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Alla domanda della Presidente della Commissione Antimafia al Prefetto di Latina Falomi sul numero delle interdittive antimafia fatte dalla Prefettura di Latina ecco la risposta del Prefetto:

 “ PRESIDENTE. Quante interdittive?

  PIER LUIGI FALONIPrefetto di Latina. Non ne abbiamo fatte, signor presidente.”.

NON AVER FATTO INTERDITTIVE SIGNIFICA NON AVER FATTO NESSUNA INDAGINE PREVENTIVA ANTIMAFIA.LA MIGLIORE SMENTITA A CHI SOSTIENE CHE IN PROVINCIA DI LATINA SI FA  LA LOTTA ALLE MAFIE! VERGOGNA

Questo é il verbale della seduta della Commissione Parlamentare Antimafia :

Camera Rif. normativi
XVII Legislatura
Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere
Resoconto stenografico

Seduta n. 153 di Mercoledì 4 maggio 2016
Bozza non corretta
INDICE

Comunicazioni della presidente:
Bindi Rosy , Presidente … 2
 

Sulla pubblicità dei lavori:
Bindi Rosy , Presidente … 2 

Audizione del prefetto di Latina, Pier Luigi Faloni:
Bindi Rosy , Presidente … 2 ,
Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina … 3 ,
Bindi Rosy , Presidente … 8 ,
Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina … 8 ,
Bindi Rosy , Presidente … 12 ,
Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina … 12 ,
Bindi Rosy , Presidente … 12 ,
Moscardelli Claudio  … 12 ,
Capacchione Rosaria  … 14 ,
Fava Claudio (SI-SEL)  … 15 ,
D’Uva Francesco (M5S)  … 15 ,
Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina … 16 ,
D’Uva Francesco (M5S)  … 16 ,
Gaetti Luigi  … 17 ,
Mattiello Davide (PD)  … 17 ,
Bindi Rosy , Presidente … 18 ,
Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina … 18 ,
Bindi Rosy , Presidente … 18 ,
Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina … 18 ,
Fava Claudio (SI-SEL)  … 20 ,
Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina … 20 ,
D’Uva Francesco (M5S)  … 20 ,
Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina … 21 ,
Mattiello Davide (PD)  … 21 ,
Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina … 21 ,
Bindi Rosy , Presidente … 
21

Testo del resoconto stenografico
Pag. 2

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE ROSY BINDI

  La seduta comincia alle 14.45.

Comunicazioni della presidente.

  PRESIDENTE. Propongo di passare in seduta segreta.

  (Così rimane stabilito. La Commissione procede in seduta segreta, indi riprende in seduta pubblica).

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso impianti audiovisivi a circuito chiuso.

(Così rimane stabilito).

Audizione del prefetto di Latina, Pier Luigi Faloni.

  PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’audizione del prefetto di Latina, Pier Luigi Faloni, il accompagnato dal capo di gabinetto, il viceprefetto Monica Perna, dal viceprefetto vicario Luigi Scipioni e dal viceprefetto Domenico Talani. L’audizione è dedicata a un aggiornamento sulla situazione dell’ordine pubblico in provincia di Latina a un anno e mezzo dalla missione ivi svolta dalla Commissione l’11 dicembre 2014. Ricordo che la seduta odierna si svolge nelle forme libere dell’audizione libera e che, ove necessario, i lavori potranno proseguire in forma segreta. Ringrazio il prefetto Faloni, che si è reso immediatamente disponibile, in pochissimi giorni, a riferire in Commissione. Anche se avevamo da tempo previsto quest’audizione, il prefetto è stato informato solo di recente, quindi voglio ringraziarlo per questa sua disponibilità. Si è resa Pag. 3necessaria con una certa urgenza, perché stiamo completando la nostra relazione su Roma, anche in vista delle prossime elezioni, quindi per noi acquisire le notizie sulla situazione di Latina e del basso Lazio è particolarmente importante. Cedo la parola al prefetto Faloni e lo ringrazio ancora una volta.

  PIER LUIGI FALONIPrefetto di Latina. Signora presidente, signore e signori componenti della Commissione, la presente relazione sulla criminalità organizzata di stampo mafioso nella provincia di Latina è stata redatta a sintesi degli elementi di conoscenza e delle informazioni acquisite dalle forze di polizia territoriale e dalla direzione investigativa antimafia (DIA) nonché dalle risultanze processuali dei numerosi procedimenti penali, alcuni dei quali giunti a sentenza definitiva, altri ancora pendenti nei confronti di diversi sodalizi criminali operanti sul territorio. Nell’ultimo censimento generale del 2011, la provincia di Latina ha fatto registrare una popolazione di 550 mila abitanti, con un incremento rispetto al 2010 del 10 per cento. La popolazione è composta nel 2015 da 46 mila stranieri regolari, circa l’8 per cento del totale degli abitanti. Così Latina rappresenta, dunque, la seconda provincia del Lazio dopo Roma anche per numero di cittadini immigrati. È da evidenziare, però, che nel periodo che va da maggio a ottobre si registra un consistente aumento della popolazione, che raggiunge picchi di circa 2,5 milioni di persone, dato confermato da alcune stime degli operatori turistici nonché sulla base di dati oggettivi, come i consumi di energia elettrica e di conferimento dei rifiuti. I settori trainanti per l’economia locale sono rappresentati dal distretto chimico-farmaceutico, che nel 2015 ha ottenuto valori di assoluta eccellenza, con il primo posto in Italia per fatturato, 4 miliardi di euro. Il secondo, l’agroalimentare, con 135 milioni rappresenta il 2,48 per cento delle esportazioni pontine. C’è poi il settore turistico ricettivo. In tale Pag. 4contesto, la situazione economica del 2015 fa registrate segnali di ripresa sia pur lieve in diversi settori produttivi, anche se alcuni settori denunciano uno stato di difficoltà, come quello del commercio. Nel 2015, i movimenti demografici del registro delle imprese camerale in provincia di Latina mostrano uno stock di imprese pari a 57.657 unità, con un saldo positivo di 96 unità rispetto all’anno precedente. Per il comparto turistico, il dato 2015 riporta un saldo positivo di 98 imprese. Sotto il profilo della criminalità cosiddetta comune o diffusa, nel 2015 la provincia pontina ha visto una flessione di reati pari al 9,79 per cento rispetto al 2014, con 21 mila delitti denunciati contro i 23 mila del 2014. In particolare, si è registrata una diminuzione significativa delle rapine, –8 per cento, meno rilevante quella dei furti, –6 per cento. La continuità con il territorio romano e con quello campano favorisce, inoltre, l’incursione di pregiudicati, cosiddetti trasferisti, dediti prevalentemente alla commissione di reati contro il patrimonio e lo spaccio di stupefacenti. Nel 2015, sono stati commessi quattro omicidi, di cui nessuno riconducibile alla criminalità organizzata. Gli autori sono stati identificati e arrestati. Tra questi, si evidenzia quello dell’avvocato Mario Piccolino, autore di un blog di denuncia contro la criminalità organizzata nel sud pontino. Quest’uccisione si è verificata nel maggio 2015 a Formia e ha suscitato tra la popolazione veramente una grande reazione, a significare quanto sia sentita la portanza del fenomeno criminale sul nostro territorio. Quanto agli altri reati di particolare evidenza sotto il profilo oggetto della presente analisi, i cosiddetti reati spia, si evidenzia che gli indicatori statistici relativi alle denunce per usura presentate nell’intera provincia, 8 nel 2014 e 5 nel 2015, farebbero pensare a una realtà in cui il fenomeno usurario dovrebbe considerarsi marginale. Si tratta, tuttavia, di dati che non rispecchiano l’entità del fenomeno, che Pag. 5conosce ampie zone di sommerso a causa anche della resistenza delle vittime a presentare denuncia. In realtà, il problema ha ben altre proporzioni e coinvolge prevalentemente le piccole e medie imprese, commercianti e artigiani locali. Nell’attuale periodo di difficile congiuntura economica anche le famiglie rischiano di entrare nella spirale dell’usura in relazione a esigenze di consumo, a improvvise necessità familiari o per inadeguata capacità di gestione delle proprie risorse e di debiti che si assumono. Quanto evidenziato è altresì confermato da dati relativi alle istanze di accesso al fondo di solidarietà per le vittime all’usura e all’estorsione, di cui la prefettura cura l’istruttoria per il commissariato per il coordinamento delle iniziative antiracket. Nel biennio 2014-2015, infatti, risultano essere state presentate alla prefettura di Latina complessivamente 57 domande di accesso al fondo, di cui solo 6 hanno riguardato ipotesi di reato di usura, mentre per le restanti 51 istanze si è trattato di domande legate a denunce per usura bancaria. Di queste ultime, ben 14 sono state inoltrate da un unico soggetto. Negli ultimi anni poi, per quanto riguarda le denunce di estorsione, sono state 79 nel 2014 e 69 nel 2015. Per quanto concerne gli altri fenomeni criminosi, quali gli incendi e i danneggiamenti, questi sono stati nel corso del 2015, rispettivamente, 282 e 1.817, contro i 221 e i 1.952 dell’anno precedente. Al riguardo, si evidenzia che, con riferimento agli episodi nei confronti di attività commerciali, quelli verificatisi in particolare nel sud pontino negli ultimi anni – 2014, 2015 e 2016 – sono consistiti in episodi incendiari ai danni di esercizi commerciali o macchinari, danneggiamenti dei veicoli, in esplosioni di colpi di arma da fuoco contro le serrande di negozi e locali: in particolare, 8 a Santi Cosma e Damiano, 4 a Castelforte e uno Minturno. In relazione, invece, alla presenza della criminalità organizzata di stampo mafioso, si evidenzia che, Pag. 6secondo le risultanze investigative e processuali svolte al riguardo nel tempo, la provincia di Latina si è caratterizzata per la compresenza di esponenti di vari tipi di organizzazione criminale quali quelle mafiose, come camorra, ‘ndrangheta e cosa nostra, e quelle di tipo autoctono. Il territorio pontino, infatti, ha rappresentato da tempo un bacino geo-economico appetibile per le organizzazioni criminali grazie alla sua peculiare dislocazione geografica. La vicinanza a realtà significative per dimensioni e consistenza criminale come quella casertana e napoletana nonché la presenza sin dagli anni Sessanta e Settanta di pregiudicati campani e calabresi inviati nella provincia in soggiorno obbligato perché colpiti da altre misure di prevenzione personali ha favorito l’incursione di propri affiliati per il riciclaggio di proventi illeciti in attività imprenditoriali apparentemente lecite, sfruttando tra l’altro l’elevata vocazione agricola, la presenza del mercato ortofrutticolo di Fondi (MOF) e i settori dell’edilizia, della logistica, del turismo, del commercio all’ingrosso e di quello al dettaglio. In particolare, tali sodalizi sono stati attratti soprattutto per la possibilità di reinvestire in modo più sicuro i loro ingenti proventi illeciti considerata la posizione geografica centrale e la sua vicinanza con Roma e la Campania; la presenza in zona di numerose e diversificate attività commerciali, che consentivano una più facile mimetizzazione delle risorse impiegate; l’assenza di un’organizzazione criminale dominante locale a fronte di una realtà relativamente tranquilla, che favoriva la possibilità di affermazione delle varie organizzazioni nel territorio; una più facile mimetizzazione rispetto ai territori d’origine; la possibilità di investire sull’acquisto di grandi appezzamenti terrieri al fine di intraprendere redditizie attività economiche sia commerciali sia immobiliari. A partire dagli anni Ottanta si è, quindi, assistito a un graduale ingresso di diversi sodalizi Pag. 7mafiosi nei settori agroalimentare, commerciale, immobiliare, turistico e balneare, soprattutto attraverso la costituzione o l’acquisto di quote sociali per mezzo di prestanome di fiducia. A differenza di quanto accaduto nelle regioni d’origine, dove tendono ad assumere un controllo del territorio di tipo militare, in questa provincia le organizzazioni criminali non sembrano aver posto in essere comportamenti manifestamente e continuativamente violenti, ma hanno cercato di realizzare una forma di inserimento attraverso l’instaurazione di relazioni con imprenditori, commercianti, professionisti e operatori del mondo finanziario.
Uno dei settori maggiormente interessati al fenomeno è stato quello dell’edilizia, che ha coinvolto anche le attività collaterali del trasporto delle cave, dell’estrazione di materiali inerti, dello smaltimento dei rifiuti. Parallelamente, si sono registrate nel tempo anche quelle manifestazioni criminali tipiche di tali sodalizi, come dimostrano varie indagini susseguitesi negli anni, che hanno riguardato il traffico di sostanze stupefacenti, l’usura, l’estorsione, la ricettazione, il riciclaggio e il trasferimento fraudolento di valori. Allo stato attuale, comunque, pur evidenziandosi il tentativo di radicamento di attività illecite connesse agli interessi delle organizzazioni criminali di tipo mafioso, si può ritenere che le stesse non abbiano interesse a una forma di controllo militarizzato del territorio, ma siano più interessate a sviluppare una coesistenza e convivenza con le altre realtà presenti, realizzando una commistione tra lecito e illecito e confondendosi sempre più nella società civile e legale. La complessità ad attestare questa strisciante infiltrazione a livello sia investigativo sia giudiziario deriva dalla già accennata minore frequenza del ricorso a manifestazioni criminali violente, antitetiche rispetto ad attività di riciclaggio, a cui è funzionale la minimizzazione nel contesto socio economico. Le Pag. 8proiezioni delle organizzazioni criminali nell’area in esame risultano, infatti, sino a oggi essere prevalentemente di natura economico-finanziaria, legate all’attività di riciclaggio di proventi illeciti, poste in essere da soggetti congiunti ai consessi criminali. L’analisi delle evidenze investigative sul territorio pontino, alcune delle quali trasfuse in provvedimenti patrimoniali giudiziari, hanno evidenziato che gli investimenti si concentrano nelle costruzioni e nel commercio all’ingrosso nonché in quello al dettaglio, in particolare di autovetture, nell’attività di bar e ristorazione, nell’attività di onoranze funebri. I rapporti tra le diverse organizzazioni criminali si svolgono prevalentemente su un piano paritario di accettazione e di convivenza, che non fa escludere la possibilità di una fattiva collaborazione. Tale dato costituisce un tratto del tutto peculiare, che contraddistingue la realtà del sud pontino rispetto ai territori di origine, caratterizzati invece dalla prevalenza di un’organizzazione sulle altre e da frequenti scontri per la conquista di una posizione di egemonia sul piano locale.

