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Testo leggermente modificato dopo la promessa di ritiro da parte del PDL della proposta di legge che prevedeva il dimezzamento delle pene per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Ma l’allarme bisogna continuare a tenerlo alto perché c’é poco da fidarsi di questa gente.

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Chiacchiere su chiacchiere, ma nessuno, a quanto pare, vuole sul serio fare la lotta alle mafie. L’esempio del Sindaco di Gaeta.

MAI, COME OGGI, DI FRONTE ALLA PREPOTENTE AGGRESSIONE MAFIOSA AI TERRITORI DEL SUD PONTINO E, PIU’ IN GENERALE, DELLA PROVINCIA DI LATINA, SI E’ AVVERTITA PRIMA L’ESIGENZA FORTE ED URGENTE DI ALLESTIRE UN APPARATO EFFICIENTE DI CONTRASTO.
IN QUEST’OTTICA l’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO HA INSISTEMENTE CHIESTO AI SINDACI DEL LAZIO E, IN PARTICOLARE, A QUELLI DELLA PROVINCIA DI LATINA, DI ISTITUIRE SUBITO DEGLI ” OSSERVATORI COMUNALI SULLA CRIMANALITA’”.
OSSERVATORI A COSTO ZERO INNANZITUTTO E COSTITUITI NON DA CONSIGLIERI O COMUNQUE ESPONENTI POLITICI, MA DA MAGISTRATI DELLA PROCURA, DELLA DDA, DA FORZE DELL’ORDINE, DA ASSOCIAZIONI ANTIMAFIA EFFETTIVAMENTE OPERANTI SUL TERRITORIO, DAL SINDACO NELLA SUA VESTE DI PRESIDENTE E DAL CAPO DELL’UFFICIO TECNICO COMUNALE.
NESSUN SINDACO, NE’ DI DESTRA, NE’ DI SINISTRA, NE’ DI CENTRO SI E’ DEGNATO DI RISPONDERE E QUESTO LA DICE LUNGA SULLA REALE VOLONTA’ DI QUESTI SIGNORI DI COMBATTERE LE MAFIE, AL DI LA’ DEI TANTI PROCLAMI CHE TALUNI FANNO.
L’UNICO CHE SEMBRAVA CHE VOLESSE FARE QUALCOSA E’ STATO IL SINDACO DI GAETA, DEL PDL.
MA ANCHE QUESTO, AL DI LA’ DELL’INTERESSE MANIFESTATO A PAROLE, NON HA FATTO NIENTE.
CHIACCHIERE SU CHIACCHIERE, MA LA LOTTA ALLE MAFIE A QUANTO PARE NESSUNO LA VUOLE FARE VERAMENTE!!!

Una cultura della legalità monca ed edulcorata? E che cultura della legalità è? Repressione o prevenzione per combattere le mafie?

C’è chi dice che la repressione non basta per sconfiggere le mafie.
E che ci vuole anche la prevenzione.
Il problema è che nel Lazio non si fanno nè repressione e nè prevenzione.
Ci spieghiamo meglio.
Quando parliamo di “prevenzione” ci riferiamo, intanto, all’esempio che danno gli adulti ai ragazzi e, poi, alla sintonia che deve sempre esserci fra enunciazioni di principi e modelli di vita vissuta.
Ci è capitato di essere invitati a parlare in taluni istituti scolastici.
I dirigenti scolastici ci hanno preventivamente chiesto, come è giusto che sia, di cosa avremmo parlato nelle classi.
Per onestà intellettuale abbiamo risposto che non ci saremmo limitati a parlare di legalità in termini vaghi, ma che, al contrario, avremmo supportato la nostra conversazione con alcuni riferimenti alla realtà del territorio in cui si vive ed avremmo, quindi, parlato anche della presenza delle mafie.
Un’esigenza, questa, anche di rilevanza pedagogica, ad evitare anche quello iato – per non parlare di vera e propria dicotomia – che spesso c’è nelle metodologie educative fra teoria e realtà.
Cosa altamente diseducativa, a parere nostro.
Ebbene, spesso ci è capitato di vederci chiudere la porta in faccia.
“Spaventate i ragazzi”, ci hanno risposto.
Bene, allora per… “non spaventare i ragazzi” bisogna raccontare ad essi una realtà edulcorata, manipolata?
Non ci stiamo.
L’epoca delle favole già dall’età di dieci anni è superata.
Non siamo d’accordo?

Lo Stato non ha più il controllo del territorio di Formia e del sud pontino. Spadroneggiano ormai i clan che tentano addirittura di mettere le mani anche sul governo dei Comuni.

Siamo all’attacco finale, quello più sfrontato, aperto, arrogante, allo Stato di diritto, alle istituzioni democratiche.
Le mafie vogliono stare ” DENTRO”, con uno status riconosciuto, ufficiale, non più “per il tramite di”, mimetizzate.
Vogliono gestire direttamente, personalmente, la cosa pubblica.
Vogliono farsi STATO, lo Stato italiano, convivendo, magari in un primo momento, con l’attuale Stato, per, poi, sopprimere questo e diventare esse lo Stato, unico, quello ufficiale.
Si tende sempre più a depotenziare la legislazione antimafia.
A livello centrale si punta a dimezzare le pene per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, ad eliminare le intercettazioni, a rendere la Commissione Parlamentare Antimafia uno strumento di intralcio al lavoro della Magistratura inquirente, a rendere sempre più difficile e macchinosa l’applicazione delle pene.
A livello locale si registra l’irruzione sfacciata nella vita pubblica, nel tentativo sempre più arrogante di impossessarsi delle dinamiche del controllo dei governi locali.
Stiamo seguendo in questi giorni gli avvenimenti della campagna elettorale a Formia, un comune importante del Lazio collocato in una posizione strategica fra Roma e Napoli dove nelle varie liste abbiamo individuato decine di candidati “sospetti”.
Il Lazio, la regione della Capitale d’Italia, è da decenni sotto assedio delle mafie.
Nel sud della regione, nelle province di Latina e Frosinone, c’è un clima asfissiante per il radicamento che queste sono riuscite a realizzare nei territori.
Quello di Formia-Gaeta è fra questi.
Ed è proprio a Formia che si ha la presenza di TUTTI i clan della camorra, dai Casalesi ai Mallardo ed a tutti gli altri.
Lo Stato, con le sue articolazioni locali, NON C’E', quasi a voler lasciare intendere di aver rinunciato al controllo del territorio in favore della camorra…

Parliamo di FATTI e non di chiacchiere, di cose da fare e non di situazioni trascorse. Una vera antimafia si fa correggendo le omissioni del “sistema”, le cose che questo non ha fatto e probabilmente non vuole fare per combattere le mafie ormai inserite nei partiti e nelle istituzioni. Alcune proposte dell’Associazione Caponnetto.

