anni fa in altra veste ed in altri ambiti denunciavamo un disegno perverso di “meridionalizzazione” che intravvedeva lo sviluppo in direzione del sud anzichè verso i grandi mercati dell’Adriatico da una parte e del  nord Europa e le Americhe dall’altra ,un disegno che é stato portato avanti e che oggi fa scontare le conseguenze letali alle giovani generazioni ridotte ormai  alla disperazione e senza alcuna certezza per il domani.

Per i giovani di Gaeta e del sud pontino,anche se laureati, oggi c’è come unica prospettiva lavorativa quella di andare a fare i bagnini o i camerieri per un paio di mesi all’anno.

Con un’economia dalla quale i locali sono stati quasi del tutto estromessi  e costituita ormai quasi per intero da capitali di dubbia fonte  provenienti dalla regioni del sud.

Un territorio,insomma,colonizzato e senza più alcuna prospettiva di bonifica stante,peraltro,la fragilità di un apparato locale politico ed istituzionale del tutto fatiscente ,assolutamente inadeguato .

E qui veniamo al punto dolens perché a mettere più paura non è tanto la camorra ufficiale ,che é ormai ben individuata ,quanto soprattutto quella non ufficiale costituita da un tessuto che si intreccia con gruppi indigeni di insospettabili che fanno sentire il loro peso sull’intera vita sociale,politica e,forse,anche istituzionale.

A fronte di una tale situazione,aggravata dalle voci di fonti ben accreditate di “patti” che sarebbero stati stipulati  proprio in quel di Gaeta fra pezzi dello Stato e della camorra casalese,ci si sarebbe aspettati quella presa di conoscenza,di coscienza  e di interesse che é sempre propedeutica ad una rivolta morale ,civile e politica capace di cambiare  il corso delle cose.

Ed ,invece,cosa registriamo?

Una sorta di rassegnazione condita da un disinteresse generale inquietante ,da un’accidia ingiustificabile e suicida davvero intollerabili e che irritano.

Si rischia quasi  ,fatta qualche eccezione di talune rare  menti e coscienze illuminate che sempre ci sono anche nelle situazioni di maggiore degrado,lo stato di ignavia del moribondo,del malato terminale che ha perso ormai la volontà di curarsi e di continuare a vivere.

Eredità nefaste delle monarchie , delle gerarchie militari e nobiliari   che dominavano quei territori e che li hanno culturalmente piegati ad una subcultura di subalternità?

E di una subcultura dorotea , del “don”  e conservatrice  che ha sempre imperato  in quei territori?

Materia da sociologi i quali hanno  un campo vastissimo davanti  per analizzare le varie dinamiche.

Certo é che c’é l’assenza quasi totale di una volontà di risveglio e di reazione ad uno statu quo che rende l’aria irrespirabile.

Non quella meteorologica ovviamente.

Anche sul piano strettamente politico  avverti una forte tendenza alla sommersione,al rifiuto delle  identità,a nascondersi dietro le liste civiche che sono sempre l’espressione del “particulare”,dello sguardo corto,non oltre il recinto della propria casa ,del no  a guardare ed andare ” fuori”,”lontano”. 

Pentiti di camorra,atti parlamentari,sentenze giudiziarie,Relazioni della DIA e della DNA,inchieste giornalistiche ci descrivono quei territori,Gaeta ed il suo Porto in particolare,come  terminali e luoghi di incontro di grandi e loschi affari e di trame.

Niente ;come se non fosse successo e non succeda niente.

Anni fa organizzammo a Gaeta un convegno nel quale  si parlò della situazione esistente sul territorio.

Facemmo venire rappresentanti della DIA e magistrati della statura di Lello Maggi,l’estensore della famosa sentenza  “Spartacus”,persone che ben conoscono i fatti di quei territori.

Vennero,sì e no,una ventina di persone delle quali una quindicina provenienti da altri comuni.