  PRESIDENTE. Propongo di passare in seduta segreta.

  (Così rimane stabilito. La Commissione procede in seduta segreta, indi riprende in seduta pubblica).

  PIER LUIGI FALONIPrefetto di Latina. Vengo ora al fenomeno migratorio. La vocazione agricola del territorio pontino fa registrare una massiccia presenza di cittadini stranieri dediti al lavoro stagionale in agricoltura. Al 1° gennaio 2015, ultimo dato ufficiale disponibile, risultano presenti 45.749 stranieri regolari, che costituiscono circa l’8 per cento del totale degli abitanti. Latina rappresenta così la seconda provincia del Lazio dopo Roma per numero di cittadini immigrati. La prima collettività straniera è rappresentata dai cittadini romeni, con Pag. 919 mila presenze, quasi il 41 per cento del totale degli stranieri residenti sul territorio. La principale nazionalità non comunitaria è quella indiana di religione sikh, proveniente dal Punjab, che sono 9.138, con una presenza pari al 20 per cento del totale degli immigrati pontini. Comunità storicamente presenti in provincia sono anche quelle albanese, 2.118, ucraina, magrebina, impegnate prevalentemente in manodopera nel settore edile e nella collaborazione domestica, dove è specificatamente prevista la presenza di lavoratori moldavi, ucraini e filippini. Un’attenzione particolare occorre porre alla comunità indiana. I cittadini indiani regolarmente presenti in Italia al 1° gennaio 2015 sono 147.815, rappresentanti il 2,9 per cento degli stranieri residenti. Ben il 60 per cento di questi indiani residenti in Italia sono uomini, un dato questo che differisce molto dalla situazione nazionale, ben oltre 12 punti percentuali sopra la media. Si tratta prevalentemente di giovani in età lavorativa dai 19 ai 30 anni. Anche la comunità indiana stanziata nella provincia di Latina ricalca queste caratteristiche, 9.138 sono i cittadini indiani registrati al 1° gennaio 2015, il 6 per cento del totale della nazione, prevalentemente uomini dai 19 ai 26 anni, stanziati per la maggior parte nei comuni del sud pontino poiché impegnati nel settore agricolo. La comunità pontina è tra le più numerose in Italia. La città di Terracina è al terzo posto in Italia per valore assoluto di cittadini indiani residenti con 1.774 unità. Per valore assoluto, prima di Terracina troviamo solamente Roma, 9 mila unità, e Brescia con 2.200 unità. Per le tematiche attinenti ai lavoratori indiani, presso la prefettura è stato istituito una task force a cui partecipano 22 componenti rappresentanti: la regione Lazio, la provincia, il comune di Sabaudia, le forze di polizia, gli uffici statali interessati (INAIL, INPS, DTL, ASL), la camera di commercio, le associazioni sindacali (CGIL, CISL, UIL e UGL), datoriali (CIA, Pag. 10Confagricoltura, Coldiretti) e del volontariato (AIIL e InMigrazione).
Questa task force è stata istituita l’8 settembre 2014 e al suo interno ha costituito due sottogruppi. Il primo è costituito da rappresentanti della regione Lazio, dalle associazioni sindacali, da quelle datoriali e del volontariato, per la prevenzione del lavoro irregolare. Il secondo è composto dalle forze di polizia, dalla DTL, dall’INPS e dall’ASL per il contrasto al caporalato e ai controlli nelle aziende. Il primo si è già riunito sei volte, cinque nel 2015 e una nel 2016. Nel corso delle riunioni si è svolto un lavoro di analisi sulla consistenza delle imprese del comparto agricolo, sulla normativa vigente per le assunzioni in agricoltura, sul funzionamento dei centri per l’impiego, e sono state avviate due iniziative particolarmente condivise dalle organizzazioni sindacali: l’elaborazione di una proposta di legge regionale e l’attivazione di un servizio di collocamento sulla scorta delle liste di disoccupazione fornite dai cinque centri per l’impiego, per facilitare attraverso una maggiore capillarità degli sportelli sul territorio l’assunzione da parte dei datori di lavoro. È da evidenziare che nel corso delle riunioni uno dei punti fondamentali oggetto di confronto è stata la necessità di denunciare la situazione di sfruttamento di chiunque fosse a conoscenza. Al riguardo, in data 6 maggio 2015 è stato sottoscritto uno specifico protocollo d’intesa tra la questura di Latina e i sindacati CGIL CISL e UIL, che prevede canali privilegiati per la denuncia e l’accertamento dei casi di sfruttamento. Dalla data di sottoscrizione del predetto protocollo il signor questore ha rappresentato che non è stata sporta ancora alcuna denuncia. Il secondo gruppo ha di fatto da subito avviato l’azione di controllo e contrasto del lavoro irregolare. Nel corso del 2015 sono stati effettuati i seguenti controlli: l’Arma dei carabinieri, nell’ambito delle specifiche attività svolte dal nucleo Pag. 11 carabinieri ispettorato del lavoro, ha eseguito 92 ispezioni, rilevando in 34 aziende 67 lavoratori irregolari e 74 in nero, comminando sanzioni per 280 mila euro, ammende per 78 mila euro. Sono state, inoltre, deferite all’autorità giudiziaria 14 persone e adottati 22 provvedimenti di sospensione dell’attività. La direzione territoriale del lavoro ha eseguito 84 ispezioni nel settore agricolo, rilevando in 48 aziende 128 posizioni lavorative irregolari, 102 in nero. Sono state sospese 27 attività e comminate sanzioni pecuniarie per 41 mila euro. Nel primo trimestre 2016, il citato ufficio ha espletato 20 controlli rilevando in 15 aziende 41 posizioni lavorative irregolari. Sono state comminate sanzioni per altri 34 mila euro. La Guardia di finanza, nell’ambito di attività di contrasto all’evasione fiscale e del lavoro sommerso svolta, ha riscontrato in riferimento al settore agricolo la presenza di 19 lavoratori irregolari nel 2015 e di altri 43 lavoratori in nero nel corso di quest’anno. Per quanto concerne il contrasto al radicalismo islamico, si segnala l’espulsione con decreto del Ministero dell’interno del cittadino tunisino Triki Mohamed. Vengo all’attività della prefettura. Intensa è l’attività di coordinamento espletata dalla prefettura di Latina in sede di comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica e riunioni tecniche di coordinamento al fine di una concreta azione di contrasto posta in essere dalle Forze di polizia. In particolare, nel corso del 2015 si sono tenute trenta riunioni, di cui cinque del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica e venticinque riunioni tecniche di coordinamento, nel corso delle quali è stata messa in atto una nuova strategia di prevenzione e contrasto della criminalità organizzata attraverso la sperimentazione di forme di controllo del territorio interforze anche con l’ausilio delle polizie locali nonché con l’impiego dei reparti territoriali crimine della Polizia di Stato, delle compagnie di intervento operativo dell’Arma Pag. 12 dei carabinieri e del pronto impiego della Guardia di finanza. Ciò ha consentito l’aumento di tutti i servizi, sia di quelli a carattere generale sia di quelli mirati alla prevenzione e al contrasto di determinati fenomeni criminali, come i reati di carattere predatorio, elevando altresì il livello di percezione della sicurezza mediante la massima visibilità delle Forze di polizia nei servizi stessi.
In particolare, nel corso del 2015 sono stati effettuati 76 mila servizi, contro i 70 mila del 2014, con incremento pari al 7 per cento, per un totale di 120 mila uomini impiegati rispetto ai 113 mila del 2014. I servizi mirati sono stati 5.500, contro i 4.800 del periodo precedente, con un incremento del 14 per cento, per un numero complessivo sul piano delle attività poste in essere di 62 mila posti di controllo effettuato, contro i 58 mila del 2014, 287 mila persone identificate, contro le 274 mila sempre relative al precedente anno, 228 mila mezzi controllati, a fronte dei precedenti 224 mila. Per quanto riguarda l’attività dell’ufficio antimafia, si evidenzia che nel corso del 2014 sono state rilasciate 1.893 certificazioni antimafia e, nel 2015, 2.056. Per quanto concerne i beni confiscati alla criminalità organizzata, risultano confiscati nell’ambito provinciale 45 immobili.

  PRESIDENTE. Quante interdittive?

  PIER LUIGI FALONIPrefetto di Latina. Non ne abbiamo fatte, signor presidente.

  PRESIDENTE. Ringrazio il prefetto. Do ora la parola agli onorevoli colleghi che intendano intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

  CLAUDIO MOSCARDELLI. Ringrazio il prefetto per la relazione, che ha affrontato tutte le criticità della provincia di Latina. Emerge un quadro per cui, se volessimo fare una sintesi Pag. 13della condizione di difficoltà della provincia, potremmo dire che è una provincia che ha un volume di arresti all’anno pari a quello della provincia di Caserta. Questo dà l’idea del livello di radicamento, oltre l’infiltrazione, di una serie di organizzazioni criminali. A distanza di un anno e mezzo dalla missione della Commissione antimafia a Latina, sono accaduti alcuni eventi importanti nell’azione di contrasto alla criminalità. In particolare, vorrei centrare l’attenzione sulla città di Latina, che da un punto di vista del fenomeno criminale rappresenta una realtà meno conosciuta, sebbene negli ultimi anni sia stato acceso un faro, un’attenzione che ha portato risultati sul piano anche di provvedimenti definitivi a livello giurisdizionale. In questa città opera il clan Ciarelli Di Silvio, collegato anche per legami di parentela ai Casamonica a Roma. Rispetto anche alla mancata infiltrazione dei casalesi a Latina, va detto che questo clan ha poi raggiunto un accordo con i casalesi, e quindi opera anche per conto loro nella realtà di Latina. Si tratta di un clan che ha una forza particolare, stimata in mille adepti, quindi sostanzialmente una capacità anche di controllo e presenza sul territorio molto forte. Questo clan nel corso degli ultimi vent’anni ha avuto una crescita esponenziale. Accanto alle attività classiche che ha sempre svolto, di usura, racket, spaccio di stupefacenti e così via, ha visto aumentare in maniera esponenziale la propria presenza e infiltrazione sul territorio anche attraverso l’acquisizione di molti esercizi commerciali e aziende. C’è stata una sua crescita anche da un punto di vista «politico». Nel senso che, proprio per questa massa enorme di cui dispone, il clan è risultato avere grande facilità di accesso presso alcune istituzioni, come il comune di Latina, ad esempio per tutta la vicenda relativa alla gestione degli alloggi di case popolari o di sussidi ed emolumenti erogati a decine e decine, se non centinaia, di esponenti di questo clan sotto forma di aiuti Pag. 14economici perché giudicati in condizioni disagiate. C’è stata anche l’occupazione indisturbata di vaste aree e terreni comunali, che hanno utilizzato come fossero proprio terreni per loro attività, fino addirittura all’emersione di rapporti con la società di calcio e di vicende legate allo stadio per questioni urbanistiche. Vorrei chiederle, prefetto, la sua valutazione su come questo fenomeno possa essere riuscito a crescere in maniera sempre più forte. C’è stata, secondo lei, una sottovalutazione o addirittura possiamo parlare anche di copertura di questa capacità di crescita? Vorrei anche chiederle, relativamente alla facilità di movimento che ha su tutto il territorio comunale sul piano economico, ma anche alla facilità di rapporti nelle istituzioni per le vicende che stanno emergendo e che ho prima citato, come giudica i rapporti di questo clan con il livello politico. Vorrei citare ancora una vicenda, come quella di un’interrogazione apparsa e poi ritirata dal deputato Maietta contro il questore di Latina sulla vicenda stadio: può essersi configurato, secondo lei, un atto intimidatorio proprio nella fase più calda di azione di contrasto delle forze di polizia, del prefetto, degli organi dello Stato, che hanno indubbiamente operato in questi due anni un salto di qualità nell’azione di contrasto? Un’ultima domanda è relativa alla questione dei lavoratori immigrati nel settore agricolo: lei definirebbe questa situazione di fenomeno diffuso di lavoro nero o possiamo, invece, configurarla ancora di più come una vicenda di sfruttamento/schiavitù di lavoratori che nella nostra provincia vengono impiegati in questo settore?

