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.Arrestato Ufficiale della Guardia di Finanza

”L’attualità di Levi ed il Mezzogiorno”,di Francesco De Notaris

”L’attualità di Levi ed il Mezzogiorno”,di Francesco De Notaris
L’AMICO FRANCESCO DE NOTARIS,GIA’ SENATORE DELLA REPUBBLICA,CI HA INVIATO QUESTA INTERESSANTE NOTA RELATIVA AD UN SUO INTERVENTO IN UN CONVEGNO SVOLTOSI IERI A NAPOLI SULLA FIGURA DI CARLO LEVI,NOTA CHE PUBBLICHIAMO MOLTO VOLENTIERI.
Coloro che mi hanno preceduto negli interventi hanno ben esposto su Carlo Levi ed il Mezzogiorno e mi sembra inopportuno operare inutili ripetizioni.
Propongo qualche riflessione e consegnerò il testo completo per l’eventuale pubblicazione.
Non prometto nulla di nuovo o di originale, visto la notorietà del personaggio intorno alla cui opera l’esercizio dello studio e della critica è stato ampio e approfondito.
Intanto dalle agende della politica e della cultura è scomparsa la questione meridionale. Anche la ricerca langue ed i migliori giovani non parlano. Sulle orme degli avi partiti con le valigie di cartone, .partono per il nord o per l’estero. In questi anni soltanto la CEI ha presentato Documenti.
Vedo studenti ed insegnanti del liceo ‘Levi’di Marano. Li invito ad essere più presenti nella loro città e più esigenti verso i loro Amministratori e più responsabili verso se stessi ed i concittadini. Lo dico perché l’Amministrazione del Comune di Marano è stata sciolta il 9 Giugno di questo anno. Una delle tante!
Da ex parlamentare vorrei sottolineare qualche tratto dell’esperienza del sen. Levi, a cominciare dalla sua biografia e, consentitemelo, ripensando a sue scelte , direi, definitive. Cercherò di riportare le parole di Levi, proponendo qualche chiosa ed evitando di compiacermi nell’ascoltarmi. E poi, per ricordare Levi occorre fare intendere le sue parole, senza alcuna mediazione. Ed ognuno ascoltando o leggendo è più che capace di contestualizzarle ed attualizzarle.
La ampia nota biografica che appare in un testo edito da Il Mulino e redatto dal Senato della Repubblica, dopo aver trattato della storia di questo medico, intellettuale e politico, condannato al confino-esilio, come militante di “Giustizia e Libertà”, poi esule e poi in Parlamento, termina con queste parole: ‘morì a Roma il 4 Gennaio 1975’.
Ed io credo che la nota abbia tralasciato il dato più significativo. Lo sottolineo.
Levi volle essere sepolto ad Aliano. Ed ecco la prima osservazione.
Carlo Levi aveva costruito dal 3 Agosto 1935 al 26 Maggio 1936 sull’ esperienza del confino a Grassano e ad Aliano in Lucania – Basilicata non solo un’ imponente mitografia contadina, ma anche le battaglie contro il blocco agrario, per la riforma, e perché il Mezzogiorno abbia una nuova classe dirigente. «Se abbiamo narrato di quel mondo immobile», ripeteva, « era perché si muovesse».
Dicevo che decise di essere sepolto ad Aliano. Per me questa è una scelta atipica, coraggiosa, un’anomalia incomprensibile se non valutata col metro di Levi: l’amore per la popolazione per la quale aveva lavorato ed il volere tenere fede alla promessa del ritorno.
Se in politica manca l’amore e la dedizione, di che cosa tale attività si sostanzierebbe?
Se manca l’amore allora si spiega perché “in questa terra oscura, senza peccato e senza redenzione, dove il male non è morale, ma è un dolore terrestre, che sta per sempre nelle cose, Cristo non è disceso. Cristo si è fermato a Eboli”, (Levi dal suo romanzo).
Prevarrebbe il desiderio di primeggiare o l’idea dell’esercizio del potere utilizzando i fondi pubblici o la volontà dell’arricchimento, che nasce non certamente dagli emolumenti, perché gli emolumenti, anche i più ricchi, non rendono ricchi, non producono ricchezza.
Prevale talvolta l’idea di modificare il proprio status e quindi l’ambizione prende il nome di servizio, il rincorrere un incarico diventa obiettivo esistenziale, il compiacimento di sentirsi al centro dell’attenzione (e troppo spesso l’attenzione è interessata e le lodi sono frutto di ipocrisia di leccapiedi di professione – uso un’espressione adoperata da Papa Francesco -) è un’illusoria soddisfazione, e la cessazione dall’incarico viene vista come sconfitta mentre è nella logica degli eventi, perché ‘sic transit gloria mundi’.
Il popolo diventerebbe, così, strumento, e il dichiarato impegno diventa gradino per la propria scalata verso l’immaginato successo. E ditemi che non si corre tale rischio.
Capiamo lo spessore dell’Uomo Levi da quella sua decisione inaspettata. Un torinese che vuole riposare accanto ai contadini e agli emigrati tornati nella propria terra.
Basterebbe soffermarsi un attimo su questa decisiva espressione di volontà ed avremmo il quadro completo di Levi politico , che ha illustrato anche con l’arte pittorica la sua dedizione alla causa dei deboli delle nostre terre.
Dopo anni nel 1979 il nostro concittadino, il Maestro del neorealismo Francesco Rosi ci ha regalato un capolavoro con il film: “Cristo si è fermato ad Eboli”, girato quasi interamente in Basilicata, a Matera e nei luoghi citati dal libro.
Il Mezzogiorno non cambia con le chiacchiere ma con la fatica, con l’azione che è percorrere un pezzo di strada con coloro con i quali vivi e che sei chiamato a rappresentare ed a coinvolgere nel processo di crescita democratica.
Siamo proprio su un altro pianeta rispetto a ciò che è storia contemporanea. In questi ultimi anni abbiamo assistito alle gite elettorali di personaggi catapultati e piazzati in collegi, in liste, che ne hanno permesso l’elezione. Nominati e sconosciuti, lontani dai cittadini e dalle problematiche e dalle vicende dei territori e che hanno tradito l’idea stessa di rappresentanza, allontanando il popolo dalla politica e preparando il furto di democrazia anche attraverso il tentato stravolgimento della nostra Costituzione, che sancisce che “la sovranità appartiene al popolo, che la esercita”.
Ed ecco la seconda idea che desidero proporvi.
Levi non va in Senato a scaldare il seggio né ad impelagarsi nel politichese di rito, né ad aggiungersi a gruppi per costituire maggioranze parlamentari.
Levi, il 21 Dicembre 1963 esordisce con dichiarazione di voto per la fiducia al nuovo Governo Moro e dice subito: “ Le parole di molti oratori come quelle ad esempio di Lelio Basso, di La Malfa, di Bartesaghi, dello stesso onorevole Moro, nel patetico del suo superiore equilibrio e della sua fede di uomo di Stato ci hanno riportato ad un tempo in cui i problemi politici si mostravano come fondamentali, momenti vitali profondi. In parte la carica di queste passioni contrastanti indica la permanenza contraddittoria di antiche posizioni, e la loro urgenza di modificarsi, e insieme l’importanza delle scelte. Per questo ho ritenuto di dover parlare e motivare brevemente il mio voto: brevemente come si conviene alla giusta discrezione e alla naturale commozione di chi prende per la prima volta la parola davanti ad un così alto consesso, e limitandomi, come è giusto a dichiarazione di voto, ad alcune rapide considerazioni.
Come voi sapete io non parlo qui a nome di un Partito, né di una corrente, né di un gruppo organizzato: e non parlerei affatto oggi, ma mi limiterei a votare ed eventualmente a scrivere, come è mia abitudine, se non parlassi che per me solo.
Ma vorrei essere capace di rispondere alle richieste di molti, uomini e donne e soprattutto giovani, che vorrebbero essere intesi.
Essi appartengono a quell’Italia reale per cui la vita esiste e si forma come cultura e libertà: cultura non solo nel senso stretto e proprio di creatrice di opere, ma cultura nel suo farsi quotidiano nella vita del popolo; quella per cui hanno vissuto Gramsci e Gobetti; che si palesa in milioni di uomini, oscuri inventori, in se stessi di storia nella loro lingua semplice e significante che da loro ho cercato di apprendere”.
Nessuna sbavatura. Estrema chiarezza e sobrietà. Senso di responsabilità e dovere di rappresentanza. E conosceva la storia e gli uomini dei quali parlava.
I nostri giovani, gli studenti ed i lavoratori che cosa dicono rispetto al messaggio di Levi ed alle condizioni del sud ? Talvolta appare la nostalgia di un passato che esalta i governanti per i quali il sud è nelle attuali condizioni,
E poi ascoltate che cosa dice, a proposito del Governo al quale non avrebbe dato la fiducia annunciando il voto negativo: “ Come persone è forse il migliore Governo di questi anni…ci sono alcuni certamente onorabili e del tutto degnissimi….Non è certo che una questione di opportunità politica. Comunque conosciamo ed apprezziamo le capacità, il valore, le buone, le rette intenzioni di tutti e per conto mio sarò lieto di dare il mio contributo positivo a tutti i provvedimenti proposti che mi sembrano giusti o i migliori possibili”.
Notiamo come Levi rispetti le Istituzioni e sappia distinguere tra il giudizio sugli uomini anche in buona fede ed il giudizio sulla linea politica non condivisa.
E poi esprime perplessità di fondo su una questione importantissima relativa al proprium del centro-sinistra (con il trattino o senza. Ricordate?). Ecco le sue parole: “ed è questo incontro, come suol dirsi, tra Partito socialista e Democrazia cristiana una specie di incontro di Teano nel quale non sai se sia Garibaldi Nenni a portare al Re Moro l’Italia popolare, o il Re Moro, come temono alcuni, a consegnarla a Garibaldi”. Sintesi che è un tratto di pennello.
Ed ancora: “E’ dunque questa una politica conservatrice intelligente ed efficace, al posto di una politica conservatrice, ottusa e suicida. La scelta è fatta e in sé, dal suo punto di vista, è la sola possibile. Questo è il nuovo come necessità. Ma quel nuovo che è nelle cose e nella vita e nel cuore degli uomini e che è nato da mutamenti che vanno ai termini del mondo, da scoperte che cambiano i fondamenti secolari del pensiero, da lotte di liberazione che sprigionano dal buio caotico dell’inesistenza nuove forme e nuove volontà umane, centinaia di milioni di uomini nuovi e nuovi pensieri e sentimenti, quel nuovo che è nelle cose non si contenta di essere riconosciuto come un fatto, un oggetto, di cui si deve tenere conto per difendersene, per evitarne l’urto, per salvare le nostre vecchie vite, strutture, interessi, idolatrie.
Quel nuovo, poiché veramente esiste, opera in modo autonomo e vuol essere protagonista, non essere un momento della necessità, ma un momento della libertà. E tocca a lui , non viceversa, riconoscerci, per scoprire in noi, eventualmente, le proprie radici, il proprio cuore antico”.Quale differenze con le cantilene alle quali siamo abituati sul nuovo che avanza, sui veloci cambiamenti che lasciano noi immobili, come i contadini lucani!
Anche sulla questione meridionale Levi si tenne lontano dal professionismo. Scrisse: 
“ Tutti mi avevano chiesto notizie del Mezzogiorno [...] Alcuni vedevano in esso un puro problema economico e tecnico, parlavano di opere pubbliche, di bonifiche, di necessaria industrializzazione, di colonizzazione interna, o si riferivano ai vecchi programmi socialisti, ‘rifare l’Italia’. Altri non vi vedevano che una triste eredità storica, una tradizione di borbonica servitù che una democrazia liberale avrebbe un po’ per volta eliminato. Altri sentenziavano non essere altro, il problema meridionale, che un caso particolare della oppressione capitalistica, che la dittatura del proletariato avrebbe senz’altro risolto. Altri ancora pensavano a una vera inferiorità di razza, e parlavano del sud come di un peso morto, per l’Italia del Nord, e studiavano le provvidenze per ovviare, dall’alto, a questo doloroso dato di fatto. Per tutti, lo Stato avrebbe potuto fare qualcosa, qualcosa di molto utile, benefico, e provvidenziale […] , e mi avevano guardato con stupore quando io avevo detto che lo Stato, come essi lo intendevano, era invece l’ostacolo fondamentale a che si facesse qualunque cosa. Non può essere lo Stato, avevo detto, a risolvere la questione meridionale, per la ragione che quello che noi chiamiamo problema meridionale non è altro che il problema dello Stato.
Fra lo statalismo fascista, lo statalismo liberale, lo statalismo socialistico, e tutte quelle altre future forme di statalismo che in un paese piccolo-borghese come il nostro cercheranno di sorgere, e l’antistatalismo dei contadini, c’è, e ci sarà sempre, un abisso; e si potrà cercare di colmarlo soltanto quando riusciremo a creare una forma di Stato di cui anche i contadini si sentano parte”.
Amare conclusione e ovvia consapevolezza:
“Questo è quello che ho appreso in un anno di vita sotterranea”.
“Ecco: i due veri partiti che, come direbbero nel Mezzogiorno, si lottano, le due civiltà che stanno di fronte, le due Italie, sono quella dei ‘Contadini’ e quella dei ‘Luigini’”.
“[...] Ebbene: chi sono i Contadini? Sono prima di tutto i contadini: quelli del Sud, e anche quelli del Nord: quasi tutti; con la loro civiltà fuori del tempo e della storia, con la loro aderenza alle cose, con la loro vicinanza agli animali, alle forze della natura e della terra , con i loro dei e i loro santi, pagani e pre-pagani, con la loro pazienza e la loro ira(…) 5 
