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La soddisfazione di vederti trattato con stima e gratitudine quando entri in una Procura o in una caserma!Hai la piena consapevolezza della tua UTILITA’ nell’azione a difesa della Giustizia e della Democrazia.Le specificità dell’Associazione Caponnetto

Tutta INDAGINE e DENUNCIA e niente chiacchiere.La specificità dell’Associazione Caponnetto.La sua operatività,il suo “modello” di fare antimafia,se non unico,raro nel Paese.
Sono pochi,pochissimi coloro che bandiscono la retorica ed impostano la loro azione contro le mafie,senza chiedere nulla a chicchessia e spesso rimettendoci di tasca propria,su tre elementi fondamentali:
1) l’INDAGINE,
2) la DENUNCIA
£) la PROPOSTA.
Paolo Borsellino in uno dei suoi ultimi interventi disse che é un errore imperdonabile il pensare che tutto il peso della lotta alle mafie possa e debba essere accollato sulle sole spalle della magistratura e delle forze dell’ordine.
L’Associazione Caponnetto ha fatto propria la sua esortazione ad aiutarle concretamente,senza chiacchiere ,slogan ,narrazioni che non servono a niente.
Gli inquirenti hanno bisogno di notizie,segnalazioni dettagliate,con tanto di nomi e cognomi,piste investigative ed é questo il terreno sul quale l’Associazione Caponnetto é ininterrottamente impegnata spendendo le sue pochissime risorse in visure camerali,catastali ecc.
Essa rifiuta,pertanto,la sua partecipazione a manifestazioni puramente retoriche che non siano inserite in un quadro generale di azioni concrete su un territorio.
E’ il modo migliore per non lasciarsi coinvolgere in quella ipocrita campagna di strumentalizzazioni che ne offende la memoria di chi ci ha rimesso  e continua a rimetterci la vita.
La memoria di costoro  va,al contrario,esaltata con  comportamenti concreti,fatti,appunto,di azioni che supportino l’azione dei soggetti istituzionali.
Questa é la linea dell’Associazione Caponnetto in Italia.
Una linea che comporta sacrifici ed anche rischi ma che ti procura anche tante soddisfazioni.
Quando ,infatti,entri in una Procura o in una caserma e ti vedi trattato con il massimo rispetto e gratitudine per quello che hai fatto e fai ti senti il cuore alle stelle.
Hai,tutto intero,il senso del riconoscimento della tua UTILITA’.
E questo a noi procura tanta gioia ed é quanto ci serve per sentirci spronati ad agire sempre di più e meglio……………

Documento dell’Associazione Antimafia Caponnetto sul voto in Campania

Meno “ condivido” ,”mi piace” ed commenti e più notizie,dettagliate ed attuali.Tenere d’occhio i Prefetti per quanto riguarda l’azione preventiva antimafia che essi dovrebbero fare per legge e non fanno

AL POSTO DI “CONDIVISIONI “” MI PIACE “E  ” COMMENTI”,VOGLIAMO

NOTIZIE,NOTIZIE,NOTIZIE,DETTAGLIATE ED ATTUALI

SE AL POSTO   DELLA VALANGA DI “CONDIVISIONI” , “MI PIACE” E  COMMENTI    ASSOLUTAMENTE INUTILI   MOLTI NOSTRI AMICI CHE CI SEGUONO SU FACEBOOK CI   INVIASSERO    NOTIZIE DETTAGLIATE,CON TANTO DI NOMI E COGNOMI,SU INSEDIAMENTI  ED INVESTIMENTI   MAFIOSI    NEI VARI TERRITORI DEL PAESE,SULLE  COLLUSIONI FRA POLITICA,ISTITUZIONI E  MAFIE,SU FATTI DI  CORRUZIONE   NELLA PUBBLICA  AMMINISTRAZIONE  ED ALTRE  COSE   DEL  GENERE ,QUANTO   SAREBBE   PIU’   UTILE  A   NOI   TUTTI   ED   AL  PAESE !!!!!!!!!!!!!

 

 

 

 

PIU’   VOLTE ABBIAMO   RICHIAMATO L’ATTENZIONE DI   TUTTI   SULLA NECESSITA’ DI ACCENDERE  I   RIFLETTORI    SUL COMPORTAMENTO    DEI   PREFETTI  NELLE VARIE  PROVINCE.

FATTA QUALCHE ECCEZIONE,QUESTI PER LO PIU’ NON FANNO, IN MATERIA DI PREVENZIONE ANTIMAFIA, QUELLO CHE PER LEGGE SAREBBERO OBBLIGATI A  FARE.

I DANNI CHE CONSEGUENTEMENTE PROVOCANO SONO ENORMI  IN QUANTO,SOLO A VOLER CONSIDERARE,AD ESEMPIO,IL SETTORE DELLE  INTERDITTIVE ANTIMAFIA   CHE ESSI DOVREBBERO   FARE IN GRAN NUMERO CONSIDERATO IL DIFFUSISSIMO FENOMENO DI INQUINAMENTO MAFIOSO  FRA LE IMPRESE- E NON   FANNO  SE NON RARAMENTE – ESSI BLOCCANO INDIRETTAMENTE TUTTA L’AZIONE  INVESTIGATIVA  NELL’OPERA  DI   CONTRASTO ALLE MAFIE.

NON CHIEDERE ALLE FORZE DELL’ORDINE  TERRITORIALI DI  INDAGARE   SU QUESTA O QUELL’IMPRESA IN ODOR DI MAFIA, SIGNIFICA FAVORIRE INDIRETTAMENTE LE MAFIE .

QUESTI SONO I PROBLEMI CHE VANNO AFFRONTATI SE SI VUOLE SERIAMENTE COMBATTERE LE MAFIE  E NON  LE CHIACCHIERE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

 

 

RITENIAMO UTILE RIPUBBLICARE PER l’ENNESIMA VOLTA UNA NOSTRA NOTA  CIRCA  GLI   OBBLIGHI DEI PREFETTI IN MATERIA DI LOTTA ALLE MAFIE.

 

 

 

 

 

QUELLA DI FAR SOTTRARRE ALLE PREFETTURE I  COMPITI IN MATERIA DI LOTTA ALLE MAFIE DEVE ESSERE DA OGGI IN AVANTI LA MADRE DI TUTTE LE BATTAGLIE DI TUTTA l’ANTIMAFIA SOCIALE.

LE PREFETTURE NON ASSOLVONO QUASI PER NIENTE A TALI COMPITI E QUALCHE PREFETTO,CHE VUOLE RISPETTARE LA LEGGE,COME NEL CASO DELL’EX PREFETTO DI LATINA BRUNO FRATTASI,VIENE SUBITO TRASFERITO.

 

 

 

Associazione  Nazionale per la lotta contro le illegalità e le mafie

“Antonino Caponnetto”

www.comitato-antimafia-lt.org                                 info@comitato-antimafia-lt.org

 

 

 

 

 

Pubblicato 12 Febbraio 2015 | Da admin3

Il ruolo dei Prefetti nella lotta alle mafie. Qualche sepolcro imbiancato  potrà anche accusarci di essere ossessivi,ma questo non ci interessa perché un’Associazione seria ,operativa e non asservita al “sistema” qual’é la nostra ha il DOVERE  di far capire alla gente  il “perché” ci siamo ridotti nello stato in cui si é ridotto il Paese ormai nelle grinfie delle mafie a causa soprattutto dell’inosservanza di norme,leggi e regolamenti,che  disciplinano la condotta di soggetti ed apparati dello Stato.Qualcuno si é arrabbiato e ci ha rimproverato di attaccare le Istituzioni.Non é vero,noi difendiamo le Istituzioni ed i nostri attacchi riguardano le persone ,non le Istituzioni che,invece,vogliamo difendere salvaguardandone immagine e ruolo.

Chi é infedele e disapplica le norme deve vergognarsi ,non noi che diciamo la verità e denunciamo chi non fa il proprio dovere.

Una quindicina di anni fa,appena nati,qualcuno ci avvicinò consigliandoci di…………………..non fare allarmismi ,”per evitare,ci disse ,che imprenditori e turisti,spaventati,abbandonassero il territorio”!

E’ la frase classica che abbiamo sentito ripetere milioni di volte da parte di chi ha l’ordine e l’interesse di mantenere le cose come stanno,lo statu quo.

Fortunatamente quella volta abbiamo avuto la prontezza di rispondere che…….. i turisti e gli imprenditori seri erano scappati da quel dì incalzati da affaristi,mafiosi e loro sodali,alcuni dei quali con seguito di mignotte e quant’altro del genere.

Noi abbiamo il dovere di far capire alla gente onesta “perché “la lotta alle mafie non funziona o funziona poco,malgrado lo sforzo generoso  di magistrati  ed altre poche persone che spesso ci rimettono la pelle,carriere e così via.

E,in quest’ottica ripubblichiamo per l’ennesima volta – e ripubblicheremo per un altro miiione di volte,fino alla noia-una nostra nota sul ruolo e sui doveri dei Prefetti per quanto riguarda il contrasto delle mafie.

Ruolo e doveri che non vengono assolti,fatta qualche rarissima eccezione,talchè il. risultato é sotto gli occhi di tutti.

Noi siamo determinati a scatenare il putiferio su questo argomento,ma avvertiamo  sin da ora le persone che non ci aspettiamo chissà cosa in quanto ,ad oggi,non abbiamo trovato un’associazione o un parlamentare disposti a darci una mano.

Il “sistema” è sistema e pochi sono disposti a mettersi contro.

Un’amica ci ha scritto stamane dicendoci che molti vice Prefetti resteranno tali senza mai essere promossi perché hanno rifiutato e rifiutano di diventare parte integrante del “sistema”.

Conosciamo persone,storie e condizioni di molti di costoro e da persone esperte,vecchie e con lunghissime esperienze alle spalle di vita pubblica e di militanza politica,non ci meravigliamo!

Nel gergo politichese,nei circoli ristretti di chi comanda,persone del genere vengono definite “INAFFIDABILI”!!!!!

Chi non si piega al sistema e rifiuta lo statu quo per tentare di migliorare le cose,nei vertici viene bollato con la dicitura di “INAFFIDABILE” e subito emarginato ed inchiodato a vita al suo grado,senza più possibilità di far carriera.

Lo schifo che abbiamo visto a Venezia con il Mose,a Milano con l’Expo ,a Roma con Mafia Capitale ,dove a centinaia di imprese mafiose é stato consentito di accaparrarsi appalti e subappalti milionari,avrebbe dovuto far aprire gli occhi anche ai ciechi sulle responsabilità dei Prefetti i quali sono chiamati dalla legge a svolgere un ruolo di vigilanza e di prevenzione,ruolo che rarissimamente viene svolto da qualcuno.

Qui,di seguito,la nota che riguarda i loro DOVERI   DEI PREFETTO in materia,doveri,ovviamente,per lo più inosservati:

 

 

 

 

Il ruolo dei Prefetti. Urge cambiare la legge.

 

 

INVITIAMO ISCRITTI E SIMPATIZZANTI DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO E NON SOLO A DEDICARE DA ORA IN AVANTI UN’ATTENZIONE PARTICOLARE ALL’AZIONE CHE I PREFETTI HANNO IL DOVERE DI SVOLGERE IN MATERIA DI LOTTA ALLA CRIMINALITA’ MAFIOSA
RIPRODUCIAMO, PERTANTO, UN ARTICOLO PUBBLICATO TEMPO FA SUL SITO WEB E SULLE PAGINE FACEBOOK DELL’ ASSOCIAZIONE CAPONNETTO PER RIPROPORRE ALCUNE NOSTRE CONSIDERAZIONI, SUGGERIMENTI ED ANCHE CRITICHE SUL RUOLO DEI PREFETTI NEL PAESE E SULL’URGENTE NECESSITA’ DI CAMBIARE LA LEGGE APPORTANDOVI QUELLE MODIFICHE E QUELLE INEGRAZIONI NECESSARIE PER RENDERE PIU’ EFFICACE ED INCISIVA L’AZIONE CONTRO LA CORRUZIONE E LE MAFIE.
L’ENORME POTERE CONFERITO FINORA AI PREFETTI NON E’ BASTATO A COLMARE TUTTE QUELLE DEFICIENZE E QUELLE
STORTURE CHE SPESSO NON HANNO DATO PER NIENTE LUSTRO ALL’ISTITUZIONE.
FATTA QUALCHE ECCEZIONE, INFATTI, LA MAGGIOR PARTE DEI PREFETTI HA MOSTRATO DI NON ESSERE – O, PEGGIO, DI NON VOLER ESSERE – IN GRADO DI ADEMPIERE APPIENO AI DOVERI CHE LA LEGGE IMPONE AD ESSI.
CI RIFERIAMO, IN PARTICOLARE, AL MANCATO SVOLGIMENTO DELLE FUNZIONI DI VIGILANZA PREVENTIVA IN MATERIA DI CONTRASTO DELLA CRIMINALITA’.
IL PREFETTO, COM’E’ NOTO, HA LA POSSIBILITA’ DI EMETTERE PROVVEDIMENTI INTERDITTIVI SULLA BASE DI SEMPLICI INFORMATIVE DELLE FORZE DELL’ORDINE E SENZA ATTENDERE LE SENTENZE DELLA MAGISTRATURA E DI IMPEDIRE, COSI’, PRIMA CHE ESSO AVVENGA, L’INSERIMENTO DELLA CRIMINALITA’ MAFIOSA NELL’ECONOMIA, NELLE ISTITUZIONI E NELLA POLITICA.
DITECI VOI QUANTE “INTERDITTIVE ANTIMAFIA” HANNO EMESSO ED EMETTONO I PREFETTI DELLE VOSTRE PROVINCE A CARICO DI IMPRESE SOSPETTE E QUALE AZIONE DI PREVENZIONE LA MAGGIOR PARTE DI ESSI ABBIANO SVOLTO SUL VERSANTE DELLA LOTTA ALLE MAFIE, COORDINANDO LE FORZE DELL’ORDINE, DANDO AD ESSE DEGLI INPUT IN MATERIA DI METODOLOGIE DI AZIONE, STIMOLANDOLE AD AGIRE PIU’ CHE
CON UN’OTTICA DA ” ORDINE PUBBLICO”, COME NORMALMENTE AVVIENE, CON UNA, INVECE, PIU’ MODERNA ED ADEGUATA ALLA REALTA’ ATTUALE CHE VEDE LA MAFIA COME UN SOGGETTO IMPRENDITORE.
LA RIPUBBLICAZIONE DI QUESTO NOSTRO DOCUMENTO DEVE SERVIRE AD INDURRE TUTTI I NOSTRI ISCRITTI ED I SIMPATIZZANTI – ED ANCHE ALTRI DI ALTRE ASSOCIAZIONI ANTIMAFIA- AD INCENTRARE LA LORO ATTENZIONE SUI TEMI REALI DELLA LOTTA ALLE MAFIE, REALIZZANDO UN SALTO DI QUALITA’ CON L’ABBANDONO DI QUELLA PRASSI CHE VEDE MOLTI PIU’ PROPENSI A PARLARE DI TEMI GENERICI, NARRATIVI, COMMEMORATIVI, CHE NON, COME E’ NECESSARIO, PRATICI, ATTUALI ED OPERATIVI.

Il fenomeno del condizionamento delle istituzioni e degli Enti locali. Si deve cambiare subito la legge sul ruolo dei Prefetti Pubblicato 5 Agosto 2014 | Da admin2.

 

L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO PUBBLICA QUESTA NOTA AL FINE DI AVVIARE NEL PAESE UN’ APPROFONDITA RIFLESSIONE SUL RUOLO DEI PREFETTI SUL VERSANTE DELLA LOTTA ALLE MAFIE E SULL’URGENTE NECESSITA’ DI UNA MODIFICA DELLA LEGISLAZIONE IN MATERIA. NON E’ POSSIBILE PARLARE SERIAMENTE DI LOTTA ALLE MAFIE PERPETUANDO L’ATTUALE STATO DELLE COSE.