  ROSARIA CAPACCHIONE. Vorrei proseguire su quanto anticipato dal collega Moscardelli. Mi è sembrato da tutta la relazione che ci fosse molto sullo sfondo, per dire forse anche un po’ ignorato, il ruolo della politica in combutta con le varie organizzazioni criminali che operano sul territorio, a partire Pag. 15dal basso Lazio, cui ha fatto riferimento, quindi con l’infiltrazione della famiglia Bardellino, lì da venticinque anni, con il controllo sull’amministrazione comunale, con il clan Moccia, con il clan Mallardo, con la famiglia Bidognetti, che opera sempre nel basso Lazio, col gruppo Zagaria, che opera nella zona di Castelforte andando verso Cassino, via via fino alla città capoluogo. Poi c’è Fondi, il mercato ortofrutticolo. Fondi è stata al centro di una grossa polemica nella passata legislatura proprio su una relazione di un suo collega che aveva chiesto lo scioglimento di quell’amministrazione comunale. Mi sembra dalla sua relazione che tutto questo sia sparito nel nulla. Non c’è più nulla di attuale, a suo giudizio, o invece questi rapporti con la politica permangono e persistono? E quali sono i rapporti, per esempio, se sono stati documentati, tra la famiglia Ciarelli Di Silvio e uomini dell’amministrazione comunale del capoluogo?

  CLAUDIO FAVA. Prefetto, la collega ha già anticipato la mia domanda. La mia domanda è una battuta ed è sulla capacità di condizionamento oggi delle organizzazioni criminali nei confronti della politica, la capacità concreta, non astratta. Fondi non fu sciolta perché si dimise il consiglio comunale all’ultimo momento utile, abbiamo un’inchiesta a Formia per voto di scambio, Latina viene considerata un hub delle mafie. La sensazione è che non si limitino soltanto a un controllo criminale del territorio, ma che questo controllo sociale abbia a che fare anche con la politica e con la capacità di forte, diretto condizionamento dell’attività dell’amministrazione. Vorremmo sapere se lei avverte questo rischio e ha qualcosa, anche eventualmente in segreta, da poterci dire.

  FRANCESCO D’UVA. Vorrei ricollegarmi a un’audizione che abbiamo svolto della DDA di Roma. In particolare, l’aggiunto Pag. 16Prestipino ci parlò di un problema relativo alle intercettazioni nel territorio di Latina. Non so se la presidente ha memoria di questa vicenda in cui c’erano queste intercettazioni che dovevano essere secretate ed erano in mano a soggetti esterni, persone che evidentemente avevano contatti con la ditta esterna che esegue le intercettazioni. A seguito di quell’audizione, di quella notizia stampa – non era secretata e avevamo fatto anche delle dichiarazioni al riguardo – è stato fatto qualcosa? È possibile fare qualcosa per evitare che intercettazioni delicate possano finire nelle mani di estranei, soggetti esterni alla società di intercettazioni stessa? Si è fatto ordine o è possibile farlo in questo campo? Riguardo al comune di Sperlonga, mi risulta che il sindaco sia stato rimosso, se non sbaglio, in base alla legge Severino e che consiglieri comunali abbiano subìto minacce e intimidazioni: qual è la situazione a Sperlonga? È il caso di indagare ulteriormente su questa realtà? Anche se una commissione d’accesso forse è un po’ forte, la prefettura ha valutato qualcosa al riguardo? Lo stesso vale per il comune di Formia. Mi risulta ci sia appunto il processo «sistema Formia»: al di là del lavoro dell’autorità giudiziaria, la prefettura può fare qualcosa per mettere al riguardo? È stata già posta la domanda sul basso Lazio, in generale è già stato detto. Secondo notizie di stampa ho anche sentito parlare di lobby deviata: è possibile qualche chiarimento riguardo i legami tra criminalità organizzata e politica? Ancora, nel luglio 2015 i carabinieri, su disposizione della procura di Latina, sequestravano una lottizzazione abusiva effettuata da società di Marcianise e Parete. Considerata la pressione della camorra in provincia di Latina, dietro la vicenda della lottizzazione vi sono interessi della criminalità organizzata?

  PIER LUIGI FALONIPrefetto di Latina. Lottizzazioni dove?

  FRANCESCO D’UVA. A Sperlonga.

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  LUIGI GAETTI. Vorrei tornare un po’ sul rapporto con la città di Latina, nel senso di quest’intreccio tra la politica e alcune associazioni criminali. Vorrei anche chiedere come si comporta la società civile. Sappiamo che lì c’è stato un grosso problema nell’ambito del tribunale con arresti, che ha coinvolto anche numerosi professionisti, sia commercialisti sia architetti per la valutazione. Questo ha comportato il fallimento di molte società, soprattutto quelle capitalizzate, per cui sono state vendute poi probabilmente a gruppi di persone che si sono arricchite in maniera indebita. Su questo ho avuto numerose segnalazioni. È strano, peraltro, che nonostante si sia evidenziata questo criticità, le vendite per incanto stiano andando avanti, e queste sono persone che chiaramente sono state truffate da una sistema che, oltretutto, purtroppo è un’istituzione. Queste persone sono state vittime due volte, per mano sia di professionisti corrotti sia dell’istituzione, che non è stata in grado di tutelarle: è stato fatto qualcosa? Queste persone sono state aiutate? Si sta cercando di porre rimedio? Soprattutto, in relazione ai professionisti, si è svolta un’attività nei confronti degli ordini per sensibilizzarli, per spiegare al meglio queste criticità?

  DAVIDE MATTIELLO. Prefetto, ha fatto riferimento al gruppo di lavoro permanente dedicato ai lavoratori immigrati, allo sportello aperto se non ho capito male un anno fa, nel maggio 2015, lo sportello che avrebbe dovuto favorire le denunce. Parlando della task force ha parlato dello sportello aperto presso la questura. Se ho sentito male, però, ha detto che a oggi non è arrivata alcuna denuncia. Vorrei chiederle una valutazione di questo dato negativo. Che cosa significa, che la modalità di funzionamento dello sportello non è adeguata o che un certo allarme rispetto alla situazione è stato in realtà una sopravvalutazione?

Pag. 18

  PRESIDENTE. Ho una domanda anch’io, che riguarda in particolare Ciarelli, che dovrebbe essere agli arresti domiciliari a Venafro, in Molise, nonostante sia stato condannato a vent’anni per reati di associazione mafiosa.

  PIER LUIGI FALONIPrefetto di Latina. A noi risulta ancora agli arresti domiciliari a Rieti.

  PRESIDENTE. Va bene. Do la parola al prefetto per la replica.

  PIER LUIGI FALONIPrefetto di Latina. L’attenzione viene rivolta, se è possibile riunire un po’ gli argomenti, sui rapporti tra criminalità e politica. Io sono lì da un anno e vedo nella realtà del comune di Latina una provincia nella quale sono vissute insieme sin da piccole persone che oggi condividono professionalità e atteggiamenti diversi. Molte di queste persone sono andate a scuola insieme e hanno convissuto sulla stessa realtà insieme. Alcuni sono andati sulla retta via, altri non sono andati sulla retta via. Questo non vuol dire che chi continua ad avere rapporti con uno che ha avuto nella sua attività un momento di défaillance o ce l’ha ancora. Nel momento in cui è libera, una persona onesta che frequenta o prende un caffè con un delinquente non deve essere delinquente anche lei. Questa premessa è per dire che un prefetto deve essere attento alla realtà che vive e nel contempo considerare quello che vede come il presupposto che poi lo fa agire nella sua azione quotidiana. Io sono da un anno a Latina e quello che mi preme sottolineare è che la percezione di sicurezza è cambiata, perlomeno così mi si dice, e forse l’ha confermato il senatore Moscardelli nella sua domanda. In prefettura abbiamo aperto le porte e abbiamo ricevuto tutti coloro che volessero essere assieme alle istituzioni utilizzando come metro di comportamento Pag. 19 esclusivamente la legalità e il rispetto delle regole. Non mi sono dimenticato dei politici nella relazione. Prima di leggere la relazione ho premesso quattro righe dicendo che la mia analisi era esclusivamente fatta sulle evidenze info-operative delle forze di polizia e dei risultati di sentenze della magistratura, definite o in corso di definizione. Attualmente, quindi, ci sono procedimenti in atto importanti. Come ha evidenziato il senatore Moscardelli, le indicazioni della possibilità che ci sia un momento di congiunzione relativamente a quanto poc’anzi affermavate sono sotto esame della magistratura. Io posso dire quello che le carte mi dicono o con le sensazioni che percepisco indirizzare la mia azione di prevenzione e controllo. Il prefetto non svolge l’attività di repressione del magistrato. Io devo prevenire e controllare. In un anno di attività la prevenzione e il controllo su questo territorio c’è stata, perché c’è stato un decremento di tutti i reati. Non solo, ma c’è una percezione di sicurezza nella città maggiore di prima. Non solo, si sono aperti più procedimenti di prima. Non solo, si sono rotte situazioni che sembravano impossibili da toccare. Lo abbiamo fatto attraverso una riunione continua con le forze di polizia. Con i magistrati il mio rapporto è quello che, se mi chiamano e mi chiedono quello che so, io riferisco, ma la magistratura è un organo che agisce autonomamente, dando poi a uno la determinazione di imputato o testimone o altro. È palese che nella provincia di Latina, dal nord al sud, sono presenti organizzazioni criminali o nella loro struttura o tramite persone a esse affiliate o collegate, che sono nel territorio pontino magari per un solo affare. Ad esempio, i Crupi hanno commercializzato 370 tonnellate di cioccolato. Si parlava di droga, ma ci sono anche altre situazioni. La corruzione c’è anche a Latina. Adesso bisogna dimostrarla attraverso il procedimento, che conosciamo, democratico di un processo. Questa Pag. 20 relazione è stata fatta sulle cose che adesso sono certe nelle carte. Se avessi dovuto parlare di tutti i procedimenti, la relazione non sarebbe stata di venti pagine, ma di molte di più. Quello che mi interessa dirvi in questo momento– non so se sono stato compiuto nella mia risposta – è che stiamo lavorando, stiamo lavorando bene, senza mettere da parte nessuna attenzione. Da qui, però, a chiedere a un prefetto notizie che debbono essere chieste a un tribunale, per esempio che cosa si sta facendo sulla successione di Lollo. Questo non attiene a un prefetto, ma a un tribunale. Perché non è stato cambiato il magistrato e non è stato messo un altro magistrato? Se vuole, posso chiederlo e riferire, ma non posso conoscere le determinazioni di un altro organo istituzionale. Io rispondo per la mia attività. Sono d’accordo con lei, quindi, onorevole, condivido, ma…

  CLAUDIO FAVA. Io non le chiedo di condividere, ma solo di rispondere. La mia domanda non è se siano in corso indagini. Ci sono, lo sappiamo, e gli atti giudiziari sono nella nostra disponibilità come nella sua. Le chiedevo una cosa diversa, e cioè una valutazione dal suo punto di vista, un punto di vista che utilizza evidenze giudiziarie, ma anche evidenze sociali d’altro tipo. Dal suo punto di vista, il rischio, come è accaduto in passato, che ci sia un condizionamento di alcune amministrazioni del territorio di Latina, è attuale o no? Non è un fatto giudiziario, ma la valutazione del prefetto di Latina.

  PIER LUIGI FALONIPrefetto di Latina. La valutazione è che attualmente le forze di polizia sono ben attente a evidenziare i fatti di questo genere.

  FRANCESCO D’UVA(fuori microfono) Quanto a Sperlonga e alle intercettazioni?

Pag. 21

  PIER LUIGI FALONIPrefetto di Latina. Delle intercettazioni, mi scusi, non sono a conoscenza, quindi non posso risponderle su cose che non conosco. Per quanto riguarda Sperlonga, c’è stato da parte del Corpo forestale dello Stato un sequestro non indifferente. È un procedimento in itinere. C’è un secondo sequestro anche da parte dei Carabinieri, ancora in itinere, che ha visto una grossissima lottizzazione. Vi è, quindi, certezza di questo.