Ma non sono soltanto i contadini, sono anche naturalmente i baroni [...], quelli veri, con il castello in cima al monte: i baroni contadini. [...] E poi ci sono gli industriali, gli imprenditori, i tecnici: soprattutto quelli della piccola e media industria, e anche qualcuno della grande: non quelli che vivono di protezioni, di sussidi, di colpi di borsa, di mance governative, di furti, di favoritismi, di tariffe doganali, di contingenti, di diritti di importazione, di privilegi corporativi. Gli altri, quelli che sanno creare una fabbrica, quel poco di borghesia attiva e moderna che, malgrado tutto, c’è ancora nel nostro paese, per quanto possa sembrare un anacronismo. E anche gli agrari, magari i grossi proprietari di terre, ma quelli che sanno dirigere una bonifica, ridare una faccia alla terra abbandonata e degenerata. [...] E gli operai, [...] la grande massa operaia abituata all’ordine creativo della fabbrica, alla disciplina volontaria, al valore che sta nelle cose. Non importa come la pensino, in quale partito siano organizzati: sono Contadini anche loro, e non solo perché vengono dalla campagna; ma perché, su un altro piano, hanno la stessa sostanza: la natura per loro non è più la terra, ma sono torni, frese, magli, presse, trapani, forni, macchine; con questa natura di ferro, sono a contatto diretto, e ne fanno nascere le cose, e la speranza e la disperazione, e una visione mitologica del mondo. Sono Contadini tutti quelli che fanno le cose, che le creano, che le amano, che se ne contentano. Sono Contadini anche gli artigiani, i medici, i matematici, i pittori, le donne, quelle vere non quelle finte. Infine, siamo Contadini noi: [...] quelli che si usano chiamare, con una parola odiosa, gli “intellettuali”[...]. [...] quelli che io definisco Contadini sarebbero i produttori: e se vi piace, usate pure questo termine”.
“E i Luigini, chi sono? Sono gli altri. La grande maggioranza della sterminata, informe, ameboide piccola borghesia, con tutte le sue specie, sottospecie e varianti, con tutte le sue miserie, i suoi complessi d’inferiorità, i suoi moralismi e immoralismi, e ambizioni sbagliate, e idolatriche paure. Sono quelli che dipendono e comandano; e amano e odiano le gerarchie, e servono e imperano. Sono la folla dei burocrati, degli statali, dei bancari, degli impiegati di concetto, dei militari, dei magistrati, degli avvocati, dei poliziotti, dei laureati, dei procaccianti, degli studenti, dei parassiti. Ecco i Luigini. Anche i preti, naturalmente, per quanto ne conosca molti che credono a quello che dicono [...]. E anche gli industriali e commercianti che si reggono sui miliardi dello Stato, e anche gli operai che stanno con loro, e anche gli agrari e i contadini della stessa specie. [...] Poi ci sono i politicanti, gli organizzatori di tutte le tendenze e qualità [...]. Ce li metto tutti: comunisti, socialisti, repubblicani, democristiani, azionisti, liberali, qualunquisti, neofascisti, di destra e di sinistra, rivoluzionari o conservatori o reazionari che siano o pretendano di essere. E aggiungete infine, per completare il quadro, i letterati, gli eterni letterati dell’eterna Arcadia [...]. [...] i Luigini sono la maggioranza. [...] Sono di più, ma non molto, per ragioni evidenti. [...] perché ogni Luigino ha bisogno di un Contadino per vivere, per succhiarlo e nutrirsene, e perciò non può permettere che la stirpe contadina si assottigli troppo. [...] I Luigini hanno il numero, hanno lo Stato, la Chiesa, i Partiti, il linguaggio politico, l’esercito, la Giustizia e le parole. I Contadini non hanno niente di tutto questo: non sanno neppure di esistere, di avere degli interessi comuni. Sono una grande forza che non si esprime, che non parla. Il problema è tutto qui”.
I contadini ebbero tasse e servizio militare obbligatorio. Questo rappresentò per loro lo Stato unitario. Poi venne il brigantaggio ed i Signori da borbonici diventarono Savoia e da Savoia e fascisti divennero repubblicani. Immobili pur cambiando divise e distintivi. 
“Per la gente di Lucania, Roma non è nulla: è la capitale dei Signori, il centro di uno Stato straniero e malefico. Napoli potrebbe essere la loro capitale, e lo è davvero, la capitale della miseria, nei visi pallidi, negli occhi febbrili dei suoi abitatori, nei bassi dalla porta aperta pel caldo, l’estate, con le donne discinte che dormono a un tavolo nei gradoni di Toledo; ma a Napoli non ci sta più, da gran tempo nessun Re; e ci si passa soltanto per imbarcarsi. Il Regno è finito: il regno di queste genti senza speranza non è di questa terra. L’altro mondo è l’America…….Non Roma o Napoli, ma New York sarebbe la vera capitale dei contadini della Lucania se mai questi uomini senza Stato potessero averne una……I contadini vanno in America, e rimangono quello che sono: molti vi si fermano, e i loro figli diventano americani; ma gli altri, quelli che ritornano dopo venti anni sono identici a quando sono 
partiti…. Il contadino è quello di prima come una pietra su cui sia passata per molto tempo l’acqua di un fiume in piena, e che il primo sole in pochi minuti riasciuga. ..Poi tornano… e in pochissimo tempo è tornata la miseria, la stessa eterna miseria di quando tanti anni prima erano partiti. E con la miseria torna la rassegnazione, la pazienza… Il 1929 fu l’anno della sventura…Era l’anno della crisi americana…ed i propagandisti del nostro governo chissà perché andavano dicendo che in Italia c’era lavoro per tutti e ricchezza e sicurezza e che dovevano tornare……e tornarono al paese e vi restarono invischiati come mosche in una ragnatela.
L’America si è allontanata…soltanto la posta porta continuamente qualcosa che viene da laggiù…Da Roma non arriva niente. Non era mai arrivato nulla….La guerra d’Abissinia era cominciata…, guerra fatta proprio per i contadini che avrebbero avuto terra da coltivare…..Di quella terra promessa che bisognava prima togliere a quelli che l’avevano non si fidavano. Quelli di Roma non avevano l’abitudine di fare qualcosa per loro….; se quelli di Roma hanno denaro da spendere per la guerra, perché non aggiustano prima il ponte sull’Agri che è caduto da quattro anni e nessuno ci pensa a rifarlo? Potrebbero anche arginare il fiume, farci qualche nuova fontana, piantare degli alberi nei boschi invece di tagliare quei pochi che rimangono. Di terra ne abbiamo anche qui: è tutto il resto che ci manca”.
A distanza di anni sembra che nulla sia cambiato. I Governi continuano a dire che si va bene e c’è la ripresa; le guerre si fanno, dicono, per la democrazia e per farci stare meglio ed invece si muore e si peggiora; denaro non ce ne è per le opere necessarie, per la sicurezza del paesaggio e nostra, mentre c’è sempre denaro per inviare soldati in finte missioni di pace e per costruire il solito ponte di Messina, che non serve.
Qualche mese dopo il terremoto del Novembre 1980 un grande Convegno rinnovò a Torino, e Diego Novelli ne era il Sindaco, nel nome di Carlo Levi l’attenzione che il Paese dimostrò alla gente terremotata del Mezzogiorno. Levi aveva riproposto in termini nuovi il meridionalismo in Italia, impegnando la società italiana ad acquisire come problema nazionale il problema del Mezzogiorno. Lo sviluppo del 
Mezzogiorno è un elemento di ripresa dell’economia nazionale e riguarda la giustizia sociale. Non possiamo dimenticare i 400.000 emigrati dalla Basilicata ed oltre 50.000 soltanto in Piemonte a Torino. Oggi i migranti vengono dall’altra sponda del Mediterraneo nei nostri territori, mentre i nipoti ed i pronipoti di quei contadini lucani, poveri e ignoranti, emigrati in America per restare o per poi ritornare , dopo gli studi hanno deciso di migrare per trovare lavoro dignitoso e qualificato. Storia di migrazioni di poveri che hanno fame.
Oggi le multinazionali cercano il petrolio in Basilicata e le terre restano abbandonate.
La questione dei giacimenti petroliferi, della economia prodotta, della ricaduta sull’occupazione è discorso complicato ed i risultati non sono soddisfacenti per la comunità, per la popolazione della regione.
Il Mezzogiorno non è più quello del tempo di Levi, di Gobetti , né del tempo di Gramsci (vedi nota). Le alleanze non sono quelle pensate da Levi o Gramsci.
Il Mezzogiorno è l’insieme di numerosi Mezzogiorno. Il divario con il nord permane in questa terra che è confine dell’Europa.
Credo che di immutato c’è il dato della inadeguatezza delle classi dirigenti meridionali mentre la borghesia di una volta è quasi scomparsa e ha modificato il proprio carattere e la povertà aumenta e la ricchezza si concentra nelle mani di pochi.
Sembra attuale il grande discorso che Levi pronunziò il 26 Ottobre 1966 sui provvedimenti da adottare nei confronti della Città di Agrigento.
Si trovò Levi dinanzi ad “una realtà sfigurata”. La Commissione di inchiesta, presieduta da Michele Martuscelli sulla frana del 19 Luglio 1966, documentò “ le colpe e le infrazioni di legge, la collusione di amministratori, di politici e di speculatori, la degradazione degli organismi locali, regionali e centrali, e i modi per eludere e violare la legge e la situazione in cui si trovano insieme come controllori e controllati i funzionari e i tecnici del Comune di Agrigento. E’ tutto il modo di agire di un gruppo di potere locale del tutto corrotto e legato da una falsa solidarietà politica e da un interesse comune di carattere politico ad altri gruppi di potere dello stesso partito, regionali o centrali”….”violando la legge secondo i modi e i metodi di una vera e propria associazione a delinquere organizzata”.
E Levi parlò delle mille Agrigento del sud, metafora del Mezzogiorno d’Italia : “ ora questo sistema che crea un’economia arbitraria, permettendo un accumulo indiscriminato, fondato sulla connivenza politica, sulla presa del potere, sulla possibilità attraverso il potere di trovare i posti per i propri elettori e vassalli, questo sistema è veramente la definizione delle ragioni sociali e politiche che portano a queste realtà scandalose e patologiche”.
“…si apprende dalla relazione o dalle informazioni collaterali che abbiamo avuto come funzionassero le famiglie; direi, nel senso letterale (anche senza volere includere quello allusivo, speciale, di mafia)” .
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Ecco. Io ho parlato con le parole di Levi.
Ed ora mi chiedo e vi chiedo se il problema dell’oggi della politica è il bicameralismo o la disuguaglianza, l’ingiustizia sociale, l’inadeguatezza delle classi dirigenti, la corruzione, le mafie, la non giusta redistribuzione delle risorse e anche l’aver dimenticato di attuare la Costituzione nei Principi fondamentali e , ad esempio, il titolo terzo della Parte Prima sui rapporti economici, dall’art.35 al 47.
Francesco de Notaris – già Senatore -
Nota –Levi -:E ripensando a lui mi tornava davanti agli occhi la sua figura, perché io ho avuto la fortuna, molto giovane, ragazzo, di conoscere e anche di frequentare qualche volta Antonio Gramsci quelle volte, poche, in cui quasi sempre in compagnia di Gobetti io andai, poco più che adolescente, alla sede dell’”Ordine Nuovo”, a Torino, difesa allora dai fili spinati nel cortile e dagli operai torinesi armati. Quella sede che sembrava una fortezza delle speranze e della volontà e della libertà in mezzo alla selva della barbarie fascista che imperava nelle strade, quella sede che non fu mai occupata dai fascisti e che rimase intatta fino alla fine. Ricordo nella medesima stanza della redazione, Gramsci che ci accoglieva con un sorriso, Gobetti ed io, (Gobetti era redattore dell’”Ordine Nuovo”, redattore teatrale). Di Gobetti, Gramsci proprio nelle pagine finali del suo celebre scritto sulla Questione meridionale, ha scritto un elogio e ha lasciato agli amici di Gobetti, quasi con voce di un legato o di un testamento, una responsabilità, che, spero, di non aver tradito mai. Ora io quasi non ricordo di che cosa mai parlassimo, tanti anni sono passati,ma ricordo soprattutto la sua figura che veramente faceva vibrare l’aria attorno. Ricordo il fuoco nero dei suoi occhi e l’energia vitale, estrema, sublime, che irradiava attorno a lui. L’intensità unica della capacità di amore e anche della capacità di odio e di volontà rivoluzionaria che si leggeva nella sua figura. Io credo veramente che non ho mai visto uomini con un viso che rappresentasse in questo modo la personalità totale, così intensa, e associo in questo alla figura di Gramsci quella di Gobetti che anche egli aveva in un modo diverso una pari intensità,una pari vitalità,una pari profonda volontà rivoluzionaria.
Erano uomini che in altri tempi si sarebbero detti composti della materia dei santi, questi santi laici che da soli riescono a muovere il mondo e spostarlo e a creare veramente l’avvenire, e, anche se quello che allora potessimo aver detto (c’era una differenza di età, piccola, ma grandissima, perché non avevo ancora 16 o 17 anni, e Gramsci credo aveva allora 30 anni all’incirca), se anche non ricordo gli argomenti di cui c’eravamo in quelle rare volte trattenuti, ricordo in maniera straordinaria questa energia palese in ogni atto e in ogni pensiero, questa energia che dava al pensiero un valore assoluto, perentorio e insieme critico, questa energia che per me colora ancora oggi ogni suo scritto e che fa sì che leggendo una qualunque pagina di Gramsci io ci ritrovo questo fuoco vitale, anche al di là della lettera del testo, anche al di là di quella che può essere l’occasione o il particolare contenuto del pensiero.
dal discorso a braccio di Carlo Levi al cinema-teatro Impero di Matera sul tema “Gramsci e il Mezzogiorno, oggi”, 27 aprile 1967, cfr. C.Levi, Gramsci e il Mezzogiorno, oggi, “Basilicata”, XI, 5-6, maggio-giugno 1967, pp. 22-26
Convegno: “L’attualità di Levi e il Mezzogiorno” Napoli, 28.11.2016.Hotel Royal.

