Lettere

Proposta di integrazione al Documento da presentare ai Gruppi Parlamentari.

Al punto 4 del documento, laddove si propone che:
“E’ NECESSARIO che a livello legislativo e normativo, venga
prevista l’istituzione di DDA localizzate strategicamente su tutto il
territorio nazionale: non quindi una dislocazione a vanvera, come capita,
tanto per mettere una pezza a colori su un cancro ormai quasi
inarrestabile. Ma precisi presidi antimafia, DDA nei principali capoluoghi
di regione dove le mafie hanno ormai allungato – e da anni – i loro
tentacoli.”
consiglierei di apportarvi un’aggiunta. E cioè, oltre all’istituzione di propagini DDA, prevedere l’istituzione anche di nuclei DIA presso i commissariati e le compagnie CC e GDF, operanti nelle zone, per così dire, “sensibili”, in maniera tale da fornire ai magistrati della DDA localizzati il necessario, valido supporto investigativo specialistico, e tenere sotto monitoraggio il fenomeno della corruzione che alligna, purtroppo (e questo lo dico per esperienza), anche in questo settore.

Esistono sempre e solo ignazio, carini, aiello, grasso… e Angela Napoli…?

l vero mio nemico chi e’? In evidenza

Scritto da Sebastiano Ambra Domenica, 19 Maggio 2013 07: 54

Avevo scritto quattro parole sulla Fiom, sull’IMU e il teatrino dei contentini agli elettori, e adesso, col registratore appena spento, mi rendo conto della guerra dei mondi. Il teatrino e la vita reale. Sono in guerra, e te ne accorgi quando senti Lirio Abate che spiega quanto sia importante l’avere appreso che l’agenda Rossa di Borsellino era accanto al cadavere del magistrato prima di sparire nel nulla. Era reale, come la vita. Lirio parlava a Skytg24, e la notizia veniva prima di quella di Grillo che sottolineava come l’aver tolto l’IMU fosse la carota di Berlusconi ai suoi fedeli cavalli bastonati. La vita reale e il teatrino. La sensazione, insomma, è quella che deve avere chi si affaccia su un baratro, dove non ci sono recinzioni. Ho appena tirato dietro la testa e l’inevitabile vertigine mi da un senso di nausea. Così mi sento dopo aver ascoltato Dino che parla con Piera Aiello, Valeria Grasso, Ignazio Cutrò e Angela Napoli. Tre testimoni di giustizia e una che nel suo curriculum ha inserito la voce “membro della Commissione parlamentare Antimafia e della Commissione Giustizia”. Scopa. Dino con i testimoni insiste, li chiama spesso. Credo che sia, da parte sua, il bisogno di sentire che di questa vita reale fa parte anche la lealtà, il senso del dovere, la dignità. Avere questa certezza, però, ha il suo prezzo. Bisogna riempirsi la bocca d’amaro per respirare quell’aria. Bisogna sentirsi dire che lo Stato non è presente come dovrebbe. Bisogna sentirsi dire da Valeria Grasso che dopo sette mesi d’albergo obbligatori arriva una notifica da 1800 euro di spese extra, che “in realtà non esistono”. È stata pure diffidata, Valeria, nel contestarle, e non ha ricevuto risposta quando faceva notare allo Stato che non bisognava pagare quell’extra dato che non c’era alcuna pezza d’appoggio. Ma lo Stato si fida dell’albergo, infila la mano sinistra nella tasca del contribuente e con la destra chiude la comunicazione con la testimone di giustizia. È lo stesso Stato che fuori dalla Sicilia toglie la scorta a Piera Aiello, che alza pure il volume della voce quando rivendica che lei in Calabria non ci va certo sotto un altro nome. Piera Aiello si chiama e Piera Aiello si mostra. E ricorda che così è pure per Giuseppe Carini, sentenziando lapidaria: “Siamo dei bersagli mobili. Ci vogliono morti”. E se questo, a sentirlo, appare disarmante, allora Ignazio Cutrò cala l’asso. “La situazione è drammatica – dice. C’è una connessione tra una parte dello Stato e la mafia così grave che i testimoni di giustizia devono essere abbandonati. Perché per una parte di Stato siamo il cattivo esempio”. Ora: Ignazio Cutrò parla di “una parte di Stato”. Perché non abbiamo certo perso, non siamo sotto il tacco dei mammasantissima. C’è anche una parte buona dello Stato. Ignazio ha fondato un’associazione raccogliendo un buon numero di testimoni come lui, e a quella parte di Stato a cui da fiducia si è appena rivolto. Ha chiesto un incontro ufficiale al ministro dell’Interno e al presidente del Senato, Piero Grasso. Inoltre ha presentato un esposto al procuratore della Repubblica della DDA di Palermo, nel quale parla della lettera minatoria inviatagli giorni fa a firma falsa del pm che segue il processo “Face-Off” di cui lui è testimone chiave; e nel quale parla poi della questione “bersagli mobili”, cioè di Piera Aiello e Giuseppe Carini. Perché, per l’appunto, c’è lo Stato e poi c’è lo Stato. E così Ignazio, dopo aver riflettuto sulla labile protezione che gli viene offerta, con le telecamere da due megapixel che lo fanno sentire una formica sotto un elefante, chiede a Dino: “Il vero mio nemico chi è? Il mafioso che io ho affrontato e che sono pronto ad affrontare, o quella parte di Istituzioni assente e che pure si offende quando noi evidenziamo quello che c’è di negativo?”. Poi parla Angela Napoli, pure lei lasciata al vento, appiedata dallo Stato. Dice che la revoca della sua scorta è un’assurdità, che di certo non va in direzione della lotta al crimine. Dice che fra il bianco dei colletti dell’apparato statale e il rosso del sangue che la mafia si lascia alle spalle non esiste più una linea di demarcazione. Si mescolano. Dino le chiede se le associazioni antimafia possono fare qualcosa e lei dice di sì, che può darsi, ma non dev’essere un’antimafia parolaia. “E sa perché? Perché la mafia è parte integrante di pezzi di istituzioni e di politica. E gli inquirenti stessi ad un certo punto, quando nelle inchieste si imbattono personaggi ‘importanti’, vengono frenati, e se c’è qualcuno che intende comunque andare avanti questo qualcuno dev’essere bloccato”. Via la scorta, via il denaro, via la sorveglianza. Allora stacco. Tiro indietro la testa, ho le vertigini. Minchia. Dino mi fa ascoltare la pancia del mondo, e dentro c’è un bambino che dobbiamo fare ancora nascere. Sebastiano AmbraLetto 558 voltePubblicato in Cronaca

Riceviamo questa nota dal carissimo Gennaro Ciliberto e non abbiamo vergogna di confessare che, oltre lasciarci l’amaro in bocca, la sua lettura ci ha inumidito gli occhi, strappandoci quasi le lacrime. Abbiamo conosciuto Gennaro da vicino e gli siamo stati, per quello che abbiamo potuto, vicini e vorremmo continuare ad esserlo fino alla fine dei nostri giorni perché di persone così ricche di valori positivi è difficilissimo, se non impossibile trovarne. Gennaro viene da una posizione di agiatezza, una posizione che egli ha deciso di lasciare nel momento in cui si è trovato davanti ad un bivio vedendo delle cose brutte che rischiavano, fra l’altro, di causare vittime umaneSorpresa far finta di non vedere e tacere, o, da cittadino con la C maiuscola, denunciare. Ha scelto quest’ultima strada ed ha denunciato. Pagando amaramente con la perdita del posto di lavoro e, prima di tutto, perdendo la famiglia. Gennaro ha vissuto 3 anni da latitante, vivendo quasi di carità, lontano dalla sua terra e cambiando in continuazione luogo del suo domicilio con il fine di sfuggire alle eventuali vendette di chi egli ha denunciato. Sulle gravi cose che egli ha denunciato stanno indagando oltre 10 Procure della Repubblica d’Italia, dalle più grandi ed importanti alle più piccole e di periferia. Egli, al pari dei Testimoni e dei Collaboratori di Giustizia, avrebbe avuto diritto per legge ad essere inserito in un programma di protezione da parte dello Stato. Avrebbe avuto diritto ad un’assistenza economica e ad una scorta. Non ha avuto nè l’una nè l’altra. Abbiamo scritto al Capo dello Stato, ai Ministri dell’Interno e della Giustizia, ai Procuratori e non abbiamo ricevuto da nessuno di questi un rigo di risposta. Niente. Silenzio di tomba. Lo Stato è stato nei suoi confronti latitante ed ingrato. Dovrebbe, perciò, vergognarsi e chiedere pubblicamente scusa a Gennaro. Sicuramente non lo farà, ma sappia sin d’ora che se, come conseguenza di tale suo comportamento omissivo, dovesse succedere qualcosa di spiacevole al caro Gennaro, non smetteremmo per anni di svergognarlo nel Paese senza un attimo di tregua e fino all’ultimo dei nostri giorni. Ecco, qui di seguito, la lettera di Gennaro:

Sono appena tre giorni che ho deciso di ritornare a vivere, solo tre giorni, e oggi che e’ lunedi inizio la mia settimana con forza e coraggio, senza piu’ pensare a cosa mi potrebbe accadere, ho vissuto tre anni di paure, certo non si cancellano in una notte, ma si puo’ incominciare a costruire un futuro lontano dagli uncubi, dalle ossesioni, e le paure… quegli incubi fatti di attese e di silenzi, di promesse e di attese, di paure a volte eccessive, e trasmesse per il solo scopo di distruggere una mente, e del continuo pensare a situazioni negative, voglio pero’ ringraziarrvi di tutto e per tutto il sostegno morale che avete mi avete trasmesso, in questi 36 mesi duri ed oscuri, voglio anche esservi garti e quanto prima mi dissoblighero’ con voi, come solo un amico sa fare, sarete mie ospiti, oggi credo in cio’ che ho fatto, ma mi resta l amaro in bocca, quasi non e’ servito a nulla, o meglio nulla e’ cambiato nel modus operandi degli appalti pubblici autostradali. Oggi in molti media mi cercano, ma io non voglio essere un celebre negativo uomo, non bastano 10 minuti di diretta per placare il mio dolore e rabbia, ne un articolo di un giornale per risvegliare le coscienze di chi e’ muto e indifferente, ed io ringrazio la categoria dei giornalisti, ma dico stop.
Con Voi amici veri, Resteremo sempre in contatto ma non per situazioni che mi vedrebbero alla lotta contro la criminalita’, e non perche’ la mia sia una resa oppure un abbandono, e solo una questione di necessita’, io ho gia’ dato e credo anche di portare i segni indelebili della mia battaglia per tutta la vita. Oggi il mio impegno sara’ nell aiutare i piu’ deboli, perche’ di loro comprendo la sofferenza e nel mio piccolo voglio alleviare le loro pene quotidiane, in me e’ avvenuta una trasformazione e devo ringraziare anche voi se ho potuto resistere sino ad oggi. Per mia volonta’ non posso piu’ partecipare ad alcun convegno, riunione o altro, spero che comprendiate il mio stato, il mio impegno, le mie energie le devo dare a mia figlia Martina ed al piccolo ometto che nascera’ tra 4 mesi, nella mia vita ho girato sempre a 300 all ora e ho sempre raggiunto i miei obbiettivi, sacrificando sempre la famiglia, anche in questo ho perso perche’ la famiglia l’ho distrutta denunciando il crimine, ma non recrimino nulla, è servito a salvare vite umane. Vero, sono malato di diabete, ma devo lavorare e vivere, qualsiasi lavoro e senza dovermi nascondere o fuggire per tutta Italia, e’ pèer questo che sono rientrato in localia’ di origine, infatti per fuggire da chi mi inseguiva e minacciava ho dilapidato piu’ di 40 mila euro in tre anni vendendomi tutto, non ho visto crescere ia figlia e mi sono ammalato, se solo avessi deciso o meglio non ascoltato i consigli degli autorevoli magistrati e delle.
Ecco l forze dell ordine forse oggi sarei in condizioni diverse oppure sarei morto!!!, ma certo non avrei sofferto come un cane, vedete, amici miei, la gente si uccide perche’ ormai e’ esausta e l indifferenza e’ complice… siete e sarete sempre nel mio cuore, vi voglio bene e vi stimo per il vs impegno forza e coraggio sono le vs virtu’. con affetto Ciliberto Gennaro
– Napoli 20 Maggio 2013
CILIBERTO GENNARO

Riceviamo dal Dr. Arturo Gnesi, Sindaco di Pastena e membro del Consiglio Direttivo dell’Associazione Caponnetto, la nota qui sotto riportata che volentieri pubblichiamo”.

23 maggio 2013 : commemorazione dei giudici Falcone e Borsellino “Confesso subito che le commemorazioni non mi piacciono molto, anche se rispetto nella maniera più assoluta chi vi partecipa e lo fa in buona fede. Non mi piacciono perché sono quasi sempre un trionfo della retorica e dell’ipocrisia. Non mi piacciono perché le istituzioni utilizzano questi eventi, in qualche modo, per distrarci dal presente Si offre una narrazione delle vicende di mafia che è estremamente semplificata. Da una parte ci sono Falcone, Borsellino e gli uomini di Stato uccisi per l’affermazione della legalità. Dall’altra parte ci sono i Riina, i Provenzano, ex villici, che vengono rappresentate come icone assolute della mafia. Ma dove li mettiamo i colletti bianchi che sono capi organici della mafia? Roberto Scarpinato procuratore capo di Palermo E’ nel rispetto e nella condivisione di queste riflessioni che anche quest’anno ricorderemo il 23 maggio, le stragi mafiose di Capaci e di via D’Amelio. Abbiamo sempre considerato che non è solo la Sicilia terra e vittima della mafia, ma ormai il fenomeno si è esteso all’intero territorio nazionale e si è congiunto e rafforzato con le alleanze strategiche con le diverse forme di criminalità organizzata. Noi non siamo semplici spettatori ma abbiamo subito,senza peraltro capirlo fino in fondo, la forza subdola e la capacità persuasiva della mafia, basti soltanto ricordare quello che è successo a Fondi qualche anno fa. La morte del comandante della guardia di finanza non è stato un gesto folle o una resa di un servitore dello Stato, ma una scelta consapevole ed estrema per non appartenere ad uno Stato che appariva complice e contiguo con gli interessi mafiosi. Oggi più che mai è necessario senza clamore o sventolii di bandiere rimanere accanto a chi ha subito la violenza mafiosa, oggi in questo periodo di crisi spaventosa e di allargamento della povertà ad un numero sempre più ampio delle nostre famiglie è doveroso testimoniare le fedeltà ai valori della giustizia e della legalità. Oggi che in tanti dicono di porre l’attenzione ai veri problemi del paese e alle dilaganti forme di emarginazione sociale è importante affermare che tutte le forme di criminalità organizzata producono miseria economica e arretratezza culturale. La mafia o la camorra, utilizzando i capitali provenienti dal riciclaggio favoriscono imprese colluse con il sistema arrecando un grave danno alla leale concorrenza e alla competizione di imprese sane e rispettose delle leggi dello Stato. E’ dimostrato scientificamente da numerose ricerche di istituti specializzati, che un territorio che copre e favorisce gli affari illegali consente un incremento del consenso clientelare e del voto di scambio portando in tal modo nelle istituzioni personaggi garanti degli interessi e dei ricatti della mafia. Un contesto sociale di questo tipo azzera le prospettive di sviluppo per il futuro dei giovani perché a parte il silenzio delle coscienze e il condizionamento dei mezzi di informazione, genera un sistema di corruzione ambientale che farà scappare gli imprenditori onesti e scoraggerà le imprese straniere a collocare i loro investimenti in queste compromesse realtà territoriali. Per questo motivo non alimentiamo la retorica e la propaganda ma vogliamo stimolare la società civile a comprendere fino in fondo che corruzione,mafia e voto clientelare sono tre aspetti strettamente correlati che mirano ad un unico obiettivo: controllare lo Stato, appropriarsi degli appalti e avere persone di fiducia all’interno delle istituzioni. Avere il senso della praticità e della concretezza oggi implica una conoscenza profonda di tematiche complesse che riguardano la nostra società e una nuova classe dirigente non può vivere nell’illusione che tutto questo non riguardi la nostra vita. Si può scegliere di vivere nell’ignoranza ma non si può avere la pretesa di additarla come modello da imitare. Pastena 14 maggio 2013 Dott. Arturo Gnesi

La solidarietà ad Angela Napoli. Siamo tutti d’accordo, ma perché altrettanta solidarietà non viene espressa a Gennaro Ciliberto, il quale, dopo aver denunciato fatti gravissimi, viene dimenticato e lasciato solo da questo Stato in balia alle probabile reazioni di coloro che sono stati denunciati da lui? Così lo Stato protegge i Testimoni di Giustizia, Onorevole Capo dello Stato?

Le porgo i miei complimenti per lminterrogazione che ha promosso in relazione alla triste vicenza che vede protagonista L ex parlamentare Angela Napoli, chi sono, mi presento Ciliberto Gennaro, da tre anni esiliato di Stato, costretto a scappare per tutta Lmitalua poiche testimone e denunciante di gravi fatti ed infiltrazioni mafiose su tutta la rete autostradale, non sono certo persona dello spessore dell ex patlamentare, ma anche io rischio di essere ucciso, e sono stato già avvertito e sparato in una strana circostanza, giorni fa apoena saputo della notizia che ad On angela Napoli avrebbero tolto tutela, auto blindata e scorta subito mi sono offerto gratuitamente di sostituire l autista poiché in un articolo la stessa Napoli diceva che neanche pagando nessuno avrebbe ricoperto il ruolo di autista poiché pericoloso. Ebbene io c ero e ci sono, ma da persona per bene onesto e condivisore del dolore e sofferenza che si subisce nell essere esposti alle mafie mi attendevo un cenno di solidarieta dall Ex parlamentare, non un grazie, ma un apprezzamento, tutti dicono ma poi in pochi fanno… per me i giornali nazionali i tg hanno sempre scritto sulla vicenda, sulla gravità delle mie denuncie, sui crolli delle strutture, ma in pochi hanno scritto su come io in tre anni abbia vissuto, nessuno e oggi non aver ricevuto nemmeno un email dall On Napoli è bconferma di una triste regola che vige in Italia.

 

 

 

Continua la battaglia di Gennaro Ciliberto per la difesa della legalità, mentre le Istituzioni, a cominciare dal Capo dello Stato e dai Ministri dell’Interno e della Giustizia, da noi interessate al suo caso, lo lasciano solo ed esposto alla probabile reazione di coloro che egli ha denunciato. Ecco come questo Stato tratta i Testimoni di giustizia. Si vergogni.

