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Carmelina Prisco.

.Carmelina Prisco,una Testimone di Giustizia mondragonese .Donna unica che ha pagato e sta pagando pressi elevatissimi per schierarsi dalla parte della Giustizia,lasciata sola e costretta ad andare via dalla sua terra.La sua storia deve farci vergognare perché siamo tutti responsabili per lo stato in cui sono costrette a vivere queste persone oneste che dovrebbero fare,invece, onore al Paese intero.

CARMELINA PRISCO,TESTIMONE DI GIUSTIZIA DIMENTICATA DAI SUOI STESSI CONCITTADINI CHE OGGI SFILANO PER CHIEDERE LEGALITA’.

Molti di coloro  che oggi annunciano parate e sfilate a Mondragone per chiedere legalità su un territorio devastato dalla camorra sono gli stessi che non hanno mosso un dito a favore di questa donna che ha pagato prezzi durissimi per essersi schierata  dalla parte della Giustizia.

Forse se l’avessero fatto non saremmo oggi giunti al punto  in cui un vicesindaco riceve minacce da parte di delinquenti probabilmente (mettiamola così)legati ai clan.

Chi semina vento raccoglie tempesta e,come in tutte le cose,la responsabilità é sempre di un popolo che dice di indignarsi ma che lascia,senza muover paglia, che camorra,ndrangheta,cosa nostra ed altre mafie finiscano di diventare padrone assolute di questo sfortunato Paese,voltando le spalle a  chi le combatte.

Noi abbiamo avuto il piacere di conoscere questa donna coraggiosa e le abbiamo subito voluto bene oltre che per il coraggio che ha dimostrato di avere (dote non comune a tanti,oggi),per la sua onestà morale ed intellettuale,la sua preparazione,la sua trasparenza.

E ci piange il cuore nel sapere che ella ha dovuto lasciare la sua terra ,gli affetti,per sopravvivere.

Non potendosi fidare più della maggioranza degli uomini di questo Stato che stanno mostrando un’ingratitudine  sfacciata nei confronti dei Testimoni di Giustizia,almeno qualcuno dell’amministrazione della sua città si sarebbe dovuto impegnare per assicurare un’occupazione decorosa e stabile a questa donna che ha onorato la sua città.

Così,purtroppo,non é stato ed oggi quella gente che l’ha lasciata sola sfila chiedendo legalità a sostegno del vicesindaco minacciato.

Chi é causa del suo male pianga se stesso!!!!!!!

 

P:S:Ci é piaciuto un articolo scritto sull’argomento su Casertace e che sotto ricopiamo:

LE STORIE DI CASERTACE. ESCLUSIVA CAMORRA A MONDRAGONE. Ora tutti sono pronti a scendere in strada per Zoccola e contro la camorra, ma nessuno ha aiutato la testimone di giustizia Carmelina Prisco: “Sono arrabbiata e schifo tutti i politici…. Ecco cosa mi dicevano i sindaci della mia città”

Delusa e amareggiata. Ecco la testimonianza di una collaboratrice per la quale persino Raffaele Cantone si è rammaricato. “. Io non ho mercanteggiato il mio stato di testimone… Alla fine ho visto lavorare i parenti dei camorristi a Mondragone, per questo sto arrabbiata, delusa e….”.

 

Nelle foto, da sinistra, Raffaele Cantone, Carmelina Prisco e Benedetto Zoccola

di Massimiliano Ive

MONDRAGONE – Domenica 1 febbraio, come è stato annunciato da un comunicato stampa di un comitato spontaneo mondragonese, si scenderà in strada per manifestare contro chi anonimamente ha compiuto il vile gesto ai danni del vicesindaco di Mondragone, Benedetto Zoccola e per gridare contro la camorra: “che niente potrà fermare la voglia di libertà e legalità dei mondragonesi!“.  Nella nota stampa giunta in redazione si fa riferimento anche ai tanti “giusti silenziosi” che hanno dimostrato come in questa città i principi di giustizia e di legalità non possono “essere calpestati e violentati a proprio piacimento attraverso una semplice e cruda violenza criminale!”.

Tra questi c’è il caso della testimone di giustizia, Carmelina Prisco, che proprio un anno fa fu analizzato e raccontato dalla  terza emittente Rai, (Rai 3), mediante la trasmissione Presa Diretta. Ebbene, mentre oggi i pensieri sono tutti rivolti al vicesindaco di Mondragone, Zoccola e si è deciso di dare una risposta alla mano anonima che ha piazzato l’esplosivo; Carmelina Prisco è stata costretta a lasciare Mondragone per poter vivere e sopravvivere, cercando un lavoro e una sistemazione in una località al confine con la Svizzera.

Noi siamo riusciti a contattarla e abbiamo incamerato tutto il suo dolore, la sua rabbia e il suo disgusto verso la classe politica mondragonese: di centro destra e di centro sinistra; di ieri e di oggi, in quanto da quel terribile giorno in cui fu testimone di un efferato delitto di camorra, è stata abbandonata a se stessa, anche da quei mondragonesi che domenica scenderanno in strada.

Abbiamo assorbito il suo sfogo e abbiamo anche compreso che Carmelina Prisco è una donna molto orgogliosa che ha dovuto affrontare solo con il sostegno morale dei suoi familiari tutte le conseguenze per quella collaborazione che ha consentito di condannare all’ergastolo il sicario dei Casalesi,  Salvatore Cefariello, che uccise lo spacciatore Giuseppe Mancone, alias Rambo.

Carmelina Prisco, nonostante una trasmissione Rai, e nonostante l’intervento dall’attuale presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, non solo a differenza di Benedetto Zoccola, vive senza scorta, ma è stata abbandonata da tutti e costretta a vivere una difficile esistenza fatta di precarietà economiche e lavorative, umiliazioni e mortificazioni.

Dicevamo nonostante il fatto che a Mondragone tutti conoscono il disagio sociale vissuto da Carmelina Prisco, in quanto lo stesso Cantone un anno fa in televisione dichiarò: “Carmelina è un testimone di giustizia serio e vero“…. ma che vive in difficoltà…., non se la passa bene oggi,… aiutarla, poteva essere un’occasione per lo Stato di dare un messaggio positivo a quel territorio…“, nessuno l’ha veramente aiutata.

E’ Carmelina Prisco a sostenerlo con rabbia: “Sono arrabbiata perchè sono stata costretta a lasciare la mia Mondragone. Nessuno mi ha veramente supportato. Tutta la classe politica mondragonese mi fa schifo, in quanto ben conoscendo la mia situazione nessuno ha concretamente mosso un dito. Mi dispiace per quanto è accaduto a Benedetto Zoccola, ma paga lo scotto di essersi messo in politica, in quanto ora c’è chi cavalca il suo caso e si nasconde dietro di lui per usarlo. Io sono un tipo che dico le cose in faccia e parla schiettamente. Ho presenziato alle riunioni del Pd anche quelle in cui si decise di allearsi con i vecchi nemici di Cennami, con Giovanni Schiappa che tra le altre cose sostenne l’azione politica di mandare a casa l’ex sindaco Achille Cennami”.

Quindi Carmelina c’è l’ha con tutti, forse anche con i rappresentanti del partito di Cennami e Zoccola. “C’era un progetto, quello della Polieco che prevedeva la realizzazione di un centro di educazione ambientale a Mondragone, speravo di potermi inserire, nei parlai anche con Zoccola, ma per me non c’è stato nulla da fare. Non so perchè Zoccola non è riuscito a metterlo in cantiere , fatto sta che la sottoscritta per esigenze personali è stata costretta ad andare via da Mondragone. Sono arrabbiata, perchè in questi 12 anni i vari sindaci di Mondragone a cui mi sono rivolta per ottenere aiuto, mi hanno risposto in coro: mica sono l’ufficio di collocamento! Oggi faccio la dog-sitter in una località al confine con la Svizzera. In passato – continua Carmelina Prisco – ho subito di tutto anche l’umiliazione di non poter pagare gli arretrati Imu e le varie tasse, in quanto dopo aver collaborato con la giustizia dalle istituzioni non ho avuto alcun aiuto concreto. Io non ho mercanteggiato il mio stato di testimone di giustizia per ottenere un lavoro, ho cercato di andare avanti con le mie forze, non conoscevo nemmeno la normativa e i diritti che mi spettavano. Alla fine ho visto lavorare i parenti dei camorristi a Mondragone, per questo sto arrabbiata, delusa e….“.

Lei si è pentita di quello che ha fatto, della sua testimonianza?

No, ma se avessi saputo quali erano i miei diritti li avrei pretesi tutti. Denuncerei nuovamente quello che è accaduto 12 anni fa. Io c’è l’ho con i politici, con una società che non sostiene i testimoni di giustizia. Ora si scende in piazza dopo l’attentato a Zoccola. Benedetto ha fatto bene a denunciare il pestaggio, l’estorsione e a collaborare con lo Stato, ma il suo caso, rispetto al mio è un caso privato…. Io cerco di sopravvivere senza l’aiuto di nessuno. A Mondragone, invece, si organizzano manifestazioni, questo perchè? La sottoscritta voleva solo vivere e lavorare a Mondragone, perchè mi sento mondragonese, ma questo non mi è stato consentito. Io non ho usato il mio status di testimone per fare politica, volevo vivere semplicemente, anche facendo  la bidella. Io non sono un’ignorante, potrei essere un’insegnante di scuola materna“.

Carmelina, poi ci ha raccontato anche altri episodi legati alla sua famiglia, alle difficoltà vissute e ci ha annunciato anche la pubblicazione di un libro in cui sarà lei a raccontare qualcosa ai mondragonesi. Ci siamo lasciati con la promessa che ci farà sapere il giorno in cui sarà distribuito questo testo e certamente lo leggeremo.

(IL NOSTRO PRECEDENTE ARTICOLO)

 

CARMELINA PRISCO,TESTIMONE DI
GIUSTIZIA DIMENTICATA DAI SUOI STESSI
CONCITTADINI CHE OGGI SFILANO PER
CHIEDERE LEGALITA’.

Molti di coloro  che oggi annunciano parate e sfilate a
Mondragone per chiedere legalità su un territorio
devastato dalla camorra sono gli stessi che non hanno
mosso un dito a favore di questa donna che ha pagato
pressi durissimi per schierarsi dalla parte della
Giustizia.
Forse se l’avessero fatto non saremmo oggi giunti al
punto  in cui un vicesindaco riceve minacce da parte
di delinquenti probabilmente (mettiamola così)legati
ai clan.
Chi semina vento raccoglie tempesta e,come in tutte le
cose,la responsabilità é sempre di un popolo che dice
di indignarsi ma che lascia,senza muover paglia, che
camorra,ndrangheta,cosa nostra ed altre mafie
finiscano di diventare padrone assolute di questo
sfortunato Paese.
Noi abbiamo avuto il piacere di conoscere questa
donna coraggiosa e le abbiamo subito voluto bene
oltre che per il coraggio che ha dimostrato di avere
(dote non comune a tanti,oggi),per la sua onest
morale ed intellettuale,la sua preparazione,la sua
trasparenza.