‘Ndrangheta, nella maxi operazione arrestato vicesindaco calabrese

Il Mattino,Martedì 29 Novembre 2016

‘Ndrangheta, nella maxi operazione arrestato vicesindaco calabrese

Oltre 250 agenti di polizia della squadra mobile di Catanzaro, con il rinforzo dello Sco, hanno arrestato oltre 40 persone, destinatarie di una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip di Catanzaro con l’accusa di «associazione di tipo mafioso, estorsione, violazioni in materia di armi, illecita concorrenza con violenza o minaccia, esercizio abusivo del credito, intestazione fittizia di beni; tutti reati aggravati dalla modalità mafiose e dalla finalità di avvantaggiare l’organizzazione criminale oggetto delle indagini». Sono stati inoltre sequestrati beni ed imprese riconducibili agli indagati.

«I provvedimenti, richiesti dalla Direzione Distrettuale Antimafia guidata dal procuratore capo Nicola Gratteri – riferisce una nota della Polizia – hanno smantellato la potente e pericolosa cosca di ‘ndrangheta facente capo alla famiglia Trapasso, egemone sul territorio di confine tra le provincie di Catanzaro e Crotone e la ‘ndrina collegata dei Tropea». Tra le persone arrestate nell’operazione della Squadra mobile di Catanzaro c’è il vicesindaco di Cropani, Francesco Greco, di 53 anni, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Dalle indagini è emerso, tra l’altro, il condizionamento delle elezioni comunali svoltesi a Cropani nel maggio del 2014, condizionamento, riferiscono gli investigatori, finalizzato all’acquisizione di appalti e servizi pubblici per ottenere i quali si sarebbe giunti all’elezione a consigliere comunale di Francesco Greco, candidato con una lista civica, poi nominato vicesindaco.

Dalle indagini è emerso che la cosca Trapasso della ‘ndrangheta aveva imposto un totale controllo del territorio, oltre che attraverso una vera e propria «occupazione militare» della sua area geografica di riferimento, anche attraverso una fitta rete di fiancheggiatori e favoreggiatori, appartenenti anche al mondo imprenditoriale ed a quello delle istituzioni. Un fronte di particolare interesse per l’organizzazione mafiosa oggetto dell’indagine è risultato quello imprenditoriale, ed in particolare i servizi di gestione dei villaggi turistici rivelatosi uno strumento di consenso per l’organizzazione mafiosa che era riuscita a reclutare un cospicuo numero di persone assoldandole all’interno delle strutture ricettive con il sistema delle assunzioni fittizie, in modo da garantirsene la riconoscenza ed i servizi.

La fiaccolata di fronte alla Prefettura di Latina dei cittadini dei Quartieri Q4 e Q5 per chiedere l’istituzione di un Commissariato di Polizia.Il 17 dicembre ,sempre su iniziativa del Movimento dei Poliziotti Democratici e Progressisti,ce ne sarà una seconda ,questa volta nei predetti Quartieri.Anche alla seconda parteciperà l’Associazione Caponnetto.

Da Il Giornale di Latina :”Alfano batti un colpo”

Da H24 Notizie .Interrogazione parlamentare Centro Migranti Itri

Accoglienza migranti e coop Arteinsieme di Itri: c’è l’interrogazione parlamentare

IL BUCO NERO DEL RICICLAGGIO

 

IL BUCO NERO DEL RICICLAGGIO

Sessanta miliardi di euro: a tanto secondo la Direzione nazionale antimafia sommano le attività bancarie sospette avvenute nel 2015. A fronte di questa cifra enorme, il Fondo monetario internazionale punta il dito contro il sistema di controlli italiano: “Manca il coordinamento necessario a un’attività di contrasto efficace”. L’anello debole della catena sono soprattutto le banche, che la crisi ha reso più fragili ed esposte al rischio di interferenze mafiose: troppo spesso dagli istituti arrivano segnalazioni confuse che non aiutano le verifiche

Lunedì 28 Novembre 2016

di DANIELE AUTIERI


ROMA - I soldi delle mafie nel sistema finanziario italiano. Una montagna di denaro che entra nelle banche e si mischia con quello pulito guadagnato onestamente da milioni di cittadini. La Direzione nazionale antimafia nel corso del 2015 ha segnalato transazioni a rischio riciclaggio per un valore di 60 miliardi di euro, ai quali si aggiungono 63 miliardi di euro bonificati nello stesso anno su conti correnti aperti nei paradisi fiscali.

L’attività di contrasto parte dall’Uif, l’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia che ogni anno riceve le segnalazioni di operazioni sospette da tutte le filiali degli istituti di credito, e viene gestita in collaborazione con le forze di polizia, Direzione nazionale antimafia e Guardia di Finanza in testa. Tuttavia, di fronte al volume e al valore economico delle transazioni analizzate (82mila arrivate alla Banca d’Italia nel 2015 per un ammontare di 97 miliardi di euro), è molto complesso risalire all’origine criminale del denaro.