Lo scrivente Ciliberto Gennaro nato a Napoli il 23/08/72 chiede A.S.E Dott. Prefetto di Napoli di valutare il richio reale del sottoscritto se lo stesso rientrasse in localita’ di origine a Somma Vesuviana.
Infatti dopo le varie denunce fatte dal sottoscritto  alla Dia di Milano nel 04/02/2011 e altre testimonanzie rese in varie Dia e Procure d Italia, lo stesso si vede costretto a scappare e nascondersi per tutta Italia , poiche’  braccato e minacciato di morte , ho  denunciato   reati di Infiltrazione Mafiosa e disatro colposoe corruzioni  in appalti pubblici Autostrade , la vicenda vede coinvolte una intera famiglia di Castellammare di Stabia tale Famiglia Vuolo tra cui c e’ pasquale Vuolo Gia’ condannato in cassazione per reati di stampo cammorristico con l ‘aggravente dell art. 7 ed oggi sottoposto a regime di sorveglianza speciale , anche una ditta dei sospracitati  soggetti  tale carpenteria metallioca sas e’ gia stata interdetta per mafia e tale provvedimento  confermato con sentenza Del Consiglio di Sato.
Tale neccesita’ di rientro la si deve al fatto che mi sono ammalato di diabete e che sono ben 28 mesi che scappo e non ho piu’ soldi  ne una casa stabileinoltre  a Somma Vesuviana risiede mia figlia di anni 12 con la madre che si e’ dissociata dalle mie scelte di denunciare , non avendo una casa e vivendo di ospitalita’ e carita’ , anche dormendo in auto , chiedo di esaminare il mio rientro , infatti sia le forze dell oridne che la magistratura mi hanno sempre sconsigliato di rientrare a Somma Vesuviana, alla dta odierna Presso il Tribunale di Monza ci sono 5 rinviati a giudizio per i reati di disastro colposo , minacce che vedono la mia persona parte offesa e testimone.
Inoltre per ben due volte ho fatto richiesta di essere sottoposto a protezione ma la Commissione Centrale di Roma mi ha rispostao che non aveva avuto alcuna segnalazione dalle Procure interessate che sono ben otto.( Napoli, santa Maria C.v., Monza, Firenze,Torino, Alba e non ultima Trento) infatti nel mese di gennaio mi sono recato presso la Questura di Trento e ho denunciato il tentativo di infiltrazione di una delle ditte che riconducono alla famiglia vuolo vician al Caln D’alessandro noto clan dell’aria stabiese.
Il mio e’ un appello disperato  alla vs. competenze e chiedo di esprivervi in  modo celere per necessita’ di urgenza , in un mio rientro presso la residenza paterna in Somma Vesuviana(na).Porgo Distinti saluti

29/04/2013

CILIBERTO GENNARO

Lettera agli iscritti e simpatizzanti con invito a sottoscrivere e far sottoscrivere il 5 per mille a favore dell’Associazione Caponnetto.

Leggi la lettera

Appello di Gennaro Ciliberto al Sottosegretario agli Interni Manzione, già Procuratore Capo di Alba. Non si capisce come un cittadino perbene con Gennaro Ciliberto che ha rivelato fatti di estrema gravità debba essere lasciato solo da uno Stato al quale egli ha reso un servizio prezioso. Facciamo nostro l’appello di Ciliberto e lo estendiamo al Capo dello Stato ed ai Ministri dell’Interno e della Giustizia.

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Non capiamo come – di fronte ad una situazione del genere che vede un cittadino perbene completamente abbandonato da uno Stato ingrato per quanto egli ha ha fatto nell’interesse della collettività e fino a mettere a repentaglio la propria vita – il Capo dello Stato ed i Ministri dell’Interno e della Giustizia possano continuare a restare inerti. Gennaro Ciliberto ha denunciato alle Procure di mezza Italia cose molte gravi ed ha diritto per legge alla protezione ed alla assistenza. lE iSTITUZIONI SI MUOVANO!!!

OGGI 02/05/2013 MI INTERROGO SU COME E PERCHE’ UN UOMO ONESTO DEBBA SOFFRIRE E UMILIARSI IN TAL MODO, VORREI SOLO COMPRENDERE I PERCHE’ DI TANTO SILENZIO, IL PERCHE’ NESSUNO RISPONDE AL MIO GRIDO DI AIUTO, NESSUNA ISTITUZIONE INTERPELLATA RISPONDE, ED ALLORA MI VIENE DA CHIEDERE CHE FORSE HO TORTO, HO FORSE DENUNCIATO CIP E CIOP E QUALCHE PICCOLO FURTO IN UN SUPERMHO MENTITO, HO MENTITO SU LE ANOMALIE COSTRUTTIVE, SULLE TANGENTI E SULL APPARATO COLLUSO CHE HA PERMESSO A PREGIUDICATI PER REATI DI MAFIA DI LAVORARE PER DECENNI IN APPALTI PUBBLICI, OPPURE NEMMENO I VUOLO SONO PREGIUDICATI, MA SOLO PERSONE CHE HANNO REGALATO AUTO, OROLOGI E APPARTAMENTI E FORSE COLORO CHE LI HANNO RICEVUTO NON LO SAPEVANO. MI CHIEDO ANCORA SE TUTTO QUESTO MIO SOFFRIRE HA UNA RAGIONE UN DISEGNO E UN MANOVRATORE, HO IMPOSTATO LA MIA VITA SUL CREARE E NON SUL DISTRUGGERE MA LA MIA SCELTA HA DISTRUTTO, HA DISTRUTTO UNA FAMIGLIA DEGLI AFFETTI HA DISTRUTTO IL FUTURO MIO E DI MIA FIGLIA CHE SI RITROVA CON UN PADRE LATITANTE DI STATO, ESILIATO DALLE STESSE ISTITUZIONI CHE INDAGANO SULLA VICENDA DA ME DENUNCIATA, OGGI COMPRENDO IL DOLORE DI CHI SOPRAVVIVE, DI COLORO CHE MUOIONO DI FAME, DI COLORO CHE SOFFRONO DI SOLITUDINE E DI COLORO CHE SONO EMARGINATI, IN ME C E’ TUTTO IL DOLORE E LA RABBIA DI CHI HA RAGIONE, E DEVO FRENARE QUESTA RABBIA MINUTO DOPO MINUTO, VORREI GRIDARE A VOCE ALTA MA ANCHE LA FORZA MI VIENE MENO, ED ALLORA SCRIVO PAGINE DI UNA TRAGEDIA CHE GIORNO DOPO GIORNO CRESCE SEMPRE DI PIU’ NEL SILENZIO DELLE ISTITUZIONI, MI DICONO DI ASPETTARE DI STARE CALMO E COSA DOVREI ASPETTARE DOPO TRE ANNI, CHI MAI POTRA’ RESTITUIRMI LA LIBERTA’ E LA DIGNITA’ CHE MI E’0 STATA TOLTA PER AVR FATTO IL MIO DOVERE, QUELLO DI DENUNCIARE, MA SE IN ITALIA SOLO IN 80 O PIU’ HANNO DENUNCIATO CI SARA’ UN PERCHE’!
NON VOGLIO LA COMPASSIONE, LA VICINANZA DI UN CONVEGNO, DI UN INTERVISTA O DI UNA INTERA PAGINA DI CRONACA, VOGLIO I MIEI DIRITTI QUELLI CHE LA LEGGE SANCISCE E CHE STRANAMENTE NESSUNO APPLICA NEI MIEI CONFRONTI.
SONO SICURO CHE IN MOLTI LEGGERANNO QUESTE RIGHE CON PASSIONE ED ATTENZIONE MA ALTRI DISTRATTI E CONFUSI SI CHIEDERANNNO COSA C E’ DI STRANO IN QUESTA VICENDA, CI SARA’ UN PERCHE’ COSTUI NON E’ AMMESSO AD ALCUN PROGRAMMA DI PROTEZIONE, FORSE LE SUE DICHIARAZIONI SONO FASULLE?
O FORSE E’ UN MILLANTATORE?
EBBENE GLI RISPONDO MAGARI LO FOSSE! MAGARI FOSSE TUTTO FALSO E PRIVO DI FONDAMENTA!
MAGARI TUTTO FINISSE COME SE MAI INIZIATO.
MA ALLORA MI CHIEDO PERCHE’… PERCHE’ IO NON VENGO DIFESO E PROTETTO, SONO O NON SONO UNA FONTE, UN TESTIMONE OCULARE, COLUI CHE HA PROVATO CON DOCUMENTI E REGISTRAZIONI I REATI DI CORRUZIONE E DISATRO COLPOSO!
LA MIA NON E’ UNA MINACCIA NE UN AVVERTIMENTO E SOLO UN GRIDO DI AIUTO SONO ALLA FINE NON C E’ LA FACCIO PIU’, I GIORNI SEMBRANO INTERMINABILI, LE ORE SCANDISCONO IL SILENZIO DI UNA RISPOSTA SE PUR NEGATIVA CHE NON ARRIVA…
NON MERAVIGLIATEVI SE UN GIORNO MI UCCIDERANNO, E NON FATEMI “SANTO” DOPO LA FINE… IO VOGLIO VIVERE, VOGLIO VIVERE PER VEDERE CRESCERE MIA FIGLIA PER POTER SORRIDERE, PER POTER VEDERE INVECCHIARE COLORO CHE MI HANNO DATO LA VITA E CHE ORA SOFFRONO IMPOTENTI A QUESTO MIO STATUS.
IO CHIEDO AIUTO SENZA URLARE, SENZA FARE ATTI PLATEALI, CON LA DIGNITA’ CHE MI HA SEMPRE CONTRADDISTINTO E CHE MIO PADRE MI HA TRASMESSO.
IO CHIEDO AIUTO A COLORO CHE SONO PAGATI PER AIUTARMI E CHE HANNO GLI STRUMENTI ADATTI, LE COMPETENZE.
CHIEDO AIUTO LA PREDIDENTE DELLA REPUBBLICA. AL MINISTRO DELL ‘INTERNO, AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, ALLA DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA, A TUTTE LE PROCURE CHE INDAGANO SULLA VICENDA, CHIEDO AIUTO A GLI UOMINI E LE DONNE DELLE FORZE DI POLIZIA E GLI UOMINI DEL MINISTERO DELL INTERNO A COLORO CHE COMPONGONO LA COMMISSIONE CENTRALE, CHIEDO AIUTO AD OGNUNO DI VOI E LO CHIEDO A TESTA ALTA AIUTATEMI A VIVERE.

