Lettere

Lettera di un Testimone di Giustizia contro la camorra “Schiaffi in faccia al popolo onesto”

L’ennesima farsa è andata in scena,dallo scandalo,l’indignazione nascono per magia i super poteri al Prefetto.
Sarebbe bastato poco per far  si’ che quella poca fiducia rimasta nel popolo onesto non svanisse nel nulla.
Ma il governo, i Ministri hanno deciso di dare l’ennesimo schiaffo al popolo onesto.
Dando dimostrazione che non c è libert
Mafia c è …mafia non c è ,questo era il dilemma….
Quasi come il gioco delle tre carte.
Gioco illegale…. Come illegale è il sistema mafioso romano connesso alla politica affarista e corrotta.
Ora tutti si preparano al bagno di “legalità” ad asciugare il sudore per aver salvato Roma ed il Gubileo.
Ma ora il popolo deve solo ricordare ed essere coerente e onesto,lo si deve ai nostri figli a chi ha sofferto e ha pagato a caro prezzo l’onestà.

La politica attuale si è apertamente schierata.
Che nessuno faccia lo struzzo!!!!!

Lettera aperta del Testimone di Giustizia Gennaro Ciliberto al Sindaco di Bitonto dopo i ripetuti atti di criminalità : “Far West ….forse è ora di non nascondere o minimizzare ; i proiettili non hanno bersagli “.

Caro Sindaco i proiettili uccidono anche gli innocenti!!

 

Le vicende accadute in questi giorni parlano da sole,i cerchi di gesso tracciati dalla polizia scientifica ne sono la prova, se si spara a Bitonto é perché gruppi criminali radicati sul territorio si fanno la guerra.
Vero che nessuno fortunatamente è rimasto vittima innocente di questi attacchi criminali, ma caro Sindaco i proiettili quando vengono esplosi in tal modo non hanno traiettorie prevedibili e tristemente la cronaca ci racconta di vittime innocenti morte solo perché trovatesi nel posto sbagliato.
La mia non è una polemica poiché provengo da una città bella quale Napoli dove gli omicidi ormai non si contano più. …..e dove la gente vive nel terrore di trovarsi coinvolta in una sparatoria.
La criminalità è un cancro che distrugge la terra in cui vive e tutto ciò che vi è intorno.
Non bisogna alimentare la strategia del terrore ma bisogna dare anche certezze.
Bene il tavolo di comitato e sicurezza pubblica.
Ma città come Bitonto hanno bisogno di una marcia in più in tema di sicurezza pubblica.
Più mezzi e uomini che presidiano il territorio sono l’arma vincente oltre ad una intensa attività investigativa che pare che a Bitonto abbia portato ad importanti operazioni contro la criminalità.
Ma caro Sindaco mai abbassare la guardia.
Bitonto negli ultimi anni ha dato dimostrazione di un cambiamento positivo.
Ma non bisogna sminuire né nascondere il problema criminalità.
Questi farabutti vanno arrestati e spero che il Comune si costituisca parte lesa nei procedimenti contro ogni i forma di criminalità sul territorio.

Gennaro Ciliberto,Testimone di Giustizia

Lettera aperta a tutti coloro che ci leggono

Perché il governo e il Ministro Alfano non rispondono mai alle interrogazioni parlamentari ??????????

Molte sono state le interrogazioni  parlamentari  presentate al Ministro Alfano, il tema era sempre sulle vivessitudini, la sofferenza dei testimoni di giustizia.
I casi erano diversi nella loro specifica, ma una cosa li accomuna e tristemente riscontriamo che in tutti i casi vi è  l’abbandono dei soggetti,  prima e dopo essersi visti riconosciuto lo status di Testimone di Giustizia.
La vera battaglia infatti in molti l’hanno vissuta subito dopo le denunce , lasciati soli , bersagli di criminali e corrotti e forti dell’isolamento che chi denuncia subisce hanno inflitto in loro delle  vere e proprie torture psicologiche e non sono mancati i casi in cui il Denunciate  e stato selvaggiamente picchiato.
Le minacce troppo spesso a volte restano sulla carta di quella denuncia che dopo poco viene archiviata.
Le mafie i criminali nel Tempo hanno capito che uccidere non serve più  ….l’importante
é far si che il Denunciate si attenda che in lui si inneschi quell’atroce pensiero fisso “chi me lo ha fatto fare”.
Se poi il teste non ritratta allora i criminali ben consigliati puntano a screditare il loro accusatore.
Molte le tattiche e i mezzi che questi criminali troppo spesso hanno usato nei confronti di cittadini per bene che hanno fatto il loro dovere….DENUNCIARE.
I fatti parlano chiaro, i numeri confermano che in Italia il popolo non denuncia, forse anche perché vi è  una legge lenta e talvolta “distratta”,fatta di errori che poi diventano orrori.
Il dramma chi chi denuncia quindi non può  essere ridotto ad una semplice analisi statistica che Il ministero dell’Interno pubblica ogni sei mesi.
Chi denuncia compie un vero atto di coraggio, amplificato ancor di più  in un paese dove troppo spesso  l’omerta’ è una regola del buon vivere tranquilli.
Dove dopo ventenni le verità  su molte stragi ancora non trovano sentenza.
Dove la legge non è  uguale per tutti.

Il calvario di chi denuncia quindi non finisce nel liberarsi di un aguzzino,  di un segreto,  o di aver visto o sentito.
Il calvario continua anche dopo, nella deportazione che subisce colui che dopo esser divenuto testimone di giustizia deve scappare dalla sua terra da i suoi affetti, dalla sua vita.
Una fuga interminabile fatta di paure, angosce , di umiliazioni e offese.
Ma come  se non bastasse poi c’ è il silenzio, quel silenzio del Ministro dell’interno persona preposta a dare risposte a chiarire i mille perché i testimoni di giustizia  debbano avere una sorte di sofferenza eterna .
Ma silenzio, solo silenzio……..quasi un volersi defilare,un atteggiamento di superiorità  e l’ indifferenza di chi dall’alto del suo ruolo guarda questi testimoni come dei problemi, gente “miserabile” che nel chiedere aiuto danno fastidio.
L’ennesimo appello al  Ministro Alfano “Risponda alle interrogazioni abbia l’umiltà di leggerle e dia u na risposta, almeno riusciremo a capire dove c’è  l’intimo di chi sono le responsabilità,poiché  la legge in questione che dovrebbe tutelare i testimoni di giustizia a vostro dire è  la  migliore di Europa.
Con la speranza che dopo le ferie il Ministro Alfano risponda ,noi vogliamo che il popolo onesto non abbandoni mai chi denuncia le mafie.

                                                                                                                                                                                             UN TESTIMONE DI GIUSTIZIA

LETTERA APERTA AL DIRETTORE DEL GIORNALE ONLINE TEMPOREALE INFO

Leggiamo in data odierna il servizio pubblicato sul suo giornale dallo stupefacente titolo che tira in ballo l’Associazione Caponnetto  ,titolo  che sia nel contenuto che nella forma ne lede l’onorabilità.
La diffidiamo a rettificare immediatamente  quanto scritto facendo presente che l’Associazione Caponnetto non ha espresso alcun placet alla costituzione di una sedicente associazione di presunti operatori di polizia.
Segue articolo  cui si fa riferimento    :
temporeale quotidiano  »  Cronaca • Formia • Top News   »   Formia / Bardellino presidente dell’Aeop con il placet dell’Associazione Caponnetto
Formia / Bardellino presidente dell’Aeop con il placet dell’Associazione Caponnetto

Formia / Bardellino presidente dell’Aeop con il placet dell’Associazione Caponnetto

Scritto da Giuseppe Mallozzi / CronacaFormiaTop News / 5 agosto 2015, ore 12:37 pm 
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FORMIA – L’indagine sulla sezione formiana dell’Associazione Europea Volontari di Polizia, che ha coinvolto Ernesto Bardellino, fratello di Antonio, indiscusso capo del clan dei Casalesi e a sua volta indagato per diversi reati nonché sorvegliato speciale, insieme ad altre tre persone, ha un clamoroso risvolto.

Ernesto Bardellino
Ernesto Bardellino

L’apertura della sede a Formia dell’Aeop venne infatti pubblicizzata con il nome del sedicente presidente Ernesto Bardellino anche sul sito online dell’Associazione Antimafia “Antonino Caponnetto”. Sono in corso verifiche da parte del Procuratore capo della Repubblica di Cassino, Paolo Auriemma, e il Questore di Latina, Giuseppe De Matteis, sul perché il segretario nazionale dell’associazione, Elvio Di Cesare, non abbia segnalato alle forze dell’ordine una simile anomalia. Le indagini sono iniziate nelle scorse settimane quando Ernesto Bardellino e il segretario dell’associazione formiana, Giuseppe Favoccia, hanno inviato al sindaco Sandro Bartolomeo una lettera in cui lo invitavano ad usufruire dei servizi dell’associazione di volontariato sottolineando che: “Se in questa città esiste un cancro da estirpare chiamato camorra, noi abbiamo i mezzi e la disponibilità per combattere questo cancro”.

In quattro, come già detto, sono finiti denunciati per false attestazioni a Pubblico Ufficiale e usurpazione di titolo. Si tratta di Ernesto BardellinoGianpaolo D’Angelis, 43 anni, di Formia; Giuseppe Favoccia, 65 anni, di Formia, fratello dell’autista dell’ex sindaco Michele Forte e dell’attuale sindaco Sandro BartolomeoVincenzo Cornelio, 55 anni, di Minturno.

