Lettere

Lettera aperta dell’Associazione Caponnetto al Capo dello Stato, al Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri ed al Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Roma

“Le mie indagini sconfitte da Gomorra”, ha dichiarato tristemente in un’intervista Roberto Mancini, l’ispettore di polizia morto di tumore per aver dedicato anni ad individuare i luoghi laddove la camorra ha interrato centinaia di tonnellate di rifiuti nocivi avvelenando tutto e tutti.
E non vogliamo vederci costretti a ripetere le stesse parole nel constatare l’inerzia delle istituzioni di fronte alle numerose denunce che sta facendo da tempo il Sindaco di Pastena – in provincia di Frosinone- Dr. Arturo Gnesi, il quale, peraltro, è un medico e, quindi, sa di cosa sta parlando.
L’ultima denuncia è stata rimessa con nota diretta al Gruppo Carabinieri Tutela per l’Ambiente con sede a Roma in Largo Lorenzo Mossa in data 27 ottobre u. s. con numero di protocollo del Comune n.5159, nota che ci è stata consegnata in copia dallo stesso Sindaco.
In tale nota leggiamo fra l’altro:
“Abbiamo dovuto far ricorso ad un’interrogazione parlamentare e ad una successiva inviata al Consiglio Regionale del Lazio per far tornare, assieme agli uomini del Corpo Forestale, i tecnici dell’ARPA che hanno potuto documentare la presenza nel terreno di pericolose concentrazioni di metalli pesanti, alcuni potenzialmente radioattivi. In superficie il terreno è inquinato ma nessuno osa andare in profondità per svelare, una volta per tutte, la presenza o meno di fusti e rifiuti tossici…
… Nemmeno l’impennata di tumori riguardanti soprattutto la tiroide ed il sistema emolinfatico ha dato un impulso all’inchiesta per un’approfondita ricognizione sulla popolazione residente e sui tanti che transitavano lungo la strada provinciale per recarsi al lavoro… “.
Nella nota di cui abbiamo riportato alcuni significativi stralci, leggiamo alla fine:
“Non sappiamo se riusciremo a liberare Pastena da quest’incubo, di certo avremmo voluto incontrare interlocutori più attenti e sensibili a quello che potrebbe rivelarsi un grosso attentato alla salute dei cittadini”.
Un’amara considerazione, questa, ed un grido di allarme gravissimo da parte di un Sindaco che – giova ripeterlo- è un medico e, quindi, una persona competente e responsabile.
Una considerazione ed un grido di allarme dei quali questa Associazione ritiene doveroso farsi portavoce presso le SS. LL. per pregarLe di intervenire, per quanto di rispettiva competenza.
Ciò, anche al fine di evitare che la scrivente non si veda costretta a fare propria l’amara considerazione fatta, prima di morire, dall’ispettore Mancini e citata in apertura.
Distinti saluti.

Il Segretario

Riceviamo e pubblichiamo: “A Sorrento la camorra c’é ma non si vede… o non la si vuol vedere”

Chi nega l’esistenza di un rischio di infiltrazioni criminali in penisola è illuso o, nel peggiore dei casi, è colluso». Tanti gli episodi che hanno fatto alzare il livello d’attenzione, qui dove i turisti amano passeggiare in centro storico, qui dove c’è una classe imprenditoriale facoltosa, qui dove la crisi si sente ma non come nel resto del Paese, qui sembra una oasi felice, dove la camorra vive mescolata alla richezza ed il lusso e certo non gli conviene sparare.

Siamo alle barzellette. Il Governo sia credibile! Testimoni di Giustizia al macero

governo deve essere credibile e mostrare serietà sulla questione Testimoni di Giustizia. Troppe parole al vento; in questi giorni le contraddizioni tra il Ministro Alfano ed il Vice Bubbico mostrano un chiaro quadro, una macchietta all ‘italiana,; chi dei due mente???
O forse entrambi?!
La questione TDG sta diventando vergognosa e drammatica, un sistema ormai allo sfascio, economicamente prosciugato da decenni di mala gestione e un apparato pachidermico che fa fatica a funzionare e che mantiene in piedi un sistema inadeguato e che fa acqua da tutte le parti… quel Servizio Centrale… S protezione ormai fermo al 2001 e volutamente tenuto in piedi, andrebbe ridimensionato e rivisto.
Nessuno ad oggi e ci riferiamo alla politica del passato e del presente ha saputo dare risposte concrete ai TDG, un valzer di proclami che puntualmente hanno disatteso qualunque risoluzione ed oggi il buon Bubbico cerca di prender tempo di appendersi da solo qualche medaglia, anche perché questo governo cosi vacillante oggi c è e… domani non si sa’!
Per non parlare di Renzi che quasi ha timore a pronunciare la parola Mafia.
Certamente è un reato moralmente atroce illudere persone già sofferenti.
I TDG sono persone distrutte per il solo essere stati uomini e donne onesti e aver denunciato le mafie, in una Italia omertosa e collusa e indifferente questi pochi uomini e donne, 86 solo, dovrebbero essere trattati come esempi ed eroi ed invece sono li sfiniti, in primis da chi hanno fatto condannare e poi da uno Stato latitante e poco credibile e che li riempie di promesse, umiliando le loro famiglie, e infierendo su di loro.
Quasi una fine pena mai per questi esempi di legalità una sorte di punizione, e quella maledetta frase “chi te lo ha fatto fare?non sapevi?… ”
Oggi come ieri l’ennesimo politico, il Vice Ministro Bubbico e Presidente della Commissione centrale ex art.10 lancia via mediatica promesse, proposte e altre tante magie in un solo giorno… tristemente resteranno tali!!! Solo Promesse!!!
Noi della Caponetto però abbiamo una buona memoria e staremo a guardare, vorremmo tanto essere smentiti dal Vice Ministro Bubbico ma siamo certi che cosi non sarà, anche perché troppe volte il Vice Ministro Bubbico è stato poco credibile!!! E a dimostrazione di cioè è il caso Coppola, Tdg ormai abbandonato alla mercé della camorra e ridotto a vivere in un modo disumano.
Coppola è l ‘esempio di come non ci sia volontà a risolvere una questione che resta di primaria necessità, ma che mostra la fine tragica di chi ha denunciato le mafie ed ora paga il prezzo dell’abbandono.
Vogliamo che il Governo, Renzi, i Ministri possano rimediare a questo accanimento nei confronti dei TDG e che sappiano chiedere scusa con atti concreti e non le solite promesse

“Uno stato deve essere credibile ed incentivare la denuncia, questi cattivi esempi, queste vite spezzate sono un regalo alla mafia e i tdg sono un bene primario per un ‘italia libera dalle mafie e dalla corruzione. “

Riceviamo e pubblichiamo questa nota pervenutaci dal Testimone di Giustizia Luigi Coppola: “Testimone di giustizia e non mitomane”