Il 7 luglio scorso,un mese fa,a Sperlonga abbiamo promosso un Convegno che ha visto come relatori il fior fiore di Magistrati della DDA,della Suprema Corte di Cassazione,della Procura Nazionale Antimafia e parlamentari della Commissione Parlamentare Antimafia .

E’ venuta gente dalla Calabria,un cinema pieno,ma di cittadini di Gaeta uno solo (ripetiamo, 1).

Gaeta dista 6-7 chilometri da Sperlonga.

Dimenticavamo :al convegno di Gaeta  con il Giudice Lello Maggi  ,fra i 4-5 cittadini di Gaeta che parteciparano,uno venne a parlarci di cooperative alle quali il Comune non dava la concessione!!!!!!…………….

Roba da matti;come i cavoli a merenda !

Roba da farci mettere vergogna con quei relatori!!!!! 

Da un tessuto del genere si può immaginare quale tipo di classe politica può venire fuori !

E tutto ciò …………quasi alle porte della Capitale del Paese,non altrove !!!!!!

La …………”gente”! Quanta amarezza !…..

IL PAESE AFFOGA NELLA CORRUZIONE E NELLA MAFIA  E CERTA GENTE PARLA DI……PAPARIELLO, FONTANELLE,ROTONDE  E ROCOCO’.

POVERA  ITALIA !!!!!! QUANTA AMAREZZA !

Paolo Borsellino diceva sempre che la vera rivoluzione si fa nella cabina e,quindi,implicitamente invitava la gente  a stare attenti a non votare ladri,corrotti e mafiosi.

Nino Di Matteo ha detto nei giorni scorsi :”Parlate di mafia,parlatene alla radio,nelle televisioni,nelle strade…..”

Le statistiche mondiali ci rappresentano l’Italia fra i Paesi più corrotti al mondo.

Molta gente sta morendo di fame ed i nostri ragazzi per trovare un lavoro si vedono costretti ad emigrare.

E tante persone cosa fanno?

Non le senti mai parlare di mafie -il male dei mali del Paese – e ci vengono  a parlare ,invece,di……. papariello,fontanelle,rotonde  e rococò.

Siamo alla frutta .

Che fine ignominiosa sta facendo questo Paese !

Poveri figli e nipoti nostri!!!!!

L’altro giorno un nostro amico Testimone di Giustizia,sfogandosi,fra le tante altre cose,anche  delle  amarezze che subisce nel vedere tantissime persone superficiali  e vuote ,ci ha detto “Chi me lo ha fatto fare ?…..”. 

Confessiamo che non abbiamo saputo replicargli ………….

E’ stata resa pubblica la Relazione della DIA relativa al secondo semestre del 2015

Leggi la relazione.

L’”antimafia” al servizio del “sistema”,il primo nemico da combattere da parte di chi veramente vuole combattere i corrotti ed i mafiosi

“BONIFICARE LA POLITICA,BONIFICARE IL TERRITORIO”

 

E’ il titolo di un convegno organizzato il 12 ottobre 2013 dall’Associazione Caponnetto a Formia,in provincia di Latina ed a poche decine di  chilometri dalla “Terra dei Fuochi”-

Un titolo significativo,un invito alla gente a calarsi nelle realtà dei propri territori,ad eliminare i voli pindarici di un’”antimafia” del bla bla,della retorica,da palcoscenico.

In quel convegno,i cui relatori furono, come é prassi dell’Associazione Caponnetto, magistrati della DDA di Roma come il PM Sargenti ed altri ancora ,rappresentanti qualificati delle forze dell’ordine come il Generale Costa del Corpo Forestale dello Stato,giornalisti d’inchiesta e tecnici dell’ambiente ,si affrontò il tema dell’avvelenamento dei suoli da parte della camorra e delle responsabilità di parti della politica e delle istituzioni con  essa colluse e del conseguente sviluppo di malattie che stanno provocando la morte di centinaia di migliaia di persone.