I tesserini
I tesserini

L’associazione aveva chiesto al sindaco Sandro Bartolomeo un locale di proprietà comunale dove allocale la propria sede, non più disponibile in via Appia lato Napoli – III trav. n.22. Richiesta alla quale il Comune di Formia non ha mai risposto. Da rimarcare, inoltre, anche il silenzio della stampa tradizione sull’argomento, dal momento che fu rilasciata una nota nel 2013, anno di nascita dell’associazione.

Nel maggio di quell’anno, infatti, viene pubblicato un comunicato stampa – ripreso anche dall’Associazione “Caponnetto” – sull’inaugurazione della sede di Formia, sita in via Appia lato Napoli – III trav. n.22, di una sezione dell’Associazione Europea Operatori Polizia (A.E.O.P.).

Nella nota viene specificato che l’associazione è “presieduta a livello provinciale dal Cav. Ernesto Bardellino, già membro del Sovrano Militare Ordine di Malta, il quale, forte della sua esperienza e nel costante spirito di servizio e di solidarietà che ne ha contraddistinto l’operato, si è prodigato per uno sviluppo ed un potenziamento dell’Aeop in tutta la nostra provincia”. La Procura di Cassino sta indagando anche sulla questione dei titoli di Bardellino: cavaliere e membro del Sovrano Militare Ordine di Malta, che appaiono quantomeno “strani”, visti i precedenti penali. Si ravvisano ulteriori reati di falso e usurpazione di titolo. Le indagini coinvolgono anche i controlli sulle richieste effettuate per creare l’associazione.

bardellino (3)Tra gli scopi del sodalizio, che riguardano l’associazionismo di volontario e protezione civile, vengono elencati “la promozione e la tutela dei diritti della persona, mediante l’assistenza e/o la vigilanza, prioritariamente nei confronti di portatori di handicap, anziani, emarginati e minori; la protezione, la conservazione e la valorizzazione dell’ambiente, della cultura e del patrimonio storico ed artistico, nonché la promozione e lo sviluppo delle attività connesse; la Protezione Civile, nell’ambito della normativa vigente, in tutte le sue caratteristiche e forme, cioè: previsione, prevenzione, anche sanitaria, trasporto sangue, organi ed emodializzati; tutela della natura e dell’ambiente”. Scopi che però superano quanto previsto dallo statuto della Aeop, dove è espressamente scritto che “la Protezione Civile non si limita ad intervenire in caso di disastri e calamità per portare soccorso, (la c.d. ‘gestione dell’emergenza’) ma buona parte delle attività è destinata alle attività di previsione e prevenzione”. Quindi nessuna attività che riguarda per esempio trasporto sangue o vigilanze nei confronti di anziani.

Si legge ancora in quella nota che l’Aeop di Formia ha fatto il suo esordio durante “nell’incontro con i candidati a Sindaco, tenutosi presso la tenda ‘Mater Divine Gratie’ di Gianola”. “In tale occasione – viene specificato – è stata anche consegnata ai vari candidati a sindaco una presentazione ufficiale dell’associazione, in cui si precisano le sue finalità e si manifesta la disponibilità a collaborare fattivamente con la prossima amministrazione comunale che uscirà dalle consultazioni del 26/27 Maggio”.

Proseguono le indagini della Procura di Cassino sulla documentazione inviata, attestante l’incensuratezza dei quattro coinvolti e gli eventuali mancati riscontri da parte dell’Aeop nazionale e addirittura della Prefettura di Latina.

Riceviamo e pubblichiamo da Sabaudia (Latina).” Recupero beni”Il Giardino”

Al sindaco del Comune di Sabaudia,
All’Assessorato al Patrimonio;
All’Ufficio Tecnico;
Alla Stazione dei Carabinieri di Sabaudia;
Alla Brigata della Guardia di Finanza. Sabaudia;
Alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Latina;
Alla Associazione Caponnetto
Alla Redazione di “Lazio TV” Terracina;
Al quotidiano “Latina Oggi Editoriale. Latina;
a “Sabaudia Ti Incazza”
al periodico” 6 di Sabaudia”
Oggetto: Recupero beni
Le diamo avviso:
Nei prossimi giorni ci recheremo presso i locali de “Il Giardino”manufatto realizzato,
come ben sa, a nostre complete spese col fine di recuperare il possesso di quanto di
nostra proprietà ivi è.
A breve Le comunicheremo data ed ora.
Per chiarezza e delucidazioni ad Ella sicuramente utili, aggiungiamo che l’Atto di
Convenzione all’epoca sottoscritto fra le parti: il Sig.Loris Zazzarini, nostro congiunto,
e il Comune, stabiliva che:”al termine della concessione le sole attrezzature fisse ed i
servizi igienici passeranno di proprietà del Comune.
Tale atto, ad oggi valido a tutti gli effetti, non subì modifiche nonostante inutili nostri
tentativi di aggiornamento. Validità peraltro riconosciuta dal T.A.R. che non attribuì a
noi il mancato perfezionamento del nuovo atto di Convenzione.
Al riguardo: Su sollecito della Procura, il Comandante della locale Stazione dei
Carabinieri, Sig. Tanzarella in un accesso nei Vs. uffici constatò come nel fascicolo a
noi intestato non vi fosse neanche la bozza del nuovo atto della Convenzione che avreste
(Voi Comune) redigere e sottoporre alla ns. accettazione e firma. (vedasi relazione della
Corte dei Conti. Ne ho copia per Lei, Signor Sindaco, semmai volesse leggersela).
In ossequio alla lingua italiana ed in virtù della distinzione menzionata, considerato
che ivi furono realizzate strutture – smontabili – va da sè che esse non rientrano e non
possono rientrare nella Vs. proprietà ad oggi.
In conclusione logica: Ad oggi non tutto de “Il Giardino” è Vostro.
Nostro malgrado dobbiamo constatare come per ben due volte Ella o chi per Lei si è
sottratta ad un confronto presso l’Ufficio di Conciliazione. Inviti regolarmente notificato
all’Ente da Lei “gestito”, ma disattesi.
Invitamo quanti in indirizzo, preposti all’ordine pubblico, di presiedere alle operazioni
ad evitare possibili disturbi o interferenze.
Le attribuiamo inoltre l’obbligo di avvertire in tempo l’attuale gestore.
Distinti saluti.
Ennio Pascucci
Adriana Zazzarini
Via Biancamano, 2 Sabaudia.
 

Riceviamo e pubblichiamo,qui di seguito, una lettera che il Testimone di Giustizia Salvatore Barbagallo ha rimesso al Presidente della Repubblica,al Procuratore Nazionale antimafia ed al Vice Ministro dell’Interno Bubbico:

Al Signor  Presidente della Repubblica

E  P.C. Dott. Franco Roberti responsabile nazionale D.D.A 

E  P.C sua Eccellenza Prefetto Bubbico

Che cos’è la legalità

È una parola che ti rende libero, che ti distingue da chi approfitta per dare un significato alla parola legalità a suo dire ed uso, tanti oggi parlano di legalità riempiendosi la bocca di questa parola, dare la loro interpretazione errata del significato.

Viviamo in un era dove la società ha reso la parola legalità con un significato errato ed approfittando di questa bellissima parola.

Sono una persona che cerca la legalità, cerco di metterla in evidenza, ma tante volte non viene percepita da chi veramente dovrebbe esser messa in atto. La cerco, è come cercare un’ago in un pagliaio, ci credo tanto, che certe volte credo a quelle persone che di legalità non sanno neanche il significato, è triste sentire dialogare con personaggi dell’istituzione, ribadire che la legalità sta al primo posto è semplicemente ridicolo, vergognoso quello che ti dicono o ti lasciano far capire, sto cercando la persona onesta che mi possa far capire cos’ è la vera legalità, invece di mimetizzarsi dietro la parola legalità. 

La  cosa che mi tocca di più la giustizia, una giustizia oberata da problemi infiniti, da mole di lavoro insignificanti di processi mai portati avanti, senza condanne, ed altro , finiti a tarallucci e vino, a Vibo Valentia non si condanna, dunque perché portarli avanti, e non smetterla prima. 

Signor Presidente Vibo è una provincia dove la N’drangheta si è formata, dove questi personaggi nati esperti pecorai, venditori di ricotta, formaggi ,come siano diventati cosi potenti, intoccabili, alcune volte privi di essere ostacolati.

Si ringrazia la D.D. A di Catanzaro per gli eventi fatti sulla criminalità organizzata con personaggi eccellenti.

Signor Presidente è vergognoso come alcune persone si presentano a difesa del cittadino, portavoce della legalità, vorrei chiedere il significato a questi signori prima che venisse divulgata a suo dire che cos’è la legalità, siamo abbandonati a noi stessi privi di dignità, privi di vivere una vita tranquilla, ho perso la famiglia, i miei figli, la casa n mano ai mafiosi denunciati e da me fatti arrestare ( vedi operazione “Ultimo incanto”) oggi la persona da me denunciata è il titolare della mia unica casa. La mia azienda chiusa, mi hanno fatto arrestare, mi hanno introdotto taniche di benzina con cartucce sui cantieri, hanno rubato, camion, due trivelle, tanti ma tanti altri danni sui cantieri. Minacciato di morte  e quante altre cose. 