E ci piange il cuore nel sapere che ella ha dovuto
lasciare la sua terra ,gli affetti,per sopravvivere.
Non potendosi fidare più della maggioranza degli
uomini di questo Stato che stanno mostrando
un’ingratitudine  sfacciata nei confronti dei Testimoni
di Giustizia,almeno qualcuno dell’amministrazione
della sua città si sarebbe dovuto impegnare per
assicurare un’occupazione decorosa e stabile a questa
donna che ha onorato la sua città.
Così,purtroppo,non é stato ed oggi quella gente che
l’ha lasciata sola sfila chiedendo legalità a sostegno
del vicesindaco minacciato.
Chi é causa del suo male pianga se stesso!!!!!!!

 

O con la mafia o contro.

Ora,dopo l’allarme lanciato da tutti i Procuratori ed i Presidenti delle Corti di Appello d’Italia,non ci sono più albi per chicchessia: o con la mafia o contro.Ma non solo a chiacchiere !!!!!!

L’ALLARME LANCIATO DA TUTTA LA
MAGISTRATURA ITALIANA:
“    E’ MAFIA ” !!!!!!!!!

A parte una nota  ingenerosa della critica ai
magistrati in frontiera di Palermo
che,peraltro, non ……”ci azzeccava”
proprio,ieri in tutte le Aule giudiziarie italiane
é stato un coro:
LA MAFIA HA OCCUPATO IL PAESE.
Economia,politica,istituzioni,società sono
ormai sotto il tallone delle mafie.
Corruzione e mafie devastano il Paese e lo
stanno privando di qualsiasi speranza di
rinascita.
Da una parte i Gennaro Ciliberto ,i Dipalo,i
Francesco Paolo,i Gigino Coppola,le
Carmelina e quanti altri che si sono giocati
tutto per difendere la Giustizia ed il buon
nome del Paese nel mondo,dall’altra una
massa infinita di ladri,di corrotti,di imbelli,di

vigliacchi e di mafiosi che stanno al gioco ,non
insorgono e che costituiscono gli eserciti  di
Gomorra.
L’Italia dei quacquaracqua’ che stanno
distruggendo la nazione  fregandosene
dell’avvenire dei propri stessi figli i quali si
troveranno a vivere in un inferno.
Che dire di più?
Vogliamo vedere  come si comporteranno,da
oggi in poi, tutti coloro che hanno preferito
tacere o,al più,concepire la lotta alle mafie
come uno spettacolo,un palcoscenico,una
recita,ignorando quello che é avvenuto ed
avviene tutti i giorni sotto gli occhi di tutti.
Vediamo!
L’allarme non viene, questa volta,  dal singolo
magistrato accusato da Berlusconi ed i suoi
seguaci di  “fare politica”,ma da tutta la
Magistratura , da Torino a Palermo:
E’MAFIA !!!!!
Dovunque ed in tutti gli ambienti,nessuno
escluso.

Ora non ci sono più alibi per nessuno ed
ognuno é chiamato a fare una scelta:
o si scende in campo con quelle poche
associazioni in Italia che veramente stanno al
fronte a combattere una guerra dagli esiti
,peraltro,incerti perché ormai i buoi sono
scappati dalla stalle e la mafia é diventata
padrona di tutto  o si sta con la mafia.
Non c’é una terza via.

Passarella ciclo pedonale ss 36 , cinque anni, milioni di euro e resta ancora chiusa.

Passarella ciclo pedonale ss 36 Cinisello Balsamo,:cinque anni, milioni di euro e resta ancora chiusa. SENZA PAROLE  !!!!!!!!!     Lunedì 26 gennaio a Monza comincia il processo

. 91 13.11.2013
DI LAURO ANTONIOL’interrogazione 45

Dove chiedevo la data di apertura della passerella sulla Statale 36. Anche qui, che mi venga detto che sono attualmente in fase di definizione gli accordi relativi agli oneri manutentivi che resteranno in carico ad ANAS SpA e all’Amministrazione Comunale di Cinisello Balsamo mi interessa poco, mi interessa che il Comune di Cinisello Balsamo obblighi l’ANAS a sedersi al tavolo e decidere la data di apertura della passerella, questo a me interessa, che mi venga detto che quando ci sarà l’incontro poi sapremo quando apriremo non mi interessa. Visto che vogliamo essere persone serie facciamole, si chiede gentilmente di sapere la data presunta dell’apertura della passerella, può essere anche il 2018 però voglio la data.Risponde l’Assessore Ruffa:La passerella sulla Statale 36 non è a oggi stata presa in carico dall’amministrazione comunale, abbiamo incontrato più volte ANAS, c’è una questione di contenzioso sulla quantità di opere che ANAS ritiene di dover lasciare in carico all’amministrazione come manutenzione ordinaria e straordinaria della carreggiata ciclopedonale, come opere di manutenzione dei pannelli di plexiglas e come gestione della manutenzione ordinaria e straordinaria dell’illuminazione e dello sgombero neve. Abbiamo cercato di andare incontro a una definizione di un accordo su alcune di queste parti, ci sono delle questioni per cui noi non siamo disponibili a prendere in carico, come ANAS invece richiede, la manutenzione ordinaria e straordinaria dei pannelli in plexiglas. Sono più di seicento pannelli che fanno parte della struttura della passerella, la manutenzione sarebbe piuttosto onerosa per l’amministrazione, per sostituire tutti quei pannelli è necessario intervenire dall’esterno della passerella perché sono bullonati sulla parte esterna che dà quindi sulla strada e l’intervento nella sostituzione e rimozione di quei panelli prevede per alcuni tratti l’intervento e la chiusura della strada sottostante, che è comunque una strada in carico ad ANAS, quindi sarebbero dei costi eccessivi per l’amministrazione. A queste condizioni noi non prenderemo in carico quella passerella perché comunque non saremmo in grado di gestire la manutenzione in questo modo. Facendo anche dei sopralluoghi, la passerella presenta delle condizioni e uno stato dell’arte che non è consono rispetto alla presa in carico da parte dell’amministrazione di quell’opera. Ci sono delle condizioni di ammaloramento del manto perché presenta delle crepe, gli stessi pannelli in plexiglas sono fuoriusciti dalla sede dei binari entro cui dovevano essere inseriti all’interno della struttura perché per i vari fenomeni atmosferici e il passaggio dal caldo al freddo sono successe queste questioni, quindi basta andarla a vedere e verificare. Finché non è presentata in condizioni accettabili e finché non si risolvono questi contenziosi su chi dovrà avere in carico la manutenzione, l’amministrazione non può prendersi in carico una struttura che avrebbe dei costi eccessivi e per prenderla in carico dovrebbe essere in condizioni ottimali adeguate alla consegna per quanto i nostri uffici hanno già scritto in precedenza ad ANAS e deve presentare un accordo che non vede l’amministrazione a dover sostenere dei costi ingestibili. Da questo punto di vista siamo in questa situazione e non saprei dirle una data definitiva entro cui si possa pensare di risolvere questa questione. C’è un impegno con ANAS di arrivare in fasi successive e ci stiamo incontrando per tentare di arrivare a una soluzione che veda la firma di una convenzione che ci permetta di prendere in carico quella struttura.

Come assicurare una protezione ai Testimoni di Giustizia.

COME TUTELARE I TESTIMONI DI
GIUSTIZIA DOPO CHE LO STATO  LI HA
ABBANDONATI E NON LI PROTEGGE?

Anche a noi é capitato di ospitare per un breve
periodo   un Testimone di Giustizia in fuga sia
per “nasconderlo” che per fargli sentire per un
pò….
“l’odore di una casa”.
Il problema che si pone,dopo che é evidente il
loro abbandono da parte di “questo Stato” – non di
quello di diritto che é altra cosa alla quale noi
siamo affezionati – é quello di non farli più
esporre in prima persone.
Le associazioni antimafia – quelle vere -
DEBBONO  farsi carico di questo problema e
assumere sulle proprie spalle la responsabilit�
della denuncia.
In sostanza il Testimone,anzicché esporsi in
prima persona,riferirebbe  all’Associazione la
quale deve trovare strade e forme per “girare” le
notizie all’Autorità Giudiziaria.

Così facendo si “copre” il Testimone e si
responsabilizzano le Associazioni le quali si
vedrebbero costrette ,TUTTE,a fare quello che
poche fanno nei fatti e non solo con le
chiacchiere:le denunce.
Il problema riguarda,però,la “copertura
territoriale” perché se a me ,che sto ad esempio,in
Emilia,arriva  una denuncia  dalla Sicilia,o dalla
Liguria o dalla Lombardia,riesce impossibile
farmene portavoce.
Sarebbe  a questo punto necessario,per risolvere il
problema,fare un censimento di tutte le
associazioni antimafia SERIE esistenti in
Italia,per creare una rete che le faccia interagire..
E’ possibile?
Discutiamone e vediamo quante dichiareranno la
loro disponibilità.

 

Le responsabilità dei Prefetti.

LE RESPONSABILTA’ DEI PREFETTI

Non dimenticate mai che di tutte le cose
disdicevoli e brutte  che avvengono in Italia sono
responsabili i Prefetti perché la legge attribuisce
ad essi il compito di vigilare e prevenire.
I magistrati possono intervenire a
posteriori,quando i reati sono stati compiuti.
E’ necessario,quindi,accendere al massimo i
riflettori sulle Prefetture e sui Prefetti in quanto
non tutti compiono il loro dovere.
E’ da tempo,infatti,che la Giustizia deve occuparsi
dell’operato di alcuni di essi e questo é
assolutamente intollerabile.