 

Questo denuncia il Fondo Monetario Internazionale al termine di una lunga ispezione condotta nel 2015 e – pur riconoscendo i passi in avanti compiuti dal nostro paese in termini di antiriciclaggio – evidenzia che il maggiore pericolo è proprio nella carenza di un coordinamento tra tutte le attività messe in atto: “L’Italia non ha ancora messo a punto una strategia di contrasto al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo che sia coordinata a livello nazionale e pienamente basata sui rischi individuati nell’Analisi dei Rischi Nazionali (l’Analisi è stata elaborata in Italia nel 2014 dalle autorità coinvolte nella lotta al riciclaggio ed è la prima azione coordinata che analizza minacce e vulnerabilità del nostro sistema n.d.r.)”.

Questo perché le mafie hanno continuato a muovere i loro soldi e a esercitare la loro influenza dentro gli istituti di credito, passando dal riciclaggio tradizionale alle ipoteche assegnate senza garanzie, dagli scoperti milionari concessi a pregiudicati ai prestiti riconosciuti a imprese intestate a prestanome che non hanno mai depositato una dichiarazione dei redditi. Una tendenza in crescita negli ultimi anni, complice la crisi economica che ha reso le banche più vulnerabili.

Una lotta impari. Nel 2015 le segnalazioni di operazioni sospette passate al setaccio dalla Dia nelle varie regioni italiane hanno coinvolto 165.486 persone e 82.315 imprese per un totale di 279.098 operazioni, l’84,1% delle quali per importi compresi tra i 50mila e il milione di euro. E nell’80% dei casi questi soggetti agiscono attraverso le banche. “Negli ultimi anni – spiega il penalista Roberto De Vita, direttore dell’Osservatorio IT e Sicurezza di Eurispes - il fenomeno ha compiuto un salto di qualità. Complice la crisi di liquidità che ha colpito le banche, gli istituti finanziari italiani sono diventati molto più vulnerabili e i livelli dei controlli si sono abbassati. Inoltre, l’elevato numero di segnalazioni, indiscriminate e confuse, inviate alla Banca d’Italia, rende difficile, se non impossibile, il controllo”.

Nel 2007, anno di istituzione dell’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia, le segnalazioni inviate dagli istituti di credito erano 7mila, e in meno di dieci anni hanno subito un boom arrivando alle 82mila del 2015. Ed è anche per questa ragione che il Fondo Monetario Internazionale, all’interno delDetailed Assessment Report elaborato al termine dell’ispezione realizzata nel corso del 2015, riporta tra le “azioni raccomandate” al nostro paese quella di “riconsiderare le attuali risorse investigative, giuridiche e giudiziarie, e garantire che esse siano commisurate alla natura e alla dimensione dei rischi di riciclaggio identificati”.

Piccole banche e professionisti. Guglielmo Muntoni, presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Roma (quella che si occupa dei sequestri dei beni) non ha dubbi: “Nel 90% dei sequestri fatti abbiamo riscontrato che prestiti e mutui riconosciuti dagli operatori bancari a soggetti della criminalità organizzata sono dati in malafede”. Una circostanza confermata da una fonte interna alla Banca d’Italia. “Le maggiori irregolarità nella segnalazione delle operazioni sospette – confessa – emergono proprio dalle banche più piccole. La prassi è simile in molti istituti: viene segnalato quasi tutto, ma in modo stringato e confuso, proprio per rendere più difficile l’attività d’indagine”.

La stessa criticità si ripresenta quando entrano in gioco le categorie professionali. Nel 2015 le segnalazioni arrivate alla Banca d’Italia dai professionisti sono state 5.979, in crescita del 150% rispetto al 2014. In effetti, nell’attività di riciclaggio della criminalità organizzata il ruolo dei colletti bianchi è ormai strategico. “È sempre più comune – dichiara il tenente colonnello Gerardo Mastrodomenico, comandante del Gico di Roma (il Gruppo investigativo contro la criminalità organizzata della Guardia di Finanza) – assistere a fenomeni per cui qualificati professionisti mettono a disposizione delle organizzazioni criminali il loro know how, andando così a costituire una vera e propria borghesia mafiosa”.

Sul tema dei rapporti con l’Unità di informazione finanziaria, ogni categoria ha gestito in autonomia il suo contributo. In forza di un accordo siglato nel 2009, il notariato ha ottenuto che il segnalante fosse schermato. In sostanza le segnalazioni inviate agli analisti dell’Uif sono mediate dall’ordine, senza che venga indicato lo studio notarile di provenienza. Secondo l’Ordine dei notai, l’anonimato riconosciuto al segnalante rappresenta invece un’utile soluzione per evitare condizionamenti e favorire le denunce. “Dal 2009 – spiega il presidente del Consiglio nazionale, Salvatore Lombardo – il Notariato è in prima linea nel settore dell’antiriciclaggio perché è stato il primo ordine professionale italiano ad assumere il ruolo di autorità di interposizione in materia, arrivando a fornire il 91% delle segnalazioni tra i professionisti”.

Porte aperte a tutti. L’incapacità del sistema di generare anticorpi apre le porte alla diffusione del contagio. E mentre dal dicembre 2013 all’aprile 2016 i finanziamenti delle banche alle imprese italiane sono calati di oltre 15 miliardi, i muri continuano a cadere per chiunque abbia del contante da mettere sul piatto, dalle organizzazioni criminali più strutturate ai vecchi ferri in cerca di riscatto.

“Nelle investigazioni di criminalità organizzata – prosegue il colonnello Mastrodomenico – capita sempre più spesso di rilevare rapporti anomali e privilegiati tra pregiudicati mafiosi e istituti di credito che si traducono nell’accensione di mutui o apertura di linee di credito anche per diversi milioni di euro non garantiti, cosa che per un cittadino normale sarebbero impensabili”. A conferma di ciò, il 20 aprile scorso, a Roma, il Gico della Guardia di Finanza ha confiscato il patrimonio di Claudio Cannavò, ritenuto dagli inquirenti un criminale di secondo piano sulla piazza romana, ma con qualche rapporto con alcuni pregiudicati calabresi. Gli uomini della Finanza hanno scoperto che Cannavò ha un mutuo presso la Cassa di Risparmio di Civitavecchia, che decide di intestare alla moglie Floriana Celata, casalinga e senza reddito. In un documento interno alla banca firmato dalla donna si legge: “La sottoscritta si impegna a provvedere al pagamento delle rate residue di mutuo. Il pagamento avverrà per cassa, senza copertura di conto corrente”.

Quando il gruppo criminale si struttura di più, i metodi non cambiano. Tra Roma e Napoli la famiglia Righi ha messo in piedi un impero della ristorazione (circa 30 locali alcuni dei quali con fatturati milionari) e – secondo le ipotesi investigative – ricicla il denaro per conto del clan Contini attraverso una rete di prestanome. Uno di questi si chiama Gennaro Cicio: l’uomo non ha mai presentato una dichiarazione dei redditi, ma le banche non si sono fatti problemi a spalancargli le porte: quattro conti correnti aperti presso il Monte dei Paschi di Siena, un conto deposito alle Poste Italiane e diverse carte di credito. I soldi entrano, e tanti, senza che nessuno faccia mai un controllo sui suoi redditi.

Cambiando punti di riferimento, Ernesto Diotallevi è stato sempre considerato il referente della mafia siciliana a Roma. Un pezzo grosso della Banda della Magliana che ha galleggiato negli anni tra truffe e amicizie pericolose, come quella con il faccendiere Flavio Carboni o con Pippo Calò. Lo scorso anno il Gico della Finanza gli ha sequestrato un patrimonio milionario e in primo grado il tribunale ne ha riconosciuto la pericolosità sociale dei soggetti, disponendo la confisca dei beni. L’operazione ha coinvolto anche i figli, Mario e Leonardo, lasciando emergere rapporti opachi con alcune banche: ipoteche affidate senza garanzie, prestiti non saldati e, addirittura, un mutuo fondiario di 10,7 milioni di euro concesso per coprire uno scoperto di conto corrente da 7,8 milioni. Con i fratelli Diotallevi ad essere particolarmente generose sono state Banca Sella e Banca Carim sebbene, come riporta il decreto di sequestro ordinato dal tribunale di Roma, “i redditi dichiarati dai due fratelli Diotallevi fossero del tutto insufficienti e inidonei a far fronte agli impegni assunti”.

In risposta a fenomeni di questo genere l’Associazione che rappresenta le banche italiane alza un muro tra le responsabilità personali dei singoli soggetti e le istituzioni bancarie. In merito a queste ultime l’Abi ribadisce che “le banche italiane sono in prima fila per la legalità e svolgono costantemente un’azione chiave nel contrasto del riciclaggio. In base agli ultimi dati diffusi dall’Unità di Informazione Finanziaria e relativi allo scorso anno, gli intermediari finanziari hanno effettuato quasi 75mila segnalazioni di operazioni sospette”. Oltre all’invio delle segnalazioni, l’Associazione sottolinea la stretta collaborazione attivata con tutte le autorità coinvolte nel contrasto al riciclaggio, dalla Banca d’Italia alla Guardia di Finanza.

Dalla banca al web. Per quanto sia difficile da contrastare, il riciclaggio bancario lascia sempre una traccia. Lo sanno bene le grandi organizzazioni criminali italiane, e in particolare la ‘ndrangheta che, nelle sue forme più evolute, ha iniziato a calcare la piattaforma più sicura del web. È qui che entrano in gioco i tumbler, intermediari costituiti spesso da gruppi criminali che hanno un ruolo centrale nel riciclaggio attraverso la rete. La loro specialità è acquistare bitcoin (o qualunque altro genere di criptovaluta), spacchettarli in più operazioni e rivenderli a clienti puliti. Il bitcoin è la moneta virtuale inventata nel 2009 con l’idea di sostituire la valuta tradizionale. Si scambia sul web e il suo valore ha raggiunto in pochi anni la soglia dei 600 dollari per unità, trasformandola in una forma alternativa di investimento. O in un prezioso strumento di riciclaggio.

“Il passaggio dal denaro contante alla moneta virtuale – prosegue Roberto De Vita di Eurispes – rende i controlli ancora più difficili. Manca infatti lo scambio fisico e tutto si consuma nella rete dove i flussi di denaro diventano anonimi e garantiscono libera circolazione ai proventi dei traffici di droga e del sempre più ricco mercato della pedopornografia”. Attualmente nascono come funghi aziende che fanno compravendita di bitcoin e guadagnano una percentuale sul valore scambiato. È il caso di coinbit.it, sito online recentemente sequestrato dalla Polizia Postale, o di bitdigital.it, tuttora attivo, con sede a Lecce. Su questo portale è possibile acquistare e vendere bitcoin. Per farlo è sufficiente indicare un indirizzo mail (che può essere creato fittiziamente), l’importo dell’acquisto e la scelta del metodo di pagamento, tramite paypal o bonifico, mentre l’identità di chi fa l’operazione rimane segreta.