Come si può parlare di legalità, mentre le persone che ti dovrebbero tutelare, vengono arrestate, come qualche magistrato e qualche rappresentante delle forze dell’ordine di Vibo Valentia,, la corruzione è come il pane indispensabile Signor Presidente con tutto questo, ho sempre credibilità, in prima persona in nostro Signore che sa tutto di tutti , poi in quelle persone che lottano per mettere in evidenza la vera legalità al servizio del cittadino onesto.

Certo di un suo cenno nei confronti di una famiglia disastrata, povera, per aver denunciato la n’drangheta.

 La ringrazio per un suo eventuale intervento . 

Con osservanza

Salvatore Barbagallo    “

Fin qui,lo sfogo di un Testimone di Giustizia,un ex imprenditore che ha creduto e crede nella Giustizia,che ha denunciato uomini potenti della ‘ndrangheta e che ,purtroppo,lo Stato non sta trattando come dovrebbe trattare.Ce ne siamo occupati già varie volte ma il suo calvario sta andando avanti da ben 5 anni senza una soluzione a causa dei ritardi della burocrazia.Fra lettere che girano sulle scrivanie del Ministero dell’Interno,della Prefettura e della Procura di Vibo Valentia,non si riesce ancora a venir a capo del bandolo della matassa,Ci auguriamo che il Capo dello Stato,leggendo la sua lettera,voglia intervenire personalmente per mettere fine al calvario di questo uomo onesto e della sua famiglia ridotti ,ormai,alla fame ed alla disperazione. Ass.Caponnetto                       

.Lettera aperta dell’Associazione Caponnetto al Sindaco di Formia dopo la disgustosa blindatura della politica e di alcune componenti delle istituzioni ieri a Formia……………………………………….

Diciamoci la verità,caro Sandro,ed abbi l’onestà intellettuale di non tentare di nasconderti dietro giustificazioni che appaiono quanto meno  inappropriate quando sostieni che la De Martino avrebbe  detto…………….. cose che non potevano essere ………………….” dette davanti a tutti.”……………..
La verità é ben altra perchè la blindatura é dovuta a ben altri motivi che vanno  inquadrati,in primis, in una logica ad excludendum che prevale nella  gran parte della classe politica ed istituzionale nei confronti di chi,come noi, combatte  il  vassallaggio ed esalta l’autonomia del pensiero e dell’azione nel pieno rispetto dei principi  di una democrazia  reale e non formale e,poi,nel timore che in eventi del genere di quello organizzato ieri a Formia potrebbero venire fuori delle cose “scomode” per taluni.
Da persona intelligente,adulta e vaccinata quale sei sai molto bene che l’identità ed il ruolo che svolgiamo ci  obbligano ad intrattenere rapporti a vari livelli  costanti e consolidati  che ci fanno stare ,forse meglio e più di di molti fra quelli  che erano presenti al vostro incontro,”dentro le cose” ed é,pertanto,alquanto risibile la giustificazione che avresti fornito,stando alle cronache,di quella blindatura.
Quel tuo “davanti a tutti”,pertanto,stona e non poco.
L’incontro di ieri ha messo in evidenza,all’occhio di qualsiasi osservatore ed intelligente,le dimensioni della insanabile frattura  che esiste fra la classe dirigente politica ed il Paese reale.
La paura della classe politica di confrontarsi con le realtà e di vedersi eventualmente  processata per  le sue carenze,le sue omissioni,le sue colpe  é stato il vero motivo che  fa da sfondo al comportamento degli organizzatori dell’incontro di ieri.
Zingaretti,pur non essendo personalmente indagato, ha temuto che si parlasse di “mafia Capitale” e delle responsabilità politiche e di singoli;Il Prefetto di Latina forse  ha temuto  che qualcuno gli ponesse qualche domanda circa  i motivi dell’inosservanza ,da parte dei suoi uffici e dei soggetti subordinati ,delle norme in materia di prevenzione antimafia    (dalla Prefettura di Latina non parte una sola interdittiva antimafia e questo fatto é scandaloso ed intollerabile);alcuni  amministratori comunali hanno avuto probabilmente paura  di rimproveri ed accuse diretti  a loro o a loro colleghi  o collaboratori.
Non tiriamo in mezzo la De Martino perché questa é la verità ,secondo noi.
Oggi ,se le mafie la fanno da padrone nel Lazio e nella provincia di Latina ,le colpe sono solo della politica e di parte delle istituzioni,eccetto qualche rarissima eccezione.
E la conferma di ciò é venuta fuori dagli incontri di ieri a Formia,con il Palazzo chiusosi ermeticamente e militarmente  nella sala Ribaud e  con la società civile organizzata in piazza della Vittoria.
Una frattura ed una contrapposizione plateali.
Una giornata drammatica nella storia del Lazio e del Paese.
                                                                                                  Associazione A.Caponnetto

Pubblichiamo,ad evitare polemiche.

Pubblichiamo,ad evitare polemiche che non di certo giovano al buon andamento della Giustizia ed alla scoperta delle verità,solo l’inizio di una lettera pervenutaci ieri dai Testimoni di Giustizia coniugi  Grasso-Franzè che stanno in località protetta a proposito di una vicenda emblematica che rivela tutto intero quanto oggi uomini delle istituzioni  ci tengano che nei processi vengano fuori le realtà.I predetti Testimoni di Giustizia,oggi venerdì 17 luglio,avrebbero dovuto testimoniare in un processo importante  a Vibo Valentia nato da un’inchiesta contro  la ‘ndrina Mancuso.Allo stesso processo é stato chiamato a testimoniare,oltre ai predetti coniugi,anche un altro Testimone di Giustizia,Salvatore Barbagallo.Bene,agli uni ed all’altro,all’ultimo momento é stato comunicato che non é stato concesso il servizio di accompagnamento con scorta previsto dalla legge per coloro che sono chiamati a testimoniare in processi  che comportino un’altissima pericolosità per la loro incolumità fisica.Dopo le proteste vivaci da essi inscenate,a Barbagallo che vive sul territorio é stata finalmente concessa la scorta e quindi può andare a testimoniare,mentre ai coniugi Grasso-Franzé ,che stanno lontani,no.
Non andiamo oltre,confidando nel grado di intelligenza di chi ci legge.
Vogliamo solo aggiungere che questo é un comportamento diffusissimo e consolidato……………………………
Ecco la lettera:

”La piovra che copre e aspira la comunità vibonese muove i suoi
tentacoli nei palazzi istituzionali. Si riballa GO…balliamo coi lupi!.
Siamo i testimoni di giustizia Grasso-Franzé impegnati nei più grossi
processi di mafia sin dal 2005 sul fronte combattente contro le mafie.
Scriviamo a questo giornale per denunciare l’ennesimo abuso commesso
dalla procura di Vibo Valentia e dal servizio centrale di protezione.
Siamo stati chiamati a testimoniare contro capo e vicecapo della mobile
di Vibo Valentia arrestati per associazione mafiosa con il Clan Mancuso
e nonostante la DDA di Catanzaro già da un mese ha fatto presente di
organizzare l accompagnamento presso l’aula bunker di Vibo Valentia per
il giorno 17 Luglio,in data odierna(16 Luglio) venivamo a conoscenza che
non è stato disposto nessuno accompagnamento anzi,la procura di Vibo ha
ordinato la video conferenza. Quando da circa 11 anni che tutti sanno
che i coniugi Grasso vanno di presenza a testimoniare ma sicuramente
qualcuno ha la necessità che questa testimonianza non venga fatta………………..”

Non é la prima volta che riceviamo lettere del genere da parte di Testimoni di Giustizia che,convocati a deporre nei processi,non sono in grado di raggiungere i Tribunali in quanto il Servizio Centrale Protezione del Ministero dell’Interno NON dispone l’accompagnamento adducendo varie giustificazioni.Questo comportamento é davvero inqualificabile in quanto rappresenta oggettivamente un ostacolo al corso della Giustizia. Chiediamo un intervento urgente del Ministro dell’Interno per mettere fine una buona volta a questi sconci. Associazione Caponnetto

Siamo i testimoni di giustizia Grasso e Franzè,comunichiamo a questa
associazione che nonostante il servizio centrale di protezione da circa
un mese sapeva di questo accompagnamento per il processo contro il capo
e il vice capo della mobile della questura di Vibo Valentia e un noto
avvocato in data odierna non è stato disposto nessuno accompagnamento
per l’ennesima volta ribadiamo di essere intralciati nel nostro dovere
di testimoni di giustizia da apparati instituzionali che sicuramente non
sono dalla parte dello stato pulito e non corruttibile,tentando di
stancarci o meglio ancora di denigrarci in modo che da questi processi
non esca la corruzione ,il marciume ,la collusione che vi è negli organi
instituzionali e non . Noi testimoni di giustizia Grasso continueremo a
fare il nostro dovere sapendo di avere dalla parte nostra quella parte
di stato non corrotta e che ci crede ancora nel cambiamento di questo
sistema ormai infiltrato dappertutto . Cordiali saluti, Testimoni di
giustizia Grasso-Franzè

Lettera aperta al Prefetto di Latina ed al Sindaco di Aprilia (con la speranza che almeno una volta rispondano e ci facciano conoscere le loro intenzioni )

Non passa giorno che le cronache non riportino notizie di aggressioni,rapine,furti nella città di Aprilia e nel territorio circostante.
Un Far West al quale nessuno finora pare che voglia porre rimedio.
La popolazione vive nel terrore,sconcertata ,peraltro ,per il comportamento  dei rappresentanti    dello Stato che dimostrano un disinteresse davvero inqualificabile.
L’Associazione Caponnetto chiede alle SS.LL..di  intervenire adottando  con tempestività    le misure che si rendono necessarie per il ripristino di un clima di  vivibilità civile e di sicurezza-.
Fra tali misure,essa ritiene assolutamente indispensabile.oltre  all’istituzione di un Commissariato della Polizia di Stato .anche  l’installazione di un sistema di videosorveglianza che interessi l’intero territorio comunale.
Attendiamo un cenno di assicurazione
                                                                                            ASSOCIAZIONE CAPONNETTO

Riceviamo e pubblichiamo: “Un Paese alla deriva”

Cari amici, ormai ciò che avete  previsto sta accadendo. Il potere mafioso lobbistico una volta smascherato agisce ormai allo scoperto. Quella parte di politica collusa e arrogante è uscita alla luce del sole.
Ora le Mafie investiranno nelle scuole perché dove c è business e collisione c è mafia ;ormai non c è più distinzione tra Mafie e politica collusa.
La democrazia è in discussione e con questo potere politico le Mafie hanno cambiato atteggiamento ;ora più di prima siedono in parlamento e  non hanno più necessità di sparare o uccidere.
Sono molto preoccupato per un futuro che futuro non sarà.
Ancora non  comprendo dov’è quella parte di popolo onesto .

