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Aggiorniamoci,per favore. Oggi la mafia non é quella di 20-30 anni fa.

SUVVIA,AMICI,UNO SFORZO IN  PIU’.
LA MAFIA E’ CAMBIATA RISPETTO A 20-30 ANNI
FA.
CAMBIAMO ANCHE NOI ED AGGIORNIAMOCI
NELLE TECNICHE E NELLE STRATEGIE DI
CONTRASTO.

Basta,basta con un modello di…….”antimafia ”
declamatoria,fatta di parole,di ricordi,di esaltazione di cose
che appartengono ad un passato che é radicalmente diverso
dall’attualità.
Prima la mafia era un soggetto che si contrapponeva allo
Stato,uno Stato nello Stato,che certe volte si opponeva e
certe altre volte  collaborava con esso.
Ma erano due realtà:Stato ed antistato.
Oggi è diverso perché la mafia non é più costituita dai
vecchi boss  con  coppola e lupara.
Oggi la mafia é costituita da uomini in giacca e cravatta,da
intellettuali,da gente che sta nei salotti bene,da
persone,cioé,che siedono nei posti di comando,da
politici,amministratori pubblici,uomini di
governo,rappresentanti delle istituzioni,industriali,banchieri
e così  via i quali ridono quando sentono alcuni di noi
limitarsi  a raccontare il  passato trascurando l’oggi.
Lo diciamo con il cuore in mano a coloro che presumono di
fare antimafia smanettando da mane a sera sui computer
lanciando slogan,”condividendo”,facendo rimbalzare da un
capo all’altro del Paese frasi fatte che si riferiscono a fatti
generici e vecchi.
La mafia é ……..altra cosa ed anche l’antimafia deve
essere…… altra cosa,ad evitare che si macini aria fritta.

La mafia,oggi,é POTERE,è ECONOMIA,è POLITICA e
Falcone  diceva sempre “seguite il filone dei soldi e
troverete la mafia”.
Ecco,se si vuole fare un’antimafia seria,bisogna
INDAGARE,seguire appunto il filone dei soldi e
DENUNCIARE,DENUNCIARE,DENUNCIARE,nomi e
cognomi,aiutando la Magistratura e non  accollando tutto il
peso della lotta alle mafie sulle sole sue spalle.
Aggiorniamoci.

Basta con la delegittimazione di Collaboratori e Testimoni di Giustizia.

Continua una campagna sottile di

delegittimazione di Carmine Schiavone e,tramite

questo,dei Collaboratori di Giustizia,dei

Testimoni di Giustizia e di coloro che si

schierano dalla parte della Giustizia

 

Già  più volte l’Associazione Caponnetto si é

vista costretta nei tempi andati a scendere in

campo a difesa di quanti,Testimoni o

Collaboratori ,si schierano dalla parte della

Giustizia e contro la criminalità mafiosa.

Lo abbiamo fatto per onestà intellettuale

ma,soprattutto,per sconfiggere il tentativo di

qualche malintenzionato che pensa,attraverso la

delegittimazione di queste due categorie,di

privare la Giustizia di uno strumento

fondamentale per la lotta alle mafie.

Due sono gli elementi,infatti,che oggi

caratterizzano la costituzione degli impianti

accusatori:

-le intercettazioni;

- le collaborazioni.

Senza intercettazioni e senza Collaboratori molti

processi non potrebbero nemmeno essere messi in

piedi.

Questa é la realtà.

Punto.

Parliamoci chiaramente,ad evitare polemiche

strumentali con qualche imbecille di cui il mondo

é pieno.

Quando noi parliamo di Collaboratori,di

Testimoni e quanti altri ci riferiamo a quelli che

EFFETTIVAMENTE collaborano con la

Giustizia,a quelli,cioé,ritenuti attendibili dai

Magistrati i quali sono gli UNICI a poter dire se

essi dicono la verità o meno e NON  a coloro che

non dicono le cose come sono andate,ai

depistatori,ai bugiardi.

Andando al “caso”  di Carmine Schiavone,del

quale leggiamo da tempo qualche nota stonata,va

detto che nessuno di noi si é mai azzardato a

negare il suo livello criminale.

Ma va anche detto che egli ha prima di tutto

espiato con lunghi anni di galera le sue colpe

e,poi,che,con le sue dichiarazioni egli ha fornito

gli elementi perché le istituzioni fossero in grado

di evitare i milioni di morti che si paventano non

solo in Campania ma anche in tutti quegli altri

territori dove sono stati interrati i rifiuti nocivi.

Se proprio vogliamo parlare di criminalità,va

detto che sono più criminali quei soggetti politici

ed istituzionali che,pur avendo visto o appreso

quanto i Casalesi stavano facendo,non hanno fatto

quello che avrebbero dovuto fare ed hanno

consentito un eccidio che chissà quanti anni

ancora durerà.

Questi sono più criminali di tutti quanti gli altri.

Ordunque,dare del criminale a Schiavone che ha

pagato e pagherà da  ora in avanti davanti a Dio

assolvendo in pratica,con il silenzio,chi ha

consentito tutto quello che egli ha

denunciato,oltre che riduttivo e deviante,ci

sembra un vero e proprio atto criminale.

Basta !!!!!

 

Indagini economiche,indagini economiche ed indagini economiche.

Indagini economiche,indagini economiche ed indagini economiche.La lotta alle mafie si fa con tattiche e strategie moderne e non con la vecchia ottica da ordine pubblico.O si cambia o si muore! Nel Basso Lazio la situazione é grave e manca personale specializzato ed esperto.Dov’é lo Stato?

Abbiamo la sensazione – e forse ancor più della

sensazione- che a Roma ,al di là dei tanti proclami e

delle tante enunciazioni di principi ,qualcuno non

voglia rendersi conto della gravità della situazione

della sicurezza e della presenza mafiosa in provincia

di Latina e,più in generale,nel Basso Lazio.

Questa sensazione ci inquieta e non poco e ci obbliga

a porci tante domande.

Lo stiamo dicendo da anni :la presenza dello Stato é

carente,molto carente.

Gli impianti investigativi non sono adeguati alla

gravità della situazione.

Manca personale preparato e capace di affrontare le

nuove mafie ,le quali  sono diverse -lo ripeteremo fino

alla noia -rispetto ad ieri .Oggi si tratta  di  criminalità

economica ed imprenditrice.  E politica.

La mafia di oggi.

Noi siamo rispettosi delle istituzioni,abbiamo senso

dello Stato  e non intendiamo nemmeno alla lontana

urtare la suscettibilità di nessuno.

Ma la situazione non può continuare  ad essere

accollata sulle sole spalle di un ispettore di polizia,tre-

quattro marescialli e qualche ufficiale  della Guardia

di Finanza e  uno-due-tre  marescialli dei Carabinieri.

che operano da Terracina in giù.

Sguarnita Cassino con l’andata via di un dirigente che

aveva acquisito un patrimonio di conoscenze  e

l’esperienza   per la sua lunga  permanenza  alla DIA e

che stava facendo un ottimo lavoro,tutta la frontiera

del Lazio a ridosso della Campania é rimasta  quasi

scoperta.

Con un tessuto civile notoriamente omertoso e non

collaborativo ,non si capisce, a questo punto ,chi sta

facendo la lotta alle mafie massicciamente presenti ed

attive nel Basso Lazio ,oltre a quanto riescono a

fare,pur nella scarsezza di mezzi e risorse,la DIA,il

GICO o lo SCICO,il ROS e così via.,tutti provenienti

da Roma e da Napoli.

Avevamo proposto al Capo della Polizia un nostro

piano di ristrutturazione dei presidi e ci era sembrato

di cogliere un certo interesse ed una certa

disponibilità.

Ma ,nostro malgrado,tutte le speranze nostre sono

venute meno.

Orbene,non esitiamo un solo momento ad affermare

che siamo con il sedere nell’acqua.

Qualcuno,se ritiene che diciamo cose inesatte,ci

snoccioli i “risultati”,caserma per

caserma,commissariato per commissariato, e noi

siamo ben lieti di rimangiarci quanto sosteniamo e

chiediamo pubblicamente  scusa.

Ma vogliamo vedere i “numeri” con i relativi

riferimenti al lato delle operazioni fatte o in corso.

Lo ripetiamo : occorre urgentemente personale esperto

e che sappia  fare un’indagine patrimoniale,che se ne

intenda di flussi finanziari,di movimentazioni bancarie

perchè la mafia ,oggi,é

argian,pecunia,quattrini,chiamateli come volete e

Falcone giustamente diceva “seguite i soldi e troverete

la mafia”.

Se non si seguono i soldi non é lotta alle mafie !!!!!!!!

Sono chiacchiere e basta.

Tutelate con rigore e 24 ore su 24 moglie e figli di Carmine Schiavone.

Da oggi in avanti tutelate bene 24 ore su 24 moglie e figli di Carmine Schiavone perché in pericolo ora sono loro in quanto  sicuramente alcuni sono interessati a mettere le mani sull’archivio di Carmine Schiavone.

ra ritenuto attendibile dai Magistrati della DDA di

Napoli e della DNA e,stando a quanto riportato da

taluni giornali,stava continuando a collaborare con la

Procura di Reggio Calabria.

Durante la visita che gli ha fatto Sandro Ruotolo una

settimana fa gli avrebbe detto che a breve  avrebbe

passato un’ulteriore informazione importante.

Un personaggio sicuramente “scomodo” e

“pericoloso” per molti,tenuto conto del fatto che nella

vicenda dei rifiuti tossici la camorra é  stata non di

certo l’unica protagonista.

Questo,ovviamente,non basta ad assolverlo dagli

orrendi crimini che egli ha commesso per i

quali,scontate le pene con lunghi anni di carcere su

questa terra,ora il giudizio spetta a Dio.

Come pure nessuno si deve sentire autorizzato,fino a

prova contraria,ad affermare  l’esistenza di ombre

sulle cause della sua morte e sulle modalità con le

quali  questa é avvenuta.

Il compito di far luce su questo aspetto spetta alla

Magistratura inquirente e noi aspettiamo fiduciosi

l’esito delle indagini che la DDA di Roma sicuramente

disporrà.

Il territorio di Viterbo,infatti,ricade nelle competenze

del distretto della DDA  della  Capitale e questo ci

tranquillizza perché a capo della DDA di Roma ci sta

il Procuratore Pignatone.

Sicuramente molti staranno gioendo perché la morte

di Schiavone li  preserverà dal pericolo  di

coinvolgimento in eventuali ulteriori “misteri” ed  ha

fatto bene il Procuratore Cafiero De Raho di Reggio

Calabria,altro grande magistrato  che noi stimiamo ed

amiamo,a disporre il sequestro di tutta la

documentazione in possesso della famiglia Schiavone.

Perché il pericolo é proprio qua: che qualcuno tenti di

far sparire quanto di compromettente per taluni

potrebbe aver avuto  Carmine  Schiavone e del

quale,peraltro,egli ,se non andiamo errati,ne aveva

fatto cenno  in alcune delle interviste da lui rilasciate

alcuni mesi fa e,soprattutto,nell’incontro,una settimana

fa,con Sandro Ruotolo.

Da oggi in avanti TUTELATE BENE 24 ORE SU 24

LA MOGLIE ED I FIGLI      !!!!!!!!!!!!

I Fatti di Roma e la necessità di un immediato cambiamento.

Sui “fatti” di Roma.Una Capitale in preda a violenti,ubriaconi…………

.e mafiosi.Via il Prefetto!
UNA PIETOSA  PANTOMINA CHE CI DA’
APPIENO LA RAFFIGURAZIONE DI UN
PAESE ALLO SBANDO.
IL PREFETTO DI ROMA :” ROMA E’ LA CITTA’
PIU’ SICURA D’ITALIA”;
IL SINDACO DI ROMA ” :  ASSENZA DI
SICUREZZA”.
INTANTO  ROMA VIENE  DEVASTATA DA
MILLE UBRIACONI VENUTI DALL’OLANDA ED
IL MINISTRO DELL’INTERNO ED IL GOVERNO
STANNO A GUARDARE.
UN PAESE ALLA DERIVA GOVERNATO DA
INCAPACI E  DEVASTATO DALLE MAFIE  E
DAI VIOLENTI.

Qualcuno ha scritto: ” se non sono capaci di
preservare la Capitale d’Italia dalle violenze di mille
ubriaconi venuti dall’Olanda,chi é in grado di
difenderci da eventuali attacchi dell’ISIS “?
Una domanda ,questa,che  fa tremare i polsi di noi
cittadini e che dovrebbe indurre il capo del governo a
chiedere  conto a tre persone:
il Ministro degli Interni Alfano,
il responsabile dei Servizi Sottosegretario Minniti,
il Prefetto di Roma.
Già la Capitale é stata violentata e offesa in occasione
di una semplice partita di calcio che ha portato alla

morte di un innocente tifoso napoletano e non é
successo niente.
In altre nazioni la semplice copiatura di una tesi di
laurea  porta alle dimissioni spontanee di un Ministro.
Ma noi  siamo in Italia,il Paese prediletto da
delinquenti  stranieri di ogni natura i quali ci vengono
perché si sentono liberi di potervi operare come pare
ad essi.
Il discorso é politico,ma con ampie ricadute sul piano
sociale,economico e della sicurezza dei cittadini.
Quante volte noi dell’Associazione Caponnetto
abbiamo gridato,sempre inascoltati ovviamente  :
“rimuovete l’attuale Prefetto di Roma” ?
Un Prefetto che definisce la Capitale ……”la citta’ più
sicura d’Italia”,quando,invece,si scopre che essa é
devastata dalle mafie,bande straniere di ubriaconi la
mettono a soqquadro danneggiando irreversibilmente
il nostro secolare patrimonio artistico e manipoli di
scalmanati e di violenti uccidono un tifoso
sportivo,mostra tutta la sua inadeguatezza a gestire la
sicurezza della città più importante del mondo ,una
città  che ,peraltro,é la capitale della Cristianità alla
quale fanno riferimento miliardi di persone di tutti i
continenti.
Non ci sono alibi.
Il Prefetto di Roma va immediatamente rimosso e
sostituito.
Ma non basta perché qua va affrontato e definito  un
altro discorso,quello che riguarda la gestione politica
del Ministero degli Interni.
A noi ,nel nostro ruolo di associazione antimafia,non
interessano gli aspetti politici,ma quelli della
sicurezza e della lotta alla criminalità sì.
Ci interessano e ci investono direttamente.
Noi non siamo uno dei tanti soggetti che pullulano in
questo Paese che si limitano a fare un tipo di
“antimafia” solo parolaia e di facciata.
L’Associazione Caponnetto é ,come é noto,un
soggetto “operativo” che opera sul campo ed il nostro
ruolo ci porta a contatto continuo con la
Magistratura,soprattutto quella inquirente,e con le
forze dell’ordine.
Sappiamo,quindi,per conoscenza diretta,le difficolt
nelle quali queste si vedono   costrette ad
operare,strette da una parte dalle ristrettezze di risorse
umane ed economiche e dall’altra da una carenza
legislativa veramente inammissibile .
Come si vede,noi non ci arruoliamo in quell’esercito
di disinformati e di irresponsabili che gridano “via il
Questore”.
Conosciamo il Questore D’Angelo e le sue qualit
professionali,oltreché umane.
Come conosciamo le competenze di un Questore.
Le responsabilità qua sono tutte e solamente  politiche
ed il Questore non c’entra per niente.
Questo é il motivo per il quale ribadiamo con forza,
per l’ennesima volta  ed a voce alta la nostra richiesta:
VIA IL PREFETTO !
Quanto ai doveri del Capo del Governo lo invitiamo
ad andare subito  in Parlamento a riferire quello che
intende fare a proposito della gestione in Italia della
sicurezza e della lotta alla criminalità mafiosa,comune
ed anche politica.
E’ inutile che uomini del suo Governo,come il Vice
Ministro dell’Interno Bubbico ,vadano  a Fondi,in
provincia di Latina, in convegni  interni di partito e
senza apertura ad interventi esterni ,a parlare
di………… sviluppo economico e di sicurezza,quando
sanno benissimo che non é possibile alcuno sviluppo
economico in assenza di sicurezza.
E’ ,quello loro, un  solo parlarsi addosso fra quattro
addetti ai lavori che non potranno mai avere il
coraggio di ammettere il loro fallimento.
Una vera pantomina!

