Lettere

Lettera di ringraziamento del Testimone di Giustizia Gennaro Ciiliberto a tutti coloro che gli sono vicini e gli saranno ancor più vicini dal prossimo 3 dicembre quando egli comincerà lo sciopero della fame davanti a Palazzo Chigi a Roma.L’Associazione Caponnetto ci sarà.Come sempre!

Cari amici nel ringraziare voi tutti e
L ‘ Associazione  Caponnetto,  voglio  precisare che questa mia iniziativa  scaturisce da anni  di silenzio da parte del Ministero dell’Interno e della commissione centrale.
Non voglio che tale situazione  possa essere interpretata come una sorta di strumentalizzazione politica.
Avendo da tempo notiziato tutte le cariche dello Stato nonché le parti politiche ,ricevendo solo interesse e considerazione dal Deputato Mattiello
Ho atteso in Silenzio e nel rispetto  delle rogole che venisse applicata la legge 45/2001 , ma il risultato è stato un continuo silenzio istituzionale che mi ha distrutto.
Fare lo sciopero della fame per un soggetto malato come me equivale a mettere a rischio la vita, tanto che i medici mi hanno proibito qualunque forma di sciopero della fame,d’altronde  non sono un folle né uno sprovveduto ma ripeto questa è  l’ultima possibilità per far capire come un testimone di giustizia viene considerato dalle istituzioni .
Il 3 dicembre saremo in tanti è  già  questa è una vittoria,resta la tristezza per la poca solidarietà di chi è tristemente testimone, ma non vuol essere polemica, anche questo oramai è prassi consolidata.
Oggi il popolo onesto si stringe a me e mi sento orgoglioso e fiero e vi dico grazie perché Voi siete la mia forza.
Ciliberto Gennaro
testimone di giustizia
contro la camorra Spa

Il.VOTO per un Testimone di giustizia

Votare è un diritto ….ma per un Testimone di giustizia è una sofferenza;,perché?
Non solo devi essere autorizzato ,ma poi, da solo ,devi percorrere migliaia di km e sempre  da solo e senza alcuna tutela…..ed il tutto anticipando circa 500 euro ….
Benvenuti in Italia …….grazie Bubbico

Al Presidente della Repubblica.

Al Pesisente del consiglio

Al Ministro Alfano
Al Vice Ministro Bubbico

Lo scrivente Ciliberto Gennaro testimone di giustizia attualmente a speciale programma di protezione.
Comunica a quanto segue ;’

Considerato che mi sono sempre attenuto alle regole comportamentali ,dando ampia dimostrazione di volontà nel riemergere essendo uno dei pochi testimoni di giustizia ad aver intrapreso una posizione lavorativa.
Essendo attualmente impiegano in impegni giudiziari che mi vedono testimone e parte lesa.
Chiedo al Presidente della Commissione Sen. BUBBICO perché un cittadino debba attendere due anni per ricevere una risposta da parte dell’organo preposto cioè la commissione centrale.
Inoltre ho sottoposto a tale commissione l urgenza di un caso umano ma che ad oggi ancora non è stato valutato.
Preciso che mai sarei voluto giungere a tale protesta pacifica ma non ho altra possibilità.
In fede
Ciliberto Gennaro

NOTA ASSOCIAZIONE CAPONNETTO PER I TESTIMONI DI GIUSTIZIA

Il Testimone di Giustizia Gennaro Ciliberto  ha sollevato un problema  che noi della Caponnetto stiamo seguendo da tempo: il trattamento   che la Commissione Centrale ed il Servizio  Centrale Protezione  del Ministero dell’Interno riservano,oltre che a lui,anche ad altri Testimoni di Giustizia.C’é un diffuso malcontento  fra i Testimoni che noi  non possiamo né vogliamo ignorare,a cominciare da quello della mancata nomina del Commissario Antiracket che  sta ritardando notevolmente  i risarcimenti alle vittime per finire a quelli più complessivi fra i quali  quelli citati da Gennaro. Teniamoci pronti,ove dovessimo registrare ulteriori ritardi e silenzi,per una manifestazione pacifica  nelle  vicinanze di  Palazzo Chigi per  SABATO 3 DICEMBRE DALLE ORE 9 IN POI.Un’occasione  per manifestare in difesa dei diritti di Gennaro e di tutti gli altri.Gennaro ci farà sapere  quanto gli verrà comunicato a seguito delle richieste da lui formulate con la nota da lui inviata  e da noi sopra pubblicate e sarò nostra cura  pubblicarla immediatamente.

Ad ogni buon fine é utile mobilitarsi  tutti  e tenersi pronti in quanto o il 3 o subito dopo il referendum dovremo affrontare di petto questa situazione diventata ormai intollerabile e vergognosa.

                                                                                                                                                                                                               ASSOCIAZIONE A.CAPONNETTO

Errata corrige. Ci scusiamo con il Capo della Polizia Dr.Franco Gabrielli per aver indirizzato per un errore di battitura la nota al suo predecessore

 

 

 

Associazione Nazionale  per la lotta contro le illegalità e le mafie 

“Antonino Caponnetto”

“Altro” ed “Alto”

www.comitato-antimafia-lt.org                                 info@comitato-antimafia-lt.org

                                                                                   ass.caponnetto@pec.it

                                                                                   tel.3470515527

 

Roma,24.11.2016

 

                                 Dr.Franco Gabrielli

                                 Capo della Polizia

                                           ROMA

 

 

 Gentile  Signor Prefetto,

 

facciamo seguito alla nota rimessaLe  stamane,per far presente che per un errore di battitura   abbiamo scritto  il nome del suo predecessore anziché quello Suo.

Le chiediamo le più vive scuse e le rinnoviamo i ringraziamenti ed i saluti

 

                                        IL SEGRETARIO NAZIONALE

                                                Dr.Elvio Di Cesare

Lettera Associazione Caponnetto al Capo della Polizia Prefetto Alessandro Pansa:” Ristrutturiamo e riqualifichiamo i presidi della Polizia di Stato in provincia di Latina e nel Basso Lazio in modo da rendere l’intero impianto più idoneo a fronteggiare e sconfiggere l’invasione mafiosa ed il radicamento criminale nei territori a ridosso della Capitale del Paese “

 

 

 

 

Associazione Nazionale  per la lotta contro le illegalità e le mafie 

“Antonino Caponnetto”

“Altro” ed “Alto”

www.comitato-antimafia-lt.org                                 info@comitato-antimafia-lt.org

                                                                                   ass.caponnetto@pec.it

                                                                                   tel.3470515527

                                                                                    

 

                                                                                   Roma,24.11.2016

 

                                                                 

                                                                                   Dr.Alessandro Pansa

                                                                                    Capo della Polizia

                                                                                               ROMA

 

Signor Prefetto,

 

é  da  anni  che  questa Associazione sta  sottolineando a tutti i livelli  l’esigenza  di  una riorganizzazione delle forze di polizia in provincia di Latina che tenga conto  di una realtà che dagli anni 70-80  si é andata  sempre più modificando.