Lettera aperta di Democrazia e Legalità al Presidente del Consiglio dei Ministri. Nei discorsi di insediamento di questo Governo, com’é avvenuto da parte di quello precedente, non una sola parola è stata spesa per quanto riguarda la lotta alle mafie. E ciò è VERGOGNOSO perché orami le mafie controllano una buona parte dell’economia italiana!

Lettera aperta al Presidente del Consiglio Enrico Letta

Caro Presidente,

ti scrivo a nome del movimento Democrazia e Legalità, che presiedo e che chiede le adesioni su un programma di riforme che comprende le questioni più urgenti, all’ordine del giorno del paese da venti anni e rimaste insolute. In un paese come il nostro nemmeno il Programma da solo è sufficiente. Perciò proponiamo una triade inscindibile: Progetto – Regole e Comportamenti. Questa è la strada che Democrazia e Legalità indica per riconciliare gli italiani con la Politica e le Istituzioni, dal momento che le parole, da sole, non servono più.

La scommessa della vecchia Europa, ricca di storia, di sapere, di opere d’arte, di cultura, di città che furono Città Stato, è quella di conciliare il lavoro nell’era della telematica e il mercato globale con la rete di piccole e medie aziende produttrici di beni di qualità e con le istituzioni locali, perchè i cittadini possano partecipare e decidere su tutti i problemi che li riguardano. Il Prodotto interno lordo è molto importante, ma è utile ricordare, come scrive JK Galbraith, che “ l’arte, l’amore, un habitat gradevole, un paesaggio incontaminato”, insomma, “ la qualità della vita sfugge al calcolo del prodotto interno lordo”.

Caro Presidente, abbiamo apprezzato la presenza nel tuo governo di persone competenti e presentabili. Abbiamo anche condiviso alcuni passaggi del programma esposto alle Camere, ma abbiamo notato omissioni sul finanziamento delle proposte, con qualche sottovalutazione come nel caso del reddito minimo e su problemi che non possono essere lasciati in ombra perchè la “ dimenticanza” metterebbe in dubbio il “peso sovversivo della verità” che è stata l’affermazione più felice da te pronunciata.

Ti segnaliamo alcune riforme e interventi che hanno una ricaduta positiva sul cammino dell’Europa Federale, su tutta l’architettura dello Stato, nelle sue componenti istituzionali e burocratiche,sulla ripresa economica del paese e sulla vita quotidiana dei cittadini.

1)Europa: d’accordo con l’obiettivo che è per l’oggi e non più rinviabile, dell’Europa federale.

Nell’immediato il nostro governo, oltre ai provvedimenti da te segnalati perchè di “ austerità si muore” deve chiedere all’Europa:

Un impegno straordinario e immediato per la chiusura e/o regolamentazione controllabile dei paradisi fiscali, al fine di bloccare l’aumento esponenziale della finanza anarchica che si mescola con quella sporca e influenza la politica mettendo in discussione la stessa democrazia( John Kerry- rapporto al Senato USA). Per fare un solo esempio, molti paradisi fiscali, valutari e bancari, tra i più noti, o sono in territorio britannico o fanno parte del Commonwealth Britannico. Tutto questo, alla luce della scoperta di esportazioni di capitali equivalenti alla somma del Pil degli Stati Uniti e Del Giappone, ai quali 200 italiani hanno dato il loro contributo, è compatibile con i Trattati, la moralità della politica e il sogno dell’Europa Unita?

2)Riforma dei Partiti e taglio dei costi della politica:

a) Attuazione dell’articolo 49 della Costituzione e controllo dei livelli di democrazia interna, con particolare attenzione ai finanziamenti e alla certificazione dei bilanci.

b) Taglio dei costi della politica: riduzione dei finanziamenti pubblici ai partiti, già in parte approvata dal Parlamento( legge 6 Luglio 2012) e rimborso effettivo e controllato dalla Corte dei Conti delle spese elettorali;

  1. Riduzione delle società partecipate a tutti i livelli istituzionali e degli organi amministrativi;

    d) Incompatibilità e tempo pieno per i parlamentari, i consiglieri regionali e i sindaci di comuni capoluogo;

    d) Riduzione degli stipendi degli amministratori delegati di enti e società a capitale pubblico, che non possono essere superiori al doppio delle indennità di deputati e senatori.

    f)Azzeramento del Familismo amorale con divieto di contrattare con la pubblic amministrazione e divieto di assunzioni e consulenze ovunque : Stato, Enti locali, Università, Enti , Società, RAI, se amministrati o diretti da parenti entro il terzo grado. Divieto per i capi partito, i membri delle segreterie e i tesorieri di presentare nelle liste per le elezioni politiche, regionali e dei comuni capoluogo, parenti entro il terzo grado.

    g)I Partiti devono conformarsi alla direttiva europea del 2004 recepita dall’Italia nel 2006, assumendo lo status di “organismi di diritto pubblico” e i loro Statuti devono essere atti pubblici da registrare presso la Sezione della Corte Costituzionale allo scopo istituita.

4) Pubblica amministrazione e garanzie per l’attuazione delle leggi

  1. Costituzione di una task force collocata presso il ministro della funzione pubblica che segua l’attuazione delle leggi di riforma e garantisca il rispetto delle Carte dei diritti segnalando al ministro sabotaggi e inadempienze;

    b)Istituzione presso la Presidenza del Consiglio di un osservatorio per l’impatto legislativo;

    c) Certificabilità dell’attuazione delle leggi da parte del ministro della funzione pubblica in collaborazione con il ministro competente per materia;

    d) Sanzioni, fino al ritiro della delega, per i membri del governo la cui inadempienza è conclamata,

5)Economia sommersa e criminale :

Nel settembre del 2010, l’Ufficio studi di Confindustria coordinato da Luca Paolazzi scriveva:” C’è una parte dell’economia italiana che non ha subito recessione: il sommerso”.

Nel 2012 Banca Italia, a conclusione di una ricerca condotta fino al 2008 forniva questi dati: PIL dell’economia sommersa 320 miliardi di euro; PIL dell’economia criminale 200 miliardi di euro maggiore del PIL di Estonia, Romania, Slovenia e Croazia messe insieme.

A ruota Eurispes pubblicava i dati di una ricerca condotta fino al 2010 secondo la quale la somma delle due economie era di 720 miliardi di Pil, circa la metà del Pil del paese, e che la sola economia sommersa, 528 miliardi di Euro, produceva una evasione di 274 miliardi(Gian Maria Fara e Antonio Iodice- L’Italia in nero-2012). Francamente non si capisce cosa significhi lotta all’evasione fiscale e come si possano diminuire le tasse sulle imprese e sul lavoro se non si affronta questo argomento di cui nessuno vuole occuparsi.

Se si considera che negli USA la somma delle due economie oscilla tra il 5 e il 10 % del Pil e in Europa mediamente tra il 10 e il 15% del Pil è facile capire che non solo è difficile competere nell’economia globale, ma diventa impossibile, data l’enorme evasione fiscale, trovare i finanziamenti per garantire i servizi essenziali.

Sul versante dell’economia criminale i dati parlano da soli e certificano il fallimento della lotta alle mafie. Le confische non hanno superato il 5-6% del totale dei beni, mentre circa l’80% del 5-6% è invenduto e inutilizzato. Ma il dato più preoccupante e che lascia poche speranze se l’Agenzia per l’amministrazione dei beni resta una scatola vuota, riguarda le società e le aziende confiscate alle mafie dal 1982, anno di entrata in vigore della legge Rognoni- la Torre. Sono state confiscate 1663 società delle quali solo 35 sono in attivo e cioè il 2%. (Attilio Bolzoni- Repubblica 28 Dicembre 2012) Le altre hanno chiuso i battenti lasciando la convinzione nei lavoratori che la mafia sapesse gestirle meglio dello Stato.

Accelerare le confische, vendere e assegnare i beni già confiscati, scegliere persone competenti per la gestione delle aziende, è l’unica strada per sconfiggere le mafie i cui patrimoni sono valutati 1000 miliardi di euro.