Questo genere di servizio negli Stati Uniti è già illegale, ma in Italia sopravvive grazie ad una legislazione arretrata e a controlli poco efficienti. Un’organizzazione criminale può quindi acquistare bitcoin con denaro proveniente da attività illecita e rivenderli sui portali dedicati incassando moneta reale e soprattutto pulita. L’operazione è semplicissima, quasi banale. A spiegarla è Francesco Zorzi, specialista di IT security e cyber intelligence: “La cosca X intesta ad un suo prestanome una o più carte prepagate. Questo incaricato le carica di soldi sporchi con un trasferimento di denaro da una piattaforma sicura, come ad esempio Neteller o anche PayPal, poi si collega dal proprio computer simulando di essere in Costa d’Avorio e compra il corrispondente di quella cifra in bitcoin. A questo punto inizia il gioco: una volta acquistati, i bitcoin vengono divisi e venduti a pacchetti su dieci piattaforme differenti. Il mercato è mondiale e gli acquirenti sono ovunque, così se una transazione viene intercettata le altre 9 passano indenni”.

In questo modo in poche ore l’organizzazione ha piazzato sul mercato decine di migliaia di euro sporchi recuperando in cambio una cifra di poco inferiore, ma assolutamente pulita e irrintracciabile. Tanto irrintracciabile che, fino ad oggi in Italia, non c’è stata una sola inchiesta della magistratura che abbia individuato chi si nasconde dietro gli intermediari della criptovaluta.

fonte:http://inchieste.repubblica.it/

.Il 3 dicembre,dalle ore 9 in avanti, inizio sciopero della fame Testimone di Giustizia Gennaro Ciliberto nei pressi di Palazzo Chigi a Roma.Esprimiamogli tutti la solidarietà stando vicini a lui anche fisicamente

 

LA LENTE DI UNA CRONISTA

Considerazioni e riflessioni per vaccinarsi dall’indifferenza

 

Aliberti, strategie blindate spunta l’ipotesi dimissioni

Il Mattino, Domenica 27 Novembre 2016

Aliberti, strategie blindate spunta l’ipotesi dimissioni

di Nicola Sposato

SCAFATI – Chiuso in casa a dialogare con l’avvocato Antonio D’Amaro per preparare il ricorso in Corte di Cassazione. È il giorno dopo la decisione del Tribunale del Riesame che ha accolto la tesi della Procura, aggravandola, stabilendo che il sindaco Pasquale Aliberti deve essere arrestato in virtù del voto di scambio alle elezioni amministrative, anche con l’aggravante mafiosa. Il primo cittadino di Scafati sceglie ancora il silenzio. Al suo fianco la moglie, il consigliere regionale Monica Paolino pronta per esser ascoltata in Procura, secondo indiscrezioni già lunedì.
Il riferimento alla Paolino, già indagata con il marito all’indomani del blitz del pm Antimafia Montemurro lo scorso 18 settembre 2015 e dimessasi dalla presidenza della commissione regionale antiracket ed anticamorra, nella sentenza del Riesame appare più volte. Anche per le accuse andavano dal voto di scambio all’associazione mafiosa, corruzione, concussione e abuso d’ufficio. Nel mirino degli inquirenti ora ci sono infatti tutte le competizioni elettorali dal 2008, quando Aliberti divenne per la prima volta sindaco, alle elezioni regionali del 2015 quando la moglie riuscì ad esser rieletta, unica esponente di Forza Italia in provincia di Salerno. Per i giudici del riesame le competizioni elettorali venivano vinte con l’aiuto dei clan. Ora i Sorrentino. Ora i Matrone. Ora i Loreto-Ridosso.

Vergogna di Stato. Ecco come gli uomini del PD trattano chi combatte le mafie.Vergognatevi !

VERGOGNA DI STATO!

27 novembre 2016 

Lo sciopero della fame del testimone di giustizia

“LO STATO MI ISOLA E MI IGNORA”

Lo sfogo di Gennaro Ciliberto: “l’ultimo gesto di umiliazione”

bubbico

Filippo Bubbico

Mesi e mesi per ricevere una risposta dalla commissione centrale, dal presidente Bubbico… ma nulla!!!
Poi c’è l’umiliazione di vedersi attaccare il telefono dall segreteria del Vice Ministro, basta dire sono un testimone di giustizia che ti staccano la linea.
Un vice ministro che promette di persona che poi scompare nel nulla.

Un sistema che ti reputa un peso, un rompi palle.

“Con enorme dolore devo annunciare che venerdì 3 dicembre sarò dinnanzi a Palazzo Chigi per iniziare lo sciopero della fame, in protesta per la mancata attuazione del ‘programma di protezione’ e il non rispetto della legge 45/2001.
Questa è l’ultima mia possibilità, nonostante sia invalido e ammalato sono costretto a questo ultimo gesto di umiliazione.

Mi sono sempre attenuto alle regole comportamentali del programma di protezione, mi sono ricotruito da solo una vita, una nuova identità, un lavoro… tutto da solo, ma non mi sarei mai aspettato che dallo Stato ci fosse quel silenzio che ti uccide e ti rende vittima a vita.

Sono un Testimone di giustizia, attualmente a programma ‘speciale di protezione’ per imminente pericolo di vita e venire a Roma a scioperare mi espone a rischio ma non ho altra possibilità.

Dopo aver inoltrato tante istanze dopo due anni solo silenzio.
Quindi da una parte lo Stato mi difende dalla camorra e dall’altra parte mi isola ed ignora.

Mesi e mesi per ricevere una risposta dalla commissione centrale ex art.10, dal presidente Bubbico… ma nulla!!!
Poi c’è l’umiliazione di vedersi attaccare il telefono dalla segreteria del Vice Ministro, basta dire sono un testimone di giustizia che ti staccano la linea.
Un vice ministro che promette di persona che poi scompare nel nulla.

Un sistema che ti reputa un peso, un rompi palle.

Basta… il 3 Dicembre io sarò lì a dire al popolo onesto e a chi non mi ha mai abbandonato che lo Stato siamo noi e che un Testimone di giustizia pretende rispetto e che il governo deve rispettare la legge.

Sappiate che un Testimone di giustizia per poter votare deve recarsi da solo, per correre migliaia di km e anticipare centinaia di euro e non tutti i Testimoni potranno permettersi di votare…

Ho dalla mia 45 mila persone che mi seguono a loro chiedo di essermi vicino”.

CILIBERTO GENNARO
TESTIMONE DI GIUSTIZIA
CONTRO LA CAMORRA SPA

Gennaro C.2

Da Resto al sud.Non lasciamo soli i Testimoni di Giustizia.

mafia

Non lasciamo soli i testimoni di giustizia

Fin da quando ho avuto l’onere di coordinare i lavori del comitato sui Testimoni di Giustizia interno alla Commissione Parlamentare Antimafia, mi sono resa conto della notevole importanza che questi coraggiosi uomini e donne ricoprono nella lotta al crimine organizzato.

Nonostante, però, la legge n.45/2001 abbia introdotto nel nostro ordinamento specifiche norme a favore dei Testimoni di Giustizia (TdG), permangono ad oggi molti punti di criticità e situazioni di emergenze, senza le cui soluzioni una parte consistente di TdG rischia di vedere sfociare il proprio disagio in situazioni di vera e propria alienazione.

Innanzitutto occorre, così come ho evidenziato nella relazione sui TdG, approvata all’unanimità dalla Commissione Parlamentare Antimafia il 19 febbraio 2008, un mutamento di mentalità, una diversa filosofia nell’approccio alla figura del Testimone che va visto non come “un peso” ma come una “risorsa”: un modello positivo che incarna una scelta di legalità in aree ad alta densità mafiosa. Le testimonianze vanno incentivate, ma ciò non può avvenire se chi ha rinunciato alla propria vita per lo Stato, viene dallo stesso Stato poi privato della dignità.

Leggere nei giorni scorsi l’intervista, rilasciata al giornalista Paolo De Chiara, dal TdG Gennaro Ciliberto, o apprendere che un altro TdG, Pietro Di Costa, sentendosi “tradito” dallo Stato, ha deciso di ritrattare le accuse, o leggere quanto scrive il TdG Nello Ruello, o ancora venire a conoscenza dei rischi e degli attentati subiti da alcuni imprenditori calabresi, da ultimo Giuseppe Spinelli, per aver trovato il coraggio di opporsi alla ‘ndrangheta, mi impone, anche se non più parlamentare bensì presidente dell’Associazione “Risveglio Ideale”, di rivolgere un nuovo appello ai Parlamentari tutti e agli Organismi preposti.

Lo Stato ha il dovere di recuperare con urgenza il terreno perso nei confronti di chi ha mostrato e continua a mostrare uno spirito civico esemplare, attraverso adeguati interventi, alcuni dei quali potrebbero essere assunti persino a legislazione invariata.

Questi sono i due segmenti dell’inchiesta “Olimpia” che a nostro avviso vanno approfonditi,insieme ad un terzo che riguarda l’accertamento del ruolo svolto dal Capo di Gabinetto dell’ex Sindaco il quale si dice che fosse un ex funzionario dei Servizi Segreti.In parole povere l’Associazione Caponnetto é interessata a “capire” bene se ci sia stato a Latina,come in altre parti della provincia ,un “ruolo” dei Servizi in alcune vicende.

Napoli, è ancora guerra a Forcella tra i Sibillo e i Mazzarella

Il Mattino, Sabato 26 Novembre 2016

Napoli, è ancora guerra a Forcella tra i Sibillo e i Mazzarella

di Nico Falco

Il killer si è avvicinato a piedi, da solo, mentre la vittima era con alcuni amici. Col volto parzialmente coperto, la pistola tesa davanti a sé. E ha sparato. Numerosi colpi, tra torace e gambe. Un tentativo di omicidio, forse e più probabilmente una punizione per uno sgarro, con un modus operandi che stride con il profilo criminale della vittima: Gennaro Esposito, il ragazzo di 19 anni ferito nella notte tra giovedì e venerdì a Forcella, non risulta inquadrato in nessuno dei clan in lotta nella zona.

L’area è quella dove si scontrano, su più fronti, i Mazzarella e i Sibillo, contrasti ai quali sarebbero attribuibili gli ultimi fatti di sangue e le stese registrate tra le Case Nuove e il quartiere Mercato e che si sarebbero estesi facendo ripiombare nella paura anche Forcella. Ma Esposito, con precedenti penali per scippo, pur frequentando persone che graviterebbero nell’orbita dei Mazzarella, non avrebbe fatto, almeno a quanto emerso finora, il «grande salto» dal furto con strappo alla malavita organizzata e non sarebbe coinvolto in attività criminali tali da finire nel mirino in un botta e riposta tra clan. Secondo la ricostruzione dei carabinieri della Compagnia Stella, guidati dal capitano Francesco Cinnirella, a sparare è stato un uomo solo, arrivato e andato via a piedi.