UN TESTIMONE DI GIUSTIZIA

Lettera aperta al Procuratore Aggiunto di Roma Prestipino.

Caro Procuratore,é quasi tutto il sistema politico-istituzionale romano e laziale ad essere mafioso,Quando leggiamo,da Roma,da Latina e dalle altre province del Lazio, sui giornali,sui siti web,su Facebook ecc.articoli e dichiarazioni  che negano o,comunque,minimizzano il radicamento mafioso,ci domandiamo se non sia mafioso soprattutto il popolo che ha votato questa gentaglia.Altro che solo coloro che mangiano con la mafia !!!!!!!!!!!
E i primi mafiosi sono ,purtroppo,coloro che,pur facendo finta di gridare nelle piazze contro la mafia,in sostanza non fanno nulla di concreto per combatterla,non collaborando con voi magistrati nel segnalare,nel denunciare,nomi e cognomi.Questa é la triste realtà a Roma,come nel resto del Lazio.A Latina si é addirittura gridato ,chiamandoli “ pezzi deviati dello Stato “,contro l’unico Prefetto che ha avuto il coraggio ,insieme ai membri della Commissione di accesso al Comune di Fondi,di indagare sulla mafia.E nessuno li ha difesi!!!!!!!!!!!!!!!!……………………

NotizieAttualità

Pm Prestipino: c’è un pezzo di società che mangia sulla mafia

19 giugno 2015

Michele Prestipino (Imagoeconomica)Michele Prestipino (Imagoeconomica)

«Chi cerca di minimizzare Mafia Capitale è in malafede per convenienza: tutto questo è inaccettabile. La mafia a Roma non l’abbiamo certo scoperta oggi». Usa toni forti Michele Prestipino, procuratore aggiunto a Roma, parlando dell’inchiesta che fa tremare il Campidoglio. Fa sentire alta la sua voce da Trame.5, festival dei libri sulle mafie, in corso a Lamezia Terme fino al 21 giugno.

PUBBLICITÀ

Mi sconcerta lo stupore di chi sembra accorgersi solo ora della Mafia romana
Il magistrato, coordinatore del pool di magistrati che si occupano dell’inchiesta Mafia Capitale, non è entrato nel merito dell’indagine e delle polemiche sulle dimissioni di Marino. «Mi sconcerta lo stupore di chi sembra accorgersi solo ora della presenza della mafia nella Capitale – ha detto il magistrato -, qualcuno sembra aver dimenticato che a Roma, sin dagli anni ’70, è stata presente la banda della Magliana, i cui rapporti con Cosa nostra sono stati dimostrati. C’è perfino una sentenza che condanna alcuni affiliati alla banda della Magliana per associazione mafiosa. Non è un caso, dunque, che Massimo Carminati, uno dei protagonisti della nostra inchiesta, provenga proprio da quel passato criminale. Inoltre, in tempi più recenti, numerosi tribunali del Lazio hanno comminato pesanti condanne, peraltro già passate in giudicato, per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso».

Chi fa finta di non capire è in malafede
Roma, aggiunge il magistrato, « non è Reggio Calabria né Palermo, ma paradossalmente è più semplice prendere le distanze dalla mafia e dai mafiosi in Calabria e in Sicilia, dove di mafia si parla da decenni, piuttosto che ai Parioli. Capisco che è difficile accettare di convivere con la mafia sullo stesso pianerottolo, ma chi a Roma fa finta di non capire è in perfetta malafede». Per il coordinatore del pool di magistrati di Mafia Capitale c’è «una sorta di ritrosia culturale ad ammettere la presenza della mafia». Per Prestipino non è ammissibile «questo atteggiamento di negare quello che è stato già riconosciuto. Tutti sono d’accordo dal prendere le distanze dalla criminalità comune. La mafia invece è qualcosa di più coinvolgente e avvolgente perché se io faccio l’attività di impresa sotto l’ombrello protettivo di qualcuno, vinco più gare di quello che invece sta sul mercato secondo le regole. Il problema è questo: c’è un pezzo di società che con la mafia ci mangia».  

Lettera agli iscritti ed ai simpatizzanti dell’Associazione Caponnetto

Ora basta con i convegni fino all’autunno.Ne abbiamo già fatti 6,da gennaio fino a giugno  scorsi e se ne riparla a settembre con un settimo a Giugliano  di Napoli,già deliberato e,forse,un ottavo a Pontecorvo,in provincia di Frosinone nel Lazio.Da oggi  deve andare avanti l’attività principale,quella di raccolta dati e di confezione di dossier su situazioni specifiche.Stiamo curando anche l’attività di preparazione per la presentazione come parte civile in processi contro le mafie e il malaffare nella pubblica amministrazione.Avanti,quindi,con l’opera di INDAGINE  e di segnalazioni!!!!!!

Lettera dell’Associazione Caponnetto al Procuratore Capo di Catanzaro ed al Prefetto di Vibo Valentia per la definizione del caso del Testimone di Giustizia Salvatore Barbagallo

27.5.2015
Dr.Vincenzo Antonio LOMBARDO
Procuratore Capo
Procura della Repubblica
CATANZARO
Dr.Giovanni Bruno
Prefetto di
VIBO VALENTIA
Signor Procuratore,Signor Prefetto,
stiamo seguendo da tempo le vicende dolorose relative alla
situazione nella quale sono venuti a trovarsi il testimone di
giustizia Salvatore Barbagallo e la sua famiglia dopo le denunce
presentate contro soggetti appartenenti alla criminalità organizzata
di Vibo Valentia.
Sballottati da un Ufficio all’altro,malgrado le ripetute
assicurazioni che hanno ricevuto,essi,purtroppo,ad oggi,ancora
non sono riusciti a veder definita la loro pratica che attesti lo status
di Testimoni di Giustizia.
Abbiamo già prospettato questo caso doloroso alla Direzione Nazionale Antimafia e stiamo per sottoporlo anche all’attenzione della Commissiona Parlamentare Antimafia.
Ci permettiamo ora di rivolgerci a Voi pregandovi,ove possibile,di voler velocizzare ,per quanto di Vostra competenza,la sua definizione.
Certi di un Vostro autorevole interessamento e di una cortese assicurazione,ringraziamo anticipatamente e porgiamo distinti saluti
IL SEGRETARIO
Dr.Elvio Di Cesare

“nun saccio,nun vedo,nun sentu”