La riforma della legge sul riciclaggio per la quale è sufficiente cancellare le parole” fuori dai casi di concorso nel reato” negli articoli 648,648bis e 648 ter del codice penale”, è presupposto per una lotta seria all’economia e alla finanza criminale.

6)Giustizia Penale e Civile

Il problema più urgente della giustizia italiana è costituito dalla lunghezza dei processi e dalle prescrizioni dei reati che fanno finire nella spazzatura anni di lavoro con conseguenze drammatiche sulla vita degli innocenti e impunità per i colpevoli i quali delinquono senza pagare.

Processo Penale: proponiamo il blocco della prescrizione dei reato dal momento del rinvio a giudiziocon l’obiettivo di scoraggiare il delitto perchè prima o dopo si paga.

Il blocco della prescrizione nel caso di eletti nelle istituzioni, di dirigenti dei partiti e di manager di aziende pubbliche per reati contro la pubblica amministrazione, finanziari e di mafia, si accompagna alla sospensione automatica dagli incarichi e dopo la condanna di primo grado alla decadenza.

Riduzione drastica delle impugnazioni in Appello. La proposta trova la sua ragione oltre che nei tempi lunghi dei processi, nella contraddizione rispetto alla sostanza del rito accusatorio previsto dall’articolo 111 della Costituzione che prevede la formazione della prova in dibattimento nel contraddittorio delle parti di fronte a un giudice terzo e la “ ragionevole durata del processo”. Non si capisce come tutto questo si concili con il fatto che il giudice di Appello il suo convincimento dovrà farselo sulle carte. In Inghilterra in Appello va il 3% dei processi. Pertanto, senza cancellare del tutto il secondo grado di giudizio, si può consentirne l’accesso in pochi casi tipizzati che riguardano la mancata assunzione di prove, la sopravvenienza di nuove prove o la inosservanza delle norme processuali che hanno determinato la condanna dell’imputato.

Processo Civile: La questione giustizia civile

Il confronto con i sistemi europei è impietosamente deprimente. Eppure tutti dovrebbero sapere che la complessità e la lunghezza del processo civile costituiscono uno degli ostacoli più gravi allo sviluppo economico del paese, agli affari, agli investimenti di imprenditori di altri paesi e continenti.

Proposte di riforma

Attribuzione ai Giudici di Pace, la cui competenza per valore è aumentata fino a 50 mila euro, della funzione di esame preliminare della domanda proposta con l’obbligo di concludere il procedimento nel termine massimo di 25 giorni o con un verbale di accordo esecutivo o con un verbale di mancato accordo. I tempi, quando il processo non si esaurisce davanti al Giudice di pace, in Tribunale e nell’eventuale giudizio di Appello, nel quale si decide nel rispetto delle regole previste per il rito del lavoro, non possono superare 12 mesi.

La sentenza di appello è esecutiva e la sua efficacia può essere sospesa solo in presenza di un gravissimo danno .

Concludo citando un passo della ricerca del 2011 alla quale hanno contribuito insieme a me gli onorevoli Giorgio Ruffolo e Luigi Zanda:” Nessun governo sarà mai in grado di impostare, seriamente qualsiasi politica economico-sociale e garantire la qualità dei servizi del nostro paese, senza che:

a) “venga ridotta l’enorme area dell’economia sommersa e di quella criminal- mafiosa il cui fatturato nel suo complesso è pari a circa un terzo della ricchezza nazionale. Ora, come i dati citati dimostrano, è circa la metà. La misura dell’economia illegale è così consistente da rendere assolutamente incompleti tutti i dati sulla condizione economico- sociale del nostro paese, comprese le valutazioni sull’evasione fiscale e contributiva e quelle sull’occupazione, dal momento che i due settori messi insieme occupano almeno 3,5 milioni di persone distribuite in tutte le regioni”.

b) “venga combattuto il riciclaggio di denaro sporco che in Italia secondo i dati di Bankitalia, diffusi dal vice direttore Anna Maria Tarantola, equivale a 10% del PIL( valore doppio della media mondiale) e viene investito almeno per un terzo nell’economia legale, colpendo alla radice la concorrenza e l’economia di mercato”

Cordiali Saluti- Elio Veltri

Lettera delle Associazioni antimafia “ I Cittadini contro le mafie e la corruzione” e “Antonino Caponnetto” ai Capigruppo della Camera e del Senato del PD, PDL, SEL E M5S con la quale si chiede un incontro per illustrare opinioni e proposte in merito alla lotta contro le mafie e la corruzione.

Leggi la lettera

Lettera aperta al Capo dello Stato, al Prefetto ed al Questore di Napoli: intervengano IMMEDIATAMENTE per disporre le misure di protezione e di assistenza in favore di Gennaro Ciliberto.

Leggi la lettera

Riceviamo da Gennaro Ciliberto la nota che sotto pubblichiamo. E’ una vergogna per lo Stato e per tutte le Istituzioni che lo rappresentano che si verifichino queste cose. Il Capo dello Stato, il Ministro dell’Interno, quello della Giustizia, la Direzione Nazionale Antimafia ed i Prefetti, soprattutto quello di Napoli che la nostra Associazione ha interessato, intervengano IMMEDIATAMENTE. Non si lascia senza protezione e senza assistenza un cittadino perbene che ha denunciato quanto ha visto ed è di sua conoscenza.

OGGI 30/04/2013 MI INTERROGO SU COME E PERCHE’ UN UOMO ONESTO DEBBA SOFFRIRE E UMILIARSI IN TAL MODO, VORREI SOLO COMPRENDERE I PERCHE’ DI TANTO SILENZIO, IL PERCHE’ NESSUNO RISPONDE AL MIO GRIDO DI AIUTO, NESSUNA ISTITUZIONE INTERPELLATA RISPONDE, ED ALLORA MI VIENE DA CHIEDERE CHE FORSE HO TORTO, HO FORSE DENUNCIATO CIP E CIOP E QUALCHE PICCOLO FURTO IN UN SUPERMHO MENTITO, HO MENTITO SU LE ANOMALIE COSTRUTTIVE, SULLE TANGENTI E SULL APPARATO COLLUSO CHE HA PERMESSO A PREGIUDICATI PER REATI DI MAFIA DI LAVORARE PER DECENNI IN APPALTI PUBBLICI, OPPURE NEMMENO I VUOLO SONO PREGIUDICATI, MA SOLO PERSONE CHE HANNO REGALATO AUTO, OROLOGI E APPARTAMENTI E FORSE COLORO CHE LI HANNO RICEVUTO NON LO SAPEVANO. MI CHIEDO ANCORA SE TUTTO QUESTO MIO SOFFRIRE HA UNA RAGIONE UN DISEGNO E UN MANOVRATORE, HO IMPOSTATO LA MIA VITA SUL CREARE E NON SUL DISTRUGGERE MA LA MIA SCELTA HA DISTRUTTO, HA DISTRUTTO UNA FAMIGLIA DEGLI AFFETTI HA DISTRUTTO IL FUTURO MIO E DI MIA FIGLIA CHE SI RITROVA CON UN PADRE LATITANTE DI STATO, ESILIATO DALLE STESSE ISTITUZIONI CHE INDAGANO SULLA VICENDA DA ME DENUNCIATA, OGGI COMPRENDO IL DOLORE DI CHI SOPRAVVIVE, DI COLORO CHE MUOIONO DI FAME, DI COLORO CHE SOFFRONO DI SOLITUDINE E DI COLORO CHE SONO EMARGINATI, IN ME C E’ TUTTO IL DOLORE E LA RABBIA DI CHI HA RAGIONE, E DEVO FRENARE QUESTA RABBIA MINUTO DOPO MINUTO, VORREI GRIDARE A VOCE ALTA MA ANCHE LA FORZA MI VIENE MENO, ED ALLORA SCRIVO PAGINE DI UNA TRAGEDIA CHE GIORNO DOPO GIORNO CRESCE SEMPRE DI PIU’ NEL SILENZIO DELLE ISTITUZIONI, MI DICONO DI ASPETTARE DI STARE CALMO E COSA DOVREI ASPETTARE DOPO TRE ANNI, CHI MAI POTRA’ RESTITUIRMI LA LIBERTA’ E LA DIGNITA’ CHE MI E’0 STATA TOLTA PER AVR FATTO IL MIO DOVERE, QUELLO DI DENUNCIARE, MA SE IN ITALIA SOLO IN 80 O PIU’ HANNO DENUNCIATO CI SARA’ UN PERCHE’!
NON VOGLIO LA COMPASSIONE, LA VICINANZA DI UN CONVEGNO, DI UN INTERVISTA O DI UNA INTERA PAGINA DI CRONACA, VOGLIO I MIEI DIRITTI QUELLI CHE LA LEGGE SANCISCE E CHE STRANAMENTE NESSUNO APPLICA NEI MIEI CONFRONTI.
SONO SICURO CHE IN MOLTI LEGGERANNO QUESTE RIGHE CON PASSIONE ED ATTENZIONE MA ALTRI DISTRATTI E CONFUSI SI CHIEDERANNNO COSA C E’ DI STRANO IN QUESTA VICENDA, CI SARA’ UN PERCHE’ COSTUI NON E’ AMMESSO AD ALCUN PROGRAMMA DI PROTEZIONE, FORSE LE SUE DICHIARAZIONI SONO FASULLE?
O FORSE E’ UN MILLANTATORE?
EBBENE GLI RISPONDO MAGARI LO FOSSE! MAGARI FOSSE TUTTO FALSO E PRIVO DI FONDAMENTA!
MAGARI TUTTO FINISSE COME SE MAI INIZIATO.
MA ALLORA MI CHIEDO PERCHE’… PERCHE’ IO NON VENGO DIFESO E PROTETTO, SONO O NON SONO UNA FONTE, UN TESTIMONE OCULARE, COLUI CHE HA PROVATO CON DOCUMENTI E REGISTRAZIONI I REATI DI CORRUZIONE E DISATRO COLPOSO!
LA MIA NON E’ UNA MINACCIA NE UN AVVERTIMENTO E SOLO UN GRIDO DI AIUTO SONO ALLA FINE NON C E’ LA FACCIO PIU’, I GIORNI SEMBRANO INTERMINABILI, LE ORE SCANDISCONO IL SILENZIO DI UNA RISPOSTA SE PUR NEGATIVA CHE NON ARRIVA…
NON MERAVIGLIATEVI SE UN GIORNO MI UCCIDERANNO, E NON FATEMI “SANTO” DOPO LA FINE… IO VOGLIO VIVERE, VOGLIO VIVERE PER VEDERE CRESCERE MIA FIGLIA PER POTER SORRIDERE, PER POTER VEDERE INVECCHIARE COLORO CHE MI HANNO DATO LA VITA E CHE ORA SOFFRONO IMPOTENTI A QUESTO MIO STATUS.
IO CHIEDO AIUTO SENZA URLARE, SENZA FARE ATTI PLATEALI, CON LA DIGNITA’ CHE MI HA SEMPRE CONTRADDISTINTO E CHE MIO PADRE MI HA TRASMESSO.
IO CHIEDO AIUTO A COLORO CHE SONO PAGATI PER AIUTARMI E CHE HANNO GLI STRUMENTI ADATTI, LE COMPETENZE.
CHIEDO AIUTO LA PREDIDENTE DELLA REPUBBLICA. AL MINISTRO DELL ‘INTERNO, AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, ALLA DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA, A TUTTE LE PROCURE CHE INDAGANO SULLA VICENDA, CHIEDO AIUTO A GLI UOMINI E LE DONNE DELLE FORZE DI POLIZIA E GLI UOMINI DEL MINISTERO DELL INTERNO A COLORO CHE COMPONGONO LA COMMISSIONE CENTRALE, CHIEDO AIUTO AD OGNUNO DI VOI E LO CHIEDO A TESTA ALTA AIUTATEMI A VIVERE.