.“Non saprete mai da me se c’e’ stata la trattativa stato mafia, perche’ io sono un tecnico e sono abituato a parlare dopo un’attenta lettura degli atti, e non posso dare un giudizio dalle notizie dei media. Di certo politica e mafia negli ultimi vent’anni hanno stretto i rapporti“. Lo ha detto il Procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, a margine dell’incontro a Cosenza sul tema “Mafia e criminalita’” al termine del quale sara’ proiettato il film ‘La trattativa’ di Sabina Guzzanti.

A pronunciare queste parole é stato il Procuratore Aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri.

Quello del connubio mafia-politica è il problema dei problemi perchè la politica trascina,ovviamente,anche le istituzioni.Quindi il connubio é fra mafia-politica ed istituzioni.Certamente non tutta la politica e tutte le istituzioni sono corrotte e contigue alla mafia,ma il “sistema” messo in piedi  anche attraverso leggi varate dal un Parlamento composto anche da mafiosi e corrotti finisce per vanificare  spesso gli sforzi di quanti si battono per una vera Giustizia e per lo Stato di diritto.E’ l’eterna lotta fra stato-mafia e Stato –Stato.

Una stampa largamente asservita al “sistema” ci presenta un quadro fortemente manipolato e distorto che tende a raffigurarci una mafia che non é quella reale.Ci rappresentano i vari Riina,Provenzano,Messina Denaro ,Mancuso,Schiavone come i “capi dei capi”..

In effetti,costoro non rappresentano che il “livello militare” della mafia.

Quelli che comandano,decidono ed incidono nella vita del Paese sono i cosiddetti “colletti bianchi” che si annidano nelle professioni,nei partiti,nelle istituzioni,fra gli imprenditori.

Senza il sostegno di questi la mafia sarebbe stata sconfitta ed eliminata,come si é fatto con le brigate rosse,in un anno.

.Convegno Gruppo del Senato del Partito Democratico e della Federazione P.D. di Latina.Un incontro dal titolo suggestivo e roboante che poteva contribuire a chiarire molti lati oscuri della situazione pontina,ma che,chiuso e tutto interno al PD come si é svolto,si é risolto in un evento solamente propagandistico, di natura esclusivamente elettoralistica,stante l’imminenza delle elezioni a Fondi, di un partito timoroso di nascondere le sue grosse responsabilità sul versante delle lotta alle mafie ormai fortemente inserite nell’economia,nella politica e nelle stesse istituzioni pontine e laziali.Che delusione !!!!!!!

 

fONDI,un “caso nazionale” del quale si é interessata la stampa nazionale ed anche internazionale,che ha messo in luce tutte le titubanze ed i ritardi di un partito – il PD – che avrebbe potuto e dovuto  affrontare una battaglia di bonifica morale e materiale di un territorio devastato dalla mafia e che,invece,ancora una volta ha mostrato il volto di un soggetto ripiegato su se stesso  e che mostra di  aver paura di confrontarsi con  una realtà drammatica in cui il gattopardismo la fa da padrone.Si é cambiato tutto per non cambiare nulla,una pratica tutta italiota,che ha lasciato le cose com’erano,con le stesse facce  e lo stesso quadro”   che hanno        dominato la scena negli anni andati.
Il PD avrebbe potuto giocare un grosso ruolo  di fronte alla scellerata  ed irresponsabile  decisione                    del governo Berlusconi di respingere per ben due volte la richiesta del Prefetto di Latina e del Ministro dell’Interno dell’epoca di sciogliere l’amministrazione per mafia e,invece,a parte qualche timida e breve effervescenza locale,non ha  saputo o voluto mettere in atto a livello nazionale quegli strumenti necessari per denunciare con forza e sconfessare con durezza i comportamenti di Berlusconi e dei suoi accoliti.
Un PD che ha lasciato  da solo il suo unico consigliere comunale,Bruno Fiore,il quale si é trovato, senza alcun sostegno da parte dei dirigenti provinciali di Latina e di quelli centrali,ad affrontare coraggiosamente una battaglia locale che gli é costata,oltre all’isolamento  non solo politico,anche due attentati incendiari di chiara matrice mafiosa  ed i cui autori  materiali e morali sono rimasti,peraltro, sconosciuti.
La relazione  stilata dalla Commissione di accesso composta da V.Prefetti,funzionari della Polizia di Stato e da Ufficiali dell’Arma e della Guardia di Finanza e che ha messo in luce,stando a notizie di stampa,aspetti di grave rilevanza anche di natura penale,é stata “secretata”,la magistratura pontina non ha avviato alcun procedimento e nessuna,proprio nessuna,a cominciare dal PD,ne ha chiesto la “ desecretazione” e l’avvio delle conseguenti procedure giudiziarie.
Si é consentito,senza batter ciglio e senza  sforzarsi minimamente di…………………”capirne le ragioni”     che    il  lavoro    di quella Commissione fosse definito una “patacca” e che funzionari dello Stato fedeli fossero definiti con disprezzo “pezzi deviati dello Stato”.
Un aspetto,questo,che avrebbe dovuto dar vita alla richiesta di nomina di una Commissione  Parlamentare d’inchiesta con il fine  di accertare il “perché” non si é voluto procedere di conseguenza e che,invece,é stato in tutta fretta relegato nel dimenticatoio e coperto da una fitta coltre di nebbia.
Il tutto ,a supporto,evidentemente,del forte sospetto che il famigerato Patto del Nazzareno nel Lazio ed in provincia di Latina abbia origini più antiche di quelle a livello nazionale !
E il sospetto dell’esistenza di tale Patto a livello laziale e pontino é corroborato dalla fisionomia che si é voluto dare al Convegno di Fondi. Un Convegno vietato all’esterno,senza un confronto con soggetti associativi antimafia informati ed attivi sul territorio,con le rappresentanze sindacali delle forze di polizia e con relatori tutti pontini   che sono i responsabili  politici dello scasso che c’é in provincia di Latina sul versante della lotta alle mafie.
Una provincia,quella di Latina,dove fino ad appena qualche anno fa la locale Procura della Repubblica negava l’esistenza delle organizzazioni mafiose radicate sul territorio,dove c’é stato e c’é un impianto investigativo inadeguato ed impreparato,dove non si sono fatte e non si fanno indagini secondo le logiche moderne contro una mafia che é tutta economica e con salde           collusioni      con   pezzi        importanti della politica e delle istituzioni e dove,infine,se non ci fossero state e ci fossero le DDA di Roma e di Napoli soprattutto e i corpi centrali  di DIA,SCICO,GICO,ROS,SCO ecc,,sul versante dell’azione di contrasto alle mafie saremmo ancora al Medioevo.
Possiamo dire con forza  e senza paura di essere smentiti che tutto il merito dei risultati finora conseguiti va attribuito ESCLUSIVAMENTE ai Magistrati delle DDA di Roma e di Napoli e,talvolta,anche di altre regioni .
Tutto il resto é fuffa,bla bla,comprese le affermazioni di Bubbico ……..secondo il quale va contrastata l’idea di chi  “pensa che il problema debba essere risolto con una caserma in più o in meno,un carabiniere in più o in meno,una macchina della polizia che gira per il territorio”.Chi ha mai detto,Vice Ministro Bubbico,cose del genere ?????????????? A quanto ci risulta é stato chiesto e si chiede,al contrario,che  venga ristrutturato tutto l’impianto investigativo puntando tutto sulla “”QUALITA’” e non sulla “quantità”.In provincia di Latina manca l’intelligence e non più poliziotti e carabinieri.Anzi,a dirla tutta,mancano più di tutto i Finanzieri,tenuto conto del fatto che oggi per parlare di mafia bisogna parlare di IMPRESA,soldi,quattrini,come vuole chiamarli.
Che delusione un ……..”convegno” a Fondi che ha tutto il sapore di una riunione interna di un PD che ha paura di misurarsi con l’esterno,con le vere realtà del territorio,che gioca sulla difensiva per paura di essere attaccato per le gravissime responsabilità che ha accumulato su di sè.

“Il Prof.Giovan Battista de’ Medici” del Sen.Francesco de Notaris.

Giovan Battista de’Medici, Custode della Terra.
di     Francesco de Notaris

Il Professore  Giovan Battista de’Medici , Componente del Comitato scientifico e Difensore civico, ha nobilitato le Assise e le Assise di Napoli e del Mezzogiorno d’Italia lo hanno ancor più nobilitato, e  testimoniano le Sue doti del cuore per una vita spesa per la verità. La  conoscenza indagata sulla via della elevazione dell’uomo per migliorare il mondo ha portato avanti di un passo tutti noi, quando comunitariamente e dinanzi e con la gente iniziammo la riflessione sui diritti presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e in Palazzo Marigliano. Il Professore, perché consapevole del dovere di diffondere la cultura per la crescita dei cittadini, entusiasta iniziò una non comune opera che potrei definire di coscientizzazione e da allora visse ancora di più la terribile situazione di chi accresce il proprio ed il sapere degli altri e per tale motivo viene visto dai guardiani del distorto , diffuso ordine costituito, strategicamente e trasversalmente posizionati , quasi come un pericolo da ignorare e rendere innocuo. Per la risoluzione di problematiche importanti, come per quelle del disastro ambientale in Campania, si adoperò offrendo il Suo contributo, attento a proposte che fossero fondate e fuori dalla disponibilità di gruppi camorristici, che, come è noto, ad esempio gestivano le cave, non adatte alla collocazione dei rifiuti. La preoccupazione dello Studioso non era condivisa dai responsabili commissari all’emergenza dichiarata. Come dire che il rispetto della legalità è titolo per Convegni e lezioni, è occasione per campagne pubblicitarie, per dichiarazioni ,  è sogno per anime belle e per qualche amministratore anomalo, è ostacolo per l’uomo che deve gestire, è lo slogan  da presentare all’ingenuo elettore, è il niente cui riferirsi quando si spende il pubblico denaro. Il Suo comportamento  ha accresciuto  per sé l’affanno ed il desiderio di operare per la giustizia ed ha alimentato  in numerosi altri la preoccupazione per essere stati posti dinanzi a gravi responsabilità politiche, amministrative, penali . Egli non ha accettato l’isolamento creatogli da un potere timoroso, in parte colluso, formalmente rispettoso, sostanzialmente arrogante e saccente né il tentativo di coinvolgerlo ed assimilarlo, anzi ha lavorato tenacemente, pensoso ed ottimista da solo e in gruppo e , da geologo applicato ed  idrogeologo onesto e generoso,  da Accademico autentico,   e spesso incompreso da Colleghi più amici degli amici che della Verità e più ricompensati per la vocazione servile e cultori singoli e associati della prassi mercantile,  dinanzi ai Responsabili istituzionali ed in  Assemblee popolari  ha informato e  gentilmente e fermamente alzato la voce in difesa di chi non aveva voce e conoscenze  e ha continuato a studiare con passione, tentando di tenere lontane le conseguenze della irresponsabilità dell’uomo sulla natura, lavorando come se gli interlocutori o meglio la controparte rispetto ad uno sviluppo ordinato appartenesse al mondo civile. L’ignoranza camuffata da alterigia da parte degli uomini che dominano e non sono al servizio del popolo e  che temono l’incidenza del metodo scientifico  sulla problematica sociale e dico con chiarezza che sono preoccupati della perdita del consenso  acquisito un tempo subdolamente più puntando sulle promesse che sulle realizzazioni, è stata la bandiera lugubre  innalzata costantemente dinanzi a Chi , per le donne e gli uomini della Campania e del Mezzogiorno, per la salute di ciascuno di noi,  tentava di ricercare risoluzioni semplici e possibili nel  nostro territorio, per amore del paesaggio, della terra da custodire.  Ricordo quando con un dischetto da Lui preparato,  contenente l’indicazione motivata di siti da utilizzare per un piano virtuoso per il ciclo dei rifiuti ci recammo dall’allora Presidente del Consiglio, Prodi. Bisogna considerare che l’Istituzione chiedeva la collaborazione e che l’indicazione di luoghi, di siti alternativi con caratteristiche geologiche adeguate sorrette da relazione fu offerta alle autorità competenti e costituite e  non fu presa in considerazione, e si continuò alla vecchia maniera. Cave dismesse e aree protette di particolare pregio venivano individuate come sedi per discariche dal Governo e dal Commissariato straordinario di Governo.  Interessanti le interviste rilasciate a tal proposito alla carta stampata e trasmesse da emittenti pubbliche e private. L’esito delle inchieste e dei processi non cancella responsabilità politiche e morali delle consorterie affaristiche. Estremamente limitativa e inadeguata  la qualifica di ‘storico attivista’ che un quotidiano napoletano ha usato per l’Accademico scomparso. I grandi concetti espressi dai filosofi e dai naturalisti, l’idea che la natura rifiuta di essere male amministrata e si ribella a suo modo , che le montagne, poste per consolidare la terra e frenare l’impeto dei fiumi, non

vogliono essere tagliate per diventare pavimento di pietre variopinte in costruzioni abusive, l’idea di operare  il  e per il bene comune con il  proprio lavoro, di esaminare i fatti per proporre  in clima di dialogo e confronto  esigevano, in particolare nelle Istituzioni e ad ogni livello, cittadini responsabili,  politici, amministratori, burocrati,   interlocutori quindi di buon intelletto, esperti ed onesti, liberi da miserabili interessi personali e dalle paure e da  appartenenze condizionanti, emancipati dal dominio dei senza legge, dal timore di dovere rendere conto  del crimine e del disastro commesso per affaristiche contrattazioni e delle conseguenze prodotte, nascoste nella profondità della terra,  volatilizzate nel cielo traversato dai venti, irraggiungibili nelle acque che corrono veloci, visibili nella carne delle visibili inermi vittime.   In questa notte che non vede fine nella nostra terra, l’esercito della notte è in superiorità numerica, è insensibile alla ragione. Sono forti gli uomini delle tenebre! E il saggio non sempre può vincere. Ma non può porre i talenti nel terreno. Deve prendere posizione, costruire coscienze, dire la verità perché prevalga la vita.  Il  Professore Giovan Battista è il saggio che se ne è andato nella notte. Ha amato i concittadini come la Sua famiglia. Ha segnato un percorso virtuoso. Ha avuto a cuore il Mezzogiorno d’Italia. E noi delle Assise,  continuando nel lavoro intrapreso , non ci fermeremo e diciamo che siamo sicuri che Giovan Battista de’ Medici  potrà dire come San Paolo:  bonum certamen certavi,  cursus consummavi,  fidem servavi.

