Lettere

Una nobile lettera di vicinanza e di solidarietà del Consigliere comunale di Fondi, Enzo Trani, esponente dell’Associazione Caponnetto, alla Giudice Lucia Aielli, del Tribunale di Latina, minacciata dalla mafia

Vincenzo Trani
Via Covino, 593
04022 Fondi
Tel. 3292407128

Ill.ma Dott.ssa Lucia Aielli
c/o sezione Penale
Tribunale di Latina
Piazza B. Buozzi, 1
04100 LATINA

Illustre dottoressa, da semplicissimo cittadino della città di Fondi, desidero esprimerle la mia sincera e piena solidarietà per il vile messaggio che Le è stato indirizzato ieri l’altro da chissà quali delinquenti della nostra provincia.
È troppo facile per chi non è direttamente colpito da certi attacchi, esprimere solidarietà con frasi che ormai risultano ripetitive e scontate, lasciando troppo spesso intendere quasi che sia soltanto un atto dovuto, come i numerosi messaggi che Le saranno stati recapitati dai vari organi istituzionali.
La mia non vuole essere soltanto espressione di solidarietà ma piuttosto un grido di rabbia che tentasse di interpretare il sentimento nascosto che molti magistrati della Sua levatura, per alto senso di responsabilità, devono troppo spesso reprimere per vero senso istituzionale.
Le tante vicende delinquenziali, di malavita organizzata troppo spesso colpevolmente sottovalutate dai rappresentanti politici che negli ultimi venti anni hanno amministrato la nostra provincia nei vari livelli istituzionali, ci fanno purtroppo prendere sempre più coscienza che il livello di guardia forse sta per essere superato.
Vorrei poter gridare ai tanti politici parolai, la vera necessità di esservi vicini con serie riforme istituzionali che avessero come primo obiettivo quello di vedere una magistratura che funziona, prima ancora di mettere in discussione la vostra carriera piuttosto che le vostre ferie.
Invece siamo costretti ad assistere a rappresentanti istituzionali che negando l’evidenza, hanno sempre voluto additare nella magistratura un intralcio allo sviluppo ed al progresso del territorio.
Purtroppo il nostro Paese è ormai lasciato ad una deriva che difficilmente potrà essere arginata, ma solo attraverso il serio lavoro di persone come Lei, la speranza di molti cittadini onesti potrà continuare ad essere coltivata, con l’illusione che alla fine la legalità e l’onestà vinceranno sempre.
Vada avanti, dottoressa Aielli, vada avanti e continui per favore a restare un esempio per i tanti cittadini onesti di questa martoriata provincia.
Non si faccia intimorire da quattro delinquenti vigliacchi costretti a nascondersi dietro sporchi manifesti intimidatori. Se sono arrivati a tanto, vuol dire che Lei ha saputo far bene il proprio lavoro, diversamente da loro che devono continuare a nascondersi ed a vergognarsi.
Grazie dottoressa Aielli perché anche attraverso il Suo esempio potremo continuare a sperare che educare i nostri figli alla legalità è il vero giusto investimento per il futuro della nostra società.

Fondi, 21 novembre 2014
Vincenzo Trani

Beccatevi tutti questa lezione di un Testimone di Giustizia che ha ragione!!!

Che strano mondo è questo, tutti a gridare GIUSTIZIA, nascosti dietro una quinta, tutti impegnati nel sociale ad aiutare chi NON ha bisogno di aiuto.
Feste, manifestazioni, parate e convegni, ci son tutti, tutti in prima fila, ben in mostra, con quel sorriso pieno a dimostrazione che tutto funziona.
Ma fuori, per le strade c è chi soffre, chi piange, chi paga il prezzo dell’essere stato onesto, di aver puntato il dito contro le mafie ed oggi paga il conto dell’abbandono, dell’indifferenza.
In pochi potranno capire, in pochi potranno rispondere al grido di aiuto di quell’uomo o donna che oggi resta l’unica vittima.
C è sempre un perché e quel perché deve essere ricercato in quell’anti mafia che fa business, che arruola sempre gente più collusa, gente di potere, gente “sporca”, a questi ultimi serve l’anti mafia, serve a farsi che l’immagine venga ripulita, riaccreditata.
Il vero compito di chi è impegnato a fare anti mafia o meglio prevenzione è quello di denunciare, denunciare corruzione, mafie e mal’affare, denunciare accordi e lobby criminali, questo è ilmvero compito, il resto non solo è inutile ma e lesivo per chi veramente ha lottato a far si’ che quel puzzo criminale venga debellato.
Come diceva un uomo per bene “siamo rimasti una esigua minoranza” ma anche se in pochi continueremo a lottare a denunciare perché non la daremo vinta a nessuno corrotto, mafioso o ambiguo personaggio di quella finta anti mafia che troppo spesso e’ silente e collusa.

Un uomo che crede nella lotta contro le mafie

Nota del Testimone di Giustizia Francesco Dipalo con la quale si chiede di far luce su alcuni comportamenti poco chiari

Ill. mo Sig. Vice Ministro la informo che qualora esponenti delle forze dell’ordine dovessero mettermi le mani addosso io La riterrò unico responsabile. Nessun carabiniere e/o agente di Polizia si permetterebbe mai di compromettersi se non riceve ordini specifici come è successo in passato. Io ho il diritto di sapere chi ha e chi continua ad agevolare la posizione processuale dei componenti di una organizzazione criminale. Chi sta compromettendo e/o ha già compromesso le indagini in corso presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro. Chi, e perché non mi ha messo in condizioni di oppormi alla richiesta di archiviazione effettuata dal PM dott. Petrolo della Procura Ordinaria al GIP del Tribunale di Catanzaro nei confronti di Magistrati e/o esponenti delle forze dell’ ordine in servizio presse la Procura della Repubblica di Matera. Ho il diritto di sapere perché dopo l’audizione a cui sono stato sottoposto dalla Commissione Centrale da Lei presieduta nessun provvedimento è stato adottato nei confronti di coloro che mi hanno impedito di esercitare il diritto di difesa nei processi che vedono alla sbarra esponenti del Clan Dambrosio nei quali mi sono costituito parte civile. La decisione di inoltrare la manifestazione di protesta ad oltranza prima a Montescaglioso (dove risiedono quasi tutti i miei ex dipendenti) e poi a Matera, è scaturita a seguito della mancata risposta alle decine di missive che Le ho inviato. Non è possibile che il Procuratore Nazionale Antimafia risponde appena riceve le mie missive e Lei tace. Mi asterrò dall’ assumere acqua e cibo sino a quando non sarà chiarita questa vicenda. I mei familiari rischiano di essere vittime di nuove ritorsioni da coloro che ho denunciato, che sono stati arrestati e che sono stati rilasciati per decorrenza dei termini di custodia cautelare e Lei non risponde. Non è possibile, è assurdo.