Associazione Nazionale per la lotta contro le
illegalità e le mafie “Antonino Caponnetto”

QUELLA CHE  DOVRA’  VEDERCI
IMPEGNATI  NELL’ANNO APPENA
INIZIATO – UN’ATTENZIONE
PARTICOLARE SULL’AZIONE DELLE
PREFETTURE SUL PIANO DELLA
LOTTA ALLE MAFIE – DOVRA’ ESSERE
LA MADRE DI TUTTE LE BATTAGLIE.
I PREFETTI DISPONGONO DI UN POTERE
ECCEZIONALE IN MATERIA,UN
POTERE CHE NON TUTTI HANNO
USATO COME ERA NECESSARIO.
E QUESTO NON DOVREMO PIU’
TOLLERARLO.
INVITIAMO SIN DA ORA  GLI AMICI E LE
AMICHE DI TUTTA ITALIA,ISCRITTI E
SIMPATIZZANTI, A SEGNALARCI
OGNI COMPORTAMENTO ANOMALO
,OMISSIVO,COLLUSIVO.
E’ NECESSARIO COMINCIARE AD
ESSERE,SE VOGLIAMO  SERIAMENTE
FARE LA LOTTA ALLE
MAFIE,ACCENTRARE LA MASSIMA
ATTENZIONE SULLE PREFETTURE.

IL RUOLO    DEI PREFETTI E LA NECESSITA’ URGENTE   DI    MODIFICARE    LA
LEGGE.
L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO    PUBBLICA  QUESTA   NOTA    AL  FINE  DI
AVVIARE   NEL  PAESE   UN’ APPROFONDITA   RIFLESSIONE    SUL
RUOLO   DEI   PREFETTI   SUL   VERSANTE   DELLA   LOTTA   ALLE
MAFIE  E  SULL’URGENTE    NECESSITA’   DI  UNA  MODIFICA DELLA
LEGISLAZIONE IN  MATERIA.
NON    E’    POSSIBILE    PARLARE    SERIAMENTE   DI    LOTTA    ALLE   MAFIE
PERPETUANDO     L’ATTUALE   STATO  DELLE   COSE.

il fenomeno del condizionamento delle istituzioni e  degli Enti locali –

Il degrado delle Istituzioni
I recenti eventi giudiziari  che hanno coinvolto due ex ministri dell’Interno ( Scajola e Cancellieri )
per fatti di rilevante gravità nonché i recenti arresti di prefetti ( Blasco, La Motta , Ferrigno) e
l’incriminazione di ex Prefetti  ( Maria Elena Stasi e Maddaloni entrambi condannati  in primo
grado  ) sempre per fatti riferibili ad ambienti della criminalità organizzata o meglio ad ambienti
politici contigui alla criminalità organizzata,   devono necessariamente indurci a fare una riflessione
sul ruolo e sui poteri che la legge assegna all’Amministrazione dell’interno nella lotta alla
criminalità organizzata.
Ovviamente occorre  doverosamente  sottolineare che l’amministrazione dell’Interno registra  la
presenza di una stragrande maggioranza di persone  che dedicano la loro vita lavorativa e  in molti
casi anche personale,   al servizio esclusivo  dello Stato.
Proprio per tutelare anche questa categoria di servitori dello Stato e per consentire a questi di poter
svolgere con serenità e senza interferenze della politica,  le azioni  istituzionali di contrasto al
crimine organizzato,   occorre capire quali siano state le cause  che hanno determinato la devianza
dell’azione di settori dell’amministrazione dell’interno ad appannaggio degli interessi di contesti
socio politico criminale.
Analizzando bene i fatti di cronaca giudiziaria  che vedono coinvolti ministri dell’interno e prefetti
si capisce subito che nelle vicende stesse hanno un ruolo centrale interessi personali  riferibili a
politici spesso di rilevo nazionale. Basta citare a solo titolo esemplificativo il   caso dell’ex
parlamentare Nicola Cosentino ed il recente coinvolgimento dell’ex prefetto Stasi .
Infatti i fatti giudiziari in questione rilevano come  spesso le contestazioni formulate  dalla
Magistratura  riguardino condotte  volte a favorire uomini politici . Basta vedere la vicenda   del
prefetto Stasi nell’ambito dell’indagine sui distributori di carburanti  di proprietà della famiglia
Cosentino ovvero la vicende di appalti  al comune di Caserta  per la quale sono state condannati i
prefetto Stati e Maddaloni per interessi riferibili a ditte di  Nicola  Ferrara, esponente politico
regionale dell’UDEUR , oppure la vicenda esaminata nel corso del processo cosentino del mancato
scioglimento del consiglio comunale di Mondragone la cui compagine politica era riconducibile
all’ex ministro Landolfi ovvero al mancato rilascio del certificato antimafia interdittivo alle ditte
ECO Quattro e Aversana Petroli , entrambe riferibili ad interessi della famiglia Cosentino.

Appare quindi evidente la correlazione tra condizionamento dell’azione dei Prefetti ed in genere
dell’amministrazione dell’Interno  con la politica nella quale ampi settori    spesso sono  contigui ad
ambienti della criminalità organizzata ( soprattutto nelle regioni meridionali) .

Ma perché i prefetti si piegano alla Politica ovvero perché sono condizionati dalla stessa ?
Prima di rispondere a questa domanda vediamo chi sono e cosa fanno i prefetti .
Il prefetto è il massimo organo amministrativo periferico, terminale politico-operativo dell’apparato
della sicurezza, agente elettorale del governo, motore della vita economica e sociale della provincia,
tutore dell’ente locale.
Il prefetto  ha una  posizione di eminenza del Prefetto rispetto alle altre cariche amministrative
periferiche in virtù del riconoscimento della rappresentanza dell’esecutivo nella provincia e,
conseguentemente, il carattere tendenzialmente “generale” del campo delle attribuzioni.
L’art. 2 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (t.u.l.p.s.), concede un’amplissima  facolt�
al Prefetto di adottare atti contingibili e urgenti per esigenze di sicurezza pubblica.
Il  Prefetto presiede i  Comitati Provinciali della Pubblica Amministrazione e dei comitati
metropolitani; ha  funzioni in materia di droga, scioperi nei servizi pubblici essenziali, antimafia,
statistica; della ricostruzione del ruolo del Prefetto rispetto alle autonomie territoriali.
Insomma la legge ha conferito ai prefetti poteri enormi. Tra questi   è appena il caso di ricordare
quelli che esercita attraverso il Comitato provinciale Ordine e sicurezza pubblica, che vede la
partecipazione, in posizione di subordinazione funzionale, del Questore e dei Comandanti
Provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. E’ proprio nel comitato che si decidono  le
proposte  al consiglio dei ministri degli scioglimenti dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose,
le misure di tutela da assegnare ai magistrati , ai cittadini minacciati, ecc. ecc.
Gli stessi vertici delle Forze dell’ordine  a livello provinciale  sono soggetti, ai fine dell’avanzano di
carriera,  delle valutazioni da parte dei prefetti.
Quindi i prefetti sono potenzialmente in grado di incidere sulle figure apicale delle tre forze di
polizia e indirettamente sui magistrati esposti a pericoli di attentati o di sicurezza  personale ,
dovendo il prefetto decidere  se e  a chi assegnare le misure di tutela ( vigilanza  , scorta, nei sui
diversi livelli di gravità, ecc )
Ci si renderà conto che il Prefetto , stante la delicatezza dei compiti assentatigli dalla legge e il
ruolo centrale nelle vicende più delicate  di ordine e sicurezza pubblica , deve  svolgere le proprie
finzioni nel pieno ed inderogabile rispetto del principio di imparzialità dettato dall’art. 97 della
nostra carta costituzionale.

Il prefetto è posto nelle condizioni di poter esercitare liberamente e fuori da ogni forma di
condizionamento le proprie delicatissime funzioni ?

Per poter rispondere è necessario capire come  si articola la carriera prefettizia e come vengono
nominati i prefetti e assegnati alle sedi provinciali .
La nostra carta costituzionale non prevede, come per l’ordine giudiziario, un organo di autogoverno
che possa assicurare l’indipendenza e l’autonomia dei Prefetti . Invero non prevede neppure la
figura del prefetto la cui presenza deriva dalla normativa del ventennio fascista.
Invero i prefetti vengono nominati dal Consiglio dei ministri.
Sono cioè nominati  dalla politica che in un dato momento storico è posta alla presidenza del
consiglio dei ministri e ne ha maggioranza politica in seno allo stesso Organo.
Quindi, come è agevole, comprendere , i perfetti vengono nominati a secondo della loro contiguità o
meglio del gradimento di quella o   quell’altra forza politica.
Quindi, per esempio,  ci troveremo che nel periodo del Governo Berlusconi sono stati nominati
prefetti , coloro ritenuti di gradimento di quella forza politica. In genere queste scelte risentono
anche  delle indicazioni provenienti dai coordinatori regionali. In Campania nel periodo dei governo
Berlusconi,   per un lungo lasso tempo il ruolo di coordinatore regionale è stato assunto dall’ex
parlamentare Nicola Cosentino, oggi sottoposto a processo per concorso esterno in associazione
mafiosa.

Insomma l’imparzialità che deve inderogabilmente risiedere alla base delle scelte dei prefetti  può
inconfutabilmente essere minata da questi meccanismi di nomina  che ineludibilmente possono
creare momenti di devianza nelle scelte prefettizie.

Non è la prima volta che prefetti non allineati alla politica  ovvero ad una certa parte di politica
deviata, siano stati  gravati da provvedimenti dal carattere sanzionatorio. Tutti ricorderanno il
prefetto di Reggio Calabria Vittorio Piscitelli che sciolse il consiglio comunale di Reggio e  con
l’insediameno del Ministro calabrese Alfano è stato repentinamente trasferito altrove. Ovvero il
prefetto di Agrigento Fulvio Sodano trasferito dal sottosegretario all’Interno Antonio D’Alì,
quest’ultimo  poi incriminato per concorso in associazione mafiosa.
Insomma appare improcrastinabile l’esigenza di  blindare talune delicate funzioni di ordine e
sicurezza pubblica   assegnate ai prefetti.
Due sono le strade: o si modificano le leggi prevedendo un meccanismo di nomina dei Prefetti
attraverso un sistema simile a quello previsto per i magistrati oppure si trasferiscono queste funzioni
strategiche per la sicurezza   dei cittadini e dei servitori  dello stato alla magistratura.