I mutamenti sociali,culturali,etnici,economici che essa ha subito,non tutti positivi e ,purtroppo,senza una guida ed un coordinamento,di classi dirigenti  adeguate e ,talvolta ,eticamente ispirate,hanno fatto sì che  essa diventasse preda di appetiti  di bande e sodalizi  criminali  di ogni specie  che hanno avuto modo,così, di  radicarsi profondamente nel suo tessuto  fino ad inquinare ,come potrà rilevare dalle cronache giudiziarie,anche parte dell’impianto istituzionale. 

A fronte di una situazione siffatta  é sempre più evidente la necessità di approntare un  impianto  di alto livello e che sia in grado  di contrastare  efficacemente e debellare un fenomeno  che  sta trasformando un territorio alle porte della Capitale  in un’enclave di illegalità.

Con insistenza ,dovuta all’aggravarsi continuo della situazione, la scrivente sta chiedendo, almeno da un decennio ,che   venga ammodernato  e   riqualificato l’impianto investigativo nella provincia di Latina e ,più in generale,nel Basso Lazio,l’area a confine diretto con la Campania,al fine di renderlo al massimo possibile idoneo a contrastare con efficacia  l’ondata di clan,ndrine,famiglie ,provenienti dalle regioni del sud.

In quest’ottica ritenemmo a suo tempo di batterci con eguale vigore per far sì che non fossero soppressi il Tribunale e la Procura di Cassino ,gli unici presidi giudiziari laziali immediatamente a ridosso del territorio campano.

Obiettivo,quest’ultimo,grazie a Dio ed all’aiuto di altri,raggiunto, tant’é  che  i risultati si cominciano ,a distanza di appena qualche anno,a vedere.

Ora il nostro sforzo tende a far disegnare dal Ministero dell’Interno e dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza  una più aggiornata mappa dei presidi che sia confacente con la realtà e le esigenze dei territori,risalendo, quella attuale, a molte decine di anni fa.

Ci sono intere aree,come quella dei Monti Lepini e di tutta la fascia costiera che si estende da Sabaudia fino a Nettuno,completamente scoperte ,come anche c’é quella di Aprilia sulla quale bisogna cominciare a riflettere per trovare una soluzione.

Noi abbiamo delle proposte ed alcune di queste,come quella del Supercommisariato a Formia,già le abbiamo già ,anni fa , esposte  in una nota al Suo predecessore il quale ci rispose  che le avrebbe girate agli organismi competenti.

Intanto riteniamo doveroso ringraziare Lei  e tutti  i responsabili del Dipartimento di Pubblica Sicurezza  per aver disposto il ritorno alla base di dirigenti eccellenti come i Dott.ri  Tatarelli a Latina e Tocco a Frosinone.

Un segnale,questo,altamente positivo e che interpretiamo come propedeutico ad una loro utilizzazione al meglio.

E’ necessario,però,che vengano affrontati e risolti alcuni casi urgenti come quello del potenziamento del Commissariato di Cassino e di quello di Fondi – che va allocato in ambienti più idonei e dotato di un maggior numero di bravi operatori esperti soprattutto in materia di reati associativi mafiosi,economica e finanziaria, tanto per essere espliciti.

Per quanto ,poi,riguarda il Supercommissariato a Formia -o a Gaeta- sembra che siamo sulla strada giusta,ma é necessario  velocizzare la sua  istituzione stante l’aggravarsi delle situazioni.

Il Supercommissariato,però,diretto da un 1° Dirigente, dovrà anche essere dotato di una Sezione della Squadra Mobile composta da una quindicina di operatori.

Resta,poi,il discorso dei Monti Lepini e quello dell’area a mare da Sabaudia-Pontinia fino ai confini con Nettuno.

Per i Monti Lepini  si rende necessaria  l’istituzione di  un Commissariato ,a Sezze o a Priverno,mentre per i comuni della fascia costiera va bene un Commissariato nei Quartieri Q4 e Q5 di Latina,così come chiedono anche alcuni  sindacati ed associazioni di poliziotti.

Questo ultimo Commissariato,in particolare, si rende assolutamente necessario ed urgente in quanto,oltre ad affrontare i delicati e seri problemi di sicurezza nei due popolosi quartieri latinensi,potrebbe estendere  la sua competenza anche su tutta l’area a mare,quella,appunto ,da Sabaudia fino al confine con la provincia di Roma.

Una struttura complessiva così articolata assolverebbe a due compiti:

quello di assicurare una maggiore sicurezza ai cittadini pontini da una parte ed un secondo,non meno importante,dall’altra,quello di dare impulso e rafforzare l’azione  delle Procure ordinarie del territorio,sgravando,o quanto meno alleggerendo ,peraltro,il lavoro oggi accollato per lo più sulle spalle degli  altri corpi centrali e periferici,a cominciare dalla DIA.

Nella certezza  di un esame  positivo da parte Sua di tali proposte,La ringraziamo anticipatamente ed inviamo distinti saluti

                                                                                IL SEGRETARIO NAZIONALE

                                                                                       Dr.Elvio Di Cesare

RICEVIAMO DALL’AMICO ANTONIO FLOCCO DI VENTOTENE LA LETTERA CHE QUI DI SEGUITO PUBBLICHIAMO:

 

 

 

 

” CHE FINE HA FATTO IL PALADINO DELLA LEGALITA?

negli ultimi anni, sono stato apostrofato in tanti modi, forse una usanza di paesi, grandi o piccoli che siano , soprannominare o meglio identificare una persona paragonandola ad ortaggi, verdure ecc ecc o meglio ancora con personaggi della storia.

La mia storia è” un libro aperto”, mi conoscono tutti, e non devo dare spiegazioni a nessuno, ho fatto tante cose buone per tutti, ho aiutato gli anziani, gli adulti, i malati e i ragazzi, sopratutto loro. Ho cercato sempre soluzioni per tutti,  grandi e piccini, ho sempre cercato di non far litigare le persone tra di loro, sopratutto i parenti, per inutili sciocchezze, ho provato a formare un comitato cittadino, riuscendoci, ho provato per i giovani a costituire una palestra per farli divagare nei periodi invernali,e non lasciandoli alla desolazione isolana, è ci sono riuscito, ho dato la mia disponibilità su tante altre cose, sempre mettendoci la faccia.

Insomma, sono uno che non si tira mai indietro.

Non  sono un Santo, e non sono un politico in cerca di voti, ho sempre cercato di fare il meglio per gli altri, legandomi a tante Associazioni, di vario tipo, sopratutto quelle di volontariato. 

Qualcuno mi dirà, “ma fatti i fatti tuoi”, ma a questo  risponderò dopo.