Francesco Dipalo

La lettera di risposta del Questore di Latina all’Associazione Caponnetto

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La risposta dell’Associazione Caponnetto al Questore di Latina dr. De Matteis

Gentilissimo Dottor De Matteis,
le sue espressioni di affetto e di stima nei nostri confronti ci hanno commosso.
Ci creda: in un Paese ed in una provincia dove lo Stato si è spesso fino a qualche tempo fa presentato, attraverso alcuni suoi rappresentanti nei territori, come un Giano bifronte che, da una parte, dichiara di voler combattere le mafie e, dall’altra, oggettivamente le favorisce, le parole di apprezzamento di un Questore sulla cui persona non grava alcuna ombra di sospetto di comportamenti contradditori e la cui carriera è caratterizzata da una fedeltà assoluta al giuramento fatto di operare al servizio dello Stato di diritto, ci fanno un immenso piacere e ci spingono ad operare sempre meglio in difesa della legalità e della Giustizia.
Condividiamo le sue analisi circa la presenza in provincia di Latina di altre forme di criminalità, oltre a quella di natura strettamente mafiosa, come quelle della corruzione, i reati ambientali ed il riciclaggio, ma ci consenta di manifestarle il nostro fermo convincimento in ordine ad una loro strettissima correlazione.
Si tratta di metterci d’accordo sul concetto di “mafia”.
Come lei sa c’è una mafia storica, tradizionale, rozza, che spara, pratica la violenza e ha la sua provenienza per lo più da altre regioni, anche se ha taluni suoi affiliati autoctoni, e ce n’è un’altra fatta di volti “puliti”, per lo più di professionisti anche locali, che operano al servizio o quanto meno di concerto con la prima.
Quell’”area grigia” sulla quale non si è mai indagato fino a qualche tempo fa o che, pur avendolo fatto come nei casi della “Formia Connection” o delle “Damasco”, una legislazione carente accompagnata dall’assenza di una cultura antimafia che ha portato, come è stato scritto, a rubricare “la massa dei fatti oggetto di indagine, in realtà di stampo mafioso, in fatti di criminalità comune”, non hanno consentito di arrivare mai al “cuore del sistema”.
Noi, come lei saprà, siamo stati sempre contrari ad un’interpretazione del concetto di mafia come un esercizio retorico e siamo sempre andati al fondo delle situazioni che siamo riusciti, malgrado un tessuto omertoso, ad individuare attraverso un lavoro di ricerca a mezzo delle “visure camerali” e dello studio degli intrecci fra i vari soggetti.
Ebbene, ci permetta di affermare che spesso abbiamo riscontrato che ricorrono gli stessi nominativi o, comunque, altri direttamente od indirettamente ricollegabili a quelli sospettati di collegamenti con elementi mafiosi.
Basta approfondire le ricerche, costruire, rifuggendo dalla tentazione di frazionare gli accertamenti in base alla diversità dei reati, e, alla fine, troverà una strettissima relazione fra quelli di cui al 416 bis, al riciclaggio, ai reati ambientali e alla corruzione.
Un unicum.
E’ ovvio che per arrivare alla costruzione di un unico “quadro”, sono necessari strutture adeguate e, soprattutto, personale specializzato in materia di indagini patrimoniali e finanziarie.
Noi da anni stiamo chiedendo l’assegnazione alla Questura di Latina di personale altamente specializzato su questo versante, come pure abbiamo proposto anche al Capo della Polizia la chiusura del Commissariato di Gaeta e l’istituzione a Formia di un supercommissariato diretto da un 1° Dirigente, come a Scampia e con una sezione distaccata della Squadra Mobile di Latina.
Lei in certo senso può ritenersi “fortunato” in quanto ha trovato a Latina una magistratura inquirente ed anche giudicante “diversa” da quella del passato, più attenta ai fenomeni delinquenziali sia mafiosi che comuni ed ha, pertanto, le condizioni più favorevoli per operare al meglio apportando i cambiamenti opportuni.
Noi, come al solito, saremo sempre, per quanto ci è consentito, al fianco suo e di tutti coloro che operano per la Giustizia e per lo Stato di diritto.
Di nuovo un grazie di cuore, i saluti più caldi ed un pensiero affettuoso.

Lettera al popolo onesto, tristemente una esigua minoranza in un modo di corrotti e vigliacchi

“Tutto ciò che accade ha un perché.
Nulla è lasciato al caso, c è una regia, c è chi esegue, c è chi vigila.
Un sistema putrido e puzzolente si ormai insediato nelle istituzioni, facendo si che le mafie siano presenti con i loro uomini.
Troppi anni spesi a parlare, ad analizzare, mentre questi pezzi di… prendevano il comando.
Una realtà quella di oggi ormai collassata, un esigua minoranza di popolo onesto che cerca di respingere ogni attacco, ma che in netto affanno lotta contro un modus operandi criminale che ha ragione di esistere grazia a quella numerosa parte di popolo collusa e silente.
La piovra, era un titolo di un film degli anni 90, ebbene cosa è cambiato in 23 anni?!
Nulla quel film è diventato la realtà.
Chi scrive ha visto in prima persona cosa vuol dire corruzione, potere criminale misto ad apparati deviati, mala politica e unioni e sodalizi mafiosi.
Ma poi c’è il vigliacco, l’omertoso, il non vedo, non sento, non parlo, il complice, quella figura che troppo spesso è tra di noi uomini onesti, accanto a noi, insospettabile nel suo agire, nel suo vivere da disonesto.
Ora credo che il momento delle parole possa aver fine, il momento dei lamenti deve aver fine, c è bisogno di agire, di ripulire ogni stanza del potere contaminata.
Ora è il momento che chiunque uomo onesto deve essere determinante.
Questo è ciò che ci resta da fare… agire, senza se e senza ma!
Noi uomini onesti abbiamo solo una arma, quella della DENUNCIA. ”

Un Testimone di giustizia

Autostrada Napoli-Salerno, 800 milioni di investimenti: gara più vicina. L’Associazione Caponnetto chiede al Prefetto di Napoli e agli organi preposti alla vigilanza sugli appalti pubblici di mantenere alta l’attenzione su questo lotto di appalti sulla Napoli-Salerno.

Autostrada A3 Napoli-Pompei-Salerno, il ministero per le Infrastrutture e i Trasporti annuncia che «è stata insediata la commissione ministeriale per la verifica dei requisiti dei concorrenti che hanno chiesto di partecipare alla gara di affidamento, per la quale sono previsti investimenti in concessione per 799 milioni di euro».

Il ministero annuncia anche di aver riavviato la procedura di gara per l’affidamento della concessione dell’autostrada A21 Piacenza-Cremona-Brescia: in questo caso «l’importo complessivo degli investimenti previsti dalla concessione, di durata non superiore a 30 anni, è di 683 milioni di euro».

Per il ministro Maurizio Lupi «si tratta di importanti provvedimenti finalizzati ad accrescere gli investimenti e calmierare le tariffe per l’utenza nel rispetto del mercato, in linea con la nuova impostazione del Governo nei rapporti tra l’Italia e l’Unione europea».

http://www.ilmattino.it/NAPOLI/CRONACA/autostrada-napoli-salerno-800-milioni-investimenti/notizie/1005777.shtml

Un amaro sfogo di un Testimone di Giustizia che raffigura un Paese in agonia

Vi prego di leggere. E FARLA GIRARE Avevo iniziato questa avventura con tanta voglia e con l’aiuto di alcuni amici che mi stanno ancora vicino. Però devo prendere atto che è stato un fallimento almeno fino ad oggi,vedevo le cose diverse tutti pronti a lottare contro le mafie persone che corrono a varie assemblee e a gridare contro la mafia,chi più vuole fare un’associazione per aiutare gli altri,personaggi che si riempiono la bocca di belle parole e frasi di concreto alla fine niente,le corse e le riunioni con i vari ministri per prendersi i contributi,le case,le attività,i terreni ecc…. tolti alle mafie. Io avevo messo del mio e no non va bene spero ancora mi do quindici giorni per veder crescere la schiera delle adesioni e sé rimane lo stesso chiudo tutto e ringrazio chi mi e stato vicino e mi a appoggiato. Ringrazio ancora a chi vuole far girare il tutto.
Testimone di giustizia (sotto protezione) Rocco Ruotolo