Cari amici dell’Associazione Caponnetto, approfitto del vostro sito web e delle vostre pagine Facebook per far veicolare queste mie poche osservazioni
I Testimoni di giustizia sempre piu spesso lamentano l’assenza dello Stato.
Lo sentono quasi come un nemico sempre pronto ad infierire su di loro.
Io in particolare, da testimone di giustizia ”campano”, uno dei piu importanti con un numero di arresti e condanne fatti operare ed erogare a ben 32 persone, tra boss e gregari
Oltre che sentire la lontananza dello Stato ho sempre sentito la voluta lontananza che c’e tra gli stessi Testimoni di Giustizia. Lo Stato cerca di risparmiare e questo lo si sa e forse il Servizio Centrale Protezione a mio parere andrebbe chiuso e non perche’ mi sia antipatico; anzi io con il scp non ho avuto mai diverbi. Ma perche’ si spendono soldi inutilmente, visto che tanti si lamentano
La legge va cambiata e sicuramente lo sara’ facendo si che chi denuncia resti nel suo paese come l’unica soluzione possibile, senza sradicamenti familiari e senza spese inutili per viaggi e -cosa importante- senza mensilita’ da elargire
La denuncia deve essere una cosa normale e non un atto eroico
Anche perche’ ultimamente sembra che tutti si lamentano ma corrono al Viminale implorando il programma di protezione.
Sembra quasi una mitomania
E, poi, ricordo che 13 anni fa c’ era una serieta’ che ora non c’ e più. Ora tutti sanno tutto di tizio e di caio. C’é chi dice che il scp fa uscire informazioni o che da ‘ giudizi su chi da imprenditore denunciante lo avrebbe fatto perche’ gia’ fallito insomma e’ diventata una macchietta

Io spero che tutto cambi e che la denuncia torni ad avere quella serieta’ di valutazioni che ultimamente sembra essersi persa. In conclusione basta mitologia e piu ‘ risparmio per investire sulla sicurezza nel luogo di origine del denunciante senza chiudere ne’ attivita e senza sradicamenti.

Luigi Coppola
Imprenditore che si e’ opposto alla camorra

”Non riesco a dimenticare quelle urla… Voi da che parte siete???”

Che stupido che sono, quanti ideali, quante turbe mentali, il credere di essere parte di uno Stato, di essere a fianco dello Stato.
Tutto sbagliato, tutto un errore, solo utopia.
L’aver perso tutto era solo l’inizio, solo la punta di un iceberg, il bello deve ancora venire dicevano quei tanti sverturati miei predecessori, ed io quasi sognatore dicevo a loro “no vi sbagliate non è cosi certamente sarà cambiato il sistema” Che stupido che sono stato a non dar peso alle frasi di questi uomini e donne onesti.
Tutti pazzi qualcuno un tempo gridò, cosa vogliono, vero cosa vogliamo, se non il vivere, il non essere continuamente umiliati, il non essere trattati come cartacce da mettere in un faldone da poi riporre in un armadio.
No cittadini onesti non è un eccezione riservata allo scrivente ma una regola fissa, collaudata nel tempo, quei diritti calpestati, poi ci sono quei doveri a cui ogni uno di noi è obbligato che rendono il tutto un inferno.
Due pesi, due misure e pronti li per bacchettarti, io sono io e tu non sei un c… questa è la regola, non importa se sei malato, se con te ci sono dei figli, se le tua precedente vita era una vita normale, tutto il passato non fa testo.
Vorresti salvarti da chi con ferocia ti bracca e chiedi aiuto ma dopo poco ti accorgi che forse morire è il male minore.
Chiudi gli occhi credendo che questo incubo possa finire ma basta solo aprirne uno di occhio per vedere quanto male, quanta cattiveria e quanta indifferenza ci sono in chi dovrebbe essere garante della tua attuale vita.
Vero che non sono tutti uguali, c è sempre l’ eccezione, ma dal basso ci sono comprensione e umanità che poi, però, svaniscono nel salire di grado, sino a toccare il nulla…; quel nulla che poi si trasforma in arroganza di potere in quel “io sono io e tu non se i un c… , ”. Cari amici sappiate che questo non è un lamento, non è un rimprovero, ma la storia, la memoria di un uomo onesto, dell’ennesimo Testimone di Giustizia che entra a far parte di quel sistema che stritola le menti, logora il fisico e distrugge la vita.
Scapppare via dal sistema si può, cosa poi accadrà?
L’unica certezza e’ che quei giorni che ci resteranno da vivere li vivremo da uomini liberi e senza dover subire continuamente umiliazioni.
Ci vuol coraggio a resistere, tanta forza, ma bisogna farcela perché non bisogna darla vita a nessuno.
Denunciare è un dovere, il resto solo utopia.

Un Testimone di Giustizia

“Generale, io sono un uomo per bene e non alzi la voce!!!”. Assurdo!!!

L‘ennesima umiliazione subita dal Testimone di Giustizia Ciliberto Gennaro, in presenza del proprio legale Avv. Inzillo, del personale Nop, della compagna e del piccolo figlio.
Dinanzi al palazzo sede del Servizio Centrale Protezione il Generale ha urlato in strada al Testimone di Giustizia, rimproverandolo per aver atteso invano il suo arrivo, se non fosse che il Tdg era per strada da più di un ora con personale di scorta e il suo legale in attesa di essere ricevuto dallo stesso Generale.
Il tdg Ciliberto ha cercato invano di spiegare al Generale che da più di un’ ora erano li fuori al portone ad attendere che qualcuno li facesse accomodare, ma nulla. Il Generale ha bacchettato con toni alti il tdg e prima di salire in auto ha aggiunto una frase che ha profondamente offeso il tdg Ciliberto.
Questa è l ‘ ennesima prova di come i tdg sono considerati come dei rompiscatole o ancora peggio.
Oggi lo Stato ha perso nuovamente; è cosa certa che a far brutta figura non è stato il tdg che come sempre si è contraddistinto per educazione e rispetto. Oggi a perdere il controllo è Stato il Generale. Che rappresenta lo Stato

Lettera di un Testimone di Giustizia

A volte vorrei poter penetrare nelle coscienze dei potenti, di coloro che decidono per noi poveri sventurati, a volte vorrei poter fare breccia su quelle menti cosi raffinate che dall’alto del loro ruolo ci guardono con occhi indifferenti.
A volte vorrei che questi potenti stessero per un solo giorno nelle nostre vite, che vivessero le nostre angosce le nostre paure i nostri dolori.
Un tempo un magistrato disse che il tdg deve essere consapevole che per la scelta fatta perderà tutto e che la sua vita sarà completamente trasformata, ma colui che lo disse dimenticò di aggiungere che tale vita sarebbe stata un inferno, una pena continua una lenta agonia.
Chi è fuori dal sistema ci vede come dei coccolati o privilegiati, dei prediletti.
A volte ci paragonano a dei “pazzi” a gente squilibrata, ma noi siamo quei soggetti che con le nostre denunce abbiamo assicurato alla giustizia dei criminali, attendibili da testimoni nei processi e poi trasformati in dei “pazzi”.
Chi vive questa vita deve accettare tutto ciò che gli viene ordinato e che per ragioni di sicurezza non è possibile infrangere le regole, ma a volte troppo spesso per magia la sicurezza è discrezionale quasi ad intermittenza, il tutto rende ridicolo ogni atteggiamento e ciò che valeva in precedenza per magia viene cancellato da un silenzio.
Questo sistema protezione è una macchina farraginosa, un mostro che è un labirinto, un passaggio di carte che non tiene conto che ogni tdg è un essere vivente, che respira e che dovrebbe vivere.
Sono 20 anni che il sistema si interfaccia con i tdg, certo che oggi è cambiato tanto, vero, ma ancora non si riesce a comprendere perché i tdg non vengano trattati come essere umani ma come una pratica da espletare.
Vedere dal di fuori un tdg è cosa ben diversa dal capire cosa egli possa vivere in tale scelta di vita.
Siamo pochi, vero, ma forse troppi per un sistema ormai allo stremo.
La spendig rewie sta affondando la sua mannaia sul sistema protezione è i danni sono visibili a tutti, tanto che qualche voce dal sistema dice “non ci sono soldi” mq la risposta è lecita… “dove sono i soldi sequestrati alle mafie”???
E quelle frasi del neo pentito Setola che afferma di avere 35 milioni di euro occultati???
Io non chiedo di cambiare un sistema nato per essere cosi, chiedo solo a chi dovrebbe essere garante e responsabile delle nostre vite di essere più attento e capire che i tdg non sono pratiche ma uomini e donne che hanno fatto solo una giusta scelta di vita e che meritano rispetto.
Un Testimone di Giustizia