  DAVIDE MATTIELLO(fuori microfono) Sulle denunce che mancano…

  PIER LUIGI FALONIPrefetto di Latina. Questo è importante. Specialmente in questi giorni è evidenziata, come avete visto su tutti i giornali, la situazione dei sikh. Dalle analisi investigative attualmente non si evidenzia per noi uno sfruttamento in schiavitù, ma un’irregolarità nella contrattualistica e per il lavoro nero. Questo è sicuramente importante. Tutte le autorità coinvolte nell’investigazione hanno trovato persone senza permessi o che hanno permessi di soggiorno ma che sono sfruttate. Sotto quest’aspetto, devo rassicurarla che stanno procedendo. Dall’altra parte – purtroppo, questo è un dato di fatto – a noi denunce effettive non sono state mai presentate. Io stesso ho chiamato in prefettura i rappresentanti datoriali, ai quali ho chiesto cortesemente, atteso che le denunce sarebbero nei confronti di chi in questo caso è imprenditore, e quindi responsabile di un’azienda, di essere parte attiva nella denuncia o perlomeno a farci conoscere posizioni di irregolarità, anche nel loro interesse.

  PRESIDENTE. Ringraziamo il prefetto.
Dichiaro conclusa l’audizione.

  La seduta termina alle 15.50.

L’INTERVISTA DEL DR.CRISTIANO TATARELLI ,VICARIO DEL QUESTORE DI LATINA,A TELEUNIVERSO

.”VISTA SUL GOLFO del 16-02-2017″ su YouTube
https://youtu.be/Wl_QbzrJILs

Un’intervista,quella del Dr.Tatarelli ,importante  sia perché  egli é uno dei poliziotti più seri,bravi e preparati  di tutta Italia  e sia  per la nitidezza  del quadro  che egli  disegna  in relazione  alla situazione  criminale della provincia di Latina,il cui territorio,alle porte della Capitale,com’é noto,é stato letteralmente invaso dai  clan.L’intervista,però – non se ne abbia il Dr.Tatarelli – ci offre lo spunto per talune considerazioni  che non possiamo esimerci dal fare sempre in rapporto alla situazione da lui prospettata all’emittente .  E’ vero che egli non ha alcuna colpa in quanto  il suo girovagare  per  importanti Commissariati di mezza Italia,dalla Sicilia,al  Lazio,alla Campania,non gli ha consentito di operare stabilmente  nel Lazio e,quindi,egli non ha alcuna responsabilità circa le carenze  che noi andiamo denunciando da sempre.Le responsabilità sono tutte di altri,Prefetti soprattutto ,fatta qualche eccezione,e Procuratori precedenti ( a questo punto sentiamo il dovere di esprimere pubblicamente  il nostro giudizio altamente positivo  e  pieno di gratitudine  al Procuratore attuale di Cassino  Dr.Luciano D’Emmanuele ),i quali hanno mostrato scarsa attenzione  al  fenomeno mafioso.E’ il potere  politico-amministrativo che ha le maggiori responsabilità perché é ai Prefetti che  la legge attribuisce tutte le funzioni in materia di prevenzione antimafia  e sono essi –i Prefetti -  che,anche nella loro   veste di responsabili dei Comitati Provinciali della Sicurezza e dell’ordine pubblico,hanno l’obbligo di  impartire le direttive,gli input,le coordinate per l’azione delle forze dell’ordine.Queste eseguono gli ordini che ricevono e,se nelle priorità decise dai predetti Comitati,la lotta alle mafie  non figura al primo posto,esse ovviamente  finiscono per considerarla  così come viene loro ordinato.Il problema é che da questo punto di vista le cose non é che siano cambiate granché rispetto al passato,tant’é che tutte le operazioni più importanti finora fatte in materia di lotta alle mafie nel Basso Lazio – ed in particolare in provincia di Latina- hanno visto il timbro di Corpi speciali,DIA,GICO,ROS,SCO,tutti provenienti da fuori provincia e su delega delle DDA di Roma,Napoli,Reggio Calabria ecc..Questo é un dato di fatto che nessuno può smentire.Oggi,proprio per i “vuoti” da noi denunciati,la situazione é  compromessa,malgrado ogni buona volontà di tizio o di caio , perché le mafie si sono letteralmente impadronite del territorio inquinandone tutti i settori,non esclusi quelli politici ed istituzionali.Tonnellate di capitali  esse  hanno investito per costruire o comprare tutto,anche l’aria che respiriamo ed é  difficile,oggi,considerati i  probabili vari passaggi che sono stati fatti fare ad essi,risalire alla loro “provenienza”.E’ da presumere,quindi,che,ad esempio, abbia costruito o comprato Caio ma che attualmente  la proprietà risulti intestata a Sempronio per una serie di  passaggi fatti a teste di legno e individui dalla fedina penale immacolata  ma che sono sempre la longa manus di Caio.E qui arriviamo al problema della preparazione e dell’esperienza perché se noi non abbiamo personale qualificato e ben organizzato sul posto siamo destinati a fare  sempre il classico buco nell’acqua.
Dr.Tatarelli,lei sa che noi dell’Associazione Caponnetto non siamo dei……pivellini e veniamo da….”molto,molto lontano” ed abbiamo,in virtù della nostra esperienza,”antenne molto  solide e ramificate” che ci consentono di vedere e sapere quanto non tutti vedono e sanno.Almeno fra di noi diciamoci,quindi,come stanno effettivamente  le cose.
                                                                                                                                                                                                                                   Associazione Caponnetto

Il maxiprocesso di Palermo e l’ “Altro” ed Alto” dell’Associazione Caponnetto

LA  “MEMORIA” CHE SI FA PRESENTE E CHE NON E’,QUINDI,INTERPRETATA IN MANIERA ASETTICA ED AUTOCELEBRATIVA.

 

L’altro giorno abbiamo voluto celebrare,con una nota del Prof.Alfredo Galasso,nostro Presidente onorario  e capo del nostro Ufficio legale,l’anniversario del 31° maxiprocesso di Palermo,il processo più importante nella storia del nostro Paese contro la mafia.

Galasso in quel processo  é stato il coordinatore delle parti civili,mentre Ayala era il PM e Grasso un giudice.

Tre protagonisti,insieme ai quali,il 14 e 15 ottobre scorsi,nella prestigiosa Aula Magna della Suprema Corte di Cassazione a Roma,con la partecipazione dell’Associazione Nazionale Magistrati ed il Collegio nazionale forense,l’Associazione Caponnetto ha voluto aprire la celebrazione di quell’avvenimento storico,celebrazione che chiudiamo con la pubblicazione ,oggi,della nota di Alfredo.

Ci abbiamo tenuto a riandare  a quell’evento per  ricordare a noi stessi e ricordare a tutti gli altri quali sono le nostre radici e quali sono gli obiettivi che ci proponiamo.

L’Associazione Caponnetto é nata idealmente,attraverso le figure di Alfredo Galasso e,poi,di Nino Caponnetto  - del quale ci onoriamo  di portare il nome anche qua per esaltarne la “memoria ” – in quell’epoca e in quel filone di valori  che ci riportano ad essa.

Una “memoria” che  si fa continuità e corpo e carne,cioé lotta.

Ecco perché l’Associazione Caponnetto rivendica la sua “diversità” rispetto a tanti altri sodalizi  disseminati nel Paese.

Perché essa é ,appunto,carne e corpo del maxiprocesso di Palermo e di tutte le azioni successive che portano i nomi di Alfredo Galasso e di Nino Caponnetto ,i quali sono in Italia e nel mondo,l’uno in ruolo e l’altro in uno diverso,due giganti della lotta alle mafie.

Per noi,i punti di riferimento e le coordinate per proseguirne l’azione.

“Altro ” ed “Alto”,il nostro motto.

“Altro” ed “Alto” che mal si coniugano con la superficialità,la vuotaggine,l’ignoranza   di quanti pensano di aderire all’Associazione Caponnetto per perseguire ,eventualmente, fini oscuri  di natura egoistica , personalistica o politica.

L’adesione all’Associazione Caponnetto  richiede una conoscenza delle sue radici ideali e   della storia di questo Paese e   va fatta in maniera consapevole e convinta in quanto anche chi vi aderisce é “Altro” ed “Alto”.

Lo ripetiamo “Altro ” ed “Alto”.

Ed in maniera “altra” ed “alta” si pretende che  si comportino tutti i propri aderenti,nessuno escluso,dal Presidente,al Segretario fino al più recente iscritto.

Pubblichiamo ora la nota del Prof.Galasso e con questo atto chiudiamo la celebrazione del 31° anniversario del maxiprocesso di Palermo invitando tutti gli iscritti,oltre che a coltivare la “memoria”,a far sì che questa diventi carne ed ossa  di un’azione quotidiana sui territori.

Un caro saluto a tutti.

 

 

Oggi è il 31° anno dall’apertura del maxiprocesso nell’Aula Bunker di Palermo costruita in tempo record per consentire la presenza di 475 imputati di reati di mafia, dalla strage all’associazione di tipo mafioso. Le imputazioni erano descritte nella ordinanza sentenza firmata dai giudici istruttori Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello, Leonardo Guarnotta e sottoscritta pagina per pagina dal Capo dell’Ufficio Antonino Caponnetto.

Il processo, conclusosi in Cassazione il 31 gennaio 1992 con la conferma della condanna per centinaia di mafiosi e centinaia di anni, ha segnato una svolta decisiva nella lotta antimafia, non solo sul piano giudiziario ma anche e soprattutto nella società civile e nella coscienza collettiva delle successive generazioni. Da allora l’azione di contrasto alla criminalità organizzata è proseguita tra alti e bassi, tra impulsi e ritardi, tuttavia nessuno ha potuto dire di non saperne nulla, come nei decenni precedenti.

La memoria di quella esperienza, che ho vissuto personalmente quale coordinatore delle parti civili per la prima volta presenti in un processo di mafia, non va dispersa nel senso che occorre verificare le novità intervenute negli anni fino ai giorni nostri; novità sociali, economiche, politiche oltre che legislative e giudiziarie. Su iniziativa dell’Associazione “A.Caponnetto” in collaborazione con l’ANM e il CNF, nell’ottobre scorso si è svolto un Convegno presso l’Aula Magna della Cassazione, che di una tale verifica si è fatto carico con risultati positivi e incoraggianti. Infatti, ciò che è necessario, anche per onorare gli artefici dell’azione giudiziaria del tempo, è non abbassare la guardia e per così dire monitorare il fenomeno mafioso, che rimane presente e devastante per la società, l’economia e la pubblica amministrazione, cioè per il bene pubblico, pur agendo in modi e ambienti differenti e più ampi rispetto al passato. Il processo Mafia Capitale in corso presso il Tribunale di Roma è uno spaccato inquietante della ramificazione e della penetrazione nel sistema economico e nella istituzioni dei vecchi e nuovi capimafia, e in questo processo la nostra Associazione è costituita parte civile, rappresentata dall’avv. Licia D’Amico, a tutela di un interesse collettivo che è la ragione fondante e permanente dell’Associazione stessa.

Palermo 10 febbraio 2017.

Alfredo Galasso “

.Il maxiprocesso di Palermo e l’Associazione Caponnetto.Una nota del Prof.Galasso

CHI SIAMO,DA DOVE VENIAMO ,COSA VOGLIAMO E PER COSA LOTTIAMO.

IL PROF.ALFREDO GALASSO,PRESIDENTE ONORARIO E CAPO DELL’UFFICIO LEGALE DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO,UNO ,CON AYALA E GRASSO,DEI PROTAGONISTI MAGGIORI DEL MAXIPROCESSO DI PALERMO COME COORDINATORE DI TUTTE LE PARTI CIVILI,CI RICORDA QUELL’EVENTO CHE RESTA NELLA STORIA DELLA LOTTA  ALLE MAFIE.

MEMORIA CHE,PERO’,DEVE FARSI PRESENTE. 

 

Oggi è il 31° anno dall’apertura del maxiprocesso nell’Aula Bunker di Palermo costruita in tempo record per consentire la presenza di 475 imputati di reati di mafia, dalla strage all’associazione di tipo mafioso. Le imputazioni erano descritte nella ordinanza sentenza firmata dai giudici istruttori Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello, Leonardo Guarnotta e sottoscritta pagina per pagina dal Capo dell’Ufficio Antonino Caponnetto.

Il processo, conclusosi in Cassazione il 31 gennaio 1992 con la conferma della condanna per centinaia di mafiosi e centinaia di anni, ha segnato una svolta decisiva nella lotta antimafia, non solo sul piano giudiziario ma anche e soprattutto nella società civile e nella coscienza collettiva delle successive generazioni. Da allora l’azione di contrasto alla criminalità organizzata è proseguita tra alti e bassi, tra impulsi e ritardi, tuttavia nessuno ha potuto dire di non saperne nulla, come nei decenni precedenti.