Temi di attualità e di una stringente,tragica  realtà quotidiana nella quale ci troviamo immersi tutti e che vede da una parte il decadimento e lo squallore di una politica ridotta ormai a livello di un  immondezzaio e dall’altra il genocidio ,morale e fisico, di milioni di persone e,al contempo, la distruzione  di parti importanti del territorio del Paese. 

Un invito,dicevamo,a stare con i piedi per terra e a guardare in faccia la realtà nella quale viviamo senza cedere alla moda  di atteggiarsi a storici o sociologici improvvisati e da strapazzo che vogliono volare  ” alto” senza guardare cosa c’é dietro l’angolo del proprio palazzo.

Un modo per parlare di tutto e di niente.

Un tentativo maldestro di sviare l’attenzione delle persone e  di apparire,al contempo, come i vessilliferi di un’”antimafia” che  tutto é fuorchè tale.

Comune di Fondi – ELENCO AUTORIZZAZIONI PAESAGGISTICHE fino al 29.02.2016

ELENCO

Le liste civiche possibili cavalli di Troia delle mafie per entrare nella cittadella assediata.

IN UNA SITUAZIONE DI EMERGENZA  QUAL’E’ QUELLA ESISTENTE NEL BASSO LAZIO E,IN PARTICOLARE IN PROVINCIA DI LATINA NELLA QUALE  LE MAFIE SONO   IMPEGNATE,CON LA COMPLICITA’ DI PEZZI IMPORTANTI DELLA POLITICA E DELLE ISTITUZIONI,NEL TENTATIVO  DI DARE IL COLPO FINALE ALLO STATO-STATO OCCUPANDONE  TUTTI GLI SPAZI,LA GENTE DEVE IMPARARE A METTERCI LA FACCIA NON NASCONDENDOSI DIETRO LE LISTE CIVICHE.

O DI QUA CONTRO LA MAFIA O DI LA’ CON LA MAFIA CON TANTO DI SIGLE E PROGRAMMI .

 

Noi vogliamo sapere con chi abbiamo a che fare,se con gente onesta ed affidabile o con disonesti e mafiosi.

E questa garanzia ce la possono dare solo le sigle ed i programmi perché se uno tradisce i patti e passa dall’altra parte noi dobbiamo essere in grado di sapere con chi pigliarcela.

Le liste civiche non ci piacciono e faremo del tutto per combatterle ,soprattutto dopo che ci siamo accorti che le mafie hanno deciso di adottarle come strumento per entrare nelle amministrazioni comunali.

Non parlateci,quindi,di liste civiche perché  siamo fieri oppositori di esse in quanto possibili cavalli di Troia delle mafie per dare l’assalto finale alla cittadella assediata.

Liste civiche? No,grazie!

LISTE CIVICHE IN TERRA DI MAFIE ? NO,GRAZIE !!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

Perchè chi scrive é contrario per principio alle liste civiche in territori dominati dalle mafie?

Fatto salvo sempre il principio che tutti sono persone perbene fino a prova contraria,c’é,nei  territori infiltrati dalle mafie,quali ormai sono nel Paese quasi tutti,un assoluto bisogno di chiarezza e di trasparenza.

Le mafie oggi non sparano quasi più ed hanno cambiato tattiche.

Il loro obiettivo finale é l’occupazione del potere.

E tale obiettivo lo perseguono e realizzano inserendo propri uomini e donne nel governo,nel parlamento,nei consigli regionali,in  quelli comunali e così via.

Con candidati apparentemente “puliti”,professionisti,imprenditori o comunque  loro sodali.

I partiti,fatta qualche rara eccezione, come M5S,PRC e qualche altra formazione minore,come le cronache dimostrano un giorno sì e l’altro pure,sono fortemente infiltrati da corrotti e mafiosi,ma pur tuttavia essi offrono delle garanzie a chi effettivamente combatte e vuole combattere le mafie in quanto si sa con chi eventualmente prendersela domani in caso di tradimento da parte loro  degli impegni assunti con gli elettori.