www.roccoruotolo.it

Caro Rocco, tu hai toccato un tasto spinoso che ci sta angosciando da anni. Quello che riguarda… l’”antimafia delle chiacchiere” che noi dell’Associazione Caponnetto stiamo denunciando da 15 anni. Un… ‘”antimafia” che si esaurisce nelle commemorazioni, nel racconto di cose passate, nelle celebrazioni oppure, peggio ancora, nella ricerca di agevolazioni, benefici, convenzioni che fruttano denaro e carriere a vantaggio di coloro che Sciascia definiva ” i professionisti dell’antimafia”. Fiumi di denaro pubblico. cioè pagati da noi cittadini, erogati ad associazioni, fondazioni, persone, che non hanno mai messo piede e mai lo metteranno in una Procura, una DDA, una sede della DDA, in un comando della DIA, del GICO, del ROS, dello SCO, di una Squadra Mobile, per portarvi una denuncia, una segnalazione, un
dossier, una qualsiasi carta per contribuire a far arrestare i mafiosi e gli amici dei mafiosi e sottrarre ad essi i beni accumulati sul sangue della povera gente. Persone che costituiscono associazioni per… camparci – quasi fosse un mestiere come altri -, o per… apparire, farsi un nome per dare poi scalate nella politica e che non portano un pur minimo contributo alla loatta contro le mafie. Un giorno un Colonnello di una DIA ci disse: “per combattere i mafiosi ci servono “zappatori” e non parolai. A noi servono nomi e cognomi non chiacchiere”. Paolo Borsellino – del cui nome tutti si riempiono la bocca immeritatamente- disse prima di morire in un’assemblea: ” E’ un errore imperdonabile il pensare che tutto il peso della lotta alle mafie debba essere accollato sulle sole spalle delle forze dell’ordine e della magistratura”. Da sole non ce la fanno, anche perché in Italia abbiamo una classe politica ed istituzioni che in parte sono colluse con le mafie e non vogliono che si faccia una vera lotta alle mafie. Questo è il motivo per il quale c’è una legislazione antimafia carente ed inadeguata e le forze dell’ordine e la magistratura sono private di competenze, risorse, mezzi necessari per fare un’efficace lotta alle mafie.
E perché coloro che sono fedeli allo Stato di diritto ed alla Giustizia vera, quella con la G maiuscola, vengono talvolta emarginati, isolati, osteggiati in ogni maniera. Tu sei un Testimone di Giustizia e nessuno meglio di te sa quanti ostacoli sei costretto ad affrontare ogni giorno, ogni minuto, dovunque! Questa è la triste realtà. Anche noi, prima di andare in un posto, in una caserma, in un tribunale, ci vediamo costretti ad informarci bene se quella persona che dobbiamo incontrare è affidabile o meno, se possiamo informarla di una certa situazione o meno, senza correre rischi. Ormai partiti, uffici, ministeri sono pieni di massoni, di amici di mafiosi, corrotti e talpe. Poi ci sono anche le persone oneste, i fedeli servitori dello Stato ed è con questi che noi ci rapportiamo per portare avanti le nostre battaglie. Ma, credici, è uno sforzo immane, forse quello più gravoso e delicato. Ma – non dimenticarlo mai – la colpa di tutto ciò è sempre del popolo. Le classi dirigenti sono sempre l’espressione del popolo che le elegge, le vota, le sceglie e consente che facciano il comodo loro. Un popolo che – fatta qualche eccezione, le cosiddette “minoranze illuminate”-, afflitto da una
subcultura mafiogena, servile, che ha paura, che pensa solo all’orticello personale, non solidale, che non sa e non vuole vedere oltre l’orizzonte di casa propria, non si informa, non sa e vuole reagire, non si indigna nemmeno. Un popolo siffatto è destinato all’agonia, alla morte morale, alla miseria. Stiamo con i piedi per terra. A noi viene da ridere quando sentiamo taluni che parlano di… “. cultura della legalità“, ora che ormai… i greci sono dentro Troia. Ci si doveva pensare 40-50 anni fa per cominciare, oggi, ad intravvedere qualche risultato. Ma se, al contrario, quasi tutta la nostra storia è impastata di illegalità, di corruzione, di violenze, di assassini della gente perbene!!! Tutta fuffa! Praticata e diffusa da parolai ed attori da strapazzo in mezzo ad un popolo che in maggioranza ha fatto propria la regola del… “nun saccio, nun vedo, nun parlo” e che non vuole e sa distinguere il bene dal male. Non ci si vuole rendere conto che stiamo vivendo, per colpa nostra, i periodi più bui del Medioevo. Che l’Italia è, ormai, non sull’orlo del precipizio, ma dentro il precipizio e che per risalire la china ci
sarebbe bisogno di una fatica immane, di una mobilitazione di tutti o quasi. In silenzio e senza chiacchiere. Con fatti e non parole. Mezza Italia, dalla Sicilia al Lazio, è sotto il controllo militare di mafie e massoneria e la parte restante è devastata in gran parte dalla corruzione che è la madre delle mafie. E noi continuiamo a parlare di… “cultura della legalita’”, di commemorazioni, di cose vecchie e stravecchie. Vogliamo tentare di cambiare le cose? Costringiamo, pena il loro disconoscimento, ad obbligare le centinaia di gruppi, associazioni, fondazioni e quant’altro cosiddetti “antimafia”, senza dare ad essi un solo euro o un qualsiasi altro beneficio, a DENUNCIARE, come facciamo noi, NOMI e COGNOMI, i mafiosi e gli amici dei mafiosi, senza fare più chiacchiere. Vedrai quanti ne resteranno!!! L’”antimafia ” asservita agli interessi ed alla politica non è antimafia. E’ altra cosa. L’antimafia vera è quella che si fa GRATUITAMENTE E MAGARI RIMETTENDOCI DI TASCA PROPRIA
ALL’OCCORRENZA E SENZA POLITICA ED AMBIZIONI PERSONALI. Con umiltà e profondo spirito di servizio al Paese ed amore al bene comune, non a quello personale. Tu, carissimo Rocco, ti rammarichi nel constatare di trovarti solo, da Testimone di Giustizia che ha sacrificato la vita e gli interessi tuoi e dei tuoi cari per schierarti dalla parte della Giustizia e dello Stato di diritto, in “questa” Italia? Stai tranquillo – e non sappiamo se questo può consolarti e lenire la tua sofferenza – che non sei il solo. Un forte abbraccio da tutti noi.

Lettera aperta dell’Associazione Caponnetto al Capo dello Stato, al Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri ed al Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Roma