Fra   i tanti pensieri che ti frullano nella testa durante i   momenti che ,specialmente di notte ,ti riesce a dedicare alla riflessione  ed ai ricordi,mi è tornata alla memoria una  email   ricevuta da un Testimone di Giustizia,Francesco Dipalo,qualche tempo fa.
La trascrivo  ,qui di seguito ,integralmente, compresi gli indirizzi  ai quali essa é stata inviata ,oltre che a noi dell’Associazione Caponnetto:
Egregio dott. Di  Cesare,
in allegato le ho inviato la prima parte di un memoriale nel quale io e mio fratello Alessio abbiamo deciso di raccontare tutte le vicende giudiziarie che ci vedono coinvolti e tutti i personaggi che ci girano intorno. L’inerzia delle Istituzioni su quanto stiamo denunciando è un fatto grave che deve essere reso pubblico.  Noi nei nostri memoriali non accusiamo nessuno, non compete a noi farlo, noi ci limitiamo come abbiamo sempre fatto a raccontare i fatti e a mettere a disposizione delle Autorità Giudiziarie atti, documenti, testimonianze dirette e di terzi affinché la Giustizia faccia il suo corso. Il corso della Giustizia è palesemente ostacolato da uomini dello Stato che negli ultimi anni mi hanno screditato, ridicolizzato, hanno cercato di farmi passare per una persona mentalmente instabile tanto da chiedere alle Autorità Sanitarie il TSO consci che un provvedimento del genere avrebbe potuto definitivamente inclinare tutti i procedimenti in corso contro la Mafia Murgiana. Non si può più tollerare il comportamento omissivo di chi ha il dovere di intervenire. Avrei voluto continuare con le proteste ma mio fratello mi ha convinto a desistere per concentrarci sui memoriali. Ci auguriamo che la Direzione Nazionale Antimafia ( l’ unico organismo sulla quale abbiamo riposto la nostra fiducia) intervenga con provvedimenti mirati a garantire che tutti i fatti oggetto dei memoriali siano accertati e individuate ( qualora ci fossero ) tutte le responsabilità di chi sta ostacolando il corso della Giustizia. Noi non ci fermeremo mai sino a quando saremo certi che sarà fatto tutto quanto previsto per legge al fine di assicurare alla Giustizia coloro che per oltre un decennio ci hanno reso la vita impossibile, che ci hanno massacrato di botte, che hanno pestato e usato violenze sui nostri famigliari. Con l’aiuto del comitato antimafia Caponnetto, scriveremo al Capo dello Stato, ai gruppi Parlamentari e ai Presidenti di camera e Senato per denunciare quanto si sta verificando ai nostri danni.
Con Osservanza
Francesco Dipalo
in allegato:
memoriale, articoli corriere della sera, articolo di un giornale regionale, foto”.
.
La nota termina qua.
E’,come si vede,la storia triste di un cittadino onesto,un ex  imprenditore,che ha creduto nella Giustizia ed ha denunciato coloro che hanno usato violenza ai danni suoi e dei suoi familiari riducendoli sul lastrico.
Una storia triste -  che,a quanto ci risulta,continua e resta irrisolta purtroppo a causa di una burocrazia sorda di fronte a tanta sofferenza-  ma che,purtuttavia,rivela una saldezza di valori ed una volontà ferma di continuare a combattere,malgrado tutto,per la Giustizia e per lo Stato di diritto.
Una lezione di onestà intellettuale , morale e civica  che,mentre da una parte ti dà il senso della grandezza di uomini del genere,dall’altra ti fa sentire piccolo piccolo,sia a te ,che pur ritieni di aver fatto e di  fare qualcosa per la Giustizia e la  civiltà , che a quella massa informe di  individui che formano la maggioranza della società.
Una massa costituita  nella stragrande maggioranza di persone che vivono,di fronte ai problemi della giustizia, senza infamia e senza lode,sordi e ciechi rispetto a quello che avviene intorno ad esse,sempre pronte lamentarsi , a giudicare ed anche criticare, ma mai disponibili ad assumere una posizione,a denunciare le ingiustizie,ad esporsi in prima persona,a combattere insieme ad altre.
“Nu’ sacciu,nun ved,’,nun sent”,la regola del pavido,dell’infame,che ti lascia – e lascia soli questi poveri disgraziati che si immolano per  tutti gli altri – solo a combattere contro armate di corrotti e mafiosi,nell’interesse generale,anche nel loro stesso interesse.
Costoro non riescono  nemmeno a percepire l’entità del danno che producono,oltre che alla collettività,anche a se stessi ed  ai loro figli in quanto,mancando le pressioni dal basso,i sensori del territorio,non fanno emergere i fenomeni perversi,con il risultato che lo Stato,a sua volta espressione di questa genia,non si sente stimolato  a vivificare  ed  attivare gli anticorpi.
Un effetto disastroso ed a catena che fa precipitare sempre di più il Paese nel baratro.
Quando noi diciamo che la mafia ha vinto la guerra.
L’ha vinta ,prima che sul piano economico – e,quindi politico ed istituzionale – su quello culturale,perché essa é riuscita a mafiosizzare la maggioranza del Paese,a soggiogarlo culturalmente,nei cervelli,nei comportamenti,nei modelli di vita quotidiana.
Grazie,oltre che alla pavidità della maggioranza della popolazione,anche all’insulsaggine di quella minoranza che,ancorché rimasta pura e non corrotta,non é riuscita ancora a comprendere che con la retorica,le parate,gli appelli,le preghiere,non si va da nessuna parte.

Parliamo di “impresentabili” a Napoli,in Campania ed in tutta Italia.

Parliamo di “impresentabili” a Napoli,in Campania ed in tutta Italia.La politica é diventata ormai una sorta di buen retiro di  un esercito di pregiudicati,condannati ed indagati.Nessun giornale ha fatto e fa riferimento,però, a quanto avviene durante questa campagna elettorale nell’isola di Ventotene,l’isola pontina famosa in tutta Europa per aver ospitato nei secoli uomini e donne  dello spessore di Agrippina e Pertini e dove é nato il Manifesto per l’Europa di  Spinelli e Rossi.Ci ha pensato ,però,Bruno Panuccio,il papà di Sara,la ragazza romana morta,insieme ad una sua compagna di classe,entrambe travolte da una frana staccatasi da un costone a ridosso della spiaggia proprio di Ventotene,il quale ci ha fatto presente che:

“ Il 20/04/2010 muoiono a Ventotene , a causa di una frana , Sara Panuccio e Francesca Colonnello . In conseguenza di ciò , per la prima volta in Italia , viene condannato un amministratore pubblico per morte da frana . Costui è l’attuale sindaco di Ventotene , Giuseppe Assenso . La sentenza di Primo grado del 2014 e’ per lui di 2 anni e 4 mesi . Questo signore e’ lo stesso dello scandalo per aver appaltato ad una ditta di Napoli la progettazione e realizzazione ( fortunatamente mai avvenuta ) di un tunnel da 6 milioni di euro sull’isola , nonostante il parere ed il divieto della Regione Lazio ( gli atti sono in procura ) . In questo periodo ogni giorno si parla sui media nazionali dei ” candidati impresentabili ” in Campania e Liguria , ma quasi nessuno sa che il sindaco Assenso e’ il capolista di una delle due liste civiche che si fronteggeranno a fine mese sull’isola . Vuole ottenere il terzo mandato consecutivo di Sindaco ed ha naturalmente ottime possibilità di riuscire nell’intento visto che questa volta ha dalla sua parte in lista chi oggi è consigliere d’opposizione , chi ufficialmente in questi anni lo ha sempre osteggiato e criticato aspramente . Ancor prima che come padre di Sara , sono indignato come cittadino . Partendo dal presupposto che si sarebbe dovuto dimettere di suo per rispetto delle vittime e della morale civile , qui siamo al paradosso del tenerlo in carica altri 5 anni , se vincerà , di conseguenza sarà ancora lui la massima autorità in carica per le funzioni di Protezione Civile , in netto contrasto con la condanna di cui sopra . Sarà‘ lui a tutelare persone e territorio sull’isola , lui che attualmente è ritenuto per la giustizia italiana responsabile di omicidio colposo per l’inosservanza delle norme stesse , lui che ha mentito in aula sulla conoscenza del pericolo , lui colpevole certificato da prove documentali . È tutto ciò avviene nel silenzio di media ed istituzioni . Bruno Panuccio”.”
Il dolore di un papà che si é visto strappare la propria figlia!
Un dolore,peraltro,che non é esploso,grazie a Dio, in  atti di disperazione e di rabbia che non sappiamo a cosa avrebbero portato.Un dolore indelebile che egli si porta “dentro” e non esplode in forme esterne e che noi capiamo pregando Dio di renderlo sopportabile .
Ma quanto ha ragione Bruno,al quale rinnoviamo  la nostra vicinanza ed il nostro affetto insieme a tutti i suo cari nel ricordo dell’indimenticabile Sara e della sua compagna Francesca!!!!!!
Siamo con lui condividendo appieno quanto egli mette in evidenza. E gridiamo, noi per lui ,VERGOGNA !!!!!

.La vicenda che interessa i dipendenti della Ditta che gestisce il trasporto pubblico a Caserta e provincia.Nota dell’Associazione Caponnetto al Prefetto di Caserta

Gentile Signor Prefetto,
   siamo stati informati circa la vicenda che interessa i dipendenti dell’azienda che gestisce il trasporto pubblico a Caserta e provincia  e dalla lettura di quanto ci é stato esposto ci sembra che essa richieda  degli approfondimenti  e dei chiarimenti dei quali noi gradiremmo,ove possibile, essere messi a conoscenza.
Nel renderLe noti i termini con i quali tale vicenda ci é stata prospettata,Le saremmo infinitamente grati se volesse cortesemente farci conoscere gli eventuali provvedimenti che Ella intendesse adottare al riguardo.
Nel ringraziarla anticipatamente,molto distintamente La salutiamo
                                                                                                                                                                                                            IL SEGRETARIO NAZIONALE ASS.CAPONNETTO
                                                                                                                                                                                                                                 Dr.Elvio Di Cesare
                                                                                                                                                                                                             Tel 34705125527
CASERTA – Clp, i sindacati: gestione commissariale peggiore di quella societaria http://www.paesenews.it/?p=54160