 

 Il fenomeno del condizionamento delle istituzioni e degli Enti locali –Il degrado delle Istituzioni I recenti eventi giudiziari che hanno coinvolto due ex ministri dell’Interno (Scajola e Cancellieri) per fatti di rilevante gravità nonché i recenti arresti di prefetti (Blasco, La Motta, Ferrigno) e l’incriminazione di ex Prefetti (Maria Elena Stasi e Maddaloni entrambi condannati in primo grado) sempre per fatti riferibili ad ambienti della criminalità organizzata o meglio ad ambienti politici contigui alla criminalità organizzata, devono necessariamente indurci a fare una riflessione sul ruolo e sui poteri che la legge assegna all’Amministrazione dell’interno nella lotta alla criminalità organizzata. Ovviamente occorre doverosamente sottolineare che l’amministrazione dell’Interno registra la presenza di una stragrande maggioranza di persone che dedicano la loro vita lavorativa e in molti casi anche personale, al servizio esclusivo dello Stato. Proprio per tutelare anche questa categoria di servitori dello Stato e per consentire a questi di poter svolgere con serenità e senza interferenze della politica, le azioni istituzionali di contrasto al crimine organizzato, occorre capire quali siano state le cause che hanno determinato la devianza dell’azione di settori dell’amministrazione dell’interno ad appannaggio degli interessi di contesti socio politico criminale.
Analizzando bene i fatti di cronaca giudiziaria che vedono coinvolti ministri dell’interno e prefetti si capisce subito che nelle vicende stesse hanno un ruolo centrale interessi personali riferibili a politici spesso di rilevo nazionale. Basta citare a solo titolo esemplificativo il caso dell’ex parlamentare Nicola Cosentino ed il recente coinvolgimento dell’ex prefetto Stasi. Infatti i fatti giudiziari in questione rilevano come spesso le contestazioni formulate dalla Magistratura riguardino condotte volte a favorire uomini politici. Basta vedere la vicenda del prefetto Stasi nell’ambito dell’indagine sui distributori di carburanti di proprietà della famiglia Cosentino ovvero la vicende di appalti al comune di Caserta per la quale sono state condannati i prefetto Stati e Maddaloni per interessi riferibili a ditte di Nicola Ferrara, esponente politico regionale dell’UDEUR, oppure la vicenda esaminata nel corso del processo cosentino del mancato scioglimento del consiglio comunale di Mondragone la cui compagine politica era riconducibile all’ex ministro Landolfi ovvero al mancato rilascio del certificato antimafia interdittivo alle ditte ECO Quattro e Aversana Petroli, entrambe riferibili ad interessi della famiglia Cosentino. Appare quindi evidente la correlazione tra condizionamento dell’azione dei Prefetti ed in genere dell’amministrazione dell’Interno con la politica nella quale ampi settori spesso sono contigui ad ambienti della criminalità organizzata (soprattutto nelle regioni meridionali). Ma perché i prefetti si piegano alla Politica ovvero perché sono condizionati dalla stessa? Prima di rispondere a questa domanda vediamo chi sono e cosa fanno i prefetti. Il prefetto è il massimo organo amministrativo periferico, terminale politico-operativo dell’apparato della sicurezza, agente elettorale del governo, motore della vita economica e sociale della provincia, tutore dell’ente locale. Il prefetto ha una posizione di eminenza del Prefetto rispetto alle altre cariche amministrative periferiche in virtù del riconoscimento della rappresentanza dell’esecutivo nella provincia e, conseguentemente, il carattere tendenzialmente “generale” del campo delle attribuzioni. L’art.2 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (t. u. l. p. s. ), concede un’amplissima facoltà al Prefetto di adottare atti contingibili e urgenti per esigenze di sicurezza pubblica. Il Prefetto presiede i Comitati Provinciali della Pubblica Amministrazione e dei comitati metropolitani; ha funzioni in materia di droga, scioperi nei servizi pubblici essenziali, antimafia, statistica; della ricostruzione del ruolo del Prefetto rispetto alle autonomie territoriali. Insomma la legge ha conferito ai prefetti poteri enormi. Tra questi è appena il caso di ricordare quelli che esercita attraverso il Comitato provinciale Ordine e sicurezza pubblica, che vede la partecipazione, in posizione di subordinazione funzionale, del Questore e dei Comandanti Provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. E’ proprio nel comitato che si decidono le proposte al consiglio dei ministri degli scioglimenti dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose, le misure di tutela da assegnare ai magistrati, ai cittadini minacciati, ecc. ecc. Gli stessi vertici delle Forze dell’ordine a livello provinciale sono soggetti, ai fine dell’avanzano di carriera, delle valutazioni da parte dei prefetti. Quindi i prefetti sono potenzialmente in grado di incidere sulle figure apicale delle tre forze di polizia e indirettamente sui magistrati esposti a pericoli di attentati o di sicurezza personale, dovendo il prefetto decidere se e a chi assegnare le misure di tutela (vigilanza, scorta, nei sui diversi livelli di gravità, ecc) Ci si renderà conto che il Prefetto, stante la delicatezza dei compiti assentatigli dalla legge e il ruolo centrale nelle vicende più delicate di ordine e sicurezza pubblica, deve svolgere le proprie finzioni nel pieno ed inderogabile rispetto del principio di imparzialità dettato dall’art.97 della nostra carta costituzionale. Il prefetto è posto nelle condizioni di poter esercitare liberamente e fuori da ogni forma di condizionamento le proprie delicatissime funzioni? Per poter rispondere è necessario capire come si articola la carriera prefettizia e come vengono nominati i prefetti e assegnati alle sedi provinciali. La nostra carta costituzionale non prevede, come per l’ordine giudiziario, un organo di autogoverno che possa assicurare l’indipendenza e l’autonomia dei Prefetti. Invero non prevede neppure la figura del prefetto la cui presenza deriva dalla normativa del ventennio fascista.
Invero i prefetti vengono nominati dal Consiglio dei ministri. Sono cioè nominati dalla politica che in un dato momento storico è posta alla presidenza del consiglio dei ministri e ne ha maggioranza politica in seno allo stesso Organo. Quindi, come è agevole, comprendere, i perfetti vengono nominati a secondo della loro contiguità o meglio del gradimento di quella o quell’altra forza politica. Quindi, per esempio, ci troveremo che nel periodo del Governo Berlusconi sono stati nominati prefetti, coloro ritenuti di gradimento di quella forza politica. In genere queste scelte risentono anche delle indicazioni provenienti dai coordinatori regionali. In Campania nel periodo dei governo Berlusconi, per un lungo lasso tempo il ruolo di coordinatore regionale è stato assunto dall’ex parlamentare Nicola Cosentino, oggi sottoposto a processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Insomma l’imparzialità che deve inderogabilmente risiedere alla base delle scelte dei prefetti può inconfutabilmente essere minata da questi meccanismi di nomina che ineludibilmente possono creare momenti di devianza nelle scelte prefettizie. Non è la prima volta che prefetti non allineati alla politica ovvero ad una certa parte di politica deviata, siano stati gravati da provvedimenti dal carattere sanzionatorio. Tutti ricorderanno il prefetto di Reggio Calabria Vittorio Piscitelli che sciolse il consiglio comunale di Reggio e con l’insediameno del Ministro calabrese Alfano è stato repentinamente trasferito altrove. Ovvero il prefetto di Agrigento Fulvio Sodano trasferito dal sottosegretario all’Interno Antonio D’Alì, quest’ultimo poi incriminato per concorso in associazione mafiosa. Insomma appare improcrastinabile l’esigenza di blindare talune delicate funzioni di ordine e sicurezza pubblica assegnate ai prefetti. Due sono le strade: o si modificano le leggi prevedendo un meccanismo di nomina dei Prefetti attraverso un sistema simile a quello previsto per i magistrati oppure si trasferiscono queste funzioni strategiche per la sicurezza dei cittadini e dei servitori dello stato alla magistratura. Appare inaccettabile che debba essere un funzionario dello stato nominato, prefetto, dalla politica a decidere se un magistrato (che spesso si trova ad indagare politici di rilievo nazionale presenti direttamente o indirettamente nel consiglio dei Ministri) debba o meno avere misure di tutela a fronte di minacce anche potenziali o di esposizioni elevante a rischio attentato. Appare paradossale che debba essere il prefetto, espressione della politica a formulare giudizi e valutazione sul questore e sui Comandati provinciali dell’arma e della g di f. Innegabilmente gli stessi possono per questi giudizi subire una sorta di condizionamento o di timore reverenziale nei confronti del prefetto ogni qual volta si trovano a dover indagare su fatti e vicende che riguardano gli stessi prefetti o politici che hanno espresso gradimento per quello stesso prefetto. O peggio ancora, appare assurdo che debba essere il prefetto a decidere se e quando sottoporre ad indagini antimafia, un consiglio comunale per infiltrazione della criminalità organizzata, quando lo stesso consiglio comunale è dello stesso partito politico che risiede nel Consiglio dei ministri e che quindi potenzialmente può incidere sul prefetto stesso. Non è la prima volta che pur in presenza di evidenti episodi di infiltrazioni della criminalità organizzata non si sia proceduto allo scioglimento delle amministrazione risultate permeabili alla c. o.. (basti citare i casi del Comune di Fondi, del comune di Mondragone, Castellammare di stabia, di torre annunziata, di torre del greco, e di tanti altri comuni). Analoga considerazione vale per il rilascio dei certificati antimafia. Appare assurdo che un imprenditore per poter stipulare contratti con la pubblica amministrazione debba essere sottoposto alla valutazione del prefetto ai fini del rilascio della c. d. liberatoria antimafia. E’ evidente che in siffatto contesto e meccanismo di nomina e rimozione dei prefetti, l’imprenditore che sarà di gradimento della politica di maggioranza e quindi dei prefetti, risulterà immune da problemi di antimafia (vedi il caso della società Aversana petroli dei Fratelli Cosentino, la Eco Quattro di Castel Volturno riferibili agli stessi politici della corrente di Cosentino, alla società dei fratelli Buglione, e tante altre società notoriamente infiltrate dalla criminalità ma che operano indisturbate e di contro ditte che non si sono piegate ai voleri della politica che invece vengono colpite da interdittive antimafia per vicende banali ed insignificanti La democrazia in siffatti condizione è messa a dura prova. La politica sana e la società civile devono farsi carico di indicare le soluzioni. Occorre che in
attesa di una legislazione che garantisca l’imparzialità e l’indipendenza dei funzionari dello stato preposti all’esercizio di delicati compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica e soprattutto nella lotta alla criminalità organizzata, dette funzioni vengano trasferita alla Magistratura che, per effetto dell’autonomia ed indipendenza garantitagli dalla Costituzione possa adottare le decisioni più giuste ed imparziali e scevre da condizionamenti della politica che, come si diceva risente della presenza di ampi settori contigui alla criminalità organizzata. Le implicazioni con la vita politica napoletana costituiscano il punto di partenza storico di un intreccio perverso che ha determinato il consolidarsi del fenomeno dell’infiltrazione e del condizionamento degli Enti locali Nel corso degli anni ottanta, infatti, In Campania tanto per citare un esempio, si è assistito all’espandersi ed al consolidarsi di un fenomeno sociale molto grave che ha messo in luce i diffusi rapporti nell’ambito della gestione della “ cosa pubblica” tra politica, affari e malavita organizzata di tipo mafioso. Il degrado delle Istituzioni a Napoli era tale da indurre il Procuratore Cordova a una denuncia amara ma non disperata: «Lo Stato a Napoli, dice Cordova, è un’entità eventuale, aleatoria, virtuale. Parlo dello Stato ufficiale non di quello reale, l’unico che a Napoli la gente conosce e teme per davvero: la camorra. Le leggi dello Stato sono lente, i processi non finiscono mai e la pena è un evento remoto, prescrivibile, amnistiabile, depenalizzabile. Le leggi della camorra sono ferree e immutabili, semplici e inderogabili, i giudizi si celebrano fulmineamente, e le sentenze sono rapidissime, inappellabili e immediatamente esecutive. È ovvio che i cittadini temono lo stato effettivo, quello camorristico, e non quello ufficiale». La camorra si è trasformata in stato, che ci si trova di fronte ad un vero e proprio fenomeno di banditismo sociale, di neo brigantaggio populista. La fiducia dei cittadini nelle Istituzioni cala di giorno in giorno. Non vi e’ indagine su organizzazioni camorristiche che non riveli preoccupanti fenomeni di penetrazione collusiva nelle istituzioni. Per molti versi, lo Stato sembra corrispondere a modelli ideali di sviluppo degli interessi criminali, anziché« di salvaguardia degli interessi della collettività e delle istituzioni statuali. In estrema sintesi si può quindi affermare che si è di fronte ad un nuovo soggetto che oramai può essere definito Alta Camorra che ha dato prova di non essere più ai margini della società, ma sta conquistando progressivamente – o forse ha già conquistato – i centri dei poteri politico, economico e sociale. Insomma la camorra sta tentando di non porsi in posizione esterna o antitetica, ma di stare ben dentro lo Stato, la politica, la società, l’economia. Insomma la repressione dei delitti e delle illegalità, che è un sacrosanto dovere dovrebbe essere accompagnato da un controllo capillare, da un meticoloso accertamento sulla debolezza istituzionale di fronte alla pressione corruttiva e alle collusioni di gran parte di essa con l’Alta Camorra. In definitiva è condivisibile quanto sostenuto da un noto giornalista che “ I grandi camorristi stanno nell’ombra “. L’intreccio tra criminalità, politica e affari negli enti locali è sicuramente quello maggiormente avvertito dal cittadino comune in quanto gli stessi Enti più di ogni altra istituzione risultano, in considerazione delle funzioni istituzionali cui sono deputati per legge, a stretto contatto con la collettività amministrata. Le indagini condotte dalla magistratura Il primo ed incisivo intervento, che il legislatore ha posto in essere per tutelare gli enti locali dalle ingerenze della criminalità organizzata si è avuto con l’approvazione della Legge 22.7.1991, n.221 che ha introdotto l’art.15 bis della L.55/1990 concernente lo scioglimento dei consigli comunali e provinciali coinvolti in fenomeni di infiltrazione e di condizionamento mafioso. La stessa norma oggi è confluita nell’art.143 del D. lgt.267/2000 E’ una norma sicuramente di carattere eccezionale, in quanto a prescindere dal giudizio penale, l’amministrazione locale risulta evidentemente inquinata, al punto che nessun’altra misura, al di fuori dello scioglimento, potrebbe risultare idonea al recupero della legalità. Era presente nell’ordinamento un vuoto normativo, che consentiva di fronteggiare queste situazioni, e per riempirlo si era fatto ricorso ad un uso indiretto della potestà di scioglimento dei consigli comunali per motivi di ordine pubblico (si ricorda il caso del comune di Quindici, retto da un esponente apicale di una nota famiglia camorristica, sciolto nel 1983 per motivi di
ordine pubblico dall’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini. La legislazione speciale antimafia in questione intende, prioritariamente, salvaguardare gli interessi pubblici dalle mire della criminalità organizzata, ancora prima che si vengano a determinare le condizioni oggettive e concrete dell’aggressione a beni giuridicamente protetti. In particolare il procedimento di accertamento scaturente dai poteri previsti e demandati dalla suddetta legislazione ai Prefetti, ovvero alle Commissioni delegate, all’uopo istituite, risponde alla funzione di prevenzione cautelare globale che prescinde, nella sua applicazione, da istituti e concetti dell’ordinamento penale, da cui se ne discosta dichiaratamente. Particolarmente innovativa risulta la disposizione contenuta nell’art.143 del D. lgt.267/2000 che prevede la possibilità che il prefetto, nella fase istruttoria del procedimento di scioglimento, acquisisca dal procuratore della repubblica notizie utili a motivare la decisione, in deroga all’art.329 del codice di procedura penale, superando cioè l’obbligo di segretezza disposto da tale norma con riguardo alle esigenze del procedimento penale. Ma la facoltà più significativa conferita dal legislatore al prefetto per la ricerca di ogni elemento di valutazione utile allo svolgimento dell’azione amministrativa assegnatagli dalla stessa norma scaturisce dal disposto normativo di cui al Decreto legge 354/1991, convertito nella Legge 30.12.1991, n.410 che consente, attraverso poteri investigativi, di verificare se ricorrono pericoli di infiltrazione tipo mafioso nell’ambito dello svolgimento dei “ servizi” cui sono deputati per legge gli enti locali. Nel 2009 con la legge 94, l’art.143 del d. lgs.267/2000 ha subito una modifica che appare aver ridimensionato e affievolito l’azione di contrasto alla criminalità organizzata. Infatti è stato stabilito che le indagini antimafia debbano essere svolta da una commissione composta “ da tre funzionari della pubblica amministrazione. Invero prima dell’entrata in vigore della legge 94/2009 le indagini venivano svolte da organi di polizia che stante le loro specifiche conoscenze e professionalità info-investigative, potevano fornire un contributo determinate al buon esito delle indagini. Invece il legislatore del 2009 ha affidato a tre funzionari della P. A. dette attività di indagini. Ogni commento appare del tuto superfluo. Infatti precedentemente per le operazioni di accesso antimafia nei comuni, i prefetti si avvalevano di apposite commissione composte da rappresentanti di tutte le forze, dell’ordine nonché da un rappresentante della D. I. A. , nonché da funzionari statali appartenenti ad amministrazioni che, nell’ambito delle proprie attività istituzionali, avevano competenza e conoscenza delle attività amministrative cui i comuni sono deputati per legge.