Ho cercato di portare alcune novità , apprese nei miei numerosi viaggi, in Italia e all’Estero, e invece ……… nulla.

Oggi viviamo una crisi profonda che non sembra voglia smettere, nel Meridione si vive di turismo e agricoltura, le grandi imprese non vogliono investire, vi siete mai chiesti perchè? hanno la paura di aver a che fare con la Mafia? 

Se le imprese non investono al sud non è solo perchè non si vuole aver a che fare con la Mafia, sopratutto perchè credo che ci sia un menefreghismo e non si vuole cercare di cambiare.

Certo che cambiare certe abitudini. come il clientelismo?e l’omertà?

Il clientelismo e l’omertà sono  diffuse in tutta Italia, sono prassi che non portano da nessuna parte, quando ho cercato di far capire queste cosa ho preso anche le botte, mi hanno teso un agguato, dove essendo istruttore di arti marziali ho avuto la fortuna di non reagire, perché ho capito che reagendo sarei passato dalla parte del torto. Ho sempre creduto nella giustizia e sempre ci crederò. Ho fatto causa e il Giudice mi ha dato ragione. Nelle mie funzioni di Portalettere, fui assalito da grossi cani, che avevo invitato in più occasioni a tenere legati, ma invece mi è toccato vincere pure questa causa.

Ho cercato di fare capire che continuare a costruire case, baracche, tettoie avrebbe portato solo ad un dissesto economico,  in quanto il paese non è in grado di ospitare sempre più persone; da un Isola saremmo passati ad una metropoli, e che prima poi sarebbe successo qualche disgrazia, in quanto l’isola sta venendo giù a pezzi, invece anche qui tentarono di attaccarmi, denunciandomi per abuso edilizio, per una pensilina interno cortile che mia moglie ha fatto installare a casa di sua proprietà, dove quella casa  e di proprietà esclusiva di mia moglie ed io non centro nulla. Causa vinta.

Ho provato da ex Poliziotto, a colloquiare con le forze dell’Ordine del paese, su tanti argomenti, sopratutto  il comportamento di alcuni di essi che avevano con le persone del posto, cosa che  di fatto mi ha portato in tribunale nei giorni scorsi per dimostrare che ancora una volta non avevo visto male. Causa finita con la condanna del ex Comandante del Porto di Ventotene. Dove fino in fondo hanno cercato di portarmi in errore e farmi pagare le spese processuali.

Mi hanno accusato e mi accusano che ormai mi sono piegato ai poteri forti di Ventotene, cosa che mi fa sorridere; state tranquilli che non mi sono ritirato da Paladino della Legalità, in quanto, le cose qui non sono cambiate, anzi qui tutto continua più di prima con abusi e soprusi,  sventolando  da sinistra a destra la parola,  legalità.

 Il circo dopo ogni morte non deve andare avanti, si deve fermare e riflettere, e riparare gli errori commessi, ma l’omerta …….

Perchè non mi faccio i fatti miei?? 

Perchè sono in tanti che mi avete sempre chiesto aiuto. 

 

Ventotene,8 .10.2016                                                                              

  Antonio Flocco 

Riceviamo e pubblichiamo la nota a firma del Testimone di Giustizia Gennaro Ciliberto:

con la preghiera di pubblicazione

> Alla Redazione della Testata giornalistica
> La Stampa
> Al Direttore
>
> Chiediamo la correzione dell’articolo a firma Giulio Gavino poiché diffamatorio nei confronti della figura del testimone di giustizia con status in base alla legge 45/2001.
> Ci risulta che la persona citata in articolo non è un testimone di giustizia mai un collaboratore di giustizia,siccome la differenza tra le due figure è enorme Vi Chiediamo di pubblicare il comunicato sottostante e di rettificare il titolo .
> Cordiali Saluti
> Ciliberto Gennaro
> testimone di giustizia
> 3318306262
>
> In qualità di testimone di giustizia in base alla legge 45/2001 dico basta a questa  confusione.
> In un momento così delicato come quello dell’approvazione della legge 3500 Bindi promossa e voluta dal Deputato on.Mattiello questi titoli di giornale mettono confusione.
> Chiediamo al giornalista della Stampa di documentarsi sullo status del soggetto citato nell’articolo e di correggere il titolo.
> Se la stampa sbaglia ci sarà un motivo?
> Noi testimoni di giustizia esigiamo rispetto e ribadiamo che siamo persone per bene che hanno reso un servizio allo stato.
> Inoltre spero che il Servizio Centrale di protezione intervenga su queste figure che troppo spesso si autoproclamano testimoni di giustizia senza averne diritto .
> Ho Sentito Ignazio Cutro’ presidente dell ANTDG il quale chiede chiarezza e una presa di posizione da parte delle autorità preposte a qualificare un testimone di giustizia come tale.
>
> Ciliberto Gennaro
> testimone di giustizia

Da Gennaro Ciliberto,Testimone di Giustizia: evitare tragedie e crolli : Commissione permanente Ministeriale di collaudo

Ciao,

Ho appena lanciato la petizione “evitare tragedie e crolli : Commissione  permanente Ministeriale di collaudo” e vorrei sapere se puoi darmi una mano aggiungendo la tua firma.

Il mio obiettivo è raggiungere 100 firme a ho bisogno di maggiore sostegno. Puoi saperne di più e firmare la petizione qui:

https://www.change.org/p/evitare-tragedie-e-crolli-commissione-permanente-ministeriale-di-collaudo-2c887207-8633-41d8-8daa-43d0c87df233?recruiter=40661763&utm_source=share_petition&utm_medium=email&utm_campaign=share_email_responsive

Grazie!
Gennaro

L’amaro sfogo del Testimone di Giustizia Gennaro Ciliberto,di colui,cioè,che,unico in Italia,ha avuto il coraggio parecchi ani fa di denunciare “come” vengono realizzate dal Piemonte alla Sicilia le opere stradali in Italia .Quando crolla un ponte c’è un perché; ma a nessuno interessa?