Nell’attuale “agenda” politica, purtroppo, la fondamentale questione del contrasto alle mafie è del tutto assente. Basta prendere in esame tutti i programmi di tutte le formazioni e da nessuno una parola. Ancora: negli otto-dieci punti di “emergenza” elaborato dai cervelloni dei partiti, mai un cenno alla questione. Del resto, i circa 60 giorni di sceneggiate & inciuci per l’elezione del Capo dello Stato e per partorire il nuovo governo, sono stati caratterizzati da un assordante silenzio sul tema “mafie”: come se, effettivamente, non esistessero più, si fossero sciolte come neve al sole, probabile parto di giornalisti pazzoidi o fanatici della legalità.
E mentre l’attenzione politica è pari a ZERO, il potere delle mafie, invece, cresce a dismisura, ormai un tumore che divora l’intera penisola, controlla capillarmente ampie fette del territorio nazionale, divora giorno dopo giorno interi comparti e settori economici: le mafie, ormai, sono alta finanza, istituzioni (ormai abbondantemente contaminate), Stato. Non si tratta più di contrasto a un potere antistatuale: la mafia si è fatta Stato, è dentro lo Stato.
Un dato su tutti (documentato, per fare un solo esempio, dalle analisi e denunce di Elio Veltri, animatore del movimento Democrazia Legalità e autore di alcuni testi sull’argomento): l’economia “illegale” sta sopravanzando quella “legale”, a livello di numeri e fatturati. In soldoni, l’economia illegale (capitali mafiosi e riciclati, economia da lavoro in nero, capitali evasi) ha un valore (sic) pari a circa il 40 per cento di quella legale. In questi termini, sembrano sempre più illuminanti le parole di un autentico studioso dell’economia illegale, Amato Lamberti (scomparso un anno fa), che parlava, già una quindicina d’anni fa, di mafia come la vera Fiat del Sud: figuriamoci adesso, con i passi da gigante compiuti dalle mafie negli ultimi anni (e ancor più da alcuni anni, con un’economia legale sempre più in ginocchio per la tremenda crisi economica).
In tutto ciò, gli strumenti di contrasto sono sempre più spuntati, pochi i mezzi, poche le forze impiegate, spesso sbagliati gli indirizzi: e sempre, sullo sfondo, una sempre più precisa non-volontà politica di intervenire. Del resto, si può mai chiedere ai capponi di anticipare il Natale? Si può mai pretendere da quella classe politica spesso e volentieri nata dal voto mafioso e cresciuta a botte di contiguità-collusioni-connivenze, di far leggi contro se stessa e i suoi sodali???
Tutto ciò detto e premesso, ecco alcune possibili linee di indirizzo, per una seria, reale, autentica azione di contrasto (e non i soliti bla bla di facciata o di comodo).
1) Partiamo proprio dalla più fresca “ciliegina”. Un esecutivo appena insediato che non ha speso – come visto – una sola parola per un’auspicabile (ma nei fatti inesistente) azione di contrasto alle mafie, cosa si propone di varare a stretto giro? Forse il giusto inasprimento di pene per chi connive e collude? Macché! Esattamente il contrario. Sì perché – incredibile ma vero – ora viene proposto un disegno di legge per dimezzare le pene per il famoso “concorso esterno in associazione mafiosa”: pene che diventerebbero ridicole, e tali da far in modo che in galera il “colluso” non ci finisca mai. E quindi, in sostanza, disco verde che mafie, mafiosi & collusi (spesso eccellenti). Va sottolineato che negli ultimi anni sono passate per la Cassazione (e firmate in particolare dal presidente della seconda sezione penale della suprema corte, Antonio Esposito, da alcuni mesi presidente onorario della Caponnetto) importantissime sentenze a carico dei “colletti bianchi” (politici, medici, ingegneri, avvocati e anche magistrati), tutti inquisiti e condannati per concorso esterno, che è stato un vero e proprio (giusto) “grimaldello” per cercare di scalfire quel muro che protegge e rafforza le mafie nella loro conquista non solo dei territori, ma soprattutto di larghe fette dell’economia, penetrando nella società, acquisendo consensi e potendo perfino contare su “sponde” nel mondo giudiziario. Una chiave – quindi – il concorso esterno, per colpire “al cuore” le mafie, con lo strategico contorno di quella zona grigia sempre più vasta, fatta di colletti bianchi che contano, pezzi da novanta del mondo politico, economico, professionale. Ora, un “colpo” del genere – il dimezzamento delle pene – è letale per l’azione di contrasto alle mafie. Ma c’è addirittura di più: al fine di provare il vincolo associativo (per cui va comunque previsto il dimezzamento della pena sempre più eventuale), occorre provare il “beneficio economico” che l’associato ha avuto: circostanza del tutto folle, come se le mafie pagassero con bonifici o assegni bancari i loro aficionados!!! Siamo ai confini della realtà: o meglio, alla prova provata che questa governo Letta appena insediato non ha la benché minima volontà di colpire le mafie: anzi, ha tutta l’intenzione di favorirle. Quindi, se il Movimento 5 Stelle vuol fare qualcosa di concreto, dovrebbe impegnarsi fin da SUBITO nel far in modo che questo abominio non vada in porto. Se mai, quelle pene andrebbero INASPRITE e facilitata la dimostrazione (non resa impossibile con “il beneficio economico”) del vincolo associativo! Passiamo poi agli altri nodi, in molti casi “storici”, dell’azione antimafia: affinché dai bla bla si passi a provvedimenti concreti.
2 – CONFISCHE – E’ il nodo centrale, di cui si parla inutilmente da anni senza trovare una soluzione (proprio per la specifica mancanza di volontà politica di cui sopra). E’ dai tempi della Rognoni-La Torre – quindi inizio anni ’80, oltre trent’anni fa – che si è posto il problema: senza cavar quasi un
ragno dal buco. Processi ultradecennali per passare dai sequestri alle confische, e quando alla fine – in una piccola parte dei casi – il fiasco finale, con una non gestione o malagestione dei beni. Quindi, oltre al danno, la beffa. Un vero peccato, perché è proprio aggredendo al cuore economico le mafie che può ottenere i maggiori risultati: aggredire il nemico sul suo terreno, che è quello dei soldi, economico-finanziario. Al tempo stesso, soprattutto in un tragico momento economico per il Paese come l’attuale, l’introito dalle confische (o meglio dalle vendite di beni confiscati) può rappresentare un grosso sollievo per le esangui (per i cittadini e non per mafiosi & sodali) casse pubbliche. Quindi, il punto è: dar corpo e soprattutto gambe ad una EFFETTIVA, REALE LEGGE in tema di CONFISCA dei BENI MAFIOSI: che riveda le burocrazie e farraginosità attuali, dia certezza dei TEMPI, dia certezza dei RISULTATI in termini economici, non sia una finzione (come capitato spesso con la pratica “restituzione” – anche via aste taroccate – dei beni a prestanome degli stessi mafiosi “confiscati”), ma un concreto strumento di lotta antimafia. In due parole: RIFARE una NORMATIVA semplice, agile, non burocratica, ma inattaccabile e soprattutto efficace: cioè capace di raggiungere gli obiettivi originariamente previsti ma regolarmente mai raggiunti, anzi calpestati.
3 – APPALTI & SUBAPPALTI – Anche in questo caso, è da anni e anni che si attende una vera, reale, efficace normativa sugli appalti, con una precisa chiave antimafia. Nel senso che continua da sempre a mancare trasparenza & legalità in tutto il mondo degli appalti pubblici, a partire proprio da quei settori che sono diventati, nel tempo, veri e proprio “feudi” per le mafie: movimento terra, calcestruzzo, edilizia e infrastrutture; ma non solo, perché le mafie si sono allargate nel tempo al mega business dei rifiuti e all’arcipelago delle commesse in campo sanitario (apparecchiature, forniture ospedaliere, lavanderie, mense etc) per fare solo due esempi eclatanti. Siamo alle solite: le imprese che gareggiano per gli appalti pubblici (da quelli medio piccoli e quelli giganteschi, ad esempio per lì’Alta velocità, un caso su tutti) presentano il solito certificato antimafia che ormai hanno anche (immacolato) le imprese di mafia e camorra con qualche santo in paradiso (o meglio in prefettura, habita purtroppo spesso “naturale”, come vedremo più avanti). Quindi, occorre RIVEDERE alla RADICE tutta la NORMATIVA sugli APPALTI, proprio in chiave antimafia, per porre i giusti argini e le maglie giuste per arginare il più possibile il fenomeno di infiltrazione. Non bastano le già obsolete SUA, ossia le Stazioni Uniche Appaltanti, diventate mere ripetizione di meccanismi poco trasparenze e per nulla garatisti (per le imprese ancora non contaminate). Allora, RIFORMA RADICALE, alla BASE, della NORMATIVA che regola gli APPALTI PUBBLICI. Perché