E’ un “modello” nuovo perché praticato da pochi in Italia,originale,completo,autonomo dalla politica e dal Potere,quello adottato dall’Associazione Caponnetto per contrastare nel Paese le mafie. Affatto retorico e tutto basato su 3 elementi fondamentali:

1)l’indagine,
2 ) la denuncia,
3) la proposta.
In assoluta autonomia dalla politica e dal potere corrotti ed in gran parte mafiosi.
Paolo Borsellino disse che é un errore imperdonabile il pensare che tutto il peso della lotta alle mafie debba essere accollato sulle sole spalle della magistratura e delle forze dell’ordine e noi,in linea con questa tesi,abbiamo voluto,condividendola appieno,sposarla e farla nostra.
Ce lo impongono ,peraltro,anche la nostra ispirazione al nome ed ai principi di Nino Caponnetto,oltre che  la presenza fra di noi  dell’attuale  Presidente Onorario dell’Associazione Caponnetto  che  é anch’egli un grande Magistrato:Antonio Esposito,il presidente della 2° Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione.
Due nomi di alti Magistrati che rappresentano l’etichetta,il distintivo della nostra Associazione.
Un’Associazione che vuole essere “diversa”,”altra” ed “alta”,che rifugge dalla retorica e che si misura quotidianamente con la realtà drammatica di un Paese in preda alle mafie ed alla corruzione.
Abbiamo voluto di recente attrezzarci,sotto la direzione del nostro coordinatore legale – il Prof.Alfredo Galasso,altro grande simbolo della lotta alle mafie in Italia -  anche tecnicamente per poter  meglio  affrontare i mafiosi,oltre che nelle piazze,anche nelle aule dei Tribunali.
Riteniamo risibile  – quando noi incoraggiamo la gente a DENUNCIARE e ci sentiamo rispondere “io ho denunciato ma non é successo niente”- la giustificazione di quanti sostengono l’inutilità della denuncia.
Può anche darsi che le cose siano andate nel verso che ci  viene rappresentato in quanto,purtroppo,di Procuratori accorti e determinati come i Pignatone,i Prestipino,i Cafiero de Raho,i Di Matteo,i Teresi e tanti altri ancora non é che ce ne siano un esercito in  Italia.
Ma é anche vero che le DENUNCE,se riguardano fatti rilevanti e che attengono a reati gravi di natura mafiosa e corruttiva, non vanno mai fatte da soli e senza la copertura di un’associazione antimafia seria.
La DENUNCIA é essenziale nell’azione di contrasto delle mafie.
E’ vitale,é la conditio sine qua non.
Possiamo tranquillamente dire che,SENZA DENUNCIA,non esiste la lotta alle mafie !!!!!!!!!!!!!
                                                                                                                                                             ASSOCIAZIONE CAPONNETTO
                                                                                                                                                              www.comitato-antimafia-lt.org

La lotta alle mafie si fa con l’INDAGINE e la DENUNCIA,nomi e cognomi.

Oggi le mafie hanno raggiunto un livello tale di penetrazione nei gangli vitali   dello Stato,della politica,dell’economia,della società che non basta più il solo parlarne.
Paolo Borsellino diceva che é un errore imperdonabile pensare che la lotta alle mafie debba essere accollata sulle sole spalle della magistratura e delle forze dell’ordine.
Queste da sole non ce la fanno.
Occorre un salto di qualità da parte della società civile organizzata.
Senza  DENUNCIA,nomi e cognomi,quindi,NON è lotta alle mafie.
Associazione A.Caponnetto

Gli Osservatori comunali contro la criminalità.Condizioni e Regolamenti elaborati ed approvati dall’Associazione Caponnetto

PERCHE’ GLI OSSERVATORI  COMUNALI CONTRO LA CRIMINALITA’  NON VENGANO INTESI COME UNA SORTA DI INSTRUMENTUN REGNI DA AMMINISTRATORI ALLA RICERCA DI  “VERGINITA” VANNO RIGOROSAMENTE OSSERVATE LE SEGUENTI CONDIZIONI,PRIME FRA TUTTE :

1)  LA GRATUITA’ ASSOLUTA;

2)  l’ESCLUSIONE DI POLITICI E DI AMMINISTRATORI OLTRE IL SINDACO VISTO COME FIGURA ISTITUZIONALE;

3)L’INSERIMENTO IN ESSI DEI MAGISTRATI DELLA PROCURA TERRITORIALE E DELLA DDA;

4) L’INSERIMENTO IN ESSI DEL QUESTORE E DEI COMANDANTI PROVINCIALI DELLE FORZE DELL’ORDINE;

5 )  IL RECEPIMENTO TOTALE DEL PRESENTE REGOLAMENTO.

SENZA L’ACCETTAZIONE DI TALI CONDIZIONI E’ BENE NON CHIEDERNE L’ISTITUZIONE PERCHE’  POTREBBERO TRASFORMARSI IN UN ORGANISMO AL SERVIZIO DI AMMINISTRAZIONI CHIACCHIERATE .

PER ULTIMO ,BISOGNA STARE ATTENTI A CHIEDERNE L’ISTITUZIONE SOLAMENTE LADDOVE SI DISPONE DI AMICI ALTAMENTE PREPARATI ED AFFIDABILI

TESTO DEL REGOLAMENTO

         (elaborato ed approvato dall’Associazione A.Caponnetto)

REGOLAMENTO PER L’OSSERVATORIO COMUNALE  CONTRO LA CRIMINALITA’

 

Art.1 E’ istituito l’Osservatorio Comunale  contro la criminalità inteso come centro di studi,ricerca,documentazione e di iniziativa sociale a sostegno  della legalità e della lotta alla corruzione ed alla criminalità comune e mafiosa.

Art.2 L’Osservatorio svolge i compiti:

a)studiare e “fotografare” le forme criminali tradizionali ed emergenti presenti sul territorio;

b)individuare i settori a maggior rischio di infiltrazione  mafiosa;

c)analizzare l’efficienza  delle strutture preposte al contrasto della criminalità e proporre tutte quelle mutazioni,aggiustamenti,integrazioni che dovessero rendersi necessari per aumentarne l’efficacia;

d)vagliare il senso di sicurezza soggettiva dei cittadini comparandola a quella oggettiva;

e)effettuare una “mappatura” delle istituzioni del privato sociale connesse con problemi della sicurezza e del contrasto alla criminalità;

f)verificare la  compatibilità con le  leggi ed i  regolamenti di tutti gli atti assunti dalla pubblica amministrazione locale.

Art.3  L’Osservatorio é presieduto dal Sindaco – o suo delegato in caso di assenza – ed é composto da:

a) 2 rappresentanti designati dalle associazioni di volontariato  di  provata serietà ed affidabilità ai livelli nazionali,oltre che presenti sul territorio comunale e che svolgano con continuità da almeno due anni attività  in favore dell’azione di sostegno alla legalità ed alla lotta alla criminalità comune e mafiosa;

b)il Prefetto o suo rappresentante;

c)il Questore o suo rappresentante;

d)il Comandante provinciale dei Carabinieri o suo rappresentante;

e)il  Comandante provinciale della Guardia di Finanza o suo rappresentante;

f)il Comandante  provinciale del Corpo Forestale dello Stato o suo rappresentante;

g) il Comandante della Polizia Municipale;

h) 2 magistrati,il primo  in rappresentanza della Procura della Repubblica territoriale ordinaria ed il secondo della Direzione Distrettuale Antimafia competente per il territorio;

i)il responsabile della SUA (Stazione Unica Appaltante);

l)il Dirigente del Servizio comunale competente (da cambiare a seconda dell’oggetto in discussione);

m)3 rappresentanti dei sindacati dei lavoratori e dei datori di lavoro più rappresentativi a livello nazionale.

Art.4 La nomina dei componenti l’Osservatorio avviene con atto di Giunta Municipale su designazione dei rispettivi sodalizi o enti di appartenenza.

Essi restano in carica fino alla scadenza della consiliatura.

Art 5 Il Sindaco provvede alla prima convocazione ed all’insediamento dell’Osservatorio;

a)In caso di dimissioni,decesso o impedimento di un membro dell’Osservatorio si provvede alla sua sostituzione secondo le modalità di cui all’art.4;

b)l’assenza a tre sedute consecutive comporta la decadenza dalla nomina e la conseguente sostituzione del  soggetto decaduto con altro indicato dallo stesso ente o sodalizio di appartenenza;

c)l’Osservatorio é validamente costituito con la nomina di almeno la metà dei suoi membri.

Art 6  Il Presidente provvede alla convocazione della riunione dell’Osservatorio almeno 3 volte l’anno;

il Presidente é tenuto a convocare,inoltre, la riunione dell’Osservatorio ogni volta che a farne richiesta sia almeno un terzo dei componenti dello stesso;

le riunioni dell’Osservatorio sono valide con la partecipazione della maggioranza dei suoi membri;

l’Osservatorio delibera a maggioranza dei presenti.

Art 7  L’Osservatorio provvede a nominare durante la sua prima riunione il Segretario scegliendolo fra i suoi componenti.

Art 8  L’Amministrazione comunale provvederà a dotare l’Osservatorio di tutti  i supporti strumentali,tecnici,documentali e regolamentari per consentirgli lo svolgimento dei suoi compiti;

l’Amministrazione comunale si attiverà per recuperare in sede provinciale,regionale,nazionale e comunitaria finanziamenti  a sostegno delle attività e delle iniziative promosse dall’Osservatorio.

Art.9 La partecipazione alle riunioni ed alle attività dell’Osservatorio é  GRATUITA  e non dà diritto ad alcun compenso,retribuzione o rimborso.

Art.10.- Accesso agli atti .

I  singoli membri dell’Osservatorio potranno accedere direttamente a tutti gli atti comunali (dall’anagrafe,

alle delibere, ai fascicoli delle gare e ad ogni altro documento ritenuto utile per lo svolgimento delle

attività proprie).

Scrive Patrizia Menanno,delegata alla Legalità del Comune di Formia,a proposito dell’assassinio di Mario Piccolino.

“#formia / Omicidio Piccolino, Delegata alla Legalità Menanno: “omicidio figlio di una sottocultura che può dirsi mafiosa”

da Antonia De Francesco

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“Una città intera – anzi molte città del sudpontino – sono scese in piazza nella convinzione, dettata dalle modalità dell’esecuzione, dall’attività di Mario e dall’intervento spontaneo della DDA di Roma, che l’omicidio di Mario fosse di stampo mafioso. Plurimi e concordanti indizi, diremmo, deponevano in tal senso. Così pare, invece, non essere. La città tutta ha chiesto all’Amministrazione di “reagire” ed essa si è attivata. Oggi tutti coloro che avevano gridato all’allarme fanno un passo indietro. Del senno di poi son piene le fosse”. Affida queste parole al suo profilo Facebook, la Delegata alla Legalità del Comune di Formia, l’Avv. Patrizia Menanno. Si tratta di un commento che rivelare la sua posizione in merito ai risvolti segnati dalle indagini che hanno portato all’arresto del presunto Killer dell’Avv. e Blogger Mario Piccolino. Un punto di vista, vessillo di altro avviso, rispetto a quell’opposto che in questi giorni dilaga in particolare tra gli oppositori politici.

“L’unica analisi che si può fare dei commenti, peraltro, scontati di chi pur avendo amministrato la nostra città e ricandidandosi ad amministrarla, è che essi sono superficiali e omertosi. Che la camorra viva stabilmente a Formia è un dato noto. Ma si continua con il negazionismo per “il buon nome della città”. Questa Amministrazione e il Sindaco  Sandro Bartolomeo hanno mostrato e continuano a mostrare coraggio per le scelte anche normative fatte negli ultimi due anni. Purtroppo, non altrettanto può dirsi di una certa parte politica che, si spera solo per codardia, focalizza l’attenzione sui mancati introiti per il turismo tutti, peraltro, da dimostrare. Cosa importa se ad uccidere Mario non sia stata la camorra? Il suo omicidio efferato – si legge in conclusione  – è comunque figlio di quella sottocultura che disprezza la vita umana, che si fa giustizia da sola con la vendetta e che come tale può, a buon diritto, definirsi ‘mafiosa’. La nostra Città ha mostrato al resto del mondo in questa tremenda prova, il meglio di sé, in un’aggregazione senza precedenti e un comune sentire. Una Città che rifiuta la prevaricazione e la restrizione della libertà personale e che condanna ogni forma di violenza sia di criminalità ordinaria che organizzata”.”.

Cara Patrizia,

ho sulle mie spalle troppa esperienza e vengo da troppo lontano per credere ancora all’utilità di manifestazioni,spontanee o meno,di quanti non sono animati da una salda consapevolezza della realtà  e da altrettanti saldi principi di giustizia e di resistenza al malaffare ed alle mafie.Non mi meraviglia affatto,quindi, il comportamento di “tutti coloro che –come tu scrivi –avevano gridato all’allarme” ed ora “ fanno un passo indietro”.Come anche non mi meraviglia per niente il fatto che ci sia sempre qualcuno che approfitti di qualsiasi occasione per gridare “la mafia non esiste”.

Conosciamo e sappiamo.

Non mi  interessa nemmeno  se  questo qualcuno lo faccia  per ignoranza,per ignavia,per viltà o per interesse.

E’ un dato  di fatto e bisogna prenderne atto.

Punto.

Le rivoluzioni nella storia  le hanno sempre fatte le minoranze illuminate,mentre le maggioranze restano sempre alla finestra.,inerti,a guardare,aspettando  chi ne esce vincitore,per,poi,schierarsi con questo.

La mafia c’é,a Formia come in tutto il sud pontino ed,oltre ai magistrati inquirenti delle DDA e dei corpi speciali,lo sappiamo bene anche noi che facciamo un lavoro costante,rigoroso,silenzioso,di scavo e di indagine.

Basta ed avanza,tanta ce n’é.

Il problema é un altro ;  l’Associazione Caponnetto lo sta denunciando da sempre ed é tutto politico:

manca una classe dirigente politica all’altezza della situazione (non voglio dire altro) e manca,di conseguenza,un apparato investigativo territoriale adeguato.

La materia mi costringe ad essere in questa sede conciso e a  non dilungarmi a proposito di questa affermazione.

Quando proponemmo l’istituzione a Formia dell’Osservatorio comunale contro la criminalità insistemmo,come ricorderai,sulla necessità di coinvolgere in esso,come membri effettivi,i Comandanti provinciali della 4 forze dell’ordine,dal Questore a quello del Corpo Forestale dello Stato,oltre al Prefetto o ad un suo rappresentante.

Lo facemmo non per  riproporre  un “doppione” del Comitato Provinciale per la sicurezza e l’ordine pubblico – che,dal nostro punto di vista,va riformato in relazione alle profonde mutazioni delle mafie – ,ma per dar vita ad un nuovo,inedito ed affatto burocratico soggetto politico-istituzionale  attraverso  il  quale si potessero mettere a confronto le tesi delle istituzioni e della società organizzata con l’obiettivo di elaborare tattiche e strategie di contrasto condivise più moderne ed efficaci..

Qualcuno non ha voluto ed io sono sempre in attesa di conoscere,prima o poi,CHI é costui perché é su questi aspetti – che potrebbero apparire  agli occhi degli sprovveduti poco importanti-  che bisogna  incentrare l’attenzione per capire bene “chi” non vuole che si faccia una vera,efficace lotta alle mafie.

L’Osservatorio    – così come é ,di conseguenza, nato e rispetto a “come” lo avevamo sognato noi dell’Associazione Caponnetto al momento in cui lo abbiamo proposto – é nato monco e,se finora non ci siamo ritirati,lo abbiamo fatto per senso di responsabilità e per non darla vinta ai camorristi ed ai loro sodali.

Alla ripresa autunnale,però,siamo intenzionati a valutarne l’adeguatezza e ad assumere le decisioni conseguenti.

La lotta  alle mafie é una cosa seria e non si può continuare a delegarla a strutture e persone impreparate.

I problemi reali vanno affrontati  alla radice,ne vanno analizzate le cause e vanno trovate ed attuate le soluzioni.

Condivido la tua analisi a proposito dell’anamnesi e degli sviluppi del caso che ha visto vittima il povero Mario  e del  quadro culturale dal quale esso ha trovato alimento e nel quale si é svolto ma é mio fermo convincimento che non bisogna assolutamente lasciarsi condizionare né dalla codardia della maggior parte della gente nè dagli atteggiamenti dei cosiddetti “negazionisti” e dagli eventuali interessi che potrebbero stare dietro ad  qualcuno  di essi.

Per chi ci segue e ci scrive……………………

Probabilmente,fra le migliaia di amici ed amiche che ci seguono e ci scrivono,non tutti hanno compreso le finalità dell’Associazione Caponnetto ed il nostro modus operandi.
Noi diamo,sì,importanza alla memoria perché,senza di questa,non ci sono né presente e né futuro,ma,soprattutto,privilegiamo l’AZIONE.
AZIONE  per noi significano:INDAGINE,DENUNCIA E PROPOSTA,i tre elementi fondamentali per un’associazione antimafia seria  e che non fa retorica.
Commenti,giudizi strampalati e quant’altro del genere non ci interessano perché non danno alcun contributo all’AZIONE.
NOTIZIE,NOTIZIE,FATTI DI ATTUALITA’,questi ci interessano.
Noi siamo un gruppo di attacco ed il nostro compito é quello di stanare i mafiosi e di denunciarli e di cercare,inoltre, di far migliorare leggi , strategie e tattiche di contrasto alle mafie (la PROPOSTA).
Non prendiamo soldi dallo Stato,se non un poco di 5x 1000 destinatoci dai nostri iscritti e simpatizzanti,non gestiamo beni perché non vogliamo compromissioni con chicchessia ed anche perché  gli affari ed il business non interessano  nè noi nè un’antimafia reale,non vogliamo convenzioni di sorta con Comuni ed altri Enti ,alcuni dei quali,peraltro,potrebbero rivelarsi inquinati dalle mafie.
Ecco,questi siamo noi dell’Associazione Caponnetto.
                                                                                                                     Associazione A.Caponnetto
                                                                                                                     www.comitato-antimafia-lt.org

Questo………………”Botta e risposta” é sintomatico di …come viene intesa dai più.oggi,la lotta alle mafie:”bisogna attendere la verità”!!!!!!!!!!|………….Attendere,attendere,attendere .E proprio per……… “attendere”,ecco come siamo ridotti!!!!!!!!!!!!!!