Un cavalcavia non deve crollare e se crolla c’è un perché.
E quel perché che da anni denuncio e che sembra solo interessare a noi onesti.
Un’azienda di stato chiamata Anas che troppo spesso si chiama fuori dalle responsabilità che si costituisce parte civile nei processi,ma che mai risponde al perché.
Ieri la tragedia sulla ss 36 la stessa arteria dove la Passarella ciclo pedonale
poteva crollare nel 2011 un crollo che avrebbe causato vittime innocenti.
La denuncia e l’intervento della Magistratura hanno evitato il disastro.
Ma sembra che quell’intetvento non abbia potuto evitare che un cavalcavia crollasse.
Nel rimballo di responsabilità oggi l’unica certezza sono  il crollo ed una vittima innocente.
Sembra che a nessuno importi perché quel cavalcavia è crollato,tutti puntano l’attenzione sulle reponsabilta’ di una burocrazia che già diventa alibi.
E mentre l ‘Anas lancia comunicati stampa inizia la lunga trafila dell’indagine.
I colpevoli ci sono ed hanno nomi e cognomi.
Forse qualcuno si chiederà chi avena collaudato il cavalcavia?
Forse qualcuno si chiederà quanti cavalcavia restano pericolosi?
Forse qualcuno vorrà capire perché una banda di disonesti criminali eseguono opere pubbliche senza avere ne requisiti ne le capacità?
Forse ora qualcuno saprà capire cosa è la corruzione?
Io il mio supporto l’ho  dato,denunciando da Palmi a Trento il poi certo non è nelle mie facoltà.
Oggi il Presidente della Regione Maroni ha detto che tutte le opere saranno oggetto di verifica.
Lo stesso Presidente che da un anno non ha mai risposto alle mie email.
Maroni asserisce che saranno spesi soldi per la sicurezza ma non si chiede il perché chi dovrebbe verificare le opere è troppo “distratto” .
Presidente basterebbe essere onesti e rispettare le regole ma se gli appalti continueranno ad aggiudicarseli le mafie allora il risultato è questo.
Io da onesto sono stato escluso a vita dai lavori pubblici e non vivo più da uomo libero,la mia colpa aver denunciato e aver dichiarato che i ponti sarebbero crollati.
Gennaro  Ciliberto
testimone di giustizia

Lettera Associazione Caponnetto al Ministro ed al V.Ministro dell’Interno per i Testimoni di Giustizia

Lettera Associazione Caponnetto al Ministro ed al V.Ministro dell’Interno per i Testimoni di Giustizia

 

 

Associazione   Nazionale  per la lotta contro le illegalità e le mafie 

“Antonino Caponnetto”

“Altro” ed “Alto”

www.comitato-antimafia-lt.org                                 info@comitato-antimafia-lt.org

                                                                                   ass.caponnetto@pec.it

                                                                                   00192 Roma  via Germanico 197

                                                                                   Tel 3470515527

 

 

 

 

                                                                                  On.Angelino  ALFANO

                                                                                   Ministro dell’interno

                                                                                                ROMA

 

 

                                                                                   Sen.Filippo  BUBBICO

                                                                                   V.Ministro dell’Interno

 

                                                                                                  ROMA

 

 

                            

     Si  comunica che alcuni Testimoni di Giustizia hanno fatto presente a questa Associazione che  da qualche tempo  vedrebbero decurtati senza alcuna giustificazione i loro stipendi mensili e che,inoltre,non verrebbero loro spediti  i relativi estratti conto.

      Si prega di voler disporre le opportune verifiche.

      In attesa di cortesi notizie,distintamente si saluta

 

                                                              IL SEGRETARIO

                                                              Dr.Elvio Di Cesare

Il grido del Testimone di Giustizia di fronte ad un Governo sordo e muto

Il grido del Testimone di Giustizia di fronte ad un  Governo sordo e muto

Quel mondo degli appalti che mi ha “ucciso”

La storia si ripete ogni volta ed il mio sacrificio resta inutile.
Quando decisi di denunciare la correzione e le infiltrazioni della camorra nelle grandi opere ;autostradali,credevo che qualcosa potesse cambiare che quel modus operandi non era la regola.
Ma invece mi sbagliavo, alla fine ho salvato molte vite umane ho fatto annullare appalti milionari ho fatto scoprire anomalie costruttive che mai sarebbero venute alla luce senza le mie denunce,ma il prezzo che ho pagato non ha limite .
Escluso a vita dal mondo dei lavori pubblici,marchiato come infame e traditore,isolato e costretto a vivere lontano per sempre dalla mia terra.
Nascosto per ragioni di sicurezza e per poter continuare a vivere una vita non mia.
Erano gli anni in cui un ragazzo di 37 anni viveva come una favola una carriera manageriale da fare invidia.
Lavori per milioni di euro e quell’ambizione che mi faceva lavorare quindici ore al giorno,giornate in cui si viaggiava per tutta l’Italia dove l’unico obbiettivo era conquistare un’altra commessa.
Ma furono anche gli anni in cui ho visto come la corruzione e la camorra comandava in Autostrada e a conti fatti sembra che sia stato il solo a vedere e a denunciare.
Sono anni che chiedo un incontro con il Ministro Del Rio,ma più del silenzio ,ad oggi ,nulla:  mai un grazie, mai una stretta di mano a chi come me ha avuto il coraggio di denunciare facendo nomi e cognomi.
Quando gridavo agli appalti truccati in molti mi dissero che non avrei mai più lavorato,perché chi parla viene punito e non solo dalla camorra.
Quei Colletti bianchi che in tutti i modi hanno cercato di sviare le indagini di offuscare la mia figura di testimonianze di screditare il mio essere uomo onesto.
Oggi credo,con  certezza che in molti sanno che nessuno denuncia e  tutto ciò è linfa per la camorra ed i corrotti.
Rolex, soldi .escort sono parte di quel maledetto mondo degli appalti che troppo spesso rivaluta i corrotti facendo far loro  anche carriera.
Oggi il mio cuore è spezzato nel vedere l’ultima inchiesta sulle mazzette e putroppo non finirà qui perché se si punisce gente come me allora la legalità non farà mai parte di quel mondo.
Gennaro  Ciliberto
Testimone di giustizia

.In terre di mafia occorrono persone esperte in materia di azione di contrasto.Una nota dell’Associazione Caponnetto al Capo della Polizia ed al Ministro dell’Interno.La drammatica situazione del Basso Lazio

Associazione Nazionale per la lotta contro le illegalità e le mafie
“Antonino Caponnetto”

www.comitato-antimafia-lt.org info@comitato-antimafia-lt.org
ass.caponnetto@pec.it
00192 Roma via Germanico 197
Tel 3470515527