Verosimilmente sapeva che Esposito, così come chi era con lui, non aveva un’arma e quindi, anche contando sul fattore sorpresa, che non si sarebbe esposto a rischi eccessivi. Ha esploso almeno sette colpi, tanti quanto i bossoli successivamente ritrovati dai militari a Gradini Forcella, il luogo indicato dalla vittima e dove sono state trovate poi tracce di sangue. Era l’1.30 circa, il 19enne era con alcuni amici quando è stato affrontato. Le pallottole lo hanno centrato principalmente alle gambe, due lo hanno preso superficialmente al torace, mentre a ferirlo alle braccia sarebbero state schegge o proiettili di rimbalzo. Esposito, rimasto cosciente, è stato trasportato dagli amici al Pronto Soccorso del Loreto Mare e, dopo gli accertamenti iniziali, è stato ricoverato nel reparto di Ortopedia. Le pallottole non hanno leso organi vitali, non è in pericolo di vita. Il killer avrebbe puntato alle gambe. Sarebbe stata, secondo questa ipotesi, una gambizzazione che però, messa a segno con modalità camorristiche, apre a diversi scenari. Primo tra questi, la possibilità che il ragazzo potrebbe essere stato punito per una «mancanza di rispetto» o, trasversalmente, per le sue frequentazioni. Potrebbe essersi trattato di una questione attinente quindi alla sfera privata ma, sebbene di evidenze investigative non ce ne siano, la pista degli scontri tra i clan non viene esclusa completamente dal ventaglio delle ipotesi.

Lo scenario criminale, infatti, è in fermento da diversi mesi per la contrapposizione tra i Mazzarella e i Sibillo, i primi insediati storicamente nel quartiere Mercato e i secondi che da tempo hanno guadagnato spazio alle Case Nuove. In questo scontro sarebbero inquadrabili anche le stese che, a ottobre, si verificarono in via Chioccarelli e, due a 24 ore di distanza, nella perpendicolare via Savarese. I testimoni parlarono di quattro persone in sella a due scooter che, schizzando tra i vicoli del quartiere Mercato, esplosero numerosi colpi di pistola in aria e in un caso verso l’edificio dove risiedeva un giovane ritenuto vicino al clan Sibillo.

Nelle stesse dinamiche criminali sarebbe da inquadrare anche l’agguato ai danni di un 55enne che negli anni 90 era stato il punto di riferimento per lo spaccio di droga alle Case Nuove per conto dei Mazzarella, ferito il 7 ottobre scorso in via Santa Maria delle Grazie a Loreto e ricoverato in gravi condizioni all’ospedale Loreto Mare. Agli inizi di novembre, invece, un importante colpo inferto dalle forze dell’ordine: l’arresto di Francesco Pio Corallo, Luca Capuano e Luigi Raia, i tre giovanissimi di 24, 19 e 19 anni che, secondo le indagini, avrebbero preso le redini del clan Sibillo dopo l’arresto dei vertici tentando di ricostruire la cosiddetta «paranza dei bimbi». I tre erano stati notati mentre si aggiravano tra le bancarelle del mercato rionale di piazza Mancini e ricevevano delle banconote da alcuni ambulanti stranieri; durante le perquisizioni Raia era stato trovato in possesso di una pistola semiautomatica e per loro era scattata l’accusa di detenzione, porto illegale di arma da fuoco ed estorsione, reati aggravati dal metodo mafioso.


 

Scafati, Riesame dispone l’arresto per il sindaco Aliberti: voto di scambio politico-mafioso

IL Fatto Quotidiano, Sabato 26 Novembre 2016

Scafati, Riesame dispone l’arresto per il sindaco Aliberti: voto di scambio politico-mafioso

Ribaltata una pronuncia negativa del Gip. Il primo cittadino è accusato di aver chiesto e ottenuto i voti del clan Loreto-Ridosso al quale avrebbe concesso favori e appalti, ma la misura cautelare è sospesa, in attesa dello scontato ricorso in Cassazione. Aliberti rischia il carcere, l’amministrazione comunale lo scioglimento per infiltrazioni mafiose

di Vincenzo Iurillo

Il Tribunale del Riesame di Salerno ribalta una pronuncia negativa del Gip e ordina l’arresto del sindaco Pdl di Scafati Pasquale Aliberti. E’ accusato di aver chiesto e ottenuto i voti del clan Loreto-Ridosso al quale avrebbe concesso favori e appalti, ma la misura cautelare è sospesa, in attesa dello scontato ricorso in Cassazione. Aliberti rischia il carcere, l’amministrazione comunale lo scioglimento per infiltrazioni mafiose: il dossier Scafati è da tempo sul tavolo del ministro dell’Interno Angelino Alfano. Ora si arricchirà delle circa 50 pagine del Riesame presieduto dal giudice Gaetano Sgroia, che nell’accogliere il ricorso del pm della Dda Vincenzo Montemurro ha messo su carta motivazioni durissime. “Aliberti – si legge – può fare ancora accordi con la camorra, va arrestato perché è ancora sindaco e pertanto nell’adempimento del patto può continuare a erogare illegittimi benefici al clan”. Aliberti è accusato di corruzione elettorale con l’aggravante mafiosa in occasione delle elezioni amministrative nel 2013, e di voto di scambio politico-mafioso per le regionali del 2015, quando chiese e ottenne voti per la moglie, la consigliera regionale Pdl Monica Paolino, anche lei indagata. La Paolino presiedeva la commissione anticamorra del consiglio regionale della Campania. Si è dimessa quando le prime perquisizioni della Dia di Salerno (diretta dal tenente colonnello Giulio Pini) rivelarono nel settembre 2015 l’esistenza dell’inchiesta. Nella prossima settimana verrà sentita in Procura. Il perché dei due diversi capi di imputazione contestati ad Aliberti? La norma è cambiata nel 2014, da allora anche assunzioni e appalti, ovvero “altre utilità”, possono configurare un reato che prima necessitava di un passaggio di denaro. I giudici del Riesame hanno confermato la custodia cautelare anche per Gennaro e Luigi Ridosso, ritenuti elementi di spicco dell’omonimo clan, non disponendola invece per il fratello del sindaco, Nello Aliberti.

Secondo il pm Montemurro, Aliberti avrebbe beneficiato dei voti della camorra pure per la tornata amministrativa del 2008, e per le provinciali del 2011, usando voti inquinati e controllati dei clan che si sono alternati nel controllo del territorio. La ricostruzione inquirente dipinge Aliberti come un politico senza scrupoli che di volta in volta si appoggia al gruppo criminale più influente del momento: prima i Sorrentino e i Matrone, poi i Loreto-Ridosso, coi quali avrebbe iniziato a fare “affari” nel 2013. In quell’occasione il sindaco avrebbe promesso al clan un grosso appalto, senza però mantenere l’impegno. Così nel 2015, quando scende in campo la moglie, consigliera regionale uscente e in cerca di rielezione, Aliberti procede prima: con l’assunzione a marzo di Andrea Ridosso e poi l’affidamento – tramite la municipalizzata Acse – di un appalto alla Italy Service, una società costituita attraverso prestanomi e fuori Scafati, ma riconducibile ai Ridosso. Tutto combacerebbe: il vice presidente dell’Acse, infatti, è Ciro Petruzzi. Centinaia di intercettazioni coi Loreto e i verbali dei pentiti lo collegano al clan scafatese, Petruzzi sarebbe stato piazzato lì per assicurare gli interessi del sindaco e dei Loreto-Ridosso.

L’appalto di Acse a Italy Service è di aprile 2015: un mese prima del voto. “Ed è per questo motivo che il clan, nella persona di Luigi Ridosso, con la collaborazione di Andrea Ridosso, organizza un comizio elettorale privato per la Paolino nell’area antistante l’abitazione di Anna Ridosso”. Parteciparono più di cento persone. Sarebbe stato uno dei modi per ricambiare il piacere. Il pm ha depositato i verbali del ragioniere capo del Comune, Giacomo Cacchione e il Riesame li commenta così: “Rappresentano il grave e persistente condizionamento che ogni azione della pubblica amministrazione subisce in presenza di palesi infiltrazioni della criminalità organizzata, tanto da dover indurre un dirigente del settore competente a confessare una continuativa serie di omissioni di atti d’ufficio per assecondare gli ordini del sindaco Aliberti, volti a favorire inequivocabilmente esponenti della locale criminalità organizzata”. Aliberti si è sfogato sui social definendo “terribile” la decisione del Tribunale del Riesame. “Grazie per la vicinanza di questi giorni. Preferisco chiudermi nel silenzio degli affetti familiari. Un abbraccio a tutti”. In queste ore la sua pagina Facebook è invasa di messaggi di solidarietà e sostegno.

Un finanziere fuori servizio a Formia sventa uno scippo ai danni di una ragazza.

UN FINANZIERE,PERALTRO FUORI SERVIZIO, CHE A FORMIA INTERVIENE E SVENTA UN TENTATIVO DI SCIPPO ?

IL FATTO CI INDUCE A FARE ALCUNE RIFLESSIONI E CI PORTA A CONCLUDERE CHE,NELLO SFACELO CHE INVESTE QUESTO NOSTRO SFORTUNATO PAESE E LA PROVINCIA DI LATINA IN PARTICOLARE ,CI SONO ANCORA PERSONE CHE,GRAZIE A DIO,SONO ANIMATE DA UN PROFONDO SENSO DEL DOVERE E CHE ONORANO LA DIVISA CHE INDOSSANO.

A NOI NON INTERESSA IL NOME DI QUESTO FINANZIERE MA CHIEDIAMO CHE EGLI VENGA PREMIATO E,SOPRATTUTTO,INDICATO COME ESEMPIO DI SERVITORE DI UNO STATO CHE MOLTI DISCONOSCONO E NON ONORANO COSI’ COME DOVREBBERO .

E QUI ,CONTINUANDO LA RIFLESSIONE,INNESTIAMO UN DISCORSO PIU’ GENERALE CHE RIGUARDA LA GUARDIA DI FINANZA COME TUTTI GLI ALTRI CORPI DELLO STATO.

PARLIAMO DI FORMIA E DEL BASSO LAZIO.

STIAMO AFFRONTANDO PROPRIO IN QUESTI GIORNI IL PROBLEMA DELLA RISTRUTTURAZIONE E RIQUALIFICAZIONE DI TUTTO L’IMPIANTO INVESTIGATIVO LOCALE E PROVINCIALE.

A FRONTE DI UNA SITUAZIONE DRAMMATICA CHE INVESTE UN TERRITORIO,QUELLO DEL SUD PONTINO APPUNTO ,LETTERALMENTE SOTTO IL TALLONE DI MAFIE E MALFATTORI,NON CI SEMBRA CHE DA PARTE DEI PRESIDI LOCALI DELLO STATO CI SIANO QUELL’ATTENZIONE E QUELL’INTERESSE NECESSARI IN STATI DEL GENERE.