Leggevamo stamane la notizia del ritrovamento in provincia di Caserta della…………….”più grande discarica d’Europa di rifiuti   tossici” e pensavamo “é possibile che nessuno –cittadini,amministratori pubblici,carabinieri,istituzioni tutte,proprio nessuno – si sia accorto di quanto stava avvenendo su quel territorio? Tutti disattenti,tutti distratti?
All’improvviso ci é arrivato un messaggio di una persona che “commenta” alcune considerazioni da noi fatte circa l’assassinio del povero Mario Piccolino a Formia……………………………
Scusateci,ma non ci abbiamo visto più ed ecco il “botta e risposta”:
  • Michele Marra gridare sempre al lupo al lupo e’ sbagliato …..prima di fare qualsiasi tipo di affermazioni,ritengo sia giusto attendere la ricerca della verita’
    • Elvio Di Cesare Attendere,attendere,attendere.Amico mio,qua tutti commentano,parlano,sparlano,da dietro le scrivanie.Ma al fronte chi ci va? quattro coglioni come noi e basta?Cominciate a parlare meno e a lavorare di più,INDAGANDO e DENUNCIANDO,NOMI E COGNOMI ed esponendovi in prima persona,come facciamo noi.E’ troppo comodo cavarsela con “tengo famiglia”,”non compete a me”.L’”armiamoci e partite”.Bello eh? VENITE A COMBATTERE AL FRONTE INSIEME A NOI E,poi,potete parlare!”
Ci si dice :”attendere la ricerca della verità”.
Noi sin dal primo momento abbiamo riposto,conoscendo la serietà e la preparazione dei magistrati della DDA di Roma e vedendo che il “caso” era affidato ad essi,la massima fiducia in essi ed anche nel Questore di Latina che stimiamo.
Ma é sul “significato” di quell’”attendere” che non ci troviamo d’accordo.
E sulle….conseguenze!
Sono decenni che in Italia si “attendono” le verità,
Ed é per questo che siamo finiti come siamo finiti.
Le gente si deve convincere della necessità di non estranearsi dalla vita reale del Paese e dalle sue vicende.
Paolo Borsellino diceva che  é un errore imperdonabile il pensare che tutto il peso della lotta alle mafie debba essere accollato sulle sole spalle della magistratura e delle forze dell’ordine.
La gente DEVE aiutarle,suggerendo,informandole e non deve continuare a commentare,il più delle volte a sproposito,
Slogan e dissertazioni,chiacchiere su chiacchiere.
VENITE AL FRONTE,  a combattere corpo a corpo,sapendo di correre rischi,di poterci rimettere soldi di tasca vostra pagandovi avvocati e quant’altro e,poi,potete parlare!!!!!!!
Scusateci questo sfogo,ma non ne possiamo proprio più !!!!!!

Nell’attività di un’Associazione antimafia seria il lavoro della ricerca e dell’indagine é fondamentale.Se non si fanno ricerca ed indagine non si fa lotta alle mafie.

Le mafie non si combattono con gli slogan e le parate,ma con l’indagine e la denuncia,nomi e cognomi.
Senza di queste null’altro é possibile perché questa attività é propedeutica rispetto a tutte le altre.
E’ la base di tutto.
Si raccolgono notizie,dati,si fanno visure camerali,si individuano attraverso la catalogazione del tutto gli intrecci,le interrelazioni,risalendo alle teste di legno,ai prestanome.
Noi tutti siamo particolarmente grati all’amico che si é dedicato con passione e competenza a questa attività.
                                                                                                                                                                                  Associazione A.Caponnetto

E’ necessario un salto di qualità nella lotta alle mafie.Anzichè il dito bisogna guardare la luna che esso indica.I mafiosi più pericolosi si annidano nelle pieghe dei partiti e dello Stato.E’ là che bisogna scovarli e denunciarli.La mala pianta é nelle istituzioni.Ricordatelo sempre.

La mafia nello stato.
C’é uno stato  parallelo a quello vero – allo Stato di diritto nel quale ci riconosciamo noi e si riconoscono tutti i cittadini perbene-,un altro stato  :lo stato-mafia.
Uno stato composto da un esercito infinito di traditori del giuramento da loro fatto ,di massoni deviati,di corrotti e corruttori,di altissimi  dirigenti e funzionari pubblici,parlamentari,uomini di governo ,professionisti,imprenditori e  di chi più ne ha più ne metta.
Il  covo di tutto il malaffare del Paese,il tumore di questo sfortunato paese considerato,per colpa di quella genia,fra i più corrotti del mondo.
E lì che bisogna colpire,scovando i mafiosi  uno per uno e denunciandoli  per farli arrestare e neutralizzare,aiutando,così,la magistratura a fare pulizia.
Ecco perché noi dell’Associazione Caponnetto riteniamo che per fare una vera lotta alle mafie non basti fare fiaccolate,organizzare manifestazioni per gridare “via Falcone e Borsellino”,promuovere corsi della legalità e quant’altro del genere.
Allo stato-mafia ,che – diciamocelo con estrema franchezza per non prenderci vicendevolmente in giro – é ormai maggioritario e vincente ,stante l’altissimo tasso di corruzione e l’immenso potere economico delle mafie,così facendo non si fa nemmeno il solletico.
Paolo Borsellino diceva una cosa importante: “ E’ un errore imperdonabile il pensare che la lotta alle mafie  si possa fare accollando tutto il peso sulle sole spalle della magistratura e delle forze dell’ordine”.
Bisogna aiutarle perché da sole non ce la fanno in questo Paese che,come le cronache quotidiane ci dimostrano,é ridotto ormai a  quasi una fogna nella quale trovano ristoro i maiali di quasi tutto il mondo.
Se non si fa questo,la guerra contro la mafia é persa definitivamente.

Sottrarre ai Prefetti ,per trasferirle ai Procuratori delle DDA,le competenze in materia di prevenzione antimafia.Le proposte dell’Associazione Caponnetto

ANCHE ALLA LUCE DI QUANTO SEMBRA EMERGERE DA TALUNE VICENDE GIUDIZIARIE NEL PAESE,SI RENDE SEMPRE PIU’ NECESSARIA ED URGENTE L’APPROVAZIONE DI UNA LEGGE CHE SOTTRAGGA AI PREFETTI,PER TRASFERIRLE AI PROCURATORI DELLE DDA,LE COMPETENZE IN MATERIA DI PREVENZIONE ANTIMAFIA.
Le proposte modificative del Codice Antimafia dell’Associazione Caponnetto esposte ieri a Montecitorio ai parlamentari del M5S della Commissione Parlamentare Antimafia
Pubblicato 26 Maggio 2015 | Da admin3
LE PROPOSTE DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO MODIFICATIVE DEL CODICE ANTIMAFIA

Associazione Nazionale per la lotta contro le illegalità e le mafie

“Antonino Caponnetto”
info@comitato-antimafia-lt.org sito http://www.comitato-antimafia-lt.org/Tel 3470515527
Codice Antimafia

Proposte modificative della legislazione antimafia

Trasferimento delle competenze in materia di prevenzione antimafia dai prefetti ai procuratori distrettuali

L’associazione Nazionale Antimafia Antonino Caponnetto, segue con molta attenzione e preoccupazione le diverse modifiche introdotte nella legislazione antimafia e le condotte poste in essere dai vertici di importanti amministrazioni centrali e periferiche in sede di applicazione della stessa normativa.

La preoccupazione risiede nella percezione di una visibile e concreta perdita di efficacia dell’azione di prevenzione e di contrasto al deleterio fenomeno delle mafie ovvero del dilagare del deleterio della c.d. mafizzazioene di settori delle istituzioni o meglio delle infiltrazione di sodalizi criminalità nella pubblica amministrazione.

Sull’argomento, a mero titolo esemplificativo si richiama il recentissimo intervento del Sig. Procuratore Nazionale Antimafia, dr. Franco Roberti , riportato dalla stampa Nazionale, reso in audizione in Commissione Giustizia alla Camera sulla revisione del Codice Antimafia: “è opportuna una riflessione sul comma 6 del nuovo articolo 32 bis” del Codice antimafia “che non prevede un filtro per l’adozione del provvedimento di controllo giudiziario, sicché qualsiasi impresa destinataria di informazione interdittiva antimafia ne può bloccare gli effetti presentando al tribunale” competente per l’applicazione delle misure di prevenzione “una richiesta di applicazione del controllo giudiziario”. “La mancanza del filtro – ha detto Roberti – “è un regalo ai mafiosi”.

Le osservazioni formulate dal Procuratore Nazionale Antimafia, pienamente condivide da questa Associazione, appaiono mettere in luce come gli uffici legislativi di importanti Ministeri, come, nel caso della legislazione antimafia, quelli del Ministero dell’Interno, retti da Prefetti, e del Ministero della Giustizia, elaborino proposte di legge che, a voler escludere ogni celata volontà a realizzare norme finalizzate a concedere “ un regalo ai mafiosi“sembrano indirizzate più a garantire una legalità apparente piuttosto che sostanziale.

Proprio in relazione alla legislazione Antimafia e alle altre correlate disposizioni, l’Associazione Caponnetto ha avuto modo di intercettare altre inspiegabili modifiche legislative che, appaiono anch’esse volte a sacrificare la legalità sostanziale e quindi produrre come ricaduta, maggiori opportunità di inserimento ovvero di consolidamento di sodalizi affaristici criminali in apparati della Pubblica Amministrazione.

Ci si riferisce, per esempio, alle modifiche apportate dall’articolo 2, comma 30, della legge 15 luglio 2009, n. 94, all’art. 143 del d.lgs. 267/2000. La norma in questione riguarda lo scioglimento degli organi di governo degli enti locali e delle aziende sanitarie per condizionamento da parte della criminalità organizzata.

Trattasi di una normativa, collocabile tra le c.d. misure di prevenzione avanzate, recepita nell’art. 15 bis della Legge 55/90, introdotto dal legge 221/1991, poi confermata nell’art. 143 del d.lgs. 267/2000 che in applicazione dell’articolo 2, comma 2-quater, del decreto-legge 29 ottobre 1991, n. 345, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 1991, n. 410, assegna ai prefetti titolari di sedi provinciali, previa delega del Ministro dell’interno, i poteri di accesso antimafia di cui al D.L. 629/82 ( c.d. Legge La Torre) al fine di assumere elementi volti a verificare l’eventuale sussistenza presso Enti Locali delle condizioni per adottare la misura di rigore dello scioglimento degli organi di vertice inquinati dalla mafia .

Si tratta, di un potere straordinario posto a tutela della funzionalità degli organi elettivi e della rispondenza a fondamentali canoni di legalità dell’apparato dell’ente interessato, in un quadro di lotta alla criminalità organizzata e di connesso avanzamento della soglia di prevenzione rispetto a fatti anche sintomatici di interferenze malavitose sulla fisiologica vita democratica dell’ente.

Le modifiche apportate dalla citata legge 15 luglio 2009, n. 94, hanno sensibilmente ridimensionato l’originaria previsione normativa e la spiccata finalità di prevenzione avanzata contenuta nell’art. 15 bis della L.55/1990 ( dichiarato legittima dalla Corte Costituzionale con sentenza 103/1993).

La formulazione originaria, che ha superato il vaglio di legittimità costituzionale, consentiva di conferire significatività ai fini dell’applicazione della misura di rigore, a situazioni non traducibili in addebiti personali, ma tali da rendere plausibile, nella concreta realtà contingente, l’ipotesi di una possibile soggezione degli amministratori alla criminalità organizzata (vincoli di parentela o di affinità, rapporti di amicizia o di affari, frequentazioni), e ciò, pur quando il valore indiziario dei dati raccolti non sia sufficiente per l’avvio dell’azione penale o per l’adozione di misure individuali di prevenzione.

Egualmente ampio, secondo il modello legale posto dalla norma citata, risultava il margine per l’apprezzamento degli effetti derivanti dai collegamenti o dalle forme di condizionamento in termini di compromissione della libera determinazione degli organi elettivi, del buon andamento della Amministrazione, del regolare funzionamento dei servizi, ovvero in termini di grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica, con conseguente idoneità anche di quelle situazioni che non rivelino né lascino presumere l’intenzione degli amministratori di assecondare gli interessi della criminalità organizzata (pena, in tal caso, l’intervento dei modelli penalistici o di prevenzione).

Da quanto precede emerge, in conclusione, che lo scioglimento del Consiglio comunale ai sensi dell’art. 143 D.lgs. n. 267 del 2000 ( già art. 15 bis della L. 55/90) nella versione vigente prima delle modifiche del 2009, rappresentava la risultante di una valutazione il cui asse portante era costituito, da un lato, dalla accertata o notoria diffusione sul territorio della criminalità organizzata e, dall’altro, dalle precarie condizioni di funzionalità dell’ente” .

La norma aveva quindi carattere preventivo, più che sanzionatorio, mirando ad eliminare le situazioni in cui obiettivamente, a prescindere, cioè, da ogni accertamento circa il grado di responsabilità individuale, l’esercizio del governo locale diveniva soggetto ad anomale interferenze che ne alterano la capacità di conformare la propria azione ai canoni fondamentali della legalità.”. (cfr., IV Sez., 4 febbraio 2003, n. 562 e 22 giugno 2004, n. 4467; V Sez., 14 maggio 2003, n. 2590 e 23 giugno 1999, n. 713;, 22 marzo 1999, n. 319, 3 febbraio 2000, n. 585, 2 ottobre 2000, n. 5225; C.G.A.R.S. 22 aprile 2002, n. 205 – 14 maggio 2003, n. 2590; IV Sezione 10 dicembre 2003, n. 8126; V Sezione 23 marzo 2004, n. 1556- Sentenza C di S – Sez. IV^ n. 1573/2005 – Sentenza C di S Sez. V ^ 23 agosto 2006 n. 4946).

Invero le modifiche introdotte della L. 94/2009 hanno innalzato la soglia di gravità degli elementi richiesti per l’applicazione della misura di rigore, prevendendo l’acquisizione di elementi “concreti, univoci e rilevanti “. Quindi,viene ad essere spostata la valenza giuridica da misura di prevenzione avanzata a misura che pur essendo ancora inquadrabile tra quelle di prevenzione, si accosta significativamente alle misure sanzionatorie e pertanto con l’obbligo da parte dell’Organo statale preposto alle indagini, di assumere elementi caratterizzati da un livello di gravità oltremodo più elevato e conseguentemente con un apporto info-investigativo molto più impegnativo con consegue sensibile riduzione di applicazione della misura di rigore in questione.

Ma vi è di più., pur avendo il legislatore del 2009 previsto un livello di indagini molto più profondo, ha di contro, stabilito che per le attività di indagini volte ad accertare il condizionamento mafioso deve essere delegata una “commissione di indagine” composta da tre funzionari della pubblica amministrazione, e non più, come avveniva precedentemente, da una Commissione composta anche da delle FF.O.

La norma così formulata comporta la estromissione dalle commissioni di accesso – definite con la nuova norma “ di indagine “ – degli appartenenti alle Forze dell’Ordine . L’assenza dei rappresentati delle Forze di Polizia comporta da un lato il venir meno dell’insostituibile supporto qualitativo ( info-investigativo) offerto dalle stesse FF.O. nel corso delle attività di accesso antimafia presso enti locali e dall’altro una inconfutabile delegittimazione delle stesse.

Precedenti scioglimenti hanno rivelato come il contributo collaborativo offerto dalle FF.O., in quanto componenti delle commissioni di accesso, sia stato determinante nella individuazione di fatti e vicende amministrative rivelatrice di condizionamenti mafiosi dell’azione amministrativa degli Enti oggetto di ispezioni.

Infatti, come è noto, è proprio è soprattutto grazie al contributo degli appartenenti alle Forze di Polizia che è possibile acquisire elementi cognitivi di colleganza di amministratori con la criminalità organizzata, (sia per le persone fisiche che per quelle giuridiche aventi rapporti con gli enti locali ispezionati) .