La memoria di quella esperienza, che ho vissuto personalmente quale coordinatore delle parti civili per la prima volta presenti in un processo di mafia, non va dispersa nel senso che occorre verificare le novità intervenute negli anni fino ai giorni nostri; novità sociali, economiche, politiche oltre che legislative e giudiziarie. Su iniziativa dell’Associazione “A.Caponnetto” in collaborazione con l’ANM e il CNF, nell’ottobre scorso si è svolto un Convegno presso l’Aula Magna della Cassazione, che di una tale verifica si è fatto carico con risultati positivi e incoraggianti. Infatti, ciò che è necessario, anche per onorare gli artefici dell’azione giudiziaria del tempo, è non abbassare la guardia e per così dire monitorare il fenomeno mafioso, che rimane presente e devastante per la società, l’economia e la pubblica amministrazione, cioè per il bene pubblico, pur agendo in modi e ambienti differenti e più ampi rispetto al passato. Il processo Mafia Capitale in corso presso il Tribunale di Roma è ino spaccato inquietante della ramificazione e della penetrazione nel sistema economico e nella istituzioni dei vecchi e nuovi capimafia, e in questo processo la nostra Associazione è costituita parte civile, rappresentata dall’avv. Licia D’Amico, a tutela di un interesse collettivo che è la ragione fondante e permanente dell’Associazione stessa.

Palermo 10 febbraio 2017.

Alfredo Galasso

.I territori di due Comuni,quelli di Sorrento in Campania e di Gaeta nel Lazio,sono quelli che in quest’ultimo periodo ci stanno preoccupando di più.Entrambi a intensa attrazione e frequenza turistiche ed in entrambi la parola mafia non viene mai pronunciata.Silenzio di tomba!!!!! Un brutto segnale!

Abbiamo insistito,per anni,stiamo insistendo,insisteremo,ma tutti fanno finta di non sentire e fanno orecchie da mercante.La mafia non esiste !!!!! A Gaeta nel Lazio ,come a Sorrento in Campania.Vediamo alla fine chi la spunterà! Si tratta di due città tutte e due sul mar Tirreno,a fortissima attrazione turistica nazionale ed internazionale.Qualcuno,parlando di Sorrento e della penisola sorrentina,ci ha risposto tempo fa :”La mafia non c’é ,c’é il riciclaggio”,come se il riciclaggio fosse altra cosa  dalla mafia !!!!! Poi esce il pentito che  afferma:”I D’Alessandro comandano anche a Sorrento”!!!!!.”Comandano”.Un’affermazione che vuole dire tanto.
Gaeta,”provincia di Casal di Principe” ,come la definiva un altro pentito,Carmine Schiavone,é la città  dell’omertà per eccellenza. Nessuno vede,nessuno,sente,nessuno parla.Sembra di stare  nelle periferie più arretrate del sud Italia.Nessuna  parola,nessuna segnalazione,nemmeno anonima ,niente di niente. Si parla di tutto,di pennacchi e roccocò,di feste,di sagre,di luminarie e rotonde,ma la mafia non c’é.Essa si è fermata   ai suoi confini,come ,d’altronde,a Sorrento.Come se la mafia conoscesse  i confini !!!!!
Che vergogna !!!!!

Il maxiprocesso di Palermo e l’ “Altro” ed Alto” dell’Associazione Caponnetto

LA  “MEMORIA” CHE SI FA PRESENTE E CHE NON E’,QUINDI,INTERPRETATA IN MANIERA ASETTICA ED AUTOCELEBRATIVA.

 

L’altro giorno abbiamo voluto celebrare,con una nota del Prof.Alfredo Galasso,nostro Presidente onorario  e capo del nostro Ufficio legale,l’anniversario del 31° maxiprocesso di Palermo,il processo più importante nella storia del nostro Paese contro la mafia.

Galasso in quel processo  é stato il coordinatore delle parti civili,mentre Ayala era il PM e Grasso un giudice.

Tre protagonisti,insieme ai quali,il 14 e 15 ottobre scorsi,nella prestigiosa Aula Magna della Suprema Corte di Cassazione a Roma,con la partecipazione dell’Associazione Nazionale Magistrati ed il Collegio nazionale forense,l’Associazione Caponnetto ha voluto aprire la celebrazione di quell’avvenimento storico,celebrazione che chiudiamo con la pubblicazione ,oggi,della nota di Alfredo.

Ci abbiamo tenuto a riandare  a quell’evento per  ricordare a noi stessi e ricordare a tutti gli altri quali sono le nostre radici e quali sono gli obiettivi che ci proponiamo.

L’Associazione Caponnetto é nata idealmente,attraverso le figure di Alfredo Galasso e,poi,di Nino Caponnetto  - del quale ci onoriamo  di portare il nome anche qua per esaltarne la “memoria ” – in quell’epoca e in quel filone di valori  che ci riportano ad essa.

Una “memoria” che  si fa continuità e corpo e carne,cioé lotta.

Ecco perché l’Associazione Caponnetto rivendica la sua “diversità” rispetto a tanti altri sodalizi  disseminati nel Paese.

Perché essa é ,appunto,carne e corpo del maxiprocesso di Palermo e di tutte le azioni successive che portano i nomi di Alfredo Galasso e di Nino Caponnetto ,i quali sono in Italia e nel mondo,l’uno in ruolo e l’altro in uno diverso,due giganti della lotta alle mafie.

Per noi,i punti di riferimento e le coordinate per proseguirne l’azione.

“Altro ” ed “Alto”,il nostro motto.

“Altro” ed “Alto” che mal si coniugano con la superficialità,la vuotaggine,l’ignoranza   di quanti pensano di aderire all’Associazione Caponnetto per perseguire ,eventualmente, fini oscuri  di natura egoistica , personalistica o politica.

L’adesione all’Associazione Caponnetto  richiede una conoscenza delle sue radici ideali e   della storia di questo Paese e   va fatta in maniera consapevole e convinta in quanto anche chi vi aderisce é “Altro” ed “Alto”.

Lo ripetiamo “Altro ” ed “Alto”.

Ed in maniera “altra” ed “alta” si pretende che  si comportino tutti i propri aderenti,nessuno escluso,dal Presidente,al Segretario fino al più recente iscritto.

Pubblichiamo ora la nota del Prof.Galasso e con questo atto chiudiamo la celebrazione del 31° anniversario del maxiprocesso di Palermo invitando tutti gli iscritti,oltre che a coltivare la “memoria”,a far sì che questa diventi carne ed ossa  di un’azione quotidiana sui territori.

Un caro saluto a tutti.

 

 

Oggi è il 31° anno dall’apertura del maxiprocesso nell’Aula Bunker di Palermo costruita in tempo record per consentire la presenza di 475 imputati di reati di mafia, dalla strage all’associazione di tipo mafioso. Le imputazioni erano descritte nella ordinanza sentenza firmata dai giudici istruttori Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello, Leonardo Guarnotta e sottoscritta pagina per pagina dal Capo dell’Ufficio Antonino Caponnetto.

Il processo, conclusosi in Cassazione il 31 gennaio 1992 con la conferma della condanna per centinaia di mafiosi e centinaia di anni, ha segnato una svolta decisiva nella lotta antimafia, non solo sul piano giudiziario ma anche e soprattutto nella società civile e nella coscienza collettiva delle successive generazioni. Da allora l’azione di contrasto alla criminalità organizzata è proseguita tra alti e bassi, tra impulsi e ritardi, tuttavia nessuno ha potuto dire di non saperne nulla, come nei decenni precedenti.

La memoria di quella esperienza, che ho vissuto personalmente quale coordinatore delle parti civili per la prima volta presenti in un processo di mafia, non va dispersa nel senso che occorre verificare le novità intervenute negli anni fino ai giorni nostri; novità sociali, economiche, politiche oltre che legislative e giudiziarie. Su iniziativa dell’Associazione “A.Caponnetto” in collaborazione con l’ANM e il CNF, nell’ottobre scorso si è svolto un Convegno presso l’Aula Magna della Cassazione, che di una tale verifica si è fatto carico con risultati positivi e incoraggianti. Infatti, ciò che è necessario, anche per onorare gli artefici dell’azione giudiziaria del tempo, è non abbassare la guardia e per così dire monitorare il fenomeno mafioso, che rimane presente e devastante per la società, l’economia e la pubblica amministrazione, cioè per il bene pubblico, pur agendo in modi e ambienti differenti e più ampi rispetto al passato. Il processo Mafia Capitale in corso presso il Tribunale di Roma è uno spaccato inquietante della ramificazione e della penetrazione nel sistema economico e nella istituzioni dei vecchi e nuovi capimafia, e in questo processo la nostra Associazione è costituita parte civile, rappresentata dall’avv. Licia D’Amico, a tutela di un interesse collettivo che è la ragione fondante e permanente dell’Associazione stessa.

Palermo 10 febbraio 2017.

Alfredo Galasso “

Pubblichiamo integralmente il verbale,senza aggiungere o levare neanche una virgola, delle dichiarazioni rese da Carmine Schiavone il 13 marzo 1996 negli Uffici del Comando Provinciale dei Carabinieri di Latina in relazione alla presenza ed alle attività della camorra nel Basso Lazio.Siamo nel 1996, 21 anni fa già la situazione descritta da Schiavone – il quale,si faccia attenzione,parla solo dei Casalesi e non degli altri clan di camorra,ndrangheta ,Cosa Nostra e mafie straniere che si sono impadroniti del Basso Lazio e non solo –era già allora di una gravità eccezionale. Ognuno potrà giudicare dalla lettura di tale atto se lo Stato e la politica abbiano fatto o meno quello che avrebbero dovuto fare al riguardo.

.La nota del Prof.Galasso in occasione della celebrazione del 31° anniversario del maxiprocesso di Palermo

LA  NOTA DEL PROF.ALFREDO GALASSO  IN OCCASIONE DELLA CELEBRAZIONE DEL 31°   ANNIVERSARIO DEL MAXIPROCESSO DI PALERMO

 

 

 

 

IERI,1O FEBBRAIO 2017,CELEBRANDO IL 31° ANNIVERSARIO DEL MAXIPROCESSO  DI PALERMO,ABBIAMO  PREANNUNCIATO UNA NOTA DEL NOSTRO PRESIDENTE ONORARIO E CAPO DELL’UFFICIO LEGALE AVV.PROF.ALFREDO GALASSO,IL QUALE SVOLSE UN RUOLO FONDAMENTALE ,COME COORDINATORE DELLE PARTI CIVILI,IN  QUELLA OCCASIONE CHE RIMARRA’ NELLA STORIA  DEL NOSTRO PAESE.

PURTROPPO,PER UN DISGUIDO CHE CI HA FATTO PERDERE TALE NOTA  ,NON  SIAMO STATI DI PAROLA.

CHIEDIAMO SCUSA  AD ALFREDO E A TUTTI GLI AMICI CHE CI SEGUONO E LA PUBBLICHIAMO  OGGI CON UN LEGGERO RITARDO.

 

 

 

 

Oggi è il 31° anno dall’apertura del maxiprocesso nell’Aula Bunker di Palermo costruita in tempo record per consentire la presenza di 475 imputati di reati di mafia, dalla strage all’associazione di tipo mafioso. Le imputazioni erano descritte nella ordinanza sentenza firmata dai giudici istruttori Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello, Leonardo Guarnotta e sottoscritta pagina per pagina dal Capo dell’Ufficio Antonino Caponnetto.

Il processo, conclusosi in Cassazione il 31 gennaio 1992 con la conferma della condanna per centinaia di mafiosi e centinaia di anni, ha segnato una svolta decisiva nella lotta antimafia, non solo sul piano giudiziario ma anche e soprattutto nella società civile e nella coscienza collettiva delle successive generazioni. Da allora l’azione di contrasto alla criminalità organizzata è proseguita tra alti e bassi, tra impulsi e ritardi, tuttavia nessuno ha potuto dire di non saperne nulla, come nei decenni precedenti.

La memoria di quella esperienza, che ho vissuto personalmente quale coordinatore delle parti civili per la prima volta presenti in un processo di mafia, non va dispersa nel senso che occorre verificare le novità intervenute negli anni fino ai giorni nostri; novità sociali, economiche, politiche oltre che legislative e giudiziarie. Su iniziativa dell’Associazione “A.Caponnetto” in collaborazione con l’ANM e il CNF, nell’ottobre scorso si è svolto un Convegno presso l’Aula Magna della Cassazione, che di una tale verifica si è fatto carico con risultati positivi e incoraggianti. Infatti, ciò che è necessario, anche per onorare gli artefici dell’azione giudiziaria del tempo, è non abbassare la guardia e per così dire monitorare il fenomeno mafioso, che rimane presente e devastante per la società, l’economia e la pubblica amministrazione, cioè per il bene pubblico, pur agendo in modi e ambienti differenti e più ampi rispetto al passato. Il processo Mafia Capitale in corso presso il Tribunale di Roma è uno spaccato inquietante della ramificazione e della penetrazione nel sistema economico e nella istituzioni dei vecchi e nuovi capimafia, e in questo processo la nostra Associazione è costituita parte civile, rappresentata dall’avv. Licia D’Amico, a tutela di un interesse collettivo che è la ragione fondante e permanente dell’Associazione stessa.

Palermo 10 febbraio 2017.