Appare inaccettabile che debba essere un funzionario dello stato nominato, prefetto,  dalla politica a
decidere se un magistrato ( che spesso si trova ad indagare politici di rilievo nazionale presenti
direttamente o indirettamente nel consiglio dei Ministri) debba o meno avere  misure di tutela a
fronte di minacce anche potenziali o di esposizioni  elevante a rischio attentato. Appare paradossale
che debba essere il prefetto, espressione della politica a formulare giudizi e valutazione sul questore
e sui Comandati provinciali dell’arma e della g di f . Innegabilmente gli stessi possono per questi
giudizi subire  una sorta di condizionamento o di timore reverenziale nei confronti del prefetto ogni
qual volta si trovano a  dover indagare su fatti e vicende che riguardano gli stessi prefetti o politici
che hanno espresso gradimento per quello stesso prefetto.
O peggio ancora, appare  assurdo   che debba essere il   prefetto  a decidere se  e quando sottoporre
ad indagini antimafia, un consiglio comunale   per infiltrazione  della  criminalità organizzata,
quando lo stesso consiglio comunale è  dello  stesso partito politico che   risiede nel Consiglio dei
ministri e che quindi  potenzialmente può incidere sul prefetto stesso.
Non è la prima volta che pur in presenza di evidenti episodi di infiltrazioni della criminalit�
organizzata non si sia proceduto allo scioglimento delle amministrazione risultate permeabili alla
c.o. . ( basti citare i casi del Comune di Fondi, del comune di Mondragone, Castellammare di stabia,
di torre annunziata, di torre del greco,  e di tanti altri comuni ). Analoga considerazione vale per il
rilascio dei certificati antimafia. Appare assurdo che un imprenditore per poter stipulare contratti
con la pubblica amministrazione debba essere sottoposto alla valutazione del prefetto ai fini del
rilascio della c.d. liberatoria antimafia. E’ evidente che in siffatto contesto e meccanismo di nomina
e rimozione dei prefetti, l’imprenditore che sarà di gradimento della politica di maggioranza e
quindi dei prefetti,   risulterà immune da problemi di antimafia ( vedi il caso della società Aversana
petroli dei Fratelli Cosentino, la Eco Quattro di Castel Volturno riferibili agli stessi politici della
corrente di Cosentino, alla società dei fratelli Buglione, e tante altre società notoriamente infiltrate
dalla criminalità ma che operano indisturbate e di contro ditte che  non si sono piegate ai voleri
della politica che invece vengono colpite da interdittive antimafia per vicende banali ed
insignificanti
La democrazia in siffatti condizione è messa a dura prova.
La politica sana e la società civile devono  farsi carico di indicare le soluzioni . Occorre che in
attesa di una legislazione che garantisca l’imparzialità e l’indipendenza dei funzionari dello stato
preposti all’esercizio  di delicati compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica e soprattutto nella
lotta alla criminalità organizzata,  dette funzioni vengano trasferita alla Magistratura che , per
effetto dell’autonomia ed indipendenza garantitagli dalla Costituzione possa adottare le decisioni
più giuste ed imparziali e scevre da condizionamenti della politica che ,  come si diceva risente della
presenza di ampi settori  contigui alla criminalità organizzata .

Le implicazioni con la vita politica napoletana  costituiscano  il punto di partenza storico di un
intreccio perverso che ha determinato il consolidarsi  del fenomeno dell’infiltrazione e del
condizionamento degli Enti locali
Nel corso degli anni ottanta , infatti,  In Campania tanto per citare un esempio,  si è assistito
all’espandersi ed al consolidarsi  di un fenomeno sociale  molto grave che ha messo in luce i diffusi
rapporti  nell’ambito della gestione della “ cosa pubblica”  tra politica, affari e malavita organizzata
di tipo mafioso .
Il degrado delle Istituzioni a Napoli era  tale da indurre il Procuratore Cordova a una denuncia
amara ma non disperata: «Lo Stato a Napoli, dice Cordova, è un’entità eventuale, aleatoria, virtuale.
Parlo dello Stato ufficiale non di quello reale, l’unico che a Napoli la gente conosce e teme per
davvero: la camorra. Le leggi dello Stato sono lente, i processi non finiscono mai e la pena è un
evento remoto, prescrivibile, amnistiabile, depenalizzabile. Le leggi della camorra sono ferree e
immutabili, semplici e inderogabili, i giudizi si celebrano fulmineamente, e le sentenze sono
rapidissime, inappellabili e immediatamente esecutive. È ovvio che i cittadini temono lo stato
effettivo, quello camorristico, e non quello ufficiale».
La camorra si è trasformata in stato, che ci si trova di fronte ad un vero e proprio fenomeno di
banditismo sociale, di neo brigantaggio populista.
La fiducia dei cittadini nelle Istituzioni cala di giorno in giorno.
Non vi e’  indagine su organizzazioni camorristiche che non riveli preoccupanti fenomeni di
penetrazione   collusiva nelle istituzioni.
Per molti versi, lo Stato sembra corrispondere a modelli ideali di sviluppo degli interessi criminali,
anziché« di salvaguardia degli interessi della collettività    e delle istituzioni statuali.
In estrema sintesi si può quindi affermare che si è di fronte ad un nuovo soggetto che oramai può
essere definito Alta  Camorra che ha dato prova di non essere più ai margini della società, ma sta
conquistando progressivamente -  o forse ha già conquistato -   i centri dei poteri politico,
economico e sociale. Insomma  la camorra sta tentando di non porsi in posizione esterna o
antitetica, ma di stare ben dentro lo Stato, la politica, la società, l’economia.
Insomma la repressione dei delitti e delle illegalità, che è un  sacrosanto dovere dovrebbe essere
accompagnato da un controllo capillare, da un meticoloso accertamento sulla debolezza
istituzionale di fronte alla pressione corruttiva e alle collusioni di gran parte di essa con l’Alta
Camorra. In definitiva è condivisibile quanto sostenuto da un noto giornalista che
“ I grandi camorristi  stanno nell’ombra “.
L’intreccio tra criminalità, politica e affari negli enti locali è sicuramente quello maggiormente
avvertito dal cittadino comune in quanto gli stessi  Enti più di ogni altra istituzione risultano,  in
considerazione delle funzioni istituzionali cui sono deputati per legge , a stretto contatto con la
collettività amministrata. Le indagini condotte dalla magistratura
Il primo ed incisivo intervento,  che il  legislatore ha  posto in essere per tutelare gli enti locali dalle
ingerenze della criminalità organizzata   si è avuto con l’approvazione  della Legge 22.7.1991, n.
221  che ha introdotto l’art. 15 bis della L. 55/1990 concernente lo scioglimento dei consigli
comunali e provinciali coinvolti in fenomeni di infiltrazione e di condizionamento mafioso. La
stessa norma oggi è confluita nell’art. 143 del D.lgt. 267/2000

E’ una norma sicuramente di carattere eccezionale,  in quanto  a prescindere dal giudizio penale,
l’amministrazione  locale  risulta evidentemente  inquinata , al punto che nessun’altra misura , al di
fuori  dello scioglimento, potrebbe risultare  idonea al recupero della legalità.
Era presente  nell’ordinamento un vuoto normativo, che  consentiva di fronteggiare  queste
situazioni , e per riempirlo si era  fatto ricorso ad un uso indiretto  della potestà di scioglimento dei
consigli comunali  per motivi di ordine pubblico ( si ricorda il caso del comune di Quindici,  retto
da un esponente apicale di una  nota famiglia camorristica, sciolto nel 1983 per motivi di ordine
pubblico  dall’allora  Presidente della Repubblica Sandro Pertini .
La legislazione speciale antimafia in questione  intende, prioritariamente, salvaguardare gli interessi
pubblici dalle mire della criminalità organizzata, ancora prima che si vengano a determinare le
condizioni oggettive e concrete dell’aggressione a beni giuridicamente protetti.
In particolare  il procedimento di accertamento scaturente dai poteri previsti e demandati dalla
suddetta legislazione ai Prefetti, ovvero alle Commissioni delegate, all’uopo istituite, risponde alla
funzione di prevenzione cautelare globale che prescinde, nella sua applicazione, da istituti e concetti
dell’ordinamento penale, da cui se ne discosta dichiaratamente.

Particolarmente  innovativa risulta la disposizione contenuta nell’art. 143 del D.lgt.
267/2000   che prevede la possibilità che il prefetto , nella fase istruttoria  del procedimento di
scioglimento , acquisisca dal procuratore  della repubblica notizie utili a motivare la decisione , in
deroga all’art. 329 del codice di procedura penale , superando cioè l’obbligo di segretezza disposto
da tale norma  con riguardo alle esigenze  del procedimento penale .
Ma la facoltà più significativa conferita dal legislatore al prefetto per la ricerca  di ogni
elemento di valutazione utile allo svolgimento dell’azione amministrativa assegnatagli dalla stessa
norma scaturisce  dal disposto normativo di cui al Decreto legge 354/1991, convertito nella Legge
30.12.1991, n. 410 che consente, attraverso poteri investigativi, di verificare se ricorrono  pericoli di
infiltrazione tipo mafioso  nell’ambito dello svolgimento dei “ servizi” cui sono deputati per legge
gli enti locali .
Nel 2009 con la legge 94 , l’art. 143 del d.lgs. 267/2000 ha subito una modifica che appare aver
ridimensionato e affievolito l’azione di contrasto alla criminalità organizzata. Infatti è stato stabilito
che le indagini antimafia debbano essere svolta da una commissione composta “ da tre funzionari
della pubblica amministrazione.
Invero  prima dell’entrata in vigore della legge 94/2009  le indagini venivano svolte da organi di
polizia  che stante le loro specifiche conoscenze  e professionalità info-investigative, potevano
fornire un contributo determinate al buon esito delle indagini. Invece il legislatore del 2009 ha
affidato a tre funzionari della P.A. dette attività di indagini.
Ogni commento appare del tuto superfluo.
Infatti precedentemente  per le operazioni di accesso antimafia nei comuni, i  prefetti  si avvalevano
di apposite commissione composte da rappresentanti di tutte le forze, dell’ordine nonché da un
rappresentante della D.I.A., nonché da funzionari statali  appartenenti ad amministrazioni  che,
nell’ambito delle proprie attività istituzionali, avevano  competenza  e conoscenza delle attivit�
amministrative cui i comuni sono deputati per legge .

Associazione  A.Caponnetto
www.comitato-antimafia-lt.org

 

Vogliamo cominciare a bonificare dai rifiuti tossici interrati dalla camorra il Molise o no?