Non prevedere la presenza nelle commissioni di accesso di appartenenti alle ff.o. ( Guardia di Finanza – Carabinieri – Polizia di Stato e DIA ) potrebbe produrre innegabilmente concrete ricadute negative sull’esito qualitativo delle indagini stesse e quindi sulla possibile concreta agevole applicazione della norma stessa. Peraltro, tali criticità applicative della norma in questione appaiono accentuate dalle ulteriori modifiche cui si è fatto cenno precedentemente e cioè quelle apportate ai commi 1° e 8° dello stesso art. 143 che prevedono l’acquisizione, come si diceva, di elementi di permeabilità mafiosa caratterizzati da una più elevata soglia di gravità e quindi di maggiore difficoltà acquisitiva rispetto a quelli previsti della originaria normativa . In altri termini, da un lato si aumenta la soglia di gravità degli indizi di mafiosità e dall’altro si riducono i profili professionali specializzati ( FF.OO.) preposti alla ricerca degli elemnti di permeabilità mafiosa.

E evidente che un esito liberatorio elle attività d’indagine da parte della commissione di accesso ( per carenza di indagini) può addirittura produrre paradossalmente una surrettizia legittimazione delle amministrazioni ispezionate, pur se condizionate dalla criminalità organizzata, e consentire alle stesse di fregiarsi di essere state dichiarate immuni da condizionamento mafiosi. .

L’istituto dello scioglimento degli enti per condizionamento mafioso di rigore all’art. 143 del d.lgs. 267/2000 sta, quindi, attraversando una fase di collassamento in termini di efficacia nei risultati soprattutto con riferimento al raggiungimento degli obbiettivi prefissati dalla legge nella sua versione originaria e cioè quelli di impedire sul nascere condotte di inquinamento della vita amministrativa degli enti interessati.

E’ bene ricordare che il procedimento amministrativo relativo all’applicazione delle misura ex art. 143 ruota intorno alla figura dei prefetti titolari di sedi provinciali, i quali, come è noto, sono oggetto di nomina politica ( in quanto deliberata dal Consiglio d Ministri ) con conseguente esposizione degli stessi prefetti al volere dei politici locali che possono incidere sulle decisioni dei politici presenti in seno allo stesso C d M . Profilo questo che fa sorgere non pochi dubbi e perplessità sulla effettiva imparzialità delle decisioni adottate in siffatta materia dagli stessi prefetti. Sul punto ci si soffermerà nelle successive che seguono.

Fatta questa doverosa premessa sullo scioglimento di enti per condizionamento da parte della criminalità organizzata, , occorre, adesso brevemente soffermarsi sulla legislazione afferente la prevenzione antimafia con riferimento alle imprese destinatarie di appalti pubblici e concessioni.

La relativa legislazione di riferimento ha assunto nel tempo una portata giuridica analoga a quello dello scioglimento dei Consiglio comunali per condizionamento mafioso e cioè basata sulla c.d. prevenzione avanzata.

Ai sensi del D.P.R. 252/1998, poi trasfuso con modificazioni, nel codice antimafia approvato con d.lgs. 159/2011, la relativa misura antimafia viene adottata attraverso la c.d. informativa antimafia.

Questa tipologia di atto antimafia, stante la sua natura spiccatamente di prevenzione, non richiede un accertamento di responsabilità e neppure la prova dell’effettiva infiltrazione mafiosa nella impresa, ovvero la prova del condizionamento effettivo della gestione dell’impresa da parte della criminalità organizzata .

L’ampiezza dei poteri di accertamento, giustificata dalla finalità preventiva del provvedimento cui cospirano, giustifica che il prefetto possa ravvisare l’emergenza di tentativi di infiltrazione mafiosa anche in maniera indiretta, ovvero in ogni fattispecie che possa potenzialmente agevolare le attività criminali o esserne in qualche modo condizionata per la presenza, nei centri decisionali, di soggetti legati ad organizzazioni criminali.

Anche questa normativa, purtroppo, ha recentemente subito un intervento legislativo che ne ha ridimensionata l’efficacia. Infatti il nuovo codice antimafia, approvato con d.lgs. 159/2011, al comma 3 dell’art. 94 stabilisce che per le informative antimafia interdittive, relative alle ditte appaltatrici di appalti di servizi e forniture, cioè proprio quegli appalti pubblici ritenuti più appetitosi per le consorterie malavitose, ( appalti rifiuti, trasporti, forniture di pasti ospedalieri e refezione scolastica, vigilanza privata, ecc), non vi è più l’obbligo di recedere dai relativi contratti. Basta una banale motivazioni da parte dell’ente destinatario del provvedimento antimafia, riferita all’indicazione di un generico interesse pubblico per superare il provvedimento antimafia interdittivo.

Inoltre il nuovo codice antimafia ha abrogato le disposizioni di cui al comma 9 del d.p.r. 252/1998 laddove veniva consentito ai Prefetti di trasmettere alle stazioni appaltanti le informative ex art. 1 septies del d.l. 629/82 ( c.d informative atipiche) . Invero questa tipologia di informative ha consentito nel tempo ai prefetti di colpire, attraverso i protocolli di legalità, quelle ditte in odore di mafia che cambiavano la sede legale al fine di aggirare fraudolentemente la normativa antimafia .

Le azioni di prevenzione antimafia di cui si sta discutendo, come si diceva, sono, affidate ai Prefetti titolari di sedi provinciali.

Purtroppo gli eventi giudiziari anche recenti, stanno dimostrando come le azioni dei prefetti in siffatta materia risultino, spesso, sterili nel fine e sembrano perseguire una mera legalità formale/apparente mentre la violazione della legalità sostanziale viene accertata solo grazie all’intervento della Magistratura penale e, quindi, solo quando oramai i reati sono stati consumanti con gravi danni alla collettività amministrata.

Al riguardo, a solo titolo esemplificativo, basta richiamare la preoccupante vicenda delle infiltrazioni camorristiche nell’azienda ospedaliera di Caserta.

Ebbene in quell’’azienda ospedaliera era stata inviata una commissione d’indagine, nominata dal Prefetto di Caserta, per effettuare l’accesso antimafia al fine di verificare la sussistenza delle condizioni per lo scioglimento dell’Azienda stessa per condizionamento da parte della criminalità organizzata

Invero, come si legge nel decreto dell’ 11.3.2014 firmato dal Ministro dell’Interno Angelino Alfano del 11.03.2014 ( che si allega) veniva attestata dallo stesso prefetto di Caserta, l’insussistenza dei presupposti per lo scioglimento dell’Azienda e addirittura l’insussistenza delle condizioni per l’adozione di altri provvedimenti di cui al comma 5 dell’art. 143 del D.lgs. 267/2000.

Ebbene gli esiti delle verifiche antimafia condotte al riguardo dal prefetto di Caserta sono state clamorosamente smentiti dalla DDA di Napoli dopo pochi mesi.

Si legge, infatti sugli organi di stampa del gennaio 2015 : “CASERTA- L’ospedale di Caserta nelle mani della Camorra, 24 arresti. Ci sono Angelo Polverino, Nicola Cosentino e Maddaloni, figlio dell’ex vice Prefetto”

Si legge nello stesso articolo di stampa : “Il sodalizio mafioso, negli ultimi anni, si era “gradualmente infiltrato nel tessuto politico-amministrativo della struttura sanitaria casertana, trasformandosi in un complesso apparato in grado di gestire gli affidamenti dei lavori pubblici in assoluta autonomia, potendo contare sul potere derivante dalla matrice mafiosa”

Dalla letture dei fatti emersi e riportati dalla stampa locale e nazionale, si capisce chiaramente che l’infiltrazione mafiosa nell’ospedale era oramai radicata, diffusa e consolidata .

Stupisce che la prefettura di Caserta, alla quale sarebbero bastati solo elementi indiziari per poter ottenere lo scioglimento degli organi di governo dell’Azienda ospedaliera, abbia, appena pochi mesi prima dagli arresti operati dalla DDA, escluso la sussistenza delle condizioni per l’applicazione della misura di rigore di cui all’art. 143del d.lgs. 267/2000, consentendo, per effetto di questo singolare ed incomprensibile comportamento, agli stessi soggetti colpiti da misure cautelari della restrizione della libertà personale, di continuare indisturbati a consumere le condotte criminali contestate, interrotte solo grazie all’intervento della Magistratura.

Ebbene, come si evince dagli organi di stampa che si sono interessati alla vicenda, tra i soggetti colpiti dai provvedimenti della magistratura Napoli, figura anche il figlio di un vice prefetto di Caserta.

Quindi, appare evidente come in tale vicenda, la funzione di prevenzione, attribuita dalla legge all’azione dei prefetti in tale delicato segmento dell’ordine e della sicurezza pubblica sia stata di fatto sterile nel fine. Infatti,solo dopo l’intervento della DDA si è provveduto a sciogliere l’azienda sanitaria di Caserta.

I casi nei quali è intervenuta la magistratura penale anziché il prefetto, per accertare gravi infiltrazioni mafiose già consumate negli enti locali e altri organismi pubblici sono tantissimi.

Spesso, in questi contesti, il prefetto interviene solo dopo che la magistratura penale ha eseguito provvedimenti cautelari a carico di camorristi e amministratori collusi , cioè interviene quando orami i reati si sono consumati e non, invece, per impedire che i reati vengano consumati.

L’elenco dei Comuni sciolti solo dopo l’intervento della magistratura antimafia è interminabile, basta ricordare, tanto per citarne qualcuno, il caso dei comuni di Quarto, di Gragnano, di San Cipriano D’Aversa, di Casal di principe, e di tanti altri comuni.

Così pure con le imprese affidatarie di appalti pubblici, le interdittive antimafia pervengono spesso solo dopo eclatanti operazione della magistratura. Basta ricordare le imprese subappaltatrici impiegate nella realizzatone delle opere connesse ad expo 2015, colpite da provvedimenti antimafia solo dopo i gravi episodi di infiltrazione mafiosa accertati dalla Magistratura.

Eppure al prefetto sono attribuiti ampi poteri sostituiti e ispettivi come quali previsti dall’art. 19, R.D. n. 383/1934 e dall’art. 14 del d.l. 152/91.

Invero dalle notizie riportate dalla stampa appare emergere un livello di inquinamento mafioso delle istituzioni locali e di diverse istituzioni centrali nonché di monopolizzazione degli appalti pubblici da parte di ambienti della criminalità organizzata, di tale gravità che ogni ulteriore indugio nella individuazione di misure concrete di prevenzione antimafia , potrebbe, ad avviso di questa Associazione Antimafia, risultare letale per la democrazia.

Il modello vigente di prevenzione antimafia che vede il Prefetto titolare di sede provinciale , al centro di questo strategico potere dello Stato di intervento preventivo con finalità di prevenzione antimafia, appare del tutto superato, inidoneo e, come visto, inefficace.

Le ragioni di questa evidente criticità appaiono essere molteplici, ma quella che più di ogni altra si ritiene abbai negativamente inciso sembra essere quella che riguarda le modalità di nomina dei prefetti .

La nostra carta costituzionale non prevede, come per l’ordine giudiziario, un organo di autogoverno che possa assicurare l’indipendenza e l’autonomia dei Prefetti . Invero non prevede neppure la figura del prefetto la cui presenza deriva dalla normativa del ventennio fascista con derivazione dal periodo borbonico.

I prefetti vengono nominati dal Consiglio dei Ministri.

Sono cioè nominati dalla politica che in un dato momento storico è posta alla presidenza del consiglio dei ministri e ne ha la maggioranza politica in seno allo stesso Organo.

Quindi, come è agevole, comprendere , i perfetti vengono nominati a secondo della loro contiguità o meglio del gradimento di quella o quell’altra forza politica.

Per esempio, ci troveremo che nel periodo del Governo Berlusconi sono stati nominati prefetti , coloro ritenuti di gradimento di quella forza politica. In genere queste scelte risentono anche delle indicazioni provenienti dai coordinatori regionali. In Campania nel periodo dei governo Berlusconi, per un lungo lasso tempo il ruolo di coordinatore regionale è stato assunto dall’ex parlamentare Nicola cosentino, oggi sottoposto a processo per concorso esterno in associazione mafiosa.

Insomma l’imparzialità che deve inderogabilmente risiedere alla base delle scelte dei prefetti nela materia antimafia può inconfutabilmente essere minata da questi meccanismi di nomina che ineludibilmente possono creare momenti di devianza nelle scelte prefettizie.

Non è la prima volta che prefetti non allineati alla politica ovvero ad una certa parte di politica, siano stati gravati da provvedimenti dal carattere sanzionatorio. Tutti ricorderanno il prefetto di Agrigento Fulvio Sodano trasferito dal sottosegretario all’Interno Antonio D’Alì, quest’ultimo poi gravato da vicende giudiziarie di particolare significatività.

Insomma appare improcrastinabile l’esigenza di affidare questa delicata funzione di prevenzione antimafia ad Organi dello Stato in grado di garantire una concreta posizione di terzietà e di piena autonomia ed imparzialità.

Non appare accettabile che possa essere un organo nominato dalla politica a dover svolgere le delicate funzioni di ordine e sicurezza pubblica assegnate ai prefetti soprattutto quelle correlata alla prevenzione antimafia e non solo. Si consideri, infatti, che il prefetto è preposto anche all’ adozione delle misure di tutela ( scorte ecc) per personalità pubbliche espsote a rischi per la propria incolumità fisica come per esempio i Magistrati .Riesce difficile immagine come possa un prefetto, espressione della politica, determinarsi liberamente e senza condizionamenti ai fini della concessione della scorta a magistrati che svolgono indagini proprio sui politici che hanno reso possibili per la sua nomina a prefetto.

L’associazione Caponnetto ritiene indifferibile l’adozione di misure volte a garantire la legalità sostanziale, con la modifica di quelle norme che di fatto rendono fattibile la mera legalità apparente..

I prefetti, peraltro, proprio per la singolare posizione di privilegio di cui godono, dovuta agli immensi poteri conferitogli dalla legge da un lato e dai collegamenti con la politica dall’altro, sono spesso coinvolti in delicate indagini penali che, se analizzate , consentono di convincersi sempre di più che , la figura del Prefetto, esaltata e rafforzata nel periodo del fascismo, è da considerarsi oramai superata ed inadeguata per fronteggiare le delicate e gravi problematiche di ingerenza mafiosa nelle istituzioni e negli appalti pubblici.

A mero titolo esemplificativo si citano alcuni episodi giudiziari riportati da organi di stampa che vedono coinvolti i prefetti:

- L’arresto e poi il rinvio a giudizio del Prefetto Blasco, per fatti correlati agli istituti di vigilanza dei noti Fratelli Buglione di Nola;

- L’arresto ed il recente rinvio a giudizio del Prefetto La Motta per la sottrazione di ingenti somme di denaro pubblico;

- L’arresto e la condanna dell’ex Prefetto di Napoli Ferrigno per fatti correlati a reati sessuali

- l’incriminazione degli ex Prefetti Maria Elena Stasi e Paolino Maddaloni entrambi condannati in primo grado sempre per fatti riferibili ad ambienti della criminalità organizzata o meglio ad ambienti politici ritenuti contigui alla criminalità organizzata;

- Il recente rinvio a giudizio del prefetto Maria Elena Stasi unitamente all’ex parlamentare Nicola Cosentino per i fatti connessi alle azioni criminali consumate a danno del sig. Luigi Gallo;

- Le recenti vicende giudiziarie che hanno coinvolto il colosso delle Cooperative , la Cpl Concordia che, secondo le risultanze di indagini, otteneva dalla Prefettura di Modena ogni sorta di favoritismo , anche in merito alle certificazioni antimafia

- Le indagini per abusi in atti d’ufficio sull’ex prefetto di Catania, Cancellieri, poi nominata dal governo Monti, Ministro dell’interno

- Le offese da parte dell’ex prefetto di Napoli De Martino alla dignità di don Patriciello, impegnato quest’ultimo nel denunciare i fatti connessi ai traffici di rifiuti nella terra dei fuochi ;

- L’arresto dell’ex prefetto di Caserta, Corrado Catenacci per fatti connessi al traffico di percolato estratto dalle discariche

- Si legge sul quotidiano IL Mattino “del 27.1.2014 Tra gli indagati nell’inchiesta che ha portato al sequestro di 23 locali della camorra a Roma del clan Contini c’è Francesco Sperti, 59 anni, viceprefetto che in passato ha svolto incarichi anche in comuni sciolti per infiltrazioni mafiose.