LOCALITA’ 30/04/2013

Il caso di Pietro Di Costa e degli altri Testimoni di Giustizia. Una nota durissima con accuse specifiche a soggetti della Questura di Vibo Valentia. Intervenga immediatamente il Ministro dell’Interno.

E’ una lettere dura, durissima, con accuse a talune persone, nomi e cognomi, che non pubblichiamo per non offrire il pretesto a qualcuno per querelarci per averla diffusa.
L’ha inviata il Testimone di Giustizia Pietro Di Costa a vari indirizzi di autorità, compreso il Capo di Gabinetto del Ministro dell’Interno e si riferisce in particolare alla Questura di Vibo Valentia.
La nota di cui stiamo parlando contiene toni tipici di una persona arrabbiata che ha reso un servizio prezioso allo Stato e che si vede, in cambio, trattato come ” un appestato”.
La nota di cui stiamo parlando, al di là del caso specifico, rispecchia l’intera questione che riguarda il comportamento di questo Stato nei confronti di questi valorosi cittadini – i Testimoni di Giustizia appunto – di fronte ai quali noi tutti dobbiamo levarci tanto di cappello.
E veramente è vergognoso il trattamento ad essi riservato.
Stiamo contattando in questi giorni alcuni parlamentari che già si sono resi disponibili per portare in Parlamento il caso dei Testimoni di Giustizia in quanto è assurdo, inammissibile che rappresentanti di questo Stato continuino a trattare questi cittadini ai quali tanto dobbiamo nella maniera esposta da Pietro Di Costa e dagli altri Testimoni Gennaro Ciliberto e Valeria Grasso che abbiamo avuto come ospiti amatissimi al nostro Convegno di Formia.

Ventotene, l’isola del tesoro?

Ma vi siete dimenticati che Ventotene è stata denominata l’isola del tesoro?
Vi siete dimenticati i milioni e milioni di euro che hanno ricevuto con le
richieste di finanziamenti?
Con appoggi centrali su progetti legittimi, sono arrivati tanti, tanti soldi.
Tanti sono stati i progetti costruiti centralmente, richiesti localmente e poi
appoggiati politicamente e approvati. Una vera cordata.
Scorrendo nel tempo i vari progetti con i relativi stanziamenti, viene
proprio da pensare che ci sia stato proprio un gruppo dedicato.
Date ad esempio ad un’occhiata a questo sito
http: //www. armandocusani. com/wp-content/uploads/2010/07/Interventi-in-
Provincia-di-Latina2. pdf
E quante volte hanno chiesto soldi sempre per lo stesso posto e per lo stesso
motivo e quante volte hanno ricevuti i finanziamneti?

Sarebbe da prendere carta e penna, camminare per la piccola isola e censire il
denaro ricevuto, utilizzato e/o stipato per ogni sito.
Ministero Ambiente, Ministero Beni Culturali, Comunità Europea, Ministero dello
Sviluppo Economico per utilizzo Fondo per le Aree Sottoutilizzate (FAS)
sono stati di volta in volta le casse dove attingere soldi per il falso mito
ambientale.

La vicenda di Gennaro Ciliberto e dei Testimoni di Giustizia in Italia. Da ora o lo Stato chiarisce le sue intenzioni e provvede di conseguenza subito nei confronti di questa nobile categoria di Cittadini o comincia la guerra. Cominciamo con la richiesta di intervento della Magistratura e fra poco si passa anche agli interventi in Parlamento”. Pronti già a darci una mano alcuni parlamentari.

Leggi la lettera

La tragedia dei Testimoni di Giustizia dimenticati dallo Stato. Una lettera che la dice lunga sul comportamento di questo Stato nei loro confronti. Vergogna!

Ogg: PERCHE’ LA QUESTURA DI VIBO VALENTIA NON PARTECIPA ALL’OPERAZIONI ?……………………………

Signor Prefetto ,

so che Lei è il  Capo di Gabinetto del Ministro Cancellieri e mi rivolgo a Lei, vista la deludente risposta del Capo di Gabinetto della Questura di Vibo Valentia Dr. Livio Pietralia che, alla mia comunicazione di rifiutare la scorta e di essere costretto a chiedere l’elemosina, mi ha risposto che la stessa scorta “mi accompagna a chiedere l’elemosina”. Nella stessa giornata di lunedì 8 aprile scorso ho consegnato al Dr. Pietralia il Porto d’armi per uso personale che da 24 anni detenevo.

A seguito del comportamento del funzionario della Questura sono rimasto disgustato di detto comportamento e denuncio a Lei tale degrado nel vibonese.

Denuncio poi che ieri nessun funzionario della Prefettura di VV ci ha ricevuti nel corso della civile contestazione, ripresa dai fotografi della Questura di VV.

Aspetto con gli altri testimoni di giustizia un segnale da Lei e dal Ministro Cancellieri per tutti gli interventi di grande urgenza in modo chiaro e concreto.

Sono un servitore della legalità anch’io.

Prima di coinvolgere la stampa aspetto un risposta.

Il mio cellulare è : 335/8067205

Il cellulare dei coniugi Grasso è : 349/5906678

PERCHE’ LA QUESTURA DI VIBO VALENTIA NON PARTECIPA ALL’OPERAZIONI ?……………………………
Invo la stralcio del quotidiano odierno e denuncio di essere stato costretto ad abbandonare la località protetta per il diniego ricevuto in ordine alla possibilità di riavere il mio lavoro. Sono pertanto privo dei mezzi di sostentamento.

Comunico che ieri unitamente ai testimoni di giustizia coniugi Grasso – che vivono a Briaticodopo aver testimoniato e provocato arresti eccellenti, allo stato senza alcun tipo di tutela e senza alcun mezzo di sostentamento, – ho manifestato davanti alla Prefettura di Vibo Valentia chiedendo , per l’ennesima volta, l’intervento delle autorità giudiziarie competenti a fare luce tra quello che sta accadendo tra Procura,Prefettura e Questura di Vibo Valentia. Nonostante le denunce contro la criminalità organizzata si adottano comportamento che favoriscono la stessa ed a discapito della legalità.

Mentre la DDA di CZ opera con indagini proficue, le Istituzioni del vibonese sono latitanti.

Il mio è un urlo di disperazione non riferito solo alla mia posizione ma di tutta la categoria dei testimoni di giustizia.

Mi rivolgo a voi perche so che siete servitori dello Stato al servizio della legalità.

Nuovo colpo alla ’ndrangheta del turismo

11/04/2013

Estorsioni compiute e tentate ai danni di imprenditori della cittadina e di Pizzo. Quattro gli arrestati fra cui due esponenti del clan La Rosa. Pressioni per l’assunzione di una donna e di un economo (entrambi ai domiciliari) e la riscossione di mazzette.