Una veloce galoppata per tutta Italia per testare le dimensioni del fenomeno mafioso

UNA GALOPPATA VELOCE DALLA VAL
D’AOSTA ALLA LUCANIA,PASSANDO PER
L’EMILIA-ROMAGNA,LA
TOSCANA,L’UMBRIA,IL LAZIO,LA CAMPANIA
E COSI’ VIA
per testare come il fenomeno mafioso sia grave ed
invasivo e,al contempo,le complicità politiche ed
istituzionali.
Lo Stato-Stato é in affanno nella lotta allo stato-mafia
e tu,costernato,sei sempre più portato a dare ragione a
Roberto Scarpinato che scrive nella Prefazione a ” Il
ritorno del Principe”:
“Mentre negli altri Paesi europei la criminalità non “fa
storia”,riguardando solo le fasce meno integrate e
acculturate della società,in Italia la storia
nazionale,quella con la S  maiuscola , é
inestricabilmente  intrecciata con quella della
criminalità di settori  significativi  della sua classe
dirigente,tanto che in taluni tornanti essenziali non é
dato comprendere l’evoluzione dell’una senza
comprendere i nessi con la seconda”.
E’ stato-mafia,con ampie propaggini delle istituzioni e
della politica che caratterizzano il loro essere ed agire
in modelli che tutto sono fuorché quelli dello Stato-
Stato.
Saltellando da un punto all’altro del Paese abbiamo
voluto dare quel quadro di assieme,quell’unicum,che
sfugge all’attenzione anche dei più avveduti ed
acculturati.

E’ mafia ovunque.
E’ mafia perché così vogliono i più,dalle classi
dirigenti ai cittadini che le votano e le sostengono.
E’,questo,il motivo per il quale stiamo insistentemente
tentando di alzare il tiro,sforzandoci di convincere il
più  gran numero di persone disponibili a distogliere
lo sguardo dal dito spostandolo sulla luna che questo
vuole indicare.
Un compito faticoso davvero!
E’ difficile,a  causa  di una colossale campagna di
mistificazioni e di manipolazione dell’informazione
messa in piedi dal sistema,far comprendere alla gente
che la mafia non é rappresentata dai Riina,dai
Mancuso,dagli Schiavone,ma ,al contrario,da coloro
che stanno alle loro spalle,li manovrano e li
sostengono in mille modi.
Il vecchio gioco dei ” pupi” e dei “pupari”.
Corruzione e mafia che “sembrano essere costitutive
del potere”,un potere,diceva Sciascia,che “non é nel
Consiglio comunale di Palermo,non è nel Parlamento
della Repubblica.
Il potere é sempre altrove.
Lo Stato per me é la Costituzione e la Costituzione
non esiste più″.
Parole,quelle di Leonardo Sciascia,amare,ma
chiare,estremamente chiare ,che ti danno l’esatta
fotografia di un Paese che conserva solo il ricordo
dello Stato di diritto.

Da qui la rabbia mista a sconforto che ti prende nel
constatare che la maggior parte della gente resta sorda
agli inviti a guardare la realtà ed a cambiare indirizzi.
Quando le dici di smetterla,data la gravità della
situazione in cui siamo e della profondità del baratro
nel quale siamo caduti, con la pantomina di  riandare
sempre e solo al passato,rievocando fatti che sono
inattuali.
Chi vuole combattere veramente le mafie,siano queste
militari,o politiche,o istituzionali o
economiche,DEVE mettere una pietra sopra quel
modello di “antimafia” parolaia per far suo quello di
un’antimafia vera,seria,incisiva,quello della
DENUNCIA,NOMI E COGNOMI, aiutando quella
parte della Magistratura che sta in frontiera e che é
rimasta,purtroppo, l’unico baluardo della legalità in
questo Paese sfortunato.
Ma,quando  parliamo di DENUNCIA,non ci riferiamo
solamente al Sindaco,all’assessore,al
consigliere,all’imprenditore corrotti e contigui o
organici alle  organizzazioni
criminali,ma,soprattutto,a coloro che dovrebbero
vigilare per garantire la legalità e non lo fanno o lo
fanno in parte,a  quei Prefetti,ad esempio,che
appaiono alquanto “distratti” nell’imporre l’osservanza
delle leggi.
Ecco,cominciamo da questi !
Il resto verrà man mano.

Il ruolo dei Prefetti. Urge cambiare la legge.

Il ruolo dei Prefetti nella lotta alle mafie. Qualche sepolcro imbiancato  potrà anche accusarci di essere ossessivi,ma questo non ci interessa perché un’Associazione seria ,operativa e non asservita al “sistema” qual’é la nostra ha il DOVERE  di far capire alla gente  il “perché” ci siamo ridotti nello stato in cui si é ridotto il Paese ormai nelle grinfie delle mafie a causa soprattutto dell’inosservanza di norme,leggi e regolamenti,che  disciplinano la condotta di soggetti ed apparati dello Stato.Qualcuno si é arrabbiato e ci ha rimproverato di attaccare le Istituzioni.Non é vero,noi difendiamo le Istituzioni ed i nostri attacchi riguardano le persone ,non le Istituzioni che,invece,vogliamo difendere salvaguardandone immagine e ruolo.

Chi é infedele e disapplica le norme deve vergognarsi ,non noi che diciamo la verità e denunciamo chi non fa il proprio dovere.
Una quindicina di anni fa,appena nati,qualcuno ci avvicinò consigliandoci di…………………..non fare allarmismi ,”per evitare,ci disse ,che imprenditori e turisti,spaventati,abbandonassero il territorio”!
E’ la frase classica che abbiamo sentito ripetere milioni di volte da parte di chi ha l’ordine e l’interesse di mantenere le cose come stanno,lo statu quo.
Fortunatamente quella volta abbiamo avuto la prontezza di rispondere che…….. i turisti e gli imprenditori seri erano scappati da quel dì incalzati da affaristi,mafiosi e loro sodali,alcuni dei quali con seguito di mignotte e quant’altro del genere.
Noi abbiamo il dovere di far capire alla gente onesta “perché “la lotta alle mafie non funziona o funziona poco,malgrado lo sforzo generoso  di magistrati  ed altre poche persone che spesso ci rimettono la pelle,carriere e così via.
E,in quest’ottica ripubblichiamo per l’ennesima volta – e ripubblicheremo per un altro miiione di volte,fino alla noia-una nostra nota sul ruolo e sui doveri dei Prefetti per quanto riguarda il contrasto delle mafie.
Ruolo e doveri che non vengono assolti,fatta qualche rarissima eccezione,talchè il. risultato é sotto gli occhi di tutti.
Noi siamo determinati a scatenare il putiferio su questo argomento,ma avvertiamo  sin da ora le persone che non ci aspettiamo chissà cosa in quanto ,ad oggi,non abbiamo trovato un’associazione o un parlamentare disposti a darci una mano.
Il “sistema” è sistema e pochi sono disposti a mettersi contro.
Un’amica ci ha scritto stamane dicendoci che molti vice Prefetti resteranno tali senza mai essere promossi perché hanno rifiutato e rifiutano di diventare parte integrante del “sistema”.
Conosciamo persone,storie e condizioni di molti di costoro e da persone esperte,vecchie e con lunghissime esperienze alle spalle di vita pubblica e di militanza politica,non ci meravigliamo!
Nel gergo politichese,nei circoli ristretti di chi comanda,persone del genere vengono definite “INAFFIDABILI”!!!!!
Chi non si piega al sistema e rifiuta lo statu quo per tentare di migliorare le cose,nei vertici viene bollato con la dicitura di “INAFFIDABILE” e subito emarginato ed inchiodato a vita al suo grado,senza più possibilità di far carriera.
Lo schifo che abbiamo visto a Venezia con il Mose,a Milano con l’Expo ,a Roma con Mafia Capitale ,dove a centinaia di imprese mafiose é stato consentito di accaparrarsi appalti e subappalti milionari,avrebbe dovuto far aprire gli occhi anche ai ciechi sulle responsabilità dei Prefetti i quali sono chiamati dalla legge a svolgere un ruolo di vigilanza e di prevenzione,ruolo che rarissimamente viene svolto da qualcuno.
Qui,di seguito,la nota che riguarda i loro DOVERI   DEI PREFETTO in materia,doveri,ovviamente,per lo più inosservati:

Il ruolo dei Prefetti. Urge cambiare la legge.

Pubblicato 27 Dicembre 2014 | Da admin3

INVITIAMO ISCRITTI E SIMPATIZZANTI DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO E NON SOLO A DEDICARE DA ORA IN AVANTI UN’ATTENZIONE PARTICOLARE ALL’AZIONE CHE I PREFETTI HANNO IL DOVERE DI SVOLGERE IN MATERIA DI LOTTA ALLA CRIMINALITA’ MAFIOSA
RIPRODUCIAMO, PERTANTO, UN ARTICOLO PUBBLICATO TEMPO FA SUL SITO WEB E SULLE PAGINE FACEBOOK DELL’ ASSOCIAZIONE CAPONNETTO PER RIPROPORRE ALCUNE NOSTRE CONSIDERAZIONI, SUGGERIMENTI ED ANCHE CRITICHE SUL RUOLO DEI PREFETTI NEL PAESE E SULL’URGENTE NECESSITA’ DI CAMBIARE LA LEGGE APPORTANDOVI QUELLE MODIFICHE E QUELLE INEGRAZIONI NECESSARIE PER RENDERE PIU’ EFFICACE ED INCISIVA L’AZIONE CONTRO LA CORRUZIONE E LE MAFIE.
L’ENORME POTERE CONFERITO FINORA AI PREFETTI NON E’ BASTATO A COLMARE TUTTE QUELLE DEFICIENZE E QUELLE
STORTURE CHE SPESSO NON HANNO DATO PER NIENTE LUSTRO ALL’ISTITUZIONE.
FATTA QUALCHE ECCEZIONE, INFATTI, LA MAGGIOR PARTE DEI PREFETTI HA MOSTRATO DI NON ESSERE – O, PEGGIO, DI NON VOLER ESSERE – IN GRADO DI ADEMPIERE APPIENO AI DOVERI CHE LA LEGGE IMPONE AD ESSI.
CI RIFERIAMO, IN PARTICOLARE, AL MANCATO SVOLGIMENTO DELLE FUNZIONI DI VIGILANZA PREVENTIVA IN MATERIA DI CONTRASTO DELLA CRIMINALITA’.
IL PREFETTO, COM’E’ NOTO, HA LA POSSIBILITA’ DI EMETTERE PROVVEDIMENTI INTERDITTIVI SULLA BASE DI SEMPLICI INFORMATIVE DELLE FORZE DELL’ORDINE E SENZA ATTENDERE LE SENTENZE DELLA MAGISTRATURA E DI IMPEDIRE, COSI’, PRIMA CHE ESSO AVVENGA, L’INSERIMENTO DELLA CRIMINALITA’ MAFIOSA NELL’ECONOMIA, NELLE ISTITUZIONI E NELLA POLITICA.
DITECI VOI QUANTE “INTERDITTIVE ANTIMAFIA” HANNO EMESSO ED EMETTONO I PREFETTI DELLE VOSTRE PROVINCE A CARICO DI IMPRESE SOSPETTE E QUALE AZIONE DI PREVENZIONE LA MAGGIOR PARTE DI ESSI ABBIANO SVOLTO SUL VERSANTE DELLA LOTTA ALLE MAFIE, COORDINANDO LE FORZE DELL’ORDINE, DANDO AD ESSE DEGLI INPUT IN MATERIA DI METODOLOGIE DI AZIONE, STIMOLANDOLE AD AGIRE PIU’ CHE
CON UN’OTTICA DA ” ORDINE PUBBLICO”, COME NORMALMENTE AVVIENE, CON UNA, INVECE, PIU’ MODERNA ED ADEGUATA ALLA REALTA’ ATTUALE CHE VEDE LA MAFIA COME UN SOGGETTO IMPRENDITORE.
LA RIPUBBLICAZIONE DI QUESTO NOSTRO DOCUMENTO DEVE SERVIRE AD INDURRE TUTTI I NOSTRI ISCRITTI ED I SIMPATIZZANTI – ED ANCHE ALTRI DI ALTRE ASSOCIAZIONI ANTIMAFIA- AD INCENTRARE LA LORO ATTENZIONE SUI TEMI REALI DELLA LOTTA ALLE MAFIE, REALIZZANDO UN SALTO DI QUALITA’ CON L’ABBANDONO DI QUELLA PRASSI CHE VEDE MOLTI PIU’ PROPENSI A PARLARE DI TEMI GENERICI, NARRATIVI, COMMEMORATIVI, CHE NON, COME E’ NECESSARIO, PRATICI, ATTUALI ED OPERATIVI.