- Il corriere del mezzogiorno del 18.2.2015 riporta la notizia relativo alla scandalo degli appalti per il vestiario ai militari che ha portato a 4 arresti e dove risulta indagato un vice prefetto di Roma

- L’inquietante vicenda delle chiavi della Reggia di Caserta consegnate dal Prefetto di Caserta all’ex parlamentare Nicola Cosentino, oggi in carcere perché accusato di reati di mafia

- Sul mattino del 9.1.2015 si legge : AVELLINO – Daniele Sessa, 31 anni, figlio del prefetto di Avellino, Carlo, è stato arrestato ieri dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Taranto, su disposizione del giudice per le indagini preliminari. Sessa è finito in carcere all’alba per usure e estorsioni,

- La recente incriminazione del prefetto di Brescia per abuso d’ufficio

- Si legge sul quotidiano Il Corriere del mezzogiorno del 26.11.2014 : Valente: “ Cosentino bloccò l’interdittiva alla società degli Orsi grazie a Maddaloni «Fu Nicola Cosentino nel 2004 a bloccare l’emissione dell’interdittiva antimafia da parte della Prefettura di Caserta diretta alla società Eco4 dei fratelli Orsi. Ottenne il risultato grazie all’interessamento dell’allora vice-prefetto Paolino Maddaloni».Parole del collaboratore di giustizia Giuseppe Valente, pronunciate nel corso dell’udienza del processo all’ex sottosegretario Nicola Cosentino”

- Si legge sul quotidiano Il mattino del 25.11.2014: “ Caserta. Pentito accusa Cosentino: «Intervenne su prefettura per bloccare interdittiva Eco4»

- Si legge sul quotidiano La Repubblica del 11.11.2014: “Rifiuti, parla il pentito “Cosentino e Landolfi i registi della protesta” “ha ricordato Valente — nel 2002 Cosentino e Landolfi incontrarono l’allora prefetto di Caserta Carlo Schilardi perché intervenisse sulla questione della commissione d’accesso al Comune di Mondragone, nel senso di bloccarne il lavoro e impedire che proponesse lo scioglimento dell’ente per infiltrazioni camorristiche »

In ordine a questi ultimi inquietanti episodi, solo a titolo informativo, si evidenzia che effettivamente il consiglio comunale di Mondragone non venne sciolto nè il prefetto di Caserta emise l’informativa antimafia interdittiva nei confronti della società ECO 4 del Fratelli Orsi.

L’associazione antimafia Caponnetto, si è, pertanto, convinta che l’attività di prevenzione antimafia nei confronti dei fenomeni di infiltrazione mafiosa negli enti locali e nei confronti delle imprese affidatarie di appalti pubblici non può più essere gestita da questa categoria di funzionari statali.

L’unico e forse l’ultimo organismo dello Stato che si è dimostrato in grado di agire efficacemente per tutelare la legalità , resta la Magistratura penale.

Quindi, l’Associazione Antimafia Caponnetto ritiene che oramai sia divenuta improcrastinabile la necessità di apportare modifiche alla vigente legislazione antimafia nella parte concernente la competenza dei prefetti, prevedendo il trasferimento delle stesse competenze ai Procuratori Distrettuali, ove sono attive le sedi di Direzioni Distrettuali Antimafia.

Per tali finalità l’Associazione ha eseguito un approfondito esame della legislazione correlata all’esercizio dei poteri di prevenzione antimafia affidati ai prefetti, elaborando le proposte modificative contenute nell’allegato documento, e che riguardano prevalentemente , il vigente codice antimafia, approvato con D.lgs. 159/2011 nonché il vigente Testo Unico sull’ordinamento degli enti locali, approvato con D.lgs. 267/2000 .

Tali proposte modificative si sottopongono alla valutazione delle Forze Politiche presenti in Parlamento, per le valutazioni e le iniziative legislative ritenute del caso

PROPOSTE DI MODIFICA DELLA VIGENTE LEGISLAZIONE ANTIMAFIA FORMULATE DALL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA “ANTONINO CAPONNETTO”

In via preliminare occorre rammentare che le misure di rigore di cui all’art. 143 del d.lgs. 267/2000 (scioglimento dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose) e quella di cui all’art. 4 del d. lgs. n. 490 del 1994 e dall’art. 10 del D.P.R. 3 giugno 1998, n. 252 (ed oggi dagli articoli 91 e segg. del d. lgs. 6 settembre 2011, n. 159, recante il Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione): hanno una funzione spiccatamente di prevenzione, non richiedono per essere adottate un accertamento di responsabilità e neppure la prova dell’effettiva infiltrazione mafiosa nella impresa, ovvero la prova del condizionamento effettivo della gestione dell’impresa o dell’ente locale da parte della criminalità organizzata . Quindi sono misure preventive volta a colpire l’azione della criminalità organizzata impedendole di avere rapporti contrattuali con la pubblica amministrazione.(Consiglio di Stato, Sezione III, sentenza 30 gennaio 2015, n. 455. )
Quindi si tratta, di misure di prevenzione seppur basate su fatti che non raggiungono quella soglia di gravità richiesta per l’applicazione delle misure di prevenzioni personali ( dall’art. 1 e ss del d.lgs. 159/2011) e patrimoniali (dall’art. 16 e ss del d.lgs. 159/2011).

Peraltro un elemento di correlazione di detti provvedimenti alle misure di prevenzione di cui al libro 1 del d.lgs. 159/2011 ( dall’art. 1 all’art. 81) si ricava anche dalla copiosa giurisprudenza amministrativa formatasi in materia di informative antimafia (art. 10 del d.p.r. 252/98, trasfuso con modificazioni nell’art. 91 del d.lgs. 159/2011) e di provvedimenti di rigore concernenti lo scioglimento dei consigli comunali per condizionamento mafioso ( art. 143 del d.lgs 267/2000) che esclude, la comunicazione dell’avvio del procedimento di cui alla L. 241/90 ( legge sul procedimento amministrativo), trattandosi di un’attività di natura preventiva e cautelare, per la quale non vi è necessità di alcuna partecipazione (cfr. tra le altre la Sentenza 14 febbraio 2014, n. 727della III Sezione del Consiglio di Stato),
Acclarato che i provvedimenti in questione rientrano tra quelli di prevenzione, seppur correlati ad elementi che non raggiungono la soglia di gravità richiesta per le misure di prevenzione già contemplate dalla legge 575/1965, occorre adesso capire come rendere fattibile la proposta formulata dall’Associazione Nazionale Antimafia Caponnetto, di trasferire le competenze dei prefetti in materia antimafia ai Procuratori Distrettuali .

Si ritiene che si debba semplicemente integrare il quadro normativo di cui al libro I del D.lgs. 159/2011, traslando nello stesso le norme di cui al Libro secondo dello stesso D.Lgs. 159/2011 e quelle di cui al Titolo VI, capo II del D.Lgs. 267/2000, con la possibilità di poter disporre, quindi, l’applicazione delle procedure previste dalle norme di cui allo stesso Libro I. Ovviamente occorrerà effettuare una mirata azione di armonizzazione tra le norme di settore.

In tal modo si rende fattibile la competenza del Procuratore Distrettuale Antimafia anche ai fini dell’applicazione delle misure di prevenzione di cui agli artt. 91 del d.lgs. 159/2011 e 143 del d.lgs. 267/2000

Infatti con l’inclusione nel Libro primo delle norme di cui al Libro secondo del codice antimafia e di quelle alle stesse correlate, e previa armonizzazione di dette disposizioni normative, saranno applicabili alle misure di prevenzione ex art. 91 del Cod. Antimafia e ex art. 143 del TUEL i procedimenti tipici delle misure di prevenzione già previsti dalla L. 575/1965

Quindi risulteranno applicabili alle misure di prevenzione di cui agli artt. 91 e 143 le disposizioni di cui all’art. 5 del codice antimafia che attribuisce al questore e al direttore della Direzione investigativa antimafia la proposta di applicazione delle misure di prevenzione previste dallo stesso codice antimafia. Pertanto saranno due organi di polizia altamente qualificati a valutare se proporre o meno l’applicazione delle misure in parola . ( scioglimento di enti locali per infiltrazione mafiosa – art. 143 del TUEL – interdittiva antimafia ex art. 91 del d.lgs. 159/2011.

La proposta dovrà essere formulata, previa modifica ed integrazione dell’art. 7 del medesimo codice antimafia, al procuratore distrettuale antimafia che provvederà ad accogliere ovvero a rigettare la richiesta di applicazione della misura interdittiva di cui all’art. 91, adottando al riguardo il provvedimento antimafia del caso, mentre per quanto riguarda lo scioglimento di enti per condizionamento da parte della criminalità organizzata, la proposta di scioglimento da parte del Questore o del Direttore della DIA, sarà sottoposta al Procuratore Distrettuale Antimafia che, se dallo stesso condivisa, la sottoporrà con una propria proposta di scioglimento, al Tribunale di cui all’art. 7 del codice antimafia, che provvederà in merito secondo le modalità previste dagli artt. 7, 8 e 9 dello steso d.lgs. 159/2011.

Infine, l’associazione Caponnetto esprime le proprie preoccupazioni anche per le forme di ingerenze e condizionamenti da parte della criminalità organizzata nei comuni di grandi dimensioni ovvero di quelli capoluoghi di regione, che, in considerazione dell’importanza degli stessi, richiedono un attenzione e un apporto info investigativo qualitativodi rilevante significatività ( vedasi ad esempio vicende giudiziarie comune di Roma).

Per tali fattispecie l’associazione Caponnetto propone modifiche legislative che possano consentire la partecipazione al relativo procedimento anche del Procuratore nazionale antimafia. In tale ottica si potrebbe integrare il regio decreto n. 12/1941, modificando l’art. 110 ter, nel senso che segue “il Procuratore nazionale antimafia può disporre, nell’ambito dei poteri attribuitigli dall’articolo 371 bis del codice di procedura penale e sentito il competente procuratore distrettuale, l’applicazione temporanea di magistrati della Direzione nazionale antimafia alle procure distrettuali per la trattazione di singoli procedimenti di prevenzione patrimoniale e di quelli di cui all’art. 143 del d.lgs. 267/2000 per i comuni capoluoghi di regione”.

Ovviamente per rendere concretamente eseguibili le correlate attività istruttorie , occorrerà disporre ai sensi della normativa di settore, la mobilità presso i competenti Uffici giudiziari del personale attualmente impiegato presso le prefetture per le relative incombenze istruttorie.

Le modifiche preposte determineranno la necessità di operare un’armonizzazione tra le diverse normative di riferimento.

Pertanto si renderà necessario effettuare le opportune e consequenziali modifiche alle disposizioni normative di seguito elencate:

- articolo 2, comma 2-quater, del decreto-legge 29 ottobre 1991, n. 345, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 1991, n. 410 è sostituito dal seguente:

- commi 2, 3, 4 e 5 dell’art. 143 del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267

- commi 7 , 8 e 9 dell’art. 143 del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267

- commi 11 e 12 dell’art. 143 del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n.

- commi 1, 2 e 3 dell’art. 144 del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267

- comma 1 dell’art. 145 del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267

- commi4 e 4 bis dell’art. 84 del Decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159

- comma 3 dell’art. 86 del Decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159

- art.. 89-bisdel Decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159

- commi 2 e 3 dell’art. 90 del Decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159

- commi 5, 6, 7 e 7 bis, lettera d) dell’art. 91 del Decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159

- commi 2, 2-bis dell’art. 92 del Decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159

- articolo93 del Decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159

- comma 2 dell’art. 94 del Decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159

- comma 3 dell’ art. 94 del Decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 se ne propone l’abrogazione perché consente alle ditte appaltatrici di appalti di servizi e forniture di proseguire il rapporto contrattuale ancorché colpite da interdittiva antimafia

- comma 3 dell’art. 95 del Decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159

- comma 2 dell’art. 98 del Decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159

- articolo 32, comma 10, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114,

- commi 3-bis e 3-ter. dell’art. 14 del Decreto-Legge 13 maggio 1991, n. 152 convertito con modificazioni dalla L. 12 luglio 1991, n. 203

Istituzioni al collasso ?

LE ISTITUZIONI   IN LARGA PARTE   AL COLLASSO  ?

 

E’ inutile nascondersi dietro   un dito :

almeno in 3-4 regioni del sud le istituzioni sono quasi al collasso.

Mafie,massoneria,corruzione  rappresentano  ormai un cocktail letale che le ha portate a perdere quasi  la guerra  con  una nuova forma dello Stato,che non é più quella dello Stato di  diritto,ma dello stato-mafia.

Ormai prevale il “sistema”,contro il quale combattono poche persone che ancora credono nei valori della giustizia e della democrazia.

Poche,pochissime,purtroppo,perché anche in quella moltitudine di persone  che si dicono   animate dalla volontà di resistere a questo stato di cose, sembrano  consolidarsi  la retorica,la rassegnazione, e,quindi,l’insignificanza,l’inconcludenza.

Si salvano solamente  alcuni  magistrati,i Cafiero de Raho,i Gratteri,i Di Matteo,i Teresi ,i Pignatone,i Prestipino e così via.

Nel resto del paese é la corruzione che prevale e  che sta devastando anche il nord.

E con la corruzione ,il “sistema”  sta  prendendo il sopravvento e le mafie dilagano sempre di più.

Quando noi diciamo che parlare ancora  e solo di “cultura della legalità ” é riduttivo ed in certo modo deviante.

Quando un Paese é considerato nel mondo  ai   primi posti nelle graduatorie della corruzione e delle mafie,parli al vento allorquando ti limiti a far appello alle coscienze della gente.

Alla maggior parte della gente le cose stanno bene così come sono.

Per convenienza,vigliaccheria,ignoranza  o altri motivi.

La rimanente,quella ancora sana,ha paura,é sfiduciata e si tiene da parte,alla finestra,non considerando che,agendo così,si rende complice..

Ieri,provenendo da Napoli dove mi sono recato per partecipare ad un incontro degli amici campani  dell’Associazione Caponnetto,mi sono trovato a discutere  sul treno con  una coppia di anziani i quali si lamentavano della classe politica e dello stato in cui siamo ridotti.

La definizione più pulita che usciva dalle loro bocche era “delinquenti”.

Ho replicato  dicendo loro che la classe politica é sempre l’espressione del popolo ed ho ricordato loro  quello che un grande statista straniero ripeteva sempre :” Ogni popolo ha il governo che si merita”.

La discussione si é accesa ed alla fine non ci ho visto più ed ho domandato loro:”ma voi  non vi siete  mai chiesti se per caso la colpa di quanto succede non é anche vostra dopo che avete votato questa gente? Chi avete votato voi? Persone oneste o delinquenti ? E che fate per cambiare le cose,oltre che lamentarvi  ? Perché non andate da un magistrato e denunciate ?”.

Erano persone del sud ed hanno taciuto di colpo.

Un’ammissione di responsabilità?

Certo é che sul volto di uno dei due é comparso un leggero velo di rossore..

Ci siamo talvolta visti accusare di seminare…..sfiducia e disperazione.

Non é questo il nostro intento perché noi crediamo nello Stato di diritto  per il quale hanno combattuto i nostri padri ,ma vogliamo che la gente acquisti consapevolezza  della realtà perché ,ricordando sempre la fine riservata a magistrati onesti e coraggiosi- come i Falcone,i Borsellino e tanti altri,non esclusi ,perdonateci la franchezza estrema,gli Esposito,i De Magistris o le Clementina Forleo ed altri ancora – non possiamo continuare ad illuderci che la salvezza del Paese potrà dipendere in eterno  solamente dai Cafiero de Raho,i Gratteri,i De Matteo,i Teresi ,i Pignatone ecc.

Qua o c’é subito un sussulto di orgoglio da parte di tutte le persone oneste o fra poco  sarà  la fine del Paese.

Quella  definitiva!!!!!!!!!!!!!!!!!!!.

Ed irreversibile.

Il problema non é l’Italia,ma gli italiani ,mettiamocelo in testa tutti e per sempre !!!!!!!!!

Allora ,meno “condivido”,chiacchiere e quant’altro ed al lavoro !!!!!!

Quando tutti,quelli ovviamente non corrotti e mafiosi,si saranno convinti di ciò,parleremo del……”come mettersi al lavoro” !!!!…………………

Dopo l’atroce assassinio di Mario Piccolino si impone una riflessione profonda ed una rivisitazione spietata di tutte le possibili cause che lo hanno provocato.Ora bisogna tacere ed aspettare con fiducia l’esito delle indagini il cui coordinamento,grazie a Dio e questo ci tranquillizza,é della DDA di Roma nella quale noi riponiamo il massimo della fiducia.Ma alla ripresa autunnale il Consiglio Direttivo dell’Associazione Caponnetto dovrà valutare se i sensori istituzionali e sociali hanno funzionato come dovevano o hanno fatto ancora una volta flop-Si imporrà un esame spietato e senza guardare in faccia a nessuno.