La Camera,
premesso che:
il 31 ottobre 2013 è stato reso pubblico, su decisione dell’ufficio di presidenza della Camera dei deputati, il resoconto dell’audizione davanti alla Commissione bicamerale d’inchiesta sui rifiuti del pentito di camorra Carmine Schiavone del 7 ottobre 1997, concernente lo sversamento e l’interramento illegale di rifiuti di ogni genere, anche tossici e nocivi, non solo nel territorio campano e nel basso Lazio, ma anche nel Molise, nello specifico in tutto il territorio del Matese e nelle zone vicino Isernia;
in particolare si apprende che la suddetta attività illegale si svolgeva al nord fino a Latina, mentre a est in tutta la zona del Matese, Isernia e le zone vicine; inoltre il pentito Schiavone parla di un sistema unico di smaltimento illegale di rifiuti tossici dalla Sicilia alla Campania. Anche per la Calabria e la Puglia ha denunciato lo stesso tipo di inquinamento e di infezione derivante dallo sversamento ed interramento di tonnellate di rifiuti tossici provenienti da tutta Europa e dal Nord Italia;
la portata devastante dal punto di vista ambientale e socio sanitario derivante dallo smaltimento illegale di rifiuti tossici e pericolosi sarebbe stata nota a partire dagli anni novanta, vale a dire da oltre venti anni, senza che alcuna iniziativa realmente efficace e sistemica, soprattutto di mappatura e di bonifica, fosse intrapresa;
nello specifico, il business dello smaltimento illecito di rifiuti pericolosi in una terra come il Molise, a bassa densità abitativa e con un territorio prevalentemente collinare, pare abbia trovato sempre nuovi sbocchi;
infatti è a partire dagli anni ottanta che la contrada di Fragnete, campagna alle porte di Isernia, è stata per lungo tempo inondata di fusti contenenti rifiuti tossici e sostanze radioattive, sversate nella zona chiamata Frusc’, un bellissimo tratto di bosco dove querce e tartufi abbondavano. Il meccanismo era semplice, ed è quello denunciato dal pentito Schiavone: nelle ore notturne gli scavatori preparavano le buche e i camion dei Casalesi le riempivano con i rifiuti tossici;
le istituzioni isernine, anche a seguito delle proteste dei contadini, spostarono la discarica comunale dal bosco Frusc’ al Colle Santa Maria, sempre a Fragnete: di giorno arrivavano i rifiuti urbani prodotti dai cittadini di Isernia, di notte i carichi dei Casalesi;
nelle ore diurne, invece, capitava spesso che i rifiuti venissero gettati su copertoni di gomma ardenti e, se c’era vento, il fumo nero e irrespirabile si propagava nelle zone circostanti, da Fornelli a Castelromano, da Ravasecca a Breccelle: Fragnete, terra di contadini, viveva in anteprima quello che sarebbe poi successo nella Terra dei Fuochi;
già il rapporto Ecomafia 2005 affermava che: «Con l’esigenza di diversificare le destinazioni finali dei traffici illegali, i rifiuti speciali pericolosi sono finiti in regioni considerate immuni fino a qualche anno fa. E allora si è scoperto che i veleni sono stati scaricati anche nella verde Umbria e addirittura in Molise. Sono state coinvolte le province meno note agli onori delle cronache della criminalità ambientale tra cui Campobasso»;
la stessa Direzione nazionale antimafia, nel 2008, definisce il Molise come «punto finale di arrivo per lo smaltimento di rifiuti pericolosi, ove occultare discariche abusive con la compiacenza di alcuni proprietari corrotti»;
è infatti del 2004 un’operazione della procura della Repubblica di Larino, chiamata «Operazione Mosca» sullo smaltimento illecito di rifiuti, nel Basso Molise, provenienti dal nord Italia e gestito dalla camorra, e che ha visto coinvolti diversi personaggi con arresti e fermi con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’illecita gestione e al traffico di rifiuti pericolosi. I rifiuti, complessivamente alcune migliaia di tonnellate, contenevano arsenico e solfuri, mercurio, cromo, rame, piombo e reflui ad alta tossicità;
la Camera dei deputati il 5 novembre 2013 ha approvato alcune mozioni relative al fenomeno criminale dello sversamento ed interramento illecito dei rifiuti tossici e nocivi e al fenomeno dei roghi tossici nella cosiddetta «Terra dei fuochi» con particolare riferimento alle sole regioni Campania e Lazio; in tale sede il Governo si è impegnato, tra le altre cose, ad avviare un’indagine accurata sulla salubrità dei terreni, delle falde acquifere e dell’aria nelle aree più direttamente interessate dallo sversamento illegale di rifiuti tossici e attualmente note, anche al fine di prevenire allarmismi generalizzati che possono danneggiare il settore agroalimentare campano, che rappresenta uno dei pilastri dell’economia regionale; a fare la mappatura dei siti contaminati nel territorio delle regioni Lazio e Campania e a definire un piano di bonifiche nazionale, ai sensi dell’articolo 252, comma 4, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152; ad inasprire le pene per i reati ambientali, assimilandoli a quelli di stampo mafioso e/o terroristico; ad istituire quanto prima un tavolo interministeriale per assicurare – in tempi rapidi e certi – il rilancio dell’attività di bonifica dei suoli inquinati, ai fini del loro recupero e della loro riconversione;
lo smaltimento illecito di rifiuti speciali in Molise è ormai, purtroppo, conclamato e in relazione alla sola «Operazione Mosca» del 2004 lo smaltimento illecito è stato di 120 tonnellate di rifiuti speciali di industrie metallurgiche e rifiuti ospedalieri provenienti dal nord Italia. In tale occasione quattro ettari di terreno a ridosso del litorale molisano sono stati coltivati con concime ricavato da questi rifiuti e il grano prodotto conteneva un’elevatissima concentrazione di cromo; è quindi di importanza fondamentale prevedere anche per la regione Molise l’applicazione delle misure di verifica di controllo e di bonifica previste per le regioni Campania e Lazio a seguito delle mozioni in commento approvate lo scorso 5 novembre,

impegna il Governo:

   ad avviare, anche per il Molise, un’indagine accurata sulla salubrità dei terreni, delle falde acquifere e dell’aria nelle aree più direttamente interessate dallo sversamento illegale di rifiuti tossici, e attualmente note, anche al fine di prevenire allarmismi generalizzati che possano danneggiare il settore agroalimentare molisano, avvalendosi delle competenti strutture sanitarie e di ricerca;
ad assumere le iniziative di competenza necessarie a verificare l’esistenza di siti da bonificare con la conseguente mappatura dei siti contaminati nel territorio della regione Molise al fine del loro inserimento in un piano di bonifiche di interesse nazionale, per il loro recupero e la loro riconversione.
(1-00247) «
Venittelli, Leva, Picierno, Famiglietti, Impegno, Lattuca, Stumpo, Amendola, Senaldi, Tartaglione».

   La Camera,  

Un cordiale scambio di vedute con una nostra amica.

Un cordiale scambio di vedute con una nostra amica.Sembra retorica ma non lo é perché é utile a chiarire tante cose…..

UN CORDIALE SCAMBIO DI VEDUTE CON

UNA NOSTRA AMICA IN MATERIA

DI…………..ASSOCIAZIONI ANTIMAFIA E

CONNESSI.

SEMBRERA’  RETORICA E FORSE UN PO’

LO E’ MA NOI DELL’ASSOCIAZIONE

CAPONNETTO CI TENIAMO A NON ESSERE

ACCOMUNATI A CHICCHESSIA !!!!!!!!!!!

 

 

 Patrizia Capola non nominare le pseudo associazioni antimafia…stiamo vedendo tutti a cosa

servono e cosa gira intorno,quanto ai politici onesti sono talmente pochi che risolverebbero

poco…ora aspettiamo che applichino la legge per l’assunzione nelle p.a. ….solo chiacchiere per non

perdere consensi elettorali

Elvio Di Cesare Cara Patrizia,ogni volta che si parla di………associazioni antimafia mi si stringe il

cuore!!!!!!…….Per due motivi: il primo perché so quello che succede;il secondo perché molti non

fanno i pur doverosi “distinguo” accomunando tutte come se fossero tutte eguali e facessero le

stesse cose……..Avrai notato che noi della Caponnetto insistiamo fino alla noia sempre sullo stesso

tasto: ” DENUNCIATE,DENUNCIATE,DENUNCIATE”,perché solamente se spingi tutti a

DENUNCIARE,oltre che a far fare ad esse un salto di qualità nella lotta alle mafie,determini una

selezione.Vedrai che poche,pochissime sono d’accordo.Noi sin dalla nascita abbiamo scelto la linea

del rifiuto di ogni sostegno da parte delle istituzioni e della politica.Non ci vedrai mai chiedere un

euro,un qualsiasi bene confiscato,una qualsiasi convenzione.Nulla di nulla,Questa nostra condotta ci

costa in termini di emarginazione,di attacchi e quant’altro,ma a noi sta bene così ed andiamo

orgogliosi.Quando parliamo di una nostra “diversità” non lo facciamo per spocchia,ma perchè non

vogliamo essere accomunati a chicchessia e non vogliamo essere nemmeno sfiorati da uno schizzo

di fango.Quello che chiediamo,però,alle persone oneste come te é di precisare sempre quando

parlano di associazioni “antimafia”.”eccetto la Caponnetto”.Noi ci teniamo tantissimo perché per

noi ONESTA’ e dignità sono al primo posto del nostro essere.

 

 

.Le proposte di Gratteri per combattere mafiosi e corrotti.

Mafie, pronte le proposte di Gratteri:

“ALZARE LE PENE FINO A 30 ANNI DI CARCERE PER L’ASSOCIAZIONE MAFIOSA (416bis), OGGI SONO 5 ANNI”
E contro la corruzione dice: “Utilizzare gli agenti sotto copertura, come per il traffico di droga e di …
armi, per smascherare i reati contro la Pubblica Amministrazione”.

Centotrenta articoli in 246 pagine: e’ pronto il progetto di riforma della normativa antimafia messa a punto dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, a capo della Commissione nazionale per la revisione della normativa antimafia istituita dal premier Matteo Renzi a Palazzo Chigi. E’ un progetto di riforma a tutto campo per combattere le organizzazioni criminali, annuncia il magistrato. Un esempio? “C’e’ la proposta di alzare le pene per il 416bis (associazione mafiosa, ndr) dai 5 anni di carcere attuali a una pena tra i 20 e i 30 anni. Come per il traffico di droga”, dice Gratteri, intervistato da Radio Capital. E sulle misure per smascherare i reati contro la pubblica amministrazione, Gratteri propone di “utilizzare gli agenti sottocopertura, come per il traffico di droga e di armi”.

TERRORISMO – Parlando poi della minaccia dovuta al terrorismo islamico, Gratteri si dice preoccupato dell’approvvigionamento delle armi. “E il problema – spiega – arriva dall’ex Jugoslavia, che dopo la guerra e’ diventata un grande supermercato di armi, dove un Kalashnikov costa 750 euro, dove io stesso ho fatto sequestrare quintali di plastico altamente esplosivo. Li’ e’ facile andare a comprare armi, non solo per le mafie, ma anche per le organizzazioni terroristiche. Ma di questo l’Europa non si occupa, non avendo una vera politica di sicurezza comune”.