Roma 27.10.2016

Dr.Franco Gabrielli
Capo della Polizia di Stato
ROMA

On.Angelino Alfano
Ministro dell’Interno
ROMA

Signor Prefetto,
sono anni che la scrivente Associazione denuncia un’inadeguata azione investigativa da parte delle strutture locali del Basso Lazio nell’attività di contrasto alle mafie;mafie che sono riuscite,di conseguenza,a radicarsi profondamente nel tessuto economico e non solo del territorio.
Ci sono aree – quali quelle che riguardano in particolare i comuni del sud pontino.di Latina,di Aprilia, in provincia di Latina e di Cassino,di Sora ,di Fiuggi,di Frosinone in quella di Frosinone – nelle quali soggetti riferibili alla criminalità organizzata hanno avuto la possibilità di investire tonnellate di capitali di origine sospetta e di esercitare,inoltre,significativi condizionamenti sulla vita pubblica ,economica,amministrativa e politica locale.
Una situazione,questa,ben messa da anni in evidenza nelle Relazioni della Direzione Investigativa Antimafia,della Direzione Nazionale Antimafia, oltre che nei vari rapporti di altri organi giudiziari e di Polizia,ma che non trovato,ad oggi,una risposta adeguata da parte degli Organi territoriali dello Stato che sono arrivati,almeno fino a qualche tempo fa,addirittura ,oltre che a disconoscerla,anche a negarla.
Un comportamento,questo, che nel sentire comune potrebbe essere percepito come una vera e propria resa alla criminalità mafiosa,se non ,talvolta,come una sorta di accondiscendenza.
Se non fosse stato per le varie DDA del Paese – e,in particolare,per quelle di Roma , Napoli e della Calabria- oltre che per i corpi speciali romani,napoletani,calabresi ecc. e le forze di polizia di altre province e regioni da esse incaricate,nelle due province di Latina e Frosinone non avremmo avuto che qualche rara operazione di rilievo contro le decine di clan e ndrine che le occupano.
Eppure si tratta di un territorio,al confine con la Campania,che avrebbe dovuto fare da “tappo” all’avanzata dei clan verso la Capitale ed il nord e che,al contrario,proprio per l’inadeguata azione delle istituzioni locali,ha rappresentato e rappresenta,purtroppo, la porta d’ingresso verso di essi.
Con precedenti note – ed anche a mezzo di interrogazioni che essa ha sollecitato a vari parlamentari sensibili alle tematiche della legalità e resisi disponibili- ,la scrivente Associazione ha formulato varie proposte relative alla ristrutturazione ed alla qualificazione dell’impianto investigativo,quali la creazione di un Supercommissariato a Formia con la dotazione di una forte Sezione della Squadra Mobile ed il potenziamento della Sezione della Squadra Mobile presso il Commissariato di Cassino che oggi é costituita di 2 sole unità.
Tutte proposte,però,che non hanno mai ricevuto ascolto e che sono,pertanto,cadute ad oggi nel vuoto.
Purtroppo.
Il problema non é ,come si é soliti credere,di natura quantitativa ma,al contrario,esclusivamente organizzativa e qualitativa perché ,con una trentina di uomini e donne componenti cadauna le Squadre Mobili di Latina e Frosinone , con il distacco a Formia e Cassino di una decina di essi,esso sarebbe risolvibile.
E’ necessario,però,che ai vertici delle due Questure,il Dipartimento decida di assegnare,alla vigilia degli imminenti movimenti,dirigenti e funzionari con larghissima,consolidata esperienza nel campo dell’azione di contrasto alle mafie,provenienti,quindi,non da Uffici centrali,ma dalle aree “calde” del Paese.
Nel restare a disposizione per eventuali approfondimenti che Ella dovesse ritenere utili,si porgono distinti saluti

IL SEGRETARIO NAZIONALE
Dr.Elvio Di Cesare

Lettera dall’inferno della (in)giustizia

 Lettera dall’inferno della (in)giustizia

LA LENTE DI UNA CRONISTA

Considerazioni e riflessioni per vaccinarsi dall’indifferenza

 

Lettera dall’inferno della (in)giustizia

Dr.Gabrielli,non si può più scherzare e bisogna cominciare a fare sul serio per aggiustare la situazione nel Basso Lazio…………………….. NON POSSIAMO PIU’ SCHERZARE……………………

 

LA SITUAZIONE CRIMINALE NEL BASSO LAZIO E’ ESTREMAMENTE DRAMMATICA  ED IL CAPO DELLA POLIZIA  DEVE  ASSOLUTAMENTE  INTERVENIRE  ED ADOTTARE I PROVVEDIMENTI  CONSEGUENTI !!!!!!!

 

 

Le burocrazie locali, politiche ed istituzionali.  ci odiano perché noi siamo gli unici che affrontano i problemi reali e dicono la verità.

Ma a noi non interessa  perché badiamo alle nostre coscienze  e non siamo abituati a prendere in giro la gente onesta ed i nostri figli e i giovani.

Il nostro sogno é quello di poter morire guardando negli occhi tutti e non abbassarli per la vergogna di aver taciuto.

Sono anni che stiamo gridando che tutto l’apparato istituzionale del Basso Lazio ha fatto e fa acqua sul piano dell’azione di contrasto alle mafie.

Non si é fatto niente e non si fa niente.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti  e non vogliamo nemmeno infierire ripetendo l’elenco delle cose non fatte .

Le province di Latina e di Frosinone,ai confini con la Campania,vanno rivoltate come calzini e ,dopo decenni di inerzia,vanno dotate di persone esperte,che sanno di cosa stiamo parlando e che hanno alle spalle lunghe esperienze di Squadre Mobili e non di Uffici ovattati di Gabinetti ed altre cose del genere.

Non si può continuare a limitarsi a  correre dietro  i corrieri di sostanze stupefacenti  e quattro zingari lasciando intere zone – Cassino,Sora,Formia,Gaeta.Minturno,Itri,Fondi,Sperlonga,Latina,Aprilia e via dicendo-,sotto le grinfie di camorra,ndrangheta ,cosa nostra ed altre mafie.

Prima c’era la giustificazione che la Procura di Cassino non era sufficientemente attiva e non stimolava. Oggi,grazie a Dio ,c’é un bravo Procuratore che viene dalla Campania ,ha esperienza nel campo della lotta alle mafie e sa come si fa. Anche alla DDA di Roma,con Pignatone e Prestipino,sono cambiate le cose.

Resta  solamente da attivare le due Questure mettendo al loro vertice Questori che sanno agire. Persone esperte  che hanno operato nelle Squadre Mobili,nello SCO,nella DIA ecc..

Entro dicembre ci sarà il movimento dei questori e noi chiediamo ufficialmente al Dr.Gabrielli di tener conto della situazione drammatica del basso Lazio e di mandare,quindi,persone competenti e capaci di ristrutturare dalle fondamenta,dai commissariati ,tutto l’apparato.

Dr.Gabrielli,non é questione di “quantità,ma di “QUALITA’” perchè ,con una trentina di uomini e donne di ognuna delle due Squadre Mobili di Latina e Frosinone ,il personale é più che sufficiente.

Occorrono solamente due Questori esperti ed una decina di persone alle Sezioni della Squadra Mobile,da istituire,presso i Commissariati di Formia e di Cassino. I mezzi ci sono già.

                       Ass.Caponnetto

CASERTA e il TRASPORTO PUBBLICO CLP.Protesta dei sindacati.Dipendenti ancora senza stipendio.Il Prefetto di Caserta vuole intervenire o no ?

Incontrare uomini giusti è una grande ricchezza. E la forza degli “ultimi” non ha limite. Uniti si vince Lorenzo e Gennaro per un nuovo progetto di legalità insieme all’Associazione Caponnetto .