Riceviamo questa nota dal Testimone di Giustizia Gennaro Ciliberto che sta attualmente in località protetta e la giriamo al Procuratore Capo di Novata Dr. Saluzzo

Ieri ho ritirato copia dei fascicoli delle inchieste sulle minacce ricevute a Novara, inchieste regolarmente archiviate. Dopo aver pagato 52 euro di diritti e fotocopie ho accertato che per le minacce ricevute su Facebook, noto che questa società non ha dato mandato a rilasciare dati poiché ha richiesto una rogatoria internazionale.
Per i lumini sotto il furgone, le croci rosse e i danneggiamenti, la Polizia – sezione anticrimine -non ha proseguito le indagini e addirittura in una nota ha segnalato che il Ciliberto ha più volte chiesto di far parte del programma di protezione e che, quindi, tali eventi possono considerarsi in relazione a tale richiesta,. Questo accadeva nel 2012.
Mai nessuna comunicazione è giunta ne’ al P M di Monza ne’ al P. M. di Roma e ne’, tanto meno, alla Dda di Napoli, al Dott. Siragusa.
Alla richiesta da parte dell ‘ufficio della Squadra Mobile di Novara di attuare qualche misura di tutela la sezione Anticrimine della Polizia di Stato della stessa Questura rispondeva che non era necessario poiché di tali minacce non si aveva collegamento certo con le mie denunce.
Appena i P. M. di Novara che hanno seguito il mio caso sono stati trasferiti il Procuratore Capo Dott. SALUZZO ha archiviato tutto.
Preciso che operatori della polizia Anticrimine di Novara in più occasioni mi dissero di andare via da Novara perché era per me pericoloso restarci.

Considerazioni amare di un Testimone di Giustizia. Quando lo stato è indifferente, se non in alcune sue parti colluso

Di chi fidarsi?
A chi portare il grido di dolore, di quella sofferenza patita per aver denunciato.
Nulla di più terrificante di quell’indifferenza mista all’arroganza.
Quel segnale cosi forte che ti far comprendere di essere solo, un bersaglio mobile, lasciato li in preda a chi hai denunciato.
Quindi resta solo il tempo, quel tempo che porterà alla sentenza di chi non dimentica, di chi oggi gode a veder soffrire chi ha denunciato.
Complici, mandanti ed esecutori uniti.
Cosa è un tdg, nulla!!!
Un peso per lo Stato!
Ormai è chiaro una parte di Stato ha chiaramente iniziato una manovra di distruzione del sistema di protezione, un segnale inequivocabile, annullare questa figura, lasciando un messaggio, facendo vedere tutta la sofferenza di chi ha denunciato un esempio vivente per chi vorrebbe ribellarsi alle mafie, alla corruzione…
Tdg come Don Chisciotte…
Tdg come navi in balia di una tempesta
Tdg come bersagli, esce vive…
Bisognerebbe poter tornare indietro, aver memoria delle tante parole dette da chi con voce alta ha mentito e continua a farlo, a chi si elegge paladino della giustizia e a fianco dei Tdg…
Sappiate che in ogni Tdg c è tanta sofferenza, dolore e amarezza e che anche se vivi non si vive da uomini liberi, perché un uomo che non può sognare un futuro, ne vivere un presente non è un uomo vivo.

. Lettera aperta di un Testimone di Giustizia all’On. Mattiello. La tragedia dei Testimoni di Giustizia ed il Sistema Protezione che fa acqua da tutte le parti

Lettera aperta di un Testimone di Giustizia indirizzata all’on. Davide Mattiello coordinatore del V comitato della Commissione Parlamentare Antimafia.

Caro On. Mattiello, ieri sera sul sito della Gazzetta del Mezzogiorno era riportato il seguente articolo:
Ossa bruciate in campo a Valenzano: forse resti di testimone di giustizia
BARI – Frammenti di ossa bruciacchiati trovati a 400 metri dalla sua abitazione. Lì, sotto un albero annerito, la macabra scoperta fatta dai Carabinieri domenica mattina. Troppo presto per dire se il cadavere carbonizzato, perché di resti umani si tratta, sia quello di Alessandro Leopardi, di 38 anni, artigiano di Valenzano di cui non si hanno più notizie dal 1° ottobre scorso. La Procura di Bar iha avviato accertamenti su quei frammenti di ossa trovati in campagna alla periferia di Valenzano, sotto un albero di ulivo, a ridosso di un muretto a secco. I Carabinieri della Compagnia di Triggiano, coordinati dal Pm Manfredi Dini Ciacci, non escludono che si tratti dei resti dell’uomo. Prima, però, occorrerà attendere gli esami del Dna e i risultati di accertamenti di natura medico-legale affidati al professor Francesco Introna, dell’Università di Bari. Ieri pomeriggio il padre di Leopardi ha raggiunto l’Istituto di medicina legale nel Policlinico, per sottoporsi al prelievo del Dna da confrontare con quello estratto da piccoli frammenti ossei. Un lavoro non semplice, considerate le condizioni in cui le ossa erano ridotte. Per conoscere il risultato occorrerà attendere una ventina di giorni. Omicidio l’ipotesi di reato. Una ragione tecnica anche per consentire agli investigatori di poter svolgere altri accertamenti e indagini. Alessandro Leopardi denunciò nel 2005 per estorsione e fece arrestare tre presunti componenti del clan Stramaglia di Bari: Michele Buscemi, Luca Masciopinto e Matteo Radogna. L’uomo e la sua famiglia vennero sottoposti a un periodo di protezione nelle Marche fino al 2011. Poi decisero di tornare in Puglia. Gli investigatori sospettano che l’uomo, un corniciaio che nel 2005, con la sua denuncia, contribuì a fare arrestare tre persone, sia stato vittima di una lupara bianca. Ma la pista non è affatto l’unica (sempre che quelle ossa siano di Leopardi). Appare strano, ad esempio, che i possibili assassini abbiano deciso di liberarsi del corpo a una distanza così ravvicinata dalla sua abitazione. Se fosse davvero lui, potrebbe avere incontrato qualcuno con cui ha litigato per ragioni diverse da quella vecchia denuncia? La zona in cui è stato ritrovato il corpo bruciacchiato era già stata battuta dai militari, ma subito dopo la denuncia di scomparsa, nell’immediatezza delle ricerche, quel corpo bruciacchiato e quei frammenti non erano apparsi così evidenti. Ad un secondo passaggio la macabra scoperta. Leopardi mercoledì mattina, primo giorno di ottobre, presumibilmente intorno a mezzogiorno è uscito di casa, ha raggiunto la strada ed è salito in macchina. O qualcuno lo ha costretto a farlo. Da quell’esatto momento non se ne hanno più notizie. L’ultima a parlare con lui è stata la moglie Rossella, uscendo di casa poco dopo le 9. Poi il nulla. Quando la donna è rincasata, intorno alle 13.15 ha trovato la porta aperta, le pentole sui fornelli, le pietanze in cottura, il cellulare del marito sul tavolo. Nessun segno di scasso sulla porta, l’appartamento in perfetto ordine. Chi lo conosce lo descrive come una persona tranquilla e perbene. Sono giorni terribili per chi gli vuole bene. E’ inquietante l’ipotesi che le ossa umane bruciate trovare a Valenzano vicino a Bari siano di Alessandro Leopardi, testimone di giustizia scomparso la scorsa settimana”. Lo afferma il deputato Davide Mattiello (Pd), componente della Commissione Antimafia. “Leopardi – sottolinea il parlamentare – era tornato nella sua localita’ di origine nel 2011, dopo aver contribuito a far arrestare tre delinquenti legati al clan Stramaglia. La valutazione della attualita’ e della gravita’ del pericolo in situazioni come questa e’ rimessa alla Procura Distrettuale, che puo’ proporre il soggetto esposto all’attenzione della Commissione Centrale affinche’ questa disponga le misure speciali previste dalla legge. Mi chiedo – prosegue – se dal ritorno in localita’ d’origine del Leopardi, siano state fatte queste valutazioni”. Mattiello afferma che “di questi giorni sono anche i continui allarmi lanciati da Francesco di Palo, testimone uscito dal programma di protezione e tornato in localita’ d’origine, Altamura. Confido nella massima attenzione da parte della Procura barese: non si puo’ abbassare la guardia mai. Proprio per la prossima settimana e’ attesa la sentenza di primo grado per l’assassinio di Domenico Noviello, punito per aver denunciato, diversi anni dopo le denunce stesse”.
Stranamente questa mattina la redazione della Gazzetta del Mezzogiorno ha modificato quella parte del su citato articolo che riguardava il comunicato stampa che ieri avevi rilasciato alla agenzia ANSA, così come segue,
«È inquietante l’ipotesi che le ossa umane bruciate siano di Alessandro Leopardi, testimone di giustizia scomparso la scorsa settimana – afferma il deputato Davide Mattiello (Pd), componente della Commissione Antimafia -. La valutazione della attualità e della gravità del pericolo in situazioni come questa è rimessa alla Procura Distrettuale, che può proporre il soggetto per misure speciali previste dalla legge».
Come vedi caro Davide il passaggio che fa riferimento al ritorno del sottoscritto in località di origine è stato cancellato. Ho inviato una mail alla redazione della Gazzetta del Mezzogiorno con la quale ho chiesto chiarimenti ma nessuno mi ha risposto. Caro Davide chi ha interesse ad occultare all’ opinione pubblica una notizia che riporta le gravi responsabilità di chi all’interno delle Istituzioni mi ha costretto a tornare ad Altamura?. Chi ha interesse a non fare sapere all’opinione pubblica che un Testimone di Giustizia è tornato in località di origine perché il Servizio Centrale di Protezione mi ha costretto a rendere pubblica la mia residenza che è ormai nota a tutti coloro che ho denunciato?. Chi ha interesse ad occultare all’opinione pubblica le gravi responsabilità delle Autorità Giudiziarie di Bari che non hanno predisposto adeguate tutele per me e per la mia famiglia nonostante coloro che ho denunciato sono stati scarcerati per decorrenza dei termini di custodia cautelare e nonostante i processi sono attualmente in corso? Caro Davide è da mesi che non faccio altro che inviare decine di missive a mezzo raccomandata al Ministero dell’ Interno, al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Giustizia, al Comando Provinciale dei Carabinieri di Bari con le quali ho manifestato le mie preoccupazioni perché temo ritorsioni a causa delle mie denunce. Nessuno mi ha mai risposto!
Caro Davide ma lo Stato con chi sta con chi denuncia o con i mafiosi?
Francesco Dipalo