CORRUZIONE – Utilizzare gli agenti sotto copertura, come per il traffico di droga e di armi, per smascherare i reati contro la Pubblica Amministrazione: la proposta arriva dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri che ha messo a punto un progetto di riforma per combattere le organizzazioni criminali. Il ministro della Giustizia Orlando ha parlato di “dimensioni intollerabili” della corruzione in Italia. Il governo Renzi sta mettendo in atto le misure giuste?, gli e’ stato chiesto a Radio Capital. “Ci si sta lavorando”.

http://www.strettoweb.com/2015/01/mafia-proposte-gratteri-30-anni-carcere-per-lassociazione-mafiosa/237132/
http://www.strettoweb.com/2015/01/mafia-gratteri-utilizzare-agenti-copertura/237141/

Attaccare,attaccare e denunciare.La lotta alle mafie si fa con la denuncia e non con le chiacchiere.

ATTACCARE,ATTACCARE E DENUNCIARE

Non bisogna limitarsi a raccontare i fatti che sono
successi.
A posteriori.
Bisogna intervenire PRIMA.
Collaborando con i magistrati delle DDA
aiutandoli a scoprire le cose,con la DIA,con i
corpi speciali del ROS dei Carabinieri,del GICO
della Guardia di Finanza, lo SCO e le Squadre
Mobili della Polizia di Stato.
Anche sospetti di reati,di corruzione nelle
pubbliche amministrazioni,di collusione di
amministratori pubblici con soggetti criminali.
Saranno,poi,i magistrati inquirenti e le forze
dell’ordine ad approfondire le notizie per trovare i
riscontri.
L’Associazione Caponnetto non é un’associazione
come tante altre.

Essa é un insieme di persone,uomini e donne
perbene e senza fini di lucro o politici,che si
battono per la Giustizia ,non  a chiacchiere,ma
con i fatti.
Essa é libera da tutti e da tutto ed il suo
scopo,unico,é quello di fare il massimo possibile
per liberare il Paese,che sta precipitando sempre
più nella melma,dal putridume.
Non dobbiamo lasciare soli i magistrati e le forze
dell’ordine.
Venite ad aiutarci,con la consapevolezza,però,che
a noi  servono non parolai ma
combattenti,persone che parlano poco ma
agiscono tanto  segnalandoci  fatti concreti.
Ognuno deve essere SENTINELLA sul proprio
territorio.

 

.Ecco la documentazione necessaria per presentare ricorsi all’Autorità Nazionale Anticorruzione.

http://www.anticorruzione.it/portal/public/classic/Servizi/Modulistica/esposti

Un’antimafia operativa.

UN’ANTIMAFIA  OPERATIVA E DI
SUPPORTO A QUANTI SUL CAMPO
COMBATTONO LE MAFIE MOMENTO
DOPO MOMENTO

Accettare  anche un solo euro,o un qualsiasi
privilegio,una convenzione  qualsiasi o qualunque
altro beneficio dalle istituzioni ,da queste
istituzioni ,molte delle quali sono piene  di
corrotti e mafiosi,significa perdere la propria
autonomia e la propria libertà di agire.
Significa,peraltro,venire meno al principio di
“gratuità” che é  la base fondante del volontariato.
Questo è il motivo per il quale noi non accettiamo
compromissioni di sorta con le istituzioni,con
queste istituzioni e ,tanto meno,con i partiti
politici.
La nostra identità che difendiamo con i denti.
Il nostro DNA,la nostra bandiera:

l’autonomia più assoluta da istituzioni e partiti per
poter difendere,con convinzione,senza
condizionamenti di sorta  e senza “se” e senza
“ma”,lo Stato di diritto,la libertà per tutti di essere
CITTADINI e non vassalli.
Questa é l’Associazione Caponnetto.
Aborriamo la retorica,gli slogan,il nulla,
Ancor di più aborriamo il palcoscenico.
Non servono,se si vuole veramente combattere la
mafia colpendola al cuore.
Si combattono i mafiosi se si va a scovarli uno
per uno,con un lavoro intelligente  e silenzioso e
dando sempre il massimo sostegno possibile  alle
uniche istituzioni di cui ci si deve fidare :
la magistratura inquirente  e le forze dell’ordine.
Il nostro obiettivo é stato,pertanto,sempre quello
di essere operativi – per renderci utili -  e di essere
coloro  in grado di   fornire  elementi concreti ai
fini degli ulteriori approfondimenti.
Un obiettivo che dovrebbe essere condiviso anche
da altri in modo da poter costituire una rete di

soggetti che si interrelazionano  fra di essi per lo
scambio di informazioni e di quant’altro.
Un sogno?

Stiamo diventando tutti funzionali al “sistema”,tutti oggettivamente complici.

STIAMO DIVENTANDO OGGETTIVAMENTE TUTTI FUNZIONALI AL  ” SISTEMA” ,TUTTI OGGETTIVAMENTE COMPLICI,CON L’OCCHIO RIVOLTO  AL PASSATO E NON AL PRESENTE ED AL FUTURO.

CON GRANDE GIOIA DEI MAFIOSI …..!!!!!!!

CHE OPERANO INDISTURBATI E,DIVERTITI,RINGRAZIANO ………………….

 

 

Una grande,impareggiabile,campagna di distrazione di massa.

Gli occhi tutti rivolti al passato e non a quello che succede giorno dopo giorno,minuto dopo minuto.

E,questo,mentre la mafia,inquina il voto,porta i suoi uomini nelle direzioni dei partiti in Parlamento,nei governi,nei centri nevralgici del potere e si impossessa dell’economia del Paese.

Un potere che prima si alleava con la mafia,,ma che oggi,invece,sembra aver formato con questo una sola cosa,un unicum.

Mafia e potere,una volta alleati,ora fusi.

Le mutazioni della mafia delle quali pochi riescono -o addirittura  vogliono – prendere contezza.

Una tragedia !

La tragedia!

Borsellino diceva ,poco prima di essere ucciso,che é un errore imperdonabile pensare che si possa vincere la mafia addossando tutto il peso della lotta ad essa sulle sole spalle della magistratura e delle forze dell’ordine.

La verità,oggi,é che sono rimaste solo la magistratura e le forze dell’ordine,con tutti i loro difetti ed i loro limiti,a combattere contro le mafie.

Mentre gli altri,la società civile,noi cosiddette associazioni antimafia,tutti a pontificare,a giudicare,a condannare,a fare “copia ed incolla”,a parlare di cose verificatesi 30-40 anni fa.

E per………….oggi??????????……………….

Sei andato mai in una DDA ,in un Comando della DIA,del GICO,dello SCO,dello SCICO ,del ROS a segnalare un fatto,anche un sospetto,un qualcosa che potrebbe servire all’apertura di una pista investigativa su un investimento,un’operazione economica e finanziaria  della mafia?

Sei mai andato a denunciare la collusione fra quel sindaco,quel parlamentare,quell’uomo di governo con Cosa Nostra,con i Casalesi,con i Mancuso e così via ?

Questo serve e questo significa fare……..”antimafia”.

Non dimentichiamo mai il detto latino

“Dum Romae consulitur saguntum expugnatur” !

 

Senza denuncia non é antimafia.E’ necessario aiutare la Magistratura e le forze dell’ordine se vogliamo colpire al cuore le mafie.

SI     ESULTA   QUANDO   SI   VIENE A
CONOSCENZA DI OPERAZIONI CHE
PORTANO  IN GALERA   DECINE
,CENTINAIA   DI  DELINQUENTI, MA  NON
CI  SI  DOMANDA  IL “PERCHE’”
RARAMENTE VENGONO CATTURATI  I
CAPI,LE MENTI,GLI
INSOSPETTABILI,QUELLI CHE STANNO
“DIETRO”,QUELLI CHE VENGONO
DEFINITE LE……….”MENTI
RAFFINATISSIME “,LA VERA MAFIA
INSOMMA .

IL PROBLEMA IN ITALIA E’ TUTTO QUA.
SI COLPISCE,GRAZIE SOLAMENTE ALLA
MAGISTRATURA ED ALLE FORZE
DELL’ORDINE,IL LIVELLO MILITARE
DELLE MAFIE,MA RESTA INDENNE
QUELLO POLITICO ED ISTITUZIONALE
CHE E’ QUELLO CHE CONTA,CHE
COMANDA.
PERCHE?

TROPPA GENTE CHE PARLA E
STRAPARLA DI MAFIA SENZA
APPORTARE UN MINIMO CONTRIBUTO
ALLA LOTTA CONTRO DI ESSA,CHE TI FA
UNA SEGNALAZIONE,CHE FA UNA
DENUNCIA.

UNA POLITICA IN GRAN PARTE
CORROTTA E CONNIVENTE CON LA
MAFIA CHE DEPENALIZZA I REATI,
DISARMA MAGISTRATURA E FORZE
DELL’ORDINE E LE  RENDE SEMPRE PIU’
INERMI,PRIVANDOLE DI MEZZI E
STRUMENTI LEGISLATIVI ADEGUATI.

DICIAMOLE  QUESTE  COSE  E FINIAMOLA
DI FARE CHIACCHIERE COMINCIANDO AD
AIUTARE LA MAGISTRATURA AD
ANDARE AVANTI.
LA DENUNCIA,LA DENUNCIA,   LA
DENUNCIA,MILLE VOLTE LA DENUNCIA
CON NOMI E COGNOMI.

SENZA DENUNCIA NON E’
ANTIMAFIA

solo incoscienza????????

“Guardate questo elenco di reati: fatelo attentamente perché, se il nuovo vergognoso provvedimento del

Governo diventa legge, chi commette uno di quei reati in maniera tenue NON è punibile. Sono tanti, tantissimi i

reati in questione: 157 (quelli nell’allegato in pdf, in cui mancano i reati con pena massima fino a due anni).

Citiamo quelli più significativi. I primi sono i più tristemente attuali:

1) Atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi art. 280-bis c.p.