fino ad oggi hanno fatto la solita “finta”: finte leggi, pseudo normative, agevolmente dribblate dalle imprese di mafia. Un giochetto da ragazzi. Il perché? Il solito: ma quale motivo mai avrebbero dovuto avere i “politici” di riferimento delle mafie (e cioè organici, collusi o contigui, tutti dunque pieni attori da 416 o 416 bis) a varare una normativa che va contro i loro stessi interessi (e dei loro sodali)?
4 – TESTIMONI & COLLABORATORI di giustizia – Va prevista una tutela per testimoni e collaboratori di giustizia, che nel corso degli anni si è affievolita o – addirittura – non è mai esistita. Clamoroso – ai confini della realtà – il caso, o meglio, le storie dei tanti testimoni di giustizia oggi del tutto abbandonati al loro destino (che può anche essere di morte). Si tratta di persone che hanno “testimoniato” di vicende delle quali sono venute – spesso loro malgrado – a conoscenza, molte volte perché hanno assistito ad episodi di sangue. Hanno deciso di collaborare con la giustizia, di raccontare la verità dei fatti, di fare in pieno il loro dovere di cittadini, al contrario di tanti altri che preferiscono ancora voltare la faccia dall’altra parte, chiudere bocche, occhi e orecchi. Nonostante le prime tutele (a base di trasferimenti lontani dai loro luoghi di origine e di residenza/lavoro), poi il nulla: nessuna protezione, nessun futuro, e un presente che può suonare come una condanna, braccati da chi hanno denunciato (o, evidentemente, membri del clan). Stesso destino, molto spesso, per altri “testimoni” bollenti (comunque non etichettabili come testimoni di giustizia né come collaboratori di giustizia): ossia persone che hanno avuto la forza e il coraggio di raccontare agli inquirenti storie di mafia, di riciclaggi, di reinvestimenti illeciti: come – per fare un solo caso – è di recente capitato ad un dipendente di una ditta che per anni ha fatto man bassa di appalti stradali, una vera e propria regina del settore, azienda originaria dell’area vesuviana e allargatasi con appalti in tutta Italia. Il dipendente ha verbalizzato, davanti a svariate procure a numerosi pm, su quanto ha potuto conoscere – era il “contabile” dell’azienda – in quegli anni, ha ricostruito meccanismi, svelato protezioin & collusioni. Ebbene, oggi è SOLO, senza tutele, senza protezione, fuggiasco per mezza Italia.
Per questo, è necessario RI-CREARE una legislazione ad hoc, capace di tutelare in concreto – e non al solito a parole – chi decide di mettere in gioco la propria vita (e quella dei propri familiari) per servire lo Stato. Fatti, atti, norme, provvedimenti. Non le solite, liturgiche, ormai scontate “adesioni” di facciata.
5 – Ancora, in rapida carrellata. Per via delle penetrazione sempre più incisiva e pervasiva dei clan nelle regioni del centro-nord, è necessario predisporre un’adeguata azione di contrasto. Ad oggi quasi del tutto assente per il fatto che esistono ancora poche DDA (Direzioni distrettuali antimafia) sul territorio nazionale. Prendiamo il caso del Lazio, già ampiamente invaso – e da anni – dalla camorra (e da svariate mafie). Esiste solo la DDA di Roma, poi il deserto. Ad esempio, in una procura di frontiera come quella di Cassino (con un tribunale a stento “ripescato” dal taglio) non esiste una Dda, non v’è neanche uno, un solo pm antimafia. Il che la dice lunga – ancora una volta – sulla reale volontà politica di fronteggiare il fenomeno: in un procura dove corrono fiumi di denunce su reati chiaramente mafiosi, il silenzio, il nulla, lo zero assoluto. Ed è così che i pm locali nel migliore dei casi chiedono una co-delega alla Dda più vicina, nel peggiore chiudono gli occhi. Quindi, l’azione antimafia è ridotta alla raccolta del mare col secchiello. Lo stesso discorso vale un po’ per tutte le aree del Paese: possibile che non vi siano presidi antimafia nelle procure che si trovano in quei territori ormai invasi dalle mafie? Possibile chiudere sempre non uno, ma due occhi? Quindi, E’ NECESSARIO che a livello legislativo e normativo, venga prevista l’istituzione di DDA localizzate strategicamente su tutto il territorio nazionale: non quindi una dislocazione a vanvera, come capita, tanto per mettere una pezza a colori su un cancro ormai quasi inarrestabile. Ma precisi presidi antimafia, DDA nei principali capoluoghi di regione dove le mafie hanno ormai allungato – e da anni – i loro tentacoli.
6 – Un altro punto-base. Più trasparenza, meno opacità in organismi vitali sul fronte dell’ordine pubblico e, quindi, del contrasto antimafia, come le Prefetture. Si ricorda che lo stesso capo dello stato, quando ricopriva la carica di ministro degli Interni, inviò una circolare a tutte le prefetture, affinché nei comitati provinciali per l’ordine pubblico attivati presso le stesse prefetture, venisse inserito un rappresentante della Dda, quindi un magistrato antimafia. Quella circolare di Napolitano è rimasta lettera morta, mai applicata. E’ necessario, in un momento di particolare forze (soprattutto economica) delle mafie, realizzare quell’obiettivo e andare molto oltre. In particolare, è necessario vengano attivati a livello territoriale/comprensoriale organismi ad hoc (“osservatori”) capaci di monitorare in modo capillare la presenza di fatti anomali (leggi ingenti capitali sporchi in un momento di scarsissima liquidità). Organismi che vedano la presenza di comuni, enti locali, forze dell’ordine, inquirenti, associazioni di categoria e antimafia. La non-presenza, in tali organismi, di comuni ed enti locali sarebbe già sintomo di “non gradimento” (quindi di possibile “contaminazione”, quanto meno). Ancora. E’ sempre più frequente il caso di scioglimento di comuni per
infiltrazioni mafiose: fenomeno frequente soprattutto in Campania, ma ormai sempre meno inusuale in altre regioni. Bene continuare su questa strade, e procedere ad un monitoraggio sempre più efficace. Ma va segnalato con preoccupazione un altro – ancor più insidioso – fenomeno: quello che alle amministrazioni sciolte dopo il lavoro della commissione d’accesso e il provvedimento siglato dal ministro degli Interni, si insedi una Giunta commissariale (per il tempo necessario ad indire poi nuove elezioni), a volte se non peggiore, quanto meno “non migliore” della giunta estromessa. Per la serie: via i ladri, ne arrivano altri. Ciò è tanto più grave in quanto avviene sotto l’egida statale, per mano delle Prefetture. Che fare? E’ necessario prendere adeguati provvedimenti normativi. E cioè far sì che venga istituito – presso la Direzione Nazione Antimafia – un comitato ad hoc, che controlli e dia il suo ok su tutto quanto ha a che vedere non solo con lo scioglimento dei comuni e di altri enti locali (ad esempio le asl, ormai al sud preda delle cosche), ma soprattutto con l’insediamento dei nuovi organismi, anche se provvisori. E’ un’emergenza sempre più avvertita sui territori, e in modo particolare da quei funzionari ancora “fedeli” dello stato che – per il sol fatto di cercar di fare il loro dovere – vengono regolarmente marginalizzati e delegittimati. Un’emergenza che, però, al solito è assente nell’agenda politica di lorsignori.