Se,infatti,un candidato appartenente a quelle forze che io ho votato  tradisce e si lascia corrompere ,io so che,prendendomela con il partito o il movimento nazionali che lo hanno espresso,egli viene espulso e messo all’indice.

Se ,invece,egli é stato eletto con una lista civica che non risponde a nessuno, con chi me la vado a prendere oltre che con me stesso che l’ho votato?

Ecco perché chi vuole veramente combattere le mafie DEVE sempre votare un partito o un movimento nazionali  e diffidare comunque di chi rifiuta di sottostare a regolamenti e statuti.

Ma c’é anche un’altra ragione che vieta alle persone che usano il cervello di votare una lista civica ed é la seguente:

oggi i problemi hanno acquistato una dimensione che non é più localistica e nemmeno più comprensoriale e regionale ,ma interregionale,nazionale,se non addirittura mondiale.

Non ha alcun senso,quindi,votare per una lista civica la quale non può che rappresentare solamente gli interessi di qualcuno e mai quelli della collettività.

Un raggruppamento di persone,anche se composto da persone che siano le più oneste e le più brave al mondo ma che non abbia rappresentanti nelle assisi regionali,nazionali ed europee che si facciano portavoce e sostenitori delle proprie idee e delle proprie proposte,é sempre un soggetto inutile.

Un vuoto a perdere.

Piaccia o dispiaccia.

Alle ore 13,23 di oggi ,venerdì 29 luglio 2016,abbiamo ricevuto da persona dell ‘entourage del Prefetto di Latina una telefonata con la quale ci si annuncia,come già reso pubblico da giorni dalla stampa, che ………………il Commissariato di Formia ha identificato il responsabile e ha provveduto a denunciarlo all’Autorità Giudiziaria. Come non detto!!!!………………….. Ed a dire che già in passato alla Camera c’é stata un’interrogazione dell’On.Colletti,rimasta senza risposta ad oggi e che fa riferimento ad un episodio ,avvenuto sempre a Formia davanti ad un bar , che ha visto convolte alcune delle stesse persone. Viva l’Italia! Per chi avesse dimenticato quella interrogazione,la ripubblichiamo per l’ennesima volta qui di seguito:

Per far ben comprendere la situazione esistente nel Basso Lazio – ed in particolare in provincia di Latina – riteniamo utile ripubblicare l’interrogazione presentata alla Camera dall’On.Andrea Colletti.A questa interrogazione del 4.7.2013,benché sollecitata per ben due volte – il 23.4.2014 ed il 14.10.2014 – il Ministro degli Interni ,delegato dal Governo a rispondere,NON ha mai fatto pervenire alcuna risposta.E poi dicono di ………………fare la lotta alla mafia !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

AT TO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/01155

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17

Seduta di annuncio: 46 del 04/07/2013

Firmatari

Primo firmatario: COLLETTI ANDREA
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE
Data firma: 04/07/2013

 

Destinatari

Ministero destinatario:

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

>MINISTERO DELL’INTERNO

>MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

Ministero/i delegato/i a rispondere e data delega

Delegato a rispondere

Data delega

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

04/07/2013

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

04/07/2013

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 11/07/2013

Stato iter: 

IN CORSO

Fasi iter:

SOLLECITO IL 23/04/2014

SOLLECITO IL 14/10/2014

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-01155

presentato da

COLLETTI Andrea

testo di

Giovedì 4 luglio 2013, seduta n. 46

COLLETTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
da anni si assiste in tutta la zona del Sud Pontino (Formia, Fondi, Sabaudia, Gaeta e dintorni) al dilagare di fenomeni speculativi che hanno consentito una cementificazione selvaggia e frequenti fenomeni di abusivismo agevolati dalle connessioni tra politica ed imprenditoria locale;
in questo intreccio hanno trovato e trovano terreno fertile le organizzazioni affaristico/malavitose campane e calabresi interessate ad investire ingenti capitali di provenienza illecita nel settore edile ed in quello turistico/commerciale;
in particolare, il territorio pontino è infestato da pericolosi clan criminali come i Bardellino, Esposito/Giuliano, Mallardo, Moccia, Casalesi, Bidognetti e Fabbrocino a Formia, il clan Nuvoletta di Cosa Nostra nella zona portuale di Gaeta, il clan Schiavone/Mallardo della ’Ndrangheta a Fondi, i clan Mallardo, Fabbrocino e Schiavone a Itri e il clanCava/Schiavone a Sabaudia;
si è dimostrata priva di efficacia l’opera di contrasto da parte delle forze dell’ordine locali, mal distribuite sul territorio ed impreparate a svolgere indagini patrimoniali per aggredire i capitali di origine illecita;
l’esistenza di due commissariati di polizia tra Formia e Gaeta, ad esempio, ha portato ad uno spreco di uomini e risorse che si potrebbero evitare istituendo – come proposto dall’Associazione Caponnetto – un unico distretto dotato di un’apposita squadra di polizia giudiziaria che consenta di aumentare i controlli sul territorio e contrastare il traffico di capitali illeciti;
sarebbe anche utile affiancare alla direzione distrettuale Antimafia (DDA) di Roma le procure  di Latina e Cassino dotandole della delega alle indagini ex articolo 51 comma 3-bis del Codice di procedura penale per la persecuzione dei reati di cui all’articolo 416-bis del Codice penale («Associazione di tipo mafioso»);
vi sono infatti i presupposti perché si scateni a Formia una guerra di camorra tra i clan Esposito/Giuliano o Bardellino, entrati in conflitto per motivi legati ad interessi economici concorrenti ed al massiccio traffico di stupefacenti praticato da entrambi nel Sud Pontino;
il rischio di una escalation di atti di violenza è molto elevato, come lasciano presagire le risse e gli avvertimenti di stile camorristico susseguitisi nelle ultime settimane di fronte ad alcuni bar della città, come riportato dalla stampa locale –:
se i Ministri, per quanto di propria competenza, intendono adottare con urgenza ogni misura di polizia idonea a prevenire un’eventuale guerra di camorra nella città di Formia e, più in generale, nel Sud Pontino, anche attraverso l’avvio di verifiche patrimoniali a tappeto e con l’ausilio di reparti specializzati quali i gruppi di investigazione sulla Criminalità organizzata (GICO) della Guardia di finanza;
se il Ministro dell’interno ritenga di approfondire la proposta dell’associazione Caponnetto circa la creazione di un unico distretto di polizia nel Golfo di Gaeta che unifichi le funzioni dei due commissariati attualmente esistenti per contrastare più efficacemente la criminalità organizzata;
se siano state avviate indagini in merito alle concessioni edilizie rilasciate dal comune di Itri e di quelle relative alla fascia costiera del comune di Fondi dagli anni 90 ad oggi, con riferimento di reati di riciclaggio e di intestazione fittizia di beni messi in passato sotto sequestro;
se sia nelle intenzioni del Ministro della giustizia sostenere con vigore l’estensione della delega alle procure di Latina e Cassino, ex articolo 51 comma 3-bis del codice di procedura penale, per la persecuzione dei reati di mafia. (4-01155)

La vera antimafia:l’importanza della denuncia.

SENZA L’INDAGINE E LA DENUNCIA NON C’E' 

 

L’ANTIMAFIA!!!!!!!!!!!!!

PAOLO BORSELLINO   DISSE:

 

 

” E’ UN ERRORE  IMPERDONABILE IL PENSARE CHE TUTTO IL PESO DELLA LOTTA ALLE MAFIE DEBBA GRAVARE SULLE SOLE SPALLE  DI  MAGISTRATURA  E  FORZE DELL’ORDINE “.