2) Fabbricazione o detenzione di materie esplodenti art. 435 c.p.,

Passiamo ora a reati contro i minori:

3) Istigazione a pratiche di pedofilia e di pedopornografia,

4) Apologia della pedofilia e della pedopornografia 414-bis c.p.,

5) Pornografia minorile art. 600-terc.p.,

6) Corruzione di minorenne art. 609-quinquies c.p.,

7) Adescamento di minorenni art. 609-undecies c.p.,

E l’elenco continua:

8) Corruzione per l’esercizio della funzione art. 318 c.p.,

9) Abuso d’ufficio art. 323 c.p.,

10) Istigazione alla corruzione (per l’esercizio delle funzioni) art. 322 c.p.,

11) Traffico di influenze illecite c.p. 346-bis,

12) False dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all’autorità giudiziaria o alla Corte penale internazionale

374-bis c.p.,

13) Incendio boschivo colposo 423-bis c.p.,

14) Associazione per delinquere (partecipanti) art. 416 c.p.,

15) Stalking art. 612-bis c.p.,

16) Violenza privata art. 610 c.p.,

17) Evasione, art. 385 c.p.,

18) Violazione di domicilio art. 614 c.p.,

19) Autoriciclaggio art. 648-ter c.p.,

20) Occultamento di cadavere art. 412 c.p..

21) Divieto di combattimenti tra animali art. 544-quinquies c.p.,

22) Furto art. 624 c.p.,

23) Truffa art. 640 c.p.,

24) Omicidio colposo art. 589 c.p.

25) Maltrattamento degli animali art. 544 ter c.p.

26) Uccisione degli animali art. 544 bis c.p.

Cosa vuol dire “tenue“? La legge è molto generica: traducendo dal legalese, la “tenuità” corrisponde a un reato

commesso in modo non abituale e con danno lieve, cioè dovrebbe dipendere dalla “modalità della condotta“,

dalla “esiguità del danno o del pericolo” e dalla “non abitualità del comportamento“.

Ma come si fa a stabilire se il danno di un reato è lieve o grave? Il “furtarello” occasionale alla vecchietta è

tenue o no?! Se sì, fino a che punto: 50, 100, 500 euro? Tutto sarà lasciato alla discrezionalità del giudice! Ma

come si fa a concepire che reati come la violenza privata, l’omicidio colposo, stalking, istigazione alla pedofilia o

alla pedopornografia, adescamento di minori o atti di terrorismo possano essere tenui? In un Paese dilaniato

dalla corruzione e dalla criminalità, il messaggio è devastante! E’ questa la risposta a Mafia capitale?!

Si rischia una vera ESPLOSIONE di criminalità, soprattutto di microcriminalità! Qualcuno pensa alle forze

dell’ordine? E ai diritti delle vittime dei reati? Nemmeno per sogno! Di fronte a tutto questo, la migliore risposta

sono tutti i cittadini onesti – e sono tanti, siamo tanti. Bisogna fare sentire la nostra voce e rivendicare il diritto

all’onestà. Lo faremo il 24 gennaio alla Notte dell’Onestà!” Alfonso Bonafede

Il Convegno : senso,obiettivo e…………..utilità dei Convegni secondo l’Associazione Caponnetto

I  “CONVEGNI”,SENSO , OBIETTIVI  ED

UTILITA’…………………

 

Molti amici ci scrivono chiedendoci di andare nei

loro territori per promuovere   un

…….”Convegno”.

E’ bene essere,per onestà intellettuale, al riguardo

molto chiari ,ad evitare una sorta di svilimento di

iniziative del genere.

L’Associazione Caponnetto é un’Associazione

antimafia un tantino ” diversa” da tante altre e noi

di tale “diversità” siamo orgogliosi perché

l’abbiamo voluta,ce la siamo data , ci  piace e

produce risultati concreti.

Noi non facciamo un’antimafia  d’

“immagine”,parolaia..

La nostra antimafia é concreta,operativa e deve

produrre effetti.

Risultati.

Risultati significa,sempre  per noi,arresti di

mafiosi,con la coppola e soprattutto in giacca e

cravatta, e confisca dei loro beni accumulati sul

sangue della povera gente.

Bonifica,insomma,dei territori,preventiva e non.

Il ” Convegno” ,pertanto,lo inquadriamo

nell’azione  concreta avviata sui territori su

situazioni ATTUALI e non riferibili ,quindi,alla

memoria di fatti e soggetti trascorsi – che

sono,sì,importanti in quanto ,se non si conosce il

passato,non si può nemmeno conoscere il

presente – ,ma che NON SONO  efficaci e

risolutivi ai fini di  una   risposta efficace  alle

situazioni attuali.

Abbiamo più volte scritto di quanto ci dissero

anni fa degli operatori  di uno degli organismi

centrali più qualificati sul versante della lotta alle

mafie in Italia  e   che vollero incontrarci per uno

scambio di informazioni su alcune situazioni:

” A noi non servono trattati di sociologia e di

politica,servono ,invece,fatti,nomi e cognomi,che

si riferiscono a persone sospettate di far parte di

organizzazioni criminali che stanno operando

,oggi ,sul territorio”.

Ecco:

FATTI,NOMI E COGNOMI.

Questi servono agli investigatori istituzionali ed

ai magistrati.

L’Associazione Caponnetto ha scelto questa

strada:

INDAGINE,

DENUNCIA,

PROPOSTA.

NIENTE RETORICA,      NIENTE

SOCIOLOGIA,     NIENTE    POLITICA    (dal

momento che le mafie stanno inserite in tutti i

partiti,da sinistra a destra,nessuno escluso ).

Anche i nostri Convegni  sono,pertanto,” diversi”

da tanti altri che se ne fanno nel Paese:

i relatori,infatti,sono per lo più Magistrati delle

DDA,rappresentanti delle forze

dell’ordine,giornalisti d’inchiesta specializzati in

tematiche di mafia ed antimafia.

Persone,insomma,esperte nella materia che noi

trattiamo,informatissime,che conoscono le realtà

dei territori e che vengono con l’intento,magari

non dichiarato,di assumere,attraverso il dibattito

nel Convegno ,altre notizie per  mettere a

confronto tattiche e strategie di intervento con

altri operatori della società civile come noi siamo.

Operatori!

Questo,per quanto riguarda il “senso”.

Ma il Convegno  deve servire anche ad esaminare

“criticità” esistenti nel

territorio,disorganizzazioni,omissioni,carenze

,problemi da affrontare e  risolvere e,quindi,esso

deve tendere a stimolare e velocizzare attività già

in corso o che si intende promuovere.

Si va,insomma,non per un fatto di

“immagine”,ma laddove ci sono già una realtà

associativa operante e consolidata ed un’attività in

corso o  che si intende  promuovere.

Per l’”immagine” bastano ed avanzano il nome

che portiamo e,soprattutto,il prestigio e la

credibilità  che siamo riusciti a conquistarci  dopo

15 anni  e più di azione concreta e non parolaia.

Fatti e non chiacchiere,insomma !

Dove non c’é l’Associazione Caponnetto o dove

non ci sono state e non ci sono attività concrete

non si va !

Non abbiamo nè tempo,nè risorse economiche ed

umane per correre dietro a pinzillacchere e

chiacchiere..

Noi non siamo finanziati da nessuno e vogliamo

utilizzare al meglio,rendendoci utili alla

collettività combattendo e scovando i  mafiosi

uno per uno,le nostre  scarse risorse.

Il nostro obiettivo ,lo ripetiamo,é solo quello di

individuare e fare arrestare i mafiosi,soprattutto

quelli  in giacca e cravatta e di far confiscare ,a

beneficio della collettività ,tutto quello che quei

delinquenti hanno accumulato sulla pelle  e sul

sangue della povera gente.

Punto.

Questo é l’Associazione Caponnetto !

Un magistrato serio.

Un magistrato serio,pulito,preparato e coraggioso : la dottoressa Manzini.Tutti gli amici delle province di Vibo Valentia e di Catanzaro ci descrivono così la Dottoressa Manzini.Complimenti Dottoressa e grazie per quello che fa.

” MAGISTRATO
SERIO,SCRUPOLOSO,CORAGGIOSO,PREPA
RATO E PULITO.
TUTTI  GLI AMICI DELLE PROVINCE DI
CATANZARO E VIBO VALENTIA CI
DESCRIVONO COSI’  LA DOTTORESSA
MANZINI.
COMPLIMENTI DOTTORESSA E GRAZIE
PER QUELLO CHE FA “COSENZA

Cosenza, Manzini sarà procuratore aggiunto
Il magistrato antimafia è stato indicato all’unanimità dalla
Commissione incarichi del Csm al Plenum. Dovrebbe ricoprire il
posto del collega Airoma. Da anni si occupa di importanti
inchieste, in particolare contro i clan vibonesi

Mette d’accordo tutti il nome di Marisa Manzini. Così la Commissione incarichi
direttivi del Consiglio superiore della magistratura l’ha indicata, con voti unanimi, al Plenum per
l’incarico di procuratore aggiunto a Cosenza.
Marisa Manzini andrà a ricoprire l’incarico lasciato libero da oltre un anno dal collega Domenico
Airoma, trasferitosi a Napoli. Marisa Manzini, novarese d’origine e ormai calabrese d’adozione, si è
distinta per l’impegno nella lotta alla criminalità organizzata. Fino al 2003 è stata in servizio alla
Procura di Lamezia Terme e poi è passata alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro con
delega sul territorio di Vibo Valentia. Ha portato avanti processi e operazioni importanti contro le
‘ndrine e le cosche del Vibonese (in primis contro i Mancuso di Limbadi), come “Dinasty”, “Rima”,
“Odissea”, “Domino”, “New Sunrise”, “Uova del drago”. Ed è per questo che non è molto gradita ai
clan. Diverse le minacce telefoniche, i proiettili inviati al suo indirizzo. In una conversazione,
intercettata nel maggio 2008 dai carabinieri di Vibo Valentia, si parlava di un attentato da preparare
contro di lei. Il magistrato – adesso in servizio alla Corte d’appello di Catanzaro – vive sotto scorta.
La sua attività antimafia è proseguita anche da procuratore generale. Infatti, è rimasta applicata ad
alcuni processi contro i clan vibonesi, come “Black money”, che vede alla sbarra davanti i presunti
affiliati al clan Mancuso di Limbadi accusati a vario titolo di associazione a delinquere, riciclaggio,
intestazione fittizia di beni, estorsione, usura, il tutto con l’aggravante delle modalità mafiose.

 

Un Paese di delinquenti e mafiosi.