Il fenomeno del condizionamento delle istituzioni e degli Enti locali. Si deve cambiare subito la legge sul ruolo dei Prefetti Pubblicato 5 Agosto 2014 | Da admin2. L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO PUBBLICA QUESTA NOTA AL FINE DI AVVIARE NEL PAESE UN’ APPROFONDITA RIFLESSIONE SUL RUOLO DEI PREFETTI SUL VERSANTE DELLA LOTTA ALLE MAFIE E SULL’URGENTE NECESSITA’ DI UNA MODIFICA DELLA LEGISLAZIONE IN MATERIA. NON E’ POSSIBILE PARLARE SERIAMENTE DI LOTTA ALLE MAFIE PERPETUANDO L’ATTUALE STATO DELLE COSE. Il fenomeno del condizionamento delle istituzioni e degli Enti locali –Il degrado delle Istituzioni I recenti eventi giudiziari che hanno coinvolto due ex ministri dell’Interno (Scajola e Cancellieri) per fatti di rilevante gravità nonché i recenti arresti di prefetti (Blasco, La Motta, Ferrigno) e l’incriminazione di ex Prefetti (Maria Elena Stasi e Maddaloni entrambi condannati in primo grado) sempre per fatti riferibili ad ambienti della criminalità organizzata o meglio ad ambienti politici contigui alla criminalità organizzata, devono necessariamente indurci a fare una riflessione sul ruolo e sui poteri che la legge assegna all’Amministrazione dell’interno nella lotta alla criminalità organizzata. Ovviamente occorre doverosamente sottolineare che l’amministrazione dell’Interno registra la presenza di una stragrande maggioranza di persone che dedicano la loro vita lavorativa e in molti casi anche personale, al servizio esclusivo dello Stato. Proprio per tutelare anche questa categoria di servitori dello Stato e per consentire a questi di poter svolgere con serenità e senza interferenze della politica, le azioni istituzionali di contrasto al crimine organizzato, occorre capire quali siano state le cause che hanno determinato la devianza dell’azione di settori dell’amministrazione dell’interno ad appannaggio degli interessi di contesti socio politico criminale.
Analizzando bene i fatti di cronaca giudiziaria che vedono coinvolti ministri dell’interno e prefetti si capisce subito che nelle vicende stesse hanno un ruolo centrale interessi personali riferibili a politici spesso di rilevo nazionale. Basta citare a solo titolo esemplificativo il caso dell’ex parlamentare Nicola Cosentino ed il recente coinvolgimento dell’ex prefetto Stasi. Infatti i fatti giudiziari in questione rilevano come spesso le contestazioni formulate dalla Magistratura riguardino condotte volte a favorire uomini politici. Basta vedere la vicenda del prefetto Stasi nell’ambito dell’indagine sui distributori di carburanti di proprietà della famiglia Cosentino ovvero la vicende di appalti al comune di Caserta per la quale sono state condannati i prefetto Stati e Maddaloni per interessi riferibili a ditte di Nicola Ferrara, esponente politico regionale dell’UDEUR, oppure la vicenda esaminata nel corso del processo cosentino del mancato scioglimento del consiglio comunale di Mondragone la cui compagine politica era riconducibile all’ex ministro Landolfi ovvero al mancato rilascio del certificato antimafia interdittivo alle ditte ECO Quattro e Aversana Petroli, entrambe riferibili ad interessi della famiglia Cosentino. Appare quindi evidente la correlazione tra condizionamento dell’azione dei Prefetti ed in genere dell’amministrazione dell’Interno con la politica nella quale ampi settori spesso sono contigui ad ambienti della criminalità organizzata (soprattutto nelle regioni meridionali). Ma perché i prefetti si piegano alla Politica ovvero perché sono condizionati dalla stessa? Prima di rispondere a questa domanda vediamo chi sono e cosa fanno i prefetti. Il prefetto è il massimo organo amministrativo periferico, terminale politico-operativo dell’apparato della sicurezza, agente elettorale del governo, motore della vita economica e sociale della provincia, tutore dell’ente locale. Il prefetto ha una posizione di eminenza del Prefetto rispetto alle altre cariche amministrative periferiche in virtù del riconoscimento della rappresentanza dell’esecutivo nella provincia e, conseguentemente, il carattere tendenzialmente “generale” del campo delle attribuzioni. L’art.2 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (t. u. l. p. s. ), concede un’amplissima facoltà al Prefetto di adottare atti contingibili e urgenti per esigenze di sicurezza pubblica. Il Prefetto presiede i Comitati Provinciali della Pubblica Amministrazione e dei comitati metropolitani; ha funzioni in materia di droga, scioperi nei servizi pubblici essenziali, antimafia, statistica; della ricostruzione del ruolo del Prefetto rispetto alle autonomie territoriali. Insomma la legge ha conferito ai prefetti poteri enormi. Tra questi è appena il caso di ricordare quelli che esercita attraverso il Comitato provinciale Ordine e sicurezza pubblica, che vede la partecipazione, in posizione di subordinazione funzionale, del Questore e dei Comandanti Provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. E’ proprio nel comitato che si decidono le proposte al consiglio dei ministri degli scioglimenti dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose, le misure di tutela da assegnare ai magistrati, ai cittadini minacciati, ecc. ecc. Gli stessi vertici delle Forze dell’ordine a livello provinciale sono soggetti, ai fine dell’avanzano di carriera, delle valutazioni da parte dei prefetti. Quindi i prefetti sono potenzialmente in grado di incidere sulle figure apicale delle tre forze di polizia e indirettamente sui magistrati esposti a pericoli di attentati o di sicurezza personale, dovendo il prefetto decidere se e a chi assegnare le misure di tutela (vigilanza, scorta, nei sui diversi livelli di gravità, ecc) Ci si renderà conto che il Prefetto, stante la delicatezza dei compiti assentatigli dalla legge e il ruolo centrale nelle vicende più delicate di ordine e sicurezza pubblica, deve svolgere le proprie finzioni nel pieno ed inderogabile rispetto del principio di imparzialità dettato dall’art.97 della nostra carta costituzionale. Il prefetto è posto nelle condizioni di poter esercitare liberamente e fuori da ogni forma di condizionamento le proprie delicatissime funzioni? Per poter rispondere è necessario capire come si articola la carriera prefettizia e come vengono nominati i prefetti e assegnati alle sedi provinciali. La nostra carta costituzionale non prevede, come per l’ordine giudiziario, un organo di autogoverno che possa assicurare l’indipendenza e l’autonomia dei Prefetti. Invero non prevede neppure la figura del prefetto la cui presenza deriva dalla normativa del ventennio fascista.
Invero i prefetti vengono nominati dal Consiglio dei ministri. Sono cioè nominati dalla politica che in un dato momento storico è posta alla presidenza del consiglio dei ministri e ne ha maggioranza politica in seno allo stesso Organo. Quindi, come è agevole, comprendere, i perfetti vengono nominati a secondo della loro contiguità o meglio del gradimento di quella o quell’altra forza politica. Quindi, per esempio, ci troveremo che nel periodo del Governo Berlusconi sono stati nominati prefetti, coloro ritenuti di gradimento di quella forza politica. In genere queste scelte risentono anche delle indicazioni provenienti dai coordinatori regionali. In Campania nel periodo dei governo Berlusconi, per un lungo lasso tempo il ruolo di coordinatore regionale è stato assunto dall’ex parlamentare Nicola Cosentino, oggi sottoposto a processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Insomma l’imparzialità che deve inderogabilmente risiedere alla base delle scelte dei prefetti può inconfutabilmente essere minata da questi meccanismi di nomina che ineludibilmente possono creare momenti di devianza nelle scelte prefettizie. Non è la prima volta che prefetti non allineati alla politica ovvero ad una certa parte di politica deviata, siano stati gravati da provvedimenti dal carattere sanzionatorio. Tutti ricorderanno il prefetto di Reggio Calabria Vittorio Piscitelli che sciolse il consiglio comunale di Reggio e con l’insediameno del Ministro calabrese Alfano è stato repentinamente trasferito altrove. Ovvero il prefetto di Agrigento Fulvio Sodano trasferito dal sottosegretario all’Interno Antonio D’Alì, quest’ultimo poi incriminato per concorso in associazione mafiosa. Insomma appare improcrastinabile l’esigenza di blindare talune delicate funzioni di ordine e sicurezza pubblica assegnate ai prefetti. Due sono le strade: o si modificano le leggi prevedendo un meccanismo di nomina dei Prefetti attraverso un sistema simile a quello previsto per i magistrati oppure si trasferiscono queste funzioni strategiche per la sicurezza dei cittadini e dei servitori dello stato alla magistratura. Appare inaccettabile che debba essere un funzionario dello stato nominato, prefetto, dalla politica a decidere se un magistrato (che spesso si trova ad indagare politici di rilievo nazionale presenti direttamente o indirettamente nel consiglio dei Ministri) debba o meno avere misure di tutela a fronte di minacce anche potenziali o di esposizioni elevante a rischio attentato. Appare paradossale che debba essere il prefetto, espressione della politica a formulare giudizi e valutazione sul questore e sui Comandati provinciali dell’arma e della g di f. Innegabilmente gli stessi possono per questi giudizi subire una sorta di condizionamento o di timore reverenziale nei confronti del prefetto ogni qual volta si trovano a dover indagare su fatti e vicende che riguardano gli stessi prefetti o politici che hanno espresso gradimento per quello stesso prefetto. O peggio ancora, appare assurdo che debba essere il prefetto a decidere se e quando sottoporre ad indagini antimafia, un consiglio comunale per infiltrazione della criminalità organizzata, quando lo stesso consiglio comunale è dello stesso partito politico che risiede nel Consiglio dei ministri e che quindi potenzialmente può incidere sul prefetto stesso. Non è la prima volta che pur in presenza di evidenti episodi di infiltrazioni della criminalità organizzata non si sia proceduto allo scioglimento delle amministrazione risultate permeabili alla c. o.. (basti citare i casi del Comune di Fondi, del comune di Mondragone, Castellammare di stabia, di torre annunziata, di torre del greco, e di tanti altri comuni). Analoga considerazione vale per il rilascio dei certificati antimafia. Appare assurdo che un imprenditore per poter stipulare contratti con la pubblica amministrazione debba essere sottoposto alla valutazione del prefetto ai fini del rilascio della c. d. liberatoria antimafia. E’ evidente che in siffatto contesto e meccanismo di nomina e rimozione dei prefetti, l’imprenditore che sarà di gradimento della politica di maggioranza e quindi dei prefetti, risulterà immune da problemi di antimafia (vedi il caso della società Aversana petroli dei Fratelli Cosentino, la Eco Quattro di Castel Volturno riferibili agli stessi politici della corrente di Cosentino, alla società dei fratelli Buglione, e tante altre società notoriamente infiltrate dalla criminalità ma che operano indisturbate e di contro ditte che non si sono piegate ai voleri della politica che invece vengono colpite da interdittive antimafia per vicende banali ed insignificanti La democrazia in siffatti condizione è messa a dura prova. La politica sana e la società civile devono farsi carico di indicare le soluzioni. Occorre che in
attesa di una legislazione che garantisca l’imparzialità e l’indipendenza dei funzionari dello stato preposti all’esercizio di delicati compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica e soprattutto nella lotta alla criminalità organizzata, dette funzioni vengano trasferita alla Magistratura che, per effetto dell’autonomia ed indipendenza garantitagli dalla Costituzione possa adottare le decisioni più giuste ed imparziali e scevre da condizionamenti della politica che, come si diceva risente della presenza di ampi settori contigui alla criminalità organizzata. Le implicazioni con la vita politica napoletana costituiscano il punto di partenza storico di un intreccio perverso che ha determinato il consolidarsi del fenomeno dell’infiltrazione e del condizionamento degli Enti locali Nel corso degli anni ottanta, infatti, In Campania tanto per citare un esempio, si è assistito all’espandersi ed al consolidarsi di un fenomeno sociale molto grave che ha messo in luce i diffusi rapporti nell’ambito della gestione della “ cosa pubblica” tra politica, affari e malavita organizzata di tipo mafioso. Il degrado delle Istituzioni a Napoli era tale da indurre il Procuratore Cordova a una denuncia amara ma non disperata: «Lo Stato a Napoli, dice Cordova, è un’entità eventuale, aleatoria, virtuale. Parlo dello Stato ufficiale non di quello reale, l’unico che a Napoli la gente conosce e teme per davvero: la camorra. Le leggi dello Stato sono lente, i processi non finiscono mai e la pena è un evento remoto, prescrivibile, amnistiabile, depenalizzabile. Le leggi della camorra sono ferree e immutabili, semplici e inderogabili, i giudizi si celebrano fulmineamente, e le sentenze sono rapidissime, inappellabili e immediatamente esecutive. È ovvio che i cittadini temono lo stato effettivo, quello camorristico, e non quello ufficiale». La camorra si è trasformata in stato, che ci si trova di fronte ad un vero e proprio fenomeno di banditismo sociale, di neo brigantaggio populista. La fiducia dei cittadini nelle Istituzioni cala di giorno in giorno. Non vi e’ indagine su organizzazioni camorristiche che non riveli preoccupanti fenomeni di penetrazione collusiva nelle istituzioni. Per molti versi, lo Stato sembra corrispondere a modelli ideali di sviluppo degli interessi criminali, anziché« di salvaguardia degli interessi della collettività e delle istituzioni statuali. In estrema sintesi si può quindi affermare che si è di fronte ad un nuovo soggetto che oramai può essere definito Alta Camorra che ha dato prova di non essere più ai margini della società, ma sta conquistando progressivamente – o forse ha già conquistato – i centri dei poteri politico, economico e sociale. Insomma la camorra sta tentando di non porsi in posizione esterna o antitetica, ma di stare ben dentro lo Stato, la politica, la società, l’economia. Insomma la repressione dei delitti e delle illegalità, che è un sacrosanto dovere dovrebbe essere accompagnato da un controllo capillare, da un meticoloso accertamento sulla debolezza istituzionale di fronte alla pressione corruttiva e alle collusioni di gran parte di essa con l’Alta Camorra. In definitiva è condivisibile quanto sostenuto da un noto giornalista che “ I grandi camorristi stanno nell’ombra “. L’intreccio tra criminalità, politica e affari negli enti locali è sicuramente quello maggiormente avvertito dal cittadino comune in quanto gli stessi Enti più di ogni altra istituzione risultano, in considerazione delle funzioni istituzionali cui sono deputati per legge, a stretto contatto con la collettività amministrata. Le indagini condotte dalla magistratura Il primo ed incisivo intervento, che il legislatore ha posto in essere per tutelare gli enti locali dalle ingerenze della criminalità organizzata si è avuto con l’approvazione della Legge 22.7.1991, n.221 che ha introdotto l’art.15 bis della L.55/1990 concernente lo scioglimento dei consigli comunali e provinciali coinvolti in fenomeni di infiltrazione e di condizionamento mafioso. La stessa norma oggi è confluita nell’art.143 del D. lgt.267/2000 E’ una norma sicuramente di carattere eccezionale, in quanto a prescindere dal giudizio penale, l’amministrazione locale risulta evidentemente inquinata, al punto che nessun’altra misura, al di fuori dello scioglimento, potrebbe risultare idonea al recupero della legalità. Era presente nell’ordinamento un vuoto normativo, che consentiva di fronteggiare queste situazioni, e per riempirlo si era fatto ricorso ad un uso indiretto della potestà di scioglimento dei consigli comunali per motivi di ordine pubblico (si ricorda il caso del comune di Quindici, retto da un esponente apicale di una nota famiglia camorristica, sciolto nel 1983 per motivi di
ordine pubblico dall’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini. La legislazione speciale antimafia in questione intende, prioritariamente, salvaguardare gli interessi pubblici dalle mire della criminalità organizzata, ancora prima che si vengano a determinare le condizioni oggettive e concrete dell’aggressione a beni giuridicamente protetti. In particolare il procedimento di accertamento scaturente dai poteri previsti e demandati dalla suddetta legislazione ai Prefetti, ovvero alle Commissioni delegate, all’uopo istituite, risponde alla funzione di prevenzione cautelare globale che prescinde, nella sua applicazione, da istituti e concetti dell’ordinamento penale, da cui se ne discosta dichiaratamente. Particolarmente innovativa risulta la disposizione contenuta nell’art.143 del D. lgt.267/2000 che prevede la possibilità che il prefetto, nella fase istruttoria del procedimento di scioglimento, acquisisca dal procuratore della repubblica notizie utili a motivare la decisione, in deroga all’art.329 del codice di procedura penale, superando cioè l’obbligo di segretezza disposto da tale norma con riguardo alle esigenze del procedimento penale. Ma la facoltà più significativa conferita dal legislatore al prefetto per la ricerca di ogni elemento di valutazione utile allo svolgimento dell’azione amministrativa assegnatagli dalla stessa norma scaturisce dal disposto normativo di cui al Decreto legge 354/1991, convertito nella Legge 30.12.1991, n.410 che consente, attraverso poteri investigativi, di verificare se ricorrono pericoli di infiltrazione tipo mafioso nell’ambito dello svolgimento dei “ servizi” cui sono deputati per legge gli enti locali. Nel 2009 con la legge 94, l’art.143 del d. lgs.267/2000 ha subito una modifica che appare aver ridimensionato e affievolito l’azione di contrasto alla criminalità organizzata. Infatti è stato stabilito che le indagini antimafia debbano essere svolta da una commissione composta “ da tre funzionari della pubblica amministrazione. Invero prima dell’entrata in vigore della legge 94/2009 le indagini venivano svolte da organi di polizia che stante le loro specifiche conoscenze e professionalità info-investigative, potevano fornire un contributo determinate al buon esito delle indagini. Invece il legislatore del 2009 ha affidato a tre funzionari della P. A. dette attività di indagini. Ogni commento appare del tuto superfluo. Infatti precedentemente per le operazioni di accesso antimafia nei comuni, i prefetti si avvalevano di apposite commissione composte da rappresentanti di tutte le forze, dell’ordine nonché da un rappresentante della D. I. A. , nonché da funzionari statali appartenenti ad amministrazioni che, nell’ambito delle proprie attività istituzionali, avevano competenza e conoscenza delle attività amministrative cui i comuni sono deputati per legge.