 

I CITTADINI PERBENE E CHE VOGLIANO DARE UN SENSO AL LORO SDEGNO PER QUANTO AVVIENE NEL PAESE  DEBBONO CONVINCERSI CHE CON LA SOLA RETORICA NON SI VA DA NESSUNA PARTE E CHE,SOPRATTUTTO,SI FAVORISCONO OGGETTIVAMENTE LE MAFIE.

BISOGNA DENUNCIARE,DENUNCIARE E DENUNCIARE.

E NON SOLO I MAFIOSI MA ANCHE,SE NON SOPRATTUTTO, COLORO CHE  SONO TENUTI A COMBATTERLI E NON LI COMBATTONO.

QUESTA E’ LA VERA ANTIMAFIA !!!!!!!!!!!

LE CHIACCHIERE NON SERVONO A NIENTE !

Alla mia porta c’é la fila di cittadini che vengono a denunciare………………………….”

“ALLA MIA PORTA C’E’ LA FILA DI CITTADINI CHE VENGONO A DENUNCIARE”,HA DETTO  IL PROCURATORE CAPO  DI CATANZARO NICOLA GRATTERI DI RECENTE

Gratteri,uno dei migliori Procuratori esistenti nel Paese,che riscuote  la simpatia e la fiducia degli italiani onesti.

Si fa un grosso errore quando si generalizza  e si confonde il grano con il loglio giudicando  le istituzioni tutte marce.

Le istituzioni le fanno gli uomini e le donne che le occupano e se essi non sono trasparenti e puliti anche le istituzioni finiscono per essere marce.

Ci fa molto piacere  che quelli del M5S hanno detto  nei giorni scorsi che quando andranno al Governo,chiameranno Gratteri a fare il Ministro dell’Interno.

Tutto il contrario di Renzi,il quale,inizialmente disposto a fare la stessa cosa,pressato evidentemente da qualcuno,ci ha ripensato e ha lasciato Gratteri fuori.

Un segnale,questo,inquietante e che fa pensare molto.

Nostri amici calabresi ,abituati a frequentare ,per il ruolo che svolgono,le Procure ,ci hanno confermato che la porta dell’ufficio di Gratteri é sempre aperta e che bisogna fare  la fila per parlargli.

Un segnale altamente positivo in quanto rivelatore del livello di fiducia e di credibilità che egli riscuote fra i cittadini perbene.

Quando volete giudicare se un magistrato,un ufficiale,un questore,o un investigatore qualsiasi fa bene o male il suo mestiere,domandate loro quante sono le persone che giornalmente riceve o contatta.

Se non riceve nessuno o ne riceve appena qualcuna  vuol dire che quell’investigatore o quel magistrato non valgono.

Alcuni anni fa un alto ufficiale di un Corpo Speciale  venne a trovarci e la prima domanda che ci fece fu :”Quanti mafiosi avete fatto arrestare?”

Quando gli rispondemmo “Riteniamo parecchi,colonnello”,allora aggiunse:”Bene,perciò sono venuto da voi”.E parlammo a lungo,per ore e quel colloquio portò ad un importante operazione.

Per noi associazioni antimafia  vale il numero di mafiosi che riusciamo a far arrestare ,per i magistrati e gli investigatori vale il livello di fiducia che riescono a conquistarsi fra la gente onesta.

L’altro giorno nel vibonese c’é stato un pentito.

Uno che conta,non un quaquaracquà,ci hanno detto amici di quella zona che hanno aggiunto:”massoni e ndranghetisti stanno tremando e vedrai fra poco quante persone  che hanno fatto per 50 anni il loro comodo verranno arrestate”.

Di pentiti ndranghetisti se ne contano pochi in quanto l’organizzazione che essi hanno,basata tutta su legami familiari,non consente la rottura con il sistema.

Ma a Reggio Calabria c’è Cafiero de Raho e a Catanzaro c’é Gratteri ,due giganti amati dalla gente perbene  ed i risultati si vedono.