I continui malumori aziendali, raccogliendo le tante critiche e lamentele dei dipendenti della Clp Esposito (azienda affidata ai Commissari Prefettizi Amministratori Clp Dott. V. Molisso e Dott. G. Armonioso il 26 Febbraio), esprimono forte preoccupazione per come l’attuale Amministrazione Prefettizia ha organizzato e sta gestendo il servizio di trasporto pubblico nella città di Caserta e Provincia. Questo è quanto affermano in questa nota dipendenti. E dal 12 Marzo, nell’incontro in cui i Commissari Prefettizi, i vertici aziendali e le OO.SS. si sono profusi in assicurazioni e rassicurazioni verso i dipendenti che esplicitavano una serie di carenze nella gestione del servizio; • Organizzazione del lavoro, • Mancata assunzione del personale, • Assunzioni, promozioni, attribuzioni di livello, distaccamento di personale in altre mansioni, • Continue variazioni di turni di servizio, di orari di lavoro, di ciclicità lavorative • Nessuna certezza sul rispetto della data di retribuzione delle spettanze mensili, • Mancati accordi di carichi di lavoro (bigliettazione a bordo) per il personale viaggiante • Modifiche apportate sui cedolini paga, e etc etc. A distanza di un mese, nulla di tutto questo si è visto, allora le lagnanze dei dipendenti si fanno sempre più forti, oggi chiedono interventi atti a far sì che i “Molisso e Armonioso” siano più presenti e concreti nelle procedure gestionali, come il rispetto della data delle spettanze, vista la delibera regionale del trasferimento di risorse del mese di Febbraio (decr. 62 del 24/3/2015 dip 53), i fondi ci sono. Le lagnanze dei cittadini si fanno sentire presso le istituzioni locali, poiché a vengono vessati ancora da disservizi creati ad hoc, forse dai Commissari (ignari del trasporto pubblico)? forse dai dirigenti? forse da…? dal 1 Aprile a seguito della comunicazione di Unico Campania e Clp si è prorogato l’affidamento della vendita dei titoli di viaggio alla sola azienda Clp, che da diversi giorni non ha nessun presidio per la vendita degli abbonamenti nella zona di Sessa Aurunca e Frazioni (22.000 Abitanti e 163,00 Kmq) , tutto ciò crea un esborso economico alle famiglie che devono affrontare un costo supplementare in questi giorni per viaggiare sui bus. Da precisare che il procedimento per ottenere l’abbonamento è legato ad una tessera rilasciata dalla Clp (€. 5,00), la stessa se non si ha il computer non è possibile acquistarla. I comitati cittadini, i comitati studenteschi, i comuni del territorio, chiedono a gran voce che si provveda a tutelare al meglio le fasce deboli dell’utenza (studenti, operai, massaie, anziani e….)., auspicando che venga offerto un servizio adeguato come informazione orari, vendita titoli di viaggio, servizio assicurato in più fasce orarie (come il serale) e ancora meglio servite le tratte dalle periferie e frazioni, (diversi i tagli km senza preavviso e senza autorizzazione regionale). Il quotidiano “Cronache di Caserta” il giorno 2 Aprile scriveva di disservizi sul territorio Aurunco, i cittadini Aurunci si chiedono, sembra quasi che il tutto il trasporto sia gestito da forestieri, per cui i “poverini” non conoscendo la carta stradale e i servizi esistenti a Sessa Aurunca e frazioni, o meglio ancora che vengano consigliati da fantomatici dirigenti o “esperti” di trasporto pubblico, compresi anche i dirigenti, nello scegliere applicazioni contrattuali e gestionali, il silenzio proprie rappresentanze, sia “sindacali …… che di “altra natura”, fanno si che la tensione lavorativa dei dipendenti superi l’asticella del buon senso. La preoccupazione ulteriore dei lavoratori, come pare ormai scontata, dopo palesi segnali di pericolo di un prosieguo di cattiva gestione del servizio, sia figlia di una cattiva organizzazione interna dell’Azienda, certi su tutto ciò, gradiremmo, da parte dell’Amministrazione Prefettizia, che con un assordante silenzio alle richieste fattele, gradiremmo ascoltare a gran voce le loro ragioni, o quantomeno, verificare interventi concreti a sanare le criticità, così da rassicurare i lavoratori e la cittadinanza sulla bontà di come vengono gestiti i servizi affidati dalla Regione. Nel concludere questa segnalazione, non ci rimane che invitare il Sig. Dott. Molisso e Armonioso, il Prefetto, la Regione Campania, l’ACAM, il Sindaco Dott. Tommasino, a vigilare sulla gestione aziendale, nel rispetto delle leggi, con la speranza che le cose segnalate possono cambiare.

I Commissari Prefettizi, si sono insediati da un mese e mezzo circa, tra mille difficoltà, nonostante tutti i problemi, che sono stati evidenziati agli stessi in data 13 Marzo 2015,nonostante la Faisa Cisal abbia sospeso uno sciopero di 24 ore concedendo tutto il tempo necessario per prendere visione dei documenti e farsi un’idea sulla nostra azienda, devo constatare che gli stessi, secondo me, portati fuori strada dalle persone di cui si sono circondate, hanno intrapreso una serie di iniziative unilaterali, attraverso ordini di servizio e provvedimenti vari, senza il giusto confronto con le parti sociali ed i lavoratori. E’ mio compito segnalare i fatti rilevati, le incongruenze, tutte le richieste inevase, al fine di poter contribuire all’effettivo rilancio dell’azienda. In una nota la Segreteria della Faisa Cisal ha chiesto lumi sui Km effettivamente percorsi in passato perché dal 1° Marzo, dopo l’insediamento dei commissari, sono stati rimessi in ciclicità turni perennemente soppressi, Km sottratti ai cittadini Casertani per lungo tempo, come i servizi, domenicali e festivi, praticamente inesistenti. Ci sono ancora turni soppressi nei vari impianti, difficoltà nel concedere giorni di ferie e contemporaneamente Conducenti di Linea distratti in altre mansioni con tanto di Ordine di Servizio. Si è provveduto allo spostamento ad Unico Campania di 2 Verificatori, senza conoscere i criteri che hanno determinato la scelta dei nomi, e poi agli stessi addetti all’Area alla Mobilità si è chiesto di dichiarare se fossero in possesso di patente di guida. A mio avviso, tale ” censimento” deve essere esteso a tutte le categorie, meccanici, impiegati etc, semplicemente per avere il giusto quadro della situazione. I commissari, giustamente, hanno segnalato l’anomalia della ” malattia” valutando l’effetto senza però tener presente la causa, vedi nostra nota da Stress da lavoro correlato, le Prescrizioni dell’Asl di Caserta e della nostra denuncia sui turni di servizio non a norma presso Dtl e MCTC

 

Mafie in provincia di Latina ed inadeguatezza dell’apparato investigativo.Appello dell’Associazione Caponnetto al Capo dello Stato,al Presidente del Consiglio dei Ministri,al Ministro degli Interni ed alla Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia

On.Presidente della Repubblica

                                                                                                                                                                                               ROMA
                                                                                                                                                                                    On.Presidente del Consiglio dei Ministri
                                                                                                                                                                                                ROMA
                                                                                                                                                 On.Ministro degli Interni
                                                                                                                                                                                                 ROMA
                                                                                                                                                 On.Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia
                                                                                                                                                                                                   ROMA

La provincia di Latina sembra essere una……………….”zona franca” per la criminalità.C’é un attacco spietato e duraturo ai danni della Magistratura e di singoli Magistrati.Vogliamo attrezzarlo o no un impianto investigativo adeguato che oggi manca quasi del tutto? Un appello dell’Associazione Caponnetto al Capo dello Stato ed al Presidente del Consiglio dei Ministri.

Ieri postavamo sul sito e sulle pagine fb dell’Associazione Caponnetto un pezzo del quale oggi riproponiamo uno stralcio.Eccolo:

”Giovanni Falcone diceva sempre due cose molto importanti che rendono chiaro il “quadro”:
la prima,”seguite il filone dei soldi e troverete la mafia”;
la seconda,ancora più importante :”la guerra alla mafia non si fa a Palermo ( e noi aggiungiamo a Napoli,a Reggio Calabria,a Milano e così via),ma a Roma.
La mafia,quella vera,quella che comanda,che dispone,che decide ,sta a Roma,nel Lazio.
La mafia,quindi,sta da noi,nel Lazio,a Roma come a Latina ,a Frosinone,a Viterbo,a Rieti.
Noi,quindi,siamo terra di mafia ed aveva ragione Carmine Schiavone quando,parlando di Gaeta,di Formia,di Fondi e del sud pontino ,ma più in generale della provincia di Latina,le definiva………… “provincia di Casale” di Principe.
Il problema sta nel fatto che proprio in questo territorio lo Stato di diritto,il vero Stato,sta collassando a tutto vantaggio dello stato-mafia.
Non si organizzano le difese,non si approntano gli strumenti di difesa e di offesa.,si consente ad orde di affaristi di fare business,senza che ci sia la benchè minima reazione non solo del popolo ma anche delle classi dirigenti,politiche ed anche istituzionali,che ne sono l’espressione.
E’ proprio quasi l’intero tessuto sociale,economico,culturale,politico ed istituzionale che é marcio e sono pochi,ormai,quelli che reagiscono o almeno tentano di reagire trovandosi quasi sempre di fronte ad un muro di gomma.
Non possiamo andare oltre per ovvie ragioni!………………..
Allora se qua nessuno indaga,nessuno va a fondo delle cose,nessuno scava,nessuno denuncia,non si verrà mai a capo di niente e la mafia assumerà,se già non l’ha assunto,il controllo di tutto e di tutti.
Stamane facevamo accenno ad una massima della mafia: “in un territorio di mafia non c’é foglia che si muova che la mafia non voglia”.
Qualunque cosa,in sintesi,viene decisa dalla mafia e viene fatta a vantaggio della mafia.
Non sappiamo quanto e come questo discorso valga o meno per Gaeta,ma certo é che una persona sensibile ed informata- tanto più un’associazione antimafia- hanno il DOVERE di entrare in allarme allorquando ci si trova di fronte ad investimenti di montagne di capitali privati,riguardino essi la realizzazione di megaparcheggi sotterranei come quelli in programma a Villa Sirene,a Via Cosenz o a vattalapesca,privatizzazioni di cimiteri e quant’altro.
Lungi da noi l’idea di classificare a priori (questo lo vedremo dopo ) tutto e tutti come “mafiosi”,ma é incontestabile il fatto che in “provincia di Casale” la mafia ha un forte,fortissimo interesse ad esserci.Punto.Per questo esigiamo l’iniziativa del Prefetto di Latina con l’istituzione del Collegio degli Ispettori.Vogliamo vedere come il Prefetto di Latina si comporterà!!!!!!!!! Associazione Caponnetto”.”
Fin qui,lo stralcio della nostra nota postata ieri.