Alfredo Galasso

E’ “provincia di Casal di Principe”!………………………

E’ “PROVINCIA DI CASAL DI PRINCIPE “,COME LA DEFINI’  CARMINE SCHIAVONE CHE EVIDENTEMENTE BEN LA CONOSCEVA,MA NESSUNO,FATTA ECCEZIONE PER I RAGAZZI DEL M5S E DI RIFONDAZIONE COMUNISTA ,CHE VI RACCOLGONO PERO’ SCARSI CONSENSI,VUOL PRONUNCIARE  LA PAROLA “CAMORRA “.

 

Nessuno che abbia avuto mai  l’idea finora di chiedere l’elenco delle residenze per verificare quante e quali persone vi risiedono e votano;nessuno che si sia mai  speso per avere chiaro il quadro,la mappa delle proprietà immobiliari,dei terreni,degli esercizi commerciali,delle ditte che vi lavorano  e di tutte le altre attività economiche.

E nessuno che  si  é mai preoccupato di studiare   le ragioni di un’emigrazione di massa dei suoi cittadini costretti a spostarsi in altri città ed altri paesi vicini strozzati dalle regole del mercato immobiliare.

Niente di tutto questo.

Sentirete parlare di rotonde,luminarie,parcheggi  e piste ciclabili,di re e di regine,di conti e marchesi,di papi,ma non sentirete mai pronunciare la parola “mafia”.

Gaeta,la città dei misteri e dei silenzi,come ,se non peggio,in alcune zone della Sicilia,della Calabria,della Campania e così via.

Un tessuto dove l’omertà la fa da padrona.

Non vogliono o sanno nemmeno rendersi conto ,in prossimità delle elezioni amministrative,dell’impossibilità della realizzabilità di  un qualsiasi programma di sviluppo sociale ed economico in un territorio che dal punto di vista economico,sociale ,culturale ed anche etnico ed antropologico ,del quale sono stati espropriati e non ne sono,pertanto,più padroni.

Una tragedia  per le giovani generazioni ! 

A Gaeta e su Gaeta ,alle porte della Capitale d’Italia,si sta svolgendo una battaglia importante e decisiva fra lo Stato di diritto e le mafie.

A GAETA E SU GAETA  SI STA SVOLGENDO UNA BATTAGLIA IMPORTANTE E DECISIVA FRA STATO DI DIRITTO E MAFIE.

 

 

APPELLI ALLA DEMOCRAZIA,INVOCAZIONI ALL’OSSERVANZA DELLE REGOLE,PROGRAMMI FARAONICI.

TUTTE PAROLE  VUOTE E SENZA SENSO. MA NON VI RENDETE CONTO CHE MANCANO LE CONDIZIONI-BASE PERCHE’ IL TUTTO SIA  REALIZZABILE IN UN TERRITORIO  ED IN UNA CITTA’ AFFLITTI DA UNA CULTURA MAFIOGENA ED IN CUI TUTTA L’ECONOMIA NON E’ PIU’ VOSTRA ED E’ NELLE MANI  DI GENTE CHE PARLA  ALTRI DIALETTI ED E’      DI ALTRE REGIONI  DEL SUD DEL PAESE ???????

 

 

 

Ci fanno o ci sono ? 

E’ oltremodo stucchevole  ed inquietante leggere o ascoltare  di programmi faraonici,di appelli,di enunciazioni di principi ,invocazioni alla partecipazione in una realtà che li rende tutti senza senso ed irrealizzabili perché affonda nel magma  di una mutazione antropologica,etnica,culturale,sociale,economica  ed anche morfologica che ha sconvolto i vecchi assetti e che   si é andata consolidando nei decenni .

A Gaeta non si parla più il dialetto gaetano e sulla sua storia recente – non quella antica sulla quale i giudizi divergono  e che,quindi,non ci interessa più di tanto – nessuno,o quasi,sembra  voler fare il punto.

Gaeta non é più , da  anni ,dei cittadini gaetani ,gran  parte dei quali é stata costretta ad andar via a causa di criteri e regole del mercato nati ed imposti da menti non gaetani e che hanno tutt’altri origine , provenienza e finalità.

Geografica,antropologica e culturale.

Questa é la realtà che sembra sfuggire a tutti,o quasi .

Non siamo riusciti,ad oggi, a capire se coscientemente o meno.

Se non si tratti,cioé,di un disegno  perverso , ben congegnato e che ha origini lontane  oppure di mere  ignoranza e superficialità.

Nell’uno come nell’altro caso la cosa é comunque inquietante perché,a parte  gli scenari futuri che possono  e debbono essere immaginati,è facile prefigurare un’ecatombe  che  avrà delle ricadute inimmaginabili ,su tutti i versanti,  non solo sulla comunità locale ma su quella di un territorio che comprende più regioni,compresi l’Abruzzo ed il Molise,che si servono del Porto di Gaeta per una parte consistente dei propri flussi turistici e per il loro commercio.

La nostra insistenza e i riflettori che vogliamo accendere su quanto é avvenuto ed avviene a Gaeta,come si vede,trovano ampia giustificazione in una visione che trascende  i confini territoriali della città e del suo territorio  e che si estende ad un’area vitale del Paese che arriva  fino alla Capitale da una parte ed all’Adriatico dall’altra.

Un’economia nelle mani di altri si sposa con una politica in mano di altri.

Un binomio – economia-politica- inscindibile e che  sta alla base della vita dei popoli perché chi controlla la prima controlla anche la seconda.

E tutto il resto,dai costumi,alle regole,alle rappresentanze e a quant’altro.

Ai”sistemi”,insomma.

Ed é appunto questo che ci inquieta e ci insospettiscono molto i silenzi che registriamo su questo versante in prossimità di una vicenda elettorale che vediamo molto ingarbugliata e con molte ombre.

Tantissimi anni fa chi scrive, in altra veste ed altro ruolo, ebbe occasione di confrontarsi  con un autorevole esponente della Commissione Parlamentare Antimafia, presieduta all’epoca da Chiaromonte,il quale,parlando di camorra nel sud pontino,disse testualmente:

“A Formia é più visibile,a Gaeta meno, ma più penetrante e meno percepibile”.

Ed infatti i “patti” che sarebbero stati fatti fra pezzi dello Stato ed uomini della camorra,le dichiarazioni di alcuni pentiti,le vistose deficienze e distrazioni,non sappiamo se volute o meno, delle istituzioni ora locali ma fino a qualche tempo fa anche non locali,i silenzi quasi generali ,da una parte  ci confermano la bontà della tesi espostaci dall’autorevole  rappresentante della Commissione Parlamentare Antimafia e dall’altra ci fanno sospettare un quadro molto inquietante ed oscuro.

Siamo fermamente convinti che a Gaeta e su Gaeta,alle porte della Capitale d’Italia, si sta svolgendo una battaglia decisiva fra lo Stato di diritto e le mafie.

Orbene,il non voler prendere atto di tale  realtà  ed il divagare su argomenti fragili  e fumosi non fa altro che irrobustire  i nostri sospetti.

Si parla di decine di “liste civiche”,la cui gran parte sembra ignorare questi argomenti.

Perché ? 

Perché ????????????…………………..

L’ultima Relazione della DIA 1° SEMESTRE 2016

LEGGERE QUI

Come combattere malaffare e mafie

Associazione, “Antonino Caponnetto” come si combattono  il malaffare  e le mafie.

Le associazioni antimafia debbono fare azione antimafia e basta! Non devono trasformarsi in impresa che è tutta un’altra cosa! Antimafia significa, indagine, denuncia e proposta, come concretizza l’Associazione  Antonino Caponnetto. Di conseguenza  esse  vanno escluse dall’assegnazione  e dalla gestione  dei beni confiscati. I quali vanno invece alle Forze dell’Ordine, ai Presidi di Polizia , ad attività sanitarie pubbliche , alle scuole , agli sfrattati, alle famiglie  disagiate, alle cooperative di giovani disoccupati e di testimoni di giustizia. Tale potrebbe essere una delle tante ragioni per la quale, in tutta Italia l’Associazione Caponnetto continua ad essere apprezzata  ed amata poiché rappresenta una delle poche associazioni antimafia, che in modo serio, professionale e concreto combatte il male affare e la criminalità mafiosa. Che non si ferma davanti a niente e nessuno.

Avvertimenti “amichevoli” di Prefetti ed uomini delle istituzioni che ci “consigliavano” di non parlare di mafia “altrimenti fate scappare da questa provincia turisti ed imprenditori”; tentativi di infiltrazione da parte di boss ed uomini di clan; tentativi di delegittimazione da parte di soggetti, individuali e collettivi, politici e non, che pur dicono di perseguire i nostri stessi obiettivi; tentativi di strumentalizzazione dell’Associazione per fini politici ed elettorali di tizio o caio o,addirittura, economici. Offerte di “collaborazioni” e “sostegni” con l’evidente obiettivo di piegarci al servizio dei loro autori; querele e richieste risarcitorie; intimidazioni e tradimenti; di tutto e di più!

Nonostante le enormi sofferenze, le notti insonni, ci siamo svenati personalmente per aiutare anche chi ci ha piantato il pugnale alle spalle ed oggi possiamo dire con orgoglio di averle superate tutte con successo. Oggi l’Associazione Caponnetto in Italia é l’Associazione Caponnetto! “Altro” ed “Alto”!!!!

Rispettata, stimata, apprezzata per la sua operatività e la sua serietà. Amata !..ed anche temuta ed odiata perché tutti sanno che essa non dipende da chicchessia e non fa sconti a nessuno! ..e non ha paura di nessuno! Ripetiamo! Di nessuno!! – In 15 anni di duro lavoro, siamo riusciti a trasformarci da gruppo locale ,prima in provinciale, poi regionale ed infine nazionale.

Abbiamo selezionato un gruppo dirigente di primissimo ordine! Uno zoccolo duro composto da persone serie, affidabili, operative, libere!

Ci siamo attrezzati con un “Ufficio Ricerche”, in grado di effettuare visure camerali, schedatura ed incroci di notizie importanti. Una sorta di database che ci consente di risalire all’identità dei soggetti sotto attenzione, tramite un “Ufficio Legale” coordinato da un principe del foro del livello del Professor, Alfredo Galasso.

Abbiamo iscritti esperti sul piano investigativo ed anche parlamentari che portano la nostra voce e le nostre istanze nelle sedi istituzionali. Chi “conta”, ai vertici, sa il valore del lavoro che facciamo e, perciò, ci stima e ci rispetta.

Il tutto, senza che chiediamo nulla a nessuno ,se non ai nostri iscritti, con la quota annuale del tesseramento e quella del 5 x mille. Punto!

Quello che resta lo cacciamo dalle tasche personali di qualcuno di noi, sottraendolo alle nostre famiglie. Anche quello che dovesse servire per aiutare qualcuno che ne abbia bisogno ( il che non è capitato raramente, finora). Il nostro orgoglio ed il nostro vanto ,dai quali deriva la nostra “diversità“!

Fatti e non chiacchiere!

Massima operatività e niente retorica!

Indagine, denuncia e proposta, il nostro motto! 

Sostegno alla Magistratura ed alle Forze dell’Ordine nella lotta alle mafie ed alla corruzione.

Non a caso ci siamo dati il nome di un Magistrato – il “papà di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino “ , la cui memoria non intendiamo disonorare Mai!

Costi quello che costi!

Serietà, estrema riservatezza ed operatività, sono le qualità che chiediamo a chi intende aderire all’Associazione Caponnetto,un sodalizio che ha come fine quello di combattere non un nemico comune,ma la più grande impresa e potenza del mondo:la MAFIA!

Con l’operazione “Tesseramento” che apriamo anche quest’anno, come negli anni trascorsi, ci proponiamo di continuare e rafforzare un’opera di vera, mai interrotta, ristrutturazione ,come una macchina che periodicamente si sottopone alla revisione, al rodaggio.

All’immagine ed al ruolo di prestigio che siamo riusciti a darci grazie ad un duro lavoro che ha avuto inizio quindici anni fa – ed il Convegno del 14 e 15 ottobre scorsi organizzato da noi insieme all’Associazione Nazionale Magistrati ed al Collegio Nazionale Forense nell’Aula Magna della Cassazione che ha visto la partecipazione del Presidente del Senato Grasso, del Ministro della Giustizia Orlando ,della Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Rosy Bindi,del Procuratore Nazionale Antimafia Roberti, dei Procuratori di Roma Pignatone, di Palermo Lo Voi e di altri ancora di mezza Italia, ne é la dimostrazione plastica che intendiamo unire quello delle massime efficienza ed operatività.

Non vogliamo assolutamente deludere le aspettative e le speranze della parte sana dell’Italia. Di quanti sognano un Paese democratico e civile ripulito, da tutte le schifezze che lo affliggono.

Ci servono “combattenti”, persone serie e motivate ,che credono nei valori della democrazia e che non siano animate da finalità personalistiche ed affaristiche.

Venite a darci una mano in questa guerra che abbiamo il dovere di fare per non lasciare i nostri figli ed i giovani tutti in un inferno. Ci é stata preannunciata l’adesione di amici esperti sul piano investigativo e sul loro arrivo contiamo moltissimo perché questo é l’aspetto che ci interessa di più.