Angelo Niceta .Non passa giorno che non riceviamo notizie tristi che riguardano Testimoni di Giustizia che,dopo che si sono schierati dalla parte della legalità e dello Stato di diritto,vengono trattati a pesci in faccia .La mafia ringrazia . Io sono un testimone di giustizia; successivamente a mie lunghe e articolate dichiarazioni ai Magistrati della DDA di Palermo riguardanti soggetti mafiosi e altri soggetti collusi con la mafia, gli stessi Magistrati della DDA di Palermo ritenendo i soggetti da me denunciati particolarmente pericolosi e ritenendomi quindi a rischio, hanno fatto richiesta urgente alla “Commissione Centrale per le speciali misure di prevenzione”: organo indipendente con sede a Roma, per inserirmi nel programma di speciale misura di protezione assieme ai miei stretti congiunti, n.q. “Testimone di Giustizia” quindi ho accettato e firmato il consenso con mia moglie e i miei figli siamo stati immediatamente trasferiti d’urgenza in una prima località segreta. Nei mesi trascorsi nelle varie “località protette” ho constatato l’inadeguatezza e la inutile farraginosità del sistema di protezione subendone personalmente le conseguenze io con i miei congiunti. Nel mio caso inoltre, paradossalmente, subito dopo il trasferimento nella prima località segreta, diversamente da quanto valutato e richiesto dai P.M. della DDA di Palermo, che avevano fatto istanza chiedendo il programma n.q. di testimone di giustizia, la Commissione Centrale di Roma invece non tenendo conto della richiesta dei riscontri e degli approfondimenti degli stessi PM di Palermo si è riunita e ha deliberato immotivatamente, arbitrariamente ed erroneamente che il mio “status” non doveva essere quello richiesto dai PM di Palermo e cioè “testimone di giustizia” ma bensì quello di “collaboratore di giustizia” non considerando nemmeno che la richiesta dei Magistrati era già stata controfirmata da me che accettavo il trasferimento e che già mi trovavo nella località segreta n.q. di “testimone di giustizia” Invece sorprendentemente la commissione centrale ha deliberato in pochissimo tempo inspiegabilmente e a mio avviso immotivatamente e arbitrariamente un nuovo “status” inserendomi nel programma di protezione come “collaboratore di giustizia”. Quindi la Commissione Centrale in pochi minuti ha sovvertito ciò che i Magistrati della DDA hanno invece stabilito dopo un anno di valutazioni e indagini basate sulle mie dichiarazioni spontanee a cui sono seguiti i relativi riscontri. Lo “Status” di collaboratore non mi rappresenta affatto offende la mia onorabilità e quindi mi danneggia immensamente. il collaboratore infatti a differenza del testimone si presuppone sia parte integrante dell’organigramma mafioso e nel momento in cui si pente si dissocia e collabora. Quindi certamente non è il mio caso, io non sono mai stato ne affiliato a cosa nostra ne ad altra associazione criminale e nemmeno è stata mai ipotizzata da alcuno una mia affiliazione, non ho mai tratto vantaggi dalla mafia e non ho mai fatto affari con mafiosi. (sono incensurato e non sono mai stato indagato non ho procedimenti in atto riguardo fatti di mafia) invece sono stato enormemente danneggiato dalla mafia. In seguito a questa immotivata non veritiera e dannosa delibera della commissione centrale non ho ricevuto mai ne mi è stata notificata ne contestualmente ne successivamente alcuna motivazione ne giustificazione che spiegasse tale illogica decisione da parte della commissione centrale e ancora oggi non ho ricevuto nessuna spiegazione. (Aggiungo anche che in questi anni ho subito danni enormi e continuo a subirne da soggetti da me denunciati). Conseguentemente alla delibera della commissione centrale ovviamente venivo trattato come un “collaboratore di giustizia” e quindi ovviamente ho rinunciato al programma di protezione così inadeguatamente e ingiustamente strutturato conscio di correre un rischio per la mia incolumità ma non tollerando più questa condizione ingiusta ho quindi deciso di rinunciare al programma e di rientrare con i miei familiari nella mia città dove sono ritornato ad essere un CITTADINO e TESTIMONE. Questa attribuzione di status errata, contrariamente a quanto forse auspicavano i mafiosi non è riuscita a demotivarmi o a scalfirmi anzi mi ha dato una motivazione maggiore e quindi ho continuato quanto già iniziato restando sempre a disposizione della Giustizia. presenziando e testimoniando personalmente ai relativi processi. Il paradosso della vicenda, però sta nel fatto che da quando sono rientrato a casa mia nella mia città nonostante il mio impegno e il mio contributo costante per la Giustizia e nonostante gli ulteriori danni subiti da questa interpretazione “errata”della commissione centrale. Nonostante io continui ad essere quindi un soggetto ancora a rischio Non ho più ricevuto dallo Stato alcun tipo di protezione o tutela per la sicurezza mia e dei miei congiunti.(sembra che la protezione possa essere concessa solo con il trasferimento in località segreta) A casa mia Non sono state installate nemmeno le videocamere collegate con la Polizia presso la mia abitazione, Non ho avuto assegnate scorte di alcun tipo, Non ho auto, ne blindate ne standard,(l’ultima auto che usavo abitualmente di proprietà di mia sorella e stata sfasciata a martellate da ignoti) ne nessuno ha mai pensato se io mia moglie e i miei figli riusciamo a sopravvivere oppure no. Oggi viviamo una condizione di isolamento TOTALE. Decidendo quindi di restare nella propria città nulla, inoltre io e miei familiari ora viviamo l’isolamento più totale e siamo esposti ad un doppio rischio: quello delle ritorsioni mafiose e quello dell’isolamento, con l’aggravante quindi di non potere lavorare, in quanto purtroppo la realtà Palermitana e ancora omertosa e la collettività paradossalmente prende le distanze da chi denuncia. Lo Stato quindi non garantendo e non proteggendo i cittadini che denunciano fa un danno enorme peggiorando la situazione esistenziale del testimone scoraggiando inoltre sempre di più tutta la comunità per il futuro, inviando quindi un messaggio sbagliato, negativo e distorto alla collettività facendo percepire una sorta di abbandono verso chi compie il proprio dovere e verso chi contribuisce alla lotta contro la mafia e le collusioni, rovinando la vita di chi denuncia e ai suoi familiari. Trovo aberrante ma chiaramente illuminante che in un paese come il nostro dove la priorità assoluta dovrebbe essere la lotta alla mafia e alla corruzione/collusione si disincentivi il cittadino a denunciare. c’è gente onesta che denuncia il malaffare e lo stato risponde… No non risponde affatto, demotivando e isolando abbandonando senza proteggere. inoltre devo aggiungere che durante i mesi trascorsi nelle località protette ho riflettuto su un concetto fondamentale: “fuggire è da perdenti” La lotta alla mafia teoricamente dovrebbe essere un obiettivo comune di tutte le forze politiche in parlamento. Da ciò dovrebbe discendere che chi a questa battaglia contribuisce, deve essere aiutato e protetto dallo Stato, in modo da essere un esempio positivo per gli altri. Al contrario Il fatto di essere trasferiti e costretti a rifarsi una vita, o abbandonati è invece l’esatto contrario di quanto dovrebbe essere. Chi denuncia quindi DEVE RESTARE. (lo Stato dovrebbe provvedere a rendere possibile una vita dignitosa nel proprio territorio proteggendo il testimone) In una situazione ideale, in un paese ideale chi dovrebbe andare via dovrebbe essere il mafioso, non il cittadino. È chiaro quindi che il fatto di essere trasferiti altrove, davanti alla comunità del proprio territorio non è un messaggio positivo. A mio avviso la norma così impostata porta nell’immaginario collettivo a vedere chi denuncia come un perdente, perché è lui quello che fugge. (E a maggior ragione se lo Stato non offre le adeguate protezioni nel territorio di origine) Il concetto di trasferimento è quindi sbagliato per due motivi: si dà un messaggio di vittoria per la mafia, e si distrugge ancora di più la vita a chi denuncia. Restando nella propria città il messaggio invece è devastante per loro, per i mafiosi. Quindi a maggior ragione io continuo e continuerò a lottare sempre per la Verità e la Giustizia. Ad ogni costo.