PARLIAMO,OVVIAMENTE, DI MAFIE E DI CONTRASTO ALLE MAFIE SOPRATTUTTO ,PERCHE’ QUESTO E’ IL NOSTRO CAMPO SPECIFICO ED E’ QUESTO IL SETTORE NEL QUALE AVVERTIAMO LE MAGGIORI CRITICITA’.

PROPRIO PARLANDO DELLA FINANZA A FORMIA,AD ESEMPIO (IN ALTRA OCCASIONE PARLEREMO DEI CARABINIERI E DELLA POLIZIA DI STATO ),E’ INACCETTABILE IL FATTO CHE CI SIANO SOLAMENTE 2-3 PERSONE ADDETTE AL SETTORE CO ( CRIMINALITA’ ORGANIZZATA ),QUANDO ,FRA DELEGHE DELLE VARIE DDA E COMPITI DI ISTITUTO ,DELLA MONTAGNA DI CASI DA AFFRONTARE NON SI VEDE LA CIMA.

A NOI RISULTA CHE CI SONO PERSONE CHE VOGLIONO LAVORARE E FARE IL LORO DOVERE MA CHE NON VENGONO UTILIZZATE AL MEGLIO.

BENE,ANZI MALE. SI PRENDANO QUESTE PERSONE, A COMINCIARE DAL FINANZIERE “FUORI SERVIZIO” CITATO IN QUESTO ARTICOLO E CHE HA MOSTRATO CON IL SUO ATTO DI VOLER FARE IL PROPRIO DOVERE, E LE SI UTILIZZINO COME SI DEVE PROPRIO IN COMPITI DELICATI ED IMPEGNATIVI QUALI SONO QUELLI DEL CONTRASTO ALLE MAFIE ED ALLA CRIMINALITA’ MAFIOSA DEI COLLETTI BIANCHI.

ALLORA,SI’,SI POTREBBE COMINCIARE A DIRE CHE LE FORZE DI POLIZIA A FORMIA,COME A GAETA E NEL SUD PONTINO FUNZIONANO !!!!!!!!

CHE NE DICONO IL COMANDO GENERALE E QUELLO PROVINCIALE DELLE FIAMME GIALLE ?

 

 

 

 

DA H24 NOTIZIE

Aperta la campagna Tesseramento per il 2017 all’Associazione Caponnetto

 

 

LE ABBIAMO SUBITE DI TUTTE  MA CON ORGOGLIO OGGI POSSIAMO DIRE CHE  L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO  SI AVVIA  AD ESSERE UNA DELLE POCHE  ASSOCIAZIONI ANTIMAFIA IN ITALIA PIU’ APPREZZATE  ED AMATE   DA CHI SERIAMENTE COMBATTE E VUOLE COMBATTERE  IL MALAFFARE E  LA CRIMINALITA’  MAFIOSA.

 

 

Avvertimenti “amichevoli” di Prefetti ed uomini delle istituzioni che ci “consigliavano” di non parlare di mafia “altrimenti fate scappare da questa provincia turisti ed imprenditori”;

tentativi di infiltrazione da parte di boss ed uomini di clan;

tentativi di delegittimazione  da parte di soggetti,individuali e collettivi,politici e non,che pur dicono di perseguire i nostri stessi obiettivi;

tentativi di strumentalizzazione dell’Associazione per fini politici ed elettorali di tizio o caio o,addirittura,economici;

offerte  di “collaborazioni” e “sostegni” con l’evidente obiettivo  di piegarci al servizio  dei loro autori;

querele e richieste risarcitorie;

intimidazioni;

tradimenti;

di tutto e di più!

Abbiamo sofferto,pianto,passato notti insonni,ci siamo svenati  personalmente per aiutare anche chi ci ha piantato il pugnale alle spalle ed oggi possiamo dire con orgoglio di averle superate tutte con successo.

Oggi l’Associazione Caponnetto in Italia é l’Associazione Caponnetto! 

“Altro” ed “Alto”!!!!

Rispettata,stimata,apprezzata per la sua operatività e la sua serietà,amata.

Ed anche temuta ed odiata perché tutti sanno che essa non dipende da chicchessia e non fa sconti a nessuno.

E non ha paura di nessuno.

Ripetiamo ,di nessuno.

In 15 anni di duro lavoro,siamo riusciti  a trasformarci da gruppo locale ,prima in provinciale,poi regionale ed,infine,nazionale.

Abbiamo selezionato  un gruppo dirigente di primissimo ordine,uno zoccolo duro composto da persone serie,affidabili,operative,libere,

Ci siamo attrezzati con un “ufficio ricerche” in grado di fare visure camerali,schedatura  ed incroci di notizie importanti ,una sorta di database che ci consente di  risalire all’identità dei soggetti che attenzioniamo;con un ” ufficio legale” coordinato  da un principe del foro del livello del Prof.Alfredo Galasso.

Abbiamo iscritti esperti sul piano investigativo  ed anche parlamentari che portano la nostra voce  e le nostre istanze nelle sedi istituzionali.

Chi “conta”,ai vertici,sa il valore del lavoro che facciamo  e,perciò,ci stima e ci rispetta.

Il tutto,senza che chiediamo nulla a nessuno,se non ai nostri iscritti,con la quota annuale  del tesseramento,che é di 30 euro, e quella  del  5 x mille.

Punto.

Quello che resta lo cacciamo dalle tasche personali di qualcuno di noi,sottraendolo alle nostre famiglie.

Anche quello che dovesse servire per aiutare qualcuno che ne abbia bisogno ( il che non é capitato raramente, finora).

Il nostro orgoglio ed il nostro vanto ,dai quali deriva la nostra “diversità“.

Fatti e non chiacchiere.

Massima operatività  e niente retorica.

Indagine,denuncia  e proposta,il nostro motto; 

e sostegno alla magistratura ed alle forze dell’ordine  nella lotta alle mafie ed alla corruzione.

Non a caso ci siamo dati il nome di un Magistrato – il “papà di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ” -, la cui memoria non intendiamo disonorare.

Costi quello che costi.

Mai !

Serietà  estrema,riservatezza ed operatività  sono le qualità che chiediamo a chi intende aderire  all’Associazione Caponnetto,un sodalizio che ha come fine quello  di combattere  non un nemico comune,ma la più grande impresa e potenza del mondo:la MAFIA!

Con l’operazione  “Tesseramento” che apriamo quest’anno,come  negli anni trascorsi,ci proponiamo  di continuare e rafforzare un’opera di vera,mai interrotta, ristrutturazione ,come una macchina che periodicamente  si sottopone alla revisione,al rodaggio.

All’immagine ed al ruolo di prestigio che  siamo riusciti a darci grazie ad un duro lavoro  che ha avuto inizio quindici  anni fa  - ed il Convegno del 14 e 15 ottobre scorsi organizzato da noi insieme all’Associazione Nazionale Magistrati ed al Collegio Nazionale Forense  nell’Aula Magna della Cassazione che ha visto la partecipazione del Presidente del Senato Grasso,del Ministro della Giustizia Orlando ,della Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Bindi,del Procuratore Nazionale Antimafia Roberti,dei Procuratori di Roma Pignatone,di Palermo Lo Voi e di altri ancora di mezza Italia, ne sono la dimostrazione plastica-,intendiamo   unire  quello delle massime efficienza ed operatività.

Non vogliamo   assolutamente deludere le aspettative e le speranze della parte sana dell’Italia,di quanti  sognano un Paese democratico e civile ripulito da tutte le schifezze che lo affliggono.

Ci servono “combattenti”,persone serie e motivate ,che credono nei valori della democrazia e che non siano animate da finalità personalistiche ed affaristiche.

Venite a darci una mano in questa guerra che abbiamo il dovere di fare per non lasciare i nostri figli ed i giovani tutti in un inferno.

Ci é stata preannunciata l’adesione di  amici esperti sul piano investigativo e sul loro arrivo contiamo moltissimo perché questo é l’aspetto che ci interessa  di più.

Per difendere e salvaguardare lo Stato di diritto  servono persone che sanno dove è necessario  andare a mettere le mani e non  parolai e gaglioffi pronti a darsi a gambe levate al primo schioppo.

Il Riesame: sì all’arresto del sindaco Aliberti. Ora è battaglia in Cassazionee

Il Riesame: sì all’arresto del sindaco  Aliberti. Ora è battaglia in Cassazionee

Il Mattino, Venerdì 25 Novembre 2016

Il Riesame: sì all’arresto di Aliberti. Ora è battaglia in Cassazione

di Petronilla Carillo

SALERNO – Il Riesame accoglie l’appello della Procura di Salerno e dispone l’arresto in carcere per il sindaco di Scafati Pasquale Aliberti. Probabile il ricorso in Cassazione del primo cittadino, prima del quale non sarà possibile l’esecuzione del provvedimento di arresto. Dal Riesame sì alla carcerazione anche per Gennaro e Luigi Ridosso. Niente arresto, invece, per il fratello di Aliberti, Nello.

L’ordinanza del Riesame, per il primo cittadino di Scafati, è ancora più gravosa rispetto alle richieste dell’Antimafia, rappresentate dal sostituto procuratore Vincenzo Montemurro, in quanto non soltanto riconosce come inquinate le elezioni comunali del 2013 ma anche quelle regionali del 2015. E non solo, per il collegio (presidente Gaetano Sgroia, a latere Giuliano Rulli e Dolores Zarone) Aliberti ha usato i voti della camorra anche per le amministrative del 2008 e le provinciali del 2011.

Per i giudici, il suo, era un vero e proprio sistema: il sindaco si sarebbe appoggiato, di volta in volta, al clan che in quel momento cotnrollava il territorio cittadino: i Sorrentino, i Matrone e i Ridosso. A questo punto si aggrava anche la posizione della moglie del sindaco, il consigliere regionale Monica Paolino. Proprio ieri la Dia era tornata al Comune di Scafati per sequestrare alcune carte relative ad appalti pubblici.