Guarda “Mafia Capitale – Cutolo 1986 “la vera Mafia-Camor…” su YouTube

E’ ARRIVATA L’ORA DELLA VERITA’…………

ORA BASTA CON  LE INADEMPIENZE,LE INSOSSERVANZE,LE DISTRAZIONI,

LA DISINFORMAZIONE ……………..

 

Stiamo per iniziare una martellante  campagna  di informazione che tende a far comprendere al Paese quali sono i nodi reali che hanno impedito finora  ed impediscono una reale,efficace,risolutiva  lotta alle mafie.

Diciamo subito,anche per tranquillizzare quanti,compresa qualche nostra amica,che noi non ce l’abbiamo con le Istituzioni che riteniamo queste ,in quanto tali,assolutamente non responsabili di ciò che andiamo  denunciando ,ma con coloro,fatta qualche eccezione,che le rappresentano,talune volte indegnamente, sui territori ,i quali   sono i rappresentanti di un “potere” centrale – gli  esecutori,cioè,-che non vuole che si combatta una guerra “altra” ed “alta” contro le organizzazioni criminali mafiose..

Ce l’abbiamo con le persone e non con le Istituzioni,sia ben inteso.

Con quelle persone che,interpreti acritiche di una volontà che mira  a non colpire la mafia,non fanno quello che loro impone la legge.

I Prefetti.

Quei Prefetti che dispongono di un potere enorme per intervenire  A MONTE  ,con gli strumenti di vigilanza e di prevenzione che la legge mette a loro disposizione,e che non lo fanno affatto o lo fanno in minima parte.

I Prefetti hanno il DOVERE  di esercitare le funzioni  di PREVENZIONE   al fine di  accertare,fra  l’altro, se le imprese che partecipano a gare di appalti e subappalti pubblici,abbiano le carte in regola e non siano sfiorate dal dubbio che esse possano essere organiche o contigue alla criminalità.

Essi,cioè,hanno il potere,in quanto rappresentanti del governo centrale e presidenti dei Comitati provinciali per la sicurezza e l’ordine pubblico, di imporre alle forze dell’ordine territoriali di svolgere accertamenti su ogni impresa che si candidi ad effettuare lavori o a fornire servizi e quant’altro a Comuni,ASL,Regioni e così via

Dal Prefetto dipende,quindi,se le forze dell’ordine locali siano o meno attive o sonnolenti in una provincia sul versante della lotta alle mafie.

Egli,infatti,sulla base di una semplice informativa pervenutagli dalle forze dell’ordine,senza aspettare,quindi,la sentenza della Magistratura, può (DEVE) emettere le cosiddette ” interdittive antimafia ” e,con queste,impedire che un’impresa mafiosa si aggiudichi lavori pubblici di ogni genere,piccoli o grandi,anche quelli, cui si ricorre spesso per bypassare le norme, di “somma urgenza” e dello “spezzettamento”.

Ma per ottenere le informative,é necessario che egli attivi il Questore ed i Comandanti provinciali della Guardia di Finanza e dei Carabinieri fornendo ad essi gli elenchi delle ditte sulle quali é necessario indagare.

Nessuno lo fa e chi eventualmente dovesse azzardarsi a farlo,probabilmente,visto il clima esistente in Italia,difficilmente riscuoterebbe le lodi del potere centrale.

Ecco,questo é un punto nodale che va sciolto e sul quale associazioni antimafia serie e gruppi parlamentari altrettanto seri debbono prendere in esame e tentare di sciogliere cercando di svincolare i Prefetti dal “potere” con la costituzione di un loro organo di autogoverno,così come ce l’hanno i Magistrati con il CSM.

Se i Prefetti,tutti e non solo qualche “pecora nera”,applicassero la legge e facessero quello che questa impone loro,la mafia finirebbe di accaparrarsi tutto distruggendo l’economia legale e sana e soppiantandola con quella criminale.

Non avremmo più quegli scandali che abbiamo visto e stiamo vedendo tutti i giorni  a Venezia con il Mose,a Milano con l’Expo,a Roma con Mafia Capitale dove centinaia e centinaia di imprese in odor di mafia si sono aggiudicati  e si aggiudicano lavori per milioni e milioni di euro.

E chissà quante altre imprese del genere ci sono in tutta Italia,dai comuni più grandi a quelli più piccoli,compresi quelli in cui ognuno di noi risiede.

Ordunque,va detto che se ormai in ogni angolo d’Italia troviamo mafiosi padroni anche dell’aria che respiriamo,le responsabilità sono,oltre che di gran parte della  gente che é disinformata,ignorante e vile,dei Prefetti che sono l’espressione di quel “potere” che vuole che le cose vadano così come vanno.

Sono pochi quelli che escono dal coro e per questo pagano prezzi salati.

Per giudicare se un Prefetto faccia o non faccia il proprio dovere la prima domanda da fargli  é ,quindi, la seguente:

“QUANTE INTERDITTIVE ANTIMAFIA HA EMESSE IN  UN ANNO ???????????”.

Dal numero che ti dice capisci subito se è un Prefetto che fa parte o meno del sistema.

Cominciamo da oggi una martellante campagna di controinformazione  rendendo note le operazioni che sono state fatte contro le mafie regione per regione in modo da togliere ogni alibi a chicchessia in ordine all’efficienza o meno degli apparati locali.

Cominciamo dalla Capitale.

La targa intestata all’Associazione Caponnetto ieri a Napoli girata ai Testimoni di Giustizia.

Una giornata di gioia per l’Associazione Caponnetto dopo l’intervento forte ed autorevole del Vice Presidente della Camera dei Deputati Luigi Di Maio a favore dei Testimoni di Giustizia

LA NOSTRA SOLIDARIETA’ FRATERNA AI
TESTIMONI DI GIUSTIZIA.
UN GESTO SIMBOLICO CHE VUOLE
RAPPRESENTARE  UN ABBRACCIO IDEALE A
TUTTI COLORO CHE RISCHIANO LA VITA PER
COMBATTERE CON I FATTI LE MAFIE.
OGGI PER TUTTA L’ASSOCIAZIONE
CAPONNETTO E’ UNA FESTA
NELL’APPRENDERE CHE ANCHE UNA FORZA
POLITICA IMPORTANTE ,COM’E’ IL M5S, HA
VOLUTO,CON UNA PRESA DI POSIZIONE
UFFICIALE DEL VICE PRESIDENTE DELLA
CAMERA LUIGI DI MAIO,MANIFESTARE LA
SUA CONVINTA,FORTE SOLIDARIETA’ AI
TESTIMONI DI GIUSTIZIA.
IL NOSTRO AUSPICIO,OGGI,E’ QUELLO CHE SI
RICONOSCANO  ALFINE E SUBITO I DIRITTI
DI QUESTI UOMINI E DONNE ECCEZIONALI E
CHE VENGANO INCHIODATI ALLE LORO
RESPONSABILITA’ TUTTI COLORO CHE LI
HANNO IGNORATI O MALTRATTATI .
NON SIAMO PIU’ SOLI GRAZIE A DIO E
L’INTERVENTO FORTE DI DI MAIO CI SPRONA
AD ESSERE PIU’ RIGOROSI  OVE  ANCORA
UNA VOLTA I TESTIMONI DI GIUSTIZIA
DOVESSERO ESSERE PRESI IN GIRO.
LA TARGA DI RINGRAZIAMENTO INTESTATA
ALL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO,
CONSEGNATACI  AL CONVEGNO DI NAPOLI

“GIRATA” AI TESTIMONI DI GIUSTIZIA E
CONSEGNATA AD UNO DI ESSI VENUTO
DALLA CALABRIA E PRESENTE IN SALA AL
CONVEGNO NEL MASCHIO ANGIOINO:

SALVATORE BARBAGALLO

Ha percorso  400 chilometri in una giornata orrida,on
la neve  e sotto una tempesta per partecipare al
Convegno dell’Associazione Caponnetto ieri a Napoli
al Maschio Angioino un Testimone di Giustizia che
non ha mai cercato la scena.
Un testimone di Giustizia che ha fatto arrestare
individui appartenenti ad una delle ndrine più
pericolose e potenti non solo d’Italia ma del mondo:
i Mancuso.
Un Testimone di Giustizia,come tanti altri
abbandonato dallo Stato,non protetto con la sua
famiglia in modo adeguato e ridotto al lastrico dopo
aver perso un’azienda  con  un ricco fatturato.
A lui,Salvatore Barbagallo,abbiamo voluto ” girare”,in
rappresentanza  ideale di tutta la categoria dei
Testimoni di Giustizia d’Italia,la targa  intestata all’
Associazione Caponnetto consegnataci ieri sera a

Napoli quale segno di apprezzamento e di
ringraziamento per quanto essa ha fatto e fa nel Paese
contro le mafie.
Un messaggio di alto valore simbolico di vicinanza
fraterna e di solidarietà della Caponnetto nei confronti
dei Testimoni di Giustizia.

Occhio,amici,alla VERA mafia e non a quella che ci raffigurano molti media asserviti al “sistema”

IL VALORE E L’IMPORTANZA  DEI  “PENTITI”,I
COLLABORATORI DI GIUSTIZIA

Quando sentiamo parlare male dei cosiddetti ”
pentiti”,i Collaboratori di Giustizia,cioè,a noi vengono
i brividi.
Dobbiamo a loro – quelli veri ed attendibili però – se la
lotta alle mafie riesce a fare qualche passo in avanti.
A loro ed alle intercettazioni dobbiamo  se la lotta alle
mafie e’ riuscito e riesce fare dei passi in avanti e ciò é
provato dal fatto che quei soggetti che sono contigui
od organicamente inseriti nelle organizzazioni
mafiose ce l’hanno proprio  con i “pentiti” e con le
intercettazioni !!!!!!!!!
La vera mafia,quella “alta”,e’ rappresentata da quei
soggetti che  sono contro i “pentiti” e le
intercettazioni..
Mafia e politica.
Ci meraviglia che c’ é ancora qualcuno ( sprovveduto
o in malafede)  in giro che si meraviglia che in
Emilia,Romagna ecc.ci sia la mafia.
La mafia é dovunque perché é la politica che ne
consente il radicamento.
Mafia e potere sono spesso un unicum.

Leggetevi ” Il ritorno del Principe” di un grande
magistrato,Roberto Scarpinato,e chi non ha ancora
capito,capirà tutto.
Se  volete  capire ,ovviamente  e se  siete  dei
cittadini onesti moralmente ed intellettualmente.
Perché se non siete tali  e,al contrario, siete  dei
corrotti  e dei mafiosi ,oggettivamente o meno,non
avete bisogno di leggere certe cose  perché  a dei
corrotti e dei mafiosi   sta bene così.
Mafia e politica,non dimenticatelo mai,vanno quasi
sempre a braccetto.

C’é chi si meraviglia –o fa finta di meravigliarsi- che in Emilia ci sia la mafia.Ma la mafia é dovunque perché quasi sempre é una parte considerevole della politica che la vuole.

IL VALORE E L’IMPORTANZA  DEI  “PENTITI”,I
COLLABORATORI DI GIUSTIZIA

Quando sentiamo parlare male dei cosiddetti ”
pentiti”,i Collaboratori di Giustizia,cioè,a noi vengono
i brividi.
Dobbiamo a loro – quelli veri ed attendibili però – se la
lotta alle mafie riesce a fare qualche passo in avanti.
A loro ed alle intercettazioni dobbiamo  se la lotta alle
mafie e’ riuscito e riesce fare dei passi in avanti e ciò é
provato dal fatto che quei soggetti che sono contigui
od organicamente inseriti nelle organizzazioni
mafiose ce l’hanno proprio  con i “pentiti” e con le
intercettazioni !!!!!!!!!
La vera mafia,quella “alta”,e’ rappresentata da quei
soggetti che  sono contro i “pentiti” e le
intercettazioni..
Mafia e politica.
Ci meraviglia che c’ é ancora qualcuno ( sprovveduto
o in malafede)  in giro che si meraviglia che in
Emilia,Romagna ecc.ci sia la mafia.
La mafia é dovunque perché é la politica che ne
consente il radicamento.
Mafia e potere sono spesso un unicum.