“Le mie indagini sconfitte da Gomorra”, ha dichiarato tristemente in un’intervista Roberto Mancini, l’ispettore di polizia morto di tumore per aver dedicato anni ad individuare i luoghi laddove la camorra ha interrato centinaia di tonnellate di rifiuti nocivi avvelenando tutto e tutti.
E non vogliamo vederci costretti a ripetere le stesse parole nel constatare l’inerzia delle istituzioni di fronte alle numerose denunce che sta facendo da tempo il Sindaco di Pastena – in provincia di Frosinone- Dr. Arturo Gnesi, il quale, peraltro, è un medico e, quindi, sa di cosa sta parlando.
L’ultima denuncia è stata rimessa con nota diretta al Gruppo Carabinieri Tutela per l’Ambiente con sede a Roma in Largo Lorenzo Mossa in data 27 ottobre u. s. con numero di protocollo del Comune n.5159, nota che ci è stata consegnata in copia dallo stesso Sindaco.
In tale nota leggiamo fra l’altro:
“Abbiamo dovuto far ricorso ad un’interrogazione parlamentare e ad una successiva inviata al Consiglio Regionale del Lazio per far tornare, assieme agli uomini del Corpo Forestale, i tecnici dell’ARPA che hanno potuto documentare la presenza nel terreno di pericolose concentrazioni di metalli pesanti, alcuni potenzialmente radioattivi. In superficie il terreno è inquinato ma nessuno osa andare in profondità per svelare, una volta per tutte, la presenza o meno di fusti e rifiuti tossici…
… Nemmeno l’impennata di tumori riguardanti soprattutto la tiroide ed il sistema emolinfatico ha dato un impulso all’inchiesta per un’approfondita ricognizione sulla popolazione residente e sui tanti che transitavano lungo la strada provinciale per recarsi al lavoro… “.
Nella nota di cui abbiamo riportato alcuni significativi stralci, leggiamo alla fine:
“Non sappiamo se riusciremo a liberare Pastena da quest’incubo, di certo avremmo voluto incontrare interlocutori più attenti e sensibili a quello che potrebbe rivelarsi un grosso attentato alla salute dei cittadini”.
Un’amara considerazione, questa, ed un grido di allarme gravissimo da parte di un Sindaco che – giova ripeterlo- è un medico e, quindi, una persona competente e responsabile.
Una considerazione ed un grido di allarme dei quali questa Associazione ritiene doveroso farsi portavoce presso le SS. LL. per pregarLe di intervenire, per quanto di rispettiva competenza.
Ciò, anche al fine di evitare che la scrivente non si veda costretta a fare propria l’amara considerazione fatta, prima di morire, dall’ispettore Mancini e citata in apertura.
Distinti saluti.

Il Segretario

Riceviamo e pubblichiamo: “A Sorrento la camorra c’é ma non si vede… o non la si vuol vedere”

Chi nega l’esistenza di un rischio di infiltrazioni criminali in penisola è illuso o, nel peggiore dei casi, è colluso». Tanti gli episodi che hanno fatto alzare il livello d’attenzione, qui dove i turisti amano passeggiare in centro storico, qui dove c’è una classe imprenditoriale facoltosa, qui dove la crisi si sente ma non come nel resto del Paese, qui sembra una oasi felice, dove la camorra vive mescolata alla richezza ed il lusso e certo non gli conviene sparare.

Siamo alle barzellette. Il Governo sia credibile! Testimoni di Giustizia al macero

governo deve essere credibile e mostrare serietà sulla questione Testimoni di Giustizia. Troppe parole al vento; in questi giorni le contraddizioni tra il Ministro Alfano ed il Vice Bubbico mostrano un chiaro quadro, una macchietta all ‘italiana,; chi dei due mente???
O forse entrambi?!
La questione TDG sta diventando vergognosa e drammatica, un sistema ormai allo sfascio, economicamente prosciugato da decenni di mala gestione e un apparato pachidermico che fa fatica a funzionare e che mantiene in piedi un sistema inadeguato e che fa acqua da tutte le parti… quel Servizio Centrale… S protezione ormai fermo al 2001 e volutamente tenuto in piedi, andrebbe ridimensionato e rivisto.
Nessuno ad oggi e ci riferiamo alla politica del passato e del presente ha saputo dare risposte concrete ai TDG, un valzer di proclami che puntualmente hanno disatteso qualunque risoluzione ed oggi il buon Bubbico cerca di prender tempo di appendersi da solo qualche medaglia, anche perché questo governo cosi vacillante oggi c è e… domani non si sa’!
Per non parlare di Renzi che quasi ha timore a pronunciare la parola Mafia.
Certamente è un reato moralmente atroce illudere persone già sofferenti.
I TDG sono persone distrutte per il solo essere stati uomini e donne onesti e aver denunciato le mafie, in una Italia omertosa e collusa e indifferente questi pochi uomini e donne, 86 solo, dovrebbero essere trattati come esempi ed eroi ed invece sono li sfiniti, in primis da chi hanno fatto condannare e poi da uno Stato latitante e poco credibile e che li riempie di promesse, umiliando le loro famiglie, e infierendo su di loro.
Quasi una fine pena mai per questi esempi di legalità una sorte di punizione, e quella maledetta frase “chi te lo ha fatto fare?non sapevi?… ”
Oggi come ieri l’ennesimo politico, il Vice Ministro Bubbico e Presidente della Commissione centrale ex art.10 lancia via mediatica promesse, proposte e altre tante magie in un solo giorno… tristemente resteranno tali!!! Solo Promesse!!!
Noi della Caponetto però abbiamo una buona memoria e staremo a guardare, vorremmo tanto essere smentiti dal Vice Ministro Bubbico ma siamo certi che cosi non sarà, anche perché troppe volte il Vice Ministro Bubbico è stato poco credibile!!! E a dimostrazione di cioè è il caso Coppola, Tdg ormai abbandonato alla mercé della camorra e ridotto a vivere in un modo disumano.
Coppola è l ‘esempio di come non ci sia volontà a risolvere una questione che resta di primaria necessità, ma che mostra la fine tragica di chi ha denunciato le mafie ed ora paga il prezzo dell’abbandono.
Vogliamo che il Governo, Renzi, i Ministri possano rimediare a questo accanimento nei confronti dei TDG e che sappiano chiedere scusa con atti concreti e non le solite promesse

“Uno stato deve essere credibile ed incentivare la denuncia, questi cattivi esempi, queste vite spezzate sono un regalo alla mafia e i tdg sono un bene primario per un ‘italia libera dalle mafie e dalla corruzione. “

Riceviamo e pubblichiamo questa nota pervenutaci dal Testimone di Giustizia Luigi Coppola: “Testimone di giustizia e non mitomane”

Cari amici dell’Associazione Caponnetto, approfitto del vostro sito web e delle vostre pagine Facebook per far veicolare queste mie poche osservazioni
I Testimoni di giustizia sempre piu spesso lamentano l’assenza dello Stato.
Lo sentono quasi come un nemico sempre pronto ad infierire su di loro.
Io in particolare, da testimone di giustizia ”campano”, uno dei piu importanti con un numero di arresti e condanne fatti operare ed erogare a ben 32 persone, tra boss e gregari
Oltre che sentire la lontananza dello Stato ho sempre sentito la voluta lontananza che c’e tra gli stessi Testimoni di Giustizia. Lo Stato cerca di risparmiare e questo lo si sa e forse il Servizio Centrale Protezione a mio parere andrebbe chiuso e non perche’ mi sia antipatico; anzi io con il scp non ho avuto mai diverbi. Ma perche’ si spendono soldi inutilmente, visto che tanti si lamentano
La legge va cambiata e sicuramente lo sara’ facendo si che chi denuncia resti nel suo paese come l’unica soluzione possibile, senza sradicamenti familiari e senza spese inutili per viaggi e -cosa importante- senza mensilita’ da elargire
La denuncia deve essere una cosa normale e non un atto eroico
Anche perche’ ultimamente sembra che tutti si lamentano ma corrono al Viminale implorando il programma di protezione.
Sembra quasi una mitomania
E, poi, ricordo che 13 anni fa c’ era una serieta’ che ora non c’ e più. Ora tutti sanno tutto di tizio e di caio. C’é chi dice che il scp fa uscire informazioni o che da ‘ giudizi su chi da imprenditore denunciante lo avrebbe fatto perche’ gia’ fallito insomma e’ diventata una macchietta

Io spero che tutto cambi e che la denuncia torni ad avere quella serieta’ di valutazioni che ultimamente sembra essersi persa. In conclusione basta mitologia e piu ‘ risparmio per investire sulla sicurezza nel luogo di origine del denunciante senza chiudere ne’ attivita e senza sradicamenti.

Luigi Coppola
Imprenditore che si e’ opposto alla camorra

”Non riesco a dimenticare quelle urla… Voi da che parte siete???”