Stiamo tacendo per non creare intralci di sorta al lavoro che la DDA di Roma sta coordinando e noi riponiamo il massimo della fiducia in essa.
Ma il nostro settore “Ricerche” sta lavorando alacremente  per mettere a fuoco in maniera definitiva il “quadro” generale della situazione che sta alla base di quanto é avvenuto a Formia di recente con l’assassinio di Mario Piccolino.
Un’associazione antimafia seria,qual’é la Caponnetto,non pensa affatto che con una fiaccolata e 4 lacrime sia esaurito il ruolo del corpo sociale,considerate anche le gravissime responsabilità morali e politiche che esso  ha  non solo per aver contribuito oggettivamente a creare il “quadro” nel quale maturano questi fatti,ma anche per non aver mai fatto nulla concretamente per fare in modo che non si cadesse nel baratro ,come,purtroppo, ora é avvenuto.
Paolo Borsellino diceva sempre che é un errore imperdonabile il pensare che tutto il peso della lotta contro le mafie debba essere  accollato sulle sole spalle della magistratura e delle forze dell’ordine.
La società civile  -  se tale é ancora e non  é afflitta da quell’”anomia”che un grande sociologo ha definito il grave e pieno disfacimento in atto -  ha l’OBBLIGO morale – ed anche giuridico – di dare il suo contributo e di non tirarsi fuori ,come,purtroppo,é avvenuto nel sud pontino e continua ad avvenire.
Quando noi abbiamo chiesto all’Amministrazione comunale di Formia – ed anche a tante altre città del Lazio e non solo –l’istituzione di un Osservatorio contro la criminalità le abbiamo fornito anche il Regolamento da noi elaborato in anni di studi e di confronti fra di noi.In tale Regolamento uno dei punti principali era la partecipazione ,come membri,dei rappresentanti PROVINCIALI (Questore,Comandanti Provinciali della Guardia di Finanza,del Corpo Forestale dello Stato,dei Carabinieri) e dei Procuratori non solo delle Procura ordinarie ma soprattutto della DDA.
Insomma l’avevamo pensata alla grande in quanto il nostro fine era quello di creare uno strumento politico-istituzionale attraverso il quale e nel quale si potessero confrontare le varie articolazioni attive nella  difesa della Giustizia e della Legalità,quelle sociali e quelle istituzionali amalgamate in un unicum tanto prezioso e necessario.
L’Ente locale elevato al ruolo di civiltà e di democrazia,il nostro sogno.Il faro verso il quale sono fissati per tutto il giorno i nostri occhi.
Ci fu risposto che qualcuno a Latina aveva mostrato perplessità in quanto,se fosse stata accettata la proposta dell’Associazione Caponnetto,si sarebbe creato un…………. doppione del Comitato Provinciale per la Sicurezza e l’ordine pubblico. Non siamo mai riusciti a sapere chi é questo “qualcuno” che avrebbe espresso tale parere perché era ed é nostra intenzione di “sputtanarlo” a vita additandolo fra i responsabili  morali e politici di quanto avviene a Formia,come in tutto il sud pontino e nell’intera provincia di Latina.
Ma non é finita qua perché noi  continueremo a cercare di sapere chi é quel “qualcuno” perché é fondamentale saperlo per costruire l’intero “quadro” nel quale ci muoviamo.E,se un giorno,riuscissimo a saperlo,saremmo spietati,costi quel che costi,perché qua é in discussione la vita stessa delle persone.
L’Osservatorio,così,nacque monco,privo degli arti principali e noi lo accettammo,comunque,nella speranza di avere uno strumento in più per combattere il malaffare e le mafie che soffocano quel territorio.
E’ stata,la nostra,una speranza vana? Lo verificheremo quanto prima,accorti a non creare quegli “intralci” cui abbiamo fatto cenno alle inchieste in corso non solo per l’assassinio di Mario Piccolino ma per eventuali altre vicende.Dobbiamo dire con estrema franchezza che qualche riserva l’abbiamo avuta in occasione dell’organizzazione da parte dell’amministrazione comunale di Formia in ordine  alle  modalità adottate nell’organizzazione del cosiddetto “mese della legalità” che avrebbe dovuto,secondo noi,mettere a fuoco le CAUSE profonde che hanno portato alla situazione attuale.In un “mese della legalità”,su un territorio sul quale le mafie esercitano un controllo di ferro,non si scomodano magistrati e giornalisti d’inchiesta per venire a raccontare la storia della mafia o  per presentare libri,………..Se si vuole parlare seriamente  di legalità e di Giustizia,vanno affrontati i temi riguardanti le cose che vanno e soprattutto quelle che non vanno.Va raccontato- e ci si confronta –,ad esempio,se le indagini sono state fatte a dovere o meno,se le forze dell’ordine locali sono all’altezza o meno,se il  sistema giudiziario territoriale funziona o non funziona e così via.Bisogna convincerci una buona volta per sempre che stiamo parlando di mafie e non di bruscolini e che combattere le mafie non é come andare in un campetto a giocare a bocce!!!!!!

Se un territorio é stato invaso dalle mafie,la prima responsabilità é dei cittadini che hanno fatto finta di non accorgersene,poi della politica e delle istituzioni.Le responsabilità gravissime dei Prefetti che hanno per legge la competenza in materia di prevenzione antimafia.Quando su quel territorio i sensori sia sociali che istituzionali non fanno emergere,per viltà,impreparazione,collusione con i mafiosi o altro motivo,il fenomeno mafioso,allora si va a sbattere.Come é successo a Roma e nel Lazio!!!!!

Il ruolo dei Prefetti,un ruolo vitale nella lotta alle mafie  sul piano del condizionamento che essi  possono esercitare sia sui vertici delle forze dell’ordine del territorio – i cui  rappresentanti apicali  sono soggetti nelle loro  promozioni  al parere preventivo del Prefetto  che decide sostanzialmente ,quindi,se essi debbano essere promossi o no -,che,indirettamente , sugli stessi magistrati la cui eventuale protezione da attentati e quant’altro va decisa dal Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza presieduto dal Prefetto.

Ma il potere di intervento  e di condizionamento del Prefetto non si limita a questo – sempre per quanto riguarda l’aspetto della lotta alle mafie che é quello che interessa direttamente un’Associazione antimafia qual’é la Caponnetto che non vuole limitarsi a fare retorica e basta – ma riguarda anche,se non soprattutto,le cosiddette “interdittive antimafia”.

E qui bisogna ammettere che il Prefetto ha un potere superiore di gran lunga al Magistrato,in quanto,mentre quest’ultimo  interviene a reato commesso e,quindi,”dopo”,con una logica punitiva,repressiva,il Prefetto  ha il potere,con, appunto ,l’”interdittiva”,preventivo ,di intervenire “prima” ,impedendo,ad esempio,che quell’impresa partecipi alla gara in quanto rappresentata o,comunque partecipata o comunque ancora contigua a soggetti in odor di mafia.

Sulla base di informazioni  che egli dovrebbe raccogliere,il Prefetto ha il potere di emettere le interdittive,il Magistrato no.

.

I Prefetti  sono di nomina politica in quanto é il Ministro che li nomina ,tramite il Consiglio dei Ministri, ed il Ministro é un politico.

A seconda del colore politico che il Ministro  di volta in volta ha agli Interni,egli sceglie  i suoi preferiti rivolgendosi evidentemente ai referenti che il  suo partito ha sui territori.

Ve lo immaginate voi cosa può essere e può  eventualmente  fare  un Prefetto che sia stato nominato su segnalazione al Ministro da tal parlamentare arrestato,poi,per reati di mafia o da tal’altro boss politico arrestato o indagato  per gravi reati contro la Pubblica Amministrazione??????????……….

Noi -sia ben inteso-non siamo per principio “contro” i Prefetti,ma li giudichiamo in base al loro operato sul versante della lotta alle mafie.

Non siamo stati -anzi!!!!!!- “contro” Prefetti della levatura e dello spessore morale ed istituzionale di  un Frattasi a Latina o di  un Mosca a Roma o di altri ancora che,purtroppo,sono finiti “stritolati” nel tritacarne  del  sistema e allontanati .

Noi siamo ,invece, “contro” quei Prefetti che non fanno niente contro le mafie,non fanno interdittive e contribuiscono,così, oggettivamente a rafforzare le mafie.

Un’Associazione antimafia seria  HA L’OBBLIGO di affrontare ed esaminare i VERI  problemi della lotta alle mafie e se non si fa questo la sua è fuffa.

Mille volte FUFFA!

Allora cominciamo a chiedere ad ogni Prefetto d’Italia :

 

“QUANTE  E  QUALI   INTERDITTIVE  ANTIMAFIA  HA   FATTO ?????.

 

 

Se il numero é basso,quel Prefetto non é buono,non ci dà garanzie e ne va richiesta la rimozione.

Domandate a  Serra,a Pecoraro o ai Prefetti di Latina,Frosinone,Viterbo,Rieti quante interdittive antimafia hanno emesso contro l’esercito di imprese in odor di mafia  a Roma e nel Lazio ed avrete,se rispondono,tutti gli elementi per giudicarli !!!!!!!!…………………………………………..

Da quel  che é successo e si vede,però,si presume che il numero delle interdittive sia  stato molto ,ma molto basso!!!!!!!!!………..

                                     Associazione Caponnetto

Finalmente i romani si svegliano.Ma non é troppo tardi? Ormai i danni sono stati fatti e la Capitale del cristianesimo nel mondo é macchiata nell’opinione pubblica internazionale

Il problema non é l’Italia ma gli italiani.Lo diciamo da decenni con la speranza di scuotere le coscienze e le intelligenze delle persone perbene inducendole a reagire,ad organizzarsi,a darci una mano nel combattere le mafie.Ormai l’Associazione Caponnetto,dopo anni di passioni e di sofferenze,é riuscita a far acquisire un dato incontrovertibile,quello che riguarda la sua “diversità”.Tutti ,o quasi- molti a mezza bocca e con molta ritrosia –oggi ammettono che essa non é un’associazione antimafia parolaia,quella dei “viva Falcone e Borsellino”,dei bla bla  e che ,poi,se la dà a gambe,ma,al contrario,quella che “scava”,indaga,cerca di scoprire e DENUNCIA,nomi e cognomi.
La mafia ed il malaffare si combattono così e non con gli appelli,gli slogan,le parate.
Per anni abbiamo pregato,supplicato molti amici romani  di organizzarsi,di associarsi,di venire a darci una mano nell’indagare e DENUNCIARE.Non temiamo di dire che abbiamo trovato sempre delle resistenze.La gente ha paura,non vuole esporsi.Prevale il principio del “tengo famiglia”.
Oggi il bubbone é scoppiato,grazie e solo grazie alla nuova Procura della Repubblica di Pignatone e Prestipino ,ma  quello che si sta individuando rappresenta probabilmente solo la punta dell’iceberg dell’universo mafioso e del malaffare romano.
  • Stanno arrivando,grazie a Dio,nuovi amici che ci chiedono di iscriversi all’Associazione Caponnetto per fare in modo di prendere parte anch’essi alla guerra contro la piovra che opprime Roma e tutto il Lazio e speriamo da oggi in avanti di essere in grado di svolgere un ruolo più incisivo rispetto a quello svolto a Roma e dintorni fino ad oggi.
Saremo presenti come parte civile con uno studio legale dei più qualificati ed esperti in materia di lotta alle mafie in Italia,quello del Prof.Alfredo Galasso –noto per  il maxiprocesso di Palermo , per quello Pecorelli contro Andreotti ed altri ancora -e dell’avv.Licia D’Amico,ai processi di “Mafia Capitale”;siamo già presenti ,sempre come parte civile e con lo stesso studio legale nel processo contro la cosiddetta “mafia di Ostia”;abbiamo in corso,dopo che siamo stati assolti, un procedimento giudiziario contro chi ci aveva denunciato per la vicenda della gestione della “camere mortuarie” nei nosocomi romani (altra grossa questione che probabilmente va inserita in un quadro più generale).Insomma ce la stiamo mettendo tutta per convincere i cittadini onesti della Capitale a non stare alla finestra ad attendere la manna dal cielo.
Vogliamo sperare che nel più breve tempo l’Associazione Caponnetto,come nelle altre  parti,possa diventare anche a Roma e dintorni  la punta avanzata di  una lotta efficace e significativa contro le mafie dilaganti.
Tutto dipende dai romani onesti.

Stanchi fisicamente ma felici.Come é bello incontrarsi con persone pulite ed attente che attendono da te un chiarimento,un’informazione vera e non manipolata,su una realtà il più delle volte nascostati.

Tre giornate meravigliose trascorse fra Pomezia e Latina a diffondere pillole di verità a centinaia e centinaia di persone perbene che non ti chiedono altro che di essere informate.Come é stato bello! Tre assemblee,due a Pomezia (Roma) e la terza ,l’ultima,a Latina,mai viste così affollate,nel giro di poco più di 15 giorni l’una dall’altra,nelle quali si é potuto parlare  della realtà,delle cose vere ,senza reticenze,paratie  stagne,parole ovattate,della realtà drammatica in cui viviamo,delle mafie reali,occulte o meno,guardandosi negli occhi ,di donne,uomini,giovani e meno giovani,ragazzi,insegnanti,operai ,impiegati,di tutte le categorie ,parlamentari,consiglieri regionali,comunali ,che ti ascoltano,ti fanno domande,ti offrono spunti di riflessione  e di confronto.
Tre assemblee,affollatissime dicevamo,di persone  dalle facce pulite,che ti stimolano,ti sollecitano,partecipano,condividono e testimoniano e ti seguono fino all’ultimo,anche ad ora tarda.
Ambienti tutti diversi da quelli usuali,fatti di persone,uomini,donne,ragazzi ,pieni di voglia di sapere e sui volti dei quali leggi,chiara,la volontà di impegnarsi,di combattere,di venirti a dare una mano nella  dura guerra contro i mafiosi ed i corrotti.
Questi ragazzi e ragazze del M5S di Pomezia e di Latina sono commoventi,ti strappano lacrime di gioia e di speranza.Ed a dirlo non é uno organico a quel Movimento,ma  uno che viene da…….”molto lontano” e che fa della sua autonomia da tutto e da tutti il suo distintivo,la sua bandiera di combattimento.
Ma è doveroso,per onestà,morale ed intellettuale,ammetterlo pubblicamente perché non puoi mettere sullo stesso piano quei sepolcri imbiancati che vengono anche alle nostre assemblee,ai nostri convegni,lasciandoti,poi,solo al fronte al  grido di “tengo famiglia” e queste centinaia di uomini ,donne e giovani che ti dicono “io ci sto”,”come si fa ad aderire all’Associazione Caponnetto”” perché voglio venire anch’io a combattere”.
Due mondi diversi,contrapposti ,con le anime morte da una parte e quelle vive dall’altra.
Senti il dovere di dirlo,senza alcun timore di vederti accusato da qualche disonesto di……….essersi appiattito su questo o su quello,come già ci é capitato in passato con Rifondazione Comunista,i Comunisti Italiani,il PD,a seconda dei momenti in cui gli uni o gli altri si mostravano  disponibili a darti una mano con un’interrogazione,una mozione.
NOI SIAMO CON COLORO CHE SONO CONTRO LE MAFIE,NON A PAROLE MA CON I FATTI !!!!!
NOI SIAMO CON CHI CI AIUTA NELLE BATTAGLIE,CI PRESENTA INTERROGAZIONI,MOZIONI,PROPOSTE DI LEGGE  IN PARLAMENTO,NELLE REGIONI.
SENZA CHIEDERTI NULLA IN CAMBIO E CONFIDANDO,TUTT’AL PIU’,MA IN SILENZIO E SENZA CONDIZIONARTI A PRIORI,NELLA GRATITUDINE,SE COSI’ POSSIAMO DEFINIRLA,NELL’URNA.
MA ANCHE QUESTO E’ UN ATTO BELLISSIMO DI DISTINZIONE,DI DIVERSITA’: IO TI FACCIO LE COSE CHE MI CHIEDI PERCHE’ TI APPREZZO e TI CONDIVIDO,STA POI ALLA TUA COSCIENZA ED ALLA TUA INTELLIGENZA RICORDARTENE AL MOMENTO DEL VOTO.
Prima,quando in Parlamento c’era anche Rifondazione,potevi trovare,come abbiamo trovato,anche una sponda nei parlamentari di quella parte nella lotta contro le mafie,ma,da quando un popolo per lo più dissennato ha votato come ha votato cancellando dalla scena parlamentare quella forza,a chi puoi andare a chiedere un sostegno a livello parlamentare se non al M5S?
Noi siamo un’associazione antimafia che sta al fronte,che non fa chiacchiere,appelli,slogano,ma che minuto dopo minuto si scontra con i mafiosi,corpo a corpo,DENUNCIANDOLI e segnalandoli a chi di dovere,attenta anche a non correre rischi di intrupparsi nelle articolazioni di uno Stato, che é sempre più evanescente e bifronte ,con una parte sbagliata e non “amica”. E,se non hai,a livello parlamentare ed istituzionale,chi ti dice e ti dimostra di ….stare dalla tua stessa parte,rischi di andare a sbattere ,sapendo che per noi andare a sbattere significa anche correre il rischio di rimetterci la vita.
Puoi ancora illuderti di trovare sostegno in un PD ,che in tutti i modi ci contrasta ,come é avvenuto più volte nella Capitale e non solo ???????……………………
Vogliamo parlarne ? Non vuole essere,la nostra,una excusatio non petita excusatio manifesta,ma semplicemente la constatazione di una realta’ in quanto NOI VIVIAMO NELLA REALTA’ E NON NELLE NUVOLE.
Dicevamo delle tre assemblee affollatissime di persone interessate e  sui cui volti  leggi una piena condivisione.
Ne esci con il cuore pieno di gioia e di speranze,convinto di non essere solo come spesso ti trovi.
Ne parlavamo stanotte in macchina con l’amico che generosamente ci accompagna  sempre:non siamo soli perché ci sono ancora tante persone oneste al tuo fianco a  voler combattere contro i mafiosi.
Con i convegni,salvo imprevisti che capitano sempre,ora basta fino in autunno periodo in cui ne é in programma uno a Giugliano (in provincia di Napoli),nel feudo dei Mallardo e dei Casalesi.Ricomincia,però, già domani il lavoro di routine per noi,quello della ricerca e dell’incasellamento di notizie ,dati e visure camerali,sempre alla  scoperta di mafiosi in giacca e cravatta annidati per lo più nelle istituzioni e nella politica.I più insidiosi,ma quelli che comandano.
Grazie,ragazzi ,dal profondo del cuore ! Grazie mille volte,perché non potete immaginare quanta forza  arriva nelle nostre vene e nei nostri cuori e menti dalla constatazione che non siamo soli !!!!!!