Leggetevi ” Il ritorno del Principe” di un grande
magistrato,Roberto Scarpinato,e chi non ha ancora
capito,capirà tutto.
Se  volete  capire ,ovviamente  e se  siete  dei
cittadini onesti moralmente ed intellettualmente.
Perché se non siete tali  e,al contrario, siete  dei
corrotti  e dei mafiosi ,oggettivamente o meno,non
avete bisogno di leggere certe cose  perché  a dei
corrotti e dei mafiosi   sta bene così.
Mafia e politica,non dimenticatelo mai,vanno quasi
sempre a braccetto.

Il ruolo dei Prefetti nella lotta alle mafie. Qualche sepolcro imbiancato potrà anche accusarci di essere ossessivi,ma questo non ci interessa perché un’Associazione seria ,operativa e non asservita al “sistema” qual’é la nostra ha il DOVERE di far capire alla gente il “perché” ci siamo ridotti nello stato in cui si é ridotto il Paese ormai nelle grinfie delle mafie a causa soprattutto dell’inosservanza di norme,leggi e regolamenti,che disciplinano la condotta di soggetti ed apparati dello Stato.Qualcuno si é arrabbiato e ci ha rimproverato di attaccare le Istituzioni.Non é vero,noi difendiamo le Istituzioni ed i nostri attacchi riguardano le persone ,non le Istituzioni che,invece,vogliamo difendere salvaguardandone immagine e ruolo. Chi é infedele e disapplica le norme deve vergognarsi ,non noi che diciamo la verità e denunciamo chi non fa il proprio dovere.

Una quindicina di anni fa,appena nati,qualcuno ci avvicinò consigliandoci di…………………..non fare allarmismi ,”per evitare,ci disse ,che imprenditori e turisti,spaventati,abbandonassero il territorio”!
E’ la frase classica che abbiamo sentito ripetere milioni di volte da parte di chi ha l’ordine e l’interesse di mantenere le cose come stanno,lo statu quo.
Fortunatamente quella volta abbiamo avuto la prontezza di rispondere che…….. i turisti e gli imprenditori seri erano scappati da quel dì incalzati da affaristi,mafiosi e loro sodali,alcuni dei quali con seguito di mignotte e quant’altro del genere.
Noi abbiamo il dovere di far capire alla gente onesta “perché “la lotta alle mafie non funziona o funziona poco,malgrado lo sforzo generoso  di magistrati  ed altre poche persone che spesso ci rimettono la pelle,carriere e così via.
E,in quest’ottica ripubblichiamo per l’ennesima volta – e ripubblicheremo per un altro miiione di volte,fino alla noia-una nostra nota sul ruolo e sui doveri dei Prefetti per quanto riguarda il contrasto delle mafie.
Ruolo e doveri che non vengono assolti,fatta qualche rarissima eccezione,talchè il. risultato é sotto gli occhi di tutti.
Noi siamo determinati a scatenare il putiferio su questo argomento,ma avvertiamo  sin da ora le persone che non ci aspettiamo chissà cosa in quanto ,ad oggi,non abbiamo trovato un’associazione o un parlamentare disposti a darci una mano.
Il “sistema” è sistema e pochi sono disposti a mettersi contro.
Un’amica ci ha scritto stamane dicendoci che molti vice Prefetti resteranno tali senza mai essere promossi perché hanno rifiutato e rifiutano di diventare parte integrante del “sistema”.
Conosciamo persone,storie e condizioni di molti di costoro e da persone esperte,vecchie e con lunghissime esperienze alle spalle di vita pubblica e di militanza politica,non ci meravigliamo!
Nel gergo politichese,nei circoli ristretti di chi comanda,persone del genere vengono definite “INAFFIDABILI”!!!!!
Chi non si piega al sistema e rifiuta lo statu quo per tentare di migliorare le cose,nei vertici viene bollato con la dicitura di “INAFFIDABILE” e subito emarginato ed inchiodato a vita al suo grado,senza più possibilità di far carriera.
Lo schifo che abbiamo visto a Venezia con il Mose,a Milano con l’Expo ,a Roma con Mafia Capitale ,dove a centinaia di imprese mafiose é stato consentito di accaparrarsi appalti e subappalti milionari,avrebbe dovuto far aprire gli occhi anche ai ciechi sulle responsabilità dei Prefetti i quali sono chiamati dalla legge a svolgere un ruolo di vigilanza e di prevenzione,ruolo che rarissimamente viene svolto da qualcuno.
Qui,di seguito,la nota che riguarda i loro DOVERI   DEI PREFETTO in materia,doveri,ovviamente,per lo più inosservati:

Il ruolo dei Prefetti. Urge cambiare la legge.

Pubblicato 27 Dicembre 2014 | Da admin3

INVITIAMO ISCRITTI E SIMPATIZZANTI DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO E NON SOLO A DEDICARE DA ORA IN AVANTI UN’ATTENZIONE PARTICOLARE ALL’AZIONE CHE I PREFETTI HANNO IL DOVERE DI SVOLGERE IN MATERIA DI LOTTA ALLA CRIMINALITA’ MAFIOSA
RIPRODUCIAMO, PERTANTO, UN ARTICOLO PUBBLICATO TEMPO FA SUL SITO WEB E SULLE PAGINE FACEBOOK DELL’ ASSOCIAZIONE CAPONNETTO PER RIPROPORRE ALCUNE NOSTRE CONSIDERAZIONI, SUGGERIMENTI ED ANCHE CRITICHE SUL RUOLO DEI PREFETTI NEL PAESE E SULL’URGENTE NECESSITA’ DI CAMBIARE LA LEGGE APPORTANDOVI QUELLE MODIFICHE E QUELLE INEGRAZIONI NECESSARIE PER RENDERE PIU’ EFFICACE ED INCISIVA L’AZIONE CONTRO LA CORRUZIONE E LE MAFIE.
L’ENORME POTERE CONFERITO FINORA AI PREFETTI NON E’ BASTATO A COLMARE TUTTE QUELLE DEFICIENZE E QUELLE
STORTURE CHE SPESSO NON HANNO DATO PER NIENTE LUSTRO ALL’ISTITUZIONE.
FATTA QUALCHE ECCEZIONE, INFATTI, LA MAGGIOR PARTE DEI PREFETTI HA MOSTRATO DI NON ESSERE – O, PEGGIO, DI NON VOLER ESSERE – IN GRADO DI ADEMPIERE APPIENO AI DOVERI CHE LA LEGGE IMPONE AD ESSI.
CI RIFERIAMO, IN PARTICOLARE, AL MANCATO SVOLGIMENTO DELLE FUNZIONI DI VIGILANZA PREVENTIVA IN MATERIA DI CONTRASTO DELLA CRIMINALITA’.
IL PREFETTO, COM’E’ NOTO, HA LA POSSIBILITA’ DI EMETTERE PROVVEDIMENTI INTERDITTIVI SULLA BASE DI SEMPLICI INFORMATIVE DELLE FORZE DELL’ORDINE E SENZA ATTENDERE LE SENTENZE DELLA MAGISTRATURA E DI IMPEDIRE, COSI’, PRIMA CHE ESSO AVVENGA, L’INSERIMENTO DELLA CRIMINALITA’ MAFIOSA NELL’ECONOMIA, NELLE ISTITUZIONI E NELLA POLITICA.
DITECI VOI QUANTE “INTERDITTIVE ANTIMAFIA” HANNO EMESSO ED EMETTONO I PREFETTI DELLE VOSTRE PROVINCE A CARICO DI IMPRESE SOSPETTE E QUALE AZIONE DI PREVENZIONE LA MAGGIOR PARTE DI ESSI ABBIANO SVOLTO SUL VERSANTE DELLA LOTTA ALLE MAFIE, COORDINANDO LE FORZE DELL’ORDINE, DANDO AD ESSE DEGLI INPUT IN MATERIA DI METODOLOGIE DI AZIONE, STIMOLANDOLE AD AGIRE PIU’ CHE
CON UN’OTTICA DA ” ORDINE PUBBLICO”, COME NORMALMENTE AVVIENE, CON UNA, INVECE, PIU’ MODERNA ED ADEGUATA ALLA REALTA’ ATTUALE CHE VEDE LA MAFIA COME UN SOGGETTO IMPRENDITORE.
LA RIPUBBLICAZIONE DI QUESTO NOSTRO DOCUMENTO DEVE SERVIRE AD INDURRE TUTTI I NOSTRI ISCRITTI ED I SIMPATIZZANTI – ED ANCHE ALTRI DI ALTRE ASSOCIAZIONI ANTIMAFIA- AD INCENTRARE LA LORO ATTENZIONE SUI TEMI REALI DELLA LOTTA ALLE MAFIE, REALIZZANDO UN SALTO DI QUALITA’ CON L’ABBANDONO DI QUELLA PRASSI CHE VEDE MOLTI PIU’ PROPENSI A PARLARE DI TEMI GENERICI, NARRATIVI, COMMEMORATIVI, CHE NON, COME E’ NECESSARIO, PRATICI, ATTUALI ED OPERATIVI.