«Ho appreso pochi secondi fa la terribile decisione del Tribunale del Riesame – scrive Aliberti su Facebook -. Grazie per la vicinanza di questi giorni. Preferisco chiudermi nel silenzio degli affetti familiari. Un abbraccio a tutti»


 

De Luca, gli espulsi dal Pd di Agropoli: “Mettemmo il naso negli affari del “campione delle clientele”, Franco Alfieri”

Il Fatto Quotidiano, Giovedì 24 novembre 2016

De Luca, gli espulsi dal Pd di Agropoli: “Mettemmo il naso negli affari del “campione delle clientele”, Franco Alfieri”

di Fabio Capasso

“Nel caso del sindaco di Agropoli Franco Alfieri, sono contento che quelle parole le abbia dette proprio Vincenzo De Luca. Se le avesse pronunciate un giornalista o un esponente della minoranza politica all’interno del partito, si sarebbe trovato querele e richieste risarcitorie. Ma non credo che Alfieri querelerà De Luca per avergli dato del “campione delle clientele””. A commentare l’ormai famoso audio del presidente campano, che in una riunione con 300 sindaci sulla campagna referendaria elogia quello di Agropoli per “meriti clientelari”, è Carmine Parisi, fino al 2012 militante dei Giovani Democratici nella cittadina in provincia di Salerno. “Fui sospeso dal Pd – spiega Parisi – a causa di un reportage pubblicato su un giornale locale (“Trasparenza & Legalità”, ndr) in cui ponevo dubbi sui potenziali conflitti di interesse di alcuni politici, imprenditori e titolari di ditte edili che lavoravano anche per il Comune guidato da Franco Alfieri. Ma non era una questione giudiziaria, non denunciavamo reati”. Oltre a Parisi, il provvedimento della commissione disciplinare del partito riguardava anche l’ex sindaco di Agropoli Antonio Domini. Che alle comunali di Agropoli del 2012, quando era nei Ds, sfidò Alfieri, candidato della Margherita e di un’ampia coalizione. “Quasi un partito della nazione“, spiega Domini. “Molti anni prima che ci arrivasse Renzi”. Alfieri vinse con il 92% dei voti. A Domini solo l’8%. “Numeri impossibili in un normale paese democratico”, commenta oggi Domini, ricordando di non aver mai ottenuto la tessera del Pd. “Avevo perso e stavo all’opposizione, ma per tesserarmi pretendevano che entrassi in maggioranza: non l’ho fatto. Alla fine, con la pubblicazione del reportage sui conflitti d’interesse intorno alla giunta, arrivò l’espulsione”. Sulle parole di De Luca non ha dubbi: “Agropoli era solo un esempio – spiega l’ex sindaco agropolese – ma il messaggio è rivolto a tutti i sindaci: ognuno deve portare i propri voti a seconda del territorio amministrato e se non porta quei voti non è più amico del governatore e dell’entourage”

.L’ultima di De Luca sull’Antimafia:«Indaga sulla frittura di alici».SENZA PAROLE !!!!!!!!!!!!!!!!!!!…………………….

Il Mattino, Venerdì 25 Novembre 2016

L’ultima di De Luca sull’Antimafia:«Indaga sulla frittura di alici»

«Nella riunione su cui c’è l’iniziativa dell’Antimafia davanti a me c’era il sindaco di Agropoli, mio amico, che ha vinto con percentuali bulgare. Gli ho detto ‘porta a votare il tuo popolo, offrigli una frittura di pesce, portali a votare o sarai giudicatò. La Commissione sta valutando il rapporto tra voto di scambio e frittura di alici…» dice il governatore Vincenzo De Luca commentando l’iniziativa dell’Antimafia sulla riunione dei sindaci. «Seguiremo la ricerca dell’Antimafia. La ricerca del capitone perduto».

«In maniera rispettosa seguiremo questa vicenda e anche con curiosità intellettuale» ha aggiunto il presidente della Giunta regionale campana parlando a LiraTv. De Luca ha spiegato la sua ricetta personale fino al 4 dicembre: «autocontrollo, espiazione, mortificazione della carne e dello spirito».

Un clima pre-referendum con «una strategia della confusione che non aiuta a ragionare pacatamente»: così invece definisce le polemiche sul suo conto spiegando che bisogna «mantenere la concentrazione, quello che avviene in fotocopia quest’anno rispetto alle elezioni dello scorso anno, deve essere capito perché il voto della Campania preoccupa, pesa. Mi auguro che i nostri concittadini votino convintamente per il sì, per il rinnovamento».

«In questa battaglia referendaria – aggiunge – e nella strategia dell’aggressione, un ruolo attivo hanno giocato i 5 Stelle. Parlo a chi ha votato 5 Stelle non per convinzione ma per disgusto verso il Pd. A loro dico che la strategia in atto è per distrarre da cose imbarazzanti: a Luigino Di Maio chiedo, perché non posi i 13mila euro che prendi netti al mese? Perché non fate le persone serie,rispondete all’illegalità delle firme false? Sono domande imbarazzanti e semplici.Ho sfidato Di Maio a confronto sui temi, ancora aspetto dove, come e quando»


 

Rifiuti tossici interrati nell’area Tivoli-Guidonia ? A dichiararlo é il pentito Perrella.La Procura della Repubblica di Tivoli e il Comando Generale dei Carabinieri del NOE dispongano le verifiche

“Ho costruito un tratto di raccordo in provincia di Roma”
Nuova rivelazione di Nunzio Perrella sul traffico di rifiuti tossici
Indispensabile l’indagine nel comprensorio Tivoli-Guidonia

Postato il 25 novembre 2016 | Da Tommaso Verga | Rispondi

Nello Trocchia, autore dell'intervista

Nello Trocchia, autore dell’intervista

di TOMMASO VERGA

“NEL BRESCIANO siete rovinati più di noi. Rifiuti tossici: abbiamo sversato di tutto”. Il racconto del camorrista Nunzio Perrella  il boss pentito del Rione Traiano di Napoli , a “Nemo-Nessuno escluso”, la trasmissione di Enrico Lucci andata in onda l’altra sera su Rai2, apre uno scenario inedito, squarcia un diaframma finora mai preso in considerazione: la “terra dei fuochi” è molto più vasta di quanto sinora indicato, i suoi confini sono il Paese-Italia, dal nord al sud gli spazi sono stati utilizzati per i rifiuti, tossici in particolare. Nella testimonianza del pentito, il “sistema” prescelto dalle aziende settentrionali per alleggerirsi dei costi derivanti dallo smaltimento legale.

Una questione ampiamente conosciuta grazie alle numerose indagini. Così come risaputi i metodi operativi prescelti. Il rappresentante legale di una società – sempre risalente a una “casa madre” (in genere residente in un Paese estero) o a una “finanziaria”  chiedeva l’utilizzo di spazi liberi, in particolare scavi e cave abbandonate (per il controvalore di dieci lire al chilo per il camorrista e 25 per l’amministratore locale che doveva rilasciare i permessi). In questo modo, la “pratica” si rivelava lecita. Il che non alleggerisce la posizione della camorra ma allarga il ventaglio delle responsabilità. L’altra “strada”, clandestina ma ancor più redditizia, consisteva nel far transitare decine di tir stracolmi di rifiuti tossici per centri di stoccaggio in Toscana e in Umbria, dove il materiale destinato alle discariche di Stato in Campania, diventava “non pericoloso”  La trasformazione ovviamente avveniva solo sui documenti di trasporto mentre i carichi non venivano né sfiorati né controllati. Le discariche pubbliche erano di proprietà dei clan camorristici dell’Alto Napoletano e del Basso Casertano, i quali controllavano legalmente gli invasi attraverso le “scatole cinesi”.

Nunzio Perrella durante l'intervista per

Nunzio Perrella durante l’intervista per “Nemo-Nessuno escluso”

A seguito delle “confessioni” di Perrella, la procura di Brescia ha aperto un fascicolo d’indagine. E il pentito potrebbe essere sentito come persona informata dei fatti. Se la sua versione venisse confermata, sono tante le ipotesi che si aprirebbero. Intanto entrerebbero nella story gli imprenditori  bresciani e lombardi  coinvolti. Quindi l’accertamento se il traffico s’è fermato oppure continua ancora oggi. Infine, cosa nasconde davvero il comprensorio, allo scopo di conoscere con cosa sono venuti a contatto i cittadini che abitano vicino alle discariche collocate nei paesi del Bresciano indicati dal pentito: “Montichiari, Castegnato, Ospitaletto, Rovato, fino a Mantova“.

Arriva a questo punto l’inedita aggiunta, ugualmente raccolta da Nello Trocchia, il giornalista inviato: “Io ho costruito un tratto di raccordo autostradale in provincia di Roma  dice Perrella  e sotto abbiamo scaricato tonnellate di rifiuti tossici. Chiunque doveva smaltire olio e ci conosceva ce lo portava e noi lo smaltivamo illegalmente mentre realizzavano i lavori stradali”.

Di cosa parla il pentito, quali i riferimenti? Intanto: a buona ragione non del grande raccordo anulare, il Gra, che si dipana entro i confini di Roma per cui la costruzione (trascurando la non contemporaneità) non ha interessato la provincia. Non altrettanto, per le due opere viarie successive, la “bretella” Fiano-San Cesareo (realizzata nel 1988) e l’A24, la Roma-L’Aquila, inaugurata nel 1969. I “lavori stradali” dei quali parla Perrella potrebbero essere gli ultimi due?

I vigili del fuoco in terra di bonifica

I vigili del fuoco in terra di bonifica

La preferenza inoltre per scavi-cave abbandonate, per chi conosce il territorio dell’est capitolino trova decisa consonanza con lo stato dei luoghi. In passato, a Villanova di Guidonia i cittadini hanno sovente protestato per il via vai di camion che scaricavano, rigorosamente di notte, in un sito dismesso; subito dopo un gruppo di operai interveniva per coprire di terra; a corroborare quanto descritto, una interrogazione al sindaco di Guidonia Montecelio del tempo avanzata da Sabatino Leonetti, consigliere comunale del Pci. A sentire i residente un fatto che non sarebbe cessato. Oppure, il via vai notturno di camion in entrata-uscita da “Stacchini”, l’ex polverificio abbandonato a Tivoli Terme. Per non dire della “magna discarica”, l’Inviolata.

“Nella somma del territorio, tali problemi sono drammatici, anche perché si tratta di un territorio, come voi sapete, pieno di cave e sono numerose le discariche di questo tipo in cui vengono abbandonati i rifiuti” (…) “È evidente che oggi questo genere di attività viene trattato da società che hanno tutti gli strumenti per nascondere la propria attività illegale. Penso alla possibilità che professionisti esperti del settore falsifichino tutti i dati – lo sappiamo benissimo e voi ne avete una panoramica enorme – delle bolle e dei codici che accompagnano i rifiuti, pericolosi e non pericolosi. È un fenomeno sicuramente rilevante e drammatico, non tanto del mio circondario, ma nell’intera regione Lazio” (Luigi de Ficchy, procuratore della Repubblica presso il tribunale di Tivoli, audizione presso la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, 22 giugno 2010). Ad abundantiam, le risultanze della veneziana “Operazione Houdini”  migliaia di tonnellate di rifiuti tossici, spacciati per innocui, smaltiti in discariche di mezza Italia  che investirono anche alcuni “colletti bianchi” di Tivoli.

Se la procura di Brescia ha aperto un’indagine a seguito delle “confessioni” di Perrella, gli elementi ci sono tutti perché si verifichi se la “provincia di Roma” della quale parla il pentito comprende l’area Tivoli-Guidonia. Un gesto necessario a sgomberare il campo da incertezze e paure. Ma anche il contrario: perché solo così si potrà intervenire subito.

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