Nuovo colpo alla  ’ndrangheta del turismo

La ‘ndrangheta del turismo non molla la presa. Un business gestito in buona parte dai La Rosa di Tropea con la “benedizione” dei Mancuso di Limbadi a cui sono collegati. E proprio a Tropea e Pizzo – due cittadine simbolo del turismo calabrese – si sarebbero consumati episodi di estorsione continuata e tentata estorsione ai danni di imprenditori del settore “resistenti”, tanto che qualcuno avrebbe commentato: «Non immaginano quale nido di vipere hanno svegliato». Fatti “freschi-freschi” – uno relativo all’imposizione dell’assunzione di due persone all’Hotel Rocca Nettuno di Tropea, l’altro alla richiesta di un “contributo” di 40mila euro annui per il Rocca e di una cifra superiore, ma non quantificata, per il Garden Resort di Pizzo – che, per gli inquirenti, dimostrerebbero il tentativo di Antonio (Tonino) La Rosa (alias Ciondolino) di recuperare il terreno perso. In altre parole i La Rosa (noti come i ‘Nacci), fiaccati ma non sconfitti dalle inchieste giudiziarie (Odissea, Dinasty e Peter Pan) si sarebbero riorganizzati e avrebbero continuato a perseguire i loro progetti criminosi servendosi dell’opera di “soldati” i quali, durante il periodo di detenzione del boss – cioè di Tonino La Rosa – avrebbero assunto la reggenza del gruppo. Ma una volta espiata la pena Ciondolino – che era stato scarcerato lo scorso gennaio – avrebbe cercato di “rimettere ordine” negli affari, di far quadrare i “conti” e soprattutto di fare rispettare vecchi patti con alcune strutture ricettive. Nell’arco di pochi mesi – dal finire del 2012 e sino allo scorso marzo –sui sarebbero consumati gli episodi di estorsione continuata, tentata estorsione e danneggiamento finiti al centro di un’inchiesta che – condotta dai carabinieri di Tropea con il coordinamento della Dda – si è conclusa ieri con l’emissione di quattro ordinanze di custodia cautelare, dure in carcere e altrettante ai domiciliari. Provvedimenti restrittivi emessi dal gip distrettuale Abigail Mellace su richiesta del sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Simona Rossi. In particolare in carcere è finito di nuovo Tonino La Rosa, 51 anni, sorvegliato speciale , considerato al vertice del clan degli ‘Nacci, mentre un analogo provvedimento è stato notificato nella casa circondariale di Lecce a Francesco La Rosa, 42 anni, di Tropea, fratello di Tonino e noto come ‘U Bimbo. Quest’ultimo nel mese di dicembre era rimasto coinvolto nell’operazione denominata “Peter Pan”. Il gip distrettuale ha invece disposto gli arresti domiciliari nei confronti di Gerardo Piccolo, 41 anni, disoccupato di Tropea e di Giuseppina Costa, 36 anni, impiegata di Zaccanopoli. Gli indagati, a vario titolo, sono ritenuti responsabili di concorso in più episodi di estorsione continuata, tentata e consumata, realizzati mediante l’imposizione di assunzioni di soggetti nella struttura alberghiera “Hotel Rocca Nettuno” di Tropea; concorso in più episodi di tentata estorsione continuata, attraverso richieste stagionali annuali di denaro – ovvero la mazzetta per avere garantita “sicurezza”– al proprietario e gestore delle strutture ricettive (Rocca Nettuno e Garden Resort di Pizzo, entrambi gestiti dalla società Hispania srl) e, infine, del danneggiamento dell’autovettura (una Lancia Delta) di proprietà dell’amministratore della Hispania srl. Reati aggravati dal fatto che, secondo gli inquirenti, sarebbero stati compiuti o tentativi avvalendosi dell’appartenenza a una famiglia mafiosa. Insomma un “nome una garanzia” – quello dei La Rosa – a Tropea e dintorni. Un “peso” di cui – in base a quanto emerso dalle indagini – sarebbe stata ben consapevole Giuseppina Costa per la cui conferma – come addetta a winebar al Rocca Nettuno – si sarebbe mosso Francesco La Rosa (‘U Bimbo). Nel tratteggiare la figura della donna il gip ne sottolinea l’astuzia in quanto «per ottenere, ad ogni costo, la proroga del suo contratto di lavoro, non ha esitato dapprima a determinare ed istigare e poi a rafforzare i propositi criminosi del La Rosa Francesco, con il quale intratteneva una relazione sentimentale ». ‘U Bimbo, poi, avrebbe anche sponsorizzato la riassunzione di Gerardo Piccolo, economo prima al Resort e poi passato con altro ruolo al Rocca Nettuno, facendo presente che un’eventuale diniego sarebbe dispiaciuto al fratello Tonino che, all’epoca, si trovava in carcere. A battere cassa nelle due strutture turistiche e chiedere il rispetto dei patti, sarebbe stato invece direttamente Antonio La Rosa, il quale viene ritenuto dagli inquirenti il mandante del danneggiamento dell’auto dell’amministratore della Hispania srl. I particolari dell’operazione sono stati illustrati ieri a Vibo Valentia nel corso di una conferenza stampa al Comando provinciale, dal procuratore distrettuale antimafia di Catanzaro Vincenzo Lombardo, dal ten. col. Daniele Scardecchia e dal capitano Francesco Di Pinto.

Marialucia Conistabile

Sono mesi che stiamo denunciando al Capo dello Stato ed al Ministro dell’Interno il trattamento vergognoso riservato ai Testimoni di Giustizia. Questa lettera pervenutaci appunto da un Testimone di Giustizia ridotto quasi a chiedere l’elemosina è la conferma della fondatezza delle nostre accuse. Ora Capo dello Stato e Ministro dispongano un’inchiesta severa.

Nuovo colpo alla
’ndrangheta del turismo

11/04/2013

Estorsioni compiute e tentate ai danni di imprenditori della cittadina e di Pizzo. Quattro gli arrestati fra cui due esponenti del clan La Rosa. Pressioni per l’assunzione di una donna e di un economo (entrambi ai domiciliari) e la riscossione di mazzette.

Nuovo colpo alla  ’ndrangheta del turismo

La ‘ndrangheta del turismo non molla la presa. Un business gestito in buona parte dai La Rosa di Tropea con la “benedizione” dei Mancuso di Limbadi a cui sono collegati. E proprio a Tropea e Pizzo – due cittadine simbolo del turismo calabrese – si sarebbero consumati episodi di estorsione continuata e tentata estorsione ai danni di imprenditori del settore “resistenti”, tanto che qualcuno avrebbe commentato: «Non immaginano quale nido di vipere hanno svegliato». Fatti “freschi-freschi” – uno relativo all’imposizione dell’assunzione di due persone all’Hotel Rocca Nettuno di Tropea, l’altro alla richiesta di un “contributo” di 40mila euro annui per il Rocca e di una cifra superiore, ma non quantificata, per il Garden Resort di Pizzo – che, per gli inquirenti, dimostrerebbero il tentativo di Antonio (Tonino) La Rosa (alias Ciondolino) di recuperare il terreno perso. In altre parole i La Rosa (noti come i ‘Nacci), fiaccati ma non sconfitti dalle inchieste giudiziarie (Odissea, Dinasty e Peter Pan) si sarebbero riorganizzati e avrebbero continuato a perseguire i loro progetti criminosi servendosi dell’opera di “soldati” i quali, durante il periodo di detenzione del boss – cioè di Tonino La Rosa – avrebbero assunto la reggenza del gruppo. Ma una volta espiata la pena Ciondolino – che era stato scarcerato lo scorso gennaio – avrebbe cercato di “rimettere ordine” negli affari, di far quadrare i “conti” e soprattutto di fare rispettare vecchi patti con alcune strutture ricettive. Nell’arco di pochi mesi – dal finire del 2012 e sino allo scorso marzo –sui sarebbero consumati gli episodi di estorsione continuata, tentata estorsione e danneggiamento finiti al centro di un’inchiesta che – condotta dai carabinieri di Tropea con il coordinamento della Dda – si è conclusa ieri con l’emissione di quattro ordinanze di custodia cautelare, dure in carcere e altrettante ai domiciliari. Provvedimenti restrittivi emessi dal gip distrettuale Abigail Mellace su richiesta del sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Simona Rossi. In particolare in carcere è finito di nuovo Tonino La Rosa, 51 anni, sorvegliato speciale , considerato al vertice del clan degli ‘Nacci, mentre un analogo provvedimento è stato notificato nella casa circondariale di Lecce a Francesco La Rosa, 42 anni, di Tropea, fratello di Tonino e noto come ‘U Bimbo. Quest’ultimo nel mese di dicembre era rimasto coinvolto nell’operazione denominata “Peter Pan”. Il gip distrettuale ha invece disposto gli arresti domiciliari nei confronti di Gerardo Piccolo, 41 anni, disoccupato di Tropea e di Giuseppina Costa, 36 anni, impiegata di Zaccanopoli. Gli indagati, a vario titolo, sono ritenuti responsabili di concorso in più episodi di estorsione continuata, tentata e consumata, realizzati mediante l’imposizione di assunzioni di soggetti nella struttura alberghiera “Hotel Rocca Nettuno” di Tropea; concorso in più episodi di tentata estorsione continuata, attraverso richieste stagionali annuali di denaro – ovvero la mazzetta per avere garantita “sicurezza”– al proprietario e gestore delle strutture ricettive (Rocca Nettuno e Garden Resort di Pizzo, entrambi gestiti dalla società Hispania srl) e, infine, del danneggiamento dell’autovettura (una Lancia Delta) di proprietà dell’amministratore della Hispania srl. Reati aggravati dal fatto che, secondo gli inquirenti, sarebbero stati compiuti o tentativi avvalendosi dell’appartenenza a una famiglia mafiosa. Insomma un “nome una garanzia” – quello dei La Rosa – a Tropea e dintorni. Un “peso” di cui – in base a quanto emerso dalle indagini – sarebbe stata ben consapevole Giuseppina Costa per la cui conferma – come addetta a winebar al Rocca Nettuno – si sarebbe mosso Francesco La Rosa (‘U Bimbo). Nel tratteggiare la figura della donna il gip ne sottolinea l’astuzia in quanto «per ottenere, ad ogni costo, la proroga del suo contratto di lavoro, non ha esitato dapprima a determinare ed istigare e poi a rafforzare i propositi criminosi del La Rosa Francesco, con il quale intratteneva una relazione sentimentale ». ‘U Bimbo, poi, avrebbe anche sponsorizzato la riassunzione di Gerardo Piccolo, economo prima al Resort e poi passato con altro ruolo al Rocca Nettuno, facendo presente che un’eventuale diniego sarebbe dispiaciuto al fratello Tonino che, all’epoca, si trovava in carcere. A battere cassa nelle due strutture turistiche e chiedere il rispetto dei patti, sarebbe stato invece direttamente Antonio La Rosa, il quale viene ritenuto dagli inquirenti il mandante del danneggiamento dell’auto dell’amministratore della Hispania srl. I particolari dell’operazione sono stati illustrati ieri a Vibo Valentia nel corso di una conferenza stampa al Comando provinciale, dal procuratore distrettuale antimafia di Catanzaro Vincenzo Lombardo, dal ten. col. Daniele Scardecchia e dal capitano Francesco Di Pinto.