“QUANDO LA POLITICA SCADE AL
LIVELLO DI MALAFFARE NON E ‘ PIU’ ‘
POLITICA MA DELINQUENZA E PER I
DELINQUENTI  OCCORRONO LE
MANETTE. PUNTO”

Lo gridai,giovane consigliere in un Comune del
Lazio, tanti,tantissimi anni fa durante una
drammatica riunione notturna di Consiglio
Comunale  replicando ad un  altro consigliere che
mi accusava di far ricorso alla “carta bollata” e lo
rigrido oggi,da privato cittadino che non fa più
politica, di fronte alla montagna di marciume che
sommerge la pubblica amministrazione.
E 40 anni fa nella gran parte di Comuni non c’era
la mafia,mentre oggi c’é e comanda.
Era il periodo in cui Enrico Berlinguer diceva che
bastava un semplice avviso di garanzia per
imporre le dimissioni ad un pubblico
amministratore,mentre oggi vediamo gli

scranni,dai Consigli comunali al Parlamento,pieni
di inquisiti e condannati per reati gravissimi.
A cominciare da ex Presidenti del Consiglio!!!!!
Una vergogna per il Paese!
Il problema é che delinquente non é  solamente il
politico condannato ma,soprattutto,chi l’ha votato
e continua,malgrado ciò,a votarlo.
Un Paese di delinquenti ,quindi?
Fate voi !

Corruzione e mafia costitutive del potere.

E’  come illudersi di poter demolire il Monte Rosa
con il piccone far capire alla gran parte della
gente che la mafia NON é quella che ci viene
presentata dalla maggioranza dei giornali e delle
TV.

“NON E’ VERO CHE LA MAFIA E’  QUELLA
CHE SI VEDE IN TV E CHE I CORROTTI E I
CRIMINALI SONO UNA MALATTIA DELLA
NUOVA SOCIETA’: QUI,IN ITALIA,LA
CORRUZIONE E LA MAFIA SEMBRANO
ESSERE COSTITUTIVE DEL POTERE,A
PARTE POCHE ECCEZIONI ( LA
COSTITUENTE,MANI PULITE,IL
MAXIPROCESSO A COSA NOSTRA).
RICORDATE IL PRINCIPE DI
MACHIAVELLI ?

IN POLITICA QUALSIASI MEZZO E’
LECITO.
C’E’ UN BRACCIO ARMATO ( ANCHE LE
STRAGI SONO UTILI ALLA POLITICA DEL
PRINCIPE),CI SONO I VOLTI
IMPRESENTABILI    DI
RIINA,PROVENZANO,LO PICCOLO E POI
C’E’ LA BORGHESIA MAFIOSA E
PRESENTABILE CHE FREQUENTA I
SALOTTI BUONI E RIESCE A PIAZZARE I
SUOI UOMINI IN PARLAMENTO.
MA IL POTERE E’ LO STESSO,LA MANO E’
LA STESSA.
IL LIBRO E’ QUESTO: RACCONTA IL FUORI
SCENA DEL POTERE,QUELLO CHE  NON SI
VEDE E NON E’ STATO MAI RACCONTATO
MA CHE DECIDE,FA POLITICA E PIEGA LE
LEGGI AI PROPRI INTERESSI.
CI AVVIAMO VERSO UNA DEMOCRAZIA
MAFIOSA ? GLI ITALIANI POSSONO
REAGIRE, E’ GIA’ SUCCESSO “.

( DA ” IL RITORNO DEL PRINCIPE ” DI
SAVERIO LODATO E ROBERTO
SCARPINATO,   ED.  CHIARELETERE )

MA VOI    PENSATE  VERAMENTE CHE LA
MAFIA SIA RAPPRESENTATA DAI
RIINA,DAI PROVENZANO,DAGLI
SCHIAVONE ?????????????????
Da quattro analfabeti che sì e no sanno scrivere i
loro nomi???????????????????????
Quella é la manovalanza della quale si serve il
“sistema” per tutelare i propri interessi.
Quando nel parlare degli assassini di
Falcone,Borsellino e degli altri si dice che…….
ad ucciderli sono stati i mafiosi,quelli con
coppola e lupara,ma l’ordine é partito dall’alto,da
menti raffinatissime,dal “sistema”.
Mafia,politica e potere,un unicum?
Quell’” unicum” che NON  si vuole capire perché
in Italia c’é da decenni in corso,complici tutti o
quasi,la più grossa campagna di manipolazione

della realtà e di disinformazione che fa vedere
alla gente lucciole per lanterne.
Appare evidente alle menti pensanti una sorta di
incompatibilità fra “politica”,fra questa “politica”
ed antimafia e chi si piega al
“sistema”,sostenendo il contrario di questa tesi,o
é un allocco,oltre che ignorante,o è  in malafede.
Colluso anch’egli con la mafia.
Da tenere lontano come appartenente al
“sistema”.
E’ ,quindi,nella politica e nelle istituzioni che
vanno ricercati i veri mafiosi,quelli che
contano,che comandano,che diramano gli ordini
che i “manovali” – i Riina,gli Schiavone ecc.-
eseguono.
E’ riduttivo – e soprattutto- deviante quando si
esulta nell’apprendere  di una certa operazione
che,grazie alla Magistratura ed alle forze
dell’ordine – gli unici soggetti che tentano di
difendere lo Stato di diritto – viene fatta contro i
mafiosi “manovali ” perchè la vera mafia é “altra
“cosa.

Quando noi diciamo che gli UNICI nostri
interlocutori,con i quali rapportarsi e
collaborare,debbono essere appunto i magistrati
,soprattutto quelli più esposti ed in prima
linea!!!!!!
Questi – e solo questi – sono l’espressione dello
Stato di diritto,quello Stato che noi sogniamo e
che é sempre più sotto schiaffo in questo Paese
che sta correndo sempre più velocemente sulla
strada dell’assunzione del volto di
una……..democrazia mafiosa.
O con lo Stato di diritto o con la mafia.
Tertium non datur.
Questa é la scelta che ogni italiano  é chiamato a
fare.
Senza “se” e senza “ma”.

Azione,non parole.L’orgoglio del combattente.

LA GIOIA E L’ORGOGLIO DI CHI LA MAFIA
LA COMBATTE  AL FRONTE,CON
L’INDAGINE E LA DENUNCIA , NON
DALLA SCRIVANIA O DALLA CATTEDRA.
AZIONE,NON PAROLE !

Un gioia indescrivibile e l’orgoglio del
combattente al fronte .
Ci sono diversi “modelli” di fare “antimafia”.
C’é quello di raccontarla dalla scrivania e dalla
cattedra e parlando di fatti già avvenuti.
E,poi,c’é quello di farla “sul campo”,scavando ed
indagando su fatti che ancora debbono o
potrebbero  avvenire,fornendo a chi  di dovere gli
elementi per approfondire ed agire di
conseguenza.
Noi abbiamo scelto questo secondo “modello”.
Anni di ricerche,di incontri riservati e non ,di
raccolta di notizie,supposizioni,sospetti,di
confronti con “addetti ai lavori”,di acquisizione di
“visure camerali” e documenti,di incroci di dati,ti

danno il senso di quella  “diversità” che produce
risultati concreti.
Il senso di quella “utilità” che é il distintivo di chi
la mafia la combatte sul serio ,colpendola al
cuore,andandola a scovare dov’é e mettendola a
nudo.
Rischiando e  spesso pagando anche di persona.
Quel senso di  “utilità” che ti mette nelle
condizioni di presentarti dovunque e con
chiunque guardando negli occhi le persone e
molte volte facendo,così, abbassare lo sguardo a
tante di esse.
Senza nemmeno parlare e con la sola presenza.
Per fare questo lavoro,per svolgere questa
missione,é necessario essere seri,molto seri.
Bisogna crederci e non bisogna coltivare interessi
personali,politici o economici che essi siano,o di
protagonismo individuale .
Bisogna lavorare in gruppo,come ci hanno
insegnato i nostri Maestri e con umiltà,molta
umiltà.
Questa è la regola,quella nostra.

Un gruppo di
persone,poche,affidabili,serie,riservate,pratiche,o
perative,ognuna con un ruolo e tutte impegnate a
raccogliere notizie utili.
Selezionatissime e che non abbiano interessi di
parte da tutelare.
Dotate,peraltro,di grandi capacità selettive che
mettono ognuno nelle condizioni di “capire” dove
c’é o non c’é mafia,se,cioè,in quell’opera che si
vuole realizzare  o si sta realizzando ci sono gli
estremi tipici di un comune abusivismo edilizio o
di una speculazione della mafia e così via.
Per,poi,insieme,costruire l’unicum,il quadro
riepilogativo  da proporre all’attenzione di chi di
competenza.
La gioia di vederti accolto con riguardo e rispetto
e di sentirti considerato come un soggetto  non
“inutile”,che non serve alla causa , abituato a fare
solamente il controcanto ad altri.
Quella gioia  e quell’orgoglio che ti prendono
quando stai per terminare il
“quadro”,l’ennesimo,che contribuir
probabilmente  a dar vita  a quell’operazione o

quelle operazioni  dietro le quali possiamo
sentirci coattori.
Azione,non parole!

Petizione · L’anticorruzione sulle autostrade · Change.org Posta in arrivo x

FIRMATE TUTTI.
Questa petizione sarà consegnata a:

Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti

Maurizio Lupi

L’anticorruzione sulle autostrade

Gennaro Ciliberto

La vicenda riguardante il ponte Palermo-Agrigento, inaugurato a Natale e crollato a Capodanno, dimostra purtroppo per l’ennesima volta quanto sia scarso l’effettivo controllo nelle verifiche dei lavori eseguiti e nei collaudi.

Lo denunciavo già nel 2011, ero dirigente di un’azienda che ha costruito la maggior parte delle uscite autostradali e non esitai a denunciare anomalie costruttive in particolare nell’opera della Passerella Ciclo-pedonale della SS 36 nel Comune di Cinisello Balsamo (Milano), un appalto ANAS poi subappaltato ad Impregilo Spa e poi ceduto alla ditta Romana Carpenfer Roma srl, facente capo al pregiudicato Vuolo Mario, oggi a processo e agli arresti per una presunta bancarotta fraudolenta.

Oggi come nel 2011 vorrei denunciare un “modus operandi” che fa venire i brividi: molte delle opere eseguite non vengono collaudate prima dell’apertura al pubblico ma solo dopo molti mesi o addirittura anni e infine, in alcuni casi, mai. Allo stesso modo nessuno controlla di persona le certificazioni dei materiali usati e le attestazioni SOA: un vero e proprio buco nella macchina dei controlli ANAS distratta dai tanti subappalti.

Chiedo una commissione nazionale per i collaudi sulle opere pubbliche facente capo direttamente all’ANAC, l’Autorità Nazionale Anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone.


Lettera a
Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi
La vicenda riguardante il ponte Palermo-Agrigento, inaugurato a Natale e crollato a Capodanno, dimostra purtroppo per l’ennesima volta quanto sia scarso l’effettivo controllo nelle verifiche dei lavori eseguiti e nei collaudi.

Lo denunciavo già nel 2011, ero dirigente di un’azienda che ha costruito la maggior

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