E siamo solo all’inizio.

Un Paese che sembra voler marciare verso il baratro

Un Paese che sembra voler marciare verso il baratro

SI PENSA A TAMMURRIATE E ROTONDE,A MURI CADENTI E RUBINETTI ROTTI, A VIOTTOLI DISSESTATI  E  BALLERINE ,A TRADIZIONI E  TALK SHOW ,A FICTION ED ISOLE  PEDONALI………………..

 

 

 

………..e non ci si vuole rendere conto che stiamo lasciando ai nostri figli un Paese depresso ed affamato.

Violento e disperato.

La manipolazione delle menti e delle coscienze,l’occultamento della realtà,il più grande bufalificio di tutti i tempi.

Sembra di essere ritornati ai tempi in cui la regola per governare il popolo era “forca,farina e feste”.

Un Paese ed una società in disfacimento,in piena ,irrefrenabile anomia.

L’orchestra che continua a suonare mentre la nave affonda.

Una follia di massa.

Milioni di persone che muoiono per i veleni disseminati nei territori dai camorristi con la compiacenza di istituzioni “distratte” se non  corrotte e mafiose,altri milioni che sopravvivono nell’indigenza e nella miseria.

E nella violenza,morale,culturale e fisica.

Tutti i giorni,nell’ignavia e nell’indifferenza dei più,il Paese sta affogando in un oceano di ignominia.

Con pochi,pochissimi  che hanno il senso della realtà ed  una coscienza , che si battono e muoiono per tentare di ricreare l’essenza di una comunità,civile e democratica.

Un popolo gregge che marcia spedito verso il baratro.

La morte di uomini e valori.

Civili e morali.

L’apatia e l’ignavia della gente,i primi nemici da combattere perché la lotta alle mafie non diventi una guerra contro i mulini al vento. Non si può più perdere tempo con quanti mostrano ostinatamente insensibilità e continuino ad indulgere alla retorica.Occorrono FATTI e non chiacchiere………….

L’APATIA,L’IGNAVIA DELLA GENTE,ANCHE DI QUELLA PARTE CHE SI RITIENE  PIU’ SENSIBILE E PIU’ PULITA…………………..

 

…………….se non si riesce a battere queste  e ad indurla – la gente -  ad essere partecipe,viva,collaborativa con le associazioni antimafia serie e fattive e con la Magistratura e le forze dell’ordine competenti,non riusciremo mai a sconfiggere le mafie.

Oggi dire mafie significa dire  politica ed istituzioni e se non riesce a sensibilizzare nemmeno coloro che,in queste,rappresentano la parte sana e non collusa,rischiamo di fare  la guerra ai mulini al vento.

Non é più tollerabile che ci siano militanti politici che conosciamo come persone oneste e che sono schierati con movimenti  e partiti puliti ma che,pur tuttavia,si tengano estranei alla lotta sul campo contro la camorra e le altre organizzazioni criminali annidate proprio nella politica e nelle istituzioni ,limitandosi,al massimo,a fare enunciazioni e proclami.

La situazione del Paese é grave,altrettanto quella dei territori ed é necessario ed urgente unire tutte le forze disponibili,sociali e politiche,perchè tutti insieme,ognuno nei propri ambiti e nelle proprie competenze,si affronti il nemico.

Noi siamo disponibili ,senza pregiudizi di sorta ed immediatamente ,ad ogni forma di collaborazione con chiunque intenda seriamente ,e non solamente a chiacchiere,impegnarsi sul campo contro le mafie e la corruzione.

Bisogna,tutti insieme,partire all’attacco su tutti i fronti e su tutti i versanti,prima che le mafie si impossessino definitivamente e completamente del potere nei comuni e nel Paese.

Uniamoci e diamoci una mano gli uni con gli altri se non vogliamo a breve regalare l’Italia alla mafia. 

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