Io sono un testimone di giustizia;

successivamente a mie lunghe e articolate dichiarazioni ai Magistrati della DDA di Palermo  riguardanti soggetti mafiosi e altri soggetti collusi con la mafia, gli stessi Magistrati della DDA di Palermo ritenendo i soggetti da me denunciati particolarmente pericolosi e ritenendomi quindi a rischio, hanno fatto richiesta urgente alla “Commissione Centrale per le speciali misure di prevenzione”: organo indipendente con sede a Roma, per inserirmi nel programma di speciale misura di protezione assieme ai miei stretti congiunti, n.q. “Testimone di Giustizia” quindi ho accettato e firmato il consenso con mia moglie e i miei figli siamo stati immediatamente trasferiti d’urgenza in una prima località segreta.
Nei mesi trascorsi nelle varie “località protette” ho constatato l’inadeguatezza e la inutile farraginosità del sistema di protezione subendone personalmente le conseguenze io con i miei congiunti.
Nel mio caso inoltre, paradossalmente, subito dopo il trasferimento nella prima località segreta, diversamente da quanto valutato e richiesto dai P.M. della DDA di Palermo, che avevano fatto istanza chiedendo il programma n.q. di testimone di giustizia, la Commissione Centrale di Roma  invece non tenendo conto della richiesta dei riscontri e degli approfondimenti degli stessi PM di Palermo si è riunita e ha deliberato immotivatamente, arbitrariamente ed erroneamente che il mio “status” non doveva essere quello richiesto dai PM di Palermo e cioè “testimone di giustizia” ma bensì quello di “collaboratore di giustizia” non considerando nemmeno che  la richiesta dei Magistrati era già stata controfirmata da me che accettavo il trasferimento e che già mi trovavo nella località segreta  n.q. di “testimone di giustizia”
Invece sorprendentemente la commissione centrale ha deliberato in pochissimo tempo inspiegabilmente e a mio avviso immotivatamente e arbitrariamente un nuovo “status” inserendomi nel programma di protezione come “collaboratore di giustizia”.
Quindi la Commissione Centrale in pochi minuti ha sovvertito ciò che i  Magistrati della DDA hanno invece stabilito dopo un anno di valutazioni e indagini basate sulle mie dichiarazioni spontanee a cui sono seguiti i relativi riscontri.
Lo “Status” di collaboratore non mi rappresenta affatto offende la mia onorabilità e quindi mi danneggia immensamente.
il collaboratore infatti a differenza del testimone si presuppone sia parte integrante dell’organigramma mafioso e nel momento in cui si pente si dissocia e collabora.
Quindi certamente non è il mio caso, io non sono mai stato ne affiliato a cosa nostra ne ad altra associazione criminale e nemmeno è stata mai ipotizzata da alcuno una mia affiliazione, non ho mai tratto vantaggi dalla mafia e non ho mai fatto affari con mafiosi. (sono incensurato e non sono mai stato indagato non ho procedimenti in atto riguardo fatti di mafia) invece sono stato enormemente danneggiato dalla mafia.
In seguito a questa immotivata non veritiera e dannosa delibera della commissione centrale non ho ricevuto mai ne mi è stata notificata ne contestualmente ne successivamente alcuna motivazione ne giustificazione che spiegasse tale illogica decisione da parte della commissione centrale e ancora oggi non ho ricevuto nessuna spiegazione.
(Aggiungo anche che in questi anni ho subito danni enormi e continuo a subirne da soggetti da me denunciati).
Conseguentemente alla delibera della commissione centrale ovviamente venivo trattato come un “collaboratore di giustizia” e quindi
ovviamente ho rinunciato al programma di protezione così inadeguatamente e ingiustamente  strutturato conscio di correre un rischio per la mia incolumità ma non tollerando più questa condizione ingiusta ho quindi deciso di rinunciare al programma e di rientrare con i miei familiari nella mia città dove sono ritornato ad essere un CITTADINO  e TESTIMONE.
Questa attribuzione di status errata, contrariamente a quanto forse auspicavano i mafiosi non è riuscita a demotivarmi o a scalfirmi anzi mi ha dato una motivazione maggiore e quindi ho continuato quanto già iniziato restando sempre a disposizione della Giustizia. presenziando e testimoniando personalmente ai relativi processi.
Il paradosso della vicenda, però sta nel fatto che da quando sono rientrato a casa mia nella mia città nonostante il mio impegno e il mio contributo costante per la Giustizia e nonostante gli ulteriori danni subiti da questa interpretazione “errata”della commissione centrale.
Nonostante io continui ad essere quindi un soggetto ancora a rischio  Non ho più ricevuto dallo Stato alcun tipo di protezione o tutela per la sicurezza mia e dei miei congiunti.(sembra che la protezione possa essere concessa solo con il trasferimento in località segreta)
A casa mia Non sono state installate nemmeno le videocamere collegate con la Polizia presso la mia abitazione,
Non ho avuto assegnate scorte di alcun tipo,
Non ho auto, ne blindate ne standard,(l’ultima auto che usavo abitualmente di proprietà di mia sorella e stata  sfasciata  a martellate da ignoti) ne nessuno ha mai pensato se io mia moglie e i miei figli riusciamo a sopravvivere oppure no.
Oggi viviamo una condizione di isolamento TOTALE.
Decidendo quindi di restare nella propria città nulla, inoltre io e miei familiari ora viviamo l’isolamento più totale e siamo esposti ad un doppio rischio: quello delle ritorsioni mafiose e quello dell’isolamento, con l’aggravante quindi di non potere lavorare, in quanto purtroppo la realtà Palermitana e ancora omertosa e la collettività paradossalmente prende le distanze da chi denuncia.
Lo Stato quindi non garantendo e non proteggendo i cittadini che denunciano fa un danno enorme peggiorando la situazione esistenziale del testimone scoraggiando inoltre sempre di più tutta la comunità per il futuro, inviando quindi un messaggio sbagliato, negativo e distorto alla collettività facendo percepire una sorta di abbandono verso chi compie il proprio dovere e verso chi contribuisce alla lotta contro la mafia e le collusioni, rovinando la vita di chi denuncia e ai suoi familiari.
Trovo aberrante ma chiaramente illuminante che in un paese come il nostro dove la priorità assoluta dovrebbe essere la lotta alla mafia e alla corruzione/collusione si disincentivi il cittadino a denunciare.
c’è gente onesta che denuncia il malaffare e lo stato  risponde… No non risponde affatto, demotivando e isolando abbandonando senza proteggere.
inoltre devo aggiungere che durante i mesi trascorsi nelle località protette ho riflettuto su un concetto fondamentale: “fuggire è da perdenti”
La lotta alla mafia teoricamente dovrebbe essere un obiettivo comune di tutte le forze politiche in parlamento. Da ciò dovrebbe discendere che chi a questa battaglia contribuisce, deve essere aiutato e protetto dallo Stato, in modo da essere un esempio positivo per gli altri.
Al contrario Il fatto di essere trasferiti e costretti a rifarsi una vita, o abbandonati è invece l’esatto contrario di quanto dovrebbe essere. Chi denuncia quindi DEVE RESTARE. (lo Stato dovrebbe provvedere a rendere possibile una vita dignitosa nel proprio territorio proteggendo il testimone)
In una situazione ideale, in un paese ideale chi dovrebbe andare via dovrebbe essere il mafioso, non il cittadino. È chiaro quindi che il fatto di essere trasferiti altrove, davanti alla comunità del proprio territorio non è un messaggio positivo.
A mio avviso la norma così impostata porta nell’immaginario collettivo a vedere chi denuncia come un perdente, perché è lui quello che fugge.
(E a maggior ragione se lo Stato non offre le adeguate protezioni nel territorio di origine)
Il concetto di trasferimento è quindi sbagliato per due motivi: si dà un messaggio di vittoria per la mafia, e si distrugge ancora di più la vita a chi denuncia.
Restando nella propria città il messaggio invece è devastante per loro, per i mafiosi.