Il nostro fine é quello di richiamare l’attenzione dei vertici istituzionali nazionali sulla “particolarità” della provincia di Latina,una provincia alle porte della Capitale ma anche al confine nord della Campania,che é stata definita dai Casalesi “provincia di Casale” per i forti interessi e la presenza massiccia che i clan vi hanno.
Questo imporrebbe una maggiore oculatezza da parte dei vertici nazionali al momento della scelta dei rappresentanti dello Stato messi a capo delle strutture e dei presidi locali che non possono continuare ad essere persone che non tengono conto di quella “particolarità” cui facevamo cenno e che non siano dotate di quelle doti,capacità ed esperienza,necessarie in un territorio che fa parte della “provincia di Casale”.
.Latina non può continuare ad essere una sorta di “zona franca” dove criminali di ogni specie e di ogni rango scorazzano,sparano e mandano pallottole ai giudici,minacciano,fanno business in un clima sconcertante di impunità.
Latina non può continuare ad essere quella provincia in cui “la legalità é un optional” ,come la definì un ex Presidente del TAR che vi ha prestato servizio per tanti anni.
Latina non può continuare ad essere una provincia in cui uno dei pochi,se non l’unico Prefetto,buoni che vi sono stati,Bruno Frattasi,vengono definiti “pezzi deviati dello Stato” e rimossi in quattro e quattrotto
.Latina non può continuare ad essere la provincia dove,se non intervengono i corpi centrali di polizia –DIA,GICO,SCICO,ROS ecc_da Roma o da Napoli,non ha personale preparato per svolgere un’indagine patrimoniale,per seguire quel “filone dei soldi” del quale parlava Giovanni Falcone
.Oggi la mafia é IMPRESA,la più grande e ricca IMPRESA del Paese,ed intorno all’IMPRESA ruota un esercito di professionisti,avvocati,commercialisti,notai,ingegneri,molti dei quali formatisi nelle migliori università.
E POLITICI,AMMINISTRATORI PUBBLICI,SINDACI,ASSESSORI,CONSIGLIERI,PARLAMENTARI fra i quali potrebbe nascondersi,come é dimostrato da tante inchieste,attratto dai soldi,uno stuolo di sodali in giacca e cravatta.
La “mafia alta e bianca” dei salotti buoni.
Chi teniamo a fronteggiare questa gente? Il maresciallo o l’ispettore,arruolatisi 30 anni fa,che stanno nello stesso posto da 25 anni,che magari stanno aspettando,demotivati e stanchi,di andare in pensione fra qualche anno e di trascorrere l’ultimo periodo del loro servizio in santa pace e senza grane.Suvvia,é follia!,Se ,poi, a tutto questo si aggiunge la presenza di giudici e pm terrorizzati per le minacce e le pallottole che ricevono in continuazione,comandanti che non vanno a Roma (la lotta alla mafia si fa a Roma,diceva Falcone) a gridare per ottenere personale superspecializzato e prefetti che non esercitano appieno i loro poteri in materia di prevenzione antimafia,la frittata é fatta ed avremo sempre una mafia sempre più aggressiva e pervasiva.Ed influente ! Avevamo chiesto,per ovviare almeno un poco a questa situazione drammatica,l’istituzione di un Supercommissariato a Formia con l’istituzione di una Sezione distaccata della Squadra Mobile di Latina,ma nemmeno questo é stato possibile ottenere.Una situazione terrificante che ci porta a temere,in considerazione dell’assenza più assoluta di controllo e di vigilanza preventivi, le mani della camorra su tutte le gare pubbliche,non escluse,tanto per citarne qualcuna, quelle in corso e future sui megaparcheggi ( terreno molto battuto dalla camorra,come già si é verificato in qualche paese della Campania) a Gaeta e così via.
Così continuando lo Stato collassa e noi questo non possiamo tollerarlo senza reagire.Pertanto o il Capo dello Stato ed il Presidente del Consiglio intervengono personalmente o noi ci vedremo costretti a richiedere un’audizione nella Commissione Parlamentare Antimafia per denunciare pubblicamente l’inerzia dei vertici istituzionali.Non si può assistere nell’ indifferenza allo scempio dello Stato di diritto che si sta facendo per l’insipienza,se non la complicità,di classi dirigenti inadeguate.
Associazione Caponnetto

A SUPPORTO DELLE CONSIDERAZIONI SUESPOSTE,RITENIAMO DI RIPORTARE ,QUI DI SEGUITO , COPIA DEL TESTO DI UNA RECENTE INTERROGAZIONE PRESENTATA ALLA CAMERA DEI DEPUTATI DA PARLAMENTARI DEL M5S A PROPOSITO DELLA SITUAZIONE ESISTENTE IN COMUNI IMPORTANTI  DEL SUD PONTINO QUALI SONO GAETA E FONDI:
“H24 notizie – Portale indipendente di news dalla provincia di Latina Gaeta Il M5S chiede ispettori ministeriali a Gaeta: “Sospettiamo infiltrazioni mafiose”Il M5S chiede ispettori ministeriali a Gaeta: “Sospettiamo infiltrazioni mafiose”
Attualità, Politica
29 marzo 2015 -
Il Comune di Gaeta

Noi attivisti del M5S Gaeta, in occasione dell’agorà del 28 febbraio 2015 in Piazza della Vittoria a Formia, abbiamo consegnato al portavoce cittadino Carlo Sibilia (On. M5S) una interrogazione parlamentare sulla questione “legalità e trasparenza”, indirizzata al Ministro dell’Interno, con la quale chiediamo l’invio degli ispettori ministeriali per verificare se ci sono i presupposti per lo scioglimento della giunta. Sospettiamo che ci siano infiltrazioni mafiose, soprattutto partendo dall’assunto che in Italia vengono sciolti decine di comuni ogni anno (25 nel 2012, 31 nel 1993) e che tutto il litorale pontino e romano risulta essere fortemente infiltrato da organizzazioni criminali, tra i quali, ad esempio: il “clan Gallace”, o il “clan dei Casalesi”, con riferimenti a seguito delle recenti condanne e ulteriori indagini nel comune di Fondi, poi Formia e tutte le questioni sospette nel comune di Gaeta, dove sono stati rimpastati consapevolmente soggetti già condannati che non dovrebbero avere accesso nei pubblici uffici, per la gravità dei reati commessi, altresì collocati in ruoli dove poter perpetrare indisturbatamente azioni illegali. Ma anche per il metodo arrogante di agire nell’affare pubblico senza prestare priorità alla povertà in aumento nella nostra comunità.

Abbiamo chiesto varie volte l’accesso agli atti presso il comune di Gaeta, ma senza ottenere risposte, tranne in qualche sporadico caso. Inoltre da tempo abbiamo chiesto a gran voce “l’osservatorio sulla legalità”, promessa elettorale del Sindaco in carica, mai preso in considerazione, e le riprese streaming del consiglio comunale.

Queste e altre importanti considerazioni sostenute più volte sul nostro blog https://gaeta5stelle.wordpress.com/ sono state i presupposti per la stesura dell’interrogazione parlamentare. Ringraziamo i parlamentari cinque stelle della Camera dei deputati, Luca Frusone e Carlo Sibilia per l’attenzione riposta ai cittadini, avendo firmato e presentato l’interrogazione n. 5/05150 il 25/03/2015, nella seduta numero 399.

05150 _ CAMERA – ITER ATTO

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/05150 CAMERA

TESTO ATTO

Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-05150

presentato da

FRUSONE Luca

testo di

Mercoledì 25 marzo 2015, seduta n. 399

FRUSONE e SIBILIA. — Al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che:

Fondi è un comune italiano di circa 38.000 abitanti della provincia di Latina ed è noto per ospitare il secondo mercato ortofrutticolo più grande d’Europa con oltre un milione di tonnellate di prodotti ortofrutticoli l’anno. Un grande giro d’affari che ha sempre interessato la criminalità organizzata;

l’8 settembre 2008, dopo una lunga serie di indagini e l’intervento di una commissione di accesso agli atti, viene presentata ufficialmente al Ministro dell’interno, una relazione di 507 pagine del prefetto di Latina, Bruno Frattasi, in cui si chiede di sciogliere il consiglio comunale di Fondi e si afferma espressamente, secondo quanto riferito sulla stampa locale, che «l’accesso, con evidenza documentale, ha consentito insomma di accertare che le diverse situazioni venute ad emergere, di per sé costituenti gravi, quando non gravissime, violazioni dei principi di imparzialità, trasparenza e buon andamento, non corrispondono ad episodici quanto deprecabili casi di cattiva amministrazione, ma presentano, anche per il fatto di riguardare ogni settore della vita amministrativa, il carattere della sistematicità. La qual cosa, unita all’oggettiva agevolazione di interessi economici di elementi contigui alla criminalità organizzata o da considerare ad essa affiliati, conferisce al quadro di insieme una pericolosità tale da dover essere fronteggiata con gli strumenti di rigore previsti dall’articolo 143 del esto unico»;