Il fenomeno del condizionamento delle istituzioni e degli Enti locali. Si deve cambiare subito la legge sul ruolo dei Prefetti Pubblicato 5 Agosto 2014 | Da admin2. L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO PUBBLICA QUESTA NOTA AL FINE DI AVVIARE NEL PAESE UN’ APPROFONDITA RIFLESSIONE SUL RUOLO DEI PREFETTI SUL VERSANTE DELLA LOTTA ALLE MAFIE E SULL’URGENTE NECESSITA’ DI UNA MODIFICA DELLA LEGISLAZIONE IN MATERIA. NON E’ POSSIBILE PARLARE SERIAMENTE DI LOTTA ALLE MAFIE PERPETUANDO L’ATTUALE STATO DELLE COSE. Il fenomeno del condizionamento delle istituzioni e degli Enti locali –Il degrado delle Istituzioni I recenti eventi giudiziari che hanno coinvolto due ex ministri dell’Interno (Scajola e Cancellieri) per fatti di rilevante gravità nonché i recenti arresti di prefetti (Blasco, La Motta, Ferrigno) e l’incriminazione di ex Prefetti (Maria Elena Stasi e Maddaloni entrambi condannati in primo grado) sempre per fatti riferibili ad ambienti della criminalità organizzata o meglio ad ambienti politici contigui alla criminalità organizzata, devono necessariamente indurci a fare una riflessione sul ruolo e sui poteri che la legge assegna all’Amministrazione dell’interno nella lotta alla criminalità organizzata. Ovviamente occorre doverosamente sottolineare che l’amministrazione dell’Interno registra la presenza di una stragrande maggioranza di persone che dedicano la loro vita lavorativa e in molti casi anche personale, al servizio esclusivo dello Stato. Proprio per tutelare anche questa categoria di servitori dello Stato e per consentire a questi di poter svolgere con serenità e senza interferenze della politica, le azioni istituzionali di contrasto al crimine organizzato, occorre capire quali siano state le cause che hanno determinato la devianza dell’azione di settori dell’amministrazione dell’interno ad appannaggio degli interessi di contesti socio politico criminale.
Analizzando bene i fatti di cronaca giudiziaria che vedono coinvolti ministri dell’interno e prefetti si capisce subito che nelle vicende stesse hanno un ruolo centrale interessi personali riferibili a politici spesso di rilevo nazionale. Basta citare a solo titolo esemplificativo il caso dell’ex parlamentare Nicola Cosentino ed il recente coinvolgimento dell’ex prefetto Stasi. Infatti i fatti giudiziari in questione rilevano come spesso le contestazioni formulate dalla Magistratura riguardino condotte volte a favorire uomini politici. Basta vedere la vicenda del prefetto Stasi nell’ambito dell’indagine sui distributori di carburanti di proprietà della famiglia Cosentino ovvero la vicende di appalti al comune di Caserta per la quale sono state condannati i prefetto Stati e Maddaloni per interessi riferibili a ditte di Nicola Ferrara, esponente politico regionale dell’UDEUR, oppure la vicenda esaminata nel corso del processo cosentino del mancato scioglimento del consiglio comunale di Mondragone la cui compagine politica era riconducibile all’ex ministro Landolfi ovvero al mancato rilascio del certificato antimafia interdittivo alle ditte ECO Quattro e Aversana Petroli, entrambe riferibili ad interessi della famiglia Cosentino. Appare quindi evidente la correlazione tra condizionamento dell’azione dei Prefetti ed in genere dell’amministrazione dell’Interno con la politica nella quale ampi settori spesso sono contigui ad ambienti della criminalità organizzata (soprattutto nelle regioni meridionali). Ma perché i prefetti si piegano alla Politica ovvero perché sono condizionati dalla stessa? Prima di rispondere a questa domanda vediamo chi sono e cosa fanno i prefetti. Il prefetto è il massimo organo amministrativo periferico, terminale politico-operativo dell’apparato della sicurezza, agente elettorale del governo, motore della vita economica e sociale della provincia, tutore dell’ente locale. Il prefetto ha una posizione di eminenza del Prefetto rispetto alle altre cariche amministrative periferiche in virtù del riconoscimento della rappresentanza dell’esecutivo nella provincia e, conseguentemente, il carattere tendenzialmente “generale” del campo delle attribuzioni. L’art.2 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (t. u. l. p. s. ), concede un’amplissima facoltà al Prefetto di adottare atti contingibili e urgenti per esigenze di sicurezza pubblica. Il Prefetto presiede i Comitati Provinciali della Pubblica Amministrazione e dei comitati metropolitani; ha funzioni in materia di droga, scioperi nei servizi pubblici essenziali, antimafia, statistica; della ricostruzione del ruolo del Prefetto rispetto alle autonomie territoriali. Insomma la legge ha conferito ai prefetti poteri enormi. Tra questi è appena il caso di ricordare quelli che esercita attraverso il Comitato provinciale Ordine e sicurezza pubblica, che vede la partecipazione, in posizione di subordinazione funzionale, del Questore e dei Comandanti Provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. E’ proprio nel comitato che si decidono le proposte al consiglio dei ministri degli scioglimenti dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose, le misure di tutela da assegnare ai magistrati, ai cittadini minacciati, ecc. ecc. Gli stessi vertici delle Forze dell’ordine a livello provinciale sono soggetti, ai fine dell’avanzano di carriera, delle valutazioni da parte dei prefetti. Quindi i prefetti sono potenzialmente in grado di incidere sulle figure apicale delle tre forze di polizia e indirettamente sui magistrati esposti a pericoli di attentati o di sicurezza personale, dovendo il prefetto decidere se e a chi assegnare le misure di tutela (vigilanza, scorta, nei sui diversi livelli di gravità, ecc) Ci si renderà conto che il Prefetto, stante la delicatezza dei compiti assentatigli dalla legge e il ruolo centrale nelle vicende più delicate di ordine e sicurezza pubblica, deve svolgere le proprie finzioni nel pieno ed inderogabile rispetto del principio di imparzialità dettato dall’art.97 della nostra carta costituzionale. Il prefetto è posto nelle condizioni di poter esercitare liberamente e fuori da ogni forma di condizionamento le proprie delicatissime funzioni? Per poter rispondere è necessario capire come si articola la carriera prefettizia e come vengono nominati i prefetti e assegnati alle sedi provinciali. La nostra carta costituzionale non prevede, come per l’ordine giudiziario, un organo di autogoverno che possa assicurare l’indipendenza e l’autonomia dei Prefetti. Invero non prevede neppure la figura del prefetto la cui presenza deriva dalla normativa del ventennio fascista.
Invero i prefetti vengono nominati dal Consiglio dei ministri. Sono cioè nominati dalla politica che in un dato momento storico è posta alla presidenza del consiglio dei ministri e ne ha maggioranza politica in seno allo stesso Organo. Quindi, come è agevole, comprendere, i perfetti vengono nominati a secondo della loro contiguità o meglio del gradimento di quella o quell’altra forza politica. Quindi, per esempio, ci troveremo che nel periodo del Governo Berlusconi sono stati nominati prefetti, coloro ritenuti di gradimento di quella forza politica. In genere queste scelte risentono anche delle indicazioni provenienti dai coordinatori regionali. In Campania nel periodo dei governo Berlusconi, per un lungo lasso tempo il ruolo di coordinatore regionale è stato assunto dall’ex parlamentare Nicola Cosentino, oggi sottoposto a processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Insomma l’imparzialità che deve inderogabilmente risiedere alla base delle scelte dei prefetti può inconfutabilmente essere minata da questi meccanismi di nomina che ineludibilmente possono creare momenti di devianza nelle scelte prefettizie. Non è la prima volta che prefetti non allineati alla politica ovvero ad una certa parte di politica deviata, siano stati gravati da provvedimenti dal carattere sanzionatorio. Tutti ricorderanno il prefetto di Reggio Calabria Vittorio Piscitelli che sciolse il consiglio comunale di Reggio e con l’insediameno del Ministro calabrese Alfano è stato repentinamente trasferito altrove. Ovvero il prefetto di Agrigento Fulvio Sodano trasferito dal sottosegretario all’Interno Antonio D’Alì, quest’ultimo poi incriminato per concorso in associazione mafiosa. Insomma appare improcrastinabile l’esigenza di blindare talune delicate funzioni di ordine e sicurezza pubblica assegnate ai prefetti. Due sono le strade: o si modificano le leggi prevedendo un meccanismo di nomina dei Prefetti attraverso un sistema simile a quello previsto per i magistrati oppure si trasferiscono queste funzioni strategiche per la sicurezza dei cittadini e dei servitori dello stato alla magistratura. Appare inaccettabile che debba essere un funzionario dello stato nominato, prefetto, dalla politica a decidere se un magistrato (che spesso si trova ad indagare politici di rilievo nazionale presenti direttamente o indirettamente nel consiglio dei Ministri) debba o meno avere misure di tutela a fronte di minacce anche potenziali o di esposizioni elevante a rischio attentato. Appare paradossale che debba essere il prefetto, espressione della politica a formulare giudizi e valutazione sul questore e sui Comandati provinciali dell’arma e della g di f. Innegabilmente gli stessi possono per questi giudizi subire una sorta di condizionamento o di timore reverenziale nei confronti del prefetto ogni qual volta si trovano a dover indagare su fatti e vicende che riguardano gli stessi prefetti o politici che hanno espresso gradimento per quello stesso prefetto. O peggio ancora, appare assurdo che debba essere il prefetto a decidere se e quando sottoporre ad indagini antimafia, un consiglio comunale per infiltrazione della criminalità organizzata, quando lo stesso consiglio comunale è dello stesso partito politico che risiede nel Consiglio dei ministri e che quindi potenzialmente può incidere sul prefetto stesso. Non è la prima volta che pur in presenza di evidenti episodi di infiltrazioni della criminalità organizzata non si sia proceduto allo scioglimento delle amministrazione risultate permeabili alla c. o.. (basti citare i casi del Comune di Fondi, del comune di Mondragone, Castellammare di stabia, di torre annunziata, di torre del greco, e di tanti altri comuni). Analoga considerazione vale per il rilascio dei certificati antimafia. Appare assurdo che un imprenditore per poter stipulare contratti con la pubblica amministrazione debba essere sottoposto alla valutazione del prefetto ai fini del rilascio della c. d. liberatoria antimafia. E’ evidente che in siffatto contesto e meccanismo di nomina e rimozione dei prefetti, l’imprenditore che sarà di gradimento della politica di maggioranza e quindi dei prefetti, risulterà immune da problemi di antimafia (vedi il caso della società Aversana petroli dei Fratelli Cosentino, la Eco Quattro di Castel Volturno riferibili agli stessi politici della corrente di Cosentino, alla società dei fratelli Buglione, e tante altre società notoriamente infiltrate dalla criminalità ma che operano indisturbate e di contro ditte che non si sono piegate ai voleri della politica che invece vengono colpite da interdittive antimafia per vicende banali ed insignificanti La democrazia in siffatti condizione è messa a dura prova. La politica sana e la società civile devono farsi carico di indicare le soluzioni. Occorre che in
attesa di una legislazione che garantisca l’imparzialità e l’indipendenza dei funzionari dello stato preposti all’esercizio di delicati compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica e soprattutto nella lotta alla criminalità organizzata, dette funzioni vengano trasferita alla Magistratura che, per effetto dell’autonomia ed indipendenza garantitagli dalla Costituzione possa adottare le decisioni più giuste ed imparziali e scevre da condizionamenti della politica che, come si diceva risente della presenza di ampi settori contigui alla criminalità organizzata. Le implicazioni con la vita politica napoletana costituiscano il punto di partenza storico di un intreccio perverso che ha determinato il consolidarsi del fenomeno dell’infiltrazione e del condizionamento degli Enti locali Nel corso degli anni ottanta, infatti, In Campania tanto per citare un esempio, si è assistito all’espandersi ed al consolidarsi di un fenomeno sociale molto grave che ha messo in luce i diffusi rapporti nell’ambito della gestione della “ cosa pubblica” tra politica, affari e malavita organizzata di tipo mafioso. Il degrado delle Istituzioni a Napoli era tale da indurre il Procuratore Cordova a una denuncia amara ma non disperata: «Lo Stato a Napoli, dice Cordova, è un’entità eventuale, aleatoria, virtuale. Parlo dello Stato ufficiale non di quello reale, l’unico che a Napoli la gente conosce e teme per davvero: la camorra. Le leggi dello Stato sono lente, i processi non finiscono mai e la pena è un evento remoto, prescrivibile, amnistiabile, depenalizzabile. Le leggi della camorra sono ferree e immutabili, semplici e inderogabili, i giudizi si celebrano fulmineamente, e le sentenze sono rapidissime, inappellabili e immediatamente esecutive. È ovvio che i cittadini temono lo stato effettivo, quello camorristico, e non quello ufficiale». La camorra si è trasformata in stato, che ci si trova di fronte ad un vero e proprio fenomeno di banditismo sociale, di neo brigantaggio populista. La fiducia dei cittadini nelle Istituzioni cala di giorno in giorno. Non vi e’ indagine su organizzazioni camorristiche che non riveli preoccupanti fenomeni di penetrazione collusiva nelle istituzioni. Per molti versi, lo Stato sembra corrispondere a modelli ideali di sviluppo degli interessi criminali, anziché« di salvaguardia degli interessi della collettività e delle istituzioni statuali. In estrema sintesi si può quindi affermare che si è di fronte ad un nuovo soggetto che oramai può essere definito Alta Camorra che ha dato prova di non essere più ai margini della società, ma sta conquistando progressivamente – o forse ha già conquistato – i centri dei poteri politico, economico e sociale. Insomma la camorra sta tentando di non porsi in posizione esterna o antitetica, ma di stare ben dentro lo Stato, la politica, la società, l’economia. Insomma la repressione dei delitti e delle illegalità, che è un sacrosanto dovere dovrebbe essere accompagnato da un controllo capillare, da un meticoloso accertamento sulla debolezza istituzionale di fronte alla pressione corruttiva e alle collusioni di gran parte di essa con l’Alta Camorra. In definitiva è condivisibile quanto sostenuto da un noto giornalista che “ I grandi camorristi stanno nell’ombra “. L’intreccio tra criminalità, politica e affari negli enti locali è sicuramente quello maggiormente avvertito dal cittadino comune in quanto gli stessi Enti più di ogni altra istituzione risultano, in considerazione delle funzioni istituzionali cui sono deputati per legge, a stretto contatto con la collettività amministrata. Le indagini condotte dalla magistratura Il primo ed incisivo intervento, che il legislatore ha posto in essere per tutelare gli enti locali dalle ingerenze della criminalità organizzata si è avuto con l’approvazione della Legge 22.7.1991, n.221 che ha introdotto l’art.15 bis della L.55/1990 concernente lo scioglimento dei consigli comunali e provinciali coinvolti in fenomeni di infiltrazione e di condizionamento mafioso. La stessa norma oggi è confluita nell’art.143 del D. lgt.267/2000 E’ una norma sicuramente di carattere eccezionale, in quanto a prescindere dal giudizio penale, l’amministrazione locale risulta evidentemente inquinata, al punto che nessun’altra misura, al di fuori dello scioglimento, potrebbe risultare idonea al recupero della legalità. Era presente nell’ordinamento un vuoto normativo, che consentiva di fronteggiare queste situazioni, e per riempirlo si era fatto ricorso ad un uso indiretto della potestà di scioglimento dei consigli comunali per motivi di ordine pubblico (si ricorda il caso del comune di Quindici, retto da un esponente apicale di una nota famiglia camorristica, sciolto nel 1983 per motivi di
ordine pubblico dall’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini. La legislazione speciale antimafia in questione intende, prioritariamente, salvaguardare gli interessi pubblici dalle mire della criminalità organizzata, ancora prima che si vengano a determinare le condizioni oggettive e concrete dell’aggressione a beni giuridicamente protetti. In particolare il procedimento di accertamento scaturente dai poteri previsti e demandati dalla suddetta legislazione ai Prefetti, ovvero alle Commissioni delegate, all’uopo istituite, risponde alla funzione di prevenzione cautelare globale che prescinde, nella sua applicazione, da istituti e concetti dell’ordinamento penale, da cui se ne discosta dichiaratamente. Particolarmente innovativa risulta la disposizione contenuta nell’art.143 del D. lgt.267/2000 che prevede la possibilità che il prefetto, nella fase istruttoria del procedimento di scioglimento, acquisisca dal procuratore della repubblica notizie utili a motivare la decisione, in deroga all’art.329 del codice di procedura penale, superando cioè l’obbligo di segretezza disposto da tale norma con riguardo alle esigenze del procedimento penale. Ma la facoltà più significativa conferita dal legislatore al prefetto per la ricerca di ogni elemento di valutazione utile allo svolgimento dell’azione amministrativa assegnatagli dalla stessa norma scaturisce dal disposto normativo di cui al Decreto legge 354/1991, convertito nella Legge 30.12.1991, n.410 che consente, attraverso poteri investigativi, di verificare se ricorrono pericoli di infiltrazione tipo mafioso nell’ambito dello svolgimento dei “ servizi” cui sono deputati per legge gli enti locali. Nel 2009 con la legge 94, l’art.143 del d. lgs.267/2000 ha subito una modifica che appare aver ridimensionato e affievolito l’azione di contrasto alla criminalità organizzata. Infatti è stato stabilito che le indagini antimafia debbano essere svolta da una commissione composta “ da tre funzionari della pubblica amministrazione. Invero prima dell’entrata in vigore della legge 94/2009 le indagini venivano svolte da organi di polizia che stante le loro specifiche conoscenze e professionalità info-investigative, potevano fornire un contributo determinate al buon esito delle indagini. Invece il legislatore del 2009 ha affidato a tre funzionari della P. A. dette attività di indagini. Ogni commento appare del tuto superfluo. Infatti precedentemente per le operazioni di accesso antimafia nei comuni, i prefetti si avvalevano di apposite commissione composte da rappresentanti di tutte le forze, dell’ordine nonché da un rappresentante della D. I. A. , nonché da funzionari statali appartenenti ad amministrazioni che, nell’ambito delle proprie attività istituzionali, avevano competenza e conoscenza delle attività amministrative cui i comuni sono deputati per legge.

Un piano occulto e preciso nelle menti di taluni di cedimento di intere regioni alla camorra ed alle mafie.

Vecchie fantasie.L’esistenza di un vecchio e preciso piano di cedimento di intere regioni alla camorra ed alle mafie? Lazio sempre più nelle grinfie delle mafie mentre fino a pochi mesi il Prefetto di Roma sosteneva che ……………”La capitale é la città  più sicura d’Italia” e nessuno lo manda a casa.

QUANDO SI PARLA DI MAFIA E DI …………

“ANTIMAFIA “,LA PRIMA COSA DA FARE E’

QUELLA DI CERCARE DI  “CAPIRE ” QUALI

SONO I  ” PIANI ” CHE…..” RETROSTANNO”

NELLE  MENTI DI COLORO -O DI ALCUNI DI

COLORO – CHE DETENGONO IL POTERE E CHE

DECIDONO LE SORTI DI INTERI TERRITORI E

DI MILIONI DI PERSONE CHE LI ABITANO.

ALTRIMENTI E’ TUTTO UN BLA BLA,UNO

SPETTACOLO,UNA PANTOMINA ,FINALIZZATI

AD OBNUBILARE LE MENTI E LE COSCIENZE

DELLA GENTE COMUNE.

 

 

Ci riferiamo specificatamente all’area che comprende

l’alta Campania ed al Basso Lazio,a quell’area

,cioè,individuabile nelle province di Caserta,di Latina

e Frosinone,con propaggini anche nel Molise,un’area

dove già 20-30 anni fa  chi scrive,in altra veste ed in

altro ruolo,ipotizzò l’esistenza di un perverso piano

nelle menti di alcuni che avrebbe portato ad un

pericoloso processo di ……”meridionalizzazione” del

quale si cominciavano ad avvertire  i prodromi.

Fantasie forse.

Tipiche di chi non concepisce la politica e la pubblica

amministrazione in maniera ragioneristica,ma che ,al

contrario,si sforza di immaginare ,disegnare e

costruire il futuro ed un modello di sviluppo del

territorio.