Che stupido che sono, quanti ideali, quante turbe mentali, il credere di essere parte di uno Stato, di essere a fianco dello Stato.
Tutto sbagliato, tutto un errore, solo utopia.
L’aver perso tutto era solo l’inizio, solo la punta di un iceberg, il bello deve ancora venire dicevano quei tanti sverturati miei predecessori, ed io quasi sognatore dicevo a loro “no vi sbagliate non è cosi certamente sarà cambiato il sistema” Che stupido che sono stato a non dar peso alle frasi di questi uomini e donne onesti.
Tutti pazzi qualcuno un tempo gridò, cosa vogliono, vero cosa vogliamo, se non il vivere, il non essere continuamente umiliati, il non essere trattati come cartacce da mettere in un faldone da poi riporre in un armadio.
No cittadini onesti non è un eccezione riservata allo scrivente ma una regola fissa, collaudata nel tempo, quei diritti calpestati, poi ci sono quei doveri a cui ogni uno di noi è obbligato che rendono il tutto un inferno.
Due pesi, due misure e pronti li per bacchettarti, io sono io e tu non sei un c… questa è la regola, non importa se sei malato, se con te ci sono dei figli, se le tua precedente vita era una vita normale, tutto il passato non fa testo.
Vorresti salvarti da chi con ferocia ti bracca e chiedi aiuto ma dopo poco ti accorgi che forse morire è il male minore.
Chiudi gli occhi credendo che questo incubo possa finire ma basta solo aprirne uno di occhio per vedere quanto male, quanta cattiveria e quanta indifferenza ci sono in chi dovrebbe essere garante della tua attuale vita.
Vero che non sono tutti uguali, c è sempre l’ eccezione, ma dal basso ci sono comprensione e umanità che poi, però, svaniscono nel salire di grado, sino a toccare il nulla…; quel nulla che poi si trasforma in arroganza di potere in quel “io sono io e tu non se i un c… , ”. Cari amici sappiate che questo non è un lamento, non è un rimprovero, ma la storia, la memoria di un uomo onesto, dell’ennesimo Testimone di Giustizia che entra a far parte di quel sistema che stritola le menti, logora il fisico e distrugge la vita.
Scapppare via dal sistema si può, cosa poi accadrà?
L’unica certezza e’ che quei giorni che ci resteranno da vivere li vivremo da uomini liberi e senza dover subire continuamente umiliazioni.
Ci vuol coraggio a resistere, tanta forza, ma bisogna farcela perché non bisogna darla vita a nessuno.
Denunciare è un dovere, il resto solo utopia.

Un Testimone di Giustizia

“Generale, io sono un uomo per bene e non alzi la voce!!!”. Assurdo!!!

L‘ennesima umiliazione subita dal Testimone di Giustizia Ciliberto Gennaro, in presenza del proprio legale Avv. Inzillo, del personale Nop, della compagna e del piccolo figlio.
Dinanzi al palazzo sede del Servizio Centrale Protezione il Generale ha urlato in strada al Testimone di Giustizia, rimproverandolo per aver atteso invano il suo arrivo, se non fosse che il Tdg era per strada da più di un ora con personale di scorta e il suo legale in attesa di essere ricevuto dallo stesso Generale.
Il tdg Ciliberto ha cercato invano di spiegare al Generale che da più di un’ ora erano li fuori al portone ad attendere che qualcuno li facesse accomodare, ma nulla. Il Generale ha bacchettato con toni alti il tdg e prima di salire in auto ha aggiunto una frase che ha profondamente offeso il tdg Ciliberto.
Questa è l ‘ ennesima prova di come i tdg sono considerati come dei rompiscatole o ancora peggio.
Oggi lo Stato ha perso nuovamente; è cosa certa che a far brutta figura non è stato il tdg che come sempre si è contraddistinto per educazione e rispetto. Oggi a perdere il controllo è Stato il Generale. Che rappresenta lo Stato

Lettera di un Testimone di Giustizia

A volte vorrei poter penetrare nelle coscienze dei potenti, di coloro che decidono per noi poveri sventurati, a volte vorrei poter fare breccia su quelle menti cosi raffinate che dall’alto del loro ruolo ci guardono con occhi indifferenti.
A volte vorrei che questi potenti stessero per un solo giorno nelle nostre vite, che vivessero le nostre angosce le nostre paure i nostri dolori.
Un tempo un magistrato disse che il tdg deve essere consapevole che per la scelta fatta perderà tutto e che la sua vita sarà completamente trasformata, ma colui che lo disse dimenticò di aggiungere che tale vita sarebbe stata un inferno, una pena continua una lenta agonia.
Chi è fuori dal sistema ci vede come dei coccolati o privilegiati, dei prediletti.
A volte ci paragonano a dei “pazzi” a gente squilibrata, ma noi siamo quei soggetti che con le nostre denunce abbiamo assicurato alla giustizia dei criminali, attendibili da testimoni nei processi e poi trasformati in dei “pazzi”.
Chi vive questa vita deve accettare tutto ciò che gli viene ordinato e che per ragioni di sicurezza non è possibile infrangere le regole, ma a volte troppo spesso per magia la sicurezza è discrezionale quasi ad intermittenza, il tutto rende ridicolo ogni atteggiamento e ciò che valeva in precedenza per magia viene cancellato da un silenzio.
Questo sistema protezione è una macchina farraginosa, un mostro che è un labirinto, un passaggio di carte che non tiene conto che ogni tdg è un essere vivente, che respira e che dovrebbe vivere.
Sono 20 anni che il sistema si interfaccia con i tdg, certo che oggi è cambiato tanto, vero, ma ancora non si riesce a comprendere perché i tdg non vengano trattati come essere umani ma come una pratica da espletare.
Vedere dal di fuori un tdg è cosa ben diversa dal capire cosa egli possa vivere in tale scelta di vita.
Siamo pochi, vero, ma forse troppi per un sistema ormai allo stremo.
La spendig rewie sta affondando la sua mannaia sul sistema protezione è i danni sono visibili a tutti, tanto che qualche voce dal sistema dice “non ci sono soldi” mq la risposta è lecita… “dove sono i soldi sequestrati alle mafie”???
E quelle frasi del neo pentito Setola che afferma di avere 35 milioni di euro occultati???
Io non chiedo di cambiare un sistema nato per essere cosi, chiedo solo a chi dovrebbe essere garante e responsabile delle nostre vite di essere più attento e capire che i tdg non sono pratiche ma uomini e donne che hanno fatto solo una giusta scelta di vita e che meritano rispetto.
Un Testimone di Giustizia

Riceviamo questa nota dal Testimone di Giustizia Gennaro Ciliberto che sta attualmente in località protetta e la giriamo al Procuratore Capo di Novata Dr. Saluzzo

Ieri ho ritirato copia dei fascicoli delle inchieste sulle minacce ricevute a Novara, inchieste regolarmente archiviate. Dopo aver pagato 52 euro di diritti e fotocopie ho accertato che per le minacce ricevute su Facebook, noto che questa società non ha dato mandato a rilasciare dati poiché ha richiesto una rogatoria internazionale.
Per i lumini sotto il furgone, le croci rosse e i danneggiamenti, la Polizia – sezione anticrimine -non ha proseguito le indagini e addirittura in una nota ha segnalato che il Ciliberto ha più volte chiesto di far parte del programma di protezione e che, quindi, tali eventi possono considerarsi in relazione a tale richiesta,. Questo accadeva nel 2012.
Mai nessuna comunicazione è giunta ne’ al P M di Monza ne’ al P. M. di Roma e ne’, tanto meno, alla Dda di Napoli, al Dott. Siragusa.
Alla richiesta da parte dell ‘ufficio della Squadra Mobile di Novara di attuare qualche misura di tutela la sezione Anticrimine della Polizia di Stato della stessa Questura rispondeva che non era necessario poiché di tali minacce non si aveva collegamento certo con le mie denunce.
Appena i P. M. di Novara che hanno seguito il mio caso sono stati trasferiti il Procuratore Capo Dott. SALUZZO ha archiviato tutto.
Preciso che operatori della polizia Anticrimine di Novara in più occasioni mi dissero di andare via da Novara perché era per me pericoloso restarci.