A Formia, ormai sotto il tallone della camorra, va istituito SUBITO un DISTRETTO DI POLIZIA diretto da un 1° Dirigente che quando parliamo di mafia sappia di cosa parliamo. Su alcuni candidati alle imminenti elezioni amministrative grava il sospetto di vicinanza a soggetti ed organizzazioni camorristiche. Chiediamo che si faccia SUBITO uno screening sulle candidature.

RIPORTIAMO QUI DI SEGUITO UNA NOTA CHE ABBIAMO SCRITTO SUL SITO DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO E SULLA SUA PAGINA FACEBOOK APPENA QUALCHE MESE FA.
SONO MESI, PER NON DIRE ANNI, CHE STIAMO DENUNCIANDO L’ASSOLUTA INADEGUATEZZA SUL PIANO DELLA LOTTA ALLE MAFIE DEI COMMISSARIATI DELLA POLIZIA DI STATO DI FORMIA E DI GAETA, DUE COMMISSARIATI CHE SU QUESTO VERSANTE E’ COME SE NON CI FOSSERO.. NEL COMMISSARIATO DI FORMIA APPENA QUALCHE ANNO FA CI SONO STATI DEI “CASI” ALQUANTO INQUIETANTI CHE AVREBBERO DOVUTO INDURRE LE ALTE SFERE DELLA POLIZIA DI STATO AD INTERVENIRE PESANTEMENTE PER BLINDARE QUELLA STRUTTURA E METTERE AL SUO VERTICE DIRIGENTI DI FERRO ALTAMENTE SPECIALIZZATI NELLA LOTTA ALLE MAFIE.
NON SI E’ VERIFICATO NULLA DI TUTTO QUESTO ED OGGI CI VEDIAMO COSTRETTI A LAMENTARE UN’INADEGUATEZZA DELLA LOTTA ALLE MAFIE AL PUNTO DA DOVER DENUNCIARE CON FORZA CHE IL TERRITORIO E’ ORMAI SOTTO IL CONTROLLO DELLA CAMORRA.
SI’, LO RIPETIAMO, SOTTO IL CONTROLLO DELLA CAMORRA.
Spulciando attentamente i nominativi di tutte le liste dei candidati delle imminenti elezioni amministrative a Formia abbiamo individuato numerosi candidati sui quali ci sarebbe da accendere i riflettori alla grande.
Numerosi.
Non li quantifichiamo perché non spetta a noi.
Vogliamo vedere quanti ne verranno identificati dagli organismi competenti dello Stato con una ricerca anagrafica storica che individui tutti gli intrecci parentali ed anche amicali.
Quel lavoro di INTELLIGENCE di cui molti parlano ma che sui territori NON si fa.
Probabilmente nessuna informativa è finora partita al riguardo all’ AG da Formia.
Si aspetta sempre che siano gli organi investigativi e giudiziari di fuori provincia ad intervenire dopo che i buoi sono già scappati dalle stalle.
Noi stimiamo il Questore di Latina Dr. Ugo Intini in quanto si tratta di una persona perbene ed a lui facciamo gli auguri più cordiali di una carriera brillante.
Ma Questori e Prefetti stanno in una Provincia per 3-4 anni e, poi, ottenuta la promozione, vengono trasferiti.
A combattere contro queste canaglie di mafiosi restiamo noi, immersi nei guai creati proprio da chi è pagato per evitarli e combatterli.
E siamo stufi di vederci costretti a fare quello che dovrebbero fare le forze dell’ordine locali e non fanno.
Lo diciamo per l’ennesima volta e questa volta è quella definitiva.
Dopo non ci si venga a dire che siamo cattivi e poco rispettosi delle istituzioni.
Noi abbiamo senso dello Stato e delle Istituzioni e proprio per questo ci ribelliamo di fronte alla loro inefficienza.
Il Commissariato di Gaeta va soppresso perché non serve a niente sul piano della lotta alle mafie.
Tutto il personale va spostato a Formia, a 6 chilometri di distanza ed utilizzato al meglio.
Quello di Formia va trasformato in DISTRETTO ed al suo vertice va designato un 1° Dirigente che, quando parliamo di mafie, sappia di cosa parliamo perché così non si può andare più avanti.
A Formia e nel sud pontino ci sono TUTTI i clan, TUTTI, i quali spadroneggiano e controllano TUTTO.
Anche l’aria che si respira è di loro proprietà.
Noi stiamo per cominciare un giro di confronti con i gruppi parlamentari.
Questo è uno dei problemi che porteremo sui tavoli della discussione perché siamo decisi ad andare fino in fondo.
Come siamo disposti fra poco a cominciare una campagna di attacchi a mezzo di manifesti pubblici contro i responsabili centrali del Ministero degli Interni laddove questi dovessero ciurlare nel manico di fronte a questa esigenza.
Non possiamo più tollerare nell’inerzia che si regalino i territori del nostro Paese alle mafie.
Ora basta davvero!!!
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Qui di seguito la nota cui all’inizio abbiamo fatto cenno:
“L’utilità di un DISTRETT0 DELLA POLIZIA DI STATO a Formia, con l’istituzione di una sezione staccata della Squadra Mobile di Latina.
Risolverebbe tanti problemi, interni ed esterni, ed assicurerebbe una copertura h24 su un territorio che comprende tutto il sud pontino, da Fondi fino a Castelforte -SS. Cosma e Damiano.
Non ha più senso mantenere in piedi, con un dispendio di soldi ed energie, il Commissariato a Gaeta. dove, invece. andrebbe rafforzata la Compagnia dei Carabinieri che qualcuno vorrebbe declassare a Tenenza.
Vanno razionalizzate le forze evitando inutili doppioni che non servono a niente.
Gaeta sul piano dell’ordine pubblico è ben controllata ed andrebbero solamente rafforzate le azioni di monitoraggio dei capitali investiti quasi tutti da parte di soggetti che vengono dalla Campania.
Ma questo compito finora non è stato quasi mai assolto dal locale Commissariato (né da altri, in verità, tant’è che siamo ancora in attesa di una risposta alla domanda che poniamo da anni sul perché la camorra abbia potuto investire indisturbata una montagna di capitali! ), che, ricordiamocelo, fu istituito solamente perché c’era la NATO, la quale, poi, è stata trasferita.
Per il contrasto dei capitali “sospetti”, comunque, basta la Guardia di Finanza, che, con la venuta a Latina del nuovo Comandante provinciale Col. Kalenda ed a Formia del nuovo Comandante del Gruppo Maggiore Brioschi, sta dimostrando di saper lavorare in maniera lodevole (a parte qualche residua “criticità“locale come quella che permane nella Compagnia di Fondi. Non se abbiano il Col. Kalenda ed il Maggiore Brioschi che godono della nostra stima assoluta).
Noi abbiamo una grande fiducia in questi due Comandanti.
Il problema riguarda, come andiamo dicendo da sempre, la Polizia di Stato, la quale si deve ristrutturare in maniera più razionale dotandosi, peraltro, di dirigenti particolarmente esperti in materia di lotta alle mafie.
Come, d’altronde, è stato fatto a Cassino dove è stato mandato a dirigere il Commissariato un Dirigente di altissimo livello qual’è il Dr. Francesco Putortì con una lunghissima esperienza nella DIA e dove, peraltro, c’è una sezione della Squadra Mobile di Frosinone.
Non vediamo perché a Formia non debba essere fatta la stessa cosa trasformando il locale Commissariato in un vero caposaldo della lotta alla camorra.
Ce n’è un urgente bisogno, tenuto soprattutto conto del fatto che i clan continuano a fare il bello ed il cattivo tempo!!!
Se si vuole veramente fare la lotta alle mafie, lo Stato deve mettere in campo le migliori energie dislocando le forze in maniera razionale e non sottostando ad eventuali pressioni di carattere campanilistico e politiche di parte.
Ci rivolgiamo al Ministro dell’Interno, al Capo della Polizia ed al Dipartimento della Pubblica Sicurezza perché affrontino e risolvano questo problema serio.
Altrimenti le loro sono solamente chiacchiere!”