nell’ottobre 2009 le dimissioni del sindaco di Fondi e dei componenti della giunta e della maggioranza del consiglio comunale portarono allo scioglimento dell’amministrazione ed al ritorno alle elezioni;

il 26 aprile 2012, Andrea Palladino sul fattoquotidiano.it, nell’articolo «CITATO NELLA RICHIESTA DI SCIOGLIMENTO DI FONDI, IL PDL LO CANDIDA SINDACO DI GAETA» scrive: «Cosmo Mitrano era stato chiamato nel 2004 nel comune di Fondi come dirigente del settore mense scolastiche. La commissione di accesso inviata dal prefetto nel 2008 gli contestò formalmente la gestione di alcuni servizi: «Ha consentito alla società Vivenda con contratto scaduto nel 2007 di proseguire di fatto il servizio» per un periodo di sei mesi; una mancanza aggravata dal fatto che «il comune di Fondi non ha mai richiesto il rilascio della dovuta certificazione antimafia» alla società Vivenda. Una dimenticanza ? Forse, ma che non stupiva il candidato sindaco del Pdl al comune di Gaeta: «Il dottor Mitrano — spiegano gli ufficiali — ha fornito una dichiarazione nella quale afferma di non aver mai richiesto le certificazioni antimafia per gare o servizi da lui affidati per importi superiori alla soglia comunitaria» […] Le osservazioni non finiscono qui. Il candidato sindaco del PdL a Gaeta avrebbe poi affidato alla società interinale Ge.vi — che ha attirato l’attenzione degli ufficiali di poliziainviati dal prefetto a Fondi — la fornitura di personale per il comune; e ancora, avrebbe stanziato alcuni finanziamenti a una società sportiva di un consigliere comunale, nonostante questa fosse in debito con l’amministrazione. Peccati senza rilevanza penale, visto che nessun fascicolo è stato mai aperto nei suoi confronti; ma di certo una serie di fatti che mostrano il ritratto di un funzionario ben inserito nella macchina amministrativa del comune di Fondi, contestata poi dalla commissione di accesso voluta dall’ex prefetto Frattasi. Funzionario che oggi fa il salto verso la politica attiva, pronto a governare una delle città chiave del sud pontino, con grandi progetti di espansione del porto e un territorio che fa gola alle cosche ormai radicate nel Lazio»;

la società Vivenda è una delle controllate della cooperativa La Cascina che secondo fonti giornalistiche si trova al centro della vicenda di «Mafia Capitale» e presente nelle inchieste giudiziarie della procura Fiorentina;

il 13 maggio 2012, Andrea Cinquegrani su lavocedellevoci.it, nell’articolo «GAETA: IERI, OGGI E MITRANO» scrive «Ecco l’irresistibile ascesa di Mitrano: dirigente supplente del primo settore al comune di Fondi per il biennio 2004-2005, poi salto alla poltrona di dirigente del terzo settore, grazie ad un concorso. Organizzato e preparato da chi ? Ma da uno dei concorrenti (per tre posti) in persona, ossia lo stesso ubiquo Mitrano. Che quel concorso se lo taglia su misura, tanto da far rilevare agli sbigottiti componenti della commissione d’accesso che «ragioni di opportunità avrebbero potuto suggerire al sindaco Parisella di affidare l’incarico ad altri», considerato il fatto che Mitrano era lui stesso «interessato alla partecipazione agli eventuali concorsi per cui la contrattazione era stata avviata». Siamo solo all’inizio, perché a completare la frittata ci mettono in parecchi lo zampino: come il dirigente del primo settore e presidente della commissione per il concorso Tommasina Biondino e il segretario generale del comune, Celestina Labbadia, già al vertice dello stesso primo settore. Alle due dirigenti – ma anche ad altri – sfugge la circostanza che Mitrano ha bluffato sul «requisito dei 4 anni di servizio in posizione apicale», essenziale per aggiudicarsi quell’incarico. Disattenzione, superficialità o cosa ? Fatto sta che, in soldoni, nessuno si è premurato di verificare alcunché di quanto autocertificato da Mitrano. Possibile mai ? Secondo i membri della commissione d’accesso sì, in un comune popolato da gente che non vede, non sente, non parla. E poi eccoci agli appalti, alle gare bandite dal comune. Tra i superfortunati nel registro dei mandati di pagamento spicca una sigla, la cooperativa Oescmi (Osservatorio economico per lo sviluppo della cultura manageriale d’impresa) che tra il 2003 e il 2007 ha provveduto a rastrellare ben 11 mandati per circa 60 mila euro (cui si aggiungono i pingui fondi europei e regionali erogati attraverso la Provincia per corsi di formazione professionale, e sui quali ha acceso i riflettori la magistratura). Fondata da Mitrano dodici anni fa, la cooperativa è oggi gestita dalla sorella, Maria Mitrano. Ma le sigle non finiscono certo qui e altre ne spuntano tra le pagine del ponderoso (e pesantissimo) dossier. Pensate sia mai possibile che una ditta indebitata con un comune, in tempi di vacche magre, possa addirittura ricevere dei soldi ? Sì, succede proprio a Fondi. La miracolata si chiama Olimpica 92 che, pur vantando debiti col comune per dei fitti non pagati (visto che svolgeva la sua attività di polisportiva in locali di proprietà comunale) nel giro di pochi anni – sotto due sindacature di Parisella ottiene ben 26 mandati per un totale che sfiora i 50 mila euro. La società fa capo a Pasquale Rega, più volte consigliere comunale. Fondi erogati dall’allegro terzo settore, che spesso e volentieri opera in sinergia con alcune commissioni di cui fa parte un altro ubiquo della story, proprio Rega (il quale, dal canto suo, è in ottimi rapporti con Carmelo Tripodo). E a proposito di rapporti a rischio, fanno capolino quelli con i titolari della società Vivenda, che per anni s’è vista aggiudicare l’appalto per la gestione delle mense scolastiche senza che il comune si sia mai preoccupato di chiederle il certificato antimafia. Infine, siamo alla Ge.Vi., che ha messo a segno – grazie alle magie di Mitrano – un colpo da record: aggiudicarsi gare ufficiose (e per più volte) per la fornitura di personale interinale.

«Ma cosa volete – ha spiegato Parisella ai commissari – era l’unica che mi presentava delle offerte vantaggiose…»;

Celestina Labbadia, prima segretario generale del comune di Fondi, ha rivestito fino a poco tempo fa l’incarico di segretario generale del comune di Gaeta;

di recente la società ECOCAR, che gestisce il servizio di raccolta e di smaltimento dei rifiuti per conto del comune di Gaeta il cui sindaco è, appunto, il dottor Mitrano, è stata gravata da interdittiva antimafia emessa dalle prefetture di Caserta e di Roma;

il Consiglio di Stato, sezione III, nella sentenza 6 marzo 2012 no 1266, in riferimento agli articoli 143 e ss, decreto legislativo n. 267 del 2000 ribadisce, che «Lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose non esige né la prova della commissione di reati da parte degli amministratori, né che i collegamenti tra l’amministrazione e le organizzazioni criminali risultino da prove inconfutabili; sono sufficienti, invece, semplici «elementi» (e quindi circostanze di fatto anche non assurgenti al rango di prova piena) di un collegamento e/o influenza tra l’amministrazione e i sodalizi criminali, ovvero è sufficiente che gli elementi raccolti e valutati siano «indicativi» di un condizionamento dell’attività degli organi amministrativi e che tale condizionamento sia riconducibile all’influenza e all’ascendente esercitati da gruppi di criminalità organizzata» –:

se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

se non ritenga opportuno, per quanto di competenza, valutare se sussistano i presupposti per l’invio di una commissione di accesso agli atti, per valutare, qualora, ci siano le condizioni, lo scioglimento del consiglio comunale di Gaeta di cui l’articolo 143, del Testo unico enti locali.

(5-05150)”

Lettera aperta al Prefetto di Latina.Allerta massima sulle gare per i megaparcheggi sotterranei a Gaeta.Indagini preventive su CHI partecipa e da DOVE vengono i soldi che gli eventuali vincitori privati impegneranno.

I Prefetti sono obbligati per legge ad esercitare un’azione  PREVENTIVA  per quanto riguarda le attività delle mafie.Spesso non la esercitano venendo meno ai loro DOVERI e succedono,perciò,i guai che leggiamo sui giornali.
Molti aspettano  che lo facciano prima i Magistrati,i quali,però,hanno il compito di intervenire solamente DOPO che i reati siano  stati compiuti.
A Gaeta sono partite le gare per la realizzazione di megaparcheggi sotterranei .Per ora é partita quella che riguarda Villa Sirene,ma si parla già anche di altre,a cominciare da quella prevista  per via Cosenz ,sul campo oggi  utilizzato dal Circolo Tennis .
Sono previsti investimenti di milioni e milioni di euro per lo più di privati.
La gara in corso per Ville Sirene si chiude il 30 aprile p.v.
Invitiamo il Prefetto di Latina ad attivare  immediatamente l’apposito nucleo di vigilanza della Prefettura e a delegare,inoltre,la DIA a svolgere un’indagine PREVENTIVA  su coloro o chi  chiederà a giorni l’aggiudicazione dell’appalto  e sulla  PROVENIENZA DEI CAPITALI   che verranno impegnati.
Non interveniamo,come succede spesso,DOPO,quando  eventualmente dovesse essere troppo tardi!!!!!!!!!!!
                                                                                                                                                                                    ASSOCIAZIONE A.CAPONNETTO

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