Considerazioni amare di un Testimone di Giustizia. Quando lo stato è indifferente, se non in alcune sue parti colluso

Di chi fidarsi?
A chi portare il grido di dolore, di quella sofferenza patita per aver denunciato.
Nulla di più terrificante di quell’indifferenza mista all’arroganza.
Quel segnale cosi forte che ti far comprendere di essere solo, un bersaglio mobile, lasciato li in preda a chi hai denunciato.
Quindi resta solo il tempo, quel tempo che porterà alla sentenza di chi non dimentica, di chi oggi gode a veder soffrire chi ha denunciato.
Complici, mandanti ed esecutori uniti.
Cosa è un tdg, nulla!!!
Un peso per lo Stato!
Ormai è chiaro una parte di Stato ha chiaramente iniziato una manovra di distruzione del sistema di protezione, un segnale inequivocabile, annullare questa figura, lasciando un messaggio, facendo vedere tutta la sofferenza di chi ha denunciato un esempio vivente per chi vorrebbe ribellarsi alle mafie, alla corruzione…
Tdg come Don Chisciotte…
Tdg come navi in balia di una tempesta
Tdg come bersagli, esce vive…
Bisognerebbe poter tornare indietro, aver memoria delle tante parole dette da chi con voce alta ha mentito e continua a farlo, a chi si elegge paladino della giustizia e a fianco dei Tdg…
Sappiate che in ogni Tdg c è tanta sofferenza, dolore e amarezza e che anche se vivi non si vive da uomini liberi, perché un uomo che non può sognare un futuro, ne vivere un presente non è un uomo vivo.

. Lettera aperta di un Testimone di Giustizia all’On. Mattiello. La tragedia dei Testimoni di Giustizia ed il Sistema Protezione che fa acqua da tutte le parti

Lettera aperta di un Testimone di Giustizia indirizzata all’on. Davide Mattiello coordinatore del V comitato della Commissione Parlamentare Antimafia.

Caro On. Mattiello, ieri sera sul sito della Gazzetta del Mezzogiorno era riportato il seguente articolo:
Ossa bruciate in campo a Valenzano: forse resti di testimone di giustizia
BARI – Frammenti di ossa bruciacchiati trovati a 400 metri dalla sua abitazione. Lì, sotto un albero annerito, la macabra scoperta fatta dai Carabinieri domenica mattina. Troppo presto per dire se il cadavere carbonizzato, perché di resti umani si tratta, sia quello di Alessandro Leopardi, di 38 anni, artigiano di Valenzano di cui non si hanno più notizie dal 1° ottobre scorso. La Procura di Bar iha avviato accertamenti su quei frammenti di ossa trovati in campagna alla periferia di Valenzano, sotto un albero di ulivo, a ridosso di un muretto a secco. I Carabinieri della Compagnia di Triggiano, coordinati dal Pm Manfredi Dini Ciacci, non escludono che si tratti dei resti dell’uomo. Prima, però, occorrerà attendere gli esami del Dna e i risultati di accertamenti di natura medico-legale affidati al professor Francesco Introna, dell’Università di Bari. Ieri pomeriggio il padre di Leopardi ha raggiunto l’Istituto di medicina legale nel Policlinico, per sottoporsi al prelievo del Dna da confrontare con quello estratto da piccoli frammenti ossei. Un lavoro non semplice, considerate le condizioni in cui le ossa erano ridotte. Per conoscere il risultato occorrerà attendere una ventina di giorni. Omicidio l’ipotesi di reato. Una ragione tecnica anche per consentire agli investigatori di poter svolgere altri accertamenti e indagini. Alessandro Leopardi denunciò nel 2005 per estorsione e fece arrestare tre presunti componenti del clan Stramaglia di Bari: Michele Buscemi, Luca Masciopinto e Matteo Radogna. L’uomo e la sua famiglia vennero sottoposti a un periodo di protezione nelle Marche fino al 2011. Poi decisero di tornare in Puglia. Gli investigatori sospettano che l’uomo, un corniciaio che nel 2005, con la sua denuncia, contribuì a fare arrestare tre persone, sia stato vittima di una lupara bianca. Ma la pista non è affatto l’unica (sempre che quelle ossa siano di Leopardi). Appare strano, ad esempio, che i possibili assassini abbiano deciso di liberarsi del corpo a una distanza così ravvicinata dalla sua abitazione. Se fosse davvero lui, potrebbe avere incontrato qualcuno con cui ha litigato per ragioni diverse da quella vecchia denuncia? La zona in cui è stato ritrovato il corpo bruciacchiato era già stata battuta dai militari, ma subito dopo la denuncia di scomparsa, nell’immediatezza delle ricerche, quel corpo bruciacchiato e quei frammenti non erano apparsi così evidenti. Ad un secondo passaggio la macabra scoperta. Leopardi mercoledì mattina, primo giorno di ottobre, presumibilmente intorno a mezzogiorno è uscito di casa, ha raggiunto la strada ed è salito in macchina. O qualcuno lo ha costretto a farlo. Da quell’esatto momento non se ne hanno più notizie. L’ultima a parlare con lui è stata la moglie Rossella, uscendo di casa poco dopo le 9. Poi il nulla. Quando la donna è rincasata, intorno alle 13.15 ha trovato la porta aperta, le pentole sui fornelli, le pietanze in cottura, il cellulare del marito sul tavolo. Nessun segno di scasso sulla porta, l’appartamento in perfetto ordine. Chi lo conosce lo descrive come una persona tranquilla e perbene. Sono giorni terribili per chi gli vuole bene. E’ inquietante l’ipotesi che le ossa umane bruciate trovare a Valenzano vicino a Bari siano di Alessandro Leopardi, testimone di giustizia scomparso la scorsa settimana”. Lo afferma il deputato Davide Mattiello (Pd), componente della Commissione Antimafia. “Leopardi – sottolinea il parlamentare – era tornato nella sua localita’ di origine nel 2011, dopo aver contribuito a far arrestare tre delinquenti legati al clan Stramaglia. La valutazione della attualita’ e della gravita’ del pericolo in situazioni come questa e’ rimessa alla Procura Distrettuale, che puo’ proporre il soggetto esposto all’attenzione della Commissione Centrale affinche’ questa disponga le misure speciali previste dalla legge. Mi chiedo – prosegue – se dal ritorno in localita’ d’origine del Leopardi, siano state fatte queste valutazioni”. Mattiello afferma che “di questi giorni sono anche i continui allarmi lanciati da Francesco di Palo, testimone uscito dal programma di protezione e tornato in localita’ d’origine, Altamura. Confido nella massima attenzione da parte della Procura barese: non si puo’ abbassare la guardia mai. Proprio per la prossima settimana e’ attesa la sentenza di primo grado per l’assassinio di Domenico Noviello, punito per aver denunciato, diversi anni dopo le denunce stesse”.
Stranamente questa mattina la redazione della Gazzetta del Mezzogiorno ha modificato quella parte del su citato articolo che riguardava il comunicato stampa che ieri avevi rilasciato alla agenzia ANSA, così come segue,
«È inquietante l’ipotesi che le ossa umane bruciate siano di Alessandro Leopardi, testimone di giustizia scomparso la scorsa settimana – afferma il deputato Davide Mattiello (Pd), componente della Commissione Antimafia -. La valutazione della attualità e della gravità del pericolo in situazioni come questa è rimessa alla Procura Distrettuale, che può proporre il soggetto per misure speciali previste dalla legge».
Come vedi caro Davide il passaggio che fa riferimento al ritorno del sottoscritto in località di origine è stato cancellato. Ho inviato una mail alla redazione della Gazzetta del Mezzogiorno con la quale ho chiesto chiarimenti ma nessuno mi ha risposto. Caro Davide chi ha interesse ad occultare all’ opinione pubblica una notizia che riporta le gravi responsabilità di chi all’interno delle Istituzioni mi ha costretto a tornare ad Altamura?. Chi ha interesse a non fare sapere all’opinione pubblica che un Testimone di Giustizia è tornato in località di origine perché il Servizio Centrale di Protezione mi ha costretto a rendere pubblica la mia residenza che è ormai nota a tutti coloro che ho denunciato?. Chi ha interesse ad occultare all’opinione pubblica le gravi responsabilità delle Autorità Giudiziarie di Bari che non hanno predisposto adeguate tutele per me e per la mia famiglia nonostante coloro che ho denunciato sono stati scarcerati per decorrenza dei termini di custodia cautelare e nonostante i processi sono attualmente in corso? Caro Davide è da mesi che non faccio altro che inviare decine di missive a mezzo raccomandata al Ministero dell’ Interno, al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Giustizia, al Comando Provinciale dei Carabinieri di Bari con le quali ho manifestato le mie preoccupazioni perché temo ritorsioni a causa delle mie denunce. Nessuno mi ha mai risposto!
Caro Davide ma lo Stato con chi sta con chi denuncia o con i mafiosi?
Francesco Dipalo