Lettera aperta ad iscritti e simpatizzanti dell’Associazione Caponnetto

La sensazione,amici,é che anche fra di noi tarda a farsi strada il convincimento che il “problema mafie” è il PRIMO, più importante problema del Paese.

Forse anche fra noi c’è chi fa fatica ad acquisire piena consapevolezza del fatto che le mafie rappresentano sempre di più, oltre che un gravissimo pericolo per la sopravvivenza delle stesse istituzioni democratiche, soprattutto un freno allo sviluppo del nostro stesso territorio, di quello dove ognuno di noi abita.
Dove ci sono le mafie nessun imprenditore serio andrà ad investire i propri capitali ed è, quindi, inutile parlare di sviluppo se prima non si”bonifica” il territorio.
“Bonificare” significa far arrestare mafiosi e corrotti e far sottrarre ad essi i beni accumulati illecitamente e sul sangue della povera gente.
Se non si fa questo, ogni piano, economico, urbanistico o di qualsiasi altra natura che riguardi gli interessi della collettività, è destinato a non decollare ed a fallire.
Questa è la base dalla quale ognuno di noi DEVE partire se vuole SERIAMENTE impegnarsi sul fronte della lotta alle mafie.
Lotta alle mafie che non può, pertanto, essere considerata come un impegno residuale rispetto ad altri, non centrale e semplicemente marginale.
Comprendiamo che ci sono molte ragioni ostative perché a tutti possa essere richiesto lo stesso impegno in quanto il livello di maturazione e di coscientizzazione individuali varia da una persona all’altra ed impedisce l’assunzione da parte di tutti delle stesse responsabilità.
A ciò vanno aggiunte, peraltro, tante altre ragioni, da quelle eventualmente familiari, economiche ed a tante altre ancora.
Diventa, quindi, impossibile pretendere che quello della lotta alle mafie diventi in ognuno l’impegno esclusivo della propria esistenza extrafamiliare come è avvenuto ed avviene per chi ci ha addirittura rimesso la vita o rischia tutti i giorni di rimettercela.
Ma a chi presume di volersi distinguere dalla massa, militando – accettando o, addirittura, chiedendo di far parte della sua classe dirigente – in ‘associazione che lotta contro le mafie non in maniera retorica e parolaia, qual’è la Caponnetto, è richiesta l’assunzione della più PIENA consapevolezza della “centralità “dell’impegno che egli assume.
Il “modello” di antimafia che noi abbiamo scelto sin dalla nostra nascita, quindici anni fa, ci ha indotti e ci induce ad essere “diversi” rispetto a tanti altri.
“Diversi” nel senso che la nostra azione DEVE puntare a farci essere ” quelli del giorno prima” e non del “giorno dopo”; quelli che non si limitano a raccontare i fatti accaduti ma, al contrario, a saperli “leggere” prima che essi avvengano, PREVENIRLI, ANTICIPARLI E – ove si dovessero ravvisare in essi elementi tali da destare sospetti e preoccupazioni – CONTRASTARLI, denunciandoli agli organi preposti a verificarne la correttezza, in uno spirito di collaborazione con questi e facendo proprio l’ appello di Paolo Borsellino che sosteneva che “é un errore imperdonabile pensare che tutto il peso della lotta alle mafie debba essere accollato sulle sole spalle della magistratura e delle forze dell’ordine”.
Ma anche per fare questo occorrono prudenza, estrema ponderazione e profonda conoscenza delle competenze e della “salubrità “degli ambienti e dei soggetti con i quali si entra in contatto, considerato soprattutto il livello di inquinamento generale che non risparmia ambiente alcuno.
E’ necessario anche qui essere accorti nel saper individuare e raccordarsi con le parti sane e non infedeli e corrotte delle istituzioni, tenuto appunto conto dell’alta soglia di immoralità che ha colpito tutti gli ambiti del Paese.
Ecco il motivo per il quale noi ci siamo mostrati sempre contrari ad iniziative autonome, che, se non concordate con la Segreteria ed il Consiglio Direttivo, potrebbero portare a spiacevoli sbocchi a danno di singoli iscritti.
Il livello della delicatezza e dell’importanza dell’azione che noi svolgiamo impone un raccordo strettissimo, sinergico e sistematico fra tutte le espressioni di un’Associazione qual’è la Caponnetto.
Ciò, anche a tutela dei singoli suoi rappresentanti e del ruolo e dell’immagine del sodalizio.
Tutti per uno ed uno per tutti, insomma, a combattere in prima linea e non come un corpo senza strategia ed organicità in cui la mano sinistra non sa quello che fa la destra e viceversa.
Una sorta di… un esercito di Franceschiello!
Sono tantissime le persone che da tutta Italia ci manifestano la loro disponibilità ad avvicinarsi all’Associazione Caponnetto ed ad iscriversi ad essa.
Anche qua, rifuggendo da qualunque tentazione di elitarismo, giova mostrare molta prudenza e puntare più sulla “qualità” che non sul “numero” dei militanti.
Noi abbiamo bisogno, proprio per la particolarità e la delicatezza del lavoro che facciamo – un lavoro basato su tre piedistalli: INDAGINE, DENUNCIA e PROPOSTA, la nostra bandiera- di ” COMBATTENTI”, di persone convinte, motivate, disposte a “sporcarsi le mani”, senza interessi economici o politici, come talvolta è avvenuto e, non per ultimo, stando attenti a possibili tentativi di infiltrazione di elementi vicini ad ambienti malavitosi, come pure già si è verificato in passato.
L’Associazione Caponnetto, per l’alto prestigio di cui gode e per la “qualità ” e “tipicità” del lavoro che svolge, è considerata dalla criminalità organizzata particolarmente “appetibile” e molto “pericolosa” e, in considerazione appunto di ciò, essa corre sempre il rischio di possibili infiltrazioni, siano essere malavitose ma anche politiche.
Ecco il motivo per il quale è vitale essere estremamente SELETTIVI nell’accoglimento delle richieste di adesione – compito, questo, deve essere svolto esclusivamente dal
Consiglio Direttivo Nazionale – e puntare appunto sulla “qualità” e mai sul “numero” degli aderenti.
Noi non siamo un partito politico o un club sportivo o letterario e, quindi, non debbono interessarci soggetti inattivi o che magari pensino più ad altri fini che non a quelli esclusivi della lotta alle mafie.
Abbiamo sempre detto e diciamo, senza lasciarci, però, andare a facili generalizzazioni, che la politica e, quindi, le istituzioni, oggi, sono in gran parte corrotte e colluse con le mafie ed in altra parte impreparate e disattente o animate da interessi di potere estranei alla nostra cultura ed alle nostre finalità e che, di conseguenza, proprio nei loro ambiti, troviamo i nostri peggiori avversari.
Dobbiamo, di conseguenza, non consentire ad alcuno commistioni, sovrapposizioni o subordinazioni di sorta ed essere AUTONOMI da tutto e da tutti, nella piena consapevolezza che fare antimafia non è come vendere bruscolini o patate.
Sentiamo il dovere di ribadire a gran voce e pubblicamente questi concetti alla vigilia dell’apertura dei termini per l’operazione “tesseramento” all’Associazione Caponnetto per l’anno nuovo, animati dal fine di renderla sempre più una spina dolorosa nel fianco di quell’armata infinita di corrotti e mafiosi che stanno devastando le nostre città ed il Paese intero.
Un caro saluto a tutti.