Partendo dalle vocazioni e dalle potenzialità di questo.

Quali erano i “piani” cui abbiamo fatto cenno nel

titolo?

Tutti ,o quasi tutti,scollegati dalle vocazioni del

territorio,destinati,pertanto,a determinare uno sviluppo

effimero ed affatto duraturo e la morte  di floride

economie preesistenti,quali l’agricoltura,la

pesca,l’artigianato  e quant’altro.

Cominciarono ,in contemporanea con la realizzazione

di questi “piani”,il saccheggio del territorio,la

devastazione di questo,la cementificazione

selvaggia,,l’interramento dei veleni………………………….

E tutto ciò di immaginabile o di inimmaginabile che

ne consegue.

Nessuno protestò,nessuno si adoperò per cercare di far

invertire la tendenza ed oggi piangiamo i morti ,non

solo dal punto di vista fisico.

Interi popoli  costretti a vivere per lo più in uno stato

di semimiseria,senza un avvenire,una

speranza,dominati dalla camorra,come li chiamate se

non un’armata scassata di zombi?

Chi scrive non riesce a trovare altra definizione che

riesca  a dare  un senso allo stato delle cose attuali.

Ma,constatato e certificato ciò, una domanda

angosciosa  ci si impone:

“tutto questo é stato determinato da incoscienza,da

ignoranza,da una classe politica e dirigente

impreparata ,egoista e corrotta o da altro?”.

Come in tutte le cose le verità stanno nel mezzo.

Che le classi dirigenti del nostro Paese -e,in

particolare del centro e del sud Italia-siano inadeguate

é un dato ormai noto ed acquisito,al pari di quella

parte di società che le ha selezionate e votate.

Non prendiamocela sempre  e solo con loro e teniamo

sempre presente il fatto che esse,le classi dirigenti,

sono l’espressione del popolo che le ha scelte e le

sostiene.

Se al governo di un comune o ai livelli centrali ci sono

corrotti e mafiosi,vuol dire che piu’ corrotti e mafiosi

sono coloro che li hanno votati.

Cominciamo a dire le cose come stanno perché prima

di andare a fare la guerra un bravo generale ed un

bravo Stato maggiore debbono sapere ” dove” e “chi”

sta ed é il nemico.

E la mafia,per quanto ci riguarda,sta proprio nel

popolo,fra i cittadini e,ovviamente,fra i politici e gli

uomini delle istituzioni che ne sono i

rappresentanti,quelli  votati da loro.

Parlavamo del ……………….”processo di

meridionalizzazione ” disegnato,voluto,perseguito e

creato.

Piani di sviluppo volutamente  non adeguati e tutti

destinati al fallimento,un’azione di

prevenzione,vigilanza e repressione della criminalità

assente o flaccida,uno Stato rappresentato dai Prefetti

completamente distratto ed assente su questo versante.

Mentre scriviamo ci arriva un lancio di agenzia

relativo all’ennesima operazione contro la camorra a

Roma e nel Lazio.

Bene,cominciamoci a guardare in faccia  ed a dirci la

verità.

Ma come mai tutto questo sta avvenendo da quando

alla DDA di Roma sono arrivati uomini come

Pignatone,Prestipino ecc,alla Squadra Mobile

Cortese,ai Carabinieri il Col.Russo,mentre fino ad

appena qualche mese il Prefetto assicurava urbi et orbi

che “Roma é la città più sicura d’Italia”,mentre,al

contrario,si sta rivelando una fogna del malaffare e

della criminalità?????

E perché nessuno chiede e pretende la rimozione

immediata di  tale Prefetto?

Dovevano venire da Palermo e Reggio Calabria

magistrati del valore di Pignatone e Prestipino per

cominciare a demolire una montagna di merda che

esiste da sempre e si è andata sempre più ingrossando

e solidificando? E perché non si é mai intervenuti

prima e,al contrario,,ci si affannava,tutti,a dire che

non c’era mafia  smentendo anche quello che DNA e

DIA stanno denunciando da anni ed anni?

E perché ancora oggi.escludendo le DDA e la DIA

sovraccariche di lavoro perchè nessun altro fa appieno

quello che dovrebbe fare sui territori,le strutture nelle

province battono la fiacca e non svolgono quell’azione

che sarebbe necessario svolgere???????

Indagini se ne fanno poche,le Prefetture non emettono

interdittive antimafia e camorra,ndrangheta e cosa

nostra si accaparrano appalti,subappalti……..e l’anima

delle persone.

Perchè?

Era pura fantasia quella di chi scrive che già decine di

anni fa ipotizzava un preciso “piano di

meridionalizzazione” che avrebbe portato,dopo la

Campania,anche il Lazio sotto il tallone delle

mafie????????………………………..

Anche tutto questo é dovuto ad

ignoranza,incompetenza,o alla corruzione o  anche ad

un preciso,vecchio “piano” di cedimento dello Stato

alla mafia??????

I DOVERI dei Prefetti in materia di lotta alle mafie.

ATTACCARE,ATTACCARE,ATTACCARE !
E DENUNCIARE ,DENUNCIARE,DENUNCIARE!
SEGNALANDO ALLA MAGISTRATURA
AIUTANDOLA  A COMBATTERE LE
MAFIE!!!!!!!!!!

Una situazione da brivido con le mafie che si stanno
impadronendo di tutto,con eserciti di sodali,fra i
colletti bianchi, che per i soldi si vendono  l’anima .
Un’associazione antimafia che non attacca e non
denuncia,aiutando la magistratura a scovare e colpire i
mafiosi,che associazione antimafia é ?
Bisogna tener d’occhio le Prefetture ed i Prefetti per
verificare quello che fanno o non fanno.
I casi del Mose a Venezia e dell’Expo a Milano,con
decine di imprese  in odor di mafia e che si erano
aggiudicati gli appalti ed i subappalti avrebbero
dovuto far aprire gli occhi anche ai ciechi.
Se non fossero intervenuti  Cantone e l’Anticorruzione
fiumi di denaro pubblici sarebbero entrati nelle tasche
di gente discutibile.
Dov’erano le “interdittive antimafia”? quelle
interdittive che poi si sono viste DOPO l’intervento di
Cantone?
Che avevano fatto i Prefetti  PRIMA che Cantone si
fosse  visto costretto ad intervenire ?
E nelle altre province ?

I  Prefetti,che hanno l’obbligo di vigilare e di
prevenire,lo fanno ?
Se ci fossero stati dovunque e ci fossero oggi questi
interventi preventivi,avremmo  la situazione che tutti
sappiamo?
I Prefetti hanno il dovere di fare tutto ciò che
impedisce l’avvento ed il radicamento delle mafie.
I Prefetti,che,peraltro, presiedono i Comitati
provinciali per la sicurezza e l’ordine pubblico,hanno
il dovere di predisporre e far attuare tutte quelle
misure che tutelino anche la sicurezza e l’integrità di
quanti DENUNCIANO i mafiosi.
I Testimoni  di Giustizia e tutti coloro che stanno in
pericolo di vita,tanto per intenderci.
I Prefetti ed i loro Uffici non  possono e non debbono
scrollarsi di dosso ogni responsabilità rispondendo a
chi va da loro a chiedere aiuto :
“Deve rivolgersi alla Commissione Centrale del
Ministero”.
No,essi debbono intervenire e fare tutto quello che é
necessario fare.
Subito,segnalando poi al Ministero e alla
Commissione Centrale ex art.10 le misure adottate in
via provvisoria e lasciando a loro il compito di
adottare quelle definitive.
Altrimenti vanno attaccati.
Questo deve fare un’associazione antimafia seria !!!!
E non le dissertazioni filosofiche,sociologiche e
storiche.

I  Prefetti,che hanno l’obbligo di vigilare e di
prevenire,lo fanno ?
Se ci fossero stati dovunque e ci fossero oggi questi
interventi preventivi,avremmo  la situazione che tutti
sappiamo?
I Prefetti hanno il dovere di fare tutto ciò che
impedisce l’avvento ed il radicamento delle mafie.
I Prefetti,che,peraltro, presiedono i Comitati
provinciali per la sicurezza e l’ordine pubblico,hanno
il dovere di predisporre e far attuare tutte quelle
misure che tutelino anche la sicurezza e l’integrità di
quanti DENUNCIANO i mafiosi.
I Testimoni  di Giustizia e tutti coloro che stanno in
pericolo di vita,tanto per intenderci.
I Prefetti ed i loro Uffici non  possono e non debbono
scrollarsi di dosso ogni responsabilità rispondendo a
chi va da loro a chiedere aiuto :
“Deve rivolgersi alla Commissione Centrale del
Ministero”.
No,essi debbono intervenire e fare tutto quello che é
necessario fare.
Subito,segnalando poi al Ministero e alla
Commissione Centrale ex art.10 le misure adottate in
via provvisoria e lasciando a loro il compito di
adottare quelle definitive.
Altrimenti vanno attaccati.
Questo deve fare un’associazione antimafia seria !!!!
E non le dissertazioni filosofiche,sociologiche e
storiche.

Ecco il Decreto attuativo della Legge che prevede l’assunzione dei Testimoni di Giustizia nella Pubblica Amministrazione!

http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2015-02-06&atto.codiceRedazionale=15G00018&elenco30giorni=false

Un’antimafia meno parolaia e più operativa ed aggrewssiva.

Un’informazione più selettiva e più pedagogica.Urge formare la gente alla lotta,non alla resa.La guerra alle mafie si fa con l’INDAGINE e la DENUNCIA  e non con la retorica ed il racconto della cronaca nera.

SELEZIONIAMO LE NOTIZIE E COMINCIAMO A
DIFFONDERE UN’INFORMAZIONE PIU’
QUALIFICATA   E FINALIZZATA A  FORMARE
CHI VUOL FARE UN’ ANTIMAFIA SERIA AD
UNA CULTURA DELLA DENUNCIA

La retorica é quanto di più deleterio nella formazione
della gente a fare antimafia.
Prestiamo maggiore attenzione agli aspetti pedagogici
di un tipo di informazione che punti a formare le
persone ad una vera ,seria ed  efficace azione di
contrasto alle mafie.
La notizia ,che può fare anche scalpore  al
momento,che tratta dell’arresto della guardia
carceraria,del carabiniere,del poliziotto,del finanziare
corrotti che prendono la mazzetta dal mafioso,non fa
altro che convincere la gente del fatto che “tutto  e’
corrotto”,che “tutto é una fogna” e che pertanto non
c’é più nulla da fare.
La premessa,questa, acchè si alzi bandiera
bianca,quella della resa.
Noi,invece,abbiamo il dovere di preparare le persone
al combattimento,non alla resa.
E preparare la gente al combattimento significa far
capire a tutti che,se non si comincia a fare un’azione di
INDAGINE e DENUNCIA,un’azione di supporto e di
stretta collaborazione   con la  magistratura  inquirente
e con le forze  dell’ordine ,non si va da nessuna parte.

E’ urgente,considerata la gravità della situazione,che
la cosiddetta antimafia sociale abbandoni il più presto
possibile le secche di un’azione esclusivamente
parolaia che racconta solamente quanto é avvenuto.
Dobbiamo,invece,essere in grado di imprimere una
svolta anche al modo come si fa
informazione,anticipando possibilmente i fatti
,abituando la gente a fare in modo di prevenirli.
Un’antimafia del “prima” e non del “dopo”.
Un’antimafia non del racconto delle cose
successe,ma,al contrario,delle cose che debbono o
non debbono succedere.
Attraverso,appunto,l’INDAGINE e LA DENUNCIA.
Ecco,dobbiamo puntare a responsabilizzare la gente e
non a finire di deresponsabilizzarla.
E’ un dovere di tutte le persone oneste scendere in
campo per combattere le mafie.
Ma la gente deve anche capire che non si può andare
alla guerra con la sola baionetta contro i missili ed i
carri armati del nemico.

Solo così,preparando un esercito di combattenti e non
di lavandaie delle retrovie ( con tutto il rispetto nei
confronti delle lavandaie ),si può sperare in un esito
positivo della guerra alle mafie.
Altrimenti,continuando così,regaleremo il Paese alle
mafie e saremo tutti corresponsabili.

Il caso Dipalo

Il “caso Dipalo”,il Testimone di Giustizia che si é dato fuoco a Monza.Il fatto deve indurre gli italiani onesti a fare alcune riflessioni……………….

IL “CASO DIPALO “,IL TESTIMONE DI
GIUSTIZIA CHE SI E’ DATO FUOCO DAVANTI
ALLA PREFETTURA DI MONZA

E’ iniziata la campagna di delegittimazione di
Francesco Dipalo che si é dato fuoco davanti alla
Prefettura di Monza.
Da quanto ci ha comunicato la moglie,non si tratta di
un….”tentativo” di darsi fuoco,come qualcuno ha
detto alla stampa,ma di un atto vero e proprio da lui
compiuto che gli ha comportato ustioni  alle manI,alla
bocca ed alla gola.
Fortunatamente il fuoco non ha interessato altre parti
del corpo.
Per ora é scongiurato il pericolo di suicidio.
L’evento deve indurre tutti a fare alcune riflessioni.
Sicuramente esso é stato determinato dalla
disperazione,non dalla pazzia.
Qualcuno dirà,per scrollarsi di dosso le responsabilit
quanto meno morali, che Dipalo é un mitomane,che é
un pazzo,che é un rompicoglioni.
Sicuramente,se non l’abbiamo già fatto o lo stiano
facendo.
Lo dicono di molti altri probabilmente.
Pochi,però,ammesso che egli sia uno
…….”stressato”,si domandano il “perché”.

I prodromi di una campagna di delegittimazione si
vedono già dal tentativo di “minimizzare” la gravit
dell’atto.
Il problema é a monte.
Sono molti in Italia,fra massoni,mafiosi e loro
sodali,effettivi o potenziali,che considerano i
Testimoni di Giustizia – e più in generale tutti coloro
che denunciano le mafie – dei “pesi”.
Chi denuncia i mafiosi ed i massoni deviati é malvisto
ed odiato.
Questo é il motivo di fondo per il quale questi
cittadini coraggiosi ed onesti – fra i quali ci mettiamo
anche noi – ,anzichè essere apprezzati e
lodati,vengono trattati a pesci in faccia,trascurati e
talvolta maltrattati come nel caso che qualche anno fa
si é verificato con altri Testimoni davanti al Viminale
a Roma  e per il quale c’é un processo in corso.
Questa é la realtà.
Franco,non desistere;ti vogliamo bene e ti stiamo
vicini con tutto il nostro amore !!!!!!!!
L’Italia delle persone oneste é con te e sta pregando
perché tu ti ristabilisca presto!!!!!!!!!

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