La lotta alle mafie in provincia di Latina e nel Lazio

QUALCUNO IN PROVINCIA DI LATINA HA LA MEMORIA CORTA  E TENTA DI NASCONDERE LA REALTA’:

ECCO COME SONO STATE CONDOTTE LE INCHIESTE SULLE COSCHE

 

DA “LATINA OGGI ” DI MERCOLEDI’  2 SETTEMBRE 2008,UN ARTICOLO DI ALESSANDRO PANI DAL TITOLO ” LE SVISTE SULLE COSCHE LOCALI” E CON SOTTOTITOLO “I PM DELLA DDA CRITICI SUI COLLEGHI PONTINI:NON HANNO SAPUTO VEDERE”

 

 

…………………….”chi invece,nel corso degli ultimi anni,non ha visto nelle imprese di …………………….il potenziale mafioso,é stata troppo spesso la Procura della Repubblica di Latina,quella che avrebbe dovuto cogliere per prima i segnali di una deriva  velenosa e pericolosa per l’intero tessuto provinciale pontino.

“Nella stragrande maggioranza dei casi-hanno scritto i sostituti procuratori della DDA di Roma Diana De Martino e Francesco Curcio-si é proceduto da parte delle diverse autorità giudiziarie di questo distretto,rubricando la massa di fatti oggetto di indagine,in realtà di stampo mafioso,in fatti di criminalità comune.

Una presa di posizione dura e una presa di distanze insidiosa nei confronti dei colleghi pontini.

Una dichiarazione che,se letta alla luce degli accadimenti successivi ai primi arresti per usura ed alla “pubblicizzazione” del “caso Fondi” offre un quadro ed uno spaccato inquietanti”.

Fin qui “Latina Oggi”.

Un’analoga considerazione,pur con diverse sfaccettature,potrebbe essere fatta,oltre che  per  l’inchiesta  “Damasco” sul “caso Fondi”,per un’altra, quella denominata “Formia Connection” su Formia nella quale un Commissariato della Polizia di Stato ,allora diretto da un bravo dirigente qual’era ed é Nicolino Pepe -purtroppo non  più presente in provincia di Latina al pari di altri suoi colleghi altrettanto bravi come Cristiano Tatarelli ed Alessandro Tocco – aveva corredato la dettagliata informativa con delle preziose bobine che riportavano le intercettazioni delle telefonate intercorse fra soggetto appartenente ad una  famiglia camorristica non estranea ancora oggi alle cronache ed un noto esponente politico e delle istituzioni.

Anche quel “caso” é stato rubricato come “fatto di criminalità comune”e  fu archiviata,senza i necessari approfondimenti, la patte dell’inchiesta che riguardava il probabile “voto di scambio” ed i collegamenti fra parti della politica e delle istituzioni con la camorra e le mafie in genere.

Di cosa vogliamo parlare più?

Degli assassini dell’avvocato Maio ad Aprilia,di Don Boschin a Borgo Montello di Latina,dell’Avvocato Mosa a Terracina,ai quali potremmo aggiungerne altri,tanti altri,tutti di probabile matrice mafiosa e dei quali non si é stati in grado di individuare mai mandanti ed esecutori ?

Vogliamo,poi,parlare della Prefettura di Latina,dalla quale

,a nostra memoria,non é mai – o quasi mai- partita un’interdittiva antimafia (se ne é partita qualcuna,ci si precisi il numero e noi siamo pronti a rettificare,ma vogliamo conoscerne  il NUMERO,anno per anno,…………anche quello attuale ).

Noi non siamo degli ……”sfasciacarrozze”,come qualcuno vorrebbe  definirci e siamo ricchi di senso dello Stato e delle Istituzioni,forse più di quanti dovrebbero essere e non sono molti altri.
E questo lo attestano il nome che portiamo e quello del nostro Presidente onorario ,il quale  é un altro grande Magistrato,ancora,peraltro,in vita ed in servizio.

E come potrebbero confermarlo i Magistrati che ci conoscono da vicino.

Ma quando parliamo di Stato ci riferiamo allo Stato-Stato,quello di diritto,della Costituzione repubblicana per la quale sono morti molti dei nostri genitori,non allo stato-mafia.

VERGOGNATEVI !!!!!!!!

Ebbene,quando noi sosteniamo che in provincia di Latina-ed anche a Roma e nel Lazio-    c’é stata e c’é una commistione letale fra pezzi importanti della politica e delle istituzioni e criminalità mafiosa,commistione che non si é voluta mai contrastare in maniera adeguata e risolutiva,lo documentano i fatti che tutti hanno sotto gli occhi.

Grazie a Dio sono arrivati a Roma i Pignatone,i Prestipino,gli Ielo,i Tescaroli,i Cascini e quanti altri,coloro,insomma,ai quali dovremmo tutti baciare i piedi,ma ormai i danni sono stati fatti e sono irreparabili perché siamo nella m…….. fino al collo .e difficilmente ne potremo uscire perché é il “sistema” é marcito ormai e non possiamo pretendere da essi  i miracoli.

Anche perché la gente,la stragrande maggioranza,é omertosa,vile e non collabora ed anche quelli che si riempiono la bocca di parole come “legalità“,”giustizia” ed altre cose del genere e vanno alle manifestazioni limitandosi a  gridare “via Falcone e Borsellino”,si volatilizzano,si sciolgono come neve al sole,spariscono tutti quando vai a dire loro “aiutaci”,”dacci notizie”.”aiutiamo i magistrati inquirenti”.

L’…….”antimafia” del bla bla.

Se non del business e del regime!

Del palcoscenico e non della DENUNCIA,nomi e cognomi.

La “cupola”.

La sensazione che provi,quando cerchi di capire “cosa” non va,”cosa” frena,blocca,intorpidisce le acque,per non far arrivare mai ad una conclusione,é che ci sia una “cupola”,qualcosa di indefinito ed indefinibile (ma mica tanto),che dirige tutto,decide le direttrici di marcia,le linee da seguire.

Una “cupola” che unisce due regioni importanti,come il Lazio e la Campania.

Una persona amica e molto sottile ed informata ci diceva l’altro  giorno a Napoli ,parlando degli eletti in questi giorni in Campania:”State attenti perché tizio ha forti interessi ,oltre che qua,anche nel Lazio”.

Abbiamo subito allertato gli amici del  nostro Ufficio “Ricerche” invitandoli a fare del tutto per “capire” i collegamenti.

Tanto ,perché ,se non lo facciamo noi,non lo fa nessun altro.

Purtroppo.

Quando noi diciamo “mettete un Supercommissariato a Formia,con una Sezione distaccata della Squadra Mobile e con alla testa un Dirigente esperto in materia di lotta alle mafie e costituite a Latina,presso la Questura ed i Comandi Provinciali , nuclei della DIA,del ROS,del GICO o dello SCICO,dello SCO e tutti fanno finta di non ascoltare mantenendo le cose come stanno!!!!!!!!!…………

Non é”mafia” questa?????????????

Non ci meravigliamo,poi,quando riusciamo ad individuare soggetti di altri clan,nuovi in territorio pontino,che gestiscono attività dove si sono visti alti personaggi della prima Repubblica…………

Di cosa vogliamo più parlare ?????????…………………

Queste cose le abbiamo ancora una volta dette a cittadini e parlamentari la settimana scorsa a Pomezia ed ieri sera a Latina,in due affollate assemblee e vogliamo sperare che qualcuno,questa volta, voglia accogliere i nostri appelli accorati per almeno tentare di riparare in certo qual modo i danni arrecati da una classe dirigente in parte costituita da corrotti e mafiosi che non vuole scollare,malgrado la situazione scandalosa che sta emergendo con Mafia Capitale,Ostia mafia e quante altre inchieste sono in corso,il sedere dalle poltrone.

E con Prefetti che,per  applicare le leggi  in materia di prevenzione antimafia,aspettano gli ordini, che non arrivano mai ,dall’alto!!!!!………………………

Il problema “mafia” é meramente ed esclusivamente “politico”.Ogni fatto,ogni evento che riguardino le attività delle mafie va “letto” nel quadro delle strette interrelazioni che ci sono fra mafia e “potere”,fra mafia e parti importanti – forse maggioritarie ormai – della politica e delle istituzioni.

E’  INUTILE CHE CI SCERVELLIAMO PIU’ DI TANTO. QUALUNQUE PERSONA CHE USA IL CERVELLO E’ OBBLIGATA A RICONOSCERE CHE OGNI EVENTO,OGNI AVVENIMENTO CHE RIGUARDINO LE ATTIVITA’ DELLE MAFIE VANNO “LETTI” IN RAPPORTO ALLE INTERCONNESSIONI STRETTISSIME FRA MAFIA E SPEZZONI IMPORTANTI – SE NON MAGGIORITARI – DELLA POLITICA E,QUINDI,DELLE ISTITUZIONI.
IERI A POMEZIA,DURANTE UN’AFFOLLATA ASSEMBLEA DI STUDENTI DELLE SCUOLE SUPERIORI , ALLA QUALE ABBIAMO PARTECIPATO COME RELATORI IO DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO E LA CARA AMICA SERENELLA MONTI DELLE AGENDE ROSSE,ALLA DOMANDA DI QUESTA “CHI E’ LA MAFIA”,GLI STUDENTI IN CORO HANNO RISPOSTO “E’ LO STATO”.
HA FATTO BENE SERENELLA A CHIARIRE CHE CI SONO DUE STATI,LO STATO-STATO E LO STATO-MAFIA,CON IL SECONDO,PERO’,PURTROPPO ,VINCENTE. IL PROBLEMA “MAFIA” E’ ,QUINDI,MERAMENTE ED ESCLUSIVAMENTE “POLITICO”.
SE LA MAFIA NON AVESSE IL SOSTEGNO DI MOLTA PARTE DELLA POLITICA E DELLE ISTITUZIONI,NON AVREMMO AVUTO TUTTI LE STRAGI E GLI ASSASSINI CHE SI PIANGONO IN ITALIA E LA MAFIA SAREBBE STATA GIA’ ELIMINATA.
IL PROBLEMA E’ ” CAPIRE ” ( E “DENUNCIARE ” PERCHE’ LE IDEE SI TRASMETTONO ATTRAVERSO LA…………….”DENUNCIA” ) CHI DELLA POLITICA E’ DI QUA E CHI DI LA’,CHI CONTRO IL “POTERE” DEL PRINCIPE,COME LO DEFINISCE IL PROCURATORE SCARPINATO,E CHI  A FAVORE.
TUTTO QUA !!!!!
PIU’ SEMPLICE DI COME LO SI VUOLE FAR APPARIRE!

Come combattere le mafie ?

A voler combattere le mafie occorrono grandi capacità conoscitive della realtà nella quale intendi muoverti.Una realtà  che non é mai statica,la stessa,ma estremamente mutevole e che fa sempre riferimento ad un potere che sposta il suo peso da una parte all’altra,a seconda delle convenienze..Devi,insomma,saper antivedere quello che potrebbe succedere per non essere preso di sorpresa e saper leggere il significato recondito  di ogni fatto,di ogni avvenimento,di ogni azione.
Capacità che non sono di tutti,bisogna riconoscerlo ed ammetterlo senza reticenze.
Quando parliamo di spostamento di potere,alludiamo,per semplificare il discorso e renderlo comprensibile a tutti,al ruolo che ogni dimensione esercita in un dato momento storico,alla politica,all’economia ecc.,,ai confini fra queste,ai possibili e talvolta inevitabili fenomeni di commistione fra  di esse ed anche al sopravanzare di una sull’altra.
Abbiamo nelle  società socialiste,il prevalere della politica rispetto all’economia in quanto tutto é ricondotto allo Stato che domina e decide su tutto e su tutti e il mercato é subordinato allo Stato,alla politica.
Nelle società liberali  e capitalistiche prevale l’inverso,l’economia sulla politica.
L’Italia é un paese che si configura nel modello liberale e capitalistico,talché é l’economia  che prevale sulla politica,la  condiziona e la piega agli interessi dei gruppi,a volte dei singoli,delle congregazioni,delle caste.
E,quando ci si approccia a questa realtà,la lettura di questa diventa complessa in quanto sempre mutevole.
I poteri si spostano in continuazione e tu devi saper antivedere quello che sta “oltre”,sempre “oltre”.
Se non sei capace di farlo,dedicati a fare un altro lavoro,a coltivare un altro interesse perché quello che tenti di fare o presumi di fare non é per te.
Quando noi diciamo che fare……”antimafia”,un termine brutto che vuole significare lotta alle mafie,non é come alzare una bancarella per vendere bruscolini . E non é nemmeno come applicare una targhetta su una maglietta o su un barattolo di marmellata o di miele,o,al massimo,andare in piazza,alla sfilata  per gridare “viva Falcone E Borsellino” o “la mafia é una montagna di merda”.
Questa non é antimafia,é il lavoro del bancarellaio che ti vuole vendere il suo prodotto.
La mafia opera con logiche tutte diverse. Studia le realtà,lavora per piegarle sempre ai suoi interessi modificandole a proprio vantaggio ed usando tattiche adeguate per il raggiungimento dei suoi fini,sommergendosi ed in apnea talvolta,emergendo tal’altra.
Come non un soggetto esclusivamente criminale come una volta e come ancora oggi ci raffigurano la maggioranza dei media,ma soprattutto economico,un impresa.Un’impresa criminale ma un’impresa,la più grande impresa del Paese,quella che condiziona  tutte le altre e comanda.
Non a caso Giovanni Falcone diceva :” seguite il filone dei soldi e trovate la mafia”.
I soldi muovono le montagne e con i soldi si ottiene tutto.Ecco la corruzione.Attraverso la corruzione la mafia arriva a condizionare la politica.Ecco la politica corrotta e piegata agli interessi della mafia.
Una regola fondamentale che deve osservare chi vuole seriamente combattere le mafie: tenersi lontano dalla politica militante perché la mafia non ha colore politico e sta in tutti i partiti,nessuno escluso,siano essi di sinistra,di destra,di centro.Non puoi servire la mafia e l’antimafia al contempo,Dio e mammona.
Il linguaggio che usa la mafia é multiforme,ma molto importanti per essa sono i “messaggi” che lancia.Ogni sua azione é un “messaggio” nei confronti di qualcuno.
Un “messaggio” che qualcuno,non necessariamente la vittima diretta,DEVE saper leggere come diretto a lui.
Anche quando,come nel caso del povero Mario Piccolino a Formia caduto sotto il piombo di un sicario assoldato dalla camorra, potrebbe trattarsi di un messaggio trasversale,diretto cioè ad altra persona.
Non é questa un’ipotesi che chi scrive si sente di escludere tenuto conto del territorio zuccheroso,melmoso,qual’é quello del sud pontino,dove gli interessi sono tantissimi,le presenze altrettanto,soprattutto di cosiddette persone perbene,i “colletti bianchi”,proprietari di ville a non finire,a Formia,a Scauri,a Gaeta,a Sperlonga,ad Itri ( per gli amanti della collina),sul litorale di Fondi,a San Felice Circeo,Terracina e così via,e con l’occhio sempre ben aperto per,poi,fare l’investimento,l’affare per conto del clan.Non tutti,ovviamente.
E di clan a Formia ed in tutto il sud pontino ce ne sono tanti,non solo dell’area casalese,ma anche sessana ,napoletana e di altre ancora.Un Eldorado per tutti,un’area “franca” dove ognuno fa e disfà,certo di un’impunità quasi assoluta spesso dovuta ad appoggi autorevoli di soggetti politici piegati agli interessi mafiosi.In questo orrendo crimine,dai connotati chiaramente mafiosi considerati gli elementi emersi (la professionalità del killer che con estrema precisione l’ha colpito dritto in  fronte,la sfrontatezza con la quale egli l’ha compiuto,in un’ora e in un luogo centrali,come a dire “qua comandiamo noi”),ci sono elementi,a nostro avviso,da chiarire:Mario Piccolino era la vittima  designata o il povero cristo considerato la vittima sacrificale per fare arrivare ad altro soggetto un “messaggio”?.Se fossimo noi gli investigatori riprenderemmo ,uno per uno ,tutti,ma proprio tutti,chiunque essi siano,i partecipanti sia alle manifestazioni che alla cerimonia funebre.Il mandante di norma é sempre il primo a partecipare ai funerali.

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