L’Associazione Caponnetto chiede l’intervento del Presidente e del V. Presidente, Bindi e Fava, della Commissione Parlamentare Antimafia per affrontare il problema del comportamento vergognoso degli organi del Ministero degli Interni preposti alla gestione ed alla tutela dei diritti di Collaboratori e Testimoni di Giustizia

Pubblichiamo il testo della nota inviata dall’Associazione Caponnetto agli Onn. Bindi, Fava, Alfano, Bubbico.
AUSPICHIAMO CHE QUALCHE GRUPPO PARLAMENTARE E ANCHE SINGOLI PARLAMENTARI SI FACCIANO PORTAVOCI E SOSTENITORI DELLE ISTANZE CONTENUTE IN ESSA.
GLIENE SAREMMO GRATI E LO RENDEREMMO NOTO A TUTTA ITALIA.

 

OGGETTO: Collaboratori e Testimoni di Giustizia

DA OGGI IN POI NOI DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO SAREMO SPIETATI CONTRO TUTTI COLORO CHE IN UN MODO O NELL’ALTRO ATTACCANO O COMUNQUE MALTRATTANO I COLLABORATORI ED I TESTIMONI DI GIUSTIZIA, I QUALI RAPPRESENTANO L’UNICO STRUMENTO VERO DI LOTTA ALLE MAFIE (INSIEME ALLE INTERCETTAZIONI) E, COME RICOMPENSA, VENGONO TRATTATI A PESCI IN FACCIA… E’ inutile parlare di lotta alle mafie, ipocriti di tutta Italia, se, poi, si permette ad un esercito di irresponsabili di distruggere o rendere inefficaci quei pochi strumenti di lotta che lo Stato di Diritto ha a disposizione per combattere efficacemente le mafie. E’ bene che tutti sappiano che i Testimoni – e più ancora i Collaboratori, i cosiddetti “pentiti”, quelli veri però – sono gli UNICI strumenti che consentono un’azione risolutiva di contrasto nei confronti della criminalità mafiosa. Insieme alle intercettazioni. Senza Collaboratori, Testimoni e intercettazioni, non è possibile combattere le mafie. E ciò per vari motivi che qua sarebbe lungo elencare. Lo faremo in altra occasione ed in maniera specifica ed approfondita, citando anche qualche nome. Non possono farlo gli interessati, ma lo faremo noi!!! Tutti coloro che vanno gridando nelle piazze e nei teatri “viva Falcone e Borsellino” debbono sapere che fu proprio FALCONE il “padre” del cosiddetto PENTITISMO in quanto egli fu il primo che diede credito al “pentitismo” e riconobbe, servendosene, la sua importanza vitale. Quando noi parliamo di Falcone dovremmo almeno sapere di chi e che cosa stiamo parlando. Dovremmo sapere, ad esempio, che Falcone pensava e diceva che senza “pentiti” non si va da nessuna parte. Se vogliamo, quindi, onorare veramente la memoria di Falcone e non ridursi, quindi, a fare i burattini ridicolizzando, peraltro, tutta l’antimafia sociale, abbiamo il dovere, tutti, dal primo all’ultimo, di PRETENDERE che i Collaboratori (sempre quelli veri e ritenuti credibili dai magistrati, non quelli falsi) vengano rispettati e gratificati come meritano dagli organi dello Stato preposti alla trattazione e definizione dei loro problemi, dai Ministri -in particolare quello degli Interni, l’altro della Giustizia-, dalla Commissione Centrale ex art.10 legge n.82/91 e dal Servizio Centrale… Sprotezione del Ministero degli Interni, fino all’usciere del Ministero ed al piantone. Sprotezione, ripetiamo, perché se dipendesse da noi, quel servizio lo sopprimeremmo, per come non funziona, in 24 ore. Qua, ad essere buoni, ci vediamo costretti a definire il funzionamento di quel servizio letteralmente penoso. Collaboratori e Testimoni mandati… in “località protetta” (si fa per dire!!!) in mezzo a loro compaesani e concittadini, alcuni dei quali con conti con la Giustizia o, comunque, amici o familiari di boss; “carte” che non vengono
“ricaricate”; sistemazione in appartamenti fatiscenti e senza un minimo di confort; dinieghi di ogni genere… E potremmo continuare all’infinito. Ma lo faremo prossimamente perché si tratta di una situazione scandalosa ed intollerabile. Chi non ha la volontà o la competenza per gestire cose e situazioni così delicate va rimosso e sostituito. Senza se e senza ma. Conoscono bene la situazione quei magistrati delle DDA che vengono a contatto con molti di questi casi- da quello di Luigi Bonaventura a quelli di Pino Grasso-Francesca Franzé, il primo Collaboratore e gli altri due Testimoni, tanto per fare qualche nome- ed a tanti altri ancora. L’impressione che se ne ricava è che, mentre i Magistrati si danno da fare per combattere le mafie, c’è qualcuno negli apparati che rema contro trattando male chi -Collaboratori e Testimoni-collabora con la Giustizia e causando inevitabilmente una loro reazione con il possibile rifiuto a confermare, soprattutto, in sede dibattimentale le accuse e scoraggiando altri. Si sta già verificando e questo ci preoccupa moltissimo perché, mentre da una parte c’è gente che muore per combattere i mafiosi, c’è chi cerca di vanificare tutta l’azione che viene intrapresa. Noi riceviamo quasi quotidianamente messaggi drammatici da Collaboratori e Testimoni. O da loro familiari che, oltre che lasciati letteralmente senza soldi nemmeno per mangiare e curarsi, vengono anche presi in giro. Cercheremo di portare l’attenzione su questa situazione da parte della Commissione Parlamentare antimafia, contando soprattutto sull’onestà intellettuale e sulla competenza del suo V. Presidente Claudio Fava – che, oltre che conoscere da una vita, è anche egli stesso una vittima di mafia- e di altri amici parlamentari che sono sensibili a questa tematica drammatica. Certo è, però, che non ci limiteremo a questo perché da oggi in avanti non daremo tregua ai vari Alfano, Bubbico, Generale Pascali e quant’altri. Lo sappiano tutti. La Caponnetto è un’associazione antimafia e un’associazione antimafia DEVE FARE questo e non chiacchiere!!!