Quindi a maggior ragione io continuo e continuerò a lottare sempre per la Verità e la Giustizia.
Ad ogni costo.

Il Testimone di Giustizia.” Ero Gennaro ed ora non so più chi sono”.

Questi sono i giorni del ricordo,il ricordo di ciò che ero,Il ricordo di un uomo libero.
Oggi ricordo la mia libertà quella voglia di vivere che mi portava lontano,quei progetti di un uomo vincente di un uomo di successo.
Ricordo quei fine settimana quando rientravo nella mia casa,quando il telefono squillava all’infinito e quei tanti amici che mi chiedevano cosa facciamo?
Ricordo la vita da uomo libero,quelle lunghe passeggiate sul lungo mare le mie passioni il circolo del tennis era tutto così normale oggi è un ricordo del passato.
Una vita a volte anche invidiata e criticata ma ero un vincente.
La “mia” Roma la mia “Firenze” la “mia”  Bologna le vivevo di giorno di sera ed avevo la libertà di partire senza dover chiedere il permesso a nessuno.
Quel passato che mi tortura in questi giorni dove la mia vita è circoscritta in una provincia dove per poter uscire dalla stessa devo chiedere il permesso,tutto ciò è un macigno per un uomo onesto per un uomo che ha creduto e crede nello stato.
Ma da persona intelligente non posso mentire a me stesso e in me cresce sempre di più il dubbio,quel dubbio che mi logora e mi distrugge.
In molti si chiederanno di chi sono “prigioniero “?
Sono prigioniero di un sistema che non è fatto per un uomo onesto per chi deve vivere libero ….
Quando chiedevo di essere protetto lo chiedevo a gran voce perché avevo paura di morire di essere ucciso .
Forse credevo in ciò che era scritto in una legge che è nata per chi ha ucciso per chi consapevole di dover marcire in galera si pente,ma io non ho ucciso e non ho da pentirmi, o forse si ?
Forse dovrei pentirmi di aver fatto denunciato la camorra i colletti bianchi?
Forse devo portare il peso di quella scelta di vita che mi ha privato della mia libertà e condizionato la vita dei miei cari.
Non c’è denaro che possa ricompensare la libertà persa,non c’è ragione che io non possa vivere da uomo libero,non c’è scusa per i tanti No e sai tanti forse vedremo.
Vorrei scappare via mail sarebbe da codardi,vorrei lottare contro questo sistema ma sarei un don chisciotte,e mi chiedo ogni minuto cosa possa fare per vivere da vivo e non morire da vivo?
Come posso resettare il ricordo della mia vita ?
Non ho risposta  e chiedo aiuto a Voi che dal di fuori di questo inferno avete la tranquillità di trovare la risposta.
Ero Ciliberto Gennaro giovane napoletano per bene , oggi non so chi sono.

Un appello accorato di un Testimone di Giustizia:Napoli affoga nel sangue .Ribellatevi alla camorra

Napoli coperta dal sangue della camorra

Ogni giorno il mio cuore si spezza da uomo onesto e  le ferite le porto nell’anima.
Ancora sangue e morti ,Bambini che sono vittime di questa mattanza di Camorra,bambini che non sono normali perché assistere ad omicidi non è Normale.
Come non è normale che un popolo onesto non si ribelli e dica basta ….
Basta a questa infame etichetta di città del sangue ,di città pericolosa e dove la gente vive nel terrore di essere vittima innocente.
Bastardi che si fanno la guerra per la piazza di spaccio che è solo l’ingresso in un meccanismo criminale .
Ora il clima è teso ed il governo centrale ha il dovere di difendere il popolo onesto ….non voglio più sentire “meglio, si uccidono tra di loro ” perché le vittime innocenti non le dimentico.
A voi ,aspiranti camorristi, convertitevi  perché siete solo una parentesi di una guerra di camorra che non vi risparmierà e  Voi madri di questi scellerati denunciate  per salvare i vostri figli.
Gennaro  Ciliberto
testimone di giustizia

Sono gli uomini che fanno la differenza

Un colonnello dei Carabinieri, un uomo eccezionale che della sua professione né ha fatto una missione di vita.
Una provincia di Caserta con una presenza massiccia della criminalità organizzata e non solo.
Da oggi Reggio Calabria ha un grande comandante provinciale dei Carabinieri.
Grazie Colonnello Scafuri.
Per me averla conosciuto è stato un onore; grazie Associazione Caponnetto.
Ciliberto Gennaro
testimone di giustizia

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