Lettera aperta ad iscritti e simpatizzanti dell’Associazione Caponnetto

La sensazione,amici,é che anche fra di noi tarda a farsi strada il convincimento che il “problema mafie” è il PRIMO, più importante problema del Paese.

Forse anche fra noi c’è chi fa fatica ad acquisire piena consapevolezza del fatto che le mafie rappresentano sempre di più, oltre che un gravissimo pericolo per la sopravvivenza delle stesse istituzioni democratiche, soprattutto un freno allo sviluppo del nostro stesso territorio, di quello dove ognuno di noi abita.
Dove ci sono le mafie nessun imprenditore serio andrà ad investire i propri capitali ed è, quindi, inutile parlare di sviluppo se prima non si”bonifica” il territorio.
“Bonificare” significa far arrestare mafiosi e corrotti e far sottrarre ad essi i beni accumulati illecitamente e sul sangue della povera gente.
Se non si fa questo, ogni piano, economico, urbanistico o di qualsiasi altra natura che riguardi gli interessi della collettività, è destinato a non decollare ed a fallire.
Questa è la base dalla quale ognuno di noi DEVE partire se vuole SERIAMENTE impegnarsi sul fronte della lotta alle mafie.
Lotta alle mafie che non può, pertanto, essere considerata come un impegno residuale rispetto ad altri, non centrale e semplicemente marginale.
Comprendiamo che ci sono molte ragioni ostative perché a tutti possa essere richiesto lo stesso impegno in quanto il livello di maturazione e di coscientizzazione individuali varia da una persona all’altra ed impedisce l’assunzione da parte di tutti delle stesse responsabilità.
A ciò vanno aggiunte, peraltro, tante altre ragioni, da quelle eventualmente familiari, economiche ed a tante altre ancora.
Diventa, quindi, impossibile pretendere che quello della lotta alle mafie diventi in ognuno l’impegno esclusivo della propria esistenza extrafamiliare come è avvenuto ed avviene per chi ci ha addirittura rimesso la vita o rischia tutti i giorni di rimettercela.
Ma a chi presume di volersi distinguere dalla massa, militando – accettando o, addirittura, chiedendo di far parte della sua classe dirigente – in ‘associazione che lotta contro le mafie non in maniera retorica e parolaia, qual’è la Caponnetto, è richiesta l’assunzione della più PIENA consapevolezza della “centralità “dell’impegno che egli assume.
Il “modello” di antimafia che noi abbiamo scelto sin dalla nostra nascita, quindici anni fa, ci ha indotti e ci induce ad essere “diversi” rispetto a tanti altri.
“Diversi” nel senso che la nostra azione DEVE puntare a farci essere ” quelli del giorno prima” e non del “giorno dopo”; quelli che non si limitano a raccontare i fatti accaduti ma, al contrario, a saperli “leggere” prima che essi avvengano, PREVENIRLI, ANTICIPARLI E – ove si dovessero ravvisare in essi elementi tali da destare sospetti e preoccupazioni – CONTRASTARLI, denunciandoli agli organi preposti a verificarne la correttezza, in uno spirito di collaborazione con questi e facendo proprio l’ appello di Paolo Borsellino che sosteneva che “é un errore imperdonabile pensare che tutto il peso della lotta alle mafie debba essere accollato sulle sole spalle della magistratura e delle forze dell’ordine”.
Ma anche per fare questo occorrono prudenza, estrema ponderazione e profonda conoscenza delle competenze e della “salubrità “degli ambienti e dei soggetti con i quali si entra in contatto, considerato soprattutto il livello di inquinamento generale che non risparmia ambiente alcuno.
E’ necessario anche qui essere accorti nel saper individuare e raccordarsi con le parti sane e non infedeli e corrotte delle istituzioni, tenuto appunto conto dell’alta soglia di immoralità che ha colpito tutti gli ambiti del Paese.
Ecco il motivo per il quale noi ci siamo mostrati sempre contrari ad iniziative autonome, che, se non concordate con la Segreteria ed il Consiglio Direttivo, potrebbero portare a spiacevoli sbocchi a danno di singoli iscritti.
Il livello della delicatezza e dell’importanza dell’azione che noi svolgiamo impone un raccordo strettissimo, sinergico e sistematico fra tutte le espressioni di un’Associazione qual’è la Caponnetto.
Ciò, anche a tutela dei singoli suoi rappresentanti e del ruolo e dell’immagine del sodalizio.
Tutti per uno ed uno per tutti, insomma, a combattere in prima linea e non come un corpo senza strategia ed organicità in cui la mano sinistra non sa quello che fa la destra e viceversa.
Una sorta di… un esercito di Franceschiello!
Sono tantissime le persone che da tutta Italia ci manifestano la loro disponibilità ad avvicinarsi all’Associazione Caponnetto ed ad iscriversi ad essa.
Anche qua, rifuggendo da qualunque tentazione di elitarismo, giova mostrare molta prudenza e puntare più sulla “qualità” che non sul “numero” dei militanti.
Noi abbiamo bisogno, proprio per la particolarità e la delicatezza del lavoro che facciamo – un lavoro basato su tre piedistalli: INDAGINE, DENUNCIA e PROPOSTA, la nostra bandiera- di ” COMBATTENTI”, di persone convinte, motivate, disposte a “sporcarsi le mani”, senza interessi economici o politici, come talvolta è avvenuto e, non per ultimo, stando attenti a possibili tentativi di infiltrazione di elementi vicini ad ambienti malavitosi, come pure già si è verificato in passato.
L’Associazione Caponnetto, per l’alto prestigio di cui gode e per la “qualità ” e “tipicità” del lavoro che svolge, è considerata dalla criminalità organizzata particolarmente “appetibile” e molto “pericolosa” e, in considerazione appunto di ciò, essa corre sempre il rischio di possibili infiltrazioni, siano essere malavitose ma anche politiche.
Ecco il motivo per il quale è vitale essere estremamente SELETTIVI nell’accoglimento delle richieste di adesione – compito, questo, deve essere svolto esclusivamente dal
Consiglio Direttivo Nazionale – e puntare appunto sulla “qualità” e mai sul “numero” degli aderenti.
Noi non siamo un partito politico o un club sportivo o letterario e, quindi, non debbono interessarci soggetti inattivi o che magari pensino più ad altri fini che non a quelli esclusivi della lotta alle mafie.
Abbiamo sempre detto e diciamo, senza lasciarci, però, andare a facili generalizzazioni, che la politica e, quindi, le istituzioni, oggi, sono in gran parte corrotte e colluse con le mafie ed in altra parte impreparate e disattente o animate da interessi di potere estranei alla nostra cultura ed alle nostre finalità e che, di conseguenza, proprio nei loro ambiti, troviamo i nostri peggiori avversari.
Dobbiamo, di conseguenza, non consentire ad alcuno commistioni, sovrapposizioni o subordinazioni di sorta ed essere AUTONOMI da tutto e da tutti, nella piena consapevolezza che fare antimafia non è come vendere bruscolini o patate.
Sentiamo il dovere di ribadire a gran voce e pubblicamente questi concetti alla vigilia dell’apertura dei termini per l’operazione “tesseramento” all’Associazione Caponnetto per l’anno nuovo, animati dal fine di renderla sempre più una spina dolorosa nel fianco di quell’armata infinita di corrotti e mafiosi che stanno devastando le nostre città ed il Paese intero.
Un caro saluto a tutti.