Lettera di un Testimone di Giustizia

“Cosa sarà mai il restare fermi a fissare quel soffitto, quella stanza anonima… nel silenzio assoluto.
Cosa sarà mai restare la notte insonne pensando a quel passato…
Cosa sarà mai non sapere, se un domani ci sarà…
Qualcuno direbbe, sussurrando è questa la vita, ma che vita… è quella non vissuta!
Che vita è…!

E tra un gesto di speranza ed un pizzico di immaginazione resti appeso a quel filo, quel filo che ti tiene ancora qui, tra uomini e donne peccatori.
Ma se poi allunghi lo sguardo oltre le ombre potrai vedere la serenità.
Ma ci vuol coraggio a guardare oltre le ombre quel coraggio che spesso non è virtù di tutti.

Cosa resterà di questa vita, forse il racconto di qualche bravo scribacchino, o forse nulla.
L’ importante è aver scelto da che parte stare, la più nobile, ma la più difficile.
Quando la sofferenza sarà finita resterà la gioia di aver lottato per quella maledetta idea di voler cambiare un mondo che non vuol cambiare.
Non chiamate folle, idealista, o sognatore; io il mio dovere l’ho fatto e se poi qualcuno ride o con sguardo indifferente sorride certo non è colpa mia.

Non voglio compassione, nè un grazie, voglio solo un po’ di rispetto.
Non vi chiedo di capire, questo mio essere, ma di rispettarlo.
Domani forse sarò compreso, ma un domani, per ora resto solo, solo in quel cammino tortuoso, ma che rende un uomo, un uomo onesto. ”
Ho scelto da che parte stare
Gennaro Ciliberto

Testimone di Giustizia

Domenica 31 agosto 2014

La mafia ha vinto a causa della nostra inerzia. Occorre reagire. Subito; ora non domani!

Fuori dall’ombra, serve essere in prima linea…
Troppe parole, troppe riunioni inutili, troppe fantasie, qui ormai le mafie hanno vinto.
Hanno vinto perché sono infiltrate dovunque, in ogni dove; esse hanno i loro referenti in ogni posto di comando.
Non basta più restare a guardare ad aspettare che qualcuno possa lottare al nostro posto.
Siamo e resteremo dei vigliacchi se non usciamo dall’ombra per lottare in prima linea.
Ora siete complici, il vostro silenzio è complicità e questo porco, infame puzzo mafioso non è che la sola conseguenza dell ‘essere stati dei vigliacchi.

Gennaro Ciliberto

Testimone di Giustizia contro la camorra “spa”

Stanno annullando chi lotta contro le mafie

Più passano i giorni, i mesi e gli anni e più mi trovo a non comprendere i molti perché di come una situazione possa degenerare in tal modo.
Mi riferisco a come la situazione dei testimoni e dei collaboratori di Giustizia non venga mai affrontata in modo reale e concreto.
Precisazione dovuta è la diversa figura giuridica, il diverso percorso che distingue i tdg dai collaboratori, ma che entrambi poi sono il vero asso nella manica della magistratura e degli inquirenti.
È stato più volte e da più fronti ribadito che senza queste due figure molti processi mai avrebbero potuto avere inizio.
Tutti sanno e tutti ammettono il grande valore dei tdg, il loro sacrificio, il loro essersi esposti, il loro aver perso tutto per un contributo allo Stato, mai poi?
Tutti sanno di come molti collaboratori, quelli veri, abbiano scardinato con le loro deposizioni interi gruppi criminali, intere famiglie mafiose, ma poi???
Oggi la situazione è grave e a pagare questo ennesimo attacco alla parte Buona ed onesta dell ‘ Italia sarà l’ intero paese.
Molti processi sono in bilico, e sempre più sarà difficile concludere impianti accusatori dando su un piatto d ‘argento la vittoria alle mafie.
Una politica disattenta e a volte complice rende vulnerabile l’ apparato giustizia, troppi proclami, ma poi il nulla!!!
Tutti gridano giustizia, tutti gridano contro un potere massonico e mafioso, ma in pochi, troppo pochi, ci mettono la faccia.
Quasi come un hobby oggi è fare antimafia, quell ‘antimafia del giorno dopo, dei litigi e delle apparizioni, dei vip e dei big, quella che a volte, come ci hanno raccontato le cronache, era finta anti mafia.
Le mafie crescono, si evolvono, le mafie ormai sono internazionali e come Davide contro Golia ci ritroviamo il comparto sicurezza in fase di depotenziamento costante, ridotti alla peggiore maniera, quasi rassegnati nel subire quella mannaia che li rende deboli contro coloro che invece sono sempre più potenti.
Tagli oggi e taglia domani ci ritroviamo ad oggi in una fase di default e di non ritorno.
Dove sono i soldi sequestrati alle mafie non si deve sapere!
Che fine faranno è segreto!
Perché nessun politico o uomo delle istituzioni ne parla non si sa’!
Ci viene il dubbio se questi soldi ci siano ancora???
O se tutto resta solo un grande bluff!!!
Tutto porta ad una sola drammatica conclusione
STANNO ELIMINADO ED ANNULLANDO CHI LOTTA CONTRO LE MAFIE.