Cosa sta succedendo a San Marino? Riceviamo dal Sig. Gaetano Cici e pubblichiamo:

Gaetano Cici risponde a Marco Arzilli:
San Marino Paese Collaborativo? solo se obbligato…
Giovedi 11 aprile 2013

Il Segretario di Stato all’ industria Marco Arzilli sa bene che ci sono gravi responsabilità da parte del Governo della scorsa e della presente Legislatura, dire “non faremo sconti a nessuno” è stato affermato nel comunicato stampa di ieri dopo il congresso di Stato e che ci sia stato un “monitoraggio sul territorio dal 2009”, sono affermazioni un po’ azzardate e bugiarde. Tutto quello che sta accadendo in queste ore lo sapevate già e non solo, eravate e siete a conoscenza di quanto è emerso sia dall’operazione Ghost Supplies che dall’operazione Titano ma nessuno è intervenuto a suo tempo, è sempre l’Italia a muoversi, San Marino collabora solo se obbligato. Nelle prossimi giorni, nelle prossime ore, su San Marino arriverà l’ennesima bufera, questa la più grande perché interessa l’attenzione di tutto il Territorio Italiano.

Basta raccontare favole…

Operazione Titano – Arzilli: “Paese collaborativo non faremo sconti a nessuno”

Mercoledì 10 Aprile 2013
“San Marino – ha affermato il Segretario di Stato Arzilli nella consueta conferenza stampa dopo il Congresso di Stato – su vicende come quella dell’Operazione Titano ha fatto da tempo una scelta chiara: la lotta senza tregua alla malavita, il monitoraggio costante delle attività sul territorio, la collaborazione con le magistrature e le polizie estere, la vigilanza della Banca Centrale, sono una realtà vera, effettiva. Il Governo già a suo tempo aveva messa in amministrazione coatta amministrativa FinCapital per evidenti distorsioni al suo interno. I nostri argini di controllo hanno funzionato. Volevano destabilizzare il Paese ma noi siamo intervenuti in tempo. La Repubblica di San Marino continuerà la sua collaborazione senza fare sconti a nessuno. Abbiamo messo in campo tutti gli strumenti possibili in funzione dell’antiriciclaggio. Questo Paese è diverso rispetto a qualche anno fa, dal 2009 si sono fatti grandi passi in avanti”.

In ricordo di Don Cesare Boschin, assassinato il 29 marzo 1995 a Borgo Montello frazione di Latina in prossimità della megadiscarica. Le dichiarazioni di un suo fedele amico, Claudio Gatto”.

L’assassinio di un povero prete di campagna, un assassinio probabilmente ad opera della mafia, come lo è stato per Don Puglisi, Don Diana e tante altre vittime. Su un territorio, quello appunto di Borgo Montello di Latina, del quale hanno parlato alcuni “pentiti”- a cominciare da Carmine Schiavone, il cugino di Sandokan, capo dei Casalesi – vicino, peraltro, a quello dove sono stati confiscati molti terreni alla camorra. Di quell’assassinio non sono stati individuati né gli esecutori né i probabili mandanti. Di questo povero prete, ultraottantenne e gravemente malato, ne sono state dette inizialmente di cotte e di crude. Ingiustamente e vigliaccamente, il tutto probabilmente per non parlare di mafia perché quello dell’uccisione è proprio il periodo – gli anni 90 – in cui era… proibito… parlare di mafia in provincia di Latina. Ti davano subito del pazzo. Forse gli inquirenti di quel periodo se avessero imboccato la pista giusta, a quest’ora autori e mandanti sarebbero stati scoperti e sarebbero a marcire nelle patrie galere. Non è stato così e questo povero prete è stato ammazzato per la seconda volta. Ma quello che sconcerta ancor di più è il silenzio tombale della Curia Vescovile di Latina. La Gerarchia avrebbe un forte interesse a far scoprire la verità in quanto ci sono fondati sospetti che Don Boschin sia stato ucciso per ordine della mafia. Don Cesare almeno da morto riceverebbe gli onori che merita, ma anche la Chiesa, come comunità e come istituzione, potrebbe vantarsi di avere fra i suoi ministri coloro che hanno sacrificato la propria vita per combattere il malaffare e le mafie. Addolora veramente la posizione della Gerarchia pontina su questa triste vicenda.
Noi abbiamo seguito questo evento delittuoso sin dall’inizio in quanto chi scrive era all’epoca impegnato nella comunicazione e nei movimenti ecclesiali. Per rendere onore alla memoria di questo povero sacerdote ed anche per contribuire a fare, come associazione antimafia, un pò di chiarezza sulle nefandezze di una mafia sempre più aggressiva ed invasiva in provincia di Latina, abbiamo ritenuto di fare alcune domande a Claudio Gatto, un amico di Don Cesare Boschin e suo fedele parrocchiano.
Domande e relative risposte sono quelle riportate qua di seguito:

Ass. Caponnetto, Perché Lei continua a mantenere vivo il ricordo di Mons Boschin?
C gatto. Ho vissuto questo delitto come un oltraggio personale, dal momento che il parroco è il padre della fede dei suoi parrocchiani, e poi avevo avuto l’incarico dal suo vescovo Bernini di vigilare e assistere questo vecchio prete malato, che rinunciando alla comoda ospitalità della Curia aveva scelto di trascorrere gli ultimi giorni di vita (era ammalato di tumore ai polmoni) tra i suoi parrocchiani. All’obbiezione del vescovo “Chi l’assisterà dal momento che non è autosufficiente?” aveva risposto: “C’è la Provvidenza, ci penserà. ”
Ass Cap.: Come pensa sia maturato questo delitto?
C Gatto. L’uccisione era inimmaginabile, ma attorno al prete, oltre al fatto religioso, ruotano interssi molteplici, di persone umilissime e nel bisogno più acuto ma anche di potenti. Don Cesare non era don Abbondio: sotto l’aspetto dimesso aveva un temperamento deciso e volitivo, con scatti improvvisi, come fra Cristoforo. Minacce ne aveva avute molte, l’avevano anche spaventato, ma non arretrava di un millimetro anche perché era convinto che la tonaca fosse un’armatura impenetrabile.
Ass cap. Si rimprovera qualcosa?
C gatto. Di non aver capito per tempo la gravità della situazione e dopo la tragedia la quasi paralisi che mi ha impedito di scuotere la comunità religiosa ma anche la politica
Ass Cap. Ha avuto qualche riscontro nel tempo?
C Gatto. Il vescovo Pecile, dopo qualche anno, riconoscendo la forza profetica del martirio, ha voluto la lapide di bronzo scolpita nel muro portante della sua chiesa. Il sindaco Zaccheo ha voluto intitolare la piazza del borgo e la via principale a Mons Boschin. La comunità ha intitolato l’Oratorio. La comunità di Trebaseghe, paese natale di don Cesare, ne celebra quest’anno la memoria.
Libera ha coraggiosamente e controcorrente chiesto la riapertura delle indagini ed è ormai senso comune che la matrice del delitto è la stessa di Don Puglisi (93) Don Diana (94) Don Cesare (95)
Ass Cap: Dunque si metterà l’anima in pace?
C Gatto. Ho già l’anima, in pace sapendo da cristiano che il martirio è un grande dono, doloroso ma prezioso, di cui la comunità già gode i frutti con le splendide figure di preti che si sono succedute in parrocchia

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