Per difendere e salvaguardare lo Stato di diritto servono persone che sanno dove è necessario andare a mettere le mani e non parolai e gaglioffi pronti a darsi a gambe levate al primo schioppo.  

Associazione “Antonino Caponnetto”.-

Quei traffici strani nel porto di Gaeta

La storia.Vasari classificò  4 epoche:quella antica,quella medievale,quella moderna e l’ultima contemporanea.Di norma ne vengono codificate  tre:quella antica,la moderna e la contemporanea.Il lavoro che facciamo noi ci obbliga a  considerare l’ultima ,lasciando agli studiosi tutte le altre.La settimana scorsa,durante  il Convegno dell’Associazione Caponnetto a Formia.,commentando  con amarezza  l’assenza sistematica dei cittadini di Gaeta ed il loro malcelato e il loro  disinteresse alle vicende vitali della loro città,chi scrive promise di andare un pò a fondo ad un comportamento del genere,di fare una certa anamnesi di tale male,di capirne il perché e di metterlo a nudo.Ma perché  tanto interesse e tanta insistenza su Gaeta e quel  territorio?,ci ha domandato  qualcuno.Perché –anche questo é per noi un obbligo –noi  dobbiamo  arrivare al “cuore” dei problemi,capirne l’ossatura,per poi valutare quali strade intraprendere.Gaeta non é una città come le altre; essa,purtroppo,si é trovata ,anche per il suo porto e la sua storia , ad essere  il “cuore” del problema .In provincia di Latina e non solo ed ecco perché la gente non vuole parlarne.Ha paura e si sente oggettivamente coinvolta ,anche la meno informata ed acculturata,perché é consapevole di  vivere nel “cuore” del “sistema”.Ce lo  fa indirettamente capire in questo articolo su “Il Manifesto” del novembre del 2013,Andrea Palladino,un bravo giornalista che noi stimiamo e al quale  ,come a tanti altri,Nello Trocchia,Attilio Bolzoni,Enrico Fierro ecc.,che stimiamo altrettanto,piace “scavare”,andare al cuore della notizia,dei fatti. Fatti ,precisiamo,sui quali non si é mai avuta una risposta chiarificatrice.Il che aumenta i  sospetti di trovarsi veramente davanti ad una realtà….”strana” come  Palladino definisce i traffici.

Ma vediamo cosa ha scritto di Gaeta   Andrea Palladino su “Il Manifesto” del 3 novembre 2013,appena tre anni fa:

 

ITALIA

Quei traffici strani nel porto di Gaeta

Lazio. Rottami ferrosi spediti verso l’Africa e la Turchia. E le rivelazioni di Schiavone

GAETA

«E chi si dimentica quell’epoca, quando a Gaeta vedevi girare imprenditori con le valigette piene di timbri della repubblica somala e una montagna di autorizzazioni e permessi arrivati da Mogadiscio». Gianni – identità fittizia – spiega che non è il caso di fare il suo nome. È uno dei tanti lavoratori del principale porto del sud pontino, indicato da Carmine Schiavone come punto di partenza di una nave carica di rifiuti nucleari, affondata tra Salerno e Paola. «Diretta in Somalia», ha puntualizzato l’ex cassiere dei casalesi al manifesto. Parlare di Somalia a Gaeta vuol dire tornare con la mente all’ultima intervista di Ilaria Alpi. Cercava notizie sulla Shifco, la giornalista del Tg3, cinque giorni prima di essere uccisa a Mogadiscio. Era una compagnia italo-somala che aveva, proprio a Gaeta, la sua base. Qui attraccavano i pescherecci d’altura e la nave madre, la XXI Oktobaar. Ufficialmente il rapporto tra Gaeta e la Shifco era nato nel 1993, un anno prima della morte di Ilaria Alpi. La società venne monitorata a lungo sia dalla Procura di Roma che dalla commissione d’inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, uscendone senza conseguenze. Il nome della società italo-somala entrò nel rapporto del gruppo di monitoraggio sul disarmo delle Nazioni unite, che la indicava come una delle compagnie coinvolte – nel 1992 – nel traffico di armi verso la Somalia. Notizie mai approfondite dalle autorità italiane. Oggi quel legame tra il porto di Gaeta e il Corno d’Africa riemerge nel racconto di Carmine Schiavone. Il triangolo tra Formia, Gaeta e la provincia di Frosinone era saldamente controllato dai tanti soldati di mafia arrivati da Casal di Principe, ha raccontato fin dai primi colloqui investigativi del 1993. Un controllo che fino al 1988 girava attorno alla famiglia Bardellino, per poi passare agli Schiavone dopo l’omicidio del capo clan Antonio. A rappresentare gli interessi del clan nella zona da quel momento fu Gennaro De Angelis, titolare di concessionarie a Cassino e Formia. Nei registri compilati dalle Capitanerie di Porto della Calabria non risultano affondamenti compatibili con il racconto di Carmine Schiavone. È un punto di partenza che però non contraddice – secondo i racconti raccolti dal manifesto – il ricordo dell’ex boss di Casal di Principe: «Se hanno fatto affondare una nave – racconta Gianni, profondo conoscitore della marineria di Gaeta – di certo non ne troverai traccia. Ti dico una cosa: i pescherecci che andavano in Somalia erano a Gaeta già negli anni ’80». Questo tipo di navi di altura molto spesso sfuggono ai registri dei Lloyds di Londra. E’ sicuro, ad esempio, che nel marzo 1994 uno dei pescherecci della Shifco si trovasse – sequestrato dai pirati – nella zona di Bosaso, nel nord della Somalia. Eppure non c’è nessuna indicazione nei Lloyds register. Consultando poi gli atti liberi della commissione Scalia non appare nessun approfondimento realizzato dal parlamento rispetto all’affondamento raccontato da Schiavone. Dunque rintracciare il nome della nave, i proprietari e le circostanze del presunto naufragio per confermare la deposizione dell’allora collaboratore di giustizia non sarà semplice. Non è la prima volta che la zona compresa tra i porti di Gaeta e Formia si lega ai traffici di rifiuti. L’ex comandante della polizia provinciale di Latina ha ricordato in diverse occasioni di aver rintracciato un attracco di una delle navi dei veleni – la Karin B – in quella zona, come ha raccontato il manifesto nel 2009. Secondo le informazioni preliminari, che furono raccolte in quella occasione, sarebbero stati scaricati dei fusti, poi portati, probabilmente, nella discarica di Borgo Montello. Anche in questo caso i fascicoli vennero chiusi senza nessun riscontro, finendo nell’archivio della Procura di Latina. Nel porto di Gaeta, intanto, cresce una piccola collina nera. Rottami ferrosi, da un anno raccolti e spediti verso il nord Africa e la Turchia. A febbraio l’agenzia delle dogane e la Guardia di finanza sequestrarono il tutto, ipotizzando un traffico illecito di rifiuti. Dopo qualche mese, i rottami tornarono alle società di brokeraggio, dissequestrati. «Fascicolo chiuso», assicurano i gestori del porto. Tutto regolare, dunque. «Qui da sempre funziona così, nessuno parla, ufficialmente non accade mai nulla». Gianni scuote la testa e sorride. E per un attimo ricorda lo sguardo intenso e ormai rassegnato dei giovani somali, gente che ai veleni italiani ormai ha fatto l’abitudine.

Se non é mafia questa !!!!………………

Se non é mafia questa !!!!………………

IL PROBLEMA  NON SONO I MAFIOSI  I QUALI  SANNO MOLTO BENE CHE LA LORO FINE  E’  O  LA GALERA O LA TOMBA,MA I CITTADINI CON  LA LORO OMERTA’ ED I LORO SILENZI………………………..

 

Non collaborano,non segnalano,girano lo sguardo dall’altra parte e,anche quando qualcuno di essi parla  di mafia,si limita  a fare retorica,a parlarne in termini generici,a condividere qualche post su Fb su fatti già avvenuti.

Non  si rendono conto nemmeno che,così facendo,compromettono l’avvenire  dei propri figli e dei propri nipoti lasciando  ad essi una società criminale.

Alcuni anni fa organizzammo un convegno a Gaeta ,in provincia di Latina,una provincia assediata da tutte le mafie nazionali ed internazionali ed alle porte di Roma (non in Sicilia,Calabria,Campania e nel sud ),nel quale facemmo venire  magistrati  che hanno speso una vita ,mettendola peraltro a rischio,a combattere  il malaffare e le mafie ,come Lello Maggi l’estensore della sentenza Spartacus,quella che decapitò  con decine di ergastoli  i vertici dei casalesi.

Sapete quanti cittadini di Gaeta vennero a quel Convegno? 

7,appena 7,fra i quali qualcuno intervenne per parlare non della mafia che era l’argomento del convegno ma di beghe politiche locali.

Una vergogna !!!!!

La stessa cosa si é verificata nei convegni di Sperlonga,sempre in provincia di Latina ed a 6 chilometri da Gaeta,di luglio scorso e di Formia,a 4 chilometri da Gaeta,del 27 gennaio scorso:3 cittadini di Gaeta a Sperlonga e 3 a Formia.

Ed a dire che  a Sperlonga vennero persone persino  da Reggio Calabria ,da Napoli,da Roma e addirittura da Mantova,mentre a Formia sono venuti dalla Campania e dal nord del Lazio.

Sembra di stare nei luoghi più arretrati del Paese dove la regola é “non vedo,non sento,non parlo”.

“Magna e tasi”,dicono i veneti,che fa il paio con il “Nun sacciu niente” dei gaetani e di molta gente del sud.

Poi si lamentano ed accusano la classe politica  di disonestà omettendo ,però,di riconoscere  che questa é l’espressione,la fotografia  del popolo  e che sono stati  i cittadini,cioè essi stessi, ad averla votata.

Se non é mafia questa !!!!!!!!…………………….

GAETA,”PROVINCIA DI CASAL DI PRINCIPE “……….EPPURE NESSUNO PRONUNCIA MAI LA PAROLA “MAFIA”……..

 

 

Da nessun partito,da nessun cittadino  si sente  pronunciare la parola “mafia”  che pur dovrebbe  essere il primo punto di ogni programma elettorale e di ogni discorso.

 

Gaeta ha  subito il più alto numero di beni in provincia di Latina confiscati alla camorra;

di essa  collaboratori di giustizia come Schiavone,Facchi ecc.  e giornali importanti hanno parlato come del  luogo dove ci sarebbero stati  “incontri” fra Casalesi e pezzi dello Stato;

nelle acque  del suo porto é stata sequestrata  per anni la nave “21 Ottobre” sospettata di far parte  della flotta che trafficava  in armi e rifiuti con  paesi dell’Africa,traffico sul quale indagò Ilaria Alpi  che fece ,poi, la fine che tutti sappiamo;

la sua economia e la sua imprenditoria  sono  quasi tutte nelle mani di gente venuta da fuori e sulla cui vera identità  non si é mai indagato.

Malgrado tutto ciò,si parla di rotonde,luminarie,piste ed altra roba del genere,di paparielli,regine e roccocò,ma non senti mai la parola “mafia”.

VERGOGNA!

ALTRO CHE  FORCELLA E SCAMPIA  COME OMERTA’!!!!

Nel Basso Lazio le istituzioni e la politica locali vogliono cominciare a fare o no un’azione adeguata contro le mafie che si stanno impossessando di tutto?