L’Associazione Caponnetto chiede l’intervento del Presidente e del V. Presidente, Bindi e Fava, della Commissione Parlamentare Antimafia per affrontare il problema del comportamento vergognoso degli organi del Ministero degli Interni preposti alla gestione ed alla tutela dei diritti di Collaboratori e Testimoni di Giustizia

Pubblichiamo il testo della nota inviata dall’Associazione Caponnetto agli Onn. Bindi, Fava, Alfano, Bubbico.
AUSPICHIAMO CHE QUALCHE GRUPPO PARLAMENTARE E ANCHE SINGOLI PARLAMENTARI SI FACCIANO PORTAVOCI E SOSTENITORI DELLE ISTANZE CONTENUTE IN ESSA.
GLIENE SAREMMO GRATI E LO RENDEREMMO NOTO A TUTTA ITALIA.

 

OGGETTO: Collaboratori e Testimoni di Giustizia

DA OGGI IN POI NOI DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO SAREMO SPIETATI CONTRO TUTTI COLORO CHE IN UN MODO O NELL’ALTRO ATTACCANO O COMUNQUE MALTRATTANO I COLLABORATORI ED I TESTIMONI DI GIUSTIZIA, I QUALI RAPPRESENTANO L’UNICO STRUMENTO VERO DI LOTTA ALLE MAFIE (INSIEME ALLE INTERCETTAZIONI) E, COME RICOMPENSA, VENGONO TRATTATI A PESCI IN FACCIA… E’ inutile parlare di lotta alle mafie, ipocriti di tutta Italia, se, poi, si permette ad un esercito di irresponsabili di distruggere o rendere inefficaci quei pochi strumenti di lotta che lo Stato di Diritto ha a disposizione per combattere efficacemente le mafie. E’ bene che tutti sappiano che i Testimoni – e più ancora i Collaboratori, i cosiddetti “pentiti”, quelli veri però – sono gli UNICI strumenti che consentono un’azione risolutiva di contrasto nei confronti della criminalità mafiosa. Insieme alle intercettazioni. Senza Collaboratori, Testimoni e intercettazioni, non è possibile combattere le mafie. E ciò per vari motivi che qua sarebbe lungo elencare. Lo faremo in altra occasione ed in maniera specifica ed approfondita, citando anche qualche nome. Non possono farlo gli interessati, ma lo faremo noi!!! Tutti coloro che vanno gridando nelle piazze e nei teatri “viva Falcone e Borsellino” debbono sapere che fu proprio FALCONE il “padre” del cosiddetto PENTITISMO in quanto egli fu il primo che diede credito al “pentitismo” e riconobbe, servendosene, la sua importanza vitale. Quando noi parliamo di Falcone dovremmo almeno sapere di chi e che cosa stiamo parlando. Dovremmo sapere, ad esempio, che Falcone pensava e diceva che senza “pentiti” non si va da nessuna parte. Se vogliamo, quindi, onorare veramente la memoria di Falcone e non ridursi, quindi, a fare i burattini ridicolizzando, peraltro, tutta l’antimafia sociale, abbiamo il dovere, tutti, dal primo all’ultimo, di PRETENDERE che i Collaboratori (sempre quelli veri e ritenuti credibili dai magistrati, non quelli falsi) vengano rispettati e gratificati come meritano dagli organi dello Stato preposti alla trattazione e definizione dei loro problemi, dai Ministri -in particolare quello degli Interni, l’altro della Giustizia-, dalla Commissione Centrale ex art.10 legge n.82/91 e dal Servizio Centrale… Sprotezione del Ministero degli Interni, fino all’usciere del Ministero ed al piantone. Sprotezione, ripetiamo, perché se dipendesse da noi, quel servizio lo sopprimeremmo, per come non funziona, in 24 ore. Qua, ad essere buoni, ci vediamo costretti a definire il funzionamento di quel servizio letteralmente penoso. Collaboratori e Testimoni mandati… in “località protetta” (si fa per dire!!!) in mezzo a loro compaesani e concittadini, alcuni dei quali con conti con la Giustizia o, comunque, amici o familiari di boss; “carte” che non vengono
“ricaricate”; sistemazione in appartamenti fatiscenti e senza un minimo di confort; dinieghi di ogni genere… E potremmo continuare all’infinito. Ma lo faremo prossimamente perché si tratta di una situazione scandalosa ed intollerabile. Chi non ha la volontà o la competenza per gestire cose e situazioni così delicate va rimosso e sostituito. Senza se e senza ma. Conoscono bene la situazione quei magistrati delle DDA che vengono a contatto con molti di questi casi- da quello di Luigi Bonaventura a quelli di Pino Grasso-Francesca Franzé, il primo Collaboratore e gli altri due Testimoni, tanto per fare qualche nome- ed a tanti altri ancora. L’impressione che se ne ricava è che, mentre i Magistrati si danno da fare per combattere le mafie, c’è qualcuno negli apparati che rema contro trattando male chi -Collaboratori e Testimoni-collabora con la Giustizia e causando inevitabilmente una loro reazione con il possibile rifiuto a confermare, soprattutto, in sede dibattimentale le accuse e scoraggiando altri. Si sta già verificando e questo ci preoccupa moltissimo perché, mentre da una parte c’è gente che muore per combattere i mafiosi, c’è chi cerca di vanificare tutta l’azione che viene intrapresa. Noi riceviamo quasi quotidianamente messaggi drammatici da Collaboratori e Testimoni. O da loro familiari che, oltre che lasciati letteralmente senza soldi nemmeno per mangiare e curarsi, vengono anche presi in giro. Cercheremo di portare l’attenzione su questa situazione da parte della Commissione Parlamentare antimafia, contando soprattutto sull’onestà intellettuale e sulla competenza del suo V. Presidente Claudio Fava – che, oltre che conoscere da una vita, è anche egli stesso una vittima di mafia- e di altri amici parlamentari che sono sensibili a questa tematica drammatica. Certo è, però, che non ci limiteremo a questo perché da oggi in avanti non daremo tregua ai vari Alfano, Bubbico, Generale Pascali e quant’altri. Lo sappiano tutti. La Caponnetto è un’associazione antimafia e un’associazione antimafia DEVE FARE questo e non chiacchiere!!!

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