Possibili collegamenti parentali o amicali di candidati alle elezioni comunali con soggetti o organizzazioni mafiose. Forze dell’ordine e cittadini perbene vigilino.

Ma c’è qualche idiota che pensa ancora che il figlio, la figlia, il nipote, la nipote, il cognato, la cognata, la parente o l’amica o l’amico di un camorrista o di un mafioso si candidino alla carica di consigliere comunale, provinciale o regionale per la gloria?
E’ ovvio che lo fanno per tutelare gli interessi del camorrista di riferimento o del clan cui questo appartiene.
L’economia che ancora è sana sta correndo il rischio di diventare, con l’elezione di questi soggetti, anch’essa un’economia criminale.
Noi abbiamo il forte sospetto che nelle liste di candidati al Comune di Formia e non solo ci possa essere qualcuno che merita una particolare attenzione.
Con i dati anagrafici storici alla mano, quindi, è opportuno che si faccia con urgenza una profonda azione di monitoraggio per individuare eventuali collegamenti parentali, o comunque amicali, con soggetti appartenenti alla camorra ed alle altre organizzazioni criminali dei vari candidati.

Ricordare è bene, ma per andare avanti e non per restare fermi!!!

Tante parole, sempre di più.
Utili, utilissime perché con le parole circolano le idee e con le idee si affermano le democrazie, le civiltà.
Ma, se alla parole non si fanno seguire i fatti, la lotta alle mafie resta solamente retorica.
Ed i fatti sono la DENUNCIA,
Senza DENUNCIA si lasciano sole la magistratura e le forze dell’ordine a combattere una mafia sempre più invasiva ed arrogante che si è fatta IMPRESA ed è entrata nelle istituzioni, con l’obiettivo di farsi STATO.
Se alla gente non si dice CHI sono i corrotti nella pubblica amministrazione, nei consigli comunali, nelle province, nelle regioni, nel Parlamento e talvolta anche nel governo centrale; se alla gente non si indicano coloro che vogliono far passare una variante urbanistica favorevole a certi disegni speculativi, che vogliono far rilasciare una concessione edilizia o un’autorizzazione commerciale e così via, la lotta alle mafie resta solamente un esercizio accademico e basta.
Allora è bene ricordare, commemorare, ma per andare avanti e non restare fermi alla memoria!!!

Sul voto di Formia le mani della camorra?

Le mani della camorra sulle elezioni comunali a Formia?
Ci sarebbero pesanti tentativi di condizionamento sul voto nelle elezioni comunali a Formia.
Già in passato le forze dell’ordine se ne sono interessate, con la famosa inchiesta “Formia Connection” finita purtroppo nel vuoto ed oggi il problema sembra riproporsi in maniera ancora più pesante.
Girerebbero anche delle foto che attestano la vicinanza fra qualche candidato e soggetti appartenenti a famiglie camorristiche.
Stiamo raccogliendo elementi da girare, poi, agli organismi centrali competenti.
Preghiamo i cittadini onesti di Formia di farci pervenire, anche in forma anonima, ogni elemento utile.

Il rischio di un possibile sovvertimento del voto nei Comuni del Lazio da parte di soggetti che hanno ottenuto le residenze in essi ma che in effetti abitano in quelli di provenienza. La camorra è tradizionalmente interessata all’esito delle votazioni e cerca con tutti i mezzi di condizionarne l’esito. Perché le forze dell’ordine non avviano una radicale opera di monitoraggio, comune per comune, da Castelforte in sù, su tutte le residenze di soggetti campani e calabresi???

Leggi il documento QUI

Boss alla conquista dei comuni del Lazio?

Niente di penalmente rilevante, fino a prova contraria.
Almeno finora.
Ma sempre più, durante le elezioni amministrative in taluni comuni della provincia di Latina, particolarmente in alcuni della parte sud, si parla di candidature di soggetti collegati a famiglie in odor di camorra o, comunque, frequentatori e amici di tali famiglie.
Soggetti probabilmente con la fedina penale immacolata e, quindi, non perseguibili dal punto di vista penale.
La legislazione italiana, così com’è fatta, non consente, pertanto, di promuovere qualunque azione preventiva nei loro confronti, nè, tanto meno, nei confronti di chi ha avallato il loro ingresso nelle liste dei candidati.
Ma dal punto di vista etico – e non solo- qualche preoccupazione deve pur sorgere in chi è preposto alla salvaguardia di certi principi che riguardano le sorti civili e democratiche dei nostri territori e, più in generale, del Paese intero.
C’è chi dice che le mafie, smesse le vesti tipiche di un’organizzazione palesemente delinquenziale, vanno sempre più trasformandosi in soggetto politico e statuale.
E’, questa, una strategia che si è andata consolidando negli anni e che ha trovato un esercito numerosissimo, oltre che di consigliori e sodali negli ambienti tradizionali politici ed istituzionali, di veri e propri soldati che si sono arruolati e che oggi fanno parte organicamente degli apparati criminali.
Non più, quindi, un processo delle ” convergenze parallele” di stampo moroteo, ma, al contrario, di una vera e propria sovrapposizione e di un rimescolamento generale delle posizioni.
La mafia che si fa Stato, insomma.
Al punto che talvolta le famiglie non si fanno scrupolo di presentare nelle liste dei candidati direttamente propri appartenenti, oltre a quelli, ovviamente, di soggetti loro amici e fiancheggiatori.
Un salto di qualità, quindi, rispetto ad un passato che, almeno nel Lazio, vedeva le mafie ricorrere più a candidature ” esterne” che non a quelle” interne” alle famiglie stesse.
Un fenomeno pericolosissimo, non sappiamo se monitorato e quanto monitorato, che in poco tempo potrebbe portare anche i comuni del Lazio e delle altre regioni del Paese ad essere amministrati direttamente, come già avviene in Campania, Sicilia, Calabria, Puglia e nel sud Italia, dal cugino, dalla cugina, dal figlio o dalla figlia, dal nipote o dalla nipote, dal fratello o dalla sorella del boss.
Tutti regolarmente ” puliti”, con la fedina penale immacolata, secondo la legislazione vigente dello Stato italiano.

Lo Stato patrigno ed irriconoscente nei confronti dei Testimoni di Giustizia.

Nessuno più di chi, come noi, opera sul versante dell’antimafia della trincea e non di quella del palco o della scrivania, può comprendere le ragioni della profonda amarezza del Testimone di Giustizia che, vistosi trattare come un rognoso da soggetti dello Stato, di questo Stato, decide di non testimoniare più o addirittura di ritrattare quanto ha denunciato.
Apriamo un dibattito perché riteniamo che attraverso questo, purché esso sia sereno, obiettivo e basato su fatti conosciuti, potremo contribuire a far venire alla luce quelle zone d’ombra esistenti negli interstizi delle istituzioni e degli apparati partitici in materia di rapporti con le mafie.
Noi, che pur non siamo mai stati teneri con queste istituzioni per quanto attiene al rapporto fra pezzi di esse e le mafie, non siamo arrivati allo stesso punto di coloro che sostengono che la mafia è lo Stato e che lo Stato è la mafia.
No, perché conosciamo magistrati, rappresentanti delle forze dell’ordine, funzionari dello Stato, professionisti e semplici cittadini, la cui onestà morale ed intellettuale ed il cui senso civico e di devozione allo Stato di diritto sono specchiatissimi ed a prova di bomba.
Non tutto è marcio, grazie a Dio, almeno finora.
Ma, purtroppo, non tutti sono così.
E’ la realtà, l’amara realtà che nessuna persona onesta può negare.
Il problema sta nello stabilire chi rappresenta la maggioranza e chi la minoranza; quanti sono i mafiosi ed i corrotti nelle istituzioni e nei partiti politici e quante le persone perbene e fedeli al giuramento di fedeltà allo Stato.
Ci capita spesso di raccogliere le espressioni di sfogo di taluni Testimoni che, delusi dal comportamento dello Stato nei loro confronti, hanno deciso di non testimoniare più in dibattimento e di ritrattare quanto denunciato.
Ci sono casi e casi, l’uno diverso dall’altro, ma ognuno di essi è caratterizzato dalla profonda delusione per il trattamento subito.
In uno dei convegni più recenti da noi promossi un alto Magistrato, trattando appunto dei Testimoni di Giustizia, ha riferito alla platea dei partecipanti che in altri Paesi, come ad esempio in Inghilterra, il Testimone di Giustizia viene definito un
“SERVITORE DELLO STATO”.
Qua, da noi in Italia, egli talvolta viene trattato come se fosse… una specie di… traditore dello Stato.
Possiamo dare pieno torto, quindi, a chi eventualmente, preso dalla delusione e dallo sconforto, dovesse dire:
“Andate a morire ammazzati, io non testimonio più e ritratto tutto”???
Ecco, questo è uno dei tanti modi di… favorire le mafie: deludere i Testimoni per indurli a non testimoniare più.
E’, questo, solo uno dei tanti problemi che un’antimafia VERA e non parolaia deve porsi e risolvere, se non vogliamo prendere in giro prima noi stessi e poi gli altri.

Antonio Moccia, vicesegretario dell’Associazione Caponnetto, già commissario della Polizia di Stato e per lunghi anni facente parte della squadra di P. G. di una delle più importanti Procure della Repubblica d’Italia, ben mette in evidenza in questa nota lo stato della giustizia in Italia per quanto attiene al problema della lotta alle mafie. Egli, fra l’altro, solleva un problema alquanto delicato che riguarda il trattamento che lo Stato riserva ai Testimoni di Giustizia, a coloro, cioè, che si sono trovati ad essere testimoni, da cittadini perbene e non implicasti in episodi delinquenziali, di fatti delittuosi e che, per senso civico e profondo spirito di attaccamento alle istituzioni, hanno denunciato quello di cui sono a conoscenza. Antonio cita l’esempio di Gennaro Ciliberto, un “caso” che è diventato un vero scandalo nazionale perché, a distanza di 3 anni dalle sue denunce a varie Procure d’Italia –Milano-Roma-Napoli-Firenze -Campobasso ecc-, , egli si vede costretto a scappare –sì, scappare per sfuggire alle eventuali vendette di chi ha denunciato – da una parte all’altra del Paese, senza un minimo di assistenza e di protezione. Vivendo, peraltro, di carità, senza un lavoro, senza un euro. A leggere di questi fatti vien quasi da sospettare che una mafia, fattasi ormai Stato, come alcuni sostengono, voglia far arrivare alle persone perbene un messaggio preciso “Non denunciate. Fatevi i fatti vostri”. Noi, malgrado tutto, non vogliamo ancora pensare che la MAFIA SIA DIVENTATA ORMAI LO STATO, Vogliamo, cioé, continuare a credere nello STATO DI DIRITTO per il quale si sono battuti i nostri nonni ed i nostri genitori. Ma certo è che i dubbi sorgono anche in noi quando vediamo che ad Angela Napoli, parlamentare di lungo corso, viene riassegnata la scorta mentre a Gennaro Ciliberto lo si costringe, quasi a volerlo punire perché ha denunciato, a vivere da latitante e quasi da clochard. Più volte abbiamo chiesto al Capo dello Stato di interessarsi personalmente a questo “caso” ed a quello di tutti i Testimoni di Giustizia che si trovano nella situazione di Gennaro, ma, ad oggi, non abbiamo avuto alcun cenno di riscontro. Francamente siamo sconcertati. Bene, quindi, ha fatto Antonio Moccia a riproporre il problema, nella speranza che questa volta si muova chi deve muoversi per evitare che si rafforzi il convincimento che in questo Paese… bisogna essere un’Angela Napoli per sentirsi telefonare da Angelino Alfano che il suo problema è stato risolto.

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Cittadini di gruppo A e cittadini di gruppo B. Ad Angela Napoli hanno ridato la scorta e noi abbiamo avuto piacere. Ma perché lasciano nelle fauci del leone Testimoni di Giustizia, giornalisti, esponenti di associazioni antimafia che tutti i giorni si espongono mettendo a repentaglio la propria vita e pagando prezzi amari???

Noi abbiamo avuto piacere che abbiano ridato la scorta ad Angela Napoli.
Ma la notizia ci ha dato al contempo gioia e tristezza perché il nostro pensiero è andato subito alle decine di persone perbene sparse per l’Italia che ogni giorno -e da tempo-mettono a repentaglio la loro vita per denunciare, nomi e cognomi, mafiosi, corrotti e servitori infedeli dello Stato.
Persone perbene completamente dimenticate da uno Stato patrigno che, mentre da una parte protegge i potenti e le persone famose come Angela Napoli, dall’altra lascia allo sbaraglio e nelle fauci del leone coloro che non sono né potenti nè famosi.
Quasi a voler dare l’impressione di non gradire che si denuncino mafiosi e corrott.
Pensiamo a Gennaro Ciliberto, a Valeria Grasso ed alle altre decine di Testimoni di Giustizia che non godono di alcuna protezione; pensiamo ai tanti giornalisti e responsabili di associazioni antimafia -di quelli che fanno nomi e cognomi e che non si limitano a parlare di cose e fatti generici! – ai quali la mafia l’ha giurata; pensiamo a tutti coloro che, per senso civico, si espongono ed espongono le loro famiglie, pagando prezzi amari.
Di tutti costoro nessuno parla, nessuno scrive, nessuno interroga.
Figli di un Dio minore.
Cittadini di gruppo A e cittadini di gruppo B…

Chi sta con la mafia e chi contro la mafia: tertium non datur. La nostra richiesta di incontrare TUTTI i Gruppi Parlamentari punta proprio a stanare i mafiosi e gli amici dei mafiosi. Finora ha risposto positivamente solo il Gruppo del M5S.

A PROPOSITO DELLA NOSTRA RICHIESTA DI INCONTRARE TUTTI I GRUPPI PARLAMENTARI PER SOTTOPORRE AD ESSI UNA SERIE DI RICHIESTE CHE L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO INTENDE FARE AI FINI DI UN’AZIONE VERAMENTE EFFICACE CONTRO LE MAFIE.

Ma voi pensate che un cappone possa mai sperare che Natale arrivi prima?
E che un’aula parlamentare nazionale,regionale,provinciale o comunale che essa sia,imbottite come sono di gente condannata,indagata,corrotta,possa mai far proprie ed approvare leggi e regolamenti che effettivamente contrastino una mafia che sta diventando sempre più Stato ?
E voi pensate che noi siamo tanto ingenui da illuderci di ottenere l’accoglimento pieno delle nostre proposte che tendono appunto a ridurre il potere delle mafie?
Saremmo degli illusi,persone fuori di senno,gente inesperta e fuori dalla realtà.
Andiamo agli incontri da noi stessi richiesti per mettere tutti definitivamente alla prova finale.
Si vuole fare veramente o no la lotta alle mafie?
Sono in pochi a volerlo e noi vogliamo stanare e far venire allo scoperto,sotto i riflettori, quelli che dicono di volerla fare ma che in effetti non vogliono farla.
Ormai bisogna fare chiarezza,per sempre,definitivamente.
C’é una cortina fumogena nel Paese creata da un sistema informativo in larga parte al servizio di lorsignori ed impegnato a truccare le carte.
Noi abbiamo chiesto un confronto a TUTTI in modo che nessuno possa accusarci di essere partigiani,a favore cioé di taluni e contro altri,ma già il fatto stesso che,a distanza di circa un mese dalla nostra richiesta,la maggior parte dei soggetti ai quali ci siamo rivolti NON RISPONDE,la dice lunga sulla reale volontà di costoro di combattere le mafie.
Siamo pronti per il primo confronto che é stato accettato dai parlamentari del M5S e vediamo se ce ne saranno degli altri.
Aspettiamo con pazienza e senza ancora pregiudizi,ma anticipiamo che,ove dovesse perdurare il silenzio di tutti gli altri Gruppi parlamentari,saremmo questa volta veramente duri.
E più duri ancora saremmo nei confronti di eventuali difensori di ufficio………….
E’ giunta l’ora in Italia di far definitivamente chiarezza sulle posizioni di ognuno e stabilire una buona volta per tutte chi sta di qua e chi sta di là,chi con la mafia e chi contro la mafia.
Anzi,le mafie!!!!!!………

Proposte ai Gruppi Parlamentari di tutti i partiti dell’Associazione Caponnetto. Invito agli iscritti ed ai simpatizzanti dell’Associazione Caponnetto a voler far pervenire ENTRO 3-4 GIORNI modifiche, integrazioni e quant’altro in vista del primo incontro che ci sarà la settimana prossima con il Gruppo del M5S.

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Serve o no il Tribunale a Gaeta per quanto riguarda la lotta alle mafie? Il problema è delicato e complesso. Intanto un Tribunale senza una Procura della Repubblica non serve granché e, poi, se le Procure ordinarie del Lazio, così come avviene in Campania, non vengono delegate anche ad operare in materia di reati associativi di natura mafiosa, su questo versante non servono. E, per ultimo, perché in Campania ci sono ben 3 DDA e nel Lazio solo una? E’ così che si vuole fare la lotta alle mafie su un territorio invaso da queste?

Il problema della sopravvivenza o meno del Tribunale di Gaeta ed altre vicende collegate al funzionamento della Giustizia nel Lazio e,in particolare,nel Basso Lazio in relazione all’azione di contrasto delle mafie. E’ oggetto di un dibattito che però meriterebbe degli approfondimenti che,allo stato,non ci sono stati,nè pare che si vogliano fare.
Parliamoci fuori dai denti.

Noi della Caponnetto stiamo insistendo da tempo sulla necessità che le Procure ordinarie del Lazio,come avviene in Campania da sempre,vengano interessate,in regime di codelega da parte della Procura Generale in virtù dell’art.51 comma 3 bis del CPP,in materia di reati associativi di stampo mafioso.