Sono almeno 40 anni che in provincia di Latina- e in tutto il Basso Lazio in particolare- sono presenti ed attivi  clan e cosche di  tutte  le specie.Già durante i primi lavori del Porto di Gaeta la magistratura e la Polizia di Stato siciliane accertarono la presenza di imprese che facevano capo a Cosa Nostra,Una presenza che si é andata radicando nei decenni anche grazie alla disattenzione ed al disinteresse delle istituzioni,della politica  e della società civile  locali che hanno sempre fatto finta di non vedere e di non sapere .Tale atteggiamento ha comportato l’impossessamento  da parte della criminalità organizzata  di sempre più ampie fette dell’economia locale  e il suo  inserimento nel tessuto politico ed istituzionale,così come ampiamente provato anche da inchieste giudiziarie come la “ Formia Connection”,le “Damasco”  e così via.
Quello che  maggiormente inquieta al riguardo,oltre al comportamento omertoso della maggior parte dei cittadini,é l’inadeguatezza  dell’azione messa in campo dagli apparati istituzionali locali i quali ancora oggi continuano a mostrare vistose  deficienze  di carattere qualitativo e quantitativo.Se,infatti,non fossero finora intervenute le DDA di Roma e di Napoli – e non solo- e i corpi speciali ,quasi tutti di fuori provincia ,come la DIA,il GICO,il ROS e così via,nemmeno quel poco che é stato realizzato finora  si sarebbe potuto ottenere.Profonda inquietudine,infatti,hanno provocato al riguardo le dichiarazioni alla stampa del Coordinatore della DDA di Roma ,nonché Procuratore Aggiunto,Dr.Prestipino ,dichiarazione riprese  in un servizio di  Andrea Palladino su “Il Fatto Quotidiano”  dal titolo “ Mafia Capitale e la palude pontina,tra omertà e minacce indagare non si può”.Nelle sue dichiarazioni il Procuratore Prestipino  fa riferimento  ad interventi in talune inchieste  giudiziarie di soggetti che ruoterebbero  attorno ad ambienti  dei  Servizi. Soggetti ,d’altra parte, ai quali fanno riferimento anche  giornalisti  campani  ed alcuni pentiti ,come Carmine Schiavone e Facchi,a proposito di incontri e trattative che ci sarebbero stati “in una villa di Gaeta” fra  uomini dello Stato ed elementi appartenenti alla camorra.Sconvolgenti sono state anche le dichiarazioni  rilasciate  da un ex Ispettore della Squadra Mobile di Latina,che ha lasciato la Polizia di Stato,riprodotte in un video che noi proietteremo durante il Convegno di Formia,secondo il quale egli sarebbe stato bloccato  appena giunto  in talune indagini sulla criminalità organizzata  in provincia di Latina ai livelli politico-istituzionali.D’altra parte la conferma  dell’inadeguatezza  dell’azione investigativa  in provincia di Latina contro la criminalità mafiosa  é venuta dalla risposta del Prefetto di Latina  fornita durante una recente audizione della Commissione Parlamentare Antimafia  alla domanda di un commissario  il quale gli  chiedeva “quante  interdittive antimafia  ha emesso la prefettura di Latina”: “ NESSUNA “.
NESSUNA INTERDITTIVA ANTIMAFIA   SIGNIFICA NESSUNA  ATTIVITA’ DI  PREVENZIONE ANTIMAFIA.
Più volte l’Associazione Caponnetto ,con note,documenti,convegni,interrogazioni parlamentari ,ha fatto presente,sempre inascoltata finora, al Ministro dell’Interno,al Capo della Polizia ed altre Autorità centrali la necessità urgente di dare degli indirizzi netti e precisi ai presidi pontini e ha,peraltro,rappresentato l’esigenza di  rafforzarli dal punto di vista QUALITATIVO  mandando  nelle province di Latina e Frosinone Questori,dirigenti e personale altamente qualificato ed esperto in indagini di carattere  finanziario ,economico e patrimoniale.Come anche   é stata rappresentata la necessità di istituire a Formia un Supercommissariato,come a Scampia ,diretto da un 1° Dirigente  esperto nell’azione di contrasto alle mafie ,e  dotato di una Sezione della Squadra Mobile composta da una ventina di persone esperte.
Oltre al Supercommissariato a Formia  c’é l’esigenza di istituire una Sezione distaccata della DIA  nel Basso Lazio che potrebbe  trovare allocazione,senza spese aggiuntive,o nella Caserma della Guardia di Finanza di Fondi o in quella dei Carabinieri di Sperlonga,i cui locali  sono ampi ed adeguati per accogliere personale ed attrezzature.Anche qui silenzio assoluto ! Il dubbio é che  ci sia un “qualcosa” che  NON VUOLE  che le cose nel Basso Lazio cambino.
                                                                                                                                      Associazione A.Caponnetto
                                                                                                                                      www.comitato-antimafia-lt.org

MAFIA: Vita di un uomo di mondo

L’autobiografia senza precedenti del più famoso pentito di mafia.

Di Alfredo Galasso

Un compito arduo,ma dobbiamo riuscirci:una nuova e più combattiva Associazione Caponnetto

Il compito più difficile di chi viene chiamato a reggere le sorti di un’Associazione antimafia seria 

 

 

 

Un compito arduo che ti conduce a zigzagare in continuazione fra gli umori ed anche gli interessi di taluni di coloro che vi aderiscono. Non sono molti che aderiscono con convinzione e senza chiedere niente,anzi dando,come altrettanto pochi sono quanti hanno recepito il senso ed il valore di un’Associazione Antimafia qual’é e vuole essere l’Associazione Caponnetto.

Qualcuno la intende addirittura come un’”OSSERVATORIO ” contro le mafie nel quale potersi  mettere in vetrina per utilizzarlo per finalità anche  personali.

Qualche anno fa un paio di gaglioffi che non sapevano scrivere nemmeno la lingua italiana e dei quali stentammo  a leggerne i post ci coprirono di insulti e di minacce perché evidentemente,per quanto erano stati in grado di capirne il significato e gli obiettivi,non avevano condiviso quello che avevamo scritto  sul nostro sito a proposito di una situazione particolare.

Gente che non ha capito niente e che quasi sicuramente continuerà a non capire  fini e ruolo dell’Associazione  Caponnetto.

Da noi si viene,ci si tessera e,insieme a tutti gli altri, si comincia ad operare,tenendo conto del fatto che il nostro impegno si basa  su tre elementi fondamentali:

INDAGINE,

DENUNCIA 

PROPOSTA.

Chi non accetta questa linea,può rimanersene a casa perché non serve minimamente per gli obiettivi  che noi ci proponiamo.

Noi siamo un’Associazione di prima linea,un sodalizio di attacco,non finanziata da chicchessia fuorche’ dai suoi iscritti,con la quota sociale annuale ed il 5 x mille ,e non una VETRINA o un OSSERVATORIO.

La situazione in Italia é sempre più grave;mafiosi e corrotti sono ormai infiltrati dovunque,anche nel Potere,centrale o periferico, e,quindi,non servono a niente chiacchieroni,opportunisti,affaristi e quaquaraqua’,per non parlare degli ignavi e di chi ha paura di esporsi.

Tutto il nostro sistema di informazione – web,fb,comunicati,convegni e quant’altro – é impegnato e  finalizzato a far crescere nella maggior parte della gente che ci segue e ci legge una coscienza del “fare” e non del chiacchierare,del “dire”.

Con qualcuno,fra i più sensibili ed onesti intellettualmente,ci siamo riusciti ed infatti stanno arrivando nuove domande di adesione,con la massa no.

La nostra informazione,secondo chi la cura,ha e deve avere una funzione pedagogica,di formazione soprattutto.

Ogni notizia che diamo o valutazione che facciamo vogliono essere mirate a sensibilizzare e preparare le persone alla lotta contro i mafiosi,i delinquenti ed i ladri.

Gli scoop,le notizie del “giorno dopo”,quando i fatti sono già avvenuti ed i buoi sono scappati dalle stalle,non ci interessano.

Noi puntiamo ad anticipare i fatti e a guidarli possibilmente secondo i nostri fini.

INDAGINE,DENUNCIA e PROPOSTA,non dimenticatelo mai.

Con la campagna tesseramento che é in corso,abbiamo in animo di promuovere una  radicale opera di ristrutturazione dell’Associazione.Il nuovo Consiglio Direttivo  dovrà essere composto da persone serie,convinte,competenti,”toste” come suol dirsi:

appartenenti alle forze dell’ordine,qualche Testimone di Giustizia,qualche parlamentare indipendente,avvocati,cittadini combattivi.

Un vero e proprio tagliando,insomma,come per gli autoveicoli.

Ma anche sul versante dell’informazione cambieremo tutto bannando tutti coloro che hanno mostrato e mostrano insensibilità e disinteresse al problema della lotta alle mafie ed hanno rifiutato,malgrado i tanti nostri appelli,di venirci a dare una mano nell’Associazione.

Le mafie non si combattono stando dietro una tastiera,ma scovandole dovunque e denunciandole ,aiutando  magistratura inquirente e forze dell’ordine,come anche Paolo Borsellino indicava.

Ma come funziona il nostro apparato di sicurezza ?

MA COME  FUNZIONA IL NOSTRO APPARATO DI SICUREZZA ?

UN TERRORISTA  CON UN CURRICULUM CRIMINALE DA BRIVIDO LIBERO DI CIRCOLARE  IN ITALIA E SENZA CHE NESSUNO LO CONTROLLASSE,COME E’ CAPITATO MENTRE SOGGIORNAVA IN PROVINCIA DI LATINA,INTERCETTATO PER CASO DA UNA PATTUGLIA COMPOSTA DA DUE POLIZIOTTI,DEI QUALI UNO IN PROVA,DURANTE UNA “NORMALE “  ATTIVITA’ DI CONTROLLO DEL TERRITORIO!

SE QUEI DUE AGENTI NON LO AVESSERO VISTO ED ATTENZIONATO,METTENDO PERALTRO A REPENTAGLIO LA LORO VITA, COME UNA COMUNE PERSONA,NESSUNO SI SAREBBE ACCORTO DELLA SUA PRESENZA IN ITALIA ED EGLI SI SAREBBE SENTITO,PROBABILMENTE,LIBERO DI COMPIERE  QUALUNQUE ALTRO ATTENTATO AI NOSTRI DANNI .

 

 

 

 

Il killer di Berlino ucciso dalla polizia

Durante uno scontro a fuoco in piazza, intorno alle 3

Il maggior pericolo che corre ogni momento un’associazione antimafia seria: le infiltrazioni.Infiltrazioni non solo dei mafiosi ma anche di quanti vogliono usarne la sigla per scopi politici o addirittura economici.Questi sono i peggiori nemici di un’”antimafia” seria perché la discreditano.La vera lotta alle mafie va fatta intanto gratuitamente e rimettendoci,eventualmente,anche di tasca propria e,poi,con l’INDAGINE,la DENUNCIA e la PROPOSTA.Senza queste NON è antimafia,ma semplicemente bla bla.

IL PERICOLO MAGGIORE DAL QUALE  DEBBONO DIFENDERSI LE ASSOCIAZIONI SERIE CHE VOGLIONO CONCRETAMENTE, E NON SOLO A CHIACCHIERE, COMBATTERE LE MAFIE:

LE INFILTRAZIONI!!!!!!!!

Infiltrazioni di mafiosi e di coloro che vogliono  USARE

il nome dell’Associazione per scopi o politici o addirittura economici.

Ci sono capitate amministrazioni comunali,già sciolte per mafia,che hanno tentato di ripulirsi la faccia e darsi una verginità aderendo in massa all’Associazione Caponnetto con tanto di delibera della giunta.

C’é capitato un soggetto dal nome altisonante nel gotha della camorra che ci ha chiesto l’adesione alla Caponnetto con tanto di domanda e nome e cognome originali.

Ci sono state nel corso degli anni andati orde di persone che sono arrivate con l’intento di usare il nome dell’Associazione per scopi politici  non solo collettivi ma anche personali.

C’é stato un elenco interminabile  di altre persone che volevano che noi organizzassimo “corsi di cultura della legalità nelle scuole” o redigessimo “progetti” per ottenere finanziamenti pubblici e ……fare soldi.

C’é stato anche chi voleva che noi chiedessimo,come fanno altri, in gestione beni confiscati alle mafie per avviare attività economiche e fare business.

Un elenco infinito di opportunisti,di affaristi,di parolai ai quali della lotta alle mafie non interessa un fico secco e che avrebbero voluto usare un nome prestigioso,qual’é quello che noi abbiamo ,ad uso e consumo personale o di gruppo ,certi di vedersi aprire, con questo, le porte ovunque.

Abbiamo dovuto sudare – e dobbiamo continuamente sudare – le sette camicie,come suole dirsi,per far comprendere a tutta questa gentaglia che……..nell’Associazione Caponnetto non c’é ….trippa per gatti e che in essa si entra per dare e non per chiedere  e ricevere.

Dare,nel senso di combattere in prima linea contro le mafie ed i corrotti che sono ovunque,nei partiti e nelle istituzioni soprattutto e nella società.

Dare,nel senso di INDAGARE su tutto quanto avviene nei territori – insediamenti di persone,investimenti di capitali sospetti,collusioni fra uomini della politica e delle istituzioni con mafiosi ecc. – nei quali si vive segnalarli a noi per darci la possibilità di inserire tutti i dati acquisiti nei nostri archivi ed approfondire le ricerche su ognuno di essi con visure camerali,incroci di notizie e le conoscenze e le tecniche da noi  acquisite nel corso degli anni.

Per,poi,segnalare il tutto a chi di dovere.

La lotta alle mafie si fa con l’INDAGINE,la DENUNCIA e la PROPOSTA,non con le chiacchiere o,peggio,facendo business. 

Per quanto riguarda la politica,noi ci teniamo a sottolineare che ognuno degli aderenti all’Associazione é libero di praticarla come e dove vuole,ma con l’accorgimento di tenere ben distinti i due impegni,quello politico e l’altro associativo.

La politica DIVIDE e noi di tutto abbiamo bisogno fuorché delle divisioni.

Noi  combattiamo contro un nemico potente e non comune ,un nemico,la mafia, che è unito nel perseguire i suoi obiettivi.

La mafia non ha colore politico  e,quindi,anche un’associazione che voglia combatterla seriamente non può nè deve avere  colore politico.

Tenendo,soprattutto,conto del fatto che é proprio nella politica e nelle istituzioni  che si annidano i mafiosi più pericolosi.

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