Testimone di Giustizia: un vuoto a perdere. ”Ma se potessi tornare indietro, malgrado tutto, rifarei la stessa cosa: denuncerei”. Un esempio a fronte della vigliaccheria dei più

La vita di un testimone ieri, oggi e domani!
Quando ormai tutto è lasciato al passato, tutto resta un ricordo indelebile; quando ormai hai preso consapevolezza che mai potrai più rientrare nella tua terra, solo in questo preciso momento la mente riflette su come bisogna combattere e reagire per poter continuare a vivere.
La vita di un testimone certo non è una villeggiatura o una passeggiata.
In molti hanno una idea distorta e qualcuno di questi tempi nei quali la crisi attanaglia migliaia di persone, lancia una frase, detta a mo’ di battuta ma che fa riflettere..:. ” cosa sarà mai? ti pagano, ti danno una casa e ti riposi! “.
Questa è la frase che le mie orecchie hanno udito, senza risposta alcuna, perché cosa rispondere a costui?
I viaggi del testimone sono quasi sempre spostamenti per ragioni di giustizia o di sicurezza; ti avvisano poche ore prima ed è quasi sempre angosciante e solo chi ha vissuto queste situazioni può comprendere il dolore e la rabbia.
Non finisci di imparare la strada di casa e qualche negozio di prima necessità che ecco qui si riparte, per dove non è dato saperlo, nuova città, nuovi uomini a gestire il tuo profilo, ragazzi eccezionali e sensibili che oltre ad assicurare la tua incolumità e quella dei tuoi cari restano i soli tuoi conoscenti con cui scambiare qualche chiacchiera e per i più fortunati qualche confidenza.
La vita di un testimone e’ un pieno di bugie e contraddizioni, alle molte domande della gente scegli il silenzio facendo finta di non aver compreso, o con aria distratta cambi discorso.
Non c è giorno che la tua mente non sia messa a dura prova, ricordarsi la nuova strada di casa, solo per raggiungerla ma in realtà quell’indirizzo è segreto, come resta segreto il tuo vero nome di battesimo e altro di quella vita passata.
Resti a vivere da invisibile, osservando ciò che ti circonda e non potendoti fidare di nessuno cerchi il silenzio, quel silenzio che affligge ogni uomo solo Ed allora inventi un qualcosa che possa far trascorre il tempo, un libro lo leggi in un giorno o forse due, giornate passate su internet a leggere le
notizie di un mondo lontano e a credere che in fondo c’ è chi soffre molto più
di te.
La sera quando tutti dormono perché stanchi il Testimone pensa e ripensa
alle fasi della sua vita, del suo percorso giudiziario, alle tante facce e sguardi
di quella aula di tribunale dove solo grazie alle testimonianze la giustizia ha
gridato vittoria.
Ma la storia tristemente ci racconta che troppo spesso i testimoni vengono
dimenticati, abbandonati e a volte quel termine “usa e getta” resta il termine
più appropriato per questa categoria- che non smetteremo mai di rammentare
- conta un numero che non arriva a 100 persone, in un paese di 60 milioni di
abitanti.
Un paese dove la corruzione, le mafie ed il malaffare sono parte di una
economia sommersa ma che tiene in scacco l’intero sistema socioeconomico.
Cosa resta di una vita da testimone, cosa mai potrà ridare la dignità e la
serenità ormai perdute? Il nulla. Resta per ora l’unica certezza reale, ma
se dovessi ritornare indietro rifarei tutto ciò che ho fatto, denunciare, perché
anche se soli, dimenticati, questo nostro esempio resterà nel tempo.
Un Testimone di Giustizia

L’amaro sfogo di Luigi Coppola, Testimone di Giustizia, abbandonato da un stato patrigno ed ingrato

Caro Elvio purtroppo penso che anche tu avrai notato che ormai per i testimoni di giustizia non ci sono piu battaglie da portare avanti infatti non si e raggiunto niente ma nessuno niente lamenta come e possibile che ad un tratto nessuno ha piu problemi? Ma vuoi vedere che se ora io non sarei stato lasciato nelle piu che disperate condizioni con moglie e 2 figlie senza un tetto e senza le primarie cose per sostenerci oltre all’essere lasciato libero bersaglio per chi vuole la mia morte nessuno ha nulla da dire o osservazioni da fare! mentre se per puro caso sarei stato riconosciuto del minimo indispensabile aiuto apriti celo si sarebbe scatenata una guerra tra telefonate ed email dirette alla segreteria del v ministro Bubbico
Sai Elvio ti sembrera strano ma quando per me cera qualche speranza in tanti mi chiamavano ora che la spina e stata staccata nessuno mi chiama e nessuno si indigna con Bubbico
Strana gente i testimoni di giustizia!!
Sai mi vergogno di essere un testimone di giustizia proprio per questo motivo troppi sciacalli che hanno smembrato un po alla volta il vero intento della 45 del 2001
Ormai nulla piu e rimasto nulla mai piu ci potra essere ed e per questo che sinceramente penso che il v capo della polizia Cirillo tanti torti non aveva infatti questo non e un mestiere purtroppo ci sono i mestierianti che con antenne puntate seguono se esce un euro per favorire che veramente e in difficolta ed ecco perche nulla funzionera piu!!
Io in onesta faccio un passo indietro e mi tiro fuori tanto gia sono abituato ad arrivare in cima da solo e mi pento di aver dato la corda ad altri mentre ora che la mia si e rotta nessuno si offre ad affrontare la scalata ma possono stare sereni il vento gira e con lui anche la ruota
Luigi coppola
N1 tst di giustizia vero

Lettera aperta a tutti gli amici dell’Associazione Caponnetto

Cari amici,
la lettura della Relazione del 2° semestre del 2013 della Direzione Investigativa Antimafia (si può cercare su Google) fa venire i brividi.
Si avvertono tutta l’insufficienza e le omissioni di un’azione di contrasto ammantata da tante belle parole, da tanti slogan, da tanti proclami, da tante enunciazioni di principi, ma priva di contenuti, di fatti, di azione concreta.
Non è per fare polemiche con altri, ma bisogna prendere atto della necessità inderogabile di lasciar perdere la retorica, le chiacchiere, per passare alla DENUNCIA, DENUNCIA, DENUNCIA.
Se altri non hanno la sensibilità e la voglia di impegnarsi su questo fronte facciano quello che vogliono, ma noi abbiamo il DOVERE di distinguerci perché il DNA dell’Associazione Caponnetto è rappresentato unicamente dall’INDAGINE, dalla DENUNCIA e dalla PROPOSTA.
Tutto il resto non ci appartiene.
Oggi le mafie hanno raggiunto livelli di penetrazione nelle istituzioni oltremodo elevati ed inquietanti, per non parlare dei
partiti, di tutti i partiti, da destra a sinistra, dove esse dispongono di un potere se non proprio assoluto quanto meno rilevante.
Chi vive, come noi, quotidianamente a contatto con la realtà sa molto bene quanto sia pervasiva la presenza mafiosa negli enti locali, negli uffici pubblici, dovunque.
C’è un clima pesante, ossessivo, devastante, di mafiosità nel Paese che ci toglie l’aria e ci rende pesante il respiro.
Tutto ci è difficile quando parliamo di giustizia e di legalità e ci adoperiamo per tentare di ripristinarle.
E’ la struttura che è marcia, il sistema che è mafioso, creati ad arte quasi per tutelare gli interessi mafiosi.
Noi non siamo un partito o un movimento politici.
SIAMO UN’ASSOCIAZIONE ANTIMAFIA.
Punto e basta.
A Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio.
Non creiamo doppioni che ci snaturerebbero, sovrapposizioni, commistioni.
Il nostro compito è quello di individuare i mafiosi, segnalarli alla Magistratura per farli arrestare e levare loro i beni accumulati illecitamente.
Le eventuali alleanze con altri soggetti intanto si possono fare se questi sono compatibili con i nostri fini, che sono – ripeto -ancora una volta l’INDAGINE, la DENUNCIA, la PROPOSTA.
La collaborazione con la Magistratura e le forze dell’ordine, gli unici baluardi, con tutti i loro limiti -molte volte voluti da quanti detengono il Potere-, di giustizia e legalità rimasti.
Lo sosteneva con Forza Borsellino:
“E’ un errore imperdonabile pensare di addossare tutto il peso della lotta alle mafie sulle sole spalle della Magistratura e delle forze dell’ordine”.
Non riempiamoci la bocca del suo nome e di quello di tutti coloro che, come lui, ci hanno rimesso la vita per combattere le mafie, per, poi, continuare a guardare il nostro orticello, a curare gli interessi personali, economici, politici e quant’altro.
Non è coerente con i dettami della nostra coscienza e non è coerente, peraltro, con i fini della nostra Associazione.
Vediamo, purtroppo, che taluni intendono l’azione contro le mafie come una sorta di business – convenzioni con le istituzioni, gestione di beni confiscati alle mafie, finanziamenti pubblici, progetti ecc. ecc -.
Non vogliamo nemmeno criticarli, ma quella non è antimafia; è altra cosa.
A noi non interessano quelle cose.
Oggi la battaglia è corpo a corpo, le mafie hanno conquistato spazi enormi di potere e non è, quindi, da escludere che siano esse stesse a concedere finanziamenti a chi non arreca alcun effettivo disturbo ad esse.
E’ un modo come un altro per conquistarsi ulteriore consenso e mettere a tacere eventuali disturbatori.
La mafia che finge di farsi antimafia, un modo sottile di mescolare le acque e di finire di corrompere il tessuto sociale del Paese.
Noi stessi abbiamo subito alcuni tentativi di infiltrazione fra le nostre file.
Quando noi diciamo che non possono essere quattro ragazzini a fare “antimafia”, con i cappellini sulle teste, con le sfilate, le fiaccolate, quando, magari contemporaneamente, la gente viene uccisa senza pietà, vessata, umiliata, avvelenata, violentata sistematicamente.
Ci sono persone che sono morte, che muoiono tutti i giorni per mano mafiosa, che corrono quotidianamente il rischio di essere uccise, come i Testimoni ed i Collaboratori di Giustizia; e noi che facciamo?
La sfilata, la commemorazione, il racconto di cose che ognuno può leggere, se vuole, sui libri e sui giornali.
Ma dai!
E’ un discorso duro, questo, lo sappiamo.
Ma, qua, se non si scuotono le coscienze nobili e si dicono le cose così come sono, ci iscriveremmo anche noi al partito degli imbonitori.
Si rende urgente e vitale, quindi, alzare il tiro, puntare ai piani alti, guardare, osservare, annotare e segnalare tutto all’Associazione.
Iniziative singole rischiano portare fuori pista, di far sbattere contro il muro.
Tutto deve essere ricondotto al centro perché sia l’Associazione a vagliare, a supportare eventualmente e ad indirizzare verso gli uffici giusti.
Una raccomandazione, amici, però: non bisogna mai confondere fatti di piccola mal ‘ amministrazione, di malgoverno locali, con fatti di mafie.
Bisogna ben distinguere le due cose, i due piani.
I primi, se non inquadrabili in fatti di grossa corruzione, appartengono alla sfera politico-amministrativa;
i collegamenti con organizzazioni mafiose, le varianti urbanistiche approvate per favorire i mafiosi, le licenze, concessioni, autorizzazioni varie concesse ai mafiosi, sono di nostra competenza.
Insomma tutto ciò che è riferibile all’art.416 bis.
Attendiamo segnalazione, notizie da tutti voi.
Un cordiale saluto.