Se non si fa questo,non otterremo mai quei risultati che tutte le persone oneste auspicano in quanto,pur con tutta la buona volontà di questo mondo i magistrati della DDA di Roma ( che da quando é arrivato il Dr.Pignatone ce la stanno mettendo tutta. Ma,a proposito,perché in Campania ci sono 3 DDA e nel Lazio solo una?) non riusciranno mai a far fronte a tutte le esigenze che un territorio,qual’é il Lazio,letteralmente invaso dalle mafie di ogni natura e di ogni etnia,presenta.
Venendo alla proposta di soppressione o meno del Tribunale di Gaeta,dobbiamo dire con la franchezza che ci ha sempre contraddistinto che esso,così com’é oggi,peraltro privo di una Procura della Repubblica,non serve proprio a niente per quanto riguarda l’azione di contrasto delle mafie. Delle due una:
o i Tribunali vengono attivati soprattutto con il supporto di una Procura che,a sua volta,si interessi anche di reati di natura mafiosa,o,altrimenti,non servono a niente per quanto riguarda la lotta alle mafie.

“Vengo anch’io; no tu no”. Si risentono le note della vecchia canzone alla vigilia dell’incontro previsto a breve fra i Gruppi Parlamentari e le delegazioni delle Associazioni “ A. Caponnetto” e “ I Cittadini contro le mafie e la corruzione. Sia chiaro a tutti ed in maniera definitiva che in incontri del genere si trattano vari temi, fra i quali alcuni anche di estrema delicatezza e, pertanto, non è assolutamente ammessa la presenza nella delegazione delle Associazioni, si elementi estranei ad esse”.

Si preparano le delegazioni delle Associazioni ” A. Caponnetto ” e ” I Cittadini contro le mafie e la corruzione” che dovranno incontrare fra pochi giorni quella del Gruppo Parlamentare del Movimento 5 Stelle della Camera dei Deputati e già cominciano a risentirsi le note della vecchia canzone ” Vengo anch’io; no tu no”.
Elementi estranei alle due Associazioni hanno espresso per via indiretta il desiderio di entrare a far parte delle delegazioni.
Al riguardo ci teniamo a precisare una buona volta per tutte che in incontri di tale importanza, durante i quali si trattano molti argomenti alcuni dei quali anche di estrema delicatezza, partecipano SOLAMENTE persone di estrema fiducia e che ricoprono, peraltro, incarichi di responsabilità nelle Associazioni promotrici.
I temi che verranno affrontati non riguardano solamente i Testimoni di Giustizia, ma saranno vari ed anche delicati in quanto contengono, fra l’altro, analisi e richieste che si riferiscono a deficienze, omissioni, carenze da parte di soggetti individuali ed apparati pubblici sul versante della lotta alle mafie ed alle illegalità.
Temi, come si vede, di estrema delicatezza e di vario genere.
PERTANTO, NON ESSENDO INCONTRI DI MERCATO O DI BAR, NON SONO ASSOLUTAMENTE AMMESSE PRESENZE DI ESTRANEI ALLE ASSOCIAZIONI ANTIMAFIA CHE LI HANNO RICHIESTI.

Il ruolo di un’antimafia sociale seria: mai schierarsi politicamente!!!

Il ruolo di un’antimafia sociale seria.
Si fa veramente fatica, nella babele politica, sociale ed economica italiana, a definire qual’è il ruolo di un’antimafia sociale vera.
Un’antimafia svincolata da lacci e laccioli e che voglia assolvere al suo ruolo originale.
La corruzione ha raggiunto livelli impressionanti, mentre la contaminazione mafiosa non risparmia più nessuno, da destra, al centro ed anche a sinistra.
Non ammetterlo significa negare la realtà.
Noi non possiamo essere tacciati di filoberlusconismo.
Anzi, è tutto il contrario.
Lo attestano le migliaia di nostre prese di posizione e, più ancora, lo attesta il lavoro quotidiano che noi svolgiamo di indagine e di segnalazioni che non appare perché non può apparire.
Ma obiettivamente non può essere negato che ormai la contaminazione mafiosa non risparmia quasi nessuno più.
Le cronache riportano ogni giorno che le amministrazioni di centrosinistra che vengono sciolte per mafia non si contano più.
Di fronte ad una situazione del genere non può più dirsi che tizio è mafioso mentre caio non lo è.
Ecco perché chi vuole fare un’azione seria contro le illegalità e le mafie non può e non deve sentirsi vincolato a tizio o sempronio.
E’ appunto quello che esattamente facciamo noi resistendo ai mille tentativi di coloro che eventualmente volessero condizionarci per vederci schierati politicamente.
Noi ci sentiamo LIBERI da tutto e da TUTTI e, se talvolta, può sembrare che prendiamo posizione a favore di qualcuno, questo capita allorquando quel qualcuno ha assunto una posizione a favore delle nostre denunce e delle nostre istanze.
Sia ben chiaro una buona volta per tutte.
Niente di più e niente di meno.

Ad Ostia e sul litorale romano la situazione peggiora sempre di più. Noi abbiamo tentato di intervenire ma abbiamo compreso che la nostra presenza non era gradita da certi ambienti politici ed abbiamo subito trovato le barriere. Se i cittadini non si svegliano…

Ostia, una città ed un territorio nella morsa della criminalità.
Comune ed organizzata.
Con tanta mafia e tanto racket.
E’ tutto il litorale romano, oltre ovviamente alla Capitale, sotto attacco della criminalità.
Nessuno parla, però, delle responsabilità, politiche ed istituzionali.
Quando si parla di Roma come della “città più sicura d’Europa”, si minimizza, si tranquillizza, si nega la realtà, si raccolgono questi frutti:
4 incendi in tre settimane.
E siamo solo all’inizio della stagione estiva.
Senza considerare le “famiglie” presenti, le attività economiche in odor di mafia e quant’altro.
In passato abbiamo tentato di mettere le mani su quella situazione, di creare un nucleo di resistenza, un presidio stabile di persone capaci di segnalare, denunciare fatti e comportamenti, ma ci è sembrato subito che qualcuno a livello politico non gradiva la nostra presenza.
Abbiamo trovato subito una barriera.
Una?
Tante.
Come capita quasi sempre e dappertutto nel Lazio, ma non solo, si preferisce non un’antimafia aggressiva come la nostra, non di
DENUNCIA, ma soft, asservita alle burocrazie politiche e disponibile a fare gli interessi politici di questo o di quello.
Si ha paura che vengano fuori i discorsi sulle… responsabilità oggettive e soggettive e questo non fa comodo a nessuno.
Ecco i risultati.
La gente trema, ha paura, subisce violenze, ricatti, attentati.
Ed a Roma stanno a guardare.
A Roma si preferisce pubblicare le antologie antimafia anzicché mettersi tutti a tavolino per discutere, confrontarsi e trovare le soluzioni ad una situazione che si va sempre più incancrenendo.
Sono anni che si parla di Ostia e del litorale romano; sono anni che nei rapporti delle varie Commissioni Parlamentari antimafia e, più ancora, nelle Relazioni della Direzione Nazionale Antimafia e della Direzione Investigativa Antimafia viene evidenziata la gravità della situazione e nessuno corre ai ripari, nessuno a livello politico si sforza di comprendere il “perché” si è arrivati a questo punto.
I cittadini di Ostia, come quelli di tanti altri comuni del Lazio, possono continuare a tremare ed avere paura.
Fino a quando non decidano di aprire gli occhi e di organizzarsi dandoci una mano…

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