Lo sfogo di un Testimone di Giustizia

Come un leone ormai ferito continuo a lottare, solo, lotto contro quel sistema che rende vittime sacrificali chi vittima non dovrebbe essere, ma dovrebbe essere “gioiello” prezioso di una intera comunità civile.
Ma questo nin accade, non accade perché anche se tutti gridano alla svolta, a quella battaglia contro le Mafie, in pochi poi realmente portano avanti il contrasto a quel male chimato mafie.
Fiumi e fiumi di parole, libri, convegni e non mancano gli spot per dire NO MAFIA, ma poi?
Cosa resta impresso nella mente di chi si aggrega al carrozzone dell’antimafia?
Una giornata diversa a volte paragonabile ad una scampagnata una gita fuori casa.
Tutti parlano, tutti alzano la mano, puntano il dito citano frasi di eroi orami uccisi e eivenuti eroi post mortem, basta ricordare che nella loro vita terrena furono ostacolati, emarginati e anche messi in discussione, solo perché avevano scoperto cosa sono le Mafie.
C è tanta rabbia e non posso nasconderla, sarebbe mentire, non comprendo i perché di tanti ritardi, dei tanti “poi vediamo “ e dei tanti errori, anche sforzandosi nel capire non riesco a far quadrare il cerchio.
Ora che si ricomincia tutto da capo, orami ferito da anni di sofferenza e indifferenza, trovo la forza in quel senso di protezione dei miei affetti compromessi per riflesso di quella mia scelta giusta di fidarmi di quel sistema che dal di fuori sembra perfetto e che una volta dentro lo riscopri diversamente da cioè che avevi visto, quella macchina burocratica che prende sempre più la forma di uno ” scolapasta”.
Scrivo, perché quella rabbia che oggi è parte di me deve uscir fuori, deve essere cacciata via, lontano da me, perche’ non era parte del mio essere.
Oggi il leone è ferito, solo, ma lotta, lotta non solo per quel senso di legalità intrinseco in se’, ma lotta anche per vincere quel traguardo che non ha prezzo, quel restare in vita, quel vivere che per molti è normalità quotidiana ma che per resta un qualcosa da riconquistare.
Mentre scrivo mi vengono in mente tutte le frasi citate dai molti uomini di Stato che nel mio percorso ho incontrato o scontrato. In molte di quelle frasi c’è
l ‘onore, la fedeltà, la legalità ed il coraggio ma restano impresse anche quelle tanti frasi che mai avrei voluto udire ma che hanno segnato questo mio percorso, ferendomi nell’animo e che sono colpevoli di aver fatto crescere in me la rabbia e la paura.
Ora che un’altro “giro” ebbe inizio prego, prego perché solo Lui possa illuminare il mio percorso e liberare il mio animo dalla rabbia.
Un cittadino Italiano, un uomo per bene.

La lettera commovente di un Testimone di Giustizia che ha dovuto lasciare, per i rigori della sicurezza, il proprio papà appena operato in ospedale. Quello dei Testimoni di Giustizia è un mondo di solitudine, di abbandoni, di paure, di privazioni, di rinunce, di dolore, di emozioni forti. Questi uomini e queste donne meriterebbero la gratitudine di tutte le persone oneste e di uno Stato, di questo Stato, che spesso si dimostra ingrato e patrigno nei loro confronti. Quanta amarezza!!!

Lettera ad un padre speciale

Stringo forte nelle mani il cellulare, guardando il tempo che scorre, quello squillo che da un mese come da promessa non ci sarà, questa mattina alle 6, 25 la tua dolce e forte voce non ci sarà,.
Caro papà, uomo dolce, rispettoso, coraggioso che anche in quei momenti dove nessuna parola sarebbe servita a placare la sofferenza! Tu hai trovato le parole giuste, in quei tuoi occchi c è stata sempre bontà, amore.
Ma io anche questa volta ti ho abbandonato, ti ho lasciato solo, non potendoti essere vicino, stringerti la mano e mi vergogno,.
Ho sofferto mio papà l ‘essere stato costretto ad andar via; mai avrei pensato di pagare questo alto prezzo.

Tu che hai sempre detto “ sono fiero di te, orgoglioso della tua scelta “, Tu caro mio papà mi hai citato quelle frasi d’amore che solo un padre può pronunciare.
Ora mi mancherà quella tua telefonata, quella tua voce forte, l ‘ennesima ferita.
Ora mio papà devi lottare, non può mollare, io ho bisogno di Te del tuo coraggio, della tua mano, ho bisogno di stringerti a me forte come un tempo, qiel tempo ormai rubato.
Ti chiedo scusa per non esserti vicino, ma sappi che il mio amore per te non ha confini e che un giorno tutto finirà